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E adesso, siori e siore, andate voi a fare questo discorso ad un datore di lavoro privato, che vi paga 5.000,00 euro netti al mese per 14 mensilità, vi concede 45 giorni di ferie all'anno, non richiede la vostra presenza quotidiana sul posto di lavoro, ecc... Entro quanto tempo vi licenzierebbe, ammesso che riusciate a finire di raccontargli la favoletta?

La causa civile iniziata nel settembre 2014? Il 21 dicembre 2015 il giudice la rinvia al 18 gennaio 2019 perché scrive di viaggiare già al ritmo di circa 160 sentenze l’anno, nel triennio il futuro massimo di capacità lavorativa esigibile è già prenotato e esaurito da 500 altre cause più vecchie di questa, e lavorare di più è impraticabile anche perché «la Convenzione dei diritti dell’uomo vieta schiavitù e lavoro forzato»: con queste motivazioni un giudice della II sezione del Tribunale civile di Taranto, Alberto Munno, prima di Natale ha rinviato al gennaio 2019 la decisione di una causa da 200mila euro tra due società.

In tre pagine di ordinanza - nelle quali si coglie anche un riflesso di «giurisprudenza difensiva» rispetto a rischi (disciplinari, erariali e di responsabilità civile) dello sforare la legge Pinto che risarcisce chi non abbia una sentenza di primo grado entro 3 anni - il giudice premette che già all’inizio di questa causa il 26 settembre 2014 si ritrovava sul ruolo un imbuto di «500 cause più vetuste» che dovevano «trovare prioritaria definizione negli anni 2015, 2016 e 2017 e 2018»: sicché a questo scopo, dopo 165 udienze di precisazione delle conclusioni e decisione delle cause nel 2015, ne risultano «fissate 160 per il 2016» e già «114 per il 2017, 60 per il 2018 e 28 per il 2019», alle quali «dovranno aggiungersi» non soltanto «le udienze nei procedimenti collegiali», ma anche «le ulteriori udienze di precisazione delle conclusioni e decisione delle cause» più vecchie, «la cui fase di istruzione è prossima a concludersi e che dovranno essere definiti con priorità rispetto» a questo fascicolo nato nel 2014.

Sono numeri di notevole produttività, superiori anche alla media nazionale dei giudici civili che si aggira tra le 120 e le 140 sentenze annuali e il cui indice di smaltimento del 131% piazza la magistratura italiana al terzo posto sui 47 Paesi del Consiglio d’Europa. Ma anche con questo ruolino di marcia personale, il giudice tarantino schiacciato dalle pendenze conclude che «risulta così del tutto esaurita» sino a fine 2018 «la capacità lavorativa massima esigibile». Calcola infatti che, pur conteggiando il sabato «che non è considerato lavorativo in numerose amministrazioni statali anche di livello apicale», in un anno lavorativo fatto di 270 giorni «il giudice civile può dedicare non più di 140 giorni allo studio dei processi e alla redazione delle sentenze e delle ordinanze monocratiche e collegiali, previo studio delle questioni giurisprudenziali», perché gli altri 130 restano assorbiti dalla «celebrazione delle udienze tabellari monocratiche e collegiali, e dalle ulteriori attività di ufficio». Senza dimenticare che «l’impossibilità giuridica di definire i giudizi in tempi più brevi è determinata dalle decisioni che vogliono l’erogazione del servizio demandata ad un numero di unità operative inferiore a quello necessario»: riferimento alle diffuse carenze di cancellieri e alle disparità di magistrati per sedi in rapporto ai flussi di sopravvenienze.

Certo, si potrebbe lavorare giorno e notte, domenica e festivi, ma «la protrazione sine die dell’impegno lavorativo - ritiene Munno - comporterebbe un’inammissibile compressione dei diritti inviolabili della persona umana del magistrato impiegato, essendo la durata massima della giornata lavorativa preordinata alla tutela dei diritti di cui all’art. 2 della Costituzione». E qui al giudice forse scappa un po’ la frizione laddove prospetta che «la prestazione lavorativa senza limite di durata incontra il divieto di cui all’art.4 della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo”, la quale, sotto la rubrica “divieto di schiavitù e del lavoro forzato”, dispone al comma 2 che “non è considerato come lavoro forzato ogni lavoro che fa parte delle normali obbligazioni civili”»: e ad avviso del giudice «non può considerarsi “normale obbligazione civile” la prestazione lavorativa la cui durata sia sottratta a limiti predeterminati e certi, e sottoposta agli arbitri degli utenti del servizio». Argomentazione ardita a parte, che il tema sia assai sentito lo dimostra il referendum che l’Associazione nazionale magistrati, su richiesta della corrente di Magistratura indipendente, ha indetto per il 17-18-19 gennaio sul chiedere o no al Csm di introdurre «carichi esigibili», cioè «una misura in cifra secca (come per i magistrati amministrativi) del lavoro sostenibile dal magistrato in funzione degli obiettivi di adeguata quantità e qualità del lavoro».

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A me sembra un discorso piuttosto logico.

Se l'organico è sottodimensionato il datore di lavoro deve capirlo.

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A me sembra un discorso piuttosto logico.

Se l'organico è sottodimensionato il datore di lavoro deve capirlo.

Domani ti porto a fare un giro in un qualsiasi Tribunale e vediamo quanti magistrati troviamo al lavoro.

Tra l'altro, tu sabato dove hai scritto che eri?

Posted (edited)

a capodanno sono andato a parigi, per quattro giorni... devastante.... una città ancora in ginocchio, militarizzata in tutte le zone turistiche, con più poliziotti e militari armati fin sopra i capelli che turisti (comunque tanti...), che viaggiano a gruppi di tre per le vie della città o che presidiano in blocco i cosiddetti obiettivi sensibili (c'era anche un cecchino sul primo terrazzo di Notre Dame!). I locali sono prevalentemente vuoti tranne quelli che hanno un primo piano... allarmi bomba quotidiani (alcune stazioni della metro fermate per pacchi sospetti) e il continuo ululato delle sirene dei pompieri che, laddove intervenivano, mettevano in sicurezza i dintorni a largo raggio: ora, non so se sia stata la suggestione del momento a farmelo notare più del solito, ma in tutte le altre volte che sono stato là (e ormai non si contano più..), non ricordo così tanti interventi dei pompieri.... comunque intervenivano spesso in metropolitana... mi sono fatto delle domande a cui non so dare risposta.... al ritorno, uscita a malpensa "dedicata", con uomini della digos a controllare i documenti a uno a uno... ma la cosa più sconvolgente, è stato il silenzio sugli Champs Elysees, tra l'altro blindati a ogni accesso da gruppi di poliziotti che perquisivano TUTTI... a un certo punto mi sono fermato, mi sono guardato in giro e ho detto alla becerina: guarda quanta gente, quasi non si sente un rumore... lo stesso silenzio che si "sentiva" in quartieri notoriamente chiassosi, come il goutte d'or/chapelle sud di montmartre, che soprattutto nel week end è un casino fantastico... invece anche la comunità nera era "stranamente" quieta... nessuno aveva molta voglia di parlare di quanto è successo, ma da quello che ho capito, quello che è passato nei notiziari, è stato un briciolo di quanto accaduto realmente... ovvero bande di scoreggiati nel cervello che sparavano a caso per tutto il centro città.....

ribadisco quanto avevo già detto pochi giorni dopo gli attentati del 13/11: il terrorismo internazionale c'entra relativamente, se non proprio di striscio. qui siamo più vicini alla londra degli anni 70/80, quando l'Ira faceva saltare metro e pub a piacimento. il problema è della città di parigi e di una dis/integrazione che oggi presenta il conto. il problema è che non c'è un'Ira con cui trattare, ma fanatismo e odio diffuso in un'intera comunità. il problema è che c'è in atto, stavolta sì lo dico anch'io, uno scontro fra civiltà, culture, etnie, fra bianchi e maghrebini, che si guardano in cagnesco (testimone in prima persona di barista bianco parigino che indica a muso duro la strada per la metropolitana a un gruppo di ragazzetti di chiare origini algerine, intimandogli poi di uscire dal locale in fretta...)

onestamente non ho mai avuto paura di alcunchè, la sensazione è che, almeno per il momento, la situazione sia abbastanza sotto controllo, ma parigi è una città disorientata, sotto schock, ferita. veramente doloroso....

Edited by Ale Div.
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Alè....ma perché ??

Parigi é sempre stata accogliente, tollerante, cosmopolita....

Non capisco...

Posted (edited)

Beh, secondo me alla fine è "Accogliente, tollerante, cosmopolita" solo se sei ricco.

Altrimenti te ne stai nella tua Banlieue a farti venire il fegato grosso, fino a che passa uno che ha un mitra ed un'idea interessante....

Edited by Ponchiaz
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Beh, secondo me alla fine è "Accogliente, tollerante, cosmopolita" solo se sei ricco.

Altrimenti te ne stai nella tua Banlieue a farti venire il fegato grosso, fino a che passa uno che ha un mitra ed un'idea interessante....

Ti assicuro che non è così....la Parigi degli anni '90 almeno, non lo era di certo.

Posted (edited)

Beh intanto son passati 25 anni (!!!) ma poi mi pare che già nel 2005 la città fosse stata messa a ferro e fuoco e non mi pare che certe aree siano state trasformate in Club med.

Secondo me siamo alla n-esima generazione di africani che si vede ghettizzata al di fuori della Ville Lumiere e che francamente un po' si è rotta, come dice Ale Div. Il fanatismo religioso è solo il fornitore di armi e pretesto, ma la rabbia l'ha trovata sul posto.

Edited by Ponchiaz
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Beh intanto son passati 25 anni (!!!) ma poi mi pare che già nel 2005 la città fosse stata messa a ferro e fuoco e non mi pare che certe aree siano state trasformate in Club med.

Secondo me siamo alla n-esima generazione di africani che si vede ghettizzata al di fuori della Ville Lumiere e che francamente un po' si è rotta, come dice Ale Div. Il fanatismo religioso è solo il fornitore di armi e pretesto, ma la rabbia l'ha trovata sul posto.

20 di sicuro.... :aww: ...in effetti un tempo sufficiente a cambiare molto le cose.

Ale , che ne dici ?

Posted

Ma lui va su solo per impressionar le fighe...a sto giro avrà anche sfoderato considerazioni di sociologia, di macroeconomia e di tattche di urban guerrilla.

En plein!!

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Ma lui va su solo per impressionar le fighe...a sto giro avrà anche sfoderato considerazioni di sociologia, di macroeconomia e di tattche di urban guerrilla.

En plein!!

Oh cazzo.....dici ? :lol:
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Ma è ovvio, dopo il trattato su "Com'era bella Parigi sai amore, nei primi anni '90 io ci venivo ogni settimana a volte solo per guardare una scultura al Louvres per ore" è passato a "Ma adesso fai esattamente quello che faccio io, sai sono un esperto di tecniche di guerriglia urbana e so perfettamente come comportarmi in queste situazioni"

Scommetto che si è trattata di una spedizione straodinaria.

Posted (edited)

20 di sicuro.... :aww: ...in effetti un tempo sufficiente a cambiare molto le cose.

Ale , che ne dici ?

no,dai, c'era gia , anche se sotterraneo, un discreto odio fra bianchi e magrebini.. "L'odio" di Kassovitz é del 1995 e fino a gennaio 2014, come nel film, si poteva più o meno dire "fin qui tutto bene", "il problema non è la caduta, ma l'atterraggio"... E l'atterraggio alla fine è arrivato.. Edited by Ale Div.
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Ma lui va su solo per impressionar le fighe...a sto giro avrà anche sfoderato considerazioni di sociologia, di macroeconomia e di tattche di urban guerrilla.

En plein!!

ovvio!"scommetto che sulla terrazza di Notre Dame c'è un cecchino... Ma ora è tempo di fare una visita al Pompidou, c'è un'installazione che vorrei mostrati, poi ci possiamo sfondare di birra sul Canal Saint Martin, prima di tirare l'alba al Queen... Sono del luogo..." ?
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Ma non ho capito...lo stanno incriminando per delle lettere che aveva scritto?

...e quasi 30 anni dopo ??

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