Ponchiaz Posted January 21, 2009 Posted January 21, 2009 Secondo me, finita la festa, Obama si è trovato solo nell'ufficio ovale, ha sospirato ed ha pensato "E ADESSO....CHECCAZZO FACCIO!!!!"
corny Posted January 21, 2009 Posted January 21, 2009 Secondo me, finita la festa, Obama si è trovato solo nell'ufficio ovale, ha sospirato ed ha pensato "E ADESSO....CHECCAZZO FACCIO!!!!" O meglio "MA CHI ME L'HA FATTO FARE!!!!"
Ale Div. Posted January 21, 2009 Posted January 21, 2009 I nostri destini economici dipendono molto se non tutto da loro. Per questo non possiamo non dirci barackiani e sperare nella svolta tanto retoricamente anunciata. Purtroppo ritengo che l'inizio della fine sia stato causato proprio da una certa politica clintoniana e sapere che quell'entourage è di nuovo lì, non mi fa stare tranquillo. Vedo l'ombra del gattopardo che si aggira nelle stanze della casa bianca... In politica estera, la convergenza con l'Iran sulle questioni energetiche e irachene, può portare effettivamente a un cambiamento. L'Italia e l'Europa, come da un po' stanno facendo, possono sfruttare a loro favore la situazione.
joe Posted January 21, 2009 Posted January 21, 2009 Secondo me, finita la festa, Obama si è trovato solo nell'ufficio ovale, ha sospirato ed ha pensato "E ADESSO....CHECCAZZO FACCIO!!!!" :lol:
uzzo Posted January 21, 2009 Posted January 21, 2009 "RESPINGIAMO LA FALSA SCELTA TRA LA NOSTRA SICUREZZA E I NOSTRI IDEALI" ... semplicemente da applausi God bless you, Mr President
alberto Posted January 22, 2009 Posted January 22, 2009 "RESPINGIAMO LA FALSA SCELTA TRA LA NOSTRA SICUREZZA E I NOSTRI IDEALI" ... come?
Ponchiaz Posted January 22, 2009 Posted January 22, 2009 Intanto ricominciando a mettere la libertà individuale "senza distinzioni di razza, sesso o religione" al primo posto dell'agenda. Il patto "Libertà in cambio di sicurezza" è stato il trionfo della logica del terrore alla Cheney, la paranoia che ne è derivata ha fatto molte persone ricche ma ha rovinato una nazione. Il deterrente numero uno all'arruolarsi come terroristi contro l'america nel mondo è tuttoria il fatto che la maggioranza dei giovani vorrebbe andare a viverci. Fanne un posto di merda, chiuso, becero, castrante...
uzzo Posted January 22, 2009 Posted January 22, 2009 come? ha già risposto Ponch, di cui condivido ogni singola parola. Trovo che sia il punto chiave, oltre che quello più fortemente simbolico, del discorso di Obama che, alle parole, ha fatto immediatamente seguire i fatti con la chiusura di Guantanamo. Perché la sicurezza, che è un diritto sacrosanto di ogni cittadino americano (e non solo), non può e non deve essere raggiunta calpestando quegli ideali di libertà, uguaglianza e giustizia che rendono gli Stati Uniti, piaccia o meno, il più grande paese democratico al mondo.
ROOSTERS99 Posted January 22, 2009 Posted January 22, 2009 Intanto ricominciando a mettere la libertà individuale "senza distinzioni di razza, sesso o religione" al primo posto dell'agenda.Il patto "Libertà in cambio di sicurezza" è stato il trionfo della logica del terrore alla Cheney, la paranoia che ne è derivata ha fatto molte persone ricche ma ha rovinato una nazione. Il deterrente numero uno all'arruolarsi come terroristi contro l'america nel mondo è tuttoria il fatto che la maggioranza dei giovani vorrebbe andare a viverci. Fanne un posto di merda, chiuso, becero, castrante... ha già risposto Ponch, di cui condivido ogni singola parola.Trovo che sia il punto chiave, oltre che quello più fortemente simbolico, del discorso di Obama che, alle parole, ha fatto immediatamente seguire i fatti con la chiusura di Guantanamo. Perché la sicurezza, che è un diritto sacrosanto di ogni cittadino americano (e non solo), non può e non deve essere raggiunta calpestando quegli ideali di libertà, uguaglianza e giustizia che rendono gli Stati Uniti, piaccia o meno, il più grande paese democratico al mondo. Beh, c'è poco da aggiungere.
Miki24 Posted January 22, 2009 Posted January 22, 2009 Beh vuole già chiudere Guantanamo e oggi ha vietato alla CIA di ricorrere a violenze sui detenuti...con le mani in mano di certo non ci sta
Ale Div. Posted January 24, 2009 Posted January 24, 2009 L'intelligence ha trovato una soluzione per "proteggere" il palmare del presidente sarà il primo a poter ricevere email senza passare attraverso i collaboratori Casa Bianca. E Obama potrà usare il Blackberry Lo staff si è scontrato con l'arretratezza dei sistemi della residenza presidenziale Windows in versioni vecchie di sei anni, linee staccate e sito in tilt WASHINGTON - Barack Obama non dovrà disfarsi del suo Blackberry. E anche questo è un "change" rispetto al passato: sarà il primo presidente Usa ad avere la possibilità di stare in contatto con l'esterno via posta elettronica personale, senza dover passare attraverso collaboratori. Una necessità per il neopresidente, legatissimo al suo palmare, ma anche una fonte di preoccupazione, nei giorni scorsi, per l'intelligence, impegnata a cercare un sistema per "proteggere" il dispositivo. Ma Obama, che si è distinto anche per aver lanciato la campagna presidenziale tecnologicamente più avanzata della storia, appena giunto alla Casa Bianca si è imbattuto in quello che il Washington Post ha descritto come una specie di "medioevo tecnologico": linee telefoniche staccate, computer con software superati. Insomma, la generazione di Facebook e dell'iPhone è entrata ha trovato ad attenderla la generazione dell'Atari e del Commodore 64. Il Blackberry di Obama. Il presidente dunque continuerà a usare il proprio palmare, opportunamente protetto, per tenersi in contatto con "alti esponenti del governo e un ristretto gruppo di amici". La circostanza non ha solo un interesse legato alla passione di Obama per le tecnologie e la connettività. Ogni documento presidenziale, comprese le email, deve restare agli atti, e la legge prevede che tutta la documentazione venga poi trasferita negli Archivi Nazionali alla fine della presidenza. Il palmare permetterà al presidente di rompere la "bolla" in cui si trovano gli inquilini della Casa Bianca, ma per farlo sono stari individuati dispositivi speciali per la sicurezza e per mantenere traccia delle sue comunicazioni. "L'uso sarà limitato dalle esigenze previste dalla legge", ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, nel primo briefing con i giornalisti. Casa Bianca e barriere informatiche. Fin da martedì, al momento di prendere possesso degli uffici lasciati liberi dall'amministrazione Bush, gli uomini del nuovo presidente si sono trovati a fare i conti con scarsità di computer portatili e con programmi Windows in versioni vecchie di sei anni (un trauma per i protagonisti di una campagna elettorale quasi completamente costruita su sistemi operativi Mac). Anche i telefoni, cellulari e fissi, hanno avuto problemi a venir riattivati e i nuovi padroni di casa hanno dovuto attendere a lungo prima di poter disporre di caselle di posta elettronica. Il sito in tilt. Un segnale del soffertopassaggio dei poteri a livello tecnologico, visibile al pubblico, è stata l'attività, nei primi tre giorni, del sito ufficiale della Casa Bianca. Pochi minuti dopo il giuramento di Obama, il vecchio look del sito è sparito ed è comparso quello nuovo, con il design e l'atmosfera da social network che hanno caratterizzato l'immagine online della campagna elettorale e poi la fase della transizione. Il nuovo sito promette così di fare ampio ricorso ai video in formato YouTube, alla condivisione di foto attraverso Flickr, all'interazione con gli utenti e all'aggiornamento continuo dell'attività presidenziale anche con un blog. Il blog al palo. Ma da martedì pomeriggio fino a buona parte di giovedì, il sito ha mostrato grande lentezza negli aggiornamenti, il blog è rimasto al palo, i "pool report" dei giornalisti al seguito di Obama non sono stati pubblicati. I primi ordini esecutivi firmati dal presidente a metà giornata di mercoledì, sono apparsi sul sito solo a notte fonda. (23 gennaio 2009) E tanti saluti a Bill Gates (che immagino abbia apprezzato la pubblicità..)
Ale Div. Posted February 4, 2009 Posted February 4, 2009 Se avete un quarto d'ora libero .... Il discorso di Putin a Davos... probabilmente, questo documento, un domani verrà studiato sui libri di Storia. Il messaggio, tradotto dal gergo del politichese diplomatico, è molto chiaro. Problemi e soluzioni della crisi economica globale Il mondo sta affrontando la prima crisi economica veramente globale Svizzera, 28 Gennaio 2009 Gentili colleghi, signore, signori, buonasera. Vorrei ringraziare gli organizzatori del forum di avermi dato questa opportunità di condividere con voi i miei pensieri e le mie opinioni sullo sviluppo economico globale, e di discutere i nostri progetti e le nostre proposte. Oggi il mondo sta affrontando la prima crisi economica veramente globale, che sta continuando a svilupparsi a ritmi mai visti prima. La situazione attuale viene spesso confrontata con la Grande Depressione dei tardi anni '20 e dei primi anni '30. E' vero, ci sono delle somiglianze. Tuttavia, ci sono anche delle differenze sostanziali. In questi tempi di globalizzazione, la crisi avuto effetto su tutti. Indipendentemente dai loro sistemi politici o economici, tutte le nazioni si sono ritrovate sulla stessa barca. C'è un certo concetto, detto la "tempesta perfetta", che denota una situazione nella quale le forze della Natura convergono tutte in un punto dell'oceano, e aumentano il loro potenziale distruttivo, moltiplicandolo. Sembra proprio che la crisi dei nostri giorni ricordi una "tempesta perfetta" di questo genere. Le persone responsabili e bene informate devono prepararsi ad essa. Tuttavia, il suo modo di manifestarsi è sempre violento e inaspettato. E la situazione attuale non fa eccezione. Anche se la crisi stava semplicemente aleggiando nell'aria, la maggioranza ha lottato per avere la sua parte della torta, fosse un solo dollaro o un miliardo, rifiutandosi di vedere l'onda lunga che avanzava. Negli ultimi mesi, praticamente ogni discorso che è stato fatto su questo tema è iniziato con una critica verso gli Stati Uniti. Tuttavia, io non farò niente del genere. Mi limiterò a ricordarvi che appena un anno fa i delegati americani che parlarono da questo podio, enfatizzarono la fondamentale stabilità dell'economia americana, e le sue radiose prospettive. Oggi, le banche di investimento, l'orgoglio di Wall Street, hanno praticamente cessato di esistere. In soli 12 mesi hanno riportato perdite superiori a tutti i profitti fatti nei 25 anni precedenti. Questo esempio da solo riflette la situazione reale meglio di qualunque critica. È venuta l'ora di scelte illuminate. Dobbiamo, con calma e senza compiacimento, determinare le cause primarie di questa situazione e cercare di intravedere il futuro. Secondo noi, la crisi è stata causata da una combinazione di diversi fattori. Il sistema finanziario esistente è fallito. Ha contribuito alla crisi un sistema scadente di regole, che non ha saputo prestare attenzione a rischi terribili. Si aggiungano le colossali disparità che si sono andate accumulando nel corso degli ultimi anni. Questo riguarda in primo luogo la sproporzione tra la scala di grandezza delle operazioni finanziarie e quella del valore effettivo dei beni, e in secondo luogo anche quella tra l'aumentato peso dei debiti internazionali e le fonti reali di garanzia. L'intero sistema di crescita economica, nel quale una regione del mondo stampa denaro senza sosta e consuma ricchezze materiali, mentre un'altra produce beni a basso costo e risparmia denaro stampato da altri governi, ha subìto un'importante battuta d'arresto. Vorrei anche aggiungere che questo sistema ha lasciato intere regioni, compresa l'Europa, alla periferia dei processi economici globali, e ha impedito loro di adottare delle decisioni chiave in campo economico e finanziario. Inoltre, la prosperità che ne è derivata è stata distribuita in modo estremamente diseguale tra le classi sociali di certi paesi, tra cui alcuni molto avanzati. E questo discorso vale anche per il divario tra paesi e regioni. Ancora oggi, una larga parte della popolazione mondiale non può permettersi un'abitazione confortevole, un'educazione e un servizio sanitario di buona qualità. Anche il tentativo globale di recupero intrapreso negli ultimi anni non è riuscito a cambiare radicalmente questa situazione. E infine, questa crisi è stata causata dalle aspettative eccessive. Gli appetiti finanziari su una domanda in continua crescita si sono gonfiati in modo ingiustificabile. La competizione tra gli indici di borsa e le capitalizzazioni ha iniziato a mettere in ombra la crescita della produttività del lavoro e l'efficienza reale delle imprese. Sfortunatamente, le aspettative eccessive non sono state un tratto distintivo della sola comunità finanziaria. Hanno dato il via a degli standard di consumo personali in continua crescita, principalmente da parte del mondo industriale. Bisogna che ammettiamo apertamente che una crescita del genere non era sostenuta da un potenziale reale. Tutto questo è corrisposto a una ricchezza che non è stata guadagnata: un prestito che dovrà essere pagato dalla generazioni future. Questa piramide di aspettative prima o poi sarebbe crollata, E in effetti, è proprio quello che sta succedendo davanti ai nostri occhi. Stimati colleghi, Devo dire con dolore che in questi tempi di crisi si sarebbe tentati di prendere delle decisioni semplici e popolari. Tuttavia, se ci limitassimo a curare solo i sintomi della malattia, potremmo trovarci davanti a delle complicazioni assai maggiori. Naturalmente, tutti i governi nazionali e i dirigenti economici devono prendere decisioni risolute. Tuttavia, è importante evitare di prendere decisioni che rimpiangeremo nel futuro, persino in circostanze di forza maggiore. È per questo che vorrei per prima cosa parlarvi delle specifiche misure che dovrebbero essere evitate, e che non verranno implementate dalla Russia. Non dobbiamo tornare indietro all'isolazionismo e a un egoismo economico senza freni. Durante il summit del G20 del Novembre 2008, i leader delle più grandi economie del mondo si sono trovati d'accordo nel non creare barriere che impediscano il commercio globale e il flusso di capitali. La Russia condivide questi principi. Anche se un certo protezionismo aggiuntivo sarà inevitabile durante la crisi, tutti noi dobbiamo dimostrare un senso delle proporzioni. L'interventismo eccessivo nell'attività economica e la fede cieca nell'onnipotenza dello Stato sono altri possibili errori. E' vero, l'aumentato ruolo dello Stato in tempi di crisi è una reazione naurale ai rallentamenti del mercato. Invece di snellire i meccanismi di mercato, alcuni sono tentati di ampliare al massimo livello possibile l'intervento statale in economia. La concentrazione di beni e capitali in surplus nelle mani dello stato è un aspetto negativo delle misure anti-crisi, presente praticamente in ogni nazione. Nel 20mo secolo, l'Unione Societica rese assoluto il ruolo dello Stato. A lungo andare, questo rese l'economia sovietica totalmente non competitiva. Questa lezione ci è costata cara. Sono sicuro che nessuno vuole vederla ripetersi. Ma non dobbiamo neanche chiudere gli occhi sul fatto che negli ultimi mesi lo spirito della libera impresa, compreso il principio della responsabilità personale per le decisioni prese dagli uomini di affari, gli investitori e gli azionisti, è stato minato. Non c'è ragione di credere che possiamo ottenere risultati migliori passando la responsabilità nelle mani dello Stato. E ancora: le misure anti-crisi non dovrebbero ampliarsi fino a diventare populismo finanziario e rifiuto di mettere in atto politiche macroeconomiche responsabili. La crescita ingiustificata del disavanzo e l'accumulo di debito pubblico sono pratiche altrettanto distruttive delle operazioni di borsa spericolate. Signore e signori, Purtroppo finora non abbiamo saputo comprendere la vera scala della crisi in corso. Eppure una cosa è chiara: la grandezza e la scala della recessione dipenderà in gran parte da misure specifiche, ad alta precisione, che dovranno essere promulgate dai governi e dalle comunità finanziarie sulla base dei nostri sforzi coordinati e professionali. Secondo noi, bisogna per prima cosa fare ammenda del passato e mettere le carte in tavola, per così dire. Questo significa che bisogna valutare la situazione reale e mettere per iscritto tutti i debiti che non possono essere onorati e i capitali "cattivi". È vero, questo sarà un processo estremamente doloroso e spiacevole. Non c'è da pensare che tutti accettino misure simili, molti saranno spaventati per le loro capitalizzazioni, i loro bonus, e la loro reputazione. Tuttavia, se non mettiamo i nostri conti in ordine, "conserveremmo" e prolungheremmo la crisi. Credo che le autorità finanziarie debbano individuare il giusto meccanismo che consenta di annullare i debiti che oggi corrispondono ai bisogni. Secondo, oltre a mettere in ordine i conti, credo sia ora di liberarsi dalla moneta virtuale, dai resoconti gonfiati, e dalle dubbie agenzie di rating. Non dobbiamo alimentare nessuna illusione nel momento in cui si fa una valutazione dello stato dell'economia globale e della situazione reale delle imprese, anche se tali valutazioni vengono fatte da analisti e revisori di primo piano. In effetti, la nostra proposta implica che la riforma dei sistemi di revisione, di contabilità e di valutazione sia basata su una inversione del concetto fondamentale di risorsa. In altre parole, la valutazione di ogni singola attività commerciale deve essere basata sulla sua capacità di generare valore aggiunto, piuttosto che su idee soggettive.Secondo noi, l'economia del futuro deve diventare un'economia di valori reali. Come fare a arrivare a questo, non è così chiaro. Riflettiamoci insieme. Terzo. Un'eccessiva dipendenza da una sola valuta di riserva è pericolosa per l'economia globale. Di conseguenza, sarebbe sensato incoraggiare un processo oggettivo che crei diverse valute pregiate forti, nel futuro. E' giunto il momento di avviare una discussione dettagliata su quali metodi facilitino un passaggio fluido e irreversibile al nuovo modello. Quarto. Gran parte delle nazioni convertono le loro riserve internazionali in valuta estera e quindi devono essere convinte che essa sia affidabile. Chi emette riserve e conti in valuta estera è oggettivamente interessato al loro utilizzo in altri stati. Questo mette in luce gli interessi reciproci e l'interdipendenza. Di conseguenza, è importante che chi emette in valuta di riserva implementi politiche monetarie più aperte. Inoltre, queste nazioni devono impegnarsi a rispettare regole internazionalmente riconosciute di disciplina macroeconomica e finanziaria. Secondo noi, questa non è una pretesa eccessiva. Allo stesso tempo, il sistema finanziario globale non è l'unico elemento che ha bisogno di riforme. Stiamo affrontando una gamma di problemi molto più vasta. Questo significa che un sistema basato sulla cooperazione tra diversi centri principali deve sostituire il concetto obsoleto di mondo unipolare. Dobbiamo rafforzare il sistema degli organi di controllo internazionali, basato sulla legge internazionale e su un sistema di accordi multilaterali, per prevenire il caos e l'imprevedibilità in un mondo multipolare. Pertanto, è molto importante che riconsideriamo il ruolo delle principali organizzazioni e istituzioni internazionali. Sono convinto che possiamo costruire un sistema economico globale più equo e efficiente. Ma nell'incontro di oggi è impossibile stilare un piano dettagliato. Tuttavia, è chiaro che ad ogni nazione deve essere garantito l'accesso alle risorse vitali, alle nuove tecnologie, a alle sorgenti di sviluppo. Quello di cui abbiamo bisogno sono garanzie che possano minimizzare i rischi di crisi ricorrenti. E naturalmente, dobbiamo continuare a discutere di tutti questi problemi, anche nell'incontro del G20 a Londra, che si terrà ad Aprile. Le nostre decisioni dovrebbero corrispondere alla situazione corrente, e prestare attenzione alle esigenze di un nuovo mondo successivo alla crisi. L'economia globale potrebbe dover affrontare l'ovvia carenza di risorse energetiche e la minaccia di un futuro dalla crescita contrastata, mentre si cerca di superare la crisi. Tre anni fa, al summit del G8, sollevammo la questione della sicurezza energetica globale. Chiedemmo con forza la condivisione di responsabilità tra fornitori, consumatori e paesi di transito. Crediamo sia giunto il momento di avviare dei meccanismi realmente efficaci che assicurino una tale responsabilità. L'unico modo per assicurare realmente la sicurezza energetica globale è dare forma all'interdipendenza, che comprende lo scambio di beni, senza alcuna discriminazione o doppio standard. E' questa interdipendenza che genera la vera responsabilità reciproca. Sfortunatamente, l'Energy Charter Treaty attualmente esistente non è riuscito a diventare uno strumento funzionante, capace di regolare i problemi emergenti. Propongo di iniziare la stesura di una nuova cornice legale internazionale per la sicurezza energetica. L'attuazione della nostra iniziativa potrebbe svolgere un ruolo politico comparabile al trattato che creò la Comunità europea del carbone e dell'acciaio. Ciò significa che i produttori e i consumatori sarebbero finalmente legati da un'unica vera alleanza per l'energia basata su fondamenti legali chiari e definiti. Ognuno di noi si rende conto che le fluttuazioni repentine e imprevedibili dei prezzi energetici sono un colossale fattore di destabilizzazione nell'economia globale. La caduta rovinosa dei prezzi di oggi condurrà a una crescita nel consumo di risorse. Da un lato, gli investimenti sul risparmio energetico e sulle fonti alternative di energia saranno tagliati. Dall'altro, verrà investito meno denaro nella produzione di petrolio, e questo causerà un'inevitabile contrazione. Tutto ciò, alla fine, si aggraverà fino a un altro scoppio incontrollato di crescita dei prezzi e una nuova crisi. È necessario tornare a un prezzo bilanciato, basato sull'equilibrio tra domanda e offerta, per scorporare dalla determinazione del prezzo l'elemento speculativo generato dai tanti strumenti finanziari derivativi. Garantire il transito delle risorse energetiche rimane una sfida. Ci sono due modi di affrontarla, e devono essere usati entrambi. Il primo è rivedere i principi di mercato generalmente riconosciuti che fissano le tariffe sui servizi di transito. Questi principi possono essere registrati su documenti legali internazionali. Il secondo è sviluppare e diversificare i percorsi di trasporto energetici. Abbiamo lavorato molto e a lungo secondo questi criteri. Solo negli ultimi anni, abbiamo implementato progetti simili per i gasdotti Yamal-Europa e Blue Stream. L'esperienza ha dimostrato la loro urgenza e importanza. Sono convinto che progetti come il South Stream e il North Stream siano altrettanto richiesti per la sicurezza energetica dell'Europa. La loro capacità totale è stimata intorno agli 85 miliardi di metri cubi all'anno. Gazprom, insieme ai suoi partner, Shell, Mitsui e Mitsubishi, avvierà presto impianti per la liquefazione e il trasporto di gas naturale prodotto nell'area di Sakhalin. E anche questo è il contributo della Russia alla sicurezza energetica globale. Stiamo sviluppando l'infrastruttura dei nostri oleodotti. La prima sezione del Baltic Pipeline System (BPS) è già stata completata. Essa fornisce fino a 75 milioni di tonnellate di petrolio all'anno, direttamente ai consumatori, tramite i nostri porti dul Mare Baltico. I rischi di transito, in questo modo, sono completamente eliminati. Stiamo attualmente lavorando per progettare e costruire la seconda sezione, il cui volume di produzione è di 50 milioni di tonnellate di petrolio all'anno. Abbiamo intenzione di costruire infastrutture di trasporto in ogni direzione. La prima fase del sistema di oleodotti tra la Siberia orientale e l'Oceano Pacifico è giunta al termine. Il suo punto terminale sarà un nuovo porto petrolifero nella Baia di Kozmina, e una raffineria localizzata nell'area di Vladivostok. Nel futuro, un gasdotto verrà posto a fianco all'oleodotto, verso il Pacifico e la Cina. Mentre mi rivolgo a voi oggi, non posso non citare gli effetti che la crisi globale ha avuto sull'econimia russa. Siamo stati seriamente colpiti anche noi. Tuttavia, a differenza di tanti altri paesi, abbiamo accumulato vaste riserve, che ampliano le nostre possibilità di attraversare con fiducia il periodo di instabilità globale. La crisi ha reso più evidenti i problemi che avevamo, e che riguardano l'enfasi eccessiva sulle materie prime nelle esportazioni e nell'economia in generale, e un mercato finanziario debole. La necessità di sviluppare tutta una serie di istituzioni di mercato fondamentali, soprattutto di un ambiente competitivo, è divenuta più acuta. Eravamo consapevoli di questi problemi e cercavamo di risolverli in modo graduale. La crisi ci sta solo facendo muovere con più decisione verso le priorità stabilite, senza cambiare la strategia stessa, che è quella di effettuare un rinnovamento qualitativo della Russia nei prossimi 10 o 12 anni. La nostra politica anti crisi ha come scopo il sostegno della domanda interna, la fornitura di garanzie sociali alla popolazione, e la creazione di nuovi posti di lavoro. Come molti altri paesi, abbiamo ridotto le tasse di produzione, lasciando denaro all'economia. Abbiamo ottimizzato le spese statali. Ma, lo ripeto, oltre a queste misure di prima risposta, stiamo lavorando anche per creare una piattaforma per lo sviluppo post-crisi. Siamo convinti che coloro che creeranno condizioni attraenti per gli investimenti globali già da oggi, e che saranno in grado di preservare e rafforzare le fonti di energia strategicamente significative, diventeranno i leader del ristabilimento dell'economia globale. È per questo che tra le nostre priorità abbiamo la creazione di un ambiente economico favorevole e lo sviluppo della competizione; la costituzione di uno stabile sistema di prestiti basato su sufficienti risorse interne; l'implementazione di diversi progetti di trasporto e di altre infrastrutture. La Russia è già uno dei maggiori esportatori di tutta una serie di derrate alimentari. E il nostro contributo per assicurare la sicurezza alimentare globale potrà solo aumentare. Stiamo anche sviluppando attivamente i settori innovativi dell'economia. Principalmente, qualli nei quali la Russia detiene un vantaggio competitivo - lo spazio, l'energia nucleare, l'aviazione. In queste aree, stiamo già attivamente stabilendo dei legami di cooperazione con altri paesi. Un'area promettente per unire gli sforzi potrebbe essere la sfera del risparimio energetico. Consideriamo un più alto grado di efficienza energetica un fattore chiave per la sicurezza energetica e lo sviluppo futuro. Continueremo le riforme nella nostra industria energetica. L'adozione di un nuovo sistema interno di definizione dei prezzi, basato su tariffe economicamente giustificate . Questo è importante, anche per incoraggiare il risparmio energetico. Continueremo la nostra politica di apertura agli investimenti esteri. Credo che l'economia del 21mo secolo sia un economia di persone e non di fabbriche. Il fattore intellettuale è divenuto sempre più importante nell'economia. È per questo che stiamo pensando di studiare il modo per dare alle persone maggiori opportunità di realizzare il loro potenziale. Siamo già una nazione altamente istruita. Ma c'è bisogno che i cittadini russi ottengano un'educazione aggiornata e della massima qualità, e sviluppino le capacità professionali che sono largamente richieste nel mondo di oggi. Perciò saremo attivi e propositivi nel promuovere programmi educativi nelle specialità più avanzate. Espanderemo i programmi di scambio tra studenti, organizzeremo stage e aggiornamenti per i nostri studenti presso le principali università e college internazionali, e con le aziende più all'avanguardia. Creeremo condizioni tali che i migliori ricercatori e professori - indipendentemente dalla loro cittadinanza - vorranno venire a lavorare in Russia. La storia ha dato alla Russia una opportunità unica. Gli eventi richiedono con urgenza che riorganizziamo la nostra economia e che aggiorniamo la nostra sfera sociale. Non abbiamo intenzione di lasciar passare invano questa opportunità. Il nostro paese dovrà uscire dalla crisi rinnovato, più forte e più competitivo. A parte, mi piacerebbe fare un commento su alcuni problemi che vanno aldilà dell'agenda puramente economica, me che sono tuttavia molto attuali, nella situazione di oggi. Sfortunatamente, sentiamo sempre più spesso l'argomento che l'aumento delle spese militari potrebbe risolvere i problemi economici e sociali di oggi. La logica che sta alla base di questo ragionamento è abbastanza semplice. Stanziamenti aggiuntivi alle spese militari creano nuovi posti di lavoro. A prima vista, questo sembra un buon modo per combattere la crisi e la disoccupazione. Questa politica potrebbe perfino essere piuttosto efficace nel breve termine. Ma nel lungo termine, la militarizzazione non risolverà il problema; piuttosto lo soffocherà temporaneamente. Quello che farà sarà estorcere dall'economia immani risorse finanziarie e non solo, anzichè trovare per esse un utilizzo migliore e più saggio. E' mia convinzione che una riduzione ragionevole delle spese militari, soprattutto se accompagnata dall'aumento della stabilità e della sicurezza globale, comporterà certamente vantaggi economici significativi.Mi auguro che alla fine questo punto di vista prevalga ovunque. Da parte nostra, siamo orientati a lavorare intensamente per discutere ulteriori disarmi. Vorrei anche portare la vostra attenzione sul fatto che la crisi economica potrebbe aggravare le tendenze negative in atto nella politica globale. Il mondo si è recentemente trovato di fronte a ondate di violenza e ad altre azioni aggressive senza precedenti, come l'avventurosa sortita della Georgia nel Caucaso, i recenti attacchi terroristici in India, e l'escalation di violenza nella Striscia di Gaza. Anche se apparentemente non collegati tra di loro, questi sviluppi hanno tuttavia delle caratteristiche comuni. Prima di tutto, mi riferisco alla incapacità delle organizzazioni internazionali esistenti di fornire una soluzione costruttiva di qualche genere ai conflitti regionali, o una proposta efficace per gli accordi tra etnie e stati. I meccanismi politici multilaterali si sono dimostrati inefficaci quanto i sistemi di controllo economici e finanziari globali. Parlando con franchezza, sappiamo tutti che provocare instabilità militare e politica, causare conflitti regionali e di altro tipo, è un mezzo utile a distrarre il pubblico dai crescenti problemi sociali e economici. Tentativi del genere non possono essere esclusi, purtroppo. Per impedire questo scenario, c'è bisogno di migliorare il sistema delle relazioni internazionali, e renderlo più efficace, sicuro, e stabile. Nell'agenda globale ci sono molte importanti questioni in cui la maggior parte dei paesi hanno interessi in comune. Tra queste, le politiche anti crisi, gli sforzi congiunti per riformare le istituzioni finanziarie internazionali, per migliorare i meccanismi normativi, garantire la sicurezza energetica, e attenuare la crisi globale degli alimenti, che oggi è una questione estremamente urgente. La Russia è disposta a dare il suo contributo per affrontare le questioni che hanno priorità internazionale. Ci aspettiamo che tutti i nostri partner in Europa, Asia e America, compresa la nuova amministrazione USA, mostrino interesse a cooperare ulterioriormente in modo costruttivo per gestire tutti questi problemi, e altri ancora. Auguriamo il successo alla nuova squadra. Signore e signori, La comunità internazionale sta affrontando una gran quantità di problemi estremamante complicati, che talvolta potrebbero apparire indomabili. Ma, come dice il proverbio, un viaggio di mille miglia comincia con un singolo passo. Dobbiamo trovare un punto di appoggio nei valori morali che hanno assicurato il progresso della nostra civiltà. L'integrità, il lavoro duro, la responsabilità, e la fiducia in sè stessi alla fine ci condurranno al successo. Non dobbiamo disperare. Questa crisi può e deve essere combattuta, anche mettendo in comune le nostre risorse intellettuali, morali e materiali. Questo tipo di unione di sforzi è impossibile senza la fiducia reciproca, non solo tra gli operatori economici, ma prncipalmente tra le nazioni. Perciò, trovare questa fiducia reciproca è l'obiettivo chiave sul quale adesso dovremmo concentrarci. La fiducia e la solidarietà sono la chiave per superare i problemi di oggi, per evitare ulteriori shock, e per raggiungere la prosperità e il benessere in questo nuovo secolo. Grazie. Vladimir Putin Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Stefano Brizzi Fonte > Russia Today Vorrei far notare il passaggio dedicato alle Bad Bank. Il primo a proporre una cosa del genere, riconoscendone però le enormi difficoltà di attuazione, è stato Tremonti. Questa idea sta prendendo piede. Il nostro ministro, le sue idee, cmq la si pensi, si stanno diffondendo e vengono spesso prese in considerazione.
tatanka Posted February 4, 2009 Posted February 4, 2009 Gentili colleghi, signore, signori, buonasera.... Grazie. Vladimir Putin Un "Grazie Tatanka" finale poteva metterlo. Certo che se siamo arrivati al punto che Putin chiede trasparenza ........
Ponchiaz Posted February 4, 2009 Posted February 4, 2009 Cazzo, la bad bank del nostro presidente del consiglio. Un discorso condivisibile in gran parte, sarebbe addittura definibile fantastico se a pronunciarlo fosse stato Barack Obama. Pronunciato da Putin risulta un po' velleitario e un po' sarcastico. Pare chiaro comunque che Vlade si pone chiaramente come soggetto non più ignorabile nel panorama mondiale e torna apertamente a proporre all'Europa una alleanza per creare il polo alternativo agli States. E qui, come noto, Ponchiaz approverebbe in linea di principio. Per ora l'asino casca sul semplice fatto che, fatto unico tra le nazioni della ex URSS, in Russia l'economia di capitale non c'è. C'è una gran bella mafia che ha generato disparità che fanno impallidire quelle citate dall'ex KGB.
tricky Posted February 6, 2009 Posted February 6, 2009 Una riflessione se mi è permessa. Sono stato negli States e non è che adoro proprio tutto di loro. Anzi. Molte le anomalie e le contraddizioni. Però... L'altro giorno ho visto il film "Leoni per agnelli".... Ebbene, il giorno in cui in Italia un regista potrà fare un film dove critica e mette in risalto tutte le pecche della politica (nazionale o economica o internazionale...poco importa) nostrana (e non è questione di centrodestra o centrosinistra) allora potremmo iniziare a pensare che anche noi siamo uno Stato libero e democratico. Negli States la stampa e l'opinione pubblica fa il culo al potere. Da noi...spesso il culo lo vende... E lo dice uno che di professione fa il giornalista
ROOSTERS99 Posted February 6, 2009 Posted February 6, 2009 Una riflessione se mi è permessa. Sono stato negli States e non è che adoro proprio tutto di loro. Anzi. Molte le anomalie e le contraddizioni. Però... L'altro giorno ho visto il film "Leoni per agnelli".... Ebbene, il giorno in cui in Italia un regista potrà fare un film dove critica e mette in risalto tutte le pecche della politica (nazionale o economica o internazionale...poco importa) nostrana (e non è questione di centrodestra o centrosinistra) allora potremmo iniziare a pensare che anche noi siamo uno Stato libero e democratico. Negli States la stampa e l'opinione pubblica fa il culo al potere. Da noi...spesso il culo lo vende...E lo dice uno che di professione fa il giornalista La democrazia americana è un secolo avanti alla nostra, senza dubbio alcuno.
Ale Div. Posted February 6, 2009 Posted February 6, 2009 Mah oddio.... per quanto più o meno condivisibili o belli, c'è una pletora di film italiani che non ci sono andati giù teneri con la classe politica/dirigenziale italiana. In questo senso, per esempio, grande delusione da Gomorra (film). Però ci sono stati film molto duri e pesanti anche qui... forse anche di più!
Ponchiaz Posted February 6, 2009 Posted February 6, 2009 . Negli States la stampa e l'opinione pubblica fa il culo al potere. Da noi...spesso il culo lo vende... .E lo dice uno che di professione fa il giornalista Aaaalè, ce ne è qui un altro. Avanti c'è posto.
davide Posted February 6, 2009 Posted February 6, 2009 Una riflessione se mi è permessa. Sono stato negli States e non è che adoro proprio tutto di loro. Anzi. Molte le anomalie e le contraddizioni. Però... L'altro giorno ho visto il film "Leoni per agnelli".... Ebbene, il giorno in cui in Italia un regista potrà fare un film dove critica e mette in risalto tutte le pecche della politica (nazionale o economica o internazionale...poco importa) nostrana (e non è questione di centrodestra o centrosinistra) allora potremmo iniziare a pensare che anche noi siamo uno Stato libero e democratico. Negli States la stampa e l'opinione pubblica fa il culo al potere. Da noi...spesso il culo lo vende...E lo dice uno che di professione fa il giornalista Un film stupendo. Lo consiglio a tutti.
alberto Posted February 9, 2009 Posted February 9, 2009 qualunque film si deve accodare a "C'era una volta in America".
ROOSTERS99 Posted February 9, 2009 Posted February 9, 2009 qualunque film si deve accodare a "C'era una volta in America". Quotissimo !!
Franz#12 Posted February 10, 2009 Posted February 10, 2009 qualunque film si deve accodare a "Moana e Cicciolina mondiali".
tricky Posted February 11, 2009 Posted February 11, 2009 Mah oddio.... per quanto più o meno condivisibili o belli, c'è una pletora di film italiani che non ci sono andati giù teneri con la classe politica/dirigenziale italiana. In questo senso, per esempio, grande delusione da Gomorra (film). Però ci sono stati film molto duri e pesanti anche qui... forse anche di più! In Italia certi film hanno una cassa di risonanza quasi pari a zero. Anche Gomorra fuori dalle nomination fa capire quanto poco in Italia abbiano provato a spingerlo... In Lupi per Agnelli si fanno nomi e cognomi. Si identifica in Bush come un responsabile di un conflitto inutile. Non è questione se essere d'accordo o meno, bensì sul poter denunciare senza rischiare di finire in libri neri
Ale Div. Posted February 11, 2009 Posted February 11, 2009 (edited) In Italia certi film hanno una cassa di risonanza quasi pari a zero. Anche Gomorra fuori dalle nomination fa capire quanto poco in Italia abbiano provato a spingerlo...In Lupi per Agnelli si fanno nomi e cognomi. Si identifica in Bush come un responsabile di un conflitto inutile. Non è questione se essere d'accordo o meno, bensì sul poter denunciare senza rischiare di finire in libri neri Mah guarda... io Gomorra l'ho visto.... hai voglia a spingerlo!! E' un film orrendo, sia in senso puramente cinematografico, sia in relazione al libro. Se uno guardasse solo il film, penserebbe che la camorra a Napoli sia una semplice una guerra di teppistelli sbandati di quartiere e non certo quel potere ramificato in tutto il mondo che ha le mani dentro al traffico di droga, traffico d'armi, edilizia e finanza. In due parole: fa cagare. Negli anni 70 però furono molti i film che facevano nomi e cognomi. Contemporaneamente a Gomorra, è uscito un film su Andreotti, che non ho visto, ma dalle critiche lette non sembra sia stato un film agiografico.... è il nome del Divino Giulio non è evocato nè mascherato.. stranamente non ha avuto la stessa pubblicità mediatica dell'altro ... Edited February 11, 2009 by Ale Div.
Ale Div. Posted February 11, 2009 Posted February 11, 2009 Eccolo!! Ho trovato la trama!!! Il Divo (film) Premi: Festival di Cannes 2008: Premio della giuria European Film Awards 2008: European Film Awards per il miglior attore (Toni Servillo) « Guerre puniche a parte, nella mia vita mi hanno accusato di tutto » (Giulio Andreotti) Il Divo (sottotitolato La spettacolare vita di Giulio Andreotti) è un film del 2008, diretto da Paolo Sorrentino. È stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2008, dove ha vinto il Premio della giuria. Nelle sale italiane è arrivato il 28 maggio 2008. Il nome del film deriva da uno dei tanti soprannomi affibbiati al Senatore a vita Giulio Andreotti a cui il film è ispirato. Trama [modifica] Il film narra una parte della vita di Giulio Andreotti, protagonista della storia politica italiana per decenni, raccontata nel periodo tra 1991 e 1993, a cavallo tra la presentazione del VII Governo Andreotti e l'inizio del maxiprocesso per associazione mafiosa a Palermo. Andreotti viene tratteggiato come un uomo freddo e cinico, intelligente e spregiudicato, ironico e minaccioso, indecifrabile persino ai suoi più intimi conoscenti. La pellicola inizia con una lunga carrellata di omicidi o suicidi (Moro, Dalla Chiesa, Pecorelli, Falcone, Calvi, Sindona, Ambrosoli) scandita dalla musica di Toop toop dei Cassius. Seguono le parole delle lettere di Aldo Moro che dalla sua prigionia presso le Brigate Rosse si rivolgeva proprio ad Andreotti, evidenziandone la poca umanità e scongiurandolo di prendere le trattative coi terroristi per la sua liberazione. La vicenda principale prende il via il giorno della presentazione del VII Governo Andreotti, il 12 aprile 1991. Mentre la governante chiude le finestre ("sta arrivando una brutta corrente", dice) si radunano alla residenza di Andreotti i "vertici" della sua corrente nella Democrazia Cristiana - tra gli altri Cirino Pomicino, Giuseppe Ciarrapico, Salvo Lima, Franco Evangelisti, Vittorio Sbardella "lo squalo" e il cardinale Fiorenzo Angelini detto "Sua Sanità". Mentre Andreotti si fa radere dal barbiere i suoi sodali discutono di politica, ma Andreotti sembra interessato solo a che il suo farmaco preferito contro l'emicrania che lo perseguita da una vita resti inserito nel prontuario farmaceutico, e di questo si raccomanda col cardinale. Il Governo viene quindi presentato ai giornalisti, con profluvi di flash, ma da subito esso appare segnato dall'immobilismo e dal "meglio tirare a campare che tirare le cuoia" di Andreotti. La questione politica del giorno si sposta presto sulla futura elezione del Presidente della Repubblica, a successione di Francesco Cossiga. La corrente andreottiana, nonostante la defezione dello "squalo" Sbardella, passato ai dorotei, propone l'elezione di Andreotti al Quirinale. Andreotti, richiesto di confermare la sua candidatura, risponde "Sono di media statura, ma non vedo giganti attorno a me". Ma nella corsa al colle più alto il Divo Giulio si scontra con l'opposta candidatura di Arnaldo Forlani, segretario della DC: convocati da Pomicino intorno ad un tavolo e richiesti di accordarsi, entrambi replicano "se c'è la sua candidatura, la mia non esiste", ed entrambi restano in lizza. Al momento della prima convocazione del Parlamento in seduta comune per l'elezione, scoppia la gazzarra: urla, lanci di oggetti e manette tintinnanti, il tutto sopra la testa dell'impassibile Andreotti, mentre il presidente dell'aula cerca inutilmente di far mantenere la calma agli onorevoli. Segue una vivida rappresentazione del dietro le quinte dell'elezione, con i capannelli di parlamentari democristiani nei corridoi che cercano di accordarsi. Pomicino cerca di rappresentare razionalmente la soluzione "Andreotti al Quirinale, Forlani in segreteria, Martinazzoli alla vice-presidenze" come l'unico modo per poter continuare a governare in alleanza col PSI, contro la possibilità un nuovo governo monocolore di De Mita. La candidatura Andreotti, pensata come candidatura emergente allo scemare delle altre, fu invece bruciata dallo scandalo dell'omicidio del giudice Giovanni Falcone e di Salvo Lima, luogotenente degli andreottiani in Sicilia, ammazzato da Cosa Nostra per "avvisare" il "traditore" Andreotti. Nel film infatti si fa notare che Andreotti fugge dinanzi ai tentativi di Lima di parlare con lui proprio delle istanze della criminalità organizzata. Al termine degli scrutini, risulta eletto presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Dai banchi dei dorotei, l'ex-andreottiano Vittorio Sbardella "lo squalo" sussurra al compagno di banco di guardare Andreotti, nel "momento che aspettava da tutta la vita" e "imparare come si sta al mondo", sottolineando il sangue freddo e la dignità di Andreotti davanti a questa grande sconfitta. La seconda parte del film si incentra sui presunti rapporti di Andreotti con la mafia, fino alle udienze del maxiprocesso di Palermo. Persa l'elezione al Quirinale, la corrente andreottiana si sfalda, sotto l'onda di Mani Pulite (Cirino Pomicino e Vittorio Sbardella sono prelevati in casa dalla polizia), della malattia e della morte (per Evangelisti e Salvo Lima). Sembra di intuire che la caduta dell'establishment politico democristiano e socialista per mano dei giudici di Milano possa aver ricevuto una spinta da parte dello stesso Andreotti, che avrebbe attinto al suo enorme archivio personale per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Appare quindi nel film Giancarlo Caselli, procuratore a Palermo, caricaturalmente tratteggiato più volte mentre si spruzza la lacca sui capelli bianchi prima di apparire in televisione o in udienza. Nei colloqui con diversi pentiti di mafia, Caselli e i suoi collaboratori ascoltano la versione dei pentiti sulla costruzione del potere andreottiano, sul suo rapporto con Cosa Nostra e sugli omicidi degli anni '80. Iniziando col giornalista Mino Pecorelli, che sarebbe stato ucciso dalla mafia su ordine di Andreotti perché venuto in possesso del memoriale Moro, contenente rivelazioni scottanti. Passando per Roberto Calvi e Michele Sindona, banchieri che riciclavano i denari della mafia attraverso la banca vaticana (lo IOR), e che proprio per essersi appropriati di somme ingenti dalla mafia furono messi a morte. Continuando con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, spedito in Sicilia a combattere la mafia senza poteri speciali, e ucciso prima che a Palermo potesse fare alcunché: ucciso perché persona scomoda per qualcuno a Roma. Fino a Salvo Lima, sodale della corrente andreottiana, ammazzato a Palermo come avvertimento ad Andreotti, per aver utilizzato i voti della mafia senza aver dato abbastanza in cambio. Nel corso di questi colloqui tra Caselli e i pentiti di mafia vengono rappresentati, come flashback, i colloqui tra Andreotti e i capi della mafia, tra cui Stefano Bontade e Totò Riina, con il famoso bacio, e il supposto rituale di affiliazione, il giuramento di mafia con ago e sangue. Questa breve scena, in cui nel buio appare la sagoma di Andreotti, un ago che lo punge sul dito fino a fare uscire una goccia di sangue e l'esclamazione "Ahi!" del senatore, appare così grottesca ed incongrua da lasciar in dubbio sulla sua effettiva realtà. Il regista evita dunque di fare proprio o meno il punto di vista dei pentiti, ma lo rappresenta, anche in ciò che può apparire meno plausibile. Da parte sua, Andreotti si decide a combattere fino in fondo questa ultima battaglia per la giustizia, mobilitando le sue risorse, "che non sono poche". Il senatore rifiuta categoricamente qualsiasi ipotesi di sua collusione con la mafia, negandolo a sè stesso e perfino al suo confessore, ed opponendo ai pentiti di mafia la sua vita da "sorvegliato speciale" da parte della scorta, con movimenti costantemente controllati. Il film scandaglia in profondità la figura di Andreotti, tratteggiandola come un personaggio ambiguo, personificazione delle contraddizioni del potere: "perpetuare il male per garantire il benessere del paese", nelle parole che il personaggio rivolge in un monologo-confessione. (ecc ecc vedi wikipedia, voce "Il Divo"). ... nzomma.... Andreotti un certo peso specifico ce lo ha avuto nella Storia della nostra Repubblica ...
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