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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Non basta un derby vinto bene a considerare conclusa la scalata della Openjobmetis Varese 2017/2018 a una montagna chiamata Serie A. A parte il fatto che la colonna sonora dell’uno contro tutti (più belli, più attrezzati, più forti: sì tutti, o quasi...) è stimolante da morire, ci piace altrettanto e a nostro modesto giudizio dovrebbe fare da sottofondo all’intero film stagionale biancorosso, ma poi c’è che davvero stasera al PalaGeorge il pendio sarà ancora una volta irto. Brescia è più talentuosa della truppa di Caja, Brescia è più lunga di Varese, Brescia chiama una musica a metà tra Dreams dei Cranberries e Jump di Van Halen: Brescia è capolista.
    A sorpresa? Non del tutto. E le ragioni sono tante. La prima: la Germani è lo stesso piatto gustoso dello scorso campionato cui è stato aggiunto un tocco di classe dello chef, come una grattata di tartufo su un piatto di tagliolini già perfetto. Uscendo dalla cucina ed entrando sul parquet: i tagliolini sono Landry, i due Vitali, Moss e Moore, mentre la grattata di tartufo è rappresentata da Brian Sacchetti e Dario Hunt. Qualità sopra qualità e, come ha fatto notare puntualmente l’Artiglio, tale mix di vecchio (tanto) e nuovo vale mesi di vantaggio su chi ad agosto ha ricominciato da zero.
    La seconda: Brescia assomiglia tanto alla Openjobmetis su un particolare. È una squadra allenata. No, non nel senso di “in forma”: nel senso di un gruppo sul quale la mano dell’allenatore è tangibile e apprezzabile. Siamo troppo assuefatti all’anarchia di compagini che si affidano quasi esclusivamente alle lune e ai guizzi di chi sta in campo: le due contendenti odierne del PalaGeorge sono diverse. Per quello che riguarda i padroni di casa la mano del bravo Andrea Diana si vede innanzitutto dalla difesa, sempre morfologicamente complessa da interpretare, tattica, mista, ben eseguita: spesso e volentieri una fottutissima match-up che ti fa correre il rischio sia di pensare troppo, sia - al contrario - di prenderla troppo di petto staccando il cervello dalle mani (ed è quello che ha fatto Trento settimana scorsa, uscendo con le ossa rotte). Poi lo comprendi dalla pulizia dell’attacco: Brescia perde meno palloni di tutti (11 a partita: indovinate chi c’è subito dietro di lei? Già, Varese: 11,3...), pur creando molto (15,7 assist).
    La terza: the inner beauty direbbero gli inglesi, che tradotto per i canestri è il talento che viene da dentro, innato. Quello di Luca Vitali, senza alcuna sorpresa leader degli assist (7,7 a gara) e dotato di quei centimetri che sempre lo faranno svettare sui pari ruolo. Quello di suo fratello Michele, un pallino di Caja che sta violentando le retine con il 63,6% da 3: come non sia entrato tra i 24 convocati da Meo Sacchetti per le qualificazioni ai Mondiali davvero si fa fatica a capirlo... Quello di Lee Moore, velocità ma anche rimbalzi a dispetto dell’altezza e del ruolo: 6 di media in 3 partite, carambole che prese da un piccolo significano contropiede immediato. Quello, abbondante, di Marcus Landry, l’mvp della Serie A 2016/2017 sul quale valgono ancora una volta le parole di Caja («è un giocatore che stressa le difese»). Quello, fisico e atletico ma anche tecnico, di Dario Hunt, l’upgrade più significativo per una Leonessa che, con tutto il rispetto, è passata da un onesto mestierante come Berggren a un pivot che può mettere con facilità 15 punti sul tabellino. Quello, totale, di Brian Sacchetti e quello, tutto particolare, di David Moss, che nelle corde ha ancora la possibilità di cambiare una partita mandando offensivamente fuori giri l’avversario diretto. Contro una squadra così si difende a zona. Contro una squadra così serve opporre fiato e lo stesso strapotere atletico che ha annichilito Cantù lunedì scorso (ma i risultati potrebbero non essere gli stessi...). Serve, cara Varese, un’altra prestazione da sogno. Insomma: dream and jump.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Il progetto Varese ha convinto Alexander Raskovic, rinomato agente serbo (nella sua scuderia giocatori del calibro di Bogdan Bogdanovic, stella della nazionale balcanica e dei Sacramento Kings) e vice presidente dell’agenzia Wasserman.
    Vantaggi reciproci
    Per il settore giovanile biancorosso è pronta una decina di ragazzi serbi, che arriveranno sotto al Sacro Monte – in diverse tranche – a partire dai prossimi giorni e verranno valutati dall’area tecnica: i più meritevoli entreranno a far parte del vivaio della Pallacanestro Varese e ivi proseguiranno nella crescita. Con vantaggi per ambo le parti: per Varese la possibilità di allargare i propri orizzonti e di “farsi” un nuovo nome all’estero, nonché in prospettiva di poter godere dei diritti di formazione (anche economici) di giocatori eventualmente pronti per il campionato italiano o per altri campionati europei, senza sottovalutare l’impatto e lo stimolo positivo di una “contaminazione” sugli atleti autoctoni del settore giovanile; per l’agente soprattutto la chance di dare una “scuola” italiana ai suoi giocatori con potenziali benefici anche sul passaporto degli stessi e quindi un mercato più ampio una volta diventati professionisti.
    I nomi dello staff (a partire da quello di Andrea Meneghin), le volontà di investimento di Ponti e l’intenzione di dotare la città di una nuova palestra e di una foresteria (progetto già messo nero su bianco e sul tavolo del Comune, come già anticipato sulle nostre colonne): sono questi gli elementi che hanno convinto Raskovic, che ieri era al PalA2A in compagnia dell’imprenditore di Angera, di coach Dodo Rusconi, di Fabio Colombo e Massimo Ferraiulo: «Quando Ponti (che è un amico con cui sono entrato in contatto tramite amici comuni) mi ha detto che avrebbe iniziato un nuovo progetto giovanile con Varese ho deciso di conoscere tutti gli aspetti dello stesso, ed è anche per questo che sono qui – ha dichiarato l’agente - Sono molto felice che voglia impegnarsi in una strada di sviluppo che in Italia non esiste dai tempi della Benetton Treviso con la Ghirada e in una città come Varese che ha fatto la storia del basket. Alla pallacanestro italiana serve una “scuola” come quella che ha in mente Gianfranco».
    La presenza del Menego
    In merito agli accordi tra le parti: «Non la chiamerei una vera partnership, perché un termine del genere si porta dietro il concetto di esclusività: con il mercato aperto, invece, tutti gli agenti dovrebbero poter aver accesso a un’idea come quella di Varese per far crescere i loro giovani, con questo programma e con le persone di esperienza che lo porteranno avanti. Sono molto contento, per esempio, della presenza di Andrea Meneghin tra gli allenatori, per il suo nome, per quello di suo padre e per le qualità che può insegnare ai giovani. E poi uno come lui può dare la possibilità ai ragazzi di identificarsi in una storia e nella pallacanestro italiana. E questa è una cosa fondamentale».
    Quindi fiducia in Varese? «Sì, anche se niente verrà costruito dal giorno alla notte. Ci vorrà del tempo, forse anni, ma quello della Pallacanestro Varese è un progetto in cui credo».
    Fabio Gandini

  • simon89
    Accordo in dirittura d'arrivo tra Pallacanestro Varese e Intesa San Paolo per arricchire il pool di sponsor della società di piazza Monte Grappa. L'istituto di credito nazionale si legherà al club prealpino, aggiungendo un'altra partnership a quelle già attive con Cantù (top sponsor, comparendo sulla maglia ormai da 7 anni) e Milano ("silver sponsor" con cartellonistica al Forum). La forma scelta per la partnership sarà quella del marchio sul parquet del PalA2A, "griffando" la lunetta della metà campo della panchina di Attilio Caja. Previsti inoltre altri spazi pubblicitari all'interno del palasport di Masnago, compresi quelli proposti dal nuovo megascreen "a cubo" che verrà installato durante lo stop della serie A dal 18 novembre al 3 dicembre per lasciare spazio alla Nazionale.
    La formalizzazione ufficiale dell'accordo arriverà la prossima settimana, il marchio dell'istituto di credito dovrebbe comparire per la prima volta in occasione del match casalingo del 29 ottobre contro Pistoia. Si tratta di una partnership importante per la società di piazza Monte Grappa, che con la nuova intesa alle porte è vicinissima a raggiungere la copertura completa del budget per la stagione 2017-18. L'accordo a sei cifre con l'istituto di credito andrà ad aggiungersi alle risorse fresche liberate dall'ingresso nel CdA di Gianfranco Ponti, che si è accollato la gestione tecnica ed economica del settore giovanile, consentendo alla Pali.Varese di destinare ad altre voci una somma stimata attorno ai 200mila euro.
    Le nuove entrate dovrebbero dunque sopperire alla conclusione del rapporto quinquennale con Teva. Ma la caccia ai nuovi partner del d.g. Claudio Coldebella e degli addetti al marketing biancorosso non si fermerà certo ora: la ricerca di risorse non ha stagioni, l'opera degli uffici di piazza Monte Grappa prosegue in modalità "24/7/365". Mentre Alberto Castelli punta ad aggiungere almeno 5 nuovi consorziati entro Natale, continuano i sondaggi su scala locale e nazionale per aggiungere compagni di viaggio agli storici sponsor di maglia Openjobmetis e Cimberio. Già coperti i due spazi sui pantaloncini da Tigros e Brother, secondo quanto previsto dal regolamento FIP restano vacanti 3 slot sul petto e due sulla schiena delle divise da gioco. E la voce ricavi da sponsor di maglia (oggi attorno ai 500mila euro, nel 2012-13 erano circa 1,6 milioni) è quella primaria da incrementare per provare ad alzare nuovamente l'asticella delle ambizioni.
    Intanto la squadra di Caja va a ruba in TV: dopo i 4 passaggi in diretta nazionale dei primi 4 turni (compreso il posticipo di lunedì a Brescia), Varese sarà di nuovo su Eurosport2 in occasione del match contro Trento, anticipato alle 20.45 di sabato 3 novembre per esigenze televisive. Inoltre la settima giornata ad Avellino si giocherà alle 12 anziché alle 18.15.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Rompere il ghiaccio nel derby contro Cantù per prendere fiducia dopo due sconfitte annunciate. Dopo le aspettative del prepartita, l'apoteosi finale con l'abbraccio del PalA2A ha regalato emozioni forti a Stan Okoye, eroe di serata con la super-prestazione da 22 punti, 18 rimbalzi e 35 di valutazione.
    «Avevamo bisogno di una vittoria del genere: all'esordio contro Venezia non avevamo giocato benissimo, a Milano ci eravamo espressi bene perdendo però in volata. Sono stati due test importanti, ma il campionato per noi è iniziato alla terza giornata. Era una partita cruciale al di là della rivalità con Cantù: ci siamo concentrati sulla necessità di mettere in campo il massimo dell'energia per 40 minuti. Poi s'è aggiunta l'atmosfera speciale del derby: questa è una sfida con grandissime tradizioni, credo che lunedì sera abbiamo rappresentato Varese nel miglior modo possibile».
    Tre anni fa esordiva a Masnago battendo Cantù ma senza entrare in campo, lunedì di nuovo una vittoria da protagonista: un bel salto di qualità...
    «È esattamente il motivo per il quale ho fortemente voluto tornare a Varese. Tutti dicono che non abbiamo grande talento, ma quando la squadra è preparata da un coach che insiste ogni allenamento sul fatto di giocare con energia e applicazione, sono queste le cose che aiutano a vincere. Il derby ha evidenziato quel che siamo in grado di esprimere quando mettiamo in pratica in maniera costante i dettami del coach».
    Varese contro Cantù era stata presentata come la sfida tra organizzazione e talento: la prova del campo ha fotografato limpidamente quale dei due aspetti ha prevalso.
    «Il lavoro duro resta sempre la chiave. Se il talento rimane fine a se stesso, l'organizzazione avrà sempre la meglio. Abbiamo eseguito alla perfezione il piano partita che era stato preparato meticolosamente: abbiamo lavorato per tutta la settimana per giocare una partita come quella di lunedì. Non ci aspettavamo di vincere in maniera così larga, ma l'intensità in difesa ed a rimbalzo ha alimentato stabilmente l'arma del contropiede, quella che sappiamo sfruttare meglio».
    Dopo un precampionato da top scorer le prestazioni contro Milano e Cantù la consacrano come certezza importante per questa Varese.
    «Spero che possa essere sempre così: il tipo di gioco che pratichiamo è perfetto per le mie caratteristiche. Cerco sempre di mettere energia in ogni situazione e sono supportato da un grande gruppo. Non è soltanto merito mio, sono anche il coach e i compagni a mettermi nelle condizioni di rendere al meglio».
    Lunedì prossimo arriverà il terzo derby consecutivo contro la capolista rivelazione Brescia.
    «Ci aspetta un compito impegnativo contro un team che abbiamo già affrontato in precampionato. Sappiamo che cosa può fare. Al Trofeo Lombardia giocammo una gara negativa, ma sono convinto che il coach avrà un piano eccellente anche per questa occasione. Brescia ha grande talento, ma se replicheremo l'intensità difensiva del derby con Cantù potremo fare l'impresa».
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    Una notte stupenda, di esaltazione, di gioia, di euforia. Perché spesso basta poco (oddio, non proprio poco in questo caso) ad illuminare gli occhi dei tifosi, a riaccendere una piazza e con essa l’entusiasmo, la fiducia.
    Un derby vinto così vale molto, in termini di umore e di confidenza, e conferma l’attitudine di una squadra che sta bene insieme, che cresce e che migliora di partita in partita. Però, per quanto indimenticabile, la partita è già in archivio perché la stagione è appena iniziata e non c’è tempo per fermarsi a pensare, a guardarsi indietro. Lunedì si va al Pala George di Brescia, un altro banco di prova ad elevatissimo coefficiente di difficoltà, e la concentrazione non va dispersa in alcun caso.
    A commentare il derby con noi interviene Toto Bulgheroni, soddisfatto da quanto visto contro Cantù ma già proiettato, forse per “deformazione professionale”, sul prossimo impegno di Brescia.
    Bulgheroni, torniamo a parlare di una notte che ha confermato in pieno l’attitudine e la bontà di questa squadra: come l’ha vissuta?
    Ormai mi conoscete bene, io sono una persona che cerca di non abbattersi quando le cose vanno meno bene, come nella scorsa stagione, e che cerca di non esagerare nell’euforia quando le cose vanno bene. Questa è una squadra che dà sempre il massimo e sta plasmando una sua identità, che man mano vediamo formarsi, partendo dalla difesa che è la cosa più importante, quella da cui si è sicuri di non essere traditi una volta in campo. Alla fine questo atteggiamento paga sempre e sono contento come sono contenti i tifosi per quanto visto contro Cantù e per alcune conferme importanti. Parlo di Stan Okoye, di Tyler Cain, dei ragazzi italiani che partono dalla panchina e che hanno dato un bel contributo. So e sono sicuro che Caja sa dove lavorare per poter migliorare ancora.
    La sconfitta con Milano e la straordinaria vittoria con Cantù hanno dimostrato quanto sia evidente su questo gruppo la mano dell’allenatore e quanto sia stato produttivo il lavoro estivo, è d’accordo?
    Ripeto una frase che mi avete sentito pronunciare molto volte durante l’annata scorsa: il lavoro paga, sempre. Attilio sa sicuramente come e su chi lavorare per ottenere il meglio, il minimo comune denominatore di questo lavoro è la difesa, l’applicazione, il cercare di eseguire al meglio tutti i giochi in attacco ed in difesa. Da questo punto di vista sono molto soddisfatto e sono convinto che abbiamo molti margini di miglioramento in alcuni uomini soprattutto. Sono certo ad esempio che Wells prenderà sempre più confidenza con la squadra e con il suo tiro, sono convinto che Hollis saprà portare un contributo maggiore, sono convinto che l’entusiasmo di Pelle avrà un impatto sicuramente molto positivo per la squadra. Sono ancora convinto che con il lavoro miglioreremo ancora di più, abbiamo affrontato una squadra come Cantù che ha buone individualità ma non è ancora squadra. E la vera differenza tra noi e loro al momento è questa.
    Parliamo un po’ di singoli, o meglio di un singolo: Stan Okoye. La scelta di andarlo a riprendere un po’ a sorpresa in A2 sta regalando i suoi frutti. 
    In questo discorso dobbiamo dire che Claudio Coldebella e Caja hanno sempre seguito molti giocatori, come altrettanti li stiamo seguendo adesso, e avere la prova sul campo che non ci si è sbagliati è la conferma delle buone intenzioni e del buon lavoro svolto.
    Ora Brescia: che risposte si attende lei da Varese?
    Non sono sicuramente io che lo evidenzio, ma ci sono squadre che hanno un potenziale di uomini superiore a noi. Il grande vantaggio di Brescia è di essere la squadra che ha cambiato meno rispetto all’anno scorso: ha dei giocatori collaudati, che giocano veramente per la squadra come Moss e Vitali, poi ottimi finalizzatori, hanno aggiunto Sacchetti che sicuramente porta un’esperienza, una solidità ed una versatilità notevole. Per noi è un grande banco di prova, Brescia ha anche un supporto molto forte dai tifosi, è sicuramente un buon test per capire che cosa possiamo ancora fare. 
    Quanto può aiutare averci giocato - e perso - in precampionato?
    Il lavoro di Caja e del suo staff non è solo quello sul campo ma comprende anche lo studio e l’analisi delle squadre avversarie, sono certo che saranno in grado di dare alla squadra le direttive e le strategie più utili per limitare il loro gioco.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Telegramma per Augusto Ossola (Paradiso, via della Ignis 10): Augusto. Stop. Cantù è stata distrutta. Stop. Ah, se ti serve per il tuo archivio, ti mandiamo anche il tabellino. Stop. Tipo: Okoye 22 punti e 18 rimbalzi. Stop. Diciotto, sì: hai capito bene. Stop. Cain 10 punti, 11 rimbalzi e 4 assist. Stop. Sì, ricordi bene: Cain è un centro. Stop. Waller ne ha messi 18, Ferrero 17. Stop. Han giocato tutti bene. Stop. Cantù non ci ha capito un’acca, davvero Augusto. Stop. Cata su: cantato. Stop.
    Ah, Augusto: Varese è una squadra. Vera. Stop.
    Fino agli angeli
    Un derby giocato così arriva fino agli angeli: la Openjobmetis Varese umilia la Red October Cantù con la forza di un collettivo superlativo, scrivendo la sua prima vittoria stagionale con un netto 95-64. E’ record nella storia della Pallacanestro Varese, che mai aveva battuto i cugini con così tanto scarto (nella storia ci sono stati due +30, nel 1959/60 e nel 1962/63).
    La squadra di Attilio Caja ci mette un quarto e mezzo ad avere ragione dei singoli avversari, poi sboccia, disintegrandoli con la difesa, la rabbia agonistica, la forza fisica, le triple (38% da 3), i rimbalzi (51-40). Dove la formazione di Sodini è invenzione estemporanea (di Burns o di Chappell, o di Culpepper, i più positivi tra gli ospiti), i padroni di casa sono mutuo soccorso cestistico che commuove (17-11 gli assist), in cui le prove di un clamoroso Stan Okoye, di un indiavolato Antabia Waller e di un grintoso Giancarlo Ferrero sono solo i fiori più profumati di un giardino rigoglioso (per dire: la regia di Wells, la difesa di Avramovic, le stoppate di Pelle).
    Il segreto? Forse anche un allenatore che è capace di incazzarsi per un errore dei suoi sul +32. Un uomo in missione: l’Artiglio di una squadra di Artigli.
    La cronaca
    Partiamo dalla prima sirena: come Varese riesca a tirare fuori il +4 del 10’ è un mistero se si guardano le sole cifre (3/11 da 2, con un paio di errori banali di Cain, e 3/9 da 3). Mistero che si svela se invece si va a pescare nel dna della squadra di Caja: lotta in difesa (anche se con le sbavature dei tagli letali sulla linea di fondo concessi agli esterni canturini), spirito di gruppo e… Waller, l’unico biancorosso per il momento davvero connesso quando si va nella metà campo d’attacco. Ad armarlo un paio di assist di Wells: con Antabia (e capitan Ferrero) i padroni di casa recuperano in un amen il -6 del 4’ e chiudono di slancio il periodo (20-16), anche perché inizia a svegliarsi un certo Stan.…
    Si potrebbe volare, ma la squadra di Caja è molto poco aquila e tanto piccione nel frangente: tipo che Pelle (due stoppatissime) e compagni riescono a intimidire i brianzoli dietro (difesa aggressiva, tanti errori al tiro per i cugini russi…), volando a +9 (25-16), ma poi sparacchiano l’impossibile dai 6,75 metri. Risparmiando così una Cantù sulle gambe e anzi consentendole di rientrare (25-24 al 15’).
    Mentre il livello tecnico del match scende come il termometro nei giorni della merla da una parte e dall’altra, la Openjobmetis ha però il merito di registrarsi e di ripartire, guidata da un trio brillante, peraltro già citato in questo pezzo: Waller-Okoye-Ferrero. Il primo è tutto dardi e linguaggio del corpo da leader offensivo, il secondo è rimbalzi, punti (già in doppia-doppia al 20’) corsa, intelligenza, cuore. Il terzo… beh il terzo è il capitano ed è nato pronto per partite così. Morale si vola (stavolta davvero come aquile) a +15 (46-31 al 18’), prima che due numeri di Burns e Smith riducano lo svantaggio al comunque corposo +13 della seconda sirena.
    «Per giudicare una squadra, guarda come rientra sul parquet dopo l’intervallo…» (cit. Andrea Meneghin). Vero, Menego. E il ritorno sul parquet della Openjobmetis produce un terzo quarto di pura poesia. La difesa (sì, sempre quella, devastante anche quando il divario fra le due squadre diventa esponenziale), annichilisce Culpepper e gli altri folletti senza costrutto con la maglia blu e diventa la bacchetta che dà il la a una sinfonia di corsa, schiacciate, triple. Il coro canta e la sua voce è generosa e bella: ancora Okoye, ancora Ferrero, ma anche Avramovic, Tambone e Hollis, bravi a rimpiazzare chi esce per troppi falli (Waller e Ferrero, con 4 dopo pochi minuti della terza frazione). Il vantaggio lievita, Masnago gode ed è tutta in piedi sul 68-42 del 28’ (sarà 70-45 al 30’: 22-10 di parziale).
    E l’ultimo quarto? Beh, l’ultimo quarto ci si diverte. Tutti. Tutti insieme. Okoye che arriva a cifre mai viste, Pelle che salta come un canguro felice (e già che c’è salta anche Caja, con i tifosi…), Waller che segna, “Avra” che scorrazza, il pubblico, noi che dovremmo scrivere e invece guardiamo estasiati. Tutti. Più 31. Cata su.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La Pallacanestro Varese sceglie il modo più entusiasmante per inaugurare la casella delle vittorie nella stagione 2017-18. La truppa di Attilio Caja straccia una spenta Cantù nel derby numero 140 che entra nella storia anche a livello statistico (massimo di sempre il più 31 finale, cancellato il 102-72 dell'Ignis nel 1959-60).
    La sfida tra organizzazione e talento esalta il mix di concentrazione, applicazione e intensità profuso da Ferrero e soci. Dopo due mesi di stagione Varese è un collettivo perfetto per distribuzione dei ruoli e capacità di credere nella funzionalità del sistema già rodato in precampionato. E contro un'avversaria in evidente ritardo a causa dei problemi extratecnici del precampionato, la sinfonia biancorossa produce un derby a senso unico che regala una serata memorabile ad un PalA2A caldissimo a dispetto delle presenze limitate dalle disposizioni relative all'ordine pubblico. Dopo i 62 punti contro Venezia e i 73 di Milano, i biancorossi producono una serata scintillante (38% da 3 dopo il 3/16 iniziale e 50% da 2) tra ripartenze e soluzioni a metà campo. Altro che "squadra di terzini": Varese mostra di possedere anche qualità individuali importanti, prima di tutto col fuciliere Waller (16 punti all'intervallo), e poi con uno Stan Okoye che unisce una inesauribile energia su tutti i palloni ad una sontuosa prestazione balistica. Il terzo polo dell'attacco è capitan Ferrero, ormai una certezza per una squadra capace di trovare soluzioni ad alta percentuale per tutti gli effettivi nelle pieghe della sua rodata coralità.
    La fame di palloni vaganti messa in campo dalla formazione di Caja permette ai biancorossi di accendere spesso il motore del contropiede, e travolgere una Cantù totalmente in balia degli eventi quando le soluzioni individuali di Culpepper e Burns si schiantano contro il viluppo della retroguardia di casa. Nella sinfonia varesina ci sono note di merito anche per la coppia interna Cain-Pelle, con lo statunitense che si fa valere a rimbalzo e il caraibico che distribuisce "stopponi" che accendono il pubblico, e per un Tambone pimpante in regia che produce meglio rispetto ad un Wells comunque diligente (più 20 di plus/minus in 18' per il romano rispetto al più 8 in 22' per lo statunitense). L'eclatante scarto finale nella partita più sentita dai tifosi biancorossi consolida ulteriormente l'empatia già elevata tra la Varese operaia e il suo pubblico. Spazzati via i dubbi evidenziati dalla collezione di ferri dall'arco dell' esordio casalingo contro Venezia, il derby a senso unico nel quale la squadra di Caja ha saputo mettere in campo per 40' la "ferocia" richiesta dal coach pavese in sede di presentazione è il miglior biglietto da visita possibile per convincere l'ambiente della validità delle promesse effettuate due mesi fa da "Artiglio". Non a caso anche stavolta il più applaudito dalla Curva Nord - secondo, a distanza, arriva capitan Ferrero - perché riconosciuto unanimemente come la vera architrave del progetto Varese 2017-18.
    Caja ha scelto giocatori affamati che mettono in pratica il suo basket "iperorganizzato", rispettando le consegne del piano partita e mettendo energia in ogni aspetto del gioco. Contro una Cantù fragilissima è bastato per cancellare dal campo gli avversari a suon di corse, balzi e triple: esattamente quel che voleva il PalA2A per festeggiare la serata più bella dai tempi degli Indimenticabili di cinque anni fa.
    Giuseppe Sciascia 

  • banksanity6
    Partita che ha un minimo equilibrio solamente per il primo quarto e che poi Varese domina andando oltre ogni più rosea aspettativa. Cantù si sfalda e dimostra di non avere la coesione di squadra fondamentale per reagire ad una spallata così energica da parte della compagine biancorossa ed esce letteralmente con le ossa rotte. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Avramovic 6 : prima apparizione in campo per il serbo che lascia qualche perplessità, poi nella seconda parte di gara, con un punteggio che lasciava tranquilli e una intensità canturina veramente esigua fa vedere qualche buona cosa sia in attacco che in difesa. DIESEL
    Pelle 6,5 : 5 stoppate e una presenza vera in campo nonostante un minutaggio limitato. Cresciuto sia dal punto di vista della concentrazione che dei fondamentali potrebbe essere sfruttato meglio dai suoi compagni se servito in modo più oculato. FATTORE
    Bergamaschi N.E.
    Natali 6 : non trova la via del canestro e il suo impiego è di soli 8 minuti ma si fa apprezzare per la sua ottima difesa che gli garantiscono 2 rimbalzi e 2 recuperi. DUTTILE
    Okoye 8,5 : partenza lenta ma che poi diventa una progressione impressionate in un continuo crescendo; da rivedere le esecuzioni sul tiro da 2 ma dalla lunga è una sentenza e alla fine della partita raccoglie 22 punti e 18 rimbalzi per una doppia doppia eclatante oltre a 2 recuperi e 3 assist. MVP
    Tambone 6,5 : piccolo upgrade aggiunto al suo gioco dal play romano che anche questa sera dimostra di valere pienamente la massima serie; litiga un po’ con il tiro da 3 ma la sua regia è molto fluida e in difesa dimostra di poter tenere avversari quotati senza sfigurare. ARGUTO
    Cain 7 : partita da doppia doppia  anche per il centro USA che finalmente riesce a fare bottino in attacco e a raccogliere 11 rimbalzi senza contare le tante piccole cose che non vengono conteggiate nelle statistiche. Nei suoi 4 assist c’è forse la giocata della serata, un passaggio no look per Avra da stropicciarsi gli occhi. REGISTA OCCULTO
    Ivanaj N.E.
    Ferrero 7,5 : sontuosa partita del capitano che è di esempio per tutti i suoi compagni in quanto abnegazione e impegno sui 2 lati del campo; quest’anno sembra aver trovato una maggior confidenza con il canestro e poi c’è la consueta grinta difensiva che serve a sporcare tutte le esecuzioni d’attacco dei canturini. GIOCATORE TOTALE
    Wells 5,5 : volendo vedere fa un piccolo miglioramento a livello di trattamento di palla visto che non si incarta mai da solo come accaduto nelle precedenti partite ma non sembra ancora essere un leader ne un attivatore (nonostante i 5 assist). Caja lo rimprovera soprattutto all’inizio per non portare la pressione richiesta ma alla lunga vince il duello con Smith che viene molto limitato. SPAESATO
    Waller 7,5 : 18 punti in 20 minuti sono tanta roba e il suo impressionate rullino di marcia si interrompe solo perché fermato dai falli ma questo è anche segno che oltre a segnare, la guardia a stelle e strisce sa e vuole difendere forte su chiunque si trovi di fronte. FROMBOLIERE
    Hollis 5,5 : anche questa sera non riesce a ritagliarsi un minutaggio importante, primo perché capitan Ferrero è in una serata di grazie e poi perché lui non fa molto per far cambiare idea al suo allenatore, anzi dal linguaggio del corpo sembra anche non avere tutta questa voglia di ribaltare delle gerarchie sempre più consolidate. INDOLENTE
     

  • simon89
    Oggi bisogna vincere? Beh, sai che novità: non abbiamo ancora conosciuto una squadra che ogni maledetta domenica (salvo anticipi o posticipi, si intende...) scenda su parquet (o campo, o ghiaccio, o diamante: quel che volete) senza aver fisso nella capoccia l’obiettivo di cui sopra.
    Ridondante e fin banale dare al derby numero 140 della storia tra Varese e Cantù la didascalia dei “due punti obbligatori”: il campionato non finirà stasera, nemmeno se sotto la casella “lost” dovesse comparire il numero 3.
    Ben più importante per la Openjobmetis di Attilio Caja sarà testare le proprie qualità (e le proprie mancanze) al cospetto di un avversario diverso rispetto ai primi due incontrati sul cammino. Le sconfitte contro Venezia e Milano sono state due “prove provate” piuttosto scontate della non cittadinanza a certi livelli del collettivo biancorosso, sebbene il match del Forum sia rimasto incerto fino all’ultimo in gran parte per merito della confortante prestazione di Okoye e compagni. La Red October, squadra non certo paragonabile ai campioni d’Italia e ai favoriti d’obbligo della Serie A, rappresenta invece un ignoto termine di paragone: Varese è lì (ovvero se la può giocare?), è sotto (di tanto, di poco?), è più forte (tenderemmo ad escluderlo, almeno a un mero esame delle individualità: poi a basket si gioca in cinque e conta anche l’allenatore...)? E poi, fermandoci ai singoli: quanto i vari Waller, Cain, Okoye, Hollis possono ancora crescere rimpolpando così la somma totale (Wells non lo mettiamo nemmeno in coda: lui deve dare di più, se no son dolori veri...)? I secondi 40 minuti casalinghi della stagione daranno nuove risposte, in un rodaggio che non si esaurirà alle 23 odierne , ma che proseguirà per altre tot giornate e con altri tot avversari. Fino alle risposte definitive.
    I contendenti di turno sono una gran fregatura, peraltro: dopo un’estate come quella che la Brianza ha dato in pasto ai rotocalchi cestistici (Recalcati che litiga e se ne va, giocatori che si lamentano sui social, proprietario al mare etc etc), uno si sarebbe aspettato una squadra mal costruita e prona a immediate sbandate. E invece no... La guida Sodini (ritenuto, nonostante abbia esordito in massima serie solo domenica scorsa nel rotondo successo contro Cremona, più adatto di Kirill Bolshakov ad affrontare la stagione) ha una trazione anteriore naniforme ma piena di talento: Jaime Smith (play, 190 cm), Randy Culpepper (play-guardia, 182 cm) e Jeremy Chappell (guardia-ala, 191 cm) rendono centimetri ma anche chili al terzetto Wells-Waller-Okoye (che questa sia una probabile chiave tattica, a favore di Varese se ben sfruttata, del match?), ma hanno punti nelle mani, rapidità, tiro e imprevedibilità. Andiamo sotto canestro: Christian Burns, da 4, è giocatore multidimensionale (e con la lotta nel sangue) scoperto dal grande pubblico durante l’ottima scorsa stagione con Brescia: di fianco a lui ci sarà Crosariol, sempre schifato dai supposti palati fini di chi non si accorge che un centro di 210 che sa fare più o meno tutto è meglio averlo con la propria canotta che non con quella di un colore diverso.
    La rotazione di Sodini sarà a nove: spazio a Cournooh come cambio in regia, a Parrillo e Michael Qualls (aggiunto in corsa e tutt’altro che sprovveduto, sembra...) come back up degli ulteriori esterni e a Charles Thomas (lungo che sa anche tirare da fuori) sotto canestro.
    L’attacco di Cantù ha venti punti in più nelle mani rispetto a quello biancorosso (o almeno è quello che dicono le statistiche finora: 88,5 contro 67,5): la Openjobmetis dovrà compensare con le armi della difesa, della grinta, della determinazione e della tattica, proprio quelle chieste da Caja nell’anti-vigilia. Ma soprattutto: goditi il derby e il tuo palazzo, cara Varese.
    Fabio Gandini

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