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Fossero solo i 50 euro hai ragione .... ma appena uno comincia ad avere problemi di salute ecco che i 50 euro lievitano a dismisura....

..e lì è la sfiga !! Very sorry !!

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Io non dubito che molti, se non tutti gli sprechi siano fatti a norma di legge.

Allo stesso tempo viene da chiedersi, in presenza di tali evidenze...cosa stiamo aspettando per cambiarla la norma di legge.

Soprattutto quando il cambio va come inq uesto caso a colpire una casta non esattamente filo governativa.

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Io non dubito che molti, se non tutti gli sprechi siano fatti a norma di legge.

Allo stesso tempo viene da chiedersi, in presenza di tali evidenze...cosa stiamo aspettando per cambiarla la norma di legge.

Soprattutto quando il cambio va come inq uesto caso a colpire una casta non esattamente filo governativa.

C'è anche il ministro Frattini se non ho letto male....

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omonimia.

..... A fare carriera senza ricoprire la carica è anche Salvatore Sechi, distaccato alla presidenza del Consiglio con un'indennità di 232.413,18, e Franco Frattini, nominato presidente di sezione del Consiglio di Stato il 7 ottobre del 2009 mentre è ministro della Repubblica (che però risulta in aspettativa per mandato parlamentare)......

Penso ci siano pochi dubbi...

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Ocio che tranquillo è morto...(dicono) :P

Povero Flavio ...

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..... A fare carriera senza ricoprire la carica è anche Salvatore Sechi, distaccato alla presidenza del Consiglio con un'indennità di 232.413,18, e Franco Frattini, nominato presidente di sezione del Consiglio di Stato il 7 ottobre del 2009 mentre è ministro della Repubblica (che però risulta in aspettativa per mandato parlamentare)......

Penso ci siano pochi dubbi...

Ah......però.... si salva solo il Berlusca , diciamocelo .... :lol::P

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Concordo con la primaparte.

Non credo, invece, che, almeno nel nord Italia, orefivi e farmcisti possano permettersi Unico da 20k euro.... ma magari sbaglio...

magari non sbagli, ma magari sì:

La fabbrica di 800 operai

che evade tutte le tasseLa Guardia di Finanza ha scoperto 800 dipendenti irregolari e 1,3 miliardi occultati al fisco. Sotto accusa una big del settore conciario. Tutto parte da due tangenti per evitare gli accertamentidi ROBERTO MANIA

ARZIGNANO, valle del Chiampo, distretto della concia, profondo nord-est, più o meno 25 mila anime, provincia di Vicenza, Italia. L'Italia laboriosa sì, ma che evade, che non vuole pagare le tasse e che fugge. L'Italia delle società fantasma, delle scatole cinesi, dei capitali all'estero. Del lavoro nero. La storia della Mastrotto scoperchiata da un'indagine della Guardia di Finanza è una storia tutta italiana. Del paese dall'evasione monstre da oltre 250 miliardi l'anno, dove chi evade è un furbo e non un mascalzone. E allora niente scontrini, niente fatture, niente dichiarazioni Iva. Niente tasse. Perché a questa Italia lo Stato non piace. Tanto ci sono gli altri che pagano. I fessi.

Ma la Mastrotto Group non è un'azienda qualunque. L'un per cento della produzione mondiale di pelle esce dagli stabilimenti vicentini, dove le Fiamme Gialle hanno scoperto 800 (dicasi 800) dipendenti irregolari. La Mastrotto, giro d'affari intorno al mezzo miliardo, fornisce Tod's e Ikea. La Mastrotto è globale perché sta anche in Brasile e Indonesia. Già, ma soprattutto nel Granducato del Lussemburgo e nell'isola di Man. Paradisi fiscali, si sa. Il sistema era di quelli sperimentati, oliato per anni, apparentemente perfetto: un reticolo di società europee, per sfuggire ai controlli del fisco italiano. Una società "madre" italiana che si appoggiava su due trust costituiti nell'isola irlandese che a loro volta transitavano attraverso quattro società in Lussemburgo. Due tangenti, però,

hanno bloccato gli ingranaggi. Tangenti (da 300 mila e 60 mila euro) a funzionari dell'Agenzia delle entrate per tentare di impedire gli accertamenti. Che hanno portato al "bottino": 106 milioni di euro evasi, 1,3 miliardi di redditi occultati, un milione e mezzo di versamenti Irpef di contributi Inps non pagati per gli 800 dipendenti irregolari, tonnellate di pellame vendute in nero, per un valore intorno ai 10 milioni, Iva evasa per due milioni. I fratelli Bruno e Santo Mastrotto, che mezzo secolo fa hanno lasciato i campi e fondato il gruppo partendo da un capannone, dovranno rispondere di corruzione, evasione fiscale totale e lavoro nero. L'azienda ha parlato di cifre "sproporzionate", di non aver evaso, e di aver pagato in nero solo gli straordinari ("prassi diffusa nel territorio").

Storia italiana, dunque. Ma tace il presidente della Confindustria di Vicenza, Roberto Zuccato. La Mastrotto è una sua associata. Parla, invece, Massimo Calearo, vicentino, predecessore di Zuccato alla guida degli industriali locali, ora parlamentare "responsabile" dopo essere stato eletto nelle liste del Pd. Calearo conosce la famiglia Mastrotto. "Sono rimasto stupefatto", dice. Poi spiega che è in atto un passaggio generazionale. Che Chiara (figlia di Bruno) sta prendendo in mano le redini dell'azienda e che sia stata proprio lei a riconoscere "che non si poteva più andare avanti in quel modo". Sostiene Calearo: "Ha rotto un tabù". Che poi vuol dire accettare di pagare le tasse. "Sì - aggiunge -, ma quello della concia è un sistema che gira in quel modo". Non è il nord-est, insomma. Lo dice anche Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord-Est: "Direi che non è proprio la norma. Anzi. Poi se vogliamo individuare delle spiegazioni, ma non delle giustificazioni, possiamo cercarle nella difficile competizione mondiale, negli alti livelli di tassazione e nella cultura delle piccole imprese a non aprirsi all'esterno".

Solo un paio d'anni fa, sempre ad Arzignano, c'era già stato il caso del super-evasore Andrea Ghiotto, considerato il re della frode fiscale nella "concia-connection". Ma Ghiotto andava in giro con belle donne, macchine di lusso. Insomma si faceva notare. I Mastrotto no. Vita discreta, villetta in collina. Nessuna ostentazione. Con la moglie di Bruno Mastrotto impegnata nel volontariato per aiutare l'integrazione dei bambini extracomunitari. "Danno milioni all'Africa!", dice Calearo. Potremmo dire che è proprio l'Italia dell'evasione. Come sosteneva ieri un lettore ("Coramedentro") sul sito del Giornale di Vicenza: "Basta girare per i bar di Arzignano in borghese per sapere quello che da noi tutti sanno ovvero che i grandi maestri dell'evasione sono loro assieme ai noti commercialisti del paese. Ovvero i più grandi gruppi conciari della valle e anche d'Italia. I piccoli si sono adeguati per restare sul mercato. Speriamo che le Fiamme gialle comincino a domandare anche alle aziende di prodotti chimici e ai tanti mediatori di pelli grezze e non, che da anni fanno tanto nero quanto i loro clienti. Torneremo alle filande! E smettetela, cari concittadini, di prendervela con il Ghiotto e continuare e salutare e riverire migliaia di disonesti che conosciamo tutti. Suvvia...". Suvvia.

(27 agosto 2011)

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Ultime parole famose

La Lega: non toccheremo le pensioni ....

Pensioni: riscatto laurea, la nuova soglia dei 40 anni effettivi per poter lasciare

Ma le annualità riscattate continueranno a essere utili ai fini del calcolo della pensione

ROMA - Il governo stringe il rubinetto delle pensioni con 40 anni di contributi. Finora i lavoratori con 40 anni di versamenti erano riusciti a sfuggire a tutte le più importanti riforme della previdenza, nel senso che potevano continuare ad andare in pensione senza la necessità di raggiungere un'età minima. Questo rimane. Dal 2012 però serviranno 40 anni di lavoro effettivo, al netto del riscatto della laurea e del servizio militare.

In realtà, una prima stretta questa categoria l'aveva subita l'anno scorso incappando, come il resto dei lavoratori, sia nella «finestra mobile», che ritarda il pensionamento di un anno dal raggiungimento dei requisiti, sia nell'adeguamento automatico all'aspettativa di vita (tre mesi in più in prima battuta e poi altri adeguamenti ogni tre anni). Finora, però, si potevano far valere non solo gli anni effettivi di lavoro, ma anche il riscatto della laurea e del militare. In alcuni casi potevano bastare anche meno di 30 anni di lavoro ai quali sommare gli anni del corso di laurea, quelli della specializzazione e del servizio militare per maturare il diritto. Con la modifica che verrà fatta al decreto del 13 agosto ciò non sarà più possibile. Per andare in pensione a prescindere dall'età bisognerà avere alle spalle almeno 40 anni di lavoro effettivo (per chi invece va in pensione anche col requisito dell'età non cambia nulla).

E chi ha riscattato la laurea, spesso pagando molto? Le annualità riscattate, afferma il comunicato della Presidenza del Consiglio, continueranno a essere utili ai fini del calcolo della pensione. In pratica, il lavoratore andrebbe via dopo 40 anni di lavoro ma la pensione gli verrebbe calcolata su tutti i contributi versati e quindi, nel caso del riscatto di un normale corso di laurea, su 44 anni. Questo sicuramente sarà possibile per coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1995 e hanno la pensione calcolata interamente col metodo contributivo e per coloro che nel '95 avevano meno di 18 anni di versamenti e hanno l'assegno calcolato col sistema misto (retributivo fino a quel momento e contributivo per le annualità successive). Non dovrebbe valere invece per chi ancora va in pensione col retributivo (coloro che avevano più di 18 anni di contributi nel 1995) perché in questo sistema la pensione è calcolata al massimo su 40 anni di versamenti. Questi, se la norma non sarà scritta in maniera opportuna, sarebbero i più penalizzati perché perderebbero i contributi riscattati (ma è facile immaginare un contenzioso giudiziario).

Secondo prime stime del governo, con la stretta si risparmieranno 500 milioni nel 2013, un miliardo nel 2014 e ancora di più negli anni successivi. Del resto, coloro che vanno in pensione con 40 anni di contributi indipendentemente dall'età non sono pochi. Secondo i dati Inps, su circa 180 mila pensioni di anzianità liquidate nel 2010, ben 125 mila sono state di questo tipo (75 mila a lavoratori dipendenti e 50 mila ad autonomi) e solo 55 mila i pensionati usciti col sistema delle quote (35 anni di contributi più il requisito di età).

La norma colpirà soprattutto i medici. Sarebbero molti infatti quelli che riescono ad andare in pensione a meno di 60 anni di età, grazie ai riscatti. Non a caso i primi a protestare sono stati i camici bianchi Cgil con un comunicato dove affermano che la stretta «determinerà proprio nei confronti dei medici il maggior taglio che oscilla tra i 10 e i 12 anni, considerando che ai 6 anni per la laurea vanno aggiunti dai 4 ai 6 anni per la specializzazione». Critico anche il commento dell'esperta di previdenza Elsa Fornero: «Misure estemporanee mentre si è persa ancora una volta l'occasione di introdurre il contributivo pro rata per tutti».

Enrico Marro

30 agosto 2011 08:00

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«GIUSTIZIA DI ARCORE» -

«La giustizia di Arcore e di Bellerio è dunque la seguente: non si può rompere il patto con gli evasori fiscali e gli esportatori illeciti di capitali, ma lo si può rompere con chi è stato tanto fesso da servire il paese facendo il militare o da studiare e poi riscattare di tasca propria la laurea. Dopo il patto di Arcore, i conti della manovra del governo tornano ancora di meno e le ingiustizie pesano ancora di più».

Lo afferma in una nota il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani.

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Di grandissima moda la lotta all'evasione. Ma io dico...se il nostro ministro del tesoro ha fatto i milioni proprio così, mi sembra posizionato in modo PERFETTO per debellare questa piaga.

Cosa aspetta...vediamo...forse... ^_^

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E il patto di Arcore che dura più o meno il tempo della digestione del pranzo stesso che avevo suggellato il patto stesso?

  • 2 weeks later...
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Anche Air France dice addio a Malpensa

tramonta il sogno del grande hub lombardo

Trasferiti a Linate i voli per Parigi: useranno gli slot liberi di Alitalia. L'hub per le rotte intercontinentali del Nord Italia diventa Parigi, a scapito di Roma. Sfruttata la deroga ai vincoli Antitrust concessa dal governo per evitare il fallimento

di ETTORE LIVINI

Anche Air France dice addio a Malpensa tramonta il sogno del grande hub lombardo

MILANO - Air France ed Alitalia - con la benedizione del governo Berlusconi - rifilano l'ennesimo colpo basso a Malpensa. A partire da fine ottobre, infatti, il vettore francese sposterà tutti i suoi voli per Parigi-Charles de Gaulle in partenza dallo scalo bustocco a Linate, sfruttando quattro slot della compagnia italiana. Il numero dei collegamenti trasferiti è relativamente basso ma l'effetto rischia di essere dirompente per il trasporto aereo nel Nord Italia: l'offerta del vettore francese sommata a quella di Alitalia porta a undici le partenze giornaliere per la capitale transalpina. E questo servizio-navetta trasformerà con ogni probabilità Parigi - a scapito di Fiumicino - nel nuovo hub per voli intercontinentali della parte più ricca del paese.

Il governo Berlusconi - paladino della battaglia per salvare Alitalia e la Malpensa dalla "svendita" ai francesi - ha ottenuto alla fine l'effetto opposto. E l'operazione, per ironia della sorte, sta andando in porto grazie ai buoni uffici dell'aerolinea tricolore e all'ombrello antitrust aperto dal Cavaliere sulla cordata dei patrioti, provvedimento che ha regalato alla Magliana il sostanziale monopolio su Linate. I diritti di decollo dal Forlanini girati ai francesi fanno parte del tesoretto di slot inutilizzati sul city-airport da Alitalia, mai riassegnati malgrado sul tavolo della Sea, la società di gestione, ci siano ben 54mila richieste per volare da qui.

La mossa di Air France lascia sul terreno due sconfitti: i contribuenti italiani

- che si sono fatti carico di 3 miliardi di perdite della Magliana per evitare la vendita ai francesi - e la Malpensa. Per lo scalo bustocco la beffa è doppia: colpisce un aeroporto che grazie al lavoro del management stava iniziando a digerire il de-hubbing di Alitalia (nel 2011 sono state aggiunte 86 frequenze settimanali e in inverno debutteranno cinque rotte intercontinentali). E lo fa proprio alla vigilia della quotazione della Sea. Un'operazione "vitale" per il Comune di Milano che conta di far quadrare il bilancio grazie al maxi-dividendo da 124 milioni promesso dalla società di Giuseppe Bonomi a Palazzo Marino in occasione del collocamento in Borsa, già complesso per la bufera sui mercati.

Il rafforzamento della navetta Linate-Parigi getta nuova luce anche sull'addio di Lufthansa al sogno di un hub a Malpensa, progetto impraticabile con la concorrenza di Air France da Linate. Il governo del resto ha non ha perso occasione per aiutare il tandem Alitalia-Air France (che pare sempre più vicino alle nozze) a scapito dello scalo lombardo: ultima occasione l'incomprensibile no al volo Milano-New York di Singapore Airlines.

Il Forlanini invece - che in base al decreto Bersani-bis pareva destinato a un ridimensionamento - va verso una seconda giovinezza. Alitalia, sfruttando i codici di tutte le compagnie che ha inglobato negli ultimi anni (da Air One a Volare) riesce a operare a pieno ritmo sulle tratte più ricche. In teoria avrebbe interesse a dirottare verso il suo network intercontinentale di Fiumicino i passeggeri intercontinentali. Le sue destinazioni a lungo raggio da Roma sono però molte meno di quelle servite da Parigi. E Sabelli in fondo incassa ricche royalties anche per i viaggiatori che, partendo da Milano, si imbarcano sulla rete mondiale di Air France (che di Alitalia controlla il 32%). Il 3 dicembre prossimo, in teoria, scadrà il paracadute dell'antitrust. Ma visti i chiari di luna - dicono le malelingue - il Governo potrebbe pensare addirittura di prolungarlo.

(15 settembre 2011)

ai tempi di "Grazie Tatanka", l'Italia sembrava il paese dei balocchi rispetto a quella che è adesso.

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ai tempi di "Grazie Tatanka", l'Italia sembrava il paese dei balocchi rispetto a quella che è adesso.

anche il resto dell' Europa/Mondo..........

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Comunque, questa storia delle 100.000 intercettazioni per una vicenda di escort (id est, volgarmente, mignotte, puttane, troie, ecc...) è davvero divertente.

Con quello che son costate le intercettazioni, ce n'era abbastanza da togliere un sacco di disperate dai marciapiedi, invece che lasciarle lì a farsi sfruttare dalla criminalità organizzata: epperò, diciamo la verità, dei mignottari la giustizia può anche fregarsene, se non fanno il Presidente del Consiglio dalla parte - politica - sbagliata.

E poi, per par condicio:

“Per ridurre il debito hai due strade: ridurre la spesa pubblica e crescere di più. Ma occorre ridurre la spesa. Se pensi di alzare le tasse sei in corsia di sorpasso dalla parte sbagliata”. Ad affermarlo al Tg2 è il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervistato a margine delle riunioni di primavera Fmi e Banca Mondiale. (Ansa, 15 aprile 2011)

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Poi, mi pare giusto, l' unico rinviato a giudizio per la pubblicazione di intercettazioni è Berlusconi......

No ci si crede..........

Invece, nel merito dell' "abbiamo un banca ?" ??

Processi, condanne ?...così, per sapere.....

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Poi, mi pare giusto, l' unico rinviato a giudizio per la pubblicazione di intercettazioni è Berlusconi......

No ci si crede..........

Invece, nel merito dell' "abbiamo un banca ?" ??

Processi, condanne ?...così, per sapere.....

Attento Roo che arrivano i comunisti :D

Posted (edited)
anche il resto dell' Europa/Mondo..........

Ammettiamo peró che l'ultima fase di questo Governo fa cagare senza se senza ma.

Disastro su tutta la linea.

Edited by Ale Div.

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