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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Trattativa conclusa: Ike Iroegbu, 30 anni, 1,88, è il nuovo playmaker della Openjobmetis Varese. Il giocatore nato negli USA e di passaporto nigeriano ha firmato il contratto che lo porterà in biancorosso per la seconda tappa italiana della sua carriera dopo la produttiva stagione trascorsa a Treviso nel 2022-23 quando realizzò 16.4 punti tirando con il 49.2% da 2 ed il 42.2% da 3.
    L’accordo si è concretizzato a metà mattina mentre la squadra stava svolgendo l’allenamento quotidiano al Campus in vista del match di sabato sera contro Trento. Ovviamente il nuovo acquisto non sarà disponibile per questa partita (i tesseramenti scadevano alle 11 di oggi e comunque il play dovrà sostenere le consuete visite mediche) ma si integrerà con il gruppo diretto dia Ioannis Kastritis nei prossimi giorni.
    Il suo arrivo prelude all’addio di Stefan Moody (che per il momento rimane in organico), assai deludente nelle prime tre uscite in Serie A ma anche in molte amichevoli precedenti. Iroegbu aveva giocato alcune settimane a Valencia e con gli spagnoli ha vinto anche la Supercoppa nazionale battendo in finale il Real Madrid; il suo contratto però era a termine e dopo la scadenza l’ex trevigiano è rimasto libero. Fin da subito il suo profilo era sembrato quello più adatto – per la disponibilità, il ruolo e l’esperienza – per Varese anche se i costi sono senza dubbio rilevanti.
    Dopo una prima offerta “conoscitiva” dei giorni scorsi, le parti si sono quindi accordate e così il nazionale della Nigeria ha accettato la proposta biancorossa fino al termine della stagione sportiva (giugno 2026). Di certo, rispetto alla fallimentare “operazione Sykes” dello scorso anno, stavolta è in arrivo un giocatore pronto all’uso e in forma-partita: nelle ultime due stagioni inoltre è stato buon protagonista della Liga Endesa, considerato il torneo più importante d’Europa, con la maglia del Girona dove ha segnato 15,3 e 12,2 punti seppur con percentuali in calo nel tiro da lontano.
    «Con Ike puntiamo ad aumentare la nostra competitività, sotto la leadership di coach Kastritis, mantenendo lo spirito e il cuore di chi è sempre pronto a dare battaglia» ha spiegato il gm Zach Sogolow a margine dell’ingaggio. «In carriera Iroegbu ha giocato ad alti livelli nelle migliori leghe, inclusa l’Italia; abbiamo fatto questa aggiunta dopo un’attenta valutazione della squadra dopo il precampionato e le prime tre gare di LBA».
    Nato in California e formatosi a Washington State (WSU), il neo biancorosso è stato inizialmente controllato dai Clippers senza però giocare in NBA. Poi l’Europa tra Germania (Jena) e Lituania (Lietkabelis), la Francia (Rouen, Chalon) e Israele (Hapoel Galil Elyon) dove ha conquistato la Lega Balcanica, torneo sovranazionale con formazioni bulgare, montenegrine, macedoni e kosovare oltre che israeliane. Infine Italia e Spagna: Treviso, Girona, Valencia e ora Varese.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Sette punti in tre partite, 2 su 19 complessivo al tiro, 0 su 11 da 3 punti, qualche guizzo solo da assist (12) e palle recuperate (8, con 7 perse). Sono i numeri di Stefan Moody dopo i primi incontri ufficiali in Serie A, cifre cui vanno aggiunte anche la fatica dimostrata nel guidare la squadra e le difficoltà difensive contro i pari ruolo.
    E se questo non bastasse, c’è anche un atteggiamento che – almeno osservando da bordo campo – è a metà tra lo stralunato e il fuori contesto. Basti ripensare a quanto avvenuto a Reggio Emilia quando Moody – chiamato da Kastritis per sostituire Librizzi – si è fatto trovare senza la canotta da gioco addosso. O quando, al rientro dall’intervallo lungo, è arrivato in ritardo (insieme a Nkamhoua), fuori tempo per essere schierato nel quintetto di rientro. Tutta la squadra – va detto – si è fermata a lungo negli spogliatoi rientrando all’ultimo ma il play e il finlandese ci hanno messo un attimo di più, non proprio un segnale di attenzione.
    Tutto questo per dire che, a fronte della difesa d’ufficio di Kastritis («Non punto il dito contro un singolo, siamo una squadra») per il treccioluto regista americano l’esperienza varesina pare agli sgoccioli. E il «Whatever it takes» alla Mario Draghi pronunciato dallo stesso allenatore greco in risposta a VareseNews è significativo: la Openjobmetis farà tutto quel che può per cambiare una rotta che dopo tre giornate appare già molto complicata.
    Non si esclude che già nella giornata di martedì il playmaker venga messo fuori squadra dalla società biancorossa che nel frattempo sta esaminando il mercato. Il nome che a prima vista pare più calzante è quello di Ike Iroegbu, 30enne americano-nigeriano di 1,90 già passato con buoni risultati da Treviso nel 2022-23 e poi rimasto due anni a Girona, nel massimo campionato spagnolo. Iroegbu ha iniziato la stagione a Valencia (anche in Eurolega), ha vinto la Supercoppa iberica ed è libero perché il suo contratto terminava il 16 ottobre visto che era stato preso per sopperire ad alcuni infortuni.
    Il problema è che lo stipendio richiesto dal play ex trevigiano è superiore (del 50%?) a quanto percepito da Moody che già non aveva firmato a prezzo di saldo, anzi: si parla di circa 20mila dollari al mese per il numero 42, ovvero 17.200 euro circa al cambio attuale. Ciò significa che la Pallacanestro Varese per andare su di lui dovrebbe già allargare i cordoni della borsa, ma se «Whatever it takes» deve essere, «Whatever it takes» sia. Al più presto, perché la situazione appare già compromessa con l’assetto attuale.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Mentre sul campo del PalaBigi scorrono gli ultimi minuti di partita, c’è un misto di incredulità e sbalordimento negli occhi dei tifosi varesini, situati in uno spigolo dell’impianto reggiano. Incredulità perché ancora una volta la Openjobmetis sta partendo ad handicap a livello di gioco, di risultati ma anche di punti subiti; sbalordimento perché – al di là dei meriti della Unahotels o di Milano la scorsa settimana – è davvero difficile credere a certe cose viste sul campo.
    Stefan Moody, prima di tutto: il playmaker chiude di nuovo con 5 falli e un solo punto ma anche con la faccia e l’atteggiamento di chi non sa che pesci pigliare. Ma pur evidenziando la voragine che Varese ha in regia, sarebbe sbagliato pensare che tolto quel dente si tolga tutto il dolore.
    A Reggio, per larghi tratti della partita, non ha funzionato nulla nella squadra di Kastritis. Non ha funzionato la difesa, né individuale né di squadra: lo dicono i punti subiti ma anche i rimbalzi d’attacco concessi (“solo” 10 ma spesso fondamentali) e i tiri liberi reggiani (27 contro 12, non causati da aggressività ma piuttosto da interventi in ritardo). Non ha funzionato l’attacco, con Alviti troppo a lungo senza palloni utili e poi molto impreciso, con Nkamhoua che tira tanto, anche quando non toccherebbe a lui. Non ha funzionato la coesione, perché in troppi a un certo punto hanno tirato i remi in barca guardando il cronometro e sperando che finisse presto.
    Ma forse, quel che fa più rabbia (parlando della singola partita) è che nei primi tre periodi Varese ha avuto le occasioni per stare a galla e dar fastidio alla Unahotels. E ogni volta, dopo aver cavalcato un buon parziale e qualche giocata interessante (andando addirittura in vantaggio), la Openjobmetis si è fermata, sbagliando anche cose semplici e concedendo i controparziali che hanno rilanciato l’azione emiliana. Kastritis, commentando questa situazione, ha parlato di problema al 100% mentale e probabilmente ha in buona parte ragione, anche se c’è pure una componente tecnico-tattica-fisica da non sottovalutare. Intanto però, la terza partita è scivolata via con oltre 100 punti sul groppone, lasciando i ragazzi con le sciarpe biancorosse al collo increduli e sbalorditi di fronte a una squadra molle, slegata, ingenua. E scarsa.

    PALLA A DUE
    Nate Renfro è finalmente disponibile e a referto per coach Kastritis che però conferma il quintetto iniziale con Nkamhoua da pivot già visto nelle altre occasioni. L’altro tecnico greco, Dimitris Priftis, deve invece rinunciare a Luca Severini, neppure a referto per l’influenza. Moody va a prendersi Barford lasciando Caupain a Moore. Il PalaBigi si riempie all’ultimo ma il contorno è buono, una cinquantina i tifosi varesini sparsi tra i vari settori.
    LA PARTITA
    Q1 – Un assist di Alviti a Nkamhoua apre la contesa ma resta l’unica cosa buona della Openjobmetis nei primi minuti mentre Reggio colpisce subito dall’arco. Dopo meno di 3′ (12-3) Kastritis deve fermare il gioco. La pausa fa bene alla OJM che risale con Moore già caldo e con il finlandese, ma una volta arrivati pari (14-14) proprio Olivier spreca un contropiede: da lì di nuovo Reggio allunga nettamente con Moody di nuovo in crisi totale. Se la sirena arriva sul -6 (28-22) è per uno 0-5 nell’ultimo minuto (schiacciatona Moore, tripla Freeman) che tiene viva Varese, la quale ha già speso anche il secondo timeout.
    Q2 – Il secondo quarto ha andamenti simili, per certi versi. La OJM prima rimane sotto nel punteggio, poi trova la raffica giusta e arriva al sorpasso con Librizzi che imbuca da 3 e poco dopo ne fa altrettanti dalla lunetta. Ad equilibrio ritrovato però, ecco il nuovo blackout: Reggio ne approfitta (c’è anche qualche fischio dubbio, ma tant’è) e si riporta sul 47-40 nonostante un Renfro vivacissimo per Kastritis. Non così Nkamhoua, che sbaglia tanto, e Alviti che al contrario non ha palloni giocabili. E così nel finale arriva un’altra spallata (Echenique, Smith) mentre Assui ne combina una grossa sbagliando in acrobazia (non richiesta) a 5” dalla fine e concedendo così il contropiede del 56-44 a metà gara.
    Q3 – Indovinate un po’? Copione replicato per la terza volta, giusto con qualche variazione sul tema. Il rientro dagli spogliatoi (dove Kastritis tiene i suoi per 14′) dà l’impressione di essere un po’ migliore, con Assui – per esempio – tornato a tratti reattivo. Varese risale, Librizzi firma il -5 al 24′ e tutti pensano a una partita riaperta, invece come al solito arriva la mazzata: due rimbalzi offensivi concessi a Reggio valgono 5 punti (tripla Cheatam dall’angolo) e da lì in poi l’elastico non si accorcerà più. Il 76-62 è solo un passaggio.
    IL FINALE
    L’ultimo quarto, a differenza degli altri, serve solo a tirare il 40′: Varese non c’è più, non dà l’impressione di voler stare in campo e i canestri che arrivano (Nkamhoua, Librizzi toccano quota 19) sono soprattutto frutto di qualche iniziativa “privata” e non di costruzione pubblica. Priftis dà spazio ai giovani e giovanissimi: Debe segna 5 punti, Abreu 2 mentre Moody esce con il quinto fallo per l’ennesima volta. E mentre tutto il PalaBigi festeggia, ci si chiede come possa fare Varese a uscire da questa situazione assai preoccupante.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Esordio casalingo amaro per la OJM che si scontra con la realtà e con l'Olimpia Milano e l’impatto è di quelli che lasciano segni indelebili difficili da cancellare. Varese prova a tenere botta ma presto soccombe prima per le bombe di Lorenzo Brown e poi per il cinismo di Armoni Brooks che è un cecchino quasi infallibile. In generale tutto l'impianto dei milanesi è sembrato di una caratura nettamente superiore rispetto a Varese nonostante le diverse assenze dei meneghini e il risultato non è mai stato in discussione anche per le cattive percentuali al tiro sia dei liberi che dalla lunga distanza. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Alviti 4,5 : tanto bello ed efficace a Sassari quanto oggetto misterioso nel debutto casalingo a Masnago. Si capisce fin da subito che non è in serata per una serie di sparacchiate che non ne vogliono sapere di andare in fondo alla retina. Questa difficoltà in attacco pregiudica poi tutta la prestazione anche dal punto di vista difensivo. UFO
    Moore 6,5 : cerca in tutti i modi di rendersi utile. Alla fine, seppur con diverse sbavature, è il migliore dei suoi in una serata dove mette in evidenza quanto possa essere efficace nelle retrovie grazie alla sua rapidità e alle sue braccia lunghe. Il meglio di sé lo da in transizione attaccando il ferro. Male con le conclusioni dall’arco. INCURSORE
    Villa 5,5 : poco meno di 10 minuti in campo per il prodotto della cantera bosina. Tanta volontà e fisicità che però contro la corazzata Olimpia incidono poco. ACERBO
    Assui 5 : sembra leggermente regredito rispetto al giocatore visto nel finale di stagione dell’annata passata. Forse l’aver giocato l’europeo Under 20 e non aver mai interrotto l’attività lo hanno spremuto per bene. LIMONE
    Nkamhoua 6,5 : porta a casa una doppia doppia dividendosi in un doppio ruolo. Schierato sia come centro che come ala grande con Ladurner a prenderne il posto come centro, va anche lui in sofferenza dovendo battagliare con pari ruolo più freschi e stazzati. Nonostante ciò dimostra di essere il pezzo pregiato del mercato varesino. BIDIMENSIONALE
    Librizzi 6 : viene gettato nella mischia molto presto viste le difficoltà di Moody e si presenta subito cercando di bucare la retina. Ci riesce e quando non realizza viene mandato in lunetta per aver subito fallo sul tiro. Poi alla lunga si spegne e perde anche qualche palla che meritava di essere trattata con maggior rispetto. PRECOCE
    Bergamin N.E.
    Ladurner 5 : in difesa lo troviamo spesso lontano da canestro intento a marcare uno dei piccoli avversari. Forse per questo lascia praticamente immacolato il suo tabellino delle statistiche stazionando il più delle volte lontano dalla sua zona di competenza. TRASPARENTE
    Moody 4 : inizia e sembra che voglia essere della partita riuscendo nel recuperare 2 palloni ma poi finisce tutto li. Completamente avulso dalla squadra si trascina fuori ma purtroppo soprattutto dentro al campo non lasciando nulla di buono. ASETTICO
    Prato N.E.
    Freeman 6 : esce dalla panchina come sesto uomo di lusso. E' l'unico dei suoi a mantenere delle buone percentuali dalla lunga distanza. Peccato per qualche amnesia sui back door anche se prova a sbattersi anche in retroguardia. Molto elegante ed efficace nel tiro. STILOSO

  • simon89
    La Primavera di Sassari spazzata via dai carri armati milanesi. Il derby 197 non ha storia, neppure per qualche minuto: l’Olimpia scottata dalle sconfitte recenti e in procinto di affrontare tre trasferte in una settimana si toglie di dosso ruggini e paure e travolge 61-94 un’Openjobmetis apparsa addirittura in soggezione davanti a tanto tonnellaggio. Un approccio troppo morbido, quello della squadra di Kastritis, che comincia timida e non si riprende più perché non riesce mai a cambiare ritmo e a dare continuità alle – poche – cose buone emerse qua e là lungo i 40′.
    Il contrario di Milano, determinata fin da subito, capace di tirare con il 52% dall’arco (come fece Varese in Sardegna) e di distruggere i padroni di casa a rimbalzo con un pesantissimo 48-26. Numeri che già da solo incorniciano il match della Itelyum Arena, numeri che si aggiungono a quelli deficitari degli uomini di Kastritis che stavolta sparacchiano da lontano (8 su 34), lasciano lì diversi liberi e soprattutto si fanno fagocitare a livello di gioco, con poca corsa e troppe situazioni a difesa schierata. E poi, non è pensabile fare strada con una regia di nuovo disastrosa: Stefan Moody chiude con 0 su 8 al tiro (compreso errore da dopolavoro) e resta in campo appena 13′ perchè Kastritis, disperato, non lo propone più dopo l’ennesima cappellata risparmiandogli la gogna dei fischi.
    E stavolta Varese non trova soluzioni neppure da Alviti, osservato speciale della difesa milanese che lo conosce a memoria: Dado non si accende mai, ammacca ferri e trascina giù la squadra che spesso gli mette la palla in mano. Con due titolari così, con Assui che fa il possibile, non bastano le prove degli altri biancorossi tra i quali il migliore è l’uomo ovunque Tazé Moore, salutato dall’applauso all’uscita dal parquet nonostante la sconfitta durissima.
    Termina così una settimana positiva, nata dalla vittoria di Sassari: la OJM torna sulla terra – dura – della rincorsa salvezza e dovrà lavorare nei prossimi giorni per preparare a puntino la trasferta di Reggio Emilia. Sperando di riavere Renfro, determinante nei meccanismi difensivi, e di ritrovare il Moody visto quasi solo negli highlight delle scorse stagioni. Perché se quello vero è il play di oggi, c’è da farsi il segno della croce.
    PALLA A DUE
    Se Renfro è l’unica assenza, già certa in principio, per Varese, Ettore Messina manda a referto (e poi in campo) Lorenzo Brown e Shavon Shields che erano tra gli incerti alla vigilia. L’ala è anche in quintetto da “4” in uno schieramento con tre play-guardia, partono dalla panchina i due ex Mannion e Dunston (fischiato uno, applaudito l’altro). Kastritis va – per forza – con il quintetto di Sassari con Freeman in uscita dalla panchina.
    LA PARTITA
    Q1 – Chi si augura un risveglio di Moody si ricrede subito: errore in entrata e da 3, e così Milano imbuca subito il primo vantaggio (3-9) costringendo Kastritis al timeout. Il fatto è che Varese pare impaurita, fallisce liberi e triple aperte e solo in un paio di circostanze si riavvicina un po’. Alviti trova una tripla che resta isolata tra gli errori e solo tre liberi a tempo scaduto di Librizzi permettono di non scivolare oltre (17-28). Impressionante il 15-4 Olimpia a rimbalzo.
    Q2 – Il copione non cambia nel secondo “set”: un minibreak varesino vale il -8 con un blitz di Moore e la prima tripla di Freeman, ma nelle cose buone la OJM non trova mai continuità. E quando concede spazio – troppo – a tiratori e penetratori milanesi, il divario torna ad allargarsi. A prendersi la scena è soprattutto Lorenzo Brown, pulito e incisivo (13 alla pausa) mentre Moody divora in modo incredibile un bell’assist di Nkamhoua. A ogni errore varesino corrisponde una mazzata e così, alla sirena, l’EA7 allunga a 18 il margine, 32-50.
    Q3 – Altra fiammatina di Varese al rientro ma servirebbe essere cinici dopo un recupero, e invece i palloni rotolano via dalle mani o si fermano sui ferri ospiti. Moody si rovina definitivamente con due forzature da lontanissimo, inutili e comunque non a segno: Masnago rumoreggia, Milano ringrazia con Shields che qua e là dà un contributo e Bolmaro che si ritrova appeso al ferro. Anche Moore regala spettacolo ma non può cambiare il vento del match che alla mezz’ora dice 52-74.
    IL FINALE
    Se non è garbage time, poco ci manca: Milano non ha intenzione di tremarellare nell’ultimo quarto e consegna ad Armoni Brooks le chiavi dell’attacco. La guardia americana si esalta, trova conclusioni meravigliose e tiene lontanissima la Openjobmetis nella quale Alviti – coinvolto dai compagni – continua a non azzeccare un tiro. Nkamhoua e Moore danno qualche colpetto al punteggio, Freeman pure ma è tutto utile solo per le statistiche. Messina sorride, si toglie da una situazione non facile e riporta Varese alla dura realtà: tra le due lombarde, oggi, c’è una differenza gigantesca (61-94).
    Damiano Franzetti

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Immaginatevi di essere a casa, in famiglia, nella classica serata tutto focolare di una volta, di quelle possibili quando il cellulare e tutte le altre distrazioni tecnologiche erano ancora in mente dei.
    Facciamo un puzzle? Ok, facciamo un puzzle.
    Svuoti la scatola e i tasselli son tutti sparpagliati sul pavimento. Ti metti di buzzo buono e cerchi tra quella massa indefinita il primo pezzo, poi uno che si attacchi ad esso. Son due. Continui: tre, quattro, cinque. Ti sembra di progredire, ma improvvisamente sei costretto a fermarti: altri due tasselli combaciano alla perfezione, ma il terzo no. E con quelli di prima non si legano. Cosa fai allora? Lasci lì quei due tasselli e ti metti a cercarne altri che non c’entrano nulla con quelli precedenti, sperando prima o poi di poter tornare indietro e chiudere almeno una fila, di poter tornare indietro e vedere la figura che devi riprodurre formarsi, ingrandirsi… verificarsi.
    È lunga, è dura. Ogni tanto ti chiedi se val la pena, ancor più spesso se mai finirai.
    Il precampionato 2025/2026 della Openjobmetis è stato un puzzle. Di quelli che a un certo punto ti fanno perdere la voglia. Pochissime vittorie, nessuna di spessore, in compenso ad attaccarsi son stati gli infortuni, i ritardi, i dubbi. Nkamohua e Renfro insieme paiono una buona idea (quantomeno migliore di quelle di chi per anni ci ha voluto far credere che un’ala piccola e un magrolino potessero bastare sotto canestro…)? Bene, in un mese e mezzo non avranno fatto nemmeno un giorno di allenamento insieme… Freeman è il giocatore di classe e di spessore che mancava? Ha una gamba più corta dell’altra ed è fuori forma. Moore è un atleta considerevole? Sì, ma da fuori son solo ferri. La squadra va avanti nel primo tempo? Nel secondo si fa raggiungere, poi superare, quindi travolgere.
    Poi arriva il PalaSerradimigni, fine estate, inizio autunno, sperando non sia già un inverno. Guardi quel puzzle che avevi lasciato lì e scopri che son saltati fuori dei pezzi che prima non avevi visto. O non avevi potuto vedere. O te li avevano nascosti. 
    Scopri che forse si può andare avanti.
    Scopri, per esempio, che senza il centro titolare e contro una Dinamo che proprio all’ombra delle plance può far valere il suo miglior giocatore (Thomas, accompagnato da un "boscaiolo" in canotta e pantaloncini che di legna ne taglia molta, McGlynn), i tuoi “nani” vogliono vender cara la pelle, vogliono provare a guardare in faccia i giganti: oggi Assui, Alviti, Moore, un trussone dopo l’altro, un fallo dopo l’altro, un salto dopo l’altro hanno coperto un buco solo con il desiderio, solo con l’abnegazione, solo con la forza di non mandare al diavolo all’ennesima urlataccia quel greco dai capelli precocemente bianchi che sta in panchina e che venderebbe pure sua madre se servisse a farli difendere.
    Attacca? Sì, attacca.
    Scopri poi che quello della gamba più corta dell’altra, quello dell’infortunio ammazza carriera, quello che a Venezia “chiamava” oltre 300 mila cocuzze e a Varese si è accontentato di meno (molto meno) della metà, è già in grado di affettare Bulleri e soci con la classe di un Clark Gable e la calma di un Gandhi. Tre bombe, senza scomporsi, nel momento del bisogno. E tanto tanto tanto equilibrio, da dispensare in campo, ma anche in panchina, da fratello maggiore che sa che i fratellini possono sbagliare ma son comunque dei bravi ragazzi.
    Attacca? Sì, attacca.
    Scopri che Alviti ha finalmente capito di essere un giocatore superiore alla media e quindi di dover fungere da faro. E scopri che Nkamohua sa segnare da fuori, sa attaccare il canestro, sa giocare il pick and roll e sa fare a sportellate. Che quest’anno l’area possa tornare a essere una parte del campo in cui pascolare per Varese e non l’Oceano Atlantico nella mente di un gatto siamese?
    Attacca? Sì attacca.
    Scopri che Moody fa una stupidaggine e un fallo, poi una stupidata e un altro fallo, poi un fallo e un tiro sbilenco, quindi vola come un Concorde a schiacciare un pallone (la giocata della serata e il cesto del sorpasso) quindi tira una spingardata che avrebbe abbattuto anche il vetro di una macchina blindata. E scopri che Moore sa entrare come il coltello nel burro e saltare come un Tiramolla, ma sa anche rovinare tutto con un fallo antisportivo stupido e una reazione immatura.
    Attacca? No, non attacca per nulla, anche perché tu, due esterni così lontani dalla definizione di tiratore non li avresti mai presi, o almeno non tutti e due insieme. Poi però li vedi soffrire dei loro errori, vedi i compagni che li sostengono e li proteggono, vedi che ci tengono insomma. E allora sì attacca, attacca anche qui, almeno per stasera.
    Scopri, infine e soprattutto, che la Varese che in precampionato non ha reagito a tal punto da farsi coprire di vergogna con un -54 degno di passare alla storia, alla prima che conta tira fuori i denti e reagisce. Si fa rimontare, ritorna, vince. Senza un titolare.
    Attacca? Sì, attacca eccome.
    Ma alla fine del puzzle, quello vero, mancano altri 29 pezzi e trovarli non sarà sempre semplice come a Sassari.
    Fabio Gandini

  • simon89
    L’Openjobmetis sceglie il momento giusto per festeggiare la prima vittoria stagionale. Lo zero su sei in precampionato non vale per la classifica, l’esordio in campionato con colpaccio invece sì. Terzo raid in tre anni al PalaSerradimigni per i biancorossi, che cancellano i tremori del precampionato con una scintillante prova balistica da 16/31 da 3. Anche senza Nate Renfro, la diga varesina regge quanto basta per disinnescare Rashawn Thomas (bravissimo Assui nel primo tempo, poi tanti aiuti e raddoppi per fermare il bomber della Dinamo).
    ALTI E BASSI
    Alti e bassi modello ottovolante sprecando in un amen il più 15 del 14’ e il più 7 del 31’; ma quando conta emerge il talento poliedrico di Olivier Nkamhoua, attaccante sopraffino da 12/19 dal campo e le giocate chiave per rimonta del terzo quarto ed affondo decisivo nel finale. Insieme ad Allerik Freeman, ancora non al top ma capace di distillare classe nel finale; con tantissimo Davide Alviti prima in attacco (15 nel primo quarto!) e poi a tutto campo ci si può permettere anche un Moody a lungo fuori partita (ma importante nel finale). Non è un Picasso, ma sono due punti ghiottissimi che permettono di guardare senza tremori ad un ciclo di partite durissime ad iniziare dal derby di sabato 11 ottobre con Milano.
    PARTENZA MOLLE
    Troppa permissività difensiva in avvio (13-10 al 4’), poi però la retroguardia chiude meglio il pitturato e un Alviti caldo come una stufa spara a raffica in un primo quarto chiuso a quota 15. Varese vira al comando sul 24-27 della prima sirena, poi tocca a capitan Librizzi scaldare la mano: raffica dal perimetro che lancia la fuga Ojm fra ritmo e triple. Tanta solidità da Nkamhoua e qualche fiammata di Freeman per il massimo vantaggio sul 31-46 del 15’; poi un tecnico alla panchina sarda cambia un poco il metro arbitrale, e i 3 falli di Assui tolgono ai biancorossi un pilastro difensivo. Così Varese va al riposo “solo” sul 49-54 del 20’ con un 9/18 da 3 decisamente sontuoso, ma l’avvio del terzo quarto è da dimenticare con Moody che deraglia in regia.
    RIPARTENZA DA INCUBO
    Parziale di 12-2 firmato da Johnson capitalizzando un antisportivo da 5 punti di Moore (61-56 al 23’); però Varese non deraglia riannodando i fili del gioco quando torna Librizzi in regia. E soprattutto quando sale di colpi Olivier Nkamhoua: giocate interne del finlandese e punti importanti di Moore per ricucire (69-69 al 26’) e sorpassare nel finale del terzo quarto chiuso con 28 punti a referto. Una tripla di Alviti vale il più 7 in avvio dell’ultima frazione, ma la continuità non appartiene (ancora) all’OJM: sbavature difensive e forzature offensive punite dal controbreak Dinamo (89-87 al 34’). Ma la macchina delle triple si riaccende nel momento giusto: schiacciata adrenalinica di Moody e doppietta dall’arco Freeman-Nkamhoua per il 95-100 del 38’. Varese regge sui cambi nonostante il quinto fallo del suo play, e il finlandese segna un canestro da ballerino per il più 7 a 75 secondi dal termine. Una persaccia di Alviti tiene aperto tutto (98-102 a meno 38”); tre liberi di Freeman tengono le distanze, Beliauskas segna il meno 3 con soli 5” sul cronometro.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Quota zero. Parte da lì, dal punto più basso, il cammino in campionato della Openjobmetis Varese che non muove il conto delle vittorie contro squadre di pari livello, perdendo anche l’ultimo test in programma, a Masnago con Reggio Emilia (74-80). Davanti a mille spettatori, va in onda una partita a due volti: nella prima metà la squadra di Kastritis ripete (seppure con dimensioni e atteggiamento differenti) la recita horror di Varallo Sesia e lascia tutti con il fiato sospeso. Nella ripresa i biancorossi ritrovano quella aggressività in difesa che dovrebbe essere lo standard e, lavorando meglio in retroguardia, mostrano per lo meno 20′ apprezzabili tanto da ritornare pienamente in partita. Come contro Cremona però, tutti i tiri per il riaggancio-sorpasso sbattono sul ferro e questa è una situazione da tenere bene in mente quando i due punti inizieranno a pesare (Reggio, al contrario, imbuca con l’esperienza di Smith e Cheatam le conclusioni che blindano il risultato).
    Detto della reattività difensiva e di questa mancanza di freddezza, ci sono – ahinoi – diversi altri aspetti negativi nella partita biancorossa. Il tiro da 3 incide poco in generale (basti pensare allo 0/6 iniziale che lancia la Unahotels; alla fine sarà un pessimo 5/28), i dieci rimbalzi in meno consentono ai reggiani di mantenere sempre un margine di sicurezza e poi, a livello di singoli, resta aperto l’enigma-Moody. Il play è disastroso per 28′, senza punti, con troppi palleggi e poca visione di gioco. Poi il regista svolta, almeno in parte, iniziando a produrre anche cose utili: troppo poche (in totale) per le esigenze della squadra, vedremo però se la fiammata conclusiva si alimenterà in futuro. Anche perché se Librizzi incappa in una serata nervosa come questa, non ci sono alternative di costruzione.
    Sul lato “buono” segnaliamo Nkamhoua che non incanta ma è ben presente, un Tazé Moore molto reattivo (nonostante i problemi al tiro) e un Mauro Villa che per quel che si è visto merita minuti, non foss’altro perché l’argentino è in grado di accendere la difesa più dei (ben più attesi) compagni.
    Kastritis è sceso in campo senza due potenziali titolari, Renfro (che riprenderà ad allenarsi) e Freeman rientrato a tarda sera con il visto ma preservato per il jet lag. Quando Varese sarà al completo (da martedì in palestra e a Sassari in partita, a questo punto) si potrà davvero capire qual è il vero volto biancorosso. Per intanto ci teniamo i timori, ma almeno anche un po’ di speranza dopo lo sprofondo di Varallo Sesia.
    LA PARTITA
    I – La partita di Varese inizia con sei errori da tre punti, tutti su tiri aperti: per muovere il punteggio (al 3′) servono due liberi di Nkamhoua con Reggio già a quota 6. Ci vuole lo specialista (Alviti, doppietta) per esultare dall’arco subito imitato da Cheatam. Un paio di scorribande di Moore tengono la OJM incollata, poi Villa regala quel che sarà l’unico vantaggio (14-13). Dura poco: assist e due triple di Smith valgono il 16-21 mentre il triplone di Librizzi è fuori tempo massimo.
    II – Un guizzo di Ladurner risponde alla tripla di Severini, poi c’è l’unico applauso per Moody che si tuffa a recuperare palla. Ancora Alviti anima Masnago (tripla con fallo ma libero sbagliato; rubata e contropiede) ma è sempre Reggio a guidare con un gran Cheatam (23-33). Quando la OJM smette di segnare, il divario si fa importante (26-42); per fortuna Nkamhoua almeno si scalda (inchiodata, tripla, canestro e fallo), poi Barford segna, Moore la lancia in parterre, Moody non arriva al ferro. Il play la chiude da par suo (ovvero: alla rovescia): palleggio prolungato e scarico su Ladurner nel momento in cui suona la sirena. Canestro non valido e 35-50 a metà partita.
    III – Si riprende con rubata e schiacciata di Moore e un cesto di Smith, poi un paio di “non fischi” degli arbitri accendono gli animi per un istante. Varese, peccato antico, torna a lasciare manciate di rimbalzi d’attacco; la OJM almeno si rifà in campo aperto con Moore e Assui ma è 41-54. Moody all’ennesimo tiro corto varca la soglia dell’irritazione per il pubblico che mormora alla sostituzione. Arriva finalmente la difesa (ottimo Villa) ma anche storie tese tra Librizzi e Williams con il capitano che arriva a quattro falli e con Moore costretto a fare il play per un minuto. Tazé va molto meglio quando può correre e saltare e riporta Varese a -9. Moody segna il primo punto al 29′ (1 su 2 in lunetta…); la terza sirena suona sul 55-63.
    IV – Ladurner accorcia subito da sotto e Moody segna dall’arco per un ritrovato -3. Poi c’è un fattaccio: Barford abbatte Assui in contropiede, Elisee cade malissimo (per fortuna si rialza), la gente si infuria e gli arbitri assegnano fallo normale. Roba da matti. Il piccolo Farias (1.75 circa) in entrata risponde a Cheatam ma Reggio tiene il naso avanti con Moody tradito dal ferro sul tiro del -1. Ancora Farias svetta a rimbalzo poi lascia spazio a Librizzi (-2) che poco dopo viene portato via di peso da Moore in seguito al quinto fallo (con tecnico) al capitano. Severini ringrazia e segna da 3, Moody risponde in slalom ma Moore fallisce ancora l’aggancio. Sotto di 3 la OJM concede un rimbalzo d’attacco e un tiro comodo a Smith che non sbaglia, Moody trova l’assist per Moore che schiaccia ma Cheatam è una sentenza (71-78). Si va avanti sul filo della rincorsa ma poi Varese si rovina in uscita dal timeout con Nkamhoua che “muore” con la palla in mano mentre Smith, favoloso come sempre, punisce dalla parte opposta. Infine, sulle triple sul ferro di Assui e Moody, svaniscono le speranze di vittoria (74-80): si parte in campionato a fari spenti.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Il grande freddo di Varallo Sesia cancella i progressi di Atene per una Openjobmetis piccola piccola. Passivo epocale nella rivincita contro Tortona, che chiude con un bottino oceanico rifilando ai biancorossi uno scarto da record. Meno 54 varesino, con 49 punti di scarto già a metà gara e addirittura 60 all’ultimo intervallo: passi per l’assenza di Renfro, ma per lunghi tratti la squadra di Kastritis è parsa in balia dei piemontesi, al gran completo rispetto al più 20 del 6 settembre.
    L’unico a salvarsi, almeno in attacco e non senza forzature, è l’ultimo arrivato Nkamohua. Ma la figuraccia è generale, pur con picchi di assoluta negatività per un Moody impresentabile e un Moore fuori partita.
    Varese rimane desolatamente a secco per 10 lunghi minuti, incassando un eloquente 36-0 tra il 16-14 del 7’ e il 52-14 del 17’. Di fronte due squadre dall’impatto tecnico ed agonistico antitetico: Tortona graffia su ogni situazione difensiva e attacca con energia e coralità, trovando prima una scarica di triple sull’asse Baldasso-Riisma (primo 14-0 per il 32-14 del 12’). Mentre l’OJM colleziona solo ferri dall’arco (0/17 da 3) rifugiandosi in soluzioni sterili e spesso forzate, perché gli esterni non creano mai vantaggi.
    Solo qualche guizzo di Nkamhoua trasmette sensazioni di energia; il parco esterni si carica di falli (Moore 4 al 16’, Librizzi 3 al 14’) con Moody fuori partita e nessun giocatore capace di dare pericolosità alla manovra. E il passivo si fa sempre più pesante con la difesa che lascia canestri facili (75% da 2 Bertram a metà gara) con 3 schiacciate in fila di Vidal e Olejniczak a siglare un divario oceanico da 49 punti a metà gara.
    La reazione? Scarna e sterile, col quinto fallo del capitano al 24’ e di Moore al 27’ che riduce pure le carte a disposizione di Kastritis. Si precipita fino a meno 60, poi qualche guizzo di Freeman (comunque sottotono per 30’) lima il gap.
    Preoccupazione? Oggettivamente sì, pur senza segnali in tal senso. Soprattutto perché quella vista a Varallo Sesia non sembra mininamente una squadra allenata dal coach greco: zero aggressività difensiva, zero nerbo, troppe volte soluzioni individuali in attacco. Urge segnale di controtendenza nel test finale del precampionato in programma domenica 28 settembre a Masnago contro Reggio Emilia. Per capire se l’OJM di oggi è stata troppo brutta per essere vera, oppure c’è qualche problema strutturale che non è solo tecnico.
    Giuseppe Sciascia

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