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La grandinata di triple di Cantù ricaccia nella gola di Varese l’urlo di gioia per il derby numero 150. L’OJM cede in volata al PalaFitLine di Desio, trafitta dalla scarica finale di 13 punti negli ultimi 106 secondi di una partita eccitante e ricca di capovolgimenti di fronte. La squadra di Kastritis ribalta con l’unica fiammata di Iroegbu il meno 11 di inizio quarto periodo, portandosi avanti e con 2 minuti da giocare. Ma si butta via tra palle perse banali – 20 totali, un’enormità – e difese non perfette contro il quintetto senza pivot di Cantù dopo il quinto fallo di Librizzi, prezioso in difesa per riaccendere il motore dopo i 32 punti subiti dai biancorossi dal minuto 23 al minuto 31. Dall’87-91 del 38’ l’Acqua San Bernardo passa al 98-93 a 36” dal termine: 3 di Moraschini, tiraccio di Iroegbu, 3 di Fevrier, persaccia di Nkamhoua...e la frittata è fatta, con i playoff a portata di mano in caso di vittoria (sarebbe stato più 4 su Trento, col match ball casalingo di domenica 26 aprile contro Cremona) che diventano nuovamente in salita. Imprescindibile battere la Vanoli nel congedo casalingo fra 7 giorni, e tifare contro la Dolomiti Energia – a quota 20 rispetto ai 22 dell’OJM, che però è in svantaggio 0-2 negli scontri diretti – nelle due trasferte di Napoli ed Udine prima della chiusura casalinga del 10 maggio con Milano. Oppure essere costretti al colpaccio sul campo della Virtus Bologna nell’ultimo turno della stagione regolare, dovendo osservare il turno di riposo nella penultima giornata del 3 maggio. Ancora una volta dunque Varese genera momenti di grandissimo basket quando difende e corre; ma sono troppi i vuoti d’aria e gli errori – anche non forzati – che contro un’avversaria ricca di veterani (non solo l’MVP Green ma anche Moraschini) si pagano a caro prezzo. E ora il margine d’errore per i playoff è davvero azzerato. Giuseppe Sciascia
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Veramente ma come possono pensare (chi lo vuole) che possa tenere il campo in NCAA?
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Oggi Con furtarello? dopo una conduzione comunque indegna dei tre
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Abbiamo mai vinto una partita con questa insopportabile maglia nera?
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Tra società all’americana ci si intende. È per questo che Redbird ha scelto la Pallacanestro Varese per il suo approccio col mondo del basket. Una fanbase numerosa e calorosa, gli investimenti sulle giovanili e le strutture moderne del Campus che potranno generare ricavi nella nuova versione 2.0 dopo il completamento dri lavori in partenza ad inizio estate. Insomma un modello di business che funziona nella direzione di una gestione sostenibile come nello sport statunitense. Ossia il primo amore del patron Gerry Cardinale e l’esatto contrario del mecenatismo col “proprietario-sponsor” che paga i conti a fine anno alla base del sistema del basket italiano, Olimpia in testa. Cerchiamo di capire perché è sbocciato il feeling tra Pallacanestro Varese e Redbird e dove può portare davvero questa partnership ancora in divenire. «CI PIACE LA VOSTRA GESTIONE» Le visite degli emissari di Gerry Cardinale hanno permesso di visionare la logistica a supporto della Pallacanestro Varese. Itelyum Arena di oggi e potenzialmente di domani, Campus di oggi e soprattutto di domani: quegli investimenti “sul mattone” che sono sempre stati alla base della gestione Scola sono stati considerati virtuosi dalla controparte. Una delegazione di Redbird era presente anche in occasione del match casalingo contro Tortona, apprezzando il coinvolgimento e il calore del pubblico biancorosso. Insomma le modalità di ragionare della Varese diretta da Luis Scola verso una filosofia americaneggiante hanno convinto non tanto i dirigenti sportivi quanto quelli del fondo di investimento, che si riconoscono nel modo di amministrare il club biancorosso. «LA SQUADRA? NON SIAMO DEL MESTIERE» La capacità gestionale dell’attuale dirigenza di Varese, nell’aspetto che più interessa la parte speculativa dell’operazione, è il fattore che ha convinto Redbird ad affiancarsi al club di Toto Bulgheroni nel suo tentativo di approdo in NBA Europe. Lasciando però la gestione sportiva nelle mani del management attuale: gli emissari del fondo sono totalmente a digiuno di basket, ma avendo apprezzato la cultura aziendale della dirigenza varesina le lascerebbero piena libertà di movimento. Per questo è stato facile non transigere ai punti fermi fissati da Luis Scola sulla necessità di mantenere nome e sede. Il General è stato chiarissimo: il dialogo può avere luogo solo se la squadra si chiamerà Pallacanestro Varese, giocherà le partite di campionato a Masnago, si allenerà al Campus e manterrà il suo settore giovanile. LA COMUNIONE DI INTENTI Su questa precondizione vincolante non ci sono stati rifiuti: il club biancorosso non ha intenzione di cedere il titolo sportivo né di trasferirsi a Milano con la sua struttura dirigenziale, nè Redbird è interessata al momento a costruire un gruppo di lavoro dedicato solo al basket. Ecco dunque la comunione di intenti: Varese ci metterebbe il know-how e la fanbase, il fondo americano i capitali per una squadra competitiva e un impianto ad hoc che genererebbe i ricavi necessari per rendere potenzialmente sostenibile, e magari redditizia, l’operazione a medio e lungo termine. La manifestazione di interesse (sia pure non vincolante) inviata ad NBA dal consorzio Varese-Redbird sarebbe tra quelle che superano i 500 milioni di dollari. Ma se l’organizzazione della nuova lega ha indicato Milano come sede della nuova franchigia permanente, come si potrà tenere il piede in due scarpe giocando a Varese? Ad NBA del campionato italiano non riguarda, al di là del vincolo della partecipazione ad una competizione nazionale rispettando il patto con la FIBA. Toccherà spiegarlo a Luis Scola e a Gerry Cardinale, entrambi comunque ben noti ai vertici NBA, se e quando si entrerà davvero nel vivo del discorso per l’assegnazione dell’unico posto per il capoluogo della Lombardia (e potrebbe anche essere mai, se ci fosse un patto NBA-Eurolega che dia priorità all’Olimpia). Al momento c’è una sola certezza: tutti coloro che hanno partecipato agli incontri con Redbird, o sono stati messi a conoscenza dei loro sviluppi, concordano su due fattori chiave. La Pallacanestro Varese non è disposta a cedere il suo titolo sportivo, né la controparte glielo ha mai richiesto. Giuseppe Sciascia
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Potrebbe anche parlare e dire qualcosa viste queste fastidiosi voci
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Un punticino, un secondo e 2 decimi di troppo. Una differenza minuscola che, però, rischia di essere pesantissima nel tentativo della Openjobmetis di acciuffare i playoff. Varese perde a Trieste 90-89 in un finale da infarto multiplo, dopo aver sprecato un bel vantaggio, dopo avere quasi perso in anticipo ma anche dopo aver capovolto il punteggio con una tripla pazzesca di Alviti per il +1 a meno di 5” dalla sirena. Poi, però, la furbizia di Ramsey e la foga, malgestita di Stewart hanno fatto il resto: finta malandrina della guardia triestina, salto a vuoto e fallo di Carlos, tiri liberi a segno. E quasi miracolo di Moore che però non si è compiuto, consegnando così a Varese un uovo di Pasqua tutto fatto di cioccolato amaro, e senza sorpresa all’interno. Un peccato, anche perché come detto questa sconfitta potrebbe avere riflessi decisivi sulla qualificazione tra le prime otto, ma al di là del finale infuocato la Openjobmetis ha le sue colpe per il KO (che, intendiamoci: a Trieste ci può anche stare…). I biancorossi si sono fatti rimontare in poche mosse il +11 ottenuto nel terzo periodo (mangiandosi il canestro del +13…) quando le triple di Ramsey e Ross hanno immediatamente chiuso il buco con Kastritis ostinato a non chiedere timeout. Certo, lo ha poi avuto nel finale per disegnare la tripla di Alviti, ma far sfumare quel vantaggio è stato – a nostro avviso – determinante sul prosieguo della gara. Poi però va detto che il coach greco è stato costretto a giocare quasi tutta la gara senza Renfro: due falli subito, il terzo a seguire, gli ultimi due senza quasi il tempo di sudare. Film già visto e decisivo, perché Varese ha dovuto spostare ancora di più il baricentro sul perimetro perdendo progressivamente a rimbalzo e mancando quelle alternative (tagli e alzate sopra al ferro) che erano state determinanti con Tortona. Il tutto nonostante uno Nkamhoua a tratti gigante e un Ladurner che ha fatto il suo. Ma anche tra gli esterni ci sono almeno due insufficienti gravi: Librizzi (0 punti e 5 falli in 22′) e Freeman che si è mangiato tiri a ripetizione. Senza alternative dalla panchina – salvo Stewart, ottimo a parte il fallo finale – e con qualche titolare non così ficcante, Varese si è affidata al finlandese e ad Alviti ma i passaggi a vuoto nell’ultimo periodo – errori anche di stanchezza – sono stati fatali. Sperando non lo siano per il raggiungimento del bersaglio grosso di fine stagione, oggi però più lontano. PALLA A DUE Squadra al completo per Ioannis Kastritis nel giorno del suo 44° compleanno: Taze Moore è ristabilito e viene inserito nel solito quintetto con Iroegbu-Renfro a formare l’asse play-pivot. Il coach di casa, Francesco Taccetti, deve fare a meno di ben tre uomini: gli ex Moretti e Brown oltre a Brooks. In quintetto va Deangeli accanto a Sissoko. LA PARTITA Q1 – Primo periodo di batti e ribatti con Trieste che sta in vantaggio più a lungo: Varese perde subito un buon Renfro che spende 2 falli in un amen e deve ridisegnare il quintetto. Sissoko però ha troppo vantaggio, così Kastritis nel finale di quarto va con Ladurner da 5 e ha un buon impatto da Max. Moore, 10 nel periodo, regala un vantaggio ai suoi ma negli ultimi 2′ Trieste allunga sino al +5 con troppe palle perse biancorosse, 25-20. Q2 – Varese replica subito con una zona fastidiosa e con le triple di Freeman e Stewart che valgono il controsorpasso e costringono Taccetti al timeout. Carlos è in un buon momento e Kastritis lascia a lungo il secondo quintetto che risponde presente. Ancora Sissoko ricuce ma la coppia Nkamhoua-Alviti dà un’altra spinta a Varese che allunga fino al +6; nuovo stop di Taccetti ma ancora le due ali biancorosse si mettono in mostra. Stewart chiude un ottimo periodo con un gran sottomano, poi però Bannan segna i liberi mentre Freeman sfiora soltanto la tripla al 20′ tondo tondo (48-53). Q3 – Una fiammata di Renfro (breve) aiuta Varese a partire meglio e a tenere il vantaggio anche se poi, con Trieste un po’ in difficoltà a parte il solito Ramsey, sono Nkamhoua e Alviti a dare un’altra spallata. Le triple delle ali valgono addirittura il +11 (54-65 al 24′) ma i padroni di casa trovano tre caenestri dall’arco (Ramsey due, Ross) e si rifanno sotto. Kastritis sceglie di lasciar correre ma se il sorpasso non si concretizza è solo per alcuni errori dei giuliani perché Freeman e soci non ne azzeccano più mezza (70-71). IL FINALE Le prodezze di Nkamhoua e tre liberi di Stewart (quarto fallo di Sissoko) ridanno un po’ di margine a Varese che però non riesce a scappare di nuovo e, quando smette di fare canestro, si ritrova addosso gli avversari. Altro giro assortito di errori fino a che Uthoff dall’arco imbuca il tiro del sorpasso al 34′ (82-81). Sembra la mazzata finale perché la OJM fatica davvero a muovere il punteggio; Trieste ne approfitta (Toscano-Anderson) ma fino a un certo punto e lascia lì qualche tiro buono. Dopo tanti canestri è tempo di errori, per Varese sembra finita ma Ross fallisce le due triple della staffa. Ecco quindi 4 punti rapidi (Alviti e Iroegbu dopo un paio di errori gravi) e una partita ancora aperta a una manciata di secondi. Dopo il secondo errore di Ross Kastritis ha l’ultimo timeout e Alviti non perdona dall’angolo: 88-89 ma con 4” da giocare. Minuto di sospensione, finta di Ramsey e fallo di Stewart a 1”4: la guardia non sbaglia i liberi, Varese inventa un’azione da football ma la preghiera di Moore esce di un amen, 90-89. Damiano Franzetti
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Andati...
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Ma in questa NCAA esattamente cosa ci andrebbe a fare?
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Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
Anche senza affrontare il discorso NBA Europe, che personalmente ritengo la fine dello sport europeo, documentati sulla grande gestione uccellino rosso del Milan -
Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
Spero cose campate in aria Dopo avermi distrutto il Milan, non anche la Pallacanestro Varese vi prego Red Bird out -
Un lampo di qua, un fulmine di là, una saetta di su, una folgore di giù. Sulla testa di Tortona, dentro al palasport di Masnago, si scatena un temporale biancorosso che, alla fine, incenerisce la quinta forza del campionato (97-87) e permette alla Openjobmetis di ripartire nella rincorsa playoff dopo la magra di Napoli. E l’accostamento ai lampi non è casuale, come dimostra il tabellino: sei gli uomini di Kastritis in doppia cifra, ognuno dei quali in grado di colpire a ripetizione in determinate fasi di partita. Vale per il primo periodo di Librizzi e Moore, per il secondo e il quarto di Iroegbu, per il terzo di Stewart e via dicendo, e nell’elenco manca l’uomo che non segna mai ma che si è rivelato decisivo: Assui. Monumentale in difesa, Big Eli, per il quale siamo riusciti in sala stampa a strappare un (minimo) giudizio individuale a Kastritis, solitamente restio a parlare dei singoli. La sirena di Masnago, dopo 40′ di tensione, rincorse, grandi giocate, arrabbiature (con i tre grigi), premia con merito Varese che ha saputo ricucire alcuni parziali che avrebbero potuto ammazzare un bisonte. La squadra di Kastritis però non si è mai disunita, nemmeno nei momenti difficili e ha trovato alcune chiavi per ripartire e – alla fine – prendere addirittura il largo. L’intensità, prima di tutto, con il coach greco che ha ruotato dieci uomini (prendendosi anche qualche azzardo quando ha tolto un ottimo Librizzi o ha tenuto fuori a lungo Iroegbu), mossa che ha consentito di sfidare la possente Bertram sul piano fisico e, alla fine, di stancarla. Poi c’è stato il turno di Assui a francobollo su Vital, che per diversi minuti aveva battuto le marcature dei vari Moore, Stewart o anche Nkamhoua. E ancora, il lavoro di Renfro sui due lati del campo o le percentuali da 2 punti dei biancorossi che hanno scelto più spesso il tiro da fuori ma, una volta verso canestro, hanno chiuso con uno scintillante 20 su 28. Infine ci ha pensato Iroegbu, che aveva un debito da saldare dopo la partita di andata e lo ha fatto tirando con 5 su 7 dall’arco. Varese dunque ha avuto pazienza, ha creduto nelle proprie qualità (alla fine 14 perse forzate all’attacco ospite) ma nello stesso tempo ha saputo trovare gli adeguamenti per tenere in bolla una partita più volte nelle mani piemontesi. Il tutto in un palazzetto bello caldo e bello pieno, come a dire che da qui a fine stagione, tutti insieme, è possibile puntare al bersaglio grosso. A patto di non napolizzarsi un’altra volta, ma forse quella lezione è servita. Varese c’è, eccome. COLPO D’OCCHIO – Si sfiora quota 4.500 nel sabato pomeriggio di Masnago, praticamente senza tifosi ospiti (ex gabbia vuota, venduti alcuni biglietti alle giovanili del territorio). In tribuna c’è il presidente di LBA, Maurizio Gherardini, sui divanetti anche Achraf Lazaar, indimenticato terzino del Varese di Sannino, cresciuto qui. In campo per Kastritis è tutto come sempre, con il quintetto ormai intoccabile. Fioretti mette subito dentro il temutissimo Vital accanto a Manjon, con l’ex Strautins raccordo tra piccoli e lunghi. LA PARTITA Q1 – La partita aperta dalla tripla di Alviti prende però presto un’inerzia a tinte bianconere: nei primi possessi Tortona o segna o converte il rimbalzo d’attacco (bene Vital e Strautins), costringendo la OJM a inseguire subito. Kastritis toglie un Iroegbu in difficoltà e lancia Librizzi; mossa azzeccata perché il capitano è tonico e ben spalleggiato da Moore. Varese risale ma spreca i palloni del sorpasso e viene infilzata negli ultimi possessi, scivolando a -7 con i colpi di Chapman (21-28). Q2 – Una delle tante fiammate varesine però vale l’immediato riaggancio a inizio secondo periodo, arrivato su tripla di Assui (28-28). Si vede anche Freeman ma è Chapman a colpire ancora per i “Leoni”. L’ala poi si macchia di un antisportivo per una gomitata a Iroegbu assegnato solo all’instant replay dopo che gli arbitri avevano dato il fallo ad Ike, fatto che ha iniziato a scatenare il pubblico contro tre fischietti a lungo insufficienti (per usare un eufemismo). Dall’incidente però trae benzina proprio Iroegbu che negli ultimi minuti del quarto spinge i suoi fino al +7, vantaggio però completamente mangiato da Tortona in 90” con Stewart protagonista in negativo (49-49). Q3 – L’inerzia piemontese pare proseguire nel terzo periodo quando è Moore l’uomo che permette a Varese di stare a galla, anche se in difesa Tazé deve cedere contro un indiavolato Vital. La OJM comunque riesce a stare in scia trovando punti anche da Alviti (contropiede) e Nkamhoua, che ricama dalla media distanza. Sul finire del quarto, dopo tanti tira e molla, resta un solo punto di vantaggio alla squadra di Fioretti, con tripla di Librizzi e acrobazia di Freeman per il 71-72. IL FINALE Tutto si decide sul rettilineo finale ma stavolta la Openjobmetis si mette davanti e non si fa più prendere. Ancora Librizzi, poi è Renfro a tornare protagonista come contro Treviso, tra un rimbalzone, un tap in vincente e addirittura un coast-to-coast. Tortona accusa il colpo e stavolta fatica a trovare canestri con la precedente fluidità anche perché su Vital ora c’è un Assui gigantesco. Di là invece è Iroegbu a salire di tono: se Pecchia lo marca addosso, Ike risolve con una tripla da 7 metri. Ma è la successiva da lontanissimo a girare definitivamente la gara perché a questo punto la Bertram attacca a testa bassa ma senza più precisione. L’ultima scena se la prende Alviti: sfondamento di Manjon e tripla dall’angolo. E a Masnago si torna a fare festa: 97-87. Damiano Franzetti
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Che bella partita Renfro e Assui clamorosi Alcune sequenze difensive di Elisee da stropicciarsi gli occhi
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Varese in maglia nera. Il simbolo dell’ultimo in classifica – nei Giri d’Italia di altri tempi – è indossato dalla Openjobmetis a Napoli: mai scelta fu più calzante visto lo “spettacolo” offerto in campo dagli uomini di Kastritis. L’alternativa era vestire tutti con un lenzuolo bianco da fantasma, che sarebbe stato l’ideale vista la prestazione offerta da Librizzi e compagni sotto al Vesuvio. Una prova indecorosa, impalpabile, inguardabile, tanto che i 29 di scarto al 40′ (104-75) sono quasi un buon risultato visti gli abissi toccati durante la partita dalla Openjobetis, scesa fino a quasi 40 di ritardo contro un’avversaria sì affamata ma reduce da una serie lunghissima di sconfitte. La Guerri, a un certo punto, è parsa quasi incredula per l’incredibile serie di regali e di mancanze in casa biancorossa, e basta citare un paio di dati per descrivere l’orrore cestistico visto a Fuorigrotta. Nel primo tempo Varese ha tirato una volta al minuto dall’arco, sbagliando 19 tiri su 20; e 19 sono stati anche i punti totali messi a segno nei primi due periodi (6, miserrimi, nel secondo quarto) dove nulla ha funzionato. Non che dopo si sia visto uno show, intendiamoci: la OJM ha fallito l’approccio ma anche tutto il resto, senza mai riuscire a mettere in atto le mosse che le avevano consentito di vincere tre partite di fila. Se l’attacco si commenta da sé, la difesa è andata altrettanto male: i blitz sulle linee di passaggio (eccellenti nelle ultime gare) non hanno mai funzionato, con i biancorossi in perenne ritardo. La conseguenza dei mancati anticipi è stato il costante sovrannumero per Napoli che ha punito costantemente in area ma non solo. E addirittura la retroguardia di Kastritis si è aperta come il Mar Rosso su alcune elementari penetrazioni napoletane dal lato destro, con mancati aiuti o tentativi di stoppata finiti a farfalle. Per carità, non ci si aspettava di passeggiare in riva al Golfo: una sconfitta si poteva anche mettere in conto ma non in questo modo inaccettabile. Varese ha giocato come una squadra con la pancia piena, una cosa che non ci si può mai permettere in questo campionato. E soprattutto ha sprecato una grande occasione per fare un passo avanti in direzione dei playoff, visto che le squadre della stessa fascia di classifica si sono quasi tutte arenate (da Trieste a Trento a Cremona). Per i giudizi individuali vi rimandiamo alle pagelle, ma va detto che almeno tre quinti del quintetto base (Moore, Alviti, Nkamhoua) si giocano la palma del peggiore in campo (spoiler: è il finlandese). Ancora una volta quindi, questa squadra non è stata capace di superare un esame di maturità dopo alcuni compiti in classe ben riusciti. Sta diventando una costante, e ciò non è incoraggiante in vista del finale di stagione che ha – avrebbe – almeno un paio di obiettivi importanti ancora da inseguire. PALLA A DUE Tutto come previsto in casa Varese, tante novità (o quasi) in casa Napoli con Magro che manda subito a referto Milton Doyle dopo due soli allenamenti con i compagni. Il play ex Trieste scatta dalla panchina, con la coppia El Amin-Bolton a spingere e Toté pivot. Kastritis non tocca nulla del suo quintetto, Librizzi è pienamente a disposizione. LA PARTITA Q1 – L’antipasto è insipido ma, pensando al resto, è la parte migliore del match. Toté segna tre volte prima di commettere il secondo fallo, Iroegbu replica (canestro e due liberi) per il 10-6. Pare lo stesso avvio di Udine con Varese a concedere qualcosa in area e meno sul perimetro e invece è tutt’altro: la squadra di Kastritis inizia a tirare da 3 punti senza mai trovare il canestro e Napoli, quasi incredula ringrazia e scappa. L’attacco è un disastro ma la difesa è simile: corridoi, spazi, anticipi a farfalle consentono alla Guerri di mandare a segno un po’ tutti. E neppure un timeout di Kastritis – quando il distacco va in doppia cifra – serve a qualcosa. Arriva l’unico hurrà dall’arco (Stewart: 1/10 totale) ma pure la sirena del 25-13. Q2 – Fare peggio è impossibile, pensano un po’ tutti. E invece Varese ci riesce, eccome: Freeman sbaglia sempre da 3, Librizzi divora da sotto, Alviti resta a zero, Moore si incarta, Nkamhoua non esiste. Per oltre 5′ il punteggio biancorosso resta a 13 mentre Napoli, con Bolton protagonista e un buon Caruso, continua ad aggiungere canestri. Negli ultimi minuti arrivano gli unici 6 punti (record negativo in Serie A in tempi recenti) che non bastano a valicare quota 20. Napoli invece è quasi a 50: la sirena arriva sul 47-19. Q3 – Il primo minuto della ripresa regala una piccola illusione: Nkamhoua segna il suo unico canestro (47-23) ma poi inanella errori di ogni genere: tiri falliti, passaggi sbagliati, falli commessi. Un disastro che i compagni, ovviamente, non riescono ad arginare. Kastritis lo lascia colpevolmente in campo fino al 26′ senza che da Olli arrivi qualcosa di buono; meglio Iroegbu e Stewart che almeno aggiungono punti al totale. Negli ultimi scampoli del quarto arriva anche qualche tripla ma Bolton continua a guidare la Guerri che ha un contributo anche dall’ultimo arrivato Doyle che infila la tripla sulla sirena. Al 30′ è 73-44. IL FINALE Si gioca solo per le statistiche, e un po’ stupisce che Kastritis non dia spazio a Ladurner (appena 1′) o a Villa, dentro solo nei 3′ finali (con un canestro). Nel quarto finale Varese combina anche qualcosa di buono con Freeman che aggiusta la mano e con Stewart e Iroegbu che fanno bottino ma naturalmente è tutto inutile ai fini del verdetto. El Amin segna quando vuole in entrata, Doyle gonfia il tabellino, Bolton va in doppia doppia con i rimbalzi, il cui dato è oltremodo imbarazzante (54-34). Per un po’ la OJM si risolleva intorno ai 25 di scarto, poi chiude a 29 (104-75). Un disastro senza appello e senza scuse. Damiano Franzetti
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Partono anche i tifosi però a una certa
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Bella gita, complimenti a tutti Staff, giocatori e società bramosi di lottare per qualcosa
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Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
College della terza età? -
L’Openjobmetis cala il tris contro Treviso e apparecchia la tavola per un finale di stagione con vista sui playoff. Vittoria tanto sofferta quanto importante per i biancorossi, che respingono negli ultimi 3’ l’assalto di una Nutribullet tutt’altro che rassegnata all’ultimo posto in classifica. Si fatica a lungo contro un’avversaria fisicata ma anche razzente, che cancella il più 10 biancorosso di inizio terzo quarto con una serie di micidiali triple in transizione. Varese vede le streghe sul 73-78 del 35’, ma trascinata dai 4.800 spettatori di Masnago gioca un finale lucidissimo per trovare il guizzo vincente grazie al collettivo. L’inedita versione da top scorer di Nate Renfro, autore degli ultimi due canestri decisivi su scarichi di Alviti e Moore, è figlia di una circolazione di palla da 25 assist che trova canali decisivi nel pitturato trevigiano dopo lo show balistico da 10/19 da 3 del primo tempo. Ioannis Kastritis spreme cose utili a rotazione da tutti gli effettivi, compreso un redivivo Allerik Freeman, alla sua miglior prestazione stagionale a Masnago fra la scarica iniziale di triple e una solida difesa negli ultimi 2’ sul bomber ospite Macura. I dati salienti sono i 25 assist e i 6 uomini in doppia cifra, con Stewart importante nel finale per sbloccare l’impasse dopo il meno 5 del 36’, e giocate importanti di Alviti (rimbalzo offensivo convertito per l’84-83) e Moore (rubata sul più 1 e assist di tocco per il più 4 di Renfro a 30” dal termine). Non è stata la miglior OJM della stagione, ma quando serviva stringere ha saputo fare le cose giuste davanti e dietro affidandosi alla coralità. Così il più 5 finale, che ribalta il meno 3 dell’andata, archivia virtualmente la pratica salvezza a otto turni dal termine. E ora Varese può davvero correre per Europa e playoff: domenica 22 marzo a Napoli, contro una Guerri in crisi (e con un nuovo coach?) si andrà in cerca del poker per il definitivo salto di qualità. Giuseppe Sciascia
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Dopo avere imboccato più di una volta la direzione sbagliata nelle precedenti partite-bivio in questa stagione, la Openjobmetis coglie la strada giusta sul parquet di Udine, la percorre con sicurezza e al termine del viaggio raccoglie una vittoria che vale oro. La squadra di Kastritis sbanca il PalaCarnera 81-92 ribaltando il -7 dell’andata e cancellando anche il ricordo di quella partita infausta a Masnago. Ripensando a quella serata disastrosa, vien da dire che Varese ha imparato – eccome – dai propri errori: i biancorossi mettono grande precisione al tiro (38.5% da 3 ma a lungo intorno al 50%), evitano di gettare via palloni (appena 7, un paio nel finale) e soprattutto forzano ben 14 perse ai padroni di casa annullando così lo strapotere friulano a rimbalzo. Da queste mosse esce una partita in cui la OJM comanda nel punteggio praticamente da cima a fondo (solo un effimero +1 Old Wild West nel secondo quarto) meritando – come ha detto Kastritis a fine gara – la vittoria al 100%. Un successo nato dalla grinta e dalla voglia di fare fatica ma reso possibile anche dalla qualità dell’attacco di Kastritis: Varese valica quota 90 punti grazie soprattutto a gente dalle mani morbide come Nkamhoua (23 con 9/12 dal campo), Iroegbu (20 con 6 assist e 6 rimbalzi), Alviti (16 con il 40% dall’arco) e Moore (15+6 e 3 rubate). Mani buone e calde al servizio di un piano partita di Kastritis stavolta senza sbavature. Il coach greco (senza Librizzi; out Bendzius e Calzavara per la OWW) spariglia un po’ le carte, spendendo in avvio Nkamhoua sugli esterni (poi i falli di Renfro cambiano i piani) e chiamando qualche giro di zona ma soprattutto chiedendo circolazione di palla rapida e precisa ai suoi uomini. Che concedono qualcosa di troppo a Mekowulu in termini di punti e rimbalzi ma che colpiscono a ripetizione gli adeguamenti di Vertemati, il quale a sua volta ha fatto ricorso all’odiata difesa di squadra («la zona mi fa schifo» fu una delle frasi più celebri nel suo periodo varesino) senza però mai fermare davvero l’impatto biancorosso. A questo punto, vale la pena guardare la classifica: Varese sale a quota 16 dove si sono fermate sia Udine sia Cremona; Reggio è alla stessa altezza ma sta risalendo di prepotenza, Trento (KO con Sassari) è due punti avanti. La corsa playoff resta – obiettivamente – molto complicata ma senza dubbio, in questo momento, ha una iscritta in più. La sua maglia è biancorossa, gli scalpi alla sua cintura si fanno più numerosi. PALLA A DUE Si torna in campo dopo la lunga pausa con qualche assenza nei roster: Librizzi è a referto ma Kastritis non lo mette in campo per la caviglia malconcia, panchina senza giocare anche per Calzavara, varesino in forza a Udine. I friulani sono anche senza Bendzius (schiena) e quindi Vertemati vara un quintetto con due soli stranieri: Christon e Mekowulu. La OJM (seguita da una quarantina di tifosi) invece manda sul parquet in avvio i soliti cinque, con Moore ad affiancare Iroegbu in regia. LA PARTITA Q1 – La mano calda di Alviti apre le danze anche se presto Varese – che pure parte bene – capisce di avere un problema bello grosso, Christian Mekowulu. Il centrone udinese domina la scena (14 punti nel primo quarto) e tiene da solo in scacco la difesa biancorossa che perde subito Renfro per falli. Buon per Kastritis che, però, l’attacco giri molto bene: Moore ruba e segna in contropiede, Nkamhoua colpisce dall’arco, Assui dall’angolo e sulla prima sirena la OJM comanda 21-28. Q2 – Poco da eccepire anche nel secondo quarto, quando anche Stewart e Iroegbu salgono di tono e pure Freeman mette 3 punti a referto. Varese dopo un’unico sorpasso friulano in avvio riprende le redini del match e dà un paio di spallate potenti, con il solito Moore che alterna spettacolo e concretezza e con Ike che trova Nkamhoua da solo in area. Tutto bene a parte l’ultimo minuto: tripla di Da Ros, forzatura di Olli da 3, mancato fallo e trepunti di Alibegovic che riporta i suoi da -10 a -4 (42-46). Q3 – In avvio di terzo quarto arriva anche il -2 di Christon ma l’elastico premia di nuovo Varese a segno con Alviti e Nkamhoua. La ditta finnico-laziale viaggia che è un piacere e la OJM tocca di nuovo il +12 prima che il solito Mekowulu torni a marcare punti per i bianconeri locali. Varese tocca anche i 14 di vantaggio ma, di nuovo, perde colpi nel finale di quarto quando Zoriks e Ikangi dimezzano il distacco. Stavolta però Iroegbu non spreca l’ultimo possesso: tripla sulla sirena e 57-67. IL FINALE La sensazione è che Udine sia sulle ginocchia, con rotazioni ridotte e con il temutissimo Alibegovic impreciso dall’arco (2/13). Al contrario, Varese crede nel colpaccio e trova punti di gran classe da Nkamhoua e Iroegbu ora davvero in gas. Con loro anche Alviti e Moore mentre Renfro chiude definitivamente la sua partita con l’ennesimo fallo evitabile. Poco male perché il lavoro collettivo riduce le difficoltà a rimbalzo e l’attacco sempre vivo tiene la OJM lontana dai guai. L’ultimo ad arrendersi per la OWW è Ikangi che poi deve uscire per un problema fisico (a pasta già buttata dalla mamma). Varese pare mettere al sicuro la differenza canestri, poi si inceppa negli ultimi 2′ e perde un po’ di terreno mantenendo però un +11 di gran lusso, 81-92. Mai in campionato Udine aveva perso con un divario in doppia cifra e anche questo dà il peso del successo biancorosso. Damiano Franzetti
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Si torna in campo. E lo si fa subito con una prova che potrebbe indirizzare il destino di questa stagione in casa Pallacanestro Varese. I biancorossi viaggeranno verso Est per affrontare (domenica 8 marzo, ore 17,30) la Old Wild West Udine, avversaria cui sono legati ricordi recenti un po’ imbarazzanti. Nella partita di andata infatti, Varese venne sconfitta in casa segnando la miseria di 59 punti (a 66) dopo 40′ di pallacanestro inguardabile. Ma non irripetibile visto che contro Reggio Emilia ci fu il bis in quelle che sono state le peggiori esibizioni dell’era Kastritis. Partite che debbono essere un monito per Librizzi e compagni in vista dell’impegno al palasport dedicato al leggendario Primo Carnera, tanto più che i due punti in palio sono molto pesanti. In caso di vittoria, Varese aggancerebbe Udine a quota 16 (ai biancorossi mancano, purtroppo, i due punti centrati a Trapani) e soprattutto manterrebbe vive le speranze di inseguire i playoff. Altrimenti per la post season si farebbe durissima considerando lo 0-2 negli scontri diretti con altre formazioni della stessa zona di classifica come Trento e Reggio Emilia. Insomma: se non si vuole tornare a guardarsi solo le spalle, è necessario strappare il successo in casa della banda-Vertemati. Il coach udinese è uno degli uomini da copertina di questo incontro, visto il suo breve e poco proficuo passaggio sulla panchina della Openjobmetis. Un’esperienza che ha scottato Vertemati (venne esonerato a favore di Roijakkers dopo 12 partite e 3 sole vittorie più quella “effimera” con Roma che si ritirò e non rientra nelle statistiche) al quale va dato atto di essere riuscito a ripartire dal basso con Udine, oggi una delle rivelazioni della LBA. Una Old Wild West che appare diametralmente opposta per ritmi e ingombri rispetto a Varese che all’andata – va ricordato – era priva dell’influenzato Alviti e non aveva ancora aggiunto al roster un giocatore importante come Carlos Stewart. Udine invece ebbe un eccellente Hickey, poi fermato da un controllo antidoping: al suo posto il veterano Christon, uno che sa cosa fare per risolvere le partite. Ma è sotto canestro che i friulani fanno una certa paura con l’ex di turno Skylar Spencer, il lituano Bendzius e il nigeriano Mekowulu che danno chili, centimetri, atletismo e qualità. E consento alla Old Wild West di capeggiare la classifica dei rimbalzi con oltre 40 a partita. All’andata fu decisivo anche Ikangi, francobollatore di Iroegbu: vedremo se con Stewart accanto questa volta l’asso biancorosso avrà più spazi. Infine grande attenzione al bomber Alibegovic e – perché no – ad Andrea Calzavara: il playmaker di Cavaria a 24 anni si è ritagliato un bello spazio nelle gerarchie dell’APU tanto da aver fatto suonare qualche sveglia di mercato più alto attorno al suo nome. Damiano Franzetti
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Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
deprimenti -
L’America sfiorata l’anno scorso, diventerà realtà a partire dall’estate 2026 per Elisee Assui, l’ala della Openjobmetis (e campione d’Europa under 20 con l’Italia), prossimo allo sbarco nel campionato universitario statunitense, la NCAA. Notizia da tempo nell’aria – anche per gli abboccamenti di alcuni mesi fa – e ora resa ufficiale dalla Pallacanestro Varese che manterrà in organico Assui sino al termine di questo campionato per poi salutarlo: “Big Eli” giocherà per la George Washington University, prestigioso college della capitale USA che fa parte della conference Atlantic 10. Il volo intercontinentale di Assui porterà anche benefici diretti alle casse della Pallacanestro Varese. L’ala e il club sono (erano) legati da un contratto di cinque anni che prevedeva una serie di “uscite” predefinite, compresa quella verso la NCAA. Si parla di circa 300mila euro, cifra che il g.m. Maksim Horowitz preferisce non confermare ammettendo però che l’ordine di grandezza è piuttosto rilevante. Ed è proprio Horowitz a esprimere a VareseNews la soddisfazione per l’operazione. «Siamo contenti di questo passaggio sia perché significa che il lavoro impostato dalla società per far crescere i giocatori sta dando frutti, sia soprattutto per Elisee inteso come persona. La NCAA gli offrirà un’esperienza incredibile, al termine della quale avrà aperte altre strade nel mondo del basket: dalla NBA alla G-League a tutti i canali europei. E si merita tutto questo: è un ragazzo che ha tanta voglia di lavorare, che torna in palestra dopo ogni partita con l’obiettivo di fare sempre meglio. Questo lo ha portato in prima squadra l’anno scorso con Mandole e poi stabilmente in campo con Kastritis che gli ha dato fiducia fin da subito». GWU non è stata l’unica università a muoversi in direzione di Assui. «Non sappiamo esattamente quante lo hanno tenuto d’occhio ma di certo con la società si sono fatti vivi 5 o 6 college. Alcuni hanno inviato a Varese un osservatore, altri hanno preso informazioni a distanza. Per quanto mi riguarda io credo che George Washington sia stata una scelta adatta e ponderata perché Elisee ha rassicurazioni anche sul suo impiego. Non dico che avrà minuti garantiti perché non è così, però potrà ritagliarsi uno spazio in squadra. Altri college magari pagano di più ma poi non offrono grandi possibilità di crescita sportiva». Il passaggio di Assui a GWU è avvenuto, con queste modalità, a causa del NIL, il sistema (“Name, Image, Likeness) che ha reso possibile offrire contratti a pagamento ai giocatori NCAA, cosa vietatissima fino a qualche anno fa quando erano puniti persino doni e regali. Con NIL si sono scatenati investimenti faraonici da parte delle ricche università americane che hanno fondi superiori anche ai grandi club europei. Non a caso lo stesso Assui riceverà un compenso superiore di una decina di volte a quello percepito a Varese. «Credo – spiega Horowitz – che le nostre società debbano ormai tenere conto della presenza del NIL e regolarsi di conseguenza. Per noi, ripeto, è un bene che un ragazzo cresciuto all’interno di Pallacanestro Varese possa effettuare un passaggio simile». A questo punto però la società dovrà pensare a rimpiazzare un italiano con minuti importanti quale è in questo momento Assui. Nei giorni scorsi si era parlato di un sondaggio per Alvise Sarto, ala veneziana oggi alla Fortitudo Bologna. «Non voglio fare nomi – conclude Horowitz – ma confermo che stiamo prendendo informazioni su diversi profili italiani che ci interessano, anche per valutare costi e ruoli. Assui ha mostrato come un giocatore con le sue caratteristiche sia adatto al gioco di Kastritis, quindi una ricerca sarà in quella direzione ma non sarà l’unica. Di certo non abbiamo preclusioni verso giocatori di A2 se li riterremo adatti, come avvenne con Tomas Woldetensae prima del mio arrivo. Lui venne alla Openjobmetis e mostrò di valere a pieno titolo la Serie A». Damiano Franzetti
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Grazie Venezia....
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Chi ama la Pallacanestro Varese non poteva chiedere di più a San Valentino. Dopo mezza partita arrancando dietro a Brescia, i biancorossi si trasformano nella ripresa e chiudono con un punto esclamativo meraviglioso: al suono della sirena, il pallone gestito da Ike Iroegbu in penetrazione destra si infila morbido nel canestro decretando un finale favoloso. Varese 98, Brescia 96: capolista detronizzata e tabù rotto in un palazzetto rovente, come poche altre volte. Una vittoria da “ammazzagrandi” per la squadra di Kastritis che usa la stessa arma di Milano per strappare i due punti alla Leonessa: l’aggressività e l’energia difensiva. Un marchio di fabbrica che, quando ha iniziato a funzionare con costanza, ha messo in difficoltà una Germani che per 20′ aveva pasteggiato da vicino e da lontano, grazie a geometrie perfette, a percentuali alte e al talento dei suoi singoli. Le partite però durano 40′ e nella seconda parte si è vista un’altra Openjobmetis che, forse, ha fiutato il fatto che Brescia non aveva poi tutte queste energie per arrivare in fondo. Priva del cervello Ivanovic, la squadra di Cotelli (che ha parlato di diversi acciacchi tra settimana e prepartita) ha smesso di trovare assist semplici e canestri gratuiti, si è aggrappata sul talento dei singoli (Della Valle su tutti) e ha beneficiato – giusto dirlo – di una direzione arbitrale che ha lasciato tanti dubbi ma che, allo stesso tempo, ha acceso un palazzetto che temeva la solita litania avversaria. Nel fuoco di Masnago si sono esaltati in tanti: Iroegbu non è stato solo l’autore della giocata del giorno ma è tornato decisivo in attacco (26 punti), Nkamhoua e Moore hanno lampeggiato classe, Renfro ha distribuito energia. E poi Kastritis ha riallungato la squadra – bene, contro una Brescia corta – dando parecchia fiducia ad Assui e Freeman che lo hanno ripagato prima di tutto con tanta attenzione a guardia del canestro. Decisiva anche la gestione dell’attacco: dopo il disastro di Trento i pochi palloni persi hanno contribuito a tenere vivace la OJM che – al solito – ha forzato diversi errori avversari. Poi, però, contro i 15 punti dalla lunetta di Brescia su 18 nell’ultimo quarto, serviva il classico coniglio cavato dal cilindro. Lo ha trovato Iroegbu con una scelta di tempo memorabile, come memorabile resterà questo successo in un’annata che – finora – di soddisfazioni ne ha regalate pochine. PALLA A DUE – Il pomeriggio varesino si apre con due omaggi, a Giancarlo Ferrero – acclamatissimo – e a Ottorino Flaborea, leggenda della Ignis e premiato con la medaglia degli 80 anni. Sulle panchine poco da registrare: la notizia rilevante è l’assenza di Ivanovic, ai box con una spalla malconcia: al suo posto parte Massinburg che si farà notare nel bene. Openjobmetis come sempre: Iroegbu-Moore in guardia con Stewart in uscita dalla panca nel settore piccoli. Colpo d’occhio discreto, ma a Masnago si vedono alcuni seggiolini vuoti: non un gran segnale al netto dell’orario. LA PARTITA Q1 – Varese punge in avvio (4–0) ma il vantaggio dura pochi istanti, perché le mani bresciane sono subito belle calde con Della Valle affiancato da Mobio e Rivers e con il conto dei punti che sale vertiginosamente sino al 22-34 della prima sirena, nonostante un Iroegbu subito prsesente in attacco (10 punti). Q2 – Il copione non cambia granché al secondo giro: Varese mostra qualche sprazzo di difesa in avvio, recupera un paio di palloni ma paga qualche fallo e si ferma lì, con Massinburg in gas e con l’area biancorossa attraversata dai tagli di Burnell e Ndour. Che segnano oppure mandano in “gol” Bilan perché i continui cambi biancorossi finiscono per sbilanciare gli equilibri e per concedere mis-match. L’unica buona notizia è il finale varesino: Moore si accende, Freeman si rende utile e prima della sirena arriva qualche punto di… sutura, anche se Brescia comanda di 14 (41-55). Q3 – Alla ripresa però è un’altra Varese che si presenta in campo con un parziale di 8-0 rotto solo da due liberi di Della Valle e che prosegue con Alviti che si accende con tre liberi e replica al bresciano con una tripla. In pochi minuti la OJM prende la targa avversaria ma un passaggio a vuoto di Moore (passaggio che apre il contropiede bresciano, forzatura successiva) fa di nuovo precipitare i padroni di casa all’indietro. Ma questa squadra – con un palazzetto che si scalda via via, soprattutto dopo le storie tese tra Librizzi e Massinburg – ha scelto di immolarsi fino alla fine e negli ultimi possessi del quarto risale sino al -6 (72-78) con l’unico squillo di Stewart e i liberi di Iroegbu. IL FINALE Serve però un ulteriore strappo e Varese lo trova dopo qualche minuto con una schiacciata di Renfro e con Tazé Moore che prima pareggia e poi segna la tripla del vantaggio (83-82). Varese però è in bonus dopo appena 1’20” – altro motivo di arrabbiatura dei tifosi – e Brescia inizia lo stillicidio di liberi. Sui 18 punti dell’ultimo quarto, la Leonessa ne segna 15 dalla lunetta. La OJM è invece molto più creativa e lo dimostra anche con Nkamhoua, decisivo nel realizzare il 5-0 che finalmente spariglia il punteggio a favore di Varese (94-89). Un argine da tenere a tutti i costi che, però, Brescia erode con i soliti liberi a nastro. Una infrazione di passi a Moore nell’ultimo minuto rimette tanto in gioco e Della Valle a -15” ha il tiro del sorpasso ma lo sbaglia. Incredibilmente il pallone toccato da Iroegbu e quasi preda di Varese si incastra sul tabellone e il possesso alternato premia la Germani. Cotelli esce dal timeout dando palla ad ADV, Nkamhoua gli chiude (correttamente) la strada ma gli arbitri concedono un altro fallo alla difesa. Nella bolgia l’azzurro pareggia a 96 ma Kastritis ha un altro timeout, toglie Renfro, chiede tagli e blocchi più per confondere le acque che per altro. La decisione è chiara: Iroegbu a cercare la stoccata decisiva. E così va: attacco sulla destra nel traffico e canestro a zero secondi dalla fine. Pandemonio a Masnago, con Ike sollevato in aria dai tifosi al grido di MVP-MVP. What else? Damiano Franzetti
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Onestamente incredibile Bel buzzer beater Un saluto agli arbitri, tra i peggiori e scarsi mai visti
