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martedì 07 luglio 2009

QUELLI CHE TIFANO PER IL TERREMOTO

di Mario Giordano

Tra un po’, vedrete, arriveranno a gridare «forza terremoto». Arriveranno a compiacersi nel vedere le tendopoli riempirsi di nuova paura. Arriveranno a sperare in una vera scossa, tanto per far contento D’Alema, sebben che sia fuor di metafora. Che ci volete fare? Si sono messi in testa che questo G8 deve fallire. Si sono messi in testa che l’Italia deve far brutta figura. Proprio non va giù alla sinistra repubblicona che, nonostante il loro impegno, al vertice internazionale possa filar tutto via liscio come la testa di Minzolini. Così si aggrappano ai sismografi, ultima speranza di disgrazia prossima ventura. E finiscono per tradire l’attesa del crollo. Se non di Berlusconi, almeno dell’Abruzzo.

Da due mesi non si fa altro che indicare la data dell’8 luglio come quella dello showdown. Si attende che scatti la Grande Trappola. Tutti parlano della Grande Trappola. Tanti si danno da fare per preparare la Grande Trappola. Prima ci hanno provato con Noemi, ma non sono arrivati da nessuna parte. Poi ci hanno provato con i voli di Stato, ed è finita con l’archiviazione. Quindi hanno tirato fuori un po’ di foto con Topolanek al vento, ma non hanno convinto nessuno. E anche la D’Addario ha mostrato di essere quella che è: teste non proprio attendibile e comunque assai ricattabile (da chi? Come?). Risultato: da due mesi stiamo parlando del nulla. Ne parliamo molto, si capisce. Ma resta quel che è: il nulla.

Infatti, nonostante i grandi sforzi messi in campo da Repubblica e dai suoi fratelli, siamo arrivati al G8 senza nessuna scossa, dalemianamente parlando. Il paventato avviso di garanzia formato juke box (insert coin) non è saltato fuori, almeno fino al momento in cui scriviamo (non si sa mai). E i Grandi della Terra, che qualcuno aveva ipotizzato potessero disertare il vertice, si presenteranno tutti con puntualità brianzola (o cinese), con tanto di first lady al seguito. Altro che febbre diplomatica scatenata dal virus Villa Certosa...

Ma a voi non pare una situazione surreale? Prima Repubblica getta fango sul premier italiano, poi dice che i Grandi della Terra sarebbero in imbarazzo perché il premier italiano è infangato... Mah. Dev’essere lo stesso criterio per cui il quotidiano fondato da Scalfari ieri, dopo l’ennesimo attacco della stampa estera a Berlusconi, titolava: «Berlusconi attacca la stampa estera». Che è un po’ come dire che il punching ball ha tirato un uppercut a un pugile... Che ci volete fare? C’è una parte di Paese che sta sperando in tutti i modi che il suo Paese faccia una figuraccia internazionale. Non stanno più nella pelle, non si tengono, come sedicenni al loro primo incontro amoroso, perdono la testa nell’attesa un po’ masochista di perdere la faccia.

È proprio così: se leggete i giornali e se ascoltate certi discorsi alla D’Alema, vi accorgerete che gira per l’Italia questa attesa spasmodica della catastrofe, questo desiderio dell’incidente, una spirale di incomprensibile masochismo autodistruttivo. I quotidiani stranieri, specialmente quelli manovrati da Murdoch, ci sguazzano. E annunciano costantemente l’uscita di nuove foto o nuove bombe o nuovi scoop. Sarà. Aspettiamo di vedere quel che finora non abbiamo ancora visto. Con un dubbio: se gli scoop ci sono da quando in qua la stampa li annuncia, anziché farli? E perché organizzare uno stillicidio di notizie, un crescendo rossiniano di spazzatura, che culmina proprio nel G8? I grandi maestri del giornalismo anglosassone sono ancora interessati alle notizie (che si pubblicano quando ci sono) o preferiscono partecipare ai complotti (con foto o presunte foto a orologeria)?

«Gli scandali, anche se non ci sono, si fabbricano», mi ha detto uno che la sa lunga. Può essere. Tutto può ancora succedere. Ma potrebbe anche succedere, come è successo finora, che il grande sforzo non produca nulla. Potrebbe anche succedere che la Grande Trappola faccia cilecca un’altra volta, come su Noemi, come sui voli di Stato. E allora che resterà ai sognatori di sventura? L’assalto dei no global, che stanno caricando le loro polveri un po’ bagnate per creare una nuova Genova. E, se falliranno anche loro? Eccola lì, l’ultima drammatica spiaggia: il terremoto. Avanti popolo, alla scossa: forza sisma. Ma come sono caduti in basso: una volta sognavano la felicità per tutti, ora si limitano a sognare l’infelicità degli altri. Addio Marx, non restano loro che Zappadu e il quarto grado della scala Richter.

:doh[1]:;)

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E poi l'ipotesi: «Spagna nel club dei Grandi al posto di Roma».

Ecco dove ci sta portando la nostra politichetta...destra - sinistra - centro che sia una manica di stolti, senza idee senza cuore senza orgoglio senza volontà di fare per il bene comuine ma solo per se stessi...bottegai !!!

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TRA ECCELLENZE E POLEMICHE

La vera immagine di un Paese

Nelle battaglie italiane anche la politica estera finisce spesso, malauguratamente, nell’arena dove il governo e l’opposizione, per la maggiore gioia dei loro tifosi, preferiscono lanciarsi accuse reciproche piuttosto che accordarsi su linee comuni. Non vorrei che accadesse anche in occasione del G8 dell’Aquila dove i giudici di gara e i segnalinee non sono italiani e potrebbero avere interesse, soprattutto in questo momento, a fischiare i nostri falli. Questa è l’occasione in cui gli italiani hanno interesse a ricordare che nei grandi incontri internazionali il governo, al di là di polemiche e vicende personali, piaccia o no, rappresenta l’intero Paese. Se ne esce a testa alta è una vittoria per tutti, se ne esce male siamo tutti sconfitti.

Non credo d’altro canto che l’Italia, in questo momento, debba vergognarsi della sua politica internazionale. Abbiamo alcune debolezze che sono il risultato di vecchi errori e di obiettive condizioni di bilancio. Spendiamo poco per le forze armate. Non siamo riusciti a mantenere gli impegni assunti verso i Paesi in via di sviluppo. Siamo più bravi a declamare i protocolli di Kyoto che a rispettarne gli obblighi. Ma abbiamo sempre avuto, anche quando l’espressione non esisteva, un certo soft power che giova al nostro ruolo internazionale. Nelle zone di crisi dell’ultimo decennio, dalla Jugoslavia all’Afghanistan, siamo stati presenti con uomini e donne che hanno fatto scrupolosamente il loro dovere e creato sentimenti di simpatia per il loro Paese.

In Libano, durante la guerra del 2006, il governo è riuscito a creare una forza internazionale che ha giovato, se giudichiamo dal risultato delle ultime elezioni, alla stabilità della regione. E’ facile ironizzare sull’Italia che gioca contemporaneamente su molti tavoli e riesce a essere amica di tutti. Ma chiunque abbia occasione di andare in giro per il Mediterraneo e il Medio Oriente si accorge che abbiamo un credito e una simpatia che possono servire sia all’Unione mediterranea di Nicolas Sarkozy, sia alla nuova politica di Barack Obama verso l’Islam. Gli accordi con la Libia, anche se momentaneamente appannati dallo stile operettistico di Gheddafi, sono utili per tutti, non soltanto per noi.

Chi scrive ha molti dubbi sulla utilità della personalizzazione delle relazioni internazionali, ma deve riconoscere che i rapporti di Berlusconi con Putin e con Erdogan, negli anni in cui George W. Bush era poco amato in Russia e in Turchia, sono serviti a tenere aperti i canali di comunicazione e a raffreddare alcuni momenti di tensione. Vi è poi un’altra carta che l’Italia può giocare sul tavolo della politica internazionale. Abbiamo un alto debito pubblico e facciamo fatica ad adottare le riforme di cui abbiamo bisogno. Ma nei momenti più gravi della crisi del credito abbiamo dimostrato di avere una società parsimoniosa e flessibile, un decoroso sistema bancario e un buon senso finanziario di cui altri Paesi sono stati privi.

Dopo una fase, nella prima metà del decennio, in cui il governo sembrava voltare le spalle all’Europa, siamo stati più europeisti di alcuni nostri partner. Al vertice dell’Aquila l’Italia e la Germania portano idee che meritano di essere ascoltate e discusse. Non sono sicuro che il G8 sia l’organizzazione più adatta ad affrontare i problemi dei prossimi anni. Ma se mi guardo attorno e confronto la politica italiana con quella di altri Paesi, non credo che siano soltanto sette quelli che hanno il diritto di farne parte.

Sergio Romano

08 luglio 2009

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Non ho comprato il Guardian questo WE , e nemmeno il Telegraph , com'è andato il G 7,5 ?

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In una intervista rilasciata al mensile di approfondimento Lando, Napolitano ne ha detto bene.

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lunedì 13 luglio 2009, 07:00

CARI INGLESI, ORMAI VI ABBIAMO BATTUTI IN TUTTO

di Maria Giovanna Maglie

Adesso che il G8 è proprio finito, che i presidenti e i primi ministri con tutte le signore al seguito sono tornati a casa, adesso che i cori di elogi mondiali durante e al termine dell’incontro sono arrivati al punto da compensare abbondantemente su una virtuale bilancia del giusto e dell’ingiusto le calunnie e i boicottaggi, badate bene sputati addosso a noi, non solo al presidente del Consiglio eletto dal popolo, perché la forza dei fatti e del successo li hanno sgonfiati; adesso che il Financial Times bontà sua ammette che uno statista è uno statista anche se è italiano e miliardario e gli piacciono le donne, adesso che non solo l’organizzazione è sembrata ottima, ma anche i contenuti, la capacità di gestire i problemi e le persone; adesso che le soluzioni italiane per affrontare la crisi economica e riformare il sistema finanziario vengono portate ad esempio europeo; adesso che la scelta del luogo simbolico dove la calamità naturale ha colpito uomini e donne è riuscita perfino a farli sembrare umani e fragili questi politici che vivono tra un bunker e l’altro; adesso che D’Alema e Franceschini hanno sia pur in ritardo convenuto di tacere, Veltroni ha fatto pallidamente Uolter a rimorchio di George nespresso Clooney, ed è rimasto a sgambettare solo quel Tonino Di Pietro la cui vocazione eversiva è stata chiarita anche per i più duri di comprendonio; adesso forse è anche il momento che le operazioni di confronto le faccia l’Italia, che ci diciamo «chi so’ io e chi si tu», non per calcolo meschino, solo per ristabilire le giuste proporzioni e un po’ di verità.

Una decina di anni fa, tredici per l’esattezza, una famosa copertina del settimanale americano Newsweek recitava «London rules», è Londra, è l’Inghilterra che detta le regole del mondo, quelle economiche, politiche, sociali, la qualità della vita, il friccico dell’arte, il vecchio rispettoso di tradizione vetusta, il nuovo che non ha un solo timore di misurarsi e di esporsi. Forse non era solo un’esagerazione giornalistica, anche se decretava con una certa stolta leggerezza la decadenza di New York, che è una moda ciclica e sempre smentita. Era grande Londra nel 1996, forte di un leader laburista giovane, riformista e brillante, pronto a ereditare il meglio di quindici anni di rivoluzione thatcheriana. Tony Blair si godeva le fatiche e il coraggio della lady di ferro, fatto di esaltazione del libero mercato, sgravi fiscali, risposte a muso duro allo strapotere dei sindacati. Non aveva ancora fatto gli sbagli che lo hanno logorato. Ne cito uno solo che a me pare tremendo: la micidiale sottovalutazione del pericolo di cedimento all’islam, reso possibile da un concetto liberal di integrazione. Ma allora, una decina di anni fa, l’Inghilterra ci guardava come sempre ha fatto come pezzenti, gli europei tutti, rifiutava sdegnosamente il giogo dell’euro, si teneva la sua tronfia sterlina.

Oggi London does'nt rule anymore, non domina più, e se di spocchia sui giornali e nelle tv, ah la mitica Bbc, ne è rimasta tanta, altrettanto non si può dire della realtà. Oggi, e non è una provocazione, l’Inghilterra che chiedesse di usare la moneta comune europea, si sentirebbe rispondere che non obbedisce agli standard minimi richiesti. Oggi, questa è una pro ovazione, sarebbe più facile, se proprio qualcuno dovesse nel G8 o 14 che sarà lasciare il posto alla Spagna, è più facile immaginare che tocchi all’Inghilterra e non all’Italia di guadagnare l’uscita.Naturalmente solo al Guardian poteva venire in mente una simile sciocchezza, data addirittura per probabile alla vigilia del vertice dell’Aquila, la usiamo su un quotidiano italiano solo per paradosso.

In Inghilterra lo scandalo dell’abuso di rimborsi pubblici da parte dei parlamentari britannici ha incrinato la credibilità del «modello Westminster» tanto vantato all’estero. Rimborsi spese utilizzati per scopi personali completamente estranei alla funzione pubblica svolta, spese false per ottenere più soldi dallo Stato, affitti o mutui per seconde case, due Lord laburisti accusati di aver chiesto denaro in cambio del sì ad alcuni emendamenti a una legge in discussione. Non sono bastate le pubbliche scuse di Gordon Brown, né la promessa di punizioni severe una volta che le colpe saranno accertate, né sono bastate la sospensione dalla carica di un deputato laburista sotto accusa e perfino le dimissioni del ministro della Giustizia coinvolto. L’opinione pubblica ha reagito duramente, e il voto lo ha confermato, alla corruzione e alla grave recessione che ha colpito la Gran Bretagna nell’ultimo anno. La crisi non investe solo il partito laburista che essendo al governo porta le più grosse responsabilità, colpisce l’intera classe politica inglese.

Dal marzo 2008 al marzo 2009 la disoccupazione in Italia è aumentata di duecentomila persone, in Inghilterra di seicentoquarantasettemila, per tacere della Spagna, un milione e novecentomila. I consumi delle famiglie italiane calano quest’anno dell’uno e sette, per riprendersi già nel 2010; in Inghilterra tre e quattro quest’anno, due e dieci il prossimo. I numeri sono sempre noiosi, ma qualcuno valeva la pena citarlo.

Non solo Londra non domina più, ma bene farebbero i suoi coraggiosi e spietati giornali ad abbassare le penne, smettere i panni anti italiani, misurarsi con la dura realtà.

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PARIGI - Operai francesi in rivolta. I lavoratori della New Fabris di Chatellerault, nell'ovest della Francia, una fabbrica italiana di componenti automobilistici in fallimento, sono pronti ad un gesto estremo: se i gruppi Psa Peugeot Citroen e Renault - ex clienti dell'azienda - non verseranno 30mila euro di indennità ad ogni dipendente licenziato, faranno esplodere l'impianto. L'ultimatum scade il 31 luglio.

I 366 operai affermano di aver già posizionato delle bombole di gas collegate tra di loro in varie parti della fabbrica e di essere pronti a far saltare tutto se non si arriverà ad un accordo entro la fine del mese.

L'azienda, proprietà della veneta Zen, di Florindo Garro, da giugno è in liquidazione. Un centinaio di operai, in gran parte cinquantenni, resteranno senza lavoro e difficilmente ne troveranno un altro. Il valore dell'indennità richiesta è la stessa cifra che Renault e Psa avrebbero già versato a circa 200 dipendenti licenziati del gruppo Rencast, anche questo specializzato in componentistica auto.

"Non lasceremo che Psa e Renault aspettino agosto o settembre per recuperare i pezzi in stock e i macchinari. Se non avremo nulla noi, non avranno nulla nemmeno loro", ha detto Guy Eyermann, responsabile sindacale. Le richieste sono state respinte dalla Psa e dalla Renault, proprietari di componenti e macchinari che si trovano all'interno della fabbrica per un valore complessivo di quasi 4 milioni di euro. "Non sta a noi sostituirci agli azionisti", è stata la risposta della direzione di Psa Peugeot-Citroen. I rappresentanti degli operai della New Fabris, che hanno già incontrato i responsabili del gruppo Psa la settimana scorsa, saranno ricevuti giovedì dalla Renault. I lavoratori a rischio licenziamento hanno ottenuto inoltre un incontro con il ministro dell'Industria e dell'Economia Christian Estrosi il prossimo 20 luglio.

La scorsa primavera, sotto le minacce di licenziamento, centinaia di operai avevano sequestrato i dirigenti di alcune fabbriche come la Caterpillar di Grenoble (al sud), la 3M di Pithiviers (nel centro) e l'impianto Sony nelle Landes (sulla costa atlantica).

(13 luglio 2009)

Posted (edited)

Un paio di articoli sull'homepage di VareseNews mi fanno pensare che il sole estivo picchi duro soprattutto sui crani dei leghisti.

Edited by Leasir
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Aspetto con ansia il commento degli autorevoli giornali inglesi .

Il G 7,5 com'è andato?

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Aspetto con ansia il commento degli autorevoli giornali inglesi .

Il G 7,5 com'è andato?

Se dico: "A puttane" si apre un'inchiesta? :huh:

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Se dico: "A puttane" si apre un'inchiesta? :huh:

Escort è meglio. E' più naif :sick:

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Se dico: "A puttane" si apre un'inchiesta? :whistle:
Escort è meglio. E' più naif :whistle:

ok la presenza di Carlà , però io non generalizzerei... :P

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Un paio di articoli sull'homepage di VareseNews mi fanno pensare che il sole estivo picchi duro soprattutto sui crani dei leghisti.

Qui trovate il link dell'articolo che ha causato la reazione del Comune di Varese :

michele serra

Io non sono di Varese , nonostante questo mi sento di dire una cosa all'autore dell'articolo :

MA VAI A CAGARE !

Posted
Io non sono di Varese , nonostante questo mi sento di dire una cosa all'autore dell'articolo :

MA VAI A CAGARE !

il che è una reazione perfettamente plausibile, commisurata ed adeguata.

se tu invece lo avessi denunciato saresti scaduto nel totale ridicolo. :whistle:

Posted (edited)

Stralcio dell' artciolo del "bravissimo" Michele Serra, pubblicato sull' "ottimo" L' Espresso :

....Valorizzazione di Varese È la città più vicina a Malpensa, ma inspiegabilmente il suo enorme potenziale turistico è sottovalutato. Soprannominata 'la Firenze del Nord' dall'assessore leghista Walter Garlusio, detto 'il Casciabàl', Varese dispone di centinaia e centinaia di case, due giardinetti pubblici con scivolo e altalena, una sala biliardi e un coiffeur per cani.

"Non avere valorizzato questo immenso giacimento culturale", sostiene la Lega, "è stato un grave errore. Chiederemo all'Unesco di riconoscere a Varese lo status di patrimonio dell'umanità". I funzionari dell'Unesco, in visita a Varese, si sono detti disposti a concedere, al massimo, lo status di gruzzolo dell'umanità......

L' articolo, in genere mi pare molto più offensivo che non satirico, in particolare nel passaggio sopra citato.

Mi aguro che un giudice decida poi per una condanna con ammenda di un milioncino che il sindaco devolverà protamente alla Pallacenestro Varese..... :unsure::blink::super:

Personalmete mi associo al commento di Virgus : Serra........... ma vai a cagare !

Edited by ROOSTERS99
Posted
Stralcio dell' artciolo del "bravissimo" Michele Serra, pubblicato sull' "ottimo" L' Espresso :

....Valorizzazione di Varese È la città più vicina a Malpensa, ma inspiegabilmente il suo enorme potenziale turistico è sottovalutato. Soprannominata 'la Firenze del Nord' dall'assessore leghista Walter Garlusio, detto 'il Casciabàl', Varese dispone di centinaia e centinaia di case, due giardinetti pubblici con scivolo e altalena, una sala biliardi e un coiffeur per cani.

"Non avere valorizzato questo immenso giacimento culturale", sostiene la Lega, "è stato un grave errore. Chiederemo all'Unesco di riconoscere a Varese lo status di patrimonio dell'umanità". I funzionari dell'Unesco, in visita a Varese, si sono detti disposti a concedere, al massimo, lo status di gruzzolo dell'umanità......

L' articolo, in genere mi pare molto più offensivo che non satirico, in particolare nel passaggio sopra citato.

Mi aguro che un giudice decida poi per una condanna con ammenda di un milioncino che il sindaco devolverà protamente alla Pallacenestro Varese..... :unsure::blink::super:

Personalmete mi associo al commento di Virgus : Serra........... ma vai a cagare !

Concordo sul milione di euro da devolvere alla Pallacanestro Varese.

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il che è una reazione perfettamente plausibile, commisurata ed adeguata.

se tu invece lo avessi denunciato saresti scaduto nel totale ridicolo. :unsure:

Ma , sai , se io avessi speso qualche milioncino di euro per promuovere la Varese land of tourism , probabilmente non mi sarei limitato a mandarlo a cagare .

Anche a costo di farTi ridere . :blink:

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il che è una reazione perfettamente plausibile, commisurata ed adeguata.

se tu invece lo avessi denunciato saresti scaduto nel totale ridicolo. :unsure:

Per me Michele l'ha fatta fuori dal vaso.

Contrariamente a Roosters trovo l'articolo molto satirico e poco offensivo.

La parte sulla città di Varese però no. E non perchè è la mia città e la posso sputtanare solo io, ma perchè gli è venuta proprio male.

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Ma , sai , se io avessi speso qualche milioncino di euro per promuovere la Varese land of tourism , .....

Hanno potenziato la funicolare?

Adesso parte direttamente dal ciulodromo?

Non lo sapevo.

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Per me Michele l'ha fatta fuori dal vaso.

Contrariamente a Roosters trovo l'articolo molto satirico e poco offensivo.

La parte sulla città di Varese però no. E non perchè è la mia città e la posso sputtanare solo io, ma perchè gli è venuta proprio male.

Un articolo che contenga quella parte (su Varese) è DI FATTO, un articlo offensivo, qualunque altra "cosa" esso contenga.

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