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VareseFansBasketNews

  • pxg14
    [size=3][font=verdana][color=rgb(0,0,0)]Agenda piena per la dirigenza della Pallacanestro Varese nella prima settimana "a bocce ferme" della stagione. Oltre al CdA del club di piazza Monte Grappa in programma lunedì 11 ed all'assemblea del consorzio di martedì 12 e ad un giro di orizzonti con tutti gli sponsor "confermandi", i membri della governance biancorossa hanno previsto due incontri con Giulio lozzelli (foto red) e Nicola Alberani, i candidati in lizza per raccogliere l'eredità di Cecco Vescovi alla guida dell'area tecnica biancorossa. Il dirigente forlivese aveva già fatto conoscenza il mese scorso con alcuni membri del CdA biancorosso, mentre il DS di Pistoia ha avuto un paio di incontri col presidente Stefano Coppa, che ha relazionato sull'andamento dei colloqui gli altri consiglieri di piazza Monte Grappa. Sulla base dei riscontri emersi da questi contatti, il CdA della Pallacanestro Varese sceglierà il nuovo [/color][/font][/size][color=rgb(0,0,0)][font=verdana][size=3]"architetto" del mercato biancorosso che dovrà dare indicazioni anche sulla guida tecnica per la stagione 2015/2016.[/size][/font][/color]

  • simon89
    [size=4][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Il CdA della Pallacanestro Varese è pronto a presentarsi davanti all'assemblea di "Varese nel Cuore" per esporre i programmi per la stagione 2015/2016. L'appuntamento in programma martedì prossimo sarà una sorta di "voto di fiducia" che la governance di piazza Monte Grappa chiederà ai soci: si parlerà di strategie relative alla serie A ed alle giovanili e non della scelta di DS e coach, ma come spiega il presidente del consorzio Alberto Castelli è una novità assoluta. [/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']«È un appuntamento utile esporre ai proprietari i programmi per la prossima stagione predisposti dal CdA della Pall.Varese. Una cosa mai accaduta che però ritengo proficua, utile ed interessante; di certo non si entrerà nel merito della scelta delle figure dell'area tecnica che compete alla dirigenza della società, ma si vuole condividere le linee guida delle strategie per il prossimo anno». [/font][/color]
     
    [color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Si tratta di un passaggio che conferma il nuovo ruolo primario dei proprietari nelle decisioni strategiche della società? «Da un certo punto di vista è così: fino all'anno scorso il consorzio non governava sé stesso affidando una delega totale al CdA sovrapposto di "Varese nel Cuore" e Pall.Varese, e dunque la condivisione delle strategie era a priori. Ora i proprietari si sono messi a disposizione per lavorare insieme e far funzionare meglio la società; non siamo in una situazione nella quale la controllante dice cosa fare alla controllata, ma condividere i principi pur nel rispetto delle competenze». [/font][/color]
     
    [color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']E la posizione del presidente Coppa, che aveva promesso di rimettere il mandato in caso di mancato raggiungimento dei playoff? «È un passaggio superato perché la fiducia è stata già confermata dall'assemblea: ribadisco il mio assoluto apprezzamento per quel che ha fatto la govemance attuale della Pallacanestro Varese. E sono sicuro che possa fare bene anche l'anno prossimo. Dunque il consorzio è totalmente schierato con questo CdA e ovviamente anche con Stefano Coppa che lo guida. [/font][/color]
     
    [color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']La vicenda Ponti? Per me è un capitolo chiuso: abbiamo formulato la nostra proposta che non è stata giudicata interessante per motivi comunque comprensibili, ma non voglio aggiungere altro». [/font][/color]
     
    [color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Questione budget: dopo 5 anni di contrazione si parla di un piccolo incremento (da 3,8 a poco più di 4 milioni? NdR). Ma quanto conta avere certezze già a maggio dopo gli affanni fino a luglio delle ultime due stagioni? «Ragionevole presumere che ci sarà una crescita, anche se la certezza dei numeri arriverà a breve. In estrema sintesi le condizioni operative perché si possa fare bene ci sono, alla luce di quel che ha dimostrato la dirigenza della società in un anno così difficile e particolare. Soprattutto perché poter programmare tutta l'attività in largo anticipo rispetto agli anni passati è una situazione oggettivamente favorevole: ci sono oggettive diversità rispetto al passato che ci permettono di operare sin dalle prossime settimane, come accadde nell'anno degli 'Indimenticabili"».[/font][/color]
     
    [color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Dunque se i risultati sportivi sono stati negativi, fuori dal campo società e consorzio hanno lavorato bene durante l'anno? «La divisione dei compiti tra i due CdA ha funzionato: noi ci occupiamo di tutte quelle cose che potevano distogliere i vertici della Pallacanestro Varese, che in questo modo ha più tempo per concentrarsi interamente sulla gestione sportiva. Ci sono voluti 4 anni, ma si è trattato di un passaggio fisiologico ed allo stesso tempo necessario per rendere più funzionale la struttura della società». Giuseppe Sciascia[/font][/color][/size]

  • simon89
    [size=4][font='times new roman']Nemmeno il tempo di guardarsi alle spalle, che il [/font][b][font='times new roman']campionato è già finito[/font][/b][font='times new roman']. Nemmeno il tempo di ripensare a quella chiacchierata fatta con Stefano Coppa, Presidente della Pallacanestro Varese (eravamo alla [/font][b][font='times new roman']metà esatta di gennaio[/font][/b][font='times new roman']), che il tempo, maledetto, in questi 111 giorni si è già mangiato tutto: speranze, ambizioni, progetti e sogni cullati, in quel freddo pomeriggio di gennaio, dal numero uno della società biancorossa. Si parlava, allora, di una Openjobmetis pronta a ricominciare il girone di ritorno, quello che nella “concreta immaginazione” di Stefano avrebbe dovuto [/font][b][font='times new roman']rilanciare in modo potente Diawara e compagni.[/font][/b][font='times new roman'] Invece, il tempo, nella sua veste più bieca e crudele si è divorato tutto e nel corso di una difficile digestione ha sputato fuori rifiuti dei quali il buon Coppa avrebbe fatto volentieri a meno.[/font]
    [font='times new roman']«Ricordo bene quell’intervista e soprattutto ricordo bene il mio stato d’animo. Ero sollevato, ottimista e convinto che proprio il fattore tempo avrebbe lavorato a nostro favore e sarebbe stato dalla nostra parte. Del resto -mi chiede il [/font][b][font='times new roman']Presidente del club varesino[/font][/b][font='times new roman']-, puoi darmi torto? I ragazzi avevano appena vinto, giocando molto bene, ad Avellino. La squadra mi sembrava fosse in decisa risalita, il gruppo dopo la bruttissima sconfitta casalinga contro Pistoia aveva ripreso fiducia e colore e da poche ore avevamo ricevuto l’ok di Maynor , giocatore che nelle premesse evidenziate prima del suo arrivo ci avrebbe dato quel “passo” in regia che, per molte ragioni, non era nelle corde di Dawan Robinson. Di fatto, ogni pedina del puzzle sembrava pronta per raggiungere il suo incastro».[/font]
     
    [b][font='times new roman']Poi, invece, nel giro di un mese esatto (15 febbraio, gara persa a Reggio Emilia), il gruppo di Pozzecco va incontro ad una clamorosa implosione: riesci, una volta per tutta a spiegarne i motivi?[/font][/b]
    [color=#4e4f59][font='times new roman']«Ci provo, pur consapevole che dietro a certi comportamenti non è mai possibile identificare precise motivazioni. Comunque… I ricordi di quel periodo mi conducono immediatamente verso l’infortunio capitato a Diawara, con Kuba fuori causa praticamente per quattro partite -Cantù, Pesaro, Reggio Emilia e Venezia (solo 6 minuti di gioco ndr)-, guarda caso quattro sconfitte. Poi il rientro, ovviamente non al massimo della forma di Kangur. Poi la pesantissima rinuncia a Robinson, uomo da 16 punti e 4 assist per gara. Infine, ulteriore guaio, ultimo tuono di un temporale che sembrava non dovesse avere mai fine, la questione Pozzecco-Vescovi, una brutta storia che ha provocato disagio nel gruppo dei giocatori».[/font][/color]
     
    [b][font='times new roman']Stefano Coppa, a questo punto, mi fa una cronistoria dettagliatissima della vicenda e, quasi ora per ora, mi racconta gli avvenimenti. Un’agenda che nella sua completezza vi eviterò, ma il cui succo, in definitiva, è uno solo[/font][/b][color=#4e4f59][font='times new roman']: «Tra Gianmarco e Cecco -continua Coppa-, si è arrivati lentamente, ma inesorabilmente al duello finale di quei giorni che, in precedenza, era già stato scandito da diverse scaramucce, reciproche accuse e invasioni di campo ed un clima di tensione che di sicuro non agevolava il lavoro della squadra tecnica. Un’atmosfera che, in parte, avevo già colto e che, confidando nella sensibilità dei soggetti coinvolti, speravo e pensavo di spersonalizzare».[/font][/color]
     
    [b][font='times new roman']Come?[/font][/b]
    [color=#4e4f59][font='times new roman']«In quel periodo tagliando, medicando, lavorando di cesello e di diplomazia in diverse occasioni avevo chiesto a tutti i due di accantonare gli scontri sul piano personale e, visto il momento delicatissimo, ragionare solo in ottica di squadra. Sottolineo con forza, ed il Consiglio d’Amministrazione e i Consorziati me ne sono testimoni, che le ho provate davvero tutte per far arrivare la “barca” Openjobmetis in porto con tutti i suoi effettivi. Purtroppo però anche l’ultima mossa tentata, convocare un CdA ed invitare Pozzecco e Vescovi, è finita nel nulla perché Cecco nel frattempo aveva annunciato le sue dimissioni irrevocabili e ormai arroccato sulle sue posizioni aveva scelto di non presentarsi. Senza peraltro fornire spiegazioni».[/font][/color]
     
    [b][font='times new roman']A quel punto, siamo quasi al presente, che succede?[/font][/b]
    [color=#4e4f59][font='times new roman']«Succede che Pozzecco, senza più Cecco nei paraggi, pare a tutti più sereno, determinato e convinto di avere la squadra nelle sue mani. In realtà a sgretolare la convinzione del Poz arriva la “famosa e tragica” amichevole giocata a Casale Monferrato. In quella circostanza non sono presente, ma i miei collaboratori mi riferiscono che tra tutti i varesini presenti, quello che corre di più è l’autista del pullman. Così Gianmarco, si rende evidentemente conto che il gruppo si sta avviando verso una deriva pericolosa, mi chiama e mi comunica la sua intenzione di dimettersi. Al Poz rispondo: “Stai tranquillo, rifletti mezza giornata e sappi che, prima di rinunciare a te, proveremo mille soluzioni”. Intanto, informato il CdA, mettiamo subito in moto la macchina per la ricerca di un sostituto. Il nome più gettonato è quello di Attilio Caja, sia per la grandissima esperienza maturata in situazioni difficili, sia perché allenatore di stampo opposto a quello di Pozzecco, sia perché Caja, da vero signore, capisce il momento e si dichiara disponibile a qualsivoglia esigenza. Anche, se del caso, a rivestire il ruolo di Senior Assistant di Pozzecco. Invece Gianmarco, dopo aver pensato e ripensato a tutti gli eventi, resta fermo sulla decisione ed effettua un passo a lato, si dimette ma, come noto, si mette a totale servizio della Pallacanestro Varese».[/font][/color]
     
    [b][font='times new roman']Fuori Vescovi e Pozzecco, ti sei sentito solo e abbandonato?[/font][/b]
    [color=#4e4f59][font='times new roman']«Solo no perché intorno a me ho sempre sentito la presenza del CdA e dei Consorziati: tutte persone eccellenti che, a parole e nei fatti concreti, mi hanno trasmesso fiducia, solidarietà e collaborazione. Abbandonato, un po’ sì perché, almeno in fase iniziale, mi sembrava poco corretto abbandonare lo scafo col mare in burrasca. Tuttavia, il senso di smarrimento è durato lo spazio di qualche ora anche perché, detto tra noi, le cose da fare erano tali, tante e urgenti che, davvero, non ho avuto il tempo di farmi di prendere dallo scoramento. In questo senso ci tengo a smentire le anime belle che, giusto per rovistare nel torbido, affermano che in quel periodo avrei dato pure io le dimissioni. Anzi, tutt’altro: per come sono fatto le situazioni complicate mi caricano spingendomi ad agire con maggior durezza e tempestività tenendo ancora più forte la mano sul timone. E, naturalmente, a metterci la faccia fino in fondo».[/font][/color]
     
    [b][font='times new roman']Allora restiamo in ambito marinaro: chi dello staff è rimasto sul ponte insieme a te?[/font][/b]
    [color=#4e4f59][font='times new roman']«Premessa: un ringraziamento sincero va a coach Attilio Caja, che ha lavorato benissimo e, i risultati lo dimostrano, ha rivoltato in meglio la nostra stagione. Invece, per rispondere alla domanda direi che tutti hanno capito in fretta la situazione e hanno reagito in modo positivo ma, tra i tanti, credo che Max Ferraiuolo, anche per la delicatezza del suo ruolo, ne sia uscito proprio a testa alta. Max, nonostante avesse dentro chissà quali sentimenti perché legato a filo doppio a Cecco Vescovi, ha continuato a lavorare in modo egregio, con grande professionalità ed un aiuto concreto nel trovare soluzioni ai problemi».[/font][/color]
     
    [b][font='times new roman']“Caso Ponti”: ne vuoi parlare?[/font][/b]
    [color=#4e4f59][font='times new roman']«Il discorso da fare sarebbe lunghissimo e articolato, ma in sintesi vorrei dire che, a conti fatti, l’intervento del dottor Ponti ha prodotto diversi effetti positivi. Ha risvegliato le coscienze, forse un po’ adagiate, di tutti noi -CdA e Consorziati-, spingendoci a riflettere su cosa fare e come fare di più per questa società. Poi, importante, le sue parole sono servite a ricompattarci intorno a quest’ultima idea. Infine, il tutto, ha ulteriormente chiarito e ribadito che il Consorzio, “startup” imitata e copia in tutta Italia, non solo ha grandissime potenzialità che vanno certamente incrementate e sviluppate, ma è comunque il soggetto che in questi anni ha garantito la vita alla Pallacanestro Varese. Detto questo, alcune espressione usate da Ponti non mi sono piaciute. Le ho trovate sbagliate, in alcuni casi eccessive -non si può parlare di “esecuzione di Vescovi” quando, nel mondo, sono in atto ben altre esecuzioni…-, in altri casi inadeguate, in altri ancora poco rispettose delle persone che compongono la nostra squadra. Un gruppo che comprende, parlo dei Consorziati, alcune tra le più belle e importante realtà imprenditoriali della zona e di personalità, vedi il CdA, che annovera personaggi di primissimo livello».[/font][/color]
     
    [b][font='times new roman']Un errore, anzi l’“errore” davvero imperdonabile della tua stagione?[/font][/b]
    [color=#4e4f59][font='times new roman']«Non aver capito in tempo che Pozzecco e Vescovi, uomini con personalità che stanno ai poli opposti e che per idee e filosofia cestistica sono come acqua e olio, non potevano mai stare insieme. Come tutti mi sono fidato della scelta fatta da Cecco Vescovi l’estate scorsa. Come tutti ho vissuto i primi momenti di grande entusiasmo. Come tutti, alla fine, ho pagato. Ma, a differenza di “tutti”, riconosco e ammetto che sarei dovuto intervenire prima. Molto prima…»[/font][/color]
     
    [b][font='times new roman']Futuro?[/font][/b]
    [color=#4e4f59][font='times new roman']«Lunedì 11 maggio, avremo il nostro CdA. Martedì 12 illustreremo all’Assemblea dei Consorziati risultati ottenuti, programmi a medio termine. Infine, giovedì 14 maggio, ci sarà la conferenza stampa durante la quale sarò a disposizione dei media per tutto lo scibile del 2014-2015 e le prospettive per il 2016. Però, lasciami dire, domenica sera dopo la gara contro Avellino, guarderò la classifica e sarò incazzato come una bestia. E penserò che, senza i mille problemi, senza le diecimila occasioni buttate al vento…».[/font][/color][/size]
     

    [size=4][b][color=#4e4f59][font='times new roman']Massimo Turconi[/font][/color][/b][/size]

  • simon89
    [size=4][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Un ritmo da playoff per un finale di stagione che apre addirittura il libro dei rimpianti. Lo show balistico di Pistoia porta a quota 4 le vittorie consecutive di una Openjobmetis che col ritorno a pieno regime di Eric Maynor e il recupero di una condizione efficace di Rautins e Diawara sta prepotentemente risalendo la china. Troppo tardi per riaprire una volata playoff chiusa ormai da oltre un mese, anche se la classifica parziale delle ultime 10 gare - ossia da quando in panchina siede Attilio Caja - vede i biancorossi al quarto posto a 12 punti dietro i 16 di Milano e Trento ed i 14 di Venezia. [/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']A conferma che comunque la Varese di quest'anno è stata martoriata da troppi acciacchi per esprimere appieno un potenziale superiore a quanto espresso dalla graduatoria attuale. Certo, però è doveroso dare credito al coach pavese: svolto il lavoro di base da "pronto soccorso" nel traghettare i biancorossi verso la salvezza, la mentalità del lavoro in palestra che Caja ha saputo instillare nel gruppo ha dato frutti sostanziosi (anche se tardivi) in questo finale di stagione in cui l'Openjobmetis ha messo in campo il massimo delle energie a dispetto di motivazioni di classifica ormai azzerate.[/font][/color][/size]
     
    [size=4][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Adesso più che al congedo di domenica prossima contro Avellino si pensa a disegnare la Varese che verrà, con ogni probabilità ripartendo quasi daccapo sul fronte giocatori. Ma il raid di Pistoia senza motivazioni di classifica e in assenza di Eyenga - ad oggi l'unico elemento del roster che ha più del 50 per cento di chances di restare - è un'ulteriore medaglia da mettere sul petto di Caja, che invece sembra poter essere (anche grazie al suo solido rapporto con l'ala congolese) uno dei punti fermi per la stagione 2015/'16. Resta però il passaggio chiave della scelta del direttore sportivo che dovrà comunque sposare la filosofia del "5+5" della quale il coach pavese sembra comunque l'interprete ideale visto il suo ruolo nei quadri tecnici della Nazionale sperimentale. Una strategia probabilmente più adatta a Giulio lozzelli (che per due anni di fila l'ha applicata a Pistoia, facendo in entrambi i casi il massimo - playoff o non playoff - rispetto al budget disponibile) piuttosto che ad un superesperto del mercato americano come Nicola Alberani. [/font][/color][/size]
     
    [size=4][color=rgb(0,0,0)][font='Times New Roman']Il primo snodo futuro è comunque alle porte, toccherà al CdA della Pallacanestro Varese scegliere la direzione giusta. Anche se colui che lo guida ha scelto Maynor prima e Caja poi: una volta che l'ex Oklahoma City si è tolto di dosso la ruggine, ha sfoggiato le stimmate del leader mostrando di avere dentro tanta voglia di rilanciarsi. Proprio l'asse tra un allenatore "da palestra " deciso a sfruttare la chance di fare breccia nel cuore di una piazza storica, e di un giocatore deciso a ricostruirsi un credibilità dopo 10 mesi fuori dal grande giro, ha regalato all'Openjobmetis un finale di stagione sereno che sembrava impensabile solo due mesi fa. Ripartire da Caja ed Eyenga significherebbe la garanzia di un nucleo solido basato su serietà, mentalità ed applicazione, attorno al quale ricostruire una Varese da playoff.[/font][/color][/size]

  • Lucaweb

    Pozzecco....

    By Lucaweb, in VareseFansBasketNews,

    [b][i][size=4][font='arial black']Esterno: notte, le incantevoli colline del Varesotto, un cielo stellato che “kantaniamente” invita a pensare.[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']Interno: elegante appartamento abitato da Gianmarco Pozzecco in versione mooolto rilassata - pantaloncini corti e ciabatte -, e Tania, la sua fidanzata: una presenza quasi invisibile, ma soave nella sua leggerezza. Il “Poz”, per la prima volta dalle sue dimissioni, parla, si confida e apre molti cassetti della memoria. Di alcuni svuota il contenuto senza timori. Da altri estrae solo poche note. Altri ancora, infine, sembrano le scatole di “Jack in the box”: meglio richiuderli subito. Sorprese sgradite, ricordi troppi dolorosi, eventi irriferibili, segreti che è meglio custodire.[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']Poi, quasi fossero appesi alle pareti, ci sono i “murales pozzecchiani”, poster sui quali tutti possono leggere tutto perchè non vi sono verità da nascondere.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']<Il primo poster riguarda ovviamente il mio stato d’animo che – dice Pozzecco -, dopo la vittoria conquistata dai ragazzi e da Attilio Caja contro Caserta è mutato completamente. Adesso sono tranquillo e felice perché la salvezza matematica ha spazzato via ogni mia sofferenza. Fino a quei “maledetti-benedetti” due punti strappati alla Pasta Reggia vivevo in uno stato di perenne agitazione poiché mi sentivo ancora responsabile di gran parte della situazione. Una sofferenza mentale che negli ultimi due mesi mi aveva davvero prostrato anche fisicamente togliendomi la voglia di frequentare gente e vivere la pallacanestro come avevo sempre fatto: in modo naturale, col sorriso sulle labbra, a contatto con le persone. Nelle ultime settimane – chiedi pure conferma a Tania -, ho vissuto molto spesso chiuso in casa, con addosso la malinconia dei giorni tristi. Da qualche giorno, per fortuna, il tappo è saltato e posso ricominciare a vivere perché essendo innamorato patologico di Varese soffrivo come una bestia nel vedere la mia ex-squadra con quella classifica>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Ho l’impressione che se il tuo rapporto con [/font]la Pallacanestro Varese[/size] come coach fosse una canzone, questa sarebbe certamente “Questo piccolo grande amore”: un sentimento folle, totale, ma durato troppo poco: è così?[/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Sì, ci può stare – risponde Gianmarco -. L’estate scorsa ho avuto il privilegio di vivere qualcosa di straordinario. Io, Gianmarco Pozzecco, torno a Varese dopo una dozzina d’anni di lontananza per realizzare, in questa città, la mia città, un altro sogno pazzesco: allenare per la prima volta in serie A . Un sogno che diventa realtà all'esordio vincendo nientemeno che il derby contro Cantù. Dai, roba che nemmeno un grande sceneggiatore… Detto questo, confermo, l’amore non è durato quanto avrei voluto>.[/font][/size][/i][/b]
     [list]
    [*][b][i][size=4][font='arial black']Finito male...[/font][/size][/i][/b]
    [*][b][i][size=4][font='arial black']<Per come si è concluso non ci sono responsabilità da addossare ad alcuno. Ho scelto io di farmi da parte perchè, in quel momento, alla metà di febbraio, era l’unica cosa da fare. L’unico gesto di vero amore che potevo ancora regalare ai miei giocatori e ad un gruppo di dirigenti – Coppa, Salvestrin, Gandini e altri -, cui devo tantissimo e che avrebbero meritato molto di più>.[/font][/size][/i][/b]
    [*] 
    [/list]
    [b][i][size=4][font='arial black']Te la metto come battuta: quello scivolamento laterale ti è pesato quasi come quelli che ti toccava fare in difesa quand’eri giocatore…[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Pure di più perché, da giocatore, sapevo che qualche compagno di buon cuore ci avrebbe messo una pezza, mentre in questa circostanza la responsabilità di alzarmi dal tavolo oppure continuare “la mano” toccava solo a me. Così, puoi solo immaginare quanta fatica, quante perplessità, quanti ripensamenti e dubbi ci sono stati dietro ad una simile decisione. Ti dico che se fossi stato solo un pizzico più egoista sarei potuto rimanere perché, è la pura verità, anche dopo la pessima gara persa in casa contro Venezia tutta la squadra stava ancora dalla mia parte e, lo giuro, diversi ragazzi in quel periodo sibilarono: “Non vogliamo che tu te ne vada. Piuttosto retrocediamo, ma lo facciamo con te”. Insomma: una solidarietà importante quella espressa, in mille maniere, dai miei giocatori. Tuttavia proprio quelle frasi, pesanti e significative, mi hanno fatto capire che tutti quanti stavamo per imboccare una china pericolosa. Una discesa che, di quel passo, con quella mentalità, ci avrebbe portato all’auto-implosione. In quel momento, in un lampo di lucidità, ho realizzato che nulla, mai e poi mai, avrebbe giustificato la retrocessione e che io, in tutta coscienza, non mi sarei mai preso la responsabilità di una cosa così devastante e avvilente come un’eventuale retrocessione>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Quindi…?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Quindi, come risvegliato all’improvviso da un sonno stuporoso, ho capito che per il bene della Pallacanestro Varese dovevo rimettere il mandato e nel farlo sono stato contento di aver offerto alla società l’ultimo consiglio giusto a Stefano Coppa e compagnia: Andate tranquilli, coach Attilio Caja è l’uomo giusto da cui ripartire>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Cos’hai pensato appena hai svuotato l’armadietto?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Il primo pensiero, che in realtà mi assillava da tempo, è stato: ho fatto una ca…volata nell'accettare il ruolo da head-coach. Col senno di poi sarebbe stato meglio un periodo preparatorio, diciamo un paio di stagioni, come assistente. Questo perché, a conti fatti, mi sono accorto che il salto dalla LegaDue alla serie A è davvero impegnativo. Non tanto dal punto di vista tecnico-tattico, quanto sotto il profilo mentale perché al top sono richieste concentrazione, dedizione, applicazione, mentalità 24 ore su 24. Un atteggiamento che si può imparare anche lavorando al fianco di allenatori più esperti e affermati. Però, si sa, col senno di poi ci fai poco, mentre io, ripeto, dieci mesi fa, ricevuta l’offerta di Varese, ero l’uomo più contento del mondo e tornando indietro rifarei esattamente le stesse mosse>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']A proposito di “allenatori più esperti e affermati”: cosa pensi di coach Caja?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Credo che Caja, tecnicamente e umanamente, sia stato eccezionalmente bravo dimostrandosi una volta di più un allenatore di primo livello. Attilio ha gestito molto bene tutte le situazioni proponendo alla squadra chiarezza di idee che, nella confusione generale, era venuta meno nelle ultime settimane della mia gestione. Caja ha ripulito il gioco, diventato subito più fluido e produttivo, e scelto bene nuove gerarchie tecniche e mentali. Insomma: un lavoro eccellente. Aggiungere altro ai risultati ottenuti, vedi il brillante successo contro Sassari, sarebbe superfluo>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Pozzecco-Vescovi: ne vuoi parlare?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Mica tanto anche perché – commenta con onestà Gianmarco -, sarebbe più giusto sentire anche il suo parere. Comunque, sinteticamente, posso dirti che, in una situazione di crisi, sono venute clamorosamente a galla le marcate differenze caratteriali tipiche di due persone con caratteri forti e due modi opposti di esercitare [/font]la leadership. I[/size] risultati sportivi negativi ci hanno fatto entrare in rotta di collisione, ma è stata soprattutto la strategia sul come uscire dall’impasse che ci ha fatti esplodere. Di fatto, abbiamo sbagliato entrambi>.[/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Visto che stai parlando di sbagli: quale errore non ti perdonerai mai?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<In merito non ho dubbi: il taglio di Dawan Robinson. Quella decisione rappresenta la più grossa stronzata della mia vita da allenatore. Una scelta dettata dal fatto che in quel periodo avevo le “arterie chiuse” dalla sofferenza e al cervello non mi arrivava nemmeno un grammo di ossigeno. Così, inseguendo chissà che cosa, chissà quali fantasmi, ho cacciato un ottimo giocatore e, soprattutto, una grande persona. Un attimo dopo quel “taglio” ho perso tutta la stima verso me stesso e ripensando alle lacrime di Dawan dopo avergli comunicato la mia decisione mi sarei auto-esiliato a Sant’Elena. Nei confronti di Robinson avrò, per sempre, un debito da ripagare anche perché, giusto per aumentare la prostrazione, Dawan è stato il primo che dopo le dimissioni mi ha scritto un bellissimo sms con parole di vicinanza e affetto. Se domani Robinson si trovasse nel deserto senz’acqua e benzina sarei il primo ad accorrere in suo soccorso. Troppo, glielo devo…>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']E Daniel?[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<No, Ed, no. Non voglio entrare in particolari sgradevoli, ma ti basti sapere che fino all’ultimo giorno Daniel ha mostrato scarso interesse nel voler essere una persona positiva per il nostro gruppo. A lui, in tutta sincerità, non devo nulla>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Domenica a Masnago sarà di scena la “tua” Capo d’Orlando, con i “tuoi” Basile, Soragna, Nicevic[/font][/size][/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']<Openjobmetis e Upea: due squadre finalmente “belle”, tranquille, pronte a regalare spettacolo per una splendida festa di fine stagione…>.[/font][/size][/i][/b]
     
    [b][i][size=4][font='arial black']Ad un tratto la potenza devastante dei ricordi, unita al[/font]  rimpianto di non poter essere presente velano gli occhi del “Poz”. E siccome le patate, che da oltre un’ora bollono in pentola, saranno diventate ormai un immangiabile purè, è meglio chiudere qui. Con tante cose non dette. Con tante cose ancora da dirsi. Con Gianmarco - ricordo l’estate di Pila nel lontanissimo 1994 sotto lo sguardo severo di coach Dodo Rusconi-, finisce sempre così. Con appuntamenti sospesi. Come i sogni di quest’uomo che sulla soglia del cancello confessa: <Non avrei mai dovuto lasciare Varese. Volevo, dovevo diventare il “ vostro Giacinto Facchetti” e, ai tempi, non ci sono riuscito. Però, l’idea di rivincere qualcosa con Varese non l’ho ancora mollata. Non so come, né quando, ma prima o poi – conclude Gianmarco -, ce [/size]la farò. Vedrai. Vedrete…>.[/i][/b]
    [b][i][size=4][font='arial black']Massimo Turconi[/font]        [/size][/i][/b]

  • Nicolò Cavalli
    [b]ANDY RAUTINS [/b](15 punti; 0/2 2p; 3/9 3p; 6/6 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Sporca il tabellino a causa di alcune triple mal accolte dal ferro (alcune dal sapore di beffa). A differenza di altre volte, tuttavia, brucia la retina nel momento clou della rimonta e mette in cassaforte i tiri liberi del sollievo.
     
    [b]ANTERO LEHTO [/b](5 punti; 0/2 2p; 1/4 3p; 2/2 tl)[b] VOTO: 5. [/b]Costretto a calcare il parquet per quasi dodici minuti, zampetta come un ragnetto a cui hanno insegnato i primi rudimenti di basket. Tenta e ritenta, trova la gloria dalla lunetta e con un ciuffo in transizione acclamato con stupore.
     
    [b]ERIC MAYNOR [/b](7 punti; 2/5 2p; 1/7 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 5,5. [/b]Dalla sala stampa la spiegazione più logica per la controprestazione del regista ex Denver: problemi di stomaco, anche durante il gioco. Molto approssimativo al tiro e nella gestione di possessi banali (cinque perse), si redime con sei assist e il sottomano bruciante del 76-73.
     
    [b]ANDREA CASELLA [/b](3 punti; 0/0 2p; 1/4 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 6. [/b]In campo con un piglio fattivo, edifica mattoncini in difesa e velocizza la circolazione di palla. Avrebbe qualche occasione per penetrare nell'area avversaria ma, pigramente, si contenta di azionare i polpastrelli dal perimetro.
     
    [b]JOHNDRE JEFFERSON [/b](7 punti; 3/6 2p; 0/0 3p; 1/1 tl), [b]VOTO: 6. [/b]Le statistiche, in particolare nel primo tempo, lo premiano oltre il suo reale apporto (nove rimbalzi sono comunque un bottino degno di nota). Nella ripresa mostra poca cattiveria, infatti quando il gioco si fa duro deve lasciare il posto sotto le plance al guerriero Callahan.
     
    [b]YAKHOUBA DIAWARA [/b](7 punti; 2/4 2p; 1/2 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]I frequentatori di twitter avranno scorto, di recente, alcune foto del simpatico Kuba. Il fatto che spesso e volentieri ritragga succulenti piatti, lascia più di un dubbio sul peso forma del ragazzone francese. L'impegno è encomiabile, la mobilità un filo meno. Sinuoso.
     
    [b]STANLEY OKOYE [/b](22[b] [/b]punti; 9/14 2p; 1/2 3p; 1/1 tl) [b]VOTO: 8. [/b]Gioca dall'incipit al gran finale mettendo in mostra un mix vincente di spensieratezza e di cinismo. Arpiona la bellezza di nove rimbalzi e pesca dall'angolo una tripla esiziale quando i compagni boccheggiavano. Signori, occhio al rapporto qualità/prezzo: scommettiamo che nell'ultimo mese il suo nome cominci a circolare sui taccuini dei GM.
     
    [b]CRAIG CALLAHAN[/b] (8 punti; 0/0 2p; 2/4 3p; 2/4 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Al fatto che porti palla in un raptus di recitazione fuori ruolo, assomma conclusioni soltanto dalla lunga. Quando tutto sembrerebbe girare all'incontrario, torna però a raccogliere legna nel pitturato: Hunt e Nicevic escono con i segni della museruola sul volto.
     
    [b]KRISTJAN KANGUR [/b] (6 punti; 0/1 2p; 0/1 3p; 6/6 tl) [b]VOTO: 7. [/b]Praticamente etereo in attacco, sfodera la solita prestazione di intelligenza cestistica. Difende con le buone e le cattive, prende posizione a rimbalzo, richiama i compagni, fischietta dalla linea della carità quando, per tanti altri, la tensione farebbe sollevare palle mediche anziché sfere a spicchi. Navigato.

  • Nicolò Cavalli
    In un piovoso pomeriggio di aprile, con gli sbadigli a vincere lo scontro diretto sulle palpitazioni, i ragazzi di Caja trovano lo scatto risolutore e superano una pugnace Orlandina, vendicando in parte la bruttissima sconfitta patita nel messinese nel girone d'andata. Al tempo vi erano altri umori, altri protagonisti, altri obiettivi.
    A testimoniarlo un primo tempo poco significativo, con un agonismo stile partita amichevole a Woodstock nella fumosa stagione 1969. Ma nella ripresa, come sovente accade, la posta in palio ha fatto gola ai contendenti: ed è così che Varese, finita a ridosso del baratro, ha trovato le energie per aggiungere due punti al saldo di una chiusura di stagione vissuta - ci piace evidenziarlo - con la giusta [i]verve[/i].
     
    [i][b]Spirito libero. [/b][/i]L'OpenJobMetis si presenta senza l'acciaccato Eyenga, il miglior elemento del girone del ritorno, e appoggia il gioco soprattutto sul perimetro e sull'estemporaneità (10-6 grazie ad un Rautins volitivo ed in ottima sintonia con Jefferson). L'emergente coach dell'Upea, Giulio Griccioli, prova a destare i suoi con un time-out e qualche cambio: le fiammate di Henry e la tripla di Sulejmanovic valgono il 14-13. Il dardo di Casella scrive 18-15, epilogo di un primo quarto immaginiamo non destinato ad arricchire le cineteche di Legabasket.
    L'ottimo Okoye e il rientrante Diawara provano a scavare un piccolo solco – 24-18 – mentre l'anarchia di fine stagione viene simboleggiata da un piccione che plana nel Lino Oldrini e da Callahan che porta palla. Ci avrebbe stupito meno il volatile in regia e l'ispettore sul tetto. Una sopraffina uscita dai blocchi dell'intramontabile Basile restituisce dignità al contesto, abbellito poco dopo dalla bimane di Jefferson (27-23). L'atteggiamento scioperante di Maynor e un paio di difese morbide punite da McGee obbligano Caja a rifugiarsi nella sospensione tecnica, eppure l'inerzia rimane tutta a favore di Capo d'Orlando. Gli ultimi guizzi, a firma di Okoye ed Henry, consegnano il 34-35 della pausa lunga.
     
    [i][b]Scatto d'orgoglio. [/b][/i]Il trend negativo delle palle perse, molte delle quali ascrivibili a Maynor (colpito da problemi di stomaco anche durante l'intervallo), permette ai siciliani di trovare in contropiede la retina (41-43 con Hunt), bruciata invece di rado a difese schierate e dalla linea della carità (saldo globale di 14/23). Varese rimane sul pezzo grazie al solito Stan e a Kangur, quindi manda a bersaglio Lehto in barba alle profezie di Nostradamus. L'Upea reagisce a fatica al parziale prealpino di 9-0 confezionato nel cuore del terzo quarto, anche perché Kuba – per larghi tratti pasticcione – inventa uno dei suoi missili in risposta a Campbell: 56-50, con Nicevic a ridurre il gap sulla sirena.
     
    [i][b]Nessuno vuole perdere. [/b][/i]Capo d'Orlando prova ad aggiungere velocità ed impeto alla manovra offensiva, mentre l'OJM appare all'improvviso molle: il 2/3 dalla lunetta del “Baso” è sinonimo di 62-61 (con Varese già in bonus senza aver subito alcun fallo), la tripla di McGee produce il sorpasso. Con Caja colpevole di non aver interrotto per tempo la crisi di iniziativa dei giocatori di casa. Alle fiammate, quasi letali, di McGee e Soragna rispondono, orgogliosamente, Rautin ed Okoye. Sul 72-72 la terna premia Basile, forse tutelato eccessivamente in nome di una carriera ricca di allori, con un fallo. Il placido Attilio perde le vesti da lord, fortunatamente ricevendo la grazia arbitrale. Qui la partita si capovolge: i 3900 del PalaWhirlpool si travestono da fan del Maracanà, l'ex guarda della nazionale trema (uno su due) e da il là all'assolo biancorosso. Kangur ai liberi, Maynor (finalmente!) in entrata e Rautins sono gli autori del successo, mentre la mira dell'Upea fa cilecca.
     
    Piccole soddisfazioni per chi segue ogni domenica la beneamata e per chi, nonostante una classifica deludente, si è sobbarcato chilometri e caselli per saggiare il clima del Lino Oldrini. Per gli amici del Forum di Varese fans basket, giunti al palazzetto da Toscana ed Emilia, il plasticoso panino dell'autogrill avrà un altro sapore.

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    [color=rgb(0,0,0)][font=verdana][size=3]Sgoccioli di stagione con il pensiero al futuro. Cui la Pallacanestro Varese si apre con il conforto di un presente che, non ancora compiuto, promette una buona fine mai dovendo però dimenticare, se si è capaci di una sobria analisi, un passato che batte in testa. Crediamo che il presidente e i suoi collaboratori non cedano all'emotività, sia euforica che deprimente, nel tirare i conti di un consuntivo sin troppo chiaro per poter essere male interpretato. Non è un esercizio agevole creare le giuste premesse per un domani migliore al di là di un bilancio di spesa ancora indefinito, il che impedisce al momento una reale attuabilità di strategie, partendo in ogni caso da eventuali e possibili volti noti per non dover cambiare in tota baracca e burattini. Per giudicare l'esistente bisognerebbe mettere da parte sentimenti o, peggio, quei sentimentalismi di piazza oltre che non assoggettarsi a questo o a quel procuratore secondo cui ogni proprio assistito è un talento in carne e ossa ma, soprattutto, non indulgere in impressioni parziali rispetto a un intero campionato. Nel mettere insieme pezzi vecchi e nuovi secondo un ideale rapporto fra qualità e prezzo (è qui che si giudica la bravura di una società) bisognerebbe attagliarsi a un preciso progetto dell'allenatore cui affidare un mandato fiduciario con responsabilità relative al rendimento della squadra. Sennò sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi. 0, se preferite, aprire un cantiere sen- za l'ingegnere dei lavori. In ogni società, spesso, è preminente la figura del general manager (a dialogo con il tecnico) ma se ne può anche fare anche a meno potendo avvalersi il dottor Coppa delle collaborazioni di Ferraiuolo e Obli, ciascuno secondo le proprie competenze, nel compiere per esempio un giro d'orizzonte presso quei biancorossi che potrebbero tornare utili, soprattutto per capire le loro intenzioni e non di meno appurare le loro eventuali pretese economiche ben sapendo che, in una pallacanestro dai valori in ribasso, le valutazioni mutano da una stagione all'altra lievitando anche esageratamente nel caso di rivelazioni eccellenti. Se passiamo al setaccio le ultime otto prestazioni di Kangur e compagni (delle quali quattro vinte alla guida di Caja), se non la più fresca ed esaltante di Sassari, presumiamo che per qualche buona ragione (d'impiego come vedette o come efficace cambio) Maynor, Eyenga, Jefferson, Okoye, Callahan e Casella (quest'ultimo, perlomeno, in nome di una specie italica da non estinguere) meritino qualche attenzione prima di poter scartare questo o quello, pesandoli sulla bilancia dei pagamenti, in armonia con i desideri dell'allenatore per dare vita a una base di squadra, possibilmente più competitiva, dovendo poi azzeccare i cosiddetti rinforzi. A proposito dell'allenatore, ebbene Caja, in nemmeno due mesi, ha cambiato volto alla squadra (che ha soltanto ereditato, peraltro in condizioni di totale sfiducia) dandole compattezza e convinzione. Evidentemente, impiegando le sue datate e riconosciute capacità, egli ha lavorato duro sino all'applicazione più severa e peculiare di ogni progetto di gioco per far risaltare il collettivo ben oltre quei limiti manifestati nei mesi precedenti. Il dibattito è aperto. Nel frattempo Varese ha stordito l'ambiziosa Sassari a casa sua: il merito va a chi ha sferrato colpi vincenti in campo ma, soprattutto, all'allenatore il quale, puntando su una zona a oltranza o quasi, ha spogliato di energie esplosive i sardi, notoriamente d'assalto, costringendoli a un forsennato e disastroso tiro al bersaglio. Quando il mestiere sconfina nell'arte: Caja batte Sacchetti 2-0.[/size][/font][/color]

  • pxg14
    [color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]Gianfranco Ponti [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]non chiude le porte a “Varese nel Cuore”. L’imprenditore varesino non può certo essere soddisfatto per il “no” espresso dai soci nei confronti della sua offerta per l’acquisto del 50 per cento delle quote, ma esprime comunque la sua disponibilità a proseguire la trattativa su altre basi. Ovviamente parametrando l’impegno alle modalità attuali di partecipazione al consorzio (4mila euro per l’acquisto di una quota e 50mila il taglio massimo della sponsorizzazione) rispetto ai 500mila per due anni contenuti nel “Progetto Varese”: «Esprimo il mio rammarico per la risposta negativa del consorzio riguardo al “Progetto Varese”; non concordo sugli aspetti finanziari contenuti nella lettera aperta di “Varese nel Cuore”, ma preferisco ragionare in maniera costruttiva sul futuro. La proposta di entrare nel consorzio non era quella che mi aspettavo, ma la mia risposta, a determinate condizioni, è “perché no”? Mi aspetto un cenno da parte dei soci per discutere serenamente sulle formule di un mio eventuale ingresso, nelle modalità [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]previste dallo statuto attuale di “Varese nel Cuore”». [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]La prima considerazione di Ponti è che il consorzio - bocciando il “Progetto Varese” - ha ritenuto di poter continuare con le forze attuali: «Il dato che emerge dalla risposta del consorzio è che la proprietà attuale ha ritenuto di non aver bisogno del mio  [/size][/font][/color][color=rgb(28,29,28)][font=verdana][size=3]apporto finanziario supplementare. Significa che “Varese nel Cuore” ritiene di avere al suo interno le competenze e le risorse necessarie per poter garantire una gestione efficace sia in termini finanziari che sportivi e strategici per la stagione ventura. E al di là di tutto questa è una notizia positiva». [/size][/font][/color]

    [size=3][font=verdana][color=rgb(28,29,28)]La richiesta preliminare [/color][color=rgb(28,29,28)]che Ponti presenta a “Varese nel Cuore” per discutere di un suo possibile ingresso è quella di avere accesso ai conti: «La prima condizione per discutere di un mio impegno è quella di poter effettuare una [/color][color=rgb(28,29,28)][i]due diligence [/i][/color][color=rgb(28,29,28)]per verifica[/color][color=rgb(28,29,28)]re la situazione economica del club: mi impegno a farla svolgere a mie spese e a darne comunicazione pubblica a tutti i consorziati, sarebbe una cosa che servirà anche a loro oltre che a me. Ma è soltanto un prerequisito: anche se emergesse un disavanzo da coprire, nel momento in cui condividerò il progetto non avrò problemi a sobbarcarmi anche doveri del passato». Dunque Ponti esprime segnali di apertura, condividendo inoltre i punti qualificanti del programma che il CdA della Pall.Varese ha sottoscritto martedì scorso: «Non avrei preclusioni riguardo ad un mio ruolo, che con l’ apporto economico previsto dalla proprietà condivisa avrebbe una rilevanza ben diversa rispetto a quella prevista dal “Progetto Varese”. La discriminante effettiva è la bontà delle idee: investire sui giocatori italiani con la formula del 5+5 ed incrementare l’ attenzione e le risorse per la crescita del vivaio sono idee nelle quali mi ritrovo, ed alle quali contribuirei volentieri qualora ci fossero i margini per un accordo».[/color][/font][/size]



    [size=3][font=verdana][color=rgb(28,29,28)]Giuseppe Sciascia [/color][/font][/size]


     
     

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