La nuova Varese difende e si passa la palla: due concetti che possono sembrare scontati ma sono tutt'altro che banali. Soprattutto per una squadra che, in attesa di vedere all'opera Wells, ha giocatori con buone qualità ma nessun solutore solitario: una scelta precisa per costruire un'identità basata su costante aggressività in retroguardia e circolazione di palla fluida con opportunità paritetiche a difesa schierata. La falsariga è quella della Varese della seconda metà della stagione 2016/'17, portata a modello dallo stesso Caja con i video motivazionali proiettati a Chiavenna per illustrare ai giocatori del nuovo corso quanto sia apprezzato dai tifosi del PalA2A l'atteggiamento ringhiante su ogni pallone. Chiaro che gli interpreti di quella Varese possedevano sulla carta atout tecniche decisamente più importanti rispetto ai protagonisti di oggi; altrettanto corretto però ricordare che per far metabolizzare un basket corale al team della stagione passata sono serviti sei mesi, di cui due di "cura Caja" in doti omeopatiche.
Alla nuova Varese sono invece bastati 8 giorni di lavoro e un' amichevole per dimostrare di possedere già l'insieme dei concetti di gruppo attorno ai quali il tecnico pavese ha costruito la squadra. Evidente che servano ben altre verifiche rispetto al test contro la Sam Massagno, e che la solidità dell'impianto di gioco messa in mostra a Chiavenna andrà rivista al cambio di avversari di livello superiore. Però, quando una compagine mostra sin dalla prima uscita le stimmate della coralità è difficile che certe abitudini si perdano per strada. Le basi poste in ritiro sono quelle di una Varese capace di tener fede alle promesse di Caja.
Giuseppe Sciascia
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