ROOSTERS99 Posted October 30, 2012 Author Posted October 30, 2012 (edited) Quando avete tempo e voglia http://www.rai.tv/dl...3d03685eac.html tra il grottesco, il ridicolo e il criminale....e basta Di Pietro ! Edited October 30, 2012 by ROOSTERS99
Leasir Posted October 30, 2012 Posted October 30, 2012 dico basta a questa riunione è il giorno più noioso della mia intera esistenza
ROOSTERS99 Posted November 8, 2012 Author Posted November 8, 2012 (edited) Case e polemiche, le carte non mostrate Di Pietro dice di replicare con la «carta che canta» dal suo sito. Appunto, carta canta - Sabrina Giannini “Contro le calunnie semplicemente la verità”, scrive Antonio Di Pietro sul sito dell’Italia dei valori. “Hanno attribuito quindici appartamenti ai miei figli!”. Evitando di dire la fonte di quell’affermazione falsa, il gioco riconduce all’inchiesta di Report, nel corso della quale sono stati attribuiti (soltanto) tre appartamenti ai figli più piccoli (uno cointestato a Bergamo e uno a testa a Milano). Replicare con un falso alle “perle di disinformazione” e “scientifica opera di killeraggio politico” è un po’ come cadere nella casella probabilità del Monopoli. Probabile che l’abbia detto Report, al quale Di Pietro dice di replicare con la “carta che canta” dal suo sito. Appunto, carta canta. Alleghiamo le visure delle sue proprietà visto che dal sito Idv ne troviamo solo alcune. Di Pietro ci tiene a precisare che i suoi appartamenti sono 11 e non 56, “un equivoco che nasce dalla risposta ambigua di Massimo D’andrea, il consulente (di parte) di Elio Veltri nella causa contro Antonio Di Pietro, all’inviata di Report” (Il fatto quotidiano, 3 novembre). Sarebbe stato sufficiente rivedere la puntata “Gli insaziabili” per appurare che l’estensore della perizia (giurata) specifica che tra le proprietà della famiglia Di Pietro ci sono anche i terreni, che hanno un loro valore. Per evitare fraintendimenti, e a conferma di una impostazione garantista, la sottoscritta ha tolto dal dato complessivo le proprietà della moglie e del figlio più grande, Cristiano, e precisato che le proprietà dell’ex magistrato “sono 45, un dato che comprende anche i terreni, le cantine, i garage” . Giocare sui numeri delle proprietà distoglie l’attenzione dal loro valore, quantificato dal perito all’incirca in cinque milioni di euro, ma con una stima prudenziale. Se il valore di mercato dell’intero cespite della famiglia fosse davvero di quindici milioni potrebbe confermarlo un qualunque esperto esterno al quale Di Pietro potrebbe affidare una controperizia. Nell’intervista a Report emergono ben più gravi criticità sulle quali Di Pietro glissa, per esempio in merito all’appartamento di 180 metri quadri in via Merulana a Roma acquistato nel 2002. «Quando ho visto dalla sua inchiesta che Di Pietro si era ristrutturato l’appartamento di via Merulana con i soldi del partito sono saltato sulla sedia», afferma indignato il capogruppo alla camera Massimo Donadi, «e a me non risulta infatti che in quella casa ci sia mai stata una sede dell’Idv». D’altro canto è lo stesso Di Pietro a confermarlo in una dichiarazione al magistrato nella quale afferma che è domiciliato in via Merulana dal 2000. La carta che canta è stata mostrata da Report. Non risulta che i magistrati abbiano appurato se dietro quella fattura ci fosse o meno una sottrazione dei fondi del partito per uso privato. Potrebbe chiarirlo Di Pietro, allontanando così il sospetto di un’analogia con Bossi: per una faccenda analoga il leader della Lega Nord è sparito dalla scena politica. Val la pena di rimarcare che anche i suoi trentadue fedelissimi non si sono mai sentiti in obbligo verso gli elettori di chiedere più trasparenza e democrazia al loro leader, pur sapendo che gestiva la cassa del partito con la moglie e l’onorevole Silvana Mura. La stessa incredibilmente nominata dal socio unico Antonio Di Pietro nel Cda della sua società immobiliare Antocri, con la quale ha acquistato due appartamenti poi affittati al partito. Nel corso dell’intervista l’onorevole Di Pietro prima non ricorda che gli anni della gestione a tre della cassa è durata per ben nove anni. Poi non ricorda che in quel periodo i soldi del finanziamento pubblico riversati sul conto corrente sono stati quasi cinquanta milioni di euro, e non lo ricorda nemmeno la tesoriera Silvana Mura. Il presidente dell’Idv mostra a sua difesa i pronunciamenti della magistratura che lo scagionerebbero da ogni sospetto di appropriazione, arrivando addirittura a negare un dualismo tra partito e associazione a tre che invece proprio la magistratura ha più volte rilevato. La verità processuale sbandierata esclude però alcuni fatti (mai accertati e penalmente rilevanti come quello della ristrutturazione della casa di via Merulana a Roma) che attengono al piano dei comportamenti e dell’etica, che per un politico sono dirimenti. E lo sono ancor più nel suo caso, perché agli occhi dei suoi elettori, sensibili alla morale, si è sempre posto come moralizzatore. È proprio a loro che l’ex simbolo di mani pulite certamente non mancherà di mostrare l’unica carta che può davvero cantare dissipando ogni dubbio sull’uso a fini personali dei soldi pubblici erogati al partito: tutta la movimentazione bancaria del partito-associazione dal 2001 ad oggi. I bilanci e le rendicontazioni che mostra oggi, quelle che lui chiama “pezze d’appoggio”, valgono poco o niente, e Di Pietro lo sa da quando raccolse la deposizione di Bettino Craxi nel corso del processo Cusani: «I bilanci erano sistematicamente dei bilanci falsi, tutti lo sapevano ivi compreso coloro i quali avrebbero dovuto esercitare funzioni di controllo nominati dal presidente della camera, ma agli atti parlamentari non risulta». Il resto, appunto, è un gioco di parole e si sa che nel Monopoli ci sono molte caselle dell’imprevisto. 7 novembre 2012 (modifica il 8 novembre 2012) Edited November 8, 2012 by ROOSTERS99
ROOSTERS99 Posted November 19, 2012 Author Posted November 19, 2012 (edited) 19 novembre 2012 - ore 10:41 Mr Ingroia, I presume Finisce sotto inchiesta in Texas Ken Anderson, il procuratore che amava i teoremi La sua caccia alle streghe è costata a un innocente venticinque anni di carcere L’innocenza di Michael Morton è stata certificata con venticinque anni di ritardo, quando ormai i secondini della prigione del Texas in cui era rinchiuso dal 1986 avevano buttato la chiave. La pena prevista per aver massacrato con un oggetto contundente la moglie Christine nel sonno, tutt’al più nel dormiveglia, era il carcere a vita, senza appello. A parte i genitori di Morton e un collega al supermercato Safeway in quel sobborgo di Austin, nessuno credeva che fosse innocente. Non tutti erano certi che fosse colpevole, ma i superstiti steli di ragionevole dubbio sono appassiti nel tempo. In assenza di altri sospetti a portata di mano, la storia che lui quella mattina era al lavoro puzzava a sufficienza per essere dichiarata falsa. La scomparsa della calibro quarantacinque di Michael, l’assenza di segni di effrazione, i gioielli di lei rimasti sul luogo del delitto, la ricostruzione di un litigio la sera precedente – lui voleva concludere la serata in bellezza e aveva noleggiato un film esplicito per creare l’atmosfera, lei si è addormentata sul tappeto mormorando soltanto “domani” – non hanno fatto che stringere le manette attorno ai polsi dell’unico imputato. Sono tornati subito alla mente dei conoscenti le discussioni famigliari a volume alto condotte anche in presenza di estranei, e l’offensivo “dammi una birra, troia” che qualcuno gli aveva sentito pronunciare non si sa bene quando. Nel rapporto fra i due c’era qualcosa che non andava, questo era il sentire comune dopo l’omicidio, e in assenza di piste alternative bastava coltivare a dovere la sensazione per trasformarla in una certezza adamantina. Certo, c’era il furgone verde notato da un vicino in un sobborgo, Georgetown, dove non passano spesso macchine sconosciute; e c’era anche la bandana insanguinata trovata a un centinaio di metri da casa Morton. Erano dettagli che non tornavano, ma bastava che la squadra del procuratore Ken Anderson trovasse il modo di eliderli dalla scena o di ridurli a quisquilie irrilevanti per far quadrare di nuovo la vicenda. Morton ha perso da subito il lavoro, la credibilità, l’onore, la reputazione, gli amici, la famiglia; con il passare degli anni ha perso anche Eric, il figlio che aveva tre anni quando ha assistito al massacro della madre. Aveva addosso soltanto una maglietta e il pannolino quando una vicina di casa ha notato che il bimbo se ne andava in giro solo e in lacrime nel cortile di casa. Il giudice lo aveva affidato alla cognata di Morton, anche lei convinta della colpevolezza di Michael; per una dozzina d’anni ha accettato controvoglia di accompagnare il bambino, poi l’adolescente, in carcere per visitare il padre due volte l’anno. Lei se ne stava in un angolo, disapprovando in silenzio il dialogo fra l’innocente e il mostro; lui si faceva più silenzioso a ogni visita, chiamava con fiducia “mamma” la madre putativa e nei suoi occhi il padre leggeva ogni volta con più chiarezza la versione della tragedia familiare promossa fra le mura domestiche, innanzitutto dai nonni di lui. Nessuno gli aveva mai parlato dell’omicidio – c’erano voluti anni e centinaia di ore di analisi per rimuovere il trauma – ma per far capire certe cose non c’è bisogno di scendere nei dettagli. A quindici anni le due ore di conversazione con l’assassino della madre sembravano decisamente fuori luogo, e un giorno Eric lo ha detto a chiare lettere: “Non voglio più venire qui”. Una volta compiuti i diciotto anni ha scelto di strapparsi di dosso il cognome del padre e di prendere quello del marito della “mamma”, il padre di fatto. A uccidere Christine non era stato Morton ma Mark Alan Norwood, un tizio con una lista di precedenti in cui manca soltanto il concorso esterno in associazione mafiosa. Lo hanno scoperto ricavando il Dna dal sangue sulla bandana, e confrontando l’identità di quell’uomo con le impronte digitali rimaste sulla porta di vetro rimasta aperta per tutta la notte. La ragionevole certezza emersa dal verdetto si è frantumata sotto le evidenze scientifiche indisponibili all’epoca dei fatti e Michael è stato scarcerato. Ci sono centinaia di errori giudiziari riparati tardivamente con la prova del Dna, non è colpa dei magistrati né dei pregiudizi se la tecnologia avanza e mette a disposizione modi per guardare a posteriori alcuni casi più in profondità. Il libro “Actual Innocence” di Jim Dwyer, cronista del New York Times, si limita a narrare i quarantatré errori giudiziari più madornali della recente storia americana, ma se si dovesse tenere dietro al ritmo con cui la giustizia viene riabilitata dopo pene decennali bisognerebbe pubblicare una nuova edizione ogni mese. Uno dei casi raccontati da Dwyer è quello di un uomo scagionato con un test del Dna cinque giorni prima dell’esecuzione. Sulla vicenda di Morton, Pamela Colloff ha scritto sul Texas Monthly una storia in due puntate così minuziosa e letteraria che nell’altro mondo Truman Capote s’è levato il cappello. Ci sono le voci dei testimoni, degli amici, dei giudici, ci sono i giurati che percorrono a ritroso il corso dei loro pensieri in quei sei giorni di processo che hanno portato Morton alla condanna; ci sono i dati, un’infinità di dati, e c’è una ricostruzione più sottile fatta di carne, sangue e pensiero, la ricostruzione dell’ambiente umano e degli umani pregiudizi che hanno circondato la vicenda. Soprattutto c’è Ken Anderson, il procuratore distrettuale che aveva 33 anni quando Christine è stata uccisa sul suo materasso ad acqua. Era stato nominato da poco più di un anno. L’errore giudiziario è solo il primo tempo del film, il secondo è la vicenda di Anderson. Le evidenze accumulate negli anni dall’avvocato di Morton, aiutato dai legali di Innocence Project – un’iniziativa di due avvocati newyorchesi stanchi di vedere processi costruiti appositamente per soddisfare la fregola della gogna – dicono che Anderson in questa storia non è la vittima di circostanze indecifrabili. Non ha umanamente sbagliato la lettura degli indizi, ha più semplicemente voluto leggere negli indizi quello che gli andava. Le interminabili indagini postume riassunte da Colloff mettono in fila una lunghissima serie di omissioni volontarie, prove occultate, circostanze valorizzate con foga manettara e altre accantonate. La bandana insanguinata, la prova decisiva per la definitiva assoluzione, non è mai stata ammessa al rango di prova accettabile. Era troppo lontana dal luogo del delitto, diceva lo sceriffo ancora più giustizialista del procuratore; la verità è che la bandana non s’accordava con il teorema dell’omicidio in famiglia. Ci sono intere deposizioni non conformi al pregiudizio della procura che sono state buttate nel cestino, testimoni mai sentiti, un vicesceriffo che dopo avere raccolto evidenze chiama i suoi superiori per stabilire se vadano distrutte oppure conservate. E’ lo stesso che ha deliberatamente ignorato quello che il piccolo Eric ha detto alla zia: ha parlato di un uomo nella doccia vestito, aveva i baffi come suo padre ma non era suo padre. Poi ha descritto la scena del delitto, la borsa blu ritrovata sul corpo della madre da cui ha tirato fuori un tronco, arma mai rinvenuta che spiega le schegge di legno trovate sulla scena. Ha detto che l’assassino aveva i guanti rossi. Ora, un bambino di tre anni non può testimoniare in aula, ma sa riconoscere suo padre. E quel tizio era un altro. I testimoni raccontano degli sforzi di Anderson di influenzare chi stava intorno a casa Morton: quando il procuratore inquadrava un soggetto debole o per qualunque motivo incline a vedere il sospettato come un tipo losco mandava i suoi scagnozzi a interrogarlo. Nulla di intimidatorio o minaccioso, non era necessario. Bastava aggiungere una parola in più, fare un’allusione, suggerire una pista fasulla, esagerare aspetti irrilevanti e omettere fattori che corroboravano l’ipotesi di innocenza per fare di uno scettico in buona fede un giustizialista a sua insaputa. Ha logorato l’unico sospettato con domande ossessive, ha gettato il seme del sospetto nella famiglia della moglie fin dai primi giorni, così che gli unici potenziali difensori del diritto dell’uomo a difendersi sono diventati alleati dell’accusa con il rito abbreviato. Davanti al giudice, Anderson ha messo in piedi scene da tragedia greca, ha catturato la giuria, che, del resto, navigava nella stessa direzione del sentimento popolare scientificamente creato dalla procura. L’atteggiamento stoico di Morton in aula non l’ha aiutato: voleva mostrarsi forte, è risultato insensibile, proprio come un uomo che uccide la moglie a sangue freddo. Il procuratore istrione urlava, si dimenava, teneva in pugno ogni coscienza perché a quel punto della storia il clima era tale che essere contro Anderson significava stare dalla parte dei cattivi. In sei giorni è tutto finito, Morton è andato in carcere senza prospettiva di uscirne. La storia del condannato va avanti, ma qui la vicenda fondamentale riguarda Anderson, uno che sul caso Morton ha costruito una carriera: è stato nominato “procuratore dell’anno” nel 1995 dall’associazione dei magistrati e nel 2002 il governatore del Texas, Rick Perry, lo ha scelto per fare il giudice. La separazione delle carriere non va forte nemmeno in Texas. Nel frattempo è diventato un’autorità conclamata, ha scritto testi non soltanto giuridici ma anche rievocazioni storiche con molte connessioni nel presente. Il suo capolavoro porta un titolo ineffabile: “Crusader for Justice”, il crociato della giustizia, la storia del governatore texano Dan Moody che negli anni Venti ha iniziato a mettere sotto processo i capi del Ku Klux Klan. Nei suoi testi non manca mai di citare il caso Morton, la stelletta più scintillante nell’enorme carnet delle condanne, inizio di una perfetta carriera da cacciatore di streghe. Da una parte onori e fama pubblica, dall’altra indagini fatte un tanto al braccio, con prove che scompaiono e teoremi fatti in casa per arrivare a una condanna. Tutto circondato da una visione del mondo dove i buoni e i cattivi non si incontrano mai, c’è la luce della giustizia o l’ombra della colpa, nessuno spazio per la penombra. Cosa succede in Texas, oppure in Italia, a un magistrato che, tanto per fare un esempio, si affida a testimoni che fabbricano prove farlocche, omette sistematicamente dati fondamentali, fa comizi politici, tende a vedere smentiti suoi teoremi dai giudici, si avvale di testimoni pronti a dire qualunque cosa, fa indagini a strascico per poi selezionare con calma i pesci, enuncia visioni del mondo apocalittiche in cui lui, guarda caso, fa la parte del messaggero della giustizia? Cosa accade a un magistrato che per tutta la carriera insegue imputati che poi vengono assolti? Di solito niente. Né in Texas né in Italia. Ce la si cava tutt’al più con un “ci dispiace”, come quello che ha detto Anderson dopo che Morton è stato scarcerato. Ha ammesso l’errore, non il dolo. Per quanto riguarda le sanzioni, invece, nulla. Sospensione? Macché. Incriminazione? Di rado. Declassamento? Mai. In Texas non si dice scurdammoce ‘o passato, ma il senso è quello. Il caso Morton però è troppo clamoroso per non avere conseguenze, e per una coincidenza il Texas è l’unico stato americano ad avere una “court of inquiry”, un vecchio istituto usato (molto di rado) per riaprire vecchi casi di malagiustizia. Un’indagine disciplinare dell’associazione dei magistrati, la stessa che lo ha premiato 17 anni fa, ha concluso che Anderson ha volontariamente omesso o occultato alcune prove decisive per il processo. Un giudice speciale nominato dalla corte suprema dello stato deciderà qual è la sanzione disciplinare congrua per le sue reiterate malefatte. Ma innanzitutto il 10 dicembre comparirà in un’aula del palazzo di giustizia di Georgetown a due passi da quella in cui ha sottoposto Morton alla devastante requisitoria che 25 anni fa ha convinto la giuria popolare della sua colpevolezza. Quell’aula dove un sostituto procuratore ha bisbigliato fra i banchi qualcosa del tipo “se la giuria avesse a disposizione tutte le prove cambierebbe idea”, frase che qualcuno ha captato ma – ironicamente – non c’erano prove che fosse stata effettivamente pronunciata. In aula ci sarà anche Morton, questa volta non alla sbarra degli imputati. La “court of inquiry” ripercorrerà le 13 mila pagine messe insieme in venticinque anni dagli avvocati dell’uomo condannato ingiustamente, scaverà dentro ogni omissione e occultamento, e a prescindere dalla sentenza farà un elementare gesto di civiltà non soltanto nei confronti di Morton ma di tutti gli intossicati dal fumus persecutionis. Quando sono arrivati gli esiti dell’esame del Dna sulla bandana che lo scagionavano, gli ex amici di Morton hanno preso a scrivergli lettere di scuse. In una delle risposte, generalmente sobrie, si legge: “Ancora oggi mi chiedo quali fossero e quali sono ancora le loro motivazioni. Mi chiedo, perché? Carriera? Pressione della categoria? Hybris? Malinteso senso del dovere? Una perversa brama di catturare i cattivi? Non lo so. So soltanto quello che hanno fatto”. Nella supercorte che giudicherà Anderson ci sono i giudici più smagati del Texas. Se non fosse l’imputato, l’aspirante crociato della giustizia sarebbe certamente fra i candidati per entrare nella squadra. Lui può opporre un team di avvocati altrettanto navigato, e dalle dichiarazioni dei legali si evince la linea dura che vorrà tenere: nessuna concessione, nessuna ammissione di colpa. Tanto meno ci si aspetta che Anderson provi a rispondere alla domanda di Morton: perché? Perché quella irrefrenabile voglia di graticola travestita da giustizia? La consolazione è sapere che c’è un giudice in Texas. La condanna è che questo giudice si dà da fare soltanto quando la deliberata persecuzione è a tal punto manifesta che nemmeno il più forcaiolo dei teoremi riesce a farla apparire come un esercizio della giustizia. © - FOGLIO QUOTIDIANO di Mattia Ferraresi – @mattiaferraresi Edited November 19, 2012 by ROOSTERS99
ROOSTERS99 Posted November 20, 2012 Author Posted November 20, 2012 (edited) Befera: «Incorenti il 20% delle dichiarazioni un milione famiglie a reddito zero, ma spende» Online il «Redditest» per l'autodiagnosi. Nel redditometro 100 voci dalla barca ai cavalli. «Strumento per scovare gli evasori» 2 Link: Da una simulazione sull'intera platea delle famiglie risulta che 4,3 milioni di nuclei, circa uno su cinque, sostengono spese non coerenti con i redditi e, «intorno a un milione» a fronte di esborsi rilevanti e ricorrenti denunciano redditi «vicini allo zero». È quanto fa sapere il direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera. ................. ______________________ Ecco......è ora di finirla ANCHE con chi chiede i buoni pasto e libri per i figli e passa giornate al Bar............ Edited November 20, 2012 by ROOSTERS99
Dragonheart Posted November 22, 2012 Posted November 22, 2012 Dai fondi per tre asili prefabbricati ai nuovi teatri Licenze e sovvenzioni, l'addio milionario della giunta Polverini Le delibere approvate dopo le dimissioni Renata Polverini (Ansa) La scheda valutativa che i dirigenti dovranno compilare ha soltanto cinque caselle: sufficiente, discreto, buono, distinto e ottimo. Quella specie di «6 politico-sindacale» che garantirebbe a tutto il personale del governo regionale almeno il 75 per cento del premio di produttività, così dice l'intesa, è stato concordato il 10 ottobre, quando Renata Polverini e assessori erano ufficialmente dimissionari già da un paio di settimane. Magari le trattative erano cominciate ben prima della crisi. E certo l'accordo era già definito. Ma una giunta dimissionaria che lascia in eredità ai successori, sapendo di non poter succedere a se stessa, si prende una bella responsabilità. Altri interrogativi. Possono essere catalogate come semplici «atti dovuti» le varianti ai piani regolatori e le delibere urbanistiche sfornate dal vicepresidente Luciano Ciocchetti, ex parlamentare dell'Udc? Come i cambiamenti di destinazione d'uso di alcuni immobili dell'agglomerato industriale di Castel Romano che consentiranno la nascita di centri commerciali. Oppure la riconversione dell'ex stabilimento Banci Sud di Pomezia, richiesta dalla società Goodwind Re, amministrata dall'avvocato Giovanni Lombardi Stronati, professionista un tempo in rapporti d'affari con Marco Squatriti. O ancora le «compensazioni edificatorie» (traduzione: palazzine) di Casal Lumbroso, nel Comune di Roma. Le varianti dei piani regolatori di Sutri e Bolsena, nel viterbese, per consentire rispettivamente la costruzione di una chiesa e di strutture turistiche. E le delibere urbanistiche relative a Ronciglione, Zagarolo, Capranica, Contigliano... Tutta roba che viene da vecchie decisioni dei Comuni, e il cui iter era già da tempo in atto. Ma non si potevano ratificare prima? Anche per questo sarebbe bene che la giunta Polverini sgombrasse il campo dai sospetti che si vanno addensando in questi giorni con le pratiche sul tavolo di Ciocchetti. E cioè che il Piano territoriale paesaggistico regionale, strumento urbanistico fondamentale di una Regione devastata da abusivismo e speculazione che ha già raccolto da parte dei territori ben 18 mila osservazioni, per il quale sono previsti passaggi in un consiglio regionale ormai dissolto, possa invece finire nell'alveo dell'ordinaria amministrazione. Insieme a qualche limatura del piano casa. Magari con vincoli edilizi meno stringenti, per la gioia dei proprietari delle aree e dei costruttori. Ancora. Siamo coscienti che una giunta dimissionaria non avrebbe potuto restare impassibile di fronte alla crisi del Cotral, l'azienda di trasporto locale della Regione che ha chiuso il bilancio con una perdita «monstre». Ma la situazione si conosce da mesi. Bisognava aspettare adesso per mettere mano al portafogli e tirare fuori 27,7 milioni? Sarà contento il presidente Adriano Palozzi (ex An) che al tempo stesso, sfidando la legge sull'impenetrabilità dei corpi (e degli stipendi) ricopre l'incarico di sindaco di Marino, Comune della provincia di Roma con ben 40 mila abitanti, incassando per l'incombenza aziendale 124 mila euro annui. Tanto più se è vero, come ha denunciato l'opposizione, che la Cotral si prepara a una nuova infornata di assunzioni per rimpolpare il numero dei 3.565 dipendenti. Saranno felici anche i rappresentanti regionali nel consiglio di Autostrade per il Lazio, società partecipata al 50% dalla Regione che l'ha ricapitalizzata qualche giorno fa con 375 mila euro. Ovvero il presidente Luigi Celori, fino al 2010 consigliere regionale Pdl, che ora si consola con quella poltrona e un vitalizio regionale da 5.760 euro netti al mese. E Cesare Bruni, consigliere comunale di Latina per Città nuove, il movimento di Renata Polverini, che senza infingimenti scrive nel suo curriculum: «Milita dalla fine degli anni 70 a metà anni 80 in gruppi extraparlamentari neofascisti». Ma un respiro di sollievo, dopo aver avuto 125 mila euro per Digitallife 2012, avranno tirato anche i vertici della Fondazione Romaeuropa, che ha un consiglio d'amministrazione di tutto rispetto: dove siedono fra gli altri, fianco a fianco, Renata Polverini, Gianni Letta, Andrea Mondello e l'immobiliarista Sergio Scarpellini, proprietario dei palazzi affittati alla Camera e al Senato. Un esempio di come l'«ordinaria amministrazione» non scordi mai gli impegni presi a 360 gradi. Qualche altro caso? I 20 mila euro all'associazione MetaMorfosi presieduta dall'ex deputato di Rifondazione Pietro Folena. I 30 mila per la settimana degli sport acquatici affidato alla Federazione nuoto del senatore Pdl Paolo Barelli. I 270 mila all'associazione nazionale esercenti cinema... Atti dovuti, certo. Come il commissariamento delle Asl di Roma H, Roma F e Viterbo. O il finanziamento di 442.422 euro a una cooperativa edilizia (Azzurra) di Nettuno. Il riconoscimento del nuovo simbolo «della Strada del vino nella Provincia di Latina». I soldi, e tanti (18 milioni), per iniziative culturali fra cui il contributo per il nuovo teatro di Frosinone: e passi che dovrebbe tirarli fuori la nuova giunta nel 2013 e 2014. La rimodulazione dei fondi per gli asili di Roma. Il progetto (un milione 450 mila euro) per il Museo delle vittime del terrorismo e delle stragi... E poteva, una giunta dimissionaria, abbandonare a se stessa la sanità? Ecco allora 37,2 milioni per investimenti nelle aziende ospedaliere: e pure qui passi che quasi tutto il conto (29,5 milioni) lo dovranno pagare i successori. Ecco 5 milioni per il Bambin Gesù. Ecco 3 milioni per i progetti asismici degli ospedali. Ecco 300 mila euro per un «Day hospital di geriatria con quattro posti letto». Ecco, soprattutto, un accordo per i pagamenti nel 2013 (sempre a carico della prossima giunta) ai tantissimi che vantano crediti sanitari nei confronti della Regione. Argomento, ne siamo convinti, che avrebbe tenuto banco alla cena organizzata questa sera dalla Fondazione Città nuove di Renata Polverini per raccogliere fondi, cui molti di loro avrebbero forse partecipato. Al modico prezzo (minimo) di mille euro ciascuno. Se però la cena non fosse stata rinviata a data da destinarsi. Chissà perché...
Dragonheart Posted November 30, 2012 Posted November 30, 2012 Avvocato, aspettava me? No, guardi, non avendo un ca@@o di meglio da fare ho ben pensato di alzarmi alle 6.00, farmi 45 minuti di coda per entrare a Lampugnano e poi mettermi qui, fuori dalla porta della sua aula, per guardare il passaggio. Incidentalmente, questi 40 minuti di ritardo lei li ha accumulati sull'orario che lei stessa mi aveva indicato sin dallo scorso aprile. Sempre incidentalmente, le ricordo che lei non ha passato alcun concorso e se ne sta sul l'altro lato della scrivania, pagata anche da me, solo perché non le riusciva di fare l'avvocato. P.s.: mi permetto un più confidenziale tu per aggiungere che, con quel naso rifatto e quel fisico pelle ed ossa, sarai anche alta ma non per questo sei la gran f@@a che ti credi di essere.
homersimpson Posted November 30, 2012 Posted November 30, 2012 E questo leader dei "No Tav" beccato su un Frecciarossa Torino-Roma?
ROOSTERS99 Posted November 30, 2012 Author Posted November 30, 2012 (edited) Non so se mi fa più ridere o incazzare come una belva ... http://tv.liberoquot...ml#.ULig-4anny4 Edited November 30, 2012 by ROOSTERS99
ROOSTERS99 Posted November 30, 2012 Author Posted November 30, 2012 (edited) E questo leader dei "No Tav" beccato su un Frecciarossa Torino-Roma? ALTA VELOCITA' Leader No Tav in viaggio su Frecciarossa: «È l'unico che collega Torino a Roma» Richetto che proprio scendendo da treno alla Stazione Termini ha ricevuto il divieto di dimora a Torino, contrattacca: «Obbligato» Francesco Richetto, leader del movimento No Tav, ha ricevuto la notifica del provvedimento di divieto di dimora a Torino, per l'assalto agli uffici della Geostudio, appena sceso da un treno ad alta velocità. Richetto, 32 anni, già condannato in primo grado per gli scontri del G8 universitario del maggio 2009 a Torino, era arrivato a Roma con un Frecciarossa partito da Torino. PENDOLARI - Richetto ha risposto con un comunicato: «All'incirca un paio di milioni di italiani che migrano, tornano o si muovono da nord a sud o viceversa avranno scoperto che gli unici treni da Torino a Roma sono ormai i treni ad alta velocità», scrive. «Certo che l'alta velocità viene usata, sei obbligato, basta farsi un giro sul sito di Trenitalia e si scopre la misteriosa mia presenza su di un treno, l'unico ormai che collega queste città». Redazione Online, corriere.it 30 novembre 2012 | 11:5 :doh[1]: Edited November 30, 2012 by ROOSTERS99
Leasir Posted November 30, 2012 Posted November 30, 2012 (edited) E questo leader dei "No Tav" beccato su un Frecciarossa Torino-Roma? Ora, io non sono particolarmente informato (e tantomeno interessato) riguardo al Manifesto dei No TAV, ma mi pare che il movimento abbia a che fare con la realizzazione di una tratta ferroviaria in Valsusa. Ebbene, se per qualunque ragione al mondo si decidesse di costruire una autostrada a 6 corsie in Val Ceresio, io mi dichiarerei contrario e potrei arrivare anche a lamentarmi rumorosamente per questa scelta. Eppure ritengo che il mio diritto di viaggiare saltuariamente su una autostrada italiana, senza che la stampa mi additi come esempio di predicatore che razzola altrimenti, non dovrebbe essere intaccato. Edited November 30, 2012 by Leasir
homersimpson Posted November 30, 2012 Posted November 30, 2012 Ora, io non sono particolarmente informato (e tantomeno interessato) riguardo al Manifesto dei No TAV, ma mi pare che il movimento abbia a che fare con la realizzazione di una tratta ferroviaria in Valsusa. Ebbene, se per qualunque ragione al mondo si decidesse di costruire una autostrada a 6 corsie in Val Ceresio, io mi dichiarerei contrario e potrei arrivare anche a lamentarmi rumorosamente per questa scelta. Eppure ritengo che il mio diritto di viaggiare saltuariamente su una autostrada italiana, senza che la stampa mi additi come esempio di predicatore che razzola altrimenti, non dovrebbe essere intaccato. Io abito a 150 metri (esagero per eccesso) dal nuovo futuro svincolo di gazzada della pedemontana, ma mai mi metterei a criticare quello svincolo che, se da una parte mi danneggia paesaggisticamente e FORSE ambientalmente, è di gran utilità per TUTTI, me compreso. Senza entrare in discussioni infinite non mi pare che la TAV sia paragonabile ad una autostrada a 6 corsie che cancella popoli e nazioni. La protesta è sempre stata un po pretestuosa, IMHO.
ROOSTERS99 Posted July 22, 2013 Author Posted July 22, 2013 (edited) Cardano al Campo Laura Prati non ce l'ha fatta, espiantati gli organi Da domenica le condizioni della sindaca, colpita in un agguato lo scorso 2 luglio, si sono ulteriormente aggravate. Ladata della morte cerebrale fissata alle 8.30 di lunedì 22 luglio. La famiglia ha acconsentito all'espianto degli organi Laura Prati non ce l'ha fatta. La sindaca di Cardano al Campo vittima di un agguato in municipio lo scorso 2 luglio è deceduta alle 8.30 di questa mattina, lunedì 22 luglio. Le sue condizioni si sono aggravate nelle ultime 48 ore, è stata sottoposta a diversi interventi chirurgici, in neurochirurgia a Varese, ma fin dal pomeriggio di ieri i medici si sono resi conto che la situazione era disperata. La sindaca di Cardano era stata colpita all'addome lo scorso 2 luglio, da un dipendente comunale, l'ex vigile Giuseppe Pegoraro. In seguito erano subentrati problemi cerebrali a causa di un aneurisma. Laura Prati, 48 anni, lascia il marito e due figli (uno di 20 e una di 10), vicini alla sindaca fino all'ultimo istante. La famiglia ha acconsentito all'espianto degli organi. A rendere nota per primo la notizia il presidente del Consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo, durante una conferenza stampa al Pirellone intorno alle 13.30 di oggi, lunedì 22 luglio. Apriamo i commenti solo ed esclusivamente per lasciare un messaggio di cordoglio o un ricordo di Laura Prati, persona molto attiva a livello sociale e politico e stimata per il suo impegno in numerosi campi. 22/07/2013 _______________________ Mi aspetto il carcere a vita per il pericoloso bastardo autore di questo odioso delitto !! E BASTA con le cazzate delle infermità mentali come attenuanti.......... Edited July 22, 2013 by ROOSTERS99
Ale Div. Posted July 22, 2013 Posted July 22, 2013 Da cardanese purosangue, sono sconcertato e colpito. In paese tutti conoscono Pegoraro e tutti conoscevano la Prati. Perdiamo una brava persona e un'amministratrice capace, roba rara di sti tempi.. Basti sapere che io, alle ultime tre comunali, ho votato Aspesi e Prati per tre volte convintamente.. Addio Sindaca...
Ponchiaz Posted July 22, 2013 Posted July 22, 2013 Mi aspetto il carcere a vita per il pericoloso bastardo autore di questo odioso delitto !! E BASTA con le cazzate delle infermità mentali come attenuanti.......... Parlato con amici penalisti. "Non è neanche divertente, infermità mentale e via"
ROOSTERS99 Posted July 22, 2013 Author Posted July 22, 2013 Parlato con amici penalisti. "Non è neanche divertente, infermità mentale e via" Estocazzo !! Premeditazione, pianificazione, ferocia e futili motivi....vorrei tanto essere il il PM !!!
Ponchiaz Posted July 23, 2013 Posted July 23, 2013 Certo che vedere tutte le persone che stanno commemorando la sindaca è qualcosa che impressiona e colpisce positivamente, soprattutto alla luce della altrimenti devastante sfiducia che si ha negli amministratori. Per lo sparatore vedremo, certo se avesse partecipato a qualche festino ad Arcore il processo sarebbe già al terzo grado di giudizio.
ROOSTERS99 Posted July 23, 2013 Author Posted July 23, 2013 Certo che vedere tutte le persone che stanno commemorando la sindaca è qualcosa che impressiona e colpisce positivamente, soprattutto alla luce della altrimenti devastante sfiducia che si ha negli amministratori. Per lo sparatore vedremo, certo se avesse partecipato a qualche festino ad Arcore il processo sarebbe già al terzo grado di giudizio. Se riesco, passo anche io..........
Ponchiaz Posted July 23, 2013 Posted July 23, 2013 Tanti interventi anche da sindaci ed assessori di tanti comuni italiani. Manca il M5S, probabilmente anche questo gli è impedito dallo statuto di Grillo e di Feltrincontrajimmypage.
Ale Div. Posted July 24, 2013 Posted July 24, 2013 Stiamo parlando di una signora che aveva idee nette, precise e definite, che come tutte le donne sapeva essere un rullo compressore, ma che non disdegnava di confrontarsi, con nessuno, neanche con noi luridi beceri puzzoni. Oltre al fatto che interpretava il ruolo politico come servitore del popolo, senza torna conto personali. Era una comunistona che io, becero fascista, ho votato perché mi dava fiducia. Sempre ripagata. Averne di gente così anche a livello nazionale...
ROOSTERS99 Posted July 25, 2013 Author Posted July 25, 2013 Stiamo parlando di una signora che aveva idee nette, precise e definite, che come tutte le donne sapeva essere un rullo compressore, ma che non disdegnava di confrontarsi, con nessuno, neanche con noi luridi beceri puzzoni. Oltre al fatto che interpretava il ruolo politico come servitore del popolo, senza torna conto personali. Era una comunistona che io, becero fascista, ho votato perché mi dava fiducia. Sempre ripagata. Averne di gente così anche a livello nazionale... ..... Conosco molti che confermano in pieno il tuo pensiero !
spiff Posted July 26, 2013 Posted July 26, 2013 Stiamo parlando di una signora che aveva idee nette, precise e definite, che come tutte le donne sapeva essere un rullo compressore, ma che non disdegnava di confrontarsi, con nessuno, neanche con noi luridi beceri puzzoni. Oltre al fatto che interpretava il ruolo politico come servitore del popolo, senza torna conto personali. Era una comunistona che io, becero fascista, ho votato perché mi dava fiducia. Sempre ripagata. Averne di gente così anche a livello nazionale... Questa è Politica con la "P" maiuscola. Come dovrebbe sempre essere. Tanto di cappello a lei e a te. Sono impressionato. E stavolta sono serio.
Mangusta Posted July 26, 2013 Posted July 26, 2013 Tutti i torti non li ha... Buon giorno, mi chiamo Diana Hu sono la titolare del pub Kings Cross gestisco il locale da oltre sei anni e mezzo e un episodio del genere non mi è mai successo prima. Quando è successo l’accaduto 22 luglio io e la mia famiglia stavamo lavorando. Abbiamo sentito dei schiamazzi all’esterno del locale dove noi abbiamo sedie e tavolini, sono uscita e ho chiesto di abbassare la voce,e li ho invitati ad andare via in quanto eravamo in chiusura. Ho proseguito a fare le pulizie e dopo di che abbiamo sentito un colpo forte come fosse un incidente stradale e ci siamo accorti che proveniva dalle stazioni nord a 300 m di distanza dal pub e subito dopo polizia e ambulanza. Io ho chiuso e sono tornata a casa. Dopo 2 giorni sono arrivati la polizia della questura e mi hanno chiuso e sigillato con semplice scotch il locale perchè secondo la notifica fatta dichiarava quanto segue: gli avventori sentiti a spontanee dichiarazioni che le persone coinvolte nella rissa erano seduti a un tavolo all’esterno del locale, che le persone coinvolte nella rissa sono persone pregiudicate. Ma secondo voi c’è l’hanno scritto in fronte che sono pregiudicati? Allora dovrebbero chiudere qualsiasi locale di Varese. Inoltre la rissa tra gli avventori prendeva inizio all’esterno del locale e che per infliggere colpi veniva usate delle sedie di alluminio del locale, ma so di certo che le persone che sono state ricoverate sono stati ricoverati a causa di un incidente “stradale” cioè sono state travolte da una macchina e non perchè sono state picchiate semplicemente con sedie in alluminio se no c’erano foto del locale in un bagno di sangue, e mi avrebbero dato più giorni di chiusuara, addirittura la chiusura totale dell’esercizio pubblico. Quando sono uscita dal locale per ammutolire le persone che schiamazzavano, ho visto che uno di loro aveva in mano una sedia, ma l’ho sottratta subito, ho chiesto a tutti di andare via che il locale chiudeva. Io so di certo che l’abito non fa il monaco e che le persone che frequentano il mio locale sono delle belle persone addirittura anche forze dell’ordine e gente comuni , studenti e che sanno di certo che io e la mia famiglia siamo delle brave persone e che anche noi non vogliamo brutta gente che ci rovinano la nostra reputazione e i nostri sacrifici. Ringrazio per l'attenzione cordiali saluti Diana Hu
Ponchiaz Posted July 26, 2013 Posted July 26, 2013 (edited) Se si fosse chiamata Hu Hu le davano anche il daspo per cori razzisti. Questa e' stupenda, me lo dico da solo. Edited July 26, 2013 by Ponchiaz
ROOSTERS99 Posted July 26, 2013 Author Posted July 26, 2013 Personalmente, trovo che la Corte Costituzionale ha ampiamente rotto i maroni !! http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-07-26/stop-prelievo-pensioni-inps-141002.shtml?uuid=AbE0RgHI
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