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VareseFansBasketNews

  • simon89
    È quasi un rammarico sfruttare la possibilità di una chiacchierata di un’ora con Riccardo Polinelli tempestandolo solo di interrogativi sul basket. A un imprenditore del suo calibro e al libro esistenziale che contiene la sua storia si vorrebbe domandare anche tanto altro, spinti dalla curiosità che solo le persone interessanti sanno suscitare. Lo abbiamo fatto in passato, lo rifaremo in futuro.
    Oggi, però, il menu dell’intervista a uno dei cinque consiglieri d’amministrazione della Pallacanestro Varese è a piatto unico: la società. Lo chiama l’attualità, il passato, il futuro e le tante questioni aperte sul tavolo.
    Un anno e mezzo da consigliere d’amministrazione: qual è il suo bilancio dal punto di vista personale e professionale, Polinelli? 
    A livello personale ho avuto la possibilità di approfondire conoscenze che mi hanno arricchito e mi fanno piacere, soprattutto a livello umano. Tra tutte quella con Toto Bulgheroni: siamo coetanei, abbiamo storie diverse, ma siamo molto affiatati. Ci troviamo sulle basi, sui valori, sul modo di lavorare.
    E a livello professionale?
    Sotto questo punto di vista l’impatto è stato tosto: sono entrato in una società in difficoltà, molto in difficoltà. Ciò mi ha portato ad affrontare delle situazioni alle quali da imprenditore non ero abituato. L’aspetto positivo è essere riusciti comunque a resistere e a instradare una riorganizzazione e un inquadramento che rispecchiano anche quelli che sono i miei valori.
    Oggi risponderebbe ancora di sì alla chiamata di Alberto Castelli e del Consorzio?
    Sì e no, onestamente. Se avessi saputo che sarei andato incontro a tutte queste difficoltà gestionali, forse non sarei entrato. Una volta che sei dentro, però, ti rimbocchi le mani e le affronti.
    Come sta oggi la Pallacanestro Varese?
    C’è una cosa di cui è necessario essere consci: la Pallacanestro Varese non ha ancora risolto i suoi problemi, non è totalmente fuori dalle difficoltà. Anzi, a dire la verità ne è ancora molto dentro. Se però facciamo un paragone tra un anno fa e oggi, la situazione è migliorata.
    Spieghiamoci meglio su passato, presente e futuro.
    Quando questo CdA è entrato in carica ha trovato una situazione economico-finanziaria assai negativa e soprattutto non nota: parlo in particolare del disavanzo di bilancio di cui tante volte si è parlato nella scorsa stagione. Per di più a quel punto le decisioni più importanti relative alla stagione 2016/2017 erano già state prese, come la conferma di coach Paolo Moretti…
    Parentesi: com’è finita con il contratto dell’allenatore toscano, dopo l’esonero di dicembre 2016?
    È finita che non è ancora finita, anche se gli abbiamo pagato fino in fondo tutto quello che gli spettava e anche di più. Trovo sia una situazione assurda: le sue pretese ci mettono in grossa difficoltà.
    Chiusa parentesi, andiamo avanti.
    Davanti al contesto ereditato in estate e al cospetto delle ulteriori perdite cui la società stava andando incontro, ci si è dovuti fermare per non peggiorare la situazione. Questo spiega il temporeggiamento dello scorso anno mentre le cose in campo andavano male: non ci potevamo muovere, perché saremmo finiti in una situazione economicamente impossibile. L’unico cambio in corsa, Dominique Johnson per Melvin Johnson, è stato realizzato a costi contenuti perché siamo riusciti a piazzare anche il giocatore in uscita. Ed è stato decisivo, perché accompagnato dall’avvicendamento dell’allenatore.
    Ci si è fermati… E poi?
    E poi si è cercato di ripartire. Attuando una riorganizzazione aziendale che non si è ancora conclusa, non travalicando più quelle che sono le nostre possibilità economiche (e la squadra costruita quest’anno ne è diretta testimonianza) e poi, aspetto molto positivo, facendo una puntuale cernita di costi e spese: oggi sappiamo esattamente cosa stiamo spendendo e possiamo guardare avanti con più tranquillità.
    Però non tutti i problemi sono stati risolti, diceva prima…
    Va sistemato il pregresso ancora esistente: certi debiti siamo stati costretti a rateizzarli, a diluirli nel tempo. Stiamo scollinando: superati questi ostacoli la strada sarà in discesa. La questione ora non è dover spendere ancora meno, ma cercare di guadagnare di più di quello che si spende.
    E come si fa?
    Favorendo l’ingresso di nuove persone in società come è successo con Gianfranco Ponti, che non ha messo denaro fresco nella Pallacanestro Varese ma le ha tolto dei costi, il che è equivalente. E poi agendo sul fronte sponsor: abbiamo perso Teva, perché l’azienda ha deciso di non riservare più risorse alle sponsorizzazioni sportive, ma abbiamo riconfermato Openjobmetis e trovato Banca Intesa, con la quale stiamo definendo i dettagli e chiuderemo un buon accordo economico, anche legato all’eventuale raggiungimento dei playoff.
    Avere un riscontro maggiore da abbonamenti e botteghino aiuterebbe in modo significativo le casse di piazza Monte Grappa?
    Tutto aiuta: i grandi numeri si fanno con quelli piccoli. Ma anche una stagione da 5000 spettatori di media a partita non risolverebbe i nostri problemi: la biglietteria rappresenta una parte importante, ma non è decisiva quanto l’entrata di uno, due o tre sponsor di livello.
    È un appello questo?
    Sì, fatto a nome della società e nei confronti di tutti quelli che possono sostenerci, dalle istituzioni all’imprenditoria. La Pallacanestro Varese può essere un veicolo di notorietà, anche a livello turistico, settore che città e provincia hanno trascurato per decenni vista la presenza di numerose peculiarità produttive ma che oggi è diventato strategico. La nostra società ha un nome da spendere: è il miglior asset sul quale può contare. 
    Qual è stato il rammarico più grande di questo anno e mezzo trascorso in sella al direttivo?
    Il cruccio maggiore è essere stati talmente presi dalla risoluzione dei problemi contingenti da non aver avuto spazio per guardare troppo avanti. Il desiderio sarebbe quello di impostare un programma almeno triennale, magari trovando tre sponsor in grado di darci garanzie per altrettanti anni. Cambierebbe tutto: le possibilità di crescita e i risultati sportivi.
    Il consiglio di amministrazione biancorosso è invero variato anche quest’estate: è uscito l’amministratore delegato Fabrizio Fiorini ed è entrato Gianfranco Ponti. Come sono suddivise ora le competenze al suo interno e all’interno degli uffici?
    Il presidente Marco Vittorelli ha un ruolo poco “presenzialista”, ma di rappresentanza: il suo compito è quello di tenere i contatti con la federazione, con le istituzioni e di cercare eventuali altri sponsor di livello molto alto. La vicepresidente Monica Salvestrin è al momento molto impegnata con la sua azienda, ma continuerà anch’ella a svolgere un ruolo di raccordo con gli sponsor e di rappresentanza. Le mansioni di Gianfranco Ponti sono chiare: si occupa del settore giovanile, “ramo” che è stato innestato sulla “pianta” Pallacanestro Varese. A Toto Bulgheroni concerne la parte sportiva, a me quella organizzativo-amministrativa. A Claudio Coldebella, infine, spettano gli oneri operativi ed esecutivi, sia in campo sportivo che non. Recentemente è stata aggiunta una nuova figura: una responsabile contabile e amministrativa, Luana Latini, che lavorerà a fianco di Claudio Coldebella.
    Marketing: non c’è più Luna Tovaglieri. Chi la sostituirà?
    Il suo ruolo operativo verrà ereditato da figure professionali già presenti nella nostra struttura. Il marketing strategico resterà quindi in seno alla società, mentre per la ricerca degli sponsor di un certo spessore stiamo pensando a una novità…
    Quale?
    Appoggiarci a dei “consulenti” esterni. Noi daremo loro il mandato di cercare nuovi sostenitori: se li troveranno avranno una percentuale sui ricavi, altrimenti l’operazione non avrà costi.
    Banca Intesa andrà a griffare il parquet, non le maglie da gioco. Per far compagnia a Openjobmetis e Cimberio la ricerca continua?
    Sì, ma è una ricerca difficile. Oggi come oggi è complesso trovare qualcuno che voglia coniugare la necessità di comunicazione con la passione per lo sport, ovvero la situazione vincente affinché uno sponsor ti dica “sì”. Non demordiamo: il mercato offre possibilità – almeno a livello di aziende di servizi – prima sconosciute. C’è per esempio un settore sul quale mi piacerebbe molto puntare…
     Ci dica.
    Quello delle compagnie aeree. Sfruttiamo la nostra vicinanza a Malpensa e il fatto che i vettori abbiano un autentico bisogno di comunicare. Per loro saremmo il match perfetto: i nostri tifosi sono anche dei viaggiatori.
    Nuovo tabellone del PalA2A: a quando l’installazione?
    Alla pausa del campionato per gli impegni delle nazionali (tra il 19 novembre e il 3 dicembre ndr): ci sono da fare dei lavori, alcuni concernenti le luci, che richiedono tempo e che sarà possibile portare a termine solo senza partite di mezzo.
    Quello del “cubo” non sarà l’unico intervento strutturale all’interno del palazzetto, giusto? In cantiere c’è anche il nuovo “parterre vip”, con le sedie a bordo campo stile Nba…
    Un’idea suggerita e supportata da Openjobmetis: si tratta di creare sul lato lungo del parquet dei posti privilegiati che daranno a chi li occupa una serie di benefit, sia durante la partita sia nel corso della settimana. Questo progetto porterà entrate significative: una parte dei nuovi posti è già stata opzionata.
    Ci dà un giudizio sul breve cammino di Ferrero e compagni finora?
    Darò un parere da semplice tifoso, perché nella nostra società c’è un forte rispetto dei ruoli e io non mi occupo della parte tecnica. Questa Varese mi piace, è tosta, si impegna. Caja è un sergente, uno che mangia vivi i giocatori ma a cui gli stessi poi vogliono bene, perché ne riconoscono la passione, la serietà e un impegno encomiabili. La gente deve sapere cos’è davvero il nostro allenatore e quanto rispecchi i valori della nostra società. Attilio non è il grande stratega che va agli allenamenti, facendo lavorare gli altri e intervenendo raramente: lui, alla mattina, quando i suoi atleti vanno a fare pesi, è lì. Chiede tanto ma dà tanto. L’unico neo della stagione per ora è il play, che non ha ancora dato quello che è in grado di dare: c’è qualcosa, non abbiamo capito bene cosa, che non gli permette di farlo. Di contro c’è chi sta fornendo un contributo maggiore rispetto a quello atteso: penso a Tambone, Okoye e a Waller, che non ha paura di tirare nemmeno dopo aver sbagliato.
    Parrebbe una domanda retorica alla luce di quanto dichiarato in questa intervista, ma gliela facciamo lo stesso: ci sarà spazio per un intervento correttivo nel roster nel caso se ne presentasse l’esigenza?
    Se fosse necessario, posta l’esigenza di pesare ogni scelta, faremmo appello ai nostri maggiori sostenitori perché ci diano la possibilità di intervenire. Non possiamo permetterci di andare allo sbaraglio: chiederemmo prima.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Matteo Tambone sotto scrive l'analisi di Attilio Caja nel post-partita del derby contro Brescia. Anche il play romano esprime il rammarico per quel finale del secondo quarto a fari spenti nel quale Varese è precipitata da meno 3 a meno 20.
    «Nel complesso il parziale del secondo tempo è stato a nostro favore. Nei primi 15 minuti di gioco eravamo stati a contatto, però quei 5' finali del secondo quarto ci sono costati carissimi: non abbiamo trovato ritmo in attacco e Brescia ha fatto valere la sua esperienza per punirci. Deve servirci di lezione: non possiamo mai permetterci di staccare la spina, altrimenti succedono queste cose».
    Male in attacco contro Venezia e Brescia, bene contro Milano e Cantù: prestazioni complessive legate a filo doppio alle medie nel tiro da 3, positive con EA7 e Red October ma negative con Umana e Germani.
    «Lunedì abbiamo tirato male da fuori ma, nonostante le brutte percentuali, tra rimbalzi d'attacco e qualche contropiede siamo riusciti a non deragliare ed a tornare in partita nel finale. Sarebbe bastata qualche disattenzione in meno per arrivare con un passivo più contenuto nel rush finale; guardiamo avanti e torniamo a lavorale per prepararci al match contro Pistoia».
    La nota positiva è stata la capacità della squadra di non disunirsi neppure sul meno 24 di inizio terzo quarto, mostrando che anche nella serata più incolore dell'attacco il sistema è solido. 
    «Anche a Brescia è emersa la solidità della nostra identità difensiva: stiamo sul pezzo per tutta la partita senza mai mollare, lunedì non è bastato perchè non ci hanno supportato le percentuali, ma siamo stati sempre con la testa dentro la partita, anche a meno 24. Però contro squadre forti come la Germani non puoi concederti pause: a Milano, senza alcun passaggio a vuoto, ce la siamo giocata fino all'ultimo».
    E lunedì, con il ct. Meo Sacchetti in tribuna, lei ha avuto ancora tanto spazio in regia: il ghiaccio in serie A è rotto dopo il primo mese a 5.3 punti (più di Wells che ne segna 5.0 - ndr) e 1.5 assist?
    «È stata una bella emozione giocare davanti agli ocelli del tecnico della Nazionale. Cerco di fare il massimo possibile ogni giorno in allenamento sfruttando tutte le occasioni che il coach mi dà per mettermi alla prova del campo e migliorarmi. Così ho provato a fare anche a Brescia».
    Due punti nelle prime quattro gare perdendo contro le tre capoliste: Varese vale più della classifica che ha in vista del doppio impegno casalingo contro Pistoia e Trento?
    «La classifica va interpretata anche in funzione delle avversarie: contro Venezia abbiamo sentito un po' l'emozione della prima gara in casa, poi al Forum abbiamo sfiorato il colpaccio ed a Brescia abbiamo perso per 5 minuti di appannamento. Però le prossime due partite in casa arrivano nel momento giusto per raccogliere i frutti del nostro lavoro: domenica contro Pistoia ci aspetta un compito impegnativo, però la nostra stagione si basa principalmente sulle gare al PalA2A. Vogliamo fare risultato e poi riprovarci contro Trento».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Cameron Wells? Sono anche le nude cifre a bocciare il suo rendimento in questo inizio di campionato. Nessun regista da starting five delle altre 15 squadre di Serie A ha prodotto numeri meno significativi dell’ex Giessen, ad eccezione di Federico Mussini.
    Ma non solo: se confrontato con quello dei playmaker titolari che l’hanno preceduto in maglia biancorossa, il suo impatto nelle prime quattro giornate di Serie A è il peggiore nella storia recente della Pallacanestro Varese.
    Wells peggio di Spissu (o Stipcevic), di Atsur, di Forray, di Garrett, di Barber, di Smith, di Lafayette, di Fitipaldo, di Dallas e Ronald Moore, di Haynes e di Ruzzier. Ma anche, almeno a livello statistico, peggio di Maynor, Waynes (meglio: Ukic), Robinson, Clark, Green, Stipcevic, Goss, Childress, Passera, Keys, Collins, Becirovic, Mc Cullough, La Rue e Pozzecco, tanto per restare agli ultimi 20 anni.
    Premessa doverosa
    Premessa doverosa: nessuna chiamata sul banco degli imputati per Cameron. Come già scritto ieri su queste colonne, la Openjobmetis ha il dovere di accordare ancora fiducia al suo playmaker, per tante ragioni: perchè è all’esordio negli italici confini, per quello che è stato il suo valido passato in Germania, per il fatto che una squadra che deve (solo) salvarsi non può permettersi di mettere in discussione un proprio giocatore dopo così poco tempo e infine per un esame di realtà che deve ricordare a tutti quelle che sono le possibilità economiche di piazza Monte Grappa, la quale mai e poi mai potrebbe permettersi di uscire a cuor leggero dal contratto biennale più costoso fra quelli nel roster.
    I conti, quelli veri, si faranno alla fine, insomma. Quelli parziali, parzialissimi (scriviamo di appena 4 giornate), però, “dicono” parecchio di chi e cosa (e soprattutto quanto) sta mancando alla Varese di Attilio Caja in questo inizio di stagione. E visto che il raffronto con le aspettative estive (quelle che cucivano addosso al regista di Houston abilità tecniche e produttive non ancora messe in mostra) non è praticabile perché sprovvisto di elementi concretamente misurabili, il termine di paragone con gli altri omologhi del campionato, e con i suoi predecessori, può soccorrere.
    Maynor e Childress
    Per trovare cifre peggiori di quelle di Wells (ovvero: 5 punti in 25,5 minuti di media col 20% da 2, il 50% da 3, il 50% ai liberi, 4,3 assist e 2,8 di valutazione) bisogna andare a Reggio Emilia e a Federico Mussini, scelto per quattro partite su quattro nello starting five da coach Menetti: il giovane classe 1996 fa peggio di Wells nella valutazione (2,3 contro 2,8) ma lo fa in 17,3 minuti di impiego contro i 25,5 del “varesino”. Lontani gli altri: dopo Mussini (che sta segnando 5 punti a partita) e Wells, il peggiore per quantità di canestri segnati a referto è Toto Forray (6,5 punti di media), mentre per valutazione complessiva il terzo giocatore che va dietro la lavagna dopo i titolari di Grissin Bon e Varese è la guida della Betaland Capo d’Orlando Engin Atsur, con 7,3.
    Come già anticipato nell’incipit, il fatturato di Wells è anche il peggiore tra i titolari della regia nella recente storia varesina. Il vituperato Eric Maynor di inizio 2016/2017, tanto per scrivere, si issava a quota 9,8 punti di media e 6 di valutazione: meglio di Cameron in entrambe le voci. C’è chi negli ultimi 20 anni ha segnato addirittura meno dell’attuale numero 22 biancorosso nelle prime quattro giornate: si tratta del Randolph Childress della stagione 2009/2010 (4,5 punti di media a partita), che però aveva ottenuto una valutazione media superiore (5,3).
    Delle due una, anche davanti a questi illustri precedenti: o Varese ha pescato davvero male a questo giro nel scegliere la propria guida e il giocatore più importante del suo quintetto, oppure i margini di miglioramento della squadra allenata da Attilio Caja sono ancora grandi. Anzi, enormi: perché coincidono con quelli di Cameron Wells.
    Fabio Gandini

  • simon89
    «L'obiettivo sportivo della nostra stagione è la salvezza: dobbiamo trovare una squadra da metterci dietro in classifica». Facile ricordare questa frase, pronunciata più o meno testualmente da coach Attilio Caja (e con essa tutte quelle equivalenti uscite dalla bocca di dirigenti e giocatori), dopo aver sotterrato Cantù con il record di scarto. Meno facile, molto meno, è farlo dopo aver preso una mezza "scoppola" in casa contro Venezia o dopo aver registrato la sconfitta mai in discussione contro Brescia. È una pura questione di predisposizione mentale, di verso di lettura: dopo una vittoria (è successo anche a seguito di quelle ottenute in precampionato) l'ammissione della modestia intrinseca della Openjobmetis 2017/2018 e della finitudine nell'ambizione dei suoi traguardi appare come un grandioso punto di partenza per grattare qualcosa in più al destino; la stessa ammissione fatta dopo le sconfitte sa invece di punto d'arrivo, sa di fastidioso confine, sa di obbligo del quale accontentarsi. Bisogna però essere onesti e meno ondivaghi.
    Le parole estive non contenevano alcuna sovrastruttura: erano nient'altro che un preciso, onesto e necessario esame di realtà presentato ai tifosi e alla critica in preparazione dell'incombente stagione. Quelle parole sono finite su un contratto firmato da tutti, insieme alla promessa di impegno, abnegazione e serietà. E i contratti sono legge, tra le parti. Rispettare il "negozio" che lega alla Varese dell'Artiglio significa tante cose. Significa tarare il giudizio anche sugli avversari (quasi sempre, non solo quando si affrontano Milano o Venezia), significa guardare alle attuali tre sconfitte e una vittoria come a un ruolino di marcia assolutamente normale e persino auspicabile a inizio ottobre, significa vivere ogni partita o quasi consci dei limiti tecnici e fisici del gruppo e usare questi come didascalia per leggere ciò che accade sul parquet. Significa, anche, armarsi di santa pazienza con Cameron Wells: una squadra che deve «solo trovarne un'altra che stia dietro» deve permettersi di aspettarlo.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La Pallacanestro Varese chiede un cambio di passo a Cameron Wells per fugare i dubbi relativi al giocatore cardine del suo mercato estivo. La prova incolore del PalaGeorge (4 punti e meno 16 plus/minus in 22') ha certificato le difficoltà del playmaker statunitense nel prendere in mano la bacchetta del comando della squadra di Attilio Caja. Nelle prime 4 gare il regista ex Giessen ha prodotto solo 5.0 punti col 25% da 2 e 2 soli liberi tentati in 102 minuti di gioco: rendimento individuale largamente insufficiente - unico indicatore positivo i 4,3 assist - pur nelle pieghe di un collettivo funzionante.
    In discussione non c'è una squadra che si è presa nettamente il derby con Cantù (comunque vittoriosa con Cremona e Trento al di là degli evidenti problemi extracampo) e perso contro le tre imbattute capolista. Ma l'impatto del giocatore dal quale ci si aspettavano qualità individuali da solutore per sopperire a eventuali criticità del sistema corale. Problemi di adattamento nel passaggio da un "player's coach" che gli lasciava le briglie sul collo come l'ex varesino Dennis Wucherer (suo allenatore al Giessen) a un tecnico amante del gioco organizzato come Attilio Caja? In realtà il coach pavese chiede sin dal precampionato al regista ex Citadel di spingere maggiormente e prendere più iniziative. E in questo senso l'aspetto più preoccupante è legato alla poca personalità che Wells sta palesando nell'interpretazione del ruolo di pilota del gioco.
    Il rendimento sufficiente o superiore alle attese degli altri elementi del roster sta però nascondendo il fatturato finora insufficiente del play titolare. Nel dopo-partita di lunedì sera Caja ha formalizzato la necessità di un passo avanti da parte di Wells («Lampante l'esigenza che ci dia di più»). Ma il tecnico smorza qualsiasi velleità "interventistica" dando ancora fiducia al suo regista titolale: «Cameron va aspettato con pazienza, anche perché attualmente la squadra, andando benino nell'insieme delle prime 4 gare, lo ha sorretto e protetto - spiega "Artiglio" - Non dobbiamo pretendere da lui un rendimento alla Tony Parker, però un minimo di impatto ci serve; abbiamo fiducia nelle sue qualità, speriamo che sappia darci i segnali auspicati a partire da domenica».
    Insomma nessun caso Wells per una Varese decisa a seguire la rotta tracciata dal d.g. Claudio Coldebella nel chiedere pazienza ai tifosi ad inizio stagione, e a mettere in pratica i consigli estivi di Andrea Trinchieri dopo la scelta del play suo avversario in Germania («Sarà una buona presa se Varese lo sosterrà anche qualora dovesse fare male in trasferta all'inizio: se le critiche iniziano a novembre si rischia di farsi molto male...»). Wells è partito male, ma non c'è alcuna intenzione di metterlo sotto esame o sulla graticola dopo sole 4 partite. A patto che i risultati del campo diano ragione a Varese: servirà difendere il fortino di Masnago nelle prossime due gare con Pistoia e Trento con un rendimento quantomeno sufficiente del suo play per proseguire senza deviazioni sull'attuale rotta improntata alla fiducia.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Dopo la sconfitta contro Brescia, più netta di quanto il punteggio finale (73-67) non lasci intendere, la Openjobmetis Varese riprende a lavorare facendo tesoro delle buone cose fatte ma anche consapevole degli aggiustamenti che saranno necessari. Con Massimo Bulleri, da quest’anno nel coaching staff di Attilio Caja, ripercorriamo la partita del Pala George e anche l’intero inizio di stagione.
    Bulleri, prima le cose buone: nonostante uno svantaggio a tratti superiore ai 20 punti, Varese ha avuto il merito di non uscire mai dalla partita. Può essere un aspetto positivo da cui ripartire?
    È senza dubbio l’aspetto principale dal quale ripartire. Però bisogna allo stesso tempo essere obiettivi e prendere atto del fatto che ci siamo compromessi la partita con 5 pessimi minuti alla fine del secondo quarto. Guardando il bicchiere mezzo pieno, è vero che la squadra non ha mollato, però dobbiamo sicuramente migliorare determinati aspetti del nostro gioco.
    Si può dire che, in una ipotetica tabella di marcia delle prime quattro giornate una volta visto il calendario, questa squadra sta viaggiando secondo previsioni?
    Indipendentemente dai discorsi estivi noi dobbiamo avere la genuina presunzione di giocare per vincere ogni partita, indipendentemente dal blasone di chi abbiamo di fronte e dal fatto che si giochi in casa o in trasferta. Di quelle giocate fino ad ora, la peggior partita è stata contro Venezia, la migliore sicuramente in casa con Cantù. Con Milano e Brescia per certi versi recitato il nostro ruolo, al Forum per 40 e a Brescia per 35. Però non posso pensare di essere contento per questo. Noi siamo contenti solo quando vinciamo. E per ora lo siamo appieno solo per la partita con Cantù in casa. Per quanto riguarda le altre dobbiamo essere obiettivi e capire che ci sono cose da migliorare, ma anche essere consapevoli che ci sono aspetti incoraggianti, come quello di non mollare mai il colpo.
    La nota dolente della trasferta di Brescia, e in generale dell’inizio di campionato, è Wells. Lo stesso Caja in conferenza stampa non si è nascosto nel dire che da Cameron ci si aspetti qualcosa di più. Come giudica lei questo impatto lento e difficile del play?
    Anzitutto non mi sento in grado di commentare quanto detto dal coach. Specificato questo, Wells è un ragazzo molto serio che in allenamento offre estrema disponibilità. Ci tiene molto e questo è sotto gli occhi di tutti, poi è chiaro che non sta attraversando il miglior momento della carriera, ma sappiamo e siamo convinti che il grande lavoro che sta facendo arriverà a dare i suoi frutti.
    Altre note sui singoli: in un’intervista estiva ci aveva confidato che questa per Aleksa Avramovic sarebbe dovuta essere una stagione importante, un trampolino di lancio, avendo azzerato le zavorre dell’ambientamento. Come giudica il suo inizio?
    Queste sono mie dichiarazioni, quindi devo commentarle per forza. Avramovic è un giocatore estremamente motivato, che ha grandissima fame e lo si evince in allenamento. È basilare per avere una stagione importante, che è ciò che noi ci aspettiamo da lui e lui da se stesso. L’ho visto molto bene con Cantù, finora gli è mancata un po’ di continuità, ma è migliorato. Ora conosce meglio il ruolo e anche l’ambiente, penso e mi auguro che la sua sia una grande stagione.
    Da Wells ad Avramovic fino ad arrivare a Tambone, sempre restando nel ruolo che tanto piace a lei: ogni partita che passa, il classe 1994 sembra togliersi un po’ di timidezza di dosso. A che punto dei progressi siamo?
    Tambone è bravo nell’immagazzinare notizie e concetti che lo aiutano a velocizzare il passaggio di categoria, rispetto al quale deve necessariamente pagare dazio. Lui riesce finora a far sì che il processo sia più veloce e mi piace che dall’esterno si notino i miglioramenti. Ne farà altri nel corso della stagione ed è in linea con ciò che tutti ci aspettiamo da lui.
    Infine, Massimo Bulleri: è bella la vita nel nuovo ruolo di assistente allenatore?
    Io ho il mio quadernino, lo riempio giorno per giorno cercando di immagazzinare più cose possibili. Per me il percorso è lungo, sono al giorno due di una nuova vita. Ho grande entusiasmo e desiderio di sfruttare al meglio questa occasione. Questa è l’opportunità che sognavo, sono contento e soddisfatto - ma non sazio - di essere nel posto in cui sono.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Varese chiude a mani vuote il trittico contro le prime della classe. Dopo le big Venezia e Milano, anche la rivelazione Brescia mette sotto la squadra di Attilio Caja che paga a caro prezzo una prestazione offensiva opaca sia al tiro che in fase di costruzione del gioco (38% dal campo e 19 perse). Fatale la dissolutezza dei 5' finali del secondo quarto, quando la vischiosa zona della Germani ha completamente mandato in tilt Cameron Wells, ancora largamente insufficiente al di là delle cifre (2/5 al tiro, 3 stoppate subite e meno 16 di plus/minus in 22'). Un passaggio a vuoto punito duramente dai padroni di casa, con un sontuoso Luca Vitali che ha innescato il contropiede e attivato l'agile Hunt per quel maxi-break che ha spaccato la partita dal meno 3 al meno 20 per gli ospiti.
    Nell'economia della partita pesano due dati che sono la cartina di tornasole della prova qualitativamente modesta di Varese. Prima di tutto l'8/31 da 3, leggermente "ritoccato" dalla tripletta di Waller negli ultimi 2'30" di una gara nella quale i biancorossi hanno ripetutamente ammaccato il ferro dall'arco. Senza un riferimento interno - né Cain né Pelle possono incidere spalle a canestro - l'attacco della squadra di Caja non può prescindere dalla qualità della sua produzione balistica, e l'1/9 da 3 di Okoye dono la micidiale striscia anti Cantù è il primo segnale negativo della serata. L'altro dato eloquente è quello delle palle perse, ben 19 di cui 14 alla pausa lunga, che Brescia ha spesso capitalizzato in campo aperto con canestri facili, rispetto agli 11 assist totali.
    Il bicchiere mezzo pieno arriva però dallo spessore caratteriale mostrato da Varese in una serata poverissima di spunti balistici fino al maquillage finale di Waller (11 negli ultimi 3'30"). La formazione di Caja ha tenuto botta a livello mentale nonostante il pesante meno 24 di metà terzo quarto, e ha saputo rimboccarsi le maniche in difesa tra uomo e zona spremendo energia dalla panchina con Tambone, Pelle e Natali. Peccato per quei 4' consecutivi senza mettere punti sul tabellone con l'inerzia favorevole sul meno 14 del 33', con 5 triple consecutive respinte dal ferro che hanno frustrato gli sforzi profusi fino all'ultimo dagli ospiti. Alla fine Artiglio promuove la mentalità da battaglia profusa da una Varese tutt'altro che brillante ma quantomeno mai doma.
    Chiaro che contro un'avversaria più organizzata non è stato possibile replicare l'arrembaggio difensivo che aveva messo alle corde Cantù. E contro l'arrocco bresciano di fine secondo quarto è emersa chiaramente la mancanza di un faro al quale fare appello quando le difese avversarle tolgono i riferimenti creati dalla circolazione di palla. Con Wells sempre lontanissimo dal giocatore-capo e Hollis bello ma impalpabile anche nei panni del (festeggiato) ex di turno, Varese non ha ancora trovato la sua ancora di salvezza quando le cose si mettono male. Sicuramente è un problema che in trasferta può lasciare il segno, anche se finora la truppa di Caja ha perso senza sprofondare sui campi delle imbattute Milano e Brescia. Ma la salvezza biancorossa va costruita al PalA2A, dove le prossime sfide con Pistoia (alle prese con i guai del bomber McGee, probabilmente assente domenica) e Trento dovranno permettere a Varese di mantenere lo zero in media inglese e le distanze dalla zona retrocessione. 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    È un meno sei che frega quello con cui la Openjobmetis viene fermata a Montichiari dalla sempre più capolista Germani Brescia. Il parziale contenuto che blocca Varese per la terza volta in stagione è sintomatico dell’unica verità che il match del PalaGeorge sussurra senza remore: la squadra di Attilio Caja non molla mai, non sbraca, cerca di restare con la testa nella partita fino a quando sente l’ultima sirena. Tutto ciò è indubbiamente positivo e servirà in futuro.
    Per il resto il dubbio è quello, amletico che Shakespeare spostati, di sempre: quanto Brescia e quanto (quanto poco) Varese in un risultato mai davvero in discussione?
    L’analisi in sei punti
    Non diamo una sola risposta ma qualcuna in più, senza la pretesa di essere esaustivi.
    La prima: i padroni di casa si confermano per la quarta giornata di fila una bellissima e promettente compagine. Il basket creato da Vitali (Luca), il basket segnato da Vitali (Michele), lo strapotere di Hunt, la fastidiosa “giovinezza” anche offensiva di Moss, che dall’altra parte individua in Waller il punto forte e gli tira una riga sopra per diversi tratti di gara.
    La seconda: ben al di là degli individui, è la loro somma che intrappola i pretoriani dell’Artiglio, che rimangono invischiati nelle difese aggressive e fisiche, che nel primo tempo a volte si distraggono davanti all’ariosa manovra disegnata da Diana e messa in pratica dal talento dei suoi.
    La terza: Varese, nel secondo quarto, si dimentica in panchina le uniche due qualità che gli possono dare qualche chance di successo, ovvero intensità e attenzione. La partita del PalaGeorge viene persa nei secondi 10 minuti, perché contro le squadre forti non puoi permetterti pause.
    La quarta: Varese attacca male per almeno 20’, accontentandosi spesso del primo tiro utile trovato e mettendo in soffitta la pazienza. Ed è un male.
    La quinta: con solo 5 conclusioni segnate su 28 da tre in 36 minuti, non vinci nemmeno contro il Casbeno.
    La sesta e ultima: in un collettivo che prima cade insieme e poi tutto sommato insieme risorge in un ultimo quarto in crescendo, c’è un’assenza che fa rumore. È quella di Wells, sul parquet bresciano non playmaker, non finalizzatore, non difensore, non leader. In due parole: non utile. Questo, tutto questo, è stata Brescia-Varese 73-67. Punto.
    La cronaca
    L’inizio che ti aspetti. Brescia, con coach Diana che mette in quintetto Moss al posto di Moore per limitare Waller e Wells con tanta pressione sulla palla, attende Varese con l’alternanza zona-uomo (e Caja nel corso del primo quarto risponde con la stessa moneta) e con una buona dose di fisicità. La Openjobmetis ci mette un attimo ad ambientarsi, poi trova con Okoye, Ferrero e Waller i canestri che la mettono avanti al primo rilevamento (9-10 al 5’).
    Dall’altra parte del campo i biancorossi sono come sempre connessi e attenti, anche se emerge il problema Hunt, uso a tirare spesso e volentieri in testa a Cain: quattro canestri del pivot di casa e diverse palle perse degli ospiti (5 in 10’, quasi tutte per infrazioni di passi) permettono alla Leonessa di chiudere il quarto in striscia e con un piccolo margine (17-13).
    Non che la truppa di Caja si spaventi, o almeno sembra. Il rientro sul parquet dopo la pausa breve vive, per i biancorossi, della verve di un secondo quintetto (Pelle, Natali, Tambone, Hollis e Avra) che resta incollato alla Germani (21-21 al 13’). È che a poco a poco le sliding doors della partita lasciano sfuggire delle spifferi piuttosto indicativi: una bomba di Michele Vitali presa allo scadere dei 24” dopo una gran difesa, tanti rimbalzi offensivi rubati sotto il naso dagli avversari semplicemente perché la palla gli cade in mano, contropiedi buttati al vento dai viaggianti con palle perse banali.
    Qui Wells e compagni hanno il torto marcio di fermarsi ad osservare la sfiga incombente senza porvi rimedio, venendo letteralmente travolti. In 7 minuti il parziale scritto da Brescia è di 20-4: Moss, Landry, Luca Vitali che trova quattro bombe per lui inusuali, e ancora Hunt piallano la Openjobmetis, anche perché Wells e sodali vengono completamente anestetizzati quando vanno sotto il canestro avversario, tra tiri sul ferro e azioni che si concludono con infrazioni di 24”. Al 20’ il tassametro è corso eccome: 45-27, -18.
    Il fatto che il terzo quarto arresti l’emorragia (17-17 il parziale dei terzi dieci minuti) non significa che il paziente sia fuori pericolo. Ri-pronti e ri-via e Luca Vitali ri-prende ad insegnare basket, armando alternativamente il fratello Luca, Hunt e Landry: stavolta Varese (che si ripresenta senza Wells, bocciato da Caja) non resta a guardare, ma il massimo che riesce a fare è stare a consuntivo a ruota con le estemporaneità di Tambone, Natali e Okoye e purtroppo anche con un tiro dalla lunga che continua pesantemente a latitare (5/22 al 30’) e non permette nemmeno di sognare una vera rimonta ( 62-44 segna il tabellone alla terza sirena).
    Nonostante l’esito della contesa ormai poco incerto, gli Artiglio Boys hanno il merito di non mollare sfruttando anche l’impercettibile calo degli avversari. Ne viene allora fuori un’ultima frazione tutto sommato positiva, che inizia con gli unici due segni di vita dell’intera partita di Wells e finisce con la scarica di punti di un Waller che finalmente trova spazio per segnare (8 punti in fila).
    Lo fa quando è troppo tardi e senza che davvero sul palato sovvenga l’acquolina in bocca del recupero. Varese arriva lentamente fino a -6, ma lo fa solo quando suona l’ultima, inesorabile sirena.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La Pallacanestro Varese va in cerca di conferme sul campo della capolista Brescia. Stasera a Montichiari la formazione di Attilio Caja farà visita alla rivelazione Germani - unica in grado di reggere il passo delle big annunciate Venezia e Milano - per mettersi nuovamente alla prova dopo l'esaltante trionfo nel derby contro Cantù. Ferrero e compagni saranno ospiti dell'unica squadra italiana capace di batterli in precampionato (62-82 al Trofeo Lombardia, pur senza Waller e con Wells a mezzo servizio).
    Per i biancorossi sarà un test impegnativo ma importante su un campo difficile come il Pala-George, dove due settimane fa è caduta una big come Avellino. A differenza di Cantù, schiantata alla distanza dal mix di aggressività e organizzazione messe sul piatto da Varese, la Germani può vantare infatti una messa a punto molto più affidabile rispetto ai brianzoli. La compagine di Andrea Diana ha infatti confermato l'asse portante della squadra che da matricola ha disputato le semifinali di Coppa Italia e perso solo nei 40' finali l'accesso ai playoff. Ossia la mente di Luca Vitali (primo negli assist a 7,7 di media), il braccio del capocannoniere Landry e la spina dorsale del veterano David Moss, più Michele Vitali autore di un sontuoso avvio di stagione (53% da 3 nelle prime tre gare), aggiungendo un centro dinamico come Hunt e un tuttofare d'esperienza come Brian Sacchetti (9,3 punti e 4,1 assist, in entrambe le voci top della carriera).
    Sorprendere una compagine esperta e rodata come Brescia con la stessa interpretazione arrembante che ha messo alle corde Cantù pare quantomeno utopistico. Dunque, servirà una Varese capace di giocare una partita intensa ma anche lucida, cercando di togliere certezze ad una Germani che ha imparato anche a difendere (67,0 di media, la seconda del campionato). Dal punto di vista mentale, la formazione di Caja avrà soltanto stimoli senza alcuna pressione: le partite da vincere per mantenere il ruolino salvezza sono le prossime due in casa contro Pistoia e Trento. Ma il derby di Montichiari è la classica opportunità che può dare una svolta positiva alla stagione, se Ferrero e compagni sapranno interpretarla con lo spirito e la mentalità giusta, come è accaduto a Milano.
    Margini per sognare il colpaccio al PalaGeorge? Solo se Varese saprà mettere in difficoltà la Germani, provando a spegnere la luce di Luca Vitali e non subendo le fiammate in campo aperto degli esterni di casa. Le priorità sono quelle di controllare il duello a rimbalzo per non scatenare il contropiede bresciano e sviluppare con lucidità le abituali trame collettive, ripetendo le positive medie dall'arco delle ultime due partite. La truppa di Caja non può certo permettersi di sfidare Brescia a viso aperto. Finora, però, Varese ha sempre risposto positivamente all'appello sul piano dell'agonismo e della presenza mentale: servirà una prova di sacrificio e abnegazione, magari con qualche trucchetto tattico preparato da Artiglio, per provare a spuntare gli artigli della Leonessa.
    Giuseppe Sciascia

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