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gli ultimi 4/5 minuti di Davies sono da antologia (thanks a lot Calathes!

Edited by marisa
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  • 2 weeks later...
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10 ore fa, Grullo Parlante dice:

Polonara mvp nel derby di eurolega contro valencia. 18 punti, 4 stoppate, 7 rimbalzi e la tripla che ha deciso la partita. 

Azz!!!

Visto.... Polonara veramente un fattore soprattutto se può giocare di atletismo. Sacchetti non dimenticarlo... 

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Buon compleanno Bob Morse

I 70 anni dello straordinario bomber di Ignis, Mobilgirgi ed Emerson: «I miei ricordi più belli e le maggiori delusioni»

Buon compleanno Bob Morse
 

 

Bob Morse, avremmo un milione di domande ma, per celebrare i suoi 70 anni, ci limitiamo ai ricordi. Come fu il primissimo impatto con Varese e l’Italia? Aveva solo 21 anni, forse non era mai stato lontano da casa, mai un momento di difficoltà?

«Il primissimo impatto con Varese avvenne nel maggio del 1972, quando arrivai per una settimana di prova. L’allenatore Nikolic voleva verificare se ero un giocatore adatto alla sua squadra e io volevo vedere se l’ambiente e la squadra fossero adatti a me. A parte un paio di viaggi in Canada, non ero mai uscito dagli Stati Uniti. Sapevo poco dell’Europa, ma avevo una gran voglia di imparare vivendoci. Le prime impressioni di Varese furono molto positive. Vidi una bella cittadina verde e tranquilla, circondata da montagne e laghi, con bei negozi e un centro storico interessante. Abituato alla mensa universitaria a Filadelfia, avevo molto piacere di mangiare al ristorante Brigantino, pagato dalla società: qui cominciai ad apprezzare la cucina italiana. Dal punto di vista sociale, avevo lasciato parenti, amici, luoghi che conoscevo e amavo, per cominciare un’avventura all’estero, dove non conoscevo nessuno e non parlavo più di una manciata di parole d’italiano. Negli anni ‘70 le comunicazioni erano via lettera o con costose telefonate, niente Internet, perciò i contatti con casa erano pochi. Avevo spirito di avventura, incontrai molte nuove cose da imparare e conobbi anche persone interessanti. Il processo di adattamento fu facilitato dal fatto che condividevo un appartamento in via Crispi con due compagni di squadra, Massimo Lucarelli e Marino Zanatta. Feci subito amicizia soprattutto con Massimo, anche lui appena arrivato a Varese, ed essendo mio coetaneo avevamo molto in comune. Parlava discretamente l’inglese, mi faceva da traduttore e mi insegnava come si viveva in Italia. Capivo già durante i tornei estivi che potevo giocare e figurare bene con compagni come Aldo Ossola, Dodo Rusconi, due grandi passatori, e uno esperto come Manuel Raga. La scelta che fece Nikolic di far giocare me in campionato e Raga solo in Coppa fu contestata da molti tifosi. Nella mia prima partita casalinga in campionato, contro l’Alco Bologna, ero nervoso, sbagliai i primi sei tiri e il pubblico intonò in coro “Raga, Raga”. Nel secondo tempo mi ripresi e infilai una serie di dieci su dieci, realizzando alla fine 45 punti. Dopo quella partita credo che un po’ di gente abbia concluso che potevo andare bene per il campionato".

Qual è stata la più grande gioia sportiva della sua carriera e quale la più grande delusione?

«La più grande gioia è stata la vittoria del tutto inaspettata contro il Real Madrid nella finale della Coppa Campioni giocata il 9 aprile 1975 ad Anversa. Eravamo sfavoriti perché Dino Meneghin era infortunato, con la mano destra ingessata. Il giovane Sergio Rizzi disputò la partita della vita ed entrando nel secondo tempo fece 6 su 9 da fuori, mentre io misi a segno 29 punti con 14 rimbalzi. Una partita indimenticabile che coronò una Coppa Campioni senza sconfitte (13-0)! Nota personale: questa vittoria arrivò dopo la felice nascita della mia prima figlia Jennifer, nata a Varese solo due settimane prima. Invece la più grande delusione risale alla stagione 1970-1971, quando la mia squadra di Penn aveva terminato la regular season 26-0. Nel torneo NCAA vincemmo le prime due partite per arrivare a 28-0 e giocare la finale regionale contro Villanova, la nostra grande rivale a Filadelfia. Eravamo favoriti avendo battuto Villanova nella regular season. Invece loro andarono subito avanti e sbagliarono pochissimo, invece noi sembravamo tutti sonnambuli e il risultato alla fine fu un incredibile 90-47».

Quale, a livello personale, la partita in assoluto più bella e quale invece la peggiore?

«A livello personale, ricordo la partita Ignis-Canon Venezia del 22 dicembre 1974: Meneghin era infortunato, segnai 53 punti (24 su 32) con 28 rimbalzi, statisticamente di sicuro la mia partita più produttiva. Un’altra gara memorabile fu quella giocata a Pesaro nel campionato 1978/79. Venivo da un infortunio alla caviglia e pensavo di avere un’autonomia di venti minuti più o meno, perciò rimasi in panchina e alla fine del primo tempo eravamo sotto di una decina di punti. All’intervallo l’allenatore (ed ex compagno di squadra) Dodo Rusconi mi disse di andare a riscaldarmi in campo da solo davanti al caldo pubblico pesarese (era tutto esaurito). Cominciai con qualche tiro da sotto allontanandomi poco a poco e facendo una trentina di canestri fino ai 6 metri senza mai sbagliare, sconcertando non poco il pubblico. Nel secondo tempo Pesaro inspiegabilmente giocò a zona, strategia graditissima a me a causa della mia limitata mobilità. Tirai da lontano segnando 20 punti, incluso il canestro della vittoria a pochi secondi dalla fine. La più brutta partita importante? La finale di Coppa nel 1978, quando il pressing del Real ci mise in difficoltà: feci fatica a ricevere la palla e tirai con scarse percentuali, segnando solo 12 punti. Che delusione!».

 

da Claudio Piovanelli 

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Edited by fabioRE
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12 minuti fa, fabioRE dice:

Buon compleanno Bob Morse

I 70 anni dello straordinario bomber di Ignis, Mobilgirgi ed Emerson: «I miei ricordi più belli e le maggiori delusioni»

Buon compleanno Bob Morse
 

 

Bob Morse, avremmo un milione di domande ma, per celebrare i suoi 70 anni, ci limitiamo ai ricordi. Come fu il primissimo impatto con Varese e l’Italia? Aveva solo 21 anni, forse non era mai stato lontano da casa, mai un momento di difficoltà?

«Il primissimo impatto con Varese avvenne nel maggio del 1972, quando arrivai per una settimana di prova. L’allenatore Nikolic voleva verificare se ero un giocatore adatto alla sua squadra e io volevo vedere se l’ambiente e la squadra fossero adatti a me. A parte un paio di viaggi in Canada, non ero mai uscito dagli Stati Uniti. Sapevo poco dell’Europa, ma avevo una gran voglia di imparare vivendoci. Le prime impressioni di Varese furono molto positive. Vidi una bella cittadina verde e tranquilla, circondata da montagne e laghi, con bei negozi e un centro storico interessante. Abituato alla mensa universitaria a Filadelfia, avevo molto piacere di mangiare al ristorante Brigantino, pagato dalla società: qui cominciai ad apprezzare la cucina italiana. Dal punto di vista sociale, avevo lasciato parenti, amici, luoghi che conoscevo e amavo, per cominciare un’avventura all’estero, dove non conoscevo nessuno e non parlavo più di una manciata di parole d’italiano. Negli anni ‘70 le comunicazioni erano via lettera o con costose telefonate, niente Internet, perciò i contatti con casa erano pochi. Avevo spirito di avventura, incontrai molte nuove cose da imparare e conobbi anche persone interessanti. Il processo di adattamento fu facilitato dal fatto che condividevo un appartamento in via Crispi con due compagni di squadra, Massimo Lucarelli e Marino Zanatta. Feci subito amicizia soprattutto con Massimo, anche lui appena arrivato a Varese, ed essendo mio coetaneo avevamo molto in comune. Parlava discretamente l’inglese, mi faceva da traduttore e mi insegnava come si viveva in Italia. Capivo già durante i tornei estivi che potevo giocare e figurare bene con compagni come Aldo Ossola, Dodo Rusconi, due grandi passatori, e uno esperto come Manuel Raga. La scelta che fece Nikolic di far giocare me in campionato e Raga solo in Coppa fu contestata da molti tifosi. Nella mia prima partita casalinga in campionato, contro l’Alco Bologna, ero nervoso, sbagliai i primi sei tiri e il pubblico intonò in coro “Raga, Raga”. Nel secondo tempo mi ripresi e infilai una serie di dieci su dieci, realizzando alla fine 45 punti. Dopo quella partita credo che un po’ di gente abbia concluso che potevo andare bene per il campionato".

Qual è stata la più grande gioia sportiva della sua carriera e quale la più grande delusione?

«La più grande gioia è stata la vittoria del tutto inaspettata contro il Real Madrid nella finale della Coppa Campioni giocata il 9 aprile 1975 ad Anversa. Eravamo sfavoriti perché Dino Meneghin era infortunato, con la mano destra ingessata. Il giovane Sergio Rizzi disputò la partita della vita ed entrando nel secondo tempo fece 6 su 9 da fuori, mentre io misi a segno 29 punti con 14 rimbalzi. Una partita indimenticabile che coronò una Coppa Campioni senza sconfitte (13-0)! Nota personale: questa vittoria arrivò dopo la felice nascita della mia prima figlia Jennifer, nata a Varese solo due settimane prima. Invece la più grande delusione risale alla stagione 1970-1971, quando la mia squadra di Penn aveva terminato la regular season 26-0. Nel torneo NCAA vincemmo le prime due partite per arrivare a 28-0 e giocare la finale regionale contro Villanova, la nostra grande rivale a Filadelfia. Eravamo favoriti avendo battuto Villanova nella regular season. Invece loro andarono subito avanti e sbagliarono pochissimo, invece noi sembravamo tutti sonnambuli e il risultato alla fine fu un incredibile 90-47».

Quale, a livello personale, la partita in assoluto più bella e quale invece la peggiore?

«A livello personale, ricordo la partita Ignis-Canon Venezia del 22 dicembre 1974: Meneghin era infortunato, segnai 53 punti (24 su 32) con 28 rimbalzi, statisticamente di sicuro la mia partita più produttiva. Un’altra gara memorabile fu quella giocata a Pesaro nel campionato 1978/79. Venivo da un infortunio alla caviglia e pensavo di avere un’autonomia di venti minuti più o meno, perciò rimasi in panchina e alla fine del primo tempo eravamo sotto di una decina di punti. All’intervallo l’allenatore (ed ex compagno di squadra) Dodo Rusconi mi disse di andare a riscaldarmi in campo da solo davanti al caldo pubblico pesarese (era tutto esaurito). Cominciai con qualche tiro da sotto allontanandomi poco a poco e facendo una trentina di canestri fino ai 6 metri senza mai sbagliare, sconcertando non poco il pubblico. Nel secondo tempo Pesaro inspiegabilmente giocò a zona, strategia graditissima a me a causa della mia limitata mobilità. Tirai da lontano segnando 20 punti, incluso il canestro della vittoria a pochi secondi dalla fine. La più brutta partita importante? La finale di Coppa nel 1978, quando il pressing del Real ci mise in difficoltà: feci fatica a ricevere la palla e tirai con scarse percentuali, segnando solo 12 punti. Che delusione!».

Citiamo almeno la testata e l'autore dell'intervista, per favore! 

In questo mondo di "furti" di articoli è il minimo!!!

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2 minuti fa, Bob Ryan dice:

Citiamo almeno la testata e l'autore dell'intervista, per favore! 

In questo mondo di "furti" di articoli è il minimo!!!

scusa, rimediato

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1 ora fa, Bob Ryan dice:

Perfetto, grazie...e scusa la rudezza dell'intervento!

questo invece è contributo originale, foto con dedica a mio fratello che ci giocò assieme nei suoi due anni reggiani

bob.jpg

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1 ora fa, fabioRE dice:

Buon compleanno Bob Morse

I 70 anni dello straordinario bomber di Ignis, Mobilgirgi ed Emerson: «I miei ricordi più belli e le maggiori delusioni»

Buon compleanno Bob Morse
 

 

Bob Morse, avremmo un milione di domande ma, per celebrare i suoi 70 anni, ci limitiamo ai ricordi. Come fu il primissimo impatto con Varese e l’Italia? Aveva solo 21 anni, forse non era mai stato lontano da casa, mai un momento di difficoltà?

«Il primissimo impatto con Varese avvenne nel maggio del 1972, quando arrivai per una settimana di prova. L’allenatore Nikolic voleva verificare se ero un giocatore adatto alla sua squadra e io volevo vedere se l’ambiente e la squadra fossero adatti a me. A parte un paio di viaggi in Canada, non ero mai uscito dagli Stati Uniti. Sapevo poco dell’Europa, ma avevo una gran voglia di imparare vivendoci. Le prime impressioni di Varese furono molto positive. Vidi una bella cittadina verde e tranquilla, circondata da montagne e laghi, con bei negozi e un centro storico interessante. Abituato alla mensa universitaria a Filadelfia, avevo molto piacere di mangiare al ristorante Brigantino, pagato dalla società: qui cominciai ad apprezzare la cucina italiana. Dal punto di vista sociale, avevo lasciato parenti, amici, luoghi che conoscevo e amavo, per cominciare un’avventura all’estero, dove non conoscevo nessuno e non parlavo più di una manciata di parole d’italiano. Negli anni ‘70 le comunicazioni erano via lettera o con costose telefonate, niente Internet, perciò i contatti con casa erano pochi. Avevo spirito di avventura, incontrai molte nuove cose da imparare e conobbi anche persone interessanti. Il processo di adattamento fu facilitato dal fatto che condividevo un appartamento in via Crispi con due compagni di squadra, Massimo Lucarelli e Marino Zanatta. Feci subito amicizia soprattutto con Massimo, anche lui appena arrivato a Varese, ed essendo mio coetaneo avevamo molto in comune. Parlava discretamente l’inglese, mi faceva da traduttore e mi insegnava come si viveva in Italia. Capivo già durante i tornei estivi che potevo giocare e figurare bene con compagni come Aldo Ossola, Dodo Rusconi, due grandi passatori, e uno esperto come Manuel Raga. La scelta che fece Nikolic di far giocare me in campionato e Raga solo in Coppa fu contestata da molti tifosi. Nella mia prima partita casalinga in campionato, contro l’Alco Bologna, ero nervoso, sbagliai i primi sei tiri e il pubblico intonò in coro “Raga, Raga”. Nel secondo tempo mi ripresi e infilai una serie di dieci su dieci, realizzando alla fine 45 punti. Dopo quella partita credo che un po’ di gente abbia concluso che potevo andare bene per il campionato".

Qual è stata la più grande gioia sportiva della sua carriera e quale la più grande delusione?

«La più grande gioia è stata la vittoria del tutto inaspettata contro il Real Madrid nella finale della Coppa Campioni giocata il 9 aprile 1975 ad Anversa. Eravamo sfavoriti perché Dino Meneghin era infortunato, con la mano destra ingessata. Il giovane Sergio Rizzi disputò la partita della vita ed entrando nel secondo tempo fece 6 su 9 da fuori, mentre io misi a segno 29 punti con 14 rimbalzi. Una partita indimenticabile che coronò una Coppa Campioni senza sconfitte (13-0)! Nota personale: questa vittoria arrivò dopo la felice nascita della mia prima figlia Jennifer, nata a Varese solo due settimane prima. Invece la più grande delusione risale alla stagione 1970-1971, quando la mia squadra di Penn aveva terminato la regular season 26-0. Nel torneo NCAA vincemmo le prime due partite per arrivare a 28-0 e giocare la finale regionale contro Villanova, la nostra grande rivale a Filadelfia. Eravamo favoriti avendo battuto Villanova nella regular season. Invece loro andarono subito avanti e sbagliarono pochissimo, invece noi sembravamo tutti sonnambuli e il risultato alla fine fu un incredibile 90-47».

Quale, a livello personale, la partita in assoluto più bella e quale invece la peggiore?

«A livello personale, ricordo la partita Ignis-Canon Venezia del 22 dicembre 1974: Meneghin era infortunato, segnai 53 punti (24 su 32) con 28 rimbalzi, statisticamente di sicuro la mia partita più produttiva. Un’altra gara memorabile fu quella giocata a Pesaro nel campionato 1978/79. Venivo da un infortunio alla caviglia e pensavo di avere un’autonomia di venti minuti più o meno, perciò rimasi in panchina e alla fine del primo tempo eravamo sotto di una decina di punti. All’intervallo l’allenatore (ed ex compagno di squadra) Dodo Rusconi mi disse di andare a riscaldarmi in campo da solo davanti al caldo pubblico pesarese (era tutto esaurito). Cominciai con qualche tiro da sotto allontanandomi poco a poco e facendo una trentina di canestri fino ai 6 metri senza mai sbagliare, sconcertando non poco il pubblico. Nel secondo tempo Pesaro inspiegabilmente giocò a zona, strategia graditissima a me a causa della mia limitata mobilità. Tirai da lontano segnando 20 punti, incluso il canestro della vittoria a pochi secondi dalla fine. La più brutta partita importante? La finale di Coppa nel 1978, quando il pressing del Real ci mise in difficoltà: feci fatica a ricevere la palla e tirai con scarse percentuali, segnando solo 12 punti. Che delusione!».

 

da Claudio Piovanelli 

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Bulleri non saprebbe che farsene di un giocatore così...

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2 ore fa, fabioRE dice:

..."Nella mia prima partita casalinga in campionato, contro l’Alco Bologna, ero nervoso, sbagliai i primi sei tiri e il pubblico intonò in coro “Raga, Raga"...

Niente, a Varese sempre stati così. :rofl::rofl:

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32 minuti fa, Indimenticabili dice:

Esattamente cosa c'entra Bulleri?

 

 

Niente, non c'entra niente... come allenatore non c'entra talmente niente che non sarebbe capace neppure di sfruttare questo Morse.

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22 minuti fa, Bluto dice:

Niente, a Varese sempre stati così. :rofl::rofl:

Vero. Io ero presente e, in effetti, tutti qelli che mi circondavano erano molto più che perplessi... poi, invece, si sa com'è finita: commenti entusiastici su Morse.. e pure su Nikolic.

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38 minuti fa, Sir Joe dice:

Niente, non c'entra niente... come allenatore non c'entra talmente niente che non sarebbe capace neppure di sfruttare questo Morse.

Che stia facendo molto male è sotto gli occhi di tutti (ci sarebbe poi da discutere su chi farebbe bene con Ruzzier e Andersson, ma vabbè) ma che adesso si colga qualsiasi occasione per spiegargli in lungo e in largo come funziona la Pallacanestro - manco fosse uno che sul parquet non ha mai messo piede - anche no eh...

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49 minuti fa, Sir Joe dice:

Niente, non c'entra niente... come allenatore non c'entra talmente niente che non sarebbe capace neppure di sfruttare questo Morse.

Sei leggermente ossessionato da Bulleri.

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5 ore fa, fabioRE dice:

questo invece è contributo originale, foto con dedica a mio fratello che ci giocò assieme nei suoi due anni reggiani

bob.jpg

Questo è il motivo per cui odio RE: hanno riportato in Italia Bob, la “bandiera” Bob.

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3 ore fa, Sir Zap dice:

Sei leggermente ossessionato da Bulleri.

Non ho nessuna ossessione... è solo che non mi piacciono gli inetti che non sono capaci di dare le dimissioni per manifesta incapacità. A lui interessano i 4 soldi che deve prendere da Varese anche se questo costasse la retrocessione della società.

E forse non sarebbe neppure l'unico a doversene andare....

Edited by Sir Joe

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