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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Last but not least, è stato Cameron Wells l’ultimo acquisto presentato dalla Pallacanestro Varese, a metà della settimana che conduce all’esordio in campionato contro la Reyer Venezia. Il playmaker americano, classe 1988, è alla prima stagione in Italia dopo una esperienza consolidata in Bundesliga tedesca, con le ultime tre annate tra le fila dei Giessen 46ers. Dopo i problemi al polpaccio patiti durante le prime fasi del pre-campionato, si è gradualmente inserito in squadra e le sue condizioni sono ora ottimali: «Il problema al polpaccio mi ha un po’ rallentato il ritmo, ma ora penso di essere al 100%».
    Wells, che aveva confermato la sua firma con Varese su Instagram durante l’estate, ancora prima che arrivassero i comunicati ufficiali, si definisce pronto per l’esordio in Serie A: «Siamo pronti per cominciare e ci stiamo preparando all’esordio nel modo migliore. Penso che quello italiano sia un campionato molto competitivo e che ogni partita andrà sudata e sarà dura. Sono emozionato nel dare il via a questo campionato, non vedo l’ora che la stagione abbia inizio e soprattutto non vedo l’ora, non vediamo l’ora tutti quanti, di giocare la partita di domenica. Il precampionato è andato bene, abbiamo vinto molto, ma è da domenica che si inizia a fare sul serio. Abbiamo sempre lavorato bene insieme, si è creato subito un bel rapporto tra di noi, dentro e fuori dal campo. Ci vediamo anche dopo gli allenamenti e questo aiuta a cementare un bel gruppo. Vorremmo dimostrare tutti insieme di poterci esprimere ad alto livello».
    Coach Caja, ma anche Tyler Cain e tutti i compagni, ha parlato bene di lui esaltando le sue doti di leadership in campo: «Sono contento che abbiano parlato bene di me, io cerco di giocare il mio basket, di essere aggressivo e utile alla squadra, come mi è stato insegnato. Sono pronto a prendermi le mie responsabilità, la stagione scorsa sono stato capitano ai Giessen, penso di averlo fatto bene». In chiusura, le curiosità in risposta alle domande dei tifosi: «Cestisticamente il mio modello è Kobe Bryant, ma il vero punto di riferimento è mio padre, che mi ha sempre insegnato che genere di persona essere».
    Conclusa la presentazione di Cameron Wells, l’ultima della serie dei nuovi acquisti, c’è da segnalare una nuova avventura per un ex biancorosso. Paolo Conti, assistente allenatore nelle ultime due stagioni sulla panchina della Openjobmetis prima con Moretti e poi con Caja, sarà assistente di Meo Sacchetti in nazionale. Insieme a lui e al Meo, in questa nuova avventura in azzurro, ci saranno Lele Molin, ora assistente a Trento ma con una grandissima esperienza alle spalle, e Massimo Maffezzoli, che ha accompagnato Sacchetti nella straordinaria avventura a Sassari e lo ha seguito anche a Brindisi.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Cameron Wells ha solo parole positive per Varese e non vede l'ora di cimentarsi con la serie A italiana, scelta per misurarsi ad un livello superiore dopo le esperienze precedenti in Olanda e Germania. Il nuovo playmaker bianco-rosso racconta così le sue sensazioni: «Il feeling con compagni, staff tecnico, società e tifosi è stato eccellente: le prime cinque settimane trascorse a Varese sono state molto positive, per quel che ho visto in precampionato sarà una stagione molto impegnativa contro squadre forti e ben organizzate. Sarà un campionato molto equilibrato, ci stiamo preparando per competere al massimo in tutte le partite».
    Di Wells hanno parlato bene tutti i compagni per la capacità di scelta tra costruzione e finalizzazione del gioco, qualità principale per un playmaker d'ordine: «Cerco solo di giocare il basket che mi hanno insegnato: non sono un giocatore egoista, credo di essere in grado di decidere quando scegliere le soluzioni personali e quando invece è più opportuno coinvolgere gli altri; per questo mi fa molto piacere F apprezzamento espresso dai miei compagni. Io leader? E un lavoro che prosegue giorno dopo giorno; l'anno scorso in Germania ero il capitano e avevo responsabilità nella comunicazione con i compagni e l'allenatore, sono contento che il coach mi veda con lo stesso ruolo quest'anno».
    L'atleta del 1989 è deciso a giocare al meglio le sue carte a Varese, ma è concentrato solo sui destini del team biancorosso per il 2017-18: «Ho sempre cercato di costruire anno per anno la mia carriera; Varese sarà un'esperienza importante in una lega competitiva, ma il mio obiettivo non è quello di cercare un contratto migliore il prossimo anno. Quello che mi interessa, come giocatore e come persona, voglio vincere il maggior numero di partite possibili per me e per la squadra». E dopo un precampionato da protagonisti, la squadra è carica per iniziare al meglio l'avventura stagionale: «Non vediamo l'ora che la stagione cominci; il precampionato è stato positivo e ricco di successi, ma questa settimana in palestra si respira un clima diverso, c'è grande entusiasmo e voglia di iniziare a giocare per i due punti. Vogliamo provare a noi stessi e alla città di poterci stare in questo campionato a partire dalla sfida di domenica contro Venezia».
    Wells conferma infine l'ottima chimica umana tra i membri della squadra del 2017-18: «Ci siamo trovati subito bene insieme anche fuori dal campo; ci vediamo spesso e parliamo molto tra di noi, questo aiuta per riuscire a comunicare anche sul parquet, e fa molto piacere a tutti noi. L'auspicio è che si possa dare continuità al lavoro che abbiamo iniziato in queste settimane. Per tre anni consecutivi ho militato nel Giessen, ma attorno a me c'erano sempre tante novità; poter proseguire con lo stesso gruppo di lavoro con persone che si conoscono e dei quali ci si fida potrebbe essere utile».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Un precampionato da top scorer chiuso col premio di Mvp del torneo di Montichiari per l'acquisto meno pubblicizzato ma al momento più importante dell'estate 2017. Stan Okoye, 26 anni, è il prototipo del giocatore affamato di gloria che vuol far coincidere la sua affermazione personale con quella della nuova Varese: «Lo scorso weekend abbiamo chiuso nel modo migliore un precampionato molto positivo. Non tanto per i risultati, quanto per il cammino che abbiamo svolto per crescere come squadra. Abbiamo dato il massimo ogni giorno e ci siamo preparati molto bene; i successi contro due ottime squadre come Virtus Bologna e Stelmet ZieIona Gora hanno dato la misura di quanto il duro lavoro quotidiano sia servito per raggiungere un livello già elevato di preparazione».
    Nel nuovo sistema Varese la difesa graffiante è la costante, le percentuali da 3 punti la variabile decisiva: è d'accordo?
    «La difesa è la chiave di tutto il sistema, ma il tiro dall'arco è fondamentale perché va per esaltare tutta l'intensità che mettiamo in campo in retroguardia. Abbiamo lavorato molto su questa situazione particolare durante il precampionato: ogni allenamento ed ogni partita siamo andati in crescendo, sia dal punto di vista della condizione fisica che dell'intesa di squadra. Abbiamo trovato subito un'eccellente chimica dentro e fuori dal campo ed i risultati positivi hanno aumentato la fiducia e l'autostima del gruppo».
    La sensazione è che la squadra abbia raggiunto già un livello elevatissimo di affiatamento e condizione.
    «Lo staff tecnico ha svolto un eccellente lavoro nel prepararci alla nuova stagione: abbiamo visto tantissimi video per migliorare i dettagli richiesti dal coach e questo ci ha aiutato molto. L'allenatore ci ha messo sempre la giusta pressione per crescere, prendendo ogni cosa con la giusta serietà: abbiamo sposato subito il sistema di gioco sul piano tecnico e l'identità corale che ha voluto darci, e tutti i giorni mettiamo in campo questo approccio».
    Insomma la nuova Varese si ispira al classico slogan "il lavoro duro paga sempre"... «È l'obiettivo finale al quale vogliamo arrivare. La partita perfetta non esiste: ognuno di noi potrà fare errori, ma dovranno essere l'impegno e lo spirito con cui andremo in campo volta per volta a fare la differenza. Gli errori si possono mascherare con l'energia e l'applicazione: aiutarci sempre tra noi, essere fisici in difesa, andare forte a rimbalzo e gettare ogni stilla di energia in retroguardia. Il nostro duro lavoro quotidiano pagherà certamente, vedremo quanto nell'arco della stagione».
    Nel precampionato si è visto un Okoye inedito soprattutto nella precisione dal perimetro (43% da 3 nelle 11 amichevoli disputate): sembra un giocatore diverso rispetto al 2014-15...
    «Nella mia prima avventura a Varese giocavo prevalentemente da ala forte; era la mia prima stagione in un campionato di alto livello e non mi sentivo a mio agio nello spot di ala piccola. Da 4 non avevo molte opportunità per tirare da 3 punti; i due anni da protagonista in A2 mi hanno aiutato a migliorare il gioco sul perimetro, ho aumentato le percentuali e la confidenza con le conclusioni da fuori. Ora in questo sistema mi trovo alla perfezione: tutto nasce dall'allenamento, i tiri che ho segnato in partita in precampionato sono quelli che la squadra ha costruito giorno dopo giorno col lavoro in settimana».
    Cosa ha lasciato il precampionato da 9 vinte e 2 perse in vista dell'esordio di domenica contro Venezia?
    «Vogliamo portare in campo la mentalità e la fiducia che ci hanno già dato tanta sicurezza nelle amichevoli. Col tipo di difesa e coralità che abbiamo messo in campo nelle amichevoli di settembre, ogni cosa può accadere. Noi garantiamo il massimo impegno e la voglia di lottare contro chiunque, vedremo se basterà contro una delle squadre più forti del campionato».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Se il tuo obiettivo quotidiano è quello di garantire a una struttura datata 1964 una funzionalità a prova di millennials, la strada che hai scelto di percorrere sarà ogni giorno impervia. E non è nemmeno solo un problema di lustri che si impilano uno dopo l’altro a far passare il tempo e a rendere vecchio ciò che una volta era nuovo: “l’astronave” di Masnago scontra la sua stoica voglia di resistenza e modernità con l’assenza totale di contributi pubblici, con il portafoglio limitato del gestore e con un’inciviltà dilagante che rimane il morbo peggiore, sintomatico di costi ingenti e perfettamente evitabili. Viaggio nel Lino Oldrini a pochi giorni dall’inizio di una nuova stagione sportiva, sullo sfondo di una convenzione che regola i rapporti fra Comune proprietario e Pallacanestro Varese gestore, firmata dalle parti nel 2012 e valida fino al 2030.
    Speriamo non piova...
    Un viaggio che ha inizio il 30 agosto, giorno in cui sulla Città Giardino si abbatte un temporale caratterizzato da abbondanti precipitazioni, evenienza non poi così infrequente a queste latitudini, che sia estate, autunno o primavera. Il PalA2A, come spesso accaduto negli anni, “accoglie” l’acqua dai suoi proverbiali talloni d’Achille: gli scivoli alle due entrate parterre e il tetto. A Desio, pochi giorni dopo, il Trofeo Lombardia verrà sospeso in concomitanza con un episodio meteorologico simile: si bagna il parquet, non si può più giocare.
    Masnago è più fortunata: il 30 agosto non sono in programma eventi sportivi. La pioggia, però, non fa sconti, come sempre: si accumula alle entrate nord e sud del parterre ad un altezza di circa 60 cm (ci sono ancora i segni sulle porte), poi scivola all’interno, allagando il bar (il Five Cafè) e penetrando nel corridoio che conduce a spogliatoi, uffici e Sala Gualco.
    A ricordare che non si è trattato di un episodio isolato ci sono i segni della muffa stagionata sul muro bianco, appena all’inizio del tunnel: l’infausta regola nasce non solo dalla morfologia del terreno e da quei due scivoli che colmano il dislivello tra piazzale e palasport, ma anche dall’insufficiente lavoro delle grate dello stesso piazzale (quella dell’entrata nord tra l’altro rotta e da sostituire).
    Non è tutto. Gli ingenti scrosci del 30 agosto infradiciano anche i seggiolini della galleria C e il relativo accesso, costringendo la società a spiegare un telo blu per convogliare l’acqua ed evitare la sua discesa verso il campo, sensibile di provocare ulteriori danni. Anche qui siamo lontani dall’inedito, ne sanno qualcosa i tifosi che normalmente si accomodano nel settore: se fuori diluvia, allo spettacolo dei canestri fa talvolta compagnia anche uno spiacevole ticchettio di gocce sulla testa.
    Colpa del tetto dell’astronave, che disegna una V in corrispondenza dei suoi bordi: lì, quando molto abbondante, l’acqua si ferma e non defluisce, sbucando poi all’interno della struttura dalle giunture della copertura. A tal proposito non aiutano gli aghi dei sempreverdi che si innalzano ai confini con la scuola Vidoletti: gli scarti degli alberi si ammassano negli spazi del potenziale deflusso, rendendolo molto più difficoltoso. Gli addetti della Pallacanestro Varese cercano di assicurare una pulizia periodica salendo sul tetto, ma non sempre basta a evitare spiacevoli inconvenienti.
    Graffiti e e spazzatura
    Se per comprendere certe situazioni è necessario averne conoscenza diretta attraverso le persone che tutti i giorni le vivono, per verificare lo stato esterno del Lino Oldrini, invece, basta parcheggiare in piazzale Antonio Gramsci e fare un girotondo intorno all’edificio. Primo problema: i graffiti. Onnipresenti su muri e porte, in intensificazione nella parte posteriore del palazzetto in corrispondenza degli ingressi nord di parterre, curva, tribune e galleria. La società pulisce e questi ricompaiono senza soluzione di continuità, anzi sovrapposti l’uno sull’altro ad aumentare la percezione di sciatteria.
    L’arte del degrado prende forma con l’ausilio delle tenebre: di notte l’area sportiva di Masnago diventa terra di nessuno, mancano i controlli e la videosorveglianza non basta se le immagini non vengono verificate da chi di dovere. Nell’annuario delle sconcezze notturne ai danni del PalA2A ci è finito di tutto e di più, non solo i graffiti: danneggiamenti vari, vetri spaccati, cordoli staccati, porte sfondate con l’intento di entrare nei sotterranei, bisogni degli incontinenti davanti alla biglietteria, improvvisati “coffee shop” in stile Amsterdam nella gabbia esterna costruita davanti al settore ospiti, gente trovata a dormire (non si sa come) nella zona caldaia. Tanti colpevoli, si presume: tutti impuniti. E il club dieci volte campione d’Italia costretto ogni volta a mettere mano alle proprie tasche.
    Andiamo oltre. Davanti ad aiuole o rampicanti non adeguatamente rasati si potrebbe anche chiudere un occhio, ma è impossibile farlo sulla questione della pulizia esterna. Visitiamo il Lino Oldrini in un lunedì qualunque di settembre, con il campionato di basket ancora fermo: la “fisiologica” sporcizia post-partita qui non c’entra. Lo spettacolo sulle scale e vicino alle entrate, ma anche negli anfratti coperti dai muri tra un varco e l’altro, è indegno: bottiglie di vetro, cartacce, sigarette, plastica e centinaia di residui di fugaci pranzi o cene al McDonald’s. Il Tempio del basket come un enorme contenitore pubblico di “rudo”.
    Parlando con chi si occupa della manutenzione si scopre che tale distorta visione della civiltà è purtroppo costante (a)normalità. Il ristoro del decoro da parte della società viene garantito una volta alla settimana, prima delle partite: di più, oltre che troppo costoso, sarebbe inutile, visto che praticamente ogni giorno e ogni sera i bivacchi che lasciano tracce di sé si ripetono senza soluzione di continuità. Aspem passa e pulisce - con i consueti turni - il piazzale, ma è un’altra carezza troppo lieve davanti a chi non vede (meglio: non usa perché non vuole usare) i cestini.
    La convenzione
    Al lettore attento non sarà sfuggita la menzione piuttosto ricorrente nel racconto del settantennale sodalizio cestistico cittadino: Pallacanestro Varese non è solo l’ovvio inquilino interessato del PalA2A, ne è il gestore diretto. Questo in virtù – coma anticipato a inizio articolo – di una convenzione con il Comune firmata nel 2012 e avente effetti giuridici fino al 2030.
    Nella stessa la società di piazza Monte Grappa si impegna a pagare a Palazzo Estense un canone di affitto annuale quasi simbolico (1000 euro all’anno), ma in cambio si sobbarca l’intera gestione della struttura. Che costa e non poco: tutto compreso si parla di circa 250 mila euro in ragione di 365 giorni. Solo aprire il palazzetto per lo svolgimento di ogni gara, per esempio, grava sulle casse per 5000 euro, poi ci sono le utenze, delle quali Pallacanestro Varese è diretta intestataria: 50-60 mila euro di luce annui, 130 mila di gas. Il resto sono interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria: la competenza del Comune riguarda solo piazzale Gramsci, a distanza da quelle che sono considerate pertinenze del palasport (quindi, per esempio, scale ed entrate).
    Alla firma del documento regolante i rapporti tra ente pubblico e privato Pallacanestro Varese si era impegnata ad eseguire lavori di riammodernamento per 1 milione di euro, con l’ente pubblico chiamato alla sola garanzia del finanziamento richiesto per eseguirli. La società è andata ben oltre tale soglia quantitativa. Negli ultimi sette anni sono stati sistemati gli spogliatoi (compresi quelli destinati agli ospiti e quelli degli arbitri) e il relativo tunnel, gli uffici del settore giovanile e le biglietterie, l’impianto luci e i bagni. Poi sono state costruite due nuove sale (la sala hospitality e la sala Gualco per le conferenze) e il negozio del club che ha visto la luce lo scorso anno (e presto arriverà il “cubo” che sostituirà il vetusto tabellone attuale). Non è finita: è stato messo mano all’impianto wifi (oggi uno dei più potenti d’Italia se si parla di palazzetti dello sport) e sono state cablate le porte con la creazione degli “access point”, garantendo tra l’altro un controllo biglietti tramite palmari che è un’altra funzionalità che non esiste dappertutto. Da ultimo, senza contare le numerose altre modifiche fatte per esigenze regolamentari o per ottemperare alle norme di sicurezza sugli eventi pubblici, una delle migliorie più importanti è stata la creazione della postazione assegnata agli utenti disabili, rialzata rispetto al parterre per consentire loro una visione adeguata dello spettacolo sportivo.
    Quanto conviene?
    In sintesi, centinaia di migliaia di euro spesi per permettere a una struttura vecchia di lavorare in modernità. Ma anche centinaia di migliaia di euro spesi per un qualcosa che rimarrà sempre di altri e non proprio. Contributi pubblici? 160 mila euro all’anno dal Comune per i primi tre anni, quindi dal 2012 al 2015, zero dal 2015 in poi: la Corte dei Conti ha dettato lo stop a Palazzo Estense. E zero, giusto per farsi un’idea completa, è anche il numero accanto alla voce “contributi dalla Provincia di Varese” (inteso come Villa Recalcati).
    Quanto conviene a Pallacanestro Varese dipendere da una convenzione simile? Non sarebbe meglio pagare il semplice “noleggio” del palazzetto per le partite (che sarebbe ovviamente superiore all’attuale, simbolica cifra di 1000 euro) e non soggiacere alla “schiavitù” di una costosissima gestione diretta? Dallo status quo derivano alcuni vantaggi (poter usare la struttura a piacimento - ovvero potersi allenare in maniera esclusiva e a qualunque orario, giovanili comprese - e godere degli affitti per gli eventi extra basket che si tengono al Lino Oldrini, eventi che tuttavia sono molto rari e non possono essere programmati od organizzati dalla società) ma il bilancio complessivo appare in negativo e forse nemmeno di poco.
    Probabile che da piazza Monte Grappa venga lanciata nei prossimi mesi (è già successo con la precedente amministrazione comunale) un’istanza di revisione dei rapporti, eventualità che potrebbe risolvere una parte di “imbarazzi” economici ma non tutti i problemi alla radice. Rimarrebbero, per esempio, i costi esorbitanti delle utenze.
    A tal proposito il Comune proprietario – che a “La Provincia” e per bocca dell’assessore allo Sport Dino De Simone ha affermato l’assoluta volontà di collaborazione con Pallacanestro Varese, «società che rappresenta un valore aggiunto per la città, perché ingenera cultura e indotto» - ha un’idea: mettere mano agli impianti energetici coinvolgendo operatori privati, nazionali e internazionali. Si tratterebbe di effettuare lavori di efficientamento in “project financing”, tramite aziende che li eseguirebbero rivalendosi poi sui costi della fornitura (l’intero progetto potrebbe essere esteso anche agli altri edifici pubblici della zona, scuole comprese).
    Sarebbe un inizio. Per cambiare un contesto generale che non può durare, almeno per come si presenta oggi.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Due campi, tribune, palestra, spogliatoi e uffici, nella zona di Calcinate degli Orrigoni dove già esistono pista d’atletica, campo da beach volley e campo da calcio. E poi una foresteria, sempre negli stessi terreni, dotata anche di un ristorante.
    Più di una palestra: un polo sportivo. Che sta prendendo corpo nel lavoro di Gianfranco Ponti, nuovo consigliere d’amministrazione della Pallacanestro Varese con regia sul settore giovanile, sempre più deciso ad andare fino in fondo a un investimento strutturale importante per Varese. Le parole non sono scelte a caso. Quella che agli albori dell’idea doveva essere semplicemente la casa del Basket Ignis, oggi vorrebbe diventare una casa del basket e dello sport a servizio dell’intera Città Giardino: normale allora che si cerchi un accordo con il Comune di Varese che sarà uno dei primi beneficiari della novità.
    Punti fermi e da chiarire
    Lo stato dell’arte è il seguente. Il progetto redatto da un architetto milanese è stato portato sui tavoli di Palazzo Estense durante un incontro avvenuto nei giorni scorsi, alla presenza del sindaco Davide Galimberti e dell’assessore Dino De Simone. Punti fermi: il Comune concederà il terreno a Calcinate degli Orrigoni sul quale “mini-palazzetto” e foresteria saranno edificati; le spese di realizzazione verranno sostenute completamente da Ponti e da prestiti bancari, per un costo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 milioni e mezzo di euro per la palestra-palazzetto e 2 milioni per la foresteria.
    Altro invece è ancora da chiarire. L’aggiunta nel progetto dell’edificio che ospiterà gli atleti (la foresteria) richiede uno spazio più ampio rispetto ai circa 5000 metri quadrati che il Comune avrebbe attualmente in mente di destinare all’iniziativa: si valuterà un’altra area rispetto a quella di Calcinate degli Orrigoni oppure - ipotesi al momento più probabile - verrà trovata un’appendice in loco in grado di garantire la costruzione di entrambe le strutture? I costi di gestione: verranno supportati anche dal Comune (che avrà la piena disponibilità della struttura e la potrà “girare” alle scuole pubbliche, almeno nelle ore mattutine) oppure solo da Ponti? Vista la valenza sociale dell’opera, il modello gestionale da seguire potrebbe essere quello del Palaghiaccio, alla cui conduzione Palazzo Estense partecipa con un contributo economico piuttosto sostanzioso.
    Di più se ne saprà nei prossimi mesi: il solco della novità è comunque già stato ampiamente tracciato.
    Prodanovic? No. Futuro? Sì
    Restando sempre in tema “giovani”, Milos Prodanovic, atleta bosniaco classe 2002, settimana scorsa a Varese per un provino, non rimarrà in biancorosso. Il ragazzo si è allenato con coach Dodo Rusconi e con Andrea Meneghin: è “bravino”, ma i nuovi responsabili tecnici del vivaio biancorosso hanno convenuto che al momento il gioco non valesse la candela, anche in virtù di un investimento che per evidenti motivi logistici non sarebbe stato esiguo. Poco male: l’intera operazione è servita ad allacciare buoni rapporti con l’entourage (rimasto pienamente soddisfatto da quanto “visto” a Varese, sia a livello organizzativo, che tecnico, che di idee per il futuro) dell’agente serbo Aleksandar Raskovic, con il quale si potrebbe sviluppare una collaborazione ( inedita a livello italiano) continuativa e concernente non solo il settore giovanile.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Il precampionato di Varese letto in funzione dei singoli. Ecco i voti ai 10 protagonisti della nuova stagione al termine del percorso delle 11 amichevoli con media punti e percentuali di tiro.
    AVRAMOVIC (11 giocate, 6,2 punti, 43% da 2, 25% da 3) - voto 6. L'Aleksa di inizio 2017/18 è simile a quello di fine 2016/17: tanto istinto e intraprendenza, non sempre supportato dalla lucidità; sicuramente meglio da guardia col ritorno di Wells che all'inizio in regia. Si è calato con efficacia nei panni dell'uomo di rottura che può dare energia dalla panchina.
    PELLE (10 g, 8,1 ppg, 63% da 2) - voto 6.5. Approccio positivo nel sottoporsi alla seconda razione di "cura Caja" dopo i sogni estivi senza esito tra NBA e coppe di vertice: riducendo il margine di errore (leggi meno blocchi in movimento e sfarfallate per stoppare) il suo impatto è meno sporadico e più continuo.
    NATALI (11 g, 4,1 ppg, 34% da 2, 42% da 3) - voto 6.5. impatto superiore alle aspettative in un sistema perfetto per esaltare la sua propensione al gioco di squadra e alla difesa. Getta ogni stilla di energia sul parquet in retroguardia, e quando ha spazio dimostra di saper graffiare dall'arco.
    OKOYE (11 g, 12,5 ppg, 62% da 2,43% da 3) - voto 8. La sorpresa più lieta tra le scelte estive: due anni da protagonista in A2 hanno aggiunto personalità e pericolosità dall'arco al suo intrigante mix di fisicità ed esplosività. Top scorer biancorosso del precampionato e MVP assoluto nelle imprese di maggior spicco tra Pavia e Montichiari.
    TAMBONE (10 g, 6.8 ppg, 40% da 2, 34% da 3) - voto 7. Diligente in regia nelle prime uscite in assenza di Wells, bravo a farsi trovare pronto dalla panchina al rientro del titolare. Le due lussuose gare del Memorial Ferrari dimostrano che il salto dalla A2 non fa paura: e se il tiro entra con la frequenza di Montichiari...
    CAIN (11 g, 7,6 ppg, 60% da 2) - voto 7,5. Si vede poco ma si sente tantissimo: è il vero regista della retroguardia grazie all'innata capacità di lettura su cambi e rotazioni, un collante capace di esaltare doti atletiche normali con l'intelligenza cestistica.
    FERRERO (11 g, 7,3 ppg, 53% da 2, 24% da 3) - voto 7. Il capitano ormai è una certezza per il suo stile di gioco all'insegna dell'intensità che rispecchia perfettamente l'indole operaia della nuova Varese.
    WELLS (7 g, 7,6 ppg, 60% da 2, 15% da 3) - voto 6.5. Frenato da un problema al polpaccio, la sua crescita esponenziale dell'ultima settimana fa ben sperare coach Caja che gli ha affidato le chiavi della squadra ma gli chiederebbe ancora più intraprendenza.
    WALLER (9 g, 11,8 ppg, 47% da 2, 37% da 3) - voto 6,5. Fuciliere designato nella manovra a metà campo, il sistema gli crea tiri aperti in quantità industriale che ha convertito con alterne fortune. Giocatore di striscia nel bene e nel male, la fiducia nel suo tiro è comunque innata e quando va in ritmo può essere devastante.
    HOLLIS (10 g, 11,5 ppg, 63% da 2, 33% da 3) - voto 7. Classe ma anche concretezza per un elemento capace di adeguarsi in fretta alla mentalità operaia dei compagni: non disdegna di sporcarsi le mani in retroguardia lavorando forte a rimbalzo e negli aiuti.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese piazza la ciliegina sulla torta del suo precampionato di lusso. La truppa di Attilio Caja schianta lo Stelmet Zielona Gora - vincitrice degli ultimi 3 scudetti polacchi e futura avversaria di Avellino nel girone D della Champions League FIBA - e alza il Trofeo "Roberto Ferrari" messo in palio dalla Leonessa Brescia. Prestazione di altissimo livello per Ferreo e soci, che alla solita difesa graffiante in grado di disinnescare la supremazia fisica dei polacchi aggiungono una scintillante serata al tuo dall'arco (12/25 da 3). Così il percorso delle amichevoli di Varese si chiude con un eccellente record di 9 vittorie su 11 gare (uniche sconfitte contro Brescia in semifinale al "Lombardia" e contro Saratov a Caorie). È solo precampionato e non dà punti in classifica, ma sicuramente dimostra che la squadra è già padrona del "sistema-Caja" con tutti gli effettivi; menzione particolare per l'MVP del torneo Stan Okoye (6/9 al tiro e 5 rimbalzi in 20' ) e un Tambone di nuovo ispiratissimo (6/7 al tiro), ma anche stavolta è stato il collettivo il protagonista assoluto (5 in doppia cifra e 56% totale dal campo). E l'avvio di campionato contro Venezia e Milano fa meno paura.
    Subito ispirato l'attacco di Varese con Waller pungente dalla lunga ( 10-5 al 3'). Lo Stelmet muove le torri con la coppia Dragicevic-Savovic, ma la difesa biancorossa protegge bene il pitturato e le incursioni del tonico Okoye valgono il rombante 18-9 del 5'. Il pressing polacco toghe fluidità alla manovra "prealpina" e la squadra di Gronek lima sul 20-17 dell'8' speculando sul bonus biancorosso. Caj a schiera la zona per nascondere i problemi di falli e Varese rilancia l'azione con Tambone e Hollis che colpiscono dall'arco: altro affondo a cavallo tra primo e secondo quarto per il 32-19 del 12'. Spettacolo in salsa biancorossa con Okoye che schiaccia a una mano un contropiede orchestrato a perfezione; predominio assoluto (40-24 con un tap-in dell'ispirato Hollis, premiato venerdì sera dalla Leonessa Brescia con una targa per la promozione in serie A del giugno 2016). Allo show varesino si aggiungono anche Wells e Pelle: massimo vantaggio il 48-26 del 18' con la zona che annacqua la superiorità fìsica dello Stelmet e il ritmo sostenuto che produce soluzioni ad alta percentuale (67% da 2 e 45% da 3 all'intervallo). La sostanza non cambia dopo l'intervallo con Okoye e Hollis solutori costanti a metà campo (63-41 al 25'); una scarica di Ferrero e Tambone fa dilagare Varese fino al 71-44 del 28'. Quarto periodo senza sussulti e da lunedì inizierà la preparazione per l'esordio casalingo contro Venezia: il team di Caja vuole preparare subito uno "scherzetto" ai campioni in carica, con la forma evidenziata al Trofeo Ferrari l'impresa non è così fuori portata...
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese piega in rimonta la Virtus Bologna e conferma la sua vocazione da "ammazzagrandi" del suo precampionato. La truppa di Attilio Caja subisce solo in avvio il mix di talento e fisicità della Segafredo: lo choccante 8-23 iniziale sotto la pioggia di triple di Umeh costringe i biancorossi ad adeguare rapidamente il livello di applicazione ed energia per reggere l'urto di un'avversaria con più talento e muscoli. Ma dopo i 53 punti concessi nei primi 20', frutto del superlativo 8/13 da 3 metà gara delle "Vu" nere, la difesa di Varese prende il sopravvento in maniera lenta ma inesorabile (solo 29 punti col 38% al tiro dopo il 66% della pausa lunga). E l'oliatissimo collettivo biancorosso produce soluzioni efficaci per tutti gli effettivi - 5 in doppia cifra e 10 a referto - con menzioni particolari per il sostanzioso Okoye (6/13 dal campo, 6 rimbalzi e un gran lavoro su Ale Gentile) e un Wells in glande ascesa (6/9 e 5 assist in 22'). Anche se il protagonista finale di rimonta e sorpasso negli ultimi 2'30" è Matteo Tambone, in campo nel finale dopo il cambio chiesto da Wells e decisivo con i suoi 10 punti negli ultimi 4'.
    Stasera alle 20.45 la finalissima contro i polacchi dello Zielona Gora, che ieri hanno sconfitto Brescia, per chiudere un precampionato attualmente da stropicciarsi gli occhi (8-2 il record biancorosso). Dopo l'avvio incerto, la scossa difensiva viene dalla panchina: Varese apre il gas in campo aperto e rientra sul 17-23 dell'8'. La spinta di Wells e le sospensioni di Waller lasciano il segno e i biancorossi limano fino al 25-29 del 13'; la Virtus riprende l'abbrivio con i balzi di Slaughter (31-40 al 16'), ma la zona match up proposta da Caja dà un'altra scossa con capitan Ferrerò che graffia dall'arco per il 40-44 del 17 '. Una doppietta perimetrale di Umeh scardina l'arrocco e la Segafredo rilancia la fuga (42-53 al 18').
    Dopo l'intervallo Varese torna in scia con le accelerazioni di Wells e i guizzi di Okoye. Una super schiacciata di Pelle e una tripla di Waller valgono il 56-57 del 24', anche se gli sforzi difensivi costano cari in termini di falli (4 per Okoye e Ferrero). La doppietta dall' arco Umeh-Lafayette fa saltare la zona e dilata nuovamente il gap; i biancorossi calano nuovamente la saracinesca (bene Cain e Hollis dentro l'area) ma 1 ' attacco produce 3 soli punti negli ultimi 5'30" e la Virtus tiene il comando (59-66 al 30'). A sbloccare l'impasse ci pensa Wells, le cui incursioni nel traffico danno gas alla manovra: un 2+1 dell'ex Giessen e una rubata con di Tambone siglano il riaggancio sul 70 pari. Una tripla di tabella di Ndoja e una magia da 8 metri di Umeh riportano al comando Bologna (74-78 al 37'), ma Varese chiude l'area e trova un ispirato Tambone che piazza la doppietta dall'arco della nuova parità (80-80 al 38'). Sorpasso fallito quattro volte con Avramovic, Okoye, Hollis e Tambone, ma Cain "raccatta" altrettanti palloni dalla spazzatura e regala ad "Avra" i 2 liberi del sorpasso; ancora area blindata col ferro che dice no alla tripla di Ndoja, e Okoye allunga sull'84-80 a meno 25". E dopo Torino, anche la Virtus Bologna deve inchinarsi alla Varese operaia.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    È grande Varese al Trofeo Ferrari. Esagerati? È solo precampionato, dite? Vero, ma a Montichiari è stata partita vera, fisica, difficile da interpretare, giocata contro un avversario forte, talentuoso, deciso a non mettere in mostra solo le beltà innate e derivanti dalla classe dei propri singoli ma anche una grinta e una difesa da campionato (a tratti da playoff).
    L’89-85 che sbatte al tappeto la Virtus Bologna è dunque da celebrare, perché avvalora - al cospetto di una formazione che sulla carta non dovrebbe avere problemi a classificarsi in una delle prime otto posizioni del prossimo campionato - l’ottimo lavoro dell’estate varesina, dando speranza e ottimismo a una settimana dall’incipit autentico della stagione.
    La sporca dozzina di Attilio Caja ci mette 5-10 minuti a trovare la quadra, spiazzata non solo dalle giocate dei vari Gentile (Alessandro), Slaughter e Umeh, ma soprattutto dall’approccio tosto e concreto della difesa di Ramagli.
    Dalle difficoltà emerge la Varese migliore del precampionato, vista la contendente con cui ha incrociato le armi: paziente anche sotto di 15, capace di crescere difensivamente e offensivamente con il passare dei minuti, solida mentalmente e tecnicamente preparata. Emerge una Varese rognosa, antipatica da affrontare: la difesa fatica a prendere le misure per 20 minuti (53 punti concessi), poi chiude la saracinesca (32 quelli lasciati nel secondo tempo) nonostante le percentuali dei bolognesi restino abbastanza mostruose (53% da 2 e 52% da 3 al 40’); l’attacco - dal canto suo - abbina alla già citata pazienza (nel cercare la conclusione più appropriata), anche alcuni acuti dei singoli in grado di togliere le castagne dal fuoco alla bisogna, su tutti quelli di un Wells sempre più consapevole della propria importanza offensiva e quelli di un Hollis bravo a concentrare i lampi di classe nei frangenti decisivi. Restiamo sotto il canestro avversario, perché sono altri due i giocatori che meritano menzione: scriviamo di Okoye, macinatore sicuro di canestri per tutti i 40 minuti e freddo nel finale dalla lunetta, e Tambone, ancora una volta sicuro, maturo e nella fattispecie pure “puntero” con le triple che agganciano la Segafredo nell’ultimo quarto. Varese generosa? Lo sapevamo, lo avevamo già visto. Ma segnare 89 punti contro una retroguardia come quella orchestrata da coach Ramagli è suonata come una bella scoperta. Domani (nella fattispecie oggi, quando la Openjobmetis affronterà i polacchi della Stelmet Zielona Gora nella finale delle 20.45) è un altro giorno e così sarà finché una vittoria non varrà due punti. È però sinceramente piacevole veleggiare verso l’inizio di campionato senza le paturnie degli anni scorsi, consapevoli - stavolta tutti - dei limiti (ci mancherebbe…) di una nuova Varese, ma per una volta anche delle sue belle qualità. Poi vada come vada.
    Torniamo al solo match, la cui cronaca spiccia è presto scritta. Le bombe di Lafayette (iradiddio) e le giocate di Alessandro Gentile sorprendono Wells e compagni (8-23 al 7’) che tuttavia non si scompongono, riuscendo a chiudere il quarto con un accettabile -9 (19-27). Si riparte con le giocate di sostanza di Ferrero e Waller, vanificate da uno strabordante Slaughter sotto le plance e da un Umeh che continua a vedere il canestro grande come una vasca da bagno. 44-53 al 20’ e Virtus sempre avanti anche nel terzo periodo, anche se i biancorossi decidono di dare la prima scossa al match con il marchio di fabbrica della difesa. Il recupero - lento ma con lo zampino di tutti: 10 uomini a segno, 5 in doppia cifra - si compie nell’ultima frazione e diventa vittoria con 2 minuti finali granitici, sia davanti che dietro.
    Fabio Gandini

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