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e quindi?

E quindi niente , opinione personale .

Io , lo chiudessero , non verserei una lacrima una .

A te facevano schifo al cazzo i SUV , a me facebook , dov'è il problema ?

Edited by Virgus
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E quindi niente , opinione personale .

Io , lo chiudessero , non verserei una lacrima una .

A te facevano schifo al cazzo i SUV , a me facebook , dov'è il problema ?

Che lui ha i cazzi suoi in piazza e noi scorrazziamo per mari e monti alla stragrande !! :lol:-_-

  • 2 weeks later...
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Certo che avevo un cantante che mi piaceva, Michael Jackson, un'attrice che mi aveva fatto sognare, Farah Fawcett, un attore apprezzato Patrick Swayze, un conduttore che avevo amato sin da piccolo Mike Bongiorno...

Mi chiedo...faccio ancora in tempo....ad iscrivermi all'ITALIA DEI VALORI?

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Certo che avevo un cantante che mi piaceva, Michael Jackson, un'attrice che mi aveva fatto sognare, Farah Fawcett, un attore apprezzato Patrick Swayze, un conduttore che avevo amato sin da piccolo Mike Bongiorno...

Mi chiedo...faccio ancora in tempo....ad iscrivermi all'ITALIA DEI VALORI?

Non è proprio così la lettera a Gesù Bambino...l'hai fatta da buonista... :santa:

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Forca Italia scende in campo

Il Fatto a Di Pietro: allarghiamoci

30/12/2009 di Filippo Facci

«Vergognoso», «menzogne», «odio», «totalitarismo», «frequentazioni mafiose», «corrotti». Sembra un articolo di Paolo Flores d’Arcais o un editoriale del Fatto: è un editoriale di Paolo Flores d’Arcais sul Fatto. Il filosofo già direttore di Micromega, ex marxista, ex comunista, ex trotzkista, ex sessantottino, ex craxiano, ex martelliano, ex occhiettiano, ex girotondino, insomma lui - forcaiolo sempre - ieri ha scritto appunto un editoriale titolato «Caro Di Pietro, l’Idv non basta» ed è tornato alla carica con la sua idea fissa: un rassemblemant che sommi all’Italia dei valori anche quel movimentismo pulviscolare e para-politico che da almeno diec’anni sfugge regolarmente dalle mani di chi tenti di coagularlo. Il leitmotive è sintetizzabile in ciò che i pennivendoli abbreviamo in «giustizialismo», acclamata scorciatoia politica per eliminare il nemico politico restando lontano dall’urna e vicino alla procura. Il filosofo, in altre parole, indica «la strada maestra dello scoglimento del partito di Di Pietro dentro un crogiuolo da lui stesso proposto e che veda co-protagonisti», tenetevi forte, «i movimenti della società civile, le lotte sindacali che si moltiplicano, le nuove generazioni viola, la cultura azionista e la scienza illuminista». Anche la scienza illuminista. Viene suggerita un’Italia dei valori gruppettara e movimentista e antipolitica, cioè, rispetto a un Di Pietro che guarda più al centro e soprattutto a cannibalizzare il Pd. A dire il vero, è da giugno che Flores scrive questa cosa: a ciò era dedicato anche quel numero estivo di Micromega in cui si elencavano le liste di impresentabili che l’Italia dei valori, per non dar retta a Flores, si era ritrovata giocoforza a candidare. A dirla tutta, è da quindic’anni che Flores scrive questa cosa: però adesso Di Pietro deve cogliere l’occasione storica - secondo il filosofo - di «diventare uno statista», di modellare «un grande Partito della Costituzione», qualcosa che «in un domani non lontano può ambire alla maggioranza», scrive il nostro, sempre più lucido. Altrimenti «l’Italia dei valori», conclude con dolcezza, «è meno di un’aspirina per curare un cancro».

Bene. Non è chiaro come Flores, fingendo di prenderlo sul serio, possa parlare di «irripetibile opportunità» visto che lo schema resta quello fallito di sempre. I problemi sono almeno due. Il primo lo sbrighiamo in fretta: non c’è rassemblement o caravanserraglio che non implicherebbe comunque una divisione di responsabilità, qualcosa cioè che a Di Pietro non passa neppure per l’anticamera del cervello: nel simbolo dell’Italia dei valori c’è il suo nome, il presidente a vita è lui, gestisce la cassa da solo, ha piazzato i suoi famigli nei posti chiave e se n’è sbattuto dei meritevoli. Dovrebbe perdere tutto questo: difficile. La seconda ragione è, esageriamo, storica: ogni governo Berlusconi ha sempre avuto contro dipietristi, verdi, comunisti, Micromega, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, i grillini, Forca Italia: e ha sempre rappresentato, il governo Berlusconi, almeno metà del Paese. Ogni governo Prodi, poi, ha sempre avuto contro - o è caduto - per via di problemi ancora con dipietristi, verdi, comunisti, Micromega, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, i grillini, Forca Italia: e ha sempre rappresentato, il governo Prodi, l’altra metà del Paese. Ora: le metà sono finite, da un lato, mentre dall’altro non c’è ipotesi di dialogo o addirittura di grande coalizione – ciò che rappresenterebbe la quasi totalità del Paese - che i citati dipietristi, comunisti, Micromega, comici eccetera non abbiano evocato come il demonio. Sicché l’equazione è chiara: sono loro il problema di questo Paese, non la soluzione.

Poi i tempi sono quello che sono - la crisi, lo scontento, il risveglio delle procure, l’ormai cronico tentennamento del Partito democratico - e quindi le premesse per arroventare un partito della forca ci sono sempre, da noi. Resta improbabile che a favorirlo possa essere Flores d’Arcais rispetto a un Di Pietro che nel rastrellare tra il peggio, per ora, non ne ha sbagliata una. È da due anni, senza bisogno di filosofi, che Di Pietro succhia consensi al Pd con questa faccenda dell’opposizione unica che attrae le aree più movimentiste, i più giovani, i più incazzati, i più Tartaglia: un’opposizione a misura Duomo. È da almeno due anni, pure, che il Pd non riesce a scrollarsi dai polpacci questo botolo mordacchiante - l’Italia dei valori - che in quel ruolo ha sostituito Rifondazione. Ma a Di Pietro, come detto, e come Flores e altri non hanno ancora capito, interessa soprattutto il centro: è lì, secondo calcoli suoi, che l’espansione elettorale del suo partito potrebbe sfiorare il 30 per cento. È a loro che pensa nel rivolgersi a Presidente della Repubblica, come ha fatto ieri, per scongiurare che allo statista Bettino Craxi possa essere intestata una via milanese.

Flores e Di Pietro, naturalmente, contano sino a un certo punto. A giocare un ruolo chiave, nella maturazione o regressione di qualsiasi partito della forca, resta il Partito democratico. Resta, a oggi, un Massimo D’Alema che appare tuttavia ancora disorentato, e resta, nondimeno, quel partito di Repubblica che a sua volta sta spiando il vento. Non sarebbe per merito di un Flores o di un Di Pietro se nascesse o rinascesse Forca Italia: certe cose non accadono per merito, ma per colpe. Altrui.

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Applausi a Facci.

Quanto al "resto" ..... :twitch:B):D:sick:

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Forca Italia scende in campo

Il Fatto a Di Pietro: allarghiamoci

30/12/2009 di Filippo Facci

«Vergognoso», «menzogne», «odio», «totalitarismo», «frequentazioni mafiose», «corrotti». Sembra un articolo di Paolo Flores d’Arcais o un editoriale del Fatto: è un editoriale di Paolo Flores d’Arcais sul Fatto. Il filosofo già direttore di Micromega, ex marxista, ex comunista, ex trotzkista, ex sessantottino, ex craxiano, ex martelliano, ex occhiettiano, ex girotondino, insomma lui - forcaiolo sempre - ieri ha scritto appunto un editoriale titolato «Caro Di Pietro, l’Idv non basta» ed è tornato alla carica con la sua idea fissa: un rassemblemant che sommi all’Italia dei valori anche quel movimentismo pulviscolare e para-politico che da almeno diec’anni sfugge regolarmente dalle mani di chi tenti di coagularlo. Il leitmotive è sintetizzabile in ciò che i pennivendoli abbreviamo in «giustizialismo», acclamata scorciatoia politica per eliminare il nemico politico restando lontano dall’urna e vicino alla procura. Il filosofo, in altre parole, indica «la strada maestra dello scoglimento del partito di Di Pietro dentro un crogiuolo da lui stesso proposto e che veda co-protagonisti», tenetevi forte, «i movimenti della società civile, le lotte sindacali che si moltiplicano, le nuove generazioni viola, la cultura azionista e la scienza illuminista». Anche la scienza illuminista. Viene suggerita un’Italia dei valori gruppettara e movimentista e antipolitica, cioè, rispetto a un Di Pietro che guarda più al centro e soprattutto a cannibalizzare il Pd. A dire il vero, è da giugno che Flores scrive questa cosa: a ciò era dedicato anche quel numero estivo di Micromega in cui si elencavano le liste di impresentabili che l’Italia dei valori, per non dar retta a Flores, si era ritrovata giocoforza a candidare. A dirla tutta, è da quindic’anni che Flores scrive questa cosa: però adesso Di Pietro deve cogliere l’occasione storica - secondo il filosofo - di «diventare uno statista», di modellare «un grande Partito della Costituzione», qualcosa che «in un domani non lontano può ambire alla maggioranza», scrive il nostro, sempre più lucido. Altrimenti «l’Italia dei valori», conclude con dolcezza, «è meno di un’aspirina per curare un cancro».

Bene. Non è chiaro come Flores, fingendo di prenderlo sul serio, possa parlare di «irripetibile opportunità» visto che lo schema resta quello fallito di sempre. I problemi sono almeno due. Il primo lo sbrighiamo in fretta: non c’è rassemblement o caravanserraglio che non implicherebbe comunque una divisione di responsabilità, qualcosa cioè che a Di Pietro non passa neppure per l’anticamera del cervello: nel simbolo dell’Italia dei valori c’è il suo nome, il presidente a vita è lui, gestisce la cassa da solo, ha piazzato i suoi famigli nei posti chiave e se n’è sbattuto dei meritevoli. Dovrebbe perdere tutto questo: difficile. La seconda ragione è, esageriamo, storica: ogni governo Berlusconi ha sempre avuto contro dipietristi, verdi, comunisti, Micromega, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, i grillini, Forca Italia: e ha sempre rappresentato, il governo Berlusconi, almeno metà del Paese. Ogni governo Prodi, poi, ha sempre avuto contro - o è caduto - per via di problemi ancora con dipietristi, verdi, comunisti, Micromega, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, i grillini, Forca Italia: e ha sempre rappresentato, il governo Prodi, l’altra metà del Paese. Ora: le metà sono finite, da un lato, mentre dall’altro non c’è ipotesi di dialogo o addirittura di grande coalizione – ciò che rappresenterebbe la quasi totalità del Paese - che i citati dipietristi, comunisti, Micromega, comici eccetera non abbiano evocato come il demonio. Sicché l’equazione è chiara: sono loro il problema di questo Paese, non la soluzione.

Poi i tempi sono quello che sono - la crisi, lo scontento, il risveglio delle procure, l’ormai cronico tentennamento del Partito democratico - e quindi le premesse per arroventare un partito della forca ci sono sempre, da noi. Resta improbabile che a favorirlo possa essere Flores d’Arcais rispetto a un Di Pietro che nel rastrellare tra il peggio, per ora, non ne ha sbagliata una. È da due anni, senza bisogno di filosofi, che Di Pietro succhia consensi al Pd con questa faccenda dell’opposizione unica che attrae le aree più movimentiste, i più giovani, i più incazzati, i più Tartaglia: un’opposizione a misura Duomo. È da almeno due anni, pure, che il Pd non riesce a scrollarsi dai polpacci questo botolo mordacchiante - l’Italia dei valori - che in quel ruolo ha sostituito Rifondazione. Ma a Di Pietro, come detto, e come Flores e altri non hanno ancora capito, interessa soprattutto il centro: è lì, secondo calcoli suoi, che l’espansione elettorale del suo partito potrebbe sfiorare il 30 per cento. È a loro che pensa nel rivolgersi a Presidente della Repubblica, come ha fatto ieri, per scongiurare che allo statista Bettino Craxi possa essere intestata una via milanese.

Flores e Di Pietro, naturalmente, contano sino a un certo punto. A giocare un ruolo chiave, nella maturazione o regressione di qualsiasi partito della forca, resta il Partito democratico. Resta, a oggi, un Massimo D’Alema che appare tuttavia ancora disorentato, e resta, nondimeno, quel partito di Repubblica che a sua volta sta spiando il vento. Non sarebbe per merito di un Flores o di un Di Pietro se nascesse o rinascesse Forca Italia: certe cose non accadono per merito, ma per colpe. Altrui.

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Applausi a Facci.

Quanto al "resto" ..... :twitch:B):D:sick:

Articolo delirante.....

Chi pensa sia possibile una parvenza di dialogo con Berlusconi o è un pazzo oppure un masochista....

D'Alema è già rimasto scottato una volta...

Sono con Di Pietro al 100%

Posted (edited)
Articolo delirante.....

Chi pensa sia possibile una parvenza di dialogo con Berlusconi o è un pazzo oppure un masochista....

D'Alema è già rimasto scottato una volta...

Sono con Di Pietro al 100%

.....ah, il problema è il Berlusca... :huh::blink::g[1]::angry:

Tanti, tantissimi auguri Corny per il nuovo anno. Ne hai molto bisogno !!

:rolleyes::D;);)

Edited by ROOSTERS99
Posted
.....ah, il problema è il Berlusca... :huh::blink::g[1]::angry:

E' sempre colpa del Berlusca, a prescindere :D;);)

Comunque auguro un buon 2010 anche a lui .... :rolleyes:

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Paolone, dì la Verità...speri ancora che i propositi Natalizi si avverino in qs.scorcio di 2009, ehhh...? ;):D:rolleyes::blink::g[1]:

Buon Anno a Te, Tatanka, Alberto ed Eponimi vari...indistintamente! :huh::angry:

P.S.: x quelli a tutto Varesefansbasket...thread apposito... ;)

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lunedì 04 gennaio 2010,

De Magistris, il fallito di successo

di Vittorio Sgarbi

Su cosa si misura il successo di un uomo? Su quello che ha fatto. Successo è una parola eufonica, che trasmette un’emozione positiva, che indica il buon risultato dell’azione di una persona determinata. Che ha successo, dunque. Ma è una parola strana, trattandosi di un participio passato sostantivato. Successo discende da succedere. Avere successo non vuol dire altro che è successo qualcosa. Successo, appunto, è quello che è successo. Avendo letto ieri mattina le dichiarazioni di Luigi De Magistris su Berlusconi, inique e preconcette, con l’irritazione mi è venuto immediatamente da pensare, come ogni volta che sento un moralista: da che pulpito parla questo? Cosa ha fatto De Magistris?

L’unica cosa che gli è riuscita è quella che contesta a Berlusconi: fare politica. Avendo ottenuto consenso non per quello che ha fatto ma per quello che non ha fatto, o che ha fatto male. Berlusconi ha raccolto consenso attraverso l’immagine. E De Magistris ha fatto lo stesso attraverso un procedimento più inquietante e pericoloso. Per spiegarlo devo risalire a un reato che non esiste, ma che mi fu configurato, negli anni in cui polemizzavo con Di Pietro e con i magistrati di Mani pulite, da un loro amico e collega, contiguo e indipendente: Italo Ghitti, celebre gip che, in numerose occasioni (credo non sempre), ratificava le richieste di arresto dei pubblici ministeri di Milano. Al culmine dell’azione del più facinoroso di loro, Di Pietro appunto, che si configurò nell’epico scontro con Craxi indicando le due polarità del buono e del cattivo sul modello di Davide e Golia o (nella mentalità più infantile del Di Pietro) di Ginko e Diabolik, Ghitti mi confidò: «Lei, pur nella sua esuberanza, talvolta dice cose condivisibili, ma rimprovera a Di Pietro e ai suoi comportamenti in astratto non emendabili, sulla base delle inchieste o delle dichiarazioni di collaboranti (magari indotti a parlare con la tattica degli arresti). Per essere più efficace dovrebbe rimproverare a Di Pietro il reato più evidente, anche se non formalmente contemplato dal codice: quello di “corruzione di immagine”.

Chiesi chiarimenti. Mi disse (erano i giorni in cui Di Pietro annunciava il suo abbandono della magistratura, misterioso per molti, ma chiarissimo in questa luce), che gran parte delle azioni spettacolari di Di Pietro erano finalizzate a ottenere, per contrasto con la presunta o acclarata disonestà dei potenti, consenso affermando la propria purezza, la propria differenza. Io mostro che Craxi è un ladro, e prendo il suo posto. Così è andata. E così sempre di più appare affermata la posizione politica di Di Pietro rispetto al Partito democratico, nelle stesse forme del Psi di Craxi rispetto alla Dc e anche (nella logica dei due forni, fortemente limitata oggi dal bipolarismo) al Pci. La diagnosi, e ancor più, la previsione di Ghitti, appaiono oggi impeccabili. Ma se l’accusa di ipotetico reato di «corruzione di immagine», e cioè di inchiesta fatta per mettere in cattiva luce l’antagonista e occuparne lo spazio politico, vale per Di Pietro, massimamente vale per le inchieste e la carriera di magistrato di Luigi De Magistris.

Non solo i gravi rilievi contestati dal Csm (e puntualmente confutati da De Magistris), ma l’analisi di tutte le indagini e di tutta l’attività inquirente (con grandi teorie di complotti, P2, massoneria et ultra) porta alla conclusione che nessuno dei perseguiti (per non dire perseguitati) da De Magistris è stato condannato. Archiviazioni, assoluzioni, non luogo a procedere: un’impressionante quantità di fallimenti dopo un grande rumore e spettacolari coinvolgimenti sostenuti dalla grancassa di una televisione asservita al mito dell’eroe solitario e ostacolato da poteri occulti. In realtà presunzioni, insensatezze, sparate accompagnate da un vittimismo televisivo e dal fuoco amico dei Travaglio e dei Santoro. Gli spari hanno procurato feriti, fortunatamente non morti (come è capitato con le inchieste di qualche altro magistrato), ma sono stati i clienti di De Magistris, Prodi, Mastella, Loiero, Cossiga, Sanza, Luongo, Bubbico, De Filippo sul versante prevalente della politica; mentre il collega Vanesio di De Magistris, Henry John Woodcock, si occupava del mondo dello spettacolo, indagando e arrestando illustri personaggi come Vittorio Emanuele di Savoia, Fabrizio Corona, Lele Mora, Flavia Vento, Francesco Totti, Elisabetta Gregoraci, Cristiano Malgioglio.

Insomma, star della politica e dello spettacolo, trasformando Catanzaro e Potenza in capitali dell’azione giudiziaria. Altro che Palermo e Milano. Potenza della noia. Desiderio di successo. Fallimento assoluto delle indagini. Il compito di un magistrato dovrebbe essere, nel desiderio dei cittadini onesti, l’individuazione dei colpevoli. L’obiettivo di De Magistris sembra essere stato quello di creare dei casi, di inventare dei colpevoli importanti e di fare la vittima. Ottenendo l’applauso dei cittadini che odiano i potenti, e godono nel vedere abbattuti i palazzi.

Sarebbe interessante di fronte alla mancanza di responsabilità diretta del magistrato per le sue indagini sbagliate, sentire l’opinione dei parenti delle vittime, per esempio della moglie del senatore Bubbico, che vorrebbe ottenere risarcimento dopo l’infondato sputtanamento. Ma De Magistris non paga. Quello che non può più fare con le inchieste fa con le parole. È un fallito. Ma un fallito di successo.

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Le lettere inedite/Così pregavano Craxi

4/01/2010 di Filippo Facci-

Carte, appunti, fascicoli, informative, soprattutto lettere. Bettino Craxi spesso non le leggeva neanche, talvolta neppure le apriva: resta che ne riceveva a tonnellate. È ben chiaro che le missive fossero proporzionali, per numero e spesso per l’adorazione che promanavano, al potere che il leader socialista deteneva prima di schiantarsi: ecco perché sono centinaia e perché ne faremo se va bene un sommario. Come detto, non è solo posta più o meno confidenziale: ci sono lettere di portata storica - quella di Ronald Reagan, per esempio - più altre non meno importanti come quelle dei principali leader europei.

Ci sono carte e informative e dossier: roba interessante mischiata a spazzatura. C’è un dossier sull’allora Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro circa i suoi rapporti col Sisde e coll’imprenditore Valerio Valetto. C’è una lettera autografa di Indro Montanelli in cui, il 31 luglio 1934, dichiara di ricevere 150 lire dall’Ufficio stampa del Capo del governo per l’articolo «Il nuovo eroismo»; allegato, anche il tagliando dell’assegno intestato a Galeazzo Ciano e girato a favore di Montanelli. Segue, poi, una ricevuta emessa dal sottosegretariato per la Stampa e la Propaganda: riguarda «lire 200», in data 30 settembre 1934, per l’articolo «Necessità dello stile»; un’ultima ricevuta, il 9 febbraio 1935, vede Montanelli ricevere altre 200 lire per l’articolo «La famiglia»: Indro, di suo pugno, si scusa per il ritardo con cui accusa ricevuta.

Il caso Moro

Molte le carte sul caso Moro e sui rapporti Brigate Rosse-camorra. Di altre carte non sapremmo che dire: si passa da infiniti carteggi sui finanziamenti esteri del Pci (in particolare sulla misteriosa finanziaria Maltese Sapri broker, dove convivevano il cassiere Pci Renato Pollini e quel Renato Castellari morto suicida in circostanze misteriosissime nel 1993) sino al noto schema detto «canestrino» che permetteva al Pool di Milano, durante Mani pulite, di scegliersi il giudice; una serie di inquietanti informative riguardano poi Nicola Mancino - ex Dc, oggi vicepresidente del Csm - e alcune indagini del 1985 condotte dal pm Francesco Misiani per concussione aggravata e poi archiviate a Roma da Domenico Sica; altre carte, peraltro note, riguardano il passato extraparlamentare del pm Francesco Greco e alcuni suoi imbarazzanti interventi per inneggiare alla superiorità della giustizia cinese. Una serie di appunti riguarda poi un’operazione che Carlo De Benedetti avrebbe compiuto nel 1989 quando la sua Olivetti incorporò la srl System di Roma (via del Colosseo 9) che di fatto era una cooperativa informatica legata al Pci.

Le lettere di Francesco Cossiga a Craxi sono infinite e copiosissime, mentre non è chiaro il significato di una missiva di Cossiga indirizzata presumibilmente a Licio Gelli: «Caro Licio, ho ricevuto la tua segnalazione e mi sono mosso nel senso da te indicato...». Eccetera. È datata 5 aprile 1979. In parte da decifrare, nondimeno, una scrittura autografa datata 27 novembre 1984 e così denominata: «Verbale di intesa tra i signori Silvio Berlusconi e Calisto Tanzi. Nell’ipotesi di operatività economicamente equilibrata delle imprese televisive private oggi esistenti si conviene quanto segue...». Nelle pagine successive si parla dell’impegno di Berlusconi nell’assicurare adeguata copertura pubblicitaria a Euro tv (70 miliardi di lire dal 1985 al 1987) mentre Tanzi si impegna ad acquistare l’intero capitale sociale della Sedit spa per un totale di due miliardi di lire. Senza data, per contro, una missiva privata e autografa di Silvio Berlusconi: «Caro Bettino, grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità. Spero di avere il modo di contraccambiarti... Ancora grazie, dal profondo del cuore. Tuo Silvio». Non è noto se sia stata scritta a margine del «decreto Craxi» (che impedì l’oscuramento alla reti Fininvest il 20 ottobre 1984) o a margine di altre faccende. L’amicizia tra Craxi e Berlusconi del resto non è mai stata un mistero.

Quanti magistrati...

Ci sono anche lettere o bigliettini di magistrati. Ce n’è uno del procuratore generale presso la Cassazione Vittorio Sgroi (28 marzo 1987) e un altro in cui il procuratore generale di Milano Giulio Catelani, il 5 marzo 1992, ringrazia vivamente per «il buon ricordo di una piacevole serata in cui ho avuto l’occasione e il privilegio di conoscerla». Normale: ma va detto che in quel periodo l’alba di Mani pulite era già sorta. Meno di un anno dopo Catelani smetterà di spedire ai politici non solo le missive, ma pure gli inviti per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. E nella primavera del 1993, un anno dopo, dirà: «La nostra è una rivoluzione legale e saggia che dura da poco più di un anno, ricordatevi che quella francese è iniziata nel 1788 ma è finita solo nel 1794». Tra le carte craxiane spunta anche una lunghissima lettera di Adolfo Beria di Argentine (eccellente ex procuratore generale di Milano, padre della giornalista Chiara) che in data 11 aprile 1990 delucida Craxi sulla questione Cir-Mondadori-Fininvest: «Oggi sono sempre più convinto di essere stato nel giusto a sostenere che era meglio che la vicenda venisse risolta in sede arbitrale e non fosse portata davanti alla magistratura milanese con provvedimenti cautelari ed urgenti. Con viva cordialità, tuo affezionatissimo».

...e uomini di potere

Va da sé che la parte del leone la facciano le lettere e i messaggi e le suppliche dei vari politici. Infinite le personalità internazionali - dalla Thatcher a Boutros Ghali - e numerosi gli scambi epistolari con Marco Pannella, Armando Cossutta, Emma Bonino, una lettera di Mario Segni, altre più datate di Loris Fortuna, in sostanza tutti i segretari dei partiti di allora. Compare anche una lunga lettera di Umberto Bossi all’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato (25 giugno 1992, Mani pulite furoreggiava) in cui il senatur commenta le linee programmatiche del governo. Molti i bigliettini di cordiale scambio con Giorgio Napolitano: sia che fossero scritti da semplice parlamentare del Pci (ala migliorista, già accusata di intelligenza col nemico socialista) sia da presidente della Camera quale fu dal 1992 al 1994. Questo bigliettino è dell’11 marzo 1988: «Caro Bettino, Ci terremmo, e ci terrei, al tuo intervento. Potrebbe essere una buona occasione di dialogo e convergenza. Posso contarci?». Altri messaggi volanti: «Parlerà ora Capanna, e poi io, e riprenderò il tema di una possibile missione europea, su cui Andreotti non ha detto nulla». Quando invece Napolitano gl’inviò la seguente, ed è interessante, era il 4 agosto 1992 e in teoria Craxi si era già avviato a divenire un appestato politico: «Desidero informarla di averla chiamata a far parte della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali». Notare che Napolitano è passato al «Lei». Anche Francesco Rutelli, da radicale, è piuttosto assiduo. Nel luglio 1991 scrive a Craxi per lamentarsi che una sua lettera non è stata pubblicata dall’Avanti!: «Non è stata pubblicata domenica, né martedì né mercoledì. Oggi abbiamo addirittura appreso che il direttore Villetti se l’è persa!». Terribile. Sarà per questo che nell’autunno 1993, durante la campagna elettorale per le amministrative di Roma (ballottaggio Fini-Rutelli), l’ex radicale e neo progressista dichiarerà a tutti i giornali, di Craxi, che «sognava di vederlo consumare il rancio in carcere».

Ci sono anche un paio di testimonianze della politica che fu e dei galantuomini che l’abitavano: altro che casta. Questa lettera-ricevuta è datata 31 dicembre 1945 ed è scritta su carta intestata dell’Avanti!: «Riceviamo dal compagno Pietro Nenni la somma di lire 350.000 quale rimborso del prestito che gli era stato fatto dall’amministrazione del Giornale Avanti! in occasione dell’acquisto da lui fatto della macchina Lancia, cedutagli a prezzo speciale dai compagni di Torino».

Scrive il Quirinale

Quest’altra invece è datata 4 aprile 1985, ed è su carta intestata del Quirinale, firmata Sandro Pertini: «Caro Craxi, mi è stato sottoposto per la firma il disegno di legge di rivalutazione dell’assegno personale e della dotazione della Presidenza della Repubblica... Riconosco che un adeguamento delle voci, dopo circa 20 anni dall’ultima rivalutazione, è necessario... (tuttavia auspico che) la decorrenza della corresponsione della nuova misura dell’assegno sia fissata in una data successiva alla scadenza del mio mandato. A questo fine, ti restituisco il disegno di legge perché sia emendato in senso suddetto».

Le lettere di varia estrazione, infine, non si contano. Dal politologo Gianfranco Pasquino (1989) al professor Umberto Veronesi (natale del 1985) alla Valletta Sabina Ciuffini, alle sorelle Fendi (5 maggio 1984, incoraggiamento e stima) sino addirittura a Toni Negri. E scambi politici con Norberto Bobbio, altri appena diversi con Sandra Milo, con Francesco Alberoni, Nicola Trussardi, mezzo mondo. Prima della pioggia, ovviamente.

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Ricordare Nenni o Pertini, ( ma anche lo stesso Craxi....) e guardare i "protagonisti" della politica odierna, spiega molo, molto bene, IMHO, perchè un paese con grandi potenzialità come l' Italia sia costretto ad annaspare nel mare tempestoso del mondo globalizzato.

Tristezza e rabbia !

Edited by ROOSTERS99
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Bell'articolo...

Quindi, intitoliamogli subito una via.

Io propongo via Filangeri, o al limite una TangenTiale...

(ps: magari intitoliamo più vie a Pertini...)

  • 3 weeks later...
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Le intercettazioni

Marino e la nomina a Bologna saltata per le primarie

Al telefono due medici del Sant’Orsola raccontano: si è schierato da un’altra parte e gli hanno fatto il voltafaccia

L’attività di chirurgo di Ignazio Marino sarebbe stata ostacolata quando decise di candidarsi alla segreteria del Partito democratico in concorrenza con Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. È quanto emerge da alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta giudiziaria calabrese su tutt'altri temi. Alcuni dirigenti del Servizio sanitario regionale dell'Emilia Romagna avrebbero montato un’azione di boicottaggio ai danni del senatore Pd, chirurgo notissimo, uno dei maestri del trapianto di fegato. L'obiettivo (raggiunto) era sbarrargli le porte del S.Orsola-Malpighi, policlinico universitario nel cuore di Bologna con un reparto all’avanguardia nei trapianti di fegato. Con il S.Orsola, struttura pubblica, il medico aveva già raggiunto un’intesa. «Marino arriva al S.Orsola», titolavano i giornali bolognesi a fine aprile 2009. E c’era l’ok dell’assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni (Pd). Poi, a luglio, la candidatura alle primarie del Pd. A quel punto che cosa succede?

Lo raccontano le intercettazioni captate in un’inchiesta mille chilometri più a sud. Il pm Pierpaolo Bruni della Procura di Crotone indagando su presunti illeciti nella realizzazione di due centrali termoelettriche incappa nelle conversazioni «bolognesi», ritenute potenzialmente «apprezzabili» sotto il profilo penale. Dunque potrebbe essere aperta un’inchiesta specifica. «Le conversazioni mettono in risalto — scrive la procura crotonese — le azioni ostruzionistiche che alcuni dirigenti dell’Azienda sanitaria di Bologna avrebbero posto in essere nei confronti del senatore Ignazio Marino, candidato alle primarie del Pd. In particolare non gli sarebbero stati perfezionati i contratti che lo avrebbero legato, quale chirurgo, al policlinico S. Orsola di Bologna, per essersi contrapposto all’onorevole Luigi Bersani nella corsa all’elezione di segretario del Pd». Il telefono intercettato è quello di Giuseppe Carchivi, commercialista originario di Crotone ma con studio in provincia di Siena. È un professionista molto quotato e con relazioni politiche ad alto livello. Il 25 agosto lo chiama un «professore » (omettiamo il nome) chirurgo al S.Orsola.

GIUSEPPE CARCHIVI: «Io penso che sia rimasto molto male (Marino, ndr) per la questione di Bologna»

PROFESSORE: «Sì, bè, non è che poi han detto no ...L’han rimandata, capito? Però sono quei rinvii ... Lui c’è poco da fare, s’è schierato da un’altra parte di dove stanno questi». La mattina del 20 agosto 2009 e in altre occasioni il commercialista riceve telefonate da un numero interno del S. Orsola. È un altro medico amico (identificato negli atti), sempre chirurgo del policlinico, a stretto contatto con l’équipe del professor Antonio Daniele Pinna direttore della chirurgia dei trapianti di fegato e multiorgano, quella dove Ignazio Marino avrebbe dovuto operare.

CHIRURGO ©: «... Ti volevo raccontare una cosa, successa la settimana scorsa ... dopo lo schieramento politico di Marino ».

GIUSEPPE (G): «Eh Eh». C: «Hanno fatto il volta faccia (...) in sostanza i vertici regionali, che come tu sai si sono schierati con Bersani, e quindi Marino non è più gradito qua ... il mio direttore generale Cavina (Augusto Cavina dg del S.Orsola, ndr) lo ha chiamato dicendogli "sa...abbiamo difficoltà di sala operatoria, problemi di consiglio di facoltà, sa che c’è un centrodestra molto forte a Bologna", pensa che cazzate che gli ha raccontato ... io l’ho ascoltata la telefonata: insomma, conclusione, gli ha detto che al momento non se ne fa niente. E lui (Marino, ndr) m’ha detto: "ma allora adesso come faccio, io ho i miei pazienti da operare...". Insomma lui è rimasto a piedi, non ha una sala operatoria, con i pazienti da operare. Allora mi ha detto: "Mi devi aiutare a trovare un’altra soluzione". Io che cazzo di soluzione gli trovo, Giuseppe? Dove lo faccio operare, a casa mia? Non so come aiutarlo perché, capisci, ha fatto una scelta politica che lo ha messo in una certa luce con l’entourage di questa zona».

G: «Che tristezza».

C: «Eh, che tristezza, lo so però così è andata la storia. Ti ripeto, in realtà ufficialmente non è mai stato detto questo. Ufficialmente è stato detto che abbiamo problemi di sala operatoria, che le sale operatorie sono troppo piene che ... insomma tutte cazzate, ovviamente, tutte minchiate ...».

G: «A Siena potrei aiutarlo, ma Siena è come Bologna ... E Pinna (direttore reparto trapianti, ndr), che dice?».

C: «Pinna ha detto che (Marino, ndr) ha fatto una mossa che gli ha tagliato le gambe, Bissoni (assessore regionale alla Sanità, ndr) era favorevolissimo all’operazione ».

G: «Ma come si può nella sanità italiana andare avanti?»

C: «Però è così, Giuseppe ... questo è uno che, si potrà dire tutto, ma sicuramente il fegato lo sa trattare. Oh, e questi lo tagliano perché, capito?, per fare le vendette trasversali. (...) È un’assurdità che un chirurgo di quella portata non abbia una sala operatoria ... che c’ha i malati che aspettano... Marino aveva in mano un contratto che doveva solo essere controfirmato. E si è fermato tutto».

G: «E se lo controfirmasse?»

C: «Marino me l’ha detto: se devo venire al S.Orsola che c’è una guerra nei miei confronti ... io mi troverò un altro posto ...Tra l’altro non chiedeva manco un cazzo di soldi: s’era fatto un contratto da 1.500 euro... tu calcola che ogni ritenzione epatica che faceva Marino, il S. Orsola intascava 25.000 euro e gliene dava 1.500...» (...)

G: «Renditi conto che qui siamo al paradosso ... andare ad aiutare il Presidente della commissione d’inchiesta (sulla sanità pubblica, ndr), uno dei migliori chirurghi al mondo, a trovare una sala operatoria. (...) Io ne parlo con Ignazio, sarei per fare una rivoluzione ... questo è uno scandalo nazionale».

Mario Gerevini

20 gennaio 2010

_________________

Cimplimentoni !!

  • 2 months later...
Posted (edited)

3-3-08

euro= 1.5251$

petrolio = 103.51 $ barile= 67.87 euro barile

7-3-2008

euro = 1.5464$

barile = 105.97 $ => 68,52 euro

10-3-2008

euro = 1.5355$ barile= 108 $ => 70.33 euro

benzina verde 1.408 €/l

17-3-2008

euro =1,5904 $ , greggio 111,42 $/ barile => 70.05 euro

18-3-2008

euro =1,579 $ , greggio 107,62 $/ barile => 68.15 euro

benzina verde 1.408 €/l

gasolio 1,38 €/l

21-3-2008

euro =1,544 $ , greggio 101,84 $/ barile => 65.95 euro

26-3-2008

euro =1,564 $ , greggio 101,5 $/ barile => 64.89 euro

verde 1.385

gasolio 1.358

17-10-2008

euro =1,35 $ , greggio 68 $/ barile => 50.37 euro

verde 1.32

gasolio 1.31

50.37/1.31 = 38.45 (17-10-08)

64.89/1.358 = 47.78 (26-3-08)

6-07-2009

euro =1,39 $ , greggio 64 $/ barile => 46.04 euro

verde 1.28

gasolio 1.12

5-8-2009

euro =1,44 $ , greggio 71 $/ barile => 49.3 euro

verde 1.34

gasolio 1.16

50.37/1.31 = 38.45 (17-10-08)

64.89/1.358 = 47.78 (26-3-08)

49.3/1.34 = 36.79 (5-8-09)

______________________________________________________________________

1-04-2010

euro =1,35 $ , greggio 82 $/ barile => 60.7 euro

verde 1.42

gasolio 1.25

64.89/1.358 = 47.78 (26-3-08)

50.37/1.31 = 38.45 (17-10-08)

49.3/1.34 = 36.79 (5-8-09)

60.7/1.42 = 42.75 (1-4-10)

Come si vede, l' andamento del mercato dei carburanti non ha logica alcuna, se non quella speculativa .

Siamo quasi tornati ai livelli di inchiappettamento del 2008....... :yes:

Eccola, dunque, la prevista "stangata" per i viaggi in occasione della Santa Pasqua ; VERGOGNA !! :yes::P:lol:

Edited by ROOSTERS99
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verde 1.385

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gasolio 1.31

50.37/1.31 = 38.45 (17-10-08)

64.89/1.358 = 47.78 (26-3-08)

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gasolio 1.16

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64.89/1.358 = 47.78 (26-3-08)

49.3/1.34 = 36.79 (5-8-09)

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1-04-2010

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verde 1.42

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64.89/1.358 = 47.78 (26-3-08)

50.37/1.31 = 38.45 (17-10-08)

49.3/1.34 = 36.79 (5-8-09)

60.7/1.42 = 42.75 (1-4-10)

Come si vede, l' andamento del mercato dei carburanti non ha logica alcuna, se non quella speculativa .

Siamo quasi tornati ai livelli di inchiappettamento del 2008....... :yes:

Eccola, dunque, la prevista "stangata" per i viaggi in occasione della Santa Pasqua ; VERGOGNA !! :yes::P:lol:

ma tu credi veramente che il governo non approfitti del maggior gettito garantito dall'alto costo dei carburanti per compensare il mancato gettito derivante dall'esercito di disoccupati formatosi negli ultimi due anni, con le relative modifiche nelle abitudini di spesa?

dai, roo, un po' di aritmetica in questi casi spiega molte cose...

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ma tu credi veramente che il governo non approfitti del maggior gettito garantito dall'alto costo dei carburanti per compensare il mancato gettito derivante dall'esercito di disoccupati formatosi negli ultimi due anni, con le relative modifiche nelle abitudini di spesa?

dai, roo, un po' di aritmetica in questi casi spiega molte cose...

Com'era quella frase sulle mani nelle tasche degli italiani?

Posted

Mettiamoci anche i cassaintegrati, che a cagare proprio proprio non sarebbe il caso di mandare.

Avercene di Tremonti.

Posted
Mettiamoci anche i cassaintegrati, che a cagare proprio proprio non sarebbe il caso di mandare.

Avercene di Tremonti.

sfondi una porta aperta: sono in mobilità...

Posted

Può anche darsi che il governo ne "approfitti"........

Di certo dovrebbe fare di più per contrastare questo CARTELLO di figli di buona donna che si ingrassano come maiali

in regime di oligopolio !! :rolleyes::angry:

Posted

Forse qualcosa mi sfugge.

Epperò, non credo che il Governo abbia tutto questo interesse all'aumento dei carburanti.

Le vedo solo io le forze dell'ordine, per esempio, che fan benzina ai distributori?

E vale per tutti i mezzi pubblici.

Vale anche per l'inflazione, che per i Governi non è mai una bella cosa.

E poi, se il disoccupato cambia abitudini di spesa, secondo me riduce anche l'uso dell'auto.

Più facilmente, magari, di quello del telefonino.

O della spesa alimentare.

IMHO

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