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mourinho è un grande. mi dispiace per la panca su cui siede, ma è il mio idolo calcistico del dopo van basten.

Siam messi bene allora

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ah.. eh mi sa che io non mi ero ancora iscitto ai tempi di quel topic :rolleyes:

Non eri ancora nato ...

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ah.. eh mi sa che io non mi ero ancora iscitto ai tempi di quel topic :rolleyes:
Non eri ancora nato ...

Povero..

News rosetane:

E' sposata e ha un bebè

Posted
Ma se ad Aprile il petrolio costava il 25% in più di oggi,

PERCHE' CAZZ LA BENZINA CONTINUA A COSTARE COME ALLORA ?? :rolleyes::lol::lol::angry:

Colpa di Prodi......... :angel:

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Articolo interessante anche se un po' troppo tecnico per le mie conoscenze.

Eppure c'è ancora qualcosa che (mi) sfugge.

Che questa crisi nasca da un difetto congenito del "Liberismo Scientifico", da un Virus che è cresciuto silenziosamente fino a mandare in cancrena l'intero Sistema, è un dato di fatto inconfutabile. Critico da tempo questo Sistema. Che esistano speculazioni da avvoltoi, anche. Ma chi ha idea di chi siano gli "speculattoni" [cit.]? Parliamo ancora dei Warren Buffet, dei Chicago Boys, dei George Soros o di altro..? Penso, anzi TEMO, che sia un po' più complicato.

Ragioniamoci su un pochino:

Il dollaro è la moneta di valutazione del Petrolio, dal 1945.

Le nazioni dell'OPEC reinvestono questi soldi (petrol-dollari) in lettere del tesoro, beni immobiliari, azioni, titoli di stato, tutta "merce" che si paga in dollari.

Di contro, gli USA "garantiscono" il cartello dei paesi produttori...

Il 6 settembre del 2000 (duemila), l'Iraq di Saddam Hussein converte la propria valuta in euro. Da allora il dollaro ha perso un quinto del suo valore sulla moneta europea per colpa di una singola nazione Opec. (Sappiamo anche cosa successe 4 anni dopo alla canaglia)

Di fatto, la svalutazione del dollaro impoverisce non solo gli USA.

Questo sta comportando un cambio nella politica all'interno dell'OPEC che oggi ha una linea guida basata su Algeria (da cui arriva l'attuale Presidente), Venezuela e Iran, altre nazioni che minacciano il passaggio all'euro (e che casualmente sono canaglie...), in contrapposizione alla guida storica degli emiri Arabi, alleati di ferro degli USA.

E' un classico dell'alta finanza quello di far fallire il socio debole per accaparrarsene le spoglie: che lo swap sia stato pilotato dalla real politik?

Siamo sicuri che la speculattazione sia estranea a giochi di politica internazionale particolarmente sofisiticati e molto, ma molto delicati, di cui ci sfugge la portata storica?! Non credo, anche se non ho ancora trovato una spiegazione tecnica, ma più per la mia ignoranza delle Leggi Economiche, che non per la logica degli eventi che stanno succedendo.

Non slegherei la crisi economica dall'espansione economica della Cin-dia, nè dal revanscismo russo, nè dai battbecchi con l'Iran, nè dal disperato tentativo di allargamento della Nato.

Insomma, ho paura che il gioco sia ben più grande e complicato di quanto si pensi.

Che qualcuno abbia trovato la "Polonia" da sacrificare?

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«Era allo stremo, ora si alimenterà con un sondino»

Bruni Tedeschi: Petrella ha già pagato

«Un morto in più a chi serve?»

L'attrice: il presidente ha studiato personalmente il dossier

L'attrice Bruni Tedeschi (Ansa)

ROMA — «Sì, me ne sono occupata e ne ho parlato sia con mia sorella che con suo marito, il presidente della Repubblica. Il quale, a sua volta, s'è informato direttamente presso i medici che hanno in cura questa signora, ha incontrato i suoi avvocati e ha studiato personalmente tutti i dossier sul suo stato di salute».

Pensa che l'interessamento suo e di sua sorella sia servito ad arrivare a questa soluzione?

«Me lo auguro. L'importante, comunque, è che questa soluzione sia arrivata, e che non ci sia un'altra vittima». Così parla Valeria Bruni Tedeschi (foto), l'attrice sorella di Carla Bruni, la première dame, moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy che ha prima accordato e ora negato l'estradizione di Marina Petrella. Insieme a Carla, è stata Valeria Bruni, mercoledì scorso, a dare la notizia all'ex brigatista ricoverata all'ospedale parigino Sant'Anna. Durante un'altra visita durante l'estate, prima che l'arresto della Petrella fosse revocato proprio per motivi di salute, le aveva portato in dono un piccolo rosario. «Quando una persona sta tanto male — dice ora — ogni piccolo gesto di solidarietà può aiutare, forse anche quello. E sono convinta che il sostegno che dall'esterno tante persone le hanno dato, dalle assistenti sociali alle sue figlie, da mia sorella a molta altra gente, ha dato un contributo affinché la signora Petrella potesse sopravvivere fino al momento di questa decisione».

Ma secondo lei il diritto delle vittime delle Br a veder eseguita una sentenza all'ergastolo non conta?

«Io penso che questa signora abbia già pagato il suo debito per ciò che ha fatto. E in ogni caso mi chiedo: che vantaggio poteva dare, per le vittime e più in generale all'Italia, contare un morto in più? I familiari delle vittime sono persone che hanno sofferto, penso che possano capire. In carcere Marina Petrella sarebbe morta, e non perché rifiutava il cibo di sua volontà. Non era in sciopero della fame, non aveva attuato alcun ricatto verso nessuno. Semplicemente, non ce la faceva a mangiare per lo stato di depressione fisica e psichica che l'aveva assalita e dal quale non è ancora guarita».

Come sta adesso Marina Petrella?

«Sta ancora male, anche se ultimamente ha accettato la sonda per l'alimentazione e ha smesso di perdere peso. Ora potrà curarsi senza più avere la spada di Damocle di tornare in carcere in Italia, potrà lavorare su se stessa e tornare la donna che era prima».

Come mai lei s'è tanto interessata a questo caso?

«Io sono arrivata in Francia da bambina proprio perché la mia famiglia temeva quello che stava accadendo in Italia, anche a causa del terrorismo. Avevamo tutti un senso di paura, anch'io che ero piccola, e so che cosa significa essere accolti da un Paese straniero, sentirsi protetti da questo, e posso immaginare che cosa significhi vedersi improvvisamente negare quell'accoglienza e perdere quella protezione».

In Italia la maggioranza delle reazioni non sono tenere con la decisione del presidente Sarkozy.

«La decisione di Sarkozy è di carattere unicamente umanitario, non politica. E sinceramente non credo che ci fossero altre alternative per salvare la vita di questa persona».

Giovanni Bianconi

Fastidio .

Tanto fastidio .

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Sarkozy ha una pessima opinione della sanità pubblica italiana.

Forse ha visto Report ieri.

Caruso ha applaudito il gesto di Nicolas Bruni e signora e cognata .

Già questo è sufficiente per capire molte cose .

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martedì 14 ottobre 2008, 08:54

Cina, 750mila morti per carbone e piombo

Pensate a Bologna e Firenze e ai loro 740mila abitanti. Immaginateveli cadaveri, ammonticchiati uno sull’altro. Con quell’incubo nella mente i quattro bimbi uccisi e i cinquantamila avvelenati dal latte alla melamina diventano bazzecole, i 450 intossicati dall’acqua all’arsenico si trasformano in bagatelle, scintille sfuggite da un inferno oscuro. La chiamano industrializzazione, ma è innanzitutto un’immensa camera a gas, un lager dei veleni capace di spegnere ogni anno 750mila vite umane. Non sono le voci maligne del dissenso, sono le cifre certificate anni fa, e mai divulgate, dall’Accademia per lo sviluppo ambientale cinese. Il boia più spietato è l’aria. Polveri sottili, anidride solforosa e carbonica bastano da sole a spedire all’altro mondo 380mila cinesi ogni dodici mesi. A falciarne altri 300mila ci pensano il fumo delle sigarette di Stato mescolato a quello delle stufe a legna e carbone usate per riscaldar casa. Dissenteria cronica, tumori allo stomaco e altri accidenti causati dai veleni dell’acqua più inquinata del mondo aggiungono 60mila cadaveri alla lista nera dell’inquinamento cinese.

Le anticamere di quest’inferno sono 16 città e località cinesi inserite nella lista dei 20 luoghi più inquinati del pianeta dalla Banca Mondiale e dal Blacksmith Institute, un’organizzazione non governativa specializzata in ricerche ambientali. La discesa nell’orrore incomincia dalle tenebre polverose di Linfen, il centro della provincia mineraria di Shanxi, considerata la città più inquinata del mondo. Negli anni Ottanta l’ottimismo post maoista la definì la «moderna città dei fiori e dei frutti». Le sue 200 fonderie di ferro allineate intorno a 150 miniere di carbone l’hanno trasformata in un insalubre buco nero. Per fornire a Pechino un terzo dell’energia elettrica nazionale i suoi 4 milioni di abitanti vegetano in una penombra velenosa dove il sole è una lampadina giallognola offuscata da grigi vapori. Secondo China Daily i 40 milioni di tonnellate di scorie carbonifere prodotte annualmente hanno sepolto 20mila ettari di terra sotto una mefitica crosta nera. Ogni sera la polvere di quelle scorie si mescola ai venti, invade la città, soffoca quattro milioni di cittadini. Nella letale città nera i livelli di anidride solforosa e le polveri sottili regalano percentuali di tumori fuori controllo. L’arsenico diffuso nel 52 per cento delle acque si manifesta con lesioni alla pelle, si trasforma in gotta, degenera in tumori. Il tasso di mortalità di questa camera a gas a cielo aperto è top secret, ma l’«Amministrazione per la protezione ambientale di Stato» ammette che l’aria di Linfen è la peggiore della Cina e ha coefficienti d’inquinamento decine di volte superiori a quelli ammissibili.

A far concorrenza alla notte tossica di Linfen ci pensa Tianying, la città di piombo. Mancanza di controlli sugli stabilimenti e produzione illegale garantiscono la produzione di metà del fabbisogno nazionale di piombo, ma generano veleni al di là di ogni limite. L’85% dei campioni d’acqua e aria intorno a questo centro metallurgico nella provincia di Anhui rivelano concentrazioni di piombo superiori di otto, dieci volte la già non salubre media nazionale. Le conseguenze più devastanti si registrano durante la gravidanza e l’infanzia. Le donne soffrono di aborti spontanei. I bambini con il sangue e i centri nervosi intaccati sin dalla nascita manifestano una crescita rallentata, registrano quozienti intellettivi più bassi della media e uno sviluppo fisico al limite della gracilità.

Altrove la strada dell’inferno è segnata dai fiumi. Le acque dello Huaie, il più tossico dei grandi corsi d’acqua, e del Qiantang a sud di Shanghai hanno trasformato interi villaggi in vere e proprie incubatrici del tumore dove il cancro prolifera a percentuali dieci volte superiori a quelle nazionali. Uno dei più nefasti crocevia del degrado è Wu Li, 220 chilometri a sud-ovest di Shanghai. Lì gli scarichi di 25 industrie chimiche sputati nel fiume falcidiano la popolazione. Huangmenying, piccolo villaggio al centro di un arcipelago del cancro reso celebre dalle denunce dell’ex giornalista e dissidente Huo Daishan, ha fatto emergere la tragedia di decine di migliaia di contadini condannati a morte in nome dello sviluppo incontrollato.

Il paradosso più insopportabile per molti ambientalisti cinesi è però la piaga di Guyu, la città discarica dove ogni anno convergono un milione di tonnellate di rifiuti elettronici altamente tossici importati da Europa e Stati Uniti. In quell’immensa discarica a cielo aperto 150mila lavoratori smontano e riciclano piombo, rame e cadmio regalando alla già tossica Cina un pizzico dei veleni rifiutati dal resto del mondo.

di Gian Micalessin

ilgiornale.it

orrore !! :spiteful[1]:

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Sarkozy ha una pessima opinione della sanità pubblica italiana.

Forse ha visto Report ieri.

l'intervista al fratello del commissario ucciso nell'81

Aldo Vinci: «Nessuno ha mostrato pietà per mio fratello»

Sconcerto e rabbia. Il fratello del vice questore Sebastiano Vinci ucciso a 44 anni da un commando delle Brigate Rosse a Primavalle nel giugno 1981, non si dà pace. La mancata estradizione di Marina Petrella che di quel gruppo di fuoco fece parte, ha riaperto una ferita mai rimarginata completamente.

Aldo Vinci è furioso: «Lei è fuggita in Francia, dove ha potuto condurre una vita normale, mentre mio fratello è al cimitero, crivellato di proiettili, solamente perché era al servizio dello Stato».

Qual è stata la sua reazione alla notizia che la Francia non avrebbe estradato Marina Petrella l'assassina di suo fratello?

«Il mio pensiero è quello che ho sempre ripetuto in questi anni. Ha commesso un reato di sangue: deve rispondere con l'ergastolo».

Ma la Petrella è gravemente malata?

«Nessuno vuole infierire. Potevano rinviare l'estradizione in attesa di un miglioramento e, quindi, estradarla per pagare il debito con la giustizia italiana. Del resto mi lasci dire in Italia l'ergastolo non c'è più da tempo. Quante volte si vedono in televisione i brigatisti. Anche poco tempo fa ho visto Luigi Novelli, l'ex marito della Petrella, con tanta di scritta "ex brigatista". Ormai è una qualifica, una professione. Questoper dire che se Marina Petrella fosse stata estradata non sarebbe rimasta in cella neppure un anno».

Il presidente francese ha pensato diversamente...

«Penso che la signora Sarkozy si doveva fare i fatti suoi. Ma come fa un'italiana, Carla Bruni, a difendere un assassina a fronte di un funzionario dello Stato, come era mio fratello. Petrella ha ucciso carabinieri, poliziotti, giudici: tutti funzionari dello Stato. La faccenda è complessa. Ora il rischio è che più nessuno verrà estradato. Non dubito della buona fede della signora Bruni, ma la sua iniziativa umanitaria poteva rivolgerla altrove. Mi ha dato veramente fastidio. Del resto la gravità delle condizioni della Petrella sono tutte da dimostrare».

Cosa si dovrebbe fare ora?

«Lo Stato italiano deve fare qualcosa. La punizione questa signora la deve avere. Che segnale è? Si uccidono poliziotti e carabinieri e poi si fugge all'estero e finisce tutto. Non è giustizia. Non è un messaggio positivo. E la moglie di Sarkozy che va a trovare in ospedale la brigatista condannata per omicidio? Sembra un gioco di società. Ma lo sa che Paola, la moglie di mio fratello, quando ha visto Sebastiano crivellato di proiettili al Policlinico Gemelli ha subìto un tale trauma che non si è più ripresa. È caduta in depressione. Si è trascinata per qualche anno fino a morire in ospedale di crepacuore. Nessuno ha mostrato pietà per lei vedova di un servitore dello Stato. Mio fratello è stato ucciso per il lavoro che faceva. Marina Petrella è stata la mandante e l'esecutrice materiale. Lei era a capo della colonna Primavalle delle Brigate Rosse e mio fratello era il dirigente del commissariato di quel quartiere»

Non pensa ci siano più speranze di vedere Marina Petrella estradata in Italia?

«È una situazione che va risolta. Il governo Berlusconi deve affrontare una volta per tutte questa questione con la Francia. Non riguarda solo mio fratello e la Petrella, ma tutti quei brigatisti che hanno ucciso e che sono rifugiati in Francia».

Vai alla homepage

Maurizio Piccirilli

14/10/2008

Molto , ma molto fastidio .

Posted
l'intervista al fratello del commissario ucciso nell'81

Aldo Vinci: «Nessuno ha mostrato pietà per mio fratello»

Sconcerto e rabbia. Il fratello del vice questore Sebastiano Vinci ucciso a 44 anni da un commando delle Brigate Rosse a Primavalle nel giugno 1981, non si dà pace. La mancata estradizione di Marina Petrella che di quel gruppo di fuoco fece parte, ha riaperto una ferita mai rimarginata completamente.

Aldo Vinci è furioso: «Lei è fuggita in Francia, dove ha potuto condurre una vita normale, mentre mio fratello è al cimitero, crivellato di proiettili, solamente perché era al servizio dello Stato».

Qual è stata la sua reazione alla notizia che la Francia non avrebbe estradato Marina Petrella l'assassina di suo fratello?

«Il mio pensiero è quello che ho sempre ripetuto in questi anni. Ha commesso un reato di sangue: deve rispondere con l'ergastolo».

Ma la Petrella è gravemente malata?

«Nessuno vuole infierire. Potevano rinviare l'estradizione in attesa di un miglioramento e, quindi, estradarla per pagare il debito con la giustizia italiana. Del resto mi lasci dire in Italia l'ergastolo non c'è più da tempo. Quante volte si vedono in televisione i brigatisti. Anche poco tempo fa ho visto Luigi Novelli, l'ex marito della Petrella, con tanta di scritta "ex brigatista". Ormai è una qualifica, una professione. Questoper dire che se Marina Petrella fosse stata estradata non sarebbe rimasta in cella neppure un anno».

Il presidente francese ha pensato diversamente...

«Penso che la signora Sarkozy si doveva fare i fatti suoi. Ma come fa un'italiana, Carla Bruni, a difendere un assassina a fronte di un funzionario dello Stato, come era mio fratello. Petrella ha ucciso carabinieri, poliziotti, giudici: tutti funzionari dello Stato. La faccenda è complessa. Ora il rischio è che più nessuno verrà estradato. Non dubito della buona fede della signora Bruni, ma la sua iniziativa umanitaria poteva rivolgerla altrove. Mi ha dato veramente fastidio. Del resto la gravità delle condizioni della Petrella sono tutte da dimostrare».

Cosa si dovrebbe fare ora?

«Lo Stato italiano deve fare qualcosa. La punizione questa signora la deve avere. Che segnale è? Si uccidono poliziotti e carabinieri e poi si fugge all'estero e finisce tutto. Non è giustizia. Non è un messaggio positivo. E la moglie di Sarkozy che va a trovare in ospedale la brigatista condannata per omicidio? Sembra un gioco di società. Ma lo sa che Paola, la moglie di mio fratello, quando ha visto Sebastiano crivellato di proiettili al Policlinico Gemelli ha subìto un tale trauma che non si è più ripresa. È caduta in depressione. Si è trascinata per qualche anno fino a morire in ospedale di crepacuore. Nessuno ha mostrato pietà per lei vedova di un servitore dello Stato. Mio fratello è stato ucciso per il lavoro che faceva. Marina Petrella è stata la mandante e l'esecutrice materiale. Lei era a capo della colonna Primavalle delle Brigate Rosse e mio fratello era il dirigente del commissariato di quel quartiere»

Non pensa ci siano più speranze di vedere Marina Petrella estradata in Italia?

«È una situazione che va risolta. Il governo Berlusconi deve affrontare una volta per tutte questa questione con la Francia. Non riguarda solo mio fratello e la Petrella, ma tutti quei brigatisti che hanno ucciso e che sono rifugiati in Francia».

Vai alla homepage

Maurizio Piccirilli

14/10/2008

Molto , ma molto fastidio .

...ed anche un poco di nausea ! :spiteful[1]::lol::lol:

Posted
Questa storia della Francia che non consente l'estradizione è una cosa che è sempre stata assurda.

Ah, Sarkozy è di centrodx.

Sarà, ma è comunque francese.

Posted (edited)
Questa storia della Francia che non consente l'estradizione è una cosa che è sempre stata assurda.

Ah, Sarkozy è di centrodx.

E' cosa che risale ai tempi di Mitterand.

Vado contro-corrente: che se la tengano!

Sia mai che poi tocca di sborsare pure dei soldi pubblici per curarla e/o mantenerla in carcere, con il rischio che qualche costanzoshow o qualche bignardi o qualche fabiofazio la vada a intervistare santificandola.

Grazie Carlà, mantienila!

Edited by Ale Div.
Posted
E' cosa che risale ai tempi di Mitterand.

Vado contro-corrente: che se la tengano!

Sia mai che poi tocca di sborsare pure dei soldi pubblici per curarla e/o mantenerla in carcere, con il rischio che qualche costanzoshow o qualche bignardi o qualche fabiofazio la vada a intervistare santificandola.

Grazie Carlà, mantienila!

Idea interessante.

Paghi però anche vitto, alloggio e viaggio ai costanzoshow o qualche bignardi o qualche fabiofazio che andranno comunque ad intervistarla.

Posted
Idea interessante.

Paghi però anche vitto, alloggio e viaggio ai costanzoshow o qualche bignardi o qualche fabiofazio che andranno comunque ad intervistarla.

Io confido nella Provvidenza, che ce la levi di torno in tempi brevi...

Posted (edited)

Varese - Manifestazione alla direzione Generale del Lavoro. Traffico bloccato e una persona portata in Questura. Ironica la protesta: "Non siamo lavoratori in scadenza come lo yogurt"

Precari "a rischio", mille in corteo

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Erano quasi mille, tanto da riempire la trafficata via Sanvito, i lavoratori precari della Provincia - e i suoi sostenitori - in presidio oggi, 14 ottobre 2008, davanti alla direzione generale del Lavoro.

Un assembramento denso e colorato che gli automobilisti non si sono persi: il traffico, nella zona intorno alla concessionaria Alfa Romeo, è stato rallentato durante tutta la mattina, in particolare durante la forma di protesta "civile" attuata intorno alle 11: l'attraversamento delle strisce pedonali davanti alla direzione provinciale del lavoro. Una protesta che ha provocato anche la reazione violenta di un automobilista su di un furgone che ha cercato di forzare il presidio ma è andato solo addosso - senza ferirli - a due poliziotti in borghese. L'uomo, alla richiesta di documenti, ha reagito resistendo: con il risultato che è stato ammanettato e portato in Questura.

A parte il seppur grave episodio di intolleranza, la protesta in generale è invece stata dominata dall'ironia: striscioni colorati appesi al muro di fronte, vignette ironiche, e soprattutto "l'etichetta di scadenza" appesa sulle schiene di decine dei precari coinvolti. Precari "di lungo corso" - anche dieci anni al lavoro nello stesso ufficio dello stesso Ente - le cui sorti saranno ignote a partire dal 31 dicembre prossimo.

«Dopo mesi di silenzio, l'unica risposta ricevuta dalla Provincia è che per loro non ci saranno le leggi per la stabilizzazione dei precari se non secondo la riserva, cioè il 20% dei posti messi a concorso, come dice la legge finanziaria del 2007 - spiega Franco Mancini, della Rsu della Provincia - senza dirci però quanti sono questi posti». Dei lavoratori precari della Provincia - che sono circa 200, oltre un terzo della forza lavoro dell'ente - almeno 50 potrebbero godere di questa stabilizzazione. «Ma solo se viene applicata la stabilizzazione: sennò le nuove leggi dicono che dopo il terzo contratto debbano per forza o essere assunti o non più ripresi - spiega Raffaella Bonetto, componente anche'essa dell'RSU dell'Ente - E la maggioranza dei precari della nostra struttura sono in queste condizioni: il che significa che dal 31 dicembre in poi, dopo anni di lavoro in provincia, il loro futuro sarà ignoto».

Per questi lavoratori, «Che per numeri rappresentano la forza di una media azienda» la RSU ha già chiesto che se ne occupino, con un tavolo ad hoc, sindacati provinciali e rappresentanti dell'Ente: come succede nelle crisi aziendali. I primi passi saranno fatti, a livello sindacale, a fine settimana.

Martedi 14 Ottobre 2008

Stefania Radman

stefania.radman@varesenews.it

:lol::lol::lol: ..... la protesta è "civile", invece uno che passava di lì facendo il suo lavoro e si incazza è un "grave episodio di intolleranza" !!! -_-:doh[1]:

Occhio alle parole che usate, giornalisti !!!

Mavadaviaiciapp !!!!

Edited by ROOSTERS99
Posted

uno che

ha cercato di forzare il presidio ma è andato solo addosso - senza ferirli - a due poliziotti in borghese.

e che

alla richiesta di documenti, ha reagito resistendo: con il risultato che è stato ammanettato e portato in Questura

è solo un demente da levare dalle strade, altro che

uno che passava di lì facendo il suo lavoro
Posted (edited)
uno che

e che

è solo un demente da levare dalle strade, altro che

No, non abbocco..........

Ti auguro solo di non trovarti mai la strada bloccata da 100 persone che avranno 1000 ragioni, ma che in quel momento stanno facendoti perdere un appuntamento molto importante, nonostante tu non c'entri una cippa con loro.....

Edited by ROOSTERS99
Posted
No, non abbocco..........

Ti auguro solo di non trovarti mai la strada bloccata da 100 persone che avranno 1000 ragioni, ma che in quel momento stanno facendoti perdere un appuntamento molto importante, nonostante tu non c'emntri una cippa con loro.....

Per una volta mi tocca quotarti :lol:-_-:doh[1]:

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