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VareseFansBasketNews

  • banksanity6
    Partita quella di questa sera a Masnago di un peso specifico importate; inizio dove si evidenza, se ce ne fosse bisogno, che il livello generale del campionato italiano è in ribasso con giocate non certo spettacolari, anzi con errori abbastanza grotteschi. Nella ripresa si alza il livello delle giocate e prima Pistoia tenta di dare una spallata decisiva ma poi Avramovic e sopratutto Wells cambiano il vento facendo salire i bosini a 4 punti in classifica generale.Ma veniamo alle valutazioni :
    Avramovic 7,5 : dimostra a differenza delle prime partite del campionato di essere da subito dentro la partita lucrando 6 tiri liberi su altrettante conclusioni dalla lunga e con penetrazioni di cui una (udite udite) usando la mano destra. Al massimo svantaggio, a cavallo tra terzo e quarto quarto, rivolta come un calzino l’inerzia della gara incanalandola in direzione Varese. SCINTILLA
    Pelle 6 : ottimo impatto come energia anche se le solite leggerezze mentali lo portano troppo presto fuori dalla gara per i troppi falli che gli vengono fischiati. Per fortuna nella seconda parte della gara Cain si riprende bene e non lo fa rimpiangere. MOLLEGGIATO
    Bergamaschi N.E.
    Natali S.V.
    Parravicini N.E.
    Okoye 5 : anche questa sera il nigeriano non riesce a ripercorrere il percorso intrapreso nel derby con Cantù tant’è che la striscia negativa da 3 si allunga dopo il disastro di Brescia; di positivo c’è che capisce che non è in una serata ispirata e quindi si limita ma anche a livello di energia profusa la sua prestazione non rimane impressa a nessuno. FANTASMINO
    Tambone 5,5 : da quando è a Varese forse la prestazione meno convincente del play laziale dove fatica a dettare i tempi di gioco ai compagni e anche a mettersi in proprio; per fortuna quello che era stato il suo cambio fino ad oggi stasera ha indossato i panni del protagonista. CONTROFIGURA
    Cain 6,5 : inizio disastroso per il lungo a stelle e strisce dove sembrava dover essere surclassato dal duo Kennedy Bond. Deve rientrare causa i tanti falli di Pelle ma nel secondo tempo gioca con più decisione segnando, difendendo, stoppando e passando in modo più che positivo e tutto questo dipingono una prestazione decisiva ai fini del risultato. PICASSO
    Ferrero 5,5 : anche per il capitano prestazione opaca pur non facendo mancare il suo apporto sul lato difensivo. 2 soli punti arrivati dalla linea della carità e mani gelide ma ci saranno occasioni più avanti per risorgere. LAZZARO
    Wells 8 : probabile che il giocatore che i dirigenti biancorossi hanno scelto questa estate per guidare la loro squadra sia un parente molto prossimo del Cameron Wells visto questa sera sul parquet di Masnago; partenza che sembrava non lasciar presagire niente di nuovo sotto le volte dell’astronave ma poi, come per magia, Caja negli spogliatoi si trasforma nella fata madrina e ne fa uscire una principessa. CENERENTOLA
    Waller 5,5 : il miglior marcatore stagionale di Varese non trova mai veramente il ritmo partita e infatti le sue conclusioni tendono a non entrare in fondo alla retina, ma anche lui è abbastanza intelligente da capire la situazione e va da chi è decisamente più in serata di lui. POLVERE BAGNATA
    Hollis 6 : non una prestazione memorabile dal punto di vista offensivo ma si fa perdonare andando bene a rimbalzo e riuscendo a sporcare tante linee di passaggio dimostrazione che se il ragazzo sta con la testa nella partita può portare anche lui il suo mattone per la causa. CARPENTIERE

  • simon89
    Attilio Caja avverte il clima giusto per la sua Varese in vista del match casalingo di domani contro Pistoia che arriva dopo una settimana dedicata a qualche piccolo correttivo per distribuire più efficacemente i temi dell'attacco e non dipendere eccessivamente dal tiro da 3 punti: «Ci siamo preparati in modo intenso per migliorare alcuni dettagli dopo la partita di Brescia - racconta - mi riferisco in particolare all'idea di cercare situazioni alternative al tiro da 3 punti e avere coinvolgimento nel gioco di tutti i giocatori. Come al solito c'è stata grande applicazione da parte di tutti e ciò mi fa andare avanti con fiducia perché vedo quotidianamente la squadra crescere».
    Il tecnico pavese ha ricevuto le risposte che si aspettava anche da Wells, e confida che domani il play titolare biancorosso saprà esprimersi finalmente sui livelli auspicati: «Cameron ha vissuto una buona settimana: l'ho visto più motivato e coinvolto nel prendere iniziative: tutti segnali positivi che fanno ben sperare. Domani giochiamo in casa e vogliamo fare risultato: una vittoria ci manterrebbe pienamente in linea con i nostri obiettivi di classifica».
    Il tecnico invita comunque la squadra a prestare massima attenzione alla The Flexx, più volte capace negli ultimi anni di fare molto meglio del previsto nel rapporto budget/rendimento: «Pistoia merita grande rispetto ed attenzione per quel che ha fatto recentemente, vedi 3 plavoff nelle ultime 4 annate. Sono reduci da buonissime stagioni con Enzo Esposito in panchina, sono ripartiti da lui e dal suo uomo di fiducia Ronald Moore, che anno dopo anno aggiunge qualcosa di importante al suo repertorio tecnico ed è l'allenatore in campo dopo 4 stagioni giocate insieme al suo coach». Quindi aggiunge: «Da tenere d'occhio Kennedy che è un rimbalzista eccellente che spicca in un gruppo che ha grandi capacità sui secondi tiri. Dovremo prestare attenzione anche a Bond che ha fiuto per il rimbalzo ed a Gaspardo che ho avuto nella Sperimentale».
    E Caja indica ai suoi i punti chiave degli avversari da frenare in vista della sfida di domani: «La nostra priorità sarà quella di limitare il loro impatto a rimbalzo d'attacco e il contropiede condotto da Moore: nella capacità di contenere questi punti di forza grazie alla nostra transizione difensiva e alla capacità di occupare l'area, starà gran parte del risultato. A metà campo l'osservato speciale sarà Mian, giocatore che ha ottime doti balistiche: è in crescita ormai da 4 stagioni, al pari di Sanadze che ha fatto bene ad Eurobasket 2017 con la Georgia. Pistoia sarà un'avversaria pericolosa nonostante l'assenza di McGee: i toscani mettono un'intensità che fa felice il loro allenatore: dovremo giocare una partita attenta ed aggressiva».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Moore, i rimbalzi offensivi di Pistoia e Wells: tre “macro” argomenti per presentare l’impegno che attende la Openjobmetis Varese domani al PalA2A.
    Li sceglie, stimolato dalle domande dei giornalisti durante l’abituale conferenza stampa del venerdì, coach Attilio Caja. I primi due aiutano a focalizzare l’attenzione sull’avversario, non banale per un presente capace di rispecchiare uno storico di tante stagioni positive appena alle spalle. Il terzo, invece, riprende la situazione di uno dei giocatori al momento più discussi del roster biancorosso, spiegando - molto meglio di quello che può fare qualsiasi critica - ciò che è stato finora e ciò che potrà essere.
    «Verso l’impegno contro Pistoia le sensazioni sono buone - attacca il coach - Abbiamo trascorso una settimana di preparazione molto intensa, con l’obiettivo di migliorare alcune cose importanti dopo il match di Brescia: abbiamo bisogno di coinvolgere di più alcuni giocatori e di trovare alternative al tiro da 3 punti. La risposta dei miei è stata quella di sempre: grande applicazione. Domenica giocheremo in casa e una vittoria ci permetterebbe di rimanere in una buona posizione in quello che è il “nostro” campionato». Non sarà facile, ad una prima analisi che deve necessariamente partire dai nomi della The Flexxx. Uno su tutti: Ronald Moore, playmaker, terza stagione in Toscana: «Pistoia è ripartita da lui, uomo di fiducia di coach Esposito che ha saputo aggiungere sempre qualcosa anno dopo anno al proprio bagaglio tecnico. Moore ha leadership, sa trasmettere in campo il volere dell’allenatore ed è stato bravo a inserire i suoi compagni, conoscendo già l’ambiente e le richieste tecniche: queste sono cose che fanno guadagnare tempo a chi allena. E poi sta tirando con il 50% da 3, produce assist, dà ritmo: per lui ci vorrà un’attenzione particolare.
    Ma non ci sarà solo il regista: «La The Flexx è forte anche sotto canestro. Ha Kennedy, rimbalzista eccellente: ogni suo rimbalzo offensivo conquistato sono due punti segnati, perché sa destreggiarsi con fisicità. Non è l’unico pericoloso sotto questo punto di vista: c’è Gaspardo, che mi piace molto, poi Bond, poi Laquintana, che nonostante l’altezza ne prende parecchi di rimbalzi. Dovremo essere bravi a occupare l’area quindi e, tornando a Moore, ad essere puntuali nelle transizioni difensive. Infine occhio anche a Mian, giocatore di striscia e sempre in crescita. La squadra di Esposito in generale gioca con intensità e ha ottima personalità»
    Inevitabile una domanda su Cameron Wells, reduce da quattro partite che non hanno convinto fino in fondo. L’Artiglio non si sottrae e spiega: «Cameron percepisce che da lui ci si attende di più. E’ un ragazzo per bene, non è un lavativo, è il primo che sa che deve migliorare il suo contributo. Col tempo lo farà, sono sicuro. Quanto tempo? Non si può sapere: la lunghezza dell’ambientamento può essere variabile, guardate, per esempio, quello che ha fatto l’anno scorso Kalnietis a Milano e ciò che sta facendo quest’anno. Wells sa cosa voglio, fin dal primo giorno: un regista deve per prima cosa essere un attaccante, deve muovere la difesa avversaria e così facendo creare lo spazio per i compagni. Cameron deve quindi attaccare di più, lo sta capendo e come si è allenato questa settimana lo dimostra. Lo stesso vale per Avramovic, che ha un atletismo che può essere molto utile alla squadra. Sarà poi molto importante servire meglio i nostri centri, Cain e Pelle, che stanno facendo un gran lavoro e meritano attenzione».
    Fabio Gandini

  • simon89
    È quasi un rammarico sfruttare la possibilità di una chiacchierata di un’ora con Riccardo Polinelli tempestandolo solo di interrogativi sul basket. A un imprenditore del suo calibro e al libro esistenziale che contiene la sua storia si vorrebbe domandare anche tanto altro, spinti dalla curiosità che solo le persone interessanti sanno suscitare. Lo abbiamo fatto in passato, lo rifaremo in futuro.
    Oggi, però, il menu dell’intervista a uno dei cinque consiglieri d’amministrazione della Pallacanestro Varese è a piatto unico: la società. Lo chiama l’attualità, il passato, il futuro e le tante questioni aperte sul tavolo.
    Un anno e mezzo da consigliere d’amministrazione: qual è il suo bilancio dal punto di vista personale e professionale, Polinelli? 
    A livello personale ho avuto la possibilità di approfondire conoscenze che mi hanno arricchito e mi fanno piacere, soprattutto a livello umano. Tra tutte quella con Toto Bulgheroni: siamo coetanei, abbiamo storie diverse, ma siamo molto affiatati. Ci troviamo sulle basi, sui valori, sul modo di lavorare.
    E a livello professionale?
    Sotto questo punto di vista l’impatto è stato tosto: sono entrato in una società in difficoltà, molto in difficoltà. Ciò mi ha portato ad affrontare delle situazioni alle quali da imprenditore non ero abituato. L’aspetto positivo è essere riusciti comunque a resistere e a instradare una riorganizzazione e un inquadramento che rispecchiano anche quelli che sono i miei valori.
    Oggi risponderebbe ancora di sì alla chiamata di Alberto Castelli e del Consorzio?
    Sì e no, onestamente. Se avessi saputo che sarei andato incontro a tutte queste difficoltà gestionali, forse non sarei entrato. Una volta che sei dentro, però, ti rimbocchi le mani e le affronti.
    Come sta oggi la Pallacanestro Varese?
    C’è una cosa di cui è necessario essere consci: la Pallacanestro Varese non ha ancora risolto i suoi problemi, non è totalmente fuori dalle difficoltà. Anzi, a dire la verità ne è ancora molto dentro. Se però facciamo un paragone tra un anno fa e oggi, la situazione è migliorata.
    Spieghiamoci meglio su passato, presente e futuro.
    Quando questo CdA è entrato in carica ha trovato una situazione economico-finanziaria assai negativa e soprattutto non nota: parlo in particolare del disavanzo di bilancio di cui tante volte si è parlato nella scorsa stagione. Per di più a quel punto le decisioni più importanti relative alla stagione 2016/2017 erano già state prese, come la conferma di coach Paolo Moretti…
    Parentesi: com’è finita con il contratto dell’allenatore toscano, dopo l’esonero di dicembre 2016?
    È finita che non è ancora finita, anche se gli abbiamo pagato fino in fondo tutto quello che gli spettava e anche di più. Trovo sia una situazione assurda: le sue pretese ci mettono in grossa difficoltà.
    Chiusa parentesi, andiamo avanti.
    Davanti al contesto ereditato in estate e al cospetto delle ulteriori perdite cui la società stava andando incontro, ci si è dovuti fermare per non peggiorare la situazione. Questo spiega il temporeggiamento dello scorso anno mentre le cose in campo andavano male: non ci potevamo muovere, perché saremmo finiti in una situazione economicamente impossibile. L’unico cambio in corsa, Dominique Johnson per Melvin Johnson, è stato realizzato a costi contenuti perché siamo riusciti a piazzare anche il giocatore in uscita. Ed è stato decisivo, perché accompagnato dall’avvicendamento dell’allenatore.
    Ci si è fermati… E poi?
    E poi si è cercato di ripartire. Attuando una riorganizzazione aziendale che non si è ancora conclusa, non travalicando più quelle che sono le nostre possibilità economiche (e la squadra costruita quest’anno ne è diretta testimonianza) e poi, aspetto molto positivo, facendo una puntuale cernita di costi e spese: oggi sappiamo esattamente cosa stiamo spendendo e possiamo guardare avanti con più tranquillità.
    Però non tutti i problemi sono stati risolti, diceva prima…
    Va sistemato il pregresso ancora esistente: certi debiti siamo stati costretti a rateizzarli, a diluirli nel tempo. Stiamo scollinando: superati questi ostacoli la strada sarà in discesa. La questione ora non è dover spendere ancora meno, ma cercare di guadagnare di più di quello che si spende.
    E come si fa?
    Favorendo l’ingresso di nuove persone in società come è successo con Gianfranco Ponti, che non ha messo denaro fresco nella Pallacanestro Varese ma le ha tolto dei costi, il che è equivalente. E poi agendo sul fronte sponsor: abbiamo perso Teva, perché l’azienda ha deciso di non riservare più risorse alle sponsorizzazioni sportive, ma abbiamo riconfermato Openjobmetis e trovato Banca Intesa, con la quale stiamo definendo i dettagli e chiuderemo un buon accordo economico, anche legato all’eventuale raggiungimento dei playoff.
    Avere un riscontro maggiore da abbonamenti e botteghino aiuterebbe in modo significativo le casse di piazza Monte Grappa?
    Tutto aiuta: i grandi numeri si fanno con quelli piccoli. Ma anche una stagione da 5000 spettatori di media a partita non risolverebbe i nostri problemi: la biglietteria rappresenta una parte importante, ma non è decisiva quanto l’entrata di uno, due o tre sponsor di livello.
    È un appello questo?
    Sì, fatto a nome della società e nei confronti di tutti quelli che possono sostenerci, dalle istituzioni all’imprenditoria. La Pallacanestro Varese può essere un veicolo di notorietà, anche a livello turistico, settore che città e provincia hanno trascurato per decenni vista la presenza di numerose peculiarità produttive ma che oggi è diventato strategico. La nostra società ha un nome da spendere: è il miglior asset sul quale può contare. 
    Qual è stato il rammarico più grande di questo anno e mezzo trascorso in sella al direttivo?
    Il cruccio maggiore è essere stati talmente presi dalla risoluzione dei problemi contingenti da non aver avuto spazio per guardare troppo avanti. Il desiderio sarebbe quello di impostare un programma almeno triennale, magari trovando tre sponsor in grado di darci garanzie per altrettanti anni. Cambierebbe tutto: le possibilità di crescita e i risultati sportivi.
    Il consiglio di amministrazione biancorosso è invero variato anche quest’estate: è uscito l’amministratore delegato Fabrizio Fiorini ed è entrato Gianfranco Ponti. Come sono suddivise ora le competenze al suo interno e all’interno degli uffici?
    Il presidente Marco Vittorelli ha un ruolo poco “presenzialista”, ma di rappresentanza: il suo compito è quello di tenere i contatti con la federazione, con le istituzioni e di cercare eventuali altri sponsor di livello molto alto. La vicepresidente Monica Salvestrin è al momento molto impegnata con la sua azienda, ma continuerà anch’ella a svolgere un ruolo di raccordo con gli sponsor e di rappresentanza. Le mansioni di Gianfranco Ponti sono chiare: si occupa del settore giovanile, “ramo” che è stato innestato sulla “pianta” Pallacanestro Varese. A Toto Bulgheroni concerne la parte sportiva, a me quella organizzativo-amministrativa. A Claudio Coldebella, infine, spettano gli oneri operativi ed esecutivi, sia in campo sportivo che non. Recentemente è stata aggiunta una nuova figura: una responsabile contabile e amministrativa, Luana Latini, che lavorerà a fianco di Claudio Coldebella.
    Marketing: non c’è più Luna Tovaglieri. Chi la sostituirà?
    Il suo ruolo operativo verrà ereditato da figure professionali già presenti nella nostra struttura. Il marketing strategico resterà quindi in seno alla società, mentre per la ricerca degli sponsor di un certo spessore stiamo pensando a una novità…
    Quale?
    Appoggiarci a dei “consulenti” esterni. Noi daremo loro il mandato di cercare nuovi sostenitori: se li troveranno avranno una percentuale sui ricavi, altrimenti l’operazione non avrà costi.
    Banca Intesa andrà a griffare il parquet, non le maglie da gioco. Per far compagnia a Openjobmetis e Cimberio la ricerca continua?
    Sì, ma è una ricerca difficile. Oggi come oggi è complesso trovare qualcuno che voglia coniugare la necessità di comunicazione con la passione per lo sport, ovvero la situazione vincente affinché uno sponsor ti dica “sì”. Non demordiamo: il mercato offre possibilità – almeno a livello di aziende di servizi – prima sconosciute. C’è per esempio un settore sul quale mi piacerebbe molto puntare…
     Ci dica.
    Quello delle compagnie aeree. Sfruttiamo la nostra vicinanza a Malpensa e il fatto che i vettori abbiano un autentico bisogno di comunicare. Per loro saremmo il match perfetto: i nostri tifosi sono anche dei viaggiatori.
    Nuovo tabellone del PalA2A: a quando l’installazione?
    Alla pausa del campionato per gli impegni delle nazionali (tra il 19 novembre e il 3 dicembre ndr): ci sono da fare dei lavori, alcuni concernenti le luci, che richiedono tempo e che sarà possibile portare a termine solo senza partite di mezzo.
    Quello del “cubo” non sarà l’unico intervento strutturale all’interno del palazzetto, giusto? In cantiere c’è anche il nuovo “parterre vip”, con le sedie a bordo campo stile Nba…
    Un’idea suggerita e supportata da Openjobmetis: si tratta di creare sul lato lungo del parquet dei posti privilegiati che daranno a chi li occupa una serie di benefit, sia durante la partita sia nel corso della settimana. Questo progetto porterà entrate significative: una parte dei nuovi posti è già stata opzionata.
    Ci dà un giudizio sul breve cammino di Ferrero e compagni finora?
    Darò un parere da semplice tifoso, perché nella nostra società c’è un forte rispetto dei ruoli e io non mi occupo della parte tecnica. Questa Varese mi piace, è tosta, si impegna. Caja è un sergente, uno che mangia vivi i giocatori ma a cui gli stessi poi vogliono bene, perché ne riconoscono la passione, la serietà e un impegno encomiabili. La gente deve sapere cos’è davvero il nostro allenatore e quanto rispecchi i valori della nostra società. Attilio non è il grande stratega che va agli allenamenti, facendo lavorare gli altri e intervenendo raramente: lui, alla mattina, quando i suoi atleti vanno a fare pesi, è lì. Chiede tanto ma dà tanto. L’unico neo della stagione per ora è il play, che non ha ancora dato quello che è in grado di dare: c’è qualcosa, non abbiamo capito bene cosa, che non gli permette di farlo. Di contro c’è chi sta fornendo un contributo maggiore rispetto a quello atteso: penso a Tambone, Okoye e a Waller, che non ha paura di tirare nemmeno dopo aver sbagliato.
    Parrebbe una domanda retorica alla luce di quanto dichiarato in questa intervista, ma gliela facciamo lo stesso: ci sarà spazio per un intervento correttivo nel roster nel caso se ne presentasse l’esigenza?
    Se fosse necessario, posta l’esigenza di pesare ogni scelta, faremmo appello ai nostri maggiori sostenitori perché ci diano la possibilità di intervenire. Non possiamo permetterci di andare allo sbaraglio: chiederemmo prima.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Matteo Tambone sotto scrive l'analisi di Attilio Caja nel post-partita del derby contro Brescia. Anche il play romano esprime il rammarico per quel finale del secondo quarto a fari spenti nel quale Varese è precipitata da meno 3 a meno 20.
    «Nel complesso il parziale del secondo tempo è stato a nostro favore. Nei primi 15 minuti di gioco eravamo stati a contatto, però quei 5' finali del secondo quarto ci sono costati carissimi: non abbiamo trovato ritmo in attacco e Brescia ha fatto valere la sua esperienza per punirci. Deve servirci di lezione: non possiamo mai permetterci di staccare la spina, altrimenti succedono queste cose».
    Male in attacco contro Venezia e Brescia, bene contro Milano e Cantù: prestazioni complessive legate a filo doppio alle medie nel tiro da 3, positive con EA7 e Red October ma negative con Umana e Germani.
    «Lunedì abbiamo tirato male da fuori ma, nonostante le brutte percentuali, tra rimbalzi d'attacco e qualche contropiede siamo riusciti a non deragliare ed a tornare in partita nel finale. Sarebbe bastata qualche disattenzione in meno per arrivare con un passivo più contenuto nel rush finale; guardiamo avanti e torniamo a lavorale per prepararci al match contro Pistoia».
    La nota positiva è stata la capacità della squadra di non disunirsi neppure sul meno 24 di inizio terzo quarto, mostrando che anche nella serata più incolore dell'attacco il sistema è solido. 
    «Anche a Brescia è emersa la solidità della nostra identità difensiva: stiamo sul pezzo per tutta la partita senza mai mollare, lunedì non è bastato perchè non ci hanno supportato le percentuali, ma siamo stati sempre con la testa dentro la partita, anche a meno 24. Però contro squadre forti come la Germani non puoi concederti pause: a Milano, senza alcun passaggio a vuoto, ce la siamo giocata fino all'ultimo».
    E lunedì, con il ct. Meo Sacchetti in tribuna, lei ha avuto ancora tanto spazio in regia: il ghiaccio in serie A è rotto dopo il primo mese a 5.3 punti (più di Wells che ne segna 5.0 - ndr) e 1.5 assist?
    «È stata una bella emozione giocare davanti agli ocelli del tecnico della Nazionale. Cerco di fare il massimo possibile ogni giorno in allenamento sfruttando tutte le occasioni che il coach mi dà per mettermi alla prova del campo e migliorarmi. Così ho provato a fare anche a Brescia».
    Due punti nelle prime quattro gare perdendo contro le tre capoliste: Varese vale più della classifica che ha in vista del doppio impegno casalingo contro Pistoia e Trento?
    «La classifica va interpretata anche in funzione delle avversarie: contro Venezia abbiamo sentito un po' l'emozione della prima gara in casa, poi al Forum abbiamo sfiorato il colpaccio ed a Brescia abbiamo perso per 5 minuti di appannamento. Però le prossime due partite in casa arrivano nel momento giusto per raccogliere i frutti del nostro lavoro: domenica contro Pistoia ci aspetta un compito impegnativo, però la nostra stagione si basa principalmente sulle gare al PalA2A. Vogliamo fare risultato e poi riprovarci contro Trento».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Cameron Wells? Sono anche le nude cifre a bocciare il suo rendimento in questo inizio di campionato. Nessun regista da starting five delle altre 15 squadre di Serie A ha prodotto numeri meno significativi dell’ex Giessen, ad eccezione di Federico Mussini.
    Ma non solo: se confrontato con quello dei playmaker titolari che l’hanno preceduto in maglia biancorossa, il suo impatto nelle prime quattro giornate di Serie A è il peggiore nella storia recente della Pallacanestro Varese.
    Wells peggio di Spissu (o Stipcevic), di Atsur, di Forray, di Garrett, di Barber, di Smith, di Lafayette, di Fitipaldo, di Dallas e Ronald Moore, di Haynes e di Ruzzier. Ma anche, almeno a livello statistico, peggio di Maynor, Waynes (meglio: Ukic), Robinson, Clark, Green, Stipcevic, Goss, Childress, Passera, Keys, Collins, Becirovic, Mc Cullough, La Rue e Pozzecco, tanto per restare agli ultimi 20 anni.
    Premessa doverosa
    Premessa doverosa: nessuna chiamata sul banco degli imputati per Cameron. Come già scritto ieri su queste colonne, la Openjobmetis ha il dovere di accordare ancora fiducia al suo playmaker, per tante ragioni: perchè è all’esordio negli italici confini, per quello che è stato il suo valido passato in Germania, per il fatto che una squadra che deve (solo) salvarsi non può permettersi di mettere in discussione un proprio giocatore dopo così poco tempo e infine per un esame di realtà che deve ricordare a tutti quelle che sono le possibilità economiche di piazza Monte Grappa, la quale mai e poi mai potrebbe permettersi di uscire a cuor leggero dal contratto biennale più costoso fra quelli nel roster.
    I conti, quelli veri, si faranno alla fine, insomma. Quelli parziali, parzialissimi (scriviamo di appena 4 giornate), però, “dicono” parecchio di chi e cosa (e soprattutto quanto) sta mancando alla Varese di Attilio Caja in questo inizio di stagione. E visto che il raffronto con le aspettative estive (quelle che cucivano addosso al regista di Houston abilità tecniche e produttive non ancora messe in mostra) non è praticabile perché sprovvisto di elementi concretamente misurabili, il termine di paragone con gli altri omologhi del campionato, e con i suoi predecessori, può soccorrere.
    Maynor e Childress
    Per trovare cifre peggiori di quelle di Wells (ovvero: 5 punti in 25,5 minuti di media col 20% da 2, il 50% da 3, il 50% ai liberi, 4,3 assist e 2,8 di valutazione) bisogna andare a Reggio Emilia e a Federico Mussini, scelto per quattro partite su quattro nello starting five da coach Menetti: il giovane classe 1996 fa peggio di Wells nella valutazione (2,3 contro 2,8) ma lo fa in 17,3 minuti di impiego contro i 25,5 del “varesino”. Lontani gli altri: dopo Mussini (che sta segnando 5 punti a partita) e Wells, il peggiore per quantità di canestri segnati a referto è Toto Forray (6,5 punti di media), mentre per valutazione complessiva il terzo giocatore che va dietro la lavagna dopo i titolari di Grissin Bon e Varese è la guida della Betaland Capo d’Orlando Engin Atsur, con 7,3.
    Come già anticipato nell’incipit, il fatturato di Wells è anche il peggiore tra i titolari della regia nella recente storia varesina. Il vituperato Eric Maynor di inizio 2016/2017, tanto per scrivere, si issava a quota 9,8 punti di media e 6 di valutazione: meglio di Cameron in entrambe le voci. C’è chi negli ultimi 20 anni ha segnato addirittura meno dell’attuale numero 22 biancorosso nelle prime quattro giornate: si tratta del Randolph Childress della stagione 2009/2010 (4,5 punti di media a partita), che però aveva ottenuto una valutazione media superiore (5,3).
    Delle due una, anche davanti a questi illustri precedenti: o Varese ha pescato davvero male a questo giro nel scegliere la propria guida e il giocatore più importante del suo quintetto, oppure i margini di miglioramento della squadra allenata da Attilio Caja sono ancora grandi. Anzi, enormi: perché coincidono con quelli di Cameron Wells.
    Fabio Gandini

  • simon89
    «L'obiettivo sportivo della nostra stagione è la salvezza: dobbiamo trovare una squadra da metterci dietro in classifica». Facile ricordare questa frase, pronunciata più o meno testualmente da coach Attilio Caja (e con essa tutte quelle equivalenti uscite dalla bocca di dirigenti e giocatori), dopo aver sotterrato Cantù con il record di scarto. Meno facile, molto meno, è farlo dopo aver preso una mezza "scoppola" in casa contro Venezia o dopo aver registrato la sconfitta mai in discussione contro Brescia. È una pura questione di predisposizione mentale, di verso di lettura: dopo una vittoria (è successo anche a seguito di quelle ottenute in precampionato) l'ammissione della modestia intrinseca della Openjobmetis 2017/2018 e della finitudine nell'ambizione dei suoi traguardi appare come un grandioso punto di partenza per grattare qualcosa in più al destino; la stessa ammissione fatta dopo le sconfitte sa invece di punto d'arrivo, sa di fastidioso confine, sa di obbligo del quale accontentarsi. Bisogna però essere onesti e meno ondivaghi.
    Le parole estive non contenevano alcuna sovrastruttura: erano nient'altro che un preciso, onesto e necessario esame di realtà presentato ai tifosi e alla critica in preparazione dell'incombente stagione. Quelle parole sono finite su un contratto firmato da tutti, insieme alla promessa di impegno, abnegazione e serietà. E i contratti sono legge, tra le parti. Rispettare il "negozio" che lega alla Varese dell'Artiglio significa tante cose. Significa tarare il giudizio anche sugli avversari (quasi sempre, non solo quando si affrontano Milano o Venezia), significa guardare alle attuali tre sconfitte e una vittoria come a un ruolino di marcia assolutamente normale e persino auspicabile a inizio ottobre, significa vivere ogni partita o quasi consci dei limiti tecnici e fisici del gruppo e usare questi come didascalia per leggere ciò che accade sul parquet. Significa, anche, armarsi di santa pazienza con Cameron Wells: una squadra che deve «solo trovarne un'altra che stia dietro» deve permettersi di aspettarlo.
    Fabio Gandini

  • simon89
    La Pallacanestro Varese chiede un cambio di passo a Cameron Wells per fugare i dubbi relativi al giocatore cardine del suo mercato estivo. La prova incolore del PalaGeorge (4 punti e meno 16 plus/minus in 22') ha certificato le difficoltà del playmaker statunitense nel prendere in mano la bacchetta del comando della squadra di Attilio Caja. Nelle prime 4 gare il regista ex Giessen ha prodotto solo 5.0 punti col 25% da 2 e 2 soli liberi tentati in 102 minuti di gioco: rendimento individuale largamente insufficiente - unico indicatore positivo i 4,3 assist - pur nelle pieghe di un collettivo funzionante.
    In discussione non c'è una squadra che si è presa nettamente il derby con Cantù (comunque vittoriosa con Cremona e Trento al di là degli evidenti problemi extracampo) e perso contro le tre imbattute capolista. Ma l'impatto del giocatore dal quale ci si aspettavano qualità individuali da solutore per sopperire a eventuali criticità del sistema corale. Problemi di adattamento nel passaggio da un "player's coach" che gli lasciava le briglie sul collo come l'ex varesino Dennis Wucherer (suo allenatore al Giessen) a un tecnico amante del gioco organizzato come Attilio Caja? In realtà il coach pavese chiede sin dal precampionato al regista ex Citadel di spingere maggiormente e prendere più iniziative. E in questo senso l'aspetto più preoccupante è legato alla poca personalità che Wells sta palesando nell'interpretazione del ruolo di pilota del gioco.
    Il rendimento sufficiente o superiore alle attese degli altri elementi del roster sta però nascondendo il fatturato finora insufficiente del play titolare. Nel dopo-partita di lunedì sera Caja ha formalizzato la necessità di un passo avanti da parte di Wells («Lampante l'esigenza che ci dia di più»). Ma il tecnico smorza qualsiasi velleità "interventistica" dando ancora fiducia al suo regista titolale: «Cameron va aspettato con pazienza, anche perché attualmente la squadra, andando benino nell'insieme delle prime 4 gare, lo ha sorretto e protetto - spiega "Artiglio" - Non dobbiamo pretendere da lui un rendimento alla Tony Parker, però un minimo di impatto ci serve; abbiamo fiducia nelle sue qualità, speriamo che sappia darci i segnali auspicati a partire da domenica».
    Insomma nessun caso Wells per una Varese decisa a seguire la rotta tracciata dal d.g. Claudio Coldebella nel chiedere pazienza ai tifosi ad inizio stagione, e a mettere in pratica i consigli estivi di Andrea Trinchieri dopo la scelta del play suo avversario in Germania («Sarà una buona presa se Varese lo sosterrà anche qualora dovesse fare male in trasferta all'inizio: se le critiche iniziano a novembre si rischia di farsi molto male...»). Wells è partito male, ma non c'è alcuna intenzione di metterlo sotto esame o sulla graticola dopo sole 4 partite. A patto che i risultati del campo diano ragione a Varese: servirà difendere il fortino di Masnago nelle prossime due gare con Pistoia e Trento con un rendimento quantomeno sufficiente del suo play per proseguire senza deviazioni sull'attuale rotta improntata alla fiducia.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Dopo la sconfitta contro Brescia, più netta di quanto il punteggio finale (73-67) non lasci intendere, la Openjobmetis Varese riprende a lavorare facendo tesoro delle buone cose fatte ma anche consapevole degli aggiustamenti che saranno necessari. Con Massimo Bulleri, da quest’anno nel coaching staff di Attilio Caja, ripercorriamo la partita del Pala George e anche l’intero inizio di stagione.
    Bulleri, prima le cose buone: nonostante uno svantaggio a tratti superiore ai 20 punti, Varese ha avuto il merito di non uscire mai dalla partita. Può essere un aspetto positivo da cui ripartire?
    È senza dubbio l’aspetto principale dal quale ripartire. Però bisogna allo stesso tempo essere obiettivi e prendere atto del fatto che ci siamo compromessi la partita con 5 pessimi minuti alla fine del secondo quarto. Guardando il bicchiere mezzo pieno, è vero che la squadra non ha mollato, però dobbiamo sicuramente migliorare determinati aspetti del nostro gioco.
    Si può dire che, in una ipotetica tabella di marcia delle prime quattro giornate una volta visto il calendario, questa squadra sta viaggiando secondo previsioni?
    Indipendentemente dai discorsi estivi noi dobbiamo avere la genuina presunzione di giocare per vincere ogni partita, indipendentemente dal blasone di chi abbiamo di fronte e dal fatto che si giochi in casa o in trasferta. Di quelle giocate fino ad ora, la peggior partita è stata contro Venezia, la migliore sicuramente in casa con Cantù. Con Milano e Brescia per certi versi recitato il nostro ruolo, al Forum per 40 e a Brescia per 35. Però non posso pensare di essere contento per questo. Noi siamo contenti solo quando vinciamo. E per ora lo siamo appieno solo per la partita con Cantù in casa. Per quanto riguarda le altre dobbiamo essere obiettivi e capire che ci sono cose da migliorare, ma anche essere consapevoli che ci sono aspetti incoraggianti, come quello di non mollare mai il colpo.
    La nota dolente della trasferta di Brescia, e in generale dell’inizio di campionato, è Wells. Lo stesso Caja in conferenza stampa non si è nascosto nel dire che da Cameron ci si aspetti qualcosa di più. Come giudica lei questo impatto lento e difficile del play?
    Anzitutto non mi sento in grado di commentare quanto detto dal coach. Specificato questo, Wells è un ragazzo molto serio che in allenamento offre estrema disponibilità. Ci tiene molto e questo è sotto gli occhi di tutti, poi è chiaro che non sta attraversando il miglior momento della carriera, ma sappiamo e siamo convinti che il grande lavoro che sta facendo arriverà a dare i suoi frutti.
    Altre note sui singoli: in un’intervista estiva ci aveva confidato che questa per Aleksa Avramovic sarebbe dovuta essere una stagione importante, un trampolino di lancio, avendo azzerato le zavorre dell’ambientamento. Come giudica il suo inizio?
    Queste sono mie dichiarazioni, quindi devo commentarle per forza. Avramovic è un giocatore estremamente motivato, che ha grandissima fame e lo si evince in allenamento. È basilare per avere una stagione importante, che è ciò che noi ci aspettiamo da lui e lui da se stesso. L’ho visto molto bene con Cantù, finora gli è mancata un po’ di continuità, ma è migliorato. Ora conosce meglio il ruolo e anche l’ambiente, penso e mi auguro che la sua sia una grande stagione.
    Da Wells ad Avramovic fino ad arrivare a Tambone, sempre restando nel ruolo che tanto piace a lei: ogni partita che passa, il classe 1994 sembra togliersi un po’ di timidezza di dosso. A che punto dei progressi siamo?
    Tambone è bravo nell’immagazzinare notizie e concetti che lo aiutano a velocizzare il passaggio di categoria, rispetto al quale deve necessariamente pagare dazio. Lui riesce finora a far sì che il processo sia più veloce e mi piace che dall’esterno si notino i miglioramenti. Ne farà altri nel corso della stagione ed è in linea con ciò che tutti ci aspettiamo da lui.
    Infine, Massimo Bulleri: è bella la vita nel nuovo ruolo di assistente allenatore?
    Io ho il mio quadernino, lo riempio giorno per giorno cercando di immagazzinare più cose possibili. Per me il percorso è lungo, sono al giorno due di una nuova vita. Ho grande entusiasmo e desiderio di sfruttare al meglio questa occasione. Questa è l’opportunità che sognavo, sono contento e soddisfatto - ma non sazio - di essere nel posto in cui sono.
    Alberto Coriele

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