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VareseFansBasketNews

  • simon89
    La Pallacanestro Varese va in cerca dei primi punti stagionali nell'edizione numero 140 della classicissima contro Cantù. Stasera al PalA2A (palla a due alle ore 20.45, diretta tv su Eurosport 2) la formazione di Attilio Caja ospiterà i "cugini" brianzoli con l'obiettivo di inaugurare la casella delle vittorie dopo i preventivabili stop nelle prime due uscite contro le big Venezia e Milano. Per Ferrero e compagni il campionato s'inizia dunque stasera, ossia dalla prima partita a pronostico aperto nella quale Varese dovrà mostrare concretamente l'efficacia del suo impianto di gioco basato su difesa e coralità.
    Organizzazione contro talento: così il derby di stasera è stato etichettato dopo gli esiti dell' ultimo turno, nel quale la "sporca dozzina" di Caja ha messo in difficoltà fino all'ultimo minuto la favorita EA7, mentre Cantù ha travolto Cremona in una partita da 97 punti e 27 assist. I brianzoli di Marco Sodini, con sei americani dal profilo spiccatamente offensivo contando come tale anche l'oriundo Burns, neo-italianizzato dopo aver vestito l'azzurro ad Eurobasket 2017, rappresentano il paradigma degli avversari ideali per testare le basi sulle quali è stata costruita la Varese operaia di Artiglio. Che infatti ha chiesto alla sua squadra di giocare una partita agonisticamente vibrante in tutti gli aspetti - non limitandosi soltanto alla difesa - per esaltare quel sistema collettivo ideale per ottimizzare le qualità d'insieme del gruppo, nascondendo i limiti individuali dei singoli.
    Per riuscirci servirà anche la spinta del PalA2A: il fattore campo in un derby ha un peso specifico rilevante, da capire se i vincoli relativi all'ordine pubblico che hanno avuto un effetto-freno sulle prevendite (solamente 1.000 biglietti staccati in anticipo, per chi acquisterà oggi varrà il vincolo del tagliando singolo esibendo la carta di identità, con divieto per i residenti in provincia di Como e l'obbligo di presentarsi alle casse prima delle ore 20) avranno anche oggi risultati negativi nell'ambito delle presenze sugli spalti. Per Varese sarà importante imprimere subito il marchio della sua coralità su una partita che potrebbe diventare complicata se gli attaccanti brianzoli prenderanno ritmo e fiducia. Cantù ha vissuto un precampionato travagliato per motivi societari, tra la corsa contro il tempo per evitare guai con la Com.Te.C. (alla fine si è trattato soltanto di una multa da 8mila euro) e le frizioni crescenti tra la piazza e la proprietà della famiglia Gerasimenko che ha indotto gli Eagles a disertare la trasferta di Masnago (solo 12 i tifosi ospiti nella "gabbia").
    Il lavoro di normalizzazione effettuato in campo da Marco Sodini (promosso la settimana scorsa head coach dopo il passo indietro di Bolshakov) e fuori dal campo dal veteranissimo Toni Cappellari cerca di trovare la quadra in termini tecnici e organizzativi per esaltare il talento dei bomber Smith e Culpepper, le doti perimetrali di Chappell e l'impatto fisico del trio Thomas-Burns-Crosariol sotto le plance. Problemi extratecnici a parte, Cantù è una squadra da playoff e profonda in tutti i reparti: per batterla, Varese dovrà andare all'assalto con gambe, cuore e testa, capitalizzando l'effetto PalA2A con una prova lucida e grintosa. Una vittoria da inseguire con determinazione ma senza angoscia, confidando nella qualità dei due mesi di lavoro svolti per prepararsi al primo appuntamento da circoletto rosso con i due punti.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Rompere il ghiaccio in campionato facendo leva su una grande carica agonistica alimentata dalla spinta dei tifosi del PalA2A. Chiarissimo il piano preparato da Attilio Caja in vista del match di lunedì contro Cantù, il primo disputato con l'ausilio del fattore campo nella sua avventura sulla panchina di Varese. «Vogliamo ottenere al più presto la prima vittoria in campionato e il derby rappresenta una buona occasione: giocheremo in casa, davanti al nostro pubblico, e dobbiamo continuare sulla falsariga di quel che abbiamo messo in mostra domenica scorsa a Milano e proseguito con una buona settimana di allenamenti. Dopodiché dovremo fare i conti con gli avversari, squadra dal notevole talento in diverse individualità».
    Per limitare le qualità offensive dei tanti attaccanti brianzoli il tecnico pavese traccia una rotta ben precisa dal punto di vista dell'atteggiamento: «Dobbiamo fare di tutto per fare risultato, pertanto serviranno determinazione, aggressività e ferocia. Quando parlo di questo atteggiamento mi riferisco ad entrambi i lati del campo: abitualmente si pensa all'aggressività quando si difende, ma anche in attacco, a rimbalzo e sulla corsa, in tutte le parti del campo e in tutti i momenti della partita dovremo avere questo approccio perchè l'impegno lo richiede».
    E per dare la carica alla squadra, Artiglio ha chiesto ai superstiti della passata stagione (Avramovic, Pelle e Ferrero) di raccontare ai nuovi arrivati quel che accadde in occasione della partenza per Desio e al ritorno al PalA2A nel derby dello scorso marzo vietato ai tifosi di Varese: «Pensando alla sfida contro Cantù mi tornano in mente le immagini del derby della stagione passata, quando i ragazzi della Curva Nord ci diedero una carica incredibile alla partenza del pullman e ci festeggiarono al ritorno dopo il successo. Dal punto di vista emotivo fu il picco più elevato della stagione passata; mi piacerebbe che chi è rimasto riuscisse a trasmettere quelle emozioni in grado di dare una carica incredibile. Chi conosce il derby sa che cosa è in grado di dare l'atmosfera del contorno: se fai bene in questa partita, vieni ricordato dai tifosi».
    Il tecnico pavese focalizza infine gli obiettivi difensivi principali del match di lunedì sera: «Cantù è una squadra di talento che ha dichiarato di puntare ai playoff. Dovremo avere un impegno importante sul reparto esterni, con massima attenzione ai vari Smith, Culpepper e Chappell sia nel tuo da 3 punti che in penetrazione, e applicazione costante sotto canestro, dove Burns è in grande crescita e Crosariol è reduce da un grande campionato e quando si esprime al meglio può essere molto importante per i suoi».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La ricerca della felicità spesso e volentieri implica l’esercizio della memoria. E non è tanto una questione di confronti con il presente (anche perché la Varese di quest’anno non ha ancora un vero presente da mettere sulla bilancia): è che pescare nei ricordi positivi aiuta a sperare, è una guida calorosa verso l’ignoto, rasserena l’orizzonte almeno nei nostri sogni.
    Attilio Caja, uomo attento al magistero del vissuto, lo sa. E nel presentare il 140° derby della storia tra Varese e Cantù (i prealpini comandano 84 a 55) l’Artiglio pesca a piene mani dalle emozioni del 2 aprile 2017: il suo primo derby, la prima vittoria dopo 10 anni lontano dal Sacro Monte contro i brianzoli, uno dei momenti più alti della storia minima della scorsa stagione. Felicità, appunto: «Quelle emozioni sono la prima cosa che mi viene in mente: la partenza da Masnago, con i tifosi numerosissimi e capaci di darci una carica incredibile. e poi il ritorno, sempre con i supporter festanti ad aspettarci. Sono le mie due fotografie di Varese-Cantù. Emotivamente quello è stato il punto più alto della scorsa stagione Ho parlato con i giocatori che sono rimasti e spero possano trasmettere a chi è arrivato questo ricordo: certe cose sono capaci di dare una marcia in più».
    La sua Openjobmetis ne avrà bisogno e l’allenatore pavese non si nasconde: «Dovremo fare risultato, ad ogni costo. Dovremo giocare con ferocia, decisione, determinazione, sia in attacco che in difesa. Perché l’essere “duri” non riguarda solo la difesa: è qualcosa che concerne anche l’attacco, i rimbalzi, la corsa. Dopo le due gare contro Venezia e Milano dobbiamo trovare la prima vittoria e giocare davanti al nostro pubblico è un motivo in più per lottare».
    Davanti ci sarà una Red October che a dispetto di un’estate da rotocalco del basket (e sempre per “disgrazie”…) ha dimostrato di sapere il fatto suo una volta scesa sul parquet. Questione di talento: «Cantù ne ha tanto a livello individuale - continua il coach - e ha pertanto legittime aspirazioni di arrivare ai playoff. Noi quindi non potremo prescindere dal controllare le loro bocche da fuoco e i loro rimbalzasti: i nostri avversari non sono infatti solo perimetro e i vari Smith, Culpepper e Chappel, ma anche forza sotto canestro. Cito in tal senso Burns, è cresciuto molto, e poi Crosariol, autore di un ottimo campionato lo scorso anno».
    Si riparte da un altro derby, quello sfuggito per un soffio al Forum di Assago: zero punti in classifica, ma anche tante sensazioni positive: «A quel match ruberei l’atteggiamento, la faccia tosta che abbiamo avuto, l’aggressività profusa in casa della squadra più titolata del nostro campionato. Al Forum abbiamo giocato senza fare passi indietro, mettendoci gambe e braccia e non facendoci intimorire dal loro atletismo».
    Servirà ripetersi, stavolta contro un contendente più “normale”. Pressione? «Non ho la presunzione di conoscere ancora così bene i miei giocatori per sapere se sentiranno la pressione. In realtà penso che la pressione ci sia da quando abbiamo iniziato la stagione, anzi dal primo giorno di mercato: se devi salvarti è così. Questa partita in più ha solo una rivalità storica. Io garantisco solo le cose che posso controllare, come l’impegno fisico e mentale di chi va in campo: sotto questo aspetto i miei ragazzi sono stati, anche questa settimana, ancora una volta encomiabili».
    Fabio Gandini

  • simon89
    Nicola Natali a 29 anni ha scelto di capovolgere il suo mondo. Ha scelto la Serie A, ha scelto di rischiare, ha scelto una via, ammettiamolo, non facile.
    Perché dopo una carriera intera trascorsa in Serie A2, mettere per la prima volta il naso al piano di sopra a quest’età comporta diversi cambiamenti. E il motivo per cui non lo avesse mai fatto prima, nonostante le offerte ci fossero, lo aveva spiegato ai primi di settembre durante la sua presentazione ufficiale. Con queste parole: «Ci sono state occasioni in passato di provare la Serie A ma non me la sono mai sentita, non mi sentivo pronto a buttarmi all’arrembaggio in una categoria con molti stranieri e con gli italiani un po’ sacrificati. Ho sempre avuto una mancanza di fiducia in me stesso, negli ultimi anni avevo anche abbandonato il sogno della A, mi ero trovato una dimensione gratificante in LegaDue. Poi questa estate è cambiata la prospettiva con la proposta inaspettata di Varese, grazie ad un allenatore come Caja che mi conosce da anni. Varese è stata impossibile da rifiutare».
    Ora la Serie A e Varese sono il suo presente: il piede sul parquet l’ha messo con costrutto in entrambe le prime uscite di campionato ed insieme ai compagni si sta preparando ad un altro derby, contro Cantù.
    Nicola, come valuta questi primi scampoli di esperienza in massima serie?
    Sinceramente aspettative non ne avevo, per me questa è una nuova avventura e non sapevo bene a cosa andavo incontro. Sapevo però, fin dall’inizio, di dovermi guadagnare ogni singolo secondo e minuto di gioco durante gli allenamenti ed il precampionato. Le aspettative più che altro le avevo e le ho su me stesso: voglio dimostrare di potermi giocare questa sfida che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare prima. Grazie al coach ho toccato il campo sia con Venezia sia a Milano, è stata una grande emozione. Una volta superata l’emozione, ho potuto dare una mano alla squadra. E mi sono sentito subito inserito in un sistema che funziona: forse per il fatto che ho una discreta esperienza, a 29 anni è tanto che gioco, ma anche perché abbiamo svolto tante amichevoli e tornei estivi in cui il coach ha dato tanti minuti a tutti.
    Contro Milano è arrivata una sconfitta di un solo punto e qui ripetiamo un quesito sottoposto anche a Coldebella: quanto è grande il rammarico per la sconfitta e quanto grande la consapevolezza di essersela giocata con i migliori?
    Sono entrambe grandi. Chiaramente appena finita la partita, personalmente, vedevo e sentivo soltanto grosso rammarico, avevo la sensazione che sarebbe bastato veramente poco per vincere e fare un’impresa che sarebbe rimasta. Per noi e per i nostri tifosi. Analizzandola dopo ti rendi conto di aver giocato contro una squadra da Eurolega, e riesci con il tempo a vedere le cose positive da riproporre per le prossime partite. Se riusciamo a ripetere questa difesa, questa aggressività, con la voglia di lanciarci su ogni pallone vagante e di cancellare gli avversari talentuosi, possiamo far bene.
    Come state vivendo l’avvicinamento al derby con Cantù?
    Capitanati da coach Attilio, in gruppo c’è talmente tanta professionalità nel lavoro di ogni giorno che non viene fatta distinzione nel preparare le partite. Anche le amichevoli in precampionato venivano impostate in maniera minuziosa e questo lavoro va al di là che sia un derby o no. Oltre a questo, percepisco un forte desiderio di vincere ed allo stesso tempo una grande rivalità tra Varese e Cantù, più accesa che con Milano. Sarà un elemento da mettere in più nel bagaglio lunedì.
    C’è qualcosa che teme in particolare degli avversari di lunedì?
    Avremo modo in questi giorni di studiarla ancora, però sicuramente dovremo stare attenti al loro talento offensivo, hanno un buon roster formato da giocatori stranieri ed italiani di alto livello, ad esempio Crosariol, Cournooh e Burns.
    Arrivarci a quota zero punti vi pesa in qualche modo?
    Sicuramente il fatto che Cantù venga da una vittoria importante può essere una spinta per loro. Per le nostre caratteristiche di lavoratori e di difensori essere a zero punti è uno stimolo ed un motivo di fame ulteriore. Sarà un bello scontro.
    Come procede l’ambientamento in squadra ed in città?
    Non potevo aspettarmi di meglio, sia sulla squadra che sul calore della città. Avevo il timore, venendo dalla A2, di trovarmi in un gruppo di tanti stranieri che fanno vita a parte. Abbiamo invece puntato molto fin da subito sul creare gruppo solido al di fuori dal campo. Per quanto riguarda la città sono stato accolto con grandi messaggi di benvenuto e di sostegno anche dopo la sconfitta con Milano. Sentiamo il calore ogni giorno.
    Ultima cosa: suo padre Gino, uomo navigato nella pallacanestro italiana, le ha dato qualche consiglio per questa avventura varesina?
    Io e lui abbiamo un rapporto speciale, ci scambiamo spesso opinioni, lui mi sprona mi dà diversi consigli. È la persona che maggiormente ha spinto affinché io provassi questo enorme salto di categoria, mi ha consigliato di dare l’anima in allenamento perché, conoscendo bene coach Caja, sa che al di là del talento e della nazionalità, lui premia chi difende e ci mette l’anima.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Damian Hollis promuove Varese nonostante la sconfitta in volata nel derby di Milano. L'ala di passaporto ungherese plaude alla qualità del gioco messo in campo a livello tecnico e tattico che ha permesso ai biancorossi di giocarsi le sue chances fino in fondo.
    «Usciamo dal Forum con tante indicazioni positive: Milano è un'ottima squadra, ha vinto la Supercoppa e sta preparandosi per l'Eurolega, ha tanti giocatori di talento eppure abbiamo perso in volata sul loro campo. Ciò deve darci ulteriore fiducia nel lavoro che stiamo svolgendo e la spinta per eliminare gli errori».
    Varese ha prodotto il miglior sforzo corale possibile, tiri liberi a parte...
    «Abbiamo disputato un'eccellente partita sul piano della coralità; in settimana coach e staff tecnico ci avevano dato istruzioni perfette sugli aspetti tattici da mettere in campo. I tiri liberi sono stati un fattore, ma fanno parte del gioco; non è detto che segnando con percentuali migliori avremmo sicuramente vinto, di certo avremmo avuto maggiori possibilità».
    Comunque si è vista una compagine più convincente rispetto alla prova d'esordio nella quale Varese si era spenta dopo quindici minuti...
    «Rispetto alla domenica precedente abbiamo avuto più continuità offensiva, in particolar modo dall'arco. Ma questa è una squadra nuova e relativamente giovane; stiamo crescendo partita dopo partita, dobbiamo proseguire a lavorare forte in allenamento e prepararci in base alle indicazioni di coach Caja, mantenendo la concentrazione e l'energia che abbiamo mostrato a Milano anche in vista dei prossimi impegni».
    Due sconfitte se pur diverse ma sulla carta prevedibili contro le big annunciate: quali indicazioni si possono trarre?
    «Ogni squadra è battibile a dispetto dei valori sulla carta; Venezia è venuta al PalA2A molto ben preparata, mentre al Forum eravamo noi più preparati di Milano in una partita nella quale abbiamo messo in campo tanta intensità. Se continueremo su questa strada avremo la possibilità di fare bene contro chiunque».
    Lunedì prossimo ci sarà l'atteso derby contro Cantù, partita speciale per lei nei panni dell'ex di turno...
    «Sarà particolare ritrovare come avversaria la squadra che mi aveva fatto debuttare in serie A; conosco bene la rivalità tra i due club e so quanto i tifosi tengano al derby. Non vedo l'ora di giocare la prossima partita per il clima che si crea attorno a questo tipo di eventi. Dall'entusiasmo del pubblico dovremo trovare l'energia per dare il massimo, per un giocatore non c'è occasione migliore di un'atmosfera calda per esaltarsi».
    Come si sta trovando nel ruolo di sesto uomo?
    «Per me l'importante è vincere tutti insieme, quindi cerco di dare il massimo per il bene della squadra facendo quel che mi chiede il coach. Se c'è bisogno di rimbalzi o di marcare l'avversario più forte sono pronto a mettermi a disposizione, e allo stesso modo non c'è alcun problema ad uscire dalla panchina: conta trovare il modo migliore per arrivare al successo».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Sensazioni contrastanti dopo la sconfitta maturata per un misero punto sul parquet del Forum di Assago. Varese ha solo sfiorato l’impresa contro la corazzata Armani, ma ha lanciato ai tifosi e all’ambiente segnali davvero importanti. La squadra c’è, sta crescendo e con essa anche i singoli iniziano ad aumentare i giri del motore, nonostante la casellina dei punti in classifica segni ancora lo zero. Era plausibile che ciò accadesse visto il calendario, Venezia prima e Milano poi, ma se non sono solo i risultati a raccontare una storia, allora possiamo dire che sì, Varese è sul sentiero giusto. Ne parliamo con Claudio Coldebella, alla sua seconda stagione da direttore generale in piazza Monte Grappa.
    Analizzando la sconfitta del Forum, quanto è grande la soddisfazione di essersela giocata e quanto il rammarico per aver perso di un solo punto?
    C’è la soddisfazione di essere arrivati vicini al vincerla, ma penso sia normale dire che c’è mancato veramente poco, ci è mancata fortuna in un po’ di occasioni. Nel finale abbiamo preso e sbagliato alcuni tiri aperti, non siamo stati impeccabili ai liberi e la vittoria non è arrivata. Però ripeto, c’è soddisfazione per come la squadra sia andata a Milano a giocare con un atteggiamento che comunque dimostra quotidianamente in allenamento. Io che ho la fortuna di osservarli ogni giorno, li vedo lavorare in maniera molto seria, ascoltano e si fidano di coach Caja, perciò credo che non sia un caso poi disputare una partita così. Poi ripeto, peccato non averla vinta perché con una vittoria si lavora meglio a livello di clima e di fiducia.
    La crescita rispetto all’esordio contro Venezia è sotto gli occhi di tutti.. 
    Assolutamente, contro Venezia si sono visti sedici minuti buoni prima della loro grandinata di triple. Sedici minuti di applicazione che a Milano sono diventati quaranta minuti; poi devi essere sempre aiutato dalle percentuali da tre perché il basket di oggi le richiede.
    La testa libera in una partita a “pronostico chiuso” può aver aiutato la squadra nel giocarsela a viso aperto contro Milano?
    Arrivare da non favorito può essere utile ma anche un peso, perché Milano ha una percentuale di vittorie che nelle ultime stagioni poche altre squadre hanno portato a casa, specialmente in regular season. Rischi di prendere botte da venti o trenta punti di margine, quindi può essere che la tesa libera abbia aiutato ma non completamente.
    Le statistiche di domenica dicono: tutti e dieci i giocatori a punti, quattro in doppia cifra. Una coralità che sembra funzionare, insomma.
    Con Attilio e Toto Bulgheroni, in fase di costruzione della squadra, abbiamo spesso ragionato se fare il 5+5 oppure il 3+4+5, partendo dal presupposto che la nostra è una pallacanestro dispendiosa in attacco ed in difesa. È durante la settimana che noi andremo a costruire la nostra stagione, in base agli allenamenti con i giovani e con gli aggregati, per poter poi avere dieci giocatori intercambiabili durante la partita. E questo è importante quando devi marcare giocatori come Goudelock: è impensabile giocare 35 minuti nel basket di Attilio, per essere poi lucidi anche in avanti. Così è stata la nostra pre-season: nessuno ha mai giocato più di 25 minuti a partita. Poi è bello vedere debuttanti come Tambone e Natali che, inseriti in un contesto, riescono a rendere bene.
    Ora, però, nonostante le buone sensazioni la classifica segna zero punti: è un problema in vista del derby di lunedì sera contro Cantù? 
    Noi la pressione ce la creiamo perché fa parte del nostro lavoro, però sotto questo aspetto preferisco toglierla: parlare di una partita da vincere in base allo 0/2 iniziale sarebbe sbagliato partendo dal concetto che ci sono state due partite contro Venezia e Milano. La pressione non è nel dover vincere ma nel voler vincere, specialmente un derby che sarà difficilissimo. Perché Cantù ha talento atletico e cestistico ed è stata costruita con investimenti importanti.
    In chiusura, usciamo dal parquet: come procede il discorso sponsor e quello relativo al cubo del PalA2A?
    Per quanto riguarda il cubo ci stiamo lavorando e speriamo, entro fine novembre o al massimo agli inizi di dicembre, di poterlo avere, in base a tutti i vari permessi. Questione sponsor: siamo in trattativa con diverse aziende, alcune in stato avanzato: siamo in grande attività e speriamo di annunciare qualche accordo a breve.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Ottanta minuti, una pesante debacle e un colpo inatteso rimasto in canna (la prima prevedibilissima, il secondo molto meno), montagne russe nella pelle, zero punti in classifica. La morale? Non è cambiato nulla rispetto a due settimane fa. Nè rispetto a quanto fatto intuire dal precampionato. Nè rispetto agli auspici in fase di mercato.
    Varese è questa e sarà questa: nessuna sorpresa. Sì ma: questa quale? Quella vista contro Venezia, durata 20 minuti e poi costretta a inchinarsi al talento e alla profondità degli avversari, o quella di Milano, una Panda capace di resistere fino al traguardo contro una McLaren? Non commettiamo errori di valutazione, nonostante la cangiante apparenza fornita agli occhi. Varese è un insieme di individualità già riconoscibili, cui la rigorosità tattica dell’allenatore sa aggiungere qualità (domenica Milano è rimasta intrappolata in modo scientifico nella partita che voleva Caja, posto che il 44% da 3 ha aiutato a restare incollati agli avversari).
    Individualità già riconoscibili. Sì: Waller sa mettere punti a referto, ma non ha un killer istinct a prova di bomba; Cain è offensivamente limitato ma è capace di riempire di numeri il tabellino e di far sudare gli avversari (salvo eccezioni) nella propria area; Okoye ha nello storico dei miglioramenti evidenti che sembrano giustificare la presa estiva; Ferrero non è cambiato di una virgola dallo scorso anno (e lo scriviamo in senso positivo); gli altri italiani tengono egregiamente il campo e il futuro sarà per loro maestro di esperienza; Avramovic é genio ma purtroppo anche perenne sregolatezza in dosi sovrabbondanti; Pelle un fattore difensivo in sempiterna lotta con la deconcentrazione e la malavoglia. Solo su un effettivo il giudizio è ancora sospeso: Wells, potenziale ago della bilancia per ottenere fortune o sfortune oltre il preventivato (rivendichiamo la disamina sul leader fatta la scorsa settimana su queste stesse colonne: è una necessità per ogni squadra, di ogni sport).
    Questa è Varese. E la strada, ci giuriamo, sarà sua amica. La strada che la porterà esattamente dove deve andare: nè un passo in meno, né - forse - un passo in più.
    Fabio Gandini

  • simon89
    "Miracolo a Milano" è un famoso film. Ci è mancato poco che trovasse un seguito sotto i canestri del Forum, laddove Caja e i suoi uomini, semplicemente grandiosi come collettivo, hanno sfiorato quell'impresa che nessuno o quasi credeva oggettivamente realizzabile. Milano come una tempesta? Sì, ma in un bicchier d'acqua per la tenace e ammirevole opposizione di Varese la quale, semmai, può recriminare per un successo mancato in lunetta ai liberi, avendone sprecati tanti.
    L'EA7 intasca due punti dopo aver tremato sino all'ultimo possesso: la sua gloria pallida la deve ai lampi delle sue due guardie al fulmicotone, sole tra compagni molli e tentennanti, persino presuntuosi ancorché prigionieri dell'energia e dell'intensità di una Varese che, mantenendo fede ai suoi piani di compattezza, ha tolto la polvere dal tempo nell'opporre la sua storica rivalità in un derby diventato proibito nelle ultime stagioni. Caja batte Pianigiani, non vi sono dubbi su strategie e gestioni di gara, l'uno alla guida di una formazione da salvare, l'altro di una squadra che - dichiaratamente candidata al titolo - costa una barcata di denari. Gambe e corsa con pelle da rinoceronte, l'uno al servizio dell'altro in ogni metro del campo: ecco una Varese operaia, vicina al paradiso a dispetto dei santi supponendo tali Pianigiani e i suoi uomini, già belli e beati ancor prima di scendere in campo.
    Già, una squadra operaia: guai a dimenticarselo, soprattutto contro Cantù in un match fondamentale per il suo futuro. Che il tecnico pavese abbia idee chiare, conscio dei limiti dei suoi uomini di cui essi stessi sono consapevoli, lo si sapeva. Ora abbiamo la prova sul campo, laddove ognuno ha saputo offrire il meglio di sé, aggrappato a una difesa da battaglia e ben studiata (come la zona) per calarsi poi senza complessi in campo opposto. Sarebbe risultata davvero preziosa, in questa Varese la presenza di un elemento di grande personalità, avvezzo a iniziative private e a canestri in serie allorquando si fatica a trovare soluzioni d'assieme. Dallas Moore nelle file di Pesaro, con 24 punti di media a gara, lo dimostra. D'altra parte era stato lo stesso Caja a disquisire su questo limite. Si sarebbe forse potuto sacrificare, in economia, qualche scelta per puntare su un leader certo di riferimento. Nell'occasione è bello però annotare un crescendo nel tiro da tre punti che resta una componente influente sul rendimento, la palpabilità di Wells e il coraggio di Okoye nel mostrare la merce del suo banco, infine la solita animosità di Ferrero e la qualità offensiva, pur discontinua, di Waller. L'intermittenza offensiva di Hollis sta trovando compensazione nel suo incisivo apporto in difesa che sembra coltivare, sorprendendo, ogni giorno in palestra. Cain, che non è una cima tempestosa, ha mostrato la sua utile quadratura così come Tambone e Natali hanno portato il loro mattonano.
    Varese, con il lutto sulle maglie, ha così onorato la memoria di Augusto Ossola, mitica figura - pur sempre nell'ombra - sin dai tempi dell'lgnis attraverso una collaborazione a dir poco preziosa. In eredità ci ha lasciato due libri sulla nostra Pallacanestro, quale patrimonio di tante storie, da ristampare e divulgare.
    Giancarlo Pigionatti

  • simon89
    La Varese operaia sfiora il colpaccio sul campo della corazzata EA7. Nonostante l'enorme differenza di tonnellaggio a livello fisico (ed economico), la truppa di Caja si gioca il finale in volata facendo leva sull'identità corale tanto apprezzata in precampionato. Alla fine conta il risultato, e i biancorossi escono dal Forum a mani vuote a dispetto dell'intensità profusa per 40': il rimpianto principale è per il 10 su 20 ai liberi che in una gara persa col minimo scarto è fatalmente determinante, soprattutto perché i ferri in serie li hanno collezionati anche specialisti come Waller e Ferrero.
    Ma può una sconfitta aumentare comunque fiducia ed autostima? È la domanda che tutto l'ambiente di Varese si pone nel dopogara di Assago: il perentorio "si" pronunciato da Attilio Caja in sala stampa è condiviso da giocatori, dirigenti e tifosi. Perchè Ferrero e compagni, trovando quel ritmo balistico mai mostrato all'esordio contro Venezia (11/25 da 3 contro il 2/21 di domenica scorsa), mostrano che il sistema basato su circolazione di palla e suddivisione dei compiti (4 in doppia cifra e 9 a referto) può pagare dividendi anche contro una squadra di Eurolega. Alla fine Milano la vince con il talento dei singoli, vedi gli assalti al ferro di Goudelock (letale nel ricacciare indietro la prima rimonta biancorossa) e il mix di giocate di talento di Theo-dore, leader non solo emotivo ma anche tecnico che produce i 7 punti decisivi nel rush finale. Al contrario Varese non trova il suo stoccatore nel momento di raccogliere i frutti del lavoro corale: Wells mostra confortanti segnali di ripresa dopo l'esordio, ma il 4/13 al tiro è rivedibile al pari delle padelle di Waller (partito fortissimo ma poi spentosi alla distanza) quando il pallone scottava. Tra le note positive, c'è invece la tenuta del reparto lunghi, con Cain che ancora non brilla in attacco ma si fa sentire dentro l'area, e Hollis che sale di tono alla distanza confermandosi l'elemento di maggior qualità nel quarto periodo quando oltre al collettivo serve la classe.
    Il bottino delle prime due uscite impossibili contro Venezia e Milano rimane comunque il prevedibile zero che si poteva stimare già il giorno dell'uscita del calendario a fine luglio. Però rispetto alla prima casalinga al PalA2A, il piglio più convincente - quantomeno sul piano del rendimento offensivo -mostrato dalla squadra di Caja è decisamente confortante in vista dei test contro Cantù e Brescia (forse le rivelazioni più eclatanti del secondo turno). La Varese del Forum è molto più simile, a quella del 9-2 in precampionato rispetto a quella stoppata dal ferro di Masnago in occasione dell'esordio casalingo. Certo ieri Ferrero e soci non avevano niente da perdere contro un'EA7 ancora in divenire: out Abass e Pascolo oltre ai 4 stranieri del turnover obbligatorio. Però la capacità di reggere l'urto fisico contro un'avversaria più stazzata, e la fiducia nel sistema mostrata in occasione della rimonta dal meno 12 del 27' con la scossa dei giocatori più umili della panchina, sono gli aspetti più positivi della gara di ieri sera. Ora Varese è pronta ad iniziare il suo campionato, partendo dal derby contro l'esplosiva Cantù dei sei stranieri: la sfida di lunedì prossimo tra l'organizzazione biancorossa e il talento brianzolo sarà un altro test verità.
    Giuseppe Sciascia

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