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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Come andar via in un sacco e tornare in un baule. Un viaggio breve per un derby compromesso in partenza, per assenze pesanti ed a corto di rotazioni, anche se gli uomini di Sacripanti - non proprio aquile al di là del simbolo sociale - potevano essere impallinate, com'è accaduto in parte pur senza l'esito sperato. Le attenuanti, che si possono invocare a favore di Varese, sono tali da mitigare ogni colpa o imputazione restando dura la sentenza di una sconfitta nel derby più sentito, quindi indigeribile da parte dei tifosi ma, soprattutto, di una classifica che oggi come oggi la condanna a un mortificante quattordicesimo posto.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Fortunatamente non mancheranno atti nuovi e relative sentenze per una riabilitazione piena, a ribaltamento di un campionato sin qui opaco, volendo indulgere nel termine: se certe sensazioni contano, fanno supporre buone prospettive pur avendo l'avvertenza di non vivere (o morire) di illusioni.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Se i tanti se i molti ma susseguitisi sino alla fine del girone di andata, per dire di disappunti a pioggia, hanno reso la verità più amara e sofferta, le recriminazioni del dopo-derby - tingendo il futuro con il colore della speranza - poggiano su un ragionevole fondamento. Regalare Diawara (che fra l'altro salterà altre gare) e Kangur, tanto per citare due pezzi grossi di questa squadra, non può non balzare agli atti come un potente alibi, soprattutto contro Cantù la quale, se non avesse trovato un Jones paranormale (se non soprannaturale), probabilmente sarebbe caduta, trafitta dalla sua pochezza di squadra, che balza all'occhio, anche di un orbo.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Ben diversa, nonostante i fatti avversi, sembra invece l'identità di Varese, capace di trovare squarci di forza e bravura, soprattutto per reazione, salvo prima ficcarsi nello stretto... di tante leggerezze. D'altra parte, se la formazione di Pozzecco non avesse sprecato i suoi ruggiti con belati (prolungati), sicuramente avrebbe mostrato ben altro spessore nei tanti appuntamenti in cui è stata attesa al varco per un cambiamento effettivo di rendimento.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Che il play, come lo si immagina, non fosse l'ideale, lo si sapeva, come non sono mai mancati dissensi sul conto di Daniel, troppo alterno e lunatico per essere stimato compiutamente. Perlomeno, d'ora in poi, sapremo calcolare cause ed effetti d'una nuova regia. Eccoci a Maynor, debuttante alle nostre latitudini (dopo cinque stagioni NBA): ebbene il primo sentore di un progresso nel ruolo-chiave della pallacanestro (ovunque la si giochi) lo si è avuto dopo pochi minuti. Eric ha spaccato la difesa per innescare un volante (o svolazzante) Daniel, poi ha scaricato sul fronte opposto per Rautins (peraltro con qualche polvere bagnata) che ha insaccato dall'arco. Due iniziative in punta di piedi, senza adrenalina agonistica addosso, hanno fatto capire come s'assiste il pivot e un tiratore. Poi, però, Maynor - dopo aver dato un'idea della qualità della sua merce - ha richiuso il campionario e s'è messo un po' in disparte in attesa, essendo nuovo del posto, di capire interlocutori e ambiente. Rieccolo alla distanza, a distribuire palloni puliti e in sicurezza, al di là dei tanti assist attribuitigli (come s'usa oggi definirli tali, anche per semplici rimesse laterali se il destinatario segna dalla distanza), concedendosi anche conclusioni personali. I suoi sono parsi canestri silenziosi, ottenuti senza ardimento, restando identiche le sue movenze, mai tambureggianti, fors'anche poco comprensibili in un finale da caduta libera per Cantù. Più professore che condottiero, così ci è sembrato il nuovo play biancorosso nella sua prima uscita italiana, magari non così fragorosa come a qualcuno è parsa ma, indubbiamente, indicativa di quel benedetto valore di cui Varese aveva bisogno e che egli ha fatto intravedere.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]Primo esame di maturità per il nuovo corso dell’Openjobmetis. Il derby numero 135 sul campo della storica rivale Cantù metterà subito alla prova il volto “riveduto e corretto” della squadra di Gianmarco Pozzecco. Stasera nel bollente catino del Pianella (palla a due alle 20, diretta su RaiSport1) Varese inizierà il girone di ritorno con la sfida più attesa dai suoi tifosi, che sognano il bis dell’esaltante vittoria inaugurale per rilanciare alla grande le ambizioni playoff già corroborate dal colpaccio di fine andata ad Avellino. Ma nelle due settimane di pausa agonistica per l’All Star Game i biancorossi hanno cambiato volto per scelta e per necessità: la svolta in regia con l’arrivo di Eric Maynor al posto di Dawan Robinson era auspicata da qualche tempo per dare una guida sicura ad una squadra bisognosa di un regista carismatico e capace di dirigere il gioco con autorità. Certo il derby in un ambiente infuocato come quello del Pianella sarà subito un banco di prova impegnativo per verificare l’impatto del play ex Oklahoma City sul telaio biancorosso: basteranno 10 giorni di lavoro con i nuovi compagni per cancellare 10 mesi di inattività[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    [color=rgb(37,39,37)]
    agonistica per un giocatore che avrà un “battesimo del fuoco” dei più difficili al debutto assoluto nel basket europeo? Non dare riferimenti agli avversari potrebbe essere comunque una carta importante da giocare per Varese, che però dovrà trovare sbocchi offensivi nuovi e diversi rispetto al girone d’andata visto lo stop del suo bomber Diawara. Senza più Robinson e con l’ala francese ai box per almeno un mese (l’auspicio resta quello di riattivarlo in palestra dopo la Coppa Italia) l’attacco dell’Openjobmetis dovrà sfruttare subito l’effetto Maynor come potenziale innesco per Rautins e Callahan sul perimetro ed Eyenga e Daniel in campo aperto. Poi c’è il ritorno - almeno in panchina - di Kristjan Kangur, che esattamente 3 mesi dopo la sua ultima apparizione contro Reggio Emilia tornerà a referto al Pianella nel nuovo ruolo da capitano: resta da capire se ed eventualmente quanto l’ala estone potrà[/color][color=rgb(37,39,37)]
    dare una mano stasera ad una Varese con le rotazioni corte (7 giocatori più l’ex di turno Casella se l’atleta del 1982 rimanderà contro Pesaro il ritorno in campo). Dunque al di là della rivalità storica sono innumerevoli i motivi di interesse del derby contro una Vitasnella obbligata al riscatto dopo una serie di sconfitte consecutive che ha fatto nuovamente spirare venti di crisi nell’ambiente brianzolo. Il cammino di Cantù nel girone d’andata è stato abbastanza simile a quello di Varese (entrambe fuori dalla Coppa Italia per un rendimento casalingo incerto - 4 stop interni per la squadra di Sacripanti, 5 per l’Openjobmetis). Rispetto ai biancorossi, la Vitasnella può far valere la sua stazza fisica sotto i tabelloni (da temere la coppia Williams- Shermadini) e la sua maggior profondità delle rotazioni con 10-giocatori-10 a disposizione di coach Sacripanti. E il talento dinamico di Johnson Odom e Feldeine,[/color][color=rgb(37,39,37)]
    oltre alla verve di Gentile (limitato negli ultimi giorni da una contrattura alla schiena), può dare grande spinta perimetrale ai padroni di casa, infarciti di attaccanti (spicca anche il re delle schiacciate Daequan Jones) ma non sempre in grado di capitalizzare appieno il loro potenziale offensivo. Per fermare a quota 6 la sua striscia negativa al Pianella, l’Openjobmetis dovrà giocare una partita accorta, riproponendo i temi tattici già decisivi ad Avellino[/color][color=rgb(37,39,37)]
    (Callahan “4 tattico” a supporto di Daniel e la zona per nascondere le rotazioni limitate). E poi affidarsi al jolly Maynor: la rimonta playoff di Varese passa dalle mani del suo nuovo regista.[/color][color=rgb(37,39,37)]
    Giuseppe Sciascia[/color]
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    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]E’ il giorno del debutto di Maynor ma anche quello del ritorno di Kangur per una Openjobmetis che ritroverà a Cantù la sua “architrave tecnica” della costruzione originale del roster. Si tratterà di un rientro in punta di piedi dopo 3[/size][/font][/color][color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]

    mesi di inattività agonistica ed a due mesi dall’intervento alla schiena necessario per rimuovere un’ernia discale; ma il ritorno a referto dell’ala estone - che sarà il nuovo capitano biancorosso dopo l’addio doloroso ma inevitabile
    di Dawan Robinson - apre comunque prospettive importanti per la squadra di “coach Poz”. Di certo il lavoro compiuto dallo staff medico e dalla coppia Armenise-Bianchi per rimettere il giocatore del 1982 nelle condizioni fisiche e
    mentali “ad hoc” per tornare in campo senza accusare il peso della seconda operazione alla schiena
    nel giro di 12 mesi è stato davvero egregio, e le sensazioni di chi ha visto all’opera Kangur negli ultimi allenamenti sono quelle di un giocatore ormai prossimo al completo recupero. Ovviamente l’ultima parola sul suo impiego nel match del Pianella toccherà comunque al giocatore: se “KK” si sentirà pronto per garantire qualche minuto per allungare le rotazioni già stasera, allora “coach Poz” potrà contare su un effettivo in più con uno scartamento comunque ancora ridotto («Ma mi piacerebbe utilizzarlo anche solo per 30 secondi per togliergli di dosso la polvere» aveva affermato il tecnico dell’Openjobmetis). Altrimenti il “Dday” per la riattivazione dell’ala estone slitterà a domenica prossima nel match casalingo contro Pesaro, non dimenticando due vitali “istruzioni per l’uso”. La prima è quella relativa all’autonomia: dopo il sovraffaticamento dei 52 minuti anti-Reggio Emilia costato un infortunio
    che ha condizionato in maniera evidente il cammino ascendente di Varese, soprattutto nelle prime settimane “KK” andrà dosato “con juicio”. La seconda è quella del ruolo: dopo la seconda operazione alla schiena in 12 mesi, probabile che l’atleta estone sia meno mobile sul perimetro, e dunque da “4/3” la sua evoluzione in “4/5” - considerando anche l’aggiunta di Eyenga al reparto ali in sua assenza - possa permettere a “coach Poz” di aggiungerlo alla rotazione dei lunghi con Callahan e Daniel. Varando un quintetto superatipico e interamente frontale per dipendere meno dalle lune (e dai limiti balistici) del centro ex Pistoia[/size][/font][/color]
     

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    [font=verdana][size=3]La pausa è finita. Per dire di un All Star Game tipo sagra patronale d'un tempo che, guarda caso, s'incentrava sull'incanto dei canestri a definizione di un'asta, in piazza o sul sagrato di una chiesa, imbandita di torte, spumanti, tovaglie, centrini di pizzo e via dicendo a scopo benefico. Chi ha qualche anno sulle spalle ricorda quelle ricorrenze vissute nelle nostre castellanze in bonaria allegria, così ci è parsa questa manifestazione nel rispetto di un rito che si ripete per tradizione, ora e giocoforza specchio di una pallacanestro abbastanza povera di talenti a discapito dello spettacolo.[/size][/font]
    [size=3][font=verdana]In ogni caso una festa è stata, divertente e gaia, soprattutto ideale per le famiglie da attrarre sotto i canestri: in questo senso si giustifica l'offerta. In ogni caso Varese s'è elevata dallo scanzonato baraccone distinguendosi per alcuni suoi valori, innanzitutto con Gianmarco Pozzecco, acclamato ovunque vada (a spasso) dalle folle, quindi con Rautins, formidabile artigliere, verosimilmente e in assoluto il migliore specialista in circolazione, da tenerselo stretto con riguardo, come si fa con un brillante che non va immiserito in comuni faccende, e infine con Eyenga che, strano ma vero, ha scaldato il cotone con continuità, risultando sorprendente rispetto alle sue usuali segnature.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Ora però i tifosi aspettano i biancorossi al varco, cioè in partite vere con punti in palio e non con targhe e coppette, soprattutto in un derby che, come tinto di rosso, li fa infuriare come tori. In un solo monito: guai a perdere in Brianza dove, in un certo periodo, vincere era come rubare in chiesa come ve ne furono altri meno radiosi ricordando uno scudetto buttato al vento.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Chiuso il girone di andata con gli stessi punti della scorsa stagione, motivo per il quale chi ha messo testa e voce nel rifare la squadra non può andarne fiero, adesso ogni proposito è da conta generale, tutti insieme appassionatamente nel voltare pagina. In verità Varese, nonostante le mille e una incompiuta, può ancora ambire a una chance playoff, visto che due soli punti dividono la nobiltà dalla plebe. A Kangur (assente da tempo, quindi poco presentabile nell'occasione) s'è aggiunto un Diawara cui, sin qui, mancava solo di fare le pulizie, reggendo quasi in proprio le sorti biancorosse. Hai detto niente? Già immaginiamo il sollievo di coach Sacripanti il quale, senza più la vecchia aureola di beato in casa sua, può sistemare classifica e consensi con un così gradito omaggio (dal destino) che, a calcoli fatti, spoglia letteralmente Varese di almeno 45 punti, tanti quanti risultano, segnatura più, segnatura meno, dalla somma delle medie di realizzazione di Diawara, Kangur e Robinson (foto Blitz), protagonisti nella gara di andata. Inutile fingere scendendo dal pero: senza punti potenziali nelle mani non ci si può inventare grande pericolosità offensiva, anche se nel caso di Robinson (messo alla porta per inadeguatezza al ruolo) non c'è avversità che tenga, trattandosi semplicemente di una scempiaggine di mercato. La questione è sepolta tra le carte di una partenza obbligata per far posto al tesseramento di Eric Maynor che debutta fuori della NBA e sul quale si punta come regista ideale, soprattutto in funzione di Daniel da imbeccare sotto i tabelloni e di Rautins da liberare al tiro, al di là di quanti canestri personali porterà in dote. Dunque, un atleta tutto da scoprire invece di tre noti. Partita persa domani a Cantù? Per nulla di fronte a una formazione che spesso ha peccato proprio in regia, di più o peggio di Varese, cioè laddove ha origine l'anarchia di alcuni suoi americani.[/font][/size]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Gianmarco Pozzecco anticipa i temi tecnici ed agonistici del derby di lunedì tra Cantù e Varese. Limitare lo spirito di rivalsa della Vitasnella dopo lo stop dell'andata e non subire l'urto fisico dei lunghi brianzoli le priorità indicate dal coach biancorosso: «Sarà una partita speciale, anche se non come quella di andata che, a mio avviso, è da annoverare tra le partite storiche della Pallacanestro Varese e considero personalmente l'emozione più bella da quando sono al mondo. Non avrà le stesse coincidenze ma farà vivere emozioni forti a tutti, anche perché Cantù vorrà vendicarsi sportivamente della sconfitta dell'esordio. La chiave per noi sarà quella di opporre la giusta resistenza alla loro fisicità sotto canestro, giocando una partita tatticamente accorta come quella di Avellino».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    In casa dell'Openjobmetis l'attenzione generale sarà puntata sull'esordio di Eric Maynor, chiamato subito ad un ruolo da protagonista: «Sono un po' incuriosito ed allo stesso tempo preoccupato dalla necessità di far esordire Maynor in una sfida così accesa come il derby. In NBA non si giocano partite di questo livello agonistico, almeno fino ai playoff, e forse ha vissuto solamente al college il clima che troverà al Pianella. Il mio obiettivo è quello di fargli capire che partita sarà per evitargli un impatto traumatico; d'altra parte i derby sono sfide da giocare prima di tutto sul piano emotivo, poi tecnica e tattica hanno il loro valore ma la chiave è l'aspetto mentale».
    Dunque una Varese completamente diversa rispetto a quella capace di espugnare il PalaDelMauro nell'ultima gara di andata: «Ad Avellino abbiamo giocato la nostra miglior partita stagionale con un assetto tattico diverso dal solito, utilizzando Callahan e Daniel in coppia: ci ha permesso di aprire il campo e lo riproporremo contro squadre con le caratteristiche adatte. La novità principale sarà in regia: ringrazio Robinson per la professionalità, la disponibilità e l'umanità dimostrate in questi cinque mesi, e la situazione che si era creata dopo l'infortunio di Kangur non lo vedeva come unico responsabile. Però, in determinate circostanze in cui serviva creare soluzioni efficaci non riuscivamo a gestire le cose in maniera efficace. È stato davvero molto difficile per me comunicargli l'arrivo di Maynor, ha pagato per tutti ma ha dimostrato anche alla fine di essere un grande uomo».
    Ma, al di là del cambio in cabina di regia, coach Poz dovrà nuovamente convivere con l'emergenza infortuni in virtù dell'assenza di un uomo cardine Diawara: «La tegola di Kuba rappresenta un ulteriore banco di prova per vedere come riusciremo a reagire in situazione d'emergenza: purtroppo in quest'annata ci è già capitato più volte di dover cambiare assetto per necessità legate agli infortuni. Volendo cercare l'aspetto positivo nella situazione di Diawara, è evidente come il suo attaccamento per Varese e la sua fisicità nel modo di giocare hanno fatto sì che lo stesso giocatore sottovalutasse il suo problema all'occhio: da dopo la partita contro Milano non ci vedeva più dalla metà inferiore dell'occhio destro, ma non mi è capitato molto spesso di avere giocatori che continuavano ad allenarsi e giocare sul dolore. Una testimonianza di quanto Kuba sia entusiasta di giocare per Varese».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [font=verdana][size=3]Un All Star Game ricchissimo di allori come stimolo e buon auspicio in vista del girone di ritorno. La campagna di Verona conclusa col premio come MVP per Christian Eyenga, il titolo di miglior tiratore da tre punti per Andy Rautins ed il successo della squadra guidata da Gianmarco Pozzecco regala vibrazioni positive a Rosario Rasizza (foto Blitz), l'amministratore delegato del main sponsor biancorosso Openjobmetis tra i partner principali della serata delle stelle della serie A: «Confido che i successi dell'All Star Game possano essere di buon auspicio anche per la nostra squadra: il trofeo è stato regalato a noi, mi piacerebbe portarlo al PalaWhirlpool in occasione della prossima gara casalinga da mostrare ai tifosi di Varese. Mi sono divertito molto in una serata piacevole e ricca di emozioni, un bello spot promozionale per tutto il movimento del basket. Ho visto un pubblico entusiasta composto principalmente di famiglie e bambini: ritengo che anche ogni sport di quelli cosiddetti minori debba dedicare una serata all'anno ad un evento di questo tipo». E il main sponsor varesino elenca cosa apprezza e cosa chiederebbe di migliorare al mondo del basket al quale si è affacciato quest'anno: «Mi piace molto la capacità di coinvolgere a 360 gradi tutta la famiglia: non c'è quella distinzione tra uomini e donne che si vede nel calcio, e con un tifo ragionevolmente pacato senza troppi eccessi la partita al palazzetto diventa un momento aggregante nel quale tutta la famiglia può godersi lo spettacolo. Quel che mi piacerebbe invece è vedere in campo qualche giovane italiano in più: specialmente in una città come Varese il basket è un punto di riferimento importante, sarebbe bello trovare un Pozzecco nostrano in grado di indossare con orgoglio la nostra maglia».[/size][/font]
    [size=3][font=verdana]Il bilancio di Rasizza in qualità di main sponsor di Varese è finora positivo, non dipendendo direttamente dai risultati del campo: «Siamo ragionevolmente contenti di quello che è stato fatto finora, anche se per noi i risultati sportivi non sono l'unico metro con cui misurare la nostra soddisfazione. La nostra scelta di sponsorizzare la Pallacanestro Varese è basata per l'80 per cento su un impulso proveniente dal cuore: per noi era prioritario aiutare la realtà sportiva più blasonata della città dove siamo nati nell'ottica di restituire qualcosa di concreto territorio che ci ha visto crescere, non ci aspettavamo un ritorno di immagine immediato dal nostro investimento». Di certo pesa anche l'appeal mediatico di Gianmarco Pozzecco, in grado di aumentare la visibilità della squadra: «Non posso negare che la sua presenza abbia avuto il suo peso: è un grande catalizzatore di attenzioni mediatiche ed anche all'All Star Game è stato protagonista assoluto con quella comparsata finale dopo l'incitamento del pubblico a scendere in campo. Quando c'è da fare show non ha eguali nel panorama del basket; poi è chiaro che il suo compito è quello di allenare la squadra e dunque deve rispettare un certo copione, senza però rinunciare a interpretare il ruolo a modo suo». [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Infine il main sponsor biancorosso indica le sue priorità in vista del girone di ritorno: «L'auspicio principale è quello di non perdere più partite già vinte come accaduto diverse volte nel corso del girone d'andata: piuttosto meglio perdere di 30 punti per evidente inferiorità, serve assolutamente mantenere la massima concentrazione per 40 minuti per non farci più venire l'amaro in bocca con sconfitte evitabili. Il mio giocatore preferito? Tra chi si è infortunato prima o dopo ne ho ancora 2 o 3 in ballottaggio, c'è ancora tutto il girone di ritorno per decidere».[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]

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    [size=3][font=verdana]Slitta oltre il weekend la risposta di Jevohn Shepherd alla proposta di Varese. La 29enne ala in forza a Barcellona Pozzo di Gotto in A2 Gold scenderà in campo stasera con la sua squadra nel match casalingo contro Verona, e solo domani si capirà se il club siciliano sarà disposto a liberarlo in virtù della proposta dell'Openjobmetis, intenzionata ad affidargli il ruolo di vice-Diawara con un accordo fino alla fine di marzo in attesa del recupero dell'ala francese operato all'occhio destro giovedì mattina. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Ma c'è comunque un altro incaglio di natura squisitamente regolamentare che complica la situazione: il tesseramento di Shepherd (foto) per Barcellona Pozzo di Gotto è stato perfezionato attraverso il passaporto canadese (il regolamento dell'A2 Gold non prevede infatti distinzioni tra gli extracomunitari ed i Cotonou equiparati agli europei, per entrambi gli status serve infatti il visto per lavoro subordinato sport). [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Ma se Varese vuole impiegarlo come europeo, dovrà aprire una procedura completamente nuova per fargli ottenere il visto attraverso il passaporto giamaicano che gli permetterebbe di giocare con lo status da Cotonou Player. E per il disbrigo di tutte le formalità burocratiche tra Questura, Coni e l'ambasciata del paese per il quale viene richiesto il visto, con relativo viaggio per recuperare il documento e portarlo in Italia come condizione sine qua non per il cambio di status da extracomunitario a comunitario, servirebbe almeno una settimana di tempo (ossia lo stesso intervallo - dal venerdì della firma allo sbarco alla Malpensa dell'altroieri - per aprire e completare la pratica del tesseramento di Eric Maynor).[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Il che renderebbe Shepherd meno pronto all'uso del previsto, essendo alquanto complicato approntare tutte le carte necessarie per poterlo utilizzare già nel derby del 26 gennaio a Cantù. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]In realtà comunque lo stesso principio vale per qualsiasi giocatore di una federazione dell'area Fiba ma non cittadino dell'Unione Europea (ad esempio l'ucraino Drozdov, che comunque ha giocato l'ultima partita ufficiale il 28 novembre ad Orthez, poi bloccato da un problema muscolare). [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Nella giornata odierna è previsto un summit di mercato per fare il punto della situazione ad ampio raggio, non soltanto riguardo alla ricerca del sostituto di Diawara ma anche alla posizione dell'americano in esubero dopo l'arrivo di Eric Maynor. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]La necessità di concentrare l'attenzione su un'ala piccola europea che possa tappare la falla aperta dall'infortunio di Kuba ha praticamente bloccato ogni altra ipotesi interventistica diversa dal cambio alla pari in regia tra Maynor e Robinson: l'alternativa per salvare il capitano sarebbe quella di trovare un lungo comunitario che possa rimpiazzare Daniel, ma il mercato non offre soluzioni pronto uso né sul piano tecnico né su quello economico.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]C'è ovviamente un problema di natura monetaria per una società che ha già compiuto due sforzi extra per Deane ed Eyenga (sebbene quello per il congolese abbia trovato copertura immediata), e dovrà comunque sostenere un pur piccolo investimento fuori budget per il sostituto di Diawara. Ma anche in questo contesto c'è anche un aspetto regolamentare di cui tenere conto: cambiare il lungo ex Pistoia oltre ad inserire il gettonaro per l'ala francese porterebbe a 15 (su 16 disponibili) i tesseramenti utilizzati dall'Openjobmetis.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Probabile dunque che si tratti di un check-up delle ali disponibili in attesa di capire se Shepherd sarà effettivamente liberabile da Barcellona; la priorità attuale è sostituire Diawara, per eventuali aggiustamenti ulteriori sui fronti Deane e Daniel ci sarà tempo per riflettere più avanti, dopo aver verificato l'impatto di Maynor e Kangur sul telaio di una squadra costretta nuovamente a cambiar pelle nella prossima settimana.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]
     

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    [font=verdana][size=3]La 29enne ala nativa di Toronto ma in possesso del passaporto giamaicano - e dunque utilizzabile come europeo equiparato grazie allo status di Cotonou player - darà risposta oggi alla società di piazza Monte Grappa, che gli ha proposto un accordo bimestrale per surrogare l'assenza del suo capocannoniere. [/size][/font]
    [size=3][font=verdana]Il giocatore del 1986 (foto) lo scorso anno protagonista in A2 Silver ad Omegna (18,7 punti col 57% da 2 e il 35% da 3 più 6 rimbalzi) sta militando attualmente in A2 Gold a Barcellona Pozzo di Gotto, dove fattura 17,8 punti più 4,4 rimbalzi col 57% da 2 e il 43% da 3 (nono nella classifica marcatori e terzo nelle medie dall'arco). Al cambio della massima serie non è un superbomber alla Diawara, ma Shepherd - dal 2010 compagno di Rautins con la Nnazionale del Canada, nelle cui file Gianmarco Pozzecco lo aveva visionato già la scorsa estate al torneo di Trieste - è un elemento solido ed affidabile che sa rendersi utile in tanti aspetti del gioco. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Per i due mesi necessari per il recupero di Kuba è virtualmente impossibile trovare meglio di un giocatore in piena attività, nonché vistato e parametrato in Italia (il tesseramento costerebbe solo 3500 euro, la differenza tra A2 Gold e serie A). Resta però il punto interrogativo legato alla sua posizione contrattuale: il club siciliano, fino a qualche giorno fa sull'orlo del ritiro dal campionato per motivi economici, ha annunciato giovedì sera l'accordo con un nuovo main sponsor che consentirà alla squadra di Perdichizzi di mantenere gli impegni e portare a termine la stagione. Nel frattempo però l'altro americano Kelley ha già risolto il contratto: ora Shepherd dovrà decidere - anche in base alle garanzie che potranno fornirgli a Barcellona - se accettare l'accordo a tempo proposto da Varese, oppure rimanere in A2 Gold.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Se la fumata fosse bianca, Shepherd dovrebbe giocare l'ultima partita domani contro Verona e poi aggregarsi all'Openjobmetis dall'inizio della prossima settimana; in caso contrario la società di piazza Monte Grappa si rimetterà a lavorare sul mercato delle ali europee, che al momento offre comunque pochissimo (tra i free agent l'ex cremonese Drozdov, fresco di taglio ad Orthez dove al suo posto è arrivato Ebi Ere, e l'ex reggiano Jeremic che aveva iniziato la stagione in Bosnia all'Igokea).[/font][/size]

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    [font=verdana][size=3]Abilità nel passaggio, visione di gioco, qualche tripla aperta. Così Eric Maynor si presenta ai nuovi compagni in occasione del primo giorno della sua second life cestistica fuori dal pianeta NBA. Sbarcato a Malpensa alle 8 di mattina dopo la lunga trasvolata atlantica da Washington, il nuovo play biancorosso ha fatto subito la conoscenza di coach Poz, che ha accompagnato il team manager Max Ferraiuolo per rompere il ghiaccio con la sua futura estensione tecnica sul parquet. [/size][/font]
    [size=3][font=verdana]Poi il rituale delle visite mediche, l'approdo in albergo dove risiederà per qualche giorno in attesa che sia pronto l'alloggio e poi la presa di contatto con il PalaWhirlpool, la sua nuova casa cestistica per i prossimi 5 mesi. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Poco più di un'ora di lavoro di buona lena, mostrando una condizione tutto sommato accettabile alla luce dell'inattività agonistica datata metà marzo 2014; spesso catechizzato e consigliato da Pozzecco, che negli ultimi 10 minuti lo ha tenuto a riposo illustrandogli gli schemi d'attacco della squadra, Maynor si è comunque calato con grande disponibilità ed attenzione nella nuova realtà. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«È un ragazzo serio, attento e disposto ad ascoltare, cosa non scontata con gli americani - spiega Ferraiuolo, al suo fianco per tutto il suo primo giorno a Varese - E come ogni playmaker vero, nel primo allenamento si è messo più che altro al servizio della squadra cercando di capire subito le caratteristiche dei compagni». Presto però per dare giudizi definitivi sul suo possibile impatto col sistema Openjobmetis: di sicuro l'idea dello staff biancorosso è quello di inserirlo in fretta, facendolo lavorare anche oggi (appuntamento alle 11.30 a Masnago con Ugo Ducarello e Marco Armenise che raggiungeranno Verona nel pomeriggio) e domani (lavoro individuale al PalaWhirlpool) in vista della settimana-tipo in preparazione del derby contro Cantù. [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]«Il primo impatto atletico è francamente indecifrabile, ma più che altro per il peso del lungo viaggio che ha sostenuto per arrivare a Varese - spiega "coach Poz" - A questo si aggiunge il fatto che non ha giocato recentemente, ma dopo una sola seduta condizionata dal fuso orario non è facile capire. Detto questo ha qualità evidenti: non bisogna essere Zichichi o Phil Jackson per vedere che sa giocare e capisce le cose. Piuttosto soffro come un cane per la necessità di effettuare un taglio, sul quale non abbiamo ancora preso decisioni categoriche: la squadra ha reagito con grande professionalità assorbendo una situazione non facile per tutti». [/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]

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