Ponchiaz Posted August 19, 2011 Posted August 19, 2011 Tutta roba sensatissima come no sissì.... Dentro il listino Saldi folli a «Pazza Affari»: chi non vale il proprio tesoro Generali costa meno degli immobili, Eni un sesto delle riserve e Intesa a stento eguaglia la collezione d'arte Dentro il listino Saldi folli a «Pazza Affari»: chi non vale il proprio tesoro Generali costa meno degli immobili, Eni un sesto delle riserve e Intesa a stento eguaglia la collezione d'arte Immaginate questa scena: decidete di vendere il vostro appartamento e lo fate valutare. Il prezzo, vi dicono, è inferiore a quello del parquet della sala da pranzo. Cosa pensate? Più o meno la stessa cosa accade oggi in Borsa. Compagnie di assicurazioni che capitalizzano meno del valore dei propri immobili; società industriali che non valgono gli impianti; banche che hanno appena ricapitalizzato ma sul cartellino del prezzo i soldi freschi sono spariti. Verrebbe da domandarsi con un gioco di parole: siamo in "Pazza Affari"? Eppure le cose stanno proprio così. Prendiamo le Assicurazioni Generali: un tempo la compagnia era definita la Regina della Borsa. Prima della grande crisi, quella del 2007 iniziata con i subprime americani, valeva in Borsa 42 miliardi. Ieri, dopo aver perso il 4,5%, ne valeva 18. Il Leone di Trieste ha asset investiti per oltre 470 miliardi (l'equivalente di un terzo del Pil italiano), dei quali almeno 25 in immobili ed è appena diventata azionista di maggioranza di Citylife. Possibile che l'intera compagnia possa essere comprata con un assegno che vale due terzi del 7% circa degli investimenti propri, pari più o meno a 325 miliardi? E che dire di una banca come Unicredit, che ha interessi in 22 Paesi e una rete in 50 mercati? Quando, nel maggio 2007, è stata avviata la fusione con Capitalia l'istituto di Piazza Cordusio valeva circa 70 miliardi, quello romano 17-18. Oggi il prezzo in Borsa del predatore, che nel frattempo ha rafforzato il patrimonio con aumenti per 6 miliardi, equivale a quello di allora della preda: dopo la caduta di ieri del 7,2% la capitalizzazione è pari a circa 17,5 miliardi. Possibile che del "fiero pasto" sia rimasto solo il cibo? Per di più di un gruppo che può vantare un tesoro di 60 mila opere d'arte? E cosa dire di Intesa Sanpaolo? Quando si è cominciato a parlare di nozze, nella primavera del 2006, la banca milanese quotava circa 34-35 miliardi, la torinese 28. In tutto il valore di Borsa dell'istituto unito, che al debutto in Piazza Affari nel gennaio 2007 valeva 67 miliardi e che ha da poco concluso un rafforzamento da 5 miliardi, ieri dopo il calo di quasi il 10% viaggiava sotto i 20. Metà circa della sola Banca Intesa di allora. Possibile per un gruppo che, tanto per citare qualcosa di più «concreto» del denaro, ha una collezione di capolavori che annovera perfino Caravaggio, senza trascurare Balla, Boccioni, Carrà o De Chirico? Valutazioni impossibili, certo, ma i nomi danno forse più senso al nonsense delle quotazioni di Borsa. Stupisce di meno forse se si pensa che ai dati di allora la maxi fusione fra Unicredit e Capitalia aveva dato vita al «primo gruppo bancario dell'Eurozona, settimo al mondo», subito dietro il colosso inglese Hsbc. Mentre oggi la capitalizzazione di tutto il settore bancario italiano vale due terzi quella di Hsbc, che pure ieri ha perso il 5%. E così i paradossi allo sportello quasi non si contano: basti pensare al Banco Popolare, che ha realizzato un aumento da 2 miliardi all'inizio dell'anno e dopo aver perso ieri il 7,7% vale 2,2 miliardi, mentre la sola controllata (in modo pressoché totale) Credito Bergamasco, che ieri in controtendenza ha guadagnato l'1,65%, ne capitalizza 1,44. O a Mediobanca, che ieri ha ceduto il 2% circa e vale 5,5 miliardi, metà di quanto raccoglie la sola controllata Chebanca! Se poi si esclude dalla capitalizzazione la partecipazione in Generali, pari al 13,2%, la banca d'affari fondata da Enrico Cuccia «prezza» oggi 2,3 miliardi circa. Ma se la Borsa è pazza con le banche, spesso non lo è meno con le società industriali. Si prenda per esempio la Fiat: ieri ha lasciato sul terreno quasi il 12% e capitalizza circa 5 miliardi, circa metà di quanto sono valorizzati in bilancio i suoi impianti. Per comprare tutta Telecom (ieri meno 4,1%) bastano 11 miliardi: prezzo alto o basso? Debiti a parte la sola rete, quando se ne è parlato, si stima valga il 20% di più. E l'Eni? Il nostro colosso petrolifero, ieri anch'esso giù di quasi il 5%, è ancora il re del listino con 53 miliardi di capitalizzazione, anche se la crisi dal 2007 gli ha fatto perdere per strada circa 50 miliardi. Oggi però vale meno di un sesto del valore attuale delle «sue» riserve certe di petrolio. E circa un quinto di Exxon Mobil. Che, come Apple, quota «solo» 100 miliardi in meno di tutta, ma proprio tutta, «Pazza Affari». Sergio Bocconi 19 agosto 2011 10:33 www.corriere.it
Ale Div. Posted August 20, 2011 Posted August 20, 2011 Con buona pace dei tedeschi, se c'è una nazione cicala, che mette via i soldi, quella nazione è l'Italia. E dove mette i soldi?! In banca, in posta, sotto al materasso. Il materasso è attaccabile solo dal ladro-qualunque. Le poste sono ancora maggioranza statale. Le banche sono in borsa. Non riusciamo a prenderle?! Distruggiamole... È almeno da 30 anno che cercano di prendere i nostri soldi...... Siccome non siamo fra quelli che usano le carte di credito ....
alberto Posted August 20, 2011 Posted August 20, 2011 Con buona pace dei tedeschi, se c'è una nazione cicala, che mette via i soldi, quella nazione è l'Italia. E dove mette i soldi?! In banca, in posta, sotto al materasso. Il materasso è attaccabile solo dal ladro-qualunque. Le poste sono ancora maggioranza statale. Le banche sono in borsa. Non riusciamo a prenderle?! Distruggiamole... È almeno da 30 anno che cercano di prendere i nostri soldi...... Siccome non siamo fra quelli che usano le carte di credito .... apparte che il lapsus è troppo grosso per non farlo notare(cicala=che mette via i soldi? since when?), ma il debito pubblico italiano non lo hanno fatto i tedeschi. è ora di smetterla di guardare tutte le pirlate che ci ammannisce il mainstream mediatico, quando abbiamo accumulato più di 1.900.000.000.000 di euro di debiti. in lettere fa millenovecentomiliardi e rotti. fate bene caso che l'inettissimo governo vigente inventa manovre (sempre depressive) per somme che non arrivano mai neanche a sfiorare l'1% di questo debito, quindi tutte le manovre non fanno che coprire pochi mesi annui di interessi, senza toccare la sostanza. l'unico atto di coraggio possibile sarebbe ammettere quello che i numeri dicono molto chiaramente: siamo falliti. chiudiamo baracca e burattini e apriamo le liquidazioni. tutto il resto è noia. tra l'altro... ultima cosa: continuare a posticipare l'inevitabile, non fa che ingigantire il buco. questo stato è rapinatore e sprecone. chiudiamolo. per non riaprirne.
Ale Div. Posted August 20, 2011 Posted August 20, 2011 Sì infatti.... Mi riferivo a un articolo della stampa tedesca che ci accusava di essere cicale.. Gli italiani i soldi li mettono in banca. Poi c'è il debito pubblico, che io onestamente non ho ancora capito cosa è di preciso......
Ponchiaz Posted August 23, 2011 Posted August 23, 2011 Libero bengalese in libero stato I commercianti (abusivi) aperti h24 e la liberalizzazione da sfruttare "Negozi chiusi per ferie. Affari d’oro per gli abusivi". Il sillogismo mercatista, domenica, campeggiava come titolo delle pagine di cronaca di uno storico quotidiano romano. La realtà dunque, quella con cui alcune associazioni dei commercianti non sembrano voler fare i conti, è cristallina: se al consumatore offri più alternative e più tempo per fare le sue scelte, specie nelle ore e nei giorni in cui non lavora, è altamente probabile – anzi certo – che la sua tendenza a consumare aumenti di pari passo. A costo di arricchire il mercato nero. Qui non si intende elogiare la contraffazione del made in Italy, né dimenticare che il commercio abusivo alimenta i problemi di sicurezza delle nostre città. Il punto è un altro: se nella capitale di un paese che anche a Ferragosto è meta di flussi turistici significativi rispetto a tutti gli standard internazionali, “questo ipermercato del commercio abusivo – scrive il Messaggero – non chiude mai, è un drugstore che fa orario continuato”, se addirittura i “vu cumprà” si trasformano in “vu magnà” con “improvvisate e antigieniche tavole calde itineranti per sfornare in piena notte cibi esotici o semplicemente pannocchie”, se proprio a Roma è tanto e tale il successo riscosso tra i consumatori da questi imprenditori borderline, com’è possibile che le associazioni di categoria non si pongano il problema di rispondere alla situazione attuale senza invocare soltanto la repressione? Il governo, nella sua manovra di luglio, e con maggiore completezza in quella di agosto, ha fornito uno strumento magistrale (e perfino liberale) per mettere alla prova lo spirito d’iniziativa dei commercianti: ha infatti completamente liberalizzato orari e giorni di apertura per le attività commerciali. Alle associazioni di categoria basterebbe abbandonare certi toni un po’ paternalistici nei confronti dei cittadini – cui si chiede di meditare di più i loro acquisti, passare le feste in casa, riposare e far riposare, etc. – e riscoprire che noi comuni consumatori abbiamo tutti assimilato almeno una lezione del filosofo Adam Smith: “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse”. © - FOGLIO QUOTIDIANO ----------------------------------- Amen.
ROOSTERS99 Posted August 23, 2011 Posted August 23, 2011 (edited) Interessante proposta... PartitoNoTax Recuperiamo subito 10 miliardi anticipando i costi standard della sanità Dal 2013 con il metodo risparmieremmo 6 miliardi all'anno. Perché non farlo subito (e senza supertassa)? Anticipare l'avvento della disciplina dei costi standard nella sanità. Che poi, in sostanza, significa uniformare su base nazionale i costi di forniture e prestazioni di Asl e ospedali, attualmente soggetti a incomprensibili oscillazioni a seconda della regione. E non si dica che questa sarebbe decisione politicamente etichettabile, ché non si capisce come si possa considerare di destra o di sinistra l'aspirazione a eliminare discrepanze inspiegabili, tipo il fatto - chessò - che un'ecografia cardiaca possa costare 33,5 euro in Toscana e fino a 57 in Veneto (dati dell'Agenzia per i fondi sanitari regionali), o che lo stesso antibiotico possa essere pagato 8,20 euro in Emilia Romagna e 12,9 in Abruzzo (come appurato dalla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale). Tanto più che con la messa a regime dei costi standard, prevista per il 2013, si stima (studio Cerm) che si possano risparmiare fino ai 6 miliardi di euro l'anno. L'attuale Patto per la salute fra Stato e Regioni termina nel 2012, e - per l'appunto - l'anno successivo si cambia regime. Ma, vista la situazione, partire subito vorrebbe dire risparmiare da subito: se in teoria si cominciasse da oggi, da qui al 2013 vorrebbe dire quasi dieci miliardi. Che non sarebbe neanche male. PROFONDO ROSSO Le Regioni, in questo senso, si girano dall'altra parte. La sanità rappresenta in media il 73 per cento dei loro bilanci complessivi, e sono addirittura dodici quelle alle prese con dolorosi piani di rientro, visti i deficit accumulati negli anni e ormai insostenibili - sul Lazio pesa un rosso sanitario che supera il miliardo, la Campania arriva a 495 milioni. E anche se il disavanzo complessivo del settore, per le casse statali, è per la verità sceso - dai 3,25 miliardi del 2009 ai 2,45 del 2010 -, è acclarato che il capitolo sanitario sia uno di quelli su cui agire con decisione, per eliminare sprechi e inefficienze che soffocano l'economia del Paese. Perché anche quelle assurde differenze tariffarie, spesso irresistibile ispirazione per le inchieste giornalistiche sulla mala amministrazione sanitaria, diventano emblema di un Paese che non riesce - non vuole? - a finalmente disciplinare la spesa pubblica, nonostante il debito ci stia letteralmente divorando. Cioé: ma com'è possibile che la stessa attrezzatura per la Tac - lo stessa! - venga pagata 1.027 euro dalle strutture emiliane e 1.554 - più di 500 euro in più - da quelle campane? E per quale motivo la stessa protesi coronarica per biforcazioni - la stessa! - costa 205 euro agli ambulatori pubblici piemontesi e 214 a quelli toscani e invece 450, più del doppio, a quelli sardi? E perché, come rimarcato da un'inchiesta di Altroconsumo, in Puglia i principali esami di laboratorio costano mediamente il 56 per cento in più che in Emilia Romagna, mentre le visite specialistiche in Piemonte sono più care dell'82 per cento rispetto all'Umbria? LISTINI OSPEDALIERI Senza contare che questo disordine tariffario, che spesso nasconde clientele più o meno confessabili o anche solo parossistiche incapacità di gestione, porta a incongruenze sbalorditive: e dunque in Campania, a fronte del suo bilancio in rosso perenne, un elettroencefalogramma si può pagare 10,7 euro (ancora dati Agenas), mentre in Toscana s'arriva a sborsarne 33,5. Mentre è difficile capire come ingessarsi un dito nelle Marche (5,8 euro di costo) sia così diverso che in Emilia (8 euro). E una radiografia al torace effettuata in Abruzzo (15,49 euro) possa costare quasi la metà dello stesso esame e però eseguito in Friuli (27,90). Che poi è un discorso piuttosto superficiale, quello secondo cui questa declinazione del federalismo fiscale vada necessariamente ad assoluto sfavore delle regioni del sud - molte di queste hanno più volte chiesto l'allentamento dei vincoli proprio nel nome dello sforzo che stanno facendo per rientrare dal deficit, e però somiglia tanto a una forma di assistenzialismo equo-solidale, mentre d'altro canto anche le regioni a statuto speciale del nord temono di perdere privilegi non più sostenibili e perciò anch'esse mugugnano. Resta il fatto che, per dire: proprio la Commissione per l'attuazione del federalismo, che da quasi due anni spulcia i bilanci delle autonomie locali, ha elaborato una simulazione sulla base di criteri del tutto ufficiosi, e per l'appunto considerando i costi standard sarebbe stata la Sicilia che più di tutte avrebbe beneficiato di maggiori trasferimenti. Non che questo significhi automaticamente l'azzeramento tout court dei debiti, intendiamoci. Ma la speranza è che prima o poi ci si arrivi. Ecco, il punto è proprio questo: se si può, meglio prima. di Andrea Scaglia 23/08/2011 Edited August 23, 2011 by ROOSTERS99
Ponchiaz Posted August 23, 2011 Posted August 23, 2011 Certo che essendo questa una buona idea non si capisce, per essere gentili, la titubanza.
ROOSTERS99 Posted August 23, 2011 Posted August 23, 2011 Che poi ....... 10 Mil. così, 4 con l' ICI alla Chiesa............
corny Posted August 23, 2011 Posted August 23, 2011 Ma sti evasori è proprio così difficile stanarli? Basta recuperare anche solo il 10% dell'evasione, che hai già confezionato la manovra ..... Se poi ci aggiungi la lotta agli sprechi evidenziata da Roo e riduci il costo della politica hai anche i fondi per rilanciare gli investimenti per far ripartire l'economia. In una nazione con un'evasione fiscale da paura come la nostra, basarsi su quanto dichiarato al fisco per un contributo di solidarietà è da presa per il culo..... e lo dice uno che pagherebbe volentieri questo contributo di solidarietà
corny Posted August 23, 2011 Posted August 23, 2011 Dimenticavo, ieri mia moglie ha prenotato gli esami del sangue prescritti dal medico, sono 27 esami, spalmati su 4 impegnative, perchè un'impegnativa al massimo può contenere 8 prescrizioni. Ebbene ha pagato 165 euro!!!! di contributo al SSN. Grazie Silvio per non voler mettere le mani nelle tasche degli italiani.
davide Posted August 23, 2011 Posted August 23, 2011 Che poi ....... 10 Mil. così, 4 con l' ICI alla Chiesa............ Hai letto Facci? No, perche' quando in tempi non sospetti, circa 3 anni fa, ve le dicevo io queste cifre... Salumi e caci a tutti di nuovo da Kabul ragazzi!
ROOSTERS99 Posted August 24, 2011 Posted August 24, 2011 Dimenticavo, ieri mia moglie ha prenotato gli esami del sangue prescritti dal medico, sono 27 esami, spalmati su 4 impegnative, perchè un'impegnativa al massimo può contenere 8 prescrizioni.Ebbene ha pagato 165 euro!!!! di contributo al SSN. Grazie Silvio per non voler mettere le mani nelle tasche degli italiani. 27 esami a 165€ è un buon prezzo (circa 6€ l' uno), o no ??
ROOSTERS99 Posted August 24, 2011 Posted August 24, 2011 (edited) Ma sti evasori è proprio così difficile stanarli? Basta recuperare anche solo il 10% dell'evasione, che hai già confezionato la manovra .....Se poi ci aggiungi la lotta agli sprechi evidenziata da Roo e riduci il costo della politica hai anche i fondi per rilanciare gli investimenti per far ripartire l'economia. In una nazione con un'evasione fiscale da paura come la nostra, basarsi su quanto dichiarato al fisco per un contributo di solidarietà è da presa per il culo..... e lo dice uno che pagherebbe volentieri questo contributo di solidarietà Concordo in pieno con la tua ultima frase !! Sull' evasione ; quando la "caccia" si sposterà dalla Toscana in giù il gettito aumenterà esponenzialmente, quando mai...... Edited August 24, 2011 by ROOSTERS99
ROOSTERS99 Posted August 24, 2011 Posted August 24, 2011 Hai letto Facci?No, perche' quando in tempi non sospetti, circa 3 anni fa, ve le dicevo io queste cifre... Salumi e caci a tutti di nuovo da Kabul ragazzi! Ciao Davide !! Occhi aperti my friend, me racumandi !!!
tatanka Posted August 25, 2011 Posted August 25, 2011 Da corriere.it Quei super dirigenti statali pagati con un doppio stipendio Lo scandalo dei «fuori ruolo». Solo i magistrati sono trecento Il governatore Formigoni dice che i cittadini chiedono un segnale: vendere le Poste, la Rai, il patrimonio immobiliare. L'esperienza ha purtroppo insegnato che finora vendere significa svendere, o meglio, profitti privati e perdite pubbliche. Il ministro è sempre lo stesso, quello della cartolarizzazione più grande del mondo, ovvero la vendita degli immobili degli enti previdenziali, attraverso società di diritto lussemburghese, Scip 1, 2 e 3. Un fallimento pagato da noi e che qualcuno ha definito «romanzo criminale». Forse il cittadino avrebbe maggiore fiducia se a vendere fosse una nuova generazione politica. Certo è che il primo segnale che il cittadino, quello che deve continuare a tirarsi il collo, oggi chiede, è di farla finita almeno con privilegi che gridano vendetta e che si continua ad escludere dalla cura dimagrante. Era l'inizio di dicembre 2010, era appena stata varata una manovra di correzione dei conti pubblici con i soliti tagli lineari, quando invitammo, senza essere degnati di cortese risposta, la presidenza del Consiglio e il ministro Tremonti a provvedere all'eliminazione di una norma che non ci risulta applicata in nessun altro paese civile: l'incasso di uno stipendio per un mestiere che non fai ( www.report.rai.it ). Quando un dipendente pubblico viene chiamato a svolgere un incarico presso un ministero, una commissione parlamentare, un'authority o un organismo internazionale, va in «fuori ruolo». Trattandosi di incarico temporaneo, conserva ovviamente il posto, l'anomalia è che conserva anche lo stipendio, a cui si aggiunge l'indennità per il nuovo incarico. In sostanza due stipendi per un periodo di tempo spesso illimitato. Nel 1994 il Csm lanciava l'allarme, segnalando «il numero crescente dei magistrati collocati fuori ruolo, la durata inaccettabile di alcune situazioni, alcune superano il ventennio, quando non il trentennio... la reiterazione degli incarichi... con la creazione di vere e proprie carriere parallele». Domanda: è ammissibile che un soggetto che non lavora per un'amministrazione, ma lavora per un'altra, venga pagato anche dall'amministrazione per la quale non lavora? Sono bravi dirigenti dello Stato, sicuramente i migliori, visto che sono sempre gli stessi a passare cronicamente da un fuori ruolo ad un altro, lasciando sguarnito il posto d'origine perché non possono essere sostituiti, e i loro colleghi che restano in servizio si devono far carico anche del loro lavoro. E poi c'è il danno, il magistrato fuori ruolo percepisce anche l'indennità di malattia, mentre quelli in servizio la perdono. Per arrivare alla beffa, e cioè possono essere promossi, ovvero avanzare di carriera mentre sono fuori ruolo. Ad esempio Antonio Catricalà è fuori ruolo dal Consiglio di Stato da sempre, è stato capo gabinetto di vari ministri di schieramenti opposti, poi all'Agcom, fino al 2005 segretario della presidenza del Consiglio con Berlusconi, quindi nominato presidente dell'Antitrust. Non ricopre la carica in Consiglio di Stato, ma ciononostante nel 2006 da consigliere diventa presidente di sezione, e senza ricoprire quel ruolo incassa uno stipendio di 9.000 euro netti al mese che si aggiungono ai 528.492,67 annui dell'Antitrust. A fare carriera senza ricoprire la carica è anche Salvatore Sechi, distaccato alla presidenza del Consiglio con un'indennità di 232.413,18, e Franco Frattini, nominato presidente di sezione del Consiglio di Stato il 7 ottobre del 2009 mentre è ministro della Repubblica (che però risulta in aspettativa per mandato parlamentare). Consigliere di Stato è anche Donato Marra: percepisce 189.926,38, più un'indennità di funzione di 352.513,23 perché è alla presidenza della Repubblica. Il dottor Paolo Maria Napolitano oltre allo stipendio di consigliere di Stato in fuori ruolo, prende 440.410,49 come giudice della Corte costituzionale. Anche Lamberto Cardia, magistrato della Corte dei conti fuori ruolo, è stato 13 anni alla Consob, ma il 16 ottobre del 2002 è stato nominato presidente di sezione, «durante il periodo in cui è stato collocato fuori ruolo», specifica l'ufficio stampa della Corte dei conti, «ha percepito il trattamento economico di magistrato, avendo l'emolumento di 430.000 euro corrisposto dalla Consob, natura di indennità». Tra Consiglio di Stato, Tar, Corte dei conti, Avvocatura dello Stato e magistratura ordinaria, sono fuori ruolo circa 300 magistrati che mantengono il loro trattamento economico percependo un'indennità di funzione che a volte supera lo stipendio. Il commissario dell'Agcom Nicola D'Angelo ha sentito la necessità di rinunciare all'assegno e mettersi in aspettativa. Dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni riceve un'indennità di 440.410,49 annui, dall'agosto del 2010, dopo la manovra che tagliava gli insegnanti di sostegno nelle scuole per i disabili e gli stipendi dei dirigenti pubblici del 10%, ha rinunciato ai 7.000 euro al mese che prendeva da consigliere del Tar fuori ruolo. Una scelta personale, visto che non ci ha pensato Tremonti. D'Angelo dice di essere l'unico a porsi un problema etico, in effetti gli altri, ad esempio Alessandro Botto, consigliere di Stato fuori ruolo e componente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, con doppio stipendio, ha dichiarato di non sapere che si potesse rinunciare al doppio assegno. La giustificazione è che lo stipendio da magistrato serve ad integrare quello per la carica da dirigente perché non abbastanza remunerata. È proprio vero che all'ingordigia non c'è fine: il presidente della Consob spagnola prende 162.000 euro l'anno, quello delle telecomunicazioni 146.000, non un euro in più, e nessun magistrato prestato ad altre funzioni mantiene il posto e tantomeno lo stipendio. Le nostre associazioni dei magistrati hanno chiesto più volte di limitare l'uso dei magistrati fuori ruolo ai casi strettamente necessari, perché si può creare una pericolosa commistione tra ordine giudiziario e potere politico, oltre a quello di sottrarre centinaia di magistrati al lavoro di giudici per svolgere il quale sono stati selezionati e vengono pagati. Ma sicuramente alla politica che sceglie, dai capi gabinetto ai membri delle Authority, fa sempre comodo «valorizzare» i magistrati, sia penali che amministrativi, perché in atti dove si deve forzare un po' la mano, possono dare utili consigli. Allora, visto che in questi giorni ai cittadini verranno imposte lacrime e sangue, cominciamo ad eliminare elargizioni e benefici il cui accumulo rende impossibile perfino la quantificazione. Non sono questi i numeri che porteranno al pareggio di bilancio, ma certamente hanno contribuito a far sballare i conti e alla formazione di una cultura arraffona e irresponsabile. Una classe politica che non sa essere «giusta» incattivisce i suoi cittadini, e alla fine verrà condannata dalla storia. Milena Gabanelli e Bernardo Iovene
Leasir Posted August 25, 2011 Author Posted August 25, 2011 Senza parole. prima o poi qualcuno passerà ai fatti. e i tempi sono quasi maturi.
tatanka Posted August 25, 2011 Posted August 25, 2011 Senza parole. La cosa pazzesca è che giuridicamente è tutto corretto. I 100.00 Euro di stipendio del posto in cui non lavora gli vengono pagati perchè in realtà i 400.000 del posto che occupa non sono stipendio ma "indennità"
corny Posted August 25, 2011 Posted August 25, 2011 27 esami a 165€ è un buon prezzo (circa 6€ l' uno), o no ?? Se gli stessi esami venivano prenotati prima della manovra di luglio il ticket era di quasi 50 euro in meno..... adesso ogni ricetta ha un ricarico di più di 10 euro.
corny Posted August 25, 2011 Posted August 25, 2011 prima o poi qualcuno passerà ai fatti.e i tempi sono quasi maturi. Presente!
ROOSTERS99 Posted August 25, 2011 Posted August 25, 2011 E' tutto legale, come lo è anche sospendere tutto immediatamente !! E TETTO SULLE PENSIONI !! Tipo quella di Ciampi o Dini......... DECINE DI MILIONI AL MESE !!!
ROOSTERS99 Posted August 25, 2011 Posted August 25, 2011 Se gli stessi esami venivano prenotati prima della manovra di luglio il ticket era di quasi 50 euro in meno..... adesso ogni ricetta ha un ricarico di più di 10 euro. Vabbè, non mi pare la fine del mondo...........
corny Posted August 25, 2011 Posted August 25, 2011 Vabbè, non mi pare la fine del mondo........... Fossero solo i 50 euro hai ragione .... ma appena uno comincia ad avere problemi di salute ecco che i 50 euro lievitano a dismisura....
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