Franz#12 Posted July 3, 2009 Posted July 3, 2009 Minchia, sei riuscito a parlare di berlusconi anche quando si parlava di casini interni al PD... ma che c'entra?????? Mi chiedo cosa farà la sinistra quando SB sarà morto e non avranno più la foglia di fico per nascondere le loro vergogne ............. Il nome di b. lo scrivi tu... leggi bene! Tat parlava evidentemente di Cannella, Panetta... insomma quello delle diete!
tricky Posted July 3, 2009 Posted July 3, 2009 Minchia, sei riuscito a parlare di berlusconi anche quando si parlava di casini interni al PD... ma che c'entra?????? Mi chiedo cosa farà la sinistra quando SB sarà morto e non avranno più la foglia di fico per nascondere le loro vergogne ............. Se per questo mi chiedo anche cosa farà la destra. I peones zitti e silenziosi all'ombra inizeranno a darsele di santa ragione per avere finalmente un pizzico di visibilità. Se ne daranno tante che in confronto la sinistra sembrerà un gruppo sparuto di boyscout
ROOSTERS99 Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 (edited) Quantomeno, nel PDL non ci sono personaggi del "calibro" di Massimino.... , unico premier NON eletto dal popolo nell' era dei primi ministri indicati prima delle elezioni.... ma vaff.. !! L'ex premier: «Mi insultano ma sono meglio di quelli che ci sono adesso» D'Alema: «Scenari imprevedibili Per il premier è iniziato il declino» Il declino di Berlusconi «sarà complesso». E sul Pd: «La candidatura di Franceschini non regge» ROMA - D'Alema torna a parlare di «scenari imprevedibili» in Italia e di «inizio del declino» per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. L'ex premier Massimo D'Alema lo ha detto in una intervista a Radio Città Futura poco prima del suo intervento alla festa del Partito democratico: «Si avvia un periodo di incertezze e credo che nel paese possano aprirsi scenari anche imprevedibili». IL DECLINO DI BERLUSCONI - Alla cronista che gli chiedeva di Berlusconi e di un suo eventuale declino D'Alema ha replicato sottolineando: «Siamo in un momento del potere personale di Berlusconi che mostra anche però fragilità». Secondo D'Alema il suo declino «sarà complesso, frammentario: l'uomo non vuole mollare ma al tempo stesso è sempre più debole». Quindi «ci sarà un periodo di incertezza e nel Paese possono aprirsi anche scenari imprevedibili». INACCETABILE CON DONNE - Il modo con cui Silvio Berlusconi tratta le donne per D'Alema, è inoltre «volgare e inaccettabile». Quando l’intervistatore Antonio Polito gli chiede un giudizio sulla vicenda delle ragazze che frequentano le residenze del premier e sulla cena tra Silvio Berlusconi e alcuni giudici della Corte Costituzionale: Sono vicende estremamente imbarazzanti, però forse noi abbiamo un eccessivo ritegno a parlarne. Nessuna di queste due cene è completamente un fatto privato». CANDIDATURA DI FRANCESCHINI NON REGGE - Più tardi D'Alema, intervistato alla festa del Pd, ha affrontato le questioni interne al Pd a cominciare dalla candidatura di Franceschini, che «non regge». Dopo tante sconfitte subite da un gruppo dirigente, sostiene l'ex premier, due sono le strade: «O si dice "uniamo le forze" oppure non si può dire "mi ricandido per non far tornare chi c'era prima». Per D'Alema questo «non è il modo giusto nè utile al partito». «MARINO SERIO, MA NON E' L'UOMO GIUSTO» - D'Alema ha parlato anche della candidatura di Ignazio Marino: «È una persona seria che non fa parte di quel nuovismo ignorante del quale parlano i giornali ma non credo che sia l'uomo giusto in questo momento in grado di garantire un rilancio robusto del Pd». «IRRAGIONEVOLI GLI INSULTI DAL MIO PARTITO» - Il Pd perde tempo ad "insultare" le sue migliori personalità, tutto questo è irragionevole. Massimo D’Alema si lascia poi andare a uno sfogo: «Possibile che io debba essere insultato dal mio partito? Possibile che io che ho fatto il ministro degli Esteri, e ad agosto ero a lavorare per la pace in Libano anziché andare alle Maldive, debba subire questo? E’ ragionevole?». D’Alema si scaglia contro un partito impegnato a «demolire le sue personalità principali, che sono incommensurabilmente migliori di quelle che ci stanno adesso. E’ un fenomeno di autolesionismo». Le polemiche contro l’apparato del Pd sollecitano quindi il sarcasmo di D'Alema, che non risparmia una battuta quando gli viene posta la questione degli "apparati". «Noi dell’apparato - dice - abbiamo una struttura particolare che ci rende, direi, quasi indistruttibili». Aggiunge D’Alema: «Dove sono questi presunti apparati che frenavano il nuovo? Di che parliamo? Questa è una raffigurazione letteraria dei nostri problemi». «PRIMARIE? PARTITO VIENE INVASO» - Lo statuto del Pd va cambiato, le primarie per eleggere il segretario non vanno bene perché attribuiscono ai cittadini «il potere di demolire il partito o comunque di invaderlo, di occuparlo», ha detto ancora D’Alema. «Cambieremo lo statuto dopo il congresso. Le primarie le farei per decidere le liste per il Parlamento, se non ci sono le preferenze. Ma perché fare le primarie per il segretario del Pd? Votino gli iscritti per eleggere il segretario del partito». __________________________________ -2 al G8 ........ Edited July 6, 2009 by ROOSTERS99
ROOSTERS99 Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 5 luglio 2009 E’ un paese per vecchi Perché c’è una formidabile classe di anziani italiani che ai giovanotti dà lezioni su banche, aziende e partiti democratici C’è qualcosa di surreale nella periodicità carsica con cui, nel paese piu’ vecchio d’Europa, riaffiora il tema del ricambio generazionale. Lo riportano oggi alla superficie le vicende del Pd, dove – stando alle cronache – sarebbe in atto uno scontro tra generazioni. Andando in profondità si scopre tuttavia che lo scontro, al massimo, è all’interno di una stessa generazione, quella che va dal 1945 al 1965. Con effetti paradossali: il cinquantenne Dario Franceschini è ritenuto troppo anziano da una platea di quarantenni che preferirebbero come leader il sessantenne Sergio Chiamparino; mentre la stella nascente, simbolo di giovinezza, è Debora Serracchiani, 38 anni, che probabilmente usa già da tempo un buon antirughe. Resta sullo sfondo il dato di fatto principale, e cioè che il potere vero, nel nostro paese, è ancora detenuto dai nati attorno al 1930. Anno più, anno meno. Lo abbiamo constatato alle scorse elezioni politiche, dove l’inno alla giovinezza di Walter Veltroni è stato sconfitto a mani basse dal settantenne Silvio Berlusconi. Ma il problema è antico. Emblematico un episodio che risale alle politiche del 2006, quando Roberto Giachetti, quarantenne deputato della Margherita, decide di inserire in lista giovani veri. Ne seleziona quattro. Non se ne parla, gli rispondono i vertici, sono troppi. Ok, basterà uno. Segue una nuova telefonata: Roberto, non c’è spazio, o tu o lui. Giachetti si sacrifica: “Mi ritiro io, lasciate il posto a Davide”. A liste ormai chiuse terza e definitiva telefonata: “Mi dispiace, la candidatura del ragazzo non reggeva. L’abbiamo eliminata’’. Fuori tutti e due, il giovane Davide e il meno giovane Giachetti. Come stupirsi, dunque, che l’Italia sia in mano agli anziani, che la generazione più rappresentata nei luoghi di potere, in qualsiasi settore, resti quella nata negli anni Trenta e, in qualche caso, addirittura negli anni Venti? Al fenomeno non è stata ancora data una spiegazione univoca. In realtà ce ne sarebbero parecchie: chi è sconfitto tende a non uscire mai di scena, ma si ricicla, con il risultato che si sovrappongono generazioni a generazioni; la cultura delle regole è stata sostituita da quella delle relazioni, e chi è più anziano ne ha ovviamente di più; l’età media si allunga, si invecchia bene, in salute. E perché mai dunque un settantenne o un ottantenne in gamba, dotato di esperienza e di una fitta rete di relazioni, dovrebbe ritirarsi a vita privata? La risposta corretta sarebbe la seguente: “Perché da sotto lo spingono, fino a scalzarlo, le nuove generazioni: preparate, agguerrite e fermamente intenzionate a conquistare a loro volta il potere”. Ma non è così. La generazione che dovrebbe – o meglio, che già da tempo avrebbe dovuto – sostituire i padri e i nonni sembra non avere la forza, o la voglia, o la capacità, di farlo. Ed è esattamente questa la risposta che mi hanno dato molti esponenti della cosiddetta gerontocrazia all’italiana, quando li ho intervistati per un libro sul ricambio generazionale: “Vecchi e Potenti: perché l’Italia è in mano ai settantenni’’. Politici, ma anche banchieri, imprenditori, manager. A tutti ho chiesto per quale motivo fossero ancora in sella. Ho ricevuto risposte cortesi e talvolta divertite, ma anche assolutamente spietate: tutti hanno ribaltato sui giovani la responsabilità di non essere sufficientemente determinati nell’ascesa al potere, di averne un’idea astratta, di concepirlo come “dono” che le generazioni precedenti avrebbero dovuto, generosamente, elargire. Come il motorino a Natale. Lo dice chiaramente Franco Marini, classe 1933: “Nelle nuove generazioni manca il coraggio di proporsi, di affrontare confronti nei gruppi dirigenti. Noi non ci siamo tirati indietro su nessuna battaglia, ci siamo sempre schierati, rischiando. Non siamo restati alla finestra in attesa della cooptazione. A volte si vinceva, a volte si perdeva. Ma era così che ci si formava e che si conquistava spazio’’. Oggi Marini è uno dei punti di riferimento del Pd, guarda con diffidenza al ricambio e avverte: “Ok, largo ai giovani. Ma i vecchietti li vogliamo uccidere?’’. Certo che no. Perché se è facile indignarsi per come i supervecchi italiani si dimostrano coriacei quando c’è da lasciare il posto ai giovani, va anche riconosciuto che quando il sistema di potere basato sui vecchi si incrina ne deriva uno scombussolamento generale. E trovare un nuovo equilibrio è molto difficile. Lo ha dimostrato il travaglio della Fiat dopo la morte dei fratelli Agnelli, salvata dall’arrivo di Sergio Marchionne, certo, ma anche dal ritorno al comando dell’ultraottantenne Gianluigi Gabetti. Quando gli ho chiesto per quale motivo avessero richiamato proprio lui, ormai in pensione, la risposta di Gabetti è stata semplice e agghiacciante: “Perché non c’era nessun altro’’. Un tempo le cose andavano diversamente. Gli anziani di potere crescevano sotto di sé giovani di potere e, con coraggio, li chiamavano a condividerlo: Ciriaco De Mita, che affida l’Iri al quarantenne Romano Prodi; Gianni Agnelli, che pone il Corriere della Sera nelle mani del poco più che quarantenne Paolo Mieli; Giuliano Amato, che in una notte d’agosto del 1992 chiama il quarantenne Franco Bernabè e lo mette a capo dell’Eni squassato da Tangentopoli. Mi ha spiegato Bernabè: “Al posto di Amato, non so se mi sarei preso il rischio di affidare una impresa così colossale a un giovane come ero io all’epoca. Ce l’ho fatta, ma forse sono stato solo fortunato. O forse ce l’ho fatta proprio perché ero giovane e non avevo nulla da perderè’. Conferma Matteo Arpe, classe 1965: “Mi chiamarono ai vertici di Capitalia perché, probabilmente, ero il solo abbastanza giovane a spericolato da accettare una simile impresa’’. Oggi il problema non si pone. Nessuno corre più rischi del genere e giovani cui passare il testimone ce ne sono sempre meno. La Telecom è stata per la seconda volta affidata a Franco Bernabè, ormai sessantenne. Al Corriere della Sera nel 2004 è tornato Paolo Mieli, sostituito poi nelle ultime settimane da Ferruccio de Bortoli, che a sua volta lo aveva sostituito molti anni addietro. I manager invecchiano sulle loro poltrone, gli imprenditori stentano nella successione in azienda. Le grandi operazioni della finanza vengono ideate, e condotte, da banchieri over settanta. Quando (raramente) sulla scena economica si affaccia qualcuno “giovane e nuovo’’, capita che si tratti di figure alla Gianpiero Fiorani, alla Stefano Ricucci: non esattamente un modello di nuova classe dirigente. E analizzando le ragioni della crisi finanziaria mondiale, non è difficile individuare in una generazione di spericolati bankers quarantenni i principali colpevoli del disastro, compiuto in nome di una ricchezza immediata e quasi inconcepibile nella sua enormità. Sta di fatto che oggi, in Italia, si accavallano tre generazioni al comando. Gli ottantenni, molto simili anche quando sono apparentemente lontanissimi, legati da una solidarietà che deriva dall’aver vissuto le stesse vicende: Alfredo Reichlin e Gianluigi Gabetti, nati nel 1924, entrambi attivi nella Resistenza, hanno poi preso strade diverse: il primo tra i leader del Partito comunista italiano, l’altro mente finanziaria del grande capitale. Ma in comune hanno l’essere cresciuti in un mondo che è crollato sulle loro teste quando erano poco più che ragazzi, passando attraverso una temperie che li ha resi solidissimi. Dopo la guerra si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a ricostruire. Reichlin definisce la propria generazione quella dei “ricostruttori’’; Gabetti me ne ha descritto la potenza parlandomi della “rabbia del fare” che ha caratterizzato tutti i suoi coetanei e che oggi si è smarrita chissà dove. Dietro sono arrivati i settantenni. La vera classe dirigente. Nati negli anni Trenta, hanno iniziato la carriera nel momento magico del boom. E a questa generazione appartengono i più tosti fra gli industriali e, soprattutto i banchieri: da Giovanni Bazoli a Cesare Geronzi, entrambi classe 1933, ma anche politici come Franco Marini, Romano Prodi, Silvio Berlusconi e molti altri. I sessantenni e i cinquantenni sono invece i figli del Sessantotto. Il momento cruciale in cui “l’ordine costituito è volato in pezzi’’, come ha efficacemente riassunto Gabetti. E’ la generazione che oggi, secondo Massimo Cacciari, “ha fallito e deve cedere il passo. E’ una generazione a cui anche io appartengo (con qualche anno di meno, ma non abbastanza per chiamarmi fuori); se abbiamo fallito non so dire, certo siamo in qualche modo una generazione incompiuta; abbiamo avuto quasi tutto a portata di mano, ma non siamo mai andati davvero fino in fondo. Pietro Modiano, ex sessantottino, oggi banchiere, ha scolpito questo epitaffio: “Siamo stati una leva coraggiosissima. Seri, preparati, rigorosi, volevamo conquistare ogni cosa senza piegarci alla cooptazione. Ma questo oggi è il problema in Italia: si cresce solo per cooptazione, c’è sempre uno più vecchio di te che di chiama in alto, o ti respinge giù. L’occasione perduta è stata negli anni Novanta: lavoravamo per una società aperta, eravamo giovani davvero, non come oggi che siamo tutti finti giovani. Volevamo vincere, come nel ’68. Invece ci siamo lasciati cooptare ed hanno vinto le oligarchie’’. Parecchi anni fa, all’inizio dei Novanta, Gianni Agnelli, con uno dei suoi paradossi, propose di ‘‘rottamare i cinquantenni’’ (si trattava di risolvere il problema di sovraoccupazione alla Fiat, ancora non si era posto seriamente il problema contrario, e cioè di tenere più a lungo al lavoro i sessantenni). Oggi sembra altrettanto paradossale la richiesta di Cacciari, che tuttavia non è la prima: tre anni fa Luca Josi, ex giovane socialista, lanciò un appello alla classe dirigente perché si impegnasse a lasciare il potere raggiunti i sessant’anni. Molte le firme, poche quelle di chi il potere lo aveva davvero ottenuto; tra queste, Alessandro Profumo, ad Unicredit, classe 1957. Ma i sessanta per Profumo sono ancora lontani, vedremo. Non firmò, invece, Bernabè: “Io il potere me lo sono conquistato a fatica. Se lo conquistino anche loro”. Qualcuno (pochi) decide di lasciare a prescindere, in nome della qualità della vita: Francesco Greco, classe 1951, numero due della Procura di Milano, sostiene che si ritirerà dalla magistratura a sessantaquattro anni. Ne mancano sei, vedremo. Resta il fatto che questa affollatissima classe d’età comprende oggi una intera classe dirigente che ancora non ha compiuto la sua parabola per intero: da Massimo D’Alema a Luca di Montezemolo, tanto per riassumerne i due estremi. Schiacciati a lungo dai “vecchi’’ e ora pressati dai “giovani”, chiedere loro di uscire di scena è, forse, ingeneroso; ma soprattutto, dietro i cinquanta-sessantenni non sembra esserci quasi nulla. Mi ha detto Dario Franceschini: “La missione della mia generazione è sgombrare il campo dalle macerie e chiudere definitivamente la transizione. Dopo, i protagonisti della politica italiana saranno altri. Chi? Quelli che ancora non si vedono, ma che possono esserci’’. Vago, ma non del tutto campato in aria. Basta farsi un giro nelle liste dell’Anci, tra i giovani amministratori locali, dove gli under 35 sono ben 27.500, nascosti per lo più nei piccoli comuni. Seri, entusiasti, preparati, trasversali, le parole “identità”, “ideologia”, per loro hanno poco senso. Ragazzi e ragazze che fanno politica da tempo, sul territorio; ma a parlare con loro si fatica perfino a capire a quale partito appartengano. Sono amici più che rivali, uniti da una solidarietà generazionale che spesso supera la divisione politica. Se solo qualcuno decidesse di dar loro una chance, forse si potrà risolvere il problema. Ma ci vorranno anni. Per ora, quindi, teniamoci i cinquanta-sessantenni. Nunzia Penelope, collaboratrice del Foglio, è autrice del saggio “Vecchi e potenti. Politica, istituzioni, banche, imprese: perché l’Italia è in mano ai settantenni” edito da Baldini Castoldi Dalai © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Nunzia Penelope
Ale Div. Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 La doccia fredda di Bari Prosegue l'inchiesta sulle asl che con le piccanti rivelazioni delle ninfette berlusconiane avevano cercato di nascondere .... Scritto da republica.it Sabato 04 Luglio 2009 11:19 Racconta delle pressioni politiche, ricevute durante il suo mandato. Lea Cosentino, rimossa dall'incarico di direttore generale dell'Asl dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, ha offerto al pm Desirèe Digeronimo nuovi spunti e riscontri alle ipotesi investigative sull'esistenza di un "comitato d'affari" che avrebbe pilotato appalti e nomine nel mondo della sanità pugliese. "Lady Asl" con il magistrato ha parlato per cinque ore dopo aver chiesto di essere ascoltata. L'inchiesta è quella che il 6 febbraio ha portato alle dimissioni dell'ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco. La posizione di "Lady Asl" è marginale, tanto che si avvierebbe verso l'archiviazione. Ha infatti chiarito il suo ruolo e sembrerebbe anche allontanato una serie di sospetti. È andato anche oltre. La Cosentino, alla quale venerdì è stato notificato un avviso di garanzia nell'ambito di un'altra inchiesta, quella del pm Giuseppe Scelsi, ha parlato di pressioni politiche, delle quali in molti erano a conoscenza. E ha aggiunto che anche il presidente della Regione Nichi Vendola non poteva non sapere. Ma sono i particolari a rendere il contenuto dell'interrogatorio importante, fondamentale per l'inchiesta. Lea Cosentino (difesa dall'avvocato Francesca Conte) ha citato gli appalti al centro del fascicolo. Accennato alle nomine dei primari, ma soprattutto raccontato del rapporto tra i fornitori delle Asl e il mondo della politica. Dichiarazioni non generiche, ma puntuali che il magistrato e i carabinieri del reparto operativo stanno incrociando con i dati delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Ad ogni affermazione del manager corrisponde un'ipotesi già formulata dalla Procura che lavora all'indagine da più di un anno. L'inchiesta, al momento, conta quindici indagati tra manager delle Asl e imprenditori, accusati di aver pilotato gli appalti e di aver costituito "un'organizzazione criminale nella pubblica amministrazione". Lunedì, davanti al pm Digeronimo, comparirà il governatore Nichi Vendola che sarà ascoltato come persona informata sui fatti: spiegherà il contenuto di un'indagine interna avviata dalla Regione sul caso sanità. Intanto il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, commentando le dichiarazioni dell'imprenditore Enrico Intini (accusato di turbativa d'asta), chiarisce: "Intini dimostra di aver la memoria molto corta. Nel maggio del 2007, infatti, fui presentato al signor Intini dal professor Francesco Boccia, allora capo dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali, sotto il governo Prodi. In ogni caso mai abbiamo dato un appalto né a Intini né a Tarantini". Boccia puntualizza: "Presentare gli imprenditori che si rivolgevano alla Presidenza del consiglio a Bertolaso faceva parte del mio lavoro". Sta a vedere che lo scherzo delle escort gli va a .... mignotte !!
Ale Div. Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 -2 al G8 ........ Le "retroguardie" teppiste si sono scaldate ieri a vicenza... Le "retroguardie" culturali hanno preparato il terreno per il petardone e intanto litigano fra di loro... Occhi aperti, il golpe è sulla rampa di lancio .....
ROOSTERS99 Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Le "retroguardie" teppiste si sono scaldate ieri a vicenza...Le "retroguardie" culturali hanno preparato il terreno per il petardone e intanto litigano fra di loro... Occhi aperti, il golpe è sulla rampa di lancio ..... Lo penso anche io ; occhi aperti e tolleranza zero.
ROOSTERS99 Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 (edited) La doccia fredda di Bari Prosegue l'inchiesta sulle asl che con le piccanti rivelazioni delle ninfette berlusconiane avevano cercato di nascondere .... Scritto da republica.it Sabato 04 Luglio 2009 11:19 Racconta delle pressioni politiche, ricevute durante il suo mandato. Lea Cosentino, rimossa dall'incarico di direttore generale dell'Asl dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, ha offerto al pm Desirèe Digeronimo nuovi spunti e riscontri alle ipotesi investigative sull'esistenza di un "comitato d'affari" che avrebbe pilotato appalti e nomine nel mondo della sanità pugliese. "Lady Asl" con il magistrato ha parlato per cinque ore dopo aver chiesto di essere ascoltata. L'inchiesta è quella che il 6 febbraio ha portato alle dimissioni dell'ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco. La posizione di "Lady Asl" è marginale, tanto che si avvierebbe verso l'archiviazione. Ha infatti chiarito il suo ruolo e sembrerebbe anche allontanato una serie di sospetti. È andato anche oltre. La Cosentino, alla quale venerdì è stato notificato un avviso di garanzia nell'ambito di un'altra inchiesta, quella del pm Giuseppe Scelsi, ha parlato di pressioni politiche, delle quali in molti erano a conoscenza. E ha aggiunto che anche il presidente della Regione Nichi Vendola non poteva non sapere. Ma sono i particolari a rendere il contenuto dell'interrogatorio importante, fondamentale per l'inchiesta. Lea Cosentino (difesa dall'avvocato Francesca Conte) ha citato gli appalti al centro del fascicolo. Accennato alle nomine dei primari, ma soprattutto raccontato del rapporto tra i fornitori delle Asl e il mondo della politica. Dichiarazioni non generiche, ma puntuali che il magistrato e i carabinieri del reparto operativo stanno incrociando con i dati delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Ad ogni affermazione del manager corrisponde un'ipotesi già formulata dalla Procura che lavora all'indagine da più di un anno. L'inchiesta, al momento, conta quindici indagati tra manager delle Asl e imprenditori, accusati di aver pilotato gli appalti e di aver costituito "un'organizzazione criminale nella pubblica amministrazione". Lunedì, davanti al pm Digeronimo, comparirà il governatore Nichi Vendola che sarà ascoltato come persona informata sui fatti: spiegherà il contenuto di un'indagine interna avviata dalla Regione sul caso sanità. Intanto il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, commentando le dichiarazioni dell'imprenditore Enrico Intini (accusato di turbativa d'asta), chiarisce: "Intini dimostra di aver la memoria molto corta. Nel maggio del 2007, infatti, fui presentato al signor Intini dal professor Francesco Boccia, allora capo dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali, sotto il governo Prodi. In ogni caso mai abbiamo dato un appalto né a Intini né a Tarantini". Boccia puntualizza: "Presentare gli imprenditori che si rivolgevano alla Presidenza del consiglio a Bertolaso faceva parte del mio lavoro". Sta a vedere che lo scherzo delle escort gli va a .... mignotte !! Non so come finiranno le indagini e tantomeno possiamo sapere a quali e se mai si arriverà a sentenze, ma il dato di fatto è che Vendola ha AZZERATO LA GIUNTA REGIONALE. Mi chiedo come non abbia ancora presentato le sue dimissioni rimettendo tutto nelle mani degli elettori.... Edited July 6, 2009 by ROOSTERS99
tatanka Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Minchia, sei riuscito a parlare di berlusconi anche quando si parlava di casini interni al PD... ma che c'entra?????? Mi chiedo cosa farà la sinistra quando SB sarà morto e non avranno più la foglia di fico per nascondere le loro vergogne ............. La cosa "trista" è che ho fatto riferimenti ad almeno 4 partiti. Fra cui quello che tu votavi prima, quello che non vuoi votare e quello che hai votato.
Silver Surfer Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 (edited) Avrei delle domande. Forse ne avete già parlato in passato, ma...come fate ad apprezzare un partito che ha ricandidato Mastella? Inoltre: ma come si fa a definire di centro-destra un partito come quello Berlusconiano? Ma veramente credete nei pretoriani del Cav. quando definiscono di sinistra estrema :sick: dei liberali come il Prof. Sartori, Manlio Cancogni (infatti osteggiati nella puritanissima America ...) e Travaglio (invero vicino per tanti aspetti ed idee alla Destra storica...)? Mah, non capisco. Concordo invece sul fatto che non ci sia a Destra nessuno in grado di reggere l'impatto con La Gente tanto bene quanto il Cav., ma forse anche perchè lo stesso non permette a nessuno (tranne mignottame vario regolarmente scelto da lui...) di tentare la scalata... Edited July 6, 2009 by Silver Surfer
Virgus Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 (edited) Sono contento : il Silver si è rasserenato ! Edited July 6, 2009 by Virgus
Silver Surfer Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 (edited) Ecco, invece qs.argomento, fossi un Leader del centro-sinistra, non continuerei a cavalcarlo. Prima di tutto perchè il Cav. non ha certo bisogno che gli mandino le Escorts, visto il ruolo di Potere e Privilegio che ricopre. Cosa comune a chiunque detenga il Potere, sia chiaro. Poi anche perchè, a differenza degli Usa, era chiaro che in Italia qs.potesse risultare come una forza aggiuntiva a Suo pro... Edited July 6, 2009 by Silver Surfer
tatanka Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Da VareseNews"Poca gente al Sacro Monte". Critiche alla festa delle funicolari Il week end con la strada chiusa non convince. La manifestazione per festeggiare il borgo fa discutere La festa per i cento anni delle funicolari al Sacro Monte solleva perplessità. La due giorni non ha funzionato come si sperava, anche se domenica c’è stato un netto recupero dell’afflusso al monte, rispetto a un sabato deludente, e le presenze all'ombra del Mosè sono state quelle di una normale domenica. I commercianti del borgo si sono lamentati perché sabato le presenza erano in forte calo. Hanno chiesto, per cercare di recuperare, di aprire la strada. A metà pomeriggio, come conferma l’assessore alla polizia locale Fabio D’Aula, è stato dato l’ordine ai vigili di togliere i blocchi. La chiusura era stata decisa per incentivare la salita con la funicolare ma nella giornata di sabato, secondo i commercianti, le auto, una volta visto il blocco, facevano marcia indietro. Domenica la politica è stata diversa: il comune ha deciso di tenere aperto alle vetture fino a esaurimento posti e il blocco è stato attuato solo nel pomeriggio. Il parroco del Sacro Monte, don Angelo Corno, ha dichiarato che la politica per il Sacro Monte è sbagliata, e chiede che venga fatto un parcheggio per aumentare i posti macchina in cima. Secondo il prelato, la funicolare va chiusa perché non funziona e quanto accaduto domenica ne è la dimostrazione. “L’affllusso di auto è stato scarso” conferma l’assessore alla polizia locala D’Aula – ma bisogna vedere quello nei bus e con la funicolare”. Il presidente di Avt Maurizio Marino snocciola i suoi dati: “Sabato ci sono state 450 passeggeri, domenica 850. Sono il doppio del normale”. Per Avt sono stati due giorni positive, ma non risolvono i problemi della gestione economica delle funicolari che per essere in pareggio avrebbero bisogno di 300mila visitatori l'anno. I commercianti sono arrabbiati. Secondo loro il mercato sabato non ha funzionato e gli esercenti hanno chiesto a viva voce che la macchine potessero salire al borgo. L’assessore al commercio Salvatore Giordano è un po’ critico: “Quando fai una iniziativa per il commercio ambulante, ci devono anche essere delle presenze. L’accessibilità deve essere prevista. Il settore marketing del comune ha privilegiato la funicolare, ma non ha prodotto molto effetto. Io avevo detto in giunta: cerchiamo un parere dei commercianti del Sacro Monte”. I commenti positivi giungono dall'osservatorio astronomico che ha avuto una buona presenza di pubblico per le sue iniziative. Ha avuto parole di incoraggiamento il presidente della Pro loco di Varese Gianfranco Di Ronco; ha dichiarato che la gente non è più abituata alle iniziative al sacro Monte e che ci vuole pazienza. La funicolare è l'esempio numero 1 di populismo visto a Varese. Ma va bene così ...... La colpa è di Prodi; fino al 2006 avevamo 2000 giorni all'anno di alta stagione, poi il governo di centrosx + la siccità + le cavallette ........
Maurizio Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Ecco, invece qs.argomento, fossi un Leader del centro-sinistra, non continuerei a cavalcarlo.Prima di tutto perchè il Cav. non ha certo bisogno che gli mandino le Escorts, visto il ruolo di Potere e Privilegio che ricopre. Cosa comune a chiunque detenga il Potere, sia chiaro. Poi anche perchè, a differenza degli Usa, era chiaro che in Italia qs.potesse risultare come una forza aggiuntiva a Suo pro... Silver, il centrosinistra è il miglior alleato di Berlusconi.....
alberto Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Silver, il centrosinistra è il miglior alleato di Berlusconi..... a volte, l'unico...
Silver Surfer Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 psssss!è una vignetta ironica! Mah. A giudicare dalle tante pagine spese in qs.thread su qs.argomento, nonchè da quelle di giornali, telegiornali, commentatori e Leaders del centro-sinistra e sinistra...non si direbbe! :D
Silver Surfer Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 Silver, il centrosinistra è il miglior alleato di Berlusconi..... Verissimo. Soprattutto se basa la Sua Campagna solo su qs.argomenti nonchè sulle parole del Silvio ribaltandone regolarmente le posizioni e senza avere argomenti propri...
Silver Surfer Posted July 6, 2009 Posted July 6, 2009 a volte, l'unico... Beh...il PDL è forte a prescindere. Anche senza tanti appoggi esterni. A volte (senza una vera e seria opposizione), basta.
ROOSTERS99 Posted July 7, 2009 Posted July 7, 2009 Torniamo un attimo sulla Cina... 6 luglio 2009 La polizia paramilitare reprime i manifestanti nello Xingjang, 140 morti. L’estremismo filo al Qaida tra paure e pretesti Perché il potere cinese con gli uiguri è più feroce che in Tibet Non hanno una figura carisimatica e riverita in tutto il mondo come il Dalai Lama, corteggiato da tutti i salotti occidentali nei suoi pellegrinaggi di testimonianza per il Tibet. E subiscono invece le conseguenze di una campagna di propaganda del governo di Pechino, che ha buon gioco nel descriverli come sediziosi, islamisti, prossimi ad al Qaida. Gli otto milioni di cinesi uiguri che vivono nella provincia dello Xingjang due giorni fa sono finiti ancora una volta schiacciati dalla campagna di repressione e controllo permanente ordinata dal governo cinese. La polizia e le forze paramilitari cinesi non sono così brutali dai tempi della rivolta studentesca a piazza Tienanmen: secondo la stessa agenzia di stato, 140 uiguri sono stati uccisi a Urumqi, la capitale locale con più di due milioni di abitanti. I disordini sono scoppiati dopo il linciaggio in una fabbrica di giocattoli di due operai, accusati di stupro – ma il documento che prova l’accusa si è rivelato falso – dai colleghi cinesi. Gli uiguri sono scesi nelle strade per un gigantesco sit-in, ma le forze di sicurezza sono intevenute con i carriarmati. Pechino parla di “rivolta” e di negozi saccheggiati, i portavoce della minoranza di “pulizia etnica”. Come succede puntualmente, le comunciazioni sono state oscurate. Fanfou.com, la versione locale di Twitter, fnziona, ma tutte le parole chiave come “uiguri” o “Xingjang” non danno risposta. Un cordone di sicurezza isola l’area e cento esperti del governo nella lingua uiguri stanno arrivando per fiancheggiare la polizia. Lo Xingjang, nell’ovest, è la provincia più vasta del paese. La sua posizione naturale è strategica, perché è attraversata dalle rotte degli oleodotti che portano l’energia dal medio oriente, e anche le sue risorse sono considerate vitali: sotto i piedi degli uiguri c’è il 40 per cento del carbone della Cina. Il regime di Pechino controlla l’area con le sue misure più repressive. Ogni attività religiosa indipendente è equiparata al reato di “violazione della sicurezza dello stato” e come tale punita. Gli attivisti sono regolarmente arrestati e torturati e, a dispetto della popolazione rarefatta rispetto al resto del paese, gli uiguri sono il gruppo etnico che subisce più esecuzioni per “crimini contro la sicurezza dello stato” rispetto alle altre province. Per meglio controllare il territorio smisurato, Pechino ha deciso per l’ “hanificazione” forzata del paese. Popola l’area con i propri coloni di etnia Han – la razza cinese centrale, che sta anche impossessandosi del Tibet – e deporta le donne locali in età fertile. Secondo Reuters, ne ha già spostate a est 240 mila, per farle sposare a cittadini Han e per indebolire la minoranza etnica. Il risultato è che nello Xingjang la popolazione Han sta crescendo a velocità doppia rispetto a quella uigura. La campagna governativa però potrebbe sul lungo termine rivelarsi controproducente. La propaganda per rappresentare gli uiguri come minoranza ribelle in cui allignano pericolosi estremisti islamici filo al Qaida potrebbe diventare una profezia che si autoavvera. Uiguri sono andati ad addestrarsi nei campi di Osama bin Laden, prima e dopo l’11 settembre, e alcuni sono stati catturati e chiusi a Guantanamo (quattro, liberati e non riconsegnati alla Cina per timore delle torture di stato cinesi oggi vivono liberi alle Bahamas). La repressione cinese ha spostato gli elementi più temibili oltre il confine, in Pakistan, dove sono più esposti all’ideologia e ai contatti jihadisti, e da dove non possono che tornare rafforzati. di Daniele Raineri
Leasir Posted July 7, 2009 Author Posted July 7, 2009 La Stampa Bolscevica Inglese torna a gettare discredito sul nostro amatissimo presidente: Il Guardian cita delegati alla vigilia del summit: "Agenda inesistente gli Usa hanno fatto tutto il lavoro. La Spagna sarebbe un miglior membro" "Italia fuori dal G8, vertice caos" Frattini: "Una buffonata" Il "Financial Times": Kofi Annan ha scritto a Berlusconi, furioso per i mancati aiuti per l'Africa dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI "Italia fuori dal G8, vertice caos" Frattini: "Una buffonata" LONDRA - Un summit che sta "discendendo nel caos", su cui è meglio avere "basse aspettative" e che potrebbe addirittura produrre, oltre al rischio di nuove "gaffe di Berlusconi" e controversie sulla sua vita privata, proposte per "espellere l'Italia dal G8" e sostituirla con la Spagna. Sono le indiscrezioni raccolte dalla stampa estera tra le delegazioni degli altri paesi invitati al vertice che si apre domani all'Aquila e i commenti e le previsioni che alcuni dei più autorevoli giornali del mondo, dal Financial Times al Wall Street Journal, fanno sull'appuntamento internazionale che richiama i grandi della terra, e le luci dei riflettori, sul nostro paese. "Crescono le pressioni all'interno del G8 per espellere l'Italia, mentre i preparativi per il summit scendono nel caos", è il titolo del Guardian di Londra. Nell'assenza di qualsiasi iniziativa sostanziale da parte italiana per organizzare l'agenda del vertice, scrive il quotidiano della capitale britannica, "gli Stati Uniti hanno assunto il controllo", con un giro di conferenze telefoniche effettuate dai loro "sherpa", come si chiamano in gergo gli alti funzionari che pianificano i temi e le iniziative del G8, per "iniettare all'ultimo momento qualche significato" nell'incontro dell'Aquila. "Che sia un altro paese a organizzare le telefonate degli sherpa è un fatto senza precedenti", dice al Guardian un alto esponente della delegazione di un paese del G8. "Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non c'è stata organizzazione e non c'è stata pianificazione". La reazione di Frattini. Immediata e durissima la reazione del governo. "Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest. Il ministro ha poi definito una "buffonata" la notizia che gli Usa abbiano dovuto prendere in mano l'organizzazione del summit con una videoconferenza tra gli sherpa. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia c'è "un evidente fraintendimento" perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh. "Meglio la Spagna". Dice sempre al Guardian un altro diplomatico europeo coinvolto nei preparativi del vertice: "Il G8 è un club e per far parte di un club ci sono le quote d'iscrizione. L'Italia non ha pagato la propria". Le proteste dietro le quinte del summit sono arrivate al punto, prosegue l'articolo del Guardian, da far circolare suggerimenti di espellere l'Italia dal G8 o da un gruppo che ne diventi il successore. Una possibilità che circola nelle capitali europee, secondo il giornale, è che la Spagna, che ha un reddito pro capite più alto e versa in aiuti al Terzo Mondo una percentuale più alta del pil, "prenda il posto dell'Italia". Il ministero degli Esteri italiano, afferma Julian Borger, corrispondente diplomatico del Guardian e autore dell'articolo, non ha risposto a richieste di commentare simili critiche. Oltre alle fonti anonime, il giornalista riporta il parere di Richard Gowan, un analista del Centre for International Cooperation presso la New york University: "I preparativi italiani per il vertice sono stati caotici dall'inizio alla fine", dice il politologo. "Già in gennaio gli italiani dicevano di non avere una visione per il summit e che se l'amministrazione Obama aveva delle idee loro erano pronti a seguire le istruzioni degli americani". Il giornale conclude che l'Italia ha cercato di coprire la mancanza di sostanza aumentando la lista degli ospiti, che secondo una stima saranno ben 44. "Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è allargare l'agenda al massimo in modo da oscurare il fatto che non hanno un'agenda", dice ancora il professor Gowan. "Obama non ha bisogno di Roma". Giudizio analogo è espresso da un editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale, sul Financial Times. "Da settimane", scrive il quotidiano finanziario, "le notizie sulla vita privata del 72enne leader italiano sono stato un totale imbarazzo, ma la sua reputazione è calata per ragioni che vanno al di là dei recenti titoli di giornale". Il Ft afferma che Berlusconi è sempre stato giudicato all'estero come una figura controversa e imprevedibile. Durante il suo precedente governo, dal 2001 al 2006, Bush "aveva bisogno di corteggiarlo" perché Washington era in conflitto con Chirac e Schroeder, "ma oggi tutto è cambiato, Francia e Germania hanno leader fortemente pro-americani, sicché Obama non ha bisogno di essere tollerante verso Berlusconi come il suo predecessore". Il giornale cita le questioni che hanno irritato gli Usa e gli altri membri del G8: l'inadempienza dell'Italia sugli aiuti all'Africa, lo scarso interesse del premier italiano sull'impegno per combattere il cambiamento climatico, la sua ambizione di mediare sull'Iran e sulla Russia. "Le previsioni non sono buone", conclude il Financial Times, ricordando che la prima volta che Berlusconi presiedette un summit del G8 gli fu inviata una comunicazione giudiziaria (Napoli, 1994), la seconda volta il summit fu rovinato dalle proteste e dagli scontri (Genova 2001): meglio tenere "le aspettative vasse" per la terza volta. La lettera di Annan. Sempre sul Financial Times, un secondo articolo, firmato dal columnist più autorevole di affari internazionale Quentin Peel, rivela che l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, noto per essere uno dei diplomatici più tranquilli e posati della scena internazionale, ha perso la pazienza e ha scritto "una dura lettera personale" a Berlusconi, rimproverandolo per non avere mantenuto gli impegni da lui presi al precedente G8 sugli aiuti all'Africa. In proposito, un corsivo del Guardian ironizza che il premier italiano potrebbe venire ribattezzato "mister 3 per cento", come lo ha chiamato Bob Geldof, il cantante paladino degli aiuti ai paesi poveri, nel senso che Berlusconi "mantiene solo il 3 per cento delle promesse fatte". La ministra "in topless". A Berlusconi dedica la prima e la terza pagina anche il Daily Telegraph, il più diffuso quotidiano "di qualità" britannico. In prima pubblica una gigantografia di una giovane donna con una maglia traforata sotto la quale non indossa niente: "Quale leader europeo porta il suo ministro pieno di glamour al G8?" è il titolone che l'accompagna. La donna è Mara Carfagna, rivela un articolo a pagina 3, e il leader ovviamente è Berlusconi: "la modella in topless che è diventata ministro riceve il compito di intrattenere le moglie al G8", afferma il servizio all'interno, a causa dell'assenza di Veronica Lario che ha chiesto il divorzio accusando il marito di avere "rapporti copn minorenni" dopo la sua partecipazione alla festa per il 18esimo compleanno di Noemi Letizia. La Merkel e gli scatti con Silvio. Altri articoli sulle difficoltà logistiche e politiche del summit, che si sommano agli scandali sulla vita privata del premier, appaiono sull'Independent, sul Times e su giornali di altri paesi. Il Wall Street Journal rivela che lo scetticismo e la preoccupazione degli altri leader del G8 è tale che Angela Merkel ha confidato a un consigliere politico che starà attenta a come viene fotografata accanto a Berlusconi durante il summit "nel contesto delle prossime elezioni tedesche": un'immagine ridicola o offensiva accanto al premier italiano, si rende conto la cancelliera della Germania, potrebbe costarle la rielezione.
alberto Posted July 7, 2009 Posted July 7, 2009 interessante. per una volta non si potrebbe criticare a bocce ferme, ma dopo la partita? in ogni caso, bene o male che si facciano le cose, non cesseremo di essere una colonia britannica.
ROOSTERS99 Posted July 7, 2009 Posted July 7, 2009 (edited) ... spettacolari i giornali inglesi, nello sparar cagate sulle italiche genti, quando hanno una nazione, la loro, che mai è stata così in basso nella storia !! Saranno perfino costretti ad entrare nell' Euro.... e tanti saluti a Sua Maestà !! Le puttanate, poi, che miocuggino ha detto che Angela ha detto, sono davvero da zelig !! W l' Italia !! Edited July 7, 2009 by ROOSTERS99
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