II dado è tratto, la decisione è presa ed ora è anche ufficiosa. Nessun comunicato da parte della società per ora, ma per una precisa ragione. Riavvolgiamo il nastro: era il 10 agosto quando, su queste pagine, venivano annunciate come imminenti le dimissioni di Fabrizio Fiorini dal ruolo di amministratore delegato della società di piazza Monte Grappa. Dimissioni che non sarebbero state esecutive almeno fino alla data del primo settembre, giorno in cui era convocato il primo CdA. Ebbene, ieri il consiglio di amministrazione si è ritrovato seppur non al completo - Gianfranco Ponti e Monica Salvestrin erano collegati tramite telefono - per ratificare internamente e prendere atto della decisione di Fiorini. Non ci saranno comunicati ufficiali imminenti semplicemente perché, per almeno altri dieci giorni o forse due settimane, Fiorini continuerà a muoversi come amministratore delegato per firmare alcuni contratti e risolvere qualche pendenza da lui sempre gestita finora. La notizia, visto che quella delle dimissioni di Fiorini lo è fino ad un certo punto ormai, è la scelta sulla sua sostituzione: al momento il CdA sembra intenzionato a non nominare un nuovo amministratore delegato al posto di Fiorini, per una ragione. Il 50enne imprenditore di Bresso, entrato nel CdA nell'ultimo anno della gestione Stefano Coppa, era stato chiamato con il preciso compito di "ripulire" i conti in una situazione economica e finanziaria tutt'altro che positiva e tran- quilla. La scelta di non nominare un suo sostituto può essere dettata da un semplice assolvimento del compito, ossia Fiorini ha concluso il compito per cui era stato chiamato e non c'è ora una necessità impellente di rimpiazzarlo. Tutti i membri si distribuiranno le mansioni che spettavano al dimissionario, e avranno potere di firma. Il CdA ieri ha preso atto di una decisione che già conosceva, e proprio "l'assolvimento del compito" è una delle motivazioni che hanno spinto in queste settimane Fiorini a farsi da parte. Specifichiamo affinché sia chiaro: l'amministratore delegato, in attesa di diventare ex, non lascia sbattendo la porta, ma lo fa in primis per motivazioni di lavoro che esulano dal contesto di Pallacanestro Varese, e in secondo luogo per le ragioni elencate precedentemente. In quanto membro del consiglio direttivo di Varese nel Cuore, oltre ad essere anche coinvolto all'interno del trust "Il Basket Siamo Noi". Fiorini resterà negli ambienti di Pallacanestro Varese-Cuore, ridimensionando impegni e mansioni.
Alberto Coriele
Antabia Waller si aggiunge alla lista degli stranieri con la testa sulle spalle della Pallacanestro Varese versione 2017-18. Il 29enne tiratore della Georgia, sposato da un anno con Consuelo e in attesa dell'arrivo in città della primogenita di 5 mesi, racconta le prime sensazioni della nuova avventura biancorossa nella modalità da "uomo tranquillo" che sembrano condividere tutti i nuovi acquisti. «Finora è stato tutto perfetto: siamo partiti per il ritiro, e dopo aver capito le richieste del coach abbiamo lavorato forte per migliorare giorno dopo giorno su quello che ci veniva richiesto. I riscontri della prima amichevole sono stati positivi, e ci sono serviti per prendere coscienza dell' importanza di quel che stiamo facendo».
Lo sbarco in Italia non spaventa l'atleta del 1988, che ha al suo attivo 6 stagioni di esperienza europea (3 anni in A2 turca, due in Balkan League e uno in Lega Adriatica più Champions League al Mornar Bar): «Il livello della competizione sarà molto alto, il campionato è equilibrato: quando ho avuto la possibilità ho accettato al volo e mi sento molto responsabilizzato da questa sfida. Non credo che sarà un problema adattarmi al livello fisico, il campionato turco era molto duro ed anche la Champions League era assai competitiva. Non vedo l'ora di misurarmi a questo livello: già oggi a Cremona sarà un test interessante, cercheremo di continuare a lavorare su quello che ci ha proposto il coach». Di certo Waller sarà il principale terminale perimetrale di una Varese che ha bisogno delle sue "bordate" dall'arco per monetizzare l'efficacia delle esecuzioni volute da coach Caja: «L'allenatore punta molto sull'esecuzione dei giochi e sull'avere sempre i giocatori nella posizione esatta rispetto a quello che fa la difesa. Sto lavorando proprio su questo, ogni giorno mi confronto con lui per imparare a sfruttare sempre meglio il lavoro dei compagni per liberarmi. Che tipo di tiratore sono? Mi hanno sempre detto che segno di più quando sono marcato che nelle conclusioni aperte: accetto questa definizione, probabilmente sono più pericoloso quando devo battere la pressione della difesa dal palleggio che quando esco dai blocchi o concludo piedi per terra».
L'esterno statunitense attende ancora le indicazioni dell'allenatore riguardo a quello che sarà il suo ruolo in squadra e spende parole di apprezzamento per la qualità del gruppo: «Non so ancora se sarò leader o uomo-squadra: per me è importante fare il massimo perché la squadra vinca al di là del mio ruolo o del mio bottino personale, dipenderà da quelle che saranno le richieste del coach e dalle evoluzioni delle prime partite quando si stabiliranno le gerarchie. Di sicuro far parte di questo gruppo è molto stimolante: sin dal primo giorno c'è stata grande unità di intenti, in queste due settimane nelle quali siamo stati molto insieme mi sono divertito molto con i compagni. Per quanto riguarda il campo, se proseguiremo a lavorare con la stessa attenzione su quello che ci chiede il coach, le cose andranno per il verso giusto».
Giuseppe Sciascia
Tyler Cain si presenta ai tifosi varesini con lo stesso approccio che mette sul campo da basket. Il 29enne centro del Minnesota è pacato, sensato e senza fronzoli nella sua prima apparizione pubblica della sua avventura biancorossa. L'erede di Kangur per intelligenza cestistica e disponibilità al lavoro in allenamento racconta così i suoi primi giorni nel gruppo guidato da coach Caja. «Sono molto contento di questa nuova esperienza a Varese. Ci siamo allenati molto intensamente in questo periodo, stiamo cementando il gruppo sul piano fisico e tecnico ma anche sotto il profilo dell'unità del gruppo: sinora tutto sta procedendo per il meglio». Il giocatore che più ha impressionato il nuovo pivot biancorosso è stato Wells, ossia colui che dovrà rifornirlo di palloni in attacco, ma anche il compagno di reparto Pelle - con le sue innate doti atletiche - ha colpito molto Cain. «Per quel che ho potuto vedere finora, Cameron è un ottimo playmaker. Sa guidare bene l'attacco mettendo tutti nelle posizioni ideali per rendere al meglio e interpretando perfettamente le indicazioni del coach. In campo è un leader ma sa anche cercare soluzioni personali quando serve. Pelle? È un talento impressionante dal punto di vista atletico, è molto interessante vederlo giocare e sfruttare le sue doti».
Il lungo statunitense ha sempre trovato ispirazione dallo stile di gioco di lunghi votati al lavoro duro, che gli hanno garantito un modello da seguire. «Sono cresciuto guardando lunghi con qualità fisiche importanti ma amanti del lavoro duro a rimbalzo: mi piaceva tantissimo Chris Webber (stella NBA degli anni '90 e 2000 - ndr) oltre a superstar come Shaquille O'Neal e Charles Barkley. I giocatori che preferisco sanno sempre mettere in campo grande energia». Cain torna in Italia con un bagaglio più completo rispetto all'avventura in serie A2 vissuta a Forlì nel 2013/2014, deciso a mettere a frutto le tre stagioni disputate in Francia. «Rispetto a quell'esperienza sono cambiato molto: la mia stagione a Forlì mi ha fatto crescere e mi ha dato l'opportunità di mettermi in evidenza, guadagnando la possibilità di approdare in Francia. Lì ho trovato un campionato molto più atletico e fisico: sono migliorato molto in difesa e ho incrementato il mio bagaglio di soluzioni offensive diventando più forte e più smaliziato».
E nonostante le prospettive stagionali senza voli pindarici indicate da Attilio Caja, il centro biancorosso prova ad alzare l'asticella degli obiettivi. «Lotteremo per fare il meglio possibile: lavoreremo ad ogni allenamento per crescere, migliorare e dare il massimo in ogni partita. Il nostro obiettivo è lottare per un posto dall'ottavo in su, il desiderio è gettare sempre in campo ogni stilla di energia per cercare di vincere ogni partita». E quando non pensa al basket e al lavoro duro in palestra Cain si dichiara "familyman". «Dedico tutto il tempo libero alla mia famiglia: film e videogames sono il mio hobby preferito con loro. Il numero di maglia? Le mie prime scelte erano già occupate, così ho scelto il 16 che è la data di nascita di mio figlio».
Giuseppe Sciascia
Uno dopo l’altro, si alza il sipario sui volti nuovi della Openjobmetis Varese. Se martedì era stato il giorno di Matteo Tambone, ieri a presentarsi a stampa e tifosi è stato Tyler Cain, centro statunitense classe 1988. Cain è giunto a Varese per la sua seconda esperienza italiana dopo quella in A2 a Forlì (stagione 2013/2014). Nel mezzo, tre stagioni in Pro A francese, con Pau Orthez, con Digione e con Chalons-Reims. Un ritorno, un cerchio che si chiude, con la possibilità di esprimersi nel massimo campionato italiano dopo aver assaggiato la seconda serie.
Le sue prime parole denotano entusiasmo e voglia di iniziare: «Sono molto felice ed eccitato di essere qui e di fare questa bella esperienza a Varese. Abbiamo vissuto una buona preseason, ci siamo allenati intensamente nei giorni di ritiro e anche ora che siamo qui. Stiamo cementando il gruppo, non soltanto dal punto di vista tecnico e fisico, ma anche da quello dell’unione di squadra».
Insieme all’altro nuovo arrivo Cameron Wells, contribuirà a formare l’asse portante play-pivot della prossima stagione e il primo impatto con il connazionale è più che positivo: «Un ottimo giocatore, molto organizzato, sa far girare la squadra nell’esatta maniera che gli chiede il coach. Anche a livello individuale è molto forte e sa crearsi spazio per il tiro, ma la sua caratteristica principale è quella di attivare i compagni e di farli rendere al meglio. Il coach si aspetta che sia un leader, ha le qualità per farlo».
In quanto centro, è cresciuto negli States studiando le caratteristiche e i dettagli dei più grandi in quel ruolo: «Quando sono diventato grande, ero già un lungo, quindi ho sempre guardato i giocatori del mio ruolo: penso a Chris Webber nei Sacramento Kings, poi ovviamente a Shaq O’ Neal oe a Charles Barkley, che ho ammirato per l’energia che metteva in campo».
Dalla LegaDue italiana alla Pro A francese, un bel salto: «La mia prima stagione italiana a Forlì mi ha aiutato a diventare un giocatore migliore e sono cresciuto costantemente nelle annate successive. In Pro A mi sono confrontato con un campionato più fisico, ho dovuto lavorare sulla mia forza e credo di essere migliorato anche in difesa. In questi 4 anni è cresciuta la mia conoscenza del gioco».
Se l’idea iniziale è quella di non fare proclami per la stagione che verrà, Tyler preferisce un profilo ambizioso: «Spero di poter lottare dall’ottavo posto in su, stiamo lavorando per fare del nostro meglio, giorno per giorno. L’obiettivo di tutti deve essere quello di fare meglio del nono posto».
Le curiosità su di lui chiudono la presentazione: «Sono una persona semplice, amo la mia famiglia e sfrutto il tempo libero per stare con loro. Ogni tanto guardo qualche film o gioco ai videogames. Ho preso il numero 16 perché è la data di nascita di mio figlio, in carriera ho avuto il 4, il 5 e l’8, ma qui erano già occupati».
Alberto Coriele
Matteo Tambone è uno dei volti nuovi della Openjobmetis Varese, uno dei giocatori che, in quanto italiano, desta maggior curiosità tra i tifosi biancorossi.
Ieri il giovane playmaker di origine romana, classe 1994, si è presentato all’interno dello Store Ufficiale della Pallacanestro Varese, al PalA2A. Le prime parole sono d’orgoglio per questa nuova avventura: «Sono molto contento di far parte di questa squadra e di essere qui a Varese, una società che nel corso degli anni ha vinto molto e ha avuto tra le sue fila grandissimi giocatori che hanno vestito questa maglia. Una maglia che ora sono onorato di indossare».
Dopo dieci giorni di ritiro a Chiavenna, le impressioni sono positive: «Questi giorni di ritiro a Chiavenna ci sono serviti principalmente per conoscerci, per lavorare sul sistema di squadra e sul gioco, già dall’amichevole contro la Sam Massagno si è vista una squadra molto unita, a cui piace lottare sui palloni vaganti e che cerca di trovare sempre l’uomo libero e non in azione. Penso che questi siano dei segnali positivi».
Parole al miele per coach Attilio Caja, che Matteo già conosce: «Ci siamo conosciuti in nazionale sperimentale, mi trovo molto bene con lui sia a livello di rapporto personale che in termini di sistema di gioco. So che è un coach che ti fa dare il massimo in campo ed anche in allenamento, è dura ma sa tirare fuori il meglio da tutti. Ho conosciuto anche Massimo Bulleri, che ormai mi dà ottimi consigli sul gioco, sul mio ruolo, consigli che cerco di sfruttare al meglio possibile. Ogni volta che sto vicino a lui cerco di captare ogni consiglio, c’è solo da imparare».
Un esempio da seguire è sicuramente Giancarlo Ferrero: «Ci siamo conosciuti poco prima che firmasse a Varese, si era fermato a Ravenna per qualche allenamento. Lui mi ha esortato a dare il massimo ogni giorno, a buttarmi su ogni pallone, per avere sempre più possibilità di giocare. Prendo questo spirito come punto di riferimento, tra di noi c’è davvero un bel rapporto».
Una carezza anche ai tifosi: «Li abbiamo conosciuti e mi sono sembrati molto carichi per la stagione, si è visto già durante la presentazione ed anche all’amichevole a Chiavenna: c’è grande attaccamento».
Dopo quattro anni in costante crescita, è arrivata la chiamata ed il salto in Serie A: «Una chiamata era arrivata anche l’anno scorso ma non mi sentivo pronto, volevo giocare un’altra stagione da titolare in A2. Ora penso di essere pronto al salto, so che non sarà facile il primo periodo, sarà più difficile adeguarsi sul piano tecnico che su quello fisico».
Ultima curiosità: «Ho scelto il numero 15 perché lo usava mio padre, e lo usava in onore di Manuel Raga».
Alberto Coriele
Dopo otto giorni di lavoro, di sudore e di fatica a Chiavenna, ecco il premio del campo. La prima partita dell’anno si gioca davanti a circa duecento tifosi e finalmente permette di riassaporare quelle sensazioni che sono mancate per oltre tre mesi.
Si riprende vincendo, che contro qualsiasi avversario non è mai una cattiva abitudine e nemmeno un brutto modo per cominciare. Contro la Sam Massagno i biancorossi vincono 81-53, dilagando nel finale e destano le prime impressioni positive, sperando ne seguano tante altre durante l’anno.
Antabia: 15 punti in 18’
L’attitudine è quella giusta, quella cercata, quella che dovrà accompagnare tutta la stagione: difesa cattiva, mani ovunque (fuori conteggio le palle rubate), giro palla veloce e tanta transizione. Ognuno garantisce alla causa qualcosa: Waller perfetto al tiro, Avramovic tarantolato in difesa, così come Ferrero, Natali ed Okoye; Hollis e Cain (forma fisica ancora da registrare per lo statunitense) garantiscono una discreta dose di chili, botte e centimetri sotto canestro. L’insieme contribuisce a creare una prima uscita soddisfacente, in linea con le attese.
Attilio Caja, privo di Wells e Pelle, inaugura la stagione con un quintetto composto da Tambone, Waller, Hollis, Okoye e Cain. Cubitosa, coach della Sam, risponde con Roberson, Magnani, Moore, Aw e Jankovic. I primi punti della stagione sono di Damian Hollis ma è specialmente Taj Waller ad impressionare e a trascinare i biancorossi con dieci punti nei primi sette minuti di gioco: mano educatissima, glaciale al tiro sia dentro che fuori l’area.
Il primo errore dal campo arriva addirittura dopo diciotto minuti di gioco, i suoi punti diventano 15 all’intervallo. I biancorossi di Caja, cercano di eseguire subito il copione del “regista” di Pavia: giropalla svelto, difesa molto aggressiva a disturbare il portatore di palla e a sporcare le linee di passaggio. Un game-plan che funziona anche perché l’avversario non è certo dei più probanti (decimo nella scorsa massima serie svizzera su undici partecipanti) e va in apnea sul pressing costante dei biancorossi.
La Openjobmetis conduce una partita di testa, aumentando progressivamente il margine sugli svizzeri, arrivando anche sul 18-10 prima che Jankovic rimetta in carreggiata la Sam con quattro punti in fila. Il finale di quarto sorride ancora a Varese, che con Hollis e Tambone sigilla la superiorità con un 21-14. Varese riesce a mantenere ritmo e precisione anche nel secondo periodo, con Waller che trova il canestro senza soluzione di continuità confermandosi un tiratore eccellente, Ferrero ed Avramovic che mettono i carboni ardenti in difesa sotto i piedi avversari: il risultato è un buon 40-29 all’intervallo.
Artiglio già in clima
L’abbrivio di terzo periodo sorride agli svizzeri che si riavvicinano fino al 44-40, prima che - con il rientro sul parquet di Waller e le giocate difensive di Avramovic - Varese riprenda quota fino al 56-42 del trentesimo di gioco.
Attilio Caja sembra già in clima campionato: guida, sbraita, si muove, si agita e protesta anche, l’attitudine è già quella giusta. Gli svizzeri mollano completamente gli ormeggi negli ultimi dieci minuti del match, smettono di segnare e Varese trova terreno fertile per rimpinguare il punteggio: sulle ali di Ferrero ed Okoye, usciti fisicamente alla distanza, arriva un massimo vantaggio di 29 punti al 37’ (75-46). Caja concede qualche scampolo di partita nel finale a Francesco De Nicolao, e con lui Parravicini, Bergamaschi ed Ivanaj. Buona la prima.
Alberto Coriele
La nuova Varese ha già il marchio di fabbrica del basket di Attilio Caja. Riscontri promettenti dalla prima uscita della truppa biancorossa: il ritiro di Chiavenna si chiude con un ampio successo sulla Sani Massagno, in un match che conferma la mentalità operaia e la disponibilità al sacrificio sui due lati del campo da parte del gruppo. Senza Wells né Pelle, il team di Artiglio esprime comunque una buona cifra tecnica: spicca soprattutto la capacità di Antabia Waller di finalizzare la costante ricerca dell'uomo libero con doti balistiche davvero notevoli, sia sugli scarichi che dal palleggio. L'esterno ex Mornar Bar, ispiratissimo dal perimetro, è stato l'unico ad uscire dallo spartito corale che il coach pavese ha già montato sul telaio della manovra; ma la Varese 2017/'18 avrà il volto di una "società in nome collettivo" sia in attacco che in difesa. Ossia la chiave del gioco biancorosso per volontà del suo coach e per la disponibilità dei giocatori a piegare le ginocchia in maniera costante. Proprio in difesa Varese ha fatto il vuoto alla distanza, riaccendendo il motore dopo gli affanni di inizio terzo quarto (da 40-29 al 44-40 del 25'): pur con Cain - poco appariscente ma sostanziosissimo sotto le plance - a lungo a riposo dopo l'intervallo, i biancorossi hanno dato gas con la spinta di Avramovic e Okoye e le sospensioni di Waller a produrre un clamoroso 27-3 in 10'(71-43 l'eloquente parziale a metà del quarto periodo).
La nuova Varese difende e si passa la palla: due concetti che possono sembrare scontati ma sono tutt'altro che banali. Soprattutto per una squadra che, in attesa di vedere all'opera Wells, ha giocatori con buone qualità ma nessun solutore solitario: una scelta precisa per costruire un'identità basata su costante aggressività in retroguardia e circolazione di palla fluida con opportunità paritetiche a difesa schierata. La falsariga è quella della Varese della seconda metà della stagione 2016/'17, portata a modello dallo stesso Caja con i video motivazionali proiettati a Chiavenna per illustrare ai giocatori del nuovo corso quanto sia apprezzato dai tifosi del PalA2A l'atteggiamento ringhiante su ogni pallone. Chiaro che gli interpreti di quella Varese possedevano sulla carta atout tecniche decisamente più importanti rispetto ai protagonisti di oggi; altrettanto corretto però ricordare che per far metabolizzare un basket corale al team della stagione passata sono serviti sei mesi, di cui due di "cura Caja" in doti omeopatiche.
Alla nuova Varese sono invece bastati 8 giorni di lavoro e un' amichevole per dimostrare di possedere già l'insieme dei concetti di gruppo attorno ai quali il tecnico pavese ha costruito la squadra. Evidente che servano ben altre verifiche rispetto al test contro la Sam Massagno, e che la solidità dell'impianto di gioco messa in mostra a Chiavenna andrà rivista al cambio di avversari di livello superiore. Però, quando una compagine mostra sin dalla prima uscita le stimmate della coralità è difficile che certe abitudini si perdano per strada. Le basi poste in ritiro sono quelle di una Varese capace di tener fede alle promesse di Caja.
Giuseppe Sciascia
Serie A Avramovic: «Quest'anno la squadra è più adatta a me»
Aleksa Avramovic non teme le fatiche di inizio stagione per preparare un 2017-18 da protagonista. L’esterno serbo, uno dei tre confermati rispetto alla stagione passata, sta spingendo forte sull’acceleratore sin dal ritiro di Chiavenna
«L’inizio della stagione - spiega - è sempre faticoso, ci si prepara per conto proprio per arrivare pronti ai primi allenamenti del nuovo anno sportivo ma è normale che i primi giorni siano quelli più impegnativi. Ero pronto a una partenza di questo tipo e sto cercando di dare il massimo per farmi trovare pronto per una stagione molto importante».
Quali sono i suoi obiettivi per la stagione alle porte?
«Il mio obiettivo è giocare con energia ogni partita: ritengo che questa squadra abbia caratteristiche del tutto opposte a quella della stagione passata. L’anno scorso c’erano giocatori di grandissimo talento come Eric Maynor e Dominique Johnson e si praticava un basket adatto alle loro qualità; quest’anno saremo più votati all’aggressività e all’intensità, un gioco più adatto alle mie caratteristiche nel quale cercherò di dare il massimo. La scorsa stagione è stata difficile: a causa dei problemi fisici del precampionato non siamo riusciti a trovare gli equilibri giusti prima di 4 o 5 mesi dall’inizio della stagione. Ora ci stiamo preparando fin dal primo allenamento per mettere in campo questo stile di gioco: l’obiettivo è trovare subito la nostra identità e provare a imporla in tutte le partite».
Quanto sarà importante ripartire dall’esperienza in serie A accumulata lo scorso anno?
«Cercherò di farmi trovare pronto ogni giorno per guadagnarmi il maggior spazio possibile e dare tutto quello che chiederà coach Caja. L’anno scorso ho cercato di adattarmi in tutti i ruoli del perimetro, non mi era mai capitato di giocare da ala piccola, ma non c’è problema: all’inizio è stata dura ora però mi sono adeguato ad ogni situazione. E sarà importantissimo fare tesoro dell’esperienza del campionato italiano: partendo dalla base di quello che ho imparato l’anno scorso eviterò di commettere gli stessi errori. Proverò a trasmettere il mio vissuto anche ai miei compagni che debutteranno in serie A: è una cosa sulla quale stiamo lavorando tutti i giorni».
Le prime impressioni sul nuovo gruppo?
«Le sensazioni sono molto positive, soprattutto per il fatto che sin dal primo giorno abbiamo trovato uno spirito di squadra molto compatto. I compagni sono ottime persone e ottimi giocatori, tutti loro hanno esperienze professionistiche importanti prima di Varese: vedo giocatori che hanno talento e durezza mentale, sono fiducioso per la stagione».
Lei è uno dei preferiti del pubblico di Masnago, quanto potrà contare la spinta dei tifosi?
«Probabilmente vedono qualcosa in me perché sono ancora giovane e metto in campo tanta intensità ogni volta che ne ho occasione: tutto diventa più facile quando il pubblico ti dà la carica con il suo entusiasmo, lo sarà ancora di più se riusciremo a trascinare i tifosi. La spinta del PalA2A pieno che canta “Varese, Varese” è qualcosa di esaltante: toccherà a noi accendere la gente, se giocheremo sempre con energia e intensità come ci ha chiesto coach Caja, noi daremo la spinta al pubblico che saprà sostenerci al massimo anche nei momenti di difficoltà».
Giuseppe Sciascia
BASKET - SERIE A Le rivali hanno messo a segno colpi importanti
Si alza l’asticella della volata salvezza con gli ultimi colpi di mercato delle potenziali avversarie di Varese nella corsa per evitare l’unica retrocessione in A2 prevista nel 2017/’18. La società di piazza Monte Grappa ha scelto la via di un gruppo “operaio” e disponibile al lavoro, senza stelle conclamate pur con giocatori dalle qualità indiscusse come Wells e Hollis. Ma le potenziali avversarie della truppa di Attilio Caja hanno scelto la via dei colpi ad effetto per rinforzarsi nella fase finale del mercato. Negli ultimi giorni, infatti, Pistoia, Cremona e Brindisi - sulla carta squadre del secondo troncone della classifica nel ranking ancora in divenire del campionato - si sono rinforzate con giocatori di valore assoluto. La The Flexx, rivelazione delle ultime due stagioni raggiungendo i playoff con un budgetlargamente inferiore a quella di tante avversarie, ha convinto Tyrus McGee - fresco campione d’Italia con Venezia - a sposare la causa del club toscano. La Vanoli, ripescata grazie all’affaire Caserta, ha completato il roster con l’ingaggio di Henry Sims, 27enne centro con 135 gettoni NBA all’attivo. L’Enel ha invece convinto Cady Lalanne, 26enne pivot haitiano, seconda scelta di San Antonio due estati fa, ad accettare la proposta , inizialmente rifiutata due settimane fa, del team pugliese. Tre operazioni stimate oltre i 150mila dollari di ingaggio, decisamente superiori rispetto all’ingaggio più elevato della Varese 2017/’18, che danno la misura dello spessore degli ultimi colpi. Sarà dunque Pesaro, con 4 rookie statunitensi e un monte stipendi di poco inferiore ai 400mila euro, la squadra su cui tutte le potenziali rivali della volata salvezza faranno corsa. Sulla carta è così, anche se il concetto di fondo - secondo il quale conta più come si spende che quanto si spende - dovrà trovare anche in quest’annata applicazioni pratiche dopo i quattro casi conclamati del 2016/’17 (leggi scudetto a Venezia, Trento in finale nonostante un budget da metà classifica, Pistoia e Capo d’Orlando ai playoff con ultimo e penultimo budget della serie A). Oggi, però, pare impensabile che gli otto posti playoff non saranno assegnati alle squadre del primo troncone da 10 squadre. Partendo dalla solita Milano dei 15 contratti (di cui 10 stranieri) superfavorita per il titolo, più la solita nobiltà di Venezia campione in carica, Avellino e Sassari più Trento (in ulteriore ascesa dopo la finale scudetto) e Reggio Emilia (ridimensionata, ma con Della Valle confermato e Markoishvili in arrivo). A cui si aggiungono le ambizioni in crescita della Virtus Bologna grandi firme (Aradori e Gentile più Lafayette in regia e Slaughter sotto canestro) e della Torino tornata in Europa con Luca Banchi in panchina, oltre alle agguerrite Brescia, con l’aggiunta di Brian Sacchetti e un colpo ancora in canna (Anosike a settembre?) e Cantù con 5 stranieri di qualità e un parco italiani ancora in fase di completamento. Se però la ricetta “motivazioni più coralità” impostata da Attilio Caja funzionerà secondo le aspettative, chissà che non possa essere proprio Varese la rivelazione del 2017-18...
Giuseppe Sciascia