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Ma grazie all'indulto non avrò problemi!! :g[1]::kiss:

Ps: sono "catalizzato", quindi almeno un Euro 1 lo dovrei essere.... :g[1]:

pagherai un po'meno, ma pagherai tanto lo stesso... -_-

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Posted (edited)

Ed è qui che ti sbagli........i buffoni banditi del TUO governo passano il tuo bollo da 2.58 a 3 EURO/KW...

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4...78-00000e251029

.......ringraziati da solo !! :kiss:-_-

Grazie spiff!! :g[1]:

Ma credo che soppravviverò a questo "salasso".... :g[1]:

Ps: sono Euro 2, quindi passo da 2,58 a 2, 80.

Vabbé, lo pagherò con quello che ho risparmiato dopo l'abbassamento delle tasse del Berlusca....ehi, ma dove sono finiti i miei soldiiiiiiii?????

Silvioooooooooooooooooooo...................................

Edited by spiff
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14/11/2006

Dietrofront sulla tassa soggiorno

Bonelli: si valuta la cancellazione

Tassa di soggiorno, il governo ci ripensa. Dopo le forti polemiche seguite all'emendamento della Finanziaria che prevedeva l'introduzione di una tassa sui turisti dai due ai cinque euro al giorno, ora la maggioranza fa dietrofront e valuta la cancellazione della norma. Lo riferisce Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi. La tassa potrebbe essere sostituita con una devoluzione di parte del Fondo di mobilità ai comuni con maggior crisi ambientale.

.........ormai è una comica.........o forse più una tragedia !!! :thumbsup::thumbsup:

Grazie Tatanka e Spiff.

Posted (edited)

13 novembre 2006

Nuova stangata per auto e moto: un emendamento rende più care patenti, revisioni e immatricolazioni

Auto e moto tornano nel mirino del governo. Dopo l'aumento del bollo per finanziare parte della nuova Irpef, il governo prevede un ulteriore incremento delle tariffe per le operazioni di motorizzazione (omologazioni, patenti, immatricolazioni, revisioni e collaudi) per quattro e due ruote. Un emendamento del governo all'articolo 118 della Finanziaria aumenta, infatti, di 5 milioni il maggior gettito che lo Stato conta di incassare all'aumento delle tariffe: dai 45 milioni di maggior gettito previsto nel testo originario della manovra si passa a 50 milioni. I 5 milioni in più serviranno per finanziare la predisposizione del piano generale di mobilità, i sistemi informativi di supporto, il monitoraggio e la valutazione di efficacia degli interventi

fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4...81-00000e25108c

...a quando un partito degli automobilisti (incazzati) che porti a Roma un manipolo che prenda a scarpate chi continua a tassare i possessori di automobili ?? :thumbsup::thumbsup:

Edited by ROOSTERS99
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Un governo di splendidi.

Una nazione, campanaccio al collo e tubo di vasella in tasca.

....dicamo sicuramente metà nazione...........

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....dicamo sicuramente metà nazione...........

sono d'accordo con te. non proprio la metà, qualcuno di meno...

Posted (edited)
Aumentano le spese militari

Per Esercito, Marina e Aeronautica sono previsti 12 miliardi

e 437 milioni. Lettera a Prodi di sedici senatori

Sorpresa tra la selva dei tagli

le spese militari si impennano

Il governo dell'Unione investe in armamenti più della Cdl

di CARLO BONINI

DICONO i numeri che in una Finanziaria che a tutti toglie, c'è una voce di spesa che sale. Quella militare. Cinque punti percentuali in più rispetto all'ultima legge di bilancio licenziata dal governo di centrodestra. 12 miliardi 437 milioni di euro per Esercito, Marina, Aeronautica. se è vero che il 72 per cento di questa somma andrà a coprire i "costi del personale" e dunque la spesa corrente per i salari e il mantenimento dei 193 mila uomini delle nostre forze armate (sono esclusi i costi delle missioni all'estero, per le quali è prevista un'ulteriore voce di spesa di 1 miliardo di euro).

E' altrettanto vero che, spalmati nel prossimo triennio, altri 4 miliardi e rotti di euro andranno a finanziare un "Fondo per il sostegno dell'industria nazionale ad alto contenuto tecnologico". Dove per alto contenuto tecnologico, si deve leggere "ricerca militare" e per "industria nazionale" Finmeccanica, azienda per un terzo di proprietà dello Stato, con un core business che, concentrato nel settore degli armamenti, è spinto e alimentato da un mercato domestico in cui opera in regime di sostanziale monopolio.

Nel suo ufficio di Corso Trieste, a Roma, Gianni Alioti, sindacalista della Fim-Cisl, consumato osservatore dell'industria militare italiana ed europea, sorride: "Nel paradosso di un governo di sinistra che investe in armamenti più di quanto non abbia fatto negli ultimi due anni il governo di destra, mi sembra di intravedere una forma di tardo keynesismo militare. Per altro non sostenuto dai fatti. Dire che aumentare gli investimenti in armamenti significa sostenere contemporaneamente i livelli di occupazione e la ricerca tecnologica significa dimenticare la lezione di Federico Caffè, che definiva questo tipo di scelta "liberismo spurio"".

Un dato. Tra il 2000 e il 2005, Finmeccanica ha raddoppiato il proprio fatturato (da 6,7 a 11,4 miliardi di euro). Nello stesso periodo, gli occupati sono passati da 41 mila a 56 mila. "Non esiste alcun andamento proporzionale o quantomeno convergente tra crescita dei ricavi e aumento dell'occupazione - osserva Alioti - Esiste, al contrario, una verità comune all'intero mercato europeo e mondiale. L'industria della Difesa è tale che, inevitabilmente, lo sviluppo della tecnologia impone una riduzione della manodopera. Guardiamo quel che è accaduto a La Spezia, un distretto industriale storicamente dipendente dall'industria militare. In quindici anni, gli occupati nell'industria degli armamenti sono passati dal 40 al 19 per cento della forza lavoro totale".

Sedici senatori dell'Unione hanno scritto una lettera a Prodi. Si legge: "Caro Presidente, l'Italia è al settimo posto nel mondo come spesa militare con ingiustificati acquisti di armamenti come la portaerei Cavour (quasi 1 miliardo di euro, sistema d'arma esclusi), dieci nuove fregate (3,5 miliardi di euro), 121 caccia eurofighter (oltre 6,5 miliardi di euro). Da soli rappresentano l'1 per cento del nostro Pil. Ti ricordiamo che nel programma di governo dell'Unione, ci sono tre riferimenti alla necessità di politiche di disarmo (pagine 90, 91, 109)". Qui, evidentemente, il "keynesismo militare" non c'entra. Ma qui, la discussione politica interna al governo appare questione accantonata.

Giovanni Lorenzo Forcieri, 57 anni, diessino di La Spezia, senatore nelle ultime quattro legislature, è arrivato sei mesi fa a "Palazzo Marina" come sottosegretario alla Difesa. Dice: "Con questa Finanziaria non facciamo altro che riportare la spesa militare al livello del 2004. Prima cioè che il governo di centrodestra tagliasse di fatto la spesa militare di 2 miliardi e mezzo di euro. Per altro, a fronte degli investimenti che abbiamo previsto e che servono né più e ne meno che a coprire impegni di spesa già assunti negli ultimi anni e dunque ad onorare dei debiti già contratti, la Difesa cederà al demanio beni per circa 4 miliardi di euro nei prossimi due anni. Come si vede, dunque, il saldo tra entrate e uscite è in equilibrio. Con il vantaggio di smobilizzare risorse necessarie a portare avanti un programma di ammodernamento delle nostre forze armate. E' evidente infatti che non stiamo parlando soltanto di numeri. Se vogliamo che l'Italia possa efficacemente svolgere il ruolo internazionale che si è conquistata in questi anni, non possiamo rinunciare a investire su una forza armata efficiente e moderna".

L'argomento di Forcieri riproduce come un calco recenti considerazioni di Pierfrancesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica: "Se un governo, indipendentemente dal proprio orientamento, vuole portare avanti una politica internazionale di un certo livello, ha bisogno di una componente della Difesa efficiente. E nel passato erano stati fatti tagli notevoli".

Se il problema non è "se" o "quanto" investire in spesa militare, resta allora il "come". La qualità delle commesse e la loro urgenza. Allo Stato Maggiore della Difesa non ne parlano volentieri. Frugando nella foresta di sigle e numeri che battezza pezzi di artiglieria, autoblindo, caccia, navi, se ne comprende il perché. Si scopre, ad esempio, che, nel maggio 2006, la Direzione Generale per gli Armamenti Terrestri del ministero ha chiuso con la Oto Melara (Finmeccanica) un accordo di congruità di 310 milioni di euro per la fornitura di 49 veicoli blindati su ruota ("Vbc", la sigla tecnica. "Freccia" quella da combattimento) le cui torrette dovranno essere allestite per sistemi di lancio di missili anticarro di nuova generazione. Missili "Spike", di fabbricazione israeliana. L'arnese - spiegano gli addetti - è un costosissimo gioiello tecnologico. Di tipo "intelligente", "spara e dimentica".

Centomila dollari il pezzo, cinque volte il costo del suo omologo di fabbricazione americana, il "Tow". Missile attualmente in dotazione alle forze Nato e al nostro esercito, che ne ha pieni gli arsenali. Raccontano a palazzo Baracchini che le pressioni dell'Esercito sull'ex ministro Martino per ottenere questa "meraviglia" della tecnica considerata troppo costosa persino dall'esercito americano siano state robuste. Ma ammettono anche che il giochino costerà una tombola.

Per ovvie economie di scala (costi di manutenzione e pezzi di ricambio), i 49 veicoli blindati su ruota "Freccia" erano stati concepiti dalla "Oto Melara" per essere perfettamente fungibili con i loro "gemelli" cingolati, i "Dardo". Stessi abitacoli, stessa strumentazione, stesse torrette. Stessi missili anticarro: i "tow". Con la scelta del missile "spike", addio risparmi. Fabio Mini, ex comandante della forza Nato in Kosovo, osserva: "Non riesco a capire che senso abbia dotare di armi anticarro diverse mezzi cingolati e su ruota, che dovrebbero integrarsi sul campo di battaglia. Così come non capisco che senso abbia dotare di una tecnologia più avanzata anticarro un mezzo su ruota che, a rigore di logica, non dovrebbe affrontare in campo aperto mezzi corazzati". Alla "Oto Melara" concordano. Ma alla "Oto Melara" sanno anche quel che accadrà. Completata la fornitura dei "Freccia", i "Dardo", le cui consegne sono state appena ultimate, torneranno nei cantieri per modificare le loro torrette di lancio. I soldi non saranno un problema.

Come i 650 milioni di euro già impegnati a bilancio per consegnare ai nostri Stati maggiori, di qui ai prossimi anni, 72 obici semoventi fabbricati in Germania e assemblati da "Oto Melara" (Pzh, la sigla tecnica) con cui difendere le nostre frontiere. Cosa debba farsene il nostro esercito di un numero così consistente di pezzi di artiglieria immaginati per conflitti di posizione, per scenari di difesa o offesa lungo linee di fronte profonde un centinaio di chilometri (questo il raggio di azione dell'obice), Dio solo lo sa. Meglio, solo l'Esercito lo sa. Ma - sebbene sollecitato - lo Stato maggiore non ha ritenuto di dover fornire risposte.

Risposte che invece, prima o poi, la Difesa e il governo saranno costretti a dare sulla nostra partecipazione al più faraonico dei progetti che la storia dell'aeronautica civile e militare abbia mai conosciuto. Un'avventura dall'acronimo inglese, Jsf, "Joint Strike Fighter", consorzio a guida statunitense per la costruzione del cacciabombardiere del futuro (le consegne del nuovo aereo, battezzato "F35-lightning II", dovrebbero cominciare nel 2012). La partecipazione italiana al progetto (che ha quali ulteriori partner Inghilterra, Canada, Danimarca, Norvegia, Olanda, Australia e Turchia) fu una scelta del governo di centrosinistra (1998, premier D'Alema). Berlusconi, nei suoi cinque anni a Palazzo Chigi, ne decise i termini economici, fissando la quota del nostro investimento per la sola "fase di sviluppo" in 1 miliardo 359 milioni di euro.

Cifra a cui l'Italia dovrà ora sommare altri 11 miliardi di dollari per l'acquisto dei 131 caccia già ordinati da Aeronautica e Marina. Anche perché la nostra Difesa non ha scommesso e acquistato soltanto nel consorzio a guida americana, ma ha investito e comprato anche nel progetto concorrente europeo, "l'Eurofighter Typhoon" (dove l'Italia è partner di Gran Bretagna, Germania e Spagna). Ce ne verranno altri 121 caccia. Più o meno 7 miliardi di euro.

Ce n'è abbastanza per chiedersi se a decidere della qualità e dell'entità della nostra spesa militare siano i ministri e il parlamento. O non invece gli stati maggiori. O, ancora, se a portare per mano gli uni e gli altri non sia l'industria degli armamenti. Per dirla con le parole di un addetto del settore, "se in Italia il vero ministro della difesa sia Parisi o non l'amministratore delegato di Finmeccanica Guarguaglini". Un fatto è certo. Negli anni, i capi di Stato maggiore delle nostre tre forze armate hanno tolto l'uniforme per entrare senza soluzione di continuità nel top management delle società di Finmeccanica. Una legge dello Stato lo vieterebbe. Aggirarla è diventata una prassi. E' successo con il generale Mario Arpino (da capo di stato maggiore della Difesa alla "Vitrociset"), con l'ammiraglio Guido Venturoni (da capo di stato maggiore della Difesa alla "Marconi"), con il generale Giulio Fraticelli (da capo di stato maggiore dell'Esercito alla "Oto Melara"), con il generale Sandro Ferracuti (da capo di stato maggiore dell'Aeronautica alla Ams). Gli impegni di spesa con Finmeccanica che questa e le prossime finanziarie andranno ad onorare portano anche le loro firme. Da generali, naturalmente.

pace_1024.jpg

Edited by Leasir
Posted

Indulto: fuori il doppio dei detenuti previsti

L'amministrazione penitenziaria lo scorso 1° agosto aveva detto che gli adulti che avrebbero dovuto essere scarcerati erano 12.756 ROMA - Grazie all'indulto sono usciti dalle carcere il doppio dei detenuti rispetto a quanto previsto al momento dell'approvazione in Parlamento. Secondo i dati nazionali forniti dal ministero della Giustizia alla commissione Giustizia del Senato, alla data del 9 novembre 2006 sono usciti dal carcere per effetto dell'indulto 24.543 detenuti. A questi vanno aggiunti i 4.964 soggetti usciti dal carcere per misure alternative alla detenzione, più 220 detenuti minori che hanno beneficiato del provvedimento. In totale quindi poco meno di 30 mila persone. Su questi numeri, ha detto il presidente della commissione Cesare Salvi, «abbiamo chiesto al ministero un ulteriore approfondimento, anche perché qualche profilo matematico non torna».

DATO PIÙ CHE DOPPIO - Il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha anche comunicato alla commissione che al 1° agosto 2006, data di entrata in vigore dell'indulto, sarebbero usciti dai penitenziari 12.756 adulti.

LOMBARDIA - Sono stati 6.500 i detenuti scarcerati in Lombardia per effetto dell'indulto. «Solo 200 sono già tornati in carcere». Lo ha rilevato il Provveditore regionale della Polizia penitenziaria della Lombardia Luigi Pagano.

Dal sito del Corriere....ohps!! :wacko:

Si sono dimenticati di aggiungere...grazie Tatanka :g[1]::clap[1]:

Posted (edited)
Aumentano le spese militari

Per Esercito, Marina e Aeronautica sono previsti 12 miliardi

e 437 milioni. Lettera a Prodi di sedici senatori

Sorpresa tra la selva dei tagli

le spese militari si impennano

Il governo dell'Unione investe in armamenti più della Cdl

di CARLO BONINI

DICONO i numeri che in una Finanziaria che a tutti toglie, c'è una voce di spesa che sale. Quella militare. Cinque punti percentuali in più rispetto all'ultima legge di bilancio licenziata dal governo di centrodestra. 12 miliardi 437 milioni di euro per Esercito, Marina, Aeronautica. se è vero che il 72 per cento di questa somma andrà a coprire i "costi del personale" e dunque la spesa corrente per i salari e il mantenimento dei 193 mila uomini delle nostre forze armate (sono esclusi i costi delle missioni all'estero, per le quali è prevista un'ulteriore voce di spesa di 1 miliardo di euro).

E' altrettanto vero che, spalmati nel prossimo triennio, altri 4 miliardi e rotti di euro andranno a finanziare un "Fondo per il sostegno dell'industria nazionale ad alto contenuto tecnologico". Dove per alto contenuto tecnologico, si deve leggere "ricerca militare" e per "industria nazionale" Finmeccanica, azienda per un terzo di proprietà dello Stato, con un core business che, concentrato nel settore degli armamenti, è spinto e alimentato da un mercato domestico in cui opera in regime di sostanziale monopolio.

Nel suo ufficio di Corso Trieste, a Roma, Gianni Alioti, sindacalista della Fim-Cisl, consumato osservatore dell'industria militare italiana ed europea, sorride: "Nel paradosso di un governo di sinistra che investe in armamenti più di quanto non abbia fatto negli ultimi due anni il governo di destra, mi sembra di intravedere una forma di tardo keynesismo militare. Per altro non sostenuto dai fatti. Dire che aumentare gli investimenti in armamenti significa sostenere contemporaneamente i livelli di occupazione e la ricerca tecnologica significa dimenticare la lezione di Federico Caffè, che definiva questo tipo di scelta "liberismo spurio"".

Un dato. Tra il 2000 e il 2005, Finmeccanica ha raddoppiato il proprio fatturato (da 6,7 a 11,4 miliardi di euro). Nello stesso periodo, gli occupati sono passati da 41 mila a 56 mila. "Non esiste alcun andamento proporzionale o quantomeno convergente tra crescita dei ricavi e aumento dell'occupazione - osserva Alioti - Esiste, al contrario, una verità comune all'intero mercato europeo e mondiale. L'industria della Difesa è tale che, inevitabilmente, lo sviluppo della tecnologia impone una riduzione della manodopera. Guardiamo quel che è accaduto a La Spezia, un distretto industriale storicamente dipendente dall'industria militare. In quindici anni, gli occupati nell'industria degli armamenti sono passati dal 40 al 19 per cento della forza lavoro totale".

Sedici senatori dell'Unione hanno scritto una lettera a Prodi. Si legge: "Caro Presidente, l'Italia è al settimo posto nel mondo come spesa militare con ingiustificati acquisti di armamenti come la portaerei Cavour (quasi 1 miliardo di euro, sistema d'arma esclusi), dieci nuove fregate (3,5 miliardi di euro), 121 caccia eurofighter (oltre 6,5 miliardi di euro). Da soli rappresentano l'1 per cento del nostro Pil. Ti ricordiamo che nel programma di governo dell'Unione, ci sono tre riferimenti alla necessità di politiche di disarmo (pagine 90, 91, 109)". Qui, evidentemente, il "keynesismo militare" non c'entra. Ma qui, la discussione politica interna al governo appare questione accantonata.

Giovanni Lorenzo Forcieri, 57 anni, diessino di La Spezia, senatore nelle ultime quattro legislature, è arrivato sei mesi fa a "Palazzo Marina" come sottosegretario alla Difesa. Dice: "Con questa Finanziaria non facciamo altro che riportare la spesa militare al livello del 2004. Prima cioè che il governo di centrodestra tagliasse di fatto la spesa militare di 2 miliardi e mezzo di euro. Per altro, a fronte degli investimenti che abbiamo previsto e che servono né più e ne meno che a coprire impegni di spesa già assunti negli ultimi anni e dunque ad onorare dei debiti già contratti, la Difesa cederà al demanio beni per circa 4 miliardi di euro nei prossimi due anni. Come si vede, dunque, il saldo tra entrate e uscite è in equilibrio. Con il vantaggio di smobilizzare risorse necessarie a portare avanti un programma di ammodernamento delle nostre forze armate. E' evidente infatti che non stiamo parlando soltanto di numeri. Se vogliamo che l'Italia possa efficacemente svolgere il ruolo internazionale che si è conquistata in questi anni, non possiamo rinunciare a investire su una forza armata efficiente e moderna".

L'argomento di Forcieri riproduce come un calco recenti considerazioni di Pierfrancesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica: "Se un governo, indipendentemente dal proprio orientamento, vuole portare avanti una politica internazionale di un certo livello, ha bisogno di una componente della Difesa efficiente. E nel passato erano stati fatti tagli notevoli".

Se il problema non è "se" o "quanto" investire in spesa militare, resta allora il "come". La qualità delle commesse e la loro urgenza. Allo Stato Maggiore della Difesa non ne parlano volentieri. Frugando nella foresta di sigle e numeri che battezza pezzi di artiglieria, autoblindo, caccia, navi, se ne comprende il perché. Si scopre, ad esempio, che, nel maggio 2006, la Direzione Generale per gli Armamenti Terrestri del ministero ha chiuso con la Oto Melara (Finmeccanica) un accordo di congruità di 310 milioni di euro per la fornitura di 49 veicoli blindati su ruota ("Vbc", la sigla tecnica. "Freccia" quella da combattimento) le cui torrette dovranno essere allestite per sistemi di lancio di missili anticarro di nuova generazione. Missili "Spike", di fabbricazione israeliana. L'arnese - spiegano gli addetti - è un costosissimo gioiello tecnologico. Di tipo "intelligente", "spara e dimentica".

Centomila dollari il pezzo, cinque volte il costo del suo omologo di fabbricazione americana, il "Tow". Missile attualmente in dotazione alle forze Nato e al nostro esercito, che ne ha pieni gli arsenali. Raccontano a palazzo Baracchini che le pressioni dell'Esercito sull'ex ministro Martino per ottenere questa "meraviglia" della tecnica considerata troppo costosa persino dall'esercito americano siano state robuste. Ma ammettono anche che il giochino costerà una tombola.

Per ovvie economie di scala (costi di manutenzione e pezzi di ricambio), i 49 veicoli blindati su ruota "Freccia" erano stati concepiti dalla "Oto Melara" per essere perfettamente fungibili con i loro "gemelli" cingolati, i "Dardo". Stessi abitacoli, stessa strumentazione, stesse torrette. Stessi missili anticarro: i "tow". Con la scelta del missile "spike", addio risparmi. Fabio Mini, ex comandante della forza Nato in Kosovo, osserva: "Non riesco a capire che senso abbia dotare di armi anticarro diverse mezzi cingolati e su ruota, che dovrebbero integrarsi sul campo di battaglia. Così come non capisco che senso abbia dotare di una tecnologia più avanzata anticarro un mezzo su ruota che, a rigore di logica, non dovrebbe affrontare in campo aperto mezzi corazzati". Alla "Oto Melara" concordano. Ma alla "Oto Melara" sanno anche quel che accadrà. Completata la fornitura dei "Freccia", i "Dardo", le cui consegne sono state appena ultimate, torneranno nei cantieri per modificare le loro torrette di lancio. I soldi non saranno un problema.

Come i 650 milioni di euro già impegnati a bilancio per consegnare ai nostri Stati maggiori, di qui ai prossimi anni, 72 obici semoventi fabbricati in Germania e assemblati da "Oto Melara" (Pzh, la sigla tecnica) con cui difendere le nostre frontiere. Cosa debba farsene il nostro esercito di un numero così consistente di pezzi di artiglieria immaginati per conflitti di posizione, per scenari di difesa o offesa lungo linee di fronte profonde un centinaio di chilometri (questo il raggio di azione dell'obice), Dio solo lo sa. Meglio, solo l'Esercito lo sa. Ma - sebbene sollecitato - lo Stato maggiore non ha ritenuto di dover fornire risposte.

Risposte che invece, prima o poi, la Difesa e il governo saranno costretti a dare sulla nostra partecipazione al più faraonico dei progetti che la storia dell'aeronautica civile e militare abbia mai conosciuto. Un'avventura dall'acronimo inglese, Jsf, "Joint Strike Fighter", consorzio a guida statunitense per la costruzione del cacciabombardiere del futuro (le consegne del nuovo aereo, battezzato "F35-lightning II", dovrebbero cominciare nel 2012). La partecipazione italiana al progetto (che ha quali ulteriori partner Inghilterra, Canada, Danimarca, Norvegia, Olanda, Australia e Turchia) fu una scelta del governo di centrosinistra (1998, premier D'Alema). Berlusconi, nei suoi cinque anni a Palazzo Chigi, ne decise i termini economici, fissando la quota del nostro investimento per la sola "fase di sviluppo" in 1 miliardo 359 milioni di euro.

Cifra a cui l'Italia dovrà ora sommare altri 11 miliardi di dollari per l'acquisto dei 131 caccia già ordinati da Aeronautica e Marina. Anche perché la nostra Difesa non ha scommesso e acquistato soltanto nel consorzio a guida americana, ma ha investito e comprato anche nel progetto concorrente europeo, "l'Eurofighter Typhoon" (dove l'Italia è partner di Gran Bretagna, Germania e Spagna). Ce ne verranno altri 121 caccia. Più o meno 7 miliardi di euro.

Ce n'è abbastanza per chiedersi se a decidere della qualità e dell'entità della nostra spesa militare siano i ministri e il parlamento. O non invece gli stati maggiori. O, ancora, se a portare per mano gli uni e gli altri non sia l'industria degli armamenti. Per dirla con le parole di un addetto del settore, "se in Italia il vero ministro della difesa sia Parisi o non l'amministratore delegato di Finmeccanica Guarguaglini". Un fatto è certo. Negli anni, i capi di Stato maggiore delle nostre tre forze armate hanno tolto l'uniforme per entrare senza soluzione di continuità nel top management delle società di Finmeccanica. Una legge dello Stato lo vieterebbe. Aggirarla è diventata una prassi. E' successo con il generale Mario Arpino (da capo di stato maggiore della Difesa alla "Vitrociset"), con l'ammiraglio Guido Venturoni (da capo di stato maggiore della Difesa alla "Marconi"), con il generale Giulio Fraticelli (da capo di stato maggiore dell'Esercito alla "Oto Melara"), con il generale Sandro Ferracuti (da capo di stato maggiore dell'Aeronautica alla Ams). Gli impegni di spesa con Finmeccanica che questa e le prossime finanziarie andranno ad onorare portano anche le loro firme. Da generali, naturalmente.

uuhhhhh che roba lunga e (parzialmente) inesatta (o quantomeno tendenziosa).

partiamo dalle spese: il governo precedente aveva pressochè dimezzato le risorse destinate al comparto difesa. ciò, al netto delle spese fisse (stipendi e missioni, per esempio), aveva fatto sì che l'attività addestrativa fosse quasi totalmente bloccata, rendendo difficoltosa persino la manutenzione dei mezzi. capite bene anche voi che delle forze armate che non si addestrano e non manutenzionano i mezzi a disposizione, in breve tempo diventano inefficienti. le risorse destinate alle FFAA sono in realtà ben al di sotto dell'1% menzionato, si attestano intorno allo 0,82-0,86 (non ricordo con precisione).

ora, al signore di cui sopra sembra una quota sproporzionata, fatto sta che l'italia (e il resto dell'europa occidentale) in passato ha preso l'impegno di aumentare tali spese. ovviamente l'impegno non è stato rispettato, anzi la spesa ha registrato un decremento. si devono fare delle scelte, ci si deve rendere conto che FFAA professionali, efficienti e tecnologiche costano, quindi:

1) si vuole giocare un ruolo importante a livello internazionale, e questo significa sostenere spese ingenti;

2) si decide di rivedere, al ribasso, tale ruolo e si prendono decisioni di conseguenza.

la botte piena e la moglie ubrica, ahimè, non si possono avere.

certo non sarebbe male fare una selezione razionale dei teatri dove si decide di intervenire (dopo anni ancora mi chiedo cosa siamo andati a fare a timor est :wacko: ), questo costituirebbe un primo, importante risparmio.

che poi gli acquisti di navi ed aerei siano "insensati", bah, queste sono opinioni (che, per correttezza, andrebbero anche argomentate)... la nostra flotta (sia navale che aerea) necessitava urgentemente di un ammodernamento (fino a ieri ancora usavamo gli F-104, soprannominati "bare volanti", tanto per dirne una).

ma tutti questi discorsi fanno sempre capo al tipo di politica estera e di difesa che si vuole condurre, ed ogni opinione merita attenzione.

meno attenzione meritano altre fandonie invece, come quella, per esempio, degli obici tedeschi:

72 obici semoventi fabbricati in Germania e assemblati da "Oto Melara" (Pzh, la sigla tecnica) con cui difendere le nostre frontiere. Cosa debba farsene il nostro esercito di un numero così consistente di pezzi di artiglieria immaginati per conflitti di posizione, per scenari di difesa o offesa lungo linee di fronte profonde un centinaio di chilometri (questo il raggio di azione dell'obice), Dio solo lo sa. Meglio, solo l'Esercito lo sa. Ma - sebbene sollecitato - lo Stato maggiore non ha ritenuto di dover fornire risposte

la gittata massima di quegli obici dubito che vada molto oltre i 30 km (cento?? -_-:lol::g[1]: ) e sto approssimando per eccesso. difendere le frontiere??? :lol::lol: mi piacerebbe sapere da quale secolo scrive il nostro :P forse lo stato maggiore non ha risposto perchè hanno pensato ad uno scherzo telefonico.... ah, di quegli obici già se ne parlava nel 1994, ed ancora non sono entrati in linea di produzione....

riguardo ai nuovi veicoli con nuove armi anticarro e alle carriere dei generalazzi, ammetto la mia ignoranza e perciò non mi pronuncio. ritengo verosimile quanto riportato a proposito dei generali, ma, viste le sparate su obici, navi ed aerei, sul resto rimango (come minimo) dubbioso.

scusate l'eccessiva lunghezza.

grazie tatanka!! :clap[1]:

Edited by davide
Posted

La questione più importante è sicuramente questa:

1) si vuole giocare un ruolo importante a livello internazionale, e questo significa sostenere spese ingenti;

2) si decide di rivedere, al ribasso, tale ruolo e si prendono decisioni di conseguenza.

a mio avviso, prima di andare a fare i vicesceriffo del mondo si dovrebbe avere una situazione interna più florida, ma soprattutto non si dovrebbero dirottare risorse sulle missioni all'estero quando ne servirebbero per garantire i servizi interni.

in secondo luogo: giusto riammodernare i mezzi delle FFAA (gli F-104 erano vecchi 20 anni fa, ma mi risulta che qualche Tornado l'abbiam ben comprato..), ma forse sarebbe il caso di comprare un paio di caccia in meno e destinare le risorse risparmiate per mettere in strada più "gazzelle" dei carabinieri.

Comprando un paio di caccia in meno, però, i gruppi industriali di cui Mortadella è ostaggio sono meno contenti.

Posted

La questione più importante è sicuramente questa:

a mio avviso, prima di andare a fare i vicesceriffo del mondo si dovrebbe avere una situazione interna più florida, ma soprattutto non si dovrebbero dirottare risorse sulle missioni all'estero quando ne servirebbero per garantire i servizi interni.

in secondo luogo: giusto riammodernare i mezzi delle FFAA (gli F-104 erano vecchi 20 anni fa, ma mi risulta che qualche Tornado l'abbiam ben comprato..), ma forse sarebbe il caso di comprare un paio di caccia in meno e destinare le risorse risparmiate per mettere in strada più "gazzelle" dei carabinieri.

Comprando un paio di caccia in meno, però, i gruppi industriali di cui Mortadella è ostaggio sono meno contenti.

Mortadella è MOLTO più ostaggio di forze politiche "estreme"; certo, anche di qualche "industriale", o meglio, di poteri finanziari forti quali le banche, le coop.........

Ci deve pur essere una spiegazione ad una finanziaria tanto demenziale !!!

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Mortadella è MOLTO più ostaggio di forze politiche "estreme"; certo, anche di qualche "industriale", o meglio, di poteri finanziari forti quali le banche, le coop.........

Ci deve pur essere una spiegazione ad una finanziaria tanto demenziale !!!

le forze politiche estreme per Prodi contano come il due di picche.

per farli contenti, basta fingere contrizione quando si vota a favore di una missione di pace o lasciare un po' briglia libera in materia di pacs et similia.

quando si parla di grossi investimenti e finanziamenti, cioè di soldi veri, Caruso e Luxuria ritornano ad avere solo la loro funzione primaria: distogliere l'opinione pubblica da quelle che sono le decisioni che cambiano davvero il paese.

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le forze politiche estreme per Prodi contano come il due di picche.

per farli contenti, basta fingere contrizione quando si vota a favore di una missione di pace o lasciare un po' briglia libera in materia di pacs et similia.

quando si parla di grossi investimenti e finanziamenti, cioè di soldi veri, Caruso e Luxuria ritornano ad avere solo la loro funzione primaria: distogliere l'opinione pubblica da quelle che sono le decisioni che cambiano davvero il paese.

Caro Leasir, se Rifondazione o i Comunisti italiani tolgono la fiducia al governo, il governo cade domani mattina..........altro che due di picche !

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Caro Leasir, se Rifondazione o i Comunisti italiani tolgono la fiducia al governo, il governo cade domani mattina..........altro che due di picche !

questo in un sistema politico dove i parlamentari propongono e sostengono la propria idea.

il nostro sistema politico si basa su altri equilibri.

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questo in un sistema politico dove i parlamentari propongono e sostengono la propria idea.

il nostro sistema politico si basa su altri equilibri.

... cioè ??

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questo in un sistema politico dove i parlamentari propongono e sostengono la propria idea.

il nostro sistema politico si basa su altri equilibri.

Leasir, guarda che Prodi è già caduto una volta per l'intransigenza ideologica di Rifondazione...

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Leasir, guarda che Prodi è già caduto una volta per l'intransigenza ideologica di Rifondazione...

Prodi e' caduto piu' volte, anche da piccino.

Questi sono i risultati.

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Prodi e' caduto piu' volte, anche da piccino.

Questi sono i risultati.

...cacchio, non può essre nato così, in effetti........

Edited by ROOSTERS99
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Prodi e' caduto piu' volte, anche da piccino.

Questi sono i risultati.

Qualcun'altro invece è rimasto piccino...

Posted (edited)

15/11/2006

Fiducia su Finanziaria, è tensione

Sarà votato maxi-emendamento

Sarà un maxi-emendamento alla Finanziaria quello sul quale il governo chiederà la fiducia alla Camera. Il Consiglio dei ministri potrebbe essere già convocato giovedì 16 novembre e chiedere la fiducia al più tardi venerdì. Tensione in aula, la Cdl ha chiesto ripetutamente al governo, rappresentato dal ministro per i Rapporti col Parlamento Vannino Chiti, di intervenire per chiarire la posizione dell'esecutivo.

Ieri il Senato ha approvato i requisiti di necessità e urgenza del decreto fiscale che contiene quasi un terzo delle coperture economiche della legge di bilancio. I lavori delle commissioni Finanze e Bilancio di Palazzo Madama sono proseguiti poi in seduta notturna. Sono stati bocciati tutti gli emendamenti presentati dall'opposizione. L'obiettivo della maggioranza è licenziare il testo, senza modifiche per poi approdare successivamente in aula.

La Cdl ha ribadito le proprie critiche all'impostazion dell'Unione: "L'impostazione governativa, ossia quella di rinviare eventuali modifiche alla legge Finanziaria che sarà probabilmente bloccata o a provvedimenti successivi non funziona - ha affermato Giuseppe Vegas di Forza Italia - l'esempio più eclatante è quello sull'imposta di successione che penalizza le imprese e che non viene risolto. Il rapporto tra Stato e cittadino così non funziona".

Via libera intanto dell'Aula della Camera all'articolo 10 della Finanziaria in materia di imposte provinciali e comunali. La norma prevede la possibilità di trasmettere agli Enti locali interessati i dati inerenti l'addizionale comunale e provinciale sull'imposta sull'energia elettrica. Viene elevata, inoltre, dal 20 al 40% la misura massima entro la quale le province possono aumentare le tariffe per il pagamento della imposta provinciale di trascrizione (l'imposta erariale di trascrizione, iscrizione e annotazione dei veicoli al pubblico registro automobilistico).

^_^:whistle:

Edited by ROOSTERS99
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...cacchio, non può essre nato così, in effetti........

Ti sbagli, e' nato cosi'.

Poi i suoi genitori gli picchiavano la testa sugli spigoli per cavarne qualcosa di meglio.

Un po' e' migliorato.

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