Jump to content

VareseFansBasketNews

  • simon89
    Varese vince ma convince solo a metà nell'antipasto casalingo della stagione 2017-18. La truppa di Attilio Caja regola Lugano intascando il successo numero 7 in 9 gare di precampionato, ma impiega un quarto abbondante per interpretare il match con la difesa graffiante richiesta da Artìglio. Alla fine i 1100 presenti (con tutti gli atleti del vivaio e lo staff del settore giovanile - a partire da Gianfranco Ponti - in prima fila del parterre) applaudono il cambio di ritmo operato da Ferrero e compagni dopo i 35 punti concessi nei primi 15'. Un avvio incerto, forse per l'emozione dell'esordio davanti al pubblico di casa, ha costretto Varese ad inseguire per buona parte del primo tempo dopo il 6-17 iniziale prodotto dalle triple a pioggia di Lugano. La scossa è arrivata dalla panchina, con Avramovic tonico in attacco e un solido Tambone (5 assist) ad alzare la pressione per accendere il motore del contropiede. Nella serata in cui Waller ha litigato col ferro (0/7 a metà gara), Varese ha ribadito la necessità assoluta di tenere "alta" la difesa per creare soluzioni in campo aperto. Poi nel terzo quarto si è sciolto anche l'attacco (30 punti con 12/18 dal campo nella frazione), cavalcando la vena balistica del frizzante Wells. Così il match ha preso la piega che si aspettava coach Caja.
    Il dato saliente sono i 7 recuperi dei secondi 20' contro le zero rubate all'intervallo: evidente come il sistema corale, nelle giornate in cui il ferro respinge le numerose soluzioni aperte create dalla circolazione di palla, sia basato su una costante pressione difensiva di tutti e 10 gli effettivi. Motivo per il quale le rotazioni sono così frequenti (10 giocatori a referto con 37 punti dal secondo quintetto) e i minutaggi sono così distribuiti dai 24' di Cain ai 16' di Pelle (come sempre il più adrenalinico con le sue giocate esplosive). Nel progetto-squadra plasmato da Attilio Caja il concetto di titolari e riserve è abbastanza relativo: le gerarchie sono precise con Wells e Waller chiamati a dare un quid maggiore rispetto al primo tempo (ma quando nel terzo periodo la trazione posteriore USA ha funzionato l'attacco ha prodotto con efficacia).
    In questa Varese egualitaria però non c'è un primo e non c'è un decimo uomo: la difesa feroce è fisiologicamente dispendiosa, e il test con Lugano ha confermato che il coach pavese avrà bisogno dell'apporto costante di tutti gli effettivi. Una squadra che di certo non giocherà mai un basket scintillante, ma starà sempre sul pezzo in termini di concentrazione e intensità, pragmatica e combattiva come vuole Artìglio che l'ha plasmata a sua immagine e somiglianza. Il biglietto da visita mostrato ai tifosi del PalA2A è stato meno scintillante rispetto ad altre precedenti tappe del precampionato (in particolare al rombante più 29 contro Pavia). Ma la Varese versione 2017-18 sarà sostanzialmente quella di ieri sera, auspicando che sia più simile a quella degli ultimi 25' rispetto ai primi 15' dall'atteggiamento difensivo troppo passivo. Domani e sabato l'ultimo rodaggio a Montichiari nel Memorial Ferrari organizzato dalla Germani Brescia: il test contro la Virtus Bologna, che dovrebbe sfoggiare la supercoppia Gentile-Aradori, sarà certamente più indicativo rispetto a quello contro Lugano.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Fatta la squadra, adesso tocca alla società. Se i riscontri positivi del precampionato sembrano indicare che la Varese plasmata da Attilio Caja attorno all'identità operaia pare godere di buona salute, gli aspetti extracampo fanno registrare un pressing serrato nelle trattative in corso per aggiungere compagni di viaggio ai due soli sponsor di maglia Openjobmetis e Cimberio. Dei vari contatti aperti da mesi, ce ne sarebbero alcuni (ragionevolmente due o tre) che promettono bene: ossia quel che servirebbe per rimpiazzare Teva, che dopo cinque stagioni di partnership con la società di piazza Monte Grappa ha deciso di non proseguire un rapporto comunque importante (tra il ruolo di secondo sponsor della serie A e quello di partner principale delle giovanili le casse biancorosse sono più vuote di 325mila euro).
    Il taglio generale dei costi tra il 10 e il 15% operato durante l'estate - "dimagrimento" che ha riguardato anche il monte stipendi netti della serie A, di poco superiore ai 700mila euro con un tesoretto a cui attingere in caso di necessità rispetto ai 950mila di inizio 2016/'17 - era stato messo in preventivo sulla base di numeri non troppo diversi dalla stagione passata in termini di ricavi da sponsorizzazioni. Perciò è importante che le trattative in corso vengano portate a termine con esiti positivi, permettendo la copertura praticamente totale del budget per l'annata sportiva alle porte. Ad oggi la variabile sponsor è l'unica in grado di mutare in maniera sostanziale le voci del bilancio biancorosso: l'apporto del consorzio "Varese nel Cuore" sarà sostanzialmente quello della stagione passata (a regime attorno ai 700mila euro), con il presidente Alberto Castelli già in caccia di nuovi soci dopo la decina di uscite al 30 giugno (nel 2016/'17 gli ingressi sono stati 14, il numero dei multiproprietari oscilla tra 50 e 55). La campagna abbonamenti ha fatto registrare anche nel 2017/'18 numeri importanti: pur con 142 tessere in meno e gli sconti della prima fase in maggio, gli introiti garantiti dalla vendita delle tessere stagionali superano abbondantemente i 500mila euro; dal 2014/'15 ad oggi nessuna voce attiva del bilancio ha numeri superiori a quella garantita dai fedelissimi.
    Insomma il bilancio sembra più sostenibile rispetto al passato, contando anche i maggiori ricavi dai diritti TV (tra introiti e costi sgravati si parla di 80-85mila euro) e l'operazione Gianfranco Ponti (il nuovo membro del CdA con poteri assoluti sulla gestione del vivaio ha liberato circa 200mila euro di risorse con il suo apporto personale a copertura dell'attività di base). L'auspicio è che l'imprenditore di Angera, almeno fino a Natale interamente concentrato sul settore giovanile, possa essere contagiato dalla passione per il basket "a tutto campo" ed eserciti prima della scadenza del giugno 2019 l'opzione di acquisto del 20 per cento delle quote della società di piazza Monte Grappa, entrando a tutti gli effetti nell'azionariato a fianco di "Varese nel Cuore". E che Ponti sia solo il primo dei potenziali soci forti interessati ad affiancare il consorzio nel sostenere le sorti del club biancorosso.
    Quel che è certo è il ribaltamento dei ruoli rispetto agli ultimi quattro anni: dal 2013 allo scorso maggio la società ha sempre dovuto aiutare la squadra, attraverso addizioni di denari necessarie per mantenere il posto in serie A. Ora è la squadra chiamata ad aiutare la società nel tenere alto l'entusiasmo di un ambiente votatosi al pragmatismo dopo troppi anni di voli pindarici: i risultati della "sporca dozzina" di Attilio Caja dovranno stimolare nuovi partner - siano essi sponsor oppure soci piccoli o forti - ad entrare a far parte della famiglia biancorossa. Che, per evitare di navigare a vista verso traguardi non superiori ad una salvezza tranquilla, ha assoluto bisogno di forze nuove per allargare gli orizzonti a medio-lungo termine.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Un prospetto bosniaco alla corte del settore giovanile biancorosso. Arriva in città Milos Prodanovic, classe 2002, 2 metri circa di altezza, nativo della città di Bosanska Gradiška.
    Il giovane sosterrà degli allenamenti di prova - sia nella giornata di oggi che in quella di domani - davanti ai tecnici e ai nuovi responsabili del vivaio: si tratta di sedute organizzate con l’obiettivo di valutare le qualità del giocatore e sondare la possibilità di una sua permanenza a Varese.
    Se segnato, quello di Prodanovic sarebbe il secondo “colpo” in ottica reclutamento segnato dal nuovo corso del settore giovanile, passato nel luglio scorso sotto l’egida del neo consigliere d’amministrazione Gianfranco Ponti: il primo era stato Lorenzo Naldini, prelevato due mesi dalla Dynamica Vimodrone e destinato alla selezione Under 18 della Pallacanestro Varese, quest’anno “l’ultima” squadra del settore giovanile vista la decisione di rinunciare all’Under 20 e alla partecipazione al campionato di C Silver.
    Capitolo prima squadra. Dopo le luci del Torneo Internazionale Città di Caorle (una vittoria - contro Treviso - e una sconfitta - contro Saratov - ma nel complesso la sensazione di un gruppo che lavora bene e che ha già sviluppato delle valide peculiarità soprattutto difensive...) per gli uomini di Attilio Caja ieri pomeriggio sono ripresi gli allenamenti al PalA2A. In programma un’unica sessione, andata in archivio senza defezioni: tutti presenti agli ordini dello staff tecnico. Oggi si raddoppierà la fatica, con pesi al mattino e campo al pomeriggio, in attesa che la nuova Openjobmetis si sveli - domani - per la prima volta sul parquet di Masnago. Alle 20.30 palla a due contro i Lugano Tigers: i biglietti per l’amichevole sono disponibili online fino alle 23.59 di oggi, oppure presso le biglietterie del PALA2A oggi dalle 16 alle 19, oppure ancora domani ai botteghini dalle 19.30.
    Sempre ieri, intanto, Wells e compagni sono stati presentati a consorziati e istituzioni presso la sede Nau! di Castiglione Olona. All’evento, oltre ai “padroni di casa” Monica Salvestrin, hanno parlato il presidente di Varese nel Cuore Alberto Castelli, i consiglieri d’amministrazione Toto Bulgheroni e Gianfranco Ponti, il presidente del Trust”Il Basket siamo Noi” Luca Thomas Villa e il sindaco di Varese Davide Galimberti.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Una sconfitta non scevra da aspetti positivi: la Openjobmetis di Attilio Caja è una squadra capace di difendere sopra la media, tanto da condizionare le partite tramite questo fondamentale. Cantù, Torino, Treviso, Saratov: più indizi fanno ormai una prova, anche se siamo ancora a settembre. Peccato che all’abnegazione – fisica ma soprattutto mentale – dietro, nell’occasione non sia corrisposto un attacco all’altezza, almeno nelle percentuali di tiro: 5/24 da 3 (21%), 15/22 ai liberi e la finalissima del Torneo Internazionale di Caorle va all’Avtodor Saratov di Andrea Mazzon. In Veneto finisce 66-71 per un avversario (che farà il preliminare di Champions League in settimana) fisico, lungo e sicuramente assai più esperto dei tanti incontrati finora dalla compagine biancorossa: va da sé che l’aver giocato ad armi pari sia comunque un’ottima notizia per Wells e compagni.
    Subito difficile l’impatto con il match per i biancorossi. Le polveri dell’attacco sono fradice e la sofferenza a rimbalzo è una costante dei primi 10 minuti: con queste premesse, nonostante la pressione difensiva non manchi, Saratov scappa via (4-11 al 4’, 9-18 all’8’, 12-22 al 10’), anche se Caja prova a fermare la gara e a parlare con i suoi giocatori. Perseverare è la virtù dei forti: il principio si applica alla retroguardia varesina, che a furia di insistere riesce a sbloccare anche l’attacco e a raddrizzare la contesa. Varese recupera più volte palla e prova ad attaccare di più il canestro, nella perdurante carestia dai 6,75 m: prima con Okoye, che apre la strada, poi con Hollis, che forse per la prima volta nel precampionato prova a vestire i panni da leader offensivo (17 punti alla fine), un parziale di 11-2 riduce il gap fino al -1 del 15’ (23-24). La Openjobmetis già in bonus concede diversi viaggi in lunetta all’ex Caserta Downs (25-31), poi di nuovo Hollis e una penetrazione di Wells firmano il 30-33 del 20’.
    Il sentiero è ormai tracciato: la si recupera dietro. Così, continuando a piegare le ginocchia con intelligenza, un passo dopo l’altro (in mostra ancora la strana coppia Hollis-Okoye) Varese riprende e addirittura sorpassa (canestro di Pelle dopo recupero: 39-38), in un lampo che segna l’inizio di un perdurante equilibrio. Ferrero spegne l’astinenza da oltre l’arco, Justin Robinson risponde più volte, Tambone e Pelle lucrano dalla linea della carità: al 30’ è 50-52. Qui i russi sono bravi a prendersi un piccolo vantaggio (un +5) che a conti fatti non verrà più recuperato, perché nella metà campo altrui i lombardi trovano due jolly di Waller allo scadere dei 24” ma anche tante, troppe difficoltà. I personali di Clarke stampano sul copione del match un 59-68 che sa di definitivo: la zona di Caja e ancora una volta Waller riaccendono una fiammella con il -2 (66-68) dell’ultimo minuto, ma è davvero troppo tardi. Vince Saratov: 71-66.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La marcia di Varese si ferma contro il ferro del PalaMa-re di Caorle. Seconda sconfitta in otto gare per la compagine di Attilio Caja nel percorso di avvicinamento al campionato: i biancorossi pagano una serata gelida al tiro (5/24 da 3 e 15/22 ai liberi) e lasciano a Saratov il successo nel Trofeo Città di Caorle. Mira storta fatale ai fucileri prealpini contro un'avversaria più stazzata. Apprezzabile però l'intensità profusa per 40' da Ferrero e compagni, bravi a non staccare mai la spina in difesa nonostante il ripetuto clangore dei ferri veneti. Nella serata di scarsa vena balistica del terminale principe Waller, apprezzabile la crescita di Wells (ancora non produttivo per sé ma abile a coinvolgere i compagni). E soprattutto brilla la stella di Damian Hollis che a canestri di pregevole fattura da sotto e da fuori abbina un'insospettabile attitudine difensiva: senza canestri da fuori, la sola difesa non può bastare contro avversari così fisicati, ma se anche l'unica "punta" del gruppo sposa la mentalità operaia, allora è chiaro che il gruppo parlerà la stessa lingua per i prossimi nove mesi. E la variabile impazzita delle percentuali non toglierà ai biancorossi la fiducia in un sistema già metabolizzato.
    Varese fatica a prendere le misure al razzente Robinson (8 nei primi 4' per il 4-11 iniziale), ma soprattutto paga le brutte medie dall'arco (1/8 nei primi 10') non riuscendo a snidare i massicci lunghi russi dal fortino del pitturato. Così l'Avtodor prova a prendere il largo (12-22 al 10'), ma la truppa di Caja non si perde d'animo e, calando la saracinesca in difesa, riesce ad alzare il ritmo per sfruttare appieno la verve di Okoye e Hollis. I biancorossi rientrano fino al 25-26 del 16', poi l'attacco si pianta di nuovo (34% al tiro a metà gara) nonostante la buona circolazione di palla e Saratov specula sull'impatto sotto le plance della torre Klimenko per scavare un nuovo solco (25-33 al 19'). L'asse Wells-Hollis sblocca l'impasse balistico biancorosso e, dopo l'intervallo, Varese torna in scia con l'ala di passaporto ungherese che sfoggia tutta la morbidezza dei suoi polpastrelli. Primo sorpasso firmato da due liberi di Pelle (39-38 al 25') corredando un costante lavoro in retroguardia; Saratov trova ossigeno dalla duttile ala Clarke, ma la circolazione di palla biancorossa macina sempre tiri aperti. E alla lunga capitan Ferrero trova la doppietta dall'arco che vale il 47-44 del 28'. La replica di Zibrov e Kluchikov contro la zona proposta da Caja toghe l'inerzia a Varese e riaccende la macchina delle triple dell'Avtodor che piazza un 3-13 a cavallo dell'ultimo riposo per riprendere l'abbrivio (50-57 al 32'). I biancorossi continuano a battersi ma lucrano zero punti da un tecnico per proteste a Downs pagando in lunetta il bonus esaurito in fretta. Due pennellate di Waller dopo tanti ferri (1/7 al 30') tengono a contatto Varese (57-61 al 35'), ma la temperatura delle mani bian-corosse resta freddina e Saratov piazza il colpo del kappaò con un dardo di Clarke (59-68 al 37').
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Altro giro, altro regalo estivo per la Openjobmetis Varese, che si sta abituando a prendere confidenza con la vittoria e questo è l’aspetto più positivo. Nella semifinale del Torneo Internazionale Città di Caorle la squadra di Attilio Caja ha ragione della De Longhi Treviso dell’ex Pillastrini 77-65: oggi i biancorossi affronteranno nella finale delle 20.30 l’Avtodor Saratov dell’italiano Andrea Mazzon, impostasi nell’altra semifinale contro i campioni d’Italia di Venezia.
    A Varese, ancora una volta al completo, basta un primo tempo molto simile alla scorpacciata di Pavia contro Torino: difesa attenta, attacco mobile, giudizioso e precisissimo nelle esecuzioni, superiorità a rimbalzo (Treviso, squadra di A2, ha il solo Brown da opporre sotto le plance). La ripresa non conferma le impressioni dei primi 20 minuti (in attacco, perché la difesa regge bene), ma gli strappi estemporanei dei biancorosso bastano e avanzano a portare a casa la vittoria. Tra i singoli in evidenza la prova di Stan Okoye (19 con un percorso quasi netto al tiro), Cain (solita sostanza all’ombra dei tabelloni) e il Waller del primo tempo. Più opaco Wells, non in perfette condizioni fisiche e poco propenso a uscire dallo spartito.
    La cronaca
    Dopo 5 minuti di equilibrio, si transita a metà quarto sul punteggio di 12-12, la prima scossa biancorossa parte dalla regia di Tambone (e da Pelle che chiude l’area ai lunghi trevigiani), che arma la mano di Okoye e quella di Hollis: parziale di 10-0 e +10 Varese (22-12), prima di chiudere la frazione sul 23-16. Con il quintetto titolare salvo Natali, per qualche minuto la Openjobmetis gioca al gatto con il topo (Treviso torna anche a -5, 30-25), poi decide di mettere il piede sull’acceleratore e di correre verso il break decisivo: 17-3, contro la zona ordinata da Pillastrini che viene disinnescata da un abile penetra e scarica messo poi in cassaforte soprattutto da Okoye, Waller e Ferrero. I rimbalzi d’attacco fanno il resto: il 47-28 del 19’ diventa 47-30 alla seconda sirena, ma poco cambia.
    Varese potrebbe dilagare al rientro sul parquet, ma si scontra con una De Longhi più attenta in difesa e con una flessione interna che abbassa l’impatto fisico-atletico e sporca le percentuali di tiro. Non che i biancorossi perdano il controllo del match (dal 56-42 si passa, con i punti di Barbante, Bruttini e Imbrò, al 63-54 del 30’), ma rallentando i ritmi perdono in efficacia e smarriscono per strada Wells e Waller, anonimi nel terzo periodo.
    Per la verità Treviso prova anche a spaventare davvero i suoi avversari, calando il -6 (68-62 al 34’) con i cesti di Bruttini e dell’ex Pesaro Musso, ma un’altra accelerata lombarda (aperta da Natali e chiusa da Hollis) mette al sicuro il sicuro il risultato (dal 70-62 a 77-62). Finisce 77-65, oggi un test più probante.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Varese fa rotta verso la riviera veneta in cerca di conferme dopo la serata di gala di Pavia. Nella seconda semifinale del Trofeo Città di Caorle, stasera in riva all'Adriatico la truppa di Attilio Caja sfiderà la De' Longhi Treviso (ore 20.30; diretta streaming sulla pagina Facebook del torneo). Biancorossi di nuovo al completo dopo lo scintillante più 29 contro Torino nel Memorial Aldo Di Bella nella prima uscita con tutti gli effettivi disponibili. Cameron Wells e Antabia Waller, a riposo precauzionale nel finale del match di mercoledì, sono annunciati in campo dopo le terapie di ieri mattina che hanno escluso problemi fisici per entrambi. Il test di stasera contro un' avversaria di categoria inferiore - sia pure tra le candidate al salto in serie A - dovrà fornire ulteriori spunti al coach pavese. Anche se il clou della due giorni di Caorle sarà in ogni caso il match di domani: al via del quadrangolare ci sono anche i campioni d'Italia della Reyer Venezia, ospiti a Masnago nell'overture della serie A domenica 1 ottobre e freschi di aggiunta della guardia Michael Jenkins (ex Cantù e Pistoia); e i russi dell'Avtodor Saratov, affidatisi al coach veneziano Andrea Mazzon che li ha portati per due settimane in ritiro a Caorle.
    Il match contro la De' Longhi dell'ex tecnico biancorosso Stefano Pillastrini, che ha tanti elementi con trascorsi in A (da Michele Antonutti a Bernardo Musso) e un solo straniero sotto canestro (il giovane lungo John Brown, pescato in A2 dalla Virtus Roma), offrirà comunque riscontri interessanti per una Varese chiamata a dimostrare di mantenere alto il livello di concentrazione e intensità anche quando l'avversario è sulla carta inferiore. Giocare contro l'Auxilium protagonista del mercato in serie A, e con tanti atleti con pedigree importante visti i trascorsi in NBA ed Eurolega, offre di per sé stimoli forti al gruppo di elementi "affamati" costruito in estate da Attilio Caja. Riuscire a mettere in campo la stessa aggressività anche contro Treviso sarebbe una conferma importante per una Varese che non potrà in ogni caso prescindere dalla mentalità operaia e dalla fiducia nel suo sistema di gioco. Lo ha dimostrato con i fatti il "fuorigiri" dei 15' finali contro Brescia, al momento unico passaggio a vuoto di un precampionato che fa registrare un record parziale di 5 vittorie su 6 gare. Ora Varese giocherà altre cinque volte nei prossimi otto giorni: dopo i due a Caorle, mercoledì prossimo vernissage casalingo con Lugano, poi venerdì e sabato prossimi Memorial Ferrari a Montichiari. Una raffica di impegni probanti per verificare le sensazioni fino a questo momento molto positive espresse nella prima metà del cammino delle amichevoli.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    «Il legame tra i varesini e la società “Pallacanestro Varese” rappresenta uno dei pochi e invidiati esempi a livello nazionale in cui si è formato un vero rapporto diretto tra la squadra e la cittadinanza, che ha sempre considerato “di casa” non solo i tanti giocatori varesini che dalle giovanili sono giunti fino alla prima squadra, ma anche tutti quelli che, arrivati a Varese, hanno voluto mescolarsi e mettere radici oltre gli steccati della loro attività sportiva. Un esempio sopra tutti, quello di Gianmarco Pozzecco».
    La mozione
    L’introduzione parla di una favola che va avanti da 71 anni, rinnovando i sogni fusi tra le sue righe stagione dopo stagione. È Varese, siamo così se si tratta di basket, da sempre e per sempre. Per arrivare al dunque, però, bisogna continuare a leggere: «La storia di Gianmarco Pozzecco può considerarsi paradigmatica, nella più ampia cornice educativa e culturale legata al mondo dello sport, sotto alcuni profili fondamentali: la tenacia nel trasformare i propri punti di debolezza in fattori di forza; il coraggio di fidarsi di sé stessi, l’elogio di una follia geniale, l’altruismo di un campione di assist, senza dimenticare quel suo profondo rispetto verso gli avversari che gli è valso l’ovazione di tutti i palazzetti d’Italia. Le manifestazioni del senso di attaccamento da parte di Pozzecco verso la città di Varese sono da sempre un elemento ricorrente di tutte le sue apparizioni mediatiche». E ancora: «Durante tutti gli anni vissuti a Varese, Gianmarco si è sempre impegnato con la massima disponibilità, unita ad una sottile sensibilità verso ogni forma di disagio, nel partecipare ad iniziative di grande valenza sociale: dalle campagne di prevenzione nelle scuole fino ad innumerevoli interventi più delicati, di norma lontani dai riflettori, come le visite ai bambini ricoverati in ospedale o ad altre situazioni di grave sofferenza di cui veniva a conoscenza. La straordinaria mescolanza di Pozzecco col tessuto profondo della città è peraltro facilmente dimostrabile dalla grande quantità e dalla varietà di persone che hanno avuto modo di conoscerlo personalmente e apprezzarne quell’immediata empatia che lo ha reso indimenticabile nei cuori dei varesini, tifosi e non».
    E quindi? E quindi perché non riconoscere a uno dei protagonisti più emozionanti di quella favola in perenne riscrittura di cui sopra la massima onorificenza varesino? Giammarco Pozzecco cittadino onorario della città di Varese: la proposta, sotto forma di mozione della quale si è riportato il testo, è arrivata ieri dal consigliere comunale della Lega Nord Marco Pinti e verrà depositata oggi nella segreteria consiliare di Palazzo Estense, per capire se potrà essere messa all’ordine del giorno in uno dei prossimi consessi (ci vuole la firma di 1/3 dei consiglieri). «La presente mozione interessa, per la sua stessa natura e per la persona in oggetto, questioni che travalicano ogni appartenenza partitica e divisione politica» si specifica.
    Amico Gianmarco
    No, qui la politica davvero c’entra nulla: Pinti, amico e tifoso del playmaker che ha regalato a Varese lo scudetto del 1999, il decimo della sua storia, traduce in carta protocollata semplicemente e meravigliosamente la riconoscenza verso uno dei figli acquisiti più amati della Città Giardino. Non c’è solo il basket tra le motivazioni della richiesta, non c’è solo quella quotidiana sfida ai giganti da lillipuziano del basket che ha regalato a una generazione di sportivi gesta mai più riproposte da altri sotto le volte di Masnago: in gioco entra il cuore enorme della persona Gianmarco, la sua generosità.
    Ve ne raccontiamo una, anzi una delle tante. Risale a una ventina di anni, quando il Poz era giocatore. Un ragazzo delle giovanili di nome Marco, a 11 anni, vive il terribile momento della perdita del padre: avvisato dalla società, Gianmarco si avvicina a Marco, gli fa sentire la sua presenza, gli diventa amico. Lo fa con tutta la naturalezza che lo contraddistingue, coinvolgendolo nel suo quotidiano senza dare alcuna didascalia al suo agire, realizzando il sogno di quell’undicenne, che per anni si chiederà come fosse stato possibile avere come amico un suo idolo sportivo. Quel Marco è Marco Pinti, oggi ha capito tutto e - insieme alle mille altre ragioni già elencate - ha deciso di promuovere un gesto che avesse lo stesso amore da lui ricevuto. A supporto della mozione ci sono la Pallacanestro Varese, ovviamente («Ringrazio Fabrizio Fiorini, Claudio Coldebella e Luna Tovaglieri» dice Pinti), e il Coni, nella persona del delegato provinciale Marco Caccianiga: «Gianmarco ha saputo conquistare i tifosi e la città, costruendo col territorio un rapporto non semplicemente sportivo, ma anche e soprattutto, di affetto sincero. La maglia biancorossa è sempre stata una seconda pelle. Gianmarco è, a buon diritto, uno di noi».
    Nel giorno del 45esimo compleanno del Poz, la sua Varese non avrebbe potuto confezionargli regalo migliore.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Operai contro dottori: è massacro. E a scuola ci tornano i secondi. La prima Varese al completo della stagione distrugge Torino nel Memorial Di Bella, sotterrando la Fiat sotto quasi 30 punti di scarto (85-56). Al cospetto di una delle regine del mercato estivo in Serie A (da Vujacic e Patterson in giù…) la sporca dozzina di Attilio Caja si dimostra più pronta, più quadrata, più in spolvero, più in salute: torna Waller e torna una mano armata dalla lunga, poi ci sono la velocità e la regia di Avramovic, poi ancora la prontezza di Cain e la solidità produttiva di Okoye.
    Citare i singoli, tuttavia, sembra quasi ingeneroso: tutta la Openjobmetis (amplissime le rotazioni dell’Artiglio) a Pavia gira che è una meraviglia, sia in una difesa fatti di aiuti e cambi sistematici che in un attacco costruito sulla generosità e su pochissime forzature. Varese è fisico e mente, armi che riproposte con costanza nell’arco della stagione potranno opporsi con efficacia a chi metterà in mostra un talento individuale superiore.
    Nei primi 20 minuti Wells e compagni sono pressoché perfetti: ottima circolazione di palla, eccellenti spaziature offensive e trazione anteriore (leggi difesa) che anestetizza la Fiat e diventa genesi di ogni fortuna. Waller martella dalla lunga, Ferrero si inventa scorer: il parziale dei primi 10’ è 18-14, ma la Openjobmetis sta avanti anche di 8. La seconda frazione non fa che confermare le buone impressioni iniziali: con la partecipazione di Cain e di un Okoye in spolvero, i biancorossi allungano fino al +18 (47-29), prima di chiudere sul 47-31. Al ritorno in campo Torino prova a stingere le maglie difensive, intasando l’area e tenendo Varese lontano dal ferro: con le percentuali biancorosse che si abbassano, la squadra di Banchi rosicchia punto dopo punto, arrivando fino al -8 (53-47). Sembra il preludio a un rientro vero e proprio, invece prima Hollis, poi Wells, infine Avramovic (per non citare una retroguardia di nuovo senza sbavature) ristabiliscono il + 15 al 30’ (63-48). Il passivo non verrà più recuperato dai piemontesi, anzi: con le folate di Avramovic e Okoye, una Openjobmetis che non smarrisce un grammo di concentrazione e di atletismo fino al termine raddoppia lo scarto.
    Fabio Gandini

×
×
  • Create New...