Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    Varese fa rotta verso la riviera veneta in cerca di conferme dopo la serata di gala di Pavia. Nella seconda semifinale del Trofeo Città di Caorle, stasera in riva all'Adriatico la truppa di Attilio Caja sfiderà la De' Longhi Treviso (ore 20.30; diretta streaming sulla pagina Facebook del torneo). Biancorossi di nuovo al completo dopo lo scintillante più 29 contro Torino nel Memorial Aldo Di Bella nella prima uscita con tutti gli effettivi disponibili. Cameron Wells e Antabia Waller, a riposo precauzionale nel finale del match di mercoledì, sono annunciati in campo dopo le terapie di ieri mattina che hanno escluso problemi fisici per entrambi. Il test di stasera contro un' avversaria di categoria inferiore - sia pure tra le candidate al salto in serie A - dovrà fornire ulteriori spunti al coach pavese. Anche se il clou della due giorni di Caorle sarà in ogni caso il match di domani: al via del quadrangolare ci sono anche i campioni d'Italia della Reyer Venezia, ospiti a Masnago nell'overture della serie A domenica 1 ottobre e freschi di aggiunta della guardia Michael Jenkins (ex Cantù e Pistoia); e i russi dell'Avtodor Saratov, affidatisi al coach veneziano Andrea Mazzon che li ha portati per due settimane in ritiro a Caorle.
    Il match contro la De' Longhi dell'ex tecnico biancorosso Stefano Pillastrini, che ha tanti elementi con trascorsi in A (da Michele Antonutti a Bernardo Musso) e un solo straniero sotto canestro (il giovane lungo John Brown, pescato in A2 dalla Virtus Roma), offrirà comunque riscontri interessanti per una Varese chiamata a dimostrare di mantenere alto il livello di concentrazione e intensità anche quando l'avversario è sulla carta inferiore. Giocare contro l'Auxilium protagonista del mercato in serie A, e con tanti atleti con pedigree importante visti i trascorsi in NBA ed Eurolega, offre di per sé stimoli forti al gruppo di elementi "affamati" costruito in estate da Attilio Caja. Riuscire a mettere in campo la stessa aggressività anche contro Treviso sarebbe una conferma importante per una Varese che non potrà in ogni caso prescindere dalla mentalità operaia e dalla fiducia nel suo sistema di gioco. Lo ha dimostrato con i fatti il "fuorigiri" dei 15' finali contro Brescia, al momento unico passaggio a vuoto di un precampionato che fa registrare un record parziale di 5 vittorie su 6 gare. Ora Varese giocherà altre cinque volte nei prossimi otto giorni: dopo i due a Caorle, mercoledì prossimo vernissage casalingo con Lugano, poi venerdì e sabato prossimi Memorial Ferrari a Montichiari. Una raffica di impegni probanti per verificare le sensazioni fino a questo momento molto positive espresse nella prima metà del cammino delle amichevoli.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    «Il legame tra i varesini e la società “Pallacanestro Varese” rappresenta uno dei pochi e invidiati esempi a livello nazionale in cui si è formato un vero rapporto diretto tra la squadra e la cittadinanza, che ha sempre considerato “di casa” non solo i tanti giocatori varesini che dalle giovanili sono giunti fino alla prima squadra, ma anche tutti quelli che, arrivati a Varese, hanno voluto mescolarsi e mettere radici oltre gli steccati della loro attività sportiva. Un esempio sopra tutti, quello di Gianmarco Pozzecco».
    La mozione
    L’introduzione parla di una favola che va avanti da 71 anni, rinnovando i sogni fusi tra le sue righe stagione dopo stagione. È Varese, siamo così se si tratta di basket, da sempre e per sempre. Per arrivare al dunque, però, bisogna continuare a leggere: «La storia di Gianmarco Pozzecco può considerarsi paradigmatica, nella più ampia cornice educativa e culturale legata al mondo dello sport, sotto alcuni profili fondamentali: la tenacia nel trasformare i propri punti di debolezza in fattori di forza; il coraggio di fidarsi di sé stessi, l’elogio di una follia geniale, l’altruismo di un campione di assist, senza dimenticare quel suo profondo rispetto verso gli avversari che gli è valso l’ovazione di tutti i palazzetti d’Italia. Le manifestazioni del senso di attaccamento da parte di Pozzecco verso la città di Varese sono da sempre un elemento ricorrente di tutte le sue apparizioni mediatiche». E ancora: «Durante tutti gli anni vissuti a Varese, Gianmarco si è sempre impegnato con la massima disponibilità, unita ad una sottile sensibilità verso ogni forma di disagio, nel partecipare ad iniziative di grande valenza sociale: dalle campagne di prevenzione nelle scuole fino ad innumerevoli interventi più delicati, di norma lontani dai riflettori, come le visite ai bambini ricoverati in ospedale o ad altre situazioni di grave sofferenza di cui veniva a conoscenza. La straordinaria mescolanza di Pozzecco col tessuto profondo della città è peraltro facilmente dimostrabile dalla grande quantità e dalla varietà di persone che hanno avuto modo di conoscerlo personalmente e apprezzarne quell’immediata empatia che lo ha reso indimenticabile nei cuori dei varesini, tifosi e non».
    E quindi? E quindi perché non riconoscere a uno dei protagonisti più emozionanti di quella favola in perenne riscrittura di cui sopra la massima onorificenza varesino? Giammarco Pozzecco cittadino onorario della città di Varese: la proposta, sotto forma di mozione della quale si è riportato il testo, è arrivata ieri dal consigliere comunale della Lega Nord Marco Pinti e verrà depositata oggi nella segreteria consiliare di Palazzo Estense, per capire se potrà essere messa all’ordine del giorno in uno dei prossimi consessi (ci vuole la firma di 1/3 dei consiglieri). «La presente mozione interessa, per la sua stessa natura e per la persona in oggetto, questioni che travalicano ogni appartenenza partitica e divisione politica» si specifica.
    Amico Gianmarco
    No, qui la politica davvero c’entra nulla: Pinti, amico e tifoso del playmaker che ha regalato a Varese lo scudetto del 1999, il decimo della sua storia, traduce in carta protocollata semplicemente e meravigliosamente la riconoscenza verso uno dei figli acquisiti più amati della Città Giardino. Non c’è solo il basket tra le motivazioni della richiesta, non c’è solo quella quotidiana sfida ai giganti da lillipuziano del basket che ha regalato a una generazione di sportivi gesta mai più riproposte da altri sotto le volte di Masnago: in gioco entra il cuore enorme della persona Gianmarco, la sua generosità.
    Ve ne raccontiamo una, anzi una delle tante. Risale a una ventina di anni, quando il Poz era giocatore. Un ragazzo delle giovanili di nome Marco, a 11 anni, vive il terribile momento della perdita del padre: avvisato dalla società, Gianmarco si avvicina a Marco, gli fa sentire la sua presenza, gli diventa amico. Lo fa con tutta la naturalezza che lo contraddistingue, coinvolgendolo nel suo quotidiano senza dare alcuna didascalia al suo agire, realizzando il sogno di quell’undicenne, che per anni si chiederà come fosse stato possibile avere come amico un suo idolo sportivo. Quel Marco è Marco Pinti, oggi ha capito tutto e - insieme alle mille altre ragioni già elencate - ha deciso di promuovere un gesto che avesse lo stesso amore da lui ricevuto. A supporto della mozione ci sono la Pallacanestro Varese, ovviamente («Ringrazio Fabrizio Fiorini, Claudio Coldebella e Luna Tovaglieri» dice Pinti), e il Coni, nella persona del delegato provinciale Marco Caccianiga: «Gianmarco ha saputo conquistare i tifosi e la città, costruendo col territorio un rapporto non semplicemente sportivo, ma anche e soprattutto, di affetto sincero. La maglia biancorossa è sempre stata una seconda pelle. Gianmarco è, a buon diritto, uno di noi».
    Nel giorno del 45esimo compleanno del Poz, la sua Varese non avrebbe potuto confezionargli regalo migliore.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Operai contro dottori: è massacro. E a scuola ci tornano i secondi. La prima Varese al completo della stagione distrugge Torino nel Memorial Di Bella, sotterrando la Fiat sotto quasi 30 punti di scarto (85-56). Al cospetto di una delle regine del mercato estivo in Serie A (da Vujacic e Patterson in giù…) la sporca dozzina di Attilio Caja si dimostra più pronta, più quadrata, più in spolvero, più in salute: torna Waller e torna una mano armata dalla lunga, poi ci sono la velocità e la regia di Avramovic, poi ancora la prontezza di Cain e la solidità produttiva di Okoye.
    Citare i singoli, tuttavia, sembra quasi ingeneroso: tutta la Openjobmetis (amplissime le rotazioni dell’Artiglio) a Pavia gira che è una meraviglia, sia in una difesa fatti di aiuti e cambi sistematici che in un attacco costruito sulla generosità e su pochissime forzature. Varese è fisico e mente, armi che riproposte con costanza nell’arco della stagione potranno opporsi con efficacia a chi metterà in mostra un talento individuale superiore.
    Nei primi 20 minuti Wells e compagni sono pressoché perfetti: ottima circolazione di palla, eccellenti spaziature offensive e trazione anteriore (leggi difesa) che anestetizza la Fiat e diventa genesi di ogni fortuna. Waller martella dalla lunga, Ferrero si inventa scorer: il parziale dei primi 10’ è 18-14, ma la Openjobmetis sta avanti anche di 8. La seconda frazione non fa che confermare le buone impressioni iniziali: con la partecipazione di Cain e di un Okoye in spolvero, i biancorossi allungano fino al +18 (47-29), prima di chiudere sul 47-31. Al ritorno in campo Torino prova a stingere le maglie difensive, intasando l’area e tenendo Varese lontano dal ferro: con le percentuali biancorosse che si abbassano, la squadra di Banchi rosicchia punto dopo punto, arrivando fino al -8 (53-47). Sembra il preludio a un rientro vero e proprio, invece prima Hollis, poi Wells, infine Avramovic (per non citare una retroguardia di nuovo senza sbavature) ristabiliscono il + 15 al 30’ (63-48). Il passivo non verrà più recuperato dai piemontesi, anzi: con le folate di Avramovic e Okoye, una Openjobmetis che non smarrisce un grammo di concentrazione e di atletismo fino al termine raddoppia lo scarto.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Varese indossa l'abito buono per il confronto di lusso contro la Fiat Torino. I biancorossi travolgono l'Auxilium - tra le protagoniste più scintillanti del mercato estivo - con una prestazione corale di alto livello che regala ad Attilio Caja una serata da profeta in patria nella sua Pavia. Il Memorial Aldo Di Bella mostra una squadra capace di esprimere un basket decisamente sostanzioso sui due lati del campo: spartito lineare eseguito senza fronzoli dal collettivo biancorosso (10 a referto e minutaggi distribuiti tra i 26' dell'Mvp Okoye e i 14' i di Pelle), che ha imposto il marchio di una difesa di granito nell'intero arco dei 40'.
    Evidente la differenza nello stato di avanzamento dei lavori tra una Varese già molto avanti sul piano dell'identità corale e l'Auxilium tutta da disegnare da parte di Luca Banchi, messa in grande difficoltà dall'atteggiamento aggressivo profuso dai biancorossi. «Siamo stati molto bravi ad interpretare la partita sul piano difensivo: avevo chiesto questo alla squadra e lo abbiamo fatto col corpo e con la testa, mettendo in campo la giusta energia - conferma un Attilio Caja molto soddisfatto -. Partendo dalla difesa abbiamo avuto un attacco fluido e compatto, dove tutti hanno trovato soluzioni: aspetto molto positivo perché vuol dire non dipendere da un solo giocatore, ma trovare presenza e fiducia da tutti». Una vittoria imperiosa, che dovrà fare da traino per il rush finale della campagna abbonamenti (oggi alle 16 riapre la Sala Gualco, tempo fino alle 19 di sabato) e lanciare la volata per il rush finale del precampionato: oggi partenza per Caorle, dove si tornerà in campo già domani sera contro la De Longhi Treviso di A2.
    Varese lucida e brillante sin dalle battute iniziali, con Wells che dirige il traffico con autorità e costruisce soluzioni per Ferrerò e Cain (14-6 al 5'). Torino prova a reagire con qualche guizzo dell'ex stella NBA Vujacic e le incursioni di Poeta (21-17 al 12'), ma il collettivo bianco-rosso fa ripetutamente la differenza di fronte al cantiere aperto dell'Auxilium. Tambone dà brio alla manovra sul riposo di Wells, poi una scarica di Waller (11 a metà gara) crea il primo strappo significativo (34-22 al 16') e le ripartenze finalizzate da Okoye dilatano ulteriormente il gap prima dell'intervallo. I jumper del nigeriano e di capitan Ferrero fanno decollare fino a più 18 una Varese sempre lineare nelle esecuzioni in attacco (71% da 2 e 5/14 da 3 a metà gara), ma soprattutto quasi perfetta nelle chiusure difensive. Unico mini sbandamento in avvio del terzo quarto, tra qualche sbavatura nelle esecuzioni che riporta l'Auxilium da -19 a -8; poi, nonostante il riposo precauzionale di Wells negli ultimi 10', ci pensano Avramovic e Okoye a mettere il punto esclamativo con un altro maxi-break (dal 59-48 del 28' al 76-52 del 35'). Torino avrà pure un potenziale molto superiore, ma la Varese vista al Memorial Di Bella è già in forma campionato...
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Varese alza l'asticella del suo cammino precampionato. Stasera a Pavia (palla a due alle 20.30; diretta streaming sulla pagina Facebook della Pallacanestro Varese) la truppa biancorossa sfiderà la Fiat Torino nel Memorial Aldo Di Bella. Tappa nella città natale di Attilio Caja per ricordare il padre del giocatore visto anche a Legnano nel 2014-15 in un test ricco di spunti. Recuperato anche Antabia Waller dopo i due giorni di stop forzato del Trofeo Lombardia, i biancorossi giocheranno per la prima volta al gran completo il match contro una delle regine del mercato estivo che rispetto all'undicesimo posto del 2016-17 a braccetto con i 26 punti conquistati daVarese punta decisamente alla metà alta della classifica. Si giocherà per beneficenza (posto unico a 2 euro con ricavato devoluto a Telethon), ma anche per capire quanto vale la nuova squadra di Caja al cambio di una protagonista annunciata della serie A 2017-18.
    Dalla guida tecnica affidata a Luca Banchi (2 volte tricolore a Siena e Milano nelle ultime tre stagioni disputate in Italia prima dei due anni "sabbatici" successivi al divorzio dall'Olimpia) agli investimenti importanti sul mercato tra ritorni eccellenti (Sasha Vujacic e Trevor Mbakwe) e novità intriganti (Diante Garrett e Lamar Patterson), Torino è stata una delle grandi protagoniste dell'estate, guadagnandosi il ritorno in Europa dopo 31 anni grazie ad una wild card per l'Eurocup. Dopo le vittorie contro Cremona e Cantù e la sconfitta contro Brescia, sarà un altro anticipo di campionato - anche se il calendario proporrà la sfida all'ultima di andata- con un coefficiente elevato di credibilità, visto che sia Varese che Torino sono annunciate al gran completo all'appuntamento di Pavia.
    L'obiettivo tecnico è quello di proseguire nell'innesto di Cameron Wells: dopo il rodaggio al Trofeo Lombardia, il play ex Giessen è chiamato a prendere progressivamente in mano la bacchetta del direttore d'orchestra nel ruolo chiave del sistema di gioco impostato da Attilio Caja. L'identità corale che "Artiglio" ha già messo a punto sin dalla prima uscita stagionale sarà sufficiente a reggere l'urto delle squadre di vertice della serie A 2017-18? Il match di Pavia dovrà dare indicazioni in tal senso, cercando di capire se Varese potrà davvero giocare qualche brutto tiro alle big. Oppure bisognerà accontentarsi di una salvezza senza le sofferenze delle ultime tre stagioni, in attesa di tempi migliori alla voce nuovi sponsor. 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Da Cantù a Varese, con AGO Rethymo, Brescia e Benfica nel mezzo, dev’essere un bel salto, ma Damian Hollis non è il primo e non sarà l’ultimo a farlo. Lo statunitense di Fort Lauderdale, classe 1988, si è presentato ieri mattina alla stampa come nuova ala piccola della Openjobmetis Varese di Attilio Caja.
    Ala piccola, sì, ma con una corporatura da ala forte: «Fare queste distinzioni ora è difficile e limitante - nei due ruoli ci siamo io e Stan Okoye, ma ciò che è importante è che ci sia comunicazione nel gioco e nello sviluppo della partita. Non è una questione di tre che marca il tre o quattro che marca il quattro, e non è una questione legata a me e a Stan quanto più a tutta la squadra. Standardizzare le posizioni è difficile e non attuabile al momento».
    Dell’esperienza a Cantù nella stagione 2015-2016, non parla granché volentieri: «La situazione a Cantù era fuori dal mio controllo, è finita presto. Rispetto a quel periodo sono maturato molto come giocatore, potrà servirmi». Da un mese al lavoro con la Pallacanestro Varese, e le sensazioni sono buone, positive: «L’inizio a Chiavenna è stato molto intenso, duro, ma ci ha permesso di conoscerci. Sia tra compagni che con lo staff tecnico. Ho visto molta energia negli allenamenti, molta voglia di essere a disposizione degli allenatori. Ho avuto sensazioni subito positive».
    L’anno scorso al Benfica, anche da avversario di Varese nei preliminari di Champions League, la stagione precedente a Brescia da protagonista in A2, dove già aveva fatto faville con Biella. Potrà riproporsi come uomo chiave anche in Serie A: «Sono qui per cercare di dare alla squadra tutto ciò che serve e che mi viene chiesto di dare. Se dovrò marcare l’avversario più forte, non avrò problemi a farlo, se dovrò buttarmi su tutti i palloni vaganti, mi vedrete fare anche quello».
    La squadra sta già bene: «Siamo ad un buon livello, dobbiamo lavorare sulla comunicazione cercando di mettere in campo ciò che ci chiede il coach. In allenamento ci riesce bene, in partita è diverso e ancora dobbiamo crescere. Però abbiamo tempo, come ogni nuova squadra miglioreremo di giorno in giorno».
    Caja è stato molto chiaro e diretto con lui: «Mi ha chiesto di focalizzarmi molto sull’attitudine difensiva, abbiamo parlato molto di questo e dell’importanza che ha. Pensiamo che una ottima difesa possa portare la squadra ad un livello superiore. Le mie caratteristiche sono sempre state principalmente offensive, ma mi sto applicando molto in difesa».
    Alberto Coriele

  • simon89
    Nel mezzo del cammin delle amichevoli (giocate 5, ne mancano ancora 6), è consentito un abbozzo di valutazione sui singoli componenti del roster 2017/2018 della Openjobmetis Varese.
    Si tratta di impressioni e poco più, senza la pretesa di fornire alle stesse una validità a prova di bomba nel tempo: tanto deve ancora emergere (alcune caratteristiche tecniche non si possono scorgere se non sono accompagnate da una determinata condizione atletica, per esempio...), molto può ancora cambiare. Senza contare che conterà capire come ognuno dei 10 che compongono il roster biancorosso riuscirà a pesare nel sistema che Attilio Caja sta ancora elaborando. A 18 giorni dall’esordio, tuttavia, ecco i nostri two cents
    Avramovic (5 partite)
    La voglia di inseguire quei miglioramenti che lo farebbero diventare un buon giocatore (traduzione: la voglia di lavorare) pare non mancargli: non era così scontato, dopo la seconda parte della scorsa stagione e al cospetto di un allenatore che - una volta arrivato - lo ha messo davanti al fatto compiuto della sua incompletezza e - tutto sommato - “inservibilità” nella missione salvezza. L’Artiglio lo vede guardia e da guardia Avra ha giocato tanto in questo precampionato, pur con qualche minuto in appoggio al regista di turno. Finora, scritto dell’atteggiamento, si è distinto per la difesa (deve però imparare a non usare solo l’istinto...) e per la velocità con cui pervade ogni aspetto del suo gioco offensivo (passaggi compresi: 6 assist al Lombardia contro Cantù). Fossimo in lui insisteremmo ad allenarci con il tiro da fuori: non sembra in progress rispetto alla scorsa stagione
    Natali (5 partite)
    Dal 10o uomo, storicamente, non ti aspetti le cose che Nicola ha fatto vedere in queste prime amichevoli. In breve: non si “sbatte” e basta, sa stare in campo. E ha un tiro da fuori che sembra assai affidabile. Scritto con rispetto per tutti, se le prime impressioni saranno confermate, come potenziale impatto e utilità (anche in termini di minuti) siamo ben lontani da un Canavesi way.
    Okoye (5 partite)
    In difficoltà a Desio contro Brescia e Cantù, più brillante e realizzatore (rispettivamente 10, 19 e 13 punti) nelle prime tre amichevoli. Rapportandolo a due anni fa, i miglioramenti sono evidenti: nel tiro e nella personalità soprattutto. Giudicarlo in assoluto è invece più complesso, per ora: vale il posto da titolare per capacità di lettura delle situazioni offensive e punti nelle mani? C’è un però che ci fa stare tranquilli: Caja, che saprà come toglierlo da frangenti tecnici a lui non congeniali (passaggio, palla troppo in mano) ha diverse soluzioni in ala.
    Tambone (5 partite)
    Anche qui: ha personalità e voglia di imparare. Nonché mezzi tecnici che non si limitano al tiro da fuori: ha mostrato di sapersi destreggiare anche in entrata. La sua capacità di conduzione del gioco andrà verificata davanti a una pressione difensiva da campionato.
    Ferrero (5 partite)
    Del capitano si sa vita, morte e miracoli e la buona notizia è che sembra abbia ricominciato dove aveva finito: grinta, difesa e i suoi “canestrini” quando servono. “Falso titolare” buono come il pane per la sua duttilità.
    Waller (5 partite)
    Due gare da top scorer (20 e 21 punti), una giornata no, due forfait. I match contro Massagno e Cremona hanno svelato una mano caldissima da 3 e un buon arresto e tiro, forse ancora più importante perché arma che sottintende la capacità di costruire opportunità anche fuori dagli schemi. Nessuno si azzardi però a paragonarlo alla guardia americana passata recentemente su questi schermi e a pretendere da Waller lo stesso rendimento: Antabia difficilmente agirà da “uomo solo al comando”.
    Cain (5 partite)
    Grosso. Tanto. Rimbalzi più di posizione e di tagliafuori che di salto. Non ha evidenziato movimenti in post, ma sugli scarichi e nelle situazioni di “alto-basso” c’è sempre, anche perché bravo ad escludere con il corpo l’avversario diretto. Difende. Ed è una validissima boa nel gioco d’attacco perché sa passare la palla.
    Hollis (4 partite)
    Complicato da valutare. Ripetiamo le pagelle di queste prime amichevoli: elegante, talentuoso (ha già fatto vedere canestri letteralmente inventati), pulitissimo e bello da ammirare nel suo incedere per il campo, ma anche lieve, soggetto a scomparire per alcuni tratti di partita, poco protagonista. Quattro gare, un massimo di 14 punti un minimo di 10: quindi anche costante. Un solo dubbio: basterà o dovrà “sporcare” un po’ di più la sua nobile dimensione tecnica? Ah, un’alta cosa: sa difendere.
    Wells (2 partite)
    Complicato da valutare, parte seconda. Solo due gare per l’infortunio al polpaccio: una timorosa e impalpabile, l’altra in crescita. Sa penetrare e tenere i contatti, tiro da fuori ancora non pervenuto, disciplinato nell’esecuzione degli schemi. Caja gli chiederà molta più leadership offensiva: da lui, dalla sua crescita, dai suoi punti passerà un buon 80% delle fortune biancorosse.
    Pelle (4 partite)
    La faccia di Chiavenna (dove peraltro non è sceso in campo) era tutto un programma: a tanti ha dato l’impressione di essere un po’ svogliato, quasi triste... Siamo in miglioramento: se capisce che ha tutto da guadagnare a passare un altro anno vicino all’Artiglio, invece che rammaricarsi sui voli che non è riuscito a prendere in estate, siamo a cavallo. Perché Pelle, tra una dormita e un gesto atletico che ti fa strabuzzare gli occhi,può essere davvero un fattore.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Pallacanestro Varese e Robur et Fides tornano a dialogare nell'ottica di un'efficace "convivenza civile" tra le due maggiori società cittadine. Clima disteso e collaborativo nel primo incontro tra il nuovo "ministro" del settore giovanile Gianfranco Ponti - accompagnato da Fabio Colombo - e la delegazione del club di via Marzorati (composta da Adalberto Tessarolo, Marco Osculati, Angelo Monti e Cecco Vescovi) che si è svolto venerdì scorso. Sul tavolo c'erano le posizioni di vari atleti tesserati per il sodalizio di piazza Monte Grappa che nel 2017/'18 potrebbero giocare con la maglia gialloblù: Varese girerà in prestito 11 atleti di diverse età alla Robur et Fides, che dovrà formulare una proposta economica per l'acquisto a titolo definitivo dei due atleti dell'annata 2001 - Calzavara e Iaquinta - che hanno chiesto il trasferimento in via Marzorati e si stanno allenando con gli Under 18 di Andrea Triacca.
    All'atto pratico, entrambe le società porteranno avanti i rispettivi progetti giovanili, dialogando sui casi singoli come accadeva stabilmente dal 2015. Non un accordo formale come quello del 2013/'14 sfruttando il "laboratorio Campus", nel quale avevano giocato fianco a fianco i prodotti di entrambi i vivai, ma una partnership "leggera" all'insegna del buon senso che servirà prima di tutto a garantire a ciascun giovane prospetto la possibilità di proseguire l'attività cestistica. «Personalmente non credo nei prestiti, né in entrata né in uscita, al di là degli accordi raggiunti in precedenza, dunque l'idea è ragionare con spirito costruttivo sui definitivi. La regola del nuovo corso sarà questa, assieme ad un codice di comportamento per i genitori. Con la Robur vogliamo comunque mantenere rapporti di buon vicinato» conferma Gianfranco Ponti, che la prossima settimana sarà a Belgrado per provare a stringere i primi accordi internazionali utili sia per le giovanili (con la possibilità di aggiungere elementi futuribili e ancora in grado di conseguire la formazione italiana, dunque dai 16 anni in giù) che eventualmente per la prima squadra.
    «Da parte nostra la disponibilità è massima valutando interscambi di atleti se entrambe le parti considereranno utile per la crescita tecnica dei singoli - aggiunge Claudio Corti, responsabile della sezione basket del club di via Marzorati -. Di fatto si è ripreso quel discorso instaurato fino a due anni fa, che nella scorsa annata, al di là dei quattro prestiti nostri aggregati alla C Silver biancorossa, non si era potuto portare avanti per diversi motivi». Allo stesso tempo il dirigente della prima squadra della Robur ha instaurato un dialogo costruttivo con Claudio Coldebella in occasione della possibile partnerhsip per l'affare Laganà (poi sfumato per la scelta dell'esterno del 2000 di accasarsi a Capo d'Orlando). Il taglio più giovanilistico della serie B griffata Coelsanus fa del gruppo di Cecco Vescovi lo sbocco naturale dei prodotti del vivaio della Pallacanestro Varese: tra la rivoluzione del 2016 in casa Robur e quella del 2017 delle giovanili biancorosse la scintilla non è potuta scattare, sarà la volta buona nel 2018?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Vincere un derby con 20 punti di scarto solletica sempre il palato, anche se si tratta di estate (peraltro non meteorologica…), di esperimenti tecnici diffusi e di un avversario decimato (assenti nelle file di Cantù Cournooh, Smith, Burns e Culpepper) e già conciato per le feste. Fatta questa premessa, il 70-50 con cui Varese schianta i “cugini”, aggiudicandosi il 3° posto al Trofeo Lombardia 2017, ha gusto anche per alcuni spunti del campo dopo il -20 accusato sabato da Brescia. Al secondo giro di Desio, nei circa 35’ di un match sospeso per… pioggia, i biancorossi tengono meglio dal punto di vista fisico, corrono - trovando quei canestri facili che in assenza di talento diffuso sono buoni (e utili) come il pane - e difendono con pochissime pause. La Cantù mai in partita viene matata dalla solidità sotto canestro di Cain, dalla velocità e dall’applicazione di Avramovic, dai canestri di ottima fattura di Nicola Natali e da un Wells in decisa carburazione rispetto alla contesa con Brescia. Bene così, ricordandosi sempre la regola non scritta del precampionato: non ci si deprime per le sconfitte, non ci si esalta per le vittorie.
    In campo aperto
    La Varese che ha le gambe, il fiato e la concentrazione per difendere e poi scattare in campo aperto è una squadra che può sapere il fatto suo. Pronti via, gli anticipi dietro e il controllo dei rimbalzi favoriscono delle folate offensive condotte da Avramovic e da un Wells (4 assist nei primi 7’) più sul pezzo rispetto a sabato: piovono (parola chiave di giornata) canestri facili, o del duo o dei compagni (bravo Cain a farsi trovare spesso pronto), tutti beneficiari della verve diffusa. Cantù, che è solo Crosariol, rapidamente si stacca: 15-4 al 5’, 27-10 alla prima sirena, quando anche due bombe di Natali corroborano il vantaggio.
    Dopo averne presi 27 in 10’, i brianzoli provano a riorganizzarsi un minimo al ritorno sul parquet, costringendo Varese a ragionare di più: problema relativo, perché la truppa dell’Artiglio trova delle buone circolazioni che liberano al tiro i precisi Tambone e Natali. Wells e l’astinenza balistica dei cugini aiutano il margine a dilatarsi ulteriormente: è +18 al 14’ (36-18) e addirittura +21 (43-22) al 18’, nonostante una sofferenza a rimbalzo acuita dalla zona, prima che un sussulto di orgoglio del giovane Vai riduca il gap a -18 (45-27) al suono della seconda sirena.
    Piove dal tetto
    Dicevamo: Cantù non è Brescia, né tecnicamente, né fisicamente, né - a quanto pare - moralmente (nel senso che pare già avere il morale sotto ai tacchi…): più facile per la Openjobmetis mantenersi in linea di galleggiamento anche nel terzo periodo, quando si scorge un impercettibile calo atletico generale tra i varesini. Prima Wells, con autorevolezza e penetrazioni al fulmicotone, poi “Avra” - grande protagonista soprattutto difensivo del quarto - non permettono mai ai brianzoli di scendere sotto i -20 di freddo. Anzi: con una serie “Avramovic to Pelle” si tocca anche il +25 (61-36 al 28’), prima di chiudere la frazione 61-40.
    Piove dal tetto del PalaDesio (bene ma non benissimo…) e piove sulla squadra di Kyril Bolshakov, che sprofonda presto a -30. Non è il problema principale: le gocce che scendono dalla volta del palasport bagnano senza requie il campo, tanto da richiedere continue sospensioni del gioco per asciugare il parquet. Non si può andare avanti così: gli arbitri, d’accordo con gli allenatori, sospendono l’amichevole al 35’, sul punteggio di 70-50. Meglio così, soprattutto per i parenti russi…
    Fabio Gandini

×
×
  • Create New...