Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    Reggio Emilia è come la lettera di De André: vera di notte e falsa di giorno. Vera nelle ambizioni e in un roster che le vale tutte, falsa in una classifica che fra qualche mese sarà forse profondamente diversa da quella che oggi vede gli emiliani in piena seconda fascia.
    Per trovare la verità conviene partire dal recente passato, come fa Attilio Caja: «Il primo pensiero è che ci troveremo davanti a una squadra reduce da due finali scudetto e da un quarto di finale. Una squadra che ha ancora lo stesso allenatore che ha raggiunto questi brillanti risultati e anche qualche giocatore protagonista degli stessi. Non dimentichiamocelo. Reggio ha un suo perché, ha una sua solidità e diversi punti fermi, tutte cose che hanno fatto sì che dopo un inizio di stagione difficile, dovuto anche a cambiamenti e infortuni, sia ripartita. E per capire la sua forza basta guardare il roster».
    Guardiamolo: «Hanno Della Valle, giocatore di grande talento, ottimo attaccante. Poi Markoishvili, elemento di qualità che ha fatto bene anche in Eurolega nella sua carriera. E se parliamo di qualità non possiamo non citare White, che magari oggi non ha più l’atletismo dei tempi ma rimane sempre un giocatore di prima fascia. Poi Julian Write e Reynolds: quest’ultimo è cresciuto molto rispetto allo scorso anno, ha fatto passi avanti dal punto di vista tecnico e nelle ultime partite della Grissin Bon è stato il miglior realizzatore. E infine Llompard, atleta solido e pieno di esperienza, capace di dare i giusti ritmi alla squadra e di aiutarla a crescere ulteriormente».
    Insomma, l’elenco è lungo e il primo indizio di bugia è proprio questo: «La classifica di Reggio è bugiarda, è una formazione individualmente molto forte. E ho grande considerazione e rispetto anche per il loro allenatore. Di Max Menetti mi ricordo quando ha iniziato: io ero a Rimini in A2 e lui appena arrivato a Reggio. Per gli emiliani si trattava di un anno travagliato, avevano cambiato quattro allenatori. Lui subentrò a Frates: vennero a Rimini, persero e sembravano spacciati, poi vinsero le ultime due e si salvarono: da lì iniziò la carriera di Menetti e la risalita di Reggio, diventato un club di blasone per il basket italiano. D’altronde due finali scudetto non si fanno per caso: nello sport si parla di progettazione spesso a vanvera, mentre Reggio, come poche altre realtà, ha parlato con i fatti».
    Tanta stima e considerazione si traducono in un segnale di pericolo. Per sperare al PalaBigi servirà una grande prestazione: «Avremo bisogno di un impatto fisico e atletico importante: loro in ogni ruolo sono fisicamente superiori a noi e potranno crearci dei problemi. Per questo ci vorranno alcuni accorgimenti, come quello di non lasciare Hollis e Ferrero da soli contro White. Dovremo difendere di squadra ed essere pronti a fare una partita valida agonisticamente e mentalmente. Sarà inoltre necessario leggere le loro situazioni difensive, perché con i cambi sono bravi a farti perdere il ritmo». E infine servirà soprattutto una cosa: «Si può fare tanta filosofia, ma conterà soprattutto buttarla dentro. Le percentuali devono crescere ancora, così come le prestazioni individuali: ogni domenica vedo dei miglioramenti e spero che arrivino presto anche questi».
    Fabio Gandini

  • simon89
    C’è una Varese da vertice - per ora in Lombardia, l’obiettivo è di diventarlo in Italia - nel panorama cestistico giovanile.
    È l’Under 18 biancorossa, capace di schiantare l’Olimpia Milano con un perentorio 74-46 (Parravicini 20, Ivanaj 18, Montano 12, Garbarini 4, Besio 2, Seck 4, Van Velsen , Brotto, Nidola 3, Buzzi Reschini 8, Galbiati 1, Marson 2 i marcatori del gruppo guidato da Rusconi, Grati e Zambelli) nel match di esordio della seconda fase Gold del campionato Eccellenza. Un risultato eclatante nelle proporzioni, che ribalta i rapporti di forza acquisiti non solo a livello di serie A (Varese non batte Milano dal 2012-13, l’anno degli Indimenticabili) ma anche giovanile, considerando che nella fascia più alta dell’attività del vivaio i prealpini non battevano imeneghini dal lontano 2003-04 (era la squadra dei vari Bolzonella, Matteo Canavesi e Brian Sacchetti). Ma questo non basta a Gianfranco Ponti nell’ambito della sua iniziativa ad ampio raggio per la costruzione di un settore giovanile all’avanguardia in Italia e in Europa: «Bravissimi i ragazzi e lo staff tecnico che in tutte le categorie, oltre ai successi dell’Under 18, stanno ottenendo risultati eccellenti - afferma l’imprenditore di Angera - Però per arrivare a produrre i campioni del futuro per la serie A questo deve essere il punto di partenza e non di arrivo, l’obiettivo non è primeggiare in Lombardia ma in Italia». Proprio per questo motivo è così fondamentale il reclutamento - non soltanto quello estero, che per motivi legati alla frequenza scolastica slitterà a giugno 2018 con “innesto” dal 2018-19 dei tre prospetti individuati nei Balcani - per aumentare il livello di fisicità, e di conseguenza di competitività, dei gruppi attuali.
    «Il vivaio ha uno scopo sociale che vogliamo ovviamente mantenere: la base delle squadre giovanili resterà sempre composta da atleti varesini. Per conciliare gli obiettivi sportivi e quelli sociali serve una forte base locale sulla quale innestare qualche prospetto fisico e tecnico italiano o straniero a seconda delle opportunità. Gli elementi che vogliamo inserire servono ad integrare e non a sostituire i ragazzi locali; per costruire la Varese del futuro non conta la cittadinanza italiana o straniera, ma le qualità e la voglia di imparare». Per la prossima stagione, dunque, sono previsti ulteriori investimenti su tecnici e giocatori - anche di età superiore ai 2003 e 2004 in arrivo dai Balcani - per costruire un serbatoio Under 20 che possa dare immediato supporto alla serie A. Ma come si concilia un vivaio da vertice in Europa con una prima squadra che col budget attuale non può andare oltre le prospettive di una salvezza tranquilla?
    Ponti, già oggi in prima fila nel processo di risanamento dei conti del club, ribalta invece i termini della questione considerando il vivaio come l’unico mezzo per garantire un futuro importante a Varese: «O troviamo un mecenate che garantisce due milioni di euro all’anno, oppure investire sui giovani è l’unica strada nel medio periodo per mantenerci in serie A senza affanni. La prima squadra ha i suoi obblighi immediati, l’unica strada per crescere è quella di prepararci in casa i campioni di domani, cercando di anticipare i tempi rispetto ai 4 anni ipotizzati all’inizio del progetto per i primi prospetti in serie A. Per questo l’anno prossimo vorremmo tornare a fare l’Under 20 reclutando giocatori in grado di poter essere subito utili».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Giancarlo Ferrero fa leva sulla spinta garantita dal ritorno alla vittoria contro Capo d'Orlando per prendere l'abbrivio verso la difficile trasferta di sabato a Reggio Emilia. Il capitano lo considera un match impegnativo sul campo di una squadra dalla classifica fasulla: «Serviva fortemente sbloccarci con una vittoria costruita su aggressività e corsa dopo tre partite nelle quali abbiamo raccolto meno di quello che avevamo messo in campo, in particolare ad Avellino e Pesaro dove siamo stati condannati dagli episodi. Ora arriva un test importante ed impegnativo: Reggio Emilia è forte, lunga e completa in tutti i ruoli, che abbia ripreso a vincere una volta superati i problemi di infortuni è normale e l'impresa di sabato scorso a Venezia dimostra il loro valore».
    Sarà importante provare a replicare anche lontano dal PaiA2A l'aggressività difensiva della versione casalinga... «In casa sicuramente abbiamo una spinta importante, quando riusciamo ad essere così aggressivi come domenica sfruttando al meglio la settimana di preparazione tattica della partita. Le percentuali di tiro? Il nostro compito è creare le migliori soluzioni possibili, certamente il contropiede sviluppato grazie alla difesa che genera canestri facili ci aiuta a prendere fiducia. Anche a Pesaro avevamo costruito tanto ma convertito poco: il problema non è la qualità dei tiri ma le percentuali».
    A proposito di triple, sappiamo che lei ha una dedica speciale per le due di domenica... «Tengo a dedicarle a Matteo Jemoli: non segnavo da un po' da 3 punti e per questo in settimana avevo lavorato tantissimo insieme all'assistente, che avrà preso 4mila rimbalzi sulle mie ripetizioni al tiro. Gli ho promesso che avrei segnato due triple e gliele dedico di cuore: non penso che basti tirare tanto in settimana per segnare tanto in partita, però ci tengo a ringraziarlo perchè mi ha aiutato tanto».
    Primo terzo di stagione in archivio: quale bilancio? «I bilanci li rimando a fine stagione; abbiamo perso qualche partita in volata che potevamo vincere, ma guardiamo avanti e concentriamoci su quello che dobbiamo ancora affrontare, a partire dalla trasferta di sabato. E sulla necessità di portare avanti la nostra identità di squadra: la partita di domenica conferma ancora una volta che il nostro sistema offre a tutti l'opportunità di essere protagonisti. Non ci sono punte di diamante: sono importanti lo staff e il sistema, poi a rotazione ciascuno di noi 10 giocatori di rotazione può essere decisivo. Le vittorie si costruiscono di squadra e tramite la squadra possiamo superare le difficoltà».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Ci è voluto del tempo, però ora Matteo Tambone sta gradualmente carburando. Ha compreso i canoni del campionato, ha preso le misure, ed il suo rendimento sta lievitando dopo qualche tappa intermedia di crescita. Il playmaker classe 1994 cresciuto tra la Virtus Roma e Ravenna è alla prima vera esperienza in Serie A: l’adattamento alla categoria non è stato poi così semplice ma ora i primi frutti sono maturi.
    Come valuta questo suo abbrivio di stagione in Serie A?
    Devo dire che personalmente sono molto contento, sono partito bene in precampionato perché nelle prime tre partite sono riuscito a fare buone cose. Poi ho vissuto un periodo più faticoso, che secondo me ci sta per essere il primo anno. Anche perché entrare in partita dalla panchina non è sempre facile. Però devo dire che giorno dopo giorno, grazie ai miei compagni ma anche ai consigli del coach e di Bullo sto migliorando: il gruppo è eccezionale e non potevo chiedere di meglio.
    A livello di adattamento alla categoria, pensava di trovare più o meno difficoltà di quelle riscontrate finora?
    Mi aspettavo sicuramente un livello alto, al mio primo anno a Roma, quando arrivammo in finale scudetto, avevo osservato il livello e sapevo fosse difficile. Partire così bene all’inizio non me l’aspettavo, poi come detto ho vissuto alcune partite in cui non ho fatto grandi cose, mi manca un po’ di esperienza e non sempre si riesce a dare un contributo subentrando dalla panchina. Sono contento ora di aver ritrovato il ritmo, spero di continuare a migliorare.
    La convivenza con il compagno di reparto Cameron Wells come procede? Anche lui ha dovuto attraversare qualche difficoltà iniziale.
    Cameron è un ragazzo super, ha grandi potenzialità e con lui mi trovo bene. Sì, ha faticato un po’ all’inizio, come me, ma entrambi stiamo andando meglio. Si vede che è forte, in allenamento mi migliora, ci marchiamo sempre forte perché fa bene ad entrambi. Ultimamente gioco anche di più con lui in partita, a volte io da guardia a volte lui. Siamo giocatori diversi, lui è più fisico, ma credo che siamo complementari e possiamo stare in campo insieme.
    Parlava prima dei consigli di Massimo Bulleri: in che modo e quanto la aiuta?
    Prima di ogni allenamento faccio del lavoro individuale con lui, nel palleggio, nel ball handling, mi aiuta a migliorare. Sia in allenamento che in partita mi segue, mi consiglia, mi dice come mercare meglio la palla, come avere letture migliori. Ascoltandolo ogni giorno posso crescere, avere la possibilità di lavorare con una leggenda come Massimo Bulleri mi fa solo che bene.
    Da un assistant coach al coach: come si trova a lavorare con Caja?
    Con lui c’è un buon rapporto, chiede molto alla squadra e chiede molto anche a me per il ruolo che ricopro. Vuole personalità, vuole che si prendano le scelte giuste. Non è facile ma aiuta a migliorare me così come Cameron. Sa tirare fuori il meglio da tutti, ti sprona a tratti anche duramente ma poi se ti impegni giochi, ci tiene sulla corda e tutti cerchiamo di fare il meglio. Sono felice di allenarmi con un coach come Attilio.
    In campionato, finora, ha fatto molta fatica dall’arco, eppure le sue percentuali precedenti in carriera non sono malvagie: contro Capo d’Orlando la tripla messa a segno può averla sbloccata?
    Mi accorgo che ogni anno devo scontare un periodo in cui da fuori faccio fatica a segnare. Mi è capitato anche nelle stagioni scorse. Penso sia sempre una questione mentale, perché nel momento in cui mi sblocco poi tutto passa. Spero che anche in questo caso sia una fase momentanea e già aver segnato da fuori contro Capo d’Orlando sia un segnale. Anche perché in allenamento sto tirando bene.
    In una recente dichiarazione al nostro giornale, il ct della nazionale Meo Sacchetti ha confermato che segue da vicino il suo percorso qui a Varese: cosa rappresenta questo interesse azzurro?
    Sicuramente mi lusinga e mi sprona a fare di più, arrivare in nazionale è un obiettivo e farò tutto il possibile per arrivarci. Però nel mio ruolo ci sono giocatori fortissimi come Filloy, Vitali ed io devo fare molta strada. Però è un obiettivo, non posso negarlo.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Come vince questa Varese, nessuno mai...
    Se dieci partite possono essere considerate un campione statistico già affidabile, il numero più curioso relativo alla Openjobmetis 2017/2018 è quello che descrive lo scarto medio nelle vittorie ottenute.
    Il doppio confronto
    La squadra di Caja ha esultato quattro volte fin qui, contro Cantù, Trento, Pistoia e Capo d’Orlando. Quattro hurrà, tutti casalinghi, con un margine sull’avversario rispettivamente di 31, 27, 8 e 24 punti. La media fa 22,5.
    In serie A nessuno ha fatto meglio: la seconda nella speciale classifica è la Grissin Bon Reggio Emilia con 17,6 punti di scarto medio, media calcolata però su 3 vittorie. Terza, con 15 punti, è la Virtus Bologna (4 successi come Varese), quarte Sassari e Cremona con 13,5 (e rispettivamente 7 e 4 vittorie), poi Trento con 12 (4 vittorie), Brescia con 11,1 (9 vittorie), Milano con 10,1 (7 vittorie) e Pistoia con 10 (4 vittorie). E una media tale non trova paragoni nemmeno nel recente passato “interno”. Dopo 10 giornate la Varese dell’ultima stagione, ottava nella graduatoria della Serie A, ha un ruolino di marcia identico a quella del 2015/2016 (che però era al 13° posto), a quella del 2014/2015 (10a dopo 10 giornate), a quella del 2013/2014 (10a) e a quella del 2009/2010 (13adopo la penalizzazione di 2 punti). Meglio dei pretoriani dell’Artiglio avevano fatto gli Indimenticabili, con 9 vittorie e una sola sconfitta (1° posto), la Cimberio 2011/2012 con 6 vittorie (6° posto) e quella del 2010/2011 (4° posto). Peggio, invece, la dozzina guidata da Paolo Moretti lo scorso anno: 3 vittorie e 7 sconfitte, con conseguente 14° posto. Nessuna di queste antenate, tuttavia, vinceva “meglio” dell’ultima Openjobmetis: 11 punti lo scarto medio del 2016/2017 nei successi ottenuti nei primi 10 incontri, 8 nel 2015/2016, 8 nel 2014/2015, 15,5 nel 2013/2014, 9,4 nel 2012/2013, 6,3 nel 2011/2012, 6,8 nel 2010/2011 e 11,5 nel 2009/2010.
    Sono interessanti anche i dati relativi alle sconfitte. Varese, che ha perso contro Venezia, Milano, Brescia, Avellino, Sassari e Pesaro, lo ha fatto con uno scarto medio di 8,8 punti. La cifra vale la 4a piazza nella speciale classifica: prima di lei Bologna (4,3 sullo stesso numero di sconfitte), Venezia (5,6 su 3 insuccessi) e ancora Reggio Emilia (8,7 su 7 sconfitte).
    Le conclusioni? Le abbozziamo solamente, lasciando il compito al lettore. È evidente come Ferrero e compagni (collettivo che rappresenta la 2a difesa del campionato, dietro solo a Brescia, con 70,9 punti subiti a partita) abbiano avuto fin qui una costanza di rendimento in retroguardia che ha fatto la loro fortuna, in luogo di un attacco mediamente mediocre (13° posto con 74,6 punti segnati di media): quando però la produttività offensiva ha raggiunto livelli sufficienti o buoni, accompagnandosi così alla costante difensiva, per gli avversari si è fatta dura.
    I record di Cain
    E sempre restando in tema di cifre, non si può non tornare almeno brevemente sulla prestazione monstre di Tyler Cain dell’altro ieri. 22 punti, 10/10 al tiro, 14 rimbalzi e 39 di valutazione: quest’ultima è risultata essere la terza prestazione della Serie A 2017/2018 e la seconda degli ultimi 7 anni in casa biancorossa (meglio fece solo Bryant Dunston con 40 il 14 aprile 2013 contro Milano). E il 10/10 nel tiro da 2? Nessun giocatore del corrente campionato aveva realizzato 10 o più tiri senza commettere errori.
    E se si va a pescare nella recente epopea del club che ha vinto 10 scudetti, quanto totalizzato da Cain è più unico che raro: c’è chi ha segnato 15 tiri da 2 in una partita (Mrsic nel 1998/1999), o 13 (Conti nel 2001/2002, Holland due volte, Davies nel 2015/2016), chi 12 (Lloreda nel 2007/2008) e chi 11 (è successo 6 volte dal 1998/1999 a oggi). Nessuno, però, è stato più preciso del centro di Rochester. Se la memoria non ci inganna e non lo ha fatto il controllo delle statistiche, negli ultimi vent’anni c’è chi si è solo avvicinato: Daniel Santiago, con il 9/9 ottenuto contro Roma nella stagione 1999/2000.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Tyler Cain ringrazia i compagni per quel 100 per cento al tiro su 10 tentativi che ha permesso a Varese di spianare con sicurezza l'ostacolo Capo d'Orlando. Il centro statunitense, che prima del match di domenica viaggiava a 5,8 punti di media ed era reduce dallo zero - con altrettanti tiri dal campo - in 22' a Pesaro, ha confermato la sua indole di giocatore di squadra anche nella serata in cui si è ritagliato un inedito ruolo da proagonista offensivo.
    «Grandi meriti vanno riconosciuti ai compagni: quando gli esterni trovano spazi in penetrazione svolgono un buon lavoro nel coinvolgere me o Pelle vicino a canestro. Stavolta è stato il mio turno di essere protagonista: mi hanno servito buoni passaggi e ho cercato di capitalizzarli nel migliore dei modi. Il 10/10 al tiro? Ringrazio chi mi ha messo nelle condizioni di segnare; non succede spesso di chiudere col 100 per cento dal campo, in carriera avevo già raggiunto valutazioni elevate come il 39 di domenica, ma è la prima volta in assoluto che chiudo senza errori al tiro».
    Una prestazione individuale da record costruita per merito della squadra per ribadire la matrice corale della Varese 2017-18...«Abbiamo messo in campo una grande concentrazione sin dal primo minuto. Lo facciamo ogni partita, ma quella di domenica era davvero importante: avevamo bisogno di vincere per invertire la rotta dopo tre stop consecutivi e dare una bella soddisfazione ai nostri tifosi. Abbiamo fatto un grande lavoro in difesa e protetto al meglio il fattore campo».
    Si è rivista una Varese graffiante in difesa e ruggente in contropiede: è l'identità che sviluppate meglio? «Abbiamo messo in pratica quello che ci viene naturale - osserva il centro -difendendo forte per 40 minuti ed eseguendo alla perfezione il piano partita che ci ha dato il coach; giocare duro nella nostra metà campo ci ha permesso di prendere fiducia in attacco. Tutto parte dal nostro atteggiamento in retroguardia: è il nostro punto di forza che ci garantisce un'identità comune, ci lavoriamo giornalmente in allenamento perchè è quello che il nostro coach ci chiede. Contro Capo d'Orlando abbiamo forzato molte palle perse trovando punti facili in contropiede, e questa è stata la chiave per l'allungo decisivo».
    Otto punti dopo le prime 10 giornate: bilancio positivo. «Dobbiamo sempre puntate a fare meglio; - aggiunge - vincere sempre sarebbe fantastico, provarci sempre è doveroso. Per questo dobbiamo continuare a lavorare con la stessa mentalità che ci ha portato a vittorie importanti e a qualche sconfitta evitabile con un pizzico di lucidità in più». Sabato a Reggio Emilia un test impegnativo contro una squadra in forma al di là della posizione in classifica: «Sarà dura, ma lo è sempre: ogni squadra è competitiva in questo campionato. Non ci sono partite facili che consentono settimane di riposo, specie per una squadra co- me la nostra che non può prescindere dal lavoro quotidiano. Siamo contenti per la vittoria di domenica, ma da oggi si torna in palestra dando il massimo per arrivare pronti sabato».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La Pallacanestro Varese riparte di slancio facendo leva sulle sue certezze. Dopo tre sconfitte in fila e più di un mese di digiuno, la truppa di Attilio Caja torna a ruggire al PalA2A, soffocando una tenera Betaland nelle spire della sua difesa graffiante. Ferrerò e soci cancellano le difficoltà balistiche degli ultimi tempi con una prova tutta ritmo e aggressività, che nasconde i problemi di messa in moto ( 1/9 da 3 nei primi 15' ma 9/24 alla fine) riproponendo la vecchia ma sempre attuale ricetta "difesa&contropiede". 
    La vittoria che serviva alla classifica - di nuovo a più 4 sull'ultimo posto occupato da Brindisi - ottenuta nel modo che serviva per dimostrare che gli ultimi rovesci non erano figli di una crisi di sistema, ma di perdurante sfiducia balistica. Una vittoria ampia, come già accaduto contro Cantù e Trento, frutto proprio dello stile di gioco casalingo della compagine biancorossa: la staffetta Wells-Tambone toghe ossigeno al caro ex Maynor (3/10 al tiro e un solo assist per un Eric lontanissimo dalla migliore condizione), mentre dalla panchina la verve di Avramovic e Ferrero spacca una partita inizialmente "ingessata" dalla zona e dai ritmi lentissimi utilizzati dalla Betaland. Così Varese prende fiducia correndo, con l'assetto a trazione posteriore in modalità tre piccoli che alza il volume ed apre meglio il campo, e poi spacca la partita quando Wells ascolta gli ordini di scuderia attaccando Maynor per un terzo quarto da spellarsi le mani in attacco (26 punti col 73% dal campo).
    Una vittoria di sistema sulla base di un "egualitarismo" offensivo che permette di raccogliere ruoli da primattori a giocatori votati al lavoro oscuro come Tyler Cain e Giancarlo Ferrero. Uomini di fatica che salgono sul proscenio finalizzando la preparazione della squadra per costruire canestri ad alta percentuale: il centro del Minnesota è dominante sotto i tabelloni contro avversari tecnici ma non fisici, e raccoglie i frutti delle incursioni di Wells e Avramovic convertendo puntualmente ogni scarico. Il mancino di Bra "martella" in contropiede e dal perimetro ribadendo la sua importanza nelle esecuzioni corali di una squadra senza stelle tra scelta e necessità. Wells e Waller si vedono in attacco solo nella ripresa ed Hollis ribadisce la sua difficoltà a sposare la causa di un basket ruvido del quale Varese non può prescindere in casa? Tocca ad altri salire sul proscenio, con i 33 punti prodotti dalla panchina (novità Ferrero e ritorno Pelle col quintetto cambiato riproponendo Cain e lanciando Hollis rispetto alle ultime 4 uscite) che risultano determinanti nell'economia della gara. I discorsi su gerarchie basate sugli stipendi e sui passaporti sono decisamente stucchevoli nel contesto di un sistema che funziona perchè dà ad ognuno la possibilità di essere protagonista a rotazione.
    La Varese in versione casalinga vince solo se difende tutta insieme, corre il più possibile e cavalca di volta in volta la vena del singolo - Okoye contro Cantù, Wells contro Pistoia, Pelle contro Trento e Cain contro Capo d'Orlando - più avvantaggiato dalla conformazione fisica e tecnica dell'avversario di turno. Squadra operaia con poco talento complessivo e nessuna punta designata? Questo può essere vero in trasferta, al netto di un paio di colpacci andati a vuoto per un nonnulla. Ma in casa i limiti diventano punti di forza se come ieri tutti remano dalla stessa parte, riscuotendo il meritato tributo di applausi del PalA2A. 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Aspetti Maynor e arriva un centro che fa della generosità e del lavoro una carta d’identità. Per una volta da sbattere in copertina, a seguito di una prestazione statisticamente clamorosa, praticamente perfetta.
    Aspetti Maynor e arriva il giocatore che sugli almanacchi risulterà come suo successore. Un Calimero che a differenza del collega non finirà mai sulle passerelle cestistiche, ma che ieri ha adombrato la bellezza dell’ex con l’umile ruvidezza dell’applicazione difensiva.
    Aspetti Maynor e arriva capitan Ferrero. Uno che come il compagno Tyler dove lo metti sta, che risponde presente sia quando parte in quintetto che quando lo fa dalla panchina. Uno che non ha paura di niente: di marcire in fondo alle rotazioni (Moretti who?), di sbagliare tiri su tiri, dei giudizi che lo ritengono inadeguato alla massima serie. Uno che ha pazienza: e infatti la sua ora arriva sempre.
    Aspetti Maynor e arriva Matteo Tambone da Graz. Arriva con una tripla che in unico fruscìo di retina si porta via la tristezza di mesi di errori, quelli che ai tiratori - che vivono per i ciuffdomenicali - fanno male dentro. Un canestro, un simbolo, il benvenuto di un campionato in cui nessun esordiente può permettersi di dire bugie: serve lavoro e serve sudore per essere accettati. Nel battesimo anche Matteo lascia il suo ricordo all’ex di turno, contribuendo insieme al socio Cameron ad azzerarlo (1/6 da tre e un solo assist per Eric da Raeford, North Carolina).
    Aspetti Maynor e arriva Ale il serbo, la frenesia al potere che un allenatore di Pavia sta riuscendo a incanalare sui binari della produttività. Difesa asfissiante, primo passo fulminante, manca ancora il tiro ma ci stiamo lavorando: il talento grezzo di Avramovic da qualche tempo a questa parte serve a qualcosa. È questa la notizia.
    Aspetti Maynor e arriva Attilio Caja. Che non se ne era mai andato, per carità, ma che ieri ha dimostrato una volta di più di non essere un Narciso innamorato delle proprie scelte strategiche, di avere la malleabilità per essere concavo e convesso a servizio del bene della sua squadra, di avere in pugno il corpo e soprattutto la mente dei suoi giocatori. Anche dopo tre sconfitte. Cain e Hollis in quintetto base sono una mossa che dice tanto: a) non c’è gerarchia solidificata che sia più importante del momento, del lavoro e dell’opportunità; b ) quando serve sostanza l’Artiglio sa dove pescare (vedi Cain al posto di Pelle); c) non ci sono nè figli, né figliastri in questa squadra: Caja ci prova e ci proverà con tutti. E fa nulla se Hollis non si dimostra in grado di sfruttare l’occasione: state certi che arriverà anche il suo momento.
    Aspetti Maynor e arriva Varese.
    Che risponde presente dopo un mese e oltre di digiuno. Che doveva fare di più in attacco rispetto alle ultime partite e ci riesce, dando finalmente plasticità realizzativa a quanto costruisce (59% da 2, 37% da 3) e trovando il modo di giocare coinvolgendo tutti, anche quelli che stanno sotto canestro (19 assist).
    Poi il +24 lo leggi nella difesa, attenta sullo spauracchio con il numero 3 ma anche su tutti i suoi compagni, pronta nei cambi sistematici, dura sulla palla (11 recuperi), ispiratrice di tanti contropiede che fanno anche spettacolo. Se alla proverbiale chiave tecnica di questo gruppo (l’abnegazione difensiva, appunto) si aggiunge anche l’imprevedibile offensivo, se alla costante si aggiunge la variabile, beh... questa Openjobmetis non solo vince: esagera. Più 31 contro Cantù, +27 contro Trento, +24 ieri: tre indizi fanno una prova.
    E in un successo più buono di una lasagna dopo un mese di brodini insipidi, in un successo che mantiene Varese lì dove deve stare, tra il fondo e il mezzo della classifica (ovvero lì dove rimane lecito il sogno di qualcosa di più ma soprattutto - è la cosa più importante - si può essere esenti da preoccupazioni), spiccano tanti singoli. Quelli già citati - Cain: 39 di valutazione, 10/10 dal campo, 14 rimbalzi; Ferrero 14 punti, 2/2 da 3; Wells solo 4 punti ma 7 assist; Avramovic 9 punti e ben 6 assist in 18 minuti- e quelli che ancora non hanno avuto menzione. Su tutti Stan Okoye, 14 punti silenziosissimi, conditi da 5 rimbalzi. Una conferma, più che un arrivo, nel giorno in cui si aspettava Maynor.
    Fabio Gandini

  • banksanity6
    Vittoria scaccia crisi per Varese che si impone su una Capo d’Orlando che resta in partita solo per il primo quarto e poi, complice anche una prestazione con più ombre che luci del grande ex Maynor, rimane in balia di una Varese che scioglie l’empasse iniziale e trova in maniera costante la via del canestro. Ma veniamo alle valutazioni :
    Avramovic 7,5 : è lui con il suo ingresso in campo a dare la prima sferzata e cambio di ritmo ai suoi che fino a quel momento, fatta eccezione per Cain, faticavano in maniera abnorme a trovare il fondo della retina. Ordinato e controllato nelle sua versione Avra 2.0 trova anche 6 assist davvero di pregevole fattura. UPGRADE
    Pelle 5 : minutaggio molto limitato questa sera per il caraibico che in realtà fa anche poco per meritarsi di più; distratto e spesso svogliato fa diversi passi indietro rispetto alle sue ultime prestazioni. GAMBERO
    Bergamaschi N.E.
    Natali S.V.
    Okoye 6,5 : anche la sua partenza è glaciale contornata da errori troppo banali per essere veri, poi trova fiducia e aggiusta anche le sue percentuali sia da 2 che dalla lunga; da rivedere l’atteggiamento difensivo per diventare un fattore sui due lati del campo tant’è che coach Caja gli concede anche meno minuti del solito. SWITCH
    Seck N.E.
    Tambone 7 : finalmente il giovane play romano torna a fornire una prestazione confortante e convincente sotto tanti punti di vista (anche se resta un po’ di fatica nel portar su palla). Trova fiducia realizzando una bomba e poi è una macchina dalla linea della carità con un 5 su 5. Con Wells ancora in difficoltà è lui insieme ad Alexa che guida i suoi al primo break decisivo. CAPARBIO
    Cain 9 : Dopo qualche partita riparte in quintetto quasi come se il suo allenatore se lo sentisse; prestazione immacolata al tiro con 10/10 da 2 2/2 ai liberi, 14 rimbalzi 2 assist 2 recuperi che si sommano al solito lavoro sporco che non entra nelle statistiche, che altro aggiungere?! Mr. PERFECT
    Ferrero 7,5 : a sorpresa parte dalla panca ma il capitano sembra non risentirne in quanto, a parte una prima conclusione da sotto sbagliata in modo abbastanza clamoroso, poi si riprende con gli interessi chiudendo con 14 punti e una prestazione difensiva assolutamente convincente dovendo fronteggiare gente sempre più stazzata di lui. TRASCINANTE
    Wells 5,5 : primo tempo ampiamente insufficiente, ripresa migliore ma nel suo complesso la prestazione non può essere valutata in maniera positiva; alla fine gli assist sono 7 ma rimangono gli stessi dubbi di sempre sullo sviluppo della manovra e sui tanti palleggi sul posto senza attaccare praticamente mai il pitturato. FREEZZATO
    Waller 6 : anche lui ad inizio partita si iscrive al contest del ciapanò e tristemente continua col trend negativo delle gare che hanno preceduto l’odierna. Poi un minimo di disgelo e infatti chiude con un non malvagio 3/7 dalla lunga. Forse anche lui per trovare spaziature migliori dovrebbe variare maggiormente le sue esecuzioni offensive. MONOCORDE
    Hollis 5 : finalmente ha l’occasione di dimostrare che merita fiducia come tutti i suoi compagni ma nei primi 5 minuti prende 4 conclusioni con poco ritmo sbagliandole tutte anche se recupera diversi rimbalzi. Riparte nel terzo quarto ma questa volta non prende più nessuna iniziativa e dura altri 5 minuti per poi sedersi in fondo alla panca fino al suono della sirena. ESTRANEO

×
×
  • Create New...