ROOSTERS99 Posted June 14, 2010 Posted June 14, 2010 12 giugno 2010 Atti osceni e illiberali Lo spirito tabloid e la demagogia contro la privacy hanno conquistato un establishment che si voleva laico, liberale, azionista, democratico. E si ritrova conformista, in compagnia della destra giornalistica I giornali e i cidierre e la bella gente che fa “resistenza civile” non si rendono nemmeno più conto dei loro atti osceni in luogo pubblico contro la libertà della vita privata. La campagna contro il bavaglio ha toni surreali e si dirige sicura contro la libertà individuale. E’ il trionfo dello spirito tabloid, del fantozzismo guardone, della commedia all’italiana nella sua versione più scurrile. I siti dei giornaloni ripubblicano per l’ennesima volta la materia dello scandalo, gli origliamenti selvaggi che dovrebbero essere regolamentati dalla nuova legge approvata dal Senato, e dunque scommettono sui garbugli dei loro supponenti giuristi, nuovi chierici traditori della nostra epoca illiberale e parecchio infelice, su un governatore centrale che dice “passa da dietro” a un ospite, su un presidente del Consiglio che sussurra “ciao, ti chiamo domani, ho avuto una giornata pazzesca” a una ragazza con la quale ha trascorso la notte, su un capo della sinistra che scherza “abbiamo una banca!” con il compagno cooperatore, sui pettegolezzi telefonici del clan Ricucci, con il famoso “stamo a fa’ i froci cor culo dell’artri” . Ecco: lo slogan della campagna antibavaglio di Repubblica, depurato del romanesco che fa poco libertario, quello dovrebbe essere: facciamo i froci con le vite degli altri. Il fatto poi davvero impressionante e una punta grottesco è che si tratta di un gioco conformista al quale nessuno si sottrae, né la sinistra né la destra. La tesi di Repubblica, subita e avallata dai confratelli, suggerita e portata in palmo di mano da certi ceffi di mozzorecchi, giudici destrorsi trasformati in politici progressisti all’indomani delle loro inchieste e dei loro talk show fatti sulla pelle degli altri, giornalisti in fregola contrattuale che non trovano pace e fanno di mestiere le starlet della politica faziosa… questa tesi, dunque, è riassumibile così: il potere di Berlusconi attacca la libertà di indagine (sic!) e la libertà di stampa e di informazione. Ma da che parte stanno i giornali di Berlusconi e della destra combattente? Dalla parte di Repubblica, e della casta giornalistica con la quale condividono l’impianto della battaglia, almento sotto l’aspetto corporativo. E chi è immune dal vizio di trafficare in intercettazioni e pubblicare a tradimento? Non certo la famiglia Berlusconi, che per ritorsione fece avere al Giornale i nastri che davano parecchio fastidio ai Fassino, ai D’Alema e ad altri avversari. E davvero parliamo della libertà di informare sulla criminalità organizzata? No, perché la legge non riguarda mafia, ’ndrangheta e camorra. Quindi questa campagna, che è immotivata, che tende a far prevalere sul buonsenso e sulla civiltà liberale le ragioni di un quarto e quinto potere impazziti, e della giustizia d’assalto protetta dagli argomenti speciosi sul diritto di uno Zagrebelski perfino separato dalla cuginanza di Violante, è in realtà una campagna generalizzata contro un principio di profonda salute libertaria, la tutela della vita privata da assalti e intrusioni statali indebite, che in ogni paese civile del mondo è un valore sacrale, e qui da noi è per tutti, tranne poche minoranze viziose come la nostra, un disvalore e un abuso e uno scandalo intollerabile. Non importa che un ex pm militante come Gherardo Colombo abbia spiegato a La7, alla Lilli Gruber, che le intercettazioni sono sintomo spesso di pigrizia investigativa, che è grave violare la riservatezza delle registrazioni quando non riguardano la materia dell’indagine, che i magistrati dovrebbero “imparare a sintetizzare i loro provvedimenti senza riportare pedissequamente i contenuti delle intercettazioni o quelli dei verbali di polizia”. Non importa la verità. Importa rovesciare la frittata, e impostare la controversia, che nasce dalla volontà di abuso e di potere delle fazioni in permanente lotta contro il verdetto delle urne, come una disputa costituzionale tra difensori delle libertà civili e censori di stato. Con effetti di bruttezza e di frode che veramente non fanno onore ai giornali (della tv è inutile parlare, quella, la Gabanelli a parte, in Italia è ormai materia inerte). Bruttezza. Ma vi rendete conto? Silenziato il dissenso liberale. Prevale l’unisono corporativo. I cronisti giudiziari, che fanno un onesto lavoro ma dovrebbero riconoscere la loro dipendenza dalle fonti, il rischio di essere usati, e avrebbero per primi interesse a regolamentazioni rigorose della materia, per non diventare character killers, infamatori e diffamatori, come troppo spesso è avvenuto in passato, sono promossi al rango di editorialisti e guidano con argomenti speciosi, pro domo loro, la battaglia. Giornali che diventano volantini ginnasiali, pagine bianche e varia chincaglieria editoriale. Ma non è bastata la fine ingloriosa della guerra delle dieci domande? Fin dove porterete l’incontro spurio tra la pretesa azionista e protestante di purità e la loscaggine tabloid dell’inquisizione personale? Frode. Ci dicono che la stampa internazionale è preoccupata per l’Italia, per la sorte ria di questo paese in mano al conflitto di interessi, al demoniaco populismo berlusconiano, all’autoritarismo incipiente. Affollano le loro pagine di dichiarazioni delle grandi testate mondiali che sprizzano preoccupazione e indignazione. Noi andiamo a verificare, come vedrete nel pezzo sotto, e apprendiamo che tutti i corrispondenti esteri confermano: nel nostro paese non si fa così, la pubblicazione di pagine e pagine di intercettazioni come elementi di un romanzo criminale capace di sputtanare la classe dirigente, insomma Sputtanopoli, non è la nostra materia. E il corrispondente del giornale cileno aggiunge che da loro non ci si comporta come in Italia perché pesa il ricordo di Pinochet. © - FOGLIO QUOTIDIANO Elefantino
Ponchiaz Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 Ci sono dei rari momenti in cui essere un con-regionale di alcuni esponenti della lega non mi genera nausea. Poi leggo dei quattro scienziati di radio padania che esultano per il gol del paraguay e mi tocca prendere due etti di citrosodina cinese.
Dragonheart Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 Mi sembra che il merito della legge sia, almeno in parte, condivisibile. Epperò, i giornalisti fanno il loro mestiere, che è pubblicare le notizie. Che colpa ne hanno, loro, se c'è chi pensa a farle "uscire" (compresi i miei colleghi)? Quel che è certo è che paralizzare i lavori parlamentari per tenere nascoste valanghe di minchiate altrui, spesso a sfondo sessuale, è del tutto antistorico. A me fa paura questo, del presente: che il Paese segua il dibattito sulle intercettazioni con lo sguardo rapito con cui mio figlio guarda i suoi libri sugli animali. Non c'è in giro voglia di ripartire, ma desiderio di distrarsi. Non va bene.
Franz#12 Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 Ci sono dei rari momenti in cui essere un con-regionale di alcuni esponenti della lega non mi genera nausea.Poi leggo dei quattro scienziati di radio padania che esultano per il gol del paraguay e mi tocca prendere due etti di citrosodina cinese. Beh, io pensavo di portare una quindicina di paraguagi negli studi della radio in questione in occasione della prossima partita. Magari vado a cercarli nei Cpt
Ponchiaz Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 Aggiungo che l'uso volgare e semplicistico delle intercettazioni fatto da alcuni giornali ovvero pagine e pagine senza contesto o apparente finalita' che non fosse esisbire, riempire il vuoto del contenuto giornalistico o meglio di rilevanza giuridica ha sicuramente generato dapprima curiosita', poi dipendenza, poi assuefazione, da ultimo apatia. Oggi se uscissero tre pagine su intercettazioni di Dalema e La Russa che teorizzano di un golpe per mettere Renzo Bossi al governo, la cosidetta opinione pubblica si soffermerebbe probabilmente solo sul passaggio in cui i due dicono della Gelmini "Oh La Russa, bella sgnacchera la Gelmini!" "Eh lo so, Massimo...se ti interessa mi faccio dare il numero dal camerata di Cardano al Campo con il quale sta da mesi" "Quello con le ascelle che..." "Si, proprio lui! " La ggente saranno rincoglioniti, ma se la ggente lo sono sara' pure per come i giornali l'hanno imbesuita di contenuti di basso livello passati in quantita' da overdose.
corny Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 Ci sono dei rari momenti in cui essere un con-regionale di alcuni esponenti della lega non mi genera nausea.Poi leggo dei quattro scienziati di radio padania che esultano per il gol del paraguay e mi tocca prendere due etti di citrosodina cinese. La conferenza dei governatori: «Testo del governo senza condivisione nè sulle misure nè sull'entità del taglio» il governatore della lombardia: «vengono tolti i soldi ma non le funzioni» Manovra , la rivolta delle Regioni Formigoni: norma incostituzionale La conferenza dei governatori: «Testo del governo senza condivisione nè sulle misure nè sull'entità del taglio» Roberto Formigoni (Fotogramma) MILANO - Le Regioni non ci stanno. E bocciano i tagli della manovra ai loro bilanci. «La manovra è stata costruita dal governo senza condivisione nè sulle misure nè sull'entità del taglio, riproponendo una situazione di assenza di coinvolgimento diretto»: è quanto si legge in un documento approvato all'unanimità dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome. I governatori sottolineano anche come «sostanzialmente si riducono i margini della riforma del federalismo fiscale» e questo, scrivono, «è un problema gravissimo». ERRANI - Le Regioni sono disposte a fare fino in fondo la loro parte ma la manovra economica varata dal governo è «irricevibile e non sostenibile» perchè carica il peso dei tagli sulle Regioni per oltre il 50%. Non è equa e i tagli avranno ricadute pesanti su persone, famiglie e imprese». Il Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani lo sottolinea durante la conferenza stampa seguita alla riunione del parlamentino dei governatori, che ha varato all'unanimità un documento critico sul provvedimento economico del governo. «La nostra posizione - ha sottolineato Errani - è costituzionale. Non segnata da ragioni di schieramento politico. Non è corporativa. Non sta tutelando le risorse delle Regioni ma spiegando che i tagli avranno ricadute pesanti sul sistema territoriale». «Le Regioni vogliono partecipare e dare il loro contributo alla riduzione dei costi della pubblica amministrazione, all'interno di una manovra che si inquadra in un contesto europeo», ha detto Errani che ha aggiunto: «tuttavia riteniamo irricevibile e non sostenibile la manovra». Le Regioni, ha sottolineato ancora, «hanno ridotto il contributo al debito pubblico del 6%. Lo Stato centrale ha invece incrementato il suo di oltre il 10%». Le Regioni «sono pronte a fare la lotta agli sprechi e ai costi del funzionamento dell'amministrazione. È un dovere anche perchè c'è la crisi. Ma i tagli parlano di altro». A partire dal 2011 verranno tagliati 4,3 miliardi, ha sottolineato Errani, mettendo l'accento sulle «ricadute oggettive che riguardano le competenze fondamentali per i cittadini e le imprese», ma anche per l'applicazione del federalismo fiscale. «Con questa manovra - ha detto - sostanzialmente si riducono i margini per l'applicazione del federalismo fiscale». Mentre la Conferenza delle Regioni chiede «all'unanimità che ci siano tutte le garanzie perchè la legge 42 che introduce il federalismo possa essere applicata dal 2011 in tutte le sue parti». FORMIGONI - Durissimo anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni (Pdl), che, parlando nel corso della conferenza stampa ha spiegato che alle Regioni «vengono tolti i soldi ma non le funzioni: questo contraddice quanto disposto dalla Corte Costituzionale. C'è dunque un rischio di incostituzionalità della manovra, dal momento che la Corte Costituzionale afferma che deve esservi un collegamento diretto tra le funzioni conferite e le risorse necessarie per il loro esercizio». Per Formigoni è necessario «mantenere fermi i capisaldi» della manovra ma occorre «distribuire il carico dei sacrifici in modo proporzionale, come nelle famiglie un buon padre distribuisce il carico dei sacrifici su tutti i figli. Qui invece si carica su un figlio tutto il carico e il padre fa spallucce. Anzi, di più, siamo di fronte ad un padre sciamannato che ha aumentato il debito pubblico». Mentre le Regioni sono «figli virtuosi. Così non è sostenibile né equa e va cambiata», ha aggiunto Formigoni. COTA - Il capolavoro di equilibrismo politico lo compiva però il neogovernatore del Piemonte Roberto Cota (Lega) , che prima firmava il documento della Conferenza delle regioni e poi si dissociava. «Io condivido l'impostazione della manovra - ha detto Cota - è necessario che venga fatta». Nel documento approvato all'unanimità dalle Regioni - ha quindi proseguito - «viene confermato da parte nostra un atteggiamento costruttivo». Per Cota, infatti, non è a rischio il federalismo fiscale, «anzi, la manovra evidenzia che esso e necessario e indifferibile». Una posizione che non è piaciuta ad Errani che ha sottolineato: «Il documento che definisce irricevibile la manovra economica e nel quale si sostiene che questa mette a rischio il federalismo fiscale l’ha firmato anche lui». Questa è la parte più preoccupante della lega, manco capisce quello che dice o forse, ed è qui il problema, lo capisce troppo bene.... Basta con sta lagna del federalismo fiscale se poi ogni azione del governo va nella direzione opposta.
Virgus Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 Ci sono dei rari momenti in cui essere un con-regionale di alcuni esponenti della lega non mi genera nausea.Poi leggo dei quattro scienziati di radio padania che esultano per il gol del paraguay e mi tocca prendere due etti di citrosodina cinese. Ponch , uno sarà ben libero di tifare chi vuole , no ? Io stesso devo turarmi ben bene il naso per tifare una squadra con caccavaro ... Lo faccio , per carità , ma quel xxxxxxxxxx NON MI RAPPRESENTA . Però il calcio è un gioco , ed io , onestamente , posso tranquillamente anche farne a meno . A me fan più incazzare gli scienziati che dovrebbero rappresentarmi e che invece ... ( quel cerebroleso di cota , ricordato qui sopra da corny , è solo uno degli esempi più lampanti ... )
Dragonheart Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 (edited) Siamo diventati il Paese dei "no". Manovra economica, "no" di Regioni e Comuni. Intercettazioni, "no" da PM e Giornalisti. Stabilimento di Pomigliano, "no" della CGIL. Tra un po' leggeremo: "più figa per tutti: no dell'Arcigay (ma le lesbiche si dissociano)". Edited June 15, 2010 by Dragonheart
Ponchiaz Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 Virgus dai, risparmiati queste difese dei decerebrati di radio padania. Sono minchiate che facevamo noi quando avevamo quindici anni e gia' non facevano ridere. E' lo sbando mentale della lega in una delle sue forme.
Virgus Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 (edited) Virgus dai, risparmiati queste difese dei decerebrati di radio padania. Sono minchiate che facevamo noi quando avevamo quindici anni e gia' non facevano ridere. E' lo sbando mentale della lega in una delle sue forme. Non mi hai capito : io non difendo nessuno , penso solo che chi parla a Radio Padania ha meno capacità di chi governa il Piemonte ... ed è tutto dire ... E , soprattutto , dei 4 pirla di Radio Padania io posso anche fregarmene ... dei cosiddetti capi , no . Edited June 15, 2010 by Virgus
ROOSTERS99 Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 (edited) Comunque, ha ragione il Dragone ! Qui ci si infervora, impegna, incazza per una marea di "troiate" invece di rimboccarsi le maniche !! La storia del ddl sulle intercettazioni ha rotto il cazzo..... E la FIOM dovrebbe vergognarsi.....coi decerebrati radiofonici citati da Ponch... Edited June 15, 2010 by ROOSTERS99
Ponchiaz Posted June 15, 2010 Posted June 15, 2010 Roo, io comincio anche ad essere stanco di quel "Si dovrebbe vergognare!" Che tutti si scagliano addosso di recente. Sul caso Fiom io credo che nella situazione contingente stia a Entrambe le parti cercare di essere ottimisti sul contratto. Anche il Divo Marchionne dovrebbe piantarla, dall'alto delle sue due lauree e della sua raffinata cultura da maglioncino blu, di agitare lo spettro della chiusura (che e' poi secondo me quello che vorrebbe fare, se non fosse che la FIAT al di la' dei proclami e' tuttora un'azienda statale). Per negoziare cosi' non servono dei grandi esperti: bastano due egiziani al suk del Cairo, forse sono anche più tecnici. Ma intanto...
ROOSTERS99 Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 (edited) Roo, io comincio anche ad essere stanco di quel "Si dovrebbe vergognare!" Che tutti si scagliano addosso di recente. Sul caso Fiom io credo che nella situazione contingente stia a Entrambe le parti cercare di essere ottimisti sul contratto. Anche il Divo Marchionne dovrebbe piantarla, dall'alto delle sue due lauree e della sua raffinata cultura da maglioncino blu, di agitare lo spettro della chiusura (che e' poi secondo me quello che vorrebbe fare, se non fosse che la FIAT al di la' dei proclami e' tuttora un'azienda statale). Per negoziare cosi' non servono dei grandi esperti: bastano due egiziani al suk del Cairo, forse sono anche più tecnici. Ma intanto... E' vergognos schierarsi sempre e comunque per scelta "politica". Questo è quanto, da almeno 2 anni, fanno cgil/fiom. Nel caso di Pomigliano c'è in ballo molto, moltissimo per ciò che riguarda la produzione in Italia ed in particolare in una parte di essa già piuttosto sfigata; schierarsi "politicamente", invocando la Costituzione , rischiando migliaia di posti di lavoro è probabilmente più che vergognoso. Un negoziato da "suk del Cairo", come giustamente dici tu, non è certo il risultato delle "politiche" del solo Marchionne... Edited June 16, 2010 by ROOSTERS99
tricky Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 Roo, io comincio anche ad essere stanco di quel "Si dovrebbe vergognare!" Che tutti si scagliano addosso di recente. Sul caso Fiom io credo che nella situazione contingente stia a Entrambe le parti cercare di essere ottimisti sul contratto. Anche il Divo Marchionne dovrebbe piantarla, dall'alto delle sue due lauree e della sua raffinata cultura da maglioncino blu, di agitare lo spettro della chiusura (che e' poi secondo me quello che vorrebbe fare, se non fosse che la FIAT al di la' dei proclami e' tuttora un'azienda statale). Per negoziare cosi' non servono dei grandi esperti: bastano due egiziani al suk del Cairo, forse sono anche più tecnici. Ma intanto... Quoto. Marchionne come Casti quando minacciava di lasciare la Pall. Varese
ROOSTERS99 Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 Quoto. Marchionne come Casti quando minacciava di lasciare la Pall. Varese Ma va là........
corny Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 Brunetta plenipotenziario a Venezia Delegato dal governo a riformare la legge speciale. Cacciari: indecente Il ministro battuto nella corsa a sindacO Brunetta plenipotenziario a Venezia Delegato dal governo a riformare la legge speciale. Cacciari: indecente «Brunetto scherzetto!», ridacchiò Calderoli bocciando il collega Brunetta reo d’aver anticipato nel dicembre 2008 l’idea di mandar le donne in pensione a 65 anni. «Brunetto scherzetto!», deve aver ridacchiato oggi Berlusconi. I veneziani hanno trombato «Renatino» come sindaco? E lui glielo rifila come «delegato» governativo. Una specie di antisindaco. Tié. Il ministro dell’innovazione aveva scommesso forte, sulla conquista della sua città. Aveva portato in laguna, come sponsor, la bellezza di dieci ministri. Aveva sventolato l’appoggio del Cavaliere, il quale si era speso invitando gli elettori a compiere un «peccatuccio »: «Andate a riscoprire le vecchie fidanzate e convincetele a votare. Vi auguro di realizzare tutti i vostri sogni. Viva Venezia, viva l’Italia, viva la libertà». Aveva promesso di spostare la sede del comune da Ca’ Farsetti a Palazzo Ducale. Promesso la metropolitana sublagunare per rendere meno complicata la vita ai veneziani e arginare l’esodo, inesorabile da decenni. Promesso un nuovo «Rinascimento». Insomma, una campagna grandiosa. Sintetizzata dal titolo del Giornale berlusconiano alla vigilia del voto: «Brunetta sindaco a Venezia: se vinco investo 25 miliardi ». Uno in più della mega-manovra finanziaria di oggi. Macché: trombato. Per la seconda volta, dopo un primo assalto fallito anni fa. «Mi sono mancati i voti della Lega. L’elettorato della Lega è egoista, se ha un candidato suo lo vota, sennò si distrae... Certo è che se avessi avuto i voti leghisti che ha avuto Zaia avrei vinto al primo turno», si sfogò amaro dopo la batosta. «Non mi candiderò mai più al sindaco. Mai più». La decisione di paracadutarlo ora in laguna come plenipotenziario per la legge speciale, decisione destinata a incendiare le polemiche nel centrosinistra che proprio a Venezia aveva raccolto all’ultima tornata elettorale l’unica vera soddisfazione grazie alla vittoria al primo turno di Giorgio Orsoni, è sulla Gazzetta ufficiale. Dove il presidente del consiglio, a integrazione delle deleghe governative assegnate il 13 giugno 2008, decreta, «ferme restando le competenze delle Amministrazioni statali, delle Regioni e degli enti locali », di assegnare a Brunetta le «funzioni di impulso, promozione e coordinamento delle iniziative legislative dirette a modificare la normativa vigente in materia di salvaguardia di Venezia e della sua laguna». C’è chi dirà che, per carità, ogni polemica è inutile e pretestuosa. E che il decreto va letto per quello che è, parola per parola, alla lettera. Che non c’è alcun tentativo del governo di «commissariare» Orsoni, colpevole d’aver fatto mancare al Pdl e alla Lega (che da tre lustri conclude nella «capitale padana» la sua festa di settembre) l’agognato filotto che si sentiva già in tasca: regione, provincia, comune. E che insomma il ministro veneziano si occuperà soltanto di quella cosa là: coordinare «le iniziative legislative dirette a modificare la normativa vigente in materia di salvaguardia di Venezia e della sua laguna ». Punto. Anzi, possiamo scommettere che Brunetta sottolineerà di avere accettato il nuovo incarico solo per spirito di servizio e generosità. Per dare una mano alla città dove è nato, dove è cresciuto, dove ha conservato i suoi affetti. E che tutte le interpretazioni diverse sono malevole. Sarà... Massimo Cacciari, però, saputa la cosa, reagisce come se il governo delle destre avesse deciso di mandare in laguna, sessantasette anni dopo quel Giobatta Dall’Armi che concluse il suo mandato alla caduta del fascismo, una specie di nuovo podestà: «Dare una delega così al candidato trombato alle ultime elezioni, imporre dall’alto agli elettori veneziani l’uomo che hanno appena rifiutato con il voto è indecente». Non potrebbe invece dare davvero unamano a cambiare la legge speciale per Venezia? «Che quella legge va cambiata lo ripeto un sacco di tempo! », sbuffa l’ex sindaco veneziano. «All’ultimo comitatone», ormai un paio di anni fa, piantai un casino spiegando «evviva il Mose, ma è folle che tutte le altre opere siano bloccate per mancanza di fondi». Il solito Gianni Letta disse sì, giusto, è vero, occorre cambiare... Gli risposi che già nel 1996 avevo presentato una proposta di legge rifinita nei dettagli e che gli avrei mandato l’articolato. Lo feci. Non si sono neanche degnarsi di rispondermi. Neanche di dirmi: no, grazie. Zero. E adesso, salta fuori Brunetta! Brunetta! Brunetta! Quello che ama tanto Venezia che dopo essere stato trombato non si è presentato neppure alla prima riunione del consiglio comunale. Si è dimesso prima. Bel modo di rispettare gli elettori! ». Tanto più, sottolineano a sinistra, che la scelta di dare al ministro della funzione pubblica la nuova delega speciale, arriva dopo la non meno controversa nomina di Vittorio Sgarbi a sovrintendente del Polo museale di Venezia. Insomma, l’assedio alla città «rossa» capoluogo di una provincia, di una regione, di una Padania verdi e azzurre sarebbe appena cominciato.
ROOSTERS99 Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 (edited) Ricorderei, sommessamente, a Cacciari e Corny che Brunetta è Veneziano, Ministro e che alla ultime elezioni ha certamente perso, ma ha avuto quasi il 43% dei consensi dei votanti..... Edited June 16, 2010 by ROOSTERS99
tricky Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 Ricorderei, sommessamente, a Cacciari e Corny che Brunetta è Veneziano, Ministro e che alla ultime elezioni ha certamente perso, ma ha avuto quasi il 43% dei consensi dei votanti..... 43%??? 'Sti cazzi.... Scusa Roo, ma a casa mia il 43% contro un 57% è una sconfitta sonora. A maggior ragione se pensi che Brunetta è veneziano e quindi neppure un nome imposto dall'esterno. Detto questo (tanto era dovuto a Brunetta) la cosa non mi interessa poi molto e soprattutto non mi sorprende per nulla. Basti pensare a Storace sconfitto in Regione e un mese dopo diventato Ministro...
corny Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 Ricorderei, sommessamente, a Cacciari e Corny che Brunetta è Veneziano, Ministro e che alla ultime elezioni ha certamente perso, ma ha avuto quasi il 43% dei consensi dei votanti..... Brunetta ha perso. La maggioranza dei suoi compaesani non lo vuole, punto. Anche l'opposizione alle ultime politiche ha preso più del 40% dei consensi ..... dove vuoi parare.
tatanka Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 Ma soprattutto, un Ministro ha tempo libero per fare altro?
tatanka Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 A Malnate la Lega continua nella sua figura barbina. Ovviamente IMHO.
Virgus Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 Ma soprattutto, un Ministro ha tempo libero per fare altro? E mi ri-tocca quotare il Tat.
ROOSTERS99 Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 43%??? 'Sti cazzi....Scusa Roo, ma a casa mia il 43% contro un 57% è una sconfitta sonora. A maggior ragione se pensi che Brunetta è veneziano e quindi neppure un nome imposto dall'esterno. Detto questo (tanto era dovuto a Brunetta) la cosa non mi interessa poi molto e soprattutto non mi sorprende per nulla. Basti pensare a Storace sconfitto in Regione e un mese dopo diventato Ministro... Và che non erano 2 i candidati..... mi pare fosse un 43 a 51.... e Brunetta è (era) già ministro.....
ROOSTERS99 Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 (edited) Così cambierà la vita in fabbrica. La giornata di un operaio della Fiat a Pomigliano di Paolo Bricco Antonio Vernillo è un operaio della Fiat di Pomigliano d'Arco. Abbiamo immaginato insieme a lui cosa potrebbe succedere nell'autunno dell'anno prossimo, con la produzione della Panda a regime e l'attuazione dei cambiamenti organizzativi concordati fra azienda e sindacati, qualora questi fossero approvati dal referendum dei lavoratori del prossimo 22 giugno Antonio Vernillo, 47 anni, si stropiccia gli occhi al suono della sveglia puntata sulle 4 e 50 del mattino. Alzarsi a quest'ora è impegnativo, niente da dire. Soprattutto se è sabato. Le cose alla Fiat di Pomigliano si sono messe bene. È il novembre del 2011. Da qualche mese nella linea di Antonio non si montano più i vecchi modelli Alfa, ma viene realizzata la Panda, prodotta qui anziché in Polonia. Quattro giorni fa Antonio ha ricevuto la richiesta di lavorare di sabato, per uno straordinario che rientra nel monte di 120 ore all'anno concordato fra azienda e sindacati, 80 in più dell'era pre Marchionne. «Certo che ho detto di sì al mio caposquadra, ho fatto più di due anni di cassa integrazione a 800 euro al mese, con gli straordinari vado sopra i 1.300 euro netti», spiega mentre beve il caffè che la moglie Raffaella gli ha preparato, condividendo con lui le luci basse delle prime ore del mattino. Nella stanza accanto Mattia, di 9 anni, e Fabrizio di 13 dormono ancora. Antonio sale sulla macchina alle 5,20 e, nei dieci minuti di strada che ci separano dalla fabbrica, fa due conti: «Nei mesi più brutti, se non fosse stato per l'aiuto economico di mia madre Maria e di mia sorella Rosa...altro che quarta settimana...con due figli a scuola, i problemi li avevamo già alla seconda». Alle 6 è in linea, in uno spazio ridisegnato dai criteri logistico-organizzativi del World Class Manufacturing e del sistema Ergo Uas, che già hanno riconfigurato i profili delle fabbriche del gruppo Fiat-Chrysler. Metodi che ha appreso durante i corsi di formazione organizzati dall'azienda negli ultimi mesi di cig. «Stiamo imparando ad applicarli bene. Certo, adesso le pause sono passate da due di venti minuti a tre di dieci minuti...», sorride mentre alle 10 va alla macchinetta del caffè, che non sarà quello di Raffaella, ma non è poi tanto male. All'una e mezza, un po' provato e con la fame di chi in tutta la mattinata ha sgranocchiato soltanto un pacchetto di cracker, si dirige verso la mensa. Prima dell'accordo fra Fiat e sindacati, la pausa pranzo per il primo turno iniziava alle 10,30 e si concludeva alle 13. Adesso a mangiare si va a fine turno, sempre e comunque nell'ultima mezz'ora della giornata di lavoro, anche per provare a recuperare ogni briciola di produttività e per evitare ogni genere di dispersione professionale, in uno stabilimento che - dopo il periodo dell'Iri in cui il sindacalismo pseudorivoluzionario faceva il paio con il clientelarismo democristiano e gli influssi della malavita - nemmeno sotto il controllo della Fiat è mai stato un esempio di efficienza e di disciplina. A questo punto l'operaio metalmeccanico Antonio Vernillo esce dalla fabbrica e torna a casa, una abitazione più che dignitosa nel centro storico di Pomigliano, i muri che confinano con la Chiesa del Carmine. E, dopo avere aiutato il piccolo Mattia a fare i compiti, cede alla stanchezza e si butta sul letto, per riposarsi. Tre quarti d'ora e la moglie lo chiama. C'è da andare alla Parrocchia di San Felice in Princis dove Don Peppino Gambardella, negli anni 60 vicino all'esperienza dei preti operai e oggi il sacerdote più vicino ai dipendenti della Fiat, ha dato vita all'Osservatorio sulla politica e sulla legalità, in una cittadina che non è soltanto industria. Antonio è uno dei quindici parrocchiani che organizzano incontri e conferenze: «La cosa più bella è stata ospitare Padre Alex Zanotelli. Ci piacerebbe tanto avere un giorno Roberto Saviano», spiega. Alla sera di sabato, cena a casa Vernillo. Semplice semplice. Altro che ristorante. «Mica i problemi sono finiti - dice - abbiamo comunque il mutuo di duecento euro da pagare ogni mese per i lavori di ristrutturazione della casa. La mia famiglia non è mai finita con la faccia sott'acqua, ma sapesse quanti colleghi di Pomigliano hanno conosciuto amici degli amici in grado di fare un piccolo prestito... e che alla fine sono caduti nelle mani degli usurai». Una volta, Antonio partecipava al rito di civiltà tutta partenopea del "caffè pagato": bevi un caffè e ne paghi due, qualcuno che non ha i soldi entrerà nel bar dopo di te domandando se qualcuno ha lasciato appunto un "caffè pagato" e, in uno scambio fra sconosciuti, lo berrà. «Macché "caffè pagato" - afferma con malinconia - per lungo tempo non ho nemmeno potuto offrirlo agli amici, altro che agli sconosciuti». La domenica, assorbita la fatica delle sette ore e mezza di lavoro del giorno precedente, Antonio si alza riposato, fa colazione con la moglie e i figli. Tutti insieme vanno alla messa di mezzogiorno. A pranzo, i quattro mangiano maccheroni e mozzarelle fresche e, in un pomeriggio di autunno inoltrato, vanno a godersi il filo di tepore che filtra dalle nuvole autunnali al parco della Villa Comunale Papa Giovanni Paolo II. Questa sera, però, bisogna andare a letto presto. Domani, lunedì, per la prima volta Antonio Vernillo metalmeccanico affronta il turno di notte, il vero punto di discontinuità organizzativa che la Fiat ha concordato con i sindacati. A Pomigliano si era sempre lavorato su due turni. Melfi è da quindici anni su tre, come anche la Sevel in Val di Sangro. Adesso, nello stabilimento campano, si è passati a tre: una settimana lavori al mattino, una al pomeriggio e la terza di notte. Antonio è preoccupato. Non sarà una cosa semplice. «Ne ho parlato con mio cognato Antonio - spiega - lui qui a Pomigliano sta all'Avio, il gruppo aerospaziale. Fa da sempre i tre turni. Dice che la cosa è complicata, ma si può fare: nella settimana in cui gli tocca lavora di notte, al mattino resta sveglio e dorme di pomeriggio. Vediamo io come reagirò». Al mattino del lunedì, il nostro Antonio si alza con tutta calma e segue i consigli del cognato Antonio. Cerca di sbrigare tutte le commissioni possibili insieme alla moglie Raffaella. Insieme vanno a pagare le bollette, ci sono delle multe da saldare, bisogna fare la spesa grossa per la settimana all'ipermercato e servono il pane fresco e il latte per oggi. Nel pomeriggio, Antonio si corica e cerca di prendere sonno, anche se sonno non ha. Alle otto e mezza di sera Raffaella entra piano nella stanza ma lo trova già sveglio. Alle nove Antonio prende la macchina e torna allo stabilimento, dove il turno inizia alle 22. Passata la mezzanotte, in una delle sue pause, di caffè alla macchinetta ne beve due, perché lavorare è felice di lavorare, però dura è dura. Al termine di una notte trascorsa a montare Panda Antonio va in mensa e, alle cinque e mezza del mattino, per rimediare alla fatica riempie il corpo di calorie ingollandosi una tazzona di latte caldo, con i biscotti spalmati di burro e di marmellata. A quel punto, con le prime luci torna a casa. Aiuta Mattia a preparare la cartella e lo accompagna a piedi alla scuola elementare Frasso, vicino a Piazza Primavera. ilsole24ore.com Edited June 16, 2010 by ROOSTERS99
tatanka Posted June 16, 2010 Posted June 16, 2010 Così cambierà la vita in fabbrica. La giornata di un operaio della Fiat a Pomigliano di Paolo Bricco Antonio Vernillo è un operaio della Fiat di Pomigliano d'Arco. Abbiamo immaginato insieme a lui cosa potrebbe succedere nell'autunno dell'anno prossimo, con la produzione della Panda a regime e l'attuazione dei cambiamenti organizzativi concordati fra azienda e sindacati, qualora questi fossero approvati dal referendum dei lavoratori del prossimo 22 giugno Antonio Vernillo, 47 anni, si stropiccia gli occhi al suono della sveglia puntata sulle 4 e 50 del mattino. Alzarsi a quest'ora è impegnativo, niente da dire. Soprattutto se è sabato. Le cose alla Fiat di Pomigliano si sono messe bene. È il novembre del 2011. Da qualche mese nella linea di Antonio non si montano più i vecchi modelli Alfa, ma viene realizzata la Panda, prodotta qui anziché in Polonia. Quattro giorni fa Antonio ha ricevuto la richiesta di lavorare di sabato, per uno straordinario che rientra nel monte di 120 ore all'anno concordato fra azienda e sindacati, 80 in più dell'era pre Marchionne. «Certo che ho detto di sì al mio caposquadra, ho fatto più di due anni di cassa integrazione a 800 euro al mese, con gli straordinari vado sopra i 1.300 euro netti», spiega mentre beve il caffè che la moglie Raffaella gli ha preparato, condividendo con lui le luci basse delle prime ore del mattino. Nella stanza accanto Mattia, di 9 anni, e Fabrizio di 13 dormono ancora. Antonio sale sulla macchina alle 5,20 e, nei dieci minuti di strada che ci separano dalla fabbrica, fa due conti: «Nei mesi più brutti, se non fosse stato per l'aiuto economico di mia madre Maria e di mia sorella Rosa...altro che quarta settimana...con due figli a scuola, i problemi li avevamo già alla seconda». Alle 6 è in linea, in uno spazio ridisegnato dai criteri logistico-organizzativi del World Class Manufacturing e del sistema Ergo Uas, che già hanno riconfigurato i profili delle fabbriche del gruppo Fiat-Chrysler. Metodi che ha appreso durante i corsi di formazione organizzati dall'azienda negli ultimi mesi di cig. «Stiamo imparando ad applicarli bene. Certo, adesso le pause sono passate da due di venti minuti a tre di dieci minuti...», sorride mentre alle 10 va alla macchinetta del caffè, che non sarà quello di Raffaella, ma non è poi tanto male. All'una e mezza, un po' provato e con la fame di chi in tutta la mattinata ha sgranocchiato soltanto un pacchetto di cracker, si dirige verso la mensa. Prima dell'accordo fra Fiat e sindacati, la pausa pranzo per il primo turno iniziava alle 10,30 e si concludeva alle 13. Adesso a mangiare si va a fine turno, sempre e comunque nell'ultima mezz'ora della giornata di lavoro, anche per provare a recuperare ogni briciola di produttività e per evitare ogni genere di dispersione professionale, in uno stabilimento che - dopo il periodo dell'Iri in cui il sindacalismo pseudorivoluzionario faceva il paio con il clientelarismo democristiano e gli influssi della malavita - nemmeno sotto il controllo della Fiat è mai stato un esempio di efficienza e di disciplina. A questo punto l'operaio metalmeccanico Antonio Vernillo esce dalla fabbrica e torna a casa, una abitazione più che dignitosa nel centro storico di Pomigliano, i muri che confinano con la Chiesa del Carmine. E, dopo avere aiutato il piccolo Mattia a fare i compiti, cede alla stanchezza e si butta sul letto, per riposarsi. Tre quarti d'ora e la moglie lo chiama. C'è da andare alla Parrocchia di San Felice in Princis dove Don Peppino Gambardella, negli anni 60 vicino all'esperienza dei preti operai e oggi il sacerdote più vicino ai dipendenti della Fiat, ha dato vita all'Osservatorio sulla politica e sulla legalità, in una cittadina che non è soltanto industria. Antonio è uno dei quindici parrocchiani che organizzano incontri e conferenze: «La cosa più bella è stata ospitare Padre Alex Zanotelli. Ci piacerebbe tanto avere un giorno Roberto Saviano», spiega. Alla sera di sabato, cena a casa Vernillo. Semplice semplice. Altro che ristorante. «Mica i problemi sono finiti - dice - abbiamo comunque il mutuo di duecento euro da pagare ogni mese per i lavori di ristrutturazione della casa. La mia famiglia non è mai finita con la faccia sott'acqua, ma sapesse quanti colleghi di Pomigliano hanno conosciuto amici degli amici in grado di fare un piccolo prestito... e che alla fine sono caduti nelle mani degli usurai». Una volta, Antonio partecipava al rito di civiltà tutta partenopea del "caffè pagato": bevi un caffè e ne paghi due, qualcuno che non ha i soldi entrerà nel bar dopo di te domandando se qualcuno ha lasciato appunto un "caffè pagato" e, in uno scambio fra sconosciuti, lo berrà. «Macché "caffè pagato" - afferma con malinconia - per lungo tempo non ho nemmeno potuto offrirlo agli amici, altro che agli sconosciuti». La domenica, assorbita la fatica delle sette ore e mezza di lavoro del giorno precedente, Antonio si alza riposato, fa colazione con la moglie e i figli. Tutti insieme vanno alla messa di mezzogiorno. A pranzo, i quattro mangiano maccheroni e mozzarelle fresche e, in un pomeriggio di autunno inoltrato, vanno a godersi il filo di tepore che filtra dalle nuvole autunnali al parco della Villa Comunale Papa Giovanni Paolo II. Questa sera, però, bisogna andare a letto presto. Domani, lunedì, per la prima volta Antonio Vernillo metalmeccanico affronta il turno di notte, il vero punto di discontinuità organizzativa che la Fiat ha concordato con i sindacati. A Pomigliano si era sempre lavorato su due turni. Melfi è da quindici anni su tre, come anche la Sevel in Val di Sangro. Adesso, nello stabilimento campano, si è passati a tre: una settimana lavori al mattino, una al pomeriggio e la terza di notte. Antonio è preoccupato. Non sarà una cosa semplice. «Ne ho parlato con mio cognato Antonio - spiega - lui qui a Pomigliano sta all'Avio, il gruppo aerospaziale. Fa da sempre i tre turni. Dice che la cosa è complicata, ma si può fare: nella settimana in cui gli tocca lavora di notte, al mattino resta sveglio e dorme di pomeriggio. Vediamo io come reagirò». Al mattino del lunedì, il nostro Antonio si alza con tutta calma e segue i consigli del cognato Antonio. Cerca di sbrigare tutte le commissioni possibili insieme alla moglie Raffaella. Insieme vanno a pagare le bollette, ci sono delle multe da saldare, bisogna fare la spesa grossa per la settimana all'ipermercato e servono il pane fresco e il latte per oggi. Nel pomeriggio, Antonio si corica e cerca di prendere sonno, anche se sonno non ha. Alle otto e mezza di sera Raffaella entra piano nella stanza ma lo trova già sveglio. Alle nove Antonio prende la macchina e torna allo stabilimento, dove il turno inizia alle 22. Passata la mezzanotte, in una delle sue pause, di caffè alla macchinetta ne beve due, perché lavorare è felice di lavorare, però dura è dura. Al termine di una notte trascorsa a montare Panda Antonio va in mensa e, alle cinque e mezza del mattino, per rimediare alla fatica riempie il corpo di calorie ingollandosi una tazzona di latte caldo, con i biscotti spalmati di burro e di marmellata. A quel punto, con le prime luci torna a casa. Aiuta Mattia a preparare la cartella e lo accompagna a piedi alla scuola elementare Frasso, vicino a Piazza Primavera. ilsole24ore.com Articolo del caxxo. Se articolo può essere definito. Manca la descrizione di quando nel dicembre 2011 Antonio si è ammalato e di quando, nel Febbraio 2012 ha fatto uno sciopero. La questione Pomigliano andrebbe descritta con chiarezza non con fantasia. Quali sono le cose che non ha accettato la FIOM ? Non lo so e quindi non giudico ne prendo posizione, ma non mi pare che sia il turno di notte. Certo è che la FIOM deve ammettere che l'assenteismo a Pomigliano era inaccettabile e che bisogna risolvere la questione con qualche norma ad hoc.
Recommended Posts
Create an account or sign in to comment
You need to be a member in order to leave a comment
Create an account
Sign up for a new account in our community. It's easy!
Register a new accountSign in
Already have an account? Sign in here.
Sign In Now