Jump to content

Recommended Posts

Posted
W i fanti piumati !!

E' vero che la mia battuta la può capire solo chi mi conosce ......

  • Replies 321
  • Created
  • Last Reply

Top Posters In This Topic

Posted
E' vero che la mia battuta la può capire solo chi mi conosce ......

L'ho capita anche io.

Comunque prova a dire a Marina che per te lei è (solo) un corpo e vedrai come ti diventa una forza armata.

Posted
E' vero che la mia battuta la può capire solo chi mi conosce ......

Porcaccia...... :huh::clap[1]::clap[1]: . Salutacela !!

Posted
E' vero che la mia battuta la può capire solo chi mi conosce ......

No , anche altri :lol:

Ma non tutti. :huh::clap[1]::clap[1]::clap[1]:;)

Bisogna aver Fede !

Posted
Non ti facevo un tipo così aperto.

Fede ce n' è in abbondanza .

Quella a cui ha pensato Roosters è già andata , ma li ci voleva un mutuo e non sono i tempi ...

La mia Fede è più parca , è la Madre Superiora che mi frega ...

Posted
Fede ce n' è in abbondanza .

Quella a cui ha pensato Roosters è già andata , ma li ci voleva un mutuo e non sono i tempi ...

La mia Fede è più parca , è la Madre Superiora che mi frega ...

:angel::o...grande Virgus !!

  • 2 weeks later...
Posted (edited)

Eh sì, la vittoria di Omamma ha proprio cambiato il mondo...

Scream team

Vere sorprese, a dir vero non ci sono, perché i nomi della compagine che dovrà restaurare l'immagine degli Stati Uniti all'estero, erano già noti e stranoti da diversi giorni. Ma vederli tutti in fila in piedi dietro ad Obama, nei saloni dello storico Hilton di Chicago, fa tuttavia un certo effetto. Oltre a Hillary e Gates, nella squadra c'è Jim Jones, l'altissimo ex comandante in campo delle forze armate della Nato che diventerà Consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca. C'è Susan Rice, una fedelissima di Obama, futuro ambasciatore all'Onu (con il rango di membro del gabinetto). Ci sono poi Janet Napolitano, una italo-americana governatore dell'Arizona, che andrà alla Sicurezza Interna; mentre Eric Holder, un avvocato afro-americano, andra' alla giustizia. Nel presentare la squadra, Obama ha indicato che ''in questo mondo incerto, è giunto il momento di un nuovo inizio, di una nuova alba per la leadership americana, per risolvere le sfide del 21.mo secolo, e per raccogliere le opportunità contenute in queste sfide''.

''Per vincere - ha aggiunto il futuro inquilino della Casa Bianca - dobbiamo perseguire una nuova strategia che con grande abilità sfrutti, equilibri ed integri tutti gli elementi del potere americano: le nostre forze armate e la nostra diplomazia, la nostra intelligence e le nostre leggi, la nostra economia ed il potere del nostro esempio morale. La squadra che abbiamo riunito oggi è stata costruita su misura''. Il presidente eletto non a caso ha lasciato ampio spazio alla Clinton, definita ''una amica, una collega, una fonte di consigli'' una donna che possiede ''una intelligenza eccezionale'' oltre ad avere ''una grande etica del lavoro''. Hillary, che ha preso la parola subito dopo Obama, è immediatamente entrata nel vivo della questione. ''L'America - ha detto il segretario di Stato designato - non può risolvere le crisi senza il resto del mondo'', e il mondo ''non può risolverle senza l'America''. Le ha fatto eco la Rice, decisa ad aumentare l'impegno americano nell'Onu, convinta che ''nessuno dei nostro obiettivi può essere raggiunto dall'America da sola''. La nuova parola d'ordine dell'Amministrazione Usa entrante è quindi la multilateralità. Si tratta di una nozione in netto contrasto con la politica di Bush, andato in Iraq senza il sostegno delle Nazioni Uniti, di cui Obama auspica una rapida riforma per renderla più efficace. C'è anche chi parla di multilateralità anche in seno al futuro gabinetto Obama, dato che attorno a sè ha raccolto una serie di personalità forti, per suscitare il dibattito, anche aspro, convinto da sempre che lavorare con gli 'yes men' non giovi al processo decisionale. In realtà è forse più corretto parlare di confronto: in ambito multilaterale decide la maggioranza (e talvolta ci vuole il consenso). Nella 'Situation Room', la stanza delle crisi della Casa Bianca, l'ultima parola spetterà sempre al presidente.''Voglio forti personalità e forti opinioni', ha spiegato Obama pronunciandosi contro ''il pensiero di gruppo'' e l'assenza di dibattito interno che ha contrassegnato, nel giudizio dei media, l'amministrazione Bush. ''Ma alla fine sarò io a decidere la politica”, ha quindi risposto a un giornalista che gli aveva chiesto come evitare che il nuovo 'team di rivali' si trasformasse in uno ''scontro tra rivali''.

Dietro la vetrina, annunciati però nel team anche l'ex Segretario di Stato Madeleine Albright e il consulente Dennis Ross, falco dichiarato che esorta all'intervento armato in Iran. E il consigliere principe è l'imperialista antieuropeo Brzezinski.

Washington contro Roma

"Rapporti sbilanciati con la Russia, sviluppo di energie alternative, invio di truppe scelte in Afghanistan e basi per soldati del 'Comando Africa': sono queste le quattro priorità ch Hillary Clinton si troverà a gestire nei rapporti con l'Italia dopo l'insediamento al Dipartimento di Stato, a fine gennaio". Lo scrive oggi La Stampa. Secondo quanto riporta il quotidiano torinese, lo staff di Obama non vede di buon occhio la politica filo-russa del governo Berlusconi, che è fonte di preoccupazione "per due motivi. Primo: Mosca è la capitale che più ha sfidato Obama, accogliendolo con le minacce sullo schieramento dei missili a Kaliningrad e le visite-Show di Dmitri Medvedev a Cuba e in Venezuela. Secondo: la dipendenza energetica dell'Europa dalla Russia è uno dei nodi strategici che l'amministrazione Obama si propone di risolvere con un approccio a lungo termine basato sullo sviluppo di energie alternative". (Ah, ecco perchè stiamo diventando ambientalisti...)

Inoltre, prosegue La Stampa, il nuovo segretario di Stato, Hillary Clinton, chiederà all'Italia un maggiore impegno in Afghanistan con l'invio non solo dei Tornado ma anche di "reparti speciali", " :P

Ma sul fronte della lotta al terrorismo c'è un'altra novità in arrivo:il dispiegamento nel nostro paese di reparti di truppe Usa dipendenti dal nuovo 'Comando Africa' e non da quello Nato". :P

Edited by Ale Div.
Posted

Obama si è circondato di persone con opinioni e formazioni molto diverse dalle sue. E' la prassi negli U.S.A, una prassi che definirei raccomandabile se non addirittura essenziale.

noi coi nostri "YES Squadron" non è che abbiamo prodotto dei gran risultati.

Per quanto concerne i propositi della Cinton, spero che ci si ricordi di essere europei e non americani. Considerando però chi sono Putin ed il suo avatar.

Lei ha tutto il diritto di chiedere, noi tutto il dovere di mantenere le relazioni pur mantenendo i nostri presupposti strategici.

Ad esempio, mandare in Afghanistan 4 Tornado senza bombe (...) e truppe speciali (ma c'è rimasto ancora qualcuno in Italia) non so se abbia molto senso.

Posted

Però! Sono ottimisti...

Una commissione parlamentare bipartisan del Congresso americano prevede che gli Stati Uniti debbano aspettarsi un attacco terroristico con armi nucleari o biologiche entro i prossimi cinque anni. Il rapporto, che verrà pubblicato domani nei dettagli, suggerisce che l'amministrazione del Presidente eletto Barack Obama quando entrerà in carica dovrà aumentare la capacità degli Stati Uniti di contrastare un attacco del genere e prepararsi, se necessario, ad una guerra batteriologica. Lo studio è stato prodotto dalla Commissione per la Prevenzione delle Armi di Distruzione di Massa e del Terrorismo. Una delle conclusioni è stata questa: "Il nostro margine di sicurezza si sta riducendo, non sta crescendo". La commissione ha anche incoraggiato il nuovo governo a nominare un funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale per coordinare esclusivamente l'intelligence americana e la politica estera nel combattere la diffusione di armi nucleari e biologiche.

Bene, ora che è assodato che sono di nuovo sotto attacco bisognerà decidere chi è il cattivo di turno… chi si candida? Russia? Iran? Siria? Ma chissà perchè nell'elenco dei cattivi non compare mai il Pakistan ....

Posted
...

Bene, ora che è assodato che sono di nuovo sotto attacco bisognerà decidere chi è il cattivo di turno… chi si candida? Russia? Iran? Siria? Ma chissà perchè nell'elenco dei cattivi non compare mai il Pakistan ....

...o l'Arabia Saudita... :D

P.S.: ma...perchè no il Pakistan...? :D

Posted
......

Inoltre, prosegue La Stampa, il nuovo segretario di Stato, Hillary Clinton, chiederà all'Italia un maggiore impegno in Afghanistan con l'invio non solo dei Tornado ma anche di "reparti speciali", " :angry:

....

E dove pensa che potremmo mai trovarle altre forze speciali?? :D:P

Posted
...

Bene, ora che è assodato che sono di nuovo sotto attacco bisognerà decidere chi è il cattivo di turno… chi si candida? Russia? Iran? Siria? Ma chissà perchè nell'elenco dei cattivi non compare mai il Pakistan ....

ottima domanda. e ti assicuro che ogni volta che gliela si porge, glissano....

  • 1 month later...
Posted
Cambiato un cazzo?! :lol:

Io penso che un presidente negro e di (pseudo)sinistra, sarà esente da critica alcuna per almeno 2 anni!

Ciò vuol dire che potrà(nno) fare il cazzo che gli pare, grazie al bel sorriso, la questione razziale, la telegenicità ...

Migliore scelta di marketing non potevano fare....................

L’INTERVISTA ARTHUR BROOKS

di Marcello Foa

«Obama? Rischia di piacere più alla destra che alla sinistra». Parola di Arthur Brooks, che la destra americana la conosce bene. Dal primo gennaio guida l’American enterprise institute, il centro studi per molti anni feudo dei neoconservatori, che con la sua nomina ha cambiato anima, privilegiando un liberalismo solido, saggio, sensibile alla spirituralità. E in questa intervista esclusiva al Giornale, Brooks commenta l’inizio dell’era Obama.

Barack sarà davvero un presidente di sinistra?

«Ne dubito e credo che molti in America, ma soprattutto in Europa, rimarranno delusi. Non è un pacifista, non è un socialista, è un cristiano praticante ed è un presidente americano che difenderà gli interessi del proprio Paese. Si illude chi pensa che Barack possa diventare un Casco Blu. Tradizionalmente in politica estera c’è continuità tra un presidente e l’altro e le differenze tra repubblicani e democratici sono marginali. Sarà così anche con lui e siccome è un liberal dovrà essere molto cauto e mostrarsi più duro di quanto vorrebbe per prevenire le critiche dei conservatori. E non è l’unica sorpresa».

A cosa si riferisce?

«All’economia, il nuovo presidente può varare riforme che McCain non avrebbe potuto nemmeno proporre. Ad esempio potrebbe abbassare le tasse sulle imprese, che negli Usa sono addirittura più alte che in diversi Paesi europei. McCain sarebbe stato sommerso delle critiche, ma Obama è un liberal e tempi di crisi può sostenere che si tratta di una misura salutare per il sistema produttivo americano».

Quale sarà l’atteggiamento dei conservatori verso Obama?

«Dovremo sostenere le misure che riteniamo giuste per il Paese e contrastare energicamente quelle che non condividiamo. L’era della contrapposizione ideologica è finita, occorre assumere un atteggiamento pragmatico e flessibile».

Ma il partito repubblicano è malandato, ne sarà capace?

«Infatti l’obiettivo di lungo periodo è di far emergere una nuova classe dirigente e di abbandonare gli steccati repubblicani. Io stesso sono un indipendente. I conservatori devono parlare alla società e non solo ai militanti. L’80% degli americani condivide le nostre idee, ma non apprezza un partito che si è lasciato corrompere dal potere e che per questo è stato punito alle urne».

Obama ha le qualità per essere un grande statista?

«In campagna elettorale è stato molto bravo, ha saputo ispirare la gente con la sua oratoria. Ma è stato il candidato più disciplinato della storia: individuati i temi vincenti non ha mai deviato, mantenendo la rotta. Per essere un buon presidente sono però necessarie altre qualità: l’intuito, il carattere, la capacità di reagire rapidamente agli eventi senza emotività, la lungimiranza».

E Obama possiede queste virtù?

«Non lo so, però mi sembra evidente che se applicherà davvero politiche di sinistra è destinato al fallimento. Personalmente mi auguro che ciò non avvenga subito, nell’interesse dell’America e anche di noi conservatori, perché in questo momento non possiamo proporre alternative vincenti».

Dunque cosa dovrebbe fare?

«Dichiararsi progressista, ma governare da conservatore. Era il segreto di Clinton e se Obama seguirà il suo esempio non potrà che far bene».

Un grande discorso, ma Barack sarà un grande presidente?

di Marcello Foa

Non ha deluso, Barack Obama. Doveva pronunciare un grande discorso di insediamento e così è stato.In queste occasioni , d’altronde, dà il meglio di sé. Grande oratore, ha il passo del predicatore e davanti a una folla immensa, come quella di ieri sulla spianata del Mall di Washington, si esalta.

Nel segno dei predecessori. Barack Obama ha reso omaggio a Bush e non ha negato che l’America è in crisi, biasimando “l'avidità di pochi”, ma si è detto fermamente convinto che l’America ce la farà. A condizione che resti fedele alla propria vocazione, all’insegnamento dei padri fondatori. Contrariamente alle aspettative non ha citato Franklin Delano Roosevelt, né John Fitzgerald Kennedy, né Martin Luther King, ma si è ispirato ad Abramo Lincoln, il presidente della riconciliazione nazionale dopo la guerra civile del 1865. Obama vuole essere il presidente non solo dei democratici che lo hanno votato il 4 novembre, ma di tutti gli americani, repubblicani compresi. E per essere tale ha promesso una presidenza all’insegna della trasparenza, della correttezza e, soprattutto, del senso di responsabilità. Ha invocato la speranza contrapponendola alla disperazione, ha invitato l’America a reagire a non rassegnarsi a dimostrare al mondo di non essere una potenza in declino. Il suo discorso è piaciuto e tanto, anche se non ha raggiunto le vette di Ronald Reagan.

Ma dopo? Passata l’euforia per l’insediamento, a cui hanno assistito dal vivo oltre 4 milioni di americani e in tv centinaia di milioni di persone, Obama dovrà rimboccarsi le maniche. Sarà davvero il presidente del cambiamento? C’è da dubitarne. Scremata la retorica ci si accorge che ormai è diventato il presidente dell’establishment soprattutto in due ambiti: Finanza e Difesa. E basta scorrere l’elenco dei suoi collaboratori per averne conferma. Il ministro dell’economia Geithner e il superconsigliere Summers sono legati a doppio filo a Rubin. E chi è Rubin? E’ l’ex ministro del Tesoro di Clinton, che nel 1999, avviò la deregolamentazione dei mercati finanziari che è all’origine dell’attuale crisi e ora è presidente di Citigroup, il colosso bancario che lo Stato ha dovuto salvare a due riprese. Sì, Obama va molto d’accordo con la casta dei manager di Wall Street.

Il Pentagono plaude. E anche con i papaveri del Pentagono: non a caso ha confermato il ministro della Difesa di Bush, Robert Gates. E ha nominato suo vice William Lynn, noto lobbista dell’industria delle armi. E’ così che il nuovo presidente intende combattere «gli interessi particolari» e la corruzione di Washington?

Il dubbio. Attenti dunque all’euforia di queste ore. Sognare con Obama può essere bello, esaltante, fa sentire migliori. E in questo momento di crisi la gente ha bisogno di speranza. Ma poi contano i fatti. Non illudiamoci: Barack Obama per ora che un riformatore appare come il presidente della continuità.

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
×
×
  • Create New...