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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Il primo antipasto della serie A ribadisce la solidità dell'impianto di gioco della nuova Varese. La squadra di Attilio Caja passa in volata sul campo della Vanoli con due liberi a meno 13" di capitan Ferrero (bravo nello sporcare la replica di Travis Diener sull'ultimo assalto cremonese) che firmano il successo dei biancorossi nella somma dei 4 periodi (punteggio azzerato alla fine di ogni quarto in modalità scrimmage). Conferme importanti sul piano dell'identità e dell'atteggiamento per un team capace di ribadire i concetti di insieme già espressi contro la Sam Massagno anche di fronte ad un' avversaria "vera" come la compagine di Meo Sacchetti. Difesa dura, con Cain già protagonista in mezzo all'area, ed esecuzioni fluide (58% da 2 e 47% da 3) pur ad intermittenza in attesa che l'innesto del "Comandante" Cameron Wells sul telaio della manovra dia ulteriore sicurezza e limiti le palle perse (21 totali, alcune delle quali banali).
    Al di là dei singoli, piace l'efficacia dell'organizzazione di un gruppo che ha già chiaro il concetto di come stare in campo nel quale ogni pedina ha un compito preciso da mettere in pratica. Poi spiccano pure le individualità, con Antabia Waller che conferma la morbidezza del suo jumper dalla media e lunga distanza, fumando gli allunghi iniziali (9-13 al 6', 24-30 al 15' ) con le sue bordate. Mentre Stan Okoye attesta d'aver acquisito ben altra dimestichezza con il tiro da fuori rispetto alla versione 2014/' 15, siglando il primo affondo consistente in avvio del terzo quarto (anche 39-50 al 24' ). Infine Nicola Natali, apprezzata scoperta anche in versione tiratore oltre alle doti già annunciate da "sentinella" difensiva: l'ala del 1988 riaccende l'attacco di Varese dopo un finale di terzo quarto a fari spenti (controbreak cremonese di 18-4 firmato da Travis Diener per il 57-54 del 30'). E con due triple quasi consecutive da il là all'affondo vincente degli ospiti, che esaltano con un 5/5 da 3 negli ultimi 10' la ritrovata qualità della circolazione di palla: aggancio e sorpasso con Waller a stampare dall'arco il 64-72 del 37'. Poi Cremona ha aperto il campo con i 5 piccoli, complice qualche sbavatura e qualche errore in lunetta Varese s'è fatta mangiare il vantaggio a poco a poco subendo anche il sorpasso Vanoli (76-75 a meno 24" con un libero di Ricci). Provvidenziale il 2/2 di Ferrero a meno 13" dopo aver salvato un contropiede su palla persa per fissare il punteggio sul più 1 biancorosso: le nove partite delle prossime tre settimane serviranno per migliorare i dettagli, ma la nuova Varese ha già metabolizzato la sua solida identità operaia.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Se il buongiorno si vede dal mattino, per il momento il sole splende in casa Openjobmetis Varese. A Cremona, contro la formazione allenata da Meo Sacchetti, arriva il secondo sofferto successo in pre-campionato, contro un’avversaria di ben altro tenore rispetto alla Sam Massagno. Finisce 76-77 per i biancorossi, che si impongono in volata grazie a due liberi di Giancarlo Ferrero, che poco prima si era impantanato sulla linea della carità consentendo il pareggio in extremis di Cremona.
    Una partita giocata bene per larghi tratti con due pecche da correggere: palle perse e tiri liberi, troppi dieci sbagliati. Dopo tre quarti trascorsi ad inseguire Cremona, seppur sempre a distanza di sicurezza e a contatto, i biancorossi hanno messo la freccia nell’ultimo e decisivo quarto di gioco grazie alle triple di Nicola Natali (che festeggia i 29 anni compiuti venerdì con 11 ottimi punti) e i punti di uno scatenato Stanley Okoye, che a referto ne mette 19 a fine partita.
    Nuova confortante prestazione dei biancorossi, che hanno confermato le positive sensazioni date a Chiavenna. Il successo arriva in volata, negli ultimi secondi, dopo essere stati in vantaggio ed aver rischiato di perderla con tre liberi consecutivi sbagliati da Tambone e Ferrero.
    Altra prestazione degna di nota da parte di Antabia Taj Waller, autore di 21 punti (9 nel solo primo quarto) al Pala Radi dopo averne griffati 20 all’esordio a Chiavenna contro gli svizzeri dalla Sam. Un 60% da tre (3/5) ed un 5/7 da due che confermano le sue straordinarie doti di tiratore, sia da oltre l’arco che da dentro l’area. Pur senza Cameron Wells, ancora ai box per un problema al polpaccio nonostante la fine della squalifica patita in Germania, Varese è riuscita a vincere nuovamente e, pur essendo precampionato, qualcosa vorrà pur dire, specialmente se accaduto sul parquet che aveva fatto registrare il punto più basso della stagione scorsa.
    Meo Sacchetti, dal canto suo, ha dovuto rinunciare all’esperienza di Drake Diener, trovando comunque risposte positive pur nella sconfitta.
    Mercoledì i biancorossi di Caja torneranno in campo contro Derthona a Castelletto Ticino, alle ore 19.30, prima del classico appuntamento con il Trofeo Lombardia previsto per il prossimo fine settimana.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Il commento di Fabio Gandini
     
    «Se oggi la Pallacanestro Varese esiste ancora, lo si deve a quest'uomo». La quinta della scena - temporalmente collocabile in qualche mese or sono - è l'androne del PalA2A, sotto il cui cemento ci sono i protagonisti di questa breve storia: il primo, di gran lunga il meno importante, è un cronista di basket che si auto-definisce ancora giovane; il secondo, che dà il vento alla frase sopra riportata, è il presidente di Varese nel Cuore Alberto Castelli, il quale ci perdonerà se riportiamo un attimo privato; il terzo - che incassa la riconoscenza con una delle sue solite battute taglienti e a scoppio ritardato - è "l'uomo".
    La storia di una società di basket si scrive normalmente in canestri e personaggi di campo, meno in dirigenti, ancor più raramente se della specie da scrivania. Semmai citati, questi ultimi vengono associati solo ai momenti epici, ai trionfi, alle saghe che strizzano l'occhio alla leggenda, di certo non a stagioni sportivamente anonime.
    Fabrizio Fiorini è stato l'amministratore delegato dell'ultra settantennale sodalizio cestistico cittadino in un anno qualunque del corrente, lungo medioevo biancorosso. Ed è persona schiva, che non ha mai amato la pubblica ribalta, il microfono in mano o le interviste sui giornali, pur rendendosi sempre - a differenza di tanti altri - educatamente disponibile verso l'interlocutore, chiunque egli fosse. Le due cose insieme non depongono a favore della fama di nessuno e, forse, tanto meglio così. A volte bastano i fatti.
    Fabrizio Fiorini, da ieri non più amministratore delegato della Pallacanestro Varese, come avete potuto leggere nell'intervista qui sopra, ha salvato la società dal baratro. Le ha risparmiato la fine di Caserta, l'ha rianimata a un passo dalla morte. Non da solo, ma tra pochi. Pochissimi. Non da solo, ma nella posizione più scomoda, ancorché quasi sempre lontana dalle cronache perché estranea alle vicende del parquet. Non da solo, ma iniziando per primo. Evidenziando una situazione finanziaria e debitoria pericolosa in principio (era la metà del 2015), ponendosi a servizio della società da consorziato appassionato e volenteroso poi, diventandone la massima espressione decisionale non sportiva dell'organigramma infine (e siamo arrivati all'inizio dell'estate 2016).
    Lo ha fatto gratis (e chissà perché nel mondo di oggi si sente il bisogno di sottolineare tale particolare...), anzi mettendo spesso e volentieri mano al suo portafoglio di piccolo proprietario, facendo avanti-indietro da Milano e rubando tempo alla sua azienda e alla famiglia. Con ostinazione e con coraggio. Dettando i ritmi di una resistenza che ai tifosi pare una poco affascinante austerità e invece si chiama necessità. Garantendo - con l'ordine, la trasparenza e il buon vecchio e sano passo più corto della gamba - una meravigliosa, in quanto tale, esistenza.
    Fiorini è stato l'unico che non si è vergognato di ammettere - anche pubblicamente - che la Pallacanestro Varese stava andando incontro a gravissimi problemi. Poi ha riversato tutto se stesso nel tentativo di risolverli. Riuscendoci o quasi, sicuramente stabilizzando un contesto che a breve sarebbe diventato irreversibile, frutto di anni vissuti da cicale, di errori, di incalcolabili cambiamenti e di occasioni perse.
    A chi ora rimane dove lui si è fatto valere, un augurio per un compito per nulla facile: essere alla sua altezza. A tutti gli altri un consiglio: andate a salutarlo qualche domenica al palazzetto, questo milanese che dalla vita ha avuto il dono - nonostante lo sventurato luogo di nascita-di tifare la Varese della palla a spicchi. Lo troverete in tribuna (mai in parterre), con la sua Alessandra al fianco, anonimamente mescolato tra il popolo: 90/100 starà incazzandosi con un arbitro. Allora sorridetegli e ripensate alle parole del presidente Castelli.

  • simon89
    II dado è tratto, la decisione è presa ed ora è anche ufficiosa. Nessun comunicato da parte della società per ora, ma per una precisa ragione. Riavvolgiamo il nastro: era il 10 agosto quando, su queste pagine, venivano annunciate come imminenti le dimissioni di Fabrizio Fiorini dal ruolo di amministratore delegato della società di piazza Monte Grappa. Dimissioni che non sarebbero state esecutive almeno fino alla data del primo settembre, giorno in cui era convocato il primo CdA. Ebbene, ieri il consiglio di amministrazione si è ritrovato seppur non al completo - Gianfranco Ponti e Monica Salvestrin erano collegati tramite telefono - per ratificare internamente e prendere atto della decisione di Fiorini. Non ci saranno comunicati ufficiali imminenti semplicemente perché, per almeno altri dieci giorni o forse due settimane, Fiorini continuerà a muoversi come amministratore delegato per firmare alcuni contratti e risolvere qualche pendenza da lui sempre gestita finora. La notizia, visto che quella delle dimissioni di Fiorini lo è fino ad un certo punto ormai, è la scelta sulla sua sostituzione: al momento il CdA sembra intenzionato a non nominare un nuovo amministratore delegato al posto di Fiorini, per una ragione. Il 50enne imprenditore di Bresso, entrato nel CdA nell'ultimo anno della gestione Stefano Coppa, era stato chiamato con il preciso compito di "ripulire" i conti in una situazione economica e finanziaria tutt'altro che positiva e tran- quilla. La scelta di non nominare un suo sostituto può essere dettata da un semplice assolvimento del compito, ossia Fiorini ha concluso il compito per cui era stato chiamato e non c'è ora una necessità impellente di rimpiazzarlo. Tutti i membri si distribuiranno le mansioni che spettavano al dimissionario, e avranno potere di firma. Il CdA ieri ha preso atto di una decisione che già conosceva, e proprio "l'assolvimento del compito" è una delle motivazioni che hanno spinto in queste settimane Fiorini a farsi da parte. Specifichiamo affinché sia chiaro: l'amministratore delegato, in attesa di diventare ex, non lascia sbattendo la porta, ma lo fa in primis per motivazioni di lavoro che esulano dal contesto di Pallacanestro Varese, e in secondo luogo per le ragioni elencate precedentemente. In quanto membro del consiglio direttivo di Varese nel Cuore, oltre ad essere anche coinvolto all'interno del trust "Il Basket Siamo Noi". Fiorini resterà negli ambienti di Pallacanestro Varese-Cuore, ridimensionando impegni e mansioni. 
    Alberto Coriele

  • simon89
    Antabia Waller si aggiunge alla lista degli stranieri con la testa sulle spalle della Pallacanestro Varese versione 2017-18. Il 29enne tiratore della Georgia, sposato da un anno con Consuelo e in attesa dell'arrivo in città della primogenita di 5 mesi, racconta le prime sensazioni della nuova avventura biancorossa nella modalità da "uomo tranquillo" che sembrano condividere tutti i nuovi acquisti. «Finora è stato tutto perfetto: siamo partiti per il ritiro, e dopo aver capito le richieste del coach abbiamo lavorato forte per migliorare giorno dopo giorno su quello che ci veniva richiesto. I riscontri della prima amichevole sono stati positivi, e ci sono serviti per prendere coscienza dell' importanza di quel che stiamo facendo».
    Lo sbarco in Italia non spaventa l'atleta del 1988, che ha al suo attivo 6 stagioni di esperienza europea (3 anni in A2 turca, due in Balkan League e uno in Lega Adriatica più Champions League al Mornar Bar): «Il livello della competizione sarà molto alto, il campionato è equilibrato: quando ho avuto la possibilità ho accettato al volo e mi sento molto responsabilizzato da questa sfida. Non credo che sarà un problema adattarmi al livello fisico, il campionato turco era molto duro ed anche la Champions League era assai competitiva. Non vedo l'ora di misurarmi a questo livello: già oggi a Cremona sarà un test interessante, cercheremo di continuare a lavorare su quello che ci ha proposto il coach». Di certo Waller sarà il principale terminale perimetrale di una Varese che ha bisogno delle sue "bordate" dall'arco per monetizzare l'efficacia delle esecuzioni volute da coach Caja: «L'allenatore punta molto sull'esecuzione dei giochi e sull'avere sempre i giocatori nella posizione esatta rispetto a quello che fa la difesa. Sto lavorando proprio su questo, ogni giorno mi confronto con lui per imparare a sfruttare sempre meglio il lavoro dei compagni per liberarmi. Che tipo di tiratore sono? Mi hanno sempre detto che segno di più quando sono marcato che nelle conclusioni aperte: accetto questa definizione, probabilmente sono più pericoloso quando devo battere la pressione della difesa dal palleggio che quando esco dai blocchi o concludo piedi per terra».
    L'esterno statunitense attende ancora le indicazioni dell'allenatore riguardo a quello che sarà il suo ruolo in squadra e spende parole di apprezzamento per la qualità del gruppo: «Non so ancora se sarò leader o uomo-squadra: per me è importante fare il massimo perché la squadra vinca al di là del mio ruolo o del mio bottino personale, dipenderà da quelle che saranno le richieste del coach e dalle evoluzioni delle prime partite quando si stabiliranno le gerarchie. Di sicuro far parte di questo gruppo è molto stimolante: sin dal primo giorno c'è stata grande unità di intenti, in queste due settimane nelle quali siamo stati molto insieme mi sono divertito molto con i compagni. Per quanto riguarda il campo, se proseguiremo a lavorare con la stessa attenzione su quello che ci chiede il coach, le cose andranno per il verso giusto».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Tyler Cain si presenta ai tifosi varesini con lo stesso approccio che mette sul campo da basket. Il 29enne centro del Minnesota è pacato, sensato e senza fronzoli nella sua prima apparizione pubblica della sua avventura biancorossa. L'erede di Kangur per intelligenza cestistica e disponibilità al lavoro in allenamento racconta così i suoi primi giorni nel gruppo guidato da coach Caja. «Sono molto contento di questa nuova esperienza a Varese. Ci siamo allenati molto intensamente in questo periodo, stiamo cementando il gruppo sul piano fisico e tecnico ma anche sotto il profilo dell'unità del gruppo: sinora tutto sta procedendo per il meglio». Il giocatore che più ha impressionato il nuovo pivot biancorosso è stato Wells, ossia colui che dovrà rifornirlo di palloni in attacco, ma anche il compagno di reparto Pelle - con le sue innate doti atletiche - ha colpito molto Cain. «Per quel che ho potuto vedere finora, Cameron è un ottimo playmaker. Sa guidare bene l'attacco mettendo tutti nelle posizioni ideali per rendere al meglio e interpretando perfettamente le indicazioni del coach. In campo è un leader ma sa anche cercare soluzioni personali quando serve. Pelle? È un talento impressionante dal punto di vista atletico, è molto interessante vederlo giocare e sfruttare le sue doti».
    Il lungo statunitense ha sempre trovato ispirazione dallo stile di gioco di lunghi votati al lavoro duro, che gli hanno garantito un modello da seguire. «Sono cresciuto guardando lunghi con qualità fisiche importanti ma amanti del lavoro duro a rimbalzo: mi piaceva tantissimo Chris Webber (stella NBA degli anni '90 e 2000 - ndr) oltre a superstar come Shaquille O'Neal e Charles Barkley. I giocatori che preferisco sanno sempre mettere in campo grande energia». Cain torna in Italia con un bagaglio più completo rispetto all'avventura in serie A2 vissuta a Forlì nel 2013/2014, deciso a mettere a frutto le tre stagioni disputate in Francia. «Rispetto a quell'esperienza sono cambiato molto: la mia stagione a Forlì mi ha fatto crescere e mi ha dato l'opportunità di mettermi in evidenza, guadagnando la possibilità di approdare in Francia. Lì ho trovato un campionato molto più atletico e fisico: sono migliorato molto in difesa e ho incrementato il mio bagaglio di soluzioni offensive diventando più forte e più smaliziato».
    E nonostante le prospettive stagionali senza voli pindarici indicate da Attilio Caja, il centro biancorosso prova ad alzare l'asticella degli obiettivi. «Lotteremo per fare il meglio possibile: lavoreremo ad ogni allenamento per crescere, migliorare e dare il massimo in ogni partita. Il nostro obiettivo è lottare per un posto dall'ottavo in su, il desiderio è gettare sempre in campo ogni stilla di energia per cercare di vincere ogni partita». E quando non pensa al basket e al lavoro duro in palestra Cain si dichiara "familyman". «Dedico tutto il tempo libero alla mia famiglia: film e videogames sono il mio hobby preferito con loro. Il numero di maglia? Le mie prime scelte erano già occupate, così ho scelto il 16 che è la data di nascita di mio figlio».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Uno dopo l’altro, si alza il sipario sui volti nuovi della Openjobmetis Varese. Se martedì era stato il giorno di Matteo Tambone, ieri a presentarsi a stampa e tifosi è stato Tyler Cain, centro statunitense classe 1988. Cain è giunto a Varese per la sua seconda esperienza italiana dopo quella in A2 a Forlì (stagione 2013/2014). Nel mezzo, tre stagioni in Pro A francese, con Pau Orthez, con Digione e con Chalons-Reims. Un ritorno, un cerchio che si chiude, con la possibilità di esprimersi nel massimo campionato italiano dopo aver assaggiato la seconda serie.
    Le sue prime parole denotano entusiasmo e voglia di iniziare: «Sono molto felice ed eccitato di essere qui e di fare questa bella esperienza a Varese. Abbiamo vissuto una buona preseason, ci siamo allenati intensamente nei giorni di ritiro e anche ora che siamo qui. Stiamo cementando il gruppo, non soltanto dal punto di vista tecnico e fisico, ma anche da quello dell’unione di squadra».
    Insieme all’altro nuovo arrivo Cameron Wells, contribuirà a formare l’asse portante play-pivot della prossima stagione e il primo impatto con il connazionale è più che positivo: «Un ottimo giocatore, molto organizzato, sa far girare la squadra nell’esatta maniera che gli chiede il coach. Anche a livello individuale è molto forte e sa crearsi spazio per il tiro, ma la sua caratteristica principale è quella di attivare i compagni e di farli rendere al meglio. Il coach si aspetta che sia un leader, ha le qualità per farlo».
    In quanto centro, è cresciuto negli States studiando le caratteristiche e i dettagli dei più grandi in quel ruolo: «Quando sono diventato grande, ero già un lungo, quindi ho sempre guardato i giocatori del mio ruolo: penso a Chris Webber nei Sacramento Kings, poi ovviamente a Shaq O’ Neal oe a Charles Barkley, che ho ammirato per l’energia che metteva in campo».
    Dalla LegaDue italiana alla Pro A francese, un bel salto: «La mia prima stagione italiana a Forlì mi ha aiutato a diventare un giocatore migliore e sono cresciuto costantemente nelle annate successive. In Pro A mi sono confrontato con un campionato più fisico, ho dovuto lavorare sulla mia forza e credo di essere migliorato anche in difesa. In questi 4 anni è cresciuta la mia conoscenza del gioco».
    Se l’idea iniziale è quella di non fare proclami per la stagione che verrà, Tyler preferisce un profilo ambizioso: «Spero di poter lottare dall’ottavo posto in su, stiamo lavorando per fare del nostro meglio, giorno per giorno. L’obiettivo di tutti deve essere quello di fare meglio del nono posto».
    Le curiosità su di lui chiudono la presentazione: «Sono una persona semplice, amo la mia famiglia e sfrutto il tempo libero per stare con loro. Ogni tanto guardo qualche film o gioco ai videogames. Ho preso il numero 16 perché è la data di nascita di mio figlio, in carriera ho avuto il 4, il 5 e l’8, ma qui erano già occupati».
    Alberto Coriele

  • simon89
    Matteo Tambone è uno dei volti nuovi della Openjobmetis Varese, uno dei giocatori che, in quanto italiano, desta maggior curiosità tra i tifosi biancorossi.
    Ieri il giovane playmaker di origine romana, classe 1994, si è presentato all’interno dello Store Ufficiale della Pallacanestro Varese, al PalA2A. Le prime parole sono d’orgoglio per questa nuova avventura: «Sono molto contento di far parte di questa squadra e di essere qui a Varese, una società che nel corso degli anni ha vinto molto e ha avuto tra le sue fila grandissimi giocatori che hanno vestito questa maglia. Una maglia che ora sono onorato di indossare».
    Dopo dieci giorni di ritiro a Chiavenna, le impressioni sono positive: «Questi giorni di ritiro a Chiavenna ci sono serviti principalmente per conoscerci, per lavorare sul sistema di squadra e sul gioco, già dall’amichevole contro la Sam Massagno si è vista una squadra molto unita, a cui piace lottare sui palloni vaganti e che cerca di trovare sempre l’uomo libero e non in azione. Penso che questi siano dei segnali positivi».
    Parole al miele per coach Attilio Caja, che Matteo già conosce: «Ci siamo conosciuti in nazionale sperimentale, mi trovo molto bene con lui sia a livello di rapporto personale che in termini di sistema di gioco. So che è un coach che ti fa dare il massimo in campo ed anche in allenamento, è dura ma sa tirare fuori il meglio da tutti. Ho conosciuto anche Massimo Bulleri, che ormai mi dà ottimi consigli sul gioco, sul mio ruolo, consigli che cerco di sfruttare al meglio possibile. Ogni volta che sto vicino a lui cerco di captare ogni consiglio, c’è solo da imparare».
    Un esempio da seguire è sicuramente Giancarlo Ferrero: «Ci siamo conosciuti poco prima che firmasse a Varese, si era fermato a Ravenna per qualche allenamento. Lui mi ha esortato a dare il massimo ogni giorno, a buttarmi su ogni pallone, per avere sempre più possibilità di giocare. Prendo questo spirito come punto di riferimento, tra di noi c’è davvero un bel rapporto».
    Una carezza anche ai tifosi: «Li abbiamo conosciuti e mi sono sembrati molto carichi per la stagione, si è visto già durante la presentazione ed anche all’amichevole a Chiavenna: c’è grande attaccamento».
    Dopo quattro anni in costante crescita, è arrivata la chiamata ed il salto in Serie A: «Una chiamata era arrivata anche l’anno scorso ma non mi sentivo pronto, volevo giocare un’altra stagione da titolare in A2. Ora penso di essere pronto al salto, so che non sarà facile il primo periodo, sarà più difficile adeguarsi sul piano tecnico che su quello fisico».
    Ultima curiosità: «Ho scelto il numero 15 perché lo usava mio padre, e lo usava in onore di Manuel Raga».
    Alberto Coriele
     

  • simon89
    Dopo otto giorni di lavoro, di sudore e di fatica a Chiavenna, ecco il premio del campo. La prima partita dell’anno si gioca davanti a circa duecento tifosi e finalmente permette di riassaporare quelle sensazioni che sono mancate per oltre tre mesi.
    Si riprende vincendo, che contro qualsiasi avversario non è mai una cattiva abitudine e nemmeno un brutto modo per cominciare. Contro la Sam Massagno i biancorossi vincono 81-53, dilagando nel finale e destano le prime impressioni positive, sperando ne seguano tante altre durante l’anno.
    Antabia: 15 punti in 18’
    L’attitudine è quella giusta, quella cercata, quella che dovrà accompagnare tutta la stagione: difesa cattiva, mani ovunque (fuori conteggio le palle rubate), giro palla veloce e tanta transizione. Ognuno garantisce alla causa qualcosa: Waller perfetto al tiro, Avramovic tarantolato in difesa, così come Ferrero, Natali ed Okoye; Hollis e Cain (forma fisica ancora da registrare per lo statunitense) garantiscono una discreta dose di chili, botte e centimetri sotto canestro. L’insieme contribuisce a creare una prima uscita soddisfacente, in linea con le attese.
    Attilio Caja, privo di Wells e Pelle, inaugura la stagione con un quintetto composto da Tambone, Waller, Hollis, Okoye e Cain. Cubitosa, coach della Sam, risponde con Roberson, Magnani, Moore, Aw e Jankovic. I primi punti della stagione sono di Damian Hollis ma è specialmente Taj Waller ad impressionare e a trascinare i biancorossi con dieci punti nei primi sette minuti di gioco: mano educatissima, glaciale al tiro sia dentro che fuori l’area.
    Il primo errore dal campo arriva addirittura dopo diciotto minuti di gioco, i suoi punti diventano 15 all’intervallo. I biancorossi di Caja, cercano di eseguire subito il copione del “regista” di Pavia: giropalla svelto, difesa molto aggressiva a disturbare il portatore di palla e a sporcare le linee di passaggio. Un game-plan che funziona anche perché l’avversario non è certo dei più probanti (decimo nella scorsa massima serie svizzera su undici partecipanti) e va in apnea sul pressing costante dei biancorossi.
    La Openjobmetis conduce una partita di testa, aumentando progressivamente il margine sugli svizzeri, arrivando anche sul 18-10 prima che Jankovic rimetta in carreggiata la Sam con quattro punti in fila. Il finale di quarto sorride ancora a Varese, che con Hollis e Tambone sigilla la superiorità con un 21-14. Varese riesce a mantenere ritmo e precisione anche nel secondo periodo, con Waller che trova il canestro senza soluzione di continuità confermandosi un tiratore eccellente, Ferrero ed Avramovic che mettono i carboni ardenti in difesa sotto i piedi avversari: il risultato è un buon 40-29 all’intervallo.
    Artiglio già in clima
    L’abbrivio di terzo periodo sorride agli svizzeri che si riavvicinano fino al 44-40, prima che - con il rientro sul parquet di Waller e le giocate difensive di Avramovic - Varese riprenda quota fino al 56-42 del trentesimo di gioco.
    Attilio Caja sembra già in clima campionato: guida, sbraita, si muove, si agita e protesta anche, l’attitudine è già quella giusta. Gli svizzeri mollano completamente gli ormeggi negli ultimi dieci minuti del match, smettono di segnare e Varese trova terreno fertile per rimpinguare il punteggio: sulle ali di Ferrero ed Okoye, usciti fisicamente alla distanza, arriva un massimo vantaggio di 29 punti al 37’ (75-46). Caja concede qualche scampolo di partita nel finale a Francesco De Nicolao, e con lui Parravicini, Bergamaschi ed Ivanaj. Buona la prima.
    Alberto Coriele

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