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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Manifesta inferiorità, il primo verdetto s'intona alla realtà tanto temuta per un'obiettiva differenza di valori in campo in rapporto alle individualità delle squadre. Fors'anche il tifoso, per amore di parte, seppur preparato a quel sofferto realismo che lo accompagnerà nella stagione, sperava in un divario meno pesante e impietoso in casa propria certo dell'energia quale unico bene del collettivo biancorosso, costretto all'ardore dai limiti di cui i suoi uomini, a dire dello stesso Caja, sono ben consci.
    Limiti spaventosi allorquando l'intensità di Varese si è sgretolata di fronte all'enorme e profonda qualità di Venezia campione e pure potenziata da permettersi due formazioni per dire di una panchina, probabilmente, superiore ai titolari biancorossi. La storia di Varese in questo campionato, con la salvezza come obiettivo massimo, comincerà quando affronterà determinate avversarie, peraltro e grosso modo, già identificabili in Cremona, Brindisi e Pesaro, perdenti al debutto cui vanno aggiunte Pistoia e Capo d'Orlando. Solo in questi confronti, molto terreni, si capirà l'effettiva competitività di Varese. Sempre che non la si scopra mediocre "vita naturai durante" (in campionato) nonostante tanta applicazione.
    Certo è che di fronte a una grande, si diceva, la formazione biancorossa ha mostrato una disarmante pocnezza tecnica nelle sue individualità: hai voglia di batterti con generosità ma se non hai confidenza con il canestro restia mani vuote. Caja, nei giorni scorsi, ammetteva con onestà la mancanza di un elemento di talento e di personalità, capace di prendersi iniziative personali d'assalto allorquando diventano prevedibili e "parabili" le soluzioni di squadra. Ebbene, questa assenza è parsa vistosa e scoraggiante per il gruppo, senza risorse né spinte dopo nemmeno venti minuti. Non solo ma ben altre incognite incuriosivano alla vigilia ben sapendo come siano importanti le voci relative al rendimento dell'asse play-pivot, al tiro dall'arco, ai punti nelle mani e ai rimbalzi. Se dovessimo tener conto dell'impatto con Venezia, non avremmo altra scelta che bocciare il play e il centro il cui rendimento è risultato pari a zero. Wells non ha mostrato alcuna prodezza, nemmeno mezza di quelle che un play di scuola americana dovrebbe possedere in partenza: ha solo distribuito palloni elementari mentre un atleta, pur grezzo, ma esplosivo come Pelle andrebbe innescato sotto i tabelloni, laddove il titolare Cain non ha mai svettato. Eppure già qualcuno lo lodava per quell'etichetta di "gran passatore" che importa un fico secco dovendo un cestista segnare.
    In ogni caso la squadra, nonostante sconfortanti impressioni, è rivedibile contro avversarie della sua dimensione: staremo a vedere. Così come dovremo valutare in gare più pertinenti per livello tecnico i punti nelle mani e il tiro da tre punti (nell'occasione 62 con 2/21 dall'arco, nemmeno il 10% in precisione, una vera miseria). Senza un regista che dia un 'impronta e un 'identità al collettivo e senza un cannoniere come Dominque Johnson, non a caso catturato da Venezia, in sintesi senza un vero leader, il cammino di Varese sarà difficile e sofferto ma non impossibile per la sua onesta aspirazione, d'altra parte ne è ben conscia la tifoseria, ammirevole nell'incitamento verso la squadra pur sotto di venti punti. La cognizione della realtà aiuta, l'ambiente è maturo, aspettiamo giorni migliori.
    Giancarlo Pigionatti

  • simon89
    Varese sbatte contro la dura realtà del campionato, alzando bandiera bianca sotto la pioggia di triple di Venezia. Le certezze costruite in precampionato svaniscono alla prima prova del campo: la compagine di Attilio Caja accompagna solo nei primi 15' il piglio graffiante ad un attacco illuminato. Poi emergono tutti i limiti di talento che la coralità non riesce più a nascondere, e lo show dei solisti del mitra dell'Umana piega rapidamente le ginocchia ad una squadra mai fuori partita dal punto di vista dell'intensità, ma troppo remissiva in attacco per tenere il passo delle triple in serie degli avversari.
    Clamorosa la differenza finale nelle percentuali dall'arco (16/30, compresi gli ultimi 4 errori, per gli ospiti a fronte del glaciale 2/21 di Varese), prima chiave di interpretazione di una gara nella quale Varese ha esaurito presto la benzina mentale garantita dai canestri costruiti di squadra. Troppi i fucilieri col colpo in canna - dall'applauditissimo ma pungente ex Johnson fino al duttile Orelik - nelle file dell'Umana nella serata in cui invece troppi elementi importanti hanno steccato la prima casalinga. Male soprattutto Wells, ordinato in regia ma totalmente assente all'appello alla voce punti segnati; lo 0/11 complessivo dell'asse play-pivot (male anche Cain sbattendo contro i muscoli protesi dei lunghi ospiti) è stato un altro fattore chiave del match. Deciso comunque dalla capacità di Venezia di creare punti anche a giochi rotti con le invenzioni dei singoli (vedi la prima doppietta dall'arco di Haynes) quando l'attacco di Varese - dopo i 32 punti segnati nei primi 15' - è andato in bambola in assenza di soluzioni garantite, realizzandone soltanto 7 a cavallo tra secondo e terzo quarto.
    Altro dato saliente riguarda gli assist: 23 per Venezia contro i soli 7 dei padroni di casa, che rispetto alle fluide esecuzioni del precampionato hanno progressivamente sofferto l'aggressività difensiva profusa dall'Umana per rompere i suoi giochi a metà campo. L'unica fiammata di talento è stata prodotta nel secondo quarto da Damian Hollis, autore di 12 punti quasi consecutivi; ma l'ala di passaporto ungherese ha giocato solo 3' nella ripresa, con Attilio Caja che ha preferito la garra di Ferrero (inedito top-scorer biancorosso) ai colpi di classe dell'atleta del 1988. A fine gara il coach pavese predica l'ottimismo della ragione di chi ha visto la squadra lavorare per sei settimane e sa che è in grado di esprimere certamente qualcosa di meglio rispetto al match di ieri sera. Di certo il prossimo ostacolo è il peggiore possibile per cercare riscatto, visto che domenica Varese farà visita alla supercorazzata EA7, pur nella versione campionato con soli 7 degli 11 stranieri sotto contratto. Per questo è necessario tornare alle considerazioni precampionato di Claudio Coldebella, che chiedeva pazienza prima di giudicare la nuova Varese: Venezia e, verosimilmente, Milano sono test poco credibili per misurare lo spessore dei biancorossi, i primi bilanci andranno stilati dopo i derby contro le più abbordabili Cantù e Brescia.
    La dirigenza era stata chiarissima in estate: ci sarà da soffrire per conquistare la salvezza. Il primo impatto con la serie A è stato traumatico; il tempo dirà se per merito di Venezia o demerito di Varese, ma l'unica cosa che può fare la squadra è continuare a lavorare per nascondere meglio un talento offensivo limitato come dimostrano i 62 punti col 36% dal campo dell'esordio. 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il basket, signori, è una delle scienze più esatte che esistono. E le statistiche sono il compendio migliore per studiarla. Or dunque: 9% da 3 contro 52%, 7 assist contro 23, 3 quarti su 4 persi nel punteggio. Statistiche dei singoli, ancora più importanti: Wells virgola e Cain quasi virgola contro Johnson 22 e Orelik 17 (tanto per dire, perché poi si potrebbe anche citare l’impatto quasi nullo di Avramovic e Tambone e la comparsata di un solo quarto di Hollis contro la solidità di Watt e Biligha e i punti capaci di dare il là alla fuga ospite di Haynes).
    E visto che, da ultimo, anche la storia è importante finiamo con “Campioni d’Italia” contro “squadra che deve salvarsi”.
    Partita perfetta. Degli altri
    Openjobmetis Varese-Reyer Venezia (62-80 il finale) è tutta nelle righe che avete appena letto. Serviva la partita perfetta nell’esordio più difficile possibile e la partita (quasi) perfetta l’hanno fatta gli altri.
    Con tante nullità offensive figlie di difficoltà a creare gioco quasi insormontabili, a Varese non è bastata l’applicazione difensiva, spesso peraltro frustrata dal talento dei campioni e non sempre efficace (prima linea biancorossa battuta con troppa frequenza a creare grande vantaggio per i tiratori lagunari). Che gli “Artiglio boys” avessero dei limiti era arcinoto: se questi vengono fuori tutti insieme e contro una prima della classe, nemmeno sognare di vincere è lecito.
    A corrente alternata
    La cronaca di una partita che dura 17 minuti. “Jump shots” e fesserie: l’attacco biancorosso dei primi dieci minuti è riassumibile così. Ovvero bene quando un Waller ispirato buca la retina da media e lunga distanza, male quando più di un soldato di Caja si produce in palle perse evitabilissime.
    Anche dall’altra parte del campo le fortune sono inizialmente alterne: a una buona difesa sulla palla e sulle linee di passaggio fanno da contraltare alcune ingenuità (tipo sui giochi a due che liberano l’ex Johnson) che lasciano spazio al talento di Venezia. Fino al 10’ le due squadre si alternano nei vantaggi, poi è proprio DJ (già a quota 11) a firmare il 17-20 della prima sirena.
    Hollis ci prova, poi la Reyer va
    Caja ordina la zona: ne escono due recuperi e un doppio Hollis (21-20 al 11’). Doppio? Triplo, quadruplo, quintuplo: quello dell’ex Brescia e Benfica è un monologo offensivo che tiene in vita la Openjobmetis (sono 15 punti quasi in fila per Damian). Anche dietro si cresce, almeno finché Haynes non decide di inventarsi due triple dal nulla (e da lontanissimo) vanificando il +4 di casa (da 32-28 al 16’ al 32-36 del 17’).
    Varese accusa il colpo e si ferma, subendo una grandinata che in un amen scava un sensibile divario (parziale di 1-16): al 20’ è 33-44.
    Non è un momento, è una tendenza che diventa moda: si ritorna sul parquet e gli ora scioltissimi campioni d’Italia piazzano un altro break di quelli pesanti (c’è ancora Johnson sugli scudi: da 33-44 a 35-54). E il problema non è diventato nemmeno quanto segnano gli altri, anche perché la squadra di Caja - dopo lo smarrimento post intervallo - ritorna anche a difendere con grinta (leggi palle recuperate a iosa) sebbene spesso e volentieri debba inchinarsi a percentuali reyerine che restano mostruose: il problema vero è che nel canestro quelli vestiti di bianco non la buttano mai. Ma proprio mai. E A volte non riescono nemmeno a concludere l’azione (14 perse in 30 minuti, 15 in totale) E allora hai voglia a difendere: il +21 alla terza sirena (46-67) è logica.
    Applausi che serviranno
    L’ulteriore cronaca di una partita già morta non aggiungerebbe nulla all’insieme. Andiamo di semplici particolari: il cuore di capitan Ferrero che continua a battere forte, l’impegno collettivo che non cede di un millimetro alla depressione e alla frustrazione, l’applauso ritmato di un palazzetto (con Varese sotto di 20) che capisce i limiti, apprezza la voglia e concede (giusta) fiducia. Tutte cose che serviranno quando si giocherà per strappare vitali punti in classifica.
    Fabio Gandini

  • banksanity6
    Esordio casalingo di Varese che fa tornare saldamente con i piedi per terra i più ottimisti che speravano, visto il precampionato svolto, in una squadra che potesse almeno vendere cara la pelle con qualsiasi avversaria ma questa sera la compagine veneta si è dimostrata superiore in ogni aspetto del gioco assumendo ad un certo punto l'aspetto di uno tsunami, meritandosi ampiamente il risultato sul campo . C’è da sperare che dopo un impatto così brusco Caja riesca a far leva sull’orgoglio dei suoi per poter ripresentarsi vogliosi di riscatto. Veniamo alle valutazioni personali:
    Avramovic 5: prestazione classica del serbo che ci mette tanto impegno grazie al quale fa qualche buon recupero per poi buttare tutto alle ortiche per la troppa fretta di risolvere i problemi. Sparacchia dalla lunga e non è mai un fattore determinate. SCALBO
    Pelle 5,5: senza un play che lo sappia servire sopra il ferro perde gran parte del suo potenziale offensivo visto che di movimenti da pivot puro non ne ha ancora costruiti a dovere ma nel complesso, anche se rimane troppo ingenuo in difesa, possiamo dire che è tra i meno peggio questa sera. UCCELLO IN GABBIA
    Natali 5,5: gioca scampoli di gara per la maggior parte nel momento migliore di Varese ma non riesce a lasciare il segno. INVISIBILE
    Bergamaschi N.E.
    Okoye 4,5: quello che nella preseason era risultato il top scorer biancorosso stecca e alla grande la prima uscita ufficiale, intestardendosi una volta ricevuta palla nel cercare l’azione personale con movimenti e palleggi quantomeno rivedibili ed in difesa non è certo un muro invalicabile. GROTTESCO
    Tambone 5,5: sicuramente tra i 2 registi varesini è quello che esce meglio dal confronto ma non può bastare la sua prestazione appena sotto la sufficienza per traghettare fuori dalla palude i suoi compagni. CARONTE MANCATO
    Cain 4: serata da dimenticare per il centro titolare della OJM che perde tutte le battaglie con i diretti avversari e fa segnare una virgola alla voce punti; certo non è stato assistito al meglio ma lui sembra un lontano parente di quello visto nelle amichevoli. FLOP
    Ivanaj N.E.
    Ferrero 6,5: il capitano incarna il suo ruolo nei migliori dei modi trovando la via del canestro con una buona regolarità anche se poi dalla lunga non la mette mai. Tanta energia difensiva e buoni palloni recuperati anche se poi non sempre finalizzati nel migliore dei modi. CORIACEO
    Wells 3: partita che per lui non è mai cominciata, forse è stato un brutto sogno perché il leader designato di questo gruppo non può essere quello che ha trotterellato pompando il pallone per 25 inguardabili minuti senza riuscire mai ad entrare in partita. NIGHTMARE
    Waller 6,5: insieme a Ferrero il più positivo dei suoi anche perché fa intravedere delle discrete potenzialità soprattutto offensivamente dove il suo rilascio morbido spesso trova il fondo della retina. In difesa ha dovuto vedersela con Dom Johnson che non è certo un cliente semplice e che ha sofferto per lunghi tratti. PUNGENTE
    Hollis 5,5: entra tardi per scelta tecnica ma l’impatto è senza dubbio buono, infatti segna tutte le prime 5 conclusioni prese ma poi come si era acceso si spegne e in parallelo diventa vulnerabile  anche in retroguardia e complice del break di fine secondo quarto che alla fine spacca la partita tant’è che coach Caja lo userà nella ripresa col contagocce. ETEREO

  • simon89
    Attilio Caja ricorre ad una immagine della sua amatissima atletica leggera per introdurre il match inaugurale della stagione della serie A 2017-18: Varese si è preparata coscienziosamente ad una gara di salto in alto, ma l'entry level la costringerà a partire con una impresa superiore al suo standard abituale. «L'asticella sarà subito molto alta ospitando i campioni d'Italia in carica: a luglio l'obiettivo era quello di svolgere una preparazione omogenea per arrivare pronti all'appuntamento con il campionato, e provare a sorprendere qualche avversaria di livello medio non altrettanto pronta. La premessa si è avverata, il calendario però non è dipeso da noi: è come se ci fossimo preparati in maniera costante e meticolosa per una gara di salto in alto, e poi per entrare in gara servirebbe fare il record personale come misura d'apertura».
    Dunque servirà subito una grande impresa per sovvertire il pronostico?
    «Ci aspetta un compito estremamente difficile, dovremo farci trovare pronti a dare fondo a tutte le nostre risorse tecniche, emotive e caratteriali, e disputare la miglior partita possibile facendo ancor meglio di un precampionato comunque ottimo. Se ci riusciremo sarà stata un' impresa grandissima, in caso contrario resteremo convinti della nostra buona preparazione, consapevoli di non essere al livello della Reyer».
    Come vede gli avversari di domenica?
    «Al gruppo campione d'Italia hanno aggiunto un super giocatore come Dominique Johnson, al quale rinnovo la mia gratitudine per quel che ha fatto l'anno scorso, e tanti altri elementi di valore come Biliigha, De Nicolao, Orelik e Watt. Non so se sarà poco meglio o poco meno della stagione passata, però il valore è indiscutibile».
    Quale sarà lo spirito giusto con cui scendere in campo?
    «L'obiettivo è giocare la miglior partita possibile senza rimpianti se ci troveremo di fronte una squadra più forte. Noi vogliamo mettere sempre in campo il 100 per cento: lo auspicavo il primo giorno del raduno e finora è stato così, dovremo essere pronti a farlo sempre sapendo che fisiologicamente qualche volta non accadrà. Dal punto di vista della combattività e dell'impegno non ho dubbi, e il ghiaccio rotto mercoledì scorso in casa contro Lugano sarà utile anche per togliere pressione».
    In quali condizioni psicofisiche arrivate all'appuntamento con il campionato?
    «Siamo vogliosi e desiderosi di iniziare, un sentimento che accomuna giocatori, staff, società e pubblico. Il campionato è salito di livello nella fascia media, e siamo curiosi di confrontarci contro avversarie che sulla carta ci sono superiori. Questa voglia di misurarci dovrà essere un grande stimolo e darci motivazioni per provare a competere contro tutte».
    Quale sarà il ruolo di Varese nel campionato ai nastri di partenza?
    «La serie A 2017-18 è divisa in due blocchi: ci sono 10 squadre che vantano legittime ambizioni di playoff sulla base della campagna acquisti, e le restanti 6 che hanno come obiettivo di evitare l'ultimo posto in classifica. Noi siamo iscritti a questo secondo campionato, con l'obiettivo di piazzarci nei primi posti del secondo blocco, ma siamo decisi a metterci alla prova per capire quanto valgono i nostri giocatori all'esordio in serie A rispetto a chi ha scelto i veterani. Risposte che dovrà darci il campo, noi non vediamo l'ora di metterci alla prova».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La prima partita dell’anno porta con sé attesa e fermento, tensione e voglia di rivedere quel palazzetto pieno, possibilmente per rivivere le medesime emozioni del finale di stagione scorso.
    La Openjobmetis Varese di Attlio Caja comincerà la sua stagione in casa contro i campioni d’Italia della Umana Reyer Venezia, che a giugno ha superato in finale la Dolomiti Energia Trento. L’attesa la vive anche il coach, che per la prima volta inizia la stagione sulla panchina di Varese dopo essere subentrato per due volte: «Non vediamo l’ora di iniziare, tutti quanti. Ho letto le dichiarazioni di alcuni miei giocatori che sono vogliosi di iniziare, ma penso che sia una sensazione comune a tutte le 16 squadre del campionato. Abbiamo voglia di affrontare questo campionato che è cresciuto di livello nella fase media, e siamo curiosi di andarci a confrontare con quelle squadre che almeno sulla carta sono superiori alla nostra. C’è curiosità che deve essere per noi stimolo e voglia di competere».
    Una Serie A divisa in due blocchi secondo Caja: «È un campionato diviso in due blocchi: 10 squadre che hanno fatto un mercato per entrare nei playoff e le restanti 6 squadre che puntano ad evitare l’ultimo posto: noi siamo iscritti al secondo campionato e vogliamo arrivare ai primi posti. Però solo il campo ci può dare le giuste risposte. L’asticella contro Venezia è subito molto alta, ci siamo preparati bene però dovremo superarci. Sarà molto difficile per noi, la nostra preparazione è stata tarata sui nostri limiti: dovremo dar fondo a tutte le nostre risorse, tecniche e caratteriali, cercare di far la miglior partita possibile e sperare in un po’ di fortuna».
    Due parole sull’avversaria, Venezia: «È una squadra campione d’Italia tre mesi fa, ha inserito Dominique Johnson che conosciamo bene e che rivedo con piacere dal punto di vista personale. L’anno scorso ci ha dato una grande mano, speriamo non sia nella sua miglior giornata al tiro. Hanno avuto altri inserimenti importanti come Orelik, Biligha e De Nicolao, che sa farsi rispettare».
    Parlando dell’approccio di Varese, Caja si esprime così: «Ho fatto più volte i complimenti ai miei per il precampionato, abbiamo fatto ciò che dovevamo fare per prepararci. Il campo ci darà risposte. Dovremo giocare bene la nostra pallacanestro, con serenità, e se poi gli avversari si dimostreranno più forti accetteremo il verdetto. Dovremo giocare tutte le partite con il giusto atteggiamento e la giusta aggressività, è stato importante rompere il ghiaccio in casa contro Lugano, per essere meno frenati. Ritroveremo il calore del pubblico, degli abbonati e della curva: è tutta energia positiva per noi».
    L’accento del coach si pone anche sulla questione delle nuove regole: «Più che sull’infrazione di passi, che tocca situazioni più dinamiche che statiche, cambierà di molto la situazione del fallo antisportivo che è molto importante. Il fallo tattico è abolito, è antisportivo senza se e senza ma. È uno stravolgimento totale, è preoccupante e non c’è stata una giusta spiegazione, non so cosa accadrà nelle prime partite».
    Alberto Coriele

  • simon89
    Last but not least, è stato Cameron Wells l’ultimo acquisto presentato dalla Pallacanestro Varese, a metà della settimana che conduce all’esordio in campionato contro la Reyer Venezia. Il playmaker americano, classe 1988, è alla prima stagione in Italia dopo una esperienza consolidata in Bundesliga tedesca, con le ultime tre annate tra le fila dei Giessen 46ers. Dopo i problemi al polpaccio patiti durante le prime fasi del pre-campionato, si è gradualmente inserito in squadra e le sue condizioni sono ora ottimali: «Il problema al polpaccio mi ha un po’ rallentato il ritmo, ma ora penso di essere al 100%».
    Wells, che aveva confermato la sua firma con Varese su Instagram durante l’estate, ancora prima che arrivassero i comunicati ufficiali, si definisce pronto per l’esordio in Serie A: «Siamo pronti per cominciare e ci stiamo preparando all’esordio nel modo migliore. Penso che quello italiano sia un campionato molto competitivo e che ogni partita andrà sudata e sarà dura. Sono emozionato nel dare il via a questo campionato, non vedo l’ora che la stagione abbia inizio e soprattutto non vedo l’ora, non vediamo l’ora tutti quanti, di giocare la partita di domenica. Il precampionato è andato bene, abbiamo vinto molto, ma è da domenica che si inizia a fare sul serio. Abbiamo sempre lavorato bene insieme, si è creato subito un bel rapporto tra di noi, dentro e fuori dal campo. Ci vediamo anche dopo gli allenamenti e questo aiuta a cementare un bel gruppo. Vorremmo dimostrare tutti insieme di poterci esprimere ad alto livello».
    Coach Caja, ma anche Tyler Cain e tutti i compagni, ha parlato bene di lui esaltando le sue doti di leadership in campo: «Sono contento che abbiano parlato bene di me, io cerco di giocare il mio basket, di essere aggressivo e utile alla squadra, come mi è stato insegnato. Sono pronto a prendermi le mie responsabilità, la stagione scorsa sono stato capitano ai Giessen, penso di averlo fatto bene». In chiusura, le curiosità in risposta alle domande dei tifosi: «Cestisticamente il mio modello è Kobe Bryant, ma il vero punto di riferimento è mio padre, che mi ha sempre insegnato che genere di persona essere».
    Conclusa la presentazione di Cameron Wells, l’ultima della serie dei nuovi acquisti, c’è da segnalare una nuova avventura per un ex biancorosso. Paolo Conti, assistente allenatore nelle ultime due stagioni sulla panchina della Openjobmetis prima con Moretti e poi con Caja, sarà assistente di Meo Sacchetti in nazionale. Insieme a lui e al Meo, in questa nuova avventura in azzurro, ci saranno Lele Molin, ora assistente a Trento ma con una grandissima esperienza alle spalle, e Massimo Maffezzoli, che ha accompagnato Sacchetti nella straordinaria avventura a Sassari e lo ha seguito anche a Brindisi.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Cameron Wells ha solo parole positive per Varese e non vede l'ora di cimentarsi con la serie A italiana, scelta per misurarsi ad un livello superiore dopo le esperienze precedenti in Olanda e Germania. Il nuovo playmaker bianco-rosso racconta così le sue sensazioni: «Il feeling con compagni, staff tecnico, società e tifosi è stato eccellente: le prime cinque settimane trascorse a Varese sono state molto positive, per quel che ho visto in precampionato sarà una stagione molto impegnativa contro squadre forti e ben organizzate. Sarà un campionato molto equilibrato, ci stiamo preparando per competere al massimo in tutte le partite».
    Di Wells hanno parlato bene tutti i compagni per la capacità di scelta tra costruzione e finalizzazione del gioco, qualità principale per un playmaker d'ordine: «Cerco solo di giocare il basket che mi hanno insegnato: non sono un giocatore egoista, credo di essere in grado di decidere quando scegliere le soluzioni personali e quando invece è più opportuno coinvolgere gli altri; per questo mi fa molto piacere F apprezzamento espresso dai miei compagni. Io leader? E un lavoro che prosegue giorno dopo giorno; l'anno scorso in Germania ero il capitano e avevo responsabilità nella comunicazione con i compagni e l'allenatore, sono contento che il coach mi veda con lo stesso ruolo quest'anno».
    L'atleta del 1989 è deciso a giocare al meglio le sue carte a Varese, ma è concentrato solo sui destini del team biancorosso per il 2017-18: «Ho sempre cercato di costruire anno per anno la mia carriera; Varese sarà un'esperienza importante in una lega competitiva, ma il mio obiettivo non è quello di cercare un contratto migliore il prossimo anno. Quello che mi interessa, come giocatore e come persona, voglio vincere il maggior numero di partite possibili per me e per la squadra». E dopo un precampionato da protagonisti, la squadra è carica per iniziare al meglio l'avventura stagionale: «Non vediamo l'ora che la stagione cominci; il precampionato è stato positivo e ricco di successi, ma questa settimana in palestra si respira un clima diverso, c'è grande entusiasmo e voglia di iniziare a giocare per i due punti. Vogliamo provare a noi stessi e alla città di poterci stare in questo campionato a partire dalla sfida di domenica contro Venezia».
    Wells conferma infine l'ottima chimica umana tra i membri della squadra del 2017-18: «Ci siamo trovati subito bene insieme anche fuori dal campo; ci vediamo spesso e parliamo molto tra di noi, questo aiuta per riuscire a comunicare anche sul parquet, e fa molto piacere a tutti noi. L'auspicio è che si possa dare continuità al lavoro che abbiamo iniziato in queste settimane. Per tre anni consecutivi ho militato nel Giessen, ma attorno a me c'erano sempre tante novità; poter proseguire con lo stesso gruppo di lavoro con persone che si conoscono e dei quali ci si fida potrebbe essere utile».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Un precampionato da top scorer chiuso col premio di Mvp del torneo di Montichiari per l'acquisto meno pubblicizzato ma al momento più importante dell'estate 2017. Stan Okoye, 26 anni, è il prototipo del giocatore affamato di gloria che vuol far coincidere la sua affermazione personale con quella della nuova Varese: «Lo scorso weekend abbiamo chiuso nel modo migliore un precampionato molto positivo. Non tanto per i risultati, quanto per il cammino che abbiamo svolto per crescere come squadra. Abbiamo dato il massimo ogni giorno e ci siamo preparati molto bene; i successi contro due ottime squadre come Virtus Bologna e Stelmet ZieIona Gora hanno dato la misura di quanto il duro lavoro quotidiano sia servito per raggiungere un livello già elevato di preparazione».
    Nel nuovo sistema Varese la difesa graffiante è la costante, le percentuali da 3 punti la variabile decisiva: è d'accordo?
    «La difesa è la chiave di tutto il sistema, ma il tiro dall'arco è fondamentale perché va per esaltare tutta l'intensità che mettiamo in campo in retroguardia. Abbiamo lavorato molto su questa situazione particolare durante il precampionato: ogni allenamento ed ogni partita siamo andati in crescendo, sia dal punto di vista della condizione fisica che dell'intesa di squadra. Abbiamo trovato subito un'eccellente chimica dentro e fuori dal campo ed i risultati positivi hanno aumentato la fiducia e l'autostima del gruppo».
    La sensazione è che la squadra abbia raggiunto già un livello elevatissimo di affiatamento e condizione.
    «Lo staff tecnico ha svolto un eccellente lavoro nel prepararci alla nuova stagione: abbiamo visto tantissimi video per migliorare i dettagli richiesti dal coach e questo ci ha aiutato molto. L'allenatore ci ha messo sempre la giusta pressione per crescere, prendendo ogni cosa con la giusta serietà: abbiamo sposato subito il sistema di gioco sul piano tecnico e l'identità corale che ha voluto darci, e tutti i giorni mettiamo in campo questo approccio».
    Insomma la nuova Varese si ispira al classico slogan "il lavoro duro paga sempre"... «È l'obiettivo finale al quale vogliamo arrivare. La partita perfetta non esiste: ognuno di noi potrà fare errori, ma dovranno essere l'impegno e lo spirito con cui andremo in campo volta per volta a fare la differenza. Gli errori si possono mascherare con l'energia e l'applicazione: aiutarci sempre tra noi, essere fisici in difesa, andare forte a rimbalzo e gettare ogni stilla di energia in retroguardia. Il nostro duro lavoro quotidiano pagherà certamente, vedremo quanto nell'arco della stagione».
    Nel precampionato si è visto un Okoye inedito soprattutto nella precisione dal perimetro (43% da 3 nelle 11 amichevoli disputate): sembra un giocatore diverso rispetto al 2014-15...
    «Nella mia prima avventura a Varese giocavo prevalentemente da ala forte; era la mia prima stagione in un campionato di alto livello e non mi sentivo a mio agio nello spot di ala piccola. Da 4 non avevo molte opportunità per tirare da 3 punti; i due anni da protagonista in A2 mi hanno aiutato a migliorare il gioco sul perimetro, ho aumentato le percentuali e la confidenza con le conclusioni da fuori. Ora in questo sistema mi trovo alla perfezione: tutto nasce dall'allenamento, i tiri che ho segnato in partita in precampionato sono quelli che la squadra ha costruito giorno dopo giorno col lavoro in settimana».
    Cosa ha lasciato il precampionato da 9 vinte e 2 perse in vista dell'esordio di domenica contro Venezia?
    «Vogliamo portare in campo la mentalità e la fiducia che ci hanno già dato tanta sicurezza nelle amichevoli. Col tipo di difesa e coralità che abbiamo messo in campo nelle amichevoli di settembre, ogni cosa può accadere. Noi garantiamo il massimo impegno e la voglia di lottare contro chiunque, vedremo se basterà contro una delle squadre più forti del campionato».
    Giuseppe Sciascia

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