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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Segnali negativi più dal botteghino che dal campo in occasione nell'esordio stagionale casalingo contro Venezia. I 3550 spettatori che hanno assistito al match di domenica rappresentano il peggior dato delle ultime 28 gare di campionato al PalA2A: un'affluenza così bassa non si registrava dai 3412 paganti del 18 ottobre 2015, in occasione della Varese-Pesaro che seguiva lo choccante debutto negativo di due anni fa con i 51 punti segnati contro Caserta. Oltre 400 presenze in meno della media del 2016-17, quando il dato peggiore fu il posticipo di lunedì 27 febbraio tra Varese e Pistoia: 3665 presenze per la prima delle sei vittorie consecutive che proiettarono verso la salvezza anticipata la truppa di Attilio Caja. Un dato da valutare anche alla luce della diretta TV e dell'orario serale che possono avere inciso sul totale delle presenze. Ma è il numero insolitamente basso dei biglietti staccati - oltre 250 in meno rispetto alla media del 2016-17 - da analizzare con attenzione perché si riflette sull'incasso (circa 51 mila euro lordi compresa la quota abbonati) che da sempre costituisce una voce di primaria importanza nei conti della Pallacanestro Varese.
    Se l'esordio a Masnago contro i campioni d'Italia in carica suscita un appeal tutt'altro che eclatante, quali saranno le risposte dei tifosi in occasione delle prossime gare casalinghe, considerando anche gli ulteriori cambi di data e orario (il derby contro Cantù è stato posticipato alle 20.45 di lunedì 16 ottobre) per esigenze televisive? La chiave di lettura più immediata riguarda le presenze che rappresentano una fondamentale cartina di tornasole rispetto alle politiche del club. Se da un lato gli abbonati (meno 5,5% rispetto al 2016-17), in qualità di fedelissimi nonché più addentro alle scelte strategiche della dirigenza, hanno condiviso e sposato la scelta obbligata di fare il massimo con le risorse disponibili limitate dal taglio del budget, i paganti più "occasionali" (meno 24,6% all'esordio) hanno preferito la comodità del divano e della diretta TV alla luce del potenziale squilibrio dei valori in campo, poi confermato dal campo. È possibile una inversione di tendenza nella scelta dei big-match, con una predilezione per gli scontri diretti in chiave salvezza (lo scorso anno Varese-Pesaro fu il record di presenze a 4413 paganti) piuttosto che per le sfide contro le grandi?
    Quel che è chiaro è che una fetta di pubblico fatica a trovare nella Varese operaia almeno un giocatore che valga il prezzo del biglietto. Una situazione che si scontra con la situazione economica attuale e pregresse di un club che per troppi anni, nel tentativo di assecondare il palato fine della piazza, ha inseguito sogni estivi diventati incubi invernali. Quegli errori si pagano oggi in termini di scelte obbligate: il Dominique Johnson di Venezia vale da solo il 30% del monte stipendi della Varese 2017-18, costretta a ripiegare su alternative dal profilo totalmente diverso. L'identità operaia potrà anche non divertire, ma per fai" fruttare le limitate risorse disponibili, è quella che più si confà alla contingenza di un club che ha preferito investire sui BOT dal rendimento limitato ma sicuro (leggi elementi dal talento non elevato ma già esperti del basket europeo) che giocare in borsa in cerca del colpo grosso col rischio di bruciare il capitale (leggi scommesse su rookie e D-Leaguers a basso costo ma senza certezze di ambientamento).
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Due soli punti prodotti dall’asse play-pivot titolare? Ad una Varese è successo solo tre volte negli ultimi 18 anni.
    Tornare sulla sconfitta di domenica scorsa della truppa di Attilio Caja all’esordio in campionato contro i campioni d’Italia di Venezia significa prendere spunto da una statistica risultata - insieme ad altre - decisiva in negativo per le sorti biancorosse. E dare alla stessa la giusta dimensione: quella della rarità assoluta.
    Play, Cameron Wells: 0 punti in 25 minuti con 0/6 al tiro. Centro, Tyler Cain: 2 punti con 0/5 al tiro e 2/4 ai liberi. Bisogna andare indietro otto stagioni per trovare un’altra prestazione simile. Precisamente alla 5° giornata di ritorno del campionato 2009/2010, Avellino-Varese 76-67. Si scrive della Cimberio di Stefano Pillastrini, neo promossa in Serie A dopo l’anno di purgatorio sempre con il “Pilla” in panchina.È una Varese squadra lunga per esigenza, prona com’è agli infortuni (l’ala Ron Slay starà fuori mesi, per esempio...) e condizionata dall’età non più verdissima di alcuni suoi protagonisti, in primis Galanda e Childress. Pillastrini è spesso costretto ad abbondare nelle rotazioni e a inventarsi quintetti iniziali (d’emergenza) molto diversi tra loro, evenienza che per esempio capita contro gli irpini: il 7 marzo 2010 da playmaker parte James Reynolds, guardia adattata al ruolo entrata nel roster a fine novembre 2009, e da centro c’è spazio per il giovane Riccardo Antonelli (classe 1988). I due insieme combinano due punti (0 l’americano, 2 l’italiano), anche se va fatto legittimamente notare che contro l’Air sotto canestro ci staranno più che altro Tusek e Galanda (19 minuti di impiego il primo, 14 il secondo) e che in regia un Childress non al meglio riuscirà comunque a ricavarsi 22 minuti di gioco. Insomma: quanto appena raccontato non è una situazione in toto paragonabile a quella di domenica, quando sul parquet del PalA2A hanno giostrato due titolari ben definiti (Wells 25 minuti e Cain 26).
    Per trovare la seconda volta si cerca con profitto nell’anno della retrocessione, il 2007/2008. Anche in questo caso è il 5° turno del girone di ritorno, ovvero un Varese-Teramo che finisce 79-88. I due titolari agli estremi della metà campo sono Passera e Galanda: virgola per “Marchino”, un solo canestro per Jack.
    Due soli episodi, in 18 anni, antecedenti al “disastro” combinato dai due pretoriani di Caja tre giorni fa. Prima e dopo si sono registrati “al minimo” gli 8 punti della coppia Anosike e Maynor lo scorso anno contro Milano, i 7 dell’asse Stipcevic-Talts e Stipcevic-Fajardo nel 2011/2012 (rispettivamente contro Cremona e contro Siena), ancora 7 punti dal duo Ranniko-Fajardo nel 2010/2011 (Treviso-Varese) e i 5 collezionati di nuovo da Stipcevic-Talts in Varese-Siena 75-91, gara 4 dei playoff 2011/2012.
    Un viaggio nella storia tutto sommato e paradossalmente consolante: essere così poco incisivi come accaduto a Wells e Cain domenica scorsa è davvero difficile. Di più: talmente raro da poter essere classificato come un semplice episodio (almeno speriamo).
    Fabio Gandini

  • simon89
    Si può racchiudere una partita finita tanto a poco in due sole azioni? Si può. Anzi, già che ci siamo ci richiudiamo potenzialmente un’intera stagione. Varese-Venezia, minuto 17: i padroni di casa sono avanti di 4 punti, coach De Raffaele ha appena chiamato timeout, Varese sta reggendo l’urto dei Campioni d’Italia soprattutto grazie a una difesa grintosa e nel complesso efficace, al netto di qualche errore. Si ritorna sul parquet dopo la sospensione, attacca la Reyer e la squadra di Caja aggredisce ogni passaggio come fatto poc’anzi, contenendo un paio di tentativi di uno contro uno e cristallizzando la manovra di Venezia. La palla capita ad Haynes, marcato a più di 7 metri dal canestro con il cronometro dei 24” in procinto di terminare la sua corsa: con la mano dell’avversario in faccia, l’esterno Usa si alza, tira e segna. Varese torna dall’altra parte del rettangolo, sbaglia, altro attacco Reyer: le modalità di esecuzione sono diverse, ma identico è il risultato. Altra bomba di Haynes. Game, set and match ospite: da +4 a -2 in un minuto, la Openjobmetis – per mille ragioni già pluri-commentate - non si riprenderà più. E, giusto per la cronaca, quelli appena raccontati saranno gli unici punti della partita scritti a referto da MarQuez Haynes.
    Arriviamo al dunque? La giocata del solista, quella che esce dallo spartito, è imprevedibile, indifendibile, sa scavare differenze. Sempre o quasi. E non stiamo analizzando l’algoritmo dal lato passivo (come limitare il solista), lo analizziamo da quello attivo: la squadra di Caja il solista non lo ha o non l’ha ancora trovato. “Epperò” ogni squadra deve averlo: che poi sia Haynes, Michael Jordan o Wells (o Hollis) marca la differenza tra Venezia, i Chicago Bulls e la Varese che vuole darsi qualche chance di non soccombere (e che poi il solista sia accompagnato da seconde voci in quantità marca altre gradazioni di competitività). Il concetto è comunque uno: vivere di solo “coro” assomiglia tanto a una (bella) chimera.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Manifesta inferiorità, il primo verdetto s'intona alla realtà tanto temuta per un'obiettiva differenza di valori in campo in rapporto alle individualità delle squadre. Fors'anche il tifoso, per amore di parte, seppur preparato a quel sofferto realismo che lo accompagnerà nella stagione, sperava in un divario meno pesante e impietoso in casa propria certo dell'energia quale unico bene del collettivo biancorosso, costretto all'ardore dai limiti di cui i suoi uomini, a dire dello stesso Caja, sono ben consci.
    Limiti spaventosi allorquando l'intensità di Varese si è sgretolata di fronte all'enorme e profonda qualità di Venezia campione e pure potenziata da permettersi due formazioni per dire di una panchina, probabilmente, superiore ai titolari biancorossi. La storia di Varese in questo campionato, con la salvezza come obiettivo massimo, comincerà quando affronterà determinate avversarie, peraltro e grosso modo, già identificabili in Cremona, Brindisi e Pesaro, perdenti al debutto cui vanno aggiunte Pistoia e Capo d'Orlando. Solo in questi confronti, molto terreni, si capirà l'effettiva competitività di Varese. Sempre che non la si scopra mediocre "vita naturai durante" (in campionato) nonostante tanta applicazione.
    Certo è che di fronte a una grande, si diceva, la formazione biancorossa ha mostrato una disarmante pocnezza tecnica nelle sue individualità: hai voglia di batterti con generosità ma se non hai confidenza con il canestro restia mani vuote. Caja, nei giorni scorsi, ammetteva con onestà la mancanza di un elemento di talento e di personalità, capace di prendersi iniziative personali d'assalto allorquando diventano prevedibili e "parabili" le soluzioni di squadra. Ebbene, questa assenza è parsa vistosa e scoraggiante per il gruppo, senza risorse né spinte dopo nemmeno venti minuti. Non solo ma ben altre incognite incuriosivano alla vigilia ben sapendo come siano importanti le voci relative al rendimento dell'asse play-pivot, al tiro dall'arco, ai punti nelle mani e ai rimbalzi. Se dovessimo tener conto dell'impatto con Venezia, non avremmo altra scelta che bocciare il play e il centro il cui rendimento è risultato pari a zero. Wells non ha mostrato alcuna prodezza, nemmeno mezza di quelle che un play di scuola americana dovrebbe possedere in partenza: ha solo distribuito palloni elementari mentre un atleta, pur grezzo, ma esplosivo come Pelle andrebbe innescato sotto i tabelloni, laddove il titolare Cain non ha mai svettato. Eppure già qualcuno lo lodava per quell'etichetta di "gran passatore" che importa un fico secco dovendo un cestista segnare.
    In ogni caso la squadra, nonostante sconfortanti impressioni, è rivedibile contro avversarie della sua dimensione: staremo a vedere. Così come dovremo valutare in gare più pertinenti per livello tecnico i punti nelle mani e il tiro da tre punti (nell'occasione 62 con 2/21 dall'arco, nemmeno il 10% in precisione, una vera miseria). Senza un regista che dia un 'impronta e un 'identità al collettivo e senza un cannoniere come Dominque Johnson, non a caso catturato da Venezia, in sintesi senza un vero leader, il cammino di Varese sarà difficile e sofferto ma non impossibile per la sua onesta aspirazione, d'altra parte ne è ben conscia la tifoseria, ammirevole nell'incitamento verso la squadra pur sotto di venti punti. La cognizione della realtà aiuta, l'ambiente è maturo, aspettiamo giorni migliori.
    Giancarlo Pigionatti

  • simon89
    Varese sbatte contro la dura realtà del campionato, alzando bandiera bianca sotto la pioggia di triple di Venezia. Le certezze costruite in precampionato svaniscono alla prima prova del campo: la compagine di Attilio Caja accompagna solo nei primi 15' il piglio graffiante ad un attacco illuminato. Poi emergono tutti i limiti di talento che la coralità non riesce più a nascondere, e lo show dei solisti del mitra dell'Umana piega rapidamente le ginocchia ad una squadra mai fuori partita dal punto di vista dell'intensità, ma troppo remissiva in attacco per tenere il passo delle triple in serie degli avversari.
    Clamorosa la differenza finale nelle percentuali dall'arco (16/30, compresi gli ultimi 4 errori, per gli ospiti a fronte del glaciale 2/21 di Varese), prima chiave di interpretazione di una gara nella quale Varese ha esaurito presto la benzina mentale garantita dai canestri costruiti di squadra. Troppi i fucilieri col colpo in canna - dall'applauditissimo ma pungente ex Johnson fino al duttile Orelik - nelle file dell'Umana nella serata in cui invece troppi elementi importanti hanno steccato la prima casalinga. Male soprattutto Wells, ordinato in regia ma totalmente assente all'appello alla voce punti segnati; lo 0/11 complessivo dell'asse play-pivot (male anche Cain sbattendo contro i muscoli protesi dei lunghi ospiti) è stato un altro fattore chiave del match. Deciso comunque dalla capacità di Venezia di creare punti anche a giochi rotti con le invenzioni dei singoli (vedi la prima doppietta dall'arco di Haynes) quando l'attacco di Varese - dopo i 32 punti segnati nei primi 15' - è andato in bambola in assenza di soluzioni garantite, realizzandone soltanto 7 a cavallo tra secondo e terzo quarto.
    Altro dato saliente riguarda gli assist: 23 per Venezia contro i soli 7 dei padroni di casa, che rispetto alle fluide esecuzioni del precampionato hanno progressivamente sofferto l'aggressività difensiva profusa dall'Umana per rompere i suoi giochi a metà campo. L'unica fiammata di talento è stata prodotta nel secondo quarto da Damian Hollis, autore di 12 punti quasi consecutivi; ma l'ala di passaporto ungherese ha giocato solo 3' nella ripresa, con Attilio Caja che ha preferito la garra di Ferrero (inedito top-scorer biancorosso) ai colpi di classe dell'atleta del 1988. A fine gara il coach pavese predica l'ottimismo della ragione di chi ha visto la squadra lavorare per sei settimane e sa che è in grado di esprimere certamente qualcosa di meglio rispetto al match di ieri sera. Di certo il prossimo ostacolo è il peggiore possibile per cercare riscatto, visto che domenica Varese farà visita alla supercorazzata EA7, pur nella versione campionato con soli 7 degli 11 stranieri sotto contratto. Per questo è necessario tornare alle considerazioni precampionato di Claudio Coldebella, che chiedeva pazienza prima di giudicare la nuova Varese: Venezia e, verosimilmente, Milano sono test poco credibili per misurare lo spessore dei biancorossi, i primi bilanci andranno stilati dopo i derby contro le più abbordabili Cantù e Brescia.
    La dirigenza era stata chiarissima in estate: ci sarà da soffrire per conquistare la salvezza. Il primo impatto con la serie A è stato traumatico; il tempo dirà se per merito di Venezia o demerito di Varese, ma l'unica cosa che può fare la squadra è continuare a lavorare per nascondere meglio un talento offensivo limitato come dimostrano i 62 punti col 36% dal campo dell'esordio. 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il basket, signori, è una delle scienze più esatte che esistono. E le statistiche sono il compendio migliore per studiarla. Or dunque: 9% da 3 contro 52%, 7 assist contro 23, 3 quarti su 4 persi nel punteggio. Statistiche dei singoli, ancora più importanti: Wells virgola e Cain quasi virgola contro Johnson 22 e Orelik 17 (tanto per dire, perché poi si potrebbe anche citare l’impatto quasi nullo di Avramovic e Tambone e la comparsata di un solo quarto di Hollis contro la solidità di Watt e Biligha e i punti capaci di dare il là alla fuga ospite di Haynes).
    E visto che, da ultimo, anche la storia è importante finiamo con “Campioni d’Italia” contro “squadra che deve salvarsi”.
    Partita perfetta. Degli altri
    Openjobmetis Varese-Reyer Venezia (62-80 il finale) è tutta nelle righe che avete appena letto. Serviva la partita perfetta nell’esordio più difficile possibile e la partita (quasi) perfetta l’hanno fatta gli altri.
    Con tante nullità offensive figlie di difficoltà a creare gioco quasi insormontabili, a Varese non è bastata l’applicazione difensiva, spesso peraltro frustrata dal talento dei campioni e non sempre efficace (prima linea biancorossa battuta con troppa frequenza a creare grande vantaggio per i tiratori lagunari). Che gli “Artiglio boys” avessero dei limiti era arcinoto: se questi vengono fuori tutti insieme e contro una prima della classe, nemmeno sognare di vincere è lecito.
    A corrente alternata
    La cronaca di una partita che dura 17 minuti. “Jump shots” e fesserie: l’attacco biancorosso dei primi dieci minuti è riassumibile così. Ovvero bene quando un Waller ispirato buca la retina da media e lunga distanza, male quando più di un soldato di Caja si produce in palle perse evitabilissime.
    Anche dall’altra parte del campo le fortune sono inizialmente alterne: a una buona difesa sulla palla e sulle linee di passaggio fanno da contraltare alcune ingenuità (tipo sui giochi a due che liberano l’ex Johnson) che lasciano spazio al talento di Venezia. Fino al 10’ le due squadre si alternano nei vantaggi, poi è proprio DJ (già a quota 11) a firmare il 17-20 della prima sirena.
    Hollis ci prova, poi la Reyer va
    Caja ordina la zona: ne escono due recuperi e un doppio Hollis (21-20 al 11’). Doppio? Triplo, quadruplo, quintuplo: quello dell’ex Brescia e Benfica è un monologo offensivo che tiene in vita la Openjobmetis (sono 15 punti quasi in fila per Damian). Anche dietro si cresce, almeno finché Haynes non decide di inventarsi due triple dal nulla (e da lontanissimo) vanificando il +4 di casa (da 32-28 al 16’ al 32-36 del 17’).
    Varese accusa il colpo e si ferma, subendo una grandinata che in un amen scava un sensibile divario (parziale di 1-16): al 20’ è 33-44.
    Non è un momento, è una tendenza che diventa moda: si ritorna sul parquet e gli ora scioltissimi campioni d’Italia piazzano un altro break di quelli pesanti (c’è ancora Johnson sugli scudi: da 33-44 a 35-54). E il problema non è diventato nemmeno quanto segnano gli altri, anche perché la squadra di Caja - dopo lo smarrimento post intervallo - ritorna anche a difendere con grinta (leggi palle recuperate a iosa) sebbene spesso e volentieri debba inchinarsi a percentuali reyerine che restano mostruose: il problema vero è che nel canestro quelli vestiti di bianco non la buttano mai. Ma proprio mai. E A volte non riescono nemmeno a concludere l’azione (14 perse in 30 minuti, 15 in totale) E allora hai voglia a difendere: il +21 alla terza sirena (46-67) è logica.
    Applausi che serviranno
    L’ulteriore cronaca di una partita già morta non aggiungerebbe nulla all’insieme. Andiamo di semplici particolari: il cuore di capitan Ferrero che continua a battere forte, l’impegno collettivo che non cede di un millimetro alla depressione e alla frustrazione, l’applauso ritmato di un palazzetto (con Varese sotto di 20) che capisce i limiti, apprezza la voglia e concede (giusta) fiducia. Tutte cose che serviranno quando si giocherà per strappare vitali punti in classifica.
    Fabio Gandini

  • banksanity6
    Esordio casalingo di Varese che fa tornare saldamente con i piedi per terra i più ottimisti che speravano, visto il precampionato svolto, in una squadra che potesse almeno vendere cara la pelle con qualsiasi avversaria ma questa sera la compagine veneta si è dimostrata superiore in ogni aspetto del gioco assumendo ad un certo punto l'aspetto di uno tsunami, meritandosi ampiamente il risultato sul campo . C’è da sperare che dopo un impatto così brusco Caja riesca a far leva sull’orgoglio dei suoi per poter ripresentarsi vogliosi di riscatto. Veniamo alle valutazioni personali:
    Avramovic 5: prestazione classica del serbo che ci mette tanto impegno grazie al quale fa qualche buon recupero per poi buttare tutto alle ortiche per la troppa fretta di risolvere i problemi. Sparacchia dalla lunga e non è mai un fattore determinate. SCALBO
    Pelle 5,5: senza un play che lo sappia servire sopra il ferro perde gran parte del suo potenziale offensivo visto che di movimenti da pivot puro non ne ha ancora costruiti a dovere ma nel complesso, anche se rimane troppo ingenuo in difesa, possiamo dire che è tra i meno peggio questa sera. UCCELLO IN GABBIA
    Natali 5,5: gioca scampoli di gara per la maggior parte nel momento migliore di Varese ma non riesce a lasciare il segno. INVISIBILE
    Bergamaschi N.E.
    Okoye 4,5: quello che nella preseason era risultato il top scorer biancorosso stecca e alla grande la prima uscita ufficiale, intestardendosi una volta ricevuta palla nel cercare l’azione personale con movimenti e palleggi quantomeno rivedibili ed in difesa non è certo un muro invalicabile. GROTTESCO
    Tambone 5,5: sicuramente tra i 2 registi varesini è quello che esce meglio dal confronto ma non può bastare la sua prestazione appena sotto la sufficienza per traghettare fuori dalla palude i suoi compagni. CARONTE MANCATO
    Cain 4: serata da dimenticare per il centro titolare della OJM che perde tutte le battaglie con i diretti avversari e fa segnare una virgola alla voce punti; certo non è stato assistito al meglio ma lui sembra un lontano parente di quello visto nelle amichevoli. FLOP
    Ivanaj N.E.
    Ferrero 6,5: il capitano incarna il suo ruolo nei migliori dei modi trovando la via del canestro con una buona regolarità anche se poi dalla lunga non la mette mai. Tanta energia difensiva e buoni palloni recuperati anche se poi non sempre finalizzati nel migliore dei modi. CORIACEO
    Wells 3: partita che per lui non è mai cominciata, forse è stato un brutto sogno perché il leader designato di questo gruppo non può essere quello che ha trotterellato pompando il pallone per 25 inguardabili minuti senza riuscire mai ad entrare in partita. NIGHTMARE
    Waller 6,5: insieme a Ferrero il più positivo dei suoi anche perché fa intravedere delle discrete potenzialità soprattutto offensivamente dove il suo rilascio morbido spesso trova il fondo della retina. In difesa ha dovuto vedersela con Dom Johnson che non è certo un cliente semplice e che ha sofferto per lunghi tratti. PUNGENTE
    Hollis 5,5: entra tardi per scelta tecnica ma l’impatto è senza dubbio buono, infatti segna tutte le prime 5 conclusioni prese ma poi come si era acceso si spegne e in parallelo diventa vulnerabile  anche in retroguardia e complice del break di fine secondo quarto che alla fine spacca la partita tant’è che coach Caja lo userà nella ripresa col contagocce. ETEREO

  • simon89
    Attilio Caja ricorre ad una immagine della sua amatissima atletica leggera per introdurre il match inaugurale della stagione della serie A 2017-18: Varese si è preparata coscienziosamente ad una gara di salto in alto, ma l'entry level la costringerà a partire con una impresa superiore al suo standard abituale. «L'asticella sarà subito molto alta ospitando i campioni d'Italia in carica: a luglio l'obiettivo era quello di svolgere una preparazione omogenea per arrivare pronti all'appuntamento con il campionato, e provare a sorprendere qualche avversaria di livello medio non altrettanto pronta. La premessa si è avverata, il calendario però non è dipeso da noi: è come se ci fossimo preparati in maniera costante e meticolosa per una gara di salto in alto, e poi per entrare in gara servirebbe fare il record personale come misura d'apertura».
    Dunque servirà subito una grande impresa per sovvertire il pronostico?
    «Ci aspetta un compito estremamente difficile, dovremo farci trovare pronti a dare fondo a tutte le nostre risorse tecniche, emotive e caratteriali, e disputare la miglior partita possibile facendo ancor meglio di un precampionato comunque ottimo. Se ci riusciremo sarà stata un' impresa grandissima, in caso contrario resteremo convinti della nostra buona preparazione, consapevoli di non essere al livello della Reyer».
    Come vede gli avversari di domenica?
    «Al gruppo campione d'Italia hanno aggiunto un super giocatore come Dominique Johnson, al quale rinnovo la mia gratitudine per quel che ha fatto l'anno scorso, e tanti altri elementi di valore come Biliigha, De Nicolao, Orelik e Watt. Non so se sarà poco meglio o poco meno della stagione passata, però il valore è indiscutibile».
    Quale sarà lo spirito giusto con cui scendere in campo?
    «L'obiettivo è giocare la miglior partita possibile senza rimpianti se ci troveremo di fronte una squadra più forte. Noi vogliamo mettere sempre in campo il 100 per cento: lo auspicavo il primo giorno del raduno e finora è stato così, dovremo essere pronti a farlo sempre sapendo che fisiologicamente qualche volta non accadrà. Dal punto di vista della combattività e dell'impegno non ho dubbi, e il ghiaccio rotto mercoledì scorso in casa contro Lugano sarà utile anche per togliere pressione».
    In quali condizioni psicofisiche arrivate all'appuntamento con il campionato?
    «Siamo vogliosi e desiderosi di iniziare, un sentimento che accomuna giocatori, staff, società e pubblico. Il campionato è salito di livello nella fascia media, e siamo curiosi di confrontarci contro avversarie che sulla carta ci sono superiori. Questa voglia di misurarci dovrà essere un grande stimolo e darci motivazioni per provare a competere contro tutte».
    Quale sarà il ruolo di Varese nel campionato ai nastri di partenza?
    «La serie A 2017-18 è divisa in due blocchi: ci sono 10 squadre che vantano legittime ambizioni di playoff sulla base della campagna acquisti, e le restanti 6 che hanno come obiettivo di evitare l'ultimo posto in classifica. Noi siamo iscritti a questo secondo campionato, con l'obiettivo di piazzarci nei primi posti del secondo blocco, ma siamo decisi a metterci alla prova per capire quanto valgono i nostri giocatori all'esordio in serie A rispetto a chi ha scelto i veterani. Risposte che dovrà darci il campo, noi non vediamo l'ora di metterci alla prova».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La prima partita dell’anno porta con sé attesa e fermento, tensione e voglia di rivedere quel palazzetto pieno, possibilmente per rivivere le medesime emozioni del finale di stagione scorso.
    La Openjobmetis Varese di Attlio Caja comincerà la sua stagione in casa contro i campioni d’Italia della Umana Reyer Venezia, che a giugno ha superato in finale la Dolomiti Energia Trento. L’attesa la vive anche il coach, che per la prima volta inizia la stagione sulla panchina di Varese dopo essere subentrato per due volte: «Non vediamo l’ora di iniziare, tutti quanti. Ho letto le dichiarazioni di alcuni miei giocatori che sono vogliosi di iniziare, ma penso che sia una sensazione comune a tutte le 16 squadre del campionato. Abbiamo voglia di affrontare questo campionato che è cresciuto di livello nella fase media, e siamo curiosi di andarci a confrontare con quelle squadre che almeno sulla carta sono superiori alla nostra. C’è curiosità che deve essere per noi stimolo e voglia di competere».
    Una Serie A divisa in due blocchi secondo Caja: «È un campionato diviso in due blocchi: 10 squadre che hanno fatto un mercato per entrare nei playoff e le restanti 6 squadre che puntano ad evitare l’ultimo posto: noi siamo iscritti al secondo campionato e vogliamo arrivare ai primi posti. Però solo il campo ci può dare le giuste risposte. L’asticella contro Venezia è subito molto alta, ci siamo preparati bene però dovremo superarci. Sarà molto difficile per noi, la nostra preparazione è stata tarata sui nostri limiti: dovremo dar fondo a tutte le nostre risorse, tecniche e caratteriali, cercare di far la miglior partita possibile e sperare in un po’ di fortuna».
    Due parole sull’avversaria, Venezia: «È una squadra campione d’Italia tre mesi fa, ha inserito Dominique Johnson che conosciamo bene e che rivedo con piacere dal punto di vista personale. L’anno scorso ci ha dato una grande mano, speriamo non sia nella sua miglior giornata al tiro. Hanno avuto altri inserimenti importanti come Orelik, Biligha e De Nicolao, che sa farsi rispettare».
    Parlando dell’approccio di Varese, Caja si esprime così: «Ho fatto più volte i complimenti ai miei per il precampionato, abbiamo fatto ciò che dovevamo fare per prepararci. Il campo ci darà risposte. Dovremo giocare bene la nostra pallacanestro, con serenità, e se poi gli avversari si dimostreranno più forti accetteremo il verdetto. Dovremo giocare tutte le partite con il giusto atteggiamento e la giusta aggressività, è stato importante rompere il ghiaccio in casa contro Lugano, per essere meno frenati. Ritroveremo il calore del pubblico, degli abbonati e della curva: è tutta energia positiva per noi».
    L’accento del coach si pone anche sulla questione delle nuove regole: «Più che sull’infrazione di passi, che tocca situazioni più dinamiche che statiche, cambierà di molto la situazione del fallo antisportivo che è molto importante. Il fallo tattico è abolito, è antisportivo senza se e senza ma. È uno stravolgimento totale, è preoccupante e non c’è stata una giusta spiegazione, non so cosa accadrà nelle prime partite».
    Alberto Coriele

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