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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Varese indossa l'abito buono per il confronto di lusso contro la Fiat Torino. I biancorossi travolgono l'Auxilium - tra le protagoniste più scintillanti del mercato estivo - con una prestazione corale di alto livello che regala ad Attilio Caja una serata da profeta in patria nella sua Pavia. Il Memorial Aldo Di Bella mostra una squadra capace di esprimere un basket decisamente sostanzioso sui due lati del campo: spartito lineare eseguito senza fronzoli dal collettivo biancorosso (10 a referto e minutaggi distribuiti tra i 26' dell'Mvp Okoye e i 14' i di Pelle), che ha imposto il marchio di una difesa di granito nell'intero arco dei 40'.
    Evidente la differenza nello stato di avanzamento dei lavori tra una Varese già molto avanti sul piano dell'identità corale e l'Auxilium tutta da disegnare da parte di Luca Banchi, messa in grande difficoltà dall'atteggiamento aggressivo profuso dai biancorossi. «Siamo stati molto bravi ad interpretare la partita sul piano difensivo: avevo chiesto questo alla squadra e lo abbiamo fatto col corpo e con la testa, mettendo in campo la giusta energia - conferma un Attilio Caja molto soddisfatto -. Partendo dalla difesa abbiamo avuto un attacco fluido e compatto, dove tutti hanno trovato soluzioni: aspetto molto positivo perché vuol dire non dipendere da un solo giocatore, ma trovare presenza e fiducia da tutti». Una vittoria imperiosa, che dovrà fare da traino per il rush finale della campagna abbonamenti (oggi alle 16 riapre la Sala Gualco, tempo fino alle 19 di sabato) e lanciare la volata per il rush finale del precampionato: oggi partenza per Caorle, dove si tornerà in campo già domani sera contro la De Longhi Treviso di A2.
    Varese lucida e brillante sin dalle battute iniziali, con Wells che dirige il traffico con autorità e costruisce soluzioni per Ferrerò e Cain (14-6 al 5'). Torino prova a reagire con qualche guizzo dell'ex stella NBA Vujacic e le incursioni di Poeta (21-17 al 12'), ma il collettivo bianco-rosso fa ripetutamente la differenza di fronte al cantiere aperto dell'Auxilium. Tambone dà brio alla manovra sul riposo di Wells, poi una scarica di Waller (11 a metà gara) crea il primo strappo significativo (34-22 al 16') e le ripartenze finalizzate da Okoye dilatano ulteriormente il gap prima dell'intervallo. I jumper del nigeriano e di capitan Ferrero fanno decollare fino a più 18 una Varese sempre lineare nelle esecuzioni in attacco (71% da 2 e 5/14 da 3 a metà gara), ma soprattutto quasi perfetta nelle chiusure difensive. Unico mini sbandamento in avvio del terzo quarto, tra qualche sbavatura nelle esecuzioni che riporta l'Auxilium da -19 a -8; poi, nonostante il riposo precauzionale di Wells negli ultimi 10', ci pensano Avramovic e Okoye a mettere il punto esclamativo con un altro maxi-break (dal 59-48 del 28' al 76-52 del 35'). Torino avrà pure un potenziale molto superiore, ma la Varese vista al Memorial Di Bella è già in forma campionato...
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Varese alza l'asticella del suo cammino precampionato. Stasera a Pavia (palla a due alle 20.30; diretta streaming sulla pagina Facebook della Pallacanestro Varese) la truppa biancorossa sfiderà la Fiat Torino nel Memorial Aldo Di Bella. Tappa nella città natale di Attilio Caja per ricordare il padre del giocatore visto anche a Legnano nel 2014-15 in un test ricco di spunti. Recuperato anche Antabia Waller dopo i due giorni di stop forzato del Trofeo Lombardia, i biancorossi giocheranno per la prima volta al gran completo il match contro una delle regine del mercato estivo che rispetto all'undicesimo posto del 2016-17 a braccetto con i 26 punti conquistati daVarese punta decisamente alla metà alta della classifica. Si giocherà per beneficenza (posto unico a 2 euro con ricavato devoluto a Telethon), ma anche per capire quanto vale la nuova squadra di Caja al cambio di una protagonista annunciata della serie A 2017-18.
    Dalla guida tecnica affidata a Luca Banchi (2 volte tricolore a Siena e Milano nelle ultime tre stagioni disputate in Italia prima dei due anni "sabbatici" successivi al divorzio dall'Olimpia) agli investimenti importanti sul mercato tra ritorni eccellenti (Sasha Vujacic e Trevor Mbakwe) e novità intriganti (Diante Garrett e Lamar Patterson), Torino è stata una delle grandi protagoniste dell'estate, guadagnandosi il ritorno in Europa dopo 31 anni grazie ad una wild card per l'Eurocup. Dopo le vittorie contro Cremona e Cantù e la sconfitta contro Brescia, sarà un altro anticipo di campionato - anche se il calendario proporrà la sfida all'ultima di andata- con un coefficiente elevato di credibilità, visto che sia Varese che Torino sono annunciate al gran completo all'appuntamento di Pavia.
    L'obiettivo tecnico è quello di proseguire nell'innesto di Cameron Wells: dopo il rodaggio al Trofeo Lombardia, il play ex Giessen è chiamato a prendere progressivamente in mano la bacchetta del direttore d'orchestra nel ruolo chiave del sistema di gioco impostato da Attilio Caja. L'identità corale che "Artiglio" ha già messo a punto sin dalla prima uscita stagionale sarà sufficiente a reggere l'urto delle squadre di vertice della serie A 2017-18? Il match di Pavia dovrà dare indicazioni in tal senso, cercando di capire se Varese potrà davvero giocare qualche brutto tiro alle big. Oppure bisognerà accontentarsi di una salvezza senza le sofferenze delle ultime tre stagioni, in attesa di tempi migliori alla voce nuovi sponsor. 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Da Cantù a Varese, con AGO Rethymo, Brescia e Benfica nel mezzo, dev’essere un bel salto, ma Damian Hollis non è il primo e non sarà l’ultimo a farlo. Lo statunitense di Fort Lauderdale, classe 1988, si è presentato ieri mattina alla stampa come nuova ala piccola della Openjobmetis Varese di Attilio Caja.
    Ala piccola, sì, ma con una corporatura da ala forte: «Fare queste distinzioni ora è difficile e limitante - nei due ruoli ci siamo io e Stan Okoye, ma ciò che è importante è che ci sia comunicazione nel gioco e nello sviluppo della partita. Non è una questione di tre che marca il tre o quattro che marca il quattro, e non è una questione legata a me e a Stan quanto più a tutta la squadra. Standardizzare le posizioni è difficile e non attuabile al momento».
    Dell’esperienza a Cantù nella stagione 2015-2016, non parla granché volentieri: «La situazione a Cantù era fuori dal mio controllo, è finita presto. Rispetto a quel periodo sono maturato molto come giocatore, potrà servirmi». Da un mese al lavoro con la Pallacanestro Varese, e le sensazioni sono buone, positive: «L’inizio a Chiavenna è stato molto intenso, duro, ma ci ha permesso di conoscerci. Sia tra compagni che con lo staff tecnico. Ho visto molta energia negli allenamenti, molta voglia di essere a disposizione degli allenatori. Ho avuto sensazioni subito positive».
    L’anno scorso al Benfica, anche da avversario di Varese nei preliminari di Champions League, la stagione precedente a Brescia da protagonista in A2, dove già aveva fatto faville con Biella. Potrà riproporsi come uomo chiave anche in Serie A: «Sono qui per cercare di dare alla squadra tutto ciò che serve e che mi viene chiesto di dare. Se dovrò marcare l’avversario più forte, non avrò problemi a farlo, se dovrò buttarmi su tutti i palloni vaganti, mi vedrete fare anche quello».
    La squadra sta già bene: «Siamo ad un buon livello, dobbiamo lavorare sulla comunicazione cercando di mettere in campo ciò che ci chiede il coach. In allenamento ci riesce bene, in partita è diverso e ancora dobbiamo crescere. Però abbiamo tempo, come ogni nuova squadra miglioreremo di giorno in giorno».
    Caja è stato molto chiaro e diretto con lui: «Mi ha chiesto di focalizzarmi molto sull’attitudine difensiva, abbiamo parlato molto di questo e dell’importanza che ha. Pensiamo che una ottima difesa possa portare la squadra ad un livello superiore. Le mie caratteristiche sono sempre state principalmente offensive, ma mi sto applicando molto in difesa».
    Alberto Coriele

  • simon89
    Nel mezzo del cammin delle amichevoli (giocate 5, ne mancano ancora 6), è consentito un abbozzo di valutazione sui singoli componenti del roster 2017/2018 della Openjobmetis Varese.
    Si tratta di impressioni e poco più, senza la pretesa di fornire alle stesse una validità a prova di bomba nel tempo: tanto deve ancora emergere (alcune caratteristiche tecniche non si possono scorgere se non sono accompagnate da una determinata condizione atletica, per esempio...), molto può ancora cambiare. Senza contare che conterà capire come ognuno dei 10 che compongono il roster biancorosso riuscirà a pesare nel sistema che Attilio Caja sta ancora elaborando. A 18 giorni dall’esordio, tuttavia, ecco i nostri two cents
    Avramovic (5 partite)
    La voglia di inseguire quei miglioramenti che lo farebbero diventare un buon giocatore (traduzione: la voglia di lavorare) pare non mancargli: non era così scontato, dopo la seconda parte della scorsa stagione e al cospetto di un allenatore che - una volta arrivato - lo ha messo davanti al fatto compiuto della sua incompletezza e - tutto sommato - “inservibilità” nella missione salvezza. L’Artiglio lo vede guardia e da guardia Avra ha giocato tanto in questo precampionato, pur con qualche minuto in appoggio al regista di turno. Finora, scritto dell’atteggiamento, si è distinto per la difesa (deve però imparare a non usare solo l’istinto...) e per la velocità con cui pervade ogni aspetto del suo gioco offensivo (passaggi compresi: 6 assist al Lombardia contro Cantù). Fossimo in lui insisteremmo ad allenarci con il tiro da fuori: non sembra in progress rispetto alla scorsa stagione
    Natali (5 partite)
    Dal 10o uomo, storicamente, non ti aspetti le cose che Nicola ha fatto vedere in queste prime amichevoli. In breve: non si “sbatte” e basta, sa stare in campo. E ha un tiro da fuori che sembra assai affidabile. Scritto con rispetto per tutti, se le prime impressioni saranno confermate, come potenziale impatto e utilità (anche in termini di minuti) siamo ben lontani da un Canavesi way.
    Okoye (5 partite)
    In difficoltà a Desio contro Brescia e Cantù, più brillante e realizzatore (rispettivamente 10, 19 e 13 punti) nelle prime tre amichevoli. Rapportandolo a due anni fa, i miglioramenti sono evidenti: nel tiro e nella personalità soprattutto. Giudicarlo in assoluto è invece più complesso, per ora: vale il posto da titolare per capacità di lettura delle situazioni offensive e punti nelle mani? C’è un però che ci fa stare tranquilli: Caja, che saprà come toglierlo da frangenti tecnici a lui non congeniali (passaggio, palla troppo in mano) ha diverse soluzioni in ala.
    Tambone (5 partite)
    Anche qui: ha personalità e voglia di imparare. Nonché mezzi tecnici che non si limitano al tiro da fuori: ha mostrato di sapersi destreggiare anche in entrata. La sua capacità di conduzione del gioco andrà verificata davanti a una pressione difensiva da campionato.
    Ferrero (5 partite)
    Del capitano si sa vita, morte e miracoli e la buona notizia è che sembra abbia ricominciato dove aveva finito: grinta, difesa e i suoi “canestrini” quando servono. “Falso titolare” buono come il pane per la sua duttilità.
    Waller (5 partite)
    Due gare da top scorer (20 e 21 punti), una giornata no, due forfait. I match contro Massagno e Cremona hanno svelato una mano caldissima da 3 e un buon arresto e tiro, forse ancora più importante perché arma che sottintende la capacità di costruire opportunità anche fuori dagli schemi. Nessuno si azzardi però a paragonarlo alla guardia americana passata recentemente su questi schermi e a pretendere da Waller lo stesso rendimento: Antabia difficilmente agirà da “uomo solo al comando”.
    Cain (5 partite)
    Grosso. Tanto. Rimbalzi più di posizione e di tagliafuori che di salto. Non ha evidenziato movimenti in post, ma sugli scarichi e nelle situazioni di “alto-basso” c’è sempre, anche perché bravo ad escludere con il corpo l’avversario diretto. Difende. Ed è una validissima boa nel gioco d’attacco perché sa passare la palla.
    Hollis (4 partite)
    Complicato da valutare. Ripetiamo le pagelle di queste prime amichevoli: elegante, talentuoso (ha già fatto vedere canestri letteralmente inventati), pulitissimo e bello da ammirare nel suo incedere per il campo, ma anche lieve, soggetto a scomparire per alcuni tratti di partita, poco protagonista. Quattro gare, un massimo di 14 punti un minimo di 10: quindi anche costante. Un solo dubbio: basterà o dovrà “sporcare” un po’ di più la sua nobile dimensione tecnica? Ah, un’alta cosa: sa difendere.
    Wells (2 partite)
    Complicato da valutare, parte seconda. Solo due gare per l’infortunio al polpaccio: una timorosa e impalpabile, l’altra in crescita. Sa penetrare e tenere i contatti, tiro da fuori ancora non pervenuto, disciplinato nell’esecuzione degli schemi. Caja gli chiederà molta più leadership offensiva: da lui, dalla sua crescita, dai suoi punti passerà un buon 80% delle fortune biancorosse.
    Pelle (4 partite)
    La faccia di Chiavenna (dove peraltro non è sceso in campo) era tutto un programma: a tanti ha dato l’impressione di essere un po’ svogliato, quasi triste... Siamo in miglioramento: se capisce che ha tutto da guadagnare a passare un altro anno vicino all’Artiglio, invece che rammaricarsi sui voli che non è riuscito a prendere in estate, siamo a cavallo. Perché Pelle, tra una dormita e un gesto atletico che ti fa strabuzzare gli occhi,può essere davvero un fattore.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Pallacanestro Varese e Robur et Fides tornano a dialogare nell'ottica di un'efficace "convivenza civile" tra le due maggiori società cittadine. Clima disteso e collaborativo nel primo incontro tra il nuovo "ministro" del settore giovanile Gianfranco Ponti - accompagnato da Fabio Colombo - e la delegazione del club di via Marzorati (composta da Adalberto Tessarolo, Marco Osculati, Angelo Monti e Cecco Vescovi) che si è svolto venerdì scorso. Sul tavolo c'erano le posizioni di vari atleti tesserati per il sodalizio di piazza Monte Grappa che nel 2017/'18 potrebbero giocare con la maglia gialloblù: Varese girerà in prestito 11 atleti di diverse età alla Robur et Fides, che dovrà formulare una proposta economica per l'acquisto a titolo definitivo dei due atleti dell'annata 2001 - Calzavara e Iaquinta - che hanno chiesto il trasferimento in via Marzorati e si stanno allenando con gli Under 18 di Andrea Triacca.
    All'atto pratico, entrambe le società porteranno avanti i rispettivi progetti giovanili, dialogando sui casi singoli come accadeva stabilmente dal 2015. Non un accordo formale come quello del 2013/'14 sfruttando il "laboratorio Campus", nel quale avevano giocato fianco a fianco i prodotti di entrambi i vivai, ma una partnership "leggera" all'insegna del buon senso che servirà prima di tutto a garantire a ciascun giovane prospetto la possibilità di proseguire l'attività cestistica. «Personalmente non credo nei prestiti, né in entrata né in uscita, al di là degli accordi raggiunti in precedenza, dunque l'idea è ragionare con spirito costruttivo sui definitivi. La regola del nuovo corso sarà questa, assieme ad un codice di comportamento per i genitori. Con la Robur vogliamo comunque mantenere rapporti di buon vicinato» conferma Gianfranco Ponti, che la prossima settimana sarà a Belgrado per provare a stringere i primi accordi internazionali utili sia per le giovanili (con la possibilità di aggiungere elementi futuribili e ancora in grado di conseguire la formazione italiana, dunque dai 16 anni in giù) che eventualmente per la prima squadra.
    «Da parte nostra la disponibilità è massima valutando interscambi di atleti se entrambe le parti considereranno utile per la crescita tecnica dei singoli - aggiunge Claudio Corti, responsabile della sezione basket del club di via Marzorati -. Di fatto si è ripreso quel discorso instaurato fino a due anni fa, che nella scorsa annata, al di là dei quattro prestiti nostri aggregati alla C Silver biancorossa, non si era potuto portare avanti per diversi motivi». Allo stesso tempo il dirigente della prima squadra della Robur ha instaurato un dialogo costruttivo con Claudio Coldebella in occasione della possibile partnerhsip per l'affare Laganà (poi sfumato per la scelta dell'esterno del 2000 di accasarsi a Capo d'Orlando). Il taglio più giovanilistico della serie B griffata Coelsanus fa del gruppo di Cecco Vescovi lo sbocco naturale dei prodotti del vivaio della Pallacanestro Varese: tra la rivoluzione del 2016 in casa Robur e quella del 2017 delle giovanili biancorosse la scintilla non è potuta scattare, sarà la volta buona nel 2018?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Vincere un derby con 20 punti di scarto solletica sempre il palato, anche se si tratta di estate (peraltro non meteorologica…), di esperimenti tecnici diffusi e di un avversario decimato (assenti nelle file di Cantù Cournooh, Smith, Burns e Culpepper) e già conciato per le feste. Fatta questa premessa, il 70-50 con cui Varese schianta i “cugini”, aggiudicandosi il 3° posto al Trofeo Lombardia 2017, ha gusto anche per alcuni spunti del campo dopo il -20 accusato sabato da Brescia. Al secondo giro di Desio, nei circa 35’ di un match sospeso per… pioggia, i biancorossi tengono meglio dal punto di vista fisico, corrono - trovando quei canestri facili che in assenza di talento diffuso sono buoni (e utili) come il pane - e difendono con pochissime pause. La Cantù mai in partita viene matata dalla solidità sotto canestro di Cain, dalla velocità e dall’applicazione di Avramovic, dai canestri di ottima fattura di Nicola Natali e da un Wells in decisa carburazione rispetto alla contesa con Brescia. Bene così, ricordandosi sempre la regola non scritta del precampionato: non ci si deprime per le sconfitte, non ci si esalta per le vittorie.
    In campo aperto
    La Varese che ha le gambe, il fiato e la concentrazione per difendere e poi scattare in campo aperto è una squadra che può sapere il fatto suo. Pronti via, gli anticipi dietro e il controllo dei rimbalzi favoriscono delle folate offensive condotte da Avramovic e da un Wells (4 assist nei primi 7’) più sul pezzo rispetto a sabato: piovono (parola chiave di giornata) canestri facili, o del duo o dei compagni (bravo Cain a farsi trovare spesso pronto), tutti beneficiari della verve diffusa. Cantù, che è solo Crosariol, rapidamente si stacca: 15-4 al 5’, 27-10 alla prima sirena, quando anche due bombe di Natali corroborano il vantaggio.
    Dopo averne presi 27 in 10’, i brianzoli provano a riorganizzarsi un minimo al ritorno sul parquet, costringendo Varese a ragionare di più: problema relativo, perché la truppa dell’Artiglio trova delle buone circolazioni che liberano al tiro i precisi Tambone e Natali. Wells e l’astinenza balistica dei cugini aiutano il margine a dilatarsi ulteriormente: è +18 al 14’ (36-18) e addirittura +21 (43-22) al 18’, nonostante una sofferenza a rimbalzo acuita dalla zona, prima che un sussulto di orgoglio del giovane Vai riduca il gap a -18 (45-27) al suono della seconda sirena.
    Piove dal tetto
    Dicevamo: Cantù non è Brescia, né tecnicamente, né fisicamente, né - a quanto pare - moralmente (nel senso che pare già avere il morale sotto ai tacchi…): più facile per la Openjobmetis mantenersi in linea di galleggiamento anche nel terzo periodo, quando si scorge un impercettibile calo atletico generale tra i varesini. Prima Wells, con autorevolezza e penetrazioni al fulmicotone, poi “Avra” - grande protagonista soprattutto difensivo del quarto - non permettono mai ai brianzoli di scendere sotto i -20 di freddo. Anzi: con una serie “Avramovic to Pelle” si tocca anche il +25 (61-36 al 28’), prima di chiudere la frazione 61-40.
    Piove dal tetto del PalaDesio (bene ma non benissimo…) e piove sulla squadra di Kyril Bolshakov, che sprofonda presto a -30. Non è il problema principale: le gocce che scendono dalla volta del palasport bagnano senza requie il campo, tanto da richiedere continue sospensioni del gioco per asciugare il parquet. Non si può andare avanti così: gli arbitri, d’accordo con gli allenatori, sospendono l’amichevole al 35’, sul punteggio di 70-50. Meglio così, soprattutto per i parenti russi…
    Fabio Gandini

  • simon89
    Varese inciampa sul primo ostacolo nell'edizione 2017 del Trofeo Lombardia. La squadra di Attilio Caja incassa il primo stop stagionale contro una tonica Germani, finendo la benzina in avvio del terzo quarto di una gara dai due volti e subendo la verve delle riserve di lusso Michele Vitali e Brian Sacchetti che nascondono le assenze di Hunt e Moss. Senza Waller (riposo precauzionale per una botta ad un ginocchio nell'allenamento di venerdì sera) e con Wells ancora a tre cilindri dopo la settimana di stop per l'infortunio muscolare a un polpaccio, i biancorossi mostrano una cifra tecnica offensiva non certo esaltante (39% dal campo con 4/21 da 3 e 14/26 dalla lunetta). Ma il problema principale è arrivato dalla scarsa tenuta difensiva emersa dopo l'intervallo: questa Varese "operaia" potrà anche incappare in partite nelle quali fatica a segnare più di 60 punti. Però per indole e caratteristiche tecniche non può permettersi di subirne più di 80, soprattutto concedendone 46 negli ultimi 17' di un match condotto per 20' buoni e poi chiuso in riserva sparata.
    A fine gara Attilio Caja non è preoccupato per la sconfitta alla luce dell'eclatante calo fisico emerso dopo l'intervallo; evidente però che se Varese non riesce ad essere fresca di gambe e di testa, possono emergere i limiti individuali che il sistema deve invece nascondere esaltando la vocazione corale del gruppo. Varese parte forte con Wells e Avramovic a dettare buone esecuzioni per Cain (14-6 al 4'). Attacco migliore della difesa in un primo quarto segnato dalle raffiche della Germani: i dardi di Landry e Luca Vitali impattano sul 17 pari del 7'. Le rotazioni di Caja trovano però pronti all'uso gli elementi della panchina: la truppa biancorossa continua a macinare gioco con fluidità (9/11 al tiro nei primi 10') e il 27-22 con sette elementi già a referto è un segnale importante. Nel secondo quarto però il trend iniziale si ribalta completamente: Varese segna solo 2 punti in 6' abbondanti tra errori frontali ed esecuzioni meno incisive (4/20 al tiro con 0/5 da 3 dopo l'82% iniziale). Così Brescia mette la freccia (29-32 al 16'), ma la presenza interna di Pelle e qualche incursione di Wells permettono alla compagine di Caja di restare a contatto e impattare alla pausa lunga (36-36 al 20').
    La pausa lunga ricarica le batterie di Varese, con un 9-0 iniziale firmato dalle fiondate di Tambone che vale il 45-36 del 22'. Pur con Landry a riposo per il precoce quarto fallo, Brescia riannoda i fili del gioco, buca la zona match-up biancorossa con le iniziative di Michele Vitali e sorpassa con una scarica dell'ex Sassari e Bushati (47-51 al 26' con un contro break di 2-15). Varese non trova più soluzioni ad alta percentuale a ritmi bassi, mentre la Germani in versione na-niforme senza lunghi di ruolo e con Brian Sacchetti dominante in qualità di "finto pivot" (14 punti nella frazione) contìnua a macinare triple (50-59 al 28'). Rottura prolungata per i biancorossi quando alla "fiesta" dall'arco bresciana si aggiunge anche l'aggregato Mastellari(53-67al31'); poi la difesa torna a funzionare, ma l'attacco paga la povertà di produzione balistica in assenza di Waller. Qualche spunto di Hollis non basta a riaccendere la luce, complice anche il doppio 0/2 ai liberi di Cain; alla fine il gap è pesante, e non sarà facile ricaricare le batterie con neppure 24 ore di riposo (si torna in campo oggi alle 15 per la finalina).
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Piuttosto sottotono dal punto di vista fisico, meno a tenuta stagna del solito in retroguardia, spuntata nel tiro da fuori (4/21 dai 6,75 m): la prima sconfitta del precampionato della Openjobmetis arriva da Brescia, che nella prima semifinale del Trofeo Lombardia batte Cain e compagni con un netto 82-62.
    Lo scarto si gonfia nel finale, con Varese in netta riserva di energie: prima, per 25’ almeno, è partita in equilibrio, fatta di buoni sprazzi difensivi (ma anche di errori da correggere) e di sostanza sotto canestro (vinto il duello a rimbalzo) ma anche di un attacco a corrente alternata (buone le intenzioni, meno le esecuzioni, ancor meno alcune timidezze), orfano tra l’altro di Waller (botta in allenamento: alla sua assenza hanno fatto da contraltare i forfait di Moss e Hunt per la Leonessa).
    La cronaca di una partita dai due volti. Il primo ha i tratti somatici del passing game che Caja disegna e dal quale raccoglie subito frutti: la palla gira bene, dentro e fuori dall’area, con Avramovic, Wells e Hollis a trovare il bersaglio e a scrivere il 10-3 iniziale. Varese scappa fino al 14-6, poi è Luca Vitali a salire di tono in regia e a favorire il recupero della Leonessa, che pareggia proprio in corrispondenza del 5’ (17-17). La Openjobmetis - con Caja che cambia tutte le linee e inserisce tre ali (Ferrero, Okoye e Natali) - è però brava a riprendere presto il filo del discorso, con il bastone del comando in mano a Tambone e un nuovo allungo fino al 27-22 del 10’.
    Più ingolfata, decisamente più ingolfata, la circolazione nel secondo periodo: la diretta conseguenza è la netta diminuzione dei tiri “puliti”, con l’attacco biancorosso che riesce a produrre solo 2 punti in quasi sei minuti. Brescia fa poco di più, ma trova prima il pareggio poi il vantaggio con Fall (29-30 al 15’). La truppa dell’Artiglio si ricorda allora di dover cercare le proprie fortune in primis in difesa: dopo una metà di quarto con alcune imprecisioni, la retroguardia torna ermetica, ispirando anche maggiore tranquillità offensiva. Ecco anche Wells, arrugginito fin qui: c’è il suo zampino nel 6-0 di break (35-32) che anticipa un finale di quarto chiuso da una prodezza di Landry e dai liberi di Pelle (perfetta parità al 20’: 36-36).
    Altro quarto a due facce è il terzo, anche se a copione inverso: all’ammonimento di Caja («non difendete solo con le parole») segue la messa in pratica dei suoi, che effettivamente piegano le gambe, corrono (con Avra e ancora Tambone) e piazzano un 9-0 che sembra allontanarli di nuovo dall’avversario (45-36 al 23’). Impressione sbagliata: le pessime percentuali al tiro (soprattutto da 3) demoralizzano Wells e sodali, contemporaneamente alla salita in cattedra di Sacchetti (8 punti quasi consecutivi) che si erge a protagonista nel 15-2 di break che la Germani schiaffa sulla schiena varesina. La discesa viene tamponata dai rimbalzi offensivi (Cain e Pelle), ma la terza sirena vede comunque Brescia in controllo (53-62).
    Pronta, oltretutto, ad allungare: altre due triple (Bushati e Mastellari) ed è 53-67. Il gap diventa incolmabile per una Openjobmetis che prova a registrarsi di nuovo ma che continua a non trovare centri dalla lunga distanza: il -9 lucrato con la supremazia a rimbalzo (Pelle e Cain di nuovo) è un tentativo effimero non surrogato da altri fatti tecnici, anzi punito da un’altra grandinata bresciana. I biancorossi mollano un po’: al 40’ è 62-82. Oggi ci sarà la finalina da giocare (ore 15) contro Cantù che ha perso nella seconda semifinale contro Cremona.
    Fabio Gandini

  • simon89
    D’altronde lo dice anche lui: «Non sono uno che parla molto. Nemmeno in campo posso essere definito un leader vocale: l’esempio cerco di darlo con l’atteggiamento...».
    L’espressività e l’eloquio non sono le caratteristiche fondamentali di Stanley Onyekachukwu Okoye, 26enne figlio della Nigeria anche se nato a Raleigh, Usa, Carolina del Nord. Chiamato - forse più di altri compagni - a dimostrare la bontà della scommessa estiva fatta dalla società: primo acquisto, proveniente dall’A2, destinato ad essere titolare e pedina fondamentale della nuova Openjobmetis dopo aver lasciato impressa nella memoria dei tifosi varesini l’immagine di acerbo rincalzo.
    Il brutto anatroccolo è diventato cigno? Servirà ascoltare il campo, niente altro. Per il momento - mischiate insieme a quel pizzico di timidezza e a uno sguardo che talvolta sembra perdersi - ci sono idee chiare su passato, presente e futuro. Bastano e avanzano: «Le stagioni trascorse nel secondo campionato, tra Matera, Trapani e Udine, mi hanno migliorato - dice convinto Stan, nel corso della sua presentazione ufficiale - soprattutto nel tiro da fuori e nella capacità di leggere le situazioni offensive. Ciò che ho imparato, poi, ho cercato anche di metterlo alla prova allenandomi da solo in estate, a casa mia: ora, a differenza del passato, sento il bisogno di farlo».
    Da Varese a Varese, da Pozzecco, a Caja, di nuovo all’Artiglio da Pavia, motivo nemmeno celato per un sì alla causa biancorossa arrivato subito e senza condizioni: «Rientrato negli Stati Uniti dopo la stagione con Udine, ho ricevuto la chiamata del mio agente: «Coldebella e Caja ti vogliono parlare...». Non ci ho messo molto ad accettare la loro corte: due anni fa con Caja mi sono trovato benissimo, so che è uno che pretende molto e ritengo possa aiutarmi nel ritorno in Serie A. Non da ultimo conoscevo già la città e i tifosi: anche questo ha contato, così come la presenza di Matteo Jemoli, coach preparatissimo che mi ha seguito anche a Trapani».
    Che Okoye possa essere uno dei pretoriani dell’allenatore biancorosso lo si capisce da come ripete le lezioni di filosofia “cajana” ricevute nelle prime tre settimane di preparazione: «Ci chiede tanto, ma tutti sappiamo che è in grado di farci migliorare, di aggiungere conoscenze al nostro bagaglio tecnico. Già in questo precampionato abbiamo imparato l’importanza dell’ascolto, soprattutto nella preparazione delle partite: tre amichevoli, tre squadre diverse, tre modi diversi di affrontare il match. Se non smarriremo questa attenzione, sono sicuro che ci faremo sempre trovare pronti».
    Anche sulla posizione in campo, Stanley - che con l’acquisto di Hollis si è “allontanato” da canestro rispetto alle previsioni di inizio mercato - non ha nuvole nella testa: «Da ala piccola rendo meglio: penso di poter avere un vantaggio fisico sui miei pari ruolo e di poter anche sfruttare meglio il mio tiro dalla lunga».
    Una battuta sull’Italia al quarto anno di frequentazione («a parte il cibo, che qui è di qualità superiore a tutto il resto del mondo, del vostro Paese mi affascinano i ritmi più blandi rispetto agli Usa»), una sui nuovi compagni di squadra («mi piacciono tanto: mi sembra che siamo già tutti sulla stessa lunghezza d’onda, consapevoli che questo è un momento importante della nostra carriera»), una sul calendario di Serie A che ha disegnato un inizio di fuoco per Varese: «Venezia, Milano e Cantù sono tre squadroni e due di queste partite saranno pure dei derby, da affrontare con il massimo dell’energia. Non voglio far programmi però: andiamo avanti domenica dopo domenica».
    Un percorso a tappe in cui scorgere - si spera - i segni di un miracolo chiamato lavoro, capace, tra l’altro, anche di trasformare in cigni i brutti anatroccoli.
    Fabio Gandini

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