Il dato saliente sono i 7 recuperi dei secondi 20' contro le zero rubate all'intervallo: evidente come il sistema corale, nelle giornate in cui il ferro respinge le numerose soluzioni aperte create dalla circolazione di palla, sia basato su una costante pressione difensiva di tutti e 10 gli effettivi. Motivo per il quale le rotazioni sono così frequenti (10 giocatori a referto con 37 punti dal secondo quintetto) e i minutaggi sono così distribuiti dai 24' di Cain ai 16' di Pelle (come sempre il più adrenalinico con le sue giocate esplosive). Nel progetto-squadra plasmato da Attilio Caja il concetto di titolari e riserve è abbastanza relativo: le gerarchie sono precise con Wells e Waller chiamati a dare un quid maggiore rispetto al primo tempo (ma quando nel terzo periodo la trazione posteriore USA ha funzionato l'attacco ha prodotto con efficacia).
In questa Varese egualitaria però non c'è un primo e non c'è un decimo uomo: la difesa feroce è fisiologicamente dispendiosa, e il test con Lugano ha confermato che il coach pavese avrà bisogno dell'apporto costante di tutti gli effettivi. Una squadra che di certo non giocherà mai un basket scintillante, ma starà sempre sul pezzo in termini di concentrazione e intensità, pragmatica e combattiva come vuole Artìglio che l'ha plasmata a sua immagine e somiglianza. Il biglietto da visita mostrato ai tifosi del PalA2A è stato meno scintillante rispetto ad altre precedenti tappe del precampionato (in particolare al rombante più 29 contro Pavia). Ma la Varese versione 2017-18 sarà sostanzialmente quella di ieri sera, auspicando che sia più simile a quella degli ultimi 25' rispetto ai primi 15' dall'atteggiamento difensivo troppo passivo. Domani e sabato l'ultimo rodaggio a Montichiari nel Memorial Ferrari organizzato dalla Germani Brescia: il test contro la Virtus Bologna, che dovrebbe sfoggiare la supercoppia Gentile-Aradori, sarà certamente più indicativo rispetto a quello contro Lugano.
Giuseppe Sciascia
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