Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    La Pallacanestro Varese prepara i dettagli delle strategie per mettere in sicurezza i conti del passato e del presente. Pronto uno sforzo impegnativo, in quanto superiore al milione di euro, per chiudere il bilancio del 2016/17 (già integrato con un apporto di 530mila euro in luglio, ne serviranno altri 700mila) e garantire le coperture necessarie per l'annata corrente.
    Il CdA in programma oggi sarà la tappa finale di un percorso avviato nelle ultime settimane per reperire le risorse necessarie per superare - auspicabilmente in maniera definitiva - le sofferenze finanziarie degli ultimi quattro anni. L'apporto extra sarà condiviso, in misura e forme differenti, da tutte le componenti del club di piazza Monte Grappa tra consorzio, sponsor e dirigenti, con una copertura pressoché totale della somma necessaria per azzerare le passività fino al termine della stagione in corso. A scanso di equivoci è bene chiarire che - a meno di clamorosi colpi di scena - non sembrano sussistere rischi sul futuro della società: il deficit da ripianare attraverso un'iniezione di danari da parte della proprietà è una costante al termine di ogni anno sportivo per tutti i club della serie A professionistica. Solo che altrove vi sono proprietari unici - a volte anche sponsor - in grado di staccare assegni milionari per coprire il divario tra costi e ricavi. A Varese, invece, la multiproprietà del consorzio prevede il versamento di una quota annuale a inizio stagione che contribuisce coi ricavi da sponsor e botteghino a formare il budget. Ma dal 2013/14 in avanti i soci sono stati costretti a mettere ripetutamente mano al portafogli per un totale di 3 milioni di risorse extra negli ultimi quattro bilanci. Neppure la sensibile riduzione degli interventi di mercato della stagione passata (chiusa però col record negativo di deficit) e il taglio del budget del 15% per l'annata corrente sono bastati a invertire il trend, dimostrando chiaramente che il problema non era legato solo ai molteplici cambi di giocatori e allenatori del triennio precedente.
    L'approccio più analitico nella gestione della contabilità degli ultimi mesi ha permesso di evidenziare in anticipo gli squilibri finanziari della stagione in corso (stimati attorno ai 500mila euro); la riunione odierna fisserà suddivisione, modalità e tempistiche della sistemazione dei pregressi e delle iniezioni di risorse necessarie per arrivare in sicurezza fino al 30 giugno 2018. Ma è chiara la necessità di voltar pagina per evitare il ripetersi di situazioni a lungo andare insostenibili. Servirà comunque un'ulteriore razionalizzazione del budget che non riguardi l'area tecnica. Ma se la Pallacanestro Varese, lontana ormai da cinque anni dalla zona playoff, è tuttora in grado di attirare investimenti mirati come quelli effettuati da Gianfranco Ponti sul vivaio (con l'idea di rilanciare - forse addirittura raddoppiare - per il 2017/18) e da Tigros per il nuovo tabellone led cube, rimettere i conti in ordine una volta per tutte dovrà essere il punto di partenza per attirare nuovi investitori. Con gerarchie interne aggiornate in funzione di chi più si è speso in queste ultime settimane, come anticamera dell'apertura ai soci forti più volte auspicata dal presidente del consorzio Alberto Castelli.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La classe dei veterani della Grissin Bon condanna la solite Varese troppo sterile in versione trasferta. Gli over 30 di lusso Manuchar Markoishvili e James White salgono in cattedra nella ripresa facendo saltare la zona utilizzata da Attilio Caja per 20' buoni, e puniscono la difesa biancorossa concentrate per togliere ritmo alla prima punta reggiana Amedeo Della Valle. Ma la quinta sconfitta su altrettante gare disputate lontano dal PalA2A è figlia dell'ennesima prestazione balistica largamente insufficiente (13% da 3 contro i 36% - ma 6/13 nella ripresa dopo il 5/18 dei primi 20') della squadra di Caja. Le prove sotto tono di Waller (5/13 dal campo) e Okoye (2/11 e male anche in difesa) inchiodano l'attacco biancorosso su livelli di produttività decisamente modesta: sole qualche incursione di Wells (alterno ma quantomeno intraprendente chiudende con 5/11 e 7 assist) e Avramovic dà ossigeno alla manovra che non trova mai spazi per liberare Cain e Pelle (10 punti con 5 tiri dal campo in due per i centri biancorossi).
    Eppure Varese aveva provato a sorprendere la Grissin Bon con una vischiosa zona 2-3, che nei primi 15' aveva pagate buoni dividendi forzando un iniziale 3/14 dall'arco per i padroni di casa. Ma l'inerzia favorevole è stata convertita solo in minima parte (9-13 all'8', 14-19 al 14') lasciando sul ferro occasioni ghiotte pei acuire le difficoltà psicologiche di una Grissin Bon ferita dallo stop casalingo in Eurocup conno il Lietikabelis. Ferrero e soci non hanno avuto la forza di affondare i colpi, ritrovando vigore dalla zona nel finale del secondo quarto (33-34 al 19' dopo il 30-25 del 17' sulle scariche di Mussini e Candì) ma scollandosi progressivamente dopo l'intervallo quando Reggio Emilie ha aggiustato la mira. Saltato l'arrocco con la tripletta iniziale di Chris Wright (recuperato a sorpresa con un mese d'anticipo) e Markoishvili (44-39 al 23 ' ), la squadra di Menetti ha punito con la classe del georgiano e dell'altro veterano White gli assetti con 3 piccoli scelti ripetutamente da Caja tra la necessità di sbloccare l'attacco e quella di trovare alternative ad un Okoye fuori partita. Così Reggio ha allungato a poco a poco (53-45 al 28', 62-52 al 32') punendo le difficoltà dell'attacco ospite nel trovare ritmo perimetrale.
    Copione noto e stranoto per la Varese in formato esportazione che si è ulteriormente acutizzato alla luce della bocciatura (definitiva?) rifilata da Caja a Damian Hollis. L'ala di passaporto ungherese, che almeno a Milano ed Avellino era stato incisivo in attacco, è partito in quintetto come contro Capo d'Orlando, ma la sua partita è durata solo 3'21" a seguito di due palle perse consecutive: "Artiglio" lo ha cambiato inchiodandolo in panchina per i successivi 36'19", e preferendogli Okoye come alternativa a Ferrero. Se il coach pavese considera l'ex Brescia come un corpo estraneo, alla luce di un attitudine difensiva troppo diversa rispetto agli altri 9 compagni, sembra però impossibile ricorrere al mercato per uscire dall'impasse, alla luce della necessità di mettere in sicurezza i conti tra la chiusura del bilancio 2016-17 e trovare le risorse necessarie per arrivare in fondo al 2017-18. Di sicuro però il problema c'è e va risolto: Hollis doveva essere un valore aggiunto in attacco ma lo si boccia per non rischiare di vanificare l'atteggiamento difensivo del gruppo. Encomiabile ma non sufficiente per risolvere il problema del tasso tecnico insufficiente per vincere in trasferta: dovunque la si tiri, la coperta è troppo corta.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La solita Varese, nel bene ma soprattutto nel male.
    La solita sconfitta, quella che giunge più puntuale delle tasse quando a una difesa degna non corrisponde un attacco che sia tale.
    A Reggio Emilia arriva il quinto insuccesso su cinque trasferte stagionali per l’esercito cestistico di Attilio Caja, e le lacrime versate sono tutte nel tiro da tre che non entra (2/15) e stavolta anche nelle palle perse (14), voce che sintetizza anche qualche sbavatura evitabile e a conti fatti decisiva quasi quanto la magra balistica (tanti gli errori commessi quando sarebbe stato necessario aggredire il match).
    Nel 76-66 con cui la Grissin Bon batte (e raggiunge in classifica) la Openjobmetis non basta e non potrebbe bastare nemmeno per sbaglio un Wells più che discreto (14 e 7 assist), quando quelli che dovrebbero accompagnarlo nell’arte del bucare le retine marcano visita: Okoye - 8 punti con 2/12 - e Waller - 11 punti con 1/6 da 3 punti - su tutti. E poi c’è Hollis, punito in modo durissimo dall’Artiglio con 37 minuti di panchina dopo un inizio totalmente inadeguato per concentrazione. E quando uno dei tuoi stranieri gioca solo tre minuti un problema esiste, inutile girarci intorno. Ed esiste da qualunque angolatura si guardi la questione.
    La solita Varese - punita da un Markoishvili assatanato da oltre l’arco (6/10 dopo i primi sdeng contro la zona) e da un White sartoriale nella sua superiorità tecnica e fisica - e la solita sconfitta. Sulla quale ogni ulteriore ricamo sarebbe inutile e stucchevole da leggere. Fermiamoci, ri-sottolineandola, all’unica cosa importante: 2/15 da 3, 13%.
    Il gioco in questione si chiama palla a canestro.
    La cronaca
    Zona e Hollis nell’incipit dei “cajani” (dall’altra parte c’è la sorpresa Chris Wright, recuperato in extremis e messo al posto di Llompart): una funziona, l’altro no. La prima è un’esigenza visto il gap fisico e ha il suo notevole impatto, perché costringe Reggio a sparacchiare dall’arco (2/11 nei primi 10’ minuti) e le toglie ritmo. Il secondo, cui viene concessa una seconda chance dopo lo starting five contro Capo d’Orlando, è discreto nella 2-3 ma pessimo in attacco: 3 perse e panchina dopo tre minuti. Varese però c’è e c’è Wells: alcune sue sortite e alcuni suoi assist (uno inedito sopra il ferro per Pelle) permettono agli ospiti di stare avanti nel punteggio (pur con risicato margine) fino alla prima sirena, con i canestri anche di Waller, Ferrero e Okoye (14-15 al 10’).
    Certi “fischi” hanno il potere di cambiare le inerzie delle partite: consuetudine che si manifesta anche al PalaBigi. Un antisportivo inventato dai “grigi” e sanzionato a Ferrero (che cerca la palla su un’entrata di Wright) blocca una Openjobmetis scattata anche a +4 (17-21) nel secondo quarto. La chiamata amica “registra” la Grissin Bon, che ritrova anche un po’ di mira dalla distanza con Markoishvili e Mussini e schizza a +6 dopo un parziale di 12-2. La squadra di Caja ci mette anche del suo, in verità: palle perse (7 in 20 minuti) e canestri già fatti buttati nella spazzatura. La costante difensiva blocca però la possibile fuga dei padroni di casa e da lì Ferrero e compagni ripartono anche davanti - con 4 punti di Wells, con una tripla di Waller e con Okoye - tanto da tornare addirittura in vantaggio (31-32 al 19’) e poi comunque a contatto al 20’ (35-24 dopo il canestro di White).
    Il ritorno in campo coincide con una grandinata reggiana da oltre l’arco dei 6,75 metri: nel sacco la mettono l’ex Wright, ancora Markoishvili e White. Dall’altra parte della luna risponde solo un Wells sempre più in palla, e nella differenza tra botta e risposta sta quel +5 che la Grissin Bon si porta dietro per diversi minuti.
    Varese prova a tornare più sotto con Waller (49-45 al 25’), ma si perde progressivamente in un tiro che non entra praticamente mai, trovando punti solo “dalla linea della carità”. Quando poi gli uomini di Menetti ricominciano a far piovere nel canestro avversario dopo qualche minuto di pausa, il crollo diventa plastico: dal 49-45 si passa 60-51 della penultima sirena, con gli dei del basket che paiono tutti fare l’occhiolino ai padroni di casa.
    E così è. Perché se segni soltanto 5 punti nei primi 6 minuti del quarto decisivo e nel momento in cui dovresti provare il tutto per tutto produci - nell’ordine - una palla persa, un’infrazione di 24” e una di passi, nessuna divinità ti può guardare in modo benevolo.
    La strada di Reggio Emilia è tutta in discesa ed è lastricata dalle bombe che Markoishvili continua a segnare. Finisce 76-66 dopo un quarto senza speranze per i biancorossi.
    Finisce - come sempre - che la difesa non basta.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Reggio Emilia è come la lettera di De André: vera di notte e falsa di giorno. Vera nelle ambizioni e in un roster che le vale tutte, falsa in una classifica che fra qualche mese sarà forse profondamente diversa da quella che oggi vede gli emiliani in piena seconda fascia.
    Per trovare la verità conviene partire dal recente passato, come fa Attilio Caja: «Il primo pensiero è che ci troveremo davanti a una squadra reduce da due finali scudetto e da un quarto di finale. Una squadra che ha ancora lo stesso allenatore che ha raggiunto questi brillanti risultati e anche qualche giocatore protagonista degli stessi. Non dimentichiamocelo. Reggio ha un suo perché, ha una sua solidità e diversi punti fermi, tutte cose che hanno fatto sì che dopo un inizio di stagione difficile, dovuto anche a cambiamenti e infortuni, sia ripartita. E per capire la sua forza basta guardare il roster».
    Guardiamolo: «Hanno Della Valle, giocatore di grande talento, ottimo attaccante. Poi Markoishvili, elemento di qualità che ha fatto bene anche in Eurolega nella sua carriera. E se parliamo di qualità non possiamo non citare White, che magari oggi non ha più l’atletismo dei tempi ma rimane sempre un giocatore di prima fascia. Poi Julian Write e Reynolds: quest’ultimo è cresciuto molto rispetto allo scorso anno, ha fatto passi avanti dal punto di vista tecnico e nelle ultime partite della Grissin Bon è stato il miglior realizzatore. E infine Llompard, atleta solido e pieno di esperienza, capace di dare i giusti ritmi alla squadra e di aiutarla a crescere ulteriormente».
    Insomma, l’elenco è lungo e il primo indizio di bugia è proprio questo: «La classifica di Reggio è bugiarda, è una formazione individualmente molto forte. E ho grande considerazione e rispetto anche per il loro allenatore. Di Max Menetti mi ricordo quando ha iniziato: io ero a Rimini in A2 e lui appena arrivato a Reggio. Per gli emiliani si trattava di un anno travagliato, avevano cambiato quattro allenatori. Lui subentrò a Frates: vennero a Rimini, persero e sembravano spacciati, poi vinsero le ultime due e si salvarono: da lì iniziò la carriera di Menetti e la risalita di Reggio, diventato un club di blasone per il basket italiano. D’altronde due finali scudetto non si fanno per caso: nello sport si parla di progettazione spesso a vanvera, mentre Reggio, come poche altre realtà, ha parlato con i fatti».
    Tanta stima e considerazione si traducono in un segnale di pericolo. Per sperare al PalaBigi servirà una grande prestazione: «Avremo bisogno di un impatto fisico e atletico importante: loro in ogni ruolo sono fisicamente superiori a noi e potranno crearci dei problemi. Per questo ci vorranno alcuni accorgimenti, come quello di non lasciare Hollis e Ferrero da soli contro White. Dovremo difendere di squadra ed essere pronti a fare una partita valida agonisticamente e mentalmente. Sarà inoltre necessario leggere le loro situazioni difensive, perché con i cambi sono bravi a farti perdere il ritmo». E infine servirà soprattutto una cosa: «Si può fare tanta filosofia, ma conterà soprattutto buttarla dentro. Le percentuali devono crescere ancora, così come le prestazioni individuali: ogni domenica vedo dei miglioramenti e spero che arrivino presto anche questi».
    Fabio Gandini

  • simon89
    C’è una Varese da vertice - per ora in Lombardia, l’obiettivo è di diventarlo in Italia - nel panorama cestistico giovanile.
    È l’Under 18 biancorossa, capace di schiantare l’Olimpia Milano con un perentorio 74-46 (Parravicini 20, Ivanaj 18, Montano 12, Garbarini 4, Besio 2, Seck 4, Van Velsen , Brotto, Nidola 3, Buzzi Reschini 8, Galbiati 1, Marson 2 i marcatori del gruppo guidato da Rusconi, Grati e Zambelli) nel match di esordio della seconda fase Gold del campionato Eccellenza. Un risultato eclatante nelle proporzioni, che ribalta i rapporti di forza acquisiti non solo a livello di serie A (Varese non batte Milano dal 2012-13, l’anno degli Indimenticabili) ma anche giovanile, considerando che nella fascia più alta dell’attività del vivaio i prealpini non battevano imeneghini dal lontano 2003-04 (era la squadra dei vari Bolzonella, Matteo Canavesi e Brian Sacchetti). Ma questo non basta a Gianfranco Ponti nell’ambito della sua iniziativa ad ampio raggio per la costruzione di un settore giovanile all’avanguardia in Italia e in Europa: «Bravissimi i ragazzi e lo staff tecnico che in tutte le categorie, oltre ai successi dell’Under 18, stanno ottenendo risultati eccellenti - afferma l’imprenditore di Angera - Però per arrivare a produrre i campioni del futuro per la serie A questo deve essere il punto di partenza e non di arrivo, l’obiettivo non è primeggiare in Lombardia ma in Italia». Proprio per questo motivo è così fondamentale il reclutamento - non soltanto quello estero, che per motivi legati alla frequenza scolastica slitterà a giugno 2018 con “innesto” dal 2018-19 dei tre prospetti individuati nei Balcani - per aumentare il livello di fisicità, e di conseguenza di competitività, dei gruppi attuali.
    «Il vivaio ha uno scopo sociale che vogliamo ovviamente mantenere: la base delle squadre giovanili resterà sempre composta da atleti varesini. Per conciliare gli obiettivi sportivi e quelli sociali serve una forte base locale sulla quale innestare qualche prospetto fisico e tecnico italiano o straniero a seconda delle opportunità. Gli elementi che vogliamo inserire servono ad integrare e non a sostituire i ragazzi locali; per costruire la Varese del futuro non conta la cittadinanza italiana o straniera, ma le qualità e la voglia di imparare». Per la prossima stagione, dunque, sono previsti ulteriori investimenti su tecnici e giocatori - anche di età superiore ai 2003 e 2004 in arrivo dai Balcani - per costruire un serbatoio Under 20 che possa dare immediato supporto alla serie A. Ma come si concilia un vivaio da vertice in Europa con una prima squadra che col budget attuale non può andare oltre le prospettive di una salvezza tranquilla?
    Ponti, già oggi in prima fila nel processo di risanamento dei conti del club, ribalta invece i termini della questione considerando il vivaio come l’unico mezzo per garantire un futuro importante a Varese: «O troviamo un mecenate che garantisce due milioni di euro all’anno, oppure investire sui giovani è l’unica strada nel medio periodo per mantenerci in serie A senza affanni. La prima squadra ha i suoi obblighi immediati, l’unica strada per crescere è quella di prepararci in casa i campioni di domani, cercando di anticipare i tempi rispetto ai 4 anni ipotizzati all’inizio del progetto per i primi prospetti in serie A. Per questo l’anno prossimo vorremmo tornare a fare l’Under 20 reclutando giocatori in grado di poter essere subito utili».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Giancarlo Ferrero fa leva sulla spinta garantita dal ritorno alla vittoria contro Capo d'Orlando per prendere l'abbrivio verso la difficile trasferta di sabato a Reggio Emilia. Il capitano lo considera un match impegnativo sul campo di una squadra dalla classifica fasulla: «Serviva fortemente sbloccarci con una vittoria costruita su aggressività e corsa dopo tre partite nelle quali abbiamo raccolto meno di quello che avevamo messo in campo, in particolare ad Avellino e Pesaro dove siamo stati condannati dagli episodi. Ora arriva un test importante ed impegnativo: Reggio Emilia è forte, lunga e completa in tutti i ruoli, che abbia ripreso a vincere una volta superati i problemi di infortuni è normale e l'impresa di sabato scorso a Venezia dimostra il loro valore».
    Sarà importante provare a replicare anche lontano dal PaiA2A l'aggressività difensiva della versione casalinga... «In casa sicuramente abbiamo una spinta importante, quando riusciamo ad essere così aggressivi come domenica sfruttando al meglio la settimana di preparazione tattica della partita. Le percentuali di tiro? Il nostro compito è creare le migliori soluzioni possibili, certamente il contropiede sviluppato grazie alla difesa che genera canestri facili ci aiuta a prendere fiducia. Anche a Pesaro avevamo costruito tanto ma convertito poco: il problema non è la qualità dei tiri ma le percentuali».
    A proposito di triple, sappiamo che lei ha una dedica speciale per le due di domenica... «Tengo a dedicarle a Matteo Jemoli: non segnavo da un po' da 3 punti e per questo in settimana avevo lavorato tantissimo insieme all'assistente, che avrà preso 4mila rimbalzi sulle mie ripetizioni al tiro. Gli ho promesso che avrei segnato due triple e gliele dedico di cuore: non penso che basti tirare tanto in settimana per segnare tanto in partita, però ci tengo a ringraziarlo perchè mi ha aiutato tanto».
    Primo terzo di stagione in archivio: quale bilancio? «I bilanci li rimando a fine stagione; abbiamo perso qualche partita in volata che potevamo vincere, ma guardiamo avanti e concentriamoci su quello che dobbiamo ancora affrontare, a partire dalla trasferta di sabato. E sulla necessità di portare avanti la nostra identità di squadra: la partita di domenica conferma ancora una volta che il nostro sistema offre a tutti l'opportunità di essere protagonisti. Non ci sono punte di diamante: sono importanti lo staff e il sistema, poi a rotazione ciascuno di noi 10 giocatori di rotazione può essere decisivo. Le vittorie si costruiscono di squadra e tramite la squadra possiamo superare le difficoltà».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Ci è voluto del tempo, però ora Matteo Tambone sta gradualmente carburando. Ha compreso i canoni del campionato, ha preso le misure, ed il suo rendimento sta lievitando dopo qualche tappa intermedia di crescita. Il playmaker classe 1994 cresciuto tra la Virtus Roma e Ravenna è alla prima vera esperienza in Serie A: l’adattamento alla categoria non è stato poi così semplice ma ora i primi frutti sono maturi.
    Come valuta questo suo abbrivio di stagione in Serie A?
    Devo dire che personalmente sono molto contento, sono partito bene in precampionato perché nelle prime tre partite sono riuscito a fare buone cose. Poi ho vissuto un periodo più faticoso, che secondo me ci sta per essere il primo anno. Anche perché entrare in partita dalla panchina non è sempre facile. Però devo dire che giorno dopo giorno, grazie ai miei compagni ma anche ai consigli del coach e di Bullo sto migliorando: il gruppo è eccezionale e non potevo chiedere di meglio.
    A livello di adattamento alla categoria, pensava di trovare più o meno difficoltà di quelle riscontrate finora?
    Mi aspettavo sicuramente un livello alto, al mio primo anno a Roma, quando arrivammo in finale scudetto, avevo osservato il livello e sapevo fosse difficile. Partire così bene all’inizio non me l’aspettavo, poi come detto ho vissuto alcune partite in cui non ho fatto grandi cose, mi manca un po’ di esperienza e non sempre si riesce a dare un contributo subentrando dalla panchina. Sono contento ora di aver ritrovato il ritmo, spero di continuare a migliorare.
    La convivenza con il compagno di reparto Cameron Wells come procede? Anche lui ha dovuto attraversare qualche difficoltà iniziale.
    Cameron è un ragazzo super, ha grandi potenzialità e con lui mi trovo bene. Sì, ha faticato un po’ all’inizio, come me, ma entrambi stiamo andando meglio. Si vede che è forte, in allenamento mi migliora, ci marchiamo sempre forte perché fa bene ad entrambi. Ultimamente gioco anche di più con lui in partita, a volte io da guardia a volte lui. Siamo giocatori diversi, lui è più fisico, ma credo che siamo complementari e possiamo stare in campo insieme.
    Parlava prima dei consigli di Massimo Bulleri: in che modo e quanto la aiuta?
    Prima di ogni allenamento faccio del lavoro individuale con lui, nel palleggio, nel ball handling, mi aiuta a migliorare. Sia in allenamento che in partita mi segue, mi consiglia, mi dice come mercare meglio la palla, come avere letture migliori. Ascoltandolo ogni giorno posso crescere, avere la possibilità di lavorare con una leggenda come Massimo Bulleri mi fa solo che bene.
    Da un assistant coach al coach: come si trova a lavorare con Caja?
    Con lui c’è un buon rapporto, chiede molto alla squadra e chiede molto anche a me per il ruolo che ricopro. Vuole personalità, vuole che si prendano le scelte giuste. Non è facile ma aiuta a migliorare me così come Cameron. Sa tirare fuori il meglio da tutti, ti sprona a tratti anche duramente ma poi se ti impegni giochi, ci tiene sulla corda e tutti cerchiamo di fare il meglio. Sono felice di allenarmi con un coach come Attilio.
    In campionato, finora, ha fatto molta fatica dall’arco, eppure le sue percentuali precedenti in carriera non sono malvagie: contro Capo d’Orlando la tripla messa a segno può averla sbloccata?
    Mi accorgo che ogni anno devo scontare un periodo in cui da fuori faccio fatica a segnare. Mi è capitato anche nelle stagioni scorse. Penso sia sempre una questione mentale, perché nel momento in cui mi sblocco poi tutto passa. Spero che anche in questo caso sia una fase momentanea e già aver segnato da fuori contro Capo d’Orlando sia un segnale. Anche perché in allenamento sto tirando bene.
    In una recente dichiarazione al nostro giornale, il ct della nazionale Meo Sacchetti ha confermato che segue da vicino il suo percorso qui a Varese: cosa rappresenta questo interesse azzurro?
    Sicuramente mi lusinga e mi sprona a fare di più, arrivare in nazionale è un obiettivo e farò tutto il possibile per arrivarci. Però nel mio ruolo ci sono giocatori fortissimi come Filloy, Vitali ed io devo fare molta strada. Però è un obiettivo, non posso negarlo.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Come vince questa Varese, nessuno mai...
    Se dieci partite possono essere considerate un campione statistico già affidabile, il numero più curioso relativo alla Openjobmetis 2017/2018 è quello che descrive lo scarto medio nelle vittorie ottenute.
    Il doppio confronto
    La squadra di Caja ha esultato quattro volte fin qui, contro Cantù, Trento, Pistoia e Capo d’Orlando. Quattro hurrà, tutti casalinghi, con un margine sull’avversario rispettivamente di 31, 27, 8 e 24 punti. La media fa 22,5.
    In serie A nessuno ha fatto meglio: la seconda nella speciale classifica è la Grissin Bon Reggio Emilia con 17,6 punti di scarto medio, media calcolata però su 3 vittorie. Terza, con 15 punti, è la Virtus Bologna (4 successi come Varese), quarte Sassari e Cremona con 13,5 (e rispettivamente 7 e 4 vittorie), poi Trento con 12 (4 vittorie), Brescia con 11,1 (9 vittorie), Milano con 10,1 (7 vittorie) e Pistoia con 10 (4 vittorie). E una media tale non trova paragoni nemmeno nel recente passato “interno”. Dopo 10 giornate la Varese dell’ultima stagione, ottava nella graduatoria della Serie A, ha un ruolino di marcia identico a quella del 2015/2016 (che però era al 13° posto), a quella del 2014/2015 (10a dopo 10 giornate), a quella del 2013/2014 (10a) e a quella del 2009/2010 (13adopo la penalizzazione di 2 punti). Meglio dei pretoriani dell’Artiglio avevano fatto gli Indimenticabili, con 9 vittorie e una sola sconfitta (1° posto), la Cimberio 2011/2012 con 6 vittorie (6° posto) e quella del 2010/2011 (4° posto). Peggio, invece, la dozzina guidata da Paolo Moretti lo scorso anno: 3 vittorie e 7 sconfitte, con conseguente 14° posto. Nessuna di queste antenate, tuttavia, vinceva “meglio” dell’ultima Openjobmetis: 11 punti lo scarto medio del 2016/2017 nei successi ottenuti nei primi 10 incontri, 8 nel 2015/2016, 8 nel 2014/2015, 15,5 nel 2013/2014, 9,4 nel 2012/2013, 6,3 nel 2011/2012, 6,8 nel 2010/2011 e 11,5 nel 2009/2010.
    Sono interessanti anche i dati relativi alle sconfitte. Varese, che ha perso contro Venezia, Milano, Brescia, Avellino, Sassari e Pesaro, lo ha fatto con uno scarto medio di 8,8 punti. La cifra vale la 4a piazza nella speciale classifica: prima di lei Bologna (4,3 sullo stesso numero di sconfitte), Venezia (5,6 su 3 insuccessi) e ancora Reggio Emilia (8,7 su 7 sconfitte).
    Le conclusioni? Le abbozziamo solamente, lasciando il compito al lettore. È evidente come Ferrero e compagni (collettivo che rappresenta la 2a difesa del campionato, dietro solo a Brescia, con 70,9 punti subiti a partita) abbiano avuto fin qui una costanza di rendimento in retroguardia che ha fatto la loro fortuna, in luogo di un attacco mediamente mediocre (13° posto con 74,6 punti segnati di media): quando però la produttività offensiva ha raggiunto livelli sufficienti o buoni, accompagnandosi così alla costante difensiva, per gli avversari si è fatta dura.
    I record di Cain
    E sempre restando in tema di cifre, non si può non tornare almeno brevemente sulla prestazione monstre di Tyler Cain dell’altro ieri. 22 punti, 10/10 al tiro, 14 rimbalzi e 39 di valutazione: quest’ultima è risultata essere la terza prestazione della Serie A 2017/2018 e la seconda degli ultimi 7 anni in casa biancorossa (meglio fece solo Bryant Dunston con 40 il 14 aprile 2013 contro Milano). E il 10/10 nel tiro da 2? Nessun giocatore del corrente campionato aveva realizzato 10 o più tiri senza commettere errori.
    E se si va a pescare nella recente epopea del club che ha vinto 10 scudetti, quanto totalizzato da Cain è più unico che raro: c’è chi ha segnato 15 tiri da 2 in una partita (Mrsic nel 1998/1999), o 13 (Conti nel 2001/2002, Holland due volte, Davies nel 2015/2016), chi 12 (Lloreda nel 2007/2008) e chi 11 (è successo 6 volte dal 1998/1999 a oggi). Nessuno, però, è stato più preciso del centro di Rochester. Se la memoria non ci inganna e non lo ha fatto il controllo delle statistiche, negli ultimi vent’anni c’è chi si è solo avvicinato: Daniel Santiago, con il 9/9 ottenuto contro Roma nella stagione 1999/2000.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Tyler Cain ringrazia i compagni per quel 100 per cento al tiro su 10 tentativi che ha permesso a Varese di spianare con sicurezza l'ostacolo Capo d'Orlando. Il centro statunitense, che prima del match di domenica viaggiava a 5,8 punti di media ed era reduce dallo zero - con altrettanti tiri dal campo - in 22' a Pesaro, ha confermato la sua indole di giocatore di squadra anche nella serata in cui si è ritagliato un inedito ruolo da proagonista offensivo.
    «Grandi meriti vanno riconosciuti ai compagni: quando gli esterni trovano spazi in penetrazione svolgono un buon lavoro nel coinvolgere me o Pelle vicino a canestro. Stavolta è stato il mio turno di essere protagonista: mi hanno servito buoni passaggi e ho cercato di capitalizzarli nel migliore dei modi. Il 10/10 al tiro? Ringrazio chi mi ha messo nelle condizioni di segnare; non succede spesso di chiudere col 100 per cento dal campo, in carriera avevo già raggiunto valutazioni elevate come il 39 di domenica, ma è la prima volta in assoluto che chiudo senza errori al tiro».
    Una prestazione individuale da record costruita per merito della squadra per ribadire la matrice corale della Varese 2017-18...«Abbiamo messo in campo una grande concentrazione sin dal primo minuto. Lo facciamo ogni partita, ma quella di domenica era davvero importante: avevamo bisogno di vincere per invertire la rotta dopo tre stop consecutivi e dare una bella soddisfazione ai nostri tifosi. Abbiamo fatto un grande lavoro in difesa e protetto al meglio il fattore campo».
    Si è rivista una Varese graffiante in difesa e ruggente in contropiede: è l'identità che sviluppate meglio? «Abbiamo messo in pratica quello che ci viene naturale - osserva il centro -difendendo forte per 40 minuti ed eseguendo alla perfezione il piano partita che ci ha dato il coach; giocare duro nella nostra metà campo ci ha permesso di prendere fiducia in attacco. Tutto parte dal nostro atteggiamento in retroguardia: è il nostro punto di forza che ci garantisce un'identità comune, ci lavoriamo giornalmente in allenamento perchè è quello che il nostro coach ci chiede. Contro Capo d'Orlando abbiamo forzato molte palle perse trovando punti facili in contropiede, e questa è stata la chiave per l'allungo decisivo».
    Otto punti dopo le prime 10 giornate: bilancio positivo. «Dobbiamo sempre puntate a fare meglio; - aggiunge - vincere sempre sarebbe fantastico, provarci sempre è doveroso. Per questo dobbiamo continuare a lavorare con la stessa mentalità che ci ha portato a vittorie importanti e a qualche sconfitta evitabile con un pizzico di lucidità in più». Sabato a Reggio Emilia un test impegnativo contro una squadra in forma al di là della posizione in classifica: «Sarà dura, ma lo è sempre: ogni squadra è competitiva in questo campionato. Non ci sono partite facili che consentono settimane di riposo, specie per una squadra co- me la nostra che non può prescindere dal lavoro quotidiano. Siamo contenti per la vittoria di domenica, ma da oggi si torna in palestra dando il massimo per arrivare pronti sabato».
    Giuseppe Sciascia

×
×
  • Create New...