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Everything posted by simon89
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Per loro non è basket italiano, è una g League fatta in Europa
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C'è la promozione bevanda gratis, prossimo giro tacos? Siamo diventati questa roba qui
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Conduzione tecnica e filosofia sottostante drammatiche
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Impossibile seguire questa cieca cocciutaggine È veramente una presa in giro
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Imbarazzante Varese, in tutto
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Che tristezza di squadra
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Non sei l'unico
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Con le percentuali che derivano dai tiri che fa costruire auguri
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Dalla Prealpina "Margini di crescita? Francamente fatico a vederne, a questo punto bisogna prendere atto che siamo questi con i nostri pregi e i nostri limiti. Proveremo a fare meglio in quello che fa parte del nostro DNA, cercando qualche altro jolly come quello di Milano. Ma dobbiamo concentrarci sulle partite in casa con Treviso, Sassari e Cremona che sono quelle da vincere per assicurarci la salvezza."
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Anche Ferraiuolo si è arreso ai limiti irredimibili di questa squadra
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è supponenza e presunzione sì Ma così è, se (non) ci piace
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Ancora una sconfitta, ancora la sensazione di qualcosa che era tra le mani e che è volato via. Per bravura degli altri, certo, ma anche per le solite, maledette, incancellabili sbavature che stanno caratterizzando la stagione della Openjobmetis. A Trento è un altro testa a testa, come a Treviso, e come a Treviso quando i biancorossi sembrano aver finalmente risolto il rebus si fanno infilare dai padroni di casa. Allora fu un +7 non difeso a 4′ dalla fine, stavolta il margine è più esiguo (68-70, 71-72) ma proprio in quel momento una squadra ha fatto tutte le scelte giuste: non Varese. Le sbavature, i dettagli, le virgole: la formazione di Kastritis è lì che si impiglia. Sul passaggio loffio tra Nkamhoua e Stewart, sul tuffo di Forray che a 40 anni è il più rapido a capire tutto e buttarsi a terra, sul “non aiuto” di Iroegbu che lascia a Jakimovski lo spazio della tripla, sull’ennesimo taglio sulla linea di fondo che manda all’aria i piani di riscossa varesini. Alla vigilia un po’ tutti avevano sottolineato tre mosse cruciali per espugnare la BTS Arena: rimbalzi, palle perse, percentuale da 3. I biancorossi hanno lavorato bene (a tratti molto bene) sotto i tabelloni ma pagato un deficit enorme nelle altre due statistiche. 17 perse, alcune delle quali tragicomiche, alcune in momenti in cui – proprio – la palla non era da pardere; 9 su 33 dall’arco (ovvero il 26,3%), al di sotto anche della soglia psicologica del 30%. E se la Dolomiti ha fatto altrettanto male nei palloni sprecati, si è riscattata al tiro pesante creando lì le condizioni per vincere. Rispetto alle ultime uscite va segnalato un cambio di rotta gestionale di Kastritis, tornato a dare fiducia a Ladurner e Freeman da cui ha ricavato buone cose (specie con il pivot) ma ancora una volta in troppi hanno giocato a fasi alterne. Di Iroegbu abbiamo già accennato (alle amnesie difensive si aggiunge una partita poco incisiva in attacco) ma accanto a lui, tra i discontinui, ci vanno anche Alviti, Stewart e Librizzi (più male che bene per tutti) e ciò si è riflesso – trattandosi di quasi tutto il reparto guardia – in una gestione troppo imprecisa. Per sbancare un campo in trasferta servirebbero invece continuità e precisione da parte di tutti. Cose buone si sono viste dai lunghi con Renfro forse migliore in campo, insieme al solito Moore che talvolta fa confusione ma che allo stesso tempo mette sempre intensità e fantasia al servizio della squadra. Ma, appunto, è troppo poco. Quella di Trento, però, è la quarta sconfitta nelle ultime cinque gare, tre delle quali sfuggite dalle mani tremule dei biancorossi (Treviso e Venezia le altre) : un ruolino di marcia che la Openjobmetis non si può proprio permettere. Anche perché all’orizzonte (sabato 14) c’è Brescia e perché, oramai, c’è solo da guardarsi le spalle, anche questa volta. Anche quest’anno. Con il solito copione fatto di paura e di speranze andate a farsi benedire. PALLA A DUE Un buon numero di tifosi biancorossi inizia a incitare la Openjobmetis ancora prima della contesa: Kastritis manda in campo il quintetto delle ultime uscite con Iroegbu e Moore a dettare i ritmi insieme all’ex Alviti. Cancellieri non ha il forte play Jones, come previsto, ma recupera in extremis Niang; quintetto con il giovane Hassan play e i muscoli di Mawugbe sotto i tabelloni. LA PARTITA Q1 – L’avvio di gara pare lo stesso di domenica scorsa: Trento scatta 7-0 senza problemi e allunga anche dopo la tripla di Nkamhoua trovando punti un po’ da tutti. Ma più che la difesa è l’attacco varesino a mettere i brividi con 4 perse in 4′ a vanificare il buon lavoro a rimbalzo di Renfro. Toccato il -11 (Alviti e Iroegbu fantasmi), la OJM inizia finalmente a colpire: Moore dà la spinta con un paio di recupero e contropiede, poi Kastritis si ricorda di Ladurner e Freeman che nei minuti finali portano punti. La Dolomiti, in lunetta, tiene il vantaggio che però è dimezzato: 23-18. Q2 – La OJM è brava a chiudere subito il divario ma manca – vecchio difetto – quando serve concretizzare, ovvero sorpassare o comunque mettere più autorità sulla partita. Il primo pareggio arriva al 12′ con Moore, il secondo a metà periodo con quella che resterà la sola tripla di Alviti (29-29) che poco dopo produce una inconsueta schiacciata di potenza. Ma, come detto, il sorpasso non arriva e – anzi – i due timeout spesi da Kastritis negli ultimi scampoli non portano alcun risultato positivo, così l’Aquila chiude avanti 38-35. Q3 – Anche a inizio ripresa arriva il solito spreco con Iroegbu che serve un pallone troppo lungo a Nkamhoua vedendo sfumare il sorpasso. Poco dopo però è la volta buona con una schiacciata di Alviti e una tripla di Iroegbu ma l’inerzia si ferma lì per gli errori successivi e la tripla di Battle che rimette avanti i bianconeri. Nkamhoua – canestro e fallo – ci riprova ma nel finale di periodo arriva il solito blackout: 13-2 di parziale con Varese che quando sbaglia (due triple nella stessa azione di Stewart) si ferma e concede azioni veloci alla Dolomiti. Due liberi di Librizzi non possono fermare la valanga e tantomeno un timeout fuori tempo di Kastritis: 62-53 al 30′. IL FINALE La partita sembra aver preso una piega netta ma la Openjobmetis stavolta si scuote: Cancellieri deve fermare il gioco dopo lo 0-5 firmato da Renfro – perfetto in lunetta – e dalla tripla di Iroegbu (66-60). Varese inizia a crederci e sorpassa con un nuovo parziale di 2-10 grazie a Renfro, Moore e alla tripla di Nkamhoua (i tre migliori, guarda caso). L’ultimo vantaggio è ancora di Moore in penetrazione a 2.33 dalla fine ma lì Varese smette di fare le cose giuste e sbaglia tutto in fase di gestione: palla persa tra Stewart e Nkamhoua, tuffo di Forray a prendere la sfera, tripla di Jakimovski e rimessa dubbia che il replay assegna a Trento. Serve lo sforzo massimo invece arriva un taglio del macedone a punire l’aiuto di Nkamhoua e la dormita di Iroegbu: Moore segna tre volte con rapidità ma i palloni che contano sono quelli di un’Aquila in vantaggio. E gli uomini di Cancellieri non sbagliano più: 84-78. Damiano Franzetti
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Purtroppo si Bisogna solo ringraziare
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Triennale che sarà un bagno di sangue rescindere Grazie scola e cip e ciop
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Visto niente, difficile seguire sta mediocrità Leggo solo ennesimo 9/33 da 3, ma tranquilli non ci serve un tiratore, sia mai togliere minuti ad Alviti
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Che imbarazzo Non so neanche perché ci facciamo ancora il sangue amaro
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Il problema chiaro già da novembre non è stato risolto L'Openjobmetis ha smesso di crescere nel primo scorcio del 2026. Si è esaurita la parabola ascendente generata dalle riparazioni Iroegbu e Stewart, che aveva portato i biancorossi dalla zona salvezza della 9ª giornata al sesto posto del 14° turno con un ciclo di 4 vittorie in 5 gare (Trapani compresa). Un solo successo, pur eclatante, nelle ultime 4 partite è lo specchio di una Varese che viaggia in leggero riflusso perché ha corretto solo una parte dei suoi limiti iniziali. In aiuto vengono le statistiche di squadra: innegabili i progressi della difesa, che da un mese guida le graduatorie di palle recuperate, palle perse forzate agli avversari e percentuali concesse nel tiro da 3 punti. Ma i problemi dell'attacco, che alla pausa di novembre era ultimo per punti segnati, palle perse e percentuali dall'arco, sono rimasti irrisolti alla luce delle medesime posizioni nei medesimi dati statistici. E nel ritorno all'ulti mo posto nella classifica dei rimbalzi, dopo il trend di crescita del mese di dicembre che aveva fatto risalire l'OJM fino al 10° posto. RITMO, RITMO, RITMO - Per questo motivo Varese non può prescindere dall'aggressività difensiva e dal ritmo sempre elevato: giocare in velocità è il modo per evitare di collezionare ferri in serie dall'arco e "regali" agli avversari sotto forma di palle perse. La trojka Iroegbu, Stewart e Moore, che sa esaltarsi quando può correre, fa terribilmente fatica nel dare certezze a difesa schierata. La coppia Mitrou Long-Hands della prima OJM di Kastritis risultava più "performante"rispetto all'attuale pacchetto esterni: di fatto mancano sia un un costruttore di gioco affidabile a metà campo, che un attaccante capace di mettersi in proprio quando la manovra non crea vantaggi. Affidarsi alle gambe prima che alla testa è una scelta di campo dalla quale indietro non si torna, almeno per quest'anno; se ne dovrà tenere conto per il futuro se le opzioni contrattuali sul trio Iroegbu, Stewart e Moore varranno ancora chiudendo in zona Europa dal decimo posto in su. MORIRE DI FREDDO - Però diventa difficile uscire dall'impasse attuale affidandosi "solo"ad approccio mentale e volontà. L'unico upgrade per modificare un trend "stagnante", se non ribassista, può arrivare dalla sostituzione di Freeman, sempre che nella pausa si opti per questa soluzione. Ma la priorità andrà indirizzata verso mani più calde nel settore ali per aumentare la pericolosità balistica, o maggiore vigore a rimbalzo nel reparto lunghi per aiutare la spinta in velocità? La coperta resterà comunque corta, ma almeno non si rischierà di morire di freddo... Giuseppe Sciascia
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Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
La conferma automatica direi che non è più un problema -
IL COMMENTO DI FABIO GANDINI Milano: effetto sorpresa. Reggio Emilia: effetto “conosci te stesso”. O meglio: sono gli altri a conoscere Varese. Bene. Priftis, evidentemente, meglio di altri: come si mette in tasca lui la ballerina Openjobmetis, il suo allenatore e tutta la compagnia cantante prealpina, pochi altri… Al PalaLido i biancorossi hanno giocato sulle mancanze milanesi, la sorpresa è stata tutta nella differenza di freschezza e scioltezza, le briglie libere e non tirate lasciate loro sul collo hanno scritto un copione di partita da interpretare senza strappi, con la concreta possibilità di emergere, poi sfruttata a dovere. Bene, bravissimi, ma il bis? Da scordare. Perché Reggio Emilia, invece, è arrivata a Masnago con una sola idea in testa: distruggere Cartagine, non lasciare che macerie dietro di sé. “Pace” ridotto ai minimi termini, in una guerra di passo dove ha vinto il trotto e il galoppo non si è visto; fisicità e falli sistematici ogni volta in cui qualche kastritiano ha osato mettere il turbo; controllo perentorio delle plance; aggressività sugli esterni, attenzione a ogni uscita dai blocchi, pazienza in attacco, terreno sul quale sfruttare azioni muscolari e meccanismi semplici ma efficaci. Poteva finire diversamente? No. Davanti ad avversarie cui tutto quanto sopra elencato riesce nell’effettività della prestazione, Varese non ha armi per controbattere. Troppi indizi fanno ormai una prova. Contro Reggio Emilia, poi, è ormai una questione quasi storica: -15 (stasera), -24, -17, -15, +23 (l’eccezione che conferma la regola…) e -33 è l’elenco degli scarti delle ultime sei gare al cospetto della Unahotels. In quella che è da anni una battaglia di filosofie - la leggerezza e la velocità contro i chili e i centimetri - il credo varesino non fa altro che uscire sconfitto nel caso di specie. La giornata di oggi non ha registrato una regressione, come potrebbe sembrare, ma una conferma: più di se stessa Varese non sa essere. Nel bene, Milano, e nel male, Reggio. E allora, nel giorno in cui il sesto straniero Allerik Freeman raggiunge l’abisso dell’ “n.e.” per scelta tecnica, considerato meno di un ragazzino e mai contemplato nemmeno in versione scossa, e nel giorno in cui per l’ennesima volta la finitezza di mezzi fisici presenta pesantemente il conto, ci si chiede - senza malizia - se questa società, dal suo maggiorente fino al suo allenatore, sogni veramente di affrancarsi dalla zona salvezza per ambire seriamente a quella playoff. Sì o no? Non c’è nulla di male a rispondere “no”, basta essere chiari e onesti: non ce lo permette il budget, non ce lo permette la parabola di crescita che abbiamo in mente, ancora non abbastanza acuita. Perché se la risposta è no, per la salvezza va già bene così. Se invece la risposta è sì, allora che alle parole corrispondano i fatti: senza provare ad andare oltre la propria finitezza, a partire inderogabilmente dal mercato risolvendo l’assurdità del “caso” Freeman, la post season Varese non la vedrà mai e poi mai. Però non prendiamoci in giro, facendo passare la situazione di uno straniero che gioca 2 minuti a partita come normale… Fabio Gandini
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Varese - Reggio Emilia
simon89 replied to Lelouch VI Britannia's topic in Varese e il campionato di Basket
E poi non ci invitano a fare le coppe, brutti cattivi! -
Varese - Reggio Emilia
simon89 replied to Lelouch VI Britannia's topic in Varese e il campionato di Basket
Sa solo tirare da 3 e non è entrato ieri che non segnava nessuno e la partita era palesemente finita al 25'...non penso lo rivedremo mai -
Dopo essersi regalata un momento d’evasione, di estasi, a Milano, l’Openjobmetis torna quella che i tifosi non vorrebbero vedere. Quella capace di rovinarsi con una partita disastrosa nel momento in cui, invece, era possibile il salto di qualità. Varese si fa divorare in casa da Reggio Emilia (61-76) con un elenco di errori, mancanze, inciampi e situazioni imbarazzanti che potrebbero riempire un intero libro. In tilt fin dal primo minuto, contro i muscoli e il pressing reggiano, la squadra di Kastritis viaggia a ritmi da dopolavoro in attacco (10, 16 e 14 punti i primi tre parziali) senza mai e poi mai trovare un’alternativa. E dopo un approccio iniziale deprimente, riesce a fare il bis e il tris nei due momenti in cui sarebbe servito accendere il turbo: 0-10 ospite dopo l’unica fiammata varesina (32-40 dopo l’intervallo), 0-7 reggiano dopo 1’24” del quarto periodo a demolire le ultime speranze. E Kastritis, questa volta, prosegue a perdere in sala stampa: il coach greco – terzo derby perso su tre con Priftis – evita il più possibile di rileggere la partita davanti ai microfoni (e di riflesso ai lettori-tifosi), imputa la sconfitta alla difficoltà del campionato, garantisce di aver pensato di allungare le rotazioni ma di aver scelto diversamente, spiega di non avere recriminazioni. Contento lui, meno contenti tutti noi: perdere è un problema relativo, ci abbiamo fatto il callo, perdere in casa così, senza mai fare canestro, senza mai trovare una contromossa, per di più restando sotto nettamente fin dal primo minuto e chiudendo con un timeout ancora in tasca non è accettabile. E meriterebbe ben altra lettura nel dopo gara, anche per rispetto di chi paga il biglietto (tanti, anche stavolta). Da salvare c’è poco: vero che Reggio è una delle squadre più difficili da affrontare per Varese, con i suoi ritmi compassati, i tanti centimetri e i muscoli in tutti i ruoli (basta vedere il play, Caupain, attaccare di fisico una guardia-ala come Moore). Ma è anche vero che la OJM ci ha messo un quarto per iniziare a difendere – dopo è andata meglio – ha sofferto tantissimo a rimbalzo e quindi non è riuscita a innescare la corsa. Ma pure a difesa schierata ha combinato poco: Alviti è stato forse il peggiore in campo, ma – per fare un esempio – non gli è mai stato costruito un tiro decente. E il giropalla biancorosso è stato sempre inconcludente, quando sarebbe servito maggiore ritmo per bucare la ragnatela reggiana e farla sbilanciare. Aggiungiamo una serie di scelte cattive e avventate nel tentativo di muovere il punteggio in certi frangenti, e la frittata è completa. Quindi, per l’ennesima volta, dalle parti di Masnago ci si torna a guardare dietro e a “benedire” le sconfitte di Cantù e Treviso che tengono ancora in zona di sicurezza Librizzi e compagni. Ma questa non è di certo una soddisfazione, perché tra la trasferta di Trento e il match interno con Brescia le prossime due appaiono molto complicate. Servirà almeno un’impresa in stile Milano prima della pausa, anche se la cosa migliore sarebbe trovare un po’ di continuità. E magari completare una formazione che “regala” il sesto straniero ogni domenica. PALLA A DUE – Palazzetto di nuovo pieno per il confronto tra biancorosse con in palio due punti pesanti in chiave salvezza. Tra il pubblico anche Thomas Larkin, il varesino capitano della nazionale di hockey che sta per iniziare l’avventura olimpica. Squadre come da previsione: Kastritis rimette lo stesso quintetto delle ultime uscite, il connazionale Priftis – con molte più opzioni – manda in quintetto l’ex Woldetensae (applaudito) accanto alla trazione posteriore Caupain-Brown. LA PARTITA Q1 – Il brutto giorno si vede dal mattino. Varese concede di tutto all’attacco di Reggio nelle prime battute e il punteggio è subito in salita, 4-11 ma, dicevamo, è solo l’inizio. Il primo quarto è un’esibizione di una squadra che sembra raccattata al momento: difesa troppo morbida contro il peso di Caupain e soci, attacco in tilt completo, irretito dal pressing ordinato da Kastritis. Ne esce un periodo chiuso sull’8-24 con i tifosi spazientiti. Q2 – Il secondo periodo non offre grosse variazioni sul tema: OJM un po’ migliore in difesa (cresciuta soprattutto nel finale di periodo) ma l’attacco resta affidato a qualche iniziativa dei singoli. Per vedere la prima tripla della sera (Stewart) bisogna attendere il 15′ ma Reggio dà l’impressione di essere sempre in controllo con Prifitis che perde Williams per falli ma può puntellare l’area con Echenique, Thor e Severini. Un mini-lampo nel finale del quarto vale il 24-35 e sembra già una vittoria. Q3 – Dopo l’intervallo arriva forse il miglior momento varesino, nato più per la combinazione nervosismo-rabbia del pubblico per alcuni fischi avversi che per reali meriti tecnico tattici. Iroegbu si scrolla di dosso gli avversari e spinge i suoi al -8 (32-40) ma subito dopo arriva uno 0-10 a favore degli ospiti – importante Severini – che ributta indietro Varese. Moore prova a mettere punti di sutura ma i buoi sono scappati e la sirena suona sul 40-55. IL FINALE Il -15 sarebbe ancora teoricamente ribaltabile, se non che in meno di 90” Reggio segna tre volte (0-7), Varese zero, con Thor e soci dominanti a rimbalzo offensivo. Kastritis spende il secondo timeout – terrà in tasca l’ultimo – ma la mossa serve solo ad accendere i motori varesini, comunque troppo deboli per poter girare le onde della partita. Qualche magata di Iroegbu e Librizzi servono giusto a migliorare un po’ il passivo, Reggio svicola sui tentativi di pressing a tutto campo ed esulta con Echenique rimasto solo in attacco. Bandiera bianca, serata nera: 61-76. Damiano Franzetti
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Varese - Reggio Emilia
simon89 replied to Lelouch VI Britannia's topic in Varese e il campionato di Basket
Non vorrai mica togliere minuti a qualcuno -
Varese - Reggio Emilia
simon89 replied to Lelouch VI Britannia's topic in Varese e il campionato di Basket
In questa squadra di tiratori affidabili ci sono giusto Librizzi e Alviti (quest'anno peraltro assai ondivago, o tira benissimo o tira malissimo), con molta difficoltà riesco a considerare tiratore Stewart. Gli altri piedi per terra sono un pianto Considerato il basket di oggi e ancora di più come giochiamo noi (mezza ruota e penetra e scarica, punto, se non corriamo) mi sembra del tutto infattibile avere così pochi tiratori pericolosi. Dover aggiungerne uno a questo organico mi sembra così evidente che è quasi inutile parlarne Hai aggiunto Iroegbu e Stewart per creare vantaggi per gli altri, peccato non ci sia nessuno a sfruttarli questi vantaggi -
Varese - Reggio Emilia
simon89 replied to Lelouch VI Britannia's topic in Varese e il campionato di Basket
Sarebbe anche bello disturbare il grande capo, se si degna, e chiedergli (mentre ciancia di Coppe Europee ed NBA Europe) se è contento di questa altra stagione mortificante
