Jump to content

VareseFansBasketNews

  • pxg14
    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]L’Openjobmetis va in cerca di risposte sul campo della matricola d’assalto Dolomiti Energia. Stasera a Trento (ore 20 con diretta su RaiSport1) i biancorossi affrontano in condizioni precarie una trasferta che presenta però tematiche decisamente “succose” al di là di un pronostico sulla carta decisamente avverso. Dopo il brutto tonfo casalingo contro Venezia, il settimo nelle ultime 8 gare che ha proiettato Varese in piena bagarre salvezza, l’obiettivo era quello di sfruttare la pausa per la Coppa Italia per fare quadrato e recuperare gli acciaccati. Invece nel giro di pochi giorni sono state ammainate due bandiere come Cecco Vescovi e Gianmarco Pozzecco, chiedendo ad uno specialista del “pronto soccorso” come Attilio Caja di curare i mali della squadra biancorossa. Impensabile che al coach pavese bastino solo 5 giorni di lavoro in palestra per dare l’auspicata sterzata, soprattutto alla luce dei problemi di organico con i quali si è trovato a fare i conti nei suoi primi giorni a Masnago. Stasera a Trento l’Openjobmetis avrà un reparto guardie ridotto ai minimi termini, senza più Deane (comunque non certo rimpianto né in campo né dal cassiere…) e con Rautins ai box per un malessere la cui entità è ancora da stabilire con esattezza. Il match odierno dovrà essere una sorta di “prova del nove” per Eric Maynor, sbarcato a Varese con credenziali[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    [color=rgb(37,39,37)]
    importanti ma finora lontano anni luce da quel play di ordine e personalità scelto per sostituire Robinson. Ma chi ha seguito da vicino gli allenamenti biancorossi dell’era Caja sostiene che il maggior beneficiato della cura del coach pavese - organizzazione offensiva, regole difensive e tanta attenzione sui particolari - sia stato proprio l’ex Oklahoma City. Evidentemente il nuovo tecnico biancorosso stima più del suo predecessore il roster attualmente a sua disposizione: se Pozzecco chiedeva un solutore alla Geno Carlisle come Akognon per nascondere limiti del gruppo (ma in questo modo se ne alimentava la sfiducia…), Caja è convinto che l’organico attuale abbia comunque qualità, e per questo ha puntato su un “soldatino” in grado di dare una mano come Antero Lehto (disponibile però solo dal match casalingo contro Roma). Chi avrà ragione? Al campo l’ardua sentenza, partendo da stasera, quando però a fianco di Maynor il coach pavese dovrà schierare “non-tiratori” come Eyenga o Okoye e chiedere minuti a Casella e Lepri. Una Openjobmetis d’assalto, confidando anche nella crescita della condizione di Kangur e Diawara, i due pilastri tecnici e caratteriali della squadra i cui infortuni hanno gravemente condizionato il cammino di “coach Poz” al di là di errori e scelte sbagliate. Stasera a Trento, contro una squadra in salute e in fiducia, pretendere che la cura-Caja paghi dividendi immediati pare francamente utopistico; ma facce, atteggiamento e capacità di fare quadrato attorno ad un sistema di gioco dovranno essere la prima ed eloquente cartina di tornasole per capire se[/color][color=rgb(37,39,37)]
    il cambio di allenatore ha sortito effetti…[/color][color=rgb(37,39,37)]
    Giuseppe Sciascia[/color][/size][/font][/color]
     

  • pxg14
    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]Ancora una volta s’è voltato pagina. Stavolta sono più d’una, di una "belle epoque", finita tra le ceneri di un "dichiarato" fallimento. Le uscite di scena di Cecco Vescovi, diventato una “bandiera senza vento" tra la sua gente dopo centinaia e centinaia di nobili e irripetibili, di là da venire, presenze con la maglia della sua città e, soprattutto, di Gianmarco Pozzecco. Le dimissioni del massimo dirigente e dell’allenatore non sono un atto inconsulto, più verosimilmente hanno rivelato una paura di impotenza a rimedi così urgenti e pressanti. Un "fuggi fuggi"così clamoroso che può anche essere inteso come un sottrarsi ad ancor più critiche responsabilità, fa supporre come non vi fossero rimedi sicuri, almeno, nella continuità di "pezzi grossi" che, facendosi da parte, hanno creduto in un attuabile e beneaugurante scossone. Che cosa farà Pozzecco da grande? Se lo chiedono un po’ tutti, avendo egli due anni[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]
    di contratto garantiti, rivedibili nel ruolo, innanzitutto sino al prossimo giugno, probabilmente come messaggero e simbolo di Varese in tutte le sue relazioni pubbliche e private intendendo quell’azione di marketing cui questo club tiene parecchio, persino al di là dei risultati del campo che, spesso, sembrano fare a pugni con le molte iniziative di comunicazione e di intrattenimento che furoreggiano a Masnago. E poi che sarà di lui? Chi vivrà, vedrà al di là di un’immaginazione popolare (fors’anche personale, da parte di Pozzecco) nei piani alti, pure decisionali. A caldo ogni progetto di elevata presa emotiva ha buon gioco nelle prefigurazioni sentimentali ma il tempo, si sa, stempera i dolori ma anche gli amori, ammortizzando, attraverso una fredda razionalità, certe passioni. Ora, tra miti caduti, v’è da salvaguardare il buon nome di Varese, come valore e bene supremo, per il quale battersi sino alla morte sportiva. Sin qui, ogni volta, in cui s’è voltato pagina sono rimasti gli "scarabocchi” di sempre, d’una squadra costituzionalmente poco competitiva in una pallacanestro che pretende aggressioni folgoranti alle difese attraverso[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]
    una virtuosa e atletica varietà di soluzioni. Il peccato originale, per alcune scelte di mercato, sembra ormai rivelato a tutti, anche a coloro che credevano in ben altra qualità di squadra, semplicemente per una serie di sconfitte di misura, tutte però con lo stampino, pressoché segnate da profondi limiti ed equivoci, malignamente costanti al di là di tanta e imprecata sfortuna. Basterebbe riflettere sull’ingaggio di Deane (a quanto pare il secondo più alto, dopo quello garantito a Rautins), ora "rispedito al mittente" per riflettere su errori da sottolineare con la matita blu stando alla "grammatica cestistica". Se con il mare in burrasca serve un timoniere navigato o, meglio, un capitano di lungo corso, ecco Attilio Caja che conosciamo dai suoi esordi a Pavia e che abbiamo visto, attraverso una consumata militanza, su diverse panchine, di squadre dichiaratamente ambiziose e di altre meno, se non da "pronto soccorso”, da rasserenare e guarire. La sua prima mossa riguarda Lehto, un playmaker finlandese, atteso in città non senza l’ansia di scoprirlo per "saggiare" le intuizioni del nuovo tecnico che, stasera, s’affaccia a Trento con la lucidità di chi, non coinvolto dal passato, metterà tutta la perizia del suo mestiere, innanzitutto, cercando di "camuffare" pecche e carenze (gravate, peraltro, dall’assenza di Rautins) per far risaltare quei valori che restano. Ci si aspetta uno scossone, almeno nel temperamento, come, solitamente, accade con il cambio di un allenatore. Chiediamo troppo al buon Attilio? Qui è venuto per sollevare Varese dal precipizio e se stesso dall’oblio.[/size][/font][/color]

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3](G.S.) - Valigie pronte per Willie Deane (seconda foto Blitz a destra). Il play di passaporto bulgaro è prossimo a salutare Varese per trasferirsi nuovamente al Krasny Oktyabr Volgograd, in cui ha militato lo scorso anno. L'atleta del 1980 ha formalmente chiesto di essere ceduto a fronte della richiesta della compagine russa e la società biancorossa ha deciso di accontentare lo statunitense (che dopo il nulla di fatto con Milano aveva avuto proposte pure da Roma). Vale il discorso fatto da Attilio Caja al momento dell'insediamento: qui rimane solo chi ci crede, chi non è contento è meglio che si faccia da parte. Ma soprattutto vale l'aspetto economico: Deane ha infatti un contratto valido anche per la prossima stagione e transarlo ora su richiesta del giocatore significa evitare un salasso pesante durante l'estate. E mentre le tre parti in causa (Varese, Volgograd e l'agente) stanno lavorando per trovare la quadra economica per il trasferimento, il play non ha partecipato all'allenamento pomeridiano di ieri. Al suo posto Varese ha messo gli occhi sull'americano Josh Akognon (foto red a sinistra e qui sopra), 30enne play-guardia con passaporto nigeriano, dunque Cotonou: si tratta di un esterno dalle eccellenti doti realizzative che ha terminato il mese scorso l'attività nella CBA cinese (31,3 punti e 3,5 assist di media, quinto marcatore della lega in cui negli ultimi 4 anni ha sempre viaggiato oltre quota 27). Si tratta di un grande attaccante con notevoli virtù balistiche (46% da 3 in Cina) anche se con propensioni da solista più che da costruttore del gioco. Un profilo storicamente poco amato da Caja, che vuole valutare la disponibilità degli esterni europei e di altri "Cotonou" prima di dare il via libera all'operazione. Il sostituto di Deane non arriverà per la trasferta di Trento, ma il tempo stringe e nell'equazione c'è anche da inserire la situazione di Andy Rautins: i problemi di salute che lo hanno tenuto ai box anche ieri non sono ancora risolti e i tempi di recupero potrebbero non essere essere brevissimi. Se il bomber ex Syracuse dovesse saltare qualche partita (difficile che possa giocare a Trento), puntare su un giocatore in grado di garantire una produzione offensiva assicurata diventerebbe una scelta quasi obbligata.[/size][/font][/color]
     

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]È un fuggi fuggi che fa pensare. Fioccano le dimissioni: prima si fa da parte Cecco Vescovi, incalzato dalle contestazioni ed ora, a dir poco clamorosamente, Gianmarco Pozzecco nonostante una piazza che l'adora, avendolo sempre issato sopra i disastri terreni di una squadra che si dibatte in una crisi penosa. Come dire di due pezzi grossi di Varese, simboli uguali e diversi della sua storia, emotivamente provati da soffocanti responsabilità, in concorso fra loro nell'infelice costruzione di una formazione che da più di un mese è la più battibile e battuta del campionato. Stupisce soprattutto la resa di Pozzecco, da sempre audace e dichiarato sfidante, sino ad apparire temerario di fronte a missioni impossibili. Probabilmente, considerando il suo super ego, che si nutre di folle festanti intorno a lui, Gianmarco ha ceduto alle sue sofferenze, moltiplicabili per tutti i tifosi che egli avverte con le loro frustrazioni nel suo cuore. Come se portasse da solo la croce di Varese sulle sue tenere spalle, con relativi sogni ed entusiasmi, miseramente franati e traditi. La sua incredibile rinuncia a lottare fa pensare, più o meno sottilmente, a un'impotenza di fronte a una situazione che - spogliata da tante e troppe illusioni - evoca soltanto cattivi pensieri e paure d'una retrocessione più che temuta. Probabilmente l'ultima amichevole, a campionato fermo, finita con la solita sconfitta pur contro avversari di rango inferiore, l'ha irrimediabilmente persuaso d'un gesto liberatore, d'un comune mortale, sconsolato e sconfitto.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Quindici giorni fa in società e dintorni si disquisiva ancora sui playoff, come dire di un lusso desiderabile in una casa senza luce né gas, ora e improvvisamente un duro realismo sta assediando la società e la sua tifoseria, evidentemente bisognose di una scossa esterna, unico tentativo di rimedio praticabile e possibile tra le file di una squadra immalinconitasi con l'allenatore in una sepolcrale sfiducia. Francamente fa male l'abbandono di Pozzecco che l'estate scorsa rimproverammo per scelte incomprensibili, non sappiamo con chiarezza se compiute o soltanto avallate, se con convinzione o semplice acquiescenza, in verità da un fuoriclasse come lo era lui ci aspettavamo almeno un paio di elementi di talento in una pallacanestro in cui domina l'esplosione fisica ad esaltazione di velocisti e ostacolisti con la frenesia del canestro. Resta da chiedersi se le dimissioni siano prove coraggiose e ammirevoli o se, al contrario, rivelino debolezza, se non una fuga dalle proprie responsabilità finali. Il dibattito è aperto. Crediamo che ognuno abbia opinioni proprie al di là dell'odiata casta politica, immarcescibile nonostante i misfatti per effetto di scandalosi privilegi di potere, cinicamente irrinunciabili. Ci si può chiedere se uscire di scena nel momento più delicato della stagione sia un po' come scappare togliendosi un enorme peso. Già, se la barca sta per affondare, si salvi chi può? È questo il messaggio che percepiamo dalle decisioni di Vescovi e Pozzecco? Ognuno, si diceva, può farsi una propria idea. Si può anche trarre ben altra e opposta riflessione, potendo considerare questo atto, da schiena dritta, coerente con i propri impegni con società e tifosi nei confronti dei quali gettare la spugna, seppur anzitempo, potrebbe dichiarare pubblicamente un fallimento a discapito della propria immagine e delle proprie tasche pensando a un domani diventato improvvisamente incerto. Probabilmente non lo sarà per Pozzecco, destinato qui con un altro ruolo (quello di Vescovi?) come simbolo di una piazza che mai gli ha rimproverato quelle colpe di cui egli si accusa dichiarando la propria inadeguatezza da allenatore.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    All'esperto Caja diciamo forza e coraggio.[/size][/font][/color]

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Tanta praticità, idee chiare e massima fiducia nelle doti di uomo da pronto intervento già dimostrate in subentro a Roseto, Milano e Cremona. Così Attilio Caja racconta il suo piano per condurre Varese alla salvezza.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Ringrazio la società per la fiducia che mi ha dimostrato. Ed anche Gianmarco Pozzecco perché ha avuto parole positive nei miei confronti. Ci siamo già confrontati martedì sera nell'ottica di collaborare per uscire da una situazione difficile: sono qui con la mia esperienza e la mia conoscenza per dare un contributo in un momento critico; evidente che se non ci fossero problemi non sarei stato chiamato. Ora la barca è in balia delle onde e dobbiamo fare uno sforzo per condurla in porto tutti insieme. Mi sento molto responsabilizzato dal fatto di poter allenare a Varese dopo 23 anni di carriera: il PalaWhirlpool è uno dei luoghi storici del basket italiano ed è uno dei pochi campi in cui il pubblico ti dà una spinta tangibile».
    - Quale obiettivo le ha chiesto la società per le 11 partite mancanti?
    «L'obiettivo è mantenere la serie A ed invertire la rotta il più presto possibile. Pressione? Sono abituato a metterla io senza aspettare quella degli altri; cerchiamo di centrare l'obiettivo salvezza e poi, a fine annata, ci sarà tempo per fare altre valutazioni. I risultati negativi ed il modo in cui sono arrivati hanno demoralizzato l'ambiente; sono qui per affrontare e risolvere i problemi, ho vissuto tante situazioni complicate in passato e ho fiducia in quello che possiamo fare tutti insieme».
    - Lavorerà sulla tecnica o sulla psicologia per invertire la rotta?
    «C'è un aspetto legato al gioco ma soprattutto un aspetto mentale: la gente ci deve credere e condividere il percorso. Qui in una settimana si sono dimessi prima Vescovi e poi Pozzecco: è naturale che il morale sia basso, l'idea è compattarsi per normalizzare la situazione. Prima di tutto voglio capire chi è pronto a combattere per Varese, poi cercheremo di proporre la minestra migliore con gli ingredienti a disposizione. Vorrei aiutare la squadra con due o tre regole e un canovaccio che le consenta di pensare meno ed eseguire di più. E visto che la società ha dato la disponibilità ad inserire qualche giocatore valuteremo anche questa possibilità».
    - La situazione mercato è ancora aperta?
    «Qualche mal di pancia è emerso (riferimento alla richiesta di Deane di essere ceduto - ndr), ma se qualcuno non è contento preferisco affidarmi a chi condivide l'obiettivo prefissato. E in base a queste risposte valuteremo come e dove intervenire. Dal punto di vista tecnico azzereremo tutto e valuteremo le risposte della squadra nei prossimi giorni. Il gruppo ha un buon tasso atletico ma mi sembra sbilanciato dall'ala piccola in giù, in particolare il reparto esterni è quello più in difficoltà e di cui dovremo monitorare la situazione».
    Gi.Sci.
     [/size][/font][/color]
     

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Una tempesta emotiva sfociata in un fiume di lacrime, prima di farsi travolgere definitivamente e lasciare la sala stampa per non scoppiare in un pianto a dirotto. Ma quello di Gianmarco Pozzecco, per dirla con le parole del suo successore Attilio Caja, è un passo laterale e non un passo indietro. Lasciare la panchina affidatagli da una società che ama visceralmente è stato un gesto che gli è costato tantissimo. E nel monologo con cui ha cercato di spiegare le ragioni del suo gesto - provando a nascondere gli accenni di pianto dietro ad un paio di occhiali da sole - è apparsa palese la sua sofferenza. Lunghissimo l'elenco delle scuse (unico non nominato l'ex general manager Cecco Vescovi).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    LA SOCIETÀ - «I dirigenti, più lo sponsor Rosario Rasizza ed il cavalier Renzo Cimberio: negli ultimi due giorni mi sono stati vicini cercando di convincermi in tutti i modi a recedere dal mio proposito, hanno dimostrato che tipo di persone sono e sono certo che la società sia in ottime mani».
    LO STAFF - «Da Ducarello a Jemoli, passando per Armenise, Bianchi, Ferraiuolo e tutti gli altri: mi hanno messo nelle condizioni migliori per lavorare, con pazienza ed entusiasmo oltre che amicizia vera».
    I GIOCATORI - «Tutti insieme, da chi è andato via prima di me, come Robinson e Daniel, a chi farà ancora parte del gruppo: avrei dovuto amarli di più, evidentemente non sono riuscito a far capire loro quanto gli volessi bene».
    L'AMBIENTE - «Le persone degli uffici, che mi hanno ricordato quanto fosse impagabile per me vivere certe emozioni; tutti i tifosi, i ragazzi della Curva Nord, Toto Bulgheroni e la città intera».
    IL RAMMARICO - Esaurita la lista delle persone nei confronti delle quali il Poz si sente in debito, arriva il momento delle spiegazioni: «Questa avventura resterà comunque fantastica, ma il grande dispiacere è quello di non essere riuscito a ripagare tutta l'immensa fiducia e l'affetto che tutti voi avevate riposto in me, ed a trasformare tutti i nostri sogni di riportare Varese ad essere una magnifica realtà», così Gianmarco illustra il suo più grande rammarico nei suoi otto mesi da allenatore della Pallacanestro Varese.
    LE RAGIONI DEL CUORE - Per spiegare le ragioni della sua soffertissima decisione, il Poz richiama quanto aveva affermato al momento del suo insediamento in panchina: «Sarebbe stato più facile e forse più entusiasmante andare avanti. Ma nei giorni scorsi ho dubitato che sarebbe stata la cosa giusta per Varese. E come promesso quando sono arrivato, non ho esitato a farmi da parte nel momento in cui ho sentito di non essere più la persona adatta perché il bene di Varese viene prima del mio».
    IL SOGNO, LE LACRIME ED IL FUTURO - Il momento più toccante è arrivato nel momento in cui il Poz ha confessato il suo sogno più segreto, ossia quello di riportare a Varese quello scudetto indimenticabile vinto da giocatore con i Roosters del 1999: «Scusatemi se in cuor mio continuerò a credere ed a sognare che un giorno vinceremo di nuovo lo scudetto tutti insieme» ha affermato prima di lasciare la sala Giancarlo Gualco in preda ad una emozione irrefrenabile. Ma il sogno non è comunque sfumato: sebbene la società abbia accettato obtorto collo le sue dimissioni dal ruolo di capo allenatore, per Gianmarco è pronto un ruolo di primissimo piano a livello dirigenziale (general manager con ampie responsabilità non solo sull'area tecnica, sfruttando la sua immagine per farne il frontman della società?).
    LA PAROLA ALLA DIRIGENZA - «Spiace molto per questo epilogo, ma Gianmarco resterà certamente in società per far valere il suo capitale di competenze - conferma il presidente Stefano Coppa - Il suo è stato un gesto di amore di chi non si sentiva più utile nel ruolo di allenatore ma si è messo a disposizione per un compito diverso". "E sul suo ruolo stiamo lavorando, ma sarà certamente di grande rilievo e consono alle sue capacità: è un grandissimo patrimonio e non vogliamo assolutamente lasciarlo andare via" aggiunge il vicepresidente Monica Salvestrin.
    GIA ALL'OPERA - Ieri pomeriggio infatti il Poz ha salutato la squadra abbracciando i suoi ex giocatori ed ha assistito con spirito molto più sereno e animo giocoso all'allenamento condotto dal suo successore Attilio Caja: "La presenza di Gianmarco non è ingombrante, anzi è una risorsa preziosa - ha affermato il coach pavese -. L'attaccamento che ha dimostrato nei confronti di Varese è qualcosa di anomalo e straordinario: società e tifosi l'hanno adottato considerandolo come uno di casa, cercherò di far bene anche per lui ripagandolo della stima che ha espresso nei miei confronti».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]La campanella è suonata, la ricreazione è finita: da oggi tutti in aula. Attilio Caja arriva con una mission ben precisa: quella di ridare un'identità ben definita ad una squadra che al momento è in palese difficoltà tecnica e mentale.[/size][/font][/color]

    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Per sostituire il Poz, Varese non poteva scegliere un tecnico più diverso per carattere, formazione, metodologia di allenamento e filosofia di gioco come il veteranissimo allenatore cresciuto a Pavia alla scuola di Tonino Zorzi. Lunghissimo il curriclum di un tecnico che ha oltre 20 anni di esperienza sulle panchine della serie A: partendo dalla nativa città lombarda (dove allenò anche Massimo Ferraiuolo, che ritroverà a Varese come GM pro tempore), Caja ha scritto le pagine migliori della sua carriera a Roma (dal 1995 al 2001 con la parentesi di Pesaro). Poi le tappe a Milano, Roseto, Napoli, Udine e Cremona, specializzandosi in missioni da... pronto soccorso: più volte subentrato nelle ultime 10 stagioni, ha sempre ottenuto la salvezza nelle occasioni in cui è arrivato in corsa (2004 in Abruzzo, 2008 a Milano arrivando in semifinale playoff e due volte a Cremona). Lo scorso anno era sceso in A2 Silver a Firenze, categoria in cui però non si è trovato a suo agio (l'Affrico è retrocessa in B ).
    Inoltre. Caja collabora da due stagioni con il Settore Squadre Nazionali e nella scorsa annata ha guidato la Sperimentale (nelle cui file c'era Andrea Casella) in una lunga tournèe in Cina. Si tratta del classico sergente di ferro, che predica un basket basato sulla difesa aggressiva e sull'organizzazione. E soprattutto ama la disciplina in palestra, ossia tutti i principi che la società chiede al sostituto di Pozzecco (che nell'ultimo periodo aveva cercato di dare un giro di vite al lavoro in allenamento). E proprio alla luce della difficoltà di imporre il suo cambio di ritmo rispetto ad un avvio di stagione nel quale si era proposto come players' coach è probabilmente maturata la decisione di farsi da parte. «Visto il suo background da allenatore da pronto intervento, che ha sempre fatto bene in subentro, abbiamo ritenuto che fosse la persona ad hoc per portarci alla salvezza» conferma il presidente Stefano Coppa. L'idea del tecnico pavese - che ha firmato un accordo fino al termine della stagione con un'opzione per quella succesiva - è quella di ripartire da zero e impostare ex novo regole offensive e difensive in grado di dare un'organizzazione molto più marcata, in particolare in attacco, rispetto alla deregulation precedente di coach Poz, che funzionava efficacemente nella versione iniziale con Diawara e Kangur a pieno regime e Robinson come incursore. Ora, con le due ali reduci da infortuni importanti ed ancora da tirare a lucido, e un play con pochi punti nelle mani come Maynor, servono binari ben definiti per nascondere i limiti e dare certezze ad una squadra che ha pagato dazio alla sua mancanza di punti di riferimento in troppi finali in volata.
    Gi.Sci.[/size][/font][/color]
     

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Gianmarco Pozzecco non è più l'allenatore della Pallacanestro Varese. Dimissioni irrevocabili dal ruolo di head coach biancorosso così come quelle rassegnate la settimana scorsa da Cecco Vescovi dal ruolo di g.m., anche se a differenza dell'altra ex bandiera ammainata tout court dalla società di piazza Monte Grappa, il Poz rimarrà comunque al fianco del club con un ruolo di consulente generale.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Al suo posto arriva Attilio Caja, 54enne tecnico pavese con una lunga esperienza in serie A (17 stagioni e 447 partite): oggi, alle 11, il primo allenamento del nuovo coach dell'Openjobmetis, figura totalmente antitetica rispetto a Pozzecco.
    Il fattore scatenante del passo indietro del Poz sarebbe stato l'atteggiamento... balneare della squadra in occasione dell'amichevole di sabato a Casale Monferrato. Un comportamento che avrebbe convinto il coach triestino dell'impossibilità di proseguire il lavoro, visto che ormai il gruppo non lo seguiva più. Sensazione già emersa in occasione della gara casalinga contro Venezia, con una tensione palpabile e volti spauriti a tradire uno scollamento sempre più palese tra un tecnico che non riusciva più a dare la carica alla squadra ed un gruppo molto meno talentuoso rispetto all'inizio dell'annata che aveva probabilmente bisogno di regole ferree per nascondere i suoi limiti attuali.
    Da qui l'idea di cambiare ruolo, passando dalla panchina alla scrivania (o quanto meno all'area tecnica): la società ha provato fino all'ultimo a far recedere il "Poz" dalla sua volontà di rimettere il mandato da allenatore, con lunghi conclavi da domenica sera fino a ieri pomeriggio. Ma dopo l'ultimo colloquio con il suo mentore Toto Bulgheroni, Gianmarco è stato irremovibile nella sua decisione di lasciare la guida tecnica dell'Openjobmetis: comunicata la decisione al capitano Kangur, la squadra si è allenata agli ordini del vice Ugo Ducarello. «Abbiamo provato di tutto per fargli capire che secondo noi era una decisione sbagliata, ma egli era convinto che fosse la cosa giusta da fare - conferma il presidente Stefano Coppa -. Però non è giusto parlare di dimissioni: Gianmarco ha voluto lasciare un ruolo nel quale non si sentiva più in grado di esser utile alla società, ma resterà comunque al nostro fianco. Mi dispiace tantissimo per quel che è accaduto ma sono certo di aver fatto il possibile per provare ad andare avanti».
    Si era parlato anche dell'idea di affiancare un tutor a Pozzecco (che un mese fa aveva chiesto un consulto a Dodo Rusconi e nei giorni scorsi si era confrontato a lungo con Lele Molin, l'ex coach di Caserta), ma anche questa possibilità è stata accantonata. «Ci ha detto: Arrivati a questo punto proseguo io oppure ci vuole un altro. Io da solo non ce la faccio più. Da parte sua ho riscontrato una sofferenza enorme; se ci fossimo resi conto un mese fa di questa sua difficoltà si poteva intervenire ma nessuno ci ha detto che i problemi erano così enormi, solo qualche partita fa ce ne siamo resi conto».
    Dunque, in una settimana la Pallacanestro Varese ha perso due icone come Vescovi e Pozzecco. Ma Coppa guarda avanti: «Abbiamo azzerato i punti chiave di un progetto che non ha funzionato: con motivazioni e modi diversi hanno deciso di fare un passo indietro. Gianmarco resta all'interno della società, anche se ieri non era il momento di discutere con precisione il suo ruolo».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Varese attende notizie da Milano sul conto di Willie Deane. Il play di passaporto bulgaro che lo scorso anno vinse lo scudetto con la maglia dell'EA7 (pur giocando solo 4 minuti dei playoff) potrebbe tornare in maglia Olimpia per sostituire Trent Meacham, che ieri si è ufficialmente trasferito dal capoluogo lombardo all'Asvel Villeurbanne. La società biancorossa aveva chiesto la disponibilità dell'Openjobmetis a cedere il regista del 1980 già in occasione della riunione della Lega Basket dello scorso 10 febbraio, precisando che l'operazione avrebbe comunque avuto luogo dopo le finali di Coppa Italia: immediato il semaforo verde da parte del club di piazza Monte Grappa, considerando che il rapporto tra Deane e Gianmarco Pozzecco non è mai decollato. Di fatto sarebbe un'occasione ghiotta per sbrogliare una matassa intricata: il giocatore del 1980 non ha mai reso secondo le aspettative (8,1 punti e 3,1 assist col 19% da 3 rispetto ai 18,1 punti e 5,1 assist col 35% da 3 dello scorso anno in Russia), anche quando è stato promosso in quintetto base per 4 partite in dicembre. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Evidente che al momento della firma di Eric Maynor sarebbe stato lui il giocatore sacrificato da coach Poz; ma per Robinson era pronta l'offerta del Bamberg, mentre nessuno si era fatto avanti per rilevare l'oneroso contratto di Deane. Ora l'ipotesi Milano consentirebbe a Varese di risolvere un problema tecnico ed economico, ma al momento attuale quell'interesse espresso quasi due settimane fa non si è ancora concretizzato ufficialmente. Al momento attuale infatti l'EA7 sta concentrando la sua attenzione sul mercato dei lunghi (senza esito i sondaggi per il polacco Kulig e per l'ex romano Mbawke, in forza al Bamberg), lasciando in secondo piano l'operazione Deane che nelle rotazioni di coach Banchi sarebbe comunque il terzo playmaker al pari di Meacham. Varese rimane  in attesa degli eventi, e nel frattempo cerca di farsi trovare pronta nel momento in cui l'Olimpia dovrebbe bussare nuovamente alla sua porta: la cessione di Deane è l'unica circostanza nella quale si valuterebbe un nuovo intervento sul mercato, cercando un play di passaporto europeo (sarebbe il tesseramento numero 15 su 16 disponibili) per puntellare l'attuale situazione traballante in cabina di regia. Ma se Milano dovesse lasciare cadere la trattativa, il mercato in entrata resterebbe chiuso. In ogni caso i tempi sono  ristretti: i trasferimenti tra squadre di serie A sono aperti fino alle 11 di sabato 28 febbraio, ma per i regolamenti bizantini sull'eleggibilità dei giocatori, l'EA7 con la formula 3+4+5 è obbligata a sostituire Meacham entro venerdì per rispettare la regola dei 7 giocatori stranieri con contratto depositato. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Al contrario di Varese, che invece ha 8 stranieri contrattualizzati (nell'ultima gara contro Venezia infatti Stan Okoye è andato in tribuna): se Deane dovesse partire nei prossimi giorni, il sostituto non arriverà in tempo per la trasferta di Trento ma sarà in campo per il match casalingo contro Roma. Ma finchè Milano non si muove, l'Openjobmetis deve tenere in stand-by anche le ipotesi alternative. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    gi.sci.[/size][/font][/color]

×
×
  • Create New...