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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Le triple di Sassari sgonfiano i sogni di gloria di una Varese piccola piccola. Il Banco Sardegna allunga a quota 5 la serie positiva al PalA2A, infliggendo una punizione pesante alla peggior versione stagionale della squadra di Attilio Caja. Biancorossi spenti e senza mordente in una serata povera di lucidità, ma anche di energie: e in un match giocato su cadenze sincopate, la maggior qualità della Dinamo è il fattore chiave di una serata dove la solare differenza nelle percentuali da 3 (2/18 contro 12/28) è la prima ma non l'unica causa di una sconfitta nettissima.
    Di certo Varese ha scelto la peggior serata possibile per giocare una partita così vuota di contenuti tecnici ed agonistici: il primo colpo d'occhio abbondantemente oltre quota 4mila paganti convinti dalle ultime prestazioni brillanti (quasi 600 presenze in più rispetto all'esordio con Venezia) coincide con una sorta di "ripartenza dal via" modello gioco dell'oca con una prestazione quasi in fotocopia rispetto a quella contro l'Umana (61 punti con 2/18 da 3 contro i 62 e 2/21 della prima di campionato). E i tre ex Chris Eyenga, O.D. Anosike e Dominique Johnson tornati per una rimpatriata tra Varese e Milano dopo aver giocato sabato in Spagna e a Venezia si sono goduti applausi e saluti ma non la prestazione dei loro ex compagni.
    Di mezzo c'è la qualità espressa da un solidissimo Banco Sardegna, i cui giocatori dimostrano sul campo che la fiducia accordata domenica scorsa a coach Pasquini è ben riposta. Nella sfida tra la terza miglior difesa e il secondo miglior attacco ad uscire nettamente vincitore è la squadra ospite, che punisce con precisione scientifica ogni tentativo di Varese di aggredire uomini e spazi; prima con le soluzioni interne (74% da 2 al 30', alla fine 67% da sotto) e poi con le triple a raffica (43% da 3) che vanificano l'energia profusa dal quintetto delle seconde linee nel quarto periodo. Insomma le geometrie prodotte dalle lucide esecuzioni della Dinamo hanno facilmente ragione di una Varese in modalità "sacco vuoto": e senza giocare al 101 per cento dell'intensità, la squadra di Attilio Caja mostra rutti i suoi limiti in termini di qualità, specie se in mancanza di scintille non riesce mai a spremere punti facili in campo aperto e deve sbattere più e più volte la testa contro i rompicapi a difesa schierata.
    Chiaro che il problema diventa irresolubile nella serata in cui la coppia Wells-Waller ripete il "ciapanò" balistico di Avellino (4/19 in due dopo il 4/21 del PalaDel-Mauro); difficile però stilare gerarchie negative in una prestazione negativa sul piano della coralità. Perchè se è vero che Varese è squadra di sistema, quando non funziona l'impianto di gioco - ed è la prima volta in assoluto che capita per mancanza di energia - allora vengono meno tutti i presupporti che avevano portato i biancorossi a "macinare" Cantù e Trento e a sfiorare l'impresa al PalaDelMauro. Stanchezza fisica o mentale dopo 3 mesi vissuti stabilmente "sul pezzo"? Di sicuro Varese non può prescindere dalla freschezza atletica e dall'energia da riversare in ogni aspetto del gioco, specie poi contro un'avversaria che ha disputato una partita di impressionante linearità come Sassari. Ben venga la sosta per la Nazionale con due settimane per fare il tagliando e preparare al meglio gli scontri verità con Pesaro e Capo d'Orlando.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Più del risultato, seconda sconfitta casalinga della stagione, a far male è l’avvolgente sensazione di non essere stati all’altezza della situazione. Anche in questo caso si tratta di un bis: prima di ieri, solo l’esordio di campionato contro Venezia aveva prodotto un sentimento simile negli occhi di spettatori e critica. Si è perso anche a Milano, a Brescia e ad Avellino, tutte occasioni nelle quali - però - Varese aveva sempre dimostrato di poter degnamente reggere lo stesso terreno di combattimento delle contendenti. Nel -21 (61-82 il risultato finale) con cui il Banco di Sardegna Sassari ha piegato la Openjobmetis al PalA2A, invece, la squadra di Attilio Caja non ha retto il confronto con gli avversari e ciò è stato purtroppo evidente dal primo al quarantesimo minuto.
    Errori ed errori
    Non lo ha retto dal punto di vista tecnico e non lo ha retto da quello mentale, palesando molta meno fame degli isolani di coach Pasquini, più attrezzati (pur senza il regista Stipcevic) della banda dell’Artiglio e per questo da affrontare con maggior “garra” e con meno - molta meno - paura di sbagliare (sentimento che è sembrato attanagliare i biancorossi fin dalla palla a due).
    Varese si è sciolta negli errori. Quelli difensivi, inediti, commessi durante il primo quarto, da questo punto di vista nettamente il peggiore della stagione (27 punti subiti), condizionante per il prosieguo del match. Errori individuali (tagli non seguiti, rotazioni non puntuali) diventati collettivi, perché sistematicamente puniti da una Dinamo bravissima a far girare la palla con rapidità e a trovare buone percentuali (la cifra da sottolineare in questo caso è tuttavia il 19/28 da 2 - 9/11 nel primo quarto - perché esemplificativa di un avversario arrivato troppo facilmente a concludere sotto canestro).
    Quelli offensivi, molto meno inediti, ben rappresentati dalle percentuali (2/18, pari all’11%, da 3), figli di prestazioni individuali clamorosamente sottotono (Wells su tutti: 2/8 al tiro, assolutamente non in grado di guidare l’attacco varesino e completamente spuntato ogni volta che ha provato a fare tutto da solo. Ma sono da segnalare anche Waller, 3/11, e Okoye, 4/11...) e di una manovra che sembra essersi dimenticata dell’efficace proporzione tra gioco esterno e gioco interno messa in mostra in altre occasioni. Chiaro che se poi non fai mai canestro, ed è la seconda volta consecutiva - dopo Avellino - che succede, diventa anche difficile continuare a ricamare con qualsiasi commento.
    Si salva solo un quarto
    La Openjobmetis ha subìto fisicamente (lo dice anche il dato dei rimbalzi, 31 a 37 per il Banco), iniziando fin da principio a sottomettersi alla legge di Sassari. Il -11 della prima frazione è stato limato in una seconda giocata sulle ali di Avramovic e Pelle che è stata la migliore del collettivo casalingo (la seconda sirena è suonata sul 38-44), l’unica all’altezza sui due lati del campo (22 punti segnati, 17 subiti). Ma il recupero non è stato confermato in una terza che ha visto i padroni di casa non segnare per i primi 4 minuti e produrre in generale la miseria di 8 punti: non esattamente lo score di chi ha bisogno di recuperare.
    La prima tranche di campionato va in archivio con una pesante debacle che fa male più all’umore, agli occhi e al ricordo di precedenti prestazioni decisamente diverse e ben più efficaci, che non alla classifica. Dopo otto giornate Varese si trova esattamente dove doveva essere nelle speranze più realistiche del precampionato: nel gruppo ben nutrito di metà graduatoria, dietro cioè a quelle squadre che verosimilmente si giocheranno l’accesso prima alla Coppa Italia e poi ai playoff (salvo intrusi che perderanno posizioni ed ex decadute che le recupereranno). Va però notato che le vittorie di Brindisi e Reggio Emilia hanno anche avvicinato l’ultimo posto, ora distante solo due punti.
    Fabio Gandini

  • banksanity6
    Primo vero e proprio disastro sotto tutti i punti di vista dei varesini che non cominciano mai la partita fatta esclusione per una piccola fiammata sul finale del secondo quarto ma gli isolani conducono le danze da inizio a fine gara senza che il risultato sia mai in discussione. A preoccupare maggiormente sono l’ennesima prestazione incolore di Wells e una gestione di coach Caja che lascia più di qualche dubbio sia per le girandole vorticose dei cambi vuoi per l’utilizzo ridottissimo di Hollis che non ha mai il tempo di entrare nel vivo del match. Ma veniamo alle valutazione dei singoli:
    Avramovic 5,5 : nel primo tempo è il primo a suonare la carica e grazie alla sua energia SI riesce a ricucire anche se solo parzialmente lo strappo imposto dai sardi; poi sul più bello perde la bussola e naufraga insieme a tutta la ciurma. CAST AWAY
    Pelle 6 : approccio assolutamente da rivedere infatti nelle prime 2 azioni della partita produce altrettante palle perse e viene subito panchinato. Evidentemente Norvel impara la lezione e quando poi ritorna in campo si fa sentire ed è uno dei meno peggio. S…COLLEGATO
    Bergamaschi N.E.
    Natali 6 : impiegato per ben 13 minuti è autore di una prestazione sufficiente dove segna anche un buon canestro da 2 e poi non molla un centimetro difensivamente parlando. STOPPER
    Okoye 4,5 : in alcuni frangenti sembra essere un’entità assolutamente eterea, quasi che con la testa fosse da tutt’altra parte. Riesce a subire dal suo diretto avversario 2 canestri fotocopia facendosi saltare da rimessa dal fondo lasciando poi campo aperto per 4 punti facili. Poi in attacco è l’unico che segna da 3 e finisce in doppia cifra ma non può essere così assente. CIONDOLANTE
    Seck N.E.
    Tambone 5 : con il play titolare ancora una volta non pervenuto ci si aspetterebbe una prestazione con più personalità del ragazzo nativo di Graz ma, a parte il compitino di portare su palla, non trova mai il guizzo ne per attivare i compagni (stasera colpevolmente statici) ne per segnare punti personali. INVOLUTO
    Cain 6,5 : forse la miglior prestazione per il centro statunitense anche se purtroppo per lui coincide con la peggiore di squadra fino a questo punto del campionato. Buttato subito nella mischia per un brutto inizio di Pelle riesce a essere incisivo anche in attacco. SOLIDO
    Ferrero 5 : subisce in modo netto la superiorità sia fisica che tecnica dell’ex di turno (Polonara) che lo sovrasta in lungo e in largo. Deve migliorare le letture in particolare sulle entrate dove stasera o viene rimandato al mittente o è costretto a tirare da posizioni defilate colpendo a malapena la struttura del tabellone. RIDIMENSIONATO
    Wells 4 : ad Avellino, a sua parziale giustificazione per una prestazione negativa, c’era il taglio sopra all’occhio ma stasera non riusciamo a trovare nessun motivo per poter salvare Cameron dall’ennesima Caporetto. Senza idee, senza garra, senza sapersi mettere in proprio è un pianto greco. CALAMITA’
    Waller 5,5 : partita non certo da ricordare per la guardia di colore che realizza il minimo come fatturato di punti anche perché almeno 3 tiri girano sul ferro per poi beffarlo ed in una serata dove tutti hanno le mani gelide i suoi punti sono mancati come l’ossigeno. Voto che sale di mezzo punto per l’abnegazione difensiva dimostrata per tutti i minuti in cui resta in campo senza cadere nel solito problema dei falli commessi. OSSIDATO
    Hollis 5,5 : utilizzo record (ma in negativo) di soli 11 minuti per l’americano di passaporto ungherese che non lo aiutano certo ad entrare in ritmo e tutto senza aver fatto molto peggio dei suoi compagni; onestamente tutto questo accanimento nei suoi confronti non lo comprendiamo. EMARGINATO
     

  • simon89
    Varese si appella alla legge del PalA2A per provare a sorprendere Sassari. Oggi a Masnago (palla a due alle 18.15) la truppa di Attilio Caja cercherà di allungare a quota 4 la sua serie di vittorie casalinghe ospitando un Banco Sardegna sempre corsaro nelle sue ultime 4 visite sulle Prealpi. Partita ricca di spunti per i biancorossi alla vigilia della pausa per la Nazionale che manderà a riposo il campionato per due settimane, permettendo i primi bilanci a metà del girone d'andata. Battere una squadra con ambizioni playoff come la Dinamo confermerebbe l'elevato spessore del "sistema-Varese" anche contro avversarie di alto livello. E in una classifica cortissima, arrivare alla prima boa di una stagione divisa in quattro tronconi (anche nel ritorno ci sarà una pausa per lasciare spazio all'Italbasket) nella zona che si contende l'accesso alla Coppa Italia darebbe una ulteriore iniezione di fiducia ad un ambiente conquistato dal mix di impegno, determinazione ed energia profuso costantemente dalla "Varese operaia" del coach pavese.
    Gli ottimi riscontri delle prevendite, con oltre mille biglietti già staccati prima dell'apertura dei botteghini, preludono al primo match stagionale con più di 4.000 spettatori in tribuna. Almeno 500 in più rispetto ai tifosi che sette settimane fa si presentarono al PalA2A per l'esordio casalingo contro Venezia: un dato eloquente riguardo ai consensi conquistati in corsa dalla "sporca dozzina" biancorossa. E ovviamente una spinta supplementare in vista della sfida odierna per Ferrerò e soci, chiamati a riproporre il feroce approccio difensivo che ha permesso loro di schiantare Cantù e Trento sul piano del ritmo e dell'intensità. I numeri danno indicazioni chiare sull'indole antitetica delle squadre in campo stasera al PalA2A: la terza difesa della serie A impostata da "Artiglio" ospiterà una Dinamo che ha conservato la storica matrice votata all'attacco (secondo del torneo a 83,9 di media). Se da un lato però Varese prepara un assalto che non preveda soltanto baionetta ma anche logoramento (leggi il più che probabile uso della zona, arma determinante con la quale domenica scorsa Capo d'Orlando ha espugnato il PalaSerradimigni), dall'altro è lo stesso Banco Sardegna - attraverso le considerazioni pie gara di coach Federico Pasquini - a ipotizzare una partita "camminata" per non esaltare le qualità in campo aperto dei biancorossi.
    L'assenza dell'ex Stipcevic (out per una pulizia di un ginocchio) potrà essere però d'aiuto a Varese: la Dinamo ha grande talento perimetrale con la guardia Bamforth (14,4 punti col 58% da 2 e il 42% da 3) e la coppia in regia Hatcher-Spissu, sotto canestro l'altro ex Polonara e il piccolo ma esplosivo centro Jones sviluppano un notevole potenziale atletico, e il roster è profondo con rotazioni a 9 giocatori. Contro una squadra dinamica ma non pesantissima (eccetto per il centro di riserva Planinic) servirà prima di tutto il controllo dei tabelloni e di conseguenza quello del ritmo: servirà una Varese arrembante ma anche lucida per fare poker al PalA2A e arrivare alla pausa sognando la metà alta della classifica...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Sulla carta quella di oggi sarà un’altra montagna: Sassari vale una parte di classifica (quella di sinistra) nella quale Varese non dovrebbe avere diritto di cittadinanza (mentre la squadra di Pasquini sì, al pari di Venezia, Milano, Brescia, Trentino e Avellino).
    Sulla carta quella di oggi sarà un’altra montagna, scivolosa per di più. C’entra la psicologia: la Dinamo ha già sfiorato il suo fondo (dimissioni dell’allenatore dopo la sconfitta interna di domenica scorsa contro Capo d’Orlando), ha immediatamente ricominciato la risalita (dimissioni ritirate davanti alla presa di posizione compatta dei giocatori e vittoria convincente in Champions League contro l’Hapoel Holon) e si presenterà a Masnago con l’animo lindo di chi ha scampato un pericolo e con la ferocia di chi sa che non può più permettersi di perdere altri punti per strada.
    Sulla carta quella di oggi sarà un’altra montagna, di quelle che la Openjobmetis di Attilio Caja, però, ha finora sempre dimostrato di saper scalare, pur non riuscendo talvolta ad arrivare fino in cima. Scorie dopo il successo pregustato ma sfuggito ad Avellino domenica scorsa? No, se conosciamo un minimo l’Artiglio, la disciplina mentale insita nei suoi insegnamenti e la classe alla quale la impartisce.
    Servirà la solita cordata, perché il Banco di Sardegna opporrà la stessa moneta, seppur con una diversa gradazione di talento. Cinque giocatori in doppia cifra (per punti) di media nelle prime sette gare: dietro a Bamforth, 14,3, ci sono Jones, Polonara, Randolph e Hatcher, tutti intorno agli 11 ad allacciata di scarpe. E se si guarda oltre, il concetto si rafforza: Pierre, Spissu, Planinic, Stipcevic (che oggi, però, marcherà visita), tutti sugli 8 di media.
    Una cooperativa della palla al cesto, senza apparentemente un leader ma ben assortita e poliedrica: la trazione anteriore di guardie che vedono il canestro (Bamforth viaggia con oltre il 42% da tre su cinque tentativi a gara, l’ex Avellino Randolph sa mettere sapientemente la palla per terra e poi c’è la solidità tecnica e mentale di un uomo da ultimo tiro come l’ex Partizan Hatcher), unita a tanti modi di far male sotto le plance: Polonara a parte (mobilità, altezza, rimbalzi in posizione 4: lo conosciamo bene), un centro alto e intimidatorio da opporre a Pelle (Planinic) e un altro che è quasi la fotocopia fisica di Cain (Jones). Scopa e scopa: a favore di chi, lo dirà il campo.
    È difesa e rimbalzi (Varese) contro attacco (Sassari), anche se il basket frizzantino (storico marchio isolano) non è certo la stella polare di coach Pasquini, che le quattro sconfitte su sette match disputati le vede forse spiegate nell’essere la seconda retroguardia (dopo Cantù) più battuta del campionato (83,7 punti subiti contro i 70,7 di Varese). Poi c’è la coppa (che un po’ di “bua” la fa quasi sempre...) e il fatto che la sua Dinamo, come Varese, è un’altra squadra rifondata da zero o quasi nell’ultima estate.
    Openjobmetis in versione Cagiva (absit iniuria verbis), che il fortino lo difendeva sempre con le unghie e con i denti? Servirà anche il pubblico, partecipe e incantato contro Trentino due settimane or sono. E qui una risposta è già arrivata: prima della presentazione delle squadre, l’instancabile trust “Il Basket siamo Noi” coinvolgerà e colorerà il palazzetto con una bella coreografia, tanto per iniziare con il piede giusto.
    Appuntamento alle 18.15, puntuali. Poi, complice la pausa, sarà già tempo dei primi bilanci.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Un arbitro. Un uomo. Entrambi fuori categoria.
    Un arbitro: inizio attività nel lontano 1985, 685 partite dirette in Serie A, internazionale, vecchia guardia che ha saputo travalicare i cambiamenti del basket e rimanere sulla cresta dell’onda professionale.
    Un uomo. Quello che traspare dalle parole di chi oggi lo piange, di chi oggi ricorda un estraneo necessario (quale può essere all’inizio un arbitro per un giocatore, un allenatore, un presidente, un tifoso) diventato con il tempo amico. Conta la consuetudine, conta l’anima, conta il carattere e il modo di fare: il basket c’entra poco, il basket è solo un mezzo.
    Gianluca Mattioli, scomparso giovedì sera a Murcia (dove si trovava per dirigere una partita di Basketball Champions League), all’età di 49 anni (ne avrebbe compiuti 50 fra pochi giorni), per colpa di un virus che non ha dato scampo alla sua ancora giovane vita, ha lasciato pietrificato chi con lui per anni, per decenni, ha volato sulle ali di una passione comune. Anche a Varese o nei cuori di chi a Varese resterà per sempre legato.
    Ieri Attilio Caja non aveva, non poteva avere, la solita espressione sorridente che normalmente accoglie i giornalisti nella conferenza stampa pre-partita del venerdì. La sua Openjobmetis, gli avversari di Sassari, le spiegazioni tecniche: ogni cosa è passata in secondo piano davanti all’esigenza di comunicare tristezza, sorpresa, dolore. «Vorrei innanzitutto dedicare una doverosa parentesi a Gianluca – ha esordito il coach pavese – La sua improvvisa mancanza è una tragedia che mi ha scosso e il primo pensiero va alla sua famiglia. Non dico che con lui siamo cresciuti insieme, ma quasi: sono tante le volte in cui ci siamo confrontati sul campo, faceva parte della vecchia guardia. Nel periodo che ho trascorso a Pesaro (Mattioli era della città marchigiana ndr) ho avuto modo di frequentarlo anche fuori dal campo e di apprezzarlo come persona: era gioioso, sereno. Lo stimavo e lo apprezzo per tutto quello che ha fatto: mi mancherà condividere con lui la passione per la pallacanestro».
    «Era un amico – dice Sandro Galleani, che ha conosciuto e frequentato Mattioli da massofisioterapista di Varese e Nazionale e negli ultimi anni anche da addetto agli arbitri della società biancorossa – Con lui c’erano confidenza e consuetudine, derivanti dalle tante occasioni vissute insieme nel corso degli anni. Gianluca era molto simpatico, alla mano, per nulla permaloso o distaccato come il ruolo professionale poteva imporgli. Se ne è andato troppo giovane e io non posso far altro che essere dispiaciuto e scosso».
    Emozioni che si ripetono e non potrebbe essere diversamente. Il dolore impregna anche il ricordo del consigliere d’amministrazione biancorosso Toto Bulgheroni: «Sono molto addolorato perché lo conoscevo molto bene e avevo sempre avuto con lui un ottimo rapporto personale. Oltretutto ci eravamo sentiti non più tardi dell’anno scorso: l’avevo messo in contatto con un’azienda che cercava una sponsorizzazione per gli arbitri. Sono davvero molto dispiaciuto ed addolorato».
    «Questa è una mancanza che sento tanto sia dal punto di vista professionale che da quello umano, della persona e dell’amico – è invece il commiato pubblico di coach Carlo Recalcati - Anche se non avevamo modo di frequentarci tanto, condividevamo chiaramente la stessa passione per la pallacanestro e lo stesso modo di vedere le cose. Da parte mia il pensiero va soprattutto alla famiglia: Gianluca mancherà a tutto il mondo del basket, ma ancora di più a sua moglie ed alle figlie».
    L’arbitro, l’uomo: «Con lui era sempre possibile avere un certo dialogo, al di là dei ruoli che si potevano avere durante una partita. Era piacevole starci assieme perché era spesso spiritoso ed ironico. Adesso mi fa solo male ricordarlo, ma tra di noi c’era anche una pseudo scommessa su chi avrebbe smesso prima la propria attività professionale. Ripeto, solo pensare a questa cosa ora mi fa male, ma era allora un modo di scherzare sulla nostra anzianità di servizio, io come allenatore e lui come arbitro».
    Alberto Coriele e Fabio Gandini

  • simon89
    Attilio Caja chiede alla sua Varese un passo avanti rispetto ad Avellino e di mantenere il trend di crescita portato avanti nelle prime sette giornate. La ricetta in vista della gara di domani contro Sassari prevede anche la massima attenzione alle eventuali zone che Federico Pasquini potrebbe schierare per imbrigliare il contropiede biancorosso in versione PalA2A: «Per battere una squadra di prima fascia, che ambisce legittimamente ad un posto nei playoff - spiega il tecnico - dovremo disputare una partita migliore rispetto a quella di domenica scorsa. Noi siamo sempre cresciuti una partita dopo l'altra, auspichiamo di farlo anche in questa occasione. Dovremo essere capaci di misurarci contro un'avversaria che proverà a portare il match sui binari della fisicità e del gioco a metà campo; serviranno lucidità e idee chiare, facendoci trovare pronti di fronte alle varie difese che potranno proporre».
    Il coach pavese sottolinea inoltre la necessità di trovare contributo da tutti gli effettivi per far risaltare la coralità: «Controllo dei rimbalzi, difesa di squadra e attacco corale: queste dovranno essere le chiavi del match, ribadendo che noi possiamo prescindere da prestazioni all'altezza da parte di tutti i nostri giocatori. Solo in questo modo avremo tante chances di fare risultato; dobbiamo concentrarci sulla necessità di giocare la miglior partita possibile». Di certo il Banco Sardegna che Caja ha visto in Tv mercoledì battere nettamente l'Hapoel Holon non ha dato al tecnico di Varese l'impressione di essere in crisi a dispetto delle dimissioni rassegnate domenica scorsa dal coach Federico Pasquini, poi immediatamente respinte dalla società. «È difficile conoscere le dinamiche delle situazioni - sottolinea -prendo atto che mercoledì hanno disputato un'ottima partita e non ho certo visto una squadra in difficoltà. Non dimentichiamoci che Sassari ha vinto nettamente contro Milano solo 3 settimane fa; poi ha perso a Cremona e in casa contro Capo d'Orlando, ma nell'arco della stagione ci sta l'alternanza dei risultati».
    Dunque per sfatare il tabù Dinamo - l'ultima vittoria a Masnago contro i sardi risale a cinque anni fa servirà una partita di alto livello contro un'avversaria con tante qualità a dispetto dell'assenza di Stipcevic: «Sassari partecipa alle coppe e per tradizione è abituata a stare nella parte alta della classifica; ha grande qualità offensiva, in particolar modo sul perimetro, con attaccanti che hanno tanti punti nelle mani come Hatcher, Bamforth, Randolph e Spissu, più un lungo che non ha bisogno di presentazioni come Polonara e due centri che hanno taglia e struttura fisica come Jones e Planinic». Infine Caja dedica un pensiero a Gianluca Mattioli, il 49enne arbitro internazionale di Pesaro scomparso improvvisamente giovedì sera a Murcia, dove avrebbe dovuto arbitrare martedì una partita di Champions League (nel weekend minuto di silenzio su tutti i campi disposto dalla FIP): «Una tragedia che mi ha veramente scosso, l'ho conosciuto bene anche fuori dal campo quando allenavo a Rimini e mi spiace tantissimo che non sia più con noi a condividere questa grande passione».
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Dottor Jeckill e Mister Hyde in versione cestistica? Signore e signori, ecco a voi la Pallacanestro Varese versione 2017-18. O almeno questo si evince analizzando la differenza nettissima per la squadra di Attilio Caja fra il rendimento al PalA2A e quello esterno. Non si tratta soltanto del ruolino di marcia, confrontando le 3 vittorie casalinghe su 4 impegni a Masnago rispetto alle 3 sconfitte esterne su altrettante partite lontano dalla tana biancorossa. La certezza attorno alla quale Varese costruisce le sue fortune resta la difesa, che non presenta invece alcuno scostamento tra casa e trasferta (70.8 contro 70.7). Ma la qualità del gioco espresso in attacco è diametralmente opposta: davanti al pubblico amico, Ferrero e compagni sono uno dei migliori attacchi della A, il quinto, producendo 82,8 punti di media. Mentre in trasferta i biancorossi segnano solo 67,0 punti (quattordicesima assoluta), viaggiando a quasi 10 punti percentuali in meno nel tiro da 2 (53,6% contro 44,2%).
    Quali le ragioni di questo rendimento così differente a seconda del fattore campo? Si tratta di una somma di concause, tra le quali prima di tutto non va sottovalutata la portata delle avversarie affrontate lontano da Masnago. Varese finora ha fatto visita alla prima della classe Brescia, alla seconda forza Milano e alla quinta Avellino, e dunque risultati e fatturato statistico sono logicamente legati al valore delle controparti. Poi c'è un aspetto tecnico indiscutibile: la squadra di Caja utilizza con più continuità e profitto l'arma del contropiede nella sua versione casalinga. Ciò è frutto di un atteggiamento differente nell'attitudine difensiva, ed è interconnesso alla terza ragione che porta ai dati attuali: davanti ai tifosi di casa Varese riesce ad essere più aggressiva e di conseguenza a trovare più occasioni per spingere sull'acceleratore. Fuori casa, invece, l'atteggiamento della retroguardia - a parità di efficacia - è più contenitivo che graffiante; ed allora, con meno opportunità in campo aperto, emergono quei limiti sul piano del talento puro tipici di una squadra operaia. Non a caso il giocatore di maggior classe ma meno "garra", ossia Damian Hollis, viaggia in assoluta controtendenza tra rendimento interno (8,0 punti in 18,5 minuti) e quello esterno (13,7 punti - top scorer assoluto - in 23,3 minuti).
    D'altra parte Varese è una squadra nuova e con tanti giocatori all'esordio in Italia o in serie A; per certi versi naturale dunque che la spinta del PalA2A possa aumentare certezze ed energia di elementi che invece fuori casa hanno un approccio meno "ringhiante". E commettono errori banali - come accaduto domenica ad Avellino - per poca esperienza o precipitazione anche nelle poche occasioni in cui il motore del contropiede era riuscito ad accendersi. È un problema grave o irresolubile? Non in assoluto, considerando che l'obiettivo salvezza tranquilla andrà conquistato principalmente in casa. Certo, la sconfitta del PalaDelMauro lascia rimpianti per l'occasione perduta; se però Varese farà tesoro della lezione di domenica, i prossimi viaggi a Pesaro, Reggio Emilia e Brindisi - ad oggi le ultime tre della classe - potranno garantire risultati differenti rispetto alle sconfitte sui campi delle big per un totale di 11 punti di scarto in tre partite.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    All’inizio di settimana prossima, subito dopo Varese-Sassari, ultima partita di campionato prima della pausa di due settimane che la Serie A osserverà per dare spazio alle qualificazioni ai Mondiali 2019, il PalA2A sarà interessato dai lavori necessari a eseguire due migliorie annunciate ormai da tempo.
    Si tratta dell’installazione del nuovo tabellone (o cubo, che dir si voglia) e dell’allestimento del nuovo parterre vip che occuperà il lato lungo del rettangolo di gioco dalla parte opposta rispetto alle panchine. La prima opera, realizzata dall’azienda comasca Bertelé Sport, sarà tutt’altro che rapida nella sua esecuzione: il tabellone verrà montato a terra e poi installato sopra il centro del campo tramite uso di argani; una volta issato si dovrà poi procedere ai collegamenti elettronici per metterlo in funzione. Tali passaggi richiederanno alcuni giorni, durante i quali il Lino Oldrini non potrà essere utilizzato per gli allenamenti e l’attività della squadra di Attilio Caja si trasferirà allora al Campus. I tifosi potranno ammirare il cubo - finanziato con il supporto dello sponsor-partner Tigros - in Openjobmetis Varese-Betaland Capo d’Orlando, prima partita casalinga dopo lo stop e in programma il 10 dicembre.
    La seconda opera, invece, ha contorni temporali più sfumati per ciò che riguarda la sua portata a compimento (vista la necessità di richiedere ancora alcuni permessi i tempi potrebbero essere assai più lunghi rispetto ai 15 giorni senza partite) e nei particolari della sua esecuzione. A grandi linee si tratterà di aggiungere una o più file di posti a sedere a stretto contatto con il parquet, come comune in alcune arene italiane (il Forum di Assago, per esempio) europee ed NBA. I nuovi posti (pare che alcuni siano già stati opzionati) verranno “venduti” insieme a una serie di benefit esclusivi a beneficio degli spettatori che li occuperanno. L’idea è stata caldeggiata, approvata e sostenuta dal main sponsor Openjobmetis.
    Fabio Gandini

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