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... ma che Caio con la retorica forse a sto punto ha un po' esagerato è stato detto?!? (cfr. articolo in home page) ...

non ricordo un suo articolo di pura cronaca sportiva senza retorica da tempo che non riesco nemmeno a definire ... stucchevole, termine già discusso su queste colonne, è forse l'aggettivo adatto ... cheddite?

cioè io penso che sia anche poco corretto nei confronti di chi paga l'eurino + spiccioli per comprarsi la Provincia trovarsi poi un trafiletto che pare la trascrizione della morale finale dopo ampia discussione da bar sport ... e la cosa mi spiace ancor più se penso che una delle firme che, a suo tempo, mi portò a lasciare la Prealpina per la Provincia fu proprio la sua (oltre al fatto che sulla Prealpina trovavo pure articoli su Cantù il che mi ha fatto chiudere definitivamente con quel giornale) ... quello che voglio dire, caro Caio (se ci leggi ancora), è che la mia non è polemica fine a se stessa ma un modesto suggerimento a tornare a scrivere e commentare anche di pallacanestro giocata ...

Io, invece, apprezzo moltissimo un giornalista che si espone in modo così netto. Sarebbe molto più facile tenere un profilo basso e scrivere solo di cronaca; senza rischiare poi di ricevere critiche se l'allenatore fallisce o viene esonerato.

Ha preso una posizione, netta e chiara, su questa squadra. A suo rischio e pericolo. Merita rispetto.

Questo a prescindere dai gusti, legittimi, di chi preferisce magari resoconti asettici, ma altrettanto validi.

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Io, invece, apprezzo moltissimo un giornalista che si espone in modo così netto. Sarebbe molto più facile tenere un profilo basso e scrivere solo di cronaca; senza rischiare poi di ricevere critiche se l'allenatore fallisce o viene esonerato.

Ha preso una posizione, netta e chiara, su questa squadra. A suo rischio e pericolo. Merita rispetto.

Questo a prescindere dai gusti, legittimi, di chi preferisce magari resoconti asettici, ma altrettanto validi.

premesso che anch'io lo apprezzo (e stimo moltissimo anche avendo la fortuna di conoscerlo personalmente dai tempi che furono dei nostri paeselli di origine), quest'anno mi sembra di non leggere altro dalla sua penna ... ma va bene così, non voglio farne una polemica ... dai Caio (che oltre a leggerci un tempo ci scrivevi anche) torna tra noi

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Intervista a Frates...leggere il finale...

Proustianamente Fabrizio Frates, coach della Cimberio, è un allenatore alla “Ricerca dello scudetto perduto”. Dopo 25 anni su piazza, e quasi 700 panchine nella massima serie, Fabrizio è ancora alla pervicace ed ostinata ricerca di quel maledetto triangolino tricolore. Di quel pezzo di stoffa verdebiancorosso che, vi piaccia o meno, da sempre segna il confine tra i campioni e quelli “solo” grandi.

“Nel corso del mio lungo e variegato cammino tecnico ho avuto la fortuna di allenare in tante situazioni passando da club grandi e prestigiosi ad altri più piccoli e, se mi passi il termine, a conduzione familiare. Ho allenato in tutte le competizioni italiane ed europee, messo via esperienze favolose con la maglia della Nazionale e vinto parecchio. Campionati a tutti i livelli transitando dalle categorie giovanili, alle Coppe Europee, alla serie A2. Ovvio, quindi, che la conquista della scudetto, è il titolo che mi manca di più. Quello che rappresenta la mia dolce ossessione. Del tutto normale -dice Frates-, avere occhi solo per un obiettivo che coronerebbe, completandola nella maniera perfetta, la mia carriera. Pensavo, speravo di poterlo raggiungere andando a Milano ma, ahimé, è andata male pure lì”.

Perché, nell’eventualità, a Milano, da assistente di Scariolo, avrebbe avuto lo stesso valore?

“Per me sì e per come sono strutturati oggigiorno gli staff tecnici, con un lavoro stratificato organizzato da più persone, avrebbe avuto uguale importanza. Chiaro: non la stessa che spetta e viene giustamente attribuita al Capo Allenatore, ma qualcosa di molto vicino. Evidentemente -commenta con filosofia Frates-, il destino per me non ha previsto possibili scorciatoie o soluzioni di comodo. Lo ‘scudo’, se mai arriverà, dovrà essere solo sudore della mia fronte”.

In una carriera abbastanza “girovagata” (Cantù, Treviso, Arese, Montecatini, Gorizia, Siena, Udine, Reggio Emilia, Bologna Fortitudo, Caserta, Montegranaro, Milano), quali flash vorresti raccontare?

“Quanti flash?”

Non più di tre o quattro…

“Allora, senza dubbi di sorta, partirei dagli ‘scudettini’ giovanili vinti con l’Endas Edera Milano. Per due stagioni, all’inizio degli anni ’80, vincemmo gli scudetti Allievi e Cadetti superando tutte le grandi potenze del basket italiano. Un’impresa che rimarrà, pietrificata, nella storia della nostra pallacanestro perché per due anni consecutivi una formazione che era espressione di un quartiere di Milano, segnatamente Città Studi, piantava le sue bandierine sulla vetta. Devo anche dire che, da allenatore, non ho mai più provato una gioia così grande e così pura perché vincere coi ragazzini mette in moto emozioni uniche, completamente diverse da quelle, pur belle, che si possono assaporare vincendo con gli uomini”.

Che ne è stato di quel gruppo?

“A parte Massimo Sorrentino, l’unico arrivato in serie A, il solo che allora dispensava classe talento a piene mani, gli altri hanno avuto normali percorsi nei dilettanti ma, aspetto che mi rende orgoglioso, tutti si sono affermati nei rispettivi campi lavorativi e, oggi, sono diventati ottimi professionisti. A dimostrazione che lo sport aiuta a costruire un’autodisciplina, poi importante in tutti gli aspetti della vita. Quando, periodicamente, ci si ritrova per ricordare quelle stagioni indimenticabili, è sempre una festa fatta di vera amicizia, stima, rispetto, grande complicità”.

Secondo flash?

“La stagione 1994-1995 con Arese: assolutamente fantastica perché assolutamente, totalmente imprevedibile. Devi pensare che alle 11:00 del 7 luglio 1994, un’ora prima della chiusura delle liste -allora non c’era, come oggi, il mercato sempre aperto- avevamo in casa un solo giocatore. In sessanta minuti, racimolando gli scarti delle altre squadre e i giocatori rimasti senza collocazione riusciamo a metterne insieme altri otto. Poi, abbiamo inserito gli americani. Nessuno poteva immaginare che da quel guazzabuglio, nato senza nessuna programmazione, potesse scaturire una squadra brillante, vincente, composta da uomini, prima che da giocatori, di straordinarie qualità. Tra lo stupore generale vincemmo la serie A2 e ogni volta che ci ripenso non posso fare a meno di esclamare: ‘Incredibile!’”

Terzo flash?

“Stagioni ’96-’98, in panchina a Gorizia, in serie A2. Il primo anno perdemmo la finalissima contro Reggio Emilia. L’anno successivo ci rifacemmo battendo Trieste. Bella esperienza perché allenavo un nucleo di giocatori molto esperti, consapevoli, motivati, animati da inesauribile voglia di vincere. Bella perché da questi uomini ho imparato molto”.

Ultimo flash?

“Ultimo in ordine cronologico, ma probabilmente, per il suo prestigio ed importanza, primo nella memoria. Sto parlando della finale delle Olimpiadi di Atene 2004 contro l’Argentina. Nel merito non basterebbero un paio di volumi per descrivere quella meravigliosa avventura. Ti basti questa considerazione: penso che ogni appassionato di sport pagherebbe di tasca sua per poter vivere solo un’ora di quei momenti. Figurati che significato può avere per me, per noi, che siamo arrivati all’epilogo conclusivo, salendo addirittura sul podio. Roba di brividi”.

A questo punto se non ti costa troppa faticati chiedo il quintetto della ragione e quello del cuore

“Quello della ragione: Marzorati, Riva, Pittis, Addison, Benson. Quello del cuore: Mc Intyre, Michele Mian, Mannion, Jeff Turner, Cantarello”.

Spiegazioni, adesso, per quello del cuore

“Premessa generale: i giocatori di questo quintetto hanno un denominatore comune. Tutti possedevano un naturale altruismo, un’innata generosità, ovvero la capacità di mettere le esigenze della squadra davanti a quelle personali. Nei loro pensieri, prima di tutto, veniva sempre il gruppo. Poi, nelle pieghe della partita, ognuno di loro, se necessario aveva talento e qualità per mettere insieme giocate determinanti e, appunto, ad ognuno devo i ringraziamenti per tante vittorie. Vale la pena di ricordare, per tutti, il 10/10 da 3 punti realizzato da Mc Intyre a Bologna contro la Virtus o l’incredibile rimonta, da -17 , firmata da Pace Mannion in Coppa Korac in casa contro il Real Madrid”.

Argomento giocatori: perché gira la noema che con loro sei sempre “incazzoso”?

“Incazzoso, perdonami, non è il termine giusto. Lo sostituirei con esigente. Molto esigente. Non sono così rigido da non capire che un giocatore può avere delle lacune e credo di saper distinguere la natura degli errori commessi dai giocatori. Detto questo, mi piacciono i giocatori che partecipano al lavoro che si sviluppa in palestra, mi piacciono quelli che entrano dentro, anima e corpo, nel progetto, che danno qualcosa in termini tecnici, tattici, ma soprattutto emotivi. Che sono capaci, come dicevo prima di restituire qualcosa alla squadra, ai compagni, allo staff, vogliosi di vivere, gioire, soffrire, esaltarsi e deprimersi insieme al gruppo. Quelli che non si fanno calare tutto dall’alto e in palestra sono persone vive, non degli ‘yesman’ che si limitano ad eseguire un compitino. Come cantava Giorgio Gaber: ‘Libertà non è star sopra un albero. Libertà e partecipazione’. Ecco, dai giocatori, io voglio quello. E allora sì che mi fanno incazzare quelli che assumono comportamenti da ‘ameba’”.

A Varese come stiamo ad ‘amebe’?

“Bene, nel senso che, per fortuna, non ce ne sono. Anzi, tutti i ragazzi ci danno, partecipano con grande spirito e motivazioni. Io per primo che da ex-canturino e ex-milanese vengo guardato con un pizzico di ingiustificato sospetto. Però, mi consolo pensando che a Cantù, dove sono stato tanti anni e ho vinto qualcosina, mi identificano in milanese. A Milano mi fotografano come varesino, mentre di Varese, ho già detto. Per questa ragione, domenica, voglio, vogliamo battere Avellino. Non sarebbe male per la classifica e per togliersi in fretta dalla spalla la scimmia dei cosiddetti ‘Indimenticabili’…”.

Massimo Turconi

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A me personalmente esalta gia' il modo in cui parla.

Tanto vincere non si e' vinto e non si vincera" una mazza.

Almeno la grammatica e' salva.

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Ma Frates è iscritto all'albo degli architetti? Laurea con esame di stato?

fonte: albo dell'ordine degli architetti di milano

FABRIZIO FRATES

nato/a a MILANO il 16/07/1959 indirizzo 20129 MILANO -

n° matricola 8369 cod. fisc. FRTFRZ59L16F205R

iscr. albo 20/07/1994 laurea MI 1985 esame di stato MI 1985

data prima iscrizione albo 20/07/1994

A - a architetto

Edited by maxsciu
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SICES GROUP E NETTUNO ALIMENTARI SONO I PRIMI TEMPORARY TOP SPONSOR

La Pallacanestro Cimberio Varese ha elaborato una nuova formula di sponsorizzazione che farà il suo esordio in occasione della partita di domenica contro Avellino.

Si tratta del Temporary Top Sponsor, un pacchetto pubblicitario che consente a piccole e medie imprese di godere della visibilità dei partner maggiori per tre giornate di campionato con un investimento contenuto. L’accordo prevede la presenza del logo dell’azienda sulla maglia da gara e sulla piramide a centrocampo, la possibilità di avere foto con la squadra, un messaggio dello speaker durante gli incontri casalinghi, oltre al logo sulla home page del sito biancorosso e 2 biglietti parterre con accesso alla sala hospitality.

La nuova proposta ha riscontrato subito il favore di alcune aziende che hanno colto la possibilità di dare la massima visibilità al proprio marchio legandosi per tre partite alla Pallacanestro Cimberio Varese. I primi Temporary Top Sponsor sono Sices Group e Nettuno Alimentari S.p.A. (comparirà con il marchio Blue Mares), due società già consorziate con Varese nel Cuore. I loghi delle due aziende compariranno così sulle maglie dei biancorossi nelle partite contro Avellino, Sassari e Brindisi.

Oltre alla maglia, il Temporary Top Sponsor prevede anche la possibilità di posizionare il proprio marchio a centrocampo anche soltanto per una giornata di campionato. La strategia trasforma l’esigenza di dare la massima visibilità alla propria azienda in un’opportunità concreta con un investimento contenuto.

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La PallVa, nella evidente impossibilità di procurarsi sponsor veri e propri di sta specializzando nella micro sponsorizzazione.

A tre anni avremo 15,0000 consorziati da 100 € e sponsor temporanei per durate di un quarto, con tag in velcro da cambiare all'intervallo.

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La PallVa, nella evidente impossibilità di procurarsi sponsor veri e propri di sta specializzando nella micro sponsorizzazione.

A tre anni avremo 15,0000 consorziati da 100 € e sponsor temporanei per durate di un quarto, con tag in velcro da cambiare all'intervallo.

Piutost che nient l'è mei piu.............................................................. toast |!!!!
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La PallVa, nella evidente impossibilità di procurarsi sponsor veri e propri di sta specializzando nella micro sponsorizzazione.

A tre anni avremo 15,0000 consorziati da 100 e sponsor temporanei per durate di un quarto, con tag in velcro da cambiare all'intervallo.

Scommetto che la "passi cazzo!" ci sponsorizzerà in qualche rovente ultimo quarto.

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In un panorama di piangina e butta soldi, gente che fa funzionare la creatività e aggredisce la crisi senza cercare alibi. Bene e bravi!

Quoto al 100%!!!

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Adesso che abbiamo "Gli sponsor per un giorno" chiediamoci quanti degli attuali consorziati sceglieranno la forma minore. Anche.

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Ma carlsberg ha rinnovato?!

e chettifrega attè ... fai come Avellino, vai direttamente sulla società e fai il tagliafuori a Carlsberg!!! ... dai che poi ci danno i pass per l'hospitalityyy!!!

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Molto bene

Partner a tempo, l'idea piace

BASKET Sulle maglie per tre gare, a centrocampo per una: nuove strade per gli sponsor

Piace alle aziende varesine l'idea dei "Temporary top sponsor" lanciata dalla società di piazza Monte Grappa come soluzione alternativa ai vuoti rimasti sulle maglie dopo i mancati rinnovi della scorsa estate. L'esordio di Sices Group e Nettuno Alimentari - che ha scelto il marchio Blue Mares - in occasione del match casalingo contro Avellino ha inaugurato nel modo migliore la nuova formula per una partnership snella che durerà per tre partite. Ma se a rompere il ghiaccio sono state due aziende che già fanno parte della famiglia biancorossa in qualità di consorziate, dopo la conclusione del "trittico" con Sassari e Brindisi sono già pronti altri due partner pronti a legarsi alla Pallacanestro Varese con lo stesso format. E stavolta si tratta di nuove entrate, una delle quali potrebbe prolungare il rapporto in maniera più importante. In generale, comunque, il territorio sta mostrando interesse per questa sponsorizzazione spot inaugurata dall'Agenzia del Turismo in occasione della trasferta a Milano. Una formula anticrisi che lega la possibilità di sfruttare il richiamo della Pallacanestro Varese e un taglio economico adatto alla congiuntura attuale per coniugare passione per i colori biancorossi e promozione per la propria attività (la cifra per le tre partite da sponsor di maglia è stimabile attorno ai 20mila euro). Dunque, se i grandi marchi cittadini faticano a rispondere all'appello lanciato da Cecco Vescovi e Michele Lo Nero, a sorreggere le necessità economiche del club sono le aziende di una provincia in cui da sempre le piccole e medie imprese rappresentano la spina dorsale del tessuto economico. Intanto, un altro format sta creando attenzione tra potenziali nuovi partner ed è quello del "Game Sponsor", ossia la possibilità di legare il proprio marchio ad una singola partita attraverso il logo posto nel cerchio di centrocampo. Piace soprattutto la possibilità di creare un evento che dia lustro all'azienda che sceglierà di abbinarsi ad una particolare sfida, utilizzando il PalaWhirlpool come showroom per la propria attività al cospetto di clienti e fornitori. Tante iniziative che Varese ha saputo inventarsi per far fronte alle difficoltà di trovare partner stabili e, a lungo andare, la formula spot - qualora la copertura degli spazi sulla maglia mantenesse lo stesso ritmo delle prime settimane - potrebbe portare nelle casse del club una cifra complessiva superiore a quella dello sponsor di maglia per l'intera stagione. «Dove all'inizio c'era un problema, bisogna aver la forza di trasformarla in un'opportunità»: la filosofia con cui Michele Lo Nero e il suo staff hanno affrontato il problema è indicativa dello spirito con cui la società è in grado di supportare nel modo migliore la squadra... Gi.Sci.

Edited by simon89
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Quanto costa diventare game sponsor ?

Colletta per scrivere " Siena merda , Minucci ladro " a centrocampo nella gara contro la montedeiladri ?

Chi ci sta ?

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Quanto costa diventare game sponsor ?

Colletta per scrivere " Siena merda , Minucci ladro " a centrocampo nella gara contro la montedeiladri ?

Chi ci sta ?

Mirko oro t
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Quanto costa diventare game sponsor ?

Colletta per scrivere " Siena merda , Minucci ladro " a centrocampo nella gara contro la montedeiladri ?

Chi ci sta ?

Mirko oro tifa Varese? :D
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Virgus, io ci stò, però voglio anche una scritta dietro al canestro dove attacca Siena con la scritta LADRI

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Virgus, io ci stò, però voglio anche una scritta dietro al canestro dove attacca Siena con la scritta LADRI

devi parlare con la società , magari con un piccolo sovrapprezzo...

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