fillmore Posted September 3, 2012 Posted September 3, 2012 Ho ancora un anno da fare qui, tornerò a Varese solo di tanto in tanto nel frattempo... Quindi nel caso di Martini tutto ok, mentre per Welby ed Eluana Englaro.... Era ciò di cui volevo conferma;) Premetto che non essendo a conoscenza di ogni dettaglio a riguardo potrei anche starmene zitto, ma discutendo anche io della questione in quanto sto indirettamente vivendo una simile esperienza mi è parso di capire che il malato ha la possibilità di rifiutare questo tipo di trattamento se lo fa mentre possiede capacità di intendere e volere, cosa che CMM avrebbe fatto il giorno prima di morire. Poi se la tua vuole essere una critica all' incoerenza della Chiesa, saprai certamente che CMM non era certo amato da tutti...
davide Posted September 3, 2012 Posted September 3, 2012 Eluana aveva espresso tale volontà alla famiglia, piergiorgio Welby era nel pieno delle sue capacità intellettuali quando chiese di interrompere il trattamento.
ROOSTERS99 Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Eluana aveva espresso tale volontà alla famiglia, piergiorgio Welby era nel pieno delle sue capacità intellettuali quando chiese di interrompere il trattamento. Tre storie, tre casi.
davide Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Tre storie, tre casi. Due pesi, due misure. Io so' io, e voi non siete un cazzo [cit]
Virgus Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Finite , comunque e quantunque , allo stesso modo . Quindi ?
davide Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Finite , comunque e quantunque , allo stesso modo . Quindi ? Tu dici? Il medico che staccò il sondino a welby subì un processo, beppino englaro fu denunciato, e per entrambi il Vaticano mosse mari e monti mediatici. Questo stesso topic è la testimonianza delle reazioni suscitate dal caso di Eluana. Nel caso del sig. Martini non ho visto tutta questa passione in difesa del "sacro valore" della vita, tutto qui. Nemmeno qui sul forum. Ne prendo atto e traggo le mie conclusioni.
Virgus Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Intendevo dire che sia Eluana che Welby che Martni sono morti senza che il Vaticano abbia potuto farci nulla , tutto qui . A dimostrazione del fatto che tutta la tua paura sulle ingerenze vaticane nella vita comune sono quantomeno eccessive .
tatanka Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Intendevo dire che sia Eluana che Welby che Martni sono morti senza che il Vaticano abbia potuto farci nulla , tutto qui . A dimostrazione del fatto che tutta la tua paura sulle ingerenze vaticane nella vita comune sono quantomeno eccessive . Devo dire che questa non la capisco.
davide Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Allora attendiamo che virgus chiarisca, perchè a me sembra palese che abbiamo due casi in cui comuni persone abbiano dovuto lottare per il diritto all'autodeterminazione, passando per denuncie e processi mediatici, ed un terzo caso in cui un signore che rivestiva un determinato ruolo ha potuto decidere del proprio destino senza che invece nessuno battesse ciglio.
ROOSTERS99 Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Certo che se vuoi mettere il caso Eluana e quello di Martini sullo stasso piano, io mi ritiro prima di cominciare......
ROOSTERS99 Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 (edited) «Così ci hai chiesto di essere addormentato» La lettera al cardinal Martini della nipote Giulia: «Siamo stati assieme, nelle ultime 24 ore, tenendoti la mano» (Imagoeconomica) Caro zio, zietto come mi piaceva chiamarti negli ultimi anni quando la malattia ha fugato il tuo naturale pudore verso la manifestazione dei sentimenti questo è il mio ultimo, intimo saluto. Quando venerdì il tuo feretro è arrivato in Duomo la prima persona, tra i fedeli presenti, che ti è venuta incontro era un giovane in carrozzina, mi è parso affetto da Sla. D'improvviso sono stata colta da una profondissima commozione, un'onda che saliva dal più profondo e mi diceva: «Lo devi fare per lui» e per tutti quei tantissimi uomini e donne che avevano iniziato a sfilare per darti l'estremo saluto, visibilmente carichi dei loro dolori e protesi verso la speranza. Lo sento, Tu vorresti che parlassimo dell'agonia, della fatica di andare incontro alla morte, dell'importanza della buona morte. Morire è certo per noi tutti un passaggio ineludibile, come d'altro canto il nascere e, come la gravidanza dà, ogni giorno, piccoli nuovi segni della formazione di una vita, anche la morte si annuncia spesso da lontano. Anche tu la sentivi avvicinare e ce lo ripetevi, tanto che per questo, a volte, ti prendevamo affettuosamente in giro. Poi le difficoltà fisiche sono aumentate, deglutivi con fatica e quindi mangiavi sempre meno e spesso catarro e muchi, che non riuscivi più a espellere per la tua malattia, ti rendevano impegnativa la respirazione. Avevi paura, non della morte in sé, ma dell'atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. Se tu potessi usare oggi parole umane, credo ci diresti di parlare con il malato della sua morte, di condividere i suoi timori, di ascoltare i suoi desideri senza paura o ipocrisia. Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l'hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato. Seppure fisicamente non cosciente - ma il tuo spirito l'ho percepito ben presente e recettivo - l'agonia non è stata né facile, né breve. Ciò nonostante, è stato un tempo che io ho sentito necessario, per te e per noi che ti stavamo accanto, proprio come è ineludibile il tempo del travaglio per una nuova vita. È di questo tempo dell'agonia che tanto ci spaventa, che sono certa tu vorresti dire e provo umilmente a dire per te. La chiave di volta - sia per te che per noi - è stata l'abbandono della pretesa di guarigione o di prosecuzione della vita nonostante tutto. Tu diresti «la resa alla volontà di Dio». A parte le cure palliative di cui non ho competenza per dire è l'atmosfera intorno al moribondo che, come avevo già avuto modo di sperimentare, è fondamentale. Chi era con te ha sentito nel profondo che era necessaria una presenza affettuosa e siamo stati insieme, nelle ultime ventiquattro ore, tenendoti a turno la mano, come tu stesso avevi chiesto. Ognuno, mentalmente, credo ti abbia chiesto perdono per eventuali manchevolezze e a sua volta ti abbia perdonato, sciogliendo così tutte le emozioni negative. In alcuni momenti, mentre il tuo respiro si faceva, con il passare delle ore, più corto e difficile e la pressione sanguigna scendeva vertiginosamente, ho sperato per te che te ne andassi; ma nella notte, alzando gli occhi sopra il tuo letto, ho incontrato il crocefisso che mi ha ricordato come neppure il Gesù uomo ha avuto lo sconto sulla sua agonia. Eppure quelle ore trascorse insieme tra silenzi e sussurri, la recita di rosari o letture dalla Bibbia che stava ai piedi del tuo letto, sono state per me e per noi tutti un momento di ricchezza e di pace profonda. Si stava compiendo qualcosa di tanto naturale ed ineludibile quanto solenne e misterioso a cui non solo tu, ma nessuno di coloro che ti erano più vicini, poteva sottrarsi. Il silenzio interiore ed esteriore i movimenti misurati l'assenza di rumori ed emozioni gridate - ma soprattutto l'accettazione e l'attesa vigile - sono stati la cifra delle ore trascorse con te. Quando è arrivato l'ultimo respiro ho percepito, e non è la prima volta che mi accade assistendo un moribondo, che qualcosa si staccava dal corpo, che lì sul letto rimaneva soltanto l'involucro fisico. Lo spirito, la vera essenza, rimaneva forte, presente seppure non visibile agli occhi. Grazie Zio per averci permesso di essere con te nel momento finale. Una richiesta: intercedi perché venga permesso a tutti coloro che lo desiderano di essere vicini ai loro cari nel momento del trapasso e di provare la dolce pienezza dell'accompagnamento. Giulia Facchini Martini 4 settembre 2012 corriere.it Edited September 4, 2012 by ROOSTERS99
Virgus Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Ricordavo un Davide terrorizzato dalle ingerenze possibili del Vaticano nella vita comune e volevo far notare semplicemente che , a mio avviso , queste interferenze non ci sono . Alla fine , tutti e tre ( e chissà quanti altri ) hanno ottenuto ciò che volevano. Tutto qui , nulla da spiegare .
ROOSTERS99 Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Ricordavo un Davide terrorizzato dalle ingerenze possibili del Vaticano nella vita comune e volevo far notare semplicemente che , a mio avviso , queste interferenze non ci sono . Alla fine , tutti e tre ( e chissà quanti altri ) hanno ottenuto ciò che volevano. Tutto qui , nulla da spiegare . Sì, specificando che uno dei tre è Beppino e non Eluana..........
davide Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 Ricordavo un Davide terrorizzato dalle ingerenze possibili del Vaticano nella vita comune e volevo far notare semplicemente che , a mio avviso , queste interferenze non ci sono . Alla fine , tutti e tre ( e chissà quanti altri ) hanno ottenuto ciò che volevano. Tutto qui , nulla da spiegare . Terrorizzato? No. Incazzato? Eccome. Tuttora. Virgus, che ti posso dire, prendo atto che per te non c'è differenza nell'ottenere quello che si vuole senza che nessuno abbia niente a che ridire, oppure ottenerlo dopo essere stati coperti da strati di letame, aver dovuto combattere in tribunale e contro forze politiche (anche straniere).
davide Posted September 4, 2012 Posted September 4, 2012 «Così ci hai chiesto di essere addormentato» La lettera al cardinal Martini della nipote Giulia: «Siamo stati assieme, nelle ultime 24 ore, tenendoti la mano» (Imagoeconomica) Caro zio, zietto come mi piaceva chiamarti negli ultimi anni quando la malattia ha fugato il tuo naturale pudore verso la manifestazione dei sentimenti questo è il mio ultimo, intimo saluto. Quando venerdì il tuo feretro è arrivato in Duomo la prima persona, tra i fedeli presenti, che ti è venuta incontro era un giovane in carrozzina, mi è parso affetto da Sla. D'improvviso sono stata colta da una profondissima commozione, un'onda che saliva dal più profondo e mi diceva: «Lo devi fare per lui» e per tutti quei tantissimi uomini e donne che avevano iniziato a sfilare per darti l'estremo saluto, visibilmente carichi dei loro dolori e protesi verso la speranza. Lo sento, Tu vorresti che parlassimo dell'agonia, della fatica di andare incontro alla morte, dell'importanza della buona morte. Morire è certo per noi tutti un passaggio ineludibile, come d'altro canto il nascere e, come la gravidanza dà, ogni giorno, piccoli nuovi segni della formazione di una vita, anche la morte si annuncia spesso da lontano. Anche tu la sentivi avvicinare e ce lo ripetevi, tanto che per questo, a volte, ti prendevamo affettuosamente in giro. Poi le difficoltà fisiche sono aumentate, deglutivi con fatica e quindi mangiavi sempre meno e spesso catarro e muchi, che non riuscivi più a espellere per la tua malattia, ti rendevano impegnativa la respirazione. Avevi paura, non della morte in sé, ma dell'atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. Se tu potessi usare oggi parole umane, credo ci diresti di parlare con il malato della sua morte, di condividere i suoi timori, di ascoltare i suoi desideri senza paura o ipocrisia. Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l'hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato. Seppure fisicamente non cosciente - ma il tuo spirito l'ho percepito ben presente e recettivo - l'agonia non è stata né facile, né breve. Ciò nonostante, è stato un tempo che io ho sentito necessario, per te e per noi che ti stavamo accanto, proprio come è ineludibile il tempo del travaglio per una nuova vita. È di questo tempo dell'agonia che tanto ci spaventa, che sono certa tu vorresti dire e provo umilmente a dire per te. La chiave di volta - sia per te che per noi - è stata l'abbandono della pretesa di guarigione o di prosecuzione della vita nonostante tutto. Tu diresti «la resa alla volontà di Dio». A parte le cure palliative di cui non ho competenza per dire è l'atmosfera intorno al moribondo che, come avevo già avuto modo di sperimentare, è fondamentale. Chi era con te ha sentito nel profondo che era necessaria una presenza affettuosa e siamo stati insieme, nelle ultime ventiquattro ore, tenendoti a turno la mano, come tu stesso avevi chiesto. Ognuno, mentalmente, credo ti abbia chiesto perdono per eventuali manchevolezze e a sua volta ti abbia perdonato, sciogliendo così tutte le emozioni negative. In alcuni momenti, mentre il tuo respiro si faceva, con il passare delle ore, più corto e difficile e la pressione sanguigna scendeva vertiginosamente, ho sperato per te che te ne andassi; ma nella notte, alzando gli occhi sopra il tuo letto, ho incontrato il crocefisso che mi ha ricordato come neppure il Gesù uomo ha avuto lo sconto sulla sua agonia. Eppure quelle ore trascorse insieme tra silenzi e sussurri, la recita di rosari o letture dalla Bibbia che stava ai piedi del tuo letto, sono state per me e per noi tutti un momento di ricchezza e di pace profonda. Si stava compiendo qualcosa di tanto naturale ed ineludibile quanto solenne e misterioso a cui non solo tu, ma nessuno di coloro che ti erano più vicini, poteva sottrarsi. Il silenzio interiore ed esteriore i movimenti misurati l'assenza di rumori ed emozioni gridate - ma soprattutto l'accettazione e l'attesa vigile - sono stati la cifra delle ore trascorse con te. Quando è arrivato l'ultimo respiro ho percepito, e non è la prima volta che mi accade assistendo un moribondo, che qualcosa si staccava dal corpo, che lì sul letto rimaneva soltanto l'involucro fisico. Lo spirito, la vera essenza, rimaneva forte, presente seppure non visibile agli occhi. Grazie Zio per averci permesso di essere con te nel momento finale. Una richiesta: intercedi perché venga permesso a tutti coloro che lo desiderano di essere vicini ai loro cari nel momento del trapasso e di provare la dolce pienezza dell'accompagnamento. Giulia Facchini Martini 4 settembre 2012 corriere.it Poi, come sempre, i ricordi sfumano, i particolari si dimenticano, finché delle cose non si conservano che i contorni generali. Però a volte sono importanti, i particolari: determinanti, direi, se da quei particolari dipendono la vita e la morte di un essere umano, il rispetto della sua volontà, la salvaguardia della sua dignità. Prendete Piergiorgio Welby, ad esempio. Io, che ho seguito la sua vicenda da vicino, ricordo come se fosse adesso che a un certo punto il problema era diventato questo: siccome il paziente chiede coscientemente che gli venga staccato il respiratore, possiamo staccarglielo; inoltre, siccome il paziente chiede di essere sedato per evitare di morire soffocato tra inenarrabili sofferenze, possiamo pure sedarlo; però, una volta sedato, il paziente diventerà incosciente, e quindi incapace di chiedere che il respiratore gli venga riattaccato nel caso -improbabile ma astrattamente possibile- in cui dopo il distacco decida di cambiare idea; ragion per cui, in assenza di una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento e non potendo sapere come la pensa in quel momento, saremo costretti a riattaccargli il respiratore. Ora, nonostante il fatto che Carlo Maria Martini -come ci è stato tempestivamente comunicato- sia “rimasto lucido fino alle ultime ore“, si può ipotizzare che negli ultimi minuti abbia perso conoscenza: circostanza che avrebbe dovuto comportare, a voler seguire il criterio enunciato così rigidamente per Piergiorgio Welby, che i sondini cui aveva rinunciato finché era cosciente avrebbero dovuto essergli urgentemente attaccati tutti insieme, nell’improbabile -ma tuttavia possibile- ipotesi che proprio durante quegli attimi di incoscienza il porporato avesse repentinamente cambiato idea. Si sarebbe trattato, con ogni evidenza, di una tortura insensata: e mi rallegro, lo dico davvero, del fatto che nel caso di specie nessuno abbia avuto l’alzata d’ingegno di proporla. Sta di fatto, però, che nel caso di Piero essa non soltanto fu proposta, ma sbraitata a gran voce da una massa di scalmanati che gridavano al suicidio assistito, all’eutanasia, all’omicidio: il tutto, ovviamente, perché Piero non si era limitato a farsi i cazzi suoi chiedendo a mezza bocca che gli facessero il piacere di staccargli il respiratore, ma aveva rivendicato quel distacco come un diritto per sé e per tutti gli altri, facendone il fulcro di quella che a mio parere è stata la più importante battaglia politica radicale degli ultimi anni. Ecco, probabilmente il punto centrale della faccenda è proprio questo: finché ci si limita a chiedere un favore problemi non ce ne sono, perché si sa che in Italia una strada per fare quello che si vuole si trova sempre, al di là delle leggi e perfino degli anatemi religiosi; quando invece si chiarisce che ciò che si chiede non è un favore, ma un diritto, allora le istituzioni diventano intransigenti come in nessun altro paese al mondo, incagliandosi sulle virgole e trasformando ogni minimo cavillo in un ostacolo insormontabile. L’abissale differenza tra le esequie di Martini e i funerali negati a Welby è tutta in questo particolare: Martini ha chiesto, Welby ha rivendicato. E rivendicare, in un paese come il nostro, finisce spesso e volentieri per diventare -quello sì- un vero e proprio suicidio. Assistito solo dalle maledizioni degli altri. Fonte: http://libernazione.it/il-favore-e-il-diritto/ In realtà Martini ha chiesto ed ottenuto di essere sedato, quindi era privo di conoscenza, non c'è nulla da ipotizzare. Due pesi, due misure. Per alcuni tutto ciò è normale, io mi ci incazzo, che ti posso dire. Ah, beppino Englaro ha portato avanti le volontà della figlia, come qualunque padre sensato farebbe. E poi roo, siamo onesti, non era questo che ti turbava, basta rileggere i tuoi post di allora.
ROOSTERS99 Posted October 11, 2012 Posted October 11, 2012 NEL 2008 era RIMASTO SETTE GIORNI IN COMA per la MENINGITE «L'aldilà esiste»: parola di neurochirurgo Eben Alexander, affermato medico di Harvard, racconta in un libro di imminente uscita la sua esperienza di vita oltre la vita Eben Alexander MILANO - Il professor Eben Alexander era sempre stato scettico a proposito di vita ultraterrena e dei racconti di esperienze extracorporee che gli venivano fatti dai suoi pazienti. Ma da quando nel 2008 rimase in coma sette giorni a causa di una rara forma di meningite la sua opinione è parecchio cambiata. La sua storia è finita sulla copertina di Newsweek, ma anche in un libro intitolato significativamente "Proof of Heaven" ("La prova del paradiso", che uscirà il 23 ottobre), e racconta di un'esperienza durante la quale il medico cinquantottenne ha visitato quello che lui stesso definisce un luogo «incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti». TRA LA VITA E LA MORTE - Una mattina dell'autunno del 2008 Alexander si svegliò con un feroce mal di testa e di lì a poco venne ricoverato d'urgenza in uno degli ospedali dove aveva lavorato, il Lynchburg General Hospital in Virginia. Qui gli venne diagnosticata una meningite batterica da Escherichia Coli, una patologia tipica dei neonati, che in poche ore lo condusse al coma. Per sette giorni il neurochirurgo statunitense rimase tra la vita e la morte e le frequenti TAC cerebrali e le accurate visite neurologiche dimostrarono una totale inattività della sua neocorteccia (nell'uomo rappresenta circa il 90 per cento della superficie cerebrale e viene considerata la sede delle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria). LA PROVA DEL PARADISO - Ma mentre Eben Alexander giaceva immobile e privo di conoscenza, sperimentava anche un vivido e incredibile viaggio destinato a cambiare la sua esistenza. Tutto ha avuto inizio «in un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente». Secondo Alexander catalogarli come uccelli o addirittura angeli non renderebbe giustizia a questi esseri che definisce forme di vita superiore. In questa dimensione, arricchita da un canto glorioso, l'udito e la vista sono diventate un tutt'uno. Come ha raccontato a Newsweek il medico americano: «potevo ascoltare la bellezza di questi esseri straordinari e contemporaneamente vedere la gioia e la perfezione di ciò che stavano cantando». MILIONI DI FARFALLE - Per buona parte del suo viaggio Alexander è stato accompagnato da una misteriosa ragazza bionda dagli occhi blu, che l'uomo racconta di avere incontrato per la prima volta camminando su un tappeto costituito da milioni di farfalle dai colori sgargianti. Nella memoria del neurochirurgo la giovane aveva uno sguardo che esprimeva amore assoluto, ben al di sopra di quello sperimentabile nella vita reale, e parlava con lui senza usare le parole, inviando messaggi «che gli entravano dentro come un dolce vento». Eben Alexander ne ricorda tre in particolare. Il primo era «tu sei amato e accudito», poi «non c'è niente di cui avere paura» e infine «non c'è niente che tu possa sbagliare». Ma l'accompagnatrice del medico aggiungeva anche: «Ti faremo vedere molte cose qui. Ma alla fine tornerai indietro». UN UTERO COSMICO - Proseguendo il cammino l'autore di Proof of Heaven è infine giunto in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante, «una sorta di interprete tra me e l'enorme presenza che mi circondava. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l'universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico. La sfera mi guidava attraverso questo spazio sterminato». Non si tratta certamente del primo caso di quello che gli anglosassoni chiamano Near Death Experience (esperienze ai confini della morte), ma di certo turba il fatto che a raccontarla sia un affermato docente di neurochirurgia, da sempre dichiaratosi scettico al proposito. «Mi rendo conto di quanto il mio racconto suoni straordinario, e francamente incredibile - ha dichiarato Eben Alexander -; se qualcuno, persino un medico, avesse raccontato questa storia al vecchio me stesso, sarei stato sicuro che fosse preda di illusioni. Ma quanto mi è capitato è reale quanto e più dei fatti più importanti della mia vita, come il mio matrimonio o la nascita dei miei due figli». Emanuela Di Pasqua10 ottobre 2012 (modifica il 11 ottobre 2012)
davide Posted October 16, 2012 Posted October 16, 2012 http://www.mindspring.com/~scottr/nde/jansen1.html The Ketamine Model of the Near Death Experience: A Central Role for the NMDA Receptor
ROOSTERS99 Posted October 17, 2012 Posted October 17, 2012 http://www.mindsprin...de/jansen1.html The Ketamine Model of the Near Death Experience: A Central Role for the NMDA Receptor Capisco che sia difficile credere in una cosa bella, ma bella davvero.......
ROOSTERS99 Posted May 8, 2013 Posted May 8, 2013 (edited) Orrore !! :brr: 8 maggio 2013 - ore 06:59 Buona morte, bimbo La nuova tesi choc del pediatra olandese Verhagen: “A un aborto è preferibile l’eutanasia post partum” Dieci anni fa il professor Eduard Verhagen aveva invaso le prime pagine delle principali testate internazionali con l’ammissione che la sua équipe neonatale all’Università di Groningen, in Olanda, aveva praticato l’eutanasia su ventidue neonati affetti da spina bifida tra il 1997 e il 2004. Un anno dopo, attraverso il saggio “Euthanasia in severely ill newborns” pubblicato dal New England Journal of Medicine, il pediatra annunciò il Protocollo di Groningen, il documento medico più esplosivo e controverso degli ultimi dieci anni. Sono le prime linee guida mondiali per la “morte bambina”. Adesso il medico olandese spiega che, da un punto di vista medico, è meglio scegliere di eliminare il bambino disabile dopo la nascita, piuttosto che durante la gravidanza. Nel nuovo saggio dal titolo “The Groningen Protocol for newborn euthanasia; which way did the slippery slope tilt?”, pubblicato nel nuovo numero del Journal of Medical Ethics, la prestigiosa rivista della stessa editrice del British Medical Journal, Verhagen spiega che in Olanda l’eutanasia sui bambini è legale “se le loro prospettive di vita sono fosche”. Il pediatra ammette dunque che non è necessario che il bambino sia in stato terminale per ottenere l’eutanasia, è sufficiente essere disabili. Verhagen non dissimula: “If abortion, at the parents’ request, is thought to be permissible under certain circumstances, then infanticide should also be permissible”. Il medico usa la parola tabù: infanticidio, che può essere intercambiato con “neonaticidio” e “aborto post nascita”. Verhagen sciorina così i dati dell’eutanasia dei bambini in Olanda: “Due sondaggi nazionali hanno mostrato che la maggioranza (65 per cento) dei neonati deceduti sotto i dodici mesi sono morti a causa dell’interruzione delle terapie salva vita”. Il quaranta per cento dei casi, continua Verhagen, riguarda “quality of life reasons”, dunque non bambini affetti da malattie terminali ma da una qualche disabilità. Poi arriva alla sua nuova tesi: “L’eutanasia neonatale è preferibile all’aborto nel secondo trimestre” (di gravidanza). “Il livello di conoscenza disponibile è superiore dopo la nascita, dopo la quale il team medico e i genitori avranno molto più tempo”. Per cosa? Per una diagnosi eutanasica. “Perché l’eutanasia non dovrebbe essere permessa come alternativa all’aborto? Che differenza morale c’è?”. E’ lecito uccidere un neonato handicappato La celebre rivista di bioetica, diretta da Julian Savulescu, che è anche responsabile del Center for Pratical Ethics dell’Università di Oxford, dedica una intera monografia alla liceità dell’infanticidio. Jeff McMahan ad esempio non sostiene soltanto che “l’infanticidio è giustificabile” in caso di “disabilità mentali” del bambino. L’accademico afferma, senza tanti giri di parole, che “i feti e i neonati non hanno un pieno status morale, ma piuttosto lo stesso degli scimpanzé”. E ancora: “Un normale scimpanzé adulto ha una capacità superiore di qualunque feto umano”. Due ricercatori italiani, Alberto Giubilini e Francesca Minerva, tornano sulle tesi espresse un anno fa sulla rivista e che fecero tanto scalpore. “Se pensiamo che l’aborto è moralmente permesso perché i feti non hanno ancora le caratteristiche che conferiscono il diritto alla vita, visto che anche i neonati mancano delle stesse caratteristiche, dovrebbe essere permesso anche l’aborto post nascita”. Ovvero: al pari del feto, anche il bambino già nato non ha lo status di “persona”, pertanto l’uccisione di un neonato dovrebbe essere lecita in tutti i casi in cui è permesso l’aborto. Nel nuovo numero della rivista, i due studiosi italiani ripetono che “le stesse circostanze per cui si può terminare la vita dei feti senza disabilità giustificano di mettere fine alla vita dei nuovi nati senza disabilità”. In breve, ragioni economiche e psicologiche. Secondo Alberto Giubilini (Monash University di Melbourne, già ricercatore all’Università di Milano) e Francesca Minerva (Università di Melbourne), gli infanti sono “non persone”: “Poiché sia i feti che i nuovi nati mancano dello status morale delle persone, la stessa considerazione sulla ‘qualità della vita’ deve essere presa in considerazione quando parliamo dei bambini appena nati”. Sia il feto sia il neonato sono privi di quelle caratteristiche che giustificano il diritto alla vita. Chiude la monografia il saggio “Discussing Infanticide”, in cui Peter Singer, il padre di questa bioetica utilitarista, icona evoluzionista, animalista ed ecologista, legittima l’eutanasia dei neonati disabili: “Il mero fatto di esistere come essere umano vivo e innocente non è sufficiente per avere un diritto alla vita”. Uno scandalo tale, quello contenuto nelle sue tesi, e non da oggi, che il compianto cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal si rifiutò d’incontrare Singer perché, disse, “è inaccettabile un professore di morale che giustifica l’uccisione di nuovi nati handicappati”. In passato, il Wall Street Journal invece si scagliò contro l’Università di Princeton che aveva ingaggiato Singer, accusandola “di avere tradito il principio della dignità dell’uomo che ha distinto la civiltà occidentale per due millenni”. © - FOGLIO QUOTIDIANO di Giulio Meotti ___________________________________ E la cosa che più mi sconvolge di 'ste "teorie" è l' accostamento diretto tra aborto ed infanticidio.....perché, in effetti, ci sta tutto !!! :brr: Edited May 8, 2013 by ROOSTERS99
Franz#12 Posted May 8, 2013 Posted May 8, 2013 Secondo Alberto Giubilini (Monash University di Melbourne, già ricercatore all’Università di Milano) e Francesca Minerva (Università di Melbourne), gli infanti sono “non persone”: “ ___________________________________ Qui il concetto "fuga dei cervelli" non fa una grinza
ROOSTERS99 Posted October 9, 2014 Posted October 9, 2014 Io non saprei nemmeno come e se commentare..... http://www.corriere.it/esteri/14_ottobre_09/brittany-29-anni-malata-cancro-ho-deciso-moriro-1-novembre-dc2447ea-4f79-11e4-8d47-25ae81880896.shtml
Dragonheart Posted October 9, 2014 Posted October 9, 2014 Come se poi ci fosse una gran differenza fra prendere un farmaco e aprire una finestra per buttarsi dal quinto piano. Però, se scegli la seconda, nessuno dice niente. Più Oregon per tutti. (Comunque, ottobre ha 31 giorni).
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