El Pampa Posted April 8, 2010 Posted April 8, 2010 (edited) dopo il commercialista faggizzu o giu'di li, adesso un'altra cordata.......non servirà mica per impiccarsi? che la politica si interessi della società e non del palazzetto......mah....meglio essere ingenui.... Edited April 8, 2010 by El Pampa
Bob Morse Posted April 8, 2010 Posted April 8, 2010 Da quello che so Cecco sta lavorando seriamente e con obiettivi ben chiari nella mente. pare che il sindaco e la famiglia Castiglioni siano d'accordo con lui. Poi è chiaro che tra il dire e il fare.......
sertar Posted April 8, 2010 Posted April 8, 2010 dopo il commercialista faggizzu o giu'di li, adesso un'altra cordata.......non servirà mica per impiccarsi? che la politica si interessi della società e non del palazzetto......mah....meglio essere ingenui.... Condivido quanto scritto da Stewe, meno da te... il basket non produce ricavi, trattasi di scatola ancor più vuota di quelle calcistiche. Il futuro è proprio in un simil azionariato diffuso, finalizzato nel tempo non solo all'attività sportiva...
Silver Surfer Posted April 8, 2010 Author Posted April 8, 2010 Nei due anni più difficili della storia della Pallacanestro Varese, dopo le scorie nucleari lasciate da Gianni Chiapparo, Cecco Vescovi ha fatto un ottimo lavoro.Concreto, solido, affidabile, onesto. Io non condivido solo un passaggio "priorità alla salvezza"Se la volontà di costruire un futuro per la Pallacanestro Varese deve passare ESCLUSIVAMENTE dalla permanenza in Serie A mi sembra già una partenza fragile. E un controsenso. Se Varese retrocederà sarà ESCLUSIVAMENTE per la sua fragilità societaria (manifestata dai due punti di penalizzazione). A maggior ragione, non dovrebbe essere aiutata una società così in difficoltà? Mi sembra un terrificante stratagemma per "prendere tempo". Si fosse già operato per consolidare il futuro, oggi si potrebbe già pensare al mercato, si potrebbero guardare giocatori a Portsmouth e iniziare a lavorare in un altro modo... E allenatore/giocatori sarebbero corroborati nel giocare in una società che lavora per costruire un futuro. Così tutto dovrebbe partire dalla salvezza. E partire da un risultato sportivo è il modo migliore per complicarsi la vita. Ma da quando in qua la costruzione di una società PARTE da un risultato sportivo? Quelli si dovrebbero ottenere lavorando bene Altrimenti, cazzo serve avere una società?
Silver Surfer Posted April 8, 2010 Author Posted April 8, 2010 http://www.varesefansbasket.it/news/viewart.php?idart=1841
Ponchiaz Posted April 8, 2010 Posted April 8, 2010 Posso suggerire al vostro beneamato sindaco di stare fuori dalla faccenda. Ho paura che porti un attimo di sfiga, oltre alla cronica incapacita' leghista di combinare qualcosa di decente per la citta'.
Guest Stewe Posted April 8, 2010 Posted April 8, 2010 Sindaco Avv. Attilio Fontana Data di Nascita: 28/03/1952 - luogo: Varese Data Elezione: 28/05/2006 (nomina: 30/05/2006) Partito: Lega Nord Categoria Professione: Avvocati e Procuratori Legali Titolo di Studio: Laurea Chiamala, se vuoi, inizio della campagna elettorale...
Dragonheart Posted April 8, 2010 Posted April 8, 2010 Chiamala, se vuoi, inizio della campagna elettorale... Ne ha bisogno? http://www.repubblica.it/speciale/2006/ele...ali/varese.html
alberto Posted April 8, 2010 Posted April 8, 2010 Chiamala, se vuoi, inizio della campagna elettorale... no.
Mangusta Posted April 8, 2010 Posted April 8, 2010 Se non ricordo male l'idea del pool di sponsor piuttosto che di imprenditori sia dei tempi di Edo Bulgheroni...l'idea è ovviamente buona ma non si riesce mai ad attuarla questo è il dato preoccupante...
Silver Surfer Posted April 9, 2010 Author Posted April 9, 2010 Intanto nel torneo internazionale di Manheim (Albert Schweitzer Youth Tournament): http://statistik.basketball-bundesliga.de/...aders_stats.php Fabio Mian...
sertar Posted April 9, 2010 Posted April 9, 2010 Se non ricordo male l'idea del pool di sponsor piuttosto che di imprenditori sia dei tempi di Edo Bulgheroni...l'idea è ovviamente buona ma non si riesce mai ad attuarla questo è il dato preoccupante... Perchè un imprenditore tende al controllo della società non al 100% delle azioni, non essendoci utili da distribuire...
Guest matrix Posted April 9, 2010 Posted April 9, 2010 Ne ha bisogno? http://www.repubblica.it/speciale/2006/ele...ali/varese.html Mah Se si aprissero gli occhi (come alla mattina quando devo evitare le buche sugli ex-percorsi del Mondiale, per non cadere o rompere la Vespa) Oppure se non fossimo costretti a chiuderli per evitare quelle oscenità costruite sempre per i mondiali Che cacchio ha fatto per la città?
Dragonheart Posted April 9, 2010 Posted April 9, 2010 MahSe si aprissero gli occhi (come alla mattina quando devo evitare le buche sugli ex-percorsi del Mondiale, per non cadere o rompere la Vespa) Oppure se non fossimo costretti a chiuderli per evitare quelle oscenità costruite sempre per i mondiali Che cacchio ha fatto per la città? Guarda che il mio non era mica un sostegno a Fontana. Mi limitavo a sottolineare che a Varese il centrodestra può vincere le elezioni anche senza fare campagna elettorale. Che brutto vizio quello di dover fare sempre sapere qual è il proprio orientamento politico, anche quando si discute di morra cinese o di lattoneria.
ROOSTERS99 Posted April 9, 2010 Posted April 9, 2010 Guarda che il mio non era mica un sostegno a Fontana.Mi limitavo a sottolineare che a Varese il centrodestra può vincere le elezioni anche senza fare campagna elettorale. Che brutto vizio quello di dover fare sempre sapere qual è il proprio orientamento politico, anche quando si discute di morra cinese o di lattoneria. Perr altro, mi pareva piuttosto chiaro il tuo intendimento......
Guest matrix Posted April 9, 2010 Posted April 9, 2010 Guarda che il mio non era mica un sostegno a Fontana.Mi limitavo a sottolineare che a Varese il centrodestra può vincere le elezioni anche senza fare campagna elettorale. Che brutto vizio quello di dover fare sempre sapere qual è il proprio orientamento politico, anche quando si discute di morra cinese o di lattoneria. Uè Perchè ti arrabbi? Non ti criticavo! Semmai criticavo Capello Ondulato Eppoi Orientamento politico In realtà sono disorientato
Maurizio Posted April 13, 2010 Posted April 13, 2010 Tratto da La Provincia. Aldo Ossola sempre grande, come giocatore e come persona. "Lo spirito della grande Ignis? Questo basket lo ha sepolto" 9 aprile 2010SportCommenta di Francesco Caielli VARESE«Son passati quarant'anni che sono quasi mezzo secolo. A ripensarci viene dentro una gran rabbia per il tempo che corre troppo veloce, ma allo stesso tempo mi sento venir su certi brividi che raccontano di esperienze indimenticabili, di emozioni troppo forti». Dice bene Aldo Ossola, lui che quel 9 aprile 1970 c'era eccome, lui che ha sollevato tutte e cinque le Coppe dei Campioni vinte da Varese, lui al quale bisognerebbe consegnare le chiavi della città dopo che a Morse e Raga è stata data la cittadinanza onoraria. Sembra ieri, e a giudicare la voce tremante e gli occhi che sognano ripensando a quel che fu, c'è da credergli. «Ricordo tutto per filo e per segno, a volte pare che il tempo si sia fermato. Poi qualche settimana fa c'è stata la visita di Manuel, e rivederlo ha riannodato tutti i fili con il passato. Ripensarci mi commuove e io posso soltanto ringraziare il Signore: le soddisfazioni che ho avuto io, sono qualcosa di impagabile». Ci regali qualche immagine di quella sera a Sarajevo. Partita vinta, esco dalla doccia e incrocio lo sguardo di Dino Meneghin. Lo fisso e gli dico: «E ci danno pure dei soldi per fare tutto questo». Ecco il senso di quella coppa e di quelle che sono seguite: giocare a basket era la nostra vita, non il nostro lavoro. Un altro flash. Dopo la vittoria abbiamo festeggiato combinandone di tutti i colori, ma questo era abbastanza normale. Quel che era meno normale è il fatto che facevamo i matti anche prima della partita. Ricordo che noi e i giocatori dell'Armata Rossa alloggiavamo nello stesso albergo, pranzavamo e cenavamo insieme nello stesso immenso salone. La sera prima della partita a cena i russi non alzavano gli occhi dal piatto e dal loro tavolo non volava una mosca, tutti seri e concentrati. Dalla nostra parte, un macello: pezzi di pane e tovaglioli che volavano, urla, scherzi. Nikolic ci guardò e disse: «Voi domani non potete vincere, perché siete squadra di scherzo. Non di serietà». Andò esattamente al contrario, ma forse lo sapeva anche lui. Cosa c'era allora, che oggi non c'è più? Ce l'avete mezza giornata, che vi elenco tutto? Scherzi a parte, credo che oggi si sia persa la cosa più importante, ovvero la simbiosi totale tra squadra e città: allora eravamo davvero una cosa unica. Noi giocatori scendevamo in campo e i tifosi stavano sugli spalti o soffrivano a casa, ma era più o meno la stessa cosa. Nella vittoria come nella sconfitta. A questo proposito ricordo la sera in cui tornammo da Anversa, dove perdemmo una finale che avremmo dovuto vincere: ed era sempre così, perché noi abbiamo vinto quando tutti dicevano che avremmo perso e abbiamo perso quanto tutti erano sicuri che avremmo vinto. Allora? Il pullman arrivò in piazza Monte Grappa, dove c'era della gente ad aspettarci. Noi ci vergognavamo di scendere perché li avevamo traditi, io e Flaborea piangevamo: eppure quella gente era lì ad applaudirci, e a pensarci mi vengono giù i lacrimoni anche adesso. Difficile spiegare queste emozioni alla gente di oggi, vero? Purtroppo è vero, e io credo che i giocatori che vinceranno la prossima Eurolega, tra quarant'anni non saranno in grado di fare interviste come quella che sto facendo io e che potrebbe fare uno qualunque dei miei compagni di allora. Perché? Perché oggi la pallacanestro è un lavoro, e quando si gioca per i contratti e per i soldi c'è meno spazio per provare emozioni. E se le emozioni non si provano, poi non si riescono nemmeno a trasmettere. Varese tornerà a giocare una finale di Coppa dei Campioni? Difficile, ma abbiamo il dovere di rispondere di sì e di crederci. Però bisogna tornare indietro, ritrovare la mentalità di un tempo, riavvicinare le città alla squadra e ai giocatori: oggi un tifoso non riesce ad affezionarsi a un giocatore, perché dopo sei mesi è andato a giocare da un'altra parte. E allora, come si fa? Facciamo tutti un passo indietro, facciamo giocare più italiani nelle nostre squadre, riallacciamo i fili con il nostro passato più bello e ripartiamo da quello che siamo stati. Dino Meneghin in Federazione sta provando a fare esattamente questo, perché lui quarant'anni fa a Sarajevo c'era ed era sotto la doccia a festeggiare con me. Lui lo sa come si fa.
ROOSTERS99 Posted April 13, 2010 Posted April 13, 2010 (edited) Partita vinta, esco dalla doccia e incrocio lo sguardo di Dino Meneghin. Lo fisso e gli dico: «E ci danno pure dei soldi per fare tutto questo». Ecco il senso di quella coppa e di quelle che sono seguite: giocare a basket era la nostra vita, non il nostro lavoro. Chi conosce personalmente Aldo Ossola (ed io ne ho la fortuna) sà che lui è veramente quel grande giocatore e uomo che traspare da questa intervista. Bravo Cajo !! Edited April 13, 2010 by ROOSTERS99
tricky Posted April 13, 2010 Posted April 13, 2010 Se dico che a leggere l'intervista mi sono venuti i brividi, mi credete, vero?
Maurizio Posted April 13, 2010 Posted April 13, 2010 Se dico che a leggere l'intervista mi sono venuti i brividi, mi credete, vero? No, tu sei un giornalista, non hai emozioni......
SteveNashaVarese Posted April 13, 2010 Posted April 13, 2010 dopo avere letto questo, chissà perchè mi viene in mente il medio di DJC dopo la catastrofe con Cantù...chissà il perchè.
Tiratore di striscia Posted April 13, 2010 Posted April 13, 2010 Tratto da La Provincia.Aldo Ossola sempre grande, come giocatore e come persona. "Lo spirito della grande Ignis? Questo basket lo ha sepolto" 9 aprile 2010SportCommenta di Francesco Caielli VARESE«Son passati quarant'anni che sono quasi mezzo secolo. A ripensarci viene dentro una gran rabbia per il tempo che corre troppo veloce, ma allo stesso tempo mi sento venir su certi brividi che raccontano di esperienze indimenticabili, di emozioni troppo forti». Dice bene Aldo Ossola, lui che quel 9 aprile 1970 c'era eccome, lui che ha sollevato tutte e cinque le Coppe dei Campioni vinte da Varese, lui al quale bisognerebbe consegnare le chiavi della città dopo che a Morse e Raga è stata data la cittadinanza onoraria. Sembra ieri, e a giudicare la voce tremante e gli occhi che sognano ripensando a quel che fu, c'è da credergli. «Ricordo tutto per filo e per segno, a volte pare che il tempo si sia fermato. Poi qualche settimana fa c'è stata la visita di Manuel, e rivederlo ha riannodato tutti i fili con il passato. Ripensarci mi commuove e io posso soltanto ringraziare il Signore: le soddisfazioni che ho avuto io, sono qualcosa di impagabile». Ci regali qualche immagine di quella sera a Sarajevo. Partita vinta, esco dalla doccia e incrocio lo sguardo di Dino Meneghin. Lo fisso e gli dico: «E ci danno pure dei soldi per fare tutto questo». Ecco il senso di quella coppa e di quelle che sono seguite: giocare a basket era la nostra vita, non il nostro lavoro. Un altro flash. Dopo la vittoria abbiamo festeggiato combinandone di tutti i colori, ma questo era abbastanza normale. Quel che era meno normale è il fatto che facevamo i matti anche prima della partita. Ricordo che noi e i giocatori dell'Armata Rossa alloggiavamo nello stesso albergo, pranzavamo e cenavamo insieme nello stesso immenso salone. La sera prima della partita a cena i russi non alzavano gli occhi dal piatto e dal loro tavolo non volava una mosca, tutti seri e concentrati. Dalla nostra parte, un macello: pezzi di pane e tovaglioli che volavano, urla, scherzi. Nikolic ci guardò e disse: «Voi domani non potete vincere, perché siete squadra di scherzo. Non di serietà». Andò esattamente al contrario, ma forse lo sapeva anche lui. Cosa c'era allora, che oggi non c'è più? Ce l'avete mezza giornata, che vi elenco tutto? Scherzi a parte, credo che oggi si sia persa la cosa più importante, ovvero la simbiosi totale tra squadra e città: allora eravamo davvero una cosa unica. Noi giocatori scendevamo in campo e i tifosi stavano sugli spalti o soffrivano a casa, ma era più o meno la stessa cosa. Nella vittoria come nella sconfitta. A questo proposito ricordo la sera in cui tornammo da Anversa, dove perdemmo una finale che avremmo dovuto vincere: ed era sempre così, perché noi abbiamo vinto quando tutti dicevano che avremmo perso e abbiamo perso quanto tutti erano sicuri che avremmo vinto. Allora? Il pullman arrivò in piazza Monte Grappa, dove c'era della gente ad aspettarci. Noi ci vergognavamo di scendere perché li avevamo traditi, io e Flaborea piangevamo: eppure quella gente era lì ad applaudirci, e a pensarci mi vengono giù i lacrimoni anche adesso. Difficile spiegare queste emozioni alla gente di oggi, vero? Purtroppo è vero, e io credo che i giocatori che vinceranno la prossima Eurolega, tra quarant'anni non saranno in grado di fare interviste come quella che sto facendo io e che potrebbe fare uno qualunque dei miei compagni di allora. Perché? Perché oggi la pallacanestro è un lavoro, e quando si gioca per i contratti e per i soldi c'è meno spazio per provare emozioni. E se le emozioni non si provano, poi non si riescono nemmeno a trasmettere. Varese tornerà a giocare una finale di Coppa dei Campioni? Difficile, ma abbiamo il dovere di rispondere di sì e di crederci. Però bisogna tornare indietro, ritrovare la mentalità di un tempo, riavvicinare le città alla squadra e ai giocatori: oggi un tifoso non riesce ad affezionarsi a un giocatore, perché dopo sei mesi è andato a giocare da un'altra parte. E allora, come si fa? Facciamo tutti un passo indietro, facciamo giocare più italiani nelle nostre squadre, riallacciamo i fili con il nostro passato più bello e ripartiamo da quello che siamo stati. Dino Meneghin in Federazione sta provando a fare esattamente questo, perché lui quarant'anni fa a Sarajevo c'era ed era sotto la doccia a festeggiare con me. Lui lo sa come si fa. Inarrivabile Aldo. Vero simbolo vivente di quella Varese e delle dieci finali consecutive. Lui più di tutti incarna il meglio che la pallacanestro cittadina può rappresentare. Il fatto che, appese le scarpette al chiodo (anche se, invero, quel chiodo è ancora vuoto...), non sia più stato protagonista della storia cestistica né come dirigente, né come allenatore, né come presidente, né come emissario in federazione, ritengo sia un vero delitto. Se a Morse e Raga han dato la cittadinanza onoraria (strameritata), a Von Karajan possono dedicare sin d'ora una strada del centro.
Silver Surfer Posted April 13, 2010 Author Posted April 13, 2010 ...E allora, come si fa? Facciamo tutti un passo indietro, facciamo giocare più italiani nelle nostre squadre, riallacciamo i fili con il nostro passato più bello e ripartiamo da quello che siamo stati. Dino Meneghin in Federazione sta provando a fare esattamente questo, perché lui quarant'anni fa a Sarajevo c'era ed era sotto la doccia a festeggiare con me. Lui lo sa come si fa. Mah. Non sono sicuro che SuperDino possa avere le idee chiare in qs.attuale bailamme nel Basket italiano. E probabilmente neppure Chi gestisce il Basket in Europa...
Silver Surfer Posted April 13, 2010 Author Posted April 13, 2010 dopo avere letto questo, chissà perchè mi viene in mente il medio di DJC dopo la catastrofe con Cantù...chissà il perchè. :D Sicuro? DeJuan Collins e dito medio dopo la disfatta contro Cantù...?
Mangusta Posted April 13, 2010 Posted April 13, 2010 Tratto da La Provincia.Aldo Ossola sempre grande, come giocatore e come persona. Dino Meneghin in Federazione sta provando a fare esattamente questo, perché lui quarant'anni fa a Sarajevo c'era ed era sotto la doccia a festeggiare con me. Lui lo sa come si fa. Dopo la egstione di naporieti "voluta" da meneghin fatico a dargli credito...con tutto il rispetto del giudizio di Ossola!!
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