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Si Ale, ma allora sii piu' esplicito: al NORD il contratto nazionale del lavoro deve prevedere uno stipendio minimo piu' alto che al SUD, perlomeno la quotaparte che finisce nelle tasche del lavoratore.

Questo deve valere tanto per i dipendenti pubblici quanto per quelli privati.

Allora io capisco, se si parla di gabbie salariali, che sono una cosa ben precisa, allora stai parlando di pagare meno il SUD..non si capisce per il tornaconto di chi.

Naturalmente come questo in generale contribuisca allo sviluppo del Sud e arresti l'emigrazione verso il Nord sara' oggetto di una futura boutade di qualchedun'altro.

Purtroppo non ho più molto tempo per frequentare VFB, visto che al lavoro (per ora) internet me/ce lo hanno segato..

Sarò più esplicito.

Il CCNL è una base che vale per tutti i lavoratori di una certo settore.

Dopo di che, in ogni settore, nelle singole aziende, avviene una trattativa così detta di secondo livello.

E' qui che si deve agire per adeguare gli stipendi al costo della vita.

Non significa strapagare qui e meno là. Non comporterebbe un'immigrazione totale dal sud al nord.

Qui c'è più lavoro, ma la vita costa di più.

Un dipendente del nord che prende 1000 euro è di fatto più povero di uno del sud, dove la vita, dati alla mano, costa il 16% in meno:

Mille meno 16%. Ovvero: sono due "mille euro" ben diversi.

Se fosse come dici Tu, un dipendente del nord dovrebbe andare a sud, qualora dovesse trovare l'opportunità

La riforma contrattuale accettata in primavera da CISL UIL e UGL, ma non ovviamente da CGIL, potrebbe, anzi, deve portare a questa soluzione.

Mancherebbe solo l'adeguamento "regionale" o di macro area.

E' fuori discussione che a roma/milano la vita costi molto ma molto di più che in qualsiasi altra città italiana.

Io non voglio togliere soldi all'impiegato del sud, vorrei solo che lo stipendio sia adeguato alla vita reale. Ora non lo è.

Sarebbe un vantaggio per tutti, perchè in tasca finirebero parecchi soldini in più da spendere...

Il come farlo, ahimè, è argomento troppo tecnico per le mie capacità...

Detassazione? Detrazione per le aziende che aggiungono un qualcusa in più in busta paga?

Boh... credo un esperto troverebbe le soluzioni più adeguate per creare un circolo virtuoso.

Tante piccole aziende, utilizzando comunque/purtroppo il "fuori busta", un aggiuntina economica al lavoratore meritevole la fanno, spesso...

Esempio.

Un neo assunto, o con meno di due anni di anzianità, in t**/t*l*c*m :P:rolleyes: (qui come in tantissime altre aziende) guadagna 983€ al mese.

Un monolocale normale a milano , un po' fuori dal centro senza andare al ghetto di fulvio testi, costa 5/600. Te ne rimangono 383 per spesa, bolletta, spostamenti. Con quei soldi, paghi un mutuo per comprarti un bi-trilocale vicino alla spiaggia di Mondello e anche la macchina nuova.

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Purtroppo non ho più molto tempo per frequentare VFB, visto che al lavoro (per ora) internet me/ce lo hanno segato..

Sarò più esplicito.

Il CCNL è una base che vale per tutti i lavoratori di una certo settore.

Dopo di che, in ogni settore, nelle singole aziende, avviene una trattativa così detta di secondo livello.

E' qui che si deve agire per adeguare gli stipendi al costo della vita.

Non significa strapagare qui e meno là. Non comporterebbe un'immigrazione totale dal sud al nord.

Qui c'è più lavoro, ma la vita costa di più.

Un dipendente del nord che prende 1000 euro è di fatto più povero di uno del sud, dove la vita, dati alla mano, costa il 16% in meno:

Mille meno 16%. Ovvero: sono due "mille euro" ben diversi.

Se fosse come dici Tu, un dipendente del nord dovrebbe andare a sud, qualora dovesse trovare l'opportunità

La riforma contrattuale accettata in primavera da CISL UIL e UGL, ma non ovviamente da CGIL, potrebbe, anzi, deve portare a questa soluzione.

Mancherebbe solo l'adeguamento "regionale" o di macro area.

E' fuori discussione che a roma/milano la vita costi molto ma molto di più che in qualsiasi altra città italiana.

Io non voglio togliere soldi all'impiegato del sud, vorrei solo che lo stipendio sia adeguato alla vita reale. Ora non lo è.

Sarebbe un vantaggio per tutti, perchè in tasca finirebero parecchi soldini in più da spendere...

Il come farlo, ahimè, è argomento troppo tecnico per le mie capacità...

Detassazione? Detrazione per le aziende che aggiungono un qualcusa in più in busta paga?

Boh... credo un esperto troverebbe le soluzioni più adeguate per creare un circolo virtuoso.

Tante piccole aziende, utilizzando comunque/purtroppo il "fuori busta", un aggiuntina economica al lavoratore meritevole la fanno, spesso...

Esempio.

Un neo assunto, o con meno di due anni di anzianità, in t**/t*l*c*m :lol::rolleyes: (qui come in tantissime altre aziende) guadagna 983€ al mese.

Un monolocale normale a milano , un po' fuori dal centro senza andare al ghetto di fulvio testi, costa 5/600. Te ne rimangono 383 per spesa, bolletta, spostamenti. Con quei soldi, paghi un mutuo per comprarti un bi-trilocale vicino alla spiaggia di Mondello e anche la macchina nuova.

domenica 09 agosto 2009, 18:03

Berlusconi: "E' giusto legare i salari al costo della vita sul territorio.....

Roma - E' giusto "agganciare" i salari al costo della vita sul territorio: Silvio Berlusconi, intervistato da 'Il Mattino', dice sì alle gabbie salariali, tema caro alla Lega e rilanciato ieri sera proprio da Umberto Bossi a Pontida. Il premier, nel suo colloquio con il quotidiano napoletano nel quale anticipa i contenuti piano decennale di rilancio del Sud, afferma: "Quanto alle gabbie salariali tutti condividono l'esigenza di rapportare retribuzione e costo della vita al territorio. Legare i salari ai diversi livelli del costo della vita fra Sud e Nord risponde a criteri di razionalità economica e di giustizia".

..................

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Ciclista passa col rosso: via 6 punti dalla patente

Vittima delle nuove norme introdotte dal decreto sicurezza: per il 43enne anche 150 euro di multa

(Ansa)

BERGAMO - Centocinquanta euro di multa e sei punti in meno sulla patente, per un'infrazione commessa in bicicletta. Vittima delle nuove norme introdotte dal decreto sicurezza, che ha inasprito le sanzioni anche per alcune infrazioni al Codice della strada, è stato ieri pomeriggio a Bergamo un imprenditore di 43 anni, che ha attraversato un incrocio passando con il rosso. È successo intorno alle 17 in via Baioni.

IL VERBALE - Il ciclista ha svoltato a destra in una strada a fondo chiuso, ma si è imbattuto in una pattuglia della polizia stradale che, applicando alla lettera le nuove norme entrate in vigore meno di 48 ore prima, ha inflitto 150 euro di multa al malcapitato, decurtandogli sei punti dalla patente. All'imprenditore, che al momento si è rifiutato di firmare il verbale, non è rimasto altro da fare che prendere atto della nuova legge.

10 agosto 2009

Era ora !! Basta gente in bici che se ne batte il belino del codice della strada !

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Ciclista passa col rosso: via 6 punti dalla patente

Vittima delle nuove norme introdotte dal decreto sicurezza: per il 43enne anche 150 euro di multa

(Ansa)

BERGAMO - Centocinquanta euro di multa e sei punti in meno sulla patente, per un'infrazione commessa in bicicletta. Vittima delle nuove norme introdotte dal decreto sicurezza, che ha inasprito le sanzioni anche per alcune infrazioni al Codice della strada, è stato ieri pomeriggio a Bergamo un imprenditore di 43 anni, che ha attraversato un incrocio passando con il rosso. È successo intorno alle 17 in via Baioni.

IL VERBALE - Il ciclista ha svoltato a destra in una strada a fondo chiuso, ma si è imbattuto in una pattuglia della polizia stradale che, applicando alla lettera le nuove norme entrate in vigore meno di 48 ore prima, ha inflitto 150 euro di multa al malcapitato, decurtandogli sei punti dalla patente. All'imprenditore, che al momento si è rifiutato di firmare il verbale, non è rimasto altro da fare che prendere atto della nuova legge.

10 agosto 2009

Era ora !! Basta gente in bici che se ne batte il belino del codice della strada !

La solita applicazione cieca e stupida delle leggi.

Mi domando quante distanze di sicurezza ignorate, sorpassi a destra, cambi di corsia senza freccia siano stati fatti, nella solità impunità, questa mattina sulla A8.

Anche i ciclisti vanno puniti quando commettono infrazioni, però che abbiano almeno una parvenza di pericolosità.

Posted (edited)
La solita applicazione cieca e stupida delle leggi.

Mi domando quante distanze di sicurezza ignorate, sorpassi a destra, cambi di corsia senza freccia siano stati fatti, nella solità impunità, questa mattina sulla A8.

Anche i ciclisti vanno puniti quando commettono infrazioni, però che abbiano almeno una parvenza di pericolosità.

Passare col rosso e simili manovre, è pericoloso sempre. Punto.

Edited by ROOSTERS99
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Capiamoci : le gabbie salariali sono una minchiata colossale (soprattutto se riproste tali e quali quelle in vigore in italia fino alla fine degli anni 60 ) !

E sono una minchiata colossale perchè puoi mettere in gabbia quello che vuoi ma fino a quando nel 50% ( ABBONDANTE ) del territorio la percentuale del lavoro nero è del 90% i conti non torneranno mai .

Ma mai.

Ma proprio mai .

Ma questo non si può dire senza essere tacciati di becerorazzismo.

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Vero, come e' vero che se quel 50% del paese passasse a dichiarare tutto in gran parte assisteremmo a fallimenti a catena.

In questa situazione siamo arrivati in decenni, non credo che ne usciremo in una legislatura MA e' dovere preciso di ogni governo provarci con tutte le forze.

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Vero, come e' vero che se quel 50% del paese passasse a dichiarare tutto in gran parte assisteremmo a fallimenti a catena.

Che è esattamente ciò che sta avvenendo nel restante 50% del Paese , quello che dichiara ( QUASI ) tutto.

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Vero, come e' vero che se quel 50% del paese passasse a dichiarare tutto in gran parte assisteremmo a fallimenti a catena.

In questa situazione siamo arrivati in decenni, non credo che ne usciremo in una legislatura MA e' dovere preciso di ogni governo provarci con tutte le forze.

Che è esattamente ciò che sta avvenendo nel restante 50% del Paese , quello che dichiara ( QUASI ) tutto.

Ed eccoci tornati al vero nocciolo della questione: il fisco.

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Nel frattempo si scopre che....

L'ESAME DI STATO

«Test copiati alle Medie, Sud declassato»

Il ministero rovescia la classifica. «Sono al Nord gli studenti migliori»

ROMA — In terza media i ragazzi del Sud bravi come i ragazzi del Centro. E quelli del Nord leggermente indietro rispetto ai coetanei del Centro e del Sud. Sembrava questo il risultato della prova Invalsi (Istituto nazionale di valutazione dell'apprendimento scolastico) dell'esame di terza media, quella oggettiva, a base di test. Poi qualcuno ha scoperto il «trucco»: molte delle prove inviate dalle scuole meridionali presenti nel campione rappresentativo (1304) erano quasi uguali, molto simili a fotocopie.

Dopo l'applicazione di una metodologia piuttosto complicata per salvare l'attendibilità della ricerca scientifica minacciata dall'arte di arrangiarsi, ecco il definitivo responso Invalsi: più bravi al Nord e al Centro con una percentuale di 7 domande azzeccate su 10, mentre il Sud si ferma a 6. Ancora una volta i «comportamenti opportunistici» del Sud — così l'Invalsi definisce la copiatura generalizzata — minacciano la credibilità di un esame di Stato: 560 mila candidati, 6000 scuole, decine di migliaia di prof. E oscurano un risultato positivo: almeno il 60 per cento di risposte giuste, magari non saranno le più difficili (lo sapremo tra sei mesi), ma è già qualcosa. I «comportamenti opportunistici» sono emersi anche lo scorso anno.

Stavolta sono stati misurati. Per i test di Italiano il coefficiente di copiatura più elevato (coefficiente di cheating, dicono quelli dell'Invalsi)è stato riscontrato in alcune scuole della Calabria e a seguire della Campania, Puglia, Sicilia e Basilicata. Per la matematica la graduatoria vede al primo posto la Campania seguita da Calabria, Sicilia, Basilicata, Puglia e Molise. Tra le regioni meno copione Veneto, Emilia e la provincia di Trento, mentre la Lombardia è in una posizione intermedia. I risultati dell'indagine confermano il divario già noto (basti pensare alle più quotate indagini internazionali) tra gli apprendimenti nel Nord e nel Centro e quelli nel Sud. E dicono anche altre cose, come la scarsa utilità delle bocciature come opportunità di recupero e le persistenti difficoltà di alfabetizzazione dei figli degli immigrati. Ma un aspetto non meno preoccupante è l'ammissione da parte dell'Invalsi di anomalie nello svolgimento della prova in certe zone del Paese. «Dal campione emergono, in maniera evidente, dei segnali che indicano comportamenti opportunistici in alcune scuole», si legge nella presentazione ufficiale dei dati. «Il fenomeno è abbastanza marcato», afferma Roberto Ricci, esperto di valutazione. È evidente che in alcune scuole del Sud presidenti di commissione e commissari continuano a voler dare una mano ai ragazzi, nonostante la dimensione dell'esame, le finalità scientifiche della prova, le raccomandazioni del ministero.

I test per misurare l'apprendimento, nazionali o internazionali tipo Ocse Pisa, sono ormai la norma in tutti i Paesi sviluppati. Da noi continuano a incontrare difficoltà. Qualcuno si chiede se non sia il caso di ridimensionare i programmi. «No, assolutamente — dice Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione nazionale presidi —. Il test unico nazionale va salvato. Il problema è rendere la prova Invalsi assolutamente affidabile. Propongo di nominare il presidente di commissione al di fuori della provincia, con una mobilità territoriale Nord-Sud e viceversa. Rinunciare alla prova significherebbe abdicare al malcostume». «Serve un apparato scientifico e tecnico che purtroppo non abbiamo — dice Benedetto Vertecchi, pedagogista —. All'Istituto nazionale di valutazione sono 4 gatti». Per il pedagogista alcuni prof del Sud temono che i risultati vengano utilizzati per valutare le scuole e quindi gli stessi docenti. Una soluzione, aggiunge, potrebbe essere quella di valutare solo alcuni ragazzi per classe, in modo da non coinvolgere in un eventuale giudizio negativo i docenti e l'istituto di appartenenza. Una strada opposta a quella delle terze prove Invalsi negli esami di Stato che coinvolgono tutti.

Giulio Benedetti

11 agosto 2009

--------------

www.corriere.it

Dati chiaramente manipolati da quei becero plutorazzisti della lega.

Naturalmente sperare che a quei presidenti di commissione che hanno barato venga torto un capello e' semplicemente utopistico.

P.S.

Tasso di superamento degli esami di maturita' ad Hong Kong 50%. Fonte, alcuni miei colleghi.

Ore di studio pomeridiano medio alle ELEMENTARI in India: 4 h, sempre da colleghi.

Poi ci si chiede come mai le aziende portano la ricerca altrove.

Ma noi abbiamo altre preoccupazioni: il ponte sullo stretto e il conte sulla larga.

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Nel frattempo si scopre che....

L'ESAME DI STATO

«Test copiati alle Medie, Sud declassato»

Il ministero rovescia la classifica. «Sono al Nord gli studenti migliori»

ROMA — In terza media i ragazzi del Sud bravi come i ragazzi del Centro. E quelli del Nord leggermente indietro rispetto ai coetanei del Centro e del Sud. Sembrava questo il risultato della prova Invalsi (Istituto nazionale di valutazione dell'apprendimento scolastico) dell'esame di terza media, quella oggettiva, a base di test. Poi qualcuno ha scoperto il «trucco»: molte delle prove inviate dalle scuole meridionali presenti nel campione rappresentativo (1304) erano quasi uguali, molto simili a fotocopie.

Dopo l'applicazione di una metodologia piuttosto complicata per salvare l'attendibilità della ricerca scientifica minacciata dall'arte di arrangiarsi, ecco il definitivo responso Invalsi: più bravi al Nord e al Centro con una percentuale di 7 domande azzeccate su 10, mentre il Sud si ferma a 6. Ancora una volta i «comportamenti opportunistici» del Sud — così l'Invalsi definisce la copiatura generalizzata — minacciano la credibilità di un esame di Stato: 560 mila candidati, 6000 scuole, decine di migliaia di prof. E oscurano un risultato positivo: almeno il 60 per cento di risposte giuste, magari non saranno le più difficili (lo sapremo tra sei mesi), ma è già qualcosa. I «comportamenti opportunistici» sono emersi anche lo scorso anno.

Stavolta sono stati misurati. Per i test di Italiano il coefficiente di copiatura più elevato (coefficiente di cheating, dicono quelli dell'Invalsi)è stato riscontrato in alcune scuole della Calabria e a seguire della Campania, Puglia, Sicilia e Basilicata. Per la matematica la graduatoria vede al primo posto la Campania seguita da Calabria, Sicilia, Basilicata, Puglia e Molise. Tra le regioni meno copione Veneto, Emilia e la provincia di Trento, mentre la Lombardia è in una posizione intermedia. I risultati dell'indagine confermano il divario già noto (basti pensare alle più quotate indagini internazionali) tra gli apprendimenti nel Nord e nel Centro e quelli nel Sud. E dicono anche altre cose, come la scarsa utilità delle bocciature come opportunità di recupero e le persistenti difficoltà di alfabetizzazione dei figli degli immigrati. Ma un aspetto non meno preoccupante è l'ammissione da parte dell'Invalsi di anomalie nello svolgimento della prova in certe zone del Paese. «Dal campione emergono, in maniera evidente, dei segnali che indicano comportamenti opportunistici in alcune scuole», si legge nella presentazione ufficiale dei dati. «Il fenomeno è abbastanza marcato», afferma Roberto Ricci, esperto di valutazione. È evidente che in alcune scuole del Sud presidenti di commissione e commissari continuano a voler dare una mano ai ragazzi, nonostante la dimensione dell'esame, le finalità scientifiche della prova, le raccomandazioni del ministero.

I test per misurare l'apprendimento, nazionali o internazionali tipo Ocse Pisa, sono ormai la norma in tutti i Paesi sviluppati. Da noi continuano a incontrare difficoltà. Qualcuno si chiede se non sia il caso di ridimensionare i programmi. «No, assolutamente — dice Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione nazionale presidi —. Il test unico nazionale va salvato. Il problema è rendere la prova Invalsi assolutamente affidabile. Propongo di nominare il presidente di commissione al di fuori della provincia, con una mobilità territoriale Nord-Sud e viceversa. Rinunciare alla prova significherebbe abdicare al malcostume». «Serve un apparato scientifico e tecnico che purtroppo non abbiamo — dice Benedetto Vertecchi, pedagogista —. All'Istituto nazionale di valutazione sono 4 gatti». Per il pedagogista alcuni prof del Sud temono che i risultati vengano utilizzati per valutare le scuole e quindi gli stessi docenti. Una soluzione, aggiunge, potrebbe essere quella di valutare solo alcuni ragazzi per classe, in modo da non coinvolgere in un eventuale giudizio negativo i docenti e l'istituto di appartenenza. Una strada opposta a quella delle terze prove Invalsi negli esami di Stato che coinvolgono tutti.

Giulio Benedetti

11 agosto 2009

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www.corriere.it

Dati chiaramente manipolati da quei becero plutorazzisti della lega.

Naturalmente sperare che a quei presidenti di commissione che hanno barato venga torto un capello e' semplicemente utopistico.

P.S.

Tasso di superamento degli esami di maturita' ad Hong Kong 50%. Fonte, alcuni miei colleghi.

Ore di studio pomeridiano medio alle ELEMENTARI in India: 4 h, sempre da colleghi.

Poi ci si chiede come mai le aziende portano la ricerca altrove.

Ma noi abbiamo altre preoccupazioni: il ponte sullo stretto e il conte sulla larga.

...e il superenalotto !!! :rolleyes::yes:

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E cosa ci si deve aspettare da un paese dove i furbi vengono regolarmente premiati?

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Che è esattamente ciò che sta avvenendo nel restante 50% del Paese , quello che dichiara ( QUASI ) tutto.

sentito stamattina che pare che l'esimio "fu" avvocato Agnelli abbia nascosto all'estero un tesoro di 1 miliardo di euro (leggasi bene: 1 MILIARDO) evasi al fisco.

Invece di continuare a idolatrarlo, si potrebbe cominciare a chiamarlo LADRO?

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sentito stamattina che pare che l'esimio "fu" avvocato Agnelli abbia nascosto all'estero un tesoro di 1 miliardo di euro (leggasi bene: 1 MILIARDO) evasi al fisco.

Invece di continuare a idolatrarlo, si potrebbe cominciare a chiamarlo LADRO?

il bello è che questa cosa la si sa da anni, ovvero da quando gli eredi si stanno scannando (in un tribunale ITALIANO!!)per la loro fetta del malloppo.

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La lotta ai paradisi fiscali

«Controlli su 170 mila nominativi»

L'Agenzia delle Entrate: «Lotta a 360 gradi, non perseguiamo solo i miliardari»

170000 i casi tenuti sotto osservazione dal Fisco nell'ambito delle indagini contro i paradisi fiscali. A fornire le cifre della lotta ai capitali detenuti illegalmente all'estero è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. «Non abbiamo deciso di perseguire i miliardari, ma di intensificare l'azione su tutti coloro che hanno capitali detenuti illegalmente all'estero» ha spiegato Befera, commentando l'indagine avviata nei confronti degli Agnelli e dell'eredità dell'Avvocato. Befera ha sottolineato che «il raggio d'azione è allargato». «Stiamo operando a 360 gradi» ha aggiunto, precisando che con il nuovo decreto del governo sui paradisi fiscali, è iniziato un «fortissimo e importantissimo cambiamento di linea, perché commuta il capitale detenuto all'estero in reddito non dichiarato: in questo modo intervengono sanzioni molto più pesanti».

«VARIE LISTE DI NOMINATIVI» - «Abbiamo in questo momento - ha detto il numero uno delle Entrate - 170.000 nominativi sotto indagine». Befera ha dunque citato alcuni esempi: «Abbiamo una lista di 500 nominativi circa sequestrati ad un avvocato svizzero recentemente arrestato alla procura di Milano, abbiamo una lista di conti presenti presso Ubs Italia che si presume abbiano qualche riferimento con Ubs Svizzera, abbiamo poi la lista già nota di detentori di capitali nel Liechtenstein».

Margherita Agnelli de Pahlen (Ansa)

IL CASO AGNELLI - Proprio l'Agenzia delle Entrate, alla luce delle notizie sulla causa legale intentata da Margherita Agnelli de Pahlen sull'asse ereditario del padre, è entrata nel merito della vicenda del patrimonio personale di Giovanni Agnelli, accendendo un faro sulla presunta esistenza di un deposito miliardario in Svizzera: ad occuparsene sarà la direzione centrale, che potrà avvalersi delle articolazioni locali (torinesi e non solo) dell'organismo. Nel merito della vicenda è entrata anche la procura di Torino: i pm del capoluogo piemontese hanno spiegato di non essere «al momento a conoscenza di elementi che concretino ipotesi di reato».

13 agosto 2009

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www.corriere.it

Bene, bravi, bis.

  • 2 weeks later...
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23 agosto 2009

Sotto la tenda

Ascoltare le nuove scosse abruzzesi e capire che per ricostruire tutto si dovrebbe inventare un’olimpiade

Oggi, alle prime luci del giorno, c’è stata un’altra scossa. I numeri dicono che erano le 5 e 44, la magnitudo 3.1, l’epicentro sulle montagne che ci sovrastano, il Sirente Velino. Ho sentito le voci del brusco risveglio rimbalzare da una tenda all’altra, e i cani abbaiare a lungo. Poi, all’ora della colazione, chiunque incrociassi chiedeva se l’avessi sentita, e la gente scambiava commenti impauriti o rassegnati, qualcuno celando l’imbarazzo di non averla avvertita, quella scossa degli ultimi sogni. La realtà continua a somministrare storie che non so più come raccontare, come a confermarmi il vecchio adagio sui cronisti che se stanno un giorno in un luogo scrivono un bel pezzo, se ci si trattengono una settimana fanno una brillante inchiesta, se ci restano un mese scrivono un libro, e se si fermano un anno stanno zitti, perché hanno imparato che le cose sono molto più complesse di come appariva al primo sguardo. Ho seguito il raccolto delle lenticchie, e ora so distinguere tra un campo di farro e uno di frumento. Ho registrato tante piccole vicende umane e piccoli miracoli e piccole ingiustizie, ma non so come sceglierle. Mi sono reso conto ancora una volta di come un terremoto assomiglia una guerra, che soffia in ogni angolo, quando ascoltavo, in una lunga sera, il racconto dell’uomo che si è separato dalla moglie, e adesso non c’è più il luogo della convivenza forzata, e neppure i luoghi in cui il genitore non affidatario ha messo a posto come un santuario la cameretta della figlia. O quando mi hanno raccontato la storia del ragazzo che era schiavo, con la sorella, di un padre padrone violento, prigioniero di una casa prigione, e adesso la tendopoli l’ha liberato, e incomincia a parlare con qualcuno, a sorridere e a mettere su qualche chilo. O quando ho ritrovato un maresciallo dell’esercito che avevo conosciuto in Bosnia, ora in pensione e terremotato, e non avevo coraggio di porgli la stupida domanda sulla differenza tra aiutare ed essere aiutato, e gliel’ho posta, alla fine.

Ho visto la prima discarica in cui finiranno le macerie del terremoto, messa a punto dall’Esercito. E’ enorme, ma ce ne vorranno altre dieci almeno, per vivisezionare ogni cumulo, e separare mattoni e pietre e cemento da ferro e da legno, e neutralizzare l’amianto, un’autopsia della memoria. Ho ammirato il pittore Mariani, che ha perso tutto e lavora con i brandelli di intonaco della sua casa e con colori tratti dai fiori del giardinetto in cui si è accampato con la roulotte. Sono stato nelle grotte di Stiffe, dove domani consegnano nove casette, dove sulla chiesetta sventola la bandiera dei quattro mori piantata dai vigili sardi che l’hanno messa in sicurezza, e dove si rimpiangono i sessantamila visitatori l’anno, e mi sono chiesto se abbia senso occuparsi di grotte quando mancano i tetti. Ha senso, se arrivi a capire che nulla sarà mai più come prima, e devi inventarti un futuro, che arrivi persino a rimediare le imperfezioni del passato, non solo le ferite del sisma. E’ impietoso, il terremoto, perché rappresenta una sfida, a mani nude, e con l’anima messa a nudo. Perché ti obbliga a dimostrare a tutti e innanzitutto a te stesso, che sei davvero forte e gentile, e sei capace di restare unito, di evitare le guerre tra poveri che covano già: attendati contro sfollati, case distrutte contro case lesionate, chi plaude agli abbattimenti che gli consentono di accedere alla sua casa, e chi lamenta il vuoto di quella che è stata la sua casa, la città contro i paesi, i pragmatici dell’emergenza contro i visionari del futuro. Vedo passare gli altri giornalisti, il giorno di Ferragosto o quando viene Berlusconi, e ho incontrato il caro Jenner Meletti, che mi ha detto… “Eh… mi hai attaccato sul Foglio”. No, gli ho detto, ho solo fatto notare il titolone in prima pagina sul paese di Castelnuovo dimenticato, e il fatto che non hai raccontato di come tutti gli abitanti della frazione ce l’abbiano in realtà con il sindaco e non ti sei accorto che il sindaco è un sindaco del Pd. Voglio bene a Jenner, ma non mi piace chi si aspetta il fallimento e si siede ad aspettare sulla riva del fiume il cadavere del premier e di Bertolaso.

La corrente trascinerebbe tutto l’Abruzzo del terremoto. Mi piacerebbe facessero come in Friuli, tutti uniti a ricostruire, certo con dibattiti e lacerazioni, ma guerre sospese, come se fosse un’olimpiade. Qui non è così, anche se io non chiedo ai sindaci di che coalizione facciano parte, non mi interessa. Forse il premier avrebbe dovuto firmare di meno la sfida, e trascinarsi dietro a braccetto un qualche leader dell’opposizione. Forse non siamo un paese capace di sospendere le guerre. Ho visto Verdone, qui, e anche se ha fatto qualche faccia delle sue per non deludere chi lo aspettava, era un altro, le cose che aveva visto e le persone che aveva sentito lo facevano essere un altro. E ho visto Benigni: affettuoso, solidale, ma sempre lui. Ha fatto un comizio, detto cose belle su Inferno e Paradiso, e invitato tutti a urlare e protestare, se serve. Appello raccolto, ma ha piovuto sul campo indesiderato, per lui. Oltre alle proteste dei genitori preoccupati per la sicurezza delle scuole, il malumore è contro il comune dell’Aquila. Come un contrappasso, per i forzati delle ideologie.

di Toni Capuozzo

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Anche da Mediaset no allo spot del film che racconta l'ascesa delle tv di Berlusconi

La tv di Stato esigeva un contraddittorio per rispettare il pluralismo

La Rai rifiuta il trailer di Videocracy

"E' un film che critica il governo"

ROMA - Nelle televisioni italiane è vietato parlare di tv, vietato dire che c'è una connessione tra il capo del governo e quello che si vede sul piccolo schermo. La Rai ha rifiutato il trailer di Videocracy il film di Erik Gandini che ricostruisce i trent'anni di crescita dei canali Mediaset e del nostro sistema televisivo.

"Come sempre abbiamo mandato i trailer all'AnicaAgis che gestisce gli spazi che la Rai dedica alla promozione del cinema. La risposta è stata che la Rai non avrebbe mai trasmesso i nostri spot perché secondo loro, parrà surreale, si tratta di un messaggio politico, non di un film", dice Domenico Procacci della Fandango che distribuisce il film. Netto rifiuto anche da parte di Mediaset, in questo caso con una comunicazione verbale da Publitalia. "Ci hanno detto che secondo loro film e trailer sono un attacco al sistema tv commerciale, quindi non ritenevano opportuno mandarlo in onda proprio sulle reti Mediaset".

A lasciare perplessi i distributori di Fandango e il regista sono infatti proprio le motivazioni della Rai. Con una lettera in stile legal-burocratese, la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto.

"Una delle motivazioni che mi ha colpito di più è quella in cui si dice che lo spot veicola un "inequivocabile messaggio politico di critica al governo" perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi", prosegue Procacci "ma quei dati sono statistiche ufficiali, che sò "l'Italia è al 67mo posto nelle pari opportunità"".

A preoccupare la Rai sembra essere questo dato mostrato nel film: "L'80% degli italiani utilizza la tv come principale fonte di informazione". Dice la lettera di censura dello spot: "Attraverso il collegamento tra la titolarità del capo del governo rispetto alla principale società radiotelevisiva privata", non solo viene riproposta la questione del conflitto di interessi, ma, guarda caso, si potrebbe pensare che "attraverso la tv il governo potrebbe orientare subliminalmente le convinzioni dei cittadini influenzandole a proprio favore ed assicurandosene il consenso". "Mi pare chiaro che in Rai Videocracy è visto come un attacco a Berlusconi. In realtà è il racconto di come il nostro paese sia cambiato in questi ultimi trent'anni e del ruolo delle tv commerciali nel cambiamento. Quello che Nanni Moretti definisce "la creazione di un sistema di disvalori"".

Le riprese del film, se pure Villa Certosa si vede, è stato completato prima dei casi "Noemi o D'Addario" e non c'è un collegamento con l'attualità. Ma per assurdo, sottolinea Procacci, il collegamento lo trova la Rai. Nella lettera di rifiuto si scrive che dato il proprietario delle reti e alcuni dei programmi "caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all'ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell'attività di imprenditore televisivo".

"Siamo in uno di quei casi in cui si è più realisti del re - dice Procacci - Ci sono stati film assai più duri nei confronti di Berlusconi come "Viva Zapatero" o a "Il caimano", che però hanno avuto i loro spot sulle reti Rai. E il governo era dello stesso segno di oggi. Penso che se questo film è ritenuto così esplosivo vuol dire che davvero l'Italia è cambiata".

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Certo che ultimamente siamo messi maluccio se non è possibile pubblicizzare un film in TV perchè non filo governativo.

Posted

venerdì 28 agosto 2009, 07:00

Il senso dei tempi La famiglia perduta e la frittata gay

di Marcello Veneziani

Non riesco a provare antipatia per Max, Cicci e Andrè che pure occupano con i loro corpi, i loro birignao gay e i loro sgargianti asciugamani il mio scoglio di Talamone. Non riesco a capire come si possa aggredire una persona perché è omosessuale. Mi pare rozzo e pure stupido, quasi quanto chi propone leggi ad hoc per salvaguardare i gay come se fossero una specie protetta o una fragile cristalleria da tutelare come bene pubblico e cagionevole. In un paese civile dovrebbero bastare le leggi che valgono per tutti. Ma l'occasione delle recenti aggressioni ai gay è stata ghiotta per riprendere la celebrazione pubblica dell'omosessualità e la condanna di chi non si compiace per la pervasiva presenza di un immaginario gay che colonizza ormai la società.

Non voglio far prediche, preferisco partire dalla realtà, parlando di persone vere. I tre gay che ho citato non sono figure retoriche, ma reali. Ho disordinato i loro nomignoli ma sono davvero là, su quello scoglio in vacanza da Roma: lei, Max, è la femminona del trio, un incrocio tra un lottatore di sumo e una massaia obesa, liscia e abbronzata nelle sue rotondità lucenti, con una raggiera di capelli biondi arruffati ed una risata fragorosa, in falsetto. Poi c'è, non so come definirlo, il capo famiglia, con i capelli biondi legati a ciuppillo, come si diceva da noi delle casalinghe con la cipolla in testa, che governa il gruppo e sforna ogni mattina gustose frittate, con variazioni quotidiane e annuncio pubblico (oggi è di patate). Infine c'è il ragazzo, il pupo, il belloccio, più taciturno, magro e con capelli corti ma biondo-accecanti per denotare l'affiliazione al gruppo. Viaggiano in Mini Minor e scendono tardi al mare, la gente lascia loro la punta prelibata dello scoglio per una sorta di cavalleria o di usucapione.

Mi colpisce la loro voglia di amicizia, le loro carinerie per acquisire simpatia e farsi accettare, la premura con cui salutano tutti e a tutti offrono frittata mista, che è un po' il simbolo della loro vita. Su di me, per esempio, appena mi hanno conosciuto, si sono documentati e il giorno dopo che li ho conosciuti sono venuti preparati, avevano visto su internet vita e opere. Anche per rimediare all'amabile gaffe del primo giorno quando uno di loro, riconoscendomi come giornalista e scrittore, mi ha chiesto se fossi criminologo. Ho risposto che criminale forse sì, ma criminologo lo dica a sua sorella. Non ho ben capito i loro rispettivi ruoli nella vita intima e sessuale, ma non mi interessa saperlo. Mi colpisce di loro questa gioconda maturità, che mette allegria e tristezza. Il gay, e il trans in particolare, nell'ansia di travestirsi e di vivere la propria diversità, resta legato ad una specie di avvizzita infanzia e di sgualcita teatralità, che lo spinge a giocare per darsi un ruolo e a travestirsi per sancire l'asimmetria rispetto all'anagrafe e all'anatomia. Non ho difficoltà a riconoscere nella loro vita un disordine di fondo, come dicono i teologi, anche se mi riesce difficile trovare in giro vite ordinate.

La loro sembra un'identità gioiosa quanto sofferta, preadolescenziale ma quasi costretta all'immaturità, la pubertà come un ergastolo e una maschera permanente. Poi vedo in giro tra coppie scoppiate, famiglie senza figli, e avverto tanta insofferenza, me compreso, verso i rari bambini al loro primo frignare, in spiaggia, in aereo, al ristorante o in albergo. Capisco che un'epoca nata narcisista finisce omosessuale, ama nel suo sesso solo se stessa, la propria individualità accresciuta, non è capace di proiettarsi nella vera diversità, che è etero, e poi nella famiglia, nella procreazione. Ognuno si vive addosso, vive allo specchio e l'omosessualità fotografa e realizza la condizione presente. Se ci fosse uno Schopenhauer del Duemila direbbe che l'astuzia della specie ha deciso di portarci alla morte demografica anche in questo modo, alimentando pulsioni omosessuali.

Di tutto questo non voglio far scontare nulla a Max, Cicci e Andrè, a cui mando virtuali orchidee in cambio di frittata. So distinguere l'errore dagli erranti e sono convinto che una sessualità non disposta a procreare sia una distorsione del disegno naturale - e per chi crede, soprannaturale - di perpetuare la vita e fondare le famiglie. Non un peccato e tantomeno una ragione di disprezzo o di odio, ma un errore. Spesso mi trovo a dover considerare la loro umanità, e i loro gusti, la loro sensibilità, la loro affabilità e cortesia, mediamente più viva di quella dei cosiddetti etero. Mi piacerebbe solo che non si confondesse un'inclinazione privata con un modello pubblico.

L'omosessualità è un diritto, la sfilata gay è invece un esibizionismo che mortifica la loro dignità e la rende caricaturale. Vorrei che i bambini e gli adolescenti fossero educati al piacere e al dovere di formare una famiglia e non al primato assoluto dei desideri soggettivi; senza penalizzare chi per inclinazione naturale o per scelta poi si sottrae. Vorrei che non si ponesse sullo stesso piano una famiglia con padre madre e figli ad un triangolo omosessuale. Vorrei che si tutelasse pubblicamente la famiglia, come un bene pubblico, sociale e civile, naturale e culturale; lasciando le altre unioni, occasionali o omosessuali, alla libera sfera del diritto privato.

Mi piacerebbe vivere in una società che coltivasse valori pubblici e poi lasciasse a ciascuno nella propria vita la facoltà di assumersi le responsabilità di una scelta diversa, sulla sessualità e la famiglia, la bioetica e l'eutanasia. Ognuno viva come ritiene di farlo, a patto di non danneggiare il prossimo. Ma una comunità che voglia dirsi civiltà abbia pure il coraggio di indicare i valori comuni e non considerarli occasionali, neutri e soggettivi. Una comunità libera e civile non impone valori ma non si sottrae a educare e orientare.

Per il resto dico a Max, Cicci e Andrè: dividiamoci lo scoglio e la frittata. E chi arriva prima si prende il posto migliore, senza priority omo o etero.

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Buffamente, se prendiamo come riferimento il periodo Gen 2008 Luglio 2009 si scoprira' che

a. I prezzi medi ALLA PRODUZIONE sono diminuti del 3.5%

b. I prezzi medi AL CONSUMATORE sono aumentati del 2.4%

Ora se vi state chiedendo cosa significa io credo di aver capito questo: chi produce e' stato costretto dalla crisi a ridurre il prezzo di vendita dei suoi prodotti, chi vende invece ha ritenuto di lucrare un ulteriore ma signifcativo 2.4% pure nel corso della crisi ben nota.

Se sentite un forte bruciore dietro quando passate vicino ad un negozio, forse ora sapete un pezzo del perche'.

Fonte www.istat.it

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Buffamente, se prendiamo come riferimento il periodo Gen 2008 Luglio 2009 si scoprira' che

a. I prezzi medi ALLA PRODUZIONE sono diminuti del 3.5%

b. I prezzi medi AL CONSUMATORE sono aumentati del 2.4%

Ora se vi state chiedendo cosa significa io credo di aver capito questo: chi produce e' stato costretto dalla crisi a ridurre il prezzo di vendita dei suoi prodotti, chi vende invece ha ritenuto di lucrare un ulteriore ma signifcativo 2.4% pure nel corso della crisi ben nota.

Se sentite un forte bruciore dietro quando passate vicino ad un negozio, forse ora sapete un pezzo del perche'.

Fonte www.istat.it

Quoto.

E' tempo di sferrare sane mazzate a chi "ricarica" senza nulla produrre.

Posted
Buffamente, se prendiamo come riferimento il periodo Gen 2008 Luglio 2009 si scoprira' che

a. I prezzi medi ALLA PRODUZIONE sono diminuti del 3.5%

b. I prezzi medi AL CONSUMATORE sono aumentati del 2.4%

Ora se vi state chiedendo cosa significa io credo di aver capito questo: chi produce e' stato costretto dalla crisi a ridurre il prezzo di vendita dei suoi prodotti, chi vende invece ha ritenuto di lucrare un ulteriore ma signifcativo 2.4% pure nel corso della crisi ben nota.

Se sentite un forte bruciore dietro quando passate vicino ad un negozio, forse ora sapete un pezzo del perche'.

Fonte www.istat.it

Aiutami a capire: è diminuito del 3,5% il costo di produzione o il prezzo praticato al grossista?

E soprattutto: qual è la parte della filiera che si ingrassa di più? il produttore, il negoziante o (come molto più spesso avviene) chi ci sta in mezzo?

Posted (edited)

Il prezzo medio alla produzione e' il prezzo franco fabbrica o magazzino. Ovvero il prezzo praticato dal produttore al primo elemento della filiera. E senza consultare wikipedia :P

Su chi sia a guadagnare di piu' credo che ogni business sia soggettivo.

Tuttavia faccio riflettere su un esempio: i saldi. Ci sono dei capi di abbligliamento che si trovano ribassati oltre al 50% a volte del 70%. Ancora su questi esiste un, piccolo, guadagno.

Conosco personalmente un esercizio a Varese (Pullshop a Masnago), che vende la propria produzione, dove in selezionati periodi dell'anno si trovano capi d'abbigliamento ad 1 Euro o 5 Euro, immagino con profitto. Gli stessi capi sono reperibili in centro per costi almeno 10 volte superiori, gli stessi.

Attenzione, la riduzione totale dei prezzi fino a giungere al sottocosto non e' la soluzione, ma perlomeno un contenimento sarebbe auspicabile.

Per completare leasir aggiungo che nelle aziende sane un controllo FEROCE dei costi e' da sempre strumento di creazione valore per poter gestire riduzione di prezzi come quelli che vediamo. Quindi si puo' auspicare che ci sia stato anche una diminuzione del costo induztriale, ma questo e' confidenziale e l'Istat non accede ai dati.

In questo periodo di volumi produttivi molto volatili (un mese alle stelle, tre mesi alle stalle per esempio) l'unico modo sicuro di creare valore (utili, cash, schei) e' quello di resistere sui prezzi ed abbassare i costi. Qualche timido segnale di ripresa pero' si inizia a vedere: per esempio, i prezi delle materie prime nel 2010 sono previste gia' in rialzo

:rolleyes:

Edited by Ponchiaz
Posted
Se sentite un forte bruciore dietro quando passate vicino ad un negozio, forse ora sapete un pezzo del perche'.

Vicino, non credo basti; per il bruciore bisogna entrare e comprare.

E io, per quel poco che bazzico il centro di Varese, da un bel po' vedo vuoti, o quasi, tutti i negozi che non fanno parte di quelle catene in franchising magari omologanti ma molto low cost.

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