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Non ho fatto in tempo a leggere nemmeno un messaggio ma sono profondamente convinto che Davide abbia sparato le consuete cag....ehm...affermazioni avventate. :yahoo[1]:

Così, "a prescindere".

Ciao Davide! :P:lol:

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Non ho fatto in tempo a leggere nemmeno un messaggio ma sono profondamente convinto che Davide abbia sparato le consuete cag....ehm...affermazioni avventate. :P

Così, "a prescindere".

Ciao Davide! ^_^:rolleyes:

Fai il bravo Spiff, non vorrei dover nuovamente scendere in battaglia contro voi praticanti clericali

;)

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Non ho fatto in tempo a leggere nemmeno un messaggio ma sono profondamente convinto che Davide abbia sparato le consuete cag....ehm...affermazioni avventate. ;)

Così, "a prescindere".

Ciao Davide! ^_^:rolleyes:

Come risparmiarsi 26 pagine e comunque sintetizzare il tutto.

Posted (edited)
Non ho fatto in tempo a leggere nemmeno un messaggio ma sono profondamente convinto che Davide abbia sparato le consuete cag....ehm...affermazioni avventate. :hyper:

Così, "a prescindere".

Ciao Davide! :console::P

Ehi, non sono io ad essere convinto che un tizio, figlio di sè stesso, si sia fatto massacrare per redimere l'umanità da un "peccato" che non ha mai commesso.... :P:rofl:

Ciao Spiffone! :D

Come risparmiarsi 26 pagine e comunque sintetizzare il tutto.

A cuccia tu :P

Edited by davide
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Non ho fatto in tempo a leggere nemmeno un messaggio ma sono profondamente convinto che Davide abbia sparato le consuete cag....ehm...affermazioni avventate. :console:

Così, "a prescindere".

Ciao Davide! :P:P

SPIFFFFFF!!!!

ciao prete rosso del VFB ! :hyper:

  • 6 months later...
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IL CASO IN BELGIO

«Io urlavo ma nessuno mi sentiva»

Per 23 anni lo credono in stato vegetativo. Ma lui ascoltava e capiva

MILANO - Diagnosi errata: un uomo in Belgio, dopo un gravissimo incidente in auto, è stato curato come un paziente in coma per 23 anni. Il 46enne era però cosciente, ma a causa della paralisi non riusciva a difendersi e comunicare col mondo esterno, fino a quando il grave errore non è stato scoperto e un dottore lo ha liberato dalla sua "prigione".

SOGNI - «L'ho trascorso sognando», risponde Rom Houben, a chi oggi gli chiede come abbia potuto superare tutto questo tempo. Per 23 anni i medici lo hanno trattato erroneamente come un paziente in stato vegetativo. L'uomo, tuttavia, era quasi completamente cosciente. Per i dottori e gli infermieri della struttura della cittadina belga di Zolder, in Belgio, il paziente era stato classificato come un caso senza speranza, la sua coscienza era data per spenta. Lottatore sportivo e studente di ingegneria, il belga Rom Houben era caduto nel presunto stato vegetativo dopo un incidente in macchina nel 1983.

«HO URLATO, MA NESSUNO MI SENTIVA» - Solamente una recente analisi all'università di Liegi ha potuto far luce: Houben, in verità, in tutti questi anni era «paralizzato». Imprigionato in un corpo che non riusciva più a muovere. Le immagini di un esame hanno rivelato che il suo cervello era rimasto quasi completamente funzionale. Adesso il paziente può comunicare con l'aiuto di un computer dotato di una speciale tastiera. Quando si è svegliato dopo il tragico incidente, come ha riferito Houben, il corpo non gli ha più dato ascolto: «Ho urlato, ma non si sentiva nulla». È quindi diventato testimone impotente di medici e infermieri che hanno cercato di parlagli, fino a quando hanno rinunciato a tutte le speranze. «Mai dimenticherò il giorno in cui hanno scoperto che non ero incosciente: è stata la mia seconda nascita» scrive adesso Houben.

DIAGNOSI SBAGLIATA - Steven Laureys, neurologo dell’Università di Liegi in Belgio che ha condotto l'analisi sul caso, aveva pubblicato appena l'estate scorsa uno studio secondo il quale il numero di pazienti in stato vegetativo diagnosticati erroneamente sarebbe molto alto. Secondo gli esperti, in Europa le diagnosi errate sfiorano il 40%. Laureys e il suo team del centro di Neurobiologia cellulare e molecolare di Liegi hanno spiegato che oltre un terzo dei pazienti cui è stata formulata una diagnosi iniziale di stato vegetativo o stato vegetativo persistente mostra, in presenza di un'analisi più approfondita, segnali minimi di coscienza. Il medico ha anche messo l'accento sulla necessità di procedere con attenzione nella diagnosi di disturbi dello stato di coscienza, specie per evitare di designare pazienti sbagliati all'interruzione di nutrizione e alimentazione artificiali.

QUESTIONE DI ETICHETTE - Resta da chiedersi come sia stato possibile che l'errore a danno di Houben sia perdurato per tutti questi anni. Per Laureys si tratta di una sorta «di errore nel sistema»: «È anche una questione di "etichette" che vengono apposte al paziente», ha spiegato. Che possono fare la differenza tra la vita e la morte. «Se una persona in un letto di ospedale ha un’etichetta con la scritta "stato di minima coscienza" o "stato vegetativo", difficilmente riuscirà a toglierselo di dosso» ha confermato da parte sua Houben.

OGGI ERRORE IMPOSSIBILE - Di diverso parere il professor Giancarlo Comi, presidente dei neurologi italiani: «Oggi se si usano gli strumenti a disposizione questo errore non si rischia più. Utilizzando la risonanza magnetica si possono distinguere questi casi dallo stato vegetativo persistente». Anche riguardo alla posizione secondo cui circa il 40% delle diagnosi di stato vegetativo rischiano di essere errate, il professor Comi ha idee diverse: «Mi sembra un'affermazione azzardata. Oggi se si usano tutti gli strumenti a disposizione errori di diagnosi fra sindrome "locked-in", come quella del paziente belga, e stato vegetativo persistente non dovrebbero essere possibili. Per stato vegetativo persistente si intendono casi come quelli che hanno occupato la cronaca in Italia l'anno scorso, e che sono determinati da danni multifocali al cervello in cui a essere compromessa è anche la capacità elaborativa, in gradi diversi a seconda dei casi e del livello di danneggiamento del cervello. Il caso descritto invece è dovuto a una lesione di una struttura cerebrale che "taglia" le fibre motorie e sensitive a livello del tronco encefalico ma lascia intatta la capacità elaborativa cerebrale e la capacità di vedere e sentire».

Elmar Burchia

24 novembre 2009

corriere.it

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IL CASO IN BELGIO

«Io urlavo ma nessuno mi sentiva»

Per 23 anni lo credono in stato vegetativo. Ma lui ascoltava e capiva

Il caso descritto è dovuto a una lesione di una struttura cerebrale che "taglia" le fibre motorie e sensitive a livello del tronco encefalico ma lascia intatta la capacità elaborativa cerebrale e la capacità di vedere e sentire».

Elmar Burchia

24 novembre 2009

corriere.it

che dire... che sfiga!!!!

  • 2 weeks later...
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Micidiale... :brr:

Da quanto leggo è cmq un caso decisamente differente da quello di Eluana.

Certamente differente, ma che deve far riflettere.....

  • 7 months later...
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Il libro

«È uscita dal coma con un sorriso»

Socci e la «rinascita» della figlia

Lo scrittore racconta la storia di Caterina: un miracolo, ora aiuto gli altri

Cuore di babbo: «Caterina è sempre stata uno splendore, fin da piccola. Buona, dolce, silenziosa ». «Caterina, diario di un padre nella tempesta» (Rizzoli) racconta il dramma (lungo un anno) di Antonio Socci, giornalista e scrittore. Cronaca dolorosa di un trauma affettivo (non completamente riassorbito) e viaggio nella fede di un credente.

Tutto inizia a settembre 2009 con l’arresto cardiaco che precipita Caterina, figlia ventiquattrenne dell’autore in un coma di mesi da cui poi si risveglia. Miracolosamente. Emozioni di un padre, misteriose anche per l’indagatore seriale di enigmi cristiani, dai «Segreti di Karol Wojtyla» al «Segreto di padre Pio» fino al «Quarto segreto di Fatima». Eppure scrive Socci «La mattina di quel 12 settembre ero baldanzoso come un bambino e non sapevo che la mia Caterina doveva morire». È solo l’inizio per un credente sottoposto alla prova peggiore: il coma di una figlia. Caterina, oggi, è tornata indietro da quei mesi di buio.

Quasi per caso. Un giorno, nel silenzio protetto di una camera ospedaliera, la madre legge alla figlia un brano del giovane Holden di Salinger. La ragazza è in ascolto e il suo ritorno ha inizio con una risata. Il coma è alle spalle e inizia, così, la riabilitazione. La scelta di scrivere un libro viene soprattutto dalla volontà di testimoniare «ciò che mi ha sostenuto finora, che mi ha dato conforto, coraggio, forza e anche gioia pur fra le lacrime» dice Socci che, per prima cosa, ringrazia «i moltissimi che hanno pregato e pregano per Caterina» (lui stesso ha aperto un blog, oggi molto cliccato, in cui parla della figlia). L’altro obiettivo è quello di trasformare il dramma privato in un gesto di aiuto per gli altri (secondo l’insegnamento cristiano).

I diritti d’autore del volume, è scritto nell’introduzione, andranno a sostegno del Meeting Point International e di Rose Busingye la volontaria che aiuta le ammalate di Aids in Uganda (a cui è dedicato Greater il documentario premiato a Cannes da Spike Lee). Non solo, ma anche «ai ragazzi delle periferie di Lima» perché possano studiare e serviranno a finanziare le adozioni a distanza delle bambine cristiane del Pakistan. Nel nome di Caterina, viva dopo essere morta.

Il. Sa.

15 luglio 2010

corriere.it

  • 6 months later...
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Due anni fa moriva Eluana.

E il 21 Febbraio si discuterà della proposta di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat),

già approvata al Senato nel marzo 2009 ........

8 febbraio 2011

L’ira di Englaro contro le suore di Lecco

Crudele e ingiusta

Me l’hanno violentata per quindici anni». Lo disse subito, Beppino Englaro, non appena da Udine gli arrivò la telefonata che Eluana era morta, il 9 febbraio di due anni fa. A violentarla – intendeva – non era stato chi le aveva tolto la vita, ma le suore Misericordine di Lecco, cui lui stesso l’aveva affidata due anni dopo l’incidente, nel 1994, quando ormai il futuro di sua figlia si presentava come un’immensa incognita senza spazi e soprattutto senza tempi prevedibili. Un anno? Dieci? Venti? Quanto sarebbe durata la grande incognita? Nella sua mente – ormai lo sappiamo, ce lo ha raccontato decine di volte in conferenze e convegni, e lo ha scritto nei suoi libri – c’era già la determinazione a spegnere quella vita disabile, così diversa dalla sua bellissima figlia, ma nel frattempo chi si sarebbe preso cura di lei?

Lo ricorda lo stesso Englaro, nella lunga intervista apparsa sul "Corriere" di domenica: «Ce la lasci, ce ne occupiamo noi», gli avevano subito aperto le braccia le suore di Lecco. Ma persino questo nelle sue parole ha il tono aspro dell’accusa. Come se quel «ce la lasci» non fosse stato un gesto affettuoso di accoglienza, come se quella figlia le suore gliel’avessero presa con la forza, per assisterla – anche per tutta la vita – al posto suo.

Non racconta, Englaro, che in quella clinica di Lecco l’aveva condotta lui stesso, dopo due anni di ricovero a Sondrio, che non è dietro l’angolo, ma dove quotidianamente sua moglie si recava pur di stare con Eluana. E lì, per la seconda volta, la vita fragile della sua unica figlia veniva raccolta dalle stesse mani: perché proprio alla "Talamoni" ventun anni prima Eluana era venuta al mondo. Ora al mondo continuavano a tenercela, con amore infinito, finalmente a due passi da casa, consentendo a mamma Saturna di poter accudire la sua creatura come lei sapeva e voleva fare.

Ma così la racconta Englaro dalle pagine del "Corriere": «Le suore avevano visto consumarsi anche la mamma di Eluana accanto al suo letto. Volendola lì con loro, erano state un po’ crudeli con Eluana e con sua madre. E io invece dovevo difendere mia figlia e mia moglie». Crudele – è ora di dirlo – è la pervicacia con cui Englaro all’amore risponde col disprezzo, continuando a riversare sulle Misericordine una rabbia incomprensibile.

Descrivere come crudeli quelle mani è sconvolgente e ingiusto. Sarebbero state crudeli con la madre e con la figlia: obbligando l’una a una tenerezza di mamma che lui non capiva più, e l’altra a un attaccamento di figlia, forse la sola forza ancora in grado di tenere acceso il lumino di una coscienza ben nascosta, ma che a volte faceva capolino (i neurologi conoscono bene il fenomeno e lo chiamano appunto "effetto mamma"). Lo scrissero chiaro i medici di Sondrio osservando l’andamento della giovane paziente: se a stimolarla era la madre, Eluana sembrava «rispondere», obbediva cioè «a ordini semplici».

Una notte, appuntano, pronunciò più volte e in modo inconfondibile la parola «mamma»… È vero, finché grazie alle Misericordine ne ha avuto la forza, mamma Saturna ha potuto restare accanto a sua figlia, senza che nessuno la costringesse. È vero, le suore le hanno dato tutto, assolutamente tutto ciò che in genere manca ad altre persone in stato vegetativo a causa dei costi economici, e ad ammetterlo è ancora Englaro nella sua intervista, quando dice che «Eluana ha avuto le cure migliori», anche se poi cade nella sua contraddizione: tutto era «inutile». Come la vita di Eluana, inutile perché ormai imperfetta. «Dipendeva in tutto da mani altrui», specifica, di nuovo con orrore per quelle mani, ben diverse dalle sue, mani di un padre che per «rispettarla» avevano scelto di «non toccarla con un dito». Mai.

E invece sono ancora i neurologi a dircelo: toccateli, accarezzateli, parlate con loro, non sappiamo quanto ci ascoltano, sappiamo però che poco o tanto ci percepiscono. E allora, almeno in questo, ha detto bene Englaro, spiegando al giornalista perché a differenza di sua moglie lui con Eluana non parlava più: «Sapevo di parlare a me stesso». Sua figlia è morta, spiega, da quando non ha più potuto «percepirla». Lui.

Lucia Bellaspiga

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9 febbraio 2011

LA GIORNATA DEGLI STATI VEGETATIVI

La parola alle famiglie

E’ quasi un appello, oggi: «Non scherzate con la nostra dignità. E neanche con la nostra vita. Ma aiutateci a curare e curarci». Le associazioni delle famiglie di chi è in stato vegetativo provano gioia: «Questa prima "Giornata degli stati vegetativi" è il riconoscimento ufficiale dell’esistenza di una categoria di "Persone", con la maiuscola – spiega Claudio Taliento, vicepresidente dell’"Associazione Risveglio" (Roma) – che nella loro esistenza sono state "improvvisamente" catapultate in una realtà di vita estrema, in una condizione che riflette il massimo della disabilità: la summa delle minoranze psichiche e fisiche».

Adesso, dopo il riconoscimento ufficiale, serve però dell’altro: «Chiediamo – dice Giancarlo Pivetta, presidente dell’"Associazione Amici di Ale" (Pordenone) – di dare a queste persone e a chi sceglie di vivere loro vicino un aiuto psicologico ed economico. Chi è in stato vegetativo deve sentirsi accolto e non una palla al piede». Anche Maria Elena Villa, presidente dell’"Associazione Arco 92", spera che ora «si possa ottenere una buona assistenza e il sostegno concreto per tutti coloro che passano attraverso il faticoso cammino del "post-coma"», proprio perché oggi, «finalmente, dopo tanti anni di lotte, ci si occupa di questa condizione clinica», eppure si parla troppo poco «della carenza di assistenza e di qualità di vita dovuta agli esiti del coma».

Nessuno ceda alla tentazione, infine, di voler in qualsiasi modo strumentalizzare questa Giornata. o di polemizzare: «Non ha nulla a che vedere con il fine vita e il testamento biologico – sottolinea chiaro e tondo Fulvio De Nigris, dell’“Associazione amici di Luca” (Bologna) – chi vuole ricondurla a queste tematiche non vuol vedere la condizione delle persone in stato vegetativo», cioè «una situazione di gravissima disabilità che coinvolge migliaia di famiglie cui serve assistenza e condivisione», che «rivendicano un diritto di cura». Un esempio? Lucrezia Tresoldi è la mamma di Max, che s’è risvegliato dopo dieci anni di stato vegetativo: da quel giorno «le spese sono vertiginosamente salite, perché a Max servono specialisti e spendiamo almeno duemila euro al mese solo per le varie terapie riabilitative».

Anche per un pezzo di politica è “Giornata” importante, questa: «Le persone in stato vegetativo sono consegnate totalmente alla nostra responsabilità: chi soffre di una grave invalidità non diventa qualcosa d’altro da un uomo e da una donna, ma resta pienamente persona», scrive in un messaggio il governatore lombardo, Roberto Formigoni.

E la giornata di oggi si articolerà anche su tre appuntamenti. A Udine alle 17 ci sarà un convegno dal titolo “Vivere oltre la disabilità”. A Bologna in serata andrà in scena al teatro Duse lo spettacolo “Vivo e vegeto, ma soprattutto vivo”. Infine a Roma, al Centro congressi Roma eventi di via Alibert 5, fin dalla mattina, i massimi esperti dello stato vegetativo si confronteranno sui risultati attuali dei loro studi.

Pino Ciociola

  • 1 year later...
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Mi par di capire che il sig. Carlo M. Martini sia morto perchè gli hanno staccato le macchine che lo tenevano in vita.

È corretto o ho capito male le notizie che arrivano dall'Italia?

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Noooooo per carità.

No sono a casa, a Gloucester.

Ciao Davide !!!

Spero di incontrarti presto....

Comunque Martini ha rifiutato sondino et similia.

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Ciao Davide !!!

Spero di incontrarti presto....

Comunque Martini ha rifiutato sondino et similia.

Ho ancora un anno da fare qui, tornerò a Varese solo di tanto in tanto nel frattempo...

Quindi nel caso di Martini tutto ok, mentre per Welby ed Eluana Englaro.... Era ciò di cui volevo conferma;)

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