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Un filo prolisso come articolo.

Diciamo che da persona da sempre abbastanza garantista, al di la' delle mie provocazioni spesso buzzurre, trovo il reato di concorso esterno poco oggettivo e facilmente manipolabile.

Adesso, io non so se questo Cosentino abbia o non abbia commesso dei crimini. Quello che e' facile rilevare, pero', e' che tutti noi ne abbiamo appreso l'esistenza quando si e' candidato per le regionali la qualcosa ha coinciso con la deposizione dell'avviso di garanzia PRIMA IN EDICOLA e poi ovviamente in tribunale.

E questo, valga per chiunque, e' una vergogna senza fine. Un altro bell'esempio e' l'avviso di garanzia a Formigoni e alla Moratti per la questione inquinamento a Milano. Giusto, ineccepibile. Ovviamente quale momento migliore se non l'avvio della campagna elettorale fra i mille possibili? La cosa per fortuna e' talmente una roba da caciottari che nessun giornale l'ha tenuta piu' di un giorno, ma la cosa fa riflettere.

Io credo che il nostro presidente operaio e anche un po' mignottaro faccia male ad attaccare l'istituzione magistratura, altrettantamente penso che riconoscere che ci sono dei rappresentanti della stessa che sono completamente allo sbando aiuterebbe questo paesucolo a venir giu' dalla pianta.

Dopo aver specificato che trattasi di "relazione" del parlamentare radicale , esprimo anche io sostanziale accordo con te.

Sulla magistratura aggiungerei che è ramasta la sola, vera casta di privilegiati intoccabili, infallibili, inamovibili. Uno schifo vero.

Edited by ROOSTERS99
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Dopo aver specificato che trattasi di "relazione" del parlamentare radicale , esprimo anche io sostanziale accordo con te.

Sulla magistratura aggiungerei che è ramasta la sola, vera casta di privilegiati intoccabili, infallibili, inamovibili. Uno schifo vero.

Beh l'unica non direi proprio. La casta dei politici (che se la si nomina si fa demagogia) a mio avviso resta sempre la migliore per chi vuole fare soldi facili, avere vantaggi e non fare una bella cippa per parecchie ore della giornata

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Beh l'unica non direi proprio. La casta dei politici (che se la si nomina si fa demagogia) a mio avviso resta sempre la migliore per chi vuole fare soldi facili, avere vantaggi e non fare una bella cippa per parecchie ore della giornata

Se è per questo , anche la casta dei giornalisti non scherza ... :lol::lol::lol:

:flowers:

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Se è per questo , anche la casta dei giornalisti non scherza ... :lol::lol::lol:

:lol:

La casta dei giornalisti però ti assicuro che è molto, ma molto, ma molto ristretta. E quelli come me non ne fanno parte. Molto lavoro, orari assurdi e remunerazione molto relativa. Fidati. :flowers:

Ps Comunque non cambierei il mio lavoro per niente al mondo. Anzi, per fare il giocatore di basket o di calcio sì. Ma qui siamo nel campo di quando da bambino ti chiedevano: "Cosa vuoi fare da grande?" e si rispondeva "L'astronauta" :D

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La casta dei giornalisti però ti assicuro che è molto, ma molto, ma molto ristretta. E quelli come me non ne fanno parte. Molto lavoro, orari assurdi e remunerazione molto relativa. Fidati. :flowers:

Ps Comunque non cambierei il mio lavoro per niente al mondo. Anzi, per fare il giocatore di basket o di calcio sì. Ma qui siamo nel campo di quando da bambino ti chiedevano: "Cosa vuoi fare da grande?" e si rispondeva "L'astronauta" :lol:

Quoto

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Saviano: "Milano è città del Sud" Castelli: "Ma va a ciapà i ratt"

di Redazione

Lo scrittore all'Accademia di Brera: "Dedico il premio ai milanesi veri, cioé ai meridionali. Lega miope e ignorante"

Milano - Braccio di ferro su Milano tra Saviano e Castelli. Botta e risposta tra lo scrittore autore di Gomorra e l'esponente leghista, viceministro alle Infrastrutture. Roberto Saviano che se la prende con la Lega: "Polemiche sui milanesi contro Tettamanzi miopi e ignoranti. Milano è la più grande città del Sud Italia". E il viceministro del Carroccio che replica: "Grazie della lezione del professorino. Va a ciapà i ratt...".

Saviano: "Milano grande città del Sud" "Quando sento frasi di esponenti politici che invitano il cardinale Tettamanzi a occuparsi di più dei milanesi, penso che forse non sanno chi sono veramente i milanesi". Così lo scrittore Roberto Saviano ha commentato gli attacchi arrivati nei giorni scorsi dall’arcivescovo del capoluogo lombardo da parte del ministro della Lega, Roberto Calderoli. "Milano - ha detto Saviano dedicando ai meridionali di Milano il diploma honoris causa consegnato oggi dall’accademia di Brera - è la più grande città del sud d’Italia. I meridionali nel corso degli anni hanno contribuito a far crescere la produttività". Secondo Saviano "continuare a ostinarsi a considerare come di fuori è non milanese" persone come queste arrivate a Milano per lavorare "prima che miope è ignorante".

Castelli: "Ma va a ciapà i ratt" "Poveri milanesi. A furia di chinare il groppone per lavorare, lavorare e lavorare senza pensare ad altro, adesso devono sorbirsi le lezioni e le paternali dell’universo mondo. L’ultimo maestrino arrivato, di cui sentivamo tanto il bisogno, è l’ennesimo professionista dell’antimafia Saviano, il quale viene da una terra che per condizioni politiche e sociali, sicuramente ha molto da insegnare. Meriterebbe una risposta più secca. Ma siamo a Natale e l’ineludibile bonomia lombarda mi fa soltanto esprimere un invito: 'Ma va a ciapà i ratt'". Lo dichiara il viceministro della Lega Nord Roberto Castelli, replicando alle affermazioni di Roberto Saviano.

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Saviano: "Milano è città del Sud" Castelli: "Ma va a ciapà i ratt"

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Lo scrittore all'Accademia di Brera: "Dedico il premio ai milanesi veri, cioé ai meridionali. Lega miope e ignorante"

Milano - Braccio di ferro su Milano tra Saviano e Castelli. Botta e risposta tra lo scrittore autore di Gomorra e l'esponente leghista, viceministro alle Infrastrutture. Roberto Saviano che se la prende con la Lega: "Polemiche sui milanesi contro Tettamanzi miopi e ignoranti. Milano è la più grande città del Sud Italia". E il viceministro del Carroccio che replica: "Grazie della lezione del professorino. Va a ciapà i ratt...".

Saviano: "Milano grande città del Sud" "Quando sento frasi di esponenti politici che invitano il cardinale Tettamanzi a occuparsi di più dei milanesi, penso che forse non sanno chi sono veramente i milanesi". Così lo scrittore Roberto Saviano ha commentato gli attacchi arrivati nei giorni scorsi dall’arcivescovo del capoluogo lombardo da parte del ministro della Lega, Roberto Calderoli. "Milano - ha detto Saviano dedicando ai meridionali di Milano il diploma honoris causa consegnato oggi dall’accademia di Brera - è la più grande città del sud d’Italia. I meridionali nel corso degli anni hanno contribuito a far crescere la produttività". Secondo Saviano "continuare a ostinarsi a considerare come di fuori è non milanese" persone come queste arrivate a Milano per lavorare "prima che miope è ignorante".

Castelli: "Ma va a ciapà i ratt" "Poveri milanesi. A furia di chinare il groppone per lavorare, lavorare e lavorare senza pensare ad altro, adesso devono sorbirsi le lezioni e le paternali dell’universo mondo. L’ultimo maestrino arrivato, di cui sentivamo tanto il bisogno, è l’ennesimo professionista dell’antimafia Saviano, il quale viene da una terra che per condizioni politiche e sociali, sicuramente ha molto da insegnare. Meriterebbe una risposta più secca. Ma siamo a Natale e l’ineludibile bonomia lombarda mi fa soltanto esprimere un invito: 'Ma va a ciapà i ratt'". Lo dichiara il viceministro della Lega Nord Roberto Castelli, replicando alle affermazioni di Roberto Saviano.

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Da milanese doc non mi sono sentito offeso e ho capito in pieno la provocazione di Saviano. Milano è una grande città del sud. Se gira e funziona merito va dato anche ai tanti meridionali che lavorano.

La risposta di Castelli non è offensiva e fa sorridere. Ma personalmente credo che un bel silenzio forse non era così strano

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Da milanese doc non mi sono sentito offeso e ho capito in pieno la provocazione di Saviano. Milano è una grande città del sud. Se gira e funziona merito va dato anche ai tanti meridionali che lavorano.

La risposta di Castelli non è offensiva e fa sorridere. Ma personalmente credo che un bel silenzio forse non era così strano

Quoto .

Da entrambe le parti .

P.S. l'italiano, del nordico o suddico che sia , è morto ! :flowers:

Edited by Virgus
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....."Poveri milanesi. A furia di chinare il groppone per lavorare, lavorare e lavorare senza pensare ad altro .....

:flowers::lol:

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Saviano: "Milano è città del Sud" Castelli: "Ma va a ciapà i ratt"

di Redazione

Lo scrittore all'Accademia di Brera: "Dedico il premio ai milanesi veri, cioé ai meridionali. Lega miope e ignorante"

Milano - Braccio di ferro su Milano tra Saviano e Castelli. Botta e risposta tra lo scrittore autore di Gomorra e l'esponente leghista, viceministro alle Infrastrutture. Roberto Saviano che se la prende con la Lega: "Polemiche sui milanesi contro Tettamanzi miopi e ignoranti. Milano è la più grande città del Sud Italia". E il viceministro del Carroccio che replica: "Grazie della lezione del professorino. Va a ciapà i ratt...".

Saviano: "Milano grande città del Sud" "Quando sento frasi di esponenti politici che invitano il cardinale Tettamanzi a occuparsi di più dei milanesi, penso che forse non sanno chi sono veramente i milanesi". Così lo scrittore Roberto Saviano ha commentato gli attacchi arrivati nei giorni scorsi dall’arcivescovo del capoluogo lombardo da parte del ministro della Lega, Roberto Calderoli. "Milano - ha detto Saviano dedicando ai meridionali di Milano il diploma honoris causa consegnato oggi dall’accademia di Brera - è la più grande città del sud d’Italia. I meridionali nel corso degli anni hanno contribuito a far crescere la produttività". Secondo Saviano "continuare a ostinarsi a considerare come di fuori è non milanese" persone come queste arrivate a Milano per lavorare "prima che miope è ignorante".

Castelli: "Ma va a ciapà i ratt" "Poveri milanesi. A furia di chinare il groppone per lavorare, lavorare e lavorare senza pensare ad altro, adesso devono sorbirsi le lezioni e le paternali dell’universo mondo. L’ultimo maestrino arrivato, di cui sentivamo tanto il bisogno, è l’ennesimo professionista dell’antimafia Saviano, il quale viene da una terra che per condizioni politiche e sociali, sicuramente ha molto da insegnare. Meriterebbe una risposta più secca. Ma siamo a Natale e l’ineludibile bonomia lombarda mi fa soltanto esprimere un invito: 'Ma va a ciapà i ratt'". Lo dichiara il viceministro della Lega Nord Roberto Castelli, replicando alle affermazioni di Roberto Saviano.

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:whistle::angel:

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al circolo di poesia che frequento abitualmente siamo giunte alla conclusione che Saviano possa bellamente e soavemente andare a farsi fottere!!! :rolleyes::rolleyes::rolleyes:

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cos'è tutta questa passione nel difendere MM?

perché se le m sono due c'è parecchio da ringraziare gli antropologicamente affini a saviano, i guess...

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perché se le m sono due c'è parecchio da ringraziare gli antropologicamente affini a saviano, i guess...

certo, e la storica rivalità cestistica tra Varese e Milano è nata tra insubri e le migliaia di pugliesi appassionati dell'Olimpia, come no :rolleyes:

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certo, e la storica rivalità cestistica tra Varese e Milano è nata tra insubri e le migliaia di pugliesi appassionati dell'Olimpia, come no :rolleyes:

hai sbagliato sezione del forum.

quella seria è l'altra... :rolleyes:

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...

Sulla magistratura aggiungerei che è ramasta la sola, vera casta di privilegiati intoccabili, infallibili, inamovibili. Uno schifo vero.

No, non la sola.

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Non mi viene in mente nessuna categoria sulla quale una parola sbagliata comporta un processo penale istantaneo.

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Tornando all' Arcivescovo di Milano :

8 dicembre 2009

Perché si può criticare Tettamanzi senza malizia

A Milano la fede autorizzata dal clero (e da Cacciari) si spiritualizza ogni anno di più

Ambrogio è imparagonabile, si sa, non per niente è santo e dottore della chiesa. Ma una questione ambrosiana esiste, e pesa nel mondo cattolico come un segno di contraddizione, un segno che avrà anche i suoi significati positivi, non c’è da dubitarne, ma non manca di lati negativi, fiacchi, ipocriti, insipidi, tiepidi. Se fosse possibile criticare la curia milanese e i suoi recenti titolari, senza malizia e senza vedersi attribuire malanimo, ragioneremmo così. Partendo, per esempio, dal fatto storico che Ambrogio era un santo statista, un facitore di civiltà e rito e territorialità felice, come i suoi successori della Riforma cattolica cinquecentesca, e così occupava con estrema autorevolezza uno spazio pubblico di cui la chiesa, divenuta religione di stato nella sua era, non aveva paura.

Quella bella ma fragile persona che è Dionigi Tettamanzi, invece, in una con testimoni altrettanto autorevoli, per esempio il cardinal Martini, per esempio il priore di Bose Enzo Bianchi, dello spazio pubblico della religione diffida. Non importa che gli ultimi due papi si siano consacrati anima e corpo alla riaffermazione della libertà di culto e di pensiero e di prassi cristiana; a Milano la fede autorizzata dal clero (e da Massimo Cacciari) si spiritualizza ogni anno di più, la materialità anche civile della presenza religiosa, così corposamente e sapidamente evocata nelle splendide memorie del cardinale Giacomo Biffi, uno straordinario parroco lombardo e un grandissimo italiano, si dissolve in prediche solidaristiche, sociologiche, pauperistiche, povere di visibilità cristiana e ricche di suggestioni tipiche dell’establishment politico cattolico-democratico, ma senza più il genio religioso e politico dei Lazzati.

Così Tettamanzi è e resta quello del convegno di Verona, che cita contro Ruini e Benedetto XVI Ignazio d’Antiochia per affermare il bello di un cristianesimo che preferibilmente ha pudore nel dire sé stesso, e infatti il sagrato del Duomo di Milano è ospite solitario e muto delle bottiglie d’acqua per Eluana Englaro, ma tribuna possente e recettiva per le preghiere islamiche di protesta religiosa e politica. Bianchi addirittura vuole tenere il Crocefisso nel cassetto, perché appeso a un muro gli sembra un’arma brandita dai finti devoti che vogliono disfare Cristo e agitarlo come clava nel nome di una religione civile. L’ideologia liberale ambrosiana avrebbe radici serie e profonde, specie nel grande apostolato moderno di un Montini, poi Paolo VI, che fece della contraddizione e della complessità, da arcivescovo della città e poi da Papa, una ricchezza teologica ed umana da coltivare di fronte alla grande deriva della seconda metà del secolo scorso. Ma anche lui, come Ambrogio, sebbene nel pieno della secolarizzazione e della rottura dell’antico patto costantiniano della cristianità, agiva, diceva e significava qualcosa, non si limitava a ostentare il pudore di una cultura sociale spesso debole, banale.

G. Ferrara

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

Da Montini a Tettamanzi...... -_-

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Ennesimo tentativo di attacarsi sui vetri per spiegare cose che con il cristianesimo hanno poco a che fare.

Non capirò mai chi vuole parlare di Cristo senza il vangelo in mano cit.

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Ennesimo tentativo di attacarsi sui vetri per spiegare cose che con il cristianesimo hanno poco a che fare.

Non capirò mai chi vuole parlare di Cristo senza il vangelo in mano cit.

Sì ? Ne sei convinto ??

Vediamo se questo, che "il vengelo in mano"ce l'ha eccome ti convince di più :

8 dicembre 2009

Eminenza carissima, uffa

Cattolico ambrosiano scrive al suo pastore. La solidarietà banale stanca, quella vera a Milano c’è. Non c’è un’idea forte e viva di Cristo, invece ..

Eminenza carissima, cardinale Dionigi Tettamanzi, permetta qui una confessione pubblica: sono un cattivo cattolico, le parole del mio Vescovo mi parvero negli ultimi tempi come l’eco lontana di un pastore salito sull’Alpe e rimasto lassù, mentre noi qui, pecore smarrite restiamo a brucare terra nera, spazzata dalle fatiche della quotidianità e dalle angosce per il futuro nostro e, soprattutto, dei nostri figli.

“La nostra Città oggi è una città solidale, all’altezza della sua tradizione? E’ difficile rispondere con poche parole”. No, non è difficile rispondere in poche parole e con dati alla mano alla domanda contenuta nella sua omelia. Milano potrebbe figurare in cima a una enciclopedia della solidarietà in Italia. E non c’è bisogno delle ricerche del Censis per misurare questa realtà, basta la notizia di esempi che abbiamo qui sottomano. Per esempio, in quest’anno di acuta crisi economica e sociale, in una sola giornata di “spesa per i poveri”, il Banco Alimentare ha raccolto nei supermercati di Milano città 375 tonnellate di alimenti contro le 360 tonnellate dello scorso anno, incrementando la raccolta del 4 per cento rispetto al 2008 e superando di un punto la media nazionale che è stata comunque superiore di 3 punti rispetto al 2008.

Per esempio, dall’Opera Nomadi alla Casa Famiglia tutti gli operatori milanesi impegnati sul fronte zingari possono confermare alla Curia di Milano che, nonostante le difficoltà e i conflitti presenti nei quartieri più periferici e popolari (sono infatti i più poveri che soffrono il problema degli accampamenti rom), gli sgomberi di questi giorni non sono ceauseschiani, non passano i carriarmati sulle bidonville e nessun bambino rom viene sacrificato sugli altari del consumismo e di una amministrazione politica che, secondo certa visione ecclesiastica, lucrerebbe consenso investendo sulla pura immagine. Qui a Milano gli zingari prendono voucher, i bambini rom sono scolarizzati, il patto di legalità funziona e non c’è città o paese d’Italia che abbia investito in conoscenza, risorse economiche e progettualità sociale, come il capoluogo lombardo. E’ vero che le ruvide accuse della Padania bruciano e che non ha senso dare dell’imam al cardinale arcivescovo di Milano. Ma c’è disorientamento quando dal Duomo si diffonde il sospetto che nella diocesi più grande del mondo Cristo si è fermato nei modi in cui non si è fermato neanche a Eboli.

Eminenza carissima, quando qualche anno fa lei invitò a Milano Adriano Sofri perché, assieme ad altri scrittori e poeti, animasse con la lettura della Ballata del carcere di Reading i giorni della settimana santa, Lei forse non sapeva che dal carcere di Pisa Sofri aveva riflettuto sulla possibilità che la Lega Nord divenisse l’alternativa protestante alla chiesa cattolica. Sotto molti aspetti questa visione è corretta. Quanti fedeli lombardi hanno trovato nel partito di Bossi l’ascolto e la difesa identitaria che non trovano più nei Principi della chiesa? E’ un errore, lo sappiamo, poiché la chiesa non è mera difesa di una tradizione e di una identità. Brandire il crocefisso e multare chi non lo espone in pubblico, lo sappiamo, è una strumentalizzazione e una riduzione del messaggio evangelico. Poiché, come ha ricordato Lei nel suo discorso di sant’Ambrogio, la croce di Cristo è un simbolo di amore e poi noi non onoriamo un crocefisso morto, ma il crocefisso risorto.

Eminenza, lo sappiamo, lo viviamo male, ma non possiamo sfuggire alla verità che il cattolicesimo è, per definizione, “annuncio a tutte le genti”, ecumenico, universale, slegato da ogni provenienza di razza, censo, cultura e religione. Ma allora perché stiamo diventando cattivi cattolici? Perché il popolo non ha quasi più sentore dell’esistenza di una chiesa locale? Perché le Sue parole suscitano discussione quasi esclusivamente politica e vengono largamente ignorate dall’uomo della strada? Milano, la più grande diocesi del mondo, sembra subire silenziosamente il destino di un declino e di una protestantizzazione del cristianesimo. Quest’anno, dopo non so quanti anni, Milano ospiterà un grande presepe in piazza del Duomo. Ma l’iniziativa proviene dalle istituzioni laiche, dal comune, non dalla Curia. Grazie all’iniziativa delle Ferrovie dello Stato la Caritas ritroverà le sue sedi nelle stazioni e nuove risorse arriveranno per accogliere e sfamare gli ultimi, gli sbandati, i barboni.

Grazie all’opera di un’infinità di benemerite associazioni (anche vip e consumistiche) il Natale conoscerà ancora una volta un proliferare di iniziative per i poveri e di eventi di beneficenza. Eminenza, non è l’attenzione agli ultimi e il senso della solidarietà che mancano. Semmai ciò di cui si sente la mancanza è una presenza piena di ragioni, di metodo e di speranza cristiana. Sentiamo il generico richiamo a Cristo, ma non lo vediamo affermato in una proposta puntuale, che irradi intelligenza, conoscenza, fascino, e, perché no, potenza vitale.

Che ne è delle chiese e degli oratori ambrosiani dove una volta la gioventù incontrava il prete che lo trascinava in un’avventura esistenziale, piena di ragioni e di vita? Oggi gli oratori vengono dati in affitto ai club calcistici e al posto dei biliardini degli anni sessanta offrono party umanitari e discoteche allo scopo di attirare una certa “clientela”. Oggi i catechismi vengono spalmati per anni e anni, e sacramenti come la cresima vengono rinviati perché, pensano i preti, così almeno si riuscirà a tenere i ragazzini un po’ più impegnati e a trattenere più giovani in chiesa. Il risultato naturalmente contraddice i programmi: ragazzini e giovani se ne vanno anche a costo di perdere la confermazione e tutti gli altri sacramenti.

Ma esiste una valutazione serena di tutto ciò? Cosa ne è della fede, della speranza e della carità vissuti dentro un orizzonte non genericamente umanitario e moraleggiante? Oggi si deve andare nei grandi santuari per ritrovare quel popolino minuto e semplice che è stato il cuore pulsante del cristianesimo lumbard. Vai alla Madonna di Caravaggio e ogni domenica troverai come parte cospicua dei fedeli qualche vecchio agricoltore benestante e una marea di filippini che fanno pic nic e vi trascorrono l’intera giornata. Il vecchio capo della comunità cinese a Milano ha voluto farsi tumulare nel cimitero Monumentale. Ma quali presenze cattoliche si stanno muovendo per portare la buona novella a chinatown? Si parla dell’immigrazione e, giustamente, si concentrano attenzioni e ansie nella questione islamica.

Ma che senso pastorale c’è nell’affrontare il problema islam con gli appelli al dialogo interreligioso, gli incontri con imam che si fanno competizione interna e sono sul libro paga dei diversi stati mediorientali, la ripetizione dell’ovvio principio che la libertà di coscienza e di religione sono gli antemurali di tutte le libertà?

La fortuna e l’originalità del cristianesimo è che, a differenza dei musulmani, cristiani non si nasce, cristiani si diventa. Si diventa con il Battesimo e si sceglie di rimanere cristiani con un atto di libertà e di ragione. Da un certo punto di vista dovremmo riconoscere che nella secolarizzazione e nella globalizzazione c’è un processo che aiuta il cristianesimo. Quando tutte le identità e le tradizioni crollano sotto il vento della morte di Dio e della società liquida, il Cristo emerge con la sua pretesa che “nemmeno un capello del tuo capo andrà perduto”. Ma come è colta questa opportunità? Quali pastorali sono fondate non tanto sulla consolazione all’ombra dei più “poverini” quanto piuttosto sull’offensiva fondata su Colui che dice di sé: “Non sono venuto a portare pace, ma una spada”?

Di solidarietà e sobrietà, Eminenza carissima, lei parlò all’omelia di Natale dello scorso anno, ci tornò sopra in una prima serata di primavera televisiva in cui fu ospite di Fabio Fazio e infine ne ha parlato di nuovo nella sua predica di Sant’Ambrogio. Lei ripete che “la comunità cristiana può e deve diventare molto più sobria”. Che “c’è uno stile di vita costruito sul consumismo che tutti siamo invitati a cambiare per tornare a una santa sobrietà”. Che “con la sobrietà è in questione un ‘ritornare’” perché “ci siamo lasciati andare a una cultura dell’eccesso, dell’esagerazione” e “soprattutto la sobrietà è questione di ‘giustizia’, siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco e…”. Uffa. Ma quanto ancora sentiremo la volgarizzazione delle tesi di Erich Fromm, delle confetture di Medici senza frontiere, delle denunce antimafia contro i pericoli delle infiltrazioni per qualunque cantiere aperto per modernizzare la città e dare lavoro alla gente?

Piuttosto, qualche anno fa, per iniziativa della Curia di Milano venne promossa in tutta la diocesi una ricerca sullo stato di salute della fede praticante.

Anche il sottoscritto, come tutti i frequentatori delle messe festive, fu chiamato a esprimersi su una batteria di domande che indagavano sulla pratica religiosa. Come mai a distanza di oltre un lustro i risultati di quella inchiesta non sono ancora stati noti? La sensazione diffusa è che nella più grande diocesi del mondo il tasso di disaffezione al precetto festivo e a tutti gli altri sacramenti abbia raggiunto percentuali da paesi del nord Europa. Forse la diocesi di Milano non sarà un “cimitero”, come dicono le statistiche sul cristianesimo in Belgio o in Olanda. Ma tutto lascia supporre che la strada imboccata è quella di una pace senza vita. Senza contare che in quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, la mezzaluna di Maometto ha preso stabile dimora. Ma se Muhammad è il nome più diffuso tra i neonati di Milano (notizia Apcom del 31 maggio 2008), Eminenza, non sarebbe forse anche l’ora di consigliare ai milanesi di essere meno sobri nel controllo delle nascite e più appassionatamente sostenitori di persone come Paola Bonzi? Forza, Eminenza carissima, non si faccia rinchiudere nel capitolo della teologia moralista, civilista e borrelliana. Lei sa, meglio di noi pecorelle erranti e sghimbesce, che il cristianesimo esige coraggio, testimonianza e profezia, innanzitutto dai suoi Pastori.

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

di Luigi Amicone

Posted

Mi risulta difficile capire dove Amicone voglia andare a parare.

Vuole che Tettamanzi si adegui al sentire della gente?

Vuole che Tettamanzi dica cose "di presa sulla gente" per attirare più gente in chiesa?

La linea giuda del cristiano è il vangelo. Punto.

Scusa se sono stringato ma ho poco tempo....

Posted (edited)

Mah, diciamo che la chiesa cattolica ovviamente e' una enorme organizzazione che necessita come tutte di una gerarchia.

Appartenere a quella gerarchia con un alto grado come quello di cardinale richiede competenze e capacita' che vanno oltre avere "Il vangelo in mano". Altrimenti fai il frate francescano, perche' anche il parroco del piu' piccolo paesino sa che il suo ruolo ha molto a che fare con l'organizzazione della fede oltre che con la pratica della stessa.

Quindi ci sta che un arcivescovo venga commentato per il suo ruolo di CEO della chiesa in quel di Milano.

Ovviamente, per il bene di tutti, i toni devono essere quelli di una critica sensata e costruttiva. Una cosa ovviamente sconosciuta al turpe Calderoli.

Edited by Ponchiaz

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