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VareseFansBasketNews

  • simon89
    In attesa che alla Malpensa sbarchino i giocatori americani, è tempo di bilancio per Michael Arcieri. Il general manager della Pallacanestro Varese ha portato a termine la sua prima estate biancorossa, con la conseguente costruzione di una squadra cambiata poco nei numeri (quattro giocatori e l’allenatore) ma tanto nella sostanza visto che la Openjobmetis avrà un quintetto base praticamente rifatto rispetto a quello che aveva terminato la stagione scorsa.
    Arcieri, italo-americano con una solida esperienza in diverse franchigie NBA, è il “braccio” di Luis Scola nella formazione di una squadra che nelle intenzioni dovrà correre tanto, tirare, aggredire l’avversario e – perché no – attaccare il ferro. Cercando di reggere in difesa nonostante qualche deficit in chili e centimetri. È l’obiezione più comune, in questi giorni, ma anche quella su cui Arcieri – che ha incontrato la stampa alla Enerxenia Arena – era più preparato. Davanti a lui c’è un foglio con i nomi dei giocatori e con accanto altezza, peso e dato di apertura delle braccia, sia in centimetri sia in piedi: numeri che lo aiutano a spiegare perché questa squadra è completa così com’è.
    «Tariq Owens, il nostro nuovo pivot, ha un’apertura di braccia di 224 centimetri, è atletico e sa giocare “sopra” al ferro. Johnson stesso e Brown hanno una ampia apertura delle braccia per il loro ruolo: la nostra idea di base era quella di essere i più atletici possibile, con giocatori in grado di occupare più ruoli e poter quindi cambiare marcatore in difesa. Lo stesso Owens, sul pick’n’roll, può difendere sui play avversari. Mancano, è vero, chili e centimetri se facciamo il totale però siamo molto contenti di come abbiamo costruito la nuova Varese».
    PRESI GLI UOMINI CHE AVEVAMO IN MENTE
    «Di cosa sono più soddisfatto? – spiega Arcieri nel suo buon italiano – Quando, “alla fine del giorno”, hai preso i giocatori che avevi in testa. Seguivamo Ross e Owens fin da gennaio: Tariq era infortunato ma anche durante la riabilitazione ci siamo informati sul suo recupero. Poi è stato bello prendere due talenti del calibro di Brown e Johnson e confermare tutto il gruppo italiano: era un obiettivo ripartire da loro perché danno continuità al lavoro di squadra e società e inoltre hanno potenzialità per il futuro come dimostrano le convocazioni in nazionale di Woldetensae e Caruso con la maggiore e di Virginio e Librizzi con l’under 20. Insomma, è stata un’estate produttiva».
    Tra le varie trattative, quella con Colbey Ross a un certo punto sembrava sfumata: «Ha giocato “troppo bene” le sue partite alla Summer League e lui, giustamente, inseguiva il sogno di entrare nella NBA così abbiamo dovuto aspettare per qualche giorno la sua firma. Personalmente sono felice di entrambe le cose: che abbia giocato bene con Portland e che abbia deciso di firmare con Varese. Per lui questa è una grande occasione ma non dimentichiamo che in squadra abbiamo anche Giovanni De Nicolao a fargli concorrenza: ne approfitto per dire che a ogni allenamento vedremo grande competitività. A Varese il posto da titolare si guadagna ogni giorno in allenamento: qui non promettiamo minuti a nessuno».
    BRASE? UN CURRICULUM ECCELLENTE
    Se la filosofia di gioco è la stessa annunciata da Arcieri (e Scola) al suo arrivo a gennaio – corsa, velocità, aggressività – e si è già vista con in panchina Johan Roijakkers, la scelta del direttore d’orchestra è andata ancor più in quella direzione. «Abbiamo iniziato a maggio la selezione per il nuovo allenatore e nel gruppo c’erano italiani, europei ma anche coach con esperienza NBA. Tra essi anche Matt Brase che ha un passato sulle panchine di college, di G-League e appunto di NBA: ha un curriculum che ci ha impressionato, accanto a un carattere aperto e scherzoso. È bravo anche a tenere i rapporti con i giocatori e a Houston è stato l’uomo cui affidarono la crescita di un all-star come James Harden. Ha tutto quello che cercavamo per la figura del nostro allenatore. Accanto a Matt ci sarà Paolo Galbiati e per noi è incredibile avere un assistente del suo livello: ha esperienza, carattere e personalità ed è molto bravo nel rapporto con i giocatori, specialmente con i più giovani».
    IL MANCATO RITORNO DI SIIM SANDER VENE
    Ci si ricollega alla perplessità iniziale – l’assenza di un’ala forte di ruolo – per parlare di Siim-Sander Vene che un po’ tutti avrebbero rivisto volentieri a Masnago. «Non abbiamo rinunciato ad avere con noi Vene: abbiamo offerto un contratto già a maggio e avevamo buone speranze di riaverlo con noi. Poi però non abbiamo trovato l’accordo economico nonostante un contatto costante con la sua agenzia. Questo per me è la parte di lavoro più difficile, non è bello veder andare via giocatori che sono stati parte di una famiglia; non posso che augurargli una fantastica stagione in Israele». A proposito di “numeri 4”, Arcieri ha grande fiducia in Justin Reyes: «Quando è finito il campionato gli abbiamo chiesto di migliorare la sua condizione fisica: ha lavorato molto quest’estate e ora è in grande forma. Restando in quel ruolo abbiamo anche Virginio che nel nostro sistema, secondo me, può crescere tanto».
    EUROPA DA COGLIERE
    Varese aveva fatto richiesta di disputare la FIBA Champions League ma non è stata accontentata dal “governo dei canestri” europei. «Un dispiacere, anche se non ho compreso del tutto i criteri di ammissione che hanno adottato – spiega Arcieri che arriva dal sistema USA – Però il nostro obiettivo di quest’anno è proprio quello di poter tornare a disputare le coppe grazie ai nostri risultati sul campo. Guardiamo al bicchiere mezzo pieno: non giocheremo al mercoledì e avremo più tempo di preparare le partite della domenica». Secondo il dirigente biancorosso, la mancanza di una coppa non ha inciso più di tanto sul mercato anche se, ammette, «Marcus Keene voleva disputare una competizione internazionale, quindi non abbiamo avuto la possibilità di ingaggiarlo di nuovo».
    IL MERCATO NBA E QUELLO ITALIANO
    Arcieri ha tracciato un parallelo tra le caratteristiche del basket-mercato americano e quello italiano in cui è di fatto un esordiente. «A livello numerico costruire la Openjobmetis non è stato tanto diverso da quanto si fa in NBA: laggiù si parte di solito da una buona base di giocatori sotto contratto cui vanno aggiunti i giocatori scelti al draft, un paio, e infine due o tre free-agent (quelli liberi da vincoli contrattuali ndr). A Varese partivamo da sette uomini, gli italiani più Reyes, e quindi eravamo in una situazione simile. Però guardo con curiosità alle squadre italiane che hanno cambiato sette-otto effettivi per capire come si riesce a creare un gruppo partendo da tante novità, in un tempo limitato. Piuttosto, in NBA hai in mano con costanza la lista dei giocatori liberi e sono in numero limitato: in Europa invece ci sono centinaia di nomi la cui disponibilità cambia di continuo: bisogna sperare che quelli nella tua lista siano liberi nel momento in cui formuli l’offerta».
    Arcieri spiega che la proposta tecnica di Varese è stata stuzzicante: «Noi ovviamente abbiamo un budget definito e al colloquio con giocatori e agenti abbiamo sempre spiegato quale fosse il range in cui ci potevamo muovere. Però credo che, qualsiasi siano i tuoi soldi, ci sia sempre la possibilità di trovare giocatori validi. Se non disponi di certe cifre devi giocare altre carte e devo dire che il gioco proposto dalla nostra squadra, fatto di tiro da 3 e attacco al ferro, ha interessato tanti giocatori».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Da coach Paolo Moretti a Matt Brase. Dal pivot Brandon Davies a Tariq Owens. Dal presidente Stefano Coppa a Marco Vittorelli. Dal gm Bruno Arrigoni a Michael Arcieri. Dall’estate del 2015 alla Pallacanestro Varese, è cambiato quasi tutto: tra le poche costanti, oltre allo sponsor Openjobmetis, c’è la presenza in rosa di Giancarlo Ferrero, il capitano della squadra che si appresta a iniziare la sua ottava stagione in maglia biancorossa.
    Piemontese di Bra, 34 anni da compiere tra qualche giorno, due lauree nel cassetto (anzi, sulla scrivania visto che sta avviando un’attività di consulenza finanziaria), Ferrero conosce più di ogni altro giocatore l’ambiente varesino e può tracciare il quadro della situazione alla vigilia dell’inizio del nuovo anno sportivo che comincerà venerdì con le visite mediche dei nuovi acquisti (difficile un appuntamento a porte aperte che sarà organizzato più avanti).
    Terminate le vacanze, è tempo di riaccendere i motori. E in attesa degli stranieri qualcuno di voi è già in palestra.
    «Esatto: si sono radunati i più giovani e naturalmente non potevo mancare. Sono stato in Puglia e qualche giorno in montagna ma ora ho ripreso gli allenamenti in vista del raduno ufficiale; nelle scorse settimane comunque io e altri abbiamo effettuato periodi di allenamento e adesso mi sento carico e curioso per la nuova stagione che si preannuncia ricca di novità».
    Il nuovo allenatore, Matt Brase, è arrivato a Varese martedì. Vi siete già incontrati?
    «Sì, al Campus poco dopo il suo arrivo. Ho avuto subito l’impressione di una persona carica per la nuova avventura e desiderosa di mettersi alla prova, con le sue idee di gioco, in una realtà per lui inedita. Mi aspetto che dia alla squadra una filosofia nuova fatta di velocità, corsa e aggressività: sarà una sfida per noi giocatori ma anche per lui. Brase ha una grande occasione in Italia e vorrà fare bene».
    A quale allenatore del suo passato a Varese possiamo paragonare lo stile di gioco che ci si attende da Brase?
    «Di sicuro, quando è arrivato Johan Roijakkers, abbiamo messo in pratica qualcosa di simile. Johan chiedeva aggressività fin dai primi secondi dell’azione, voleva un gioco veloce e via dicendo: mi aspetto qualcosa del genere anche da Matt».
    Una volta tanto, la Openjobmetis ha confermato oltre metà squadra. Una novità anche questa.
    «La società ha scelto la strada della continuità e ne sono felice. Il gruppo italiano è formato da ragazzi che, per un motivo o per l’altro, si trovano in un momento decisivo della carriera, nel quale possono cercare di alzare ancora l’asticella della qualità. Poi è restato Reyes e mi fa piacere perché credo che Justin non abbia ancora espresso in Italia tutto il suo potenziale. La base è solida, ora conosceremo gli altri».
    Sono stati presi quattro americani: Owens, Ross, Brown e Johnson. Cosa si attende da loro?
    «Premessa: li conosco solo di riflesso, dai filmati, dalle statistiche, da quel che si dice in giro e sono contento di incontrarli di persona tra poche ore. I miei compagni che hanno giocato in NCAA – Giovanni, Tomas e Willy – invece li conoscono meglio e con qualcuno si sono anche affrontati in campo. Conoscendo Michael Arcieri credo che abbia guardato sia al giocatore sia alla persona: mi aspetto un gruppo di ragazzi che abbia voglia di lavorare insieme. Saranno tutti all’esordio in Serie A e anche per loro questa sarà un’opportunità da cogliere».
    Il dubbio di molti è che alla Openjobmetis possa mancare un’ala forte di ruolo. Visto che in posizione di 4 ci sono “solo” Reyes e Ferrero, come affronta questa situazione?
    «A me piacciono le sfide e quindi dovrò rispondere sul campo come ho sempre cercato di fare nella mia carriera. Questa è una perplessità che si può capire, ma credo che la squadra vada valutata guardando alla sua potenzialità e al tipo di basket che vogliamo portare sul parquet. Le prime amichevoli serviranno a dare qualche indicazione».
    È già il momento di ipotizzare quali saranno gli obiettivi stagionali di Varese?
    «No, è ancora presto perché gli stranieri non sono fisicamente qui, non ci conosciamo ancora e ci vorrà un po’ di tempo per avvicinarci. Però non abbiamo fretta: l’obiettivo è quello di arrivare pronti alla prima di campionato e per farlo avremo una serie di amichevoli e di allenamenti per capire i nostri punti di forza e quelli in cui migliorare. Ogni giorno dovremo mettere un “mattoncino” in più per costruire la squadra e il gruppo».
    Tra le tante innovazioni di questa estate c’è anche l’alleanza tra Pallacanestro e Robur che potrebbe allargarsi ad altre realtà (carrozzina, femminile…). Scola l’ha coinvolta su questo fronte?
    «Con Luis e Michael il rapporto è ottimo e il confronto è continuo anche su questi temi. Credo sia il momento dell’unità e non della divisione, quindi sono contento che le due realtà si siano avvicinate in questo modo. E anche strutture e risorse devono essere ottimizzate sotto il nome di Varese. In un certo senso sono stato precursore perché lo scorso anno incontrai i ragazzi delle giovanili della Robur, al Campus prima di una partita, per parlare di tifo. Se serve, sono disponibile a dare il mio contributo».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    L’Openjobmetis sceglie la linea della continuità per vivere una stagione lontana dai guai. Dopo le porte girevoli di un 2021/22 all’insegna dei correttivi - 3 allenatori e 25 giocatori a referto, compresi gli elementi delle giovanili - il primo mercato dell’era Scola ha fatto registrare il numero minimo di movimenti del terzo millennio: 7 conferme e solo 4 volti nuovi - ieri l’ufficialità della firma di Jaron Johnson, ultimo arrivo dopo Tariq Owens, Markel Brown e Colbey Ross - per una Varese totalmente immutata nel parco italiani rispetto alla seconda metà della stagione passata. Tra le 16 squadre della serie A al via il 2 ottobre, solo Sassari - con 9 rinnovi e sole 3 novità - ha un tasso di conferme più elevato rispetto al 64% del club del presidente Marco Vittorelli. Che mai come quest’anno ha operato così poco sul mercato estivo: il record precedente erano i 5 acquisti a fronte di 5 conferme del 2013/14. Nell’annata successiva, con Pozzecco in panchina, addirittura il roster fu azzerato al 100 per cento.
    IL PORTAFOGLI CONTRATTI
    Stavolta l’OJM aveva in cassaforte un robusto “portafogli contratti”: dei 7 confermati solo Matteo Librizzi ha rinnovato durante l’estate, tutti gli altri - da De Nicolao a Ferrero, passando per Woldetensae, Caruso, Virginio e l’unico straniero rinnovato Reyes - avevano un vincolo garantito almeno fino al 30 giugno 2023 (l’unica eccezione era De Nik Jr., con l’opzione d’uscita a suo favore, poi non esercitata).
    LO STAFF TECNICO
    Continuità dell’organico uguale potenziale vantaggio in avvio di stagione rispetto a rivali rivoluzionate. E lo staff tecnico tutto nuovo? Vero è che il trio Brase, Galbiati e Mandole dovrà impostare l’identità della nuova OJM. Ma alla rivoluzione del parco allenatori non corrisponderà una rivoluzione dello stile di gioco: le caratteristiche diverse di alcuni singoli (Ross da Keene, Johnson da Vene - ieri accasatosi ufficialmente all’Hapoel Gerusalemme - e Owens da Sorokas) modificheranno alcune situazioni offensive e difensive.
    L’IDENTITA’
    Però l’identità della nuova Varese sarà sostanzialmente analoga a quella di Roijakkers, o meglio ancora di Seravalli: dunque i confermati conoscono già il sistema. E comunque Brase ha scelto due suoi pretoriani dell’era G-League come Markel Brown e Jaron Johnson: giocatori di fiducia e d’esperienza per un rostermediamente giovane, ma anche già rodati nel sistema utilizzato per condurre i Rio Grande Valley Vipers.
    L’identità della nuova OJM andrà costruita nelle sei settimane di lavoro dal 19 agosto al 2 ottobre, ma la linea della continuità sarà utile sotto due aspetti. Il primo è tecnico: Varese lavorerà a ranghi completi (mentre Vene sarebbe comunque arrivato a metà settembre dopo gli Europei...) per metabolizzare il marchio di Brase su un gruppo che conosce comunque già i tratti del modello “Banda Bassotti” del coach di Tucson. Il secondo è emotivo: continuità con una seconda metà del 2021/22 che ha saputo riaccendere l’entusiasmo di Masnago, pur senza più elementi amati come Keene, Sorokas e Vene, dovrà dare all’OJM la marcia in più per provare a partire forte. E sorprendere qualcuna delle squadre di alto rango - Sassari, Brescia, Trento e Reggio Emilia le prime quattro avversarie in campionato - contro le quali si dovrà testare l’assetto da corsa con i quattro piccoli.
    Giuseppe Sciascia
     

  • simon89
    Arriva dalla Russia, ha esperienza europea – francese in particolare – ma si è formato da professionista nei “soliti” Rio Grande Valley Vipers, la squadra di sviluppo degli Houston Rockets dalla quale arriva anche l’allenatore Matt Brase.
    La Openjobmetis ha preso l’ultimo esterno americano del suo mercato estivo, il 30enne Jaron Johnson, uomo che dovrà produrre punti dal ruolo di guardia pur avendo un fisico abbastanza stazzato con i suoi 1,98 centimetri di altezza (fonte Realgm).
    Il nome di Johnson è spuntato a sorpresa su un sito specializzato ed è stato confermato da fonti vicine alla Pallacanestro Varese che a questo punto ha inserito il tassello mancante tra la coppia di registi – Ross e De Nicolao – e l’ala piccola Brown con il quale l’ultimo arrivato potrà essere intercambiabile.
    L’impianto rimane quindi quello del “5+5” a meno di cambi di rotta attualmente non annunciati: Varese dunque è fatta ed è tutta a trazione esterna con la coppia Reyes-Ferrero nel ruolo di ali forti e quella Owens-Caruso a reggere l’urto con i pivot avversari.
    Johnson, dicevamo, arriva dal campionato russo e dalla VTB League avendo vestito la maglia dell’Avtodor Saratov e infine quella dell’Unics Kazan, il team dove l’ex varesino Claudio Coldebella ha lavorato da dirigente fino a quando ha dovuto lasciare il Paese a causa della guerra. Prima di volare a Est però, la guardia nata in Texas il 5 maggio del ’92, ha giocato all’estero in Australia (a Perth), Israele (Ironi Ziona) e soprattutto Francia tra Levallois, Chalon e Digione.
    Tranne a Digione (e a Kazan dove però ha giocato una manciata di partite) Johnson è sempre andato in doppia cifra per punti segnati, senza stagioni eclatanti ma con una certa costanza di rendimento anche nel tiro da tre punti e un discreto lavoro a rimbalzo. La Openjobmetis ha quindi variato leggermente profilo: dopo aver cercato un bomber puro (la prima scelta era Sean Armand, fuori portata economica) è andata su un uomo che, come Brown, dovrebbe dare garanzie di continuità e reggere l’urto in difesa con i pari ruolo. Johnson è considerato giocatore di talento, abile in attacco soprattutto in situazioni di pick’n’roll ma, in seconda battuta, capace anche di cercare l’uno contro uno o il tiro da fuori.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Esce di scena Sean Armand dal novero degli obiettivi dell’Openjobmetis per la caccia al bomber mancante. La guardia statunitense, capocannoniere del campionato turco 2021/22 con il Petkim, ha trovato nelle ultime ore l’accordo con un club egiziano (possibile siano i campioni in carica dell’Al-Ahly?). Varese aveva dato l’assalto all’esterno del 1991, arrivando a mettere sul piatto una cifra molto importante (si parla di una proposta attorno ai 200mila dollari). Che però non è stata sufficiente per convincere il veterano statunitense: respinta la proposta biancorossa di qualche giorno fa, non c’è stato tempo per preparare un secondo assalto, visto che il club africano ha assecondato la richiesta di Armand, ottenendone il sì.
    L’OJM prosegue la sua ricerca di un giocatore di alto profilo, cercando di convincere John Jenkins a mettere da parte le sue velleità NBA: il 31enne veterano dei professionisti (171 gare dal 2012 al 2019, nella parte finale della carriera 22 gare ai New York Knicks quando il g.m. biancorosso Mike Arcieri era “Director of Basketball Strategies” della franchigia) vuole infatti cercare un invito a un camp considerando l’Europa solo come piano B, allo stesso modo di quel che accadde 12 mesi fa quando accettò l’11 settembre la proposta dei francesi di Gravelines.
    Al momento i margini per smuovere in tempi rapidi l’ex Vanderbilt University paiono alquanto ristretti, nel nuovo giro di orizzonti potrebbe riprendere quota l’opzione Matt Mobley, 29enne guardia due volte secondo miglior marcatore del suo campionato nelle ultime tre stagioni (21,6 punti nel 2019/20 in Turchia e 20,2 nel 2020/21 in Germania), in cerca di riscatto dopo un’annata alterna – chiusa anzitempo con una risoluzione contrattuale a metà aprile – con gli spagnoli di Saragozza.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Sono due i nomi messi davvero nel mirino dalla Pallacanestro Varese per completare il roster in vista della stagione 2022/2023.
    Manca una guardia, come noto, e sarà con ogni probabilità l’ultimo acquisto. L’idea di navigare le acque stagionali con una barca settata sul 5+5 risponde agli intendimenti di inizio mercato, in particolare del gm Michael Arcieri, e si è solidificata con il passare del tempo: l’alternativa, ovvero i sei stranieri con un roster più lungo, ogni volta che ha fatto capolino in qualsivoglia brainstorming è stata scartata. Sarà, essa, eventualmente, il sentiero per uscire dalle emergenze in corso d’opera.
    La rosa dei papali da cui estrarre il 2 titolare, colui che dovrà inserirsi in quintetto base tra Colbey Ross e Markel Brown, si è notevolmente ristretta. Tanto da far pensare che il prescelto possa essere uno tra John Jenkins e Sean Armand.
    Il primo è classe 1991, è alto 193 cm, e ha alle spalle una carriera vissuta sulla soglia della NBA: 179 le partite disputate tra i Pro in 7 stagioni, tra il 2012 e il 2019, in un viaggio che ha toccato Atlanta, Dallas, Phoenix, Washington e New York. Solo 7 le partenze in quintetto e un continuo dentro e fuori dall’interesse delle franchigie, con periodi di “parcheggio” nelle varie squadre di sviluppo. Quattro le esperienze abroad per il 31enne: in Cina, ai Jiangsu Dragon, e in Israele, all’Hapoel Heliat, entrambe due comparsate, e poi in Spagna a Bilbao e in Francia a Dunkerque, nel 2021/2022. Notabili gli anni trascorsi all’high school e al college: due volte giocatore dell’anno del Tennessee e una volta nell’All-America Team tra le fila di Vanderbilt, dove ha tirato con il 43,8% da 3 di media in tre stagioni.
    Sì, parliamo di un tiratore. Puro, quasi “assatanato” di triple (in Francia, in 25 partite, 77 tiri da due e 189 da tre…), incline a scegliere la soluzione dall’arco (con rilascio molto rapido) non solo giocando costantemente in uscita dai blocchi, ma anche costruendosi il tiro da solo oppure colpendo con lo stesso nelle situazioni di transizione o semi-transizione. Un giocatore maturo, con punti nelle mani, sulla carta affidabile: quest’estate si è messo in luce anche con USA Team nelle qualificazioni ai Mondiali indonesiani del 2023.
    Il secondo, Armand, è anch’egli un classe 1991, ha la stessa altezza di Jenkins ma un passato completamente diverso: per lui le porte del Vecchio Continente si sono aperte subito e non si sono ancora chiuse. Francoforte, İstanbul BŞB, Gaziantep, Zenit, Bahçeşehir, Chalon, Fuenlabrada e Petkim Spor nel suo girovagare iniziato nel 2014. Tre le sue squadre nel 2021/2022: una toccata e fuga in Libano e in Spagna, poi il titolo di capocannoniere a 20 punti di media in Turchia.
    Anche qui parliamo principalmente di un tiratore, sebbene meno “fissato” di Jenkins: frecce congeniali al suo arco paiono essere anche la creatività dal palleggio, la conduzione del pick and roll e la penetrazione. Nemmeno in questo caso difetterebbero l’esperienza (con conoscenza approfondita della pallacanestro europea) e la maturità.
    Se la guardia uscirà effettivamente da questo ballottaggio (una firma non dovrebbe tardare), Varese dovrebbe comunque cascare in piedi, completando un reparto esterni variegato, poliedrico e prolifico.
    Basterà per una stagione scevra di problemi? La domanda è lecita: la Openjobmetis in fieri sta deliberatamente scegliendo di essere “piccola” e “leggera”, di avere un reparto lunghi senza alcuna ala forte di ruolo, di essere “costretta” a giocare un gioco sparagnino, veloce e privo di punti di riferimento per gli avversari e di difendere basandosi solo sull’aggressività degli esterni e sull’atletismo del nuovo centro, Tariq Owens, scartando un difensore “di concetto” come Siim-Sander Vene.
    Pro e contro (e mettiamoci pure i rimbalzi…), entrambi abbastanza evidenti, verranno soppesati dal campo. 
    Fabio Gandini

  • simon89
    La stagione 2022-2023 della Pallacanestro Varese prenderà il via ufficialmente venerdì 19 agosto. Sarà questa la data in cui i ragazzi di coach Matt Brase inizieranno a il loro viaggio con la maglia biancorossa tra visite mediche di rito e prime “sgambate” sul parquet di Masnago.
    Dal 23 al 27 agosto i biancorossi partiranno alla volta di Gressoney, in Valle d’Aosta, che per il terzo anno consecutivo ospiterà il ritiro della Openjobmetis per poi tornare ai piedi del Sacro Monte dove proseguiranno la preparazione in vista del primo impegno amichevole ufficiale che sarà sabato 10 settembre nel match di apertura dell’International Tournament – City of Cagliari contro Olimpia Milano (ore 18:00). In caso di vittoria i biancorossi giocheranno la finale domenica 11 alle 20:30 contro la vincente di Dinamo Banco di Sardegna Sassari e Panathinaikos Atene; in caso di sconfitta, invece, alle 18 ci sarà la finale per il terzo e quarto posto.
    Giovedì 15 settembre sarà la volta del Trofeo Lombardia che si terrà a Desio contro l’Olimpia Milano alle ore 21:00. Sabato 17 e domenica 18 settembre la Openjobmetis sarà impegnata a Trento in un quadrangolare che coinvolgerà Verona, Napoli ed i padroni di casa della Dolomiti Energia (orari ed accoppiamenti ancora da stabilire), mentre mercoledì 21 alle 20:30 i biancorossi ospiteranno al Palasport “Lino Oldrini” Urania Milano.
    Varese chiuderà il suo precampionato sabato 24 e domenica 25 settembre partecipando al Memorial “Matteo Bertolazzi” che si terrà al PalaCiti di Parma e che coinvolgerà anche Brescia, Reggio Emilia e Trento.

  • simon89
    A Palazzo Estense esiste una elegante “Sala Matrimoni” ma per celebrare un’unione (sportiva) così speciale sono state addirittura aperte le porte del Salone Estense, il luogo dei consigli comunali e quindi delle decisioni strategiche per la città. All’altare pagano del basket si sono accostate due realtà che in tanti anni si sono prese e scornate, annusate e respinte, avvicinate e sfiorate e che finalmente si sono dette “sì”. Pallacanestro Varese e Robur et Fides hanno celebrato la nascita di Varese Basketball, un unico spazio che nelle intenzioni biancorosse e gialloblu dovrà formare un grande polo giovanile con numeri elevati sia nel settore minibasket sia in quello del vivaio.
    Come in ogni matrimonio civile, a celebrare le nozze è stato il sindaco Davide Galimberti, ma a rubare l’occhio è stato forse più di tutti il “testimone” che si è fermato per pochi minuti ma che non è voluto mancare. Aldo Ossola è forse il simbolo perfetto per coniugare lo spirito storico delle due società, avendo giocato in entrambe. Una strada percorsa da tanti altri (Dino Meneghin, Cecco Vescovi e poi via via sino a giungere al presente con Virginio e Librizzi) nel corso degli ultimi settant’anni.
    «Parliamo di accordo storico ma è un formalismo: nella realtà credo che chi mi ha preceduto, e cito tra gli altri mio padre, ha sempre avuto un rapporto trasparente con la Pallacanestro Varese. Con i Borghi, i Gualco, i Bulgheroni non c’erano mai stati problemi» spiega Tommaso Trombetta, presidente della Robur solitamente silente ma autore oggi dell’intervento più lungo e articolato. Le rivalità sul campo, soprattutto giovanile (ma si contano anche sei derby in Serie A, tutti vinti dalla Ignis) ci sono sempre state, inutile negarlo, ma il discorso di Trombetta va a un piano superiore e lì si mantiene. «Questo accordo ha lasciato a tutti le proprie peculiarità e i punti di forza delle due compagini: a noi interessa unire qualità e valori. La Robur ha sempre avuto determinati valori e nella Pallacanestro abbiamo trovato una sponda per proseguire in questo discorso: vogliamo formare uomini a tutto tondo, dal bambino al professionista, mettendo in campo valori tecnici e umani. E non vogliamo lasciare indietro nessuno: l’accordo in realtà è a tre, comprende anche la Associazione Sportiva Campus, proprio per creare il maggior spazio possibile e dare a tutti la possibilità di giocare».
    A coordinare buona parte delle operazioni congiunte è un altro ex giocatore delle due sponde, Max Ferraiuolo, che conferma la volontà di ampliare i numeri il più possibile. Attualmente tra i due minibasket e i due settori giovanili ci sono oltre 500 tesserati ma l’idea è di crescere sempre di più. «Abbiamo trovato le persone giuste sui due lati e dopo mesi intensi di lavoro dico con orgoglio che ce l’abbiamo fatta. Siamo arrivati a scrivere “Varese Basketball” sulle magliette con i loghi delle due società e in questo modo torneremo a essere un punto di riferimento per tutto il territorio».
    Resta aperta la questione di una serie di giocatori che sono attualmente tesserati per l’Academy Varese Pallacanestro, tanto che alcuni gruppi (in particolare gli under 17 campioni d’Italia) sono di fatto divisi in due. «Ai ragazzi tesserati da Pallacanestro Varese abbiamo lasciato decidere cosa fare e hanno già chiesto di venire con noi. Per quelli dell’Academy la decisione sarà loro: noi abbiamo dato disponibilità ad accogliere tutti coloro che vogliono giocare a pallacanestro. Questa è l’essenza dell’accordo, non lasciare nessuno indietro, senza basket» è la posizione di Luis Scola, il cui “governo” ha portato all’alleanza storica di oggi. Il campione argentino ha poi confermato l’importanza di avere figure che possano sviluppare i giocatori a ogni livello, dal bambino al veterano: «Io stesso, anche negli ultimi 3-4 anni di carriera, ho lavorato su questo aspetto: quindi avremo un responsabile generale (dovrebbe trattarsi dell’argentino Herman Mandole ndr) e di altre figure simili nel vivaio».
    L’accordo metterà sotto un unico ombrello le tre squadre senior, oltre dieci formazioni giovanili e tutto il settore minibasket. Oltre alla Openjobmetis in Serie A ci sarà quindi una Serie B marchiata Campus (e non più Robur, per motivi di agilità burocratica) che vedrà confermato lo staff (coach Donati e Manetta) con Marco Allegretti e forse Matteo Maruca a fare da veterani in un gruppo di cui dovrebbero fare parte i vari Virginio, Trentini e Sorrentino ma pure i tricolori U17 Zhao, Bottelli e Golino. Il terzo team senior sarà la Robur in Serie D. 
    Per quanto riguarda le giovanili d’elite le fasce più alte (19, 17 e 15) saranno a marchio Pallacanestro mentre le due in uscita dal minibasket (14 e 13) avranno quello della Robur o del Campus.
    Campus che – ma qui parliamo come impianto – diventerà progressivamente la casa unica del progetto Varese Basketball con la Openjobmetis che potrebbe spostare in via Pirandello anche una serie di sedute di allenamento. E chissà che al palazzetto non trovi invece un po’ di spazio il minibasket: pensate a quanto può essere bello, per un bambino, calcare ogni settimana il parquet di Serie A.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Markel Brown è un giocatore dell’Openjobmetis. L’ufficialità è arrivata questa mattina, mercoledì 20 luglio. Sarà la guardia titolare del roster: un tiratore esplosivo con trascorsi in NBA ed Eurolega che sarà il fuciliere e il bomber del gruppo.
    TERZA FIRMA IN ARRIVO
    E c’è la terza firma in arrivo dopo l’annuncio di Tariq Owens nella mattinata di lunedì 19 luglio e il colpo Brown: è stato raggiunto l’accordo con Colbey Ross. Il 24enne playmaker uscito nel 2021 dalla Pepperdine University, fresco campione della Summer League di Las Vegas con i Portland Trailblazers (6,2 punti e 2,4 assist in 15,7 minuti di media), sarà il terzo straniero nella nuova Varese contando anche la conferma di Justin Reyes.
    LA TRATTATIVA
    La trattativa, anticipata da Prealpina nell’edizione di mercoledì 6 luglio, era avviata ormai da 20 giorni, ancor prima del via della Summer League: tra l’avventura nel Nevada e l’attesa dell’OJM per la chiusura dell’accordo si è andati per le lunghe. Ma il regista che ha debuttato in Europa a Nymburk (14,2 punti e 5,8 assist nel campionato della Repubblica Ceca; 9,2 punti e 6,0 assist in BCL) ha accettato la proposta annuale di Varese: la firma ormai è una formalità.
    I TRE PICCOLI
    Dunque Ross dividerà i minuti in regia con Giovanni De Nicolao, potendo giocare anche a fianco del play di Vigodarzere in quintetti veloci che sono particolarmente indicati dal gioco praticato dal nuovo coach Matt Brase. Giostrando anche con 3 piccoli considerando l’arrivo di Brown.
    Giuseppe Sciascia

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