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che imbarazzo aperitivo per salutare questi eroi mi raccomando
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d'altronde abbiamo tenuto 1 anno (1 anno) questo Freeman
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onestamente? sì
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ma è accettabile un comportamento del genere da un "professionista"?
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starà prenotando dove mangiare appena torna a casa
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...
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La prima maglia di Matteo Librizzi lontano dalla sua Varese sarà quella di una università americana. Società e giocatore hanno avuto a inizio settimana un franco colloquio, nel quale il play del 2002 ha comunicato la sua volontà di cimentarsi col basket NCAA al termine della stagione in corso, fermo restando il massimo impegno del capitano per cercare di raggiungere il primo playoff della sua carriera in serie A. Ma nel 2026/27 il varesino “doc” vuole mettersi alla prova nel college basket americano, anche se per soli 12 mesi, sfruttando l’anno di eleggibilità universitaria extra garantita dalla sua militanza in Nazionale Under 20. L’ASPETTO ECONOMICO Dodici mesi fa lasciò cadere gli 800mila dollari proposti da Ole Miss; quest’anno le sirene sono tornate ancora più forti, pur senza avere ancora una collocazione definitiva. Però il richiamo economico è irresistibile: l’ingaggio proposto nel 2025, al netto di tasse e commissioni e con il cambio attuale, potrebbe ammontare attorno a 400mila euro, oltre quattro volte quello attuale a Varese. E poi c’è la voglia di essere protagonista con un ruolo da titolare, in quanto “espertone” per un campionato con vincoli anagrafici come la NCAA. E IL CLUB? Nessun desiderio di tarpare le ali a “Libro” nonostante i due anni residui senza uscite di nessun genere del contratto triennale stipulato con il suo capitano a maggio 2025. Al momento si lavora a un’intesa che possa “congelare” l’accordo in essere e riattivarlo nel 2027/28. I dettagli sono ancora da concordare, ma l’intento del club biancorosso sarebbe quello di proseguire il cammino insieme a Librizzi, auspicando che possa sfruttare l’esperienza NCAA per affinare le doti da regista. L’intesa tra le parti è fondamentale anche per indirizzare la scelta del sostituto del capitano nel parco italiani: il buyout da 300mila dollari previsto nel contratto di Elisèe Assui esaurirà il rapporto con l’azzurrino Under 20, e le operazioni avanzate con Liam Udom e Iris Ikangi vanno nel solco di una sostituzione “tout court”. Giuseppe Sciascia
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- varese 2025/2026
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Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
I giocatori fanno bene ci mancherebbe, ma è una situazione veramente imbarazzante -
Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
https://sportando.basketball/lega-basket-caso-italiani-ncaa-fuga-talenti/ -
Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
per carità -
Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
veramente incredibile -
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simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
magara -
Pallacanestro Varese 2025-2026
simon89 replied to Giobbo's topic in Varese e il campionato di Basket
si sta livellando verso il pavimento pure la NCAA Comunque a maggior ragione meglio di Alviti non si trova, ci si pensi -
L’Openjobmetis sfrutta il match ball playoff. La truppa di Ioannis Kastritis festeggia il quinto hurrà consecutivo a Masnago, domando la combattiva Cremona davanti al record stagionale da 5.030 paganti. Varese conquista due punti pesantissimi nella sua corsa verso l’ottavo posto: a due turni dal termine sale a più 4 sul pacchetto a quota 20 composto da Cremona e Udine (che non possono più sorpassarla) ma anche Napoli e Trento (che sono in vantaggio negli scontri diretti). Ora l’OJM si prepara ad osservare il turno di riposo previsto dal calendario per domenica 3 maggio: saranno playoff aritmetici se Trento perderà a Udine e Napoli a Reggio Emilia, altrimenti tutto rimandato all’ultimo turno, quando i biancorossi saranno ospiti della Virtus Bologna, mentre i campani riceveranno Udine e l’Aquila ospiterà Milano. Scatto e frenata Vittoria tutt’altro che semplice dopo un primo tempo che sembrava preludio ad una cavalcata trionfale biancorossa a suon di giocate in velocità fino al 45-31 del 20’. Però l’attacco OJM ha girato a vuoto per lunghi tratti del secondo tempo, rifugiandosi in uno sterile martellamento dall’arco contro i quintetti senza pivot scelti da Cremona. Che ha rimontato con le triple in transizione di Willis, arrivando più volte in scia ad una OJM capace di collezionare soluzioni offensive dalla sintassi cestistica totalmente rivedibile. Eppure reggendo stabilmente l’urto in difesa (vedi il 41% da 2 e le 22 palle perse forzate) ha mantenuto un piccolo vantaggio e pescato qualche jolly individuale (vedi la tripletta dall’arco Stewart-Iroegbu-Nkamhoua che ha rilanciato la fuga sul 69-60 del 36'). Finale palpitante Finale ancora palpitante con errori esiziali nella costruzione del gioco, ma con la “doppia-doppia” di Alviti (record personale a rimbalzo) la squadra di Kastritis ha retto l’urto. E messo il punto esclamativo con i liberi di Stewart ed Iroegbu. Non un Picasso, ma il valore della posta in palio era altissimo. E Varese ha messo in campo la mentalità giusta, vincendola prima di tutto in difesa come piace al coach greco. Ora l’ultimo pit stop in attesa dei risultati degli altri campi che domenica potrebbero qualificare l’OJM ai playoff evitando l’ordalia finale contro la capolista Bologna. Giuseppe Sciascia
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bene così
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Se Trento vince è quasi finita
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La grandinata che si abbatte sul PalaDesio nell’immediato dopo partita di Cantù-Varese è un prosieguo di quel che è accaduto in campo negli ultimi 2′ di gioco. Una grandinata, ma di triple, premia l’Acqua San Bernardo in un finale in volata di un derby molto bello da guardare per un tifoso neutrale, dolorosissimo per chi invece è di fede biancorossa. La Openjobmetis cede di 4 punti, 100-96, concedendo però appunto la tripla cifra ai brianzoli e venendo punita proprio sul più bello, quando cioè i biancorossi erano riusciti a prendersi l’inerzia della partita. Sotto anche di 11 punti, la squadra di Kastritis ha saputo risollevarsi appena in tempo grazie alla resurrezione (momentanea) di Iroegbu, tassa da pagare per 35′ e poi improvvisamente capace di accendersi. Con lui e con il solito, eccellente Nkamhoua, Varese ha rimontato e addirittura sorpassato i padroni di casa sullo slancio, ma la rincorsa si è fermata lì, davanti di 4 punti, mentre la San Bernardo ha ritrovato la mano buona dall’arco (con l’eccellente Green ma anche con Moraschini e Fevrier) e punito la difesa varesina. Una difesa che – lo dicono i 100 punti subiti – non è stata all’altezza della fama che la squadra di Kastritis si era costruita fino a qui: il coach greco lo ha detto chiaro e tondo in sala stampa con una similitudine azzeccata. “Abbiamo giocato al casinò quando avremmo avuto bisogno di un solido conto in banca“. Giusto, anche se il coach greco non è esente da colpe, con qualche scelta micragnosa (timeout rimandati, pivot tolto sul finale del terzo periodo…) quando talvolta sarebbero servite decisioni più semplici e lineari. La sconfitta nel derby fa male due volte, perché tra l’altro complica assai la rincorsa playoff di Moore e compagni che rimangono ottavi da soli e con una partita in meno in calendario (cosa buona) ma che sprecano un’occasione per andare a +4 sulle rivali, ben sapendo di avere un turno di riposo. Cremona è un’avversaria diretta e settimana prossima sarà al centro dell’ennesima sfida decisiva della stagione: chissà se per una volta questa Varese – che ha difetti ma anche pregi – saprà regalarsi un sorriso in una partita che è quasi uno spareggio. A Cantù è andata come non doveva, vedremo se Masnago riuscirà a imporre la sua legge ancora una volta. PALLA A DUE Accompagnata da un prologo caldissimo al Campus, la Openjobmetis trova una temperatura altrettanto alta a Desio: palasport strapieno per il derby numero 150, con gli ultras di casa che solidarizzano con i tifosi ospiti per il divieto di trasferta. Kastritis ha la squadra al completo e manda in campo il quintetto di sempre, De Raffaele recupera Green, sceglie Chiozza nel ballottaggio con Robinson e gli affida la regia iniziale. Sotto canestro si parte con Ballo contro Renfro. LA PARTITA Q1 – Un bel ricciolo di Alviti apre la contesa ma sarà l’unico vantaggio esterno del quarto perché Cantù trova in Bortolani il giocatore con cui aprire la scatola difensiva di Kastritis. L’azzurro, febbricitante, segna dall’arco e tiene avanti i suoi che tuttavia non riescono a scappare. La OJM reagisce con qualche buon taglio sotto canestro anche se paga il cattivo avvio di Iroegbu, con la mira ballerina. Kastritis ne cambia 4 in una volta, il secondo quintetto regge in difesa e Varese resta in scia: al 10′ è 20-19. Q2 – La San Bernardo prova ancora a dare una spallata ma balbetta in lunetta e trova dall’altra parte qualche minuto ottimo di Stewart, anche se poi Carlos calerà con il passare del quarto. L’uomo in più, a centro periodo, è Nkamhoua: marcato da Ballo il finlandese domina con due penetrazioni e una tripla per il sorpasso biancorosso (33-34). Si procede spalla a spalla, con Iroegbu che finalmente inventa un 2+1 e con Ladurner che prima sbaglia da sotto ma poco dopo schiaccia il +2. Varese pregusta il vantaggio a metà gara ma un pasticcio in attacco e la tripla di Green a fil di sirena valgono il 46-44. Q3 – Varese riparte bene nel terzo periodo (Nkamhoua e Moore) ma poi si spegne, con Iroegbu sempre in deficit e i compagni che a un certo punto smettono di fare canestro in attacco. Cantù ne approfitta pur con qualche alto e basso, poi rompe gli indugi con un’altra tripla di Bortolani e i liberi di Chiozza. Il divario si allarga: +6, +9, con Kastritis che gioca d’azzardo e non chiama timeout come fa, al contrario, De Raffaele al primo canestro ospite. Tocca a Stewart rivitalizzare la OJM (anche una tripla di Assui) che limita i danni alla mezz’ora, 76-70. IL FINALE Non basta, i biancorossi non riescono a spremersi oltre e nei minuti iniziali del quarto periodo sentono scivolare la partita dalle mani con Green a segno due volte e con Fevrier che aggiunge qualcosa dopo una tripla di Alviti. Varese è in tilt, butta un paio di palloni alle ortiche e sembra a fine corsa sull’84-73 (di Green ovviamente). In tribuna si festeggia ma Varese dimostra di non essere morta: finalmente tocca a Iroegbu che vive 2-3 minuti di grazia e insieme a Nkamhoua confeziona il superparziale di 3-18 che improvvisamente vale il +4 biancorosso (87-91). Servirebbe il colpo di grazia e invece De Nicolao non trema in lunetta, Iroegbu torna quello precedente con una palla persa sanguinosa e banale mentre Green riveste i panni del giustiziere. Tripla per lui, triple per Moraschini (ancora dall’angolo) e infine per Fevrier: Cantù riprende il comando e l’ultimo canestro di Moore serve solo a fissare il risultato finale: 100-96. Con tanti rimpianti biancorossi. Damiano Franzetti
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Ah bo
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La grandinata di triple di Cantù ricaccia nella gola di Varese l’urlo di gioia per il derby numero 150. L’OJM cede in volata al PalaFitLine di Desio, trafitta dalla scarica finale di 13 punti negli ultimi 106 secondi di una partita eccitante e ricca di capovolgimenti di fronte. La squadra di Kastritis ribalta con l’unica fiammata di Iroegbu il meno 11 di inizio quarto periodo, portandosi avanti e con 2 minuti da giocare. Ma si butta via tra palle perse banali – 20 totali, un’enormità – e difese non perfette contro il quintetto senza pivot di Cantù dopo il quinto fallo di Librizzi, prezioso in difesa per riaccendere il motore dopo i 32 punti subiti dai biancorossi dal minuto 23 al minuto 31. Dall’87-91 del 38’ l’Acqua San Bernardo passa al 98-93 a 36” dal termine: 3 di Moraschini, tiraccio di Iroegbu, 3 di Fevrier, persaccia di Nkamhoua...e la frittata è fatta, con i playoff a portata di mano in caso di vittoria (sarebbe stato più 4 su Trento, col match ball casalingo di domenica 26 aprile contro Cremona) che diventano nuovamente in salita. Imprescindibile battere la Vanoli nel congedo casalingo fra 7 giorni, e tifare contro la Dolomiti Energia – a quota 20 rispetto ai 22 dell’OJM, che però è in svantaggio 0-2 negli scontri diretti – nelle due trasferte di Napoli ed Udine prima della chiusura casalinga del 10 maggio con Milano. Oppure essere costretti al colpaccio sul campo della Virtus Bologna nell’ultimo turno della stagione regolare, dovendo osservare il turno di riposo nella penultima giornata del 3 maggio. Ancora una volta dunque Varese genera momenti di grandissimo basket quando difende e corre; ma sono troppi i vuoti d’aria e gli errori – anche non forzati – che contro un’avversaria ricca di veterani (non solo l’MVP Green ma anche Moraschini) si pagano a caro prezzo. E ora il margine d’errore per i playoff è davvero azzerato. Giuseppe Sciascia
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Veramente ma come possono pensare (chi lo vuole) che possa tenere il campo in NCAA?
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Oggi Con furtarello? dopo una conduzione comunque indegna dei tre
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Abbiamo mai vinto una partita con questa insopportabile maglia nera?
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Tra società all’americana ci si intende. È per questo che Redbird ha scelto la Pallacanestro Varese per il suo approccio col mondo del basket. Una fanbase numerosa e calorosa, gli investimenti sulle giovanili e le strutture moderne del Campus che potranno generare ricavi nella nuova versione 2.0 dopo il completamento dri lavori in partenza ad inizio estate. Insomma un modello di business che funziona nella direzione di una gestione sostenibile come nello sport statunitense. Ossia il primo amore del patron Gerry Cardinale e l’esatto contrario del mecenatismo col “proprietario-sponsor” che paga i conti a fine anno alla base del sistema del basket italiano, Olimpia in testa. Cerchiamo di capire perché è sbocciato il feeling tra Pallacanestro Varese e Redbird e dove può portare davvero questa partnership ancora in divenire. «CI PIACE LA VOSTRA GESTIONE» Le visite degli emissari di Gerry Cardinale hanno permesso di visionare la logistica a supporto della Pallacanestro Varese. Itelyum Arena di oggi e potenzialmente di domani, Campus di oggi e soprattutto di domani: quegli investimenti “sul mattone” che sono sempre stati alla base della gestione Scola sono stati considerati virtuosi dalla controparte. Una delegazione di Redbird era presente anche in occasione del match casalingo contro Tortona, apprezzando il coinvolgimento e il calore del pubblico biancorosso. Insomma le modalità di ragionare della Varese diretta da Luis Scola verso una filosofia americaneggiante hanno convinto non tanto i dirigenti sportivi quanto quelli del fondo di investimento, che si riconoscono nel modo di amministrare il club biancorosso. «LA SQUADRA? NON SIAMO DEL MESTIERE» La capacità gestionale dell’attuale dirigenza di Varese, nell’aspetto che più interessa la parte speculativa dell’operazione, è il fattore che ha convinto Redbird ad affiancarsi al club di Toto Bulgheroni nel suo tentativo di approdo in NBA Europe. Lasciando però la gestione sportiva nelle mani del management attuale: gli emissari del fondo sono totalmente a digiuno di basket, ma avendo apprezzato la cultura aziendale della dirigenza varesina le lascerebbero piena libertà di movimento. Per questo è stato facile non transigere ai punti fermi fissati da Luis Scola sulla necessità di mantenere nome e sede. Il General è stato chiarissimo: il dialogo può avere luogo solo se la squadra si chiamerà Pallacanestro Varese, giocherà le partite di campionato a Masnago, si allenerà al Campus e manterrà il suo settore giovanile. LA COMUNIONE DI INTENTI Su questa precondizione vincolante non ci sono stati rifiuti: il club biancorosso non ha intenzione di cedere il titolo sportivo né di trasferirsi a Milano con la sua struttura dirigenziale, nè Redbird è interessata al momento a costruire un gruppo di lavoro dedicato solo al basket. Ecco dunque la comunione di intenti: Varese ci metterebbe il know-how e la fanbase, il fondo americano i capitali per una squadra competitiva e un impianto ad hoc che genererebbe i ricavi necessari per rendere potenzialmente sostenibile, e magari redditizia, l’operazione a medio e lungo termine. La manifestazione di interesse (sia pure non vincolante) inviata ad NBA dal consorzio Varese-Redbird sarebbe tra quelle che superano i 500 milioni di dollari. Ma se l’organizzazione della nuova lega ha indicato Milano come sede della nuova franchigia permanente, come si potrà tenere il piede in due scarpe giocando a Varese? Ad NBA del campionato italiano non riguarda, al di là del vincolo della partecipazione ad una competizione nazionale rispettando il patto con la FIBA. Toccherà spiegarlo a Luis Scola e a Gerry Cardinale, entrambi comunque ben noti ai vertici NBA, se e quando si entrerà davvero nel vivo del discorso per l’assegnazione dell’unico posto per il capoluogo della Lombardia (e potrebbe anche essere mai, se ci fosse un patto NBA-Eurolega che dia priorità all’Olimpia). Al momento c’è una sola certezza: tutti coloro che hanno partecipato agli incontri con Redbird, o sono stati messi a conoscenza dei loro sviluppi, concordano su due fattori chiave. La Pallacanestro Varese non è disposta a cedere il suo titolo sportivo, né la controparte glielo ha mai richiesto. Giuseppe Sciascia
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Potrebbe anche parlare e dire qualcosa viste queste fastidiosi voci
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Un punticino, un secondo e 2 decimi di troppo. Una differenza minuscola che, però, rischia di essere pesantissima nel tentativo della Openjobmetis di acciuffare i playoff. Varese perde a Trieste 90-89 in un finale da infarto multiplo, dopo aver sprecato un bel vantaggio, dopo avere quasi perso in anticipo ma anche dopo aver capovolto il punteggio con una tripla pazzesca di Alviti per il +1 a meno di 5” dalla sirena. Poi, però, la furbizia di Ramsey e la foga, malgestita di Stewart hanno fatto il resto: finta malandrina della guardia triestina, salto a vuoto e fallo di Carlos, tiri liberi a segno. E quasi miracolo di Moore che però non si è compiuto, consegnando così a Varese un uovo di Pasqua tutto fatto di cioccolato amaro, e senza sorpresa all’interno. Un peccato, anche perché come detto questa sconfitta potrebbe avere riflessi decisivi sulla qualificazione tra le prime otto, ma al di là del finale infuocato la Openjobmetis ha le sue colpe per il KO (che, intendiamoci: a Trieste ci può anche stare…). I biancorossi si sono fatti rimontare in poche mosse il +11 ottenuto nel terzo periodo (mangiandosi il canestro del +13…) quando le triple di Ramsey e Ross hanno immediatamente chiuso il buco con Kastritis ostinato a non chiedere timeout. Certo, lo ha poi avuto nel finale per disegnare la tripla di Alviti, ma far sfumare quel vantaggio è stato – a nostro avviso – determinante sul prosieguo della gara. Poi però va detto che il coach greco è stato costretto a giocare quasi tutta la gara senza Renfro: due falli subito, il terzo a seguire, gli ultimi due senza quasi il tempo di sudare. Film già visto e decisivo, perché Varese ha dovuto spostare ancora di più il baricentro sul perimetro perdendo progressivamente a rimbalzo e mancando quelle alternative (tagli e alzate sopra al ferro) che erano state determinanti con Tortona. Il tutto nonostante uno Nkamhoua a tratti gigante e un Ladurner che ha fatto il suo. Ma anche tra gli esterni ci sono almeno due insufficienti gravi: Librizzi (0 punti e 5 falli in 22′) e Freeman che si è mangiato tiri a ripetizione. Senza alternative dalla panchina – salvo Stewart, ottimo a parte il fallo finale – e con qualche titolare non così ficcante, Varese si è affidata al finlandese e ad Alviti ma i passaggi a vuoto nell’ultimo periodo – errori anche di stanchezza – sono stati fatali. Sperando non lo siano per il raggiungimento del bersaglio grosso di fine stagione, oggi però più lontano. PALLA A DUE Squadra al completo per Ioannis Kastritis nel giorno del suo 44° compleanno: Taze Moore è ristabilito e viene inserito nel solito quintetto con Iroegbu-Renfro a formare l’asse play-pivot. Il coach di casa, Francesco Taccetti, deve fare a meno di ben tre uomini: gli ex Moretti e Brown oltre a Brooks. In quintetto va Deangeli accanto a Sissoko. LA PARTITA Q1 – Primo periodo di batti e ribatti con Trieste che sta in vantaggio più a lungo: Varese perde subito un buon Renfro che spende 2 falli in un amen e deve ridisegnare il quintetto. Sissoko però ha troppo vantaggio, così Kastritis nel finale di quarto va con Ladurner da 5 e ha un buon impatto da Max. Moore, 10 nel periodo, regala un vantaggio ai suoi ma negli ultimi 2′ Trieste allunga sino al +5 con troppe palle perse biancorosse, 25-20. Q2 – Varese replica subito con una zona fastidiosa e con le triple di Freeman e Stewart che valgono il controsorpasso e costringono Taccetti al timeout. Carlos è in un buon momento e Kastritis lascia a lungo il secondo quintetto che risponde presente. Ancora Sissoko ricuce ma la coppia Nkamhoua-Alviti dà un’altra spinta a Varese che allunga fino al +6; nuovo stop di Taccetti ma ancora le due ali biancorosse si mettono in mostra. Stewart chiude un ottimo periodo con un gran sottomano, poi però Bannan segna i liberi mentre Freeman sfiora soltanto la tripla al 20′ tondo tondo (48-53). Q3 – Una fiammata di Renfro (breve) aiuta Varese a partire meglio e a tenere il vantaggio anche se poi, con Trieste un po’ in difficoltà a parte il solito Ramsey, sono Nkamhoua e Alviti a dare un’altra spallata. Le triple delle ali valgono addirittura il +11 (54-65 al 24′) ma i padroni di casa trovano tre caenestri dall’arco (Ramsey due, Ross) e si rifanno sotto. Kastritis sceglie di lasciar correre ma se il sorpasso non si concretizza è solo per alcuni errori dei giuliani perché Freeman e soci non ne azzeccano più mezza (70-71). IL FINALE Le prodezze di Nkamhoua e tre liberi di Stewart (quarto fallo di Sissoko) ridanno un po’ di margine a Varese che però non riesce a scappare di nuovo e, quando smette di fare canestro, si ritrova addosso gli avversari. Altro giro assortito di errori fino a che Uthoff dall’arco imbuca il tiro del sorpasso al 34′ (82-81). Sembra la mazzata finale perché la OJM fatica davvero a muovere il punteggio; Trieste ne approfitta (Toscano-Anderson) ma fino a un certo punto e lascia lì qualche tiro buono. Dopo tanti canestri è tempo di errori, per Varese sembra finita ma Ross fallisce le due triple della staffa. Ecco quindi 4 punti rapidi (Alviti e Iroegbu dopo un paio di errori gravi) e una partita ancora aperta a una manciata di secondi. Dopo il secondo errore di Ross Kastritis ha l’ultimo timeout e Alviti non perdona dall’angolo: 88-89 ma con 4” da giocare. Minuto di sospensione, finta di Ramsey e fallo di Stewart a 1”4: la guardia non sbaglia i liberi, Varese inventa un’azione da football ma la preghiera di Moore esce di un amen, 90-89. Damiano Franzetti
