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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3](G.S.) - Da fortezza Masnago a porte aperte al PalaWhirlpool. Fattore campo mai così poco incisivo in 69 anni di vita per la Pallacanestro Varese: solo due volte - all'esordio contro Cantù e il 14 dicembre contro Bologna - i biancorossi hanno festeggiato davanti al proprio pubblico. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Nelle altre sette gare sono stati gli ospiti a esultare: un record interno che è il peggiore in assoluto della serie A (la penultima della classe Pesaro e il fanalino di coda Caserta hanno vinto 3 partite su 10 davanti al pubblico amico). E che rappresenta il peggior dato di sempre nella storia del club: anche nell'anno della disgraziata retrocessione in LegAdue i biancorossi vinsero 7 gare casalinghe su 17 (41% di media contro il pessimo 22% attuale). Un trend non troppo dissimile da quello della stagione passata, nel quale è stato stabilito il digiuno più lungo (quasi 3 mesi - esattamente 87 giorni - tra il successo del 26 dicembre 2013 contro Bologna e quello del 23 marzo 2014 contro Pistoia). 
    Anche se poi nel finale di stagione la squadra di Bizzozi trovò le giuste alchimie interne per chiudere con un record di 8 vittorie e 7 sconfitte a Masnago, e veleggiare senza patemi verso la zona tranquillità. 
    L'Openjobmetis può ancora risparmiarsi questo record negativo se riuscirà a battere Roma nella prossima tappa casalinga dell'8 marzo (l'ultimo hurrà risale al 14 dicembre contro la Granarolo, superando l'Acea i giorni di digiuno sarebbero solo 83). 
    Ma è evidente come la strada dell'uscita dalla crisi sia legata a filo doppio alla capacità della squadra di coach Poz di tornare a considerare il fattore-campo di Masnago come un valore aggiunto. Anche perché nelle ultime 11 partite ce ne saranno 6 da giocare al PalaWhirlpool, compresi gli scontri diretti con le attuali rivali in chiave salvezza Caserta e Capo d'Orlando. 
    C'è un problema mentale legato ad una tensione eccessiva che condiziona i biancorossi in occasione delle gare casalinghe? Di certo nel secondo tempo del match contro Pesaro e domenica scorsa contro Venezia Kangur e soci sono parsi davvero contratti, commettendo errori elementari per insicurezza e frenesia. 
    Certamente pesano nella testa di tutti quelle due scellerate sconfitte nelle maratone con Reggio Emilia e Sassari, che con una gestione più oculata dei finali avrebbero potuto cambiare il corso della stagione biancorossa. 
    Ma oltre alla condizione ottimale di Kangur e Diawara, c'è da recuperare anche il peso specifico della spinta del PalaWhirlpool come valore aggiunto per evitare guai peggiori. Anche perché il pubblico ha sempre risposto con grande partecipazione, nonostante le sconfitte in serie collezionalte dalla squadra: le presenze viaggiano ad oltre 4.300 spettatori di media, e in tutte e 9 le gare si è superato il dato dei 4.000 paganti (ma nelle ultime due uscite sono andate in calando rispettivamente con 4.115 e 4.019 presenze). 
    Ma ora Varese è abbondantemente in credito con i suoi tifosi: non riuscire ad invertire il trend negativo a Masnago potrebbe riverberarsi non soltanto sulla classifica, ma anche sulla fiducia dei tifosi già minata dalle sconfitte in serie. E di conseguenza anche sulle casse del club. [/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Alberto Castelli sottoscrive l'appello all'unità di intenti lanciato su queste colonne da Stefano Coppa. Il presidente di Varese nel Cuore, ossia il gruppo dei 49 proprietari che possiedono la Pallacanestro Varese, ribadisce la sua fiducia nei confronti dell'attuale dirigenza di piazza Monte Grappa. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Da tifoso capisco l'insoddisfazione dell'ambiente, ma condivido pienamente l'appello di Coppa sulla necessità di fare quadrato e creare un clima di serenità attorno alla squadra. Non vedo alcuna necessità di dimissioni da parte sua oppure di Vescovi e Giofrè: il presidente dedica quasi interamente il suo tempo al club e ne ricava solo dei gran mal di pancia e, come gli ho confermato in più occasioni, gode della mia più totale stima. Allo stesso modo non condivido la richiesta di farsi da parte nei confronti dell'area tecnica, e molti presenti a Masnago domenica erano altrettanto contrari. Logico non essere contenti dei risultati attuali, ma angoscia e paure fanno solo male».
    La classifica deficitaria dell'Openjobmetis non blocca comunque il lavoro capillare di Castelli (foto Blitz in alto) e del suo CdA alla ricerca di nuovi soci: «L'impegno a coinvolgere nuove aziende c'è a prescindere dai risultati: abbiamo già risposte affermative che annunceremo a breve, a conferma che la passione conta più della situazione contingente. Ovvio che una classifica migliore sarebbe corroborante per tutti, ma per il lavoro che stiamo svolgendo la base societaria consortile non è legata strettamente alle vittorie sul campo».
    Dunque ci sono new-entries in vista dell'assemblea dei soci del prossimo mese, con l'obiettivo di rendere più forte il consorzio: «Una base societaria più ampia e di conseguenza più forte è basilare per garantire una programmazione nel tempo che aiuti ad ottenere risultati migliori; inoltre più persone ci sono e più è facile che si sviluppino nuove idee utili. Aumentare il numero dei soci è l'obiettivo prioritario per far crescere la società, alla quale siamo sempre vicini garantendo totale sostegno e fiducia. Proprio in questi giorni sto sentendo tutti i consorziati per far tesoro di tutte le loro esperienze ed in occasione dell'assemblea del 19 marzo mettere sul tavolo tutto quello che abbiamo recepito per provare a crescere».
    E Castelli confida che la pausa possa restituire l'asse portante Kangur-Diawara a pieno regime, invertendo un trend casalingo decisamente negativo e legato a filo doppio alla spirale negativa a livello mentale: «Il disfattismo nuoce a tutti, la ricetta è solo quella di affidarci al lavoro e cercare di porre rimedio agli errori. La squadra delle prime 4 giornate sembrava in grado di fare molto bene, poi qualcosa è cambiato e di certo hanno pesato tantissimo gli infortuni. Ora è basilare recuperare Kangur e Diawara, i cardini del sistema sia sul piano tecnico che mentale. Ci sono problemi evidenti sul piano mentale, il rendimento casalingo è sintomatico della tensione che attanaglia la squadra: questa situazione ribalta paradossalmente il vantaggio di giocare davanti al proprio pubblico. Anche se Varese dimostra di essere comunque una grande piazza portando stabilmente oltre 4mila spettatori a Masnago a dispetto di una classifica deficitaria». 
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]«La caccia al colpevole non serve a nulla, anche perché è evidente come, in situazioni come questa, le responsabilità siano di tutti: quello che serve adesso è lavorare ancora di più, tutti insieme, per trovare il modo di risollevarci». È il pensiero comune di Stefano Coppa e Cecco Vescovi. Il giorno dopo l'ennesimo esame casalingo fallito, la dirigenza biancorossa si esprime compatta nel ribadire come solo attraverso il gioco di squadra - da intendersi come concetto esteso - si possano trovare le forze per scacciare la crisi e le conseguenti paure. [/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][b]Attacco vergognoso [/b][/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Non è bastata l'apparente serenità della vigilia, non è bastato aggiungere Jefferson eliminando Daniel, non è bastato stimolare il gruppo col rientro anticipato di Diawara: la Reyer Venezia di Recalcati ha messo ancora una volta a nudo tutti i guai di questa Openjobmetis. «La squadra è apparsa in grande difficoltà, soprattutto nel secondo tempo - analizza il presidente - Dobbiamo accantonare ogni discorso riguardo all'obiettivo playoff e pensare a ritrovare quelle dinamiche di gioco corale che evidentemente, in questo momento, non ci sono, soffocate dalla paura e da una mancanza evidente di serenità». La delusione cocente del pubblico di Masnago è sfociata in una contestazione piuttosto accesa, a fine partita, con tanto di striscione accusatorio, da parte della Curva, nei confronti della dirigenza (è arrivata anche l'ennesima ammenda stagionale, di 2.200 euro, stavolta per insulti alla terna arbitrale). «Sono reazioni che fanno parte del gioco e che ci possono anche stare -afferma Vescovi, direttamente chiamato in causa - Io tiro dritto per la mia strada e vado avanti a lavorare, però voglio sottolineare come non sia invece accettabile quanto accaduto domenica sera all'uscita dal PalaWhirlpool, ovvero l'aggressione verbale ai danni di mia moglie». Mai un fatto sportivo dovrebbe degenerare nell'attacco personale e violento, peraltro rivolto, nel caso specifico, a un soggetto estraneo a qualunque coinvolgimento diretto: la rabbia di Vescovi per l'accaduto è notevole e il giudizio nei confronti del responsabile non è tenero. «Quello che dobbiamo fare -dice Cecco - è cercare in tutti i modi di aiutare i giocatori a ritrovare quell'identità e quel carattere che abbiamo perso per strada, per tante ragioni: dalla sfortuna, ai cambi effettuati, agli equilibri che sono venuti a mancare». Coppa e Vescovi, insomma, tracciano la stessa linea. [/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3][b]Traguardo sfumato [/b][/size][/font][/color]
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]«Pensiamo tutti quanti a fare il bene della società, mettendo in secondo piano gli aspetti personali, e poi solo a maggio tireremo le conclusioni, cercando di capire come evitare infuturo gli stessi errori» afferma il presidente. «Dobbiamo sfruttare al massimo le due settimane di lavoro che ora ci attendono, tenendo ben presente come sia possibile salvarci solo tutti insieme, perché siamo tutti quanti sulla stessa barca» aggiunge il general manager. Dal mercato, che finora non ha dato le soddisfazioni sperate sul fronte Maynor («ma il suo innesto è stato penalizzato dall'immediato stop di Diawara», dice Vescovi), regalando però a Varese un Jefferson promettente («è stato il migliore, domenica, fra i nostri» sottolinea Coppa), è difficile che possano arrivare clamorose sorprese, a parte l'ormai imminente uscita di Okoye. «Se sarà possibile faremo ancora qualcosa, ma le risorse sono limitate e non è il momento di parlare di queste cose» afferma il gm. «Ragioneremo anche su questo, ma il traguardo playoff che sfuma e il calo di pubblico già registrato domenica di certo non ci danno una mano alla voce risorse» conclude il presidente Coppa.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Stefano Coppa (con Vescovi nella foto Blitz in alto) fa appello all'unità di intenti di tutto l'ambiente per spazzar via le nubi che gravano sul cielo di Masnago. Dopo la settima sconfitta nelle ultime otto gare, con tanto di contestazione della Curva Nord all'operato dell'area tecnica Vescovi-Giofrè, il presidente della Pallacanestro Varese indica la strada d'uscita dalle secche della classifica: «Per uscire da questo momento critico la ricetta è una sola, ovvero mettere il bene della squadra davanti a tutti e fare quadrato. Serve fare fronte comune, allenarsi meglio e ridare fiducia ad un gruppo che ha evidenziato di avere paura; magari dando quel minimo di certezze che permettano alla squadra di non perdersi nelle sue incertezze. La situazione è complicata, ma abbiamo al nostro interno gli strumenti per uscirne».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    La ricetta per uscire dalla crisi suggerita dal presidente è tanto semplice quanto efficace: fare quadrato e lavorare in palestra per far fruttare meglio i talenti a disposizione. «Rivedo la situazione di cinque anni fa nel primo anno di Recalcati: arrivammo alla pausa per la Coppa Italia in grande difficoltà, poi anche grazie all'arrivo di Stipcevic riuscimmo a sistemare le cose e ripartire di slancio. Dobbiamo chiuderci in palestra e lavorare forte per migliorare: inutile cercare capri espiatori, nessuno è esente da colpe e tutti debbono dare di più».
    Di sicuro non sono previsti nuovi correttivi ad una squadra che non riesce a digerire il cambio in corsa in regia tra Robinson e Maynor: «Ulteriori interventi sul mercato? Abbiamo cambiato talmente tanto che sotto certi aspetti si sta rivelando un boomerang e comunque è una scorciatoia della quale non si deve abusare: ricordo che Maynor ha giocato la miglior partita alll'esordio a Cantù e lo stesso Jefferson domenica è stato il migliore. Cose che fanno riflettere, meglio lavorare per far rendere al meglio quelli che abbiamo».
    Anche Coppa auspica che il pit-stop per la Coppa Italia possa servire a recuperare gli acciaccati: «La pausa arriva al momento giusto se sapremo utilizzarla in maniera corretta: sicuramente servirà per recuperare Diawara e Kangur che fra due settimane a Trento saranno in grado di darci quel che ci è indispensabile. Però gli artefici del nostro destino nel bene e nel male restiamo noi: siamo abbastanza intelligenti per capire che cosa va fatto per ripartire, sono certo che i giocatori - anche per autostima e ambizione personale - sapranno farsi trovare pronti a lottare su ogni pallone nelle undici partite che mancano».
    Dunque un fermo e secco no alla caccia al colpevole, rimandando ogni valutazione a bocce ferme dopo aver messo al sicuro la salvezza: «Il risultato minimo per cui dovremo lottare sino alla fine non è certo quello auspicato a inizio stagione. Però serve unità di intenti per superare il momento critico: proprio nei momenti difficili si riesce a fare gruppo in maniera più coesa; dal canto mio opererò per mantenere i contratti con consorziati e sponsor e far sì che i risultati negativi della squadra non abbiano ricadute in tale ambito. Mai come ora si deve lavorare tutti insieme: la società è il bene primario ed eventuali situazioni personali complicate si lascino fuori da Masnago. Isterismi e divisioni sono l'ultima cosa che ci serve ora; a fine campionato, con la massima serenità, faremo le nostre valutazioni, mettendoci tutti in discussione per capire che cosa andrà fatto per migliorare».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Al peggio non c'è fine, con relative riflessioni. Che facilmente si traggono, fra anime perse, senza regia né trama, senza capo né coda. Il solito copione dell'assurdo, cioè dell'equivoco: prima applausi a scena aperta, persino omaggi e dolci, poi fischi e ululati di contestazione, inevitabili per tanto entusiasmo tradito anche se, a onor del vero, Venezia appartiene a un'altra categoria. Per superarla Varese avrebbe dovuto inventarsi una prova perfetta, possibile nella teoria dei sogni ma irrealizzabile nella realtà, per la manifesta inferiorità del suo sbagliato e fragile assetto, anche dovuto alla pochezza dei suoi singoli, poveri di idee e confusi tra i propri limiti, quindi, non a caso, i più battibili di tutto il campionato come testimoniano i risultati. Soprattutto, in relazione a quelli di Caserta e Pesaro che, già date per condannate a un feroce scontro salvezza, ora fiatano sul collo degli uomini di Pozzecco (foto Blitz).[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Da gennaio ad oggi il passo di Varese è da retrocessione, eppure sino a pochi giorni fa in società e dintorni ci si appellava ai playoff come fossero un emendamento cui far ricorso per il blasone che la squadra si porta addosso, peraltro disonorandolo. Incredibile ma vero il clima di ottimismo, da settimo cielo, che ha preceduto la gara di domenica: evidentemente coloro che hanno rilasciato certe e lusinghiere dichiarazioni non hanno alcuna cognizione della realtà, non meravigliandoci, e da troppo tempo, di scelte così fallimentari. Nell'occasione sono spuntate dalla notte della Stella le trombette, assordanti per tutti, tranne che per la formazione di Recalcati che ha disposto come e quando ha voluto, degli storditi (questi sì) biancorossi. Capiamo l'intenzione di caricare l'ambiente ma senza interpreti adatti sul parquet ogni pensata va a farsi benedire, anzi maledire.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Incuriosiva parecchio il debutto di Jefferson, chiamato al posto del vituperato Daniel che, alla stessa ora, con Cremona ha fornito una discreta prova. Il nuovo "centro", tanto per non far rimpiangere del tutto il suo predecessore, ha fracassato sul ferro un paio di schiacciate, in compenso - dotato di lunghe braccia e di centimetri in più - ha catturato rimbalzi e raccolto punti come dire d'una prova più che passabile. Per valutare ogni differenza di apporto, se migliore o peggiore al cambio, bisognerà aspettare altre gare, al di là di un fatal paragone che vivremo in diretta il 22 marzo, quando Cremona sarà di scena a Masnago.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Si è finiti dalla padella alla brace con la scelta di Maynor come invocato regista, peraltro normale nei passaggi, né più né meno come Biganzoli che, preso dai cugini della Robur, difendeva però con il coltello tra i denti e ciuffava dalla distanza facendosi ammirare. Morale, s'è scomodata la NBA per portare a casa, 25 anni dopo, un Biganzoli dei poveri... Ma come siamo messi? Un mese fa indicammo Meacham, terzo play a Milano ma, al di là delle volontà dell'EA7, crediamo che qui nessuno si sia degnato di un interessamento. Nel frattempo sono rovinose le conseguenze in una squadra senza una mente veloce, pensante e proponente: ognuno finisce per arrangiarsi come può, rifugiandosi nella soluzione più facile come lo è il tiro dalla lunga distanza.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Lo scenario con Pozzecco - un simulacro di lacrime - è sempre più desolante ma chi ne risponde? In una società come questa, sorretta e controllata da un consorzio di soci i quali tutti sono padroni e nessuno lo è, i dirigenti rispondono delle proprie responsabilità a tutti ma anche a nessuno, dipendendo solo da se stessi. Ora a toccarli nel vivo c'è la voce grossa della Curva, come recitava uno striscione con destinatari Vescovi e Giofré, invitati ad andarsene. Tempi duri per i vinti.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]L’Openjobmetis si affida a…”- Santa pausa” per fermare la sua deriva senza fine verso il fondo della classifica. E’ il momento peggiore dei 5 anni dell’era “Varese nel cuore” per una squadra che continua ad accusare difficoltà evidenti sul piano della condizione fisica e della qualità del gioco. Le speranze di una prova orgogliosa contro la Reyer del caro ex Recalcati si spengono in fretta a fronte dell’assoluta pochezza espressa nel ruolo nevralgico di playmaker da Maynor e Deane. Regia da “B-movie” della peggior specie con la squadra parsa davvero in balia delle difficoltà della sua coppia di playmaker nel mettere in moto i compagni. E troppe volte Varese si è affidata all’improvvisazione ed ai personalismi di giocatori con qualità da specialisti come Rautins ed Eyenga, chiamati a recitare un copione non loro dall’emergenza infortuni. Evidente come l’infortunio di Diawara abbia fatto crollare la[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]
    già fragile impalcatura tecnica dei biancorossi; senza l’unico punto di riferimento della manovra – oltre che l’elemento di maggior carisma del gruppo– il cambio Robinson-Maynor in regia ha dato esiti totalmente deficitari. D’altra parte però il distacco della retina accusato dall’ala francese 3 giorni dopo la firma del play ex Oklahoma City è stato il più classico degli “imponderabili”; e di questo non si può dare la colpa a Vescovi e Giofrè, messi formalmente sotto accusa dalla Curva Nord per le scelte di mercato (comunque collegiali in un’estate – e soprattutto in un mercato di riparazione – dove “coach Poz” ha avuto sempre e comunque l’ultima parola su tutto). Ma i problemi di organico non possono e non debbono essere l’unico alibi per spiegare l’involuzione di un gruppo che ieri ci ha provato nel modo sbagliato, facendosi prendere dalla tensione e dalla frenesia per provare a sfogare la sua frustrazione per una classifica comunque ingenerosa anche alla luce di quanto visto nel girone d’andata. Certo la Varese attuale, con Maynor fuori fase e l’architrave Diawara-Kangur piegata dagli infortuni, è oggettivamente a rischio retrocessione in un campionato dove Caserta e Pesaro hanno compiuto progressi esponenziali nell’ultimo mese, mentre i biancorossi hanno viaggiato a passo di gambero. A questo punto è provvidenziale il “pit-stop” per La Coppa Italia, indispensabile sistemare i molti fili staccati nella testa e nelle gambe dei giocatori: fra due settimane a Trento c’è bisogno di un Maynor grintoso e non di quello in ciabatte visto finora, e c’è bisogno di ritrovare il “Kuba” tornituante e il capitano chirurgico delle prime partite della stagione. Confidando che l’esordio positivo di Jefferson non sia un fuoco di paglia, e che l’agile ma leggero centro ex Mantova possa confermare di essere utile alla causa. Ma un salto di qualità importante è chiamato a farlo lo stesso “coach Poz”: prima del match contro Venezia il tecnico biancorosso aveva evidenziato la necessità di ritrovare il suo modo goliardico ed estroso di vivere il suo ruolo di coach. Ma se la sua filosofia scanzonata non riesce a restituire il sorriso ad una squadra “plumbea” come il cielo sopra Masnago, allora c’è da chiedersi se la squadra creda ancora in quello che predica il suo allenatore. Tocca al Poz trovare le chiavi giuste – mentali ma anche tecniche – per sbrogliare la matassa; di sicuro c’è bisogno che tutte le componenti facciano quadrato, recuperando condizione ma anche entusiasmo in un ambiente nel quale in questa[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]
    crisi così profonda è del tutto inopportuna la caccia al colpevole per sfogare la delusione per il secondo flop consecutivo..[/size][/font][/color]

  • Nicolò Cavalli
    [b]ANDY RAUTINS [/b](12 punti; 0/2 2p; 4/10 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Appare uno dei pochi ad aver capito l'incubo in cui squadra, allenatore e tifosi sono piombati. La dea bendata non è dalla sua, al pari degli arbitri. Al suo fallo tecnico, di pura frustrazione, vorremmo alzarci in piedi ad applaudirlo: grazie lo stesso.
     
    [b]ERIC MAYNOR [/b](0 punti; 0/3 2p; 0/4 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 4. [/b]Cinque assist lo salvano da giudizi peggiori. Fa rimpiangere amaramente la tartaruga ninja Robinson: ad Eric, quando assegnavano le armi del combattimento tra le fogne, sono state fornite le presine da teiera. Sua maestà evanescenza.
     
    [b]JOHNDRE JEFFERSON [/b](12 punti; 4/5 2p; 0/0 3p; 4/4 tl), [b]VOTO: 6. [/b]Soffre, come ampiamente prevedibile, il salto di categoria. Colleziona comunque rimbalzi (otto) e spazi dove esaltare la propria in agilità. Balla in difesa, ma nel grigiore generale non demerita.
     
    [b]YAKHOUBA DIAWARA [/b](0 punti; 0/2 2p; 0/1 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5. [/b]Pozzecco sceglie il francese, fermo da un mese e con gli occhiali laser, al posto di Okoye. Kuba spara a salve, ricordando quegli eroi generosi ma fuori luogo: nessun lieto fine.
     
    [b]WILLIE DEANE [/b] (6 punti; 3/6 2p; 0/0 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5. [/b]La timida reazione dell'ultimo periodo, quando i buoi erano scappati di alcuni ettari dalle stalle, gli consegna un posizionamento tra i meno infimi. Il resto scivola lungo il solito copione: passaggi al rallentatore, tiri rifiutati, carisma nemmeno abbozzato.
     
    [b]CRAIG CALLAHAN[/b] (10 punti; 0/0 2p; 3/5 3p; 1/2 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Inserito in colpevolissimo ritardo (del coach) nel tremebondo terzo quarto, l'italo-statunitense apre l'area dell'Umana con alcuni buonissimi tiri dal perimetro. In difesa fatica molto e perde per strada palloni vaganti. Ci mette l'anima e un pizzico di tecnica, a prescindere dal CV.
     
    [b]KRISTJAN KANGUR [/b] (1 punto; 0/2 2p; 0/2 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5. [/b]I postumi dell'operazione e il recupero forzato lo costringono a boccheggiare. Mena le mani per stare a galla, ma il poco ossigeno non mette in funzioni i neuroni (e KK è uno dei pochi ad averli, in questo manipolo): poche idee, sovente sbagliate.
     
    [b]JACOPO BALANZONI [/b](4 punti; 2/3 2p; 0/0 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]L'unico italiano in campo[b] [/b]assomma sei minuti decorosi, sporcati da un sottomano errato quando il punteggio appariva ancora aperto. Deve ancora masticare pallacanestro per avere i movimenti sicuri, ma qualche sprazzo c'è.
     
    [b]CHRISTIAN EYENGA [/b](8 punti; 3/11 2p; 0/2 3p; 2/2 tl)[b] VOTO: 4,5. [/b]I sette palloni al vento irritano tanto quanto il pressapochismo nell'andare al tiro. Qualcuno ci spieghi come un individuo simile abbia potuto calcare, anche solo in allenamento, i campi dell'NBA.

  • Nicolò Cavalli
    27 palloni persi, un'enormità per qualsiasi categoria, volti depressi, un generale senso di impotenza. L'OJM infila il settimo stop casalingo in nove uscite, sprofondando più nel morale che nel punteggio (anche perché il caro vecchio Charlie, con il suo stile, non infierisce sui resti di una Piazza che tanto lo ha amato). Si consuma così un'altra serata orribile, dove la pochezza imbarazzante, a tratti fastidiosa, dei registi viene affiancata dal nulla cosmico delle ali e dei realizzatori. Un K.O. tecnico per manifesta inferiorità dal quale, francamente, appare difficile rialzarsi in tempo utile per scongiurare la retrocessione.
     
    [i][b]Motore a pieni giri. [/b][/i]Pozzecco schiera i suoi a zona e predica gioco veloce per inceppare i meccanismi dello squadrone oro-granata: 7-6 con Stone, risolutore in post basso contro il peso piuma Maynor, a rispondere alla tripla di Rautins. La Reyer non sfrutta a pieno i viaggi in lunetta (2/4 per Stone e 1/2 per l'ex MPS Ress), così a metà periodo regna il massimo equilibrio, 12-12. La partita, godibilissima nonostante alcuni errori in transizione e le sei palle perse dell'OpenJobMetis, vede l'approccio convinto del nuovo innesto Jefferson (sei punti e cinque rimbalzi prima della panchina causa seconda penalità). Le rotazioni non mentono sul peso specifico delle rose, infatti Goss sigla due canestri di pura classe – il secondo, a fil di sirena, fotocopia dell'amaro epilogo del Taliercio – per il 17-25.
     
    [i][b]Punteggio ad elastico. [/b][/i]L'ottimo Phil timbra il vantaggio in doppia cifra per i lagunari, al che si presenta sul cubo dei cambi lo scudiero Diawara: con occhiali 3D rubati venerdì sera al cinema Impero, torna a respirare il clima partita a meno di un mese dall'operazione alla retina. I ragazzi di casa confezionano tre minuti di difesa leonina, intanto in attacco Balanzoni e Callahan trovano il fondo della retina (24-27). Basta però un battito di ali per innescare Viggiano e Peric: meno otto e nuovo minuto di sospensione domandato dal Poz. La regia stentata di Deane, prevedibile tanto quanto Maynor, viene compensata in parte dalla visione periferica di Rautins: suo il passaggio al bacio, per Jefferson, in concomitanza della bimane del 31-37. Il contropiede sbagliato da un propositivo Eyenga grida vendetta, al pari del 7/19 da due punti a metà gara, con contrappasso immediato: nuova magia di Goss per il 31-39 dell'intervallo lungo.
     
    [i][b]Venezia delizia la platea. [/b][/i]Due ripartenze mortifere dell'Umana, frutto dei malintesi tra un pigro Maynor e un affannato Kangur, smorzano gli entusiasmi di un tifo al solito encomiabile. Jefferson scalcia il secchio del latte, munto dopo cinque minuti senza generi di conforto, piombando sul veterano Ress: il 2+1 dell'ala trentina, seguito dal sottomano di Peric, scrive 35-48. Gli arrembaggi senza copione del quintetto di casa vengono frustrati dall'organizzazione elvetica predisposta da Recalcati, un orologio svizzero con lancette mosse da Stone (un play massiccio artefice di “doppie doppie” quasi ogni domenica: questa volta 13 punti e 14 rimbalzi) e da Peric (sartoriale e cinico come pochi altri lunghi della Serie A). Il disavanzo dell'ultima pausa, malgrado il sussulto dell'orgoglioso Callahan, è sintomatico di un match impari 43-57.
     
    [i][b]La rottura è consumata. [/b][/i]Già affossata da un impietoso meno quindici, all'ennesimo contatto energico non ravvisato dalla terna Varese perde le staffe: il fallo tecnico comminato a Rautins trova il [i]sequel [/i]in un'esistente penalità per blocco in movimento. La signorilità di Recalcati, più volte seduto per lasciare il timone al fido assistente De Raffaele, in un primo momento placa lo strapotere dei veneti. Tuttavia il pallone perso da Maynor, osceno e più adatto ad Halloween piuttosto che al Carnevale, scava la fossa e scatena i mugugni (soprattutto della Curva Nord). La pleonastica reazione, a firma di Deane e Callahan, non conduce più in là del 53-65. L'attenzione è tutta per lo striscione innalzato verso Vescovi e Giofrè “solo errori, ora dimissioni”.
     
    Alla gente di Varese non rimane nemmeno più la forza di fischiare o di lanciare oggetti in campo (per fortuna, sottolineiamo due volte, visti i precedenti).
    Il concerto di trombette dello spicchio di tribuna ospite accompagna gli F5, spasmodici, sul sito di Legabasket. Bilancio in chiaroscuro, con gli scivoloni di Capo d'Orlando e Caserta affianco all'impresa di Pesaro che supera di un punto Reggio Emilia. A testimonianza che altrove il carattere invita ad impennate, mentre a queste latitudini il gioco più popolare appare il nascondino dinnanzi alle responsabilità. Altro che F5; un solo comando sarebbe da usare, con rabbia, per cancellare la miseria di questi cinque mesi: ctrl + z. [i]Tabula rasa[/i].

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Toccato il fondo, si risale: lo spera ardentemente il tifoso pur sotto una costellazione di vane attese e illusioni. Resta solo da capire quale possa essere, in realtà, la misura più infima di una crisi così perniciosa che talvolta appare persino come un male incurabile, mentre altre lascia intravedere una lenta guarigione. Un solo successo nelle ultime sette gare può far supporre che al peggio non c'è fine ma è ammissibile anche l'altra ipotesi, quella d'un colpo di coda salutare, soprattutto per una dovuta serenità d'animo, infinitamente preziosa quando non si possono disperdere le ultime convinzioni.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Oggi a Masnago è di scena Venezia, un club diventato molto ambizioso. Ne sa qualche cosa Carlo Recalcati (foto Blitz) che, nonostante un'invidiabile posizione di classifica, è sempre sotto assedio, pressato com'è dal suo incontentabile presidente. L'allenatore della Stella, probabilmente invidiato per la sua collocazione in una delle città più fantastiche al mondo (salvo esserci stato da settembre ad oggi due, tre volte, vivendo a Marcon, in campagna), già medita di ritirarsi a fine stagione. Probabilmente esaurito da un interventismo societari, capibile ma eccessivo, peraltro alla luce di risultati che, se fossero arrivati qui, si sarebbe già santificato Gianmarco Pozzecco. Il quale, pur accarezzato dall'intoccabilità, sta soffrendo le pene dell'inferno.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Venezia, nella nostra storia, è stata una bestia nera, non dimenticando una retrocessione e immediatamente dopo una mancata promozione per mano dei lagunari, spietati e cinici in entrambe le occasioni proprio a Masnago.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Oggi, nonostante tristi ricordi e cattivi pensieri, prorompono sulla scena curiosità e carica e ben oltre i più onesti steccati di quel raffronto tecnico che esiste tra le due formazioni, l'una senza Diawara, l'altra attrezzata e completa, peraltro alla ricerca di un altro rinforzo. Ovviamente temiamo per Rautins e Callahan, da tempo gli ultimi ad arrendersi, qualora Recalcati piazzasse un paio di tenaci secondini ai loro fianchi per interdirne tiri comodi. Tuttavia il tecnico canturino evita di entrare nello specifico di mosse e consegne temendo piuttosto una rabbiosa reazione di Varese (in campo e sugli spalti) nonché una fatal compensazione dopo averla rapinata nell'andata grazie al gol dell'ex , intendendo una fucilata allo scadere di Phil Goss, sempre più un asso fra le maglie di questa pallacanestro dai valori crollanti.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Rispetto a quella partita Varese, corretta e ritoccata com'è stata, è cambiata nell'asse play-pivot: se in peggio o in meglio lo intuiremo oggi, non avendo sin qui, in regia o da quelle parti - con il declamato Maynor al posto di un puntero triste (come il rimpianto Robinson) - registrato alcun progresso se non l'esatto contrario, felici d'essere improvvisamente smentiti. Ovviamente non c'è più Daniel per il sollievo di una piazza che non lo sopportava più ma anche, guarda caso, dello stesso Recalcati che a suo dire era stato più fastidioso di un insetto molesto. Dunque nelle premesse, per motivi opposti, l'uscita di scena di Daniel mette tutti d'accordo. Resta da sperimentare Jefferson, il nuovo pivot biancorosso, preceduto qui da giudizi abbastanza discordi tra chi giura su sue determinate qualità, come agilità e intimidazione, personalità e voglia di imporsi, e chi invece non gli riconosce uno straccio di potenzialità offensiva a tre metri dal canestro.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Ogni prefigurazione è soggettiva, inutile acclamarlo o bollarlo preventivamente: lo aspettiamo per capire quale potrà essere il suo rendimento, fra l'altro in una categoria superiore.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Godiamoci questa sfida, ricca di potenti motivi soprattutto per Pozzecco e i suoi uomini, attesi a un giorno da leoni.[/size][/font][/color]
     

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