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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Giancarlo Ferrero apprezza la coralità già metabolizzata dalla nuova Varese. Il capitano biancorosso condivide la sensazione generale emersa dalle prime tre amichevoli della stagione 2017 -18 : la squadra ha già trovato una sua identità basata sui concetti tanto cari al coach Attilio Caja. E questa sua fisionomia votata al pensare "noi" in ogni situazione dovrà essere il punto di riferimento per l'intera annata: «Sicuramente abbiamo mostrato una faccia fin da subito: è quello che il coach vuole, stiamo lavorando per mettere in pratica le sue indicazioni e sviluppare la nostra identità. La cosa importante sarà quella di riuscire a mantenere questo tipo di atteggiamento anche nei momenti non facili, che sicuramente arriveranno. Proprio in base alla costruzione della squadra è quello che ci vuole: il punto di partenza del sistema sono l'aggressività, la presenza mentale e la capacità di aiutarci uno con l'altro. Dovremo essere bravi a mantenere sempre questo spirito come abbiamo fatto dal giorno 1 della stagione».
    In attesa di riscontri ulteriori di un precampionato che si appresta ad entrare nel vivo, è stata comunque apprezzabile la concentrazione difensiva mantenuta per 40' filati anche in una serata povera di qualità balistica come quella di Castelletto Ticino. «Dovrà essere questa la chiave che ci dovrà accompagnare per tutta la stagione. Mercoledì abbiamo commesso errori ma siamo stati lì per tutta la partita, provando a essere aggressivi e mettendo sempre in campo la giusta voglia di fare. Capiteranno altre serate negative in attacco, ma dovremo prendere l'energia dalla difesa, essere intensi e non permettere agli avversari di fare quello che vogliono. C'è volontà e disponibilità di aiutarci e questo è un ottimo punto di partenza: continuiamo a lavorare concentrandoci su noi stessi anche nei prossimi test impegnativi ad iniziare dal Trofeo Lombardia».
    L'ala piemontese ribadisce l'importanza dell'aspetto motivazionale per stimolare i singoli a dare il massimo nella stagione alle porte: «Questa squadra è stata creata con un'idea di forte motivazione per tutti. Ciascuno di noi, pur con età ed esperienze diverse, è in un momento importante della carriera. E un passaggio importante per tutti e vogliamo sfruttare al meglio questa opportunità. L'obiettivo è questo: ci saranno anche momenti difficili, magari già nel precampionato o durante la stagione. Ma se avremo la forza di restare fedeli alla nostra identità ne verremo fuori, perché per noi sarà fondamentale mantenere le certezze acquisite». Di certo la Varese vista nelle prime tre amichevoli ha saputo tener fede alle promesse fatte da Attilio Caja ai tifosi biancorossi nel primo incontro pubblico del 18 agosto: «E il mio terzo anno a Varese, ed ho imparato che questo pubblico ha una straordinaria capacità di supportare una squadra che pur con dei limiti getta in campo tutte le risorse a sua disposizione. Se metteremo in campo l'atteggiamento giusto, sicuramente risponderà presente nel nostro palazzetto come è successo quando la squadra ha tirato fuori gli attributi negli ultimi due anni».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Le buone impressioni che la Openjobmetis Varese 2017/2018 ha destato nelle prime tre amichevoli giocate non sono una sorpresa. Almeno per chi, in questi giorni di fine estate, sta frequentando il PalA2A e assistendo agli allenamenti che i biancorossi sostengono agli ordini di coach Attilio Caja e del suo staff.
    Tre le parole d’ordine: intensità, applicazione, concentrazione. Massagno, Cremona e Tortona, al di là del valore intrinseco degli avversari, hanno mostrato una condizione fisica e una preparazione tattica (almeno a livello difensivo) davvero inedita per il mese di settembre e dopo sole tre settimane di sessioni: il segreto sta proprio nel lavoro per certi versi quasi sorprendente che Cain e compagni stanno svolgendo.
    Ieri un’altra dimostrazione sul parquet di Masnago, con una seduta dedicata per la maggior parte all’attacco contro la zona. L’Artiglio, con la fattiva partecipazione degli assistenti Jemoli, Diamante, e Bulleri ha insistito molto sui dettagli della manovra offensiva contro la specifica retroguardia, pretendendo massima cura in blocchi e tagli. Ottima, agli occhi dell’osservatore esterno, la risposta del gruppo: coinvolto, attento, composto da singoli che si parlano e si aiutano, in un “caos organizzato” dal quale devono nascere le premesse di una stagione di lotta con il coltello tra i denti.
    La seconda buona notizia è che nessuno del roster ha marcato visita: tutti hanno partecipato all’allenamento, durato quasi due ore. Tutti significa anche Cameron Wells e Damian Hollis, che dunque non dovrebbero incontrare problemi nel scendere in campo in occasione del prossimo appuntamento amichevole, il Trofeo Lombardia, in programma domani e domenica: Wells ha recuperato dal contrattempo al polpaccio e farà il suo esordio stagionale dopo tre forfait; così Hollis, rimasto precauzionalmente a riposo a Castelletto Ticino dopo un colpo al ginocchio rimediato in uno scontro con Norvel Pelle.
    Lo storico torneo che verrà ospitato ancora una volta dalla città di Desio sarà un banco di prova importante per i biancorossi, che scenderanno in campo domani alle 19 contro la Leonessa Brescia e domenica (nella finalissima delle 20 o nella finalina delle 15) contro Cantù o Cremona.
    Contrariamente ai tre precedenti match giocati, a Desio non verrà garantita la diretta streaming su Facebook, per ragioni indipendenti dal volere di Pallacanestro Varese.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Tre su tre, e almeno nel risultato è un’altra serata positiva. Varese vince a Castelletto Ticino contro il Derthona 68-59 ma convince solo in parte. Dopo Massagno e Cremona, arriva il terzo successo in precampionato, pur con una formazione priva di Cameron Wells, come ampiamente previsto, ma anche di Damian Hollis, ai box per un leggero problema alla gamba patito in allenamento.
    Una serata che è servita a coach Attilio Caja per provare diverse nuove soluzioni, come il doppio pivot con Cain da quattro, oppure per rispolverare la zona che a tratti ha dato buoni esiti. In attesa del Trofeo Lombardia (si gioca sabato sera alle 19 a Desio contro Brescia la semifinale; domenica le finali), Varese prosegue nel suo percorso intonso di precampionato: tre partite, tre vittorie e ogni volta un leggero passettino in avanti.
    Varese, eccezion fatta per un paio di minuti in apertura, conduce una incontrastata gara di testa senza mai allungare esageratamente. Il primo quarto vive di un sostanziale equilibrio, Caja parte con Tambone, Waller, Ferrero, Okoye e Cain, e Varese che infila un parziale iniziale di 4-0, rimontato e superato da Derthona che risponde con un controparziale di 7-0 sfruttando anche un fallo antisportivo (severo) sanzionato a Ferrero. L’ingresso di Norvel Pelle, che regala un paio di giocate delle sue oltre le nuvole, rimette in cabina di comando i biancorossi, che chiudono avanti di due (17-15) il primo periodo.
    Nel secondo parziale Caja prova una soluzione che potrebbe essere riproposta in futuro, ossia l’inserimento contemporaneo di Cain e Pelle, con il primo in posto quattro. Varese stringe le maglie difensive (Okoye straordinario) e tiene Derthona a zero per oltre 5’, allungando nel parziale. Pelle continua a dettar legge sotto i tabelloni e, durante il parziale, trovano la via del canestro anche Waller - ben contenuto e poco preciso nel match - e Cain, utilissimo in difesa ed in crescita vistosa in attacco.
    All’intervallo lungo Varese conserva sette punti di margine (32-25), Avramovic inaugura il terzo quarto con tre punti in fila ed un assist che canta per Okoye, Ferrero apre una faglia tra le due squadre con il contropiede del 39-25. Varese allunga ancora con Cain ed il solito Okoye e, come nel secondo quarto, tiene Derthona a bocca asciutta per cinque minuti consecutivi con una difesa apprezzabile, prima della tripla dell’ex Melvin Johnson che interrompe la carestia. Derthona riesce a contenere il distacco nel finale di tempo grazie ai punti di Marco Spanghero, mentre Varese trova i punti finali del quarto sull’asse Avramovic-Pelle, che sigillano il 56-41 del 30’. Nei 10’ conclusivi anche Attilio Caja decide di scaldarsi un po’, lasciandosi andare a qualche protesta e beccandosi un tecnico. Varese molla un po’ gli ormeggi e lascia rientrare la formazione di Pansa nel punteggio, per il 68-59 finale.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Varese prosegue il suo precampionato col segno più. Terzo hurrà consecutivo per la truppa di Attilio Caja, che impone il peso della categoria superiore contro Tortona, e intasca l'Eolo Cup disputata per beneficenza (parte del ricavato devoluto ad AHSLA ed Amicigiò). Più quantità che qualità in un match nel quale i biancorossi hanno costruito molto ma prodotto poco, pagando F1/10 da 3 e la prima serata no al tiro di Waller dopo le raffiche di Chiavenna e Cremona. Senza Hollis (fastidio a un ginocchio ieri mattina) oltre a Wells, il potenziale offensivo era fisiologicamente ridotto; ma tra il predominio sotto i tabelloni e la costante applicazione in retroguardia per 40 minuti che accende almeno a tratti il motore del contropiede, il volume di gioco espresso dalla truppa di Caja vale più dello scarto finale.
    Varese ha il merito di restare sempre "sul pezzo" anche quando la tessitura paziente per costruire tiri puliti non produce nulla di buono: il 43-31 a rimbalzo esprime la netta supremazia territoriale biancorossa e garantisce punti sicuri in alternativa al contropiede, che funziona di più e meglio rispetto all'amichevole sul campo della Vanoli. Spicca soprattutto il fatturato interno di Tyler Cain, miglior marcatore e miglior rimbalzista in versione Analizzatore degli scarichi di Tambone e Avramovic, e autore di una prova sostanziosa sui due lati del campo anche se il premio di MVP è stato attribuito al più "appariscente" Norvel Pelle. Anche nella serata in cui l'attacco a metà campo - in assenza dei suoi due interpreti migliori - gira spesso a vuoto, Varese ribadisce di aver già metabolizzato l'importanza dell'applicazione difensiva, con un paio di fiammate brillanti (13-2 nei primi 5' del secondo quarto per il 30-17 del 15' e 13-0 in avvio di ripresa per il massimo vantaggio sul 45-25 del 25') che mettono al sicuro il risultato.
    Gli oltre 400 tifosi al seguito apprezzano la nuova esibizione in formato "operaio" della squadra di Caja, che propone diversi esperimenti - dalla zona match-up per schierare l'inedita coppia interna Cain-Pelle al pressing allungato a tutto campo - in una serata ricca di esplorazioni sul piano tecnico-tattico. In attesa delle sue stelle, la nuova Varese è sostanzialmente quella di ieri: una squadra che conosce i suoi limiti, timbra regolarmente il cartellino in retroguardia e mette sempre in campo un atteggiamento grintoso. Ossia quel che Caja aveva promesso ai tifosi nel primo appuntamento del 18 agosto: il Trofeo Lombardia di Desio, il Memorial Di Bella di Pavia e il torneo di Caorle contro avversari di livello più alto dovranno confermare le sensazioni positive delle prime tre uscite.
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    La Pallacanestro Varese si rimette alla prova del campo per il terzo appuntamento del suo precampionato. Stasera a Castelletto Ticino (palla a due alle 19,30, diretta Facebook sulla pagina ufficiale del club) la truppa di Attilio Caja sfiderà la Bertram Yachts Tortona, formazione militante nel girone Ovest dell' A2 - e futura avversaria di Legnano - nel primo test "a portata di tifoso" del suo cammino di preparazione verso l'esordio in campionato dell'1 ottobre. Sul parquet dell'impianto di via al Lago, appena ribattezzato Pala-Eolo, si giocherà prima di tutto per beneficienza: l'organizzazione SportPiù - polisportiva di Castellanza che ha appena preso in gestione l'impianto che per anni ha ospitato la vecchia Pallacanestro Lago Maggiore prima in A2 e poi in A Dilettanti, e che ora è la casa dell' Oleggio di Franco Passera - devolverà parte del ricavato all'associazione AilSLA e all'iniziativa Amicigiò in favore del Baskin.
    Sul piano tecnico Varese confida di proseguire nel solco delle prestazioni convincenti di Chiavenna e Cremona: l'obiettivo indicato da Attilio Caja è quello di "pulire" il gioco dagli errori di impostazione, riducendo le palle perse ancora fisiologiche per una squadra che sta lavorando per sviluppare gli automatismi. E raccogliere di più dal lavoro costante e corale effettuato in difesa, aumentando la produzione di punti in campo aperto con ripartenze più efficaci e ficcanti. Per valutare appieno il potenziale biancorosso servirà riattivare Cameron Wells, che potrebbe comunque fare una comparsata sul parquet già stasera: ieri il Comandante ha svolto la prima parte della seduta al PalA2A, l'idea è quella di portarlo a referto e fargli svolgere quantomeno il riscaldamento con i compagni. Sul suo eventuale utilizzo si deciderà dopo la rifinitura di stamattina. Anche se sembra probabile preservare il regista ex Giessen per l'appuntamento di gala del Trofeo Lombardia in programma nel weekend a Desio, dove Brescia e Cantù o Cremona saranno test più probanti rispetto a quello di stasera.
    Ma l'impegno fuoriporta è propizio per i tifosi incuriositi dalla possibilità di vedere all'opera dal vivo la squadra: un biglietto da visita stimolante da presentare ai supporter sarebbe il miglior traino possibile per la terza fase della campagna abbonamenti che inizierà domani al PalA2A: c'è tempo fino al 16 settembre per sottoscrivere la tessera stagionale, si riparte da 1834 "fedelissimi" per fare meglio dei 2876 della stagione passata. L'ostacolo Tortona sarà comunque da affrontare con la giusta concentrazione per evitare cali di tensione contro un'avversaria di categoria inferiore. Il team piemontese, che nel 2016-17 ha raggiunto i quarti playoff in A2, ha cambiato guida tecnica - Lorenzo Pansa per Demis Cavina - mutando 8 decimi del roster: i volti più noti sono l'ex azzurro Luca Garrì, visto anche a Varese nel 2011-12, e Melvin Johnson, la guardia rookie scelta nell'estate 2016 per far coppia con Eric Maynor poi sacrificato a dicembre per il suo più talentuoso ed affidabile omonimo Dominique. Altro ex di turno è Nicola Mei, visto a Varese nell'era Frates-Bizzozi nel 2013-14.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Dopo Tambone, Cain e Waller, è stato un emozionato Nicola Natali a presentarsi al pubblico di Varese. Il classe 1988, fresco 29enne, è all’esordio assoluto in una formazione di massima categoria, e già questa peculiarità è interessante da raccontare: «Per me è la prima esperienza in Serie A - conferma Nicola - e sono arrivato qui a Varese un po’ emozionato. Entrare al palazzetto il 18 agosto davanti ai tifosi è stata una bella emozione». Lui fa parte dei tanti nuovi arrivi che vanno a comporre un roster molto rinnovato: «Siamo una squadra nuova nonostante le tre conferme, il primo obiettivo è quello di fare gruppo dentro e fuori dal campo. Ci ha aiutato il ritiro di Chiavenna, un’occasione per stare insieme e per parlare con gli stranieri, capire la loro vita personale, cominciare ad avere una relazione tra di noi, che è la base su cui costruire tutto».
    A Cremona, nella prima vera amichevole, ha dato ottime impressioni segnando 11 punti: «È stata una bella prova, la prima sfida contro una squadra di Serie A, anche solo aver avuto la possibilità di giocare è stato bello. C’è molto lavoro da fare perché abbiamo iniziato da poco e la strada è ancora lunga». Le aspettative di Natali sono molto chiare: «Voglio dimostrare prima di tutto a me stesso ma anche all’ambiente di poter reggere il campo, e tutto è da dimostrare perché ho zero minuti in Serie A in carriera. Spero di poter dare una mano il prima possibile, aiutando in difesa con le mie capacità». Se Varese è la prima vera esperienza in Serie A, Nicola rivela che in passato alcune formazioni come Cremona e Caserta si erano fatte avanti: «Ci sono state occasioni in passato di provare la Serie A ma non me la sono mai sentita, non mi sentivo pronto a buttarmi all’arrembaggio in una categoria con molti stranieri e con gli italiani un po’ sacrificati. Ho sempre avuto una mancanza di fiducia in me stesso, negli ultimi anni avevo anche abbandonato il sogno Serie A, mi ero trovato una dimensione gratificante in LegaDue. Quest’estate è cambiata la prospettiva con la proposta inaspettata di Varese, grazie a un coach come Caja che mi conosce da anni, così come conosco da anni e ringrazio il direttore Coldebella. Varese è impossibile da rifiutare».
    Le sue caratteristiche: «Principalmente dare un aiuto in difesa e nel gioco di squadra, dare energia, poi negli anni mi sono costruito un tiro da fuori che è un’arma importante del mio gioco».
    Nato e cresciuto con la palla da basket in mano, grazie a papà Gino: «Da lui penso di aver preso la mentalità e la capacità di voler sempre alzare l’asticella, di sacrificarmi e lavorare duro per un obiettivo. Grazie a lui ho iniziato ad andare al palazzetto che ero ancora in pancia, sono cresciuto a pane e pallacanestro e l’ho sempre seguito quando è stato dirigente a Roma ed a Milano. La passione per il basket è nata insieme a me».
    Alberto Coriele

  • simon89
    Il primo antipasto della serie A ribadisce la solidità dell'impianto di gioco della nuova Varese. La squadra di Attilio Caja passa in volata sul campo della Vanoli con due liberi a meno 13" di capitan Ferrero (bravo nello sporcare la replica di Travis Diener sull'ultimo assalto cremonese) che firmano il successo dei biancorossi nella somma dei 4 periodi (punteggio azzerato alla fine di ogni quarto in modalità scrimmage). Conferme importanti sul piano dell'identità e dell'atteggiamento per un team capace di ribadire i concetti di insieme già espressi contro la Sam Massagno anche di fronte ad un' avversaria "vera" come la compagine di Meo Sacchetti. Difesa dura, con Cain già protagonista in mezzo all'area, ed esecuzioni fluide (58% da 2 e 47% da 3) pur ad intermittenza in attesa che l'innesto del "Comandante" Cameron Wells sul telaio della manovra dia ulteriore sicurezza e limiti le palle perse (21 totali, alcune delle quali banali).
    Al di là dei singoli, piace l'efficacia dell'organizzazione di un gruppo che ha già chiaro il concetto di come stare in campo nel quale ogni pedina ha un compito preciso da mettere in pratica. Poi spiccano pure le individualità, con Antabia Waller che conferma la morbidezza del suo jumper dalla media e lunga distanza, fumando gli allunghi iniziali (9-13 al 6', 24-30 al 15' ) con le sue bordate. Mentre Stan Okoye attesta d'aver acquisito ben altra dimestichezza con il tiro da fuori rispetto alla versione 2014/' 15, siglando il primo affondo consistente in avvio del terzo quarto (anche 39-50 al 24' ). Infine Nicola Natali, apprezzata scoperta anche in versione tiratore oltre alle doti già annunciate da "sentinella" difensiva: l'ala del 1988 riaccende l'attacco di Varese dopo un finale di terzo quarto a fari spenti (controbreak cremonese di 18-4 firmato da Travis Diener per il 57-54 del 30'). E con due triple quasi consecutive da il là all'affondo vincente degli ospiti, che esaltano con un 5/5 da 3 negli ultimi 10' la ritrovata qualità della circolazione di palla: aggancio e sorpasso con Waller a stampare dall'arco il 64-72 del 37'. Poi Cremona ha aperto il campo con i 5 piccoli, complice qualche sbavatura e qualche errore in lunetta Varese s'è fatta mangiare il vantaggio a poco a poco subendo anche il sorpasso Vanoli (76-75 a meno 24" con un libero di Ricci). Provvidenziale il 2/2 di Ferrero a meno 13" dopo aver salvato un contropiede su palla persa per fissare il punteggio sul più 1 biancorosso: le nove partite delle prossime tre settimane serviranno per migliorare i dettagli, ma la nuova Varese ha già metabolizzato la sua solida identità operaia.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Se il buongiorno si vede dal mattino, per il momento il sole splende in casa Openjobmetis Varese. A Cremona, contro la formazione allenata da Meo Sacchetti, arriva il secondo sofferto successo in pre-campionato, contro un’avversaria di ben altro tenore rispetto alla Sam Massagno. Finisce 76-77 per i biancorossi, che si impongono in volata grazie a due liberi di Giancarlo Ferrero, che poco prima si era impantanato sulla linea della carità consentendo il pareggio in extremis di Cremona.
    Una partita giocata bene per larghi tratti con due pecche da correggere: palle perse e tiri liberi, troppi dieci sbagliati. Dopo tre quarti trascorsi ad inseguire Cremona, seppur sempre a distanza di sicurezza e a contatto, i biancorossi hanno messo la freccia nell’ultimo e decisivo quarto di gioco grazie alle triple di Nicola Natali (che festeggia i 29 anni compiuti venerdì con 11 ottimi punti) e i punti di uno scatenato Stanley Okoye, che a referto ne mette 19 a fine partita.
    Nuova confortante prestazione dei biancorossi, che hanno confermato le positive sensazioni date a Chiavenna. Il successo arriva in volata, negli ultimi secondi, dopo essere stati in vantaggio ed aver rischiato di perderla con tre liberi consecutivi sbagliati da Tambone e Ferrero.
    Altra prestazione degna di nota da parte di Antabia Taj Waller, autore di 21 punti (9 nel solo primo quarto) al Pala Radi dopo averne griffati 20 all’esordio a Chiavenna contro gli svizzeri dalla Sam. Un 60% da tre (3/5) ed un 5/7 da due che confermano le sue straordinarie doti di tiratore, sia da oltre l’arco che da dentro l’area. Pur senza Cameron Wells, ancora ai box per un problema al polpaccio nonostante la fine della squalifica patita in Germania, Varese è riuscita a vincere nuovamente e, pur essendo precampionato, qualcosa vorrà pur dire, specialmente se accaduto sul parquet che aveva fatto registrare il punto più basso della stagione scorsa.
    Meo Sacchetti, dal canto suo, ha dovuto rinunciare all’esperienza di Drake Diener, trovando comunque risposte positive pur nella sconfitta.
    Mercoledì i biancorossi di Caja torneranno in campo contro Derthona a Castelletto Ticino, alle ore 19.30, prima del classico appuntamento con il Trofeo Lombardia previsto per il prossimo fine settimana.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Il commento di Fabio Gandini
     
    «Se oggi la Pallacanestro Varese esiste ancora, lo si deve a quest'uomo». La quinta della scena - temporalmente collocabile in qualche mese or sono - è l'androne del PalA2A, sotto il cui cemento ci sono i protagonisti di questa breve storia: il primo, di gran lunga il meno importante, è un cronista di basket che si auto-definisce ancora giovane; il secondo, che dà il vento alla frase sopra riportata, è il presidente di Varese nel Cuore Alberto Castelli, il quale ci perdonerà se riportiamo un attimo privato; il terzo - che incassa la riconoscenza con una delle sue solite battute taglienti e a scoppio ritardato - è "l'uomo".
    La storia di una società di basket si scrive normalmente in canestri e personaggi di campo, meno in dirigenti, ancor più raramente se della specie da scrivania. Semmai citati, questi ultimi vengono associati solo ai momenti epici, ai trionfi, alle saghe che strizzano l'occhio alla leggenda, di certo non a stagioni sportivamente anonime.
    Fabrizio Fiorini è stato l'amministratore delegato dell'ultra settantennale sodalizio cestistico cittadino in un anno qualunque del corrente, lungo medioevo biancorosso. Ed è persona schiva, che non ha mai amato la pubblica ribalta, il microfono in mano o le interviste sui giornali, pur rendendosi sempre - a differenza di tanti altri - educatamente disponibile verso l'interlocutore, chiunque egli fosse. Le due cose insieme non depongono a favore della fama di nessuno e, forse, tanto meglio così. A volte bastano i fatti.
    Fabrizio Fiorini, da ieri non più amministratore delegato della Pallacanestro Varese, come avete potuto leggere nell'intervista qui sopra, ha salvato la società dal baratro. Le ha risparmiato la fine di Caserta, l'ha rianimata a un passo dalla morte. Non da solo, ma tra pochi. Pochissimi. Non da solo, ma nella posizione più scomoda, ancorché quasi sempre lontana dalle cronache perché estranea alle vicende del parquet. Non da solo, ma iniziando per primo. Evidenziando una situazione finanziaria e debitoria pericolosa in principio (era la metà del 2015), ponendosi a servizio della società da consorziato appassionato e volenteroso poi, diventandone la massima espressione decisionale non sportiva dell'organigramma infine (e siamo arrivati all'inizio dell'estate 2016).
    Lo ha fatto gratis (e chissà perché nel mondo di oggi si sente il bisogno di sottolineare tale particolare...), anzi mettendo spesso e volentieri mano al suo portafoglio di piccolo proprietario, facendo avanti-indietro da Milano e rubando tempo alla sua azienda e alla famiglia. Con ostinazione e con coraggio. Dettando i ritmi di una resistenza che ai tifosi pare una poco affascinante austerità e invece si chiama necessità. Garantendo - con l'ordine, la trasparenza e il buon vecchio e sano passo più corto della gamba - una meravigliosa, in quanto tale, esistenza.
    Fiorini è stato l'unico che non si è vergognato di ammettere - anche pubblicamente - che la Pallacanestro Varese stava andando incontro a gravissimi problemi. Poi ha riversato tutto se stesso nel tentativo di risolverli. Riuscendoci o quasi, sicuramente stabilizzando un contesto che a breve sarebbe diventato irreversibile, frutto di anni vissuti da cicale, di errori, di incalcolabili cambiamenti e di occasioni perse.
    A chi ora rimane dove lui si è fatto valere, un augurio per un compito per nulla facile: essere alla sua altezza. A tutti gli altri un consiglio: andate a salutarlo qualche domenica al palazzetto, questo milanese che dalla vita ha avuto il dono - nonostante lo sventurato luogo di nascita-di tifare la Varese della palla a spicchi. Lo troverete in tribuna (mai in parterre), con la sua Alessandra al fianco, anonimamente mescolato tra il popolo: 90/100 starà incazzandosi con un arbitro. Allora sorridetegli e ripensate alle parole del presidente Castelli.

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