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2369. " Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l'atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla paternità "

2370. La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi (a) sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è intrinsecamente cattiva " ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione"

Io ci rinuncio. Lo sai bene che quella dei periodi infecondi è una cazzata, per questo la chiesa li approva. La sorella di mio cognato è "figlia" di ogino-knaus, mia sorella è stata concepita pochissimi giorni dopo un ciclo. I "metodi naturali" non esistono, e da quello che leggo qui, il coito interrotto, inteso come metodo contraccettivo, è "intrinsecamente cattivo".

Sono abituato a pensare ciò che dico, e dire ciò che penso, in italiano. Da questi 2 articoli io capisco esattamente quello che ho detto io. Se poi invece il tutto va "esegesizzato" (passami il termine)... beh allora ha ragione chi vuole una chiesa fai da te, tanto tutto quello che c'è scritto va interpretato ora in un modo, ora in un altro. Lo stesso discorso vale pe rl'articolo sulla pena di morte. Carta canta. La chiesa non la esclude, punto. Di fatti, pio ix, santo e papa infallibile per eccellenza, ne faceva uso, con buona pace di spiff che negava tale evidenza.

Chissenefrega se in un consultorio cattolico non ti consigliano l'aborto, torniamo sempre allo stesso discorso. A me non interessa "convertire" la chiesa alle mie idee.

A me interessa che la chiesa non cerchi di impormi le sue.

:lol:

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Come dice Tat, l'approccio deve essere duplice.

Dal canto suo, il Papa x rimanere coerente con se stesso può solo condannare l'uso dei preservativi, denotando però - a parer mio - quanto la Chiesa continui a vivere in un mondo molto lontano dalla realtà di tutti i giorni.

Giusto altresì cercare di dare alle popolazioni africane gli strumenti conoscitivi per cercare di tutelarsi dalla malattia. Quanti di loro sanno cos'è l'AIDS e come si trasmette?

Insomma, la scatoletta di goldoni è un cerotto di fronte a un'emorragia, però ad oggi è lo strumento più immediato per tamponare il flusso, che piaccia o no. Solo dopo aver fatto questo possiamo riuscire a mettere tutti gli africani dentro un'aula e spiegar loro come si trasmette l'AIDS.

Doveroso da parte di Chiesa e Istituzioni, a questo punto, promuovere una campagna di informazione SERIA in tutti i paesi subsahariani.

Concordo che il Papa debba difendere i suoi ideali (quelli della chiesa) però concordo pienamente con te sul fatto che la chiesa di oggi viva lontano milioni di anni luce dalle problematiche dei nostri tempi. Si devono rendere conto che non siamo più nel Medioevo e certi problemi non vanno affrontati come tabù, ma prendere coscienza che dalle malattie non si guarisce con una preghierina.

Benissimo spiegare alle popolazioni povere e ignoranti cosa è HIV, come si trasmette, e come si PREVIENE!

INFORMAZIONE + PREVENZIONE

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Concordo che il Papa debba difendere i suoi ideali (quelli della chiesa) però concordo pienamente con te sul fatto che la chiesa di oggi viva lontano milioni di anni luce dalle problematiche dei nostri tempi. Si devono rendere conto che non siamo più nel Medioevo e certi problemi non vanno affrontati come tabù, ma prendere coscienza che dalle malattie non si guarisce con una preghierina.

Benissimo spiegare alle popolazioni povere e ignoranti cosa è HIV, come si trasmette, e come si PREVIENE!

INFORMAZIONE + PREVENZIONE

Come dice Ponchiaz, questo è normale.

La chiesa si fa portatrice di valori e morale assoluti (mi vengono i brividi). Ovviamente questa è una farsa, perchè assoluti non lo sono per niente. Questo tuttavia la porta ad accettare i cambiamenti con estrema lentezza.

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Non "unitivo O procreativo".

Fa 2-0 e palla al centro.

3-0 con la pena di morte.

Non ti berlusconizzare pure tu :ph34r::geek:

stica, qui si scivola nella grammatica spinta.

prima c'è scritto "ambedue", poi un avirgole e quindi l'elenco degli ambedue. Ci deve stare la "e",non può starci la "o".

Comunque hai capito quello che volevo dire, volevo negare la leggenda del "sesso solo per riproduzione". Che è una balla e lo sai pure tu.

E non insultarmi con termini tipo "berlusconizzare" :D

Siamo 1-1. E la questione pena di morte è la mia vittoria ai rigori.

E con la foto tagliata di cui non esiste l'altra metà ti becchi pure 3 giornate di squalifica con la prova TV. :P

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stica, qui si scivola nella grammatica spinta.

prima c'è scritto "ambedue", poi un avirgole e quindi l'elenco degli ambedue. Ci deve stare la "e",non può starci la "o".

Comunque hai capito quello che volevo dire, volevo negare la leggenda del "sesso solo per riproduzione". Che è una balla e lo sai pure tu.

E non insultarmi con termini tipo "berlusconizzare" :ph34r:

Siamo 1-1. E la questione pena di morte è la mia vittoria ai rigori.

E con la foto tagliata di cui non esiste l'altra metà ti becchi pure 3 giornate di squalifica con la prova TV. :D

Qualsiasi atto teso ad impedire la procreazione è intrinsecamente cattivo. Lo dicono loro, mica io. Sui metodi naturali, abbiamo già visto che sono una leggenda urbana.

2-0.

3-0 con la pena di morte, che è prevista anche se in casi estremi, ma c'è.

4-0 con il saluto nazista, che tu dici essere una benedizione, ma io non ho mai visto benedire il pane e il vino a braccia tese! Al massimo a braccia alzate, che è diverso... E che fa, le flessioni? O è pronto a spiccare il volo? :geek:

Posted

Il pane ed il vino in effetti si benedicono a braccia abbastanza tese.

Per il resto direi che hai abbastanza ragione.

Attento però a festeggiare, prima che ti scambino per un matrimonio Afghano ed uno dei tuoi amici Warthog ti regali un po' di uranio impoverito.

:D

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Il pane ed il vino in effetti si benedicono a braccia abbastanza tese.

Per il resto direi che hai abbastanza ragione.

Attento però a festeggiare, prima che ti scambino per un matrimonio Afghano ed uno dei tuoi amici Warthog ti regali un po' di uranio impoverito.

:D

:D:frantics:

Eh.. ma cosa... NO!! NO!! FERMI!! NON SONO UN TALEBANO!!! AAAAARRRGGHHHH!!! :rofl:

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Per farvi vedere che, contrariamente a qualche utente qui dentro io non ho le fettazze di prosciutto sugli occhi, rivolgo il mio plauso a questi uomini di chiesa che, al contrario del papa, conoscono bene la drammatica realtà in cui sono immersi e sanno di aver bisogno di tutti i mezzi necessari per combattere il flagello.

I missionari fronteggiano il virus in barba alle regole

GIACOMO GALEAZZI

CITTA' DEL VATICANO

E’ la nuova «Chiesa del silenzio». A dissentire dal no ufficiale al condom tra polemiche planetarie da Benedetto XVI sono i cardinali che teorizzano la liceità morale dell’uso del preservativo davanti al dilagare dell’Aids e le congregazioni missionarie che nell’Africa subsahariana(ma anche in America latina e in tutto il terzo mondo) fronteggiano la catastrofe sanitaria con «mezzi vietati» dal Magistero. Ma sono anche intere conferenze episcopali, come i vescovi del Camerun: ricevono fondi dal governo guidato dal cattolico Biya per il piano statale contro l’epidemia di Hiv che include la distribuzione di preservativi. Da tempo, dinanzi al flagello dell’Aids, le missioni cattoliche nell’Africa nera hanno rimosso la proibizione confessionale dei profilattici. «La Chiesa è impegnata a sconfiggere le epidemie e ad alleviare il dolore ma rispettando la vita fino alla fine - ha ricordato ieri il Papa incontrando i malati a Yaoundé -. L’Aids, la tubercolosi, la malaria sono terribili flagelli cui anche la Chiesa deve fare fronte con la massima determinazione». Con chi soffre, evidenzia il Pontefice, «la nostra presenza sostenuta dalla preghiera, un gesto di tenerezza e di conforto, uno sguardo, un sorriso, possono fare più di tanti discorsi».

Poi indica l’esempio da seguire: «L’africano Simone di Cirene ha portato la croce di Gesù che ha redento tutti gli uomini compresi i sui persecutori». Joseph Ratzinger ha affidato a «ricercatori e medici» il compito di «mettere in opera tutto quello che è legittimo per alleviare il dolore». Spetta a in primo luogo a loro «proteggere la vita umana, essere i difensori della vita dal suo concepimento fino alla sua fine naturale». E aggiunge: «Per ogni uomo il rispetto della vita è un diritto e nello stesso tempo un dovere, perché ogni vita è un dono di Dio». Ma per tanti religiosi impegnati sul campo fermare la catastrofe giustifica una revisione o una reinterpretazione della dottrina. In Kenya, Guinea, Angola, ma anche (sotto il profilo della riflessione bioetica) nella Dichiarazione di Colonia, nelle aperture al condom nella Chiesa francese e belga, nell’aperto contrasto con Roma di teologi come Kung, Haering, Schillebeeck, Werbs, Greinacher. Richiamano il monito del cardinale Suenens al Concilio sul tema del controllo delle nascite («Vi prego, fratelli, evitiamo un altro caso Galileo») e in Italia si appellano all’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi che per primo sulla questione del contagio nel matrimonio riconobbe alla donna il diritto a «esigere il profilattico da parte del marito».

Numerosi teologi, vescovi e cardinali (tra i quali Martini, Cottier, Daneels, Cordes) ritengono necessario il ricorso al condom e anche il ministro vaticano della Sanità, il cardinale Javier Lozano Barragan, ammette il preservativo come difesa dall’aggressione dell’Aids. «Se qualcuno mi vuole assalire con un bastone, devo tutelarmi ricorrendo a strumenti idonei. Così per difendermi dall’Aids devo utilizzare i mezzi più appropriati- spiega-. Con il preservativo? Sì se è efficace per difendermi dall’aggressione». In silenzio e un po’ di nascosto, moltissimi missionari e religiosi che operano in Africa distribuiscono preservativi. Pochi lo riconoscono apertamente come suor Maria Martinelli, missionaria comboniana e l’irlandese suor Mary Owens (da 15 anni a Nairobi in Kenya): «Ci rendiamo conto che il preservativo serve». Dal 2001 due congregazioni religiose distribuiscono preservativi «come rimedio contro l’Aids»: i gesuiti in Congo e i Padri bianchi in Tanzania. Dal 2002 segue il loro esempio l’intera conferenza episcopale del Ciad. Nel 2005 il numero due della Chiesa spagnola, il segretario generale dei vescovi Juan Antonio Martinez Camino sottoscrisse la strategia anti-Aids nota come «Abc» («Abstinence, Be faithful, Condoms», cioè Astinenza e fedeltà e preservativo).

E laddove il problema è ormai una piaga biblica è la Chiesa locale a rimboccarsi le maniche e ad adattare i precetti che giungono da Roma alla pratica pastorale. Il vescovo sudafricano Kevin Dowling, nella sua diocesi di Rustenburg, promuove la distribuzione dei preservativi, sostenuto dall’arcivescovo francescano di Durban, il cardinale Wilfrid Fox Napier. In Zambia i gesuiti che fanno riferimento al loro confratello padre Michael J. Kelly sostengono le campagne pro-condom. «Il Papa è concentrato sui problemi dell’Africa e sta dicendo cose molto importanti», rivendica il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. E il POntefice chiede cure gratis per i malati di Aids.

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Per farvi vedere che, contrariamente a qualche utente qui dentro io non ho le fettazze di prosciutto sugli occhi, rivolgo il mio plauso a questi uomini di chiesa che, al contrario del papa, conoscono bene la drammatica realtà in cui sono immersi e sanno di aver bisogno di tutti i mezzi necessari per combattere il flagello.

I missionari fronteggiano il virus in barba alle regole

GIACOMO GALEAZZI

CITTA' DEL VATICANO

E’ la nuova «Chiesa del silenzio». A dissentire dal no ufficiale al condom tra polemiche planetarie da Benedetto XVI sono i cardinali che teorizzano la liceità morale dell’uso del preservativo davanti al dilagare dell’Aids e le congregazioni missionarie che nell’Africa subsahariana(ma anche in America latina e in tutto il terzo mondo) fronteggiano la catastrofe sanitaria con «mezzi vietati» dal Magistero. Ma sono anche intere conferenze episcopali, come i vescovi del Camerun: ricevono fondi dal governo guidato dal cattolico Biya per il piano statale contro l’epidemia di Hiv che include la distribuzione di preservativi. Da tempo, dinanzi al flagello dell’Aids, le missioni cattoliche nell’Africa nera hanno rimosso la proibizione confessionale dei profilattici. «La Chiesa è impegnata a sconfiggere le epidemie e ad alleviare il dolore ma rispettando la vita fino alla fine - ha ricordato ieri il Papa incontrando i malati a Yaoundé -. L’Aids, la tubercolosi, la malaria sono terribili flagelli cui anche la Chiesa deve fare fronte con la massima determinazione». Con chi soffre, evidenzia il Pontefice, «la nostra presenza sostenuta dalla preghiera, un gesto di tenerezza e di conforto, uno sguardo, un sorriso, possono fare più di tanti discorsi».

Poi indica l’esempio da seguire: «L’africano Simone di Cirene ha portato la croce di Gesù che ha redento tutti gli uomini compresi i sui persecutori». Joseph Ratzinger ha affidato a «ricercatori e medici» il compito di «mettere in opera tutto quello che è legittimo per alleviare il dolore». Spetta a in primo luogo a loro «proteggere la vita umana, essere i difensori della vita dal suo concepimento fino alla sua fine naturale». E aggiunge: «Per ogni uomo il rispetto della vita è un diritto e nello stesso tempo un dovere, perché ogni vita è un dono di Dio». Ma per tanti religiosi impegnati sul campo fermare la catastrofe giustifica una revisione o una reinterpretazione della dottrina. In Kenya, Guinea, Angola, ma anche (sotto il profilo della riflessione bioetica) nella Dichiarazione di Colonia, nelle aperture al condom nella Chiesa francese e belga, nell’aperto contrasto con Roma di teologi come Kung, Haering, Schillebeeck, Werbs, Greinacher. Richiamano il monito del cardinale Suenens al Concilio sul tema del controllo delle nascite («Vi prego, fratelli, evitiamo un altro caso Galileo») e in Italia si appellano all’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi che per primo sulla questione del contagio nel matrimonio riconobbe alla donna il diritto a «esigere il profilattico da parte del marito».

Numerosi teologi, vescovi e cardinali (tra i quali Martini, Cottier, Daneels, Cordes) ritengono necessario il ricorso al condom e anche il ministro vaticano della Sanità, il cardinale Javier Lozano Barragan, ammette il preservativo come difesa dall’aggressione dell’Aids. «Se qualcuno mi vuole assalire con un bastone, devo tutelarmi ricorrendo a strumenti idonei. Così per difendermi dall’Aids devo utilizzare i mezzi più appropriati- spiega-. Con il preservativo? Sì se è efficace per difendermi dall’aggressione». In silenzio e un po’ di nascosto, moltissimi missionari e religiosi che operano in Africa distribuiscono preservativi. Pochi lo riconoscono apertamente come suor Maria Martinelli, missionaria comboniana e l’irlandese suor Mary Owens (da 15 anni a Nairobi in Kenya): «Ci rendiamo conto che il preservativo serve». Dal 2001 due congregazioni religiose distribuiscono preservativi «come rimedio contro l’Aids»: i gesuiti in Congo e i Padri bianchi in Tanzania. Dal 2002 segue il loro esempio l’intera conferenza episcopale del Ciad. Nel 2005 il numero due della Chiesa spagnola, il segretario generale dei vescovi Juan Antonio Martinez Camino sottoscrisse la strategia anti-Aids nota come «Abc» («Abstinence, Be faithful, Condoms», cioè Astinenza e fedeltà e preservativo).

E laddove il problema è ormai una piaga biblica è la Chiesa locale a rimboccarsi le maniche e ad adattare i precetti che giungono da Roma alla pratica pastorale. Il vescovo sudafricano Kevin Dowling, nella sua diocesi di Rustenburg, promuove la distribuzione dei preservativi, sostenuto dall’arcivescovo francescano di Durban, il cardinale Wilfrid Fox Napier. In Zambia i gesuiti che fanno riferimento al loro confratello padre Michael J. Kelly sostengono le campagne pro-condom. «Il Papa è concentrato sui problemi dell’Africa e sta dicendo cose molto importanti», rivendica il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. E il POntefice chiede cure gratis per i malati di Aids.

Fai il bravo, che se gli uomini si comportassero come insegnato da un ebreo 2000 anni fà (circa) ti ritroveresti disoccupato.... :frantics::D

Posted (edited)
Fai il bravo, che se gli uomini si comportassero come insegnato da un ebreo 2000 anni fà (circa) ti ritroveresti disoccupato.... :P:D

Ma chi, il figlio di sè stesso, quello che ha ordinato le pulizie etniche di Sodoma, Gomorra, Gerico, che ha lanciato le piaghe sull'Egitto...? :D:frantics::rofl:

Mi fate morire :D:lol:

Edited by davide
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Cià che diamo una rinfescata di educazione civica :

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

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22 marzo 2009

Langone spiega la morale della favola di Cappuccetto rotto

Perfino chi lo produce ammette che il preservativo non è sicuro e funziona meglio in Groenlandia che in Africa

Sono un uomo e conosco la plastica. Perciò sorrido quando su Repubblica l’infettivologo Moroni definisce il preservativo “un metodo sicuro”. Poveretto, non riesce a tenere il punto nemmeno per tre secondi e già una riga dopo è obbligato a smentirsi: “Se usato bene, dall’inizio alla fine di ogni rapporto ed evitando che si laceri.” Per imparare a governare il cappuccetto ci vuole un po’ di tempo, quasi quanto per imparare a governare l’amore e comunque, anche dopo anni di pratica, in quei momenti è facile dimenticarsi tutto. Il maschio smanioso giustamente si dice allupato e nessuno ha mai visto un lupo, una bestia, preoccuparsi della profilassi. Il cazzo, antica saggezza, non vuole pensieri. Se comincia a riflettere sulle conseguenze, sulla possibilità di prendersi malattie o accollarsi figli, si immalinconisce e si ammoscia.

L’amore fisico è per sua natura irresponsabile, “uno sregolamento di tutti i sensi” per dirla con Rimbaud. L’insigne infettivologo Moroni nella sua smentita sembra alludere alla favola, che tanto favola non è, di Cappuccetto Rotto. Bisogna evitare che si laceri, certo, ma come si fa non ce lo spiega, si vede che all’Università di Milano, dove insegna, dopo tante ricerche non ne sono ancora venuti a capo. Per capire come stanno davvero le cose mi sono andato a studiare non il Catechismo della Chiesa Cattolica, non l’Osservatore Romano, non il Messaggero di Sant’Antonio, che potrebbero veicolare pregiudizi antiscientisti, bensì il materiale esplicativo fornito da Akuel, la marca dei preservativi reperibili in ogni farmacia. L’espositore è su tutti i banconi, non fate finta di non averlo mai visto. Uno dei numerosi modelli si chiama Sicuro e basta il nome per gettare un’ombra sull’affidabilità della gamma restante. Uno si chiama Nudo: “Sottilissimi, impercettibili, per l’intimità più completa”. Uno si chiama Nulla. Secondo l’infettivologo Moroni, secondo il presidente della Commissione europea Barroso, secondo i nemici del Papa (Francia o Spagna azzanna azzanna) che in questi giorni stanno abbaiando da tutti i media si dovrebbe affidare un intero continente, l’Africa, a Nulla. E adesso comincio a leggere, e a leggervi, le istruzioni per l’uso presenti in ogni confezione. Prima però vorrei chiedere alle persone molto sensibili di lasciar perdere, di passare ad altro articolo: non vorrei disgustarle, l’argomento è quello che è.

“Aprire la bustina ed estrarre il preservativo con delicatezza, facendo attenzione a non danneggiarlo con le unghie”. Sembra di capire che prima di ogni incontro potenzialmente torrido sia indispensabile fare un salto dalla manicure. Chissà se nei villaggi del Camerun esiste questa figura professionale, nemmeno a Parma ne ho mai conosciuta una, frequento negozi di barbiere in cui è già molto che ci sia il barbiere, così le unghie me le taglio a casa da solo, malissimo. “Stringere tra indice e pollice il piccolo serbatoio che si trova all’estremità, in modo da farne uscire l’aria che potrebbe causare rotture”. Pur essendo un maschio di lungo corso questa operazione non riesco a capirla bene, ho comunque il sospetto che per eseguirla alla perfezione ci vorrebbero almeno tre mani. “Assicurarsi che rimanga dello spazio in punta per lo sperma”. E se lei prima di cominciare ha voluto accostare le persiane, tu che fai, come ti assicuri, usi gli occhiali a infrarossi? “Subito dopo l’eiaculazione, estrarre il pene mentre ancora è eretto, tenendo stretto il bordo del preservativo con due dita, per evitare che si sfili”. Molti sanno che dopo l’esito anche la donna più feroce si percepisce romantica e gradisce che l’uomo rimanga per qualche minuto dentro di lei. Nel caso contrario, quello con rapida estrazione e fuga, si sente trattata come una prostituta. Sentimento e sicurezza sono in questa fase più incompatibili che in altre. Mi tocca dirlo: Akuel e il professor Moroni (forse anche Barroso) caldeggiano tempi e modi che sono tipici dei rapporti mercenari. Non è finita qui, le istruzioni sono fitte e l’azienda produttrice non ci risparmia una lunga serie di avvertenze finali, ognuna con la sua faccetta imbronciata piazzata a fianco. “Non usare il preservativo dopo la data di scadenza indicata”. Il mondo è pieno di signori con la patente scaduta, col libretto scaduto, con la bolletta scaduta, chissà quanti di loro controllano periodicamente la scadenza dei cappuccetti. “Non tenere i preservativi al caldo”. Ci avevano raccontato che erano la soluzione ideale per l’Africa e invece sono più efficaci in Groenlandia. “Non usare lubrificanti a base oleosa (ad esempio vaselina, olio per bambini): possono danneggiare il preservativo”. Non fatemi entrare in dettagli, vi prego, voglio soltanto condividere con voi la mia impressione che questi oggettini in lattice sembrano potersi danneggiare praticamente con tutto, forse anche con lo sguardo. E ho saltato qualche faccetta imbronciata altrimenti facevamo notte. Arrivato alla fine del papiello ritorno all’introduzione, che avevo dimenticato di leggere. Qui nessuna faccetta ma ulteriori mani avanti. “Benché nessun contraccettivo possa garantire una sicurezza al 100 per cento…”. Siamo d’accordo, di sicuro nella vita c’è solo la morte. “I preservativi sono intesi per uso vaginale: l’uso al di fuori del rapporto vaginale può aumentare il rischio che il preservativo si sfili o venga danneggiato”. Ci siamo intesi benissimo, nonostante il linguaggio reticente, peccato che l’Aids provenga in primo luogo da Sodoma. Chiunque sappia leggere l’italiano e si rechi in farmacia può verificare, come ho fatto io, che la Akuel conferma una per una le parole di Benedetto XVI: “I preservativi non sono sicuri”. Affermazione sulla quale non ho mai avuto il minimo dubbio perché io sono un uomo che conosce la plastica, e perché il Papa è infallibile.

di Camillo Langone

Posted (edited)

Un po’ di profilassi mentale contro l’ideologia del preservativo globale

Al direttore - Come infettivologo coinvolto da anni nella diagnosi e cura dell’infezione da HIV, e che ha avuto la fortuna di poter lavorare anche in aree dell’Africa subsahariana ben prima che diventasse terreno di ricolonizzazione culturale ed economica come sta avvenendo oggi, scrivo per esprimere innanzi tutto il mio senso di vicinanza a Benedetto XVI in viaggio in Africa.

Sono allibita dalla virulenza con cui viene attaccato a proposito della sua lapalissiana constatazione, scientificamente inoppugnabile a proposito della priorità dell’aspetto educativo sull’esercizio della sessualità rispetto alla semplificazione del tema della prevenzione ridotto a pura diffusione dell’utilizzo del profilattico.

Stupisce che a più di 25 anni dalla conoscenza della epidemia e delle modalità di trasmissione, la difficoltà di molti del prender atto della inefficacia della proposta di “inondare il mondo di preservativi” come criterio risolutivo per arginare l’allargamento a macchia d’olio del numero di infezioni.

Stupisce la pervicacia nel non riconoscere l’enorme numero di dati accumulati a propositi della evidenza di potere solo ridurre il rischio di infezione ma non certo di eliminarlo, dato emerso già dagli studi di metanalisi su coppie sierodiscordanti come quello di Weller e di Pinkerton del 1993. Anche nello studio più cautelativo, che irrealisticamente escludeva tutti i possibili (e frequentissimi) “incidenti di percorso” (rotture, scivolamento, cattiva qualità etc del condom) si arrivava a dare un margine di rischio infettivo del 5 per cento in tal modo addirittura eccedendo il parametro di efficacia contraccettiva del preservativo stesso, che si attesta sull’85 per cento.

Oggi non si può certo ignorare che il “sesso sicuro con il preservativo” non esiste. E questo tralasciando tutti gli aspetti di resistenza psicologica, emotiva… addirittura allergica (l’allergia al lattice è in crescita esponenziale ovunque…) che rendono ben più che un semplice problema morale quella del “sacchettino magico”. Ma tant’è .

Anche in Italia alcuni esperti glissando e si inalberano continuano a proclamare che il preservativo è sicuro al 100 per cento e che quella è la soluzione per il problema HIV. Non parliamo dell’ideologico silenzio sul successo della politica ugandese dell’ABC (Abstinence, Be faithful and Condom) documentata non dal Vaticano ma anche da un sociologo laicissimo di Harvard, Edward Green nel suo “Rethinking AIDS prevention learning from successes in developing Countries” del 2003.

Fa male, soprattutto, la vergognosa “dimenticanza” dalla realtà evidente che le reti di assistenza, vicinanza e cura dell’AIDS nei paesi africani, oggi percorse in lungo e in largo da miriadi di filantropi (spesso miliardari), attori e “personaggi” a caccia di facili consensi, esistono grazie al lavoro silenzioso, costante e pluridecennale di missionari e volontari cristiani che ben prima che i burocrati e politici che oggi strepitano si accorgessero del problema si erano rimboccati le maniche curvandosi sulle persone infette o malate. Grazie dunque a Benedetto XVI: la prevenzione efficace dell’infezione dell’HIV riguarda l’esercizio della ragionevolezza e della libertà intera dell’uomo, non è riducibile a un sacchettino di lattice o peggio ancora a un criterio che riguarda la persona solo dall’ombelico in giù. E’ dalla riconnessione della ragione con il primo organo sessuale dell’uomo, il suo asse “cuore cervello”, che può scaturire la svolta per contenere questo dramma in atto.

Chiara Atzori

Edited by ROOSTERS99
Posted
22 marzo 2009

Langone spiega la morale della favola di Cappuccetto rotto

Perfino chi lo produce ammette che il preservativo non è sicuro e funziona meglio in Groenlandia che in Africa

Sono un uomo e conosco la plastica. Perciò sorrido quando su Repubblica l’infettivologo Moroni definisce il preservativo “un metodo sicuro”. Poveretto, non riesce a tenere il punto nemmeno per tre secondi e già una riga dopo è obbligato a smentirsi: “Se usato bene, dall’inizio alla fine di ogni rapporto ed evitando che si laceri.” Per imparare a governare il cappuccetto ci vuole un po’ di tempo, quasi quanto per imparare a governare l’amore e comunque, anche dopo anni di pratica, in quei momenti è facile dimenticarsi tutto. Il maschio smanioso giustamente si dice allupato e nessuno ha mai visto un lupo, una bestia, preoccuparsi della profilassi. Il cazzo, antica saggezza, non vuole pensieri. Se comincia a riflettere sulle conseguenze, sulla possibilità di prendersi malattie o accollarsi figli, si immalinconisce e si ammoscia.

L’amore fisico è per sua natura irresponsabile, “uno sregolamento di tutti i sensi” per dirla con Rimbaud. L’insigne infettivologo Moroni nella sua smentita sembra alludere alla favola, che tanto favola non è, di Cappuccetto Rotto. Bisogna evitare che si laceri, certo, ma come si fa non ce lo spiega, si vede che all’Università di Milano, dove insegna, dopo tante ricerche non ne sono ancora venuti a capo. Per capire come stanno davvero le cose mi sono andato a studiare non il Catechismo della Chiesa Cattolica, non l’Osservatore Romano, non il Messaggero di Sant’Antonio, che potrebbero veicolare pregiudizi antiscientisti, bensì il materiale esplicativo fornito da Akuel, la marca dei preservativi reperibili in ogni farmacia. L’espositore è su tutti i banconi, non fate finta di non averlo mai visto. Uno dei numerosi modelli si chiama Sicuro e basta il nome per gettare un’ombra sull’affidabilità della gamma restante. Uno si chiama Nudo: “Sottilissimi, impercettibili, per l’intimità più completa”. Uno si chiama Nulla. Secondo l’infettivologo Moroni, secondo il presidente della Commissione europea Barroso, secondo i nemici del Papa (Francia o Spagna azzanna azzanna) che in questi giorni stanno abbaiando da tutti i media si dovrebbe affidare un intero continente, l’Africa, a Nulla. E adesso comincio a leggere, e a leggervi, le istruzioni per l’uso presenti in ogni confezione. Prima però vorrei chiedere alle persone molto sensibili di lasciar perdere, di passare ad altro articolo: non vorrei disgustarle, l’argomento è quello che è.

“Aprire la bustina ed estrarre il preservativo con delicatezza, facendo attenzione a non danneggiarlo con le unghie”. Sembra di capire che prima di ogni incontro potenzialmente torrido sia indispensabile fare un salto dalla manicure. Chissà se nei villaggi del Camerun esiste questa figura professionale, nemmeno a Parma ne ho mai conosciuta una, frequento negozi di barbiere in cui è già molto che ci sia il barbiere, così le unghie me le taglio a casa da solo, malissimo. “Stringere tra indice e pollice il piccolo serbatoio che si trova all’estremità, in modo da farne uscire l’aria che potrebbe causare rotture”. Pur essendo un maschio di lungo corso questa operazione non riesco a capirla bene, ho comunque il sospetto che per eseguirla alla perfezione ci vorrebbero almeno tre mani. “Assicurarsi che rimanga dello spazio in punta per lo sperma”. E se lei prima di cominciare ha voluto accostare le persiane, tu che fai, come ti assicuri, usi gli occhiali a infrarossi? “Subito dopo l’eiaculazione, estrarre il pene mentre ancora è eretto, tenendo stretto il bordo del preservativo con due dita, per evitare che si sfili”. Molti sanno che dopo l’esito anche la donna più feroce si percepisce romantica e gradisce che l’uomo rimanga per qualche minuto dentro di lei. Nel caso contrario, quello con rapida estrazione e fuga, si sente trattata come una prostituta. Sentimento e sicurezza sono in questa fase più incompatibili che in altre. Mi tocca dirlo: Akuel e il professor Moroni (forse anche Barroso) caldeggiano tempi e modi che sono tipici dei rapporti mercenari. Non è finita qui, le istruzioni sono fitte e l’azienda produttrice non ci risparmia una lunga serie di avvertenze finali, ognuna con la sua faccetta imbronciata piazzata a fianco. “Non usare il preservativo dopo la data di scadenza indicata”. Il mondo è pieno di signori con la patente scaduta, col libretto scaduto, con la bolletta scaduta, chissà quanti di loro controllano periodicamente la scadenza dei cappuccetti. “Non tenere i preservativi al caldo”. Ci avevano raccontato che erano la soluzione ideale per l’Africa e invece sono più efficaci in Groenlandia. “Non usare lubrificanti a base oleosa (ad esempio vaselina, olio per bambini): possono danneggiare il preservativo”. Non fatemi entrare in dettagli, vi prego, voglio soltanto condividere con voi la mia impressione che questi oggettini in lattice sembrano potersi danneggiare praticamente con tutto, forse anche con lo sguardo. E ho saltato qualche faccetta imbronciata altrimenti facevamo notte. Arrivato alla fine del papiello ritorno all’introduzione, che avevo dimenticato di leggere. Qui nessuna faccetta ma ulteriori mani avanti. “Benché nessun contraccettivo possa garantire una sicurezza al 100 per cento…”. Siamo d’accordo, di sicuro nella vita c’è solo la morte. “I preservativi sono intesi per uso vaginale: l’uso al di fuori del rapporto vaginale può aumentare il rischio che il preservativo si sfili o venga danneggiato”. Ci siamo intesi benissimo, nonostante il linguaggio reticente, peccato che l’Aids provenga in primo luogo da Sodoma. Chiunque sappia leggere l’italiano e si rechi in farmacia può verificare, come ho fatto io, che la Akuel conferma una per una le parole di Benedetto XVI: “I preservativi non sono sicuri”. Affermazione sulla quale non ho mai avuto il minimo dubbio perché io sono un uomo che conosce la plastica, e perché il Papa è infallibile.

di Camillo Langone

Grazie Camillo Langone per la tua erudita spiegazione sul come si usa un profilattico, ne sentivamo proprio la mancanza.

Grazie anche per averci ricordato che i preservativi non sono sicuri al 100%, mo me lo segno cit., la prossima volta passerò a metodi più sicuri ..... per dirla alla Marko siamo tutti figli di Ogino...... pardon Odino.

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Un po’ di profilassi mentale contro l’ideologia del preservativo globale

Al direttore - Come infettivologo coinvolto da anni nella diagnosi e cura dell’infezione da HIV, e che ha avuto la fortuna di poter lavorare anche in aree dell’Africa subsahariana ben prima che diventasse terreno di ricolonizzazione culturale ed economica come sta avvenendo oggi, scrivo per esprimere innanzi tutto il mio senso di vicinanza a Benedetto XVI in viaggio in Africa.

Sono allibita dalla virulenza con cui viene attaccato a proposito della sua lapalissiana constatazione, scientificamente inoppugnabile a proposito della priorità dell’aspetto educativo sull’esercizio della sessualità rispetto alla semplificazione del tema della prevenzione ridotto a pura diffusione dell’utilizzo del profilattico.

Stupisce che a più di 25 anni dalla conoscenza della epidemia e delle modalità di trasmissione, la difficoltà di molti del prender atto della inefficacia della proposta di “inondare il mondo di preservativi” come criterio risolutivo per arginare l’allargamento a macchia d’olio del numero di infezioni.

Stupisce la pervicacia nel non riconoscere l’enorme numero di dati accumulati a propositi della evidenza di potere solo ridurre il rischio di infezione ma non certo di eliminarlo, dato emerso già dagli studi di metanalisi su coppie sierodiscordanti come quello di Weller e di Pinkerton del 1993. Anche nello studio più cautelativo, che irrealisticamente escludeva tutti i possibili (e frequentissimi) “incidenti di percorso” (rotture, scivolamento, cattiva qualità etc del condom) si arrivava a dare un margine di rischio infettivo del 5 per cento in tal modo addirittura eccedendo il parametro di efficacia contraccettiva del preservativo stesso, che si attesta sull’85 per cento.

Oggi non si può certo ignorare che il “sesso sicuro con il preservativo” non esiste. E questo tralasciando tutti gli aspetti di resistenza psicologica, emotiva… addirittura allergica (l’allergia al lattice è in crescita esponenziale ovunque…) che rendono ben più che un semplice problema morale quella del “sacchettino magico”. Ma tant’è .

Anche in Italia alcuni esperti glissando e si inalberano continuano a proclamare che il preservativo è sicuro al 100 per cento e che quella è la soluzione per il problema HIV. Non parliamo dell’ideologico silenzio sul successo della politica ugandese dell’ABC (Abstinence, Be faithful and Condom) documentata non dal Vaticano ma anche da un sociologo laicissimo di Harvard, Edward Green nel suo “Rethinking AIDS prevention learning from successes in developing Countries” del 2003.

Fa male, soprattutto, la vergognosa “dimenticanza” dalla realtà evidente che le reti di assistenza, vicinanza e cura dell’AIDS nei paesi africani, oggi percorse in lungo e in largo da miriadi di filantropi (spesso miliardari), attori e “personaggi” a caccia di facili consensi, esistono grazie al lavoro silenzioso, costante e pluridecennale di missionari e volontari cristiani che ben prima che i burocrati e politici che oggi strepitano si accorgessero del problema si erano rimboccati le maniche curvandosi sulle persone infette o malate. Grazie dunque a Benedetto XVI: la prevenzione efficace dell’infezione dell’HIV riguarda l’esercizio della ragionevolezza e della libertà intera dell’uomo, non è riducibile a un sacchettino di lattice o peggio ancora a un criterio che riguarda la persona solo dall’ombelico in giù. E’ dalla riconnessione della ragione con il primo organo sessuale dell’uomo, il suo asse “cuore cervello”, che può scaturire la svolta per contenere questo dramma in atto.

Chiara Atzori

Hola Roosters!

Da che giornale è tratto? l'avvenire?

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per puro onore di cronaca i metodi naturali non sono un mero calcolo del 14simo giorno come Ogino semprerebbe dire. C'è qualcosa di più.

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per puro onore di cronaca i metodi naturali non sono un mero calcolo del 14simo giorno come Ogino semprerebbe dire. C'è qualcosa di più.

in ogni caso non ti preserverebbero dal rischio HIV..

Nota a parte :

è vero non sarà sicuro al 100% contro malattie ( e gravidanze) ma se solo dimezzasse il numero di persone infette (cioè morti che camminano) non sareste felici?

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in ogni caso non ti preserverebbero dal rischio HIV..

Nota a parte :

è vero non sarà sicuro al 100% contro malattie ( e gravidanze) ma se solo dimezzasse il numero di persone infette (cioè morti che camminano) non sareste felici?

Felicissimo, ed assolutamente favorevole all' utilizzo.

Vorrei solo che si guardassero le cose da più punti di vista, prendendo atto che la posizione della Chiesa e quella del Papa in particolare non sono poi così scandalose.

Si tratta, inoltre, di posizioni non diverse da quelle sostenute dal celebratissimo predecessore di Benedetto.

Vorrei anche leggere di ministri francesi o spagnoli che si indignano anche quando si denuncia lo sfruttamento dell' Africa et similia.

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Felicissimo, ed assolutamente favorevole all' utilizzo.

Vorrei solo che si guardassero le cose da più punti di vista, prendendo atto che la posizione della Chiesa e quella del Papa in particolare non sono poi così scandalose.

Si tratta, inoltre, di posizioni non diverse da quelle sostenute dal celebratissimo predecessore di Benedetto.

Vorrei anche leggere di ministri francesi o spagnoli che si indignano anche quando si denuncia lo sfruttamento dell' Africa et similia.

Insomma.......

Per il resto ti quoto

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Felicissimo, ed assolutamente favorevole all' utilizzo.

Vorrei solo che si guardassero le cose da più punti di vista, prendendo atto che la posizione della Chiesa e quella del Papa in particolare non sono poi così scandalose.

Si tratta, inoltre, di posizioni non diverse da quelle sostenute dal celebratissimo predecessore di Benedetto.

Vorrei anche leggere di ministri francesi o spagnoli che si indignano anche quando si denuncia lo sfruttamento dell' Africa et similia.

Sul fatto che non siano scandalose ho le mie riserve... :P

Certo ti quoto sul fatto dei politici.... :D

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Grazie Camillo Langone per la tua erudita spiegazione sul come si usa un profilattico, ne sentivamo proprio la mancanza.

Grazie anche per averci ricordato che i preservativi non sono sicuri al 100%, mo me lo segno cit., la prossima volta passerò a metodi più sicuri ..... per dirla alla Marko siamo tutti figli di Ogino...... pardon Odino.

Anche illudersi che il mandrillame mondiale sia in grado di utilizzare adeguatamente lo strumento o addirittura voglia farlo pare essere una grossolana assunzione. Non mi stupirei se una congrua percentuale degli aspiranti utilizzatori fossero convinti di utlizzarlo correttamente pur sbagliando in mille modi.

Comunque, la polemica è veramente figlia del troppo tempo libero: sull'utilità del profilattico non si può discutere, sulla inutilità del SOLO profilattico neanche.

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Comunque, la polemica è veramente figlia del troppo tempo libero: sull'utilità del profilattico non si può discutere, sulla inutilità del SOLO profilattico neanche.
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per puro onore di cronaca i metodi naturali non sono un mero calcolo del 14simo giorno come Ogino semprerebbe dire. C'è qualcosa di più.

Ahhhh allora cambia tutto.

Usalo pure per programmare le nascite di eventuali futuri figli, se ti rende sicuro.

Felicissimo, ed assolutamente favorevole all' utilizzo.

Vorrei solo che si guardassero le cose da più punti di vista, prendendo atto che la posizione della Chiesa e quella del Papa in particolare non sono poi così scandalose.

Si tratta, inoltre, di posizioni non diverse da quelle sostenute dal celebratissimo predecessore di Benedetto.

Vorrei anche leggere di ministri francesi o spagnoli che si indignano anche quando si denuncia lo sfruttamento dell' Africa et similia.

Lo sono eccome, scandalose. Ed anche le posizioni del celebratissimo predecessore dell'attuale monarca vaticano erano una cazzata, punto. E quelle del predecessore del predecessore probabilmente pure.

Io avrei voluto sentire qualche parola di B4x4 contro i vari regimi africani che comprano armi piuttosto che pensare a migliorare il benessere della propria gente.

Ed invece è finito a parlare di profilattici, guarda un po'.

Anche illudersi che il mandrillame mondiale sia in grado di utilizzare adeguatamente lo strumento o addirittura voglia farlo pare essere una grossolana assunzione. Non mi stupirei se una congrua percentuale degli aspiranti utilizzatori fossero convinti di utlizzarlo correttamente pur sbagliando in mille modi.

Comunque, la polemica è veramente figlia del troppo tempo libero: sull'utilità del profilattico non si può discutere, sulla inutilità del SOLO profilattico neanche.

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