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Direi che è assolutamente quotabile da cima a fondo.

:P

No, sai. Siccome mi sembra incredibile (e commovente) che siamo d'accordo mi sono girato per capire se sono io che sto guardando il mondo all'incontrario :lol:

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:P

No, sai. Siccome mi sembra incredibile (e commovente) che siamo d'accordo mi sono girato per capire se sono io che sto guardando il mondo all'incontrario :lol:

Ma , vedi , quando ragioni e scrivi in modo coerente e corretto , non vedo perchè non quotarti ! :lol:

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Ma , vedi , quando ragioni e scrivi in modo coerente e corretto , non vedo perchè non quotarti ! :lol:

:lol::P

P.S. Magari avessi lo stile di scrittura di Mughini....

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Io non capisco questo ostracismo verso Saviano...

In fondo racconta fatti e storie che succedono realmente, e anzi per troppo tempo non se ne è parlato in tv.

Sinceramente non ho colto odio verso il nord ma semplicemente dei dati di fatto che sembrano inconfutabili, in più non ha addossato la colpa su "noi" cittadini ma su chi come al solito se ne approfitta, almeno a me è arrivato questo messaggio.

Poi, Roo capisco che ti irrita una trasmissione del genere, ma se è "noiosa e inutile" questa, le altre come sono? Non so se avete in mente La vita in diretta, Verissimo, Studio Aperto, ecc ecc QUELLA E' TV DA EVITARE CASPITA, NON SAVIANO!!!

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Avvertenze per l'uso. leggetelo fino in fondo. Ma proprio fino all'ultima riga prima, eventualmente, di disprezzarlo

Giampiero Mughini

Firme contro Saviano: l’iniziativa de "Il Giornale" mi sembra miserevole

Un quotidiano milanese notorio per il suo accanimento fazioso, s’è messo a raccogliere fra i suoi lettori firme contro la presenza in tv di Roberto Saviano. Ora ognuno di noi può essere o non essere d’accordo con i contenuti delle lunghe “narrazioni” che Saviano fa in prima serata su Rai3, se del caso non ha che da premere il telecomando e scorrere via su un altro canale. Liberi tutti poi di criticarlo a mezzo stampa o su un’altra trasmissione televisiva. Quanto a me, non è che vada pazzo di quella sua aria da martire e questo mentre sta concionando in totale libertà e ben remunerato (entrambe le cose sacrosante). Detto questo, a me l’iniziativa de Il Giornale sembra miserevole.

Qualcuno l’ha paragonata al famoso appello del giugno 1971 in cui la bellezza di 800 fra intellettuali, uomini politici, registi cinematografici italiani misero la loro firma sotto un testo in cui il commissario Luigi Calabresi veniva definito “il capo torturatore” della squadra di poliziotti che alla sera tarda del 15 dicembre 1969 avrebbe prima torchiato e poi buttato giù dal quarto piano della questura milanese l’anarchico Giuseppe Pinelli. Un’accusa che era solo monnezza e che non poggiava su nessuna base di fatto, e da cui Calabresi sarebbe stato totalmente scagionato dall’accuratissima indagine condotta da un magistrato adamantino e di sinistra, Gerardo D’Ambrosio.

Solo che quando D’Ambrosio concluse la sua indagine, Calabresi era morto da tempo: il 17 maggio 1972, mentre usciva da casa, era stato assassinato da un killer che i tribunali italiani hanno più tardi individuato in Ovidio Bompressi, uno che ai tempi dell’omicidio Calabresi era un energico militante di Lotta continua. Un paragone possibile tra le due raccolte di firme? Nemmeno per sogno, e senza dire che io non sono minimamente d’accordo con quanti sostengono che l’appello del giugno 1971 armò la mano dell’assassino del maggio 1972. La firma sotto un appello e due colpi di pistola sparati alle spalle sono due gesti e due responsabilità di una natura completamente diversa. Quanto alle firme raccolte dal quotidiano milanese esprimono un’opinione, un’avversatività politico-ideologica, un accanimento fazioso. Ma non più che questo.

Semmai, e a voler accettare a tutti i costi il paragone, quella del giugno 1971 era un tragedia e laddove questa del novembre 2010 è una farsa. Una tragedia era l’Italia dove una bomba era esplosa in una banca milanese il 12 dicembre 1969 a dilaniare dei cittadini italiani che stavano facendo i conti del dare e dell’avere di fine settimana; una tragedia l’Italia dove un ferroviere anarchico entrò innocentissimo negli uffici della questura milanese e ne uscì cadavere; una tragedia l’Italia dove stava per debuttare quel terrorismo “rosso” che ucciderà in sequenza magistrati, poliziotti, giornalisti; una tragedia quella di un Paese dove la contrapposizione ideologica era tale che 800 fra intellettuali e uomini politici famosissimi diedero del “capo torturatore” a qualcuno senza avere il benché minimo appiglio di fatto.

Una farsa l’Italia di questi anni, dove se vuoi diventare un eroe devi impugnare il microfono di una trasmissione televisiva e dove le più grandi battaglie sono a colpi di “share” . E dove una bella ministra che fino a ieri era descritta più o meno come una mignotta dai giornali anti-Berlusconi, diventa su quegli stessi giornali una Giovanna D’Arco al momento in cui si mette a bisticciare con il capo del governo.

Quoto tutto !!

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Non ho sentito l'intervento a Ballarò.

Mi spiegate perchè sostiene di aver risolto il problema rifiuti?

E quella frase "al primo voto contro si va alle elezioni" è ancora valida?

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Non ho sentito l'intervento a Ballarò.

Mi spiegate perchè sostiene di aver risolto il problema rifiuti?

E quella frase "al primo voto contro si va alle elezioni" è ancora valida?

Perchè si rifiuta di credere sia un problema....

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Perchè si rifiuta di credere sia un problema....

Si rifiuta sui rifiuti??? Questa ti è venuta senza accorgertene, vero? :rolleyes:

Posted (edited)
.................

Poi, Roo capisco che ti irrita una trasmissione del genere, ma se è "noiosa e inutile" questa, le altre come sono? Non so se avete in mente La vita in diretta, Verissimo, Studio Aperto, ecc ecc QUELLA E' TV DA EVITARE CASPITA, NON SAVIANO!!!

Joe, una trsmissione del genera non mi "irrita", mi annoia a morte !!

Tutte le altre che hai citato, mi danno il voltastomaco, le ho attaccate spessissimo anche qui nel forum e le evito come la peste !

Detto ciò, di seguito, il commento del critico televisivo Aldo Grasso, col quale mi trovi quasi sempre in perfetto accordo come anche questa volta.

A fil di rete

«Vieni via con me»: un po' come a messa

Non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica

Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano ha generato molte discussioni, buon segno. C'è chi ha parlato di fine del modello tv berlusconiano (grazie a Endemol, che è di Berlusconi); c'è chi ha parlato di evento, alla Celentano; c'è chi ha parlato di un format capace di «usare la politica».

Difficile districarsi, anche perché un programma o è evento o è format (essendo finora impossibile standardizzare il fuori norma). Più interessanti, a mio avviso, gli spunti che sono presi a circolare su Internet.

«Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. La proposta degli elenchi, di ogni tipo, su ogni argomento, assomiglia molto alle litanie: più che alla vertigine della lista, lo spettatore cede volentieri al fascino della supplica accorata, alla devozione popolare, alla lamentazione come unica fonte di speranza e di conforto, al mantra. Volete una prova? A ogni voce degli elenchi provate ad aggiungere un ora pro nobis.

L'officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell'aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis.

E poi c'è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini. È una reincarnazione cinematografica. I suoi interventi (le sue parabole) sono incontrovertibili perché, segretamente, iniziano con una premessa: «In verità, in verità vi dico». Per non parlare di tutti i chierichetti che hanno preso parte al rito. Ok, andate in pace, la messa non è finita.

Aldo Grasso

24 novembre 2010

amen !! :lol:

Edited by ROOSTERS99
Posted
Joe, una trsmissione del genera non mi "irrita", mi annoia a morte !!

Tutte le altre che hai citato, mi danno il voltastomaco, le ho attaccate spessissimo anche qui nel forum e le evito come la peste !

Detto ciò, di seguito, il commento del critico televisivo Aldo Grasso, col quale mi trovi quasi sempre in perfetto accordo come anche questa volta.

A fil di rete

«Vieni via con me»: un po' come a messa

Non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica

Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano ha generato molte discussioni, buon segno. C'è chi ha parlato di fine del modello tv berlusconiano (grazie a Endemol, che è di Berlusconi); c'è chi ha parlato di evento, alla Celentano; c'è chi ha parlato di un format capace di «usare la politica».

Difficile districarsi, anche perché un programma o è evento o è format (essendo finora impossibile standardizzare il fuori norma). Più interessanti, a mio avviso, gli spunti che sono presi a circolare su Internet.

«Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. La proposta degli elenchi, di ogni tipo, su ogni argomento, assomiglia molto alle litanie: più che alla vertigine della lista, lo spettatore cede volentieri al fascino della supplica accorata, alla devozione popolare, alla lamentazione come unica fonte di speranza e di conforto, al mantra. Volete una prova? A ogni voce degli elenchi provate ad aggiungere un ora pro nobis.

L'officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell'aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis.

E poi c'è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini. È una reincarnazione cinematografica. I suoi interventi (le sue parabole) sono incontrovertibili perché, segretamente, iniziano con una premessa: «In verità, in verità vi dico». Per non parlare di tutti i chierichetti che hanno preso parte al rito. Ok, andate in pace, la messa non è finita.

Aldo Grasso

24 novembre 2010

amen !! :lol:

Ai critici rode sempre quando una trasmissione ha successo.

Preferisco assistere, ogni tanto, ad una bella messa che guardare la porcheria che la TV ci stà propinando.

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Ma perchè mai un partito in liquidazione ha, per la modica cifra di 97.740,00, acquistato una fiammante Bmw 750 benzina,

«tremila di cilindrata, 240Kw di potenza, immatricolata l’11 marzo 2010, intestata ad Alleanza nazionale, via della Scrofa 39, Roma, codice fiscale 80204110581 ??

Per chi mai sarà stata ?? :lol:

Mah !!!

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Ma perchè mai un partito in liquidazione ha, per la modica cifra di 97.740,00, acquistato una fiammante Bmw 750 benzina,

«tremila di cilindrata, 240Kw di potenza, immatricolata l’11 marzo 2010, intestata ad Alleanza nazionale, via della Scrofa 39, Roma, codice fiscale 80204110581 ??

Per chi mai sarà stata ?? :lol:

Mah !!!

una BMW 750 non può essere 3000 di cilindrata.

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Non sono incazzati, la vogliono trombare...... B)

B)

Ecco perchè nessuno ha mai contestato la bindi , quand'era ministro !

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Delitto del lago:

ergastolo per il marito

24 novembre 2010

LUGANO - Marco Siciliano è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie, Beatrice Sulmoni, 36 anni. La lettura della sentenza, attesa mercoledì pomeriggio per le 16,30 al Tribunale di Lugano, è slittata alle 19,15 ma è stata inesorabile: come ampiamente previsto, il fisioterapista di Chiasso dovrà scontare il carcere a vita.

Il giudice Agnese Balestra Bianchi ha accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero, Rosa Item, e sono state invece limate le richieste della parte civile: ogni familiare di Beatrice Sulmoni riceverà 75mila franchi per torto morale, oltre a una cifra di poco inferiore ai 7mila franchi per familiare per le spese legali (l'avvocato dei Sulmoni, Massimo Respini, aveva chiesto 150mila franchi a testa per i genitori, stessa cifra per il figlio e 50mila franchi a testa per i sei fratelli).

Marco Siciliano ha ascoltato la sentenza impassibile: non si è lasciato andare alle lacrime, come invece era accaduto in più di un'occasione durante le sue deposizioni. Volti commossi fra i familiari di Beatrice presenti al processo, che hanno reagito con grande compostezza ma che hanno preferito non rilasciare interviste (domani affideranno le loro considerazioni a un comunicato stampa).

_________________________

Ricordiamo che il cadavere fu trovato il 5 aprile 2010......

W la confederazione.....

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Perchè gli studenti sono incazzati con MaryStar ?

A pelle trattasi della solita impossibilità in questo paese di fare riforme vere.....

Nel merito, non sono molto ben informato : ho trovato questo materiale che mi pare piutosto convincente, ma magari Spiff B)

ci illumina con opinioni diverse....

26 novembre 2010

Si vota martedì

Pochi studenti e quattro finiani bloccano una riforma che piace a molti

Franzini (Statale di Milano): “Il novanta per cento dei docenti è d’accordo con il ddl Gelmini”

A compensare l’esiguità numerica dei combattenti anti Gelmini impegnati in una decina di città in manifestazioni di ottima visibilità, con la trovata di “occupare” i monumenti, la protesta contro la riforma dell’Università in discussione alla Camera si è ancor più trasferita sui tetti. E se il presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari, Mattia Sogaro, dice al Foglio che “le proteste che sfociano in violenze sono inaccettabili e non si possono in nessun modo condividere”, ieri, a far compagnia a Nichi Vendola – ha spiegato che “gli studenti sono vitalizzati dal rapporto con il cielo” – e al cantautore Antonello Venditti, sul tetto di una delle sedi romane di Architettura sono arrivati anche alcuni deputati di Futuro e libertà (Perina, Moroni, Granata e Della Vedova). Anche grazie a loro, in mattinata l’esecutivo è stato battuto su un emendamento, come già avvenuto martedì e mercoledì. Il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato che si andrà avanti fintanto che l’impianto sostanziale della legge rimarrà intatto, altrimenti preferisce ritirare il provvedimento. Avrebbe però chiesto ai deputati fli di non far mancare, martedì prossimo, l’appoggio ad alcuni emendamenti cruciali, prima del voto finale e dell’eventuale passaggio al Senato.

Ieri il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha chiesto un’approvazione veloce della riforma: “Sarebbe inaccettabile che per litigi interni cadesse”, perché “introduce elementi importanti come premiare il merito e migliorare la governance”. L’identico auspicio è stato espresso in un’intervista su Repubblica dal presidente della Conferenza dei rettori italiani, Enrico Decleva, che ribadisce la necessità della riforma Gelmini e nega che le università siano davvero in rivolta, mentre un appello firmato da decine di docenti e intitolato “Difendiamo l’università dalla demagogia” si schiera con la necessità di approvare la riforma (il testo completo e le firme sono sul nostro sito, www.ilfoglio.it).

E’ d’accordo con Decleva Elio Franzini, ordinario di Estetica alla Statale di Milano nella facoltà di Lettere e filosofia, di cui è stato preside fino a poche settimane fa. Al Foglio si dice convinto che “a condividere la riforma ci sia il novanta per cento dei docenti. Nella mia università, la terza in Italia, non è successo niente, a parte una ventina di ricercatori sul tetto”. Franzini considera “imprescindibile la riforma nella parte relativa al reclutamento, con cui si adegua la normativa italiana a quella europea e internazionale, attraverso il meccanismo dell’idoneità nazionale e della chiamata sulla base di un concorso locale tra gli idonei. E anche il tenure track – il ricercatore non è più assunto da subito a tempo indeterminato, ma nei sei anni a disposizione dovrà avere tempo e possibilità di ottenere l’idoneità, per poi concorrere a posti di professore associato e ordinario – lo troviamo identico in tutti i paesi d’Europa dove l’università non è ancora interamente privatizzata. E’ il modello francese: funziona”. Franzini aggiunge che “il problema dei finanziamenti scarsi esiste, e ha riguardato i governi di centrosinistra come ora il centrodestra. Ma il modello della riforma è buono. Chi va sui tetti la accusa di voler privatizzare l’Università: non è vero. Nella prima formulazione, un 40 per cento di esterni nei consigli di amministrazione poteva turbare alcune coscienze, ma oggi siamo a tre esterni”. Stessa confusione si fa “sulla pretesa abolizione delle facoltà. La facoltà come madre di tutto il processo universitario ha una diminuzione di peso, è innegabile, ma non è per forza un male, se dà alle singole sedi, a partire dalle loro possibilità e dalla loro tradizione, l’opportunità di disegnarsi statuti che diano peso o meno a strutture didattiche comuni”.

L’economista Fabio Pammolli, direttore dell’Imt Alti studi di Lucca, scuola statale a ordinamento speciale, pensa che la riforma Gelmini sia “assolutamente necessaria. Senza, il sistema universitario rimarrebbe sguarnito su aspetti fondamentali. Basti pensare a quello di finanza pubblica. Questa riforma introduce concetti di base: per la prima volta si parla di piani di rientro in caso di disavanzo e di commissariamento di enti in caso di mala gestione (ne abbiamo svariati esempi); per la prima volta si costringono gli organi di governo degli atenei ad avere strumenti di programmazione coerenti con l’autonomia, a fare programmazione pluriennale assumendosi la responsabilità delle scelte di allocamento delle risorse. A proposito: ci si lamenta della scarsità delle risorse, ma questo non c’entra con una riforma ordinamentale che consentirà di usarle meglio, poche o tante che siano, in situazioni in cui abbiamo avuto finora autonomia senza responsabilità”.

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25 novembre 2010

La riforma dello stato

Difendiamo l'Università dalla demagogia. Appello

E’ troppo tempo che l’Università italiana ha bisogno di una cura incisiva ed efficace. È troppo tempo che il mondo accademico aspetta una riforma capace di restituirgli il prestigio perduto. È troppo tempo che gli studenti italiani bravi e meritevoli non hanno più la possibilità di frequentare istituzioni universitarie competitive rispetto al resto dell’Europa e del mondo.

Pertanto i sottoscritti docenti universitari intendono ribadire il loro generale apprezzamento per il disegno di legge sull’Università in discussione in queste ore alla Camera.

Per più di un motivo:

– perché riorganizza e moralizza gli organi di governo degli atenei;

– perché limita la frantumazione delle sedi universitarie, dei corsi di laurea e dei dipartimenti;

– perché introduce norme più efficaci e razionali per il reclutamento dei docenti;

– perché stabilisce regole certe e trasparenti per disciplinare i casi di disavanzo finanziario e di mala gestione;

– perché fissa dei criteri di valutazione per le singole sedi universitarie e per i singoli professori;

questo provvedimento rappresenta un passo nella direzione giusta per cercare di far uscire l’Università italiana dallo stato di grave prostrazione in cui essa si trova.

Tutto è sempre migliorabile; anche questo disegno di legge lo è. Ma non ci sembra né logico né onesto invocare la diminuzione dei finanziamenti all’intero comparto dell’istruzione, provocati dalla difficile situazione finanziaria del Paese, come una buona ragione per respingere il provvedimento. Tanto più adesso che il governo sembra si stia trovando le risorse utili per avviare il necessario processo riformatore.

Ci sembra, inoltre, intollerabile che, dopo anni e anni di tanto sistematico quanto sterile ostruzionismo, una parte del mondo universitario e del corpo studentesco prepotente nei comportamenti ma modesto nelle dimensioni abbia saputo produrre solo una protesta demagogica fine a se stessa, dando spazio alla violenza di piazza e contribuendo al contempo a lasciare gli Atenei italiani fermi nel loro attuale stato di crisi.

Per aderire all'appello lascia un commento o invia una e-mail a r.delsanto@magna-carta.it

Fino ad ora hanno aderito i Docenti:

...........................

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25 novembre 2010

Le ipocrisie sulla pelle dell’università dei suoi fasulli paladini

Vedremo come finirà la sagra. Ma vi sono due questioni in ballo che ne rappresentano la manifestazione estrema e di cui sono ambigui protagonisti i “finiani”. Si parla continuamente dei ricercatori come “precari”, e magari chi legge le cronache ci crede, mentre i ricercatori sono dipendenti stabili che vanno in pensione a 65 anni. Ora, se si tratta di trovare quattrini per inquadrare nel ruolo di associati quei ricercatori che hanno già vinto un concorso, nulla da dire. Se si tratta di garantire a 4.500 (alcuni parlano di 9.000) ricercatori dei concorsi riservati per il passaggio ad associato, allora si tratta di un ope legis malamente mascherato, un atto demagogico che rischia di scassare la riforma prima ancora che parta.

Poi c’è la questione del ripristino di scatti di anzianità “meritocratici”, ovvero legati al merito. Anche qui circola la strana voce che debbano riguardare solo i più giovani. A parte l’ossimoro di scatti di “anzianità” per i “giovani” – che suscita notevole ilarità in giro – è grottesco che come primo titolo “meritocratico” venga introdotto quello dell’età. Secondo questo criterio gli “asini” di cui sarebbe piena l’università sarebbero soltanto i professori anziani. Se invece si tratta di una scelta demagogica, per ingraziarsi chi non è prossimo a togliersi di torno andando in pensione, allora lo si dica senza camuffarsi dietro la parola “meritocrazia”. In conclusione, la vicenda si sta rivelando come una partita puramente politica attorno alle sorti del governo in cui i temi dell’università e del suo assetto sono un mero pretesto per atteggiarsi a paladini (fasulli) del rigore e della cultura.

di Giorgio Israel

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Per un conflitto di interessi non entro nell'argomento. La mia compagna lavora nel settore scolastico... Cose da non credere... B)

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Per un conflitto di interessi non entro nell'argomento. La mia compagna lavora nel settore scolastico... Cose da non credere... :boxing[1]:

Invece daresti un contributo concretissimo....

se vuoi, in pm....... tengo al tuo parere ! B)B)

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Ti mando il mio, di parere. Non sono informato sulle riforme del mondo universitario, ma ti posso testimoniare sulla riforma delle scuole superiori, esendone direttamente interessato.

Mio figlio ha iniziato quest'anno le superiori, dopo aver visionato diverse scuole, ha scelto di frequentare il Liceo scientifico delle scienze applicata presso un istituto tecnico con indirizzo primario Chimica, dotato di laboratori veramente all'avanguardia, nel marasma della scuola italiana.

Bene, i tagli della Gelmini hanno colpito , tra l'altro,gli assistenti di laboratorio, che quindi vengono utilizzati pochissimo, da quest'anno. Ora essendo il suo indirizzo scienze applicate, senza i laboratori che min@@ia applicano?

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