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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Attilio Caja vede il bicchiere mezzo pieno per la sua Varese a 2 punti dai playoff e con 4 punti di vantaggio sull'ultimo posto. Pur col rammarico per qualche occasione non capitalizzata nelle prime 11 giornate, il tecnico biancorosso è soddisfatto del rendimento della squadra.
    «Siamo dove volevamo essere, pur col rammarico per le occasioni non sfruttate. Ad Avellino hanno girato male tre episodi nell'ultimo minuto, a Pesaro potevamo arrivare almeno all'overtime ed a Milano abbiamo fallito due tiri per il sorpasso nel-T ultimo minuto. Abbiamo raccolto meno di quanto seminato, ma a mio avviso il bicchiere resta mezzo pieno».
    Insomma si lavora tanto, ma non sempre si concretizza quanto si costruisce...
    «Il nostro compito è lavorare su situazioni che puoi determinare: mi riferisco all'atteggiamento, all'organizzazione difensiva e alla compattezza del sistema di gioco. Al contrario non possiamo incidere sulle percentuali di tiro, se come accade a noi costruiamo soluzioni valide ma poi non segniamo. La squadra è nuova e ha poca esperienza, confido che possa crescere, ma quando al 18 agosto dicevo che avremmo dovuto soffrire sino in fondo per salvarci non stavo prendendo in giro nessuno».
    Sul campo i singoli stanno esprimendo ciò che si aspettava da ciascuno di loro?
    «I giocatori li conosci appieno solo quando li alleni tutti i giorni; visionandoli e cercando referenze riduci il margine di errore, ma solo quando li hai in palestra puoi valutarli in maniera analitica. Sono contento di non aver sbagliato su Okoye che già conoscevo; per gli altri è il tempo che fa la differenza nel miglioramento. Penso ad Avramovic, che 8 mesi fa non entrava mai e oggi è un elemento importante: sono cambiati i compagni ma anche lui è cresciuto».
    Dunque c'è margine per crescere ancora?
    «Sì, attraverso il lavoro commettiamo errori legati al QI cestistico, ma la disponibilità e la voglia di migliorare è massima. E ciò mi dà sicurezza sul fatto che arriveremo all'obiettivo della salvezza. Non avendo grande talento non possiamo certo giocare di fioretto; le armi che servono sono consistenza e capacità di aggrapparti alla difesa quando sale la pressione. Questo mi da fiducia perchè l'abbiamo ripetutamente dimostrato fino ad adesso».
    Questione Hollis: c'è ancora fiducia reciproca?
    «Fa fatica, ma ci sta provando. Avramovic ha impiegato un certo tempo, Damian sta compiendo il suo percorso. Come tutti coloro che sono qui, gode della mia fiducia con l'obiettivo di ottimizzarne il rendimento. Ho provato a stimolarlo mettendolo in quintetto; con Capo d'Orlando era stato aggressivo in attacco, non ha segnato ma il suo rendimento mi ha soddisfatto; invece contro Reggio l'ho visto più in difficoltà. Ma che il percorso richiedesse tempo non è una sorpresa, conoscevo bene il giocatore».
    Insomma una Varese senza stelle, con i tifosi e la dirigenza che hanno eletto in Caja il loro punto di riferimento...
    «Mi fa molto piacere e ci tengo a ringraziare i ragazzi della Curva Nord che apprezzano il mio stile nel trasmettere ai giocatori la necessità di giocare col coltello tra i denti. È una gratificazione che spinge a lavorare ancor di più; dall'altra parte avverto la responsabilità di non tradire la fiducia della gente che ti stima. Ci sarà da soffrire, ma sono certo che eviteremo l'ultimo posto e arriveremo, magari anche penultimi, alla salvezza».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Qualche abbonato in meno rispetto al passato, ma più biglietti venduti al botteghino.
    La passione non si spegne facilmente, specialmente quella per la Pallacanestro Varese, che pur nei momenti difficili è sempre in grado di richiamare al suo fianco una tifoseria che ha sempre risposto presente. Siamo andati ad analizzare dunque il dato delle presenze al PalA2A nelle ultime due stagioni e mezza, compreso dunque questo abbrivio di 2017/2018. E sono confortanti, se si pensa alla stagione in corso.
    La scia verso Chalon
    Partiamo proprio da quest’ultima, analizzando qualche dato: gli abbonati totali, registrati a settembre al termine della terza ed ultima fase di campagna abbonamenti, sono 2701, un numero che risulta più basso rispetto alle due stagioni precedenti che prendiamo in analisi. Nel 2016/2017, annata iniziata con Paolo Moretti in panchina e conclusa con Attilio Caja, gli abbonati erano 2876, anche sulla scia del buon finale di stagione precedente con la finale di Fiba Europe Cup. L’anno precedente ancora, 2015/2016, erano state 2813 le sottoscrizioni stagionali a Masnago. In queste prime sei partite casalinghe disputate il totale dei biglietti venduti è sensibilmente superiore rispetto al totale nelle prime sei partite delle due stagioni precedenti prese in esame: da Varese-Venezia a Varese-Capo d’Orlando sono stati venduti 6512 biglietti, una media di 1085 a partita. Un dato in netta crescita se paragonato al recente passato: allo stesso punto della stagione, quindi dopo sei partite casalinghe, l’anno scorso i biglietti venduti erano 5827, e nel 2015/2016 addirittura 4947.
    In tema di biglietteria, dunque, la crescita è evidente. La media spettatori (abbonati più biglietti) della stagione in corso è di 3786 presenze per partita, di poco inferiore 3847 dell’anno scorso e superiore al 3636 dell’annata ancora precedente. Questo, lo ricordiamo, è un dato che si riferisce soltanto alle prime sei partite casalinghe della stagione, perché se si vanno a valutare i dati di fine stagione, le presenze medie al palazzetto aumentano in maniera direttamente proporzionale al migliorare dei risultati. Nel 2015/2016, anno che si chiuse in maniera positiva con una bella striscia di vittorie in campionato ed il cammino fino alle Final Four di Chalon, la media degli spettatori si alzò da 3636 presenze dopo sei partite fino a 3759 di fine stagione.
    Il picco di Varese-Sassari
    Stesso discorso vale per l’annata scorsa, anche perché dal 27 febbraio in poi, dalla partita con Pistoia, Varese vinse e basta in casa (cinque successi consecutivi): se per le prime sei partite erano 3847 le presenze di media al PalA2A, nel finale si raggiunse un picco di media di 3921.
    Entriamo in un’analisi ancora più dettagliata, sempre tenendo come campione le prime sei partite casalinghe: Varese-Sassari, una delle due sconfitte tra le mura amiche di questa stagione, è stata la partita con più partecipazione, ben 4160 spettatori. Varese-Venezia, match d’esordio in campionato, è stato al contrario quello più “snobbato”, con soli 3550 sostenitori.
    Il picco massimo supera già quello della stagione passata nelle prime sei giornate, quando a Varese-Brescia, un’altra sconfitta, furono presenti 4100 persone, mentre il punto più alto di tutta l’annata in generale è stato raggiunto contro Pesaro, con 4474 presenze. In una vittoria invece è stato registrato il picco minimo, contro Reggio Emilia l’11 dicembre 2016, con “soli” 3443 spettatori, rimasto anche come punto più basso in termini di spettatori di tutto l’anno.
    Anche l’ultima partita casalinga del 2015/2016 registrò il massimo stagionale di spettatori, contro Reggio Emilia, con 4312, quasi 400 in più rispetto al picco più alto delle prime sei giornate, i 3947 contro Avellino. Il punto più basso, nel 2015/16, fu contro Pesaro alla seconda giornata: 3412.
    Tanti numeri che confermano che questa Varese semplice, operaia e faticatrice incontra il favore del pubblico, che continua a rispondere presente, sperando di chiudere l’anno con il botto contro la Virtus Bologna, il 26 dicembre.
    Alberto Coriele

  • simon89
    Damian Hollis resta un capitale della Pallacanestro Varese e non è minimamente in discussione nonostante i 37 minuti filati di panchina sabato a Reggio Emilia. Società e staff tecnico non hanno dubbi: l'ala di passaporto ungherese resta perché Attilio Caja - a dispetto delle apparenze - non ha smesso di crederci, e non perché mancano le risorse per trovare alternative sul mercato. Insomma il problema è squisitamente tecnico, e non riguarda presunte incompatibilità caratteriali tra l'atleta di origine giamaicana ed "Artiglio". Il primo fra tutti ad essere attratto, tra le limitatissime disponibilità di ali europee a fine luglio dopo il no del mai abbastanza rimpianto Chris Eyenga, dal mix di atletismo e talento garantito dall'ex Brescia. Un fiorettista con poca propensione difensiva con caratteristiche agonistiche antitetiche al resto del gruppo? Tutte etichette note e soppesate prima del suo ingaggio, puntando proprio sul "quid" supplementare di talento in controtendenza con i compagni che doveva essere un valore aggiunto.
    L'idea di base del coach era quella di usare l'ala del 1988 come iniezione di qualità dalla panchina per equilibrare l'impatto offensivo tra primo e secondo quintetto. Ma la mossa aveva funzionato solo in trasferta perché in casa lo stile di gioco arrembante con cui Varese nasconde i suoi limiti offensivi non può prescindere dall'aggressività di capitan Ferrero. Nelle ultime due partite il tecnico pavese ha provato ad invertire i fattori schierando Hollis nei primi cinque; ma sia contro Capo d'Orlando che in particolare a Reggio Emilia, il suo avvio poco convincente lo ha indotto a ridurne drasticamente il minutaggio. Solo che la Varese formato PalA2A aggredisce gli avversari per alzare il ritmo e dunque c'è bisogno della scimitarra di Ferrero anziché del fioretto di Hollis; la Varese versione del PalaBigi ha difeso con encomiabile impegno, ma dal sistema ha spremuto soli 66 punti con 2/15 da 3. Non è detto che riproponendo Hollis nel secondo tempo di sabato il risultato sarebbe stato diverso; però se l'ala ex Cantù è una risorsa, va sfruttata per le sue qualità come accaduto ad esempio a Milano o Avellino.
    Ad Aleksa Avramovic, il predecessore di Hollis come "target" degli shampoo di Caja, le dosi omeopatiche di panchina sono servite per crescere: il serbo ha guardato i compagni per quasi tutta la seconda parte del 2016-17, ma ha messo a frutto le lezioni per guadagnarsi ultimamente sempre più fiducia dal coach pavese. Resta da capire se l'approccio didattico funzionerà anche con un 29enne, che però è pienamente coinvolto nel gruppo e mostra sempre disponibilità nel cercale di seguire le richieste del coach (con risultati quantomeno alterni, ma la volontà non è in discussione). Si ricorre al mercato quando c'è una necessità indotta dalla classifica o una situazione tecnicamente o caratterialmente insanabile, oltre ad una alternativa valida e compatibile con le possibilità economiche del club Iil rendimento attuale di Hollis (7,4 punti in 16,3 minuti) è chiaramente sotto le aspettative di entrambi; ma a a oggi non sussiste nessuna delle tre condizioni che potrebbero portare ad un divorzio che al momento nessuno desidera.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La tecnica? Conta, eccome se conta. E l’atletismo? Oggi come oggi fa la differenza, è inutile negarlo. E lo stesso si può scrivere delle peculiarità fisiche, che nei singoli determinano di volta in volta vantaggi (da sfruttare) o svantaggi (da colmare) rispetto ai pari-ruolo avversari.
    C’è però un altro aspetto di rilievo, nel basket e in tutti gli sport (si potrebbe anche dire “nella vita”...). Un aspetto che conta oggi e contava una volta, anche quando la pallacanestro era profondamente diversa: l’esperienza. Quella che ti permette di conoscere e quindi prevedere, mettendoti - a parità di altre condizioni - un passo davanti agli altri. Quella che ti può regalare un canestro in più, un rimbalzo in più, una palla rubata in più e spesso un errore in meno. Che è la cosa più importante.
    Il pregresso agonistico, il background che ogni giocatore si porta appresso è voce decisiva nella valutazione dello stesso. E la somma dell’esperienza dei singoli concorre, ben più di molti altri valori, nel giudizio su una squadra. La Varese 2017/2018 quanta ne ha? Poca, pochissima: quanta da solo ne ha per esempio il Michele Vitali (tra l’altro un “pallino” di coach Attilio Caja...) della Brescia capolista...
    Peggio? Solo Pesaro (di poco)
    La classifica di Serie A riscritta in base alla somma dei minuti giocati nel massimo campionato dai componenti di ogni roster prima dell’inizio della corrente stagione. Sorprese? Nessuna o quasi. E vale subito la pena far notare come la Openjobmetis dell’Artiglio tris si posizioni al penultimo posto della speciale graduatoria, con un totale di 2457 minuti. Il dato è il risultato dell’addizione tra gli 802 di Giancarlo Ferrero (il più “esperto”) , i 454 di Norvel Pelle, i 390 di Damian Hollis, i 370 di Aleksa Avramovic, i 362 di Stan Okoye e i 79 di Matteo Tambone. Quattro su dieci gli “esordienti totali”, per usare un’espressione cara a Fantozzi: Cameron Wells, Antabia Waller, Tyler Cain e Nicola Natali.
    2457 minuti, poco più di quelli che - come già accennato - aveva giocato in Serie A prima del dell’1 ottobre 2017 il solo Michele Vitali: 2441.
    Più inesperta dell’attuale gruppo biancorosso è solo la VL Pesaro, di poco peraltro: la somma del collettivo marchigiano è di 2134 minuti, grazie soprattutto ai 677 giocati nel 2015/2016 dall’ex varesino Rihards Kuksiks. Terz’ultima è l’Enel Brindisi, con 3763 minuti (spiccano i 1529 di Marco Giuri), poi viene Capo d’Orlando con 4050, diventata più scafata anche grazie alla recente addizione di Eric Maynor (866 minuti, anche in questo caso trascorsi sul parquet interamente con la canotta bianca e rossa).
    Non c’è trucco né inganno
    La squadra più “sgamata”? Sono i campioni d’Italia in carica della Reyer Venezia, con 38.479 minuti giocati dai componenti del suo roster nella più importante competizione cestistica nazionale. Segue la capolista Brescia (che non ha esordienti in Serie A in organico) con 33.698, poi Milano con 22.458, Avellino con 21.683 e la Virtus Bologna con 20.623 (anche grazie ai 5687 di Alessandro Gentile, i 3625 del fratello Stefano e i 7274 di Pietro Aradori).
    Scritto che Cremona è sesta a quota 19.977, Torino 7a a 17329 , Reggio Emilia 8a a 16.739 e che di seguito si piazzano Sassari (15.068), Trentino (14.544), Pistoia (14.267) e Cantù (9054), due osservazioni vengono spontanee. La prima sta nel notare l’evidente differenza tra i valori numerici oggetto di analisi: tra le ultime tre (Pesaro, Varese e Brindisi) e le prime undici c’è una sproporzione che diventa abisso (basta mettere a raffronto i 2457 della Openjobmetis penultima con i 14.267 della The Flexx undicesima). La seconda sta nel confrontare la classifica dei minuti giocati con quella reale all’11a giornata del campionato 2017/2018. La peggiore del lotto (cioè quella che perde più posizioni tra una e l’altra) è Cremona, 6a nella prima e 13a nella seconda. Bologna perde 5 piazze, Reggio e Pistoia 3, mentre - al contrario - va finora fatto un plauso a Cantù e a Capo d’Orlando (+5 in entrambi i casi) e a Sassari (+4). E anche a Varese, che di posizioni ne recupera 3: penultima in quella dei minuti giocati, 12a in quella reale.
    Che la top parade dell’esperienza tendenzialmente non menta lo si capisce infine guardando ai piani alti: Venezia, Brescia, Milano, Avellino le più esperte, Brescia, Avellino, Milano e Torino le prime della classe dopo 11 giornate. Una sola intrusa, la Fiat, in luogo di una Reyer che ha perso qualche partita di troppo ultimamente. Ma si riprenderà, vedrete: in certi numeri non c’è trucco e non c’è inganno.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Il passato è sistemato, il presente è ben indirizzato, il futuro è da scrivere. Tanta carne al fuoco nel CdA della Pallacanestro Varese che ieri ha approvato i dettagli pratici del risanamento delle passività di bilancio della stagione 2016-17, e impostato il piano operativo per arrivare senza sorprese al termine del 2017-18. Un extrabudget massiccio per archiviare l'annata scorsa e un'altra iniezione di liquidità a breve termine per la gestione corrente, certamente non facili da digerire per chi ha dovuto mettere nuovamente mano al portafogli dopo il ripianamento forzoso dello scorso luglio. Ma la pillola, sia pur amara, era l'unica medicina possibile per evitare scenari apocalittici neppure considerati da chi continua ad avere a cuore la Pallacanestro Varese. Dunque tra apporti extra a titolo personale di consiglieri e sponsor e il solito sforzo sostanzioso della multiproprietà di "Varese nel Cuore" (che si accollerà più del 50 per cento del deficit passato e presente) la continuità dell'attività societaria è stata garantita.
    Sistemati i pregressi e messi in sicurezza i conti per la stagione in corso, rimane però da disegnare un futuro che dovrà forzatamente essere differente dopo 4 stagioni consecutive chiuse col bilancio in rosso. La maratona di queste settimane è stata la più impegnativa rispetto a quelle passate, ma sarà anche stata la più importante se servirà a imprimere una svolta decisiva per evitare il ripetersi ciclico di queste situazioni. Il tema chiave riguarda gli assetti futuri della proprietà: il consorzio ha salvato Varese nel 2010 quando è nato con 18 soci, e ha ripetutamente evitato - con ripianamenti sempre più gravosi dal 2014 a oggi - che la società dovesse portare i libri contabili in tribunale. Stavolta però c'è stato bisogno dell'intervento di soggetti extra "Varese nel Cuore", ai quali si chiederà - sin d'ora, ma soprattutto dalla prossima annata sportiva - un apporto più diretto in cambio di un ruolo più importante nella governance. La chiave di sblocco era la messa in sicurezza dei conti: una società in deficit costante non può certo essere attrattiva nei confronti di alcun investitore. Primo fra tutti Gianfranco Ponti: l'imprenditore di Angera ha avuto un ruolo di primissimo piano - tra impegno personale e gli stimoli apportati all'interno del CdA - nell'operazione complessiva portata a termine ieri. Ma solo dopo che il bilancio non sarà più condizionato dalle sofferenze finanziarie e dai deficit degli ultimi anni avrà interesse ad esercitare la sua opzione di acquisto sul 20 per cento delle quote del club prevista al momento del suo ingresso in società.
    Azzerando i pregressi e mettendo le basi per non crearne di nuovi al 30 giugno 2018, la Pallacanestro Varese ha creato i presupposti minimi per proporsi ai "soci forti" - che siano Ponti o altri, per ora coperti, che sembrano comunque interessati a seguire l'attuale "ministro delle giovanili" - col giusto appeal. Poi se cambierà l'assetto della proprietà sarà necessario intervenne anche nella stanza dei bottoni della Pall.Varese; ma di questo si parlerà, eventualmente, quando si programmerà il 2018-19.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Circa duecentomila euro per chiudere l’ultimo bilancio, su uno scarto negativo tra costi e ricavi ben superiore al milione. E poi altre centinaia di migliaia di euro, necessarie a garantire la continuità aziendale in un esercizio corrente già in perdita.
    Quasi più importante dei numeri c’è poi sullo sfondo una società che si interroga - non senza confronti anche accesi all’interno di una governance che racchiude in un’unica soluzione presente, passato (anche remoto) e futuro (è il caso di Gianfranco Ponti, entrato solo a luglio 2017) gestionale - su come portare avanti la causa del settantennale sodalizio cestistico cittadino senza incorrere ogni anno negli stessi problemi economico-finanziari. Problemi che hanno sempre avuto tre nomi: errori di gestione, gravoso pregresso in eredità ed entrate non sufficienti a coprire le uscite.
    Ne mancano 200
    Non sono settimane facili in casa Pallacanestro Varese. E il campo, con le sue sconfitte in trasferta ma anche con le ottime prestazioni (e conseguenti vittorie) casalinghe, non c’entra nulla. Il club di piazza Monte Grappa sta lavorando da tempo alla definizione del principale documento contabile relativo all’anno gestionale conclusosi lo scorso 30 giugno e la settimana incipiente vedrà due importanti consigli di amministrazione atti a certificare definitivamente la situazione che verrà poi sottoposta all’assemblea degli azionisti, organo deputato ad approvare il bilancio.
    Per far quadrare l’ultimo esercizio sarà necessario reperire risorse aggiuntive rispetto a quelle prefissate a inizio gestione. Come noto la società era già dovuta intervenire a luglio, quando circa mezzo milione di euro extra aveva garantito il rientro nei parametri Comtec per l’ammissione al campionato: a fronte soprattutto della netta sproporzione tra costi e ricavi (male ormai endemico sotto al Sacro Monte) il cda biancorosso ha dovuto però mettersi in cerca di ulteriori 800 mila euro, chiamando in causa ovviamente il Consorzio (proprietario al 95% della Pallacanestro Varese), il main sponsor Openjobmetis e alcuni membri dello stesso consiglio di amministrazione tramite elargizioni a fondo perduto (ma non tutti - ancora una volta - hanno risposto di sì...). Seicentomila sono stati trovati: ne mancano ancora 200 mila, conditio sine quanon per coprire totalmente le perdite nel momento della chiusura del bilancio.
    L’effetto Ponti
    Non è (anzi sarà) finita qui. Spiegato senza smarrirsi nei meandri del diritto commerciale e delle procedure contabili: per garantire la continuità aziendale dopo un esercizio con tali numeri, alla proprietà verrà richiesto anche l’immediato impegno scritto a coprire gli ammanchi relativi all’esercizio in corso, che i documenti del periodo luglio-novembre 2017 certificano essere già parecchio in negativo. Non una sorpresa per un’azienda che senza un’indispensabile inversione di rotta sull’accaparramento delle risorse tramite sponsor e l’avvento nella compagine sociale di più soci da affiancare a “Varese nel Cuore” e a “Il Basket siamo Noi” è destinata, quasi di default, a perdere ben più di mezzo milione su base annua (salvo contrarre ancora di più – quindi in maniera incompatibile persino con le ambizioni salvezza – il budget stanziato per il roster).
    E nel 2017/2018 non potrà bastare “l’effetto Ponti”, già chiamato per cause di forza maggiore a raddoppiare il peso del suo apporto economico rispetto alla semplice conduzione del settore giovanile…
    Fabio Gandini

  • simon89
    La Pallacanestro Varese prepara i dettagli delle strategie per mettere in sicurezza i conti del passato e del presente. Pronto uno sforzo impegnativo, in quanto superiore al milione di euro, per chiudere il bilancio del 2016/17 (già integrato con un apporto di 530mila euro in luglio, ne serviranno altri 700mila) e garantire le coperture necessarie per l'annata corrente.
    Il CdA in programma oggi sarà la tappa finale di un percorso avviato nelle ultime settimane per reperire le risorse necessarie per superare - auspicabilmente in maniera definitiva - le sofferenze finanziarie degli ultimi quattro anni. L'apporto extra sarà condiviso, in misura e forme differenti, da tutte le componenti del club di piazza Monte Grappa tra consorzio, sponsor e dirigenti, con una copertura pressoché totale della somma necessaria per azzerare le passività fino al termine della stagione in corso. A scanso di equivoci è bene chiarire che - a meno di clamorosi colpi di scena - non sembrano sussistere rischi sul futuro della società: il deficit da ripianare attraverso un'iniezione di danari da parte della proprietà è una costante al termine di ogni anno sportivo per tutti i club della serie A professionistica. Solo che altrove vi sono proprietari unici - a volte anche sponsor - in grado di staccare assegni milionari per coprire il divario tra costi e ricavi. A Varese, invece, la multiproprietà del consorzio prevede il versamento di una quota annuale a inizio stagione che contribuisce coi ricavi da sponsor e botteghino a formare il budget. Ma dal 2013/14 in avanti i soci sono stati costretti a mettere ripetutamente mano al portafogli per un totale di 3 milioni di risorse extra negli ultimi quattro bilanci. Neppure la sensibile riduzione degli interventi di mercato della stagione passata (chiusa però col record negativo di deficit) e il taglio del budget del 15% per l'annata corrente sono bastati a invertire il trend, dimostrando chiaramente che il problema non era legato solo ai molteplici cambi di giocatori e allenatori del triennio precedente.
    L'approccio più analitico nella gestione della contabilità degli ultimi mesi ha permesso di evidenziare in anticipo gli squilibri finanziari della stagione in corso (stimati attorno ai 500mila euro); la riunione odierna fisserà suddivisione, modalità e tempistiche della sistemazione dei pregressi e delle iniezioni di risorse necessarie per arrivare in sicurezza fino al 30 giugno 2018. Ma è chiara la necessità di voltar pagina per evitare il ripetersi di situazioni a lungo andare insostenibili. Servirà comunque un'ulteriore razionalizzazione del budget che non riguardi l'area tecnica. Ma se la Pallacanestro Varese, lontana ormai da cinque anni dalla zona playoff, è tuttora in grado di attirare investimenti mirati come quelli effettuati da Gianfranco Ponti sul vivaio (con l'idea di rilanciare - forse addirittura raddoppiare - per il 2017/18) e da Tigros per il nuovo tabellone led cube, rimettere i conti in ordine una volta per tutte dovrà essere il punto di partenza per attirare nuovi investitori. Con gerarchie interne aggiornate in funzione di chi più si è speso in queste ultime settimane, come anticamera dell'apertura ai soci forti più volte auspicata dal presidente del consorzio Alberto Castelli.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La classe dei veterani della Grissin Bon condanna la solite Varese troppo sterile in versione trasferta. Gli over 30 di lusso Manuchar Markoishvili e James White salgono in cattedra nella ripresa facendo saltare la zona utilizzata da Attilio Caja per 20' buoni, e puniscono la difesa biancorossa concentrate per togliere ritmo alla prima punta reggiana Amedeo Della Valle. Ma la quinta sconfitta su altrettante gare disputate lontano dal PalA2A è figlia dell'ennesima prestazione balistica largamente insufficiente (13% da 3 contro i 36% - ma 6/13 nella ripresa dopo il 5/18 dei primi 20') della squadra di Caja. Le prove sotto tono di Waller (5/13 dal campo) e Okoye (2/11 e male anche in difesa) inchiodano l'attacco biancorosso su livelli di produttività decisamente modesta: sole qualche incursione di Wells (alterno ma quantomeno intraprendente chiudende con 5/11 e 7 assist) e Avramovic dà ossigeno alla manovra che non trova mai spazi per liberare Cain e Pelle (10 punti con 5 tiri dal campo in due per i centri biancorossi).
    Eppure Varese aveva provato a sorprendere la Grissin Bon con una vischiosa zona 2-3, che nei primi 15' aveva pagate buoni dividendi forzando un iniziale 3/14 dall'arco per i padroni di casa. Ma l'inerzia favorevole è stata convertita solo in minima parte (9-13 all'8', 14-19 al 14') lasciando sul ferro occasioni ghiotte pei acuire le difficoltà psicologiche di una Grissin Bon ferita dallo stop casalingo in Eurocup conno il Lietikabelis. Ferrero e soci non hanno avuto la forza di affondare i colpi, ritrovando vigore dalla zona nel finale del secondo quarto (33-34 al 19' dopo il 30-25 del 17' sulle scariche di Mussini e Candì) ma scollandosi progressivamente dopo l'intervallo quando Reggio Emilie ha aggiustato la mira. Saltato l'arrocco con la tripletta iniziale di Chris Wright (recuperato a sorpresa con un mese d'anticipo) e Markoishvili (44-39 al 23 ' ), la squadra di Menetti ha punito con la classe del georgiano e dell'altro veterano White gli assetti con 3 piccoli scelti ripetutamente da Caja tra la necessità di sbloccare l'attacco e quella di trovare alternative ad un Okoye fuori partita. Così Reggio ha allungato a poco a poco (53-45 al 28', 62-52 al 32') punendo le difficoltà dell'attacco ospite nel trovare ritmo perimetrale.
    Copione noto e stranoto per la Varese in formato esportazione che si è ulteriormente acutizzato alla luce della bocciatura (definitiva?) rifilata da Caja a Damian Hollis. L'ala di passaporto ungherese, che almeno a Milano ed Avellino era stato incisivo in attacco, è partito in quintetto come contro Capo d'Orlando, ma la sua partita è durata solo 3'21" a seguito di due palle perse consecutive: "Artiglio" lo ha cambiato inchiodandolo in panchina per i successivi 36'19", e preferendogli Okoye come alternativa a Ferrero. Se il coach pavese considera l'ex Brescia come un corpo estraneo, alla luce di un attitudine difensiva troppo diversa rispetto agli altri 9 compagni, sembra però impossibile ricorrere al mercato per uscire dall'impasse, alla luce della necessità di mettere in sicurezza i conti tra la chiusura del bilancio 2016-17 e trovare le risorse necessarie per arrivare in fondo al 2017-18. Di sicuro però il problema c'è e va risolto: Hollis doveva essere un valore aggiunto in attacco ma lo si boccia per non rischiare di vanificare l'atteggiamento difensivo del gruppo. Encomiabile ma non sufficiente per risolvere il problema del tasso tecnico insufficiente per vincere in trasferta: dovunque la si tiri, la coperta è troppo corta.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La solita Varese, nel bene ma soprattutto nel male.
    La solita sconfitta, quella che giunge più puntuale delle tasse quando a una difesa degna non corrisponde un attacco che sia tale.
    A Reggio Emilia arriva il quinto insuccesso su cinque trasferte stagionali per l’esercito cestistico di Attilio Caja, e le lacrime versate sono tutte nel tiro da tre che non entra (2/15) e stavolta anche nelle palle perse (14), voce che sintetizza anche qualche sbavatura evitabile e a conti fatti decisiva quasi quanto la magra balistica (tanti gli errori commessi quando sarebbe stato necessario aggredire il match).
    Nel 76-66 con cui la Grissin Bon batte (e raggiunge in classifica) la Openjobmetis non basta e non potrebbe bastare nemmeno per sbaglio un Wells più che discreto (14 e 7 assist), quando quelli che dovrebbero accompagnarlo nell’arte del bucare le retine marcano visita: Okoye - 8 punti con 2/12 - e Waller - 11 punti con 1/6 da 3 punti - su tutti. E poi c’è Hollis, punito in modo durissimo dall’Artiglio con 37 minuti di panchina dopo un inizio totalmente inadeguato per concentrazione. E quando uno dei tuoi stranieri gioca solo tre minuti un problema esiste, inutile girarci intorno. Ed esiste da qualunque angolatura si guardi la questione.
    La solita Varese - punita da un Markoishvili assatanato da oltre l’arco (6/10 dopo i primi sdeng contro la zona) e da un White sartoriale nella sua superiorità tecnica e fisica - e la solita sconfitta. Sulla quale ogni ulteriore ricamo sarebbe inutile e stucchevole da leggere. Fermiamoci, ri-sottolineandola, all’unica cosa importante: 2/15 da 3, 13%.
    Il gioco in questione si chiama palla a canestro.
    La cronaca
    Zona e Hollis nell’incipit dei “cajani” (dall’altra parte c’è la sorpresa Chris Wright, recuperato in extremis e messo al posto di Llompart): una funziona, l’altro no. La prima è un’esigenza visto il gap fisico e ha il suo notevole impatto, perché costringe Reggio a sparacchiare dall’arco (2/11 nei primi 10’ minuti) e le toglie ritmo. Il secondo, cui viene concessa una seconda chance dopo lo starting five contro Capo d’Orlando, è discreto nella 2-3 ma pessimo in attacco: 3 perse e panchina dopo tre minuti. Varese però c’è e c’è Wells: alcune sue sortite e alcuni suoi assist (uno inedito sopra il ferro per Pelle) permettono agli ospiti di stare avanti nel punteggio (pur con risicato margine) fino alla prima sirena, con i canestri anche di Waller, Ferrero e Okoye (14-15 al 10’).
    Certi “fischi” hanno il potere di cambiare le inerzie delle partite: consuetudine che si manifesta anche al PalaBigi. Un antisportivo inventato dai “grigi” e sanzionato a Ferrero (che cerca la palla su un’entrata di Wright) blocca una Openjobmetis scattata anche a +4 (17-21) nel secondo quarto. La chiamata amica “registra” la Grissin Bon, che ritrova anche un po’ di mira dalla distanza con Markoishvili e Mussini e schizza a +6 dopo un parziale di 12-2. La squadra di Caja ci mette anche del suo, in verità: palle perse (7 in 20 minuti) e canestri già fatti buttati nella spazzatura. La costante difensiva blocca però la possibile fuga dei padroni di casa e da lì Ferrero e compagni ripartono anche davanti - con 4 punti di Wells, con una tripla di Waller e con Okoye - tanto da tornare addirittura in vantaggio (31-32 al 19’) e poi comunque a contatto al 20’ (35-24 dopo il canestro di White).
    Il ritorno in campo coincide con una grandinata reggiana da oltre l’arco dei 6,75 metri: nel sacco la mettono l’ex Wright, ancora Markoishvili e White. Dall’altra parte della luna risponde solo un Wells sempre più in palla, e nella differenza tra botta e risposta sta quel +5 che la Grissin Bon si porta dietro per diversi minuti.
    Varese prova a tornare più sotto con Waller (49-45 al 25’), ma si perde progressivamente in un tiro che non entra praticamente mai, trovando punti solo “dalla linea della carità”. Quando poi gli uomini di Menetti ricominciano a far piovere nel canestro avversario dopo qualche minuto di pausa, il crollo diventa plastico: dal 49-45 si passa 60-51 della penultima sirena, con gli dei del basket che paiono tutti fare l’occhiolino ai padroni di casa.
    E così è. Perché se segni soltanto 5 punti nei primi 6 minuti del quarto decisivo e nel momento in cui dovresti provare il tutto per tutto produci - nell’ordine - una palla persa, un’infrazione di 24” e una di passi, nessuna divinità ti può guardare in modo benevolo.
    La strada di Reggio Emilia è tutta in discesa ed è lastricata dalle bombe che Markoishvili continua a segnare. Finisce 76-66 dopo un quarto senza speranze per i biancorossi.
    Finisce - come sempre - che la difesa non basta.
    Fabio Gandini

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