Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    «E’ una scelta esclusivamente di cuore». Gli occhi sono umidi, la voce è strozzata e lo sguardo vaga tra i seggiolini vuoti del PalA2A, incrociando gli stendardi appesi al soffitto e il parquet che ha calcato da capitano di quella che rimane una tra le più gloriose società del basket europeo.
    Daniele Cavaliero saluta Varese e torna nella sua Trieste: l’ufficialità nel primo pomeriggio di ieri, dopo una trattativa lampo seguita a un corteggiamento da parte della società giuliana manifestatosi nelle ultime settimane. Con la Openjobmetis fuori da ogni gioco playoff dopo la sconfitta subita a Venezia, l’ultimo tentativo in ordine di tempo dell’Alma di coach Dalmasson, da lunedì prossimo impegnata nei playoff di serie A2, non ha trovato ostacoli nei piani alti di piazza Monte Grappa. Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni hanno semplicemente voluto parlare con Daniele e con il suo agente, appurando così la volontà del giocatore di sposare un nuovo progetto (anche di vita: tornare a Trieste per Cavaliero significa avvicinarsi alla famiglia) e lasciandolo quindi libero di accettarlo. Il contratto biennale residuo tra Varese e il suo ex capitano è stato rescisso: il classe 1984 firmerà un accordo con Trieste valido per due anni, con l’opzione per un ulteriore prolungamento di un anno; la Openjobmetis, che ha fatto sapere di non aver ricevuto alcun “buyout” per liberare la guardia, risparmierà gli emolumenti a lui dovuti da qui al termine della corrente stagione.
    «Sensazioni contrastanti»
    Cavaliero verso le 15 di ieri pomeriggio si è recato al PalA2A per salutare i compagni, lo staff tecnico e tutte le persone che a vario titolo hanno fatto parte dei due anni in biancorosso. Inevitabile un pizzico di commozione e tanti sentimenti contrastanti: «Prima di Venezia ho sempre pensato che il mio posto sarebbe stato questo - racconta - almeno finché ci fosse stato in gioco qualcosa di importante, ovvero i playoff. Adesso seguo quello che ho dentro e la possibilità di tornare a giocare per la squadra della mia città». «È stato difficile salutare i miei compagni. Vivo due sensazioni contrastanti: la prima è l’esaltazione per il fatto di tornare a casa, di giocare subito i playoff, di fare qualcosa di speciale per Trieste; l’altra è il dispiacere di lasciare un posto che mi è entrato realmente dentro. Un posto che ho apprezzato anche e forse soprattutto perché abbiamo vissuto due stagioni complicate. E allora ti affezioni alla gente che combatte con te, che è all’inferno con te, soprattutto quando poi dall’inferno ci esci. Varese è speciale per me e lo rimarrà».
    Fare un bilancio della permanenza sotto al Sacro Monte è difficile mentre le emozioni pungono l’anima. Daniele, tuttavia non si sottrae e “parte” dalle Final Four dello scorso anno: «La soddisfazione più grande e il rimpianto maggiore sono entrambi Chalon- dice - C’è il rimpianto di non aver portato una coppa ai nostri tifosi ma anche il grande orgoglio di essere stati lì a giocarcela: si è perso, va bene, ma a quella partita bisognava pure arrivarci. Poi c’è l’orgoglio di aver giocato con persone che sono sicuro rimarranno come Giancarlo Ferrero, come Luca Campani, Kristjan Kangur, Massimo Bulleri e tutti i ragazzi di quest’anno. Ci sono stati momenti molto tesi, lo ammetto, sfociati però in relazioni di cui veramente mi vanto. Christian, Eric, Norvel, OD, Dominique: tutti hanno un posto dentro di me. In maniera diversa sono legato anche a entrambi gli allenatori che ho avuto: a Paolo che mi ha fatto venire qui e mi ha permesso di giocare e di tagliare un traguardo come le Final Four e ad Attilio, che è l’artefice di questa rinascita e che ringrazio».
    La chiosa dell’addio torna a quella che per due anni ha chiamato “casa”: «L’ultimo ringraziamento va alle persone di questo palazzetto: tutto è servito, ma nulla è stato indispensabile, salvo la forza di queste mura quando si accendono. Io qualche piccola esperienza l’ho avuta nella mia carriera e Masnago è lì sopra, con tutte le grandi tifoserie. Capisco che non sempre mi sono e ci siamo meritati l’affetto del pubblico e questo è un peccato perché avremmo voluto fare di più. Grazie anche per le critiche, perché hanno reso tutto più interessante».
    Tre comunitari
    L’effetto più immediato della partenza di Daniele Cavaliero in direzione Trieste sono i gradi di capitano affidati a Giancarlo Ferrero, che “guiderà” la squadra nelle restanti partite contro Cremona e Torino ma che rimane in scadenza di contratto. Inevitabile pensare infatti anche al domani dopo la pagina chiusa ieri. La Varese proiettata verso la prossima stagione non ha al momento tra le sue fila alcun giocatore italiano: scritto di Ferrero e salutato Cavaliero, in scadenza ci sono anche Massimo Bulleri, Luca Campani e Matteo Canavesi.
    Si allontana l’ipotesi di seguire la strada del “5+5” (cinque stranieri e cinque italiani)? La società non ha ancora deciso e lo farà solo a bocce ferme. Rimane tuttavia un dato di fatto che non può non orientare, almeno a livello di pensiero, le strategie future: le uniche pedine dell’organico attuale sotto contratto anche per il 2017/2018 ora come ora sono tre comunitari o ad essi equiparati, ovvero Pelle, Kangur e Avramovic.
    Fabio Gandini

  • simon89
    L'Openjobmetis ammaina con due turni d'anticipo la bandiera del suo capitano. Ufficiale la separazione consensuale tra il club di piazza Monte Grappa e Daniele Cavaliero: come anticipato ieri su queste colonne, la guardia triestina ha scelto di tornare a casa, accettando il contratto fino al 2019 proposto dall'Alma. Ossia la società sorta nell'estate del 2004 sulle ceneri del fallimento della sua alma mater, lasciata esattamente 13 anni fa per un "pellegrinaggio" in serie A che ha toccato Milano, Roseto, Fortitudo Bologna, Montegranaro, Pesaro e Avellino prima di raggiungere Varese nell'estate 2015. Una scelta di cuore del 33enne triestino, nuovo simbolo di una società che punta al ritorno nella massima serie nei playoff di A2 al via nel weekend, oppure nelle prossime stagioni con l'aggiunta dell'esterno del 1984.
    La scelta di Cavaliero nasce anche da motivi personali legati al ritorno nella sua città natale, dove sta programmando l'apertura di un'attività assieme al neo-compagno di squadra Andrea Pecile. E di fronte alla richiesta del giocatore di voler tornare a casa rinunciando ai due anni residui di contratto - allungato la scorsa estate fino al 2019 - Varese non s'è messa di traverso, assecondandone la volontà attraverso la rescissione consensuale dell' accordo. In due stagioni la guardia del 1984 ha totalizzato 334 punti in 53 gare di campionato e 190 punti in 29 match europei tra FIBA Cup e Champions League. Ma il fatturato tra il 2015/' 16 e il 2016/' 17 è comunque calato da 8.0 punti in 25.5 minuti a 4.8 punti in 18.1 minuti; i 9 punti con 4 assist in 23' della sua ultima gara in biancorosso domenica a Venezia, davanti agli occhi del suo nuovo coach Eugenio Dalmasson, sono stati i suoi record nelle 16 partite dell'era Caja.
    Chiara, dunque, la scelta di Varese di non voler forzare la mano per trattenere un giocatore ritenuto non più insostituibile, quanto meno sul piano tecnico. La rescissione consensuale dal contratto di Cavaliero, contando le mensilità residue e i prossimi due anni garantiti, "disalloca" risorse per un totale di circa 350mila euro di costo-azienda tra stipendio netto e contributi, sia pur impoverendo ulteriormente un parco italiani che al momento non ha certezze per la stagione ventura. Anche se l'investitura a neo-capitano di Giancarlo Ferrerò rafforza i venti di rinnovo nei confronti dell'ala mancina che sin dal match contro Cremona indosserà idealmente la fascia lasciata libera dall'esterno del 1984. La partenza di Cavaliero sarà comunque l'unica a campionato in corso, con gli assalti senza esito di Virtus Bologna per Maynor e Treviso per Eyenga che evidenziano la volontà del club biancorosso di non smobilitare anche senza più obiettivi di classifica da perseguire. Nelle ultime due gaie lo spazio lasciato libero da Cavaliero tornerà a disposizione di Aleksa Avramovic, che avrà la chance di dimostrare a Caja la sua utilità per i progetti futuri nei quali - contratto garantito per il 2017/'18 alla mano - potrebbe ancora rientrare. Specie se Varese si orienterà verso il 3+4+5, come fa pensare il via libera a Cavaliero.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Dopo due stagioni il capitano Daniele Cavaliero lascia la Pallacanestro Varese, cui era legato da un contratto fino al termine del 2018/2019, e torna a Trieste, la squadra dover era cresciuto e che l'ha fortemente voluto come rinforzo per gli imminenti playoff di A2. Contestualmente la fascia di capitano passa ora a Giancarlo Ferrero.
    Questo il comunicato di Pallacanestro Varese: La Pallacanestro Openjobmetis Varese e Daniele Cavaliero hanno raggiunto un accordo per la rescissione consensuale del contratto che legava l’atleta di Oggiono al club biancorosso. L’accordo è stato preso su espressa richiesta del giocatore che così potrà tornare alla Pallacanestro Trieste, squadra nella quale è cresciuto. La Pallacanestro Openjobmetis Varese, ringraziando Daniele per l’impegno profuso con la maglia di Varese e comprendendo le ragioni della sua richiesta, augura al giocatore le migliori fortune per il prosieguo della sua carriera.
    Queste invece le parole di Cavaliero: «Quelle che vivo in queste ore sono sensazioni contrastanti, diverse tra di loro. Da una parte l’emozione di poter tornare a vestire la maglia della mia città, Trieste, dall’altra invece il grande dispiacere di lasciare una città che in questi due anni ho imparato ad amare. E questo grazie ai momenti belli e soprattutto a quelli più difficili: è in queste situazioni, infatti, che si scoprono le persone vere che tengono a questo club. E qui a Varese ce ne sono tante. Il dispiacere di lasciare una società come la Pallacanestro Varese è enorme, ma si tratta di una scelta di cuore. Lasciare una città e la gente a cui mi sono affezionato è molto più difficile che scrivere queste parole. Vi lascio però in buone mani perché, conoscendo la caratura dell’uomo e del professionista, Giancarlo Ferrero sarà un grande capitano per questo club. Varese per me rimarrà sempre un posto speciale. Un grazie di cuore a Toto Bulgheroni, Claudio Coldebella, agli sponsor e ai consorziati di Varese nel Cuore, ai miei compagni, ai ragazzi dello staff e a tutti quelli che lavorano in sede».

  • simon89
    Si spegne a Venezia il sogno proibito della rimonta playoff per l'Openjobmetis. La compagine di Attilio Caja cede soltanto nel finale sul campo della seconda forza della serie A, onorando comunque al meglio l'impegno contro una big come l'Umana. Anche al Taliercio i biancorossi mostrano la solidità di un impianto di gioco esaltato da un Maynor a lungo incontenibile (11/18 al tiro e 8 assist per il play statunitense). Alla fine, però, la cavalleria leggera della Reyer punisce Varese proprio nel reparto in cui i padroni di casa erano più in affanno viste le assenze sotto le plance di Batista, Hagins e Ress. La vittoria a sorpresa nel duello a rimbalzo degli orogranata (43-41 totale) impedisce agli ospiti di coronare i frutti del contropiede alimentato nella fase migliore di un match ricco di capovolgimenti di fronte. La zona 2-3 mantenuta a lungo da Attilio Caja per non subire il maggior dinamismo degli esterni di casa, travolgenti già in avvio (19-10 al 7' con Tonut già a quota 12) e di nuovo micidiali nell'usare spazi e circolazione di palla per il 43-29 del 15', paga dividendi fino a quando Venezia non affila le armi perimetrali (15/42 da 3 con un 4/9 nel decisivo quarto finale).
    L'OJM non corona un terzo quarto difensivamente solidissimo (5 punti in 7' dopo averne concessi 43 nei primi 15') che aveva acceso il motore del contropiede esaltando le doti da fuciliere di Dominique Johnson. Il rammarico principale è quello di non aver sferrato il colpo del k.o. ad una Reyer in grande affanno contro la zona: l'esaltante rimonta dal 51-42 dell'19' al 56-62 del 28', costruita a suon di transizioni ed esecuzioni lineari, si è fermata su quattro possessi a vuoto sul più 6 che avrebbero potuto alimentare l'inerzia ospite. Al contrario Venezia, giocando l'azzardo dei quintetti "nani-formi", ha trovato la chiave di sblocco della manovra con lo sgusciante Ejim e Peric a fare bottino da sotto e da fuori. E quando in panne c'è andato l'attacco dell'OJM, con Johnson privato delle munizioni (zero punti e 0/3 nel quarto periodo), è arrivato il sorpasso firmato da Haynes (72-67 al 34' con un 10-0 dopo il 62-67 del 30'). Varese ha reagito impattando di nuovo a quota 74, ma due triple di personalità e talento di Filloy hanno definitivamente spaccato la partita (82-74 al 38').
    Si poteva fare meglio? Forse con qualche sbavatura difensiva iniziale in meno e una gestione offensiva più lucida a cavallo tra terzo e quarto periodo l'impresa non sarebbe stata fuori portata. Nel complesso, però, il paragone tra la sconfitta dell'andata (60-73 dopo essere stati a meno 27 al 28' ) dopo 4 giorni di cura-Caja e la partita di ieri, giocando alla pari e senza timori reverenziali sul campo della seconda forza della serie A (che domani partirà per Tenerife per le Final Four di Champions League), la dice lunga sui due volti diametralmente opposti della stagione di Varese. Di certo i playoff non sono sfumati a Venezia, ma in un girone d'andata all'insegna delle occasioni sprecate (vedi le amarissime sconfitte interne con Avellino, Brescia e Cantù) al di là della differente gestione tecnica. Ora vanno comunque onorate le ultime due tappe contro Cremona e Torino, sperando che la coppia Coldebella-Caja possa avere già in mano entro fine maggio le certezze economiche necessarie per costruire la Varese 2017/'18. Auspicando che le risorse disponibili consentano di non disperdere il capitale tecnico e umano costruito in questi ultimi mesi da grande...
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Varese piegata a Venezia, Pistoia vince in casa contro Pesaro: l’aritmetica, con due giornate ancora in calendario, spegne il sogno della clamorosa rimonta playoff partendo dall’ultimo posto in classifica (sia i toscani che Capo d’Orlando, al momento ottava, sono avanti negli scontri diretti con la Openjobmetis).
    Non vogliamo sprecare più di una frase nel dare conto del verdetto che chiude, di fatto, il campionato della squadra di Attilio Caja: per un’impresa ai limiti dell’impossibile non ci possono essere grandi rimpianti, soprattutto se la memoria ti ricorda come (e dove) era messo questo gruppo mezzo girone fa. Più opportuno, semmai, è certificare l’ennesima grande dimostrazione di carattere di una squadra andata a un nonnulla dallo sbancare il parquet della seconda in classifica, un avversario forte, talentuoso, profondo, che fa partire dalla panchina gente come Ejim, Stone e McGee che sarebbero titolari ovunque.
    Al Taliercio l’Artiglio invita gli avversari al tiro al bersaglio (Venezia tira 42, sì quarantadue, volte da 3) e per poco non compie il ratto del secolo: con una zona senza quasi soluzione di continuità, Varese prima subisce la forza della Reyer che fra 5 giorni si giocherà (tanto per dire) la finale di Champions League, poi rientra e sorpassa con la classe offensiva delle sue guardie (da alta Eurolega la prestazione offensiva di Maynor, 27 punti e 8 assist, 31 di valutazione) e con gli importanti contributi da gregari di lusso di Pelle (6 punti, 6 rimbalzi e 3 stoppate), Kangur (6 punti e 4 rimbalzi) e Cavaliero (9 punti con tre triple pesantissime). Peccato per le chance sprecate negli ultimi 5’, con la benzina (soprattutto mentale) che finisce sul più bello, qualche errore di troppo e la tracotanza dei padroni di casa a punire ogni mancanza.
    Vince Venezia, non perde Varese: per una volta è giusto scrivere così. E se proprio vogliamo trattare di sogni, che dite di quello che materializza una ex ultima della classe che gioca a testa alta su un campo dove hanno vinto solo in 3? La verità è che finiscono oggi due mesi fantastici che hanno restituito il sorriso e l’orgoglio a chi ama il basket sotto al Sacro Monte: accontentiamoci.
    La cronaca racconta di una sfida che si trasforma subito in un grande duello tra Eric Maynor e Stefano Tonut, entrambi ispiratissimi. Se il play di Raeford è bravo a scardinare la prima linea reyerina e a segnare o servire “cioccolatini” per Anosike, il dirimpettaio classe ’93 fa ammattire tutta la difesa biancorossa, colpendo alternativamente da fuori e in penetrazione e segnando 12 punti in 5’. Sul 19-10 del 6’ Caja chiama timeout: ne esce una Varese capace di rispondere colpo su colpo in attacco (si segnalano i cesti di Johnson e Cavaliero) ma ancora inefficace in retroguardia, bagnata da una grandinata orogranata che sancisce il 29-23 del 10’.
    Si ritorna in campo e si ritorna - per un attimo - a uomo, con Pelle che sembra in grado di proteggere proficuamente l’area, contribuendo con un paio di altisonanti schiacciate anche a tenere lì Varese nel punteggio (33-27 al 13’). Una prima svolta alla gara la dà un’azione da… 5 punti di Venezia: ennesima tripla di Filloy, fallo di Maynor (veniale) che si becca anche il tecnico e si imbufalisce con arbitri e avversario oriundo. Il tabellone segna 38-27, che diventa presto il massimo svantaggio ospite (43-29) con i canestri di Peric ed Ejim a seguito di una sontuosa circolazione di palla dei locali.
    La Openjobmetis potrebbe accusare il colpo, invece risale sulle ali di un Maynor (16 punti nei primi 20’) offensivamente inarrestabile (45-39 al 16’). Quando Venezia riprende a martellare (tripla di Stone 49-39), sono il preziosissimo contributo di Kangur e due bombe (una su “regalo” di Peric allo scadere) di Johnson a ridare una partita vera al Taliercio quando suona la seconda sirena (51-47 al 20’).
    La faccia biancorossa è quella giusta dopo il riposo lungo: Anosike e Johnson prima pareggiano poi sorpassano, mentre Caja toglie Eyenga che forza un po’ troppo. Varese, che risale a rimbalzo, trova ancora la strana coppia Maynor-Johnson a corroborare il vantaggio (56-62 al 26’), poi con i quintetti piccoli che si sfidano sul parquet (e la zona ancora schierata da ambo le parti) gli uomini di Caja perdono due occasioni buone per scappare e vengono puniti dalla bomba di Ejim (62-64 al 29’), prima che capitan Cavaliero fissi il 62-67 del 30’.
    Contro una contendente così sicura di sé, però non puoi mai abbassare la guardia. Peric e un Haynes scatenato anche in retroguardia (annullato Johnson nel frangente) piazzano un parziale di 10-0 a inizio ultimo quarto che rivolta ancora una volta le sorti del match (72-67 al 34’) e spezza le gambe ai biancorossi in trasferta. I quali provano anche a rientrare e a resistere per un po’ (tripla di Cavaliero e precisione in lunetta di Kangur e Pelle: 74-74 al 36’), ma poi - buttando al vento un paio di possessi in maniera frettolosa - subiscono un altro scossone Reyer. Decisivo. Filloy ed Ejim mettono i chiodi sulla bara: finisce 87-81.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La seconda in classifica del girone di ritorno contro la seconda in classifica “reale”: «Vediamo quanto siamo distanti da loro: basta questo come stimolo»
    I playoff lasciamoli lì dove sono: non pensarci, in fondo, fino adesso ha portato fortuna. E poi, al “cartesiano” Attilio Caja, ciò che dipende anche da fattori esterni al “super io” biancorosso non interessa: così è stato nella rincorsa salvezza, così sarà in questo finale di campionato.
    “Prima” della classe
    Sulla strada di una Openjobmetis da 7 vittorie in 8 partite stavolta c’è un esame di quelli da 3 mesi di studio. Al Taliercio, contro la Venezia capace di bagnare il naso al resto della classe (fatta salva Milano), si va però con la salvezza già in tasca. Giusto allora fare un passo indietro: «Trento è valsa l’aritmetica certezza della nostra permanenza in serie A - esordisce il coach nella consueta conferenza stampa del venerdì - Io e i miei giocatori siamo molto contenti, soprattutto del fatto che la salvezza sia arrivata con tre giornate di anticipo, ma vogliamo continuare quest’onda lunga e scendere sul parquet per fare altre partite di livello». Il calendario, in tal senso, serve il piatto giusto: «La Reyer non solo occupa il secondo posto in Serie A, ma ha anche conquistato le final four di Champions League: sta dimostrando tutta la sua forza e non ha lasciato nulla d’intentato nemmeno sul mercato. E poi, tornando al campionato, avere davanti solo Milano, notoriamente fuori portata, significa essere fondamentalmente primi: merito di coach De Raffaele e della società».
    Insomma: «Sarà una partita dura, che dobbiamo prendere come una verifica: quanto siamo lontani da una squadra così? Penso sia questa la motivazione migliore per i miei giocatori, che anche durante gli allenamenti di questa settimana hanno dimostrato di essere presenti di testa, dopo un primo giorno di ripresa così così. Io sono molto curioso di vedere come andrà a finire contro l’Umana, spero che lo siano anche i ragazzi.
    Lo status
    Dall’altra parte del campo la Openjobmetis troverà un organico profondo, che al momento attuale sconta tuttavia delle assenze importanti sotto le plance: contro Varese marcheranno visita Batista (chiamato qualche settimana fa per sostituire Hagins) e Tomas Ress. «Se uno guarda a come gioca la formazione di De Raffaele - ridimensiona Caja - capisce che il “buco” è solo uno, quello di Batista. Loro partono con Ortner in quintetto: l’unico che manca è il suo cambio designato, perché Ress, comunque grande giocatore, entra in campo pochi minuti a gara». Probabile, piuttosto, qualche istante di Melvin Ejim da “5”: «A livello di accoppiamenti questa mossa potrebbe crearci qualche problema, perché Ejim da centro, oltre a dare tanta energia e a non subire a rimbalzo, possiede un’atipicità pericolosa. Avrei preferito giocare contro Ress...».
    Inevitabile, in un frangente in cui il traguardo vero è già stato conquistato e il resto sono sogni un po’ fumosi, ritornare sul discorso degli stimoli: «Lo sport è competizione sempre - sottolinea l’allenatore pavese - E già questo dovrebbe essere sufficiente: io sono 25 anni che vado in palestra ogni giorno, in primis per imparare e poi per dimostrare qualcosa. Ritengo che i miei giocatori debbano avere delle motivazioni anche individuali, forse persino superiori a quelle collettive: far bene contro la seconda in classifica può accrescere il tuo status, permettendoti magari di strappare un buon contratto per il prossimo anno».
    Fabio Gandini

  • simon89
    La chiamata non arriva. Sono le 20.35 e per i tempi tecnici di un giornale l’orario inizia a diventare da bollino rosso. Il cellulare di Attilio Caja è ancora spento, con l’allenamento che doveva finire alle 19 o poco più. Finalmente lo squillo: «Dove sei finito, coach? Ora che è arrivata la conferma, ti fanno lavorare di più?». «Qui, caro Fabio, non si molla un attimo».
    Un giorno alla corte dell’Artiglio. Un giorno come un altro, se non fosse per un piccolo, grande gesto societario, profumato di gratitudine e capace in un colpo solo di cancellare un grosso torto del passato e di dare prospettiva immediata al futuro.
    «Stima e riconoscenza»
    La notizia ufficiale è del primo pomeriggio di ieri: «Il Consiglio di Amministrazione della Pallacanestro Varese, riunitosi nella mattinata di mercoledì 19 aprile 2017, ha deciso di eliminare la clausola di uscita dal contratto che lega il club biancorosso a coach Attilio Caja. Questa decisione è stata presa per dimostrare concretamente all’allenatore della Openjobmetis Varese tutta la stima e la riconoscenza per l’ottimo lavoro svolto in questi mesi sulla panchina biancorossa portando la squadra alla salvezza e ottenendo importanti risultati sia a livello di gioco che motivazionali. Coach Attilio Caja pertanto continuerà a guidare la prima squadra della Pallacanestro Varese fino al termine della stagione sportiva 2017/2018».
    Si riparte da lui. Da un allenatore che a settembre festeggerà il 27° anno da professionista della panchina applicata al basket. Volete un numero, uno a caso? Quando Caja ha avuto la possibilità di guidare una squadra dall’inizio della stagione, ha raggiunto i playoff 10 volte su 12. I falsi miti non sarebbero nemmeno da sfatare, se due anni fa - insieme ad altre assortite ma inintellegibili motivazioni - non fossero stati alla base di una “non conferma” che ha fatto a pugni con la meritocrazia.
    La vita, a volte, sa restituire: «Ma io non avevo rivincite da prendermi - confessa il coach - Capita, però, che a volte ti venga ridato ciò che ti è stato tolto. Ci vuole anche fortuna. Pensate al Milan, che dopo aver perso quell’incredibile finale di Champions contro il Liverpool (nel 2005, ai calci di rigore dopo essere stato avanti 3-0 ndr), due anni più tardi ha avuto la possibilità di riscrivere la sua storia contro lo stesso avversario: non succede spesso una cosa del genere. Io sono semplicemente molto contento di aver avuto una nuova opportunità con Varese e di aver ottenuto il medesimo risultato della prima volta»
    Quella Openjobmetis che aveva ricostruito dopo le macerie del Poz, l’Artiglio la sentiva sua, tanto sua. Fu un’innamoramento rapido e focoso, che realizzava un sogno (Caja non ha mai nascosto quanto mancasse una panchina come quella biancorossa alla sua già assai prestigiosa carriera) e veniva favorito dai risultati. Oggi l’amore ha messo gli esponenti: «Varese la sento mia sempre di più. Quando arrivi in un posto dove la società ti sta vicino e ti dà fiducia nei momenti difficili, un posto dove i tifosi ti incoraggiano anche quando perdi, dove la stampa ti rispetta e ti apprezza, beh... quel posto diventa per te una seconda pelle. E quando scendi in campo, se ce ne fosse bisogno, sei portato a dare il 101%, non il 100%».
    «Una barca in porto»
    Si riparte da lui. Che nel momento in cui il passato accarezza il futuro non si dimentica di nessuno: «Dedico la salvezza conquistata e questa riconferma a mia moglie. Mi è sempre stata vicino, sia nei momenti tristi passati due anni fa, sia quest’anno nelle difficoltà iniziali: mi aiuta sempre a vedere la parte buona delle cose. Con lei ci sono il mio staff e i miei giocatori: senza di loro nulla sarebbe stato possibile. Varese era una barca in mezzo al mare in tempesta che doveva tornare in porto: io sarò pure stato il “capitano”, ma senza il timoniere, il navigatore e i marinai non sarei andato da nessuna parte. Questa squadra è cambiata con la collaborazione».
    Si riparte da lui. Che per il futuro ha una sola ricetta. Non chiedetegli nomi, perchè vi risponderà così: «Abbiamo davanti un finale di stagione che dovrà essere vissuto come se fosse un inizio: ci sono ancora tre partite per capire chi vorrà continuare con noi, chi vorrà condividere il nostro progetto e sarà capace di dimostrarlo sul campo, quotidianamente. Ai miei giocatori l’ho detto anche oggi pomeriggio: “Lo sport non ha memoria e noi dobbiamo accettarlo, io per primo. Contano i fatti, ogni volta che andiamo in palestra”. Quindi non dico chi mi piacerebbe avere il prossimo anno con me, dico solo: “Chi ci sta?”».
    Si riparte da lui.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Attilio Caja guiderà la Pallacanestro Varese anche nella stagione 2017/'18. Come anticipato su queste colonne dopo il derby vinto a Desio il 2 aprile, la società di piazza Monte Grappa ha eliminato la clausola contrattuale che prevedeva l'opzione di uscita dal contratto biennale stipulato quando il tecnico pavese era subentrato a Paolo Moretti il 23 dicembre 2016. È stata la decisione principale del CdA di ieri mattina, formalizzando con tre partite d'anticipo rispetto al termine della regular season una conferma guadagnata sul campo da parte di Artiglio (8-7 il record attuale di Caja rispetto al 4-8 del suo precedessore).
    «Un atto doveroso teso a riconoscere in maniera tangibile la qualità del lavoro svolto da Attilio - spiega il consigliere biancorosso Tota Bulgheroni -. In tal modo daremo al nostro coach la possibilità di lavorare fin da subito in previsione della prossima stagione». L'ufficialità della conferma del tecnico è il primo passo per costruire la Varese che verrà. E, alla luce del feeling che ha saputo costruire con gli elementi cardine del roster biancorosso, la certezza di avere ancora Caja al timone sarà una una carta importante da giocare per provare a convincere i pezzi pregiati a fare ancora parte del progetto. Per il momento si può ragionare soltanto sulle intenzioni, dovendo prim afare i conti di quel che si potrà mettere a disposizione della triade Coldebella-Bulgheroni-Caja per costruire la squadra 2017/18. Con i conti dell'annata corrente da chiudere e i residui del passato che dovrebbero essere smaltiti entro la conclusione del prossimo anno, definire gli scenari del budget è basilare per coniugare sostenibilità e risultati sportivi.
    Tra sponsor da rinnovare - o da rimpiazzare - e potenziali soci forti da coinvolgere o proseguire con l'attuale formula consortile senza new entries, il budget può oscillare parecchio tra la sostanziale conferma di quello della stagione in corso a 4,6 milioni di euro (correzioni comprese) e un "dimagrimento" forzoso di un altro 10 per cento oltre a quello già programmato nella razionalizzazione dei costi allo studio da parte del CdA. Pertanto, prima di aggiungere altre certezze a quella di Attilio Caja in panchina, servirà almeno un altro mese per capire con esattezza quali saranno le basi economiche per impostare la stagione prossima ventura. E provvedere di conseguenza alle offerte formali per i rinnovi dei contratti dei giocatori che Varese vorrebbe trattenere.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Daniele Cavaliero ha riscoperto il piacere di essere protagonista in occasione della vittoria dell'OJM contro Trento. Ma il capitano biancorosso sottolinea soprattutto la capacità di Varese di esprimere il basket auspicato in sede di costruzione della squadra, pur dopo un lungo e tortuoso percorso. «C'è una cosa che ricordo sempre e ogni tanto ribadisco ai compagni: ora siamo la squadra che tutti si aspettavano ad inizio stagione, però per arrivarci siamo dovuti passare attraverso l'inferno, il purgatorio e tutti i gironi danteschi possibili e immaginabili. Ora siamo pronti per combattere ogni difficoltà e lo abbiamo dimostrato sabato quando ci siamo rifiutati di lasciare i due punti a Trento, reagendo con carattere e personalità e prendendoci i due punti grazie alla spinta del pubblico. La mia prova? Sono contento quando la squadra vince, però riuscire a metterci lo zampino è la cosa più bella: in fondo si gioca per questo».
    Ora Varese esprime una qualità di gioco totalmente diversa rispetto a quella dell' andata... «Coach Caja sottolinea sempre le differenze tra noi e l'avversario di turno - spiega Cavaliero - sia in termini di punti in classifica che nelle statistiche principali di squadra.  poi ci sprona: "Loro fanno benissimo questo e quest'altro, però non ci hanno ancora visto adesso e noi vogliamo dimostrargli quanto valiamo". Lo facciamo per noi stessi volendo redimerci dai problemi dei mesi scorsi, e poi per le persone che lavorano per questa società che abbiamo fatto dannare con i nostri risultati. Infine per chi viene a vederci e ci ha sempre creduto, o non ci ha creduto per due terzi di stagione e deve ricredersi ora». È cambiato il rendimento sul campo ma è cambiato anche l'umore dello spogliatoio: «Non è facile trovare un ambiente dove c'è il feeling che respiriamo noi: peccato sia accaduto tardi, però vogliamo finire nel miglior modo possibile. La cosa più bella è che anche nella fase più critica nessuno ha pensato a sé stesso, ma ciascuno di noi ha fatto qualcosa per la squadra. La realtà è che non si può pensare che basta un click per far funzionare una squadra: anche quando le cose vengono fatte nel modo giusto come ritengo la società avesse fatto la scorsa estate, le cose possono non andare subito bene. Si cresce anche attraverso i problemi che fanno vedere il reale carattere delle persone».
    Domenica si va a Venezia, la prima avversaria dell'era Caja. Un bel test per dimostrare quanto è cambiata Varese. «All'andata il coach era arrivato da 4 giorni e non poteva fare miracoli - sottolinea - ci massacrarono nel primo quarto dal perimetro. Da allora è cambiato tutto: abbiamo assimilato il sistema di Attilio ed è cambiato il nostro approccio. Purtroppo mancano solo 3 partite e il futuro non è più nelle nostre mani, i playoff sembrano una chimera ma abbiamo il dovere di crederci, dovremo dare tutto e giocare una grande partita. Le sirene dall'A2? Quando e se ci sarà qualcosa di concreto, e qualora alla società potesse essere utile, lo si prenderà in considerazione, altrimenti sono solo rumors».
    Giuseppe Sciascia

×
×
  • Create New...