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VareseFansBasketNews

  • simon89
    È nel vivo il casting per il ruolo di capo allenatore della prima Openjobmetis dell'era Luis Scola. Seconda tornata di interviste nel processo di selezione del nuovo head coach biancorosso. Che potrebbe anche non essere del tutto nuovo, visto che tra i finalisti (che sono 3) - o quantomeno tra coloro che sono giunti al secondo colloquio - ci sarà anche Alberto Seravalli.
    GRUPPO DI PROFILI
    Il procedimento di scelta è quello utilizzato normalmente nella NBA: si individua un gruppo di profili che ricalcano le richieste della società e si procede con un colloquio valutativo nel quale si fa la conoscenza del candidato. Poi ci sono quelli che declinano e quelli che non piacciono; pertanto da un ampio ventaglio iniziale di papabili, si selezionano i profili da convocare per un colloquio più approfondito. Ossia quanto accaduto nel weekend, con l'ultima tappa che coinvolgerà oggi il 34enne tecnico ferrarese, capo allenatore dell'OJM nelle ultime quattro gare della stagione 2021/22.
    CONDIZIONE NON NEGOZIABILE
    Ed anche per questo motivo, l'unico tecnico italiano che ha già dimestichezza col "sistema Moneyball" sperimentato nella parte conclusiva dell'annata terminata l'8 maggio: numeri e statistiche avanzate saranno riferimenti per le scelte di mercato e le strategie di gioco, ed accettare l'approccio scientifico alla base della filosofia di Scola è condizione non negoziabile nella scelta del nuovo coach. Ma il ruolo di capo allenatore è solo una delle posizioni vacanti - dovrebbero essere 4, ma più probabilmente 5 - per completare lo staff tecnico. Seravalli rientrerà comunque nei ranghi di un parco allenatori allargato - si cercano due assistenti specializzati su aspetti tecnici più un responsabile per la parte statistica avanzata - dove un compito fondamentale lo rivestirà il responsabile del player development. Ossia colui che dovrà occuparsi del lavoro individuale per il miglioramento dei singoli, dagli italiani "azzurrabili" Woldetensae e Caruso ai più giovani Virginio e Librizzi (sempre che resti...). Fino ai prospetti italiani e stranieri, tra reclutamenti in divenire ed atleti già compresi nel giro delle Nazionali giovanili, che faranno parte del nuovo settore giovanile congiunto con la Robur et Fides. Da capire se questa figura potrà ricoprire contemporaneamente il ruolo di responsabile dello sviluppo dei giocatori della Serie A e quello di supervisore tecnico del settore giovanile: nel caso in cui non potesse esserci coincidenza della stessa persona per questi due incarichi, ecco che il computo degli allenatori da inserire salirà a quota 6.
    MANSIONARIO
    Anche in questo caso ci si rifà comunque agli staff delle squadre NBA che hanno anche 5 o 6 assistenti (compreso il direttore del player development): la gestione tecnica della nuova OJM avrà un "mansionario" all'insegna della condivisione tra i vari membri del parco allenatori. E vista la filosofia americaneggiante, non ci sarebbe da stupirsi se oltre al capo allenatore fossero stranieri anche gli assistenti e gli altri membri dello staff. A meno che Seravalli non risulti ancora il profilo più gradito, perché più affidabile e già noto, tra quelli impegnati nel casting in evoluzione...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La notizia del divorzio tra la Federbasket e Meo Sacchetti ha acceso la fantasia dei tifosi OJM: nelle ultime 48 ore è stato un “ribollire” di messaggi - tra Facebook e Twitter - confidando nell’approdo dell’ex c.t. azzurro sulla panchina di Varese. Non è questione di abboccamenti mancati, come è accaduto due volte - doveva arrivare nel 2010, poi vinse l’A2 con Sassari; era tutto fatto nel 2015 prima del Triplete, poi un dirigente OJM preferì un “dirigente forte” che doveva essere, ma non fu, Nicola Alberani - né di «Grazie, no» come accadde tra Natale e Capodanno 2021 vista la missione dell’ex compagno Max Ferraiuolo nella sua casa di Gavirate. Sacchetti dovrebbe ripartire da Torino, l’altra piazza dove è un’icona: la Varese del “General” imposterà la sua filosofia di mercato e di scelte di gioco con criteri ispirati ad un modello NBA totalmente incompatibili con la figura di coach Meo.
    ALTRA FILOSOFIA
    L’approccio scientifico che l’OJM vuole portare avanti è basato sulle statistiche avanzate che Luis Scola ha visto all’opera nella sua avventura NBA agli Houston Rockets, all’epoca guidati dietro la scrivania da quel Daryl Morey che ha portato nel mondo del basket le logiche statistiche e matematiche descritte dal film “Moneyball”. Peraltro appena citato ad esempio da Gerry Cardinale, numero 1 del fondo RedBird che ha appena acquistato il Milan, a conferma della passione crescente degli americani per questo tipo di filosofia. Ci sono analytics individuali, che servono come criterio base di selezione sul mercato, ma anche collettivi, impiegati per scegliere le tattiche di gioco, e le combinazioni di assetti e quintetti.
    GLI INDICI E LE STRATEGIE
    L’indice “PPP” (Points Per Possession) del singolo e di ogni situazione di gioco, l’efficienza offensiva e difensiva individuale, i quintetti che funzionano di più e di meno. Sono questi gli indicatori più utilizzati, non solo in sede di mercato per determinare quali giocatori seguire e quali scartare (ovviamente in funzione dell’aspetto economico). Ma anche in fase di costruzione del sistema di gioco: triple, pick&roll e ritmo alto, alla base del gioco di Varese da gennaio in poi, sono indicazioni ricavate dal “PPP” che sconsiglia ad esempio l’uso del gioco spalle a canestro perché meno redditizio in termini offensivi.
    LE RILEVAZIONI E LA SCELTA
    Il volume dei dati inseriti nell’algoritmo non coinvolge solo le partite ufficiali di campionato, ma anche i 5 contro 5 degli allenamenti: interpolando un maggior numero di indicatori, si arriva con più facilità alle scelte di gioco. Per questo, oltre allo staff tecnico in fase di rimessa a punto, si investirà con ogni probabilità anche su sistemi di rilevazione statistica automatizzata attraverso i quali stabilire le strategie di utilizzo del parco giocatori a disposizione.
    CAMBI PROGRAMMATI E QUINTETTI ASSORTITI
    La logica che sta dietro al “sistema Moneyball” è quella di stabilire, in funzione dei numeri, qual’è il quintetto più redditizio da utilizzare nei momenti chiave del match. E di conseguenza stabilire rotazioni che portino a compimento il piano attraverso un sistema di cambi programmati che porti i 5 meglio assortiti sulle indicazioni delle statistiche ad arrivare pronti, evitando la “spremitura” fisico-atletica attraverso l’utilizzo degli altri giocatori del roster, nella fase conclusiva delle partite. Il tutto, ovviamente, falli permettendo, unica variabile non preventivabile tramite le statistiche.
    E IL COACH?
    L’approccio scientifico nella gestione del personale tecnico è stato già utilizzato, almeno in parte, nella fase finale della stagione 2021/22 dopo l’allontanamento di Johan Roijakkers e la promozione a head coach di Alberto Seravalli. Ma il modello che privilegia i numeri e tiene relativamente conto del fattore umano non appartiene (almeno per ora) al basket europeo. Per questo chi guiderà l’Openjobmetis 2022/23 in panchina dovrà accettare - e magari anche aver già messo in pratica - questa filosofia americaneggiante. Per questo il casting in atto coinvolge figure del sottobosco NBA e G-League: sposare ed applicare il sistema-Moneyball è il test di ingresso per qualsiasi candidato alla panchina biancorossa.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Luis Scola passa agli acquisti. Non di un nuovo allenatore o di qualche giocatore, per il momento, bensì della maggioranza di Pallacanestro Varese. Il “General” si è presentato al consiglio di amministrazione della società biancorossa convocato per il pomeriggio di oggi – lunedì 16 maggio – e ha comunicato «la volontà di esercitare l’opzione di acquisizione del 51% delle quote societarie, così come previsto dal contratto firmato la scorsa estate».
    La risposta è stata positiva, o meglio era già contenuta nella opzione medesima: nei mesi scorsi Scola aveva infatti opzionato la possibilità di acquisire o la maggioranza assoluta (appunto il 51%) oppure il 10,2% ogni anno per cinque anni; la terza possibilità era quella di far decadere la stessa opzione ma questa eventualità è tramontata – nei fatti – dal momento in cui il 42enne argentino si è seduto sulla poltrona di general manager biancorosso. Con i documenti firmati, Scola aveva già gettato quindi le basi per diventare il principale proprietario della società e con la dichiarazione odierna ha dato seguito a questa volontà.
    A cedere le quote sarà il consorzio (formato da imprenditori del terriotorio) denominato “Varese nel Cuore” che in questo momento detiene il 95% e scenderà quindi al 44%, mentre il 5% resterà nelle mani de “Il basket siamo noi”, ovvero il trust formato dai tifosi e presieduto da Umberto Argieri che ha partecipato (da esterno) al Cda odierno. Come e quando Scola diventerà a tutti gli effetti il numero uno del club? Presto, non subito, per via di una serie di passaggi e pratiche burocratiche necessarie in questo genere di operazioni: allora sapremo anche quali saranno i suoi compagni di viaggio all’interno del soggetto (che dovrebbe chiamarsi “Varese Sport and Entertainment”) a cui saranno ricondotte le quote.
    «Se mi chiedete se sono contento, rispondo senza esitazione di sì» è il commento di Alberto Castelli raccolto da VareseNews al termine del CdA. «Quando concedemmo a Luis l’opzione per l’acquisto delle quote lo facemmo pensando che la sua proposta fosse una possibilità vera e solida arrivata sul nostro tavolo. Concedendo l’opzione allora, noi del Consorzio avevamo già dato il benestare: il suo ingresso permetterà alla società di fare ancora meglio il proprio lavoro. “Varese nel Cuore” ha sempre fatto le cose per bene garantendo continuità, ora resterà accanto a Scola – come ho già spiegato in una intervista a Varesenews – dando il proprio apporto per un club sempre più forte».
    «Sono estremamente contento di questa possibilità – sono invece le parole di Scola “consegnate” al comunicato ufficiale della Pallacanestro Varese – Sono fiducioso che questa soluzione, presa al fine di dare ancora più corpo al lavoro iniziato durante la stagione, possa portare numerose soddisfazioni in futuro». E al di là dei già citati passaggi burocratici, il primo passo concreto sarà quello di ricercare (e quindi scegliere) l’allenatore cui affidare l’Openjobmetis del prossimo campionato.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Un approccio scientifico stile NBA per un castingdel nuovo coach che sposi la filosofia di Luis Scola e Michael Arcieri. Tra le mosse da compiere per costruire l’Openjobmetis del futuro, la prima in ordine cronologico tra quelle dell’area tecnica sarà la scelta del nuovo allenatore. Alberto Seravalli resterà con ogni probabilità nei quadri tecnici, ma il club biancorosso sembra intenzionato a cercare un nuovo tecnico con caratteristiche specifiche. E che prima di tutto possa sposare l’approccio di Scola basato sui numeri. Dalle statistiche avanzate dei singoli e della squadra - i cosiddetti analytics -, basilari per lo screening del mercato e per le tattiche di gioco, alla rilevazione statistica di ogni attività cestistica settimanale, allenamenti compresi, che attraverso gli algoritmi generano informazioni chiave da sottoporre allo staff tecnico nelle scelte di assetti e quintetti.
    ESTRAZIONE AMERICANA
    La storia della stagione 2021/22 ha dimostrato chiaramente che la filosofia di Scola funziona quando attorno a sé ha persone che la condividono: ereditato Vertemati che era figlio di un’altra area tecnica, la svolta generata da Roijakkers è arrivata quando il “General” e Arcieri hanno individuato un tecnico adatto al loro modo di concepire il basket. Perciò sembra assai probabile che l’allenatore chiamato da Scola per l’anno I del suo progetto abbia un’estrazione culturale americana, più adatta a tale tipo di mentalità.
    Potrebbe un allenatore come Meo Sacchetti - il cui contratto con la Fortitudo Bologna scadrà il 30 giugno - adattarsi a una filosofia del genere? Oggettivamente improbabile, così come per il c.t. dell’Italbasket anche per i tanti free agent d’esperienza disponibili sul mercato italiano, da Pino Sacripanti a Luca Dalmonte passando per Max Menetti (che tecnicamente è ancora sotto contratto con Treviso).
    C’è un italiano che potrebbe far parte dell’eventuale casting? Solo perché lavora negli Stati Uniti: si tratta di Riccardo Fois, membro dell’attuale staff tecnico dell’Italbasket. Il 35enne ex compagno di Gigi Datome nelle giovanili di Olbia sembra però intenzionato a perseguire una carriera a stelle e strisce, e parrebbe improbabile che possa lasciare un promettente percorso (prima a Phoenix e ora da associated coach - qualcosa più che assistente allenatore - ad Arizona) per sposare l’eventuale causa dell’OJM.
    IL MERCATO DEGLI STRANIERI
    E allora si guarda al mercato degli stranieri con trascorsi negli Usa: tale era Roijakkers, anche se molto più europeo che americano, pur con le referenze vincenti sull’asse Finch-Rosas delle conoscenze dirette di Scola. Che lo scorso anno, prima di partire per il raduno pre-Olimpiadi di Tokyo, aveva caldeggiato - nel momento del ballottaggio tra Vertemati e Sacchetti - il nome di Tom Bialaszewski, tecnico americano dal 2019 al 2021 assistente di Ettore Messina col quale aveva lavorato nella sua stagione all’Olimpia. Oggi l’ex vice dei Lakers è ancora libero: non è detto che sia il nome giusto, ma la ricerca sarà con ogni probabilità su quel tipo di profilo.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese non fa 13: la Openjobmetis, nell’ultimo turno di campionato, perde contro una Sassari già focalizzata sui playoff e complice una difesa troppo morbida chiude sul 96-110 a favore dei sardi. Una buona notizia arriva da Marcus Keene: con i 31 punti messi a segno l’americano diventa il capocannoniere della Serie A. Non accadeva, per un varesino, dai tempi di Boris Gorenc.
    Una piccola consolazione, certo, ma quella più attesa era già accaduta due settimane fa, con il successo sulla Fortitudo e la conseguente salvezza matematica. Le due partite restanti, questa e quella di Brescia, sono servite solo a portare a termine un cammino mai come in questo anno pazzo, dentro e fuori dal campo. Inutile stare qui a riassumere tutto quanto accaduto da agosto in avanti – lo sapete tutti – più logico iniziare a guardare al domani, con una società a sua volta ribaltata e affidata alle mani di Luis Scola. Lo chiamano “General” mica per niente: prenderà decisioni nette come ha già dimostrato in questi mesi.
    Contro Sassari la squadra di Seravalli ha giocato al di sotto delle proprie possibilità soprattutto in difesa, dove la Dinamo ha affondato a più riprese la lama nel burro segnando l’enormità di 106 punti, da dentro, da sotto, da fuori, dagli angoli. Un po’ troppo remissiva Varese, se possiamo permetterci una critica, ma tant’è. Questa versione della OJM è solo da ringraziare per la seconda metà di stagione, da quando cioè nessuno avrebbe scommesso un euro sulla permanenza in A dei biancorossi. Domani è un altro giorno, domani – mentre Sassari andrà a giocare i playoff da sesta dopo il tiro a segno di Masnago – inizia la prossima annata. Con una preghiera: sia un po’ meno sofferta. Grazie.
    PALLA A DUE
    Seravalli torna a proporre il quintetto basso nonostante la presenza del colosso Bilan dall’altra parte: Reyes va a fare l’ala forte, Vene il pivot. Trazione posteriore USA con Beane in marcatura su Logan, l’ala piccola è Woldetensae. Partono dalla panchina i due ex, Sorokas e Gandini (che non giocherà per un leggero infortunio). Bello il momento prima del via dedicato a Marino Zanatta, eletto nella hall of fame della Pallacanestro Varese e accompagnato per l’occasione dalla famiglia. Parole d’amore da parte dell’ex azzurro per il club con cui è diventato grande a suon di trionfi.
    LA PARTITA
    Q1 – Avvio piuttosto buono della Openjobmetis che comanda le operazioni per diversi minuti con un Reyes subito tonico e Beane che limita discretamente Logan in difesa. Più difficile arginare il fisico di Bilan e Bendzius sotto canestro: sorpasso sardo ma Varese agganciata, 19-20.
    Q2 – Il punteggio lievita nel secondo quarto e c’è da dire che per i biancorossi la scelta di rincorrere i ritmi sassaresi non pare particolarmente centrata. Per la verità inizialmente Sorokas spinge anche avanti i suoi (32-27) ma nella seconda metà del periodo la Dinamo mette la freccia con Logan e di nuovo Bilan mentre Keene resta con le polveri bagnate. Una tripla di Woldetensae (l’unica) a fil di sirena regala il -6 di metà gara (43-49) ma la difesa è già balneare.
    Q3 – L’avvio di terzo periodo chiude i conti: Sassari segna a ripetizione dall’arco con Bendzius che infila 14 punti con 4 triple e senza errori sino a quarto inoltrato. Varese qua e là trova la giocata giusta ma nel mezzo la squadra di Bucchi non sbaglia mai: 8 su 10 nel tiro a segno da lontano per la squadra in blu e punteggio (72-87) che è già una sentenza.
    IL FINALE
    Keene intanto è salito a quota 20 e capisce di avere a portata di mano il titolo marcatori. Il texano forza qualcosina ma neppure tanto, viene in parte aiutato dai compagni e riesce in qualche modo a superare i difensori ospiti: su una penetrazione in area arriva il 30° punto, poi ce ne sarà un altro dalla lunetta quando Burnell e Woldetensae bisticciano all’improvviso dando pepe al finale di partita. Sul risultato non ci sono dubbi, Sassari chiude avanti 96-110 ma resta sesta e si troverà di fronte a Brescia. Varese va in vacanza, meritata con questo assetto come già abbiamo sottolineato con i giocatori che non smettono di ringraziare il pubblico, in qualche caso omaggiato con lanci di maglie e scarpe. Tutto è bene quel che finisce bene.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Mezza partita di spessore, mezza partita disastrosa. E la metà “bacata” prevale nettamente al momento del consuntivo finale: la Openjobmetis vede tramontare l’ultima speranza di accedere ai playoff nonostante i risultati favorevoli maturati sugli altri campi. A livello di risultato, per Varese è una vera e propria batosta: 102-71, roba “vertematiana” contro un’avversaria che – va detto – si affaccerà da terza ai playoff con anche una certa voglia di rovinare la festa alle corazzate Virtus e Olimpia.
    Per vincere al PalaLeonessa sarebbe quindi servita una prova di spessore da parte degli uomini di Seravalli e per 20′ l’impresa è sembrata possibile, perché la OJM ha risposto colpo su colpo all’attacco di casa trovando prodezze soprattutto dalle parti di Caruso e Vene. Poi però Brescia ha cambiato marcia in difesa (Magro ha spiegato di aver voluto provare un “piano” differente dal solito nei primi 20′) e per Ferrero e compagni è arrivata una sagra di palle perse (19 alla fine) e tiri sbagliati (9/38 da 3): appena 22 punti a segno mentre dall’altra parte l’uragano bresciano si è assestato solo sulla sirena finale. 21 vittorie in regular season e record societario per la Germani, cocci sparsi in casa biancorossa. Anche se c’è chi sta peggio: la Fortitudo ha perso anche con Napoli (a Bologna) ed è così retrocessa in A2 con una partita d’anticipo.
    Tornando in casa Varese, va rimarcata la serata disastrosa di Marcus Keene, osservato speciale dalla difesa di casa determinata a spingere Amedeo Della Valle nel duello diretto per il titolo di capocannoniere. Appena 4 punti del folletto varesino (preso di mira dai difensori di casa), e senza il suo apporto l’attacco di Seravalli è risultato ampiamente spuntato. Una situazione resa ancora più complicata dalle brutte prove di Beane, Woldetensae, De Nicolao e Sorokas: solo tre gli uomini in doppia cifra, quelli che oltre a prendersi responsabilità hanno anche concretizzato.
    Il migliore è stato Justin Reyes, altra risposta a distanza al silurato Roijakkers, ed è davvero incomprensibile l’ostracismo dell’olandese verso un giocatore comunque capace di rendersi utile in tanti modi. Bene – li abbiamo già nominati – anche Caruso nel primo periodo e Vene nel secondo ma le loro fiammate sono servite ad alimentare solo il fuoco di una speranza spenta dopo l’intervallo.
    Perso il contatto nel punteggio, la OJM ha dato poi l’impressione di avere finito idee e benzina: la difesa, già così-così nei momenti buoni, non è più riuscita ad arginare le folate bresciane trascinando in basso anche la fase offensiva. Finisce qui, dunque la rincorsa, anche se c’è un’ultima partita da onorare domenica prossima contro Sassari: la salvezza va senz’altro festeggiata, magari però con una prova più solida di quella offerta al PalaLeonessa. Chiudere con una figuraccia non sarebbe il modo migliore per congedarsi.
    PALLA A DUE
    Seravalli conferma lo starting five già visto con la Fortitudo, con Keene e Woldetensae guardie, Beane di raccordo, Reyes secondo lungo accanto a Vene. Di là è un concentrato di talento con Moss tra i primi 5 con l’ultimo acquisto Brown e con Della Valle che contende al 45 biancorosso il titolo di capocannoniere. Appena discereto il contorno di pubblico (circa 2.600 persone) per una squadra – la Germani – che sta veleggiando al terzo posto in una stagione notevole.
    LA PARTITA
    Q1 – La squadra di Magro inizia subito con grande aggressività ma trova buone risposte da Vene e Reyes. Keene segna da 3 in contropiede ma sarà l’unico canestro dal campo. Poi si scatena Caruso: due schiacciate e due triple del pivot permettono ai biancorossi di restare agganciati alla Germani sospinta fin da subito di Mitrou-Long (24-21).
    Q2 – Nel secondo periodo la Openjobmetis fa ancora meglio: stavolta è Vene a vestirsi da Superman con una tripletta consecutiva dalla lunga distanza a spaventare i padroni di casa (bene Laquintana). In assenza di Keene – già a tre falli oltre alle basse percentuali – tocca a Reyes affiancare l’estone sino al sorpasso nel finale di frazione. Alla pausa lunga il tabellone segna 47-49.
    Q3 – Vincere in trasferta a Brescia giocando ai 100 punti però si rivela ben presto impresa impossibile: al rientro i biancoblu sono subito determinati ad allungare con un Mitrou-Long immarcabile. Al canadese si affianca Gabriel – non certo il primo violino bresciano – mentre Varese ha ancora due sussulti sulle triple di Sorokas e De Nicolao per il -6. Il lungo però fallisce i due tentativi successivi, Brescia ringrazia e scappa chiudendo 72-63 alla mezz’ora.
    IL FINALE
    Da qui in avanti, Varese non c’è più: nei 10′ finali la Openjobmetis mette a referto più palle perse (9) che punti (8) e per qualche minuto si ha l’impressione di guardare una partita di minibasket tra la squadretta di paese e quella figlia della grande società. Da una parte si fatica a fare due passaggi, dall’altra si corre e segna a raffica. Solo Della Valle (14 punti) sbaglia qualche conclusione tenendo ancora viva la sfida marcatori con Keene; la partita invece si incammina su un trentello triste per Varese che alla fine perde 102-71 con tanto di canestro miracoloso del giovane Mobio appena entrato. Brescia si giocherà addirittura lo scudetto, per Varese l’anno finisce (quasi) qui.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Quello che non era arrivato il giorno della Resurrezione, è accaduto in quello della Liberazione. Varese è salva, Varese resta in Serie A, Varese centra un obiettivo che sembrava tornato difficile dopo 28 gare in cui è accaduto di tutto. Varese trionfa, in un certo senso, prendendosi anche un po’ di lussi: quello di segnare 103 punti in una partita, quello di segnare da tre punti con il 56%, quello di mandare a referto sette uomini in doppia cifra. Quello di inguaiare una avversaria storica, la Fortitudo Bologna, ancor più sull’orlo del baratro dopo il 101-92 incassato in una Masnago che riassapora la gioia di fare festa.
    Ci voleva, una serata del genere, addirittura con un finale “tranquillo” dopo che per quasi mezz’ora il testa-a-testa era stato snervante. Canestro da una parte, prodezza dall’altra, rimbalzo d’attacco di qua, assist di là senza che nessuna delle due contendenti riuscisse a forzare un vantaggio solido. Poi però la partita della Openjobmetis è sbocciata definitivamente: in occasione di un paio d’incertezze biancoblu, la squadra di Seravalli ha capito di poter scappare trovando mani bollenti tra i suoi tiratori.
    Keene, certo (26 punti), Woldetensae pure, i baltici ovviamente e addirittura De Nicolao che nella serata più importante chiude con 3 su 3 dall’arco. Il segnale che per Bologna la spallata era troppo forte, e così nei minuti finali i biancorossi sono volati sino al +17 imbucando il pallone da ogni punto del campo. Ma anche Reyes merita una sottolineatura: il giocatore “meno amato” dell’era Roijakkers si prende una rivincita con una gara da urlo, 15 punti e 26 di valutazione. E anche chi non ha fatto canestro – i soli Caruso e Librizzi – hanno trovato il modo di dare il proprio contributo alla causa. Vittoria corale se ce n’è una.
    Intorno, dicevamo, si scatenava la festa salvezza con ben oltre 4mila tifosi bollenti e impegnati in un duello “vocale” (ma anche molto corretto) con i tanti fans arrivati dalla città emiliana. Tanti, tantissimi i bambini e i ragazzi delle scuole e dei centri minibasket sugli spalti, cornice ancora più bella anche per questo in chiave futura. Un domani che ora Luis Scola e i suoi collaboratori potranno prendere di petto fin da subito, senza patemi d’animo particolari dovuti alle ultime due giornate di campionato.
    Partite molto molto difficili – a Brescia e in casa con Sassari – ma da giocare liberi di testa e di cuore: chissà mai che arrivi qualche altra soddisfazione (e un piazzamento da spendere sul tavolo europeo). Intanto però, è tempo di tirare il fiato, rilassarsi, gioire e prendere appunti, per non ripetere un domani una stagione totalmente folle come questa.
    PALLA A DUE
    Quintetto rivoluzionato per Alberto Seravalli che tiene seduti De Nicolao e Sorokas, dando a Keene la regia, a Wolde e Reyes il quintetto e a Vene il compito di marcare il gigante Groselle, una mossa che ha ricordato quella di Brindisi su Perkins. La Effe è senza l’infortunato Feldeine e si presenta in campo con quattro stranieri accanto ad Aradori, accompagnata da circa 300 tifosi (3 i pullman della “Fossa”). Masnago caldissima, cornice d’altri tempi, ma tutto nel segno della correttezza.
    LA PARTITA
    Q1 – Naso avanti di Varese nelle prime battute ma Kigili subito agile a rientrare e passare davanti con un Charalampopoulos subito molto caldo (sarà una costante). Gli attacchi hanno la meglio sulle difese, Reyes si fa vedere, consueto buon avvio di Beane e punti distribuiti. Alla prima pausa è 24-25.
    Q2 – Nel secondo quarto la Fortitudo appare un po’ più concreta e in un paio di occasioni prova ad avere uno spunto migliore toccando il +5. Brava, nella circostanza, anche la OJM ad avere la pazienza di rientrare nonostante un terzo fallo di De Nicolao arrivato prestissimo (poco più di 13′). Piace Reyes sui due lati del parquet, piace ancora di più Keene che scalda la mano e piazza un controbreak con cui Varese torna a condurre. Un vantaggio che non dura perché proprio il play si palleggia sui piedi sull’ultimo possesso e permette il contropiede di Charalampopoulos per il 45-45.
    Q3 – Nel terzo periodo arriva anche la raffica firmata da Woldetensae, zero punti nei primi 20′, 11 nella frazione successiva all’intervallo lungo. Neppure questo, però, basta a staccare una Kigili che risponde colpo su colpo, almeno fino al 28′ quando De Nicolao sigla il 68-66 con una tripla dall’angolo. Poi il play commette quarto fallo e manda Procida in lunetta: l’ex canturino però fa solo 1/3 e Varese capisce che, forse, la Effe non è così salda come si temeva. Negli ultimi 2′ Varese costruisce un +7 (76-69) che vale platino con prodezze di Wolde e del solito Keene.
    IL FINALE
    E qui, altro capolavoro Openjobmetis: con il primo possesso del quarto Reyes allunga a +9 e toglie un altro pezzetto di sicurezza alla Effe che a quel punto inizia a forzare al tiro e fatica a trovare punti. Masnago è un pandemonio ed esplode quando i biancorossi aprono le ali: segna da 3 Sorokas (dopo rimbalzo offensivo di Librizzi), segna di nuovo Keene da lontanissimo e in poche mosse il punteggio arriva addirittura a +17, massimo vantaggio (94-77). Non può finire così, perché gli ospiti hanno qualche colpo di coda ancora in serbo per riavvicinarsi ma il divario è troppo grande per creare brividi. E quando Beane inchioda una schiacciatona delle sue, per Varese è solo festa.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Senza più il discusso Roijakkers in panchina, Varese non è una squadra alla deriva, anzi. Chi temeva il crollo dopo l’ennesimo shock in settimana ha tirato un sospiro di sollievo, perché i biancorossi sono vivi e pronti a lottare anche se ciò non è bastato per strappare una vittoria-salvezza sul parquet della Bertram Tortona. La sensazione è che, contro un’altra avversaria, la Openjobmetis avrebbe anche potuto completare un’impresa, ma i piemontesi non hanno avuto tremori quando si è trattato di chiudere i conti.
    Ovvero quando una rimonta furiosa nell’ultimo periodo, caratterizzata soprattutto dalle prodezze di Sorokas, aveva riportato Varese in parità dal -19. Una rincorsa notevole cui hanno partecipato a vario titolo anche Librizzi e Woldetensae, Reyes e Keene, giunta fino all’89 pari. Ma non è bastato contro un’avversaria che ha tirato a tratti con percentuali divine, il 54% da 3 alla fine. E contro un giocatore, Mike Daum, che di punti ne ha messi 33 con 7/9 nelle triple e 11 rimbalzi: prestazione mostruosa (46 di valutazione) per di più contro Vene (una delle certezze biancorosse, stasera demolito). Senza l’americano staremmo parlando d’altro, ma il basket è anche questo.
    Varese ha anche pagato a caro prezzo qualche amnesia difensiva, specie nel secondo periodo, quando i bianconeri hanno creato il break che poi si è trascinato per il resto della partita. E anche dopo l’intervallo qualche meccanismo è saltato, con palle perse in modo banale. Però su quegli errori è stata anche costruita una risalita che, fosse arrivata con Treviso o Trieste, avrebbe portato a ben altri risultati. Ora i biancorossi dovranno conservare quello spirito di lotta e quella volontà di reagire al caso-Roijakkers, lavorando inoltre su quei dettagli che hanno permesso a Tortona di punire la difesa.
    Contro la Fortitudo sarà una finale: Seravalli (oggi in tribuna) dovrà ricaricare due giocatori chiave come De Nicolao e Vene, oggi in crisi netta, e magari anche Beane che si è acceso all’inizio per poi sparire lentamente. Chi invece ha dato prova di voler lasciare il segno è stato Justin Reyes: il “casus belli” principale dell’esonero di Roijakkers ha portato in campo voglia, energia e punti (al di là di una schiacciata fallita nel momento decisivo). Servirà di nuovo così nelle tre partite mancanti.
    PALLA A DUE
    Senza più Roijakkers e con Seravalli che non può sedersi in panchina per motivi burocratici, la scelta del tandem Ferrero-Jemoli in panchina è quella di mandare in campo fin da subito Marcus Keene con Librizzi dalla panchina. Per il resto non ci sono variazioni in quintetto: sotto canestro sfida tra due ex di turno, Sorokas e Cain. Tortona affida la regia a un altro “passato biancorosso”, Wright. Non troppi i tifosi sugli spalti in questo caldo Sabato Santo, folta però la rappresentanza da Varese.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese parte contratta e il Derthona ne approfitta spingendo fino al 14-6 (due triple, Keene e Sorokas). La OJM mescola il quintetto ma è Beane a dare la scossa: tripla, due liberi e canestro in entrata per tornare a contatto. C’è anche il sorpasso di Keene, mentre Reyes ha un impatto ottimo in difesa, anche su Daum. Quest’ultimo, con una tripla permette ai suoi di mantenersi avanti dopo 10′ vivaci, 21-22.
    Q2 – Il secondo periodo è la fiere degli attacchi, anche se quello piemontese gira meglio. La Bertram si rimette avanti con Filloy, subito ficcante, però deve fare i conti con la replica di un Woldetensae salito nettamente di tono (10 punti nel periodo). La OJM però concede troppo in difesa – Caruso spesso in ritardo – e se da un lato riesce a restare in scia, dall’altro perde il contatto diretto perché Daum è una sentenza. Al contrario di Vene che va al riposo a quota zero, con Varese sotto 54-45 e troppi canestri subiti.
    Q3 – Dopo l’intervallo, Varese vede i fantasmi: 2-3 palle perse consecutive, anche in maniera banale, portano il divario sino al 72-53 a favore di un Derthona che ha in Daum e Macura le sue principali bocche da fuoco. Quando la partita sembra però chiudersi in anticipo, la OJM piazza uno 0-11 di parziale con Reyes e con una tripla di Librizzi che vale l’improvviso -6. Arriva un aiutino ai “Leoni” (fallo dubbissimo del Libro sulla tripla di Filloy) che fa respirare i padroni di casa ma la partita è riaperta: la sirena arriva sul 78-68.
    IL FINALE
    Se Caruso era il lungo in campo nella prima parte del recupero, Paulius Sorokas è l’uomo imprescindibile nel finale: prima Daum replica per due volte ai tentativi biancorossi, poi il lituano si carica sulle spalle Varese e – con un canestro e fallo seguito da una tripla – riesce a raggiungere anche la parità a quota 89. Il timeout di Ramondino però funziona, la Bertram trova due canestri rapidi (Cain, Sanders) e non perde più il vantaggio nonostante una Varese sempre lì. Keene però forza un paio di occasioni, Reyes sbaglia una schiacciata (fino a lì era stato impeccabile) e così Daum dice 33 e insieme ai compagni chiude il match sul 104-99.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Michael Arcieri racconta la versione della Pallacanestro Varese sull’esonero a sorpresa di Johan Roijakkers deciso nella giornata di ieri, giovedì 14 aprile, per «condotta contraria alla politica della società». E si assume completamente la responsabilità della decisione che ha condiviso con l’a.d. Luis Scola: «Non condividerò dei dettagli di quello che è successo mercoledì, né di quello che è accaduto negli ultimi tre mesi. A nostro avviso Johan ha superato una linea che per noi non doveva essere superata: la decisione è stata inevitabile. Nella mia vita sono stato licenziato: è un provvedimento grave, non mi è piaciuto doverlo fare, ma è una decisione totalmente mia della quale mi assumo al cento per cento la responsabilità. Ho discusso della situazione con Luis Scola e lui è stato completamente d’accordo».
    Arcieri esclude procedimenti giudiziari per arrivare alla rescissione per giusta causa (in ogni caso è in arrivo una lettera di contestazione dell’accaduto che verrà portata davanti a un collegio arbitrale: avvenne anche con Attilio Caja che fu multato di 500 euro) e ribadisce che si è trattata di una decisione inevitabile senza alcun confronto post partita con Roijakkers.
    «Ho usato la parola licenziare per farmi capire, la decisione che abbiamo preso non ha avuto nulla a che fare con la pallacanestro. La nostra decisione è stata inevitabile a fronte di quello che è accaduto. Non c’è stato alcun confronto post partita con Scola né con me. Eravamo molto contenti con Johan per la maniera in cui abbiamo giocato. Capisco che sia una sorpresa perché la rivoluzione che ha portato ha reso tutti contenti, ma quel che è accaduto stata una sorpresa anche per me».
    Dunque per Arcieri non c’era alcun sentore della situazione prima della partita di mercoledì: «Prima della partita non c’era alcuna idea di cambiare allenatore. In questi tre mesi ci eravamo confrontati con Luis e Johan con divergenze di opinione, ma sono cose che succedono quando si costruisce un’ organizzazione. Lui era contento della squadra, non aveva chiesto rinforzi. Sono rimasto molto deluso del suo comportamento, per me è un momento difficile perchè sono io che l’avevo raccomandato a Luis».
    Il dirigente biancorosso non entra nel merito del caso Reyes né dei rapporti tra il coach olandese e i giocatori: «Non parlerò dei rapporti umani e tecnici tra Roijakkers e giocatori. Non so se è la realtà che non funzionava il rapporto, ho solo visto che stava giocando poco, ma non è questo il punto. Nè posso entrare nella mente dei giocatori su quanto è accaduto tra il coach e i ragazzi. I frequenti cambi di allenatore di Varese? Danno immagine di instabilità, ma ribadisco che non si poteva fare diversamente».
    Arcieri conclude facendo il punto sulla situazione di classifica e sulla decisione di affidare la squadra ad Alberto Seravalli: «Siamo preoccupati della situazione di classifica dal momento che sono arrivato qui a gennaio. Vogliamo vincere ogni partita a partire da quella di domani, sabato 16 aprile, con Tortona: c’è un progetto di sviluppo da portare avanti e siamo concentrati su quello. Abbiamo molta fiducia in Seravalli: è qui dall’inizio della stagione, conosce bene la situazione e i giocatori e quello che ha fatto Johan per ribaltare la situazione. Con lui faremo le stesse cose».
    Giuseppe Sciascia

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