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io ho retto soltanto i primi 5 minuti, quelli in cui si descriveva la lottizzazione dell'Aci da parte dei figli e parenti della Casta.

meno male che me ne vado in Svizzera.

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Io ho deciso di non guardare del tutto perchè i miei problemi sono altri...frega niente del berlusca e di quelli che ce l'hanno con Lui...vorrei qualcuno che pensasse ai problemi dell'Italia, del lavoro, della famiglia, della sanità ecc.ecc. ecc. basta veline e minchiate varie

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Andremo alle elezioni.

E Berlusconi vincerà grazie all'ottimo lavoro fatto dimostrato dalla ricostruzione de L'Aquila e dalla completa soluzione del problema monnezza.

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Manifestazione a Malpensa.

Scontri con feriti a Cagliari.

Guerra civile a Terzigno.

Però il lodo Alfano è stato accettato dai finiani (almeno i parlamentari, gli elettori sembra l'abbiano presa maluccio).

Io non so più cosa dire.

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Manifestazione a Malpensa.

Scontri con feriti a Cagliari.

Guerra civile a Terzigno.

Però il lodo Alfano è stato accettato dai finiani (almeno i parlamentari, gli elettori sembra l'abbiano presa maluccio).

Io non so più cosa dire.

Sei un tifoso milanese !!!

:angry::lol:

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Manifestazione a Malpensa.

Scontri con feriti a Cagliari.

Guerra civile a Terzigno.

Però il lodo Alfano è stato accettato dai finiani (almeno i parlamentari, gli elettori sembra l'abbiano presa maluccio).

Io non so più cosa dire.

Ma chi sono gli elettori dei finiani ?

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Ma chi sono gli elettori dei finiani ?

In Italia, non si sa; pare, invece, che il Principato di Monaco ne sia pieno, da quando s'è scoperto che Fini regala appartamenti in centro.

Posted (edited)

21 ottobre 2010

Resa dei conti in Europa. Cominciano Londra, Madrid, Parigi

Cameron annuncia tagli da guerra, Zapatero rimpasta un governo anti crisi, Sarkozy reagisce contro gli scioperi

La battuta più efficace, commentando a caldo i tagli alla spesa pubblica (armamenti inclusi), l’ha fatta il Daily Mirror: “Pare quasi che David Cameron abbia dichiarato guerra ai britannici”. Certamente, il Comprehensive Spending Review, ossia il piano di austerità annunciato a Westminster dal cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, è destinato a passare alla storia come uno dei più drastici dell’intero Dopoguerra. In un solo giorno, il gabinetto liberalconservatore ha infatti servito al Parlamento e all’opinione pubblica un programma di riduzione delle spese da 83 miliardi di sterline, più di 120 miliardi di euro. “Oggi è il giorno in cui la Gran Bretagna si allontana dal precipizio”, ha detto Osborne nel suo discorso ai Comuni, aggiungendo che il taglio del 25 per cento ai bilanci di quasi tutti i ministeri del Regno Unito (con poche eccezioni, tra le quali Difesa, Sanità, Scuola e aiuti all’estero, tutte voci comunque ridimensionate) “assicurerà la stabilità finanziaria del paese”.

Il cancelliere ha anche confermato la prima indiscrezione della giornata, riguardo il piano: la previsione, di qui al 2015, di una riduzione del personale pubblico pari a quasi 500 mila unità. Osborne ha spiegato che “i 490 mila posti in meno li otterremo per lo più con il turnover naturale, non rimpiazzando i dipendenti che man mano andranno in pensione”, ma ha ammesso che per raggiungere l’obiettivo saranno necessari anche i licenziamenti. Quanto al welfare, sono previsti 7 miliardi di sterline di tagli aggiuntivi, che riguarderanno i sussidi per l’infanzia (sarà abbassata la soglia di reddito per gli aventi diritto) e per altre voci di spesa, tra cui gli aiuti per gli affitti e per la disabilità, che saranno concessi con nuove regole più restrittive. Tra le prove della nuova austerity, perfino il congelamento della “lista civile”, l’appannaggio della Regina, e l’impegno della Casa regnante a ridurre le proprie spese del 14 per cento entro il 2013. Quanto all’età pensionabile, il compromesso raggiunto dal governo Cameron è al ribasso, rispetto alle previsioni: i britannici, donne e uomini, si ritireranno dal lavoro a 66 anni, anziché a 65 come oggi, entro il 2020. Le prime ipotesi al vaglio dei tecnici della cancelleria parlavano di un limite ben più elevato: 70 anni. E’, questo, forse l’unico punto in cui il piano appare più morbido del previsto. Per il resto, i tagli saranno generalizzati: chiuderanno le basi britanniche all’estero (a cominciare da quelle in Germania, aperte nel 1945) e sarà ritardato l’ammodernamento degli armamenti, a cominciare dalla prevista rottamazione dei sottomarini nucleari della classe Trident e dalla dismissione dell’unica portaerei della flotta, la Ark Royal.

In termini di personale, saranno dimessi 17 mila militari e 25 mila civili in forze al ministero della Difesa, e difficilmente – secondo gli analisti – il Regno Unito riuscirà a imbarcarsi in una missione militare come quella afghana nei prossimi anni. Il risultato, ha assicurato Osborne, sarà una riduzione del deficit pubblico, dall’11 al 2 per cento, anche grazie all’aumento di alcune entrate fiscali. “Con questo piano si mettono a rischio la crescita e la vivibilità di questo paese per le prossime generazioni”, è stato il commento in Aula del leader laburista, Ed Miliband, secondo il quale “ci sarebbero alternative” per far uscire il paese dalla crisi. Ma per il premier Cameron il piano di tagli, per quanto duro, rimane un provvedimento “equo” in grado di “mettere al riparo da pericoli” l’economia britannica

Il premier spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, ha tessuto un patto di (fine) legislatura con il Partito nazionalista basco e con Coalición canaria e ieri ha annunciato un consistente rimpasto di governo. L’obiettivo è dare “nuova energia e spinta” a un esecutivo che deve destreggiarsi tra il prolungarsi della crisi, il tasso di disoccupazione al 20 per cento, i sondaggi che indicano il Psoe circa 15 punti sotto il Partito popolare e l’avvicinarsi di una stringa di elezioni locali importanti, in primis quelle catalane. Inoltre Zapatero, dopo aver chiesto sacrifici ai cittadini con tagli consistenti alla spesa, riduce a 15 i ministeri per risparmiare qualche spicciolo in più.

Il ministro degli Interni, Alfredo Pérez Rubalcaba, è il nuovo uomo forte, visto che conserva il suo incarico ma diventa anche primo vicepremier e portavoce del governo, in tandem con Ramón Jáuregui, nuovo ministro della Presidenza (la prima vicepremier uscente, María Fernández de la Vega, farà parte del Consiglio di stato). Qualcuno pensa che Rubalcaba si accrediti come gestore dell’avvio verso il postzapaterismo, al punto che nel 2012 potrebbe essere lui, e non Zapatero, il candidato premier del Psoe. E dall’aumento di peso di Rubalcaba e dall’ingresso nell’esecutivo di Jáuregui, due dei socialisti che meglio conoscono la “questione basca”, molti analisti deducono che Zapatero non abbia abbandonato il sogno di gestire, sotto la sua premiership, la definitiva cessazione dell’attività dei terroristi di Eta.

Agli Esteri Trinidad Jiménez, fresca di sconfitta nelle primarie per le elezioni regionali di Madrid (sconfitta che ha creato turbolenze in un Psoe non più marmoreamente zapaterista), sostituisce Miguel Angel Moratinos. Nella ridda di ministri che escono, entrano o si spostano di sedia, della prima squadra con cui Zapatero iniziò la sua permanenza alla Moncloa nel 2004 rimane soltanto Elena Salgado, attuale titolare (confermata) dell’Economia.

Spicca poi il tentativo di Zapatero di coprirsi a sinistra, dopo che i tagli hanno irritato parte del suo elettorato: all’Ambiente va infatti Rosa Aguilar, la cui lunga militanza in Izquierda unida si è interrotta da pochi mesi, e al Lavoro va l’ex sindacalista dell’Unión general de trabajadores Valeriano Gómez, un uomo così ostile alla riforma del lavoro zapateriana che il 29 settembre scorso, in occasione dello sciopero generale, ha partecipato alle manifestazioni di piazza. Simbolicamente rilevantissima è anche l’eliminazione del controverso ministero dell’Uguaglianza, ora accorpato alla Sanità; il dicastero guidato dalla giovane Bibiana Aído era la centrale operativa, ideologica e identitaria del cosiddetto “zapaterismo”, ma è stato sacrificato sull’altare dei tagli. Cade sotto la falce anche un altro ministero “sociale”, quello della Casa, diluito in quello dello Sviluppo.

L’ingresso nel governo della fedelissima Leire Pajín, che ha ricevuto l’incarico alla Sanità, ha lasciato libero il posto di segretario organizzativo del Psoe, per cui è stato scelto il presidente dell’Aragona, Marcelino Iglesias, un uomo che, dopo aver presieduto il congresso socialista che nel 2000 incoronò a sorpresa Zapatero, non ha mai pronunciato un “bah” di disaccordo con il premier. Gli spetta un incarico di controllore in un partito che dovrà fronteggiare probabili cattivi risultati alle regionali in agenda e dovrà moderare malumori, come quello del socialista Patxi López, che guida il primo esecutivo basco senza nazionalisti e ora vede Zapatero stringere patti a Madrid proprio con il Partito nazionalista basco.

Fermezza sull’ordine pubblico e determinazione politica sulla riforma: Nicolas Sarkozy ha fatto dell’innalzamento dell’età pensionabile la battaglia con cui dimostrare ai francesi e ai mercati internazionali di essere un presidente credibile che riforma fino in fondo. Di fronte alle manifestazioni, agli scioperi, alla guerriglia urbana degli studenti e alle pompe di benzina vuote, ora Sarkozy non può più permettersi di indietreggiare. Ieri ha ordinato di sbloccare le raffinerie e di rispondere con durezza alla violenza: “Certi limiti non devono essere superati e il mio dovere è di garantire il rispetto dell’ordine repubblicano al servizio di tutti i francesi”, ha detto il presidente durante il Consiglio dei ministri. “1.423 teppisti sono stati fermati in una settimana”, ha annunciato il ministro dell’Interno, Brice Hortefeux: “Non lasceremo i delinquenti impuniti”. Sarkozy ha ammesso che quella delle pensioni “è una riforma difficile”, ma la porterà “fino in fondo”, costi quel che costi in termini di popolarità.

Quel che conta è il 2012, anno delle elezioni presidenziali: nei prossimi diciotto mesi c’è tempo per far digerire la riforma ai francesi e risalire nei sondaggi con un nuovo governo più orientato al sociale. La posta in gioco va al di là della riconferma all’Eliseo. “Se non facciamo questa riforma, diventeremo il paese malato d’Europa. E il rating della Francia verrebbe immediatamente degradato”, spiega il deputato Ump, Daniel Fasquelle. Gli analisti finanziari concordano: “la riforma è cruciale per la credibilità di bilancio dopo decenni di promesse mancate sul deficit”, dice Matthew Curtin del Wall Street Journal. Ma una marcia indietro potrebbe dimostrarsi “profondamente dannosa” anche per il resto della zona euro perché metterebbe in dubbio “l’impegno dell’Europa sulle riforme strutturali necessarie per aumentare il suo potenziale di crescita”.

Oggi comincia la corsa per evitare che lo scontro sulle pensioni si protragga oltre i limiti temporali e economici tollerabili per la Francia. “La paralisi potrebbe avere delle conseguenze in termini di occupazione, deteriorando l’attività economica”, ha spiegato Sarkozy. In mattinata i sindacati si riuniranno per decidere altre giornate di sciopero e l’Eliseo spera in una spaccatura, dopo che i più moderati hanno evocato la necessità di “una pausa”. In serata, il Senato ha programmato di adottare la riforma. Lunedì la commissione mista di sette deputati e sette senatori si riunirà per limare il testo finale. Mercoledì 27 ottobre, la riforma delle pensioni dovrebbe essere definitivamente adottata dalle due assemblee parlamentari. L’Eliseo ritiene che i sindacati e gli studenti si calmeranno durante il ponte di Ognissanti. Poi avvierà la seconda fase della sua strategia, quella di lungo periodo, con un rimpasto a metà novembre e altre riforme. Per ricucire con i francesi, Sarkozy ha in mente un piano per l’assistenza agli anziani e un programma a favore dell’occupazione giovanile. Secondo una fonte vicina al presidente, “la radicalizzazione del conflitto (sulle pensioni) apre un po’ più la porta di Matignon a Jean-Louis Borloo”, il leader centrista del Partito radicale di destra, “che ha una vera immagine sociale”.

© - FOGLIO QUOTIDIANO

Anche io non so più cosa dire.....

Edited by ROOSTERS99
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Anche io non so più cosa dire.....

Mah, dice che Cameron taglia drasticamente il bilancio di tutti i ministeri tranne Difesa, Sanità e Scuola e poi elenca una serie di tagli alle spese militari.

Il piano Inglese, a prima vista, sembra logicissimo. Non taglio su Sanità e Scuola, elimino spese da "secolo scorso" come le basi in Germania e decido di non esportare più democrazia.

Le restrizioni sui sussidi non le riesco a giudicare, mi pare si limitino cose che da noi neppure esistono, ma, onestamente non conosco la materia.

La Spagna è nella cacca e lo si sapeva.

La Francia boh. Mi pare siano scivolati nella mezza guerra civile, in cui la riforma delle pensioni è solo una scusa per chi vuole fare casino.

Noto però che nessuno dei tre paesi ha deciso di fare una riforma della giustizia per salvare il premier dai processi.

Posted (edited)

La domanda e': perche' B. non puo' fare le riforme per se' MA ANCHE le riforme che servono al paese?t

Due parole sul caso Livingston: sono messi cosi' per colpa di un imprenditore incapace. Hanno avuto subito interrogazioni parlamentari da Reguzzoni e Marantelli. Hanno ottenuto in tempo zero la cassa, hanno un commissario nominato, ci sono dei compratori, pare.

Adesso leggo: vogliamo che la compagnia rimanga italiana. Mi chiedo: una fettina di culo no?

Edited by Ponchiaz
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Noto però che nessuno dei tre paesi ha deciso di fare una riforma della giustizia per salvare il premier dai processi.

in francia i processi a chi governa li fanno dopo la scadenza del mandato. e non a mezzo stampa, nani e ballerine.

per chiarezza: nani e ballerine = chi va in tv.

per il resto, se b, fini e la presunta opposizione sparissero in questo momento, potrei solo ringraziare.

Posted
La domanda e': perche' B. non puo' fare le riforme per se' MA ANCHE le riforme che servono al paese?

Certo che siamo messi male se si arriva a invocare questo...

Posted
in francia i processi a chi governa li fanno dopo la scadenza del mandato.

"Nessuna democrazia al mondo conosce la sospensione dei processi al premier, ma solo ad alcuni capi dello Stato e solo per delitti “funzionali”, cioè collegati con la carica. La legge Alfano invece sospende i processi anche al premier e solo per i delitti comuni, cioè scollegati dalla carica. Per quelli “funzionali” contestati ai membri del governo, infatti, la nostra Costituzione già prevede la possibilità che il Parlamento valuti l’eventuale fumus persecutionis e blocchi il processo negando al Tribunale dei ministri l’autorizzazione a procedere (come ha fatto l’altroieri la Camera per Lunardi, peraltro senza adombrare alcun fumus persecutionis); quanto al capo dello Stato, la Costituzione già prevede che non sia responsabile degli atti commessi nell’esercizio delle funzioni presidenziali. Dunque la legge Alfano concede ai due presidenti l’autorizzazione a delinquere come pare a loro da privati cittadini. Questo è lo sconcio, non la retroattività. Sulla questione, poi, s’è già pronunciata pure la Corte costituzionale, quando bocciando le porcate Schifani e Alfano ricordò che il presidente del Consiglio non è un “primus super pares” (come sosteneva quel buontempone di Pecorella), ma un “primus inter pares”, dunque non può godere di trattamenti preferenziali rispetto agli altri ministri. Testuale: “Non è configurabile una preminenza del presidente del Consiglio, che ricopre una posizione tradizionalmente definita di primus inter pares”. Quindi la legge costituzionale nasce incostituzionale. Quando la infileranno nella Costituzione, dovranno scriverla con caratteri diversi, magari in gotico, per distinguerla dagli altri articoli. Quelli scritti dai Padri costituenti, non dai figli delinquenti."

da Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2010

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"Nessuna democrazia occidentale conosce pubblici ministeri che inviano , tramite giornali, un avviso di garanzia (per un cazzo, n.d.Roo. ;) )

al premier mentre presiede un G7.

E da allora, sciambola !!"

La Gazzetta di Roosters99

:rolleyes::g[1]:

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Vorrei farmi venire un pensiero piu' articolato ma per ora dico che "Marchionne ha rotto il cazzo".

E questo per adeguarmi alla finezza di pensiero che ci sta propugnando da qualche tempo a questa parte.

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Commenti su Marchionne / Fazio ?

Solo un paio di domande a Marchionne e agli "imprenditori" italiani: come mai in Germania si guadagna molto più che in Italia, si lavorano praticamente le stesse ore settimanali italiane, ma le loro aziende sono molto più competitive?

E' sempre e solo colpa dei lavoratori italiani?

Un pò di sana autocritica non guasterebbe.

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Che è successo?

25/10/2010 (7:17)

Gabanelli all’attacco dell’ascesa di Tremonti

La manovra finanziaria ei tagli passati al setaccio da «Report»

PAOLO FESTUCCIA

Stavolta è toccato alla Finanziaria, ai tagli, ai conti pubblici, ma anche all’ascesa di Giulio Tremonti a super ministro dell’Economia italiana. Dopo gli investimenti a Antigua di Silvio Berlusconi, stavolta la giornalista Milena Gabanelli nella sua seconda puntata di «Report» ha messo sotto la lente di ingrandimento la manovra economica varata dal governo, ma anche le parcelle milionarie elargite dalla Bell del finanziere Emilio (Chicco) Gnutti all’ex studio di Giulio Tremonti (oggi Studio Vitali, Romagnoli, Piccardi) per il contenzioso con il fisco italiano sui ricavi della vendita di Telecom. Insomma, dice la Gabanelli aprendo la puntata «vediamo come si è deciso di tagliare, e come si farà. Ma visto che il ministro Tremonti ha un passato da tributarista, certo saprà dove si nascondono le insidie».

Si parte dai 25 miliardi di tagli (Polizia, Vigili urbani) alla sanità (spesa sanitaria, farmaci, medici e infermieri), alla scuola, per spiegare come 50 milioni di questi siano, invece, finiti a ristrutturazioni di Chiese, associazioni, alla scuola padana Bosina (100 mila euro). Dunque, dossier, riscontri, interviste.

Ma anche tesi finalizzate a voler dimostrare come il ministro dell’Economia (da sette anni su 10 al governo) sia ancora - almeno secondo le ricostruzioni di "Report" - parte attiva del noto studio tributarista, nonostante le lettere di smentita e di diffida inviate dai legali ai piani alti di viale Mazzini. Diffide, dunque, che come nel caso dell’avvocato del premier, Niccolò Ghedini sul caso Antigua non hanno mutato la sostanza dell’inchiesta. Un’inchiesta nello stile di "Report", per la quale la giornalista aveva chiesto un’intervista al ministro Tremonti, ma che non è stata concessa.

Tensione, quindi, alle stelle. Non foss’altro perché il ministro Tremonti è anche l’azionista (in quanto Tesoro) della Rai che indica 2 su 9 consiglieri di viale Mazzini (uno di questi sarà nominato presidente della Tv pubblica) ma anche il direttore generale, che poi dovrà essere votato dal cda a maggioranza. Insomma, nella mani del Tesoro c’è la Rai. Tant’è che nei giorni scorsi sono giunte due lettere di studi legali a Viale Mazzini, che lo stesso direttore generale, Mauro Masi ha girato anche al direttore di Raitre, Paolo Ruffini.

E così, c’è già chi pensa al dopo puntata. Cosa accadrà? Di certo nelle stanze di viale Mazzini c’è chi fa notare che dopo le richieste di danni avanzate dagli avvocati del premier, ora potrebbe esplodere la grana Tremonti. Per questo al settimo piano c’è chi già grida: «Ma chi paga i danni?». E riemerge l’opzione, del ritiro della "tutela legale" per Milena Gabanelli. Non solo, c’è già chi a sostegno della tesi riapre le pratiche sulle richieste risarcitorie in ballo nei confronti della Rai. Tra queste, quella della compagnia telefonica "Tre" (comprensiva di altri soggetti) pendente in Tribunale (sentenza prevista per il prossimo maggio 2011) per una richiesta di risarcimento record: 80 milioni di euro.

Una cifra che a molti in viale Mazzini toglie il sonno. Al punto che qualcuno auspica una transazione. Transazione, che secondo alcune correnti di pensiero interne porterebbe, però, ad azzerare alcune pendenze dell’operatore telefonico nei confronti della Rai per svariati milioni di euro.

Rai, dunque, al centro dello scontro. Non solo interno ma anche politico. Tant’è che se per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani «la Rai sempre sul lettino dello psicanalista», per il sottosegretario alla Presidenza Paolo Bonaiuti, «la colpa è di decenni di dominio assoluto della sinistra».

lastampa.it

____________________

Una ricostuzione irritante, decisamente di parte dove emeriti sconosciuti ergevano a luminari dell' economia.

Non ho resistito a lungo.

La "fobia" da governo Berlusconi è arrivata anche dalla Gabanelli : peccato.

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Per la verita' Marchionne ha detto che la colpa NON e' dei lavoratori.

Ma quando uno afferma che senza l'Italia la FIAT andrebbe meglio, viene da chiedersi dove penserebbe di vendere le sue auto visto l'inesistente market share che ha FIAT al di fuori del bel paese.

Se 7 vetture su dieci vendute in Italia non sono italiane, un motivo ci sara'...e non puo' essere sempre la FIOM.

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25/10/2010 (7:17)

Gabanelli all’attacco dell’ascesa di Tremonti

La manovra finanziaria ei tagli passati al setaccio da «Report»

PAOLO FESTUCCIA

Stavolta è toccato alla Finanziaria, ai tagli, ai conti pubblici, ma anche all’ascesa di Giulio Tremonti a super ministro dell’Economia italiana. Dopo gli investimenti a Antigua di Silvio Berlusconi, stavolta la giornalista Milena Gabanelli nella sua seconda puntata di «Report» ha messo sotto la lente di ingrandimento la manovra economica varata dal governo, ma anche le parcelle milionarie elargite dalla Bell del finanziere Emilio (Chicco) Gnutti all’ex studio di Giulio Tremonti (oggi Studio Vitali, Romagnoli, Piccardi) per il contenzioso con il fisco italiano sui ricavi della vendita di Telecom. Insomma, dice la Gabanelli aprendo la puntata «vediamo come si è deciso di tagliare, e come si farà. Ma visto che il ministro Tremonti ha un passato da tributarista, certo saprà dove si nascondono le insidie».

Si parte dai 25 miliardi di tagli (Polizia, Vigili urbani) alla sanità (spesa sanitaria, farmaci, medici e infermieri), alla scuola, per spiegare come 50 milioni di questi siano, invece, finiti a ristrutturazioni di Chiese, associazioni, alla scuola padana Bosina (100 mila euro). Dunque, dossier, riscontri, interviste.

Ma anche tesi finalizzate a voler dimostrare come il ministro dell’Economia (da sette anni su 10 al governo) sia ancora - almeno secondo le ricostruzioni di "Report" - parte attiva del noto studio tributarista, nonostante le lettere di smentita e di diffida inviate dai legali ai piani alti di viale Mazzini. Diffide, dunque, che come nel caso dell’avvocato del premier, Niccolò Ghedini sul caso Antigua non hanno mutato la sostanza dell’inchiesta. Un’inchiesta nello stile di "Report", per la quale la giornalista aveva chiesto un’intervista al ministro Tremonti, ma che non è stata concessa.

Tensione, quindi, alle stelle. Non foss’altro perché il ministro Tremonti è anche l’azionista (in quanto Tesoro) della Rai che indica 2 su 9 consiglieri di viale Mazzini (uno di questi sarà nominato presidente della Tv pubblica) ma anche il direttore generale, che poi dovrà essere votato dal cda a maggioranza. Insomma, nella mani del Tesoro c’è la Rai. Tant’è che nei giorni scorsi sono giunte due lettere di studi legali a Viale Mazzini, che lo stesso direttore generale, Mauro Masi ha girato anche al direttore di Raitre, Paolo Ruffini.

E così, c’è già chi pensa al dopo puntata. Cosa accadrà? Di certo nelle stanze di viale Mazzini c’è chi fa notare che dopo le richieste di danni avanzate dagli avvocati del premier, ora potrebbe esplodere la grana Tremonti. Per questo al settimo piano c’è chi già grida: «Ma chi paga i danni?». E riemerge l’opzione, del ritiro della "tutela legale" per Milena Gabanelli. Non solo, c’è già chi a sostegno della tesi riapre le pratiche sulle richieste risarcitorie in ballo nei confronti della Rai. Tra queste, quella della compagnia telefonica "Tre" (comprensiva di altri soggetti) pendente in Tribunale (sentenza prevista per il prossimo maggio 2011) per una richiesta di risarcimento record: 80 milioni di euro.

Una cifra che a molti in viale Mazzini toglie il sonno. Al punto che qualcuno auspica una transazione. Transazione, che secondo alcune correnti di pensiero interne porterebbe, però, ad azzerare alcune pendenze dell’operatore telefonico nei confronti della Rai per svariati milioni di euro.

Rai, dunque, al centro dello scontro. Non solo interno ma anche politico. Tant’è che se per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani «la Rai sempre sul lettino dello psicanalista», per il sottosegretario alla Presidenza Paolo Bonaiuti, «la colpa è di decenni di dominio assoluto della sinistra».

lastampa.it

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Una ricostuzione irritante, decisamente di parte dove emeriti sconosciuti ergevano a luminari dell' economia.

Non ho resistito a lungo.

La "fobia" da governo Berlusconi è arrivata anche dalla Gabanelli : peccato.

Premesso che non ho visto la trasmissione, mi viene da domandarmi: dove finisce il diritto di critica e inizia quello di "ricostruzioni irritanti"? No, perché mi pare che ogni critica (ma proprio tutte) al governo sia visto come un attentato alla democrazia...

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Premesso che non ho visto la trasmissione, mi viene da domandarmi: dove finisce il diritto di critica e inizia quello di "ricostruzioni irritanti"? No, perché mi pare che ogni critica (ma proprio tutte) al governo sia visto come un attentato alla democrazia...

La critica ci stà tutta , senza problema alcuno.

Non mi piace il buttar lì accostamenti, pareri "illumionati" che lasciano chiaramente intendere senza dire a chiare lettere; davvero si rasenta la diffamazione.

Un po' il metodo Antigua......

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