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Evito di pubblicare le ennesime parole del carinal bagnasco...visibile per chi vuole su corriere.it...ma la smetta di fare la vittima!!!!!!!!!!

facessero quanto parlano sarebbe un mondo migliore...

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..............

Io avrei voluto sentire qualche parola di B4x4 contro i vari regimi africani che comprano armi piuttosto che pensare a migliorare il benessere della propria gente.

Ed invece è finito a parlare di profilattici, guarda un po'.

[/size]

Mi pare tu ti stia sbagliando, ma di grosso.

Vatti a rileggere i discorsi del Papa durante la visita in Africa: sul profilattico si è soffemato 45 secondi rispondendo ad una domanda sull' aereo, gli altri argomenti sono stati lungamente e dettagliatamente trattati.

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Mi pare tu ti stia sbagliando, ma di grosso.

Vatti a rileggere i discorsi del Papa durante la visita in Africa: sul profilattico si è soffemato 45 secondi rispondendo ad una domanda sull' aereo, gli altri argomenti sono stati lungamente e dettagliatamente trattati.

Se è così, evidentemente ho toppato.

Rimane il fatto che allora ha parlato 45 secondi di troppo.

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25 marzo 2009

Anche Harvard dà ragione al Papa su Aids e Africa

Edward Green è il direttore dell’Aids Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and Development Studies. Ilsussidiario.net lo ha intervistato in esclusiva. Le dichiarazioni del Papa su Aids e uso dei preservativi sono al centro di un aspro dibattito e molti, da Kouchner a Zapatero, inclusa la Ue, hanno definito la sua posizione come astratta e alla fine anche pericolosa.

Qual è la sua opinione? “Io sono un liberal sui temi sociali e per me è difficile ammetterlo, ma il Papa ha davvero ragione. Le prove che abbiamo dimostrano che, in Africa, i preservativi non funzionano come intervento per ridurre il tasso di infezione da Hiv. Hanno funzionato, per esempio, in Thailandia e Cambogia che hanno dinamiche epidemiologiche molto diverse”.

In una recente intervista a National Review Online, lei ha detto che non vi è alcuna consistente relazione tra l’uso del preservativo e un più basso tasso di infezione da Hiv. Può approfondire questa affermazione? “Quello che si riscontra in realtà è una relazione tra un più largo uso di preservativi e un maggiore tasso di infezione. Non conosciamo tutte le cause di questo fenomeno, ma parte di esso è dovuto a ciò che chiamiamo compensazione del rischio. Significa che chi usa i preservativi è convinto che siano più efficaci di quanto realmente sono, finendo così per assumere maggiori rischi sessuali. Un altro fatto che è ampiamente trascurato è che i preservativi sono usati in caso di sesso occasionale o a pagamento, ma non sono usati tra persone sposate o con il partner abituale. Perciò, una conseguenza dell’incremento nell’uso dei preservativi può essere un aumento del sesso occasionale”.

Quindi, per quanto sorprendente, è provato che un maggior utilizzo di preservativi è collegato ad un più alto tasso di infezione? “Si è cominciato a notare qualche anno fa che, in Africa, i paesi con maggiore disponibilità di preservativi e tassi superiori di loro utilizzo avevano anche il più alto tasso di infezione da Hiv. Questo non prova una relazione causale, ma ci avrebbe dovuto portare qualche anno fa a valutare in modo più critico i programmi relativi all’utilizzo del preservativo”.

Oltre il caso dell’Uganda, vi sono altre prove che il modello cosiddetto ABC (Abstinence, Be faithful, Condom) possa funzionare? “Stiamo osservando il declino dell’Hiv in almeno otto o nove paesi africani. In tutti i casi, la proporzione di uomini e donne che dichiarano rapporti sessuali con molti partner è diminuito qualche anno prima che noi riscontrassimo questo declino. Tuttavia, molti programmi contro l’Aids mettono l’accento su preservativi, controlli e farmaci: questo ampio cambiamento nel comportamento è quindi avvenuto malgrado questi programmi, che hanno posto l’enfasi su elementi errati (almeno per l’Africa). Sono contento di riferire che i due paesi con il più alto tasso di infezione, Swaziland e Botswana, hanno lanciato campagne mirate a scoraggiare i rapporti sessuali con partner multipli e contemporanei. L’astinenza tra i ragazzi è un altro fattore, ovviamente. Se le persone cominciano a fare sesso in un’età più adulta avranno meno partner sessuali durante la loro vita, diminuendo così le probabilità di contrarre infezioni da Hiv”.

Quindi, nella lotta contro l’Aids la riduzione del numero dei partner sessuali è uno dei fattori più importanti. “Come ho già detto, è la sfida più importante in questa battaglia”.

Un’ultima domanda. Nel modello ABC, A e B non sono così economicamente rilevanti come C, che ha alle spalle una forte industria. E’ improprio dire che non si tratta, quindi, solo di una questione culturale e sanitaria, ma anche economica? “Dipende da cosa intende per aspetti economici. Se consideriamo i programmi ABC, Pepfar (il programma governativo di lotta contro l’Aids varato nel 2003 da Bush) è l’unico grande donatore che ha immesso reali finanziamenti in A e B e, forse purtroppo, la maggior parte dei soldi, e comunque dell’enfasi, sull’astinenza. Il fattore B è il più importante, con l’astinenza al secondo posto, secondo la mia opinione e in accordo con le evidenze da me riscontrate. Se invece il punto è se la povertà dà impulso all’Aids, anche in questo caso l’Africa è diversa dal resto del mondo, perché in Africa il tasso di infezione è più alto presso i ceti più agiati e più istruiti. Perciò il miglioramento della situazione economica dei paesi africani non porterà una diminuzione delle infezioni. Questa evidentemente non è una buona ragione per abbandonare a se stesse le economie africane”.

Un articolo di ilsussidiario.net

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E per approfondire il tema Uganda....

Parla Rose Busingye, infermiera ugandese

Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi

“Chi pensa di salvare l’Africa con i preservativi è fuori dal mondo”

“Il problema è capire se la vita ha un senso. Solo così posso volere bene a me e a chi ho davanti. E’ allora che lo proteggo, che faccio di tutto perché non si ammali”. Rose Busingye passa la sua vita ad accogliere e curare gli ammalati di Aids assieme all’ong Avsi al Meeting Point di Kampala, la capitale dell’Uganda. Rose è un’infermiera ugandese, e sa bene di cosa si tratta quando si parla di Africa, Hiv e preservativi. “Il problema è se la vita ha un valore, un significato, altrimenti non c’è preservativo che tenga”. In Uganda dal 1986 sono morte quasi un milione di persone (e più del doppio sono rimaste infettate) per il virus dell’Hiv. L’Uganda è però anche il primo paese del continente nero ad avere attuato una politica vincente nella lotta all’Aids: in pochi anni si è passati dal 21 per cento della popolazione infetta al 6,4 per cento di oggi. “Lo abbiamo fatto – spiega Rose – senza distribuire preservativi a tutti, ma educando le persone. Anche grazie al nostro presidente”.

Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, ha preso di petto la questione dell’Hiv fin da subito: “Ha chiesto di tornare alle nostre origini culturali – continua Rose – ha voluto che si lavorasse per il cambiamento delle persone. Una volta, durante un seminario, si discuteva di come affrontare il dilagare della malattia e la moglie del presidente è andata su tutte le furie quando ha sentito dire che la soluzione erano i profilattici. L’uomo non è come un cane che non riesce a trattenersi, diceva, ha la ragione, può smettere di vivere come un animale”. Così (come racconta anche il libro “Lo sviluppo ha un volto”, a cura di Roberto Fontolan, edito da Guerini) si è cominciato ad andare nei vari villaggi a insegnare, ad esempio, che chi ha una vita sessuale ordinata non rischia di prendere l’Hiv, che l’astinenza e la fedeltà al partner sono fondamentali e che in certi casi particolari è anche opportuno usare il preservativo.

Nulla di diverso dalle parole del Papa: “Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, a essere con i sofferenti”. Nulla di diverso da quello che racconta Rose: “Non sappiamo amare, viviamo definiti dall’istinto. E quando uno non si sente amato non può amare nessuno, usa se stesso e gli altri. A uno infettato dall’Hiv non interessa nulla proteggere gli altri se non sa che la sua vita ha un valore, un significato. Quelli che attaccano il Papa non sanno cosa dicono”. O forse lo sanno benissimo. “Tu vali più di un preservativo, il bisogno dell’Africa non sono i preservativi. Se lo pensi sei fuori dal mondo”, dice.

Rose incalza: “Qui Non abbiamo medicine, si muore di malaria, di dissenteria. E ci vogliono mandare i preservativi. Ma che coraggio hanno di fronte al mondo di dire che il bisogno dell’Africa è un preservativo?”. Le chiediamo se quindi sia un problema di educazione: “Si educa solo a ciò che si è”, risponde. In altre parole? “Bisogna risvegliare la coscienza dell’uomo: quando uno è voluto bene subito si accorge di quello che vuole, senza bisogno di fargli la lezione. L’uomo è un bisogno infinito di capire cos’è la giustizia, la bellezza, la felicità”. Rose racconta che tante persone che passano dal suo centro magari per un giorno poi non vogliono andarsene: “Se uno incontra anche solo un piccolo occhio che lo guarda per quello che è non può non riconoscere di essere fatto per queste cose. Puoi stare anni a insegnare come si usa il preservativo, ma se si è guardati con dignità basta un secondo per cambiare. Quando gli ammalati sentono che secondo te il loro bisogno è un preservativo se ne vanno, lo sanno che la loro vita è molto più grande. Non è un pezzo di lattice che salverà l’Africa, siamo seri. E in Uganda, dove il presidente si è opposto a questa idea, abbiamo abbattuto il numero di infezioni, tanto che adesso l’Hiv è soprattutto una malattia dei più ricchi, non dei poveri”.

Secondo Rose, il mondo dovrebbe avere il coraggio di parlare dell’origine della malattia, non di come contenere gli effetti di un comportamento di cui la malattia è diretta conseguenza. “E’ la libertà che muove la persona, se uno la usa male non può poi accusare la mancanza dei preservativi. Questo è un modo sbagliato di usare la ragione”. Ciò che impressiona è come le parole di Rose siano gravide di conseguenze nei fatti: al Meeting Point le donne infette dal virus dell’Hiv ballano, cantano, lavorano tutto il giorno; stanno talmente bene che all’inizio nessuno credeva che avessero bisogno di cibo e medicine, e solo dopo avere fatto il test a ognuna di loro si sono ricreduti. Parla di “ideologia”, Rose: “Si pensa che la vita umana sia definita solo dal sesso, ma questa è ideologia, nel senso che è l’esaltazione di un singolo aspetto umano”.

A questo punto racconta di quando ha insegnato alle sue donne come si usano i preservativi: “Abbiamo letto insieme le istruzioni: occorre una temperatura esterna non troppo alta, bisogna lavarsi, stare attenti perché basta un po’ di polvere per romperlo, ecc. Le mie donne mi hanno guardato e mi hanno detto: ‘Rose, quanti gradi ci sono in Africa? Quante case hanno il rubinetto per lavarsi?’. Poi mi hanno fatto vedere le loro mani: ruvide e rovinate dal lavoro nella cava, affilate come un sasso. E se basta un po’ di polvere per rompere il preservativo… Capisci? Non hanno neanche le lenzuola, i letti, l’acqua – ride – E pensano di salvarci con i preservativi!”. Si ferma, torna seria: “Bisogna smetterla di parlare per niente, senza sapere di cosa si sta parlando”. Sia l’opera grandissima in cui lavora Rose a Kampala sia i risultati dell’azione governativa sembrano dare ragione alle parole di questa piccola donna sempre sorridente: “L’uomo è fatto per essere amato e per amare, e ha la libertà. La sua soddisfazione totale non è nel sesso. In Uganda abbiamo combattuto senza preservativi ma per il cambiamento delle persone”.

Astinenza e fedeltà le parole d’ordine. Sembra impossibile al mondo laico del Vecchio continente. E invece sembra essere l’unica via per combattere con successo questa piaga. Ma una cosa del genere è possibile solo là dove c’è la chiesa? “Sì – dice Rose – perché chi riconosce che l’umano ha un valore è la chiesa”. Il presidente ugandese non è cristiano, però. “No, ma è un uomo”. Il viaggio del Papa in Africa ha scatenato l’ennesimo dibattito sull’opera della chiesa in quelle terre: “Qua tutti sanno che Benedetto XVI ci vuole bene, non abbiamo dubbi. I dubbi piuttosto ce li abbiamo su chi ci manda i preservativi invece dell’aspirina. Su chi riconosce che siamo esseri umani non abbiamo dubbi”. Rose ha perso tutti i parenti nel genocidio in Ruanda: “Dov’erano quelli che vogliono salvarci con i preservativi? Cos’è un preservativo di fronte ai morti che ho visto in Ruanda? Ammettano che sono loro gli sconfitti invece di volere salvare noi. Forse pensano che non lo capiamo, ma anche noi africani abbiamo il cervello, sappiamo usare la ragione”. Quegli stessi accusano il Papa di attentato alla vita dell’Africa: “Non ha senso attaccare una persona disarmata che ama così tanto la vita della gente”.

di Piero Vietti

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25 marzo 2009

Anche Harvard dà ragione al Papa su Aids e Africa

Edward Green è il direttore dell’Aids Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and Development Studies. Ilsussidiario.net lo ha intervistato in esclusiva. Le dichiarazioni del Papa su Aids e uso dei preservativi sono al centro di un aspro dibattito e molti, da Kouchner a Zapatero, inclusa la Ue, hanno definito la sua posizione come astratta e alla fine anche pericolosa.

Qual è la sua opinione? “Io sono un liberal sui temi sociali e per me è difficile ammetterlo, ma il Papa ha davvero ragione. Le prove che abbiamo dimostrano che, in Africa, i preservativi non funzionano come intervento per ridurre il tasso di infezione da Hiv. Hanno funzionato, per esempio, in Thailandia e Cambogia che hanno dinamiche epidemiologiche molto diverse”.

In una recente intervista a National Review Online, lei ha detto che non vi è alcuna consistente relazione tra l’uso del preservativo e un più basso tasso di infezione da Hiv. Può approfondire questa affermazione? “Quello che si riscontra in realtà è una relazione tra un più largo uso di preservativi e un maggiore tasso di infezione. Non conosciamo tutte le cause di questo fenomeno, ma parte di esso è dovuto a ciò che chiamiamo compensazione del rischio. Significa che chi usa i preservativi è convinto che siano più efficaci di quanto realmente sono, finendo così per assumere maggiori rischi sessuali. Un altro fatto che è ampiamente trascurato è che i preservativi sono usati in caso di sesso occasionale o a pagamento, ma non sono usati tra persone sposate o con il partner abituale. Perciò, una conseguenza dell’incremento nell’uso dei preservativi può essere un aumento del sesso occasionale”.

Quindi, per quanto sorprendente, è provato che un maggior utilizzo di preservativi è collegato ad un più alto tasso di infezione? “Si è cominciato a notare qualche anno fa che, in Africa, i paesi con maggiore disponibilità di preservativi e tassi superiori di loro utilizzo avevano anche il più alto tasso di infezione da Hiv. Questo non prova una relazione causale, ma ci avrebbe dovuto portare qualche anno fa a valutare in modo più critico i programmi relativi all’utilizzo del preservativo”.

Oltre il caso dell’Uganda, vi sono altre prove che il modello cosiddetto ABC (Abstinence, Be faithful, Condom) possa funzionare? “Stiamo osservando il declino dell’Hiv in almeno otto o nove paesi africani. In tutti i casi, la proporzione di uomini e donne che dichiarano rapporti sessuali con molti partner è diminuito qualche anno prima che noi riscontrassimo questo declino. Tuttavia, molti programmi contro l’Aids mettono l’accento su preservativi, controlli e farmaci: questo ampio cambiamento nel comportamento è quindi avvenuto malgrado questi programmi, che hanno posto l’enfasi su elementi errati (almeno per l’Africa). Sono contento di riferire che i due paesi con il più alto tasso di infezione, Swaziland e Botswana, hanno lanciato campagne mirate a scoraggiare i rapporti sessuali con partner multipli e contemporanei. L’astinenza tra i ragazzi è un altro fattore, ovviamente. Se le persone cominciano a fare sesso in un’età più adulta avranno meno partner sessuali durante la loro vita, diminuendo così le probabilità di contrarre infezioni da Hiv”.

Quindi, nella lotta contro l’Aids la riduzione del numero dei partner sessuali è uno dei fattori più importanti. “Come ho già detto, è la sfida più importante in questa battaglia”.

Un’ultima domanda. Nel modello ABC, A e B non sono così economicamente rilevanti come C, che ha alle spalle una forte industria. E’ improprio dire che non si tratta, quindi, solo di una questione culturale e sanitaria, ma anche economica? “Dipende da cosa intende per aspetti economici. Se consideriamo i programmi ABC, Pepfar (il programma governativo di lotta contro l’Aids varato nel 2003 da Bush) è l’unico grande donatore che ha immesso reali finanziamenti in A e B e, forse purtroppo, la maggior parte dei soldi, e comunque dell’enfasi, sull’astinenza. Il fattore B è il più importante, con l’astinenza al secondo posto, secondo la mia opinione e in accordo con le evidenze da me riscontrate. Se invece il punto è se la povertà dà impulso all’Aids, anche in questo caso l’Africa è diversa dal resto del mondo, perché in Africa il tasso di infezione è più alto presso i ceti più agiati e più istruiti. Perciò il miglioramento della situazione economica dei paesi africani non porterà una diminuzione delle infezioni. Questa evidentemente non è una buona ragione per abbandonare a se stesse le economie africane”.

Un articolo di ilsussidiario.net

W il sesso senza preservativo :flowers:

Personalmente è di gran lunga superiore!!

scherzo nè ;-) Sdrammatizziamo 1 po!

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W il sesso senza preservativo :P

Personalmente è di gran lunga superiore!!

scherzo nè ;-) Sdrammatizziamo 1 po!

:clap[1]: ...detto da uno col tuo nick........

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Dopo l'aumento delle gravidanze tra le minorenni

Gb, spot in tv per aborto e preservativi

Le autorità: «Informare serve». Allarme dei cattolici

LONDRA — Il Regno Unito ha il più alto numero in Europa di ragazze minorenni che restano incinte. Su mille donne in attesa di un figlio, 42 non hanno compiuto i diciotto anni. Le statistiche ufficiali, relative al 2007, aggiungono che, ogni settimana, 84 adolescenti si sottopongono all'interruzione della gravidanza e che tre non hanno 14 anni. E ancora: la diffusione di infezioni agli organi genitali per le under 16 e i loro coetanei è superiore a quella di qualsiasi altro Paese del Vecchio Continente con 11 mila casi diagnosticati. Numeri da allarme rosso. Più in generale, sempre nel 2007, gli aborti, in tutte le fasce di età fertile e con un picco fra i 20 e i 24 anni, sono stati 198.499, e sono raddoppiati nel corso di un trentennio. Fotografia completata dal dato secondo cui, su dieci giovani o giovanissime che hanno concepito, sei si rivolgono alle strutture sanitarie per non portare a termine la maternità. Colpa, è spiegato in un recente rapporto finito in Parlamento, della insufficiente educazione sessuale e contraccettiva nelle scuole e nelle famiglie.

È di fronte a questa realtà che è partita la proposta di utilizzare la televisione e i giornali come strumento di divulgazione sull'uso del preservativo e di dare sia alle cliniche nelle quali si pratica l'aborto sia alle associazioni che assistono le minorenni, la possibilità di mandare in onda spot pubblicitari mirati alla corretta informazione della paziente. Il tabù sta per essere rotto dal Broadcast Committee of Advertising Practice, la commissione di vigilanza sulla pubblicità, che riformerà il codice di disciplina. Attualmente, esiste la possibilità di trasmettere promo sui condom, ma solo in alcuni orari per «proteggere i minori da contenuti inappropriati » (mai prima delle nove di sera), è invece escluso qualsiasi messaggio sulla interruzione di gravidanza. Le nuove regole — che saranno varate «non senza avere ascoltato i pareri dei cittadini, degli operatori del settore, dei partiti», ha rassicurato Andrew Brown, il presidente del Broadcast Committee of Advertising — autorizzano la diffusione di spot nel corso della giornata con l'unica raccomandazione - vincolante di non collocarli o durante o a ridosso dei programmi per i bambini fino a dieci anni. Una svolta che provoca già in partenza reazioni a non finire. Protagonista della inversione di rotta una baronessa laburista, Joyce Gould di Potternewton, convinta che le proibizioni siano ben più pericolose di una comunicazione scientificamente corretta e tale da non urtare la sensibilità del pubblico. L'esperienza insegna, ha sostenuto, che norme più aperte accompagnate da pubblicità intelligenti hanno effetti positivi e vengono alla fine associate a «stili di vita sessuale responsabili».

Sul piede di guerra le organizzazioni cattoliche: «Si ottengono risultati opposti a quelli desiderati, più si promuovono forme di controllo delle nascite e più sono alte le percentuali di gravidanza fra le minorenni». Non solo. Una rappresentante di Life contesta così: «I gruppi pro-vita non hanno i soldi di cui dispongono invece i gruppi a favore dell'aborto e non sono in grado di comperare spazi per divulgare il loro messaggio». L'authority sulla pubblicità va avanti. Chiuderà la consultazioni il 19 giugno, poi via libera alla pubblicità sull'aborto e sui preservativi. Le ragazzine inglesi e l'aborto La protesta a Londra, un anno fa, contro la proposta di abbassare il limite di 24 settimane (Reuters)

Fabio Cavalera

27 marzo 2009

:clap[1]::P:lol: ... minchia che tristezza !!!!

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leggo solo ora l'interessante dibattito:

1)la foto: ha ragione tat su tutta la linea. il fatto che il bimbo ratzinger possa aver indossato la divisa della hitlerjugend mi sembra più probabile che non il contrario. anche mio nonno ha fatto la guerra con la divisa dell'esercito fascista, ma fascista non è mai stato. oltretutto, non è certo con quello sguardo che si saluta il fuhrer... :clap[1]:

2)i preservativi sono una cosa aberrante. parere personale. in ogni caso, se sei una testa di cazzo, non ci sono preservativi abbastanza grandi per proteggerti.

3)per fare chiarezza: non credo nel dio dei cristiani, al limite in quello dei vangeli gnostici.

4)per fare ulteriore chiarezza, la chiesa è molto peggio della religione che si è cucita addosso. ma questo vale per tutte le caste sacerdotali worldwide.

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leggo solo ora l'interessante dibattito:

...............

2)i preservativi sono una cosa aberrante. parere personale. in ogni caso, se sei una testa di cazzo, non ci sono preservativi abbastanza grandi per proteggerti.

...

Ovazione ! :clap[1]::P:lol:

Posted (edited)
25 marzo 2009

Anche Harvard dà ragione al Papa su Aids e Africa

Edward Green è il direttore dell’Aids Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and Development Studies. Ilsussidiario.net lo ha intervistato in esclusiva. Le dichiarazioni del Papa su Aids e uso dei preservativi sono al centro di un aspro dibattito e molti, da Kouchner a Zapatero, inclusa la Ue, hanno definito la sua posizione come astratta e alla fine anche pericolosa.

Qual è la sua opinione? “Io sono un liberal sui temi sociali e per me è difficile ammetterlo, ma il Papa ha davvero ragione. Le prove che abbiamo dimostrano che, in Africa, i preservativi non funzionano come intervento per ridurre il tasso di infezione da Hiv. Hanno funzionato, per esempio, in Thailandia e Cambogia che hanno dinamiche epidemiologiche molto diverse”.

In una recente intervista a National Review Online, lei ha detto che non vi è alcuna consistente relazione tra l’uso del preservativo e un più basso tasso di infezione da Hiv. Può approfondire questa affermazione? “Quello che si riscontra in realtà è una relazione tra un più largo uso di preservativi e un maggiore tasso di infezione. Non conosciamo tutte le cause di questo fenomeno, ma parte di esso è dovuto a ciò che chiamiamo compensazione del rischio. Significa che chi usa i preservativi è convinto che siano più efficaci di quanto realmente sono, finendo così per assumere maggiori rischi sessuali. Un altro fatto che è ampiamente trascurato è che i preservativi sono usati in caso di sesso occasionale o a pagamento, ma non sono usati tra persone sposate o con il partner abituale. Perciò, una conseguenza dell’incremento nell’uso dei preservativi può essere un aumento del sesso occasionale”.

Quindi, per quanto sorprendente, è provato che un maggior utilizzo di preservativi è collegato ad un più alto tasso di infezione? “Si è cominciato a notare qualche anno fa che, in Africa, i paesi con maggiore disponibilità di preservativi e tassi superiori di loro utilizzo avevano anche il più alto tasso di infezione da Hiv. Questo non prova una relazione causale, ma ci avrebbe dovuto portare qualche anno fa a valutare in modo più critico i programmi relativi all’utilizzo del preservativo”.

Oltre il caso dell’Uganda, vi sono altre prove che il modello cosiddetto ABC (Abstinence, Be faithful, Condom) possa funzionare? “Stiamo osservando il declino dell’Hiv in almeno otto o nove paesi africani. In tutti i casi, la proporzione di uomini e donne che dichiarano rapporti sessuali con molti partner è diminuito qualche anno prima che noi riscontrassimo questo declino. Tuttavia, molti programmi contro l’Aids mettono l’accento su preservativi, controlli e farmaci: questo ampio cambiamento nel comportamento è quindi avvenuto malgrado questi programmi, che hanno posto l’enfasi su elementi errati (almeno per l’Africa). Sono contento di riferire che i due paesi con il più alto tasso di infezione, Swaziland e Botswana, hanno lanciato campagne mirate a scoraggiare i rapporti sessuali con partner multipli e contemporanei. L’astinenza tra i ragazzi è un altro fattore, ovviamente. Se le persone cominciano a fare sesso in un’età più adulta avranno meno partner sessuali durante la loro vita, diminuendo così le probabilità di contrarre infezioni da Hiv”.

Quindi, nella lotta contro l’Aids la riduzione del numero dei partner sessuali è uno dei fattori più importanti. “Come ho già detto, è la sfida più importante in questa battaglia”.

Un’ultima domanda. Nel modello ABC, A e B non sono così economicamente rilevanti come C, che ha alle spalle una forte industria. E’ improprio dire che non si tratta, quindi, solo di una questione culturale e sanitaria, ma anche economica? “Dipende da cosa intende per aspetti economici. Se consideriamo i programmi ABC, Pepfar (il programma governativo di lotta contro l’Aids varato nel 2003 da Bush) è l’unico grande donatore che ha immesso reali finanziamenti in A e B e, forse purtroppo, la maggior parte dei soldi, e comunque dell’enfasi, sull’astinenza. Il fattore B è il più importante, con l’astinenza al secondo posto, secondo la mia opinione e in accordo con le evidenze da me riscontrate. Se invece il punto è se la povertà dà impulso all’Aids, anche in questo caso l’Africa è diversa dal resto del mondo, perché in Africa il tasso di infezione è più alto presso i ceti più agiati e più istruiti. Perciò il miglioramento della situazione economica dei paesi africani non porterà una diminuzione delle infezioni. Questa evidentemente non è una buona ragione per abbandonare a se stesse le economie africane”.

Un articolo di ilsussidiario.net

Sentiamo quest'altra campana, allora (campana tra l'altro benevola in passato, con B4x4)....

L'autorevole rivista scientifica inglese The Lancet si è unita alle critiche nei confronti delle dichiarazioni di Benedetto XVI sull’uso dei condom, ritenuti una soluzione non adatta al problema dell’AIDS. Le parole di Lancet sono particolarmente dure: il papa avrebbe commesso un grave errore, non si sa se “dovuto a ignoranza o a un tentativo deliberato di manipolare la scienza per sostenere la dottrina cattolica”. Benedetto XVI, ha chiesto la rivista, “deve ritrattare o correggere la dichiarazione”.

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Edited by davide
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Sentiamo quest'altra campana, allora (campana tra l'altro benevola in passato, con B4x4)....

L'autorevole rivista scientifica inglese The Lancet si è unita alle critiche nei confronti delle dichiarazioni di Benedetto XVI sull’uso dei condom, ritenuti una soluzione non adatta al problema dell’AIDS. Le parole di Lancet sono particolarmente dure: il papa avrebbe commesso un grave errore, non si sa se “dovuto a ignoranza o a un tentativo deliberato di manipolare la scienza per sostenere la dottrina cattolica”. Benedetto XVI, ha chiesto la rivista, “deve ritrattare o correggere la dichiarazione”.

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Scusa eh, davide, ma "The Lancet", who ?? :devil::devil:

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Sentiamo quest'altra campana, allora (campana tra l'altro benevola in passato, con B4x4)....

L'autorevole rivista scientifica inglese The Lancet si è unita alle critiche nei confronti delle dichiarazioni di Benedetto XVI sull’uso dei condom, ritenuti una soluzione non adatta al problema dell’AIDS. Le parole di Lancet sono particolarmente dure: il papa avrebbe commesso un grave errore, non si sa se “dovuto a ignoranza o a un tentativo deliberato di manipolare la scienza per sostenere la dottrina cattolica”. Benedetto XVI, ha chiesto la rivista, “deve ritrattare o correggere la dichiarazione”.

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Sì va beh....ma suuucaaaaa.

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Scusa eh, davide, ma "The Lancet", who ?? :devil::devil:
Sì va beh....ma suuucaaaaa.

Cicci, prima di sparare sentenze, informatevi su cosa rappresenti "The Lancet" per il mondo scientifico... :devil:

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Cicci, prima di sparare sentenze, informatevi su cosa rappresenti "The Lancet" per il mondo scientifico... ;)

Rappresentasse anche Dio in terra :devil::lol: per il mondo scientifico ( e proprio non mi risulta), ha scritto tali cagate ("manipolare la scienza" :lol::lol::devil: ) che altro non merita che il commento Ponchiaziano !! :devil:

Edited by ROOSTERS99
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Se anche fosse l'autorità numero uno in campo scientifico avrebbe titolo zero nel chiedere rettifiche alla massima autorità di una religione, quale che sia.

Facciano pure la loro analisi della situazione ed esprimano il loro pensiero, dopodichè...suchino.

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lunedì 30 marzo 2009, 14:04

Firenze, cittadinanza onoraria a Englaro: scontri

Firenze - Firenze si divide. Lacerata in due dalla consegna a Beppino Englaro della cittadinanza onoraria. Scontri, insulti e tensioni a Palazzo Vecchio. Il Pd applaude il padre di Eluana, il Pdl abbandona il consiglio comunale in segno di protesta. "La cittadinanza onoraria - ha spiegato Englaro - è stata conaegnata a Eluana che era ribelle come è ribelle da sempre Firenze".

L'arrivo di Beppino Englaro All'arrio nel salone dè Dugento, sede del consiglio comunale di Firenze, Beppino Englaro è stato accolto da un lunghissimo applauso dei politici e cittadini presenti. Il pubblico ha cominciato, quindi, a gridare "Bravo" e "C’è bisogno di persone così", mentre ai consiglieri del Pdl lo stesso pubblico diceva ’fuorì. Un uomo, medico, ha cercato di esporre un cartello con scritto ’Firenze inneggia alla mortè ma è stato bloccato dai vigili. Alcune contestazioni si sono registrate all’esterno di Palazzo Vecchio prima, durante e dopo la cerimonia: alcuni esponenti della Lega hanno esposto striscioni e protestato per la decisione del consiglio comunale. Alla protesta dei leghisti si sono sporadicamente contrapposte alcune persone favorevoli al riconoscimento al padre di Eluana. Ne sono scaturiti alcuni momenti di tensione, con offese reciproche e qualche spintone. La situazione è stata comunque mantenuta sotto controllo dagli uomini delle forze dell’ordine presenti numerosi a presidiare la contestazione.

La protesta del Pdl Contemporaneamente i consiglieri comunali del Pdl sono usciti dall’aula per protestare contro il conferimento dell’onorificenza e hanno consegnato all’uomo una lettera per spiegare le loro motivazioni. "Abbiamo rispetto - scrivono gli esponenti del centrodestra nella lettera - per il dramma personale da lei vissuto con grande sofferenza, ma non riteniamo che esso possa costituire titolo per l’ottenimento di una cittadinanza onoraria. La decisione assunta, a maggioranza, è stata improvvida e improvvisa. Il consiglio le conferirà la cittadinanza sulla base di motivazioni non condivise dall’intera città compiendo una forzatura che non ha altra spiegazione se non forse quella di voler apportare con un atto simbolico il proprio irresponsabile contributo alla campagna di legittimazione dell’eutanasia".

Englaro: "Cittadinanza a mia figlia" La cittadinanza onoraria di Firenze consegnata oggi a Beppino Englaro è in realtà "stata consegnata ad Eluana, che era ribelle come è ribelle da sempre Firenze". Così Beppino Englaro ha voluto ringraziare il Consiglio comunale. La cerimonia è stata presieduta dal presidente dell’ Assemblea Eros Cruccolini mentre la motivazione è stata letta dall’assessore alla cultura Eugenio Giani. Gli applausi del pubblico che avevano salutato l’ingresso di Englaro nel Salone dei Duecento si sono ripetuti anche nel momento della consegna della pergamena ufficiale.

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:lol::D;):lol:

A quando una candidatura per l' eroico Beppino ?

Posted
Se anche fosse l'autorità numero uno in campo scientifico avrebbe titolo zero nel chiedere rettifiche alla massima autorità di una religione, quale che sia.

Facciano pure la loro analisi della situazione ed esprimano il loro pensiero, dopodichè...suchino.

La scienza dimostra con delle tesi e con dati scientifici delle ipotesi...la religione non dimostra un kaiser con le sue ipotesi campate per aria.... :rolleyes:

Posted
La scienza dimostra con delle tesi e con dati scientifici delle ipotesi...

Non tutte le ipotesi però ....

Comunque se la scienza non fosse governata dall'etica pensa come potrebbe essere adesso il mondo.

Posted (edited)
La scienza dimostra con delle tesi e con dati scientifici delle ipotesi...la religione non dimostra un kaiser con le sue ipotesi campate per aria.... :doh[1]:

Uccellodirovo , accetta un commento da un'osservatore neutrale di questa stucchevole discussione:

Perchè continui a sfidare la sorte , non hai già preso scappellotti a sufficienza ??? :D

Edited by Virgus
Posted
La scienza dimostra con delle tesi e con dati scientifici delle ipotesi...la religione non dimostra un kaiser con le sue ipotesi campate per aria.... :doh[1]:

Ammettiamo che tu abbia ragione, allora queste teste d'uovo qua del giornale che utilità hanno nel chiedere una ritrattazione ad un tizio che "non dimostra un kaiser con le sue ipotesi campate per aria.... ".

A me pare evidente che, mentre il papa comunque riconosce la validità della scienza e ne contesta in casi specifici l'applicazione, la scienza in generale non riconosce al papa il diritto di proporre una filosofia differente, dandogli più o meno elegantemente dello stregone baluba.

E siccome io non so quanti lettori abbia questa rivista, ma ad occhio stimo siano meno dei credenti di tutte le religioni mondiali, ad una ingiunzione come quella fatta mi viene da rispondere in termini scientificamente corretti: S(U)+Qa.

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