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VareseFansBasketNews

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    [font=verdana][size=3]Le cinque ragioni della crisi tecnica e mentale dell'Openjobmetis e le soluzioni allo studio per dare la svolta durante la pausa per l'All Star Game. Ecco uno spaccato, supportato dai numeri, dei motivi delle difficoltà della squadra di Pozzecco.[/size][/font]
    [size=3][font=verdana]FATTORE KANGUR - Evidenti le difficoltà dell'Openjobmetis nel sopperire alla lunga assenza di colui che s'è rivelato il pilastro del sistema (15,7 punti e 9,3 rimbalzi ma soprattutto 3,7 assist): KK era perfetto uomo-squadra nel muovere la palla per i compagni e punire dall'arco gli aiuti su Diawara, nascondendo i limiti di visione di gioco di Robinson. Ma aspettare il ritorno dell'ala estone non basta più, perché nel frattempo s'è innescato un meccanismo perverso nel ruolo nevralgico della cabina di regia.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]ROBINSON E I NUMERI - Sul piano statistico il rendimento del capitano non è in discussione (16,1 punti e 4,2 assist, settimo assoluto in serie A). Il problema è la sua funzionalità all'interno del sistema: Robinson ha gambe potenti per attaccare il ferro, però a Varese servirebbe più un innesco per le punte Rautins e Diawara, e un giocatore di spinta per esaltare le doti acrobatiche di Eyenga e Daniel. I numeri si pesano e non si contano: nelle 5 vittorie dell'Openjobmetis il play di Philadelphia ha segnato solo 13,2 punti contro i 17,7 fatturati nelle 9 sconfitte. Il che significa che c'è più bisogno di un attivatore che di un realizzatore...[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]POZ E IL CARISMA - La scelta estiva di coach Poz era caduta sul play di Philadelphia - cui è stato affidato il ruolo di capitano dopo il precampionato - con l'idea di farne l'emanazione in campo dell'allenatore, lasciando nelle sue mani le briglie del gioco. La realtà dei fatti ha evidenziato che Robinson è un eccellente realizzatore per sé, ma non ha il necessario mix di lucidità, carisma e qualità tecniche per accreditarsi come leader del gruppo. Al quale manca un punto di riferimento cui affidarsi quando la palla scotta, come è evidente alla luce delle troppe sconfitte figlie di scelte poco lucide in volata.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]PLAY SENZA TIRO - L'altro aspetto palesemente insufficiente dell'attuale cabina di regia biancorossa è l'assoluta prevedibilità dall'arco: la somma della percentuale da 3 di Robinson e Deane è un pessimo 25% (27% su 2,9 tentativi per Dawan, 22 su 1,8 per il bulgaro). Così tutte le difese battezzano sul perimetro lasciando due metri buoni ai play varesini, intasando l'area per evitare di subire la fisicità di Eyenga e Diawara e togliendo all'apriscatole designato Rautins le soluzioni balistiche a lui più congeniali.[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]LE SOLUZIONI - Almeno uno - ma meglio due - interventi in regia, perché se Robinson non si sposa tecnicamente con i compagni (ma potrebbe avere ancora un senso da guardia con un play puro comunitario che però sul mercato non c'è), Deane non sembra aver mai trovato il feeling giusto con Pozzecco. E il suo rendimento (Caserta a parte) è stato lontanissimo dal pédigrèe con cui si era presentato dopo la stagione da 18 punti e 5 assist in Russia. Le specifiche del play necessario per ridare il sorriso all'Openjobmetis? Un giocatore che garantisca carisma, visione di gioco e tiro dall'arco: tutto quel che non è Dawan Robinson...[/font][/size]
    [size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]

  • Nicolò Cavalli
    [b]ANDY RAUTINS [/b](7 punti; 1/4 2p; 1/7 3p; 2/2 tl) [b]VOTO: 5. [/b]Si conferma un giocatore troppo legato al rendimento al tiro: la sua fiducia è direttamente proporzionale alle retine bruciate. Prova a redimersi con un buon apporto a rimbalzo (sette) e con un aiuto nel [i]playmaking [/i]quando gioca lo scioperante Deane, però nel giudizio pesano i possibili canestri della vittoria annichiliti dal suono del ferro.
     
    [b]EDWAR DANIEL [/b](10 punti; 4/9 2p; 0/0 3p; 2/4 tl), [b]VOTO: 5,5. [/b]Bell'impressa far piovere fischi dal pubblico di Masnago, ciecamente innamorato dei colori biancorossi. Ed ci riesce con tre quarti inguardabili, scevri di passione, lotta, tempismo. Nel finale si ricorda di essere un ex e spazza i cieli con alcuni rimbalzi degni di nota. Ma la scalata non si completa: dalla lunetta arriva l'ultimo scivolone verso il baratro.
     
    [b]DAWAN ROBINSON [/b](20 punti; 5/9 2p; 3/7 3p; 1/2 tl)[b] VOTO: 6,5. [/b]Fuori dal dilemma “è un play o non è un play?” (al netto dei petali della margherita, propendiamo per il no), ci mette il 110% dell'impegno. Si spende in difesa, lotta al rimbalzo, segna perfino dall'arco. Nel tabellino mancano gli assist, ma la sensazione è che più di un compagno abbia paura di tirare.
     
    [b]YAKHOUBA DIAWARA [/b](8 punti; 1/5 2p; 2/6 3p; 0/2 tl) [b]VOTO: 5. [/b]Che Kuba sia solito cominciare le stagioni a ritmi folli e scemi in inverno, si sa. Questo tuttavia non basta a giustificare palle perse, entrate da bendato, appoggi sbilenchi. Che ad Istanbul, sponda Galatasaray, stiano tirando sospiri di sollievo? Cose turche...
     
    [b]STANLEY OKOYE [/b](5[b] [/b]punti; 2/6 2p; 0/1 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]Ispira tremenda simpatia perché non lesina nemmeno una goccia di energia. Butta giù il testone e si incamponisce lungo la via degli errori più banali. Eppure ci mette il cuore: il pubblico gli urla “occhio, Stan!” ma al novello Bertoldo manca solo di inciampare nelle proprie stringhe. Grottesco.
     
    [b]WILLIE DEANE [/b] (5 punti; 2/7 2p; 0/1 3p; 1/1 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Voci di mercato aleggiano sul suo volto svogliato come avvoltoi nell'oceano. Il barbuto mercenario incede noncurante, ne ha viste troppe per preoccuparsi di una Varese qualsiasi. Segno evidente di come non abbia afferrato un tubo (eufemismo) del contesto in cui gioca e della leggenda respirata in questi territori.
     
    [b]CRAIG CALLAHAN[/b] (9 punti; 1/2 2p; 1/3 3p; 1/2 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Il soldato Craig esegue il piano partita con diligenza: spalle larghe a rimbalzo, condurre fuori dal perimetro i lunghi avversari, assestare qualche passaggio a livello sulle fronti altrui. Tutto liscio, in più al piano di guerra aggiunge un paio di canestri sporchi niente male.
     
    [b]CHRISTIAN EYENGA [/b](3 punti; 1/2 2p; 0/0 3p; 1/2 tl)[b] VOTO: 4,5. [/b]Vivacchia per il campo ventisette minuti, abbondando in affanni e nervosismo. In attacco gioca a nascondino rifiutando tiri aperti. Nel finale riesce pure a scagliare sul ferro il libero della speranza. Depresso. Un po' come tutti noi...

  • Nicolò Cavalli
    Una compagine dignitosa, pungolata dalle parole della presidenza in seguito al fallimento della trasferta di Capo d'Orlano, si sarebbe cosparsa il capo di cenere e avrebbe aggredito il campo in ogni centimetro. Che non fosse aria di reazione da uomini veri tuttavia si è capito fin dall'inizio: distratti, pasticcioni, pochi inclini alla fatica. Che Pistoia, pur con tutti i suoi limiti delle rotazioni corte (in campo perfino Davide Moretti, classe 1998) e dello scialbo tasso tecnico, non fosse in vena di regali è apparso altrettanto evidente. Ma perdere con il 39% da due, il 28% da tre e il 57% ai liberi travalica, francamente, ogni limite di decenza.
     
    [i][b]A colpi di modestia. [/b][/i]Robinson, riconquistati i galloni del quintetto base, prova a mettersi in proprio nel panorama di un approccio asfittico in cui la schiacciata sbagliata da Daniel (non una novità) e due interferenze di Eyenga gridano vendetta: 5-10. Pistoia si accende con le triple di Amoroso e Williams, quindi rincara la dose con l'entrata di Brown per il 7-18. Pozzecco si arrotola le maniche della camicia per dare la sveglia ai suoi, finalmente reattivi su ambo i lati del campo tanto da assommare un [i]break [/i]di dieci a zero. La rottura prolungata della Tesi Group consente a Varese di macinare altri punti con Callahan e Robinson, quindi un fallo di Okoye (supponiamo non suggerito dai computer della NASA) regala a Filloy l'ultimo sigillo del quarto. 23-21, con il graditissimo ospite Gek Galanda – ex capitano di entrambe le compagini – in [i]parterre [/i]a farci rimpiangere la grande pallacanestro italiana dei tempi andati.
     
    [i][b]Te la do io l'America. [/b][/i]Al rientro in campo vanno in scena infiniti minuti di basket vietati ai minorenni che sognano di cimentarsi con la palla a spicchi. Milbourne mette fine alla galleria delle scempiaggini toscane con un canestro pulito dall'arco (29-26), dall'altra parte un Robinson volitivo, forse troppo, incappa prematuramente nel terzo fallo. Masnago diventa il palcoscenico di un filmetto americano (quelli che si guardano nelle feste alle tre del pomeriggio digerendo il pandoro) dalla trama scontata: la squadra locale viene narcotizzata e si attende un [i]deus ex machina[/i] – un cane con il tiro da tre, l'alchimia di uno scienziato, il rientro di un vecchio campione zoppicante – in grado di dare la scossa. Ben vengano allora la tripla di Rautins, il 2+1 di Deane e l'[i]alley oop [/i]di Daniel per scrivere 37-31 dopo una selva di palle perse dell'OJM (undici). Il terzo fallo di Eyenga su Williams è l'ultima perla del quarto: 39-36 e tutti negli spogliatoi.
     
    [i][b]Solo ferro. [/b][/i]Gli sprazzi in avvicinamento di Diawara e di Robinson non bastano a scacciare i fantasmi della mediocrità rappresentati dal peggior confronto di centri della storia tra Amoroso e Daniel, quest'ultimo bersaglio di fischi della fin troppo paziente platea prealpina. Non che gli attori sul [i]parquet [/i]siano più ispirati, dato che il saldo di metà terzo parziale recita un roboante 4 pari. Un paio di sussulti di Okoye e Callahan, stasera più orgogliosi di molti “titolari”, valgono una timida accelerazione fino al 50-43. Troppo poco per l'impalpabile attacco dell'OpenJobMetis (4/21 dal campo e 4/8 dalla lunetta nel terzo parziale): all'ennesima occasione di rientro, Amoroso e Brown colgono la parità a quota 51.
     
    [i][b]Allergici alle volate. [/b][/i]L'inerzia dal retrogusto toscano spinge i ragazzi di Moretti fino al 54-59, in concomitanza del quale Pozzecco si scomoda a domandare il minuto di sospensione. Pistoia si lascia ingolosire dall'opportunità di uccidere la contesa ed eccede con le forzature, allora Daniel a rimbalzo (saranno 11, pur un vano dominio sotto le plance: 57-40) e Robinson a segnare ridanno fiato al Lino Oldrini: 61-62. Cinque punti di Hall, prima autore del nulla cosmico, spingono gli ospiti sul 65-67 palla in mano: ferro dai 7 metri, 1 su 2 di Daniel e sotto mano di Williams per il più tre viaggiante. Un pessimo Eyenga trema della linea della carità, sulla rimessa Robinson spende il quinto fallo. Via libera al concerto di tamburi della variopinta curva ospite.
     
    Un ritornello sempre più comune a queste latitudini: l'anno nuovo comincia sulla falsariga del precedente, condito da un numero spropositato di scorribande nell'ex fortino biancorosso.
    Un ceffone roboante sul volto di una Pallacanestro Varese apparsa senza nerbo, lucidità e pathos. La squadra rimane quasi senza ambizioni già all'alba dell'Epifania: piange il cuore dirlo, ma nemmeno con Frates si era scesi tanto in basso. E dopo mesi trascorsi a riempirci la mente di illusioni, l'inverno sta dando il suo responso inesorabile. La classifica non mente: futili lacrime da coccodrillo scorreranno nei prossimi giorni, sicuramente accompagnati da processi. Se non fosse per una Caserta disastrata e una Pesaro con il volto da zombie, i tremori lunga la schiena sarebbero ben altri. Tocca contentarsi, con un'abbondante dose di mediocrità.

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]RAUTINS 4.5 Scentratissimo al tiro anche in soluzioni abitualmente agevoli per le sue qualità balistiche, non trova mai il ritmo perimetrale nella serata in cui le sue doti da apriscatole sarebbero state vitali per allargare il campo come accaduto a Brindisi. Resta da chiedersi quanto potrebbe rendere di più con un play più bravo ad innescarlo o a creargli spazi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    DANIEL 4 Ventitrè minuti di nulla, tra 4 errori al tiro (di cui 2 schiacciate sul ferro!) e zero presenza interna contro Hunt. La sua prevedibilità frontale diventa un lusso insostenibile contro una difesa stabilmente flottata dentro l'area come quella dell'Upea, e non è un caso che l'unico quarto accettabile in attacco sia l'ultimo, nel quale siede stabilmente in panchina. Ma il problema maggiore è l'atteggiamento difensivo indisponente: siccome il talento è quel che è e nelle rotazioni corte di Varese regalare un giocatore è un problemone, quanto ci si può permettere un pivot saltuariamente assente ingiustificato?
    ROBINSON 5,5 Per la serie bugie, grandi bugie e statistiche: le cifre (22 punti, 6 assist e 4 recuperi) lo premiano, la qualità della regia però è davvero modesta a scapito del fatturato. Il rendimento personale non è in discussione, acclarato il fatto che non è un playmaker resta da chiedersi se una guardia senza tiro sia il giocatore giusto per questa squadra...
    DIAWARA 6 Riempie il tabellino in attacco pur soffrendo tanto la verve di Archie, che all'inizio ed alla fine lo punisce dall'arco. E il digiuno dall'arco prosegue (4/26 nelle ultime 4 gare).
    CALLAHAN 6 Soffre i balzi di Hunt nel secondo quarto, poi il coach Gianmarco Pozzecco lo rimette (tardi) nel quarto periodo e con le sue doti balistiche accende l'unica scintilla offensiva.
    DEANE 5 Riserva sparata faticando visibilmente a reggere l'urto di avversari più atletici: di Capin ce n'è uno solo, la sensazione è che il momento di chiedere il conto sia molto vicino...
    OKOYE 6 Entra sul meno 23 e mette in campo energia e grinta, almeno sul piano del piglio la faccia è quella giusta.
    CASELLA 6 Troppa frenesia in attacco, ma almeno quei 6' del secondo quarto sono all'insegna dell'applicazione difensiva.
    EYENGA 5,5 Male in difesa contro un Freeman implacabile dall'arco, ribadisce le sue caratteristiche da non tiratore e contro una difesa strettissima dentro l'area non riesce ad incidere nei consueti giochi a due con Diawara.
    CAPO D'ORLANDO: Soragna 7; Archie 7,5; Freeman 7,5; Basile 7; Henry 6,5; Hunt 7; Cochran 5.[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]CAPO D'ORLANDO (Messina) - Si chiude nel modo peggiore possibile il 2014 di Varese. La più brutta Openjobmetis della stagione viene presa a ceffoni dall'orgogliosa Upea, che pur con soli 7-giocatori-7 (out Burgess, Nicevic e Pecile) mette il dito nella piaga dei problemi tecnici e mentali dei biancorossi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Amarissimo il ritorno al PalaFantozzi per Gianmarco Pozzecco, pure accolto con grande affetto (Non Pozziamo dimenticarti) dai tifosi siciliani: approccio mentale totalmente sbagliato per un'Openjobmetis difensivamente imbarazzante per 25' (63 punti concessi con 10/15 da 3 a metà terzo quarto al peggior attacco del campionato a 70,3 punti di media).
    Complice la serataccia dell'unico arciere designato Rautins (2/9 dal campo), la scelta dell'Upea di battezzare stabilmente i non tiratori biancorossi paga dividendi altissimi anche alla luce del rendimento disastroso di Daniel (0/4 al tiro e 3 perse in 23' di nulla, spicca anche il meno 24 di plus/minus). Solo quando Callahan apre il campo nell'ultimo quarto Varese ha un sussulto rientrando fino a meno 8; troppo poco e troppo tardi in una gara che impone l'addio aritmetico al sogno Coppa Italia.
    L'attesa per il ritorno di Kangur (domani in palestra per riprendere la preparazione atletica con Marco Armenise) si fa sempre più spasmodica, ma le prossime due gare - in casa contro Pistoia e ad Avellino - prima della pausa per l'All Star Game serviranno per capire se sarà il caso di porre un ulteriore correttivo nel ruolo nevralgico della regia. Anche ieri largamente insufficiente per carenza di speed ed energia difensiva (Deane) o fosforo e pericolosità perimetrale (Robinson).
    Mani roventi per l'Upea con Archie e Freeman (21 punti in due nel primo quarto) a colpire 4 volte dall'arco nei primi 3'30 (12-8 al 3'). Gli esterni di casa graffiano a ripetizione dal perimetro, mentre Varese spara a salve da fuori (1/6 da 3 contro il 4/7 dei padroni di casa). Solare la differenza in termini di intensità con Capo d'Orlando che gioca con energia e coralità: tutto il contrario dell'Openjobmetis, che a dispetto delle rotazioni iniziate presto da coach Poz precipita sul 30-14 dell'11'.  Con Casella e Callahan la difesa è meno contemplativa e i biancorossi danno segnali di risveglio (32-21 al 14'); ma a ritmo stabilmente basso l'attacco è davvero scentrato (35% dal campo a metà gara col solo Diawara (6/15 dal campo) a garantire sostanza,
    Così i balzi di Hunt (7 consecutivi) permettono all'Upea di tenere le distanze (39-25 al 16'), e quando i veterani Soragna e Basile si iscrivono al club della tripla siciliana (7/11 contro 3/13 a metà gara) Capo d'Orlando dilaga fino al 48-29 dell'intervallo lungo. E lo show balistico di Freeman (3/5 da 2, 4/5 da 3) consente all'Upea di dilagare fino al 63-36 del 23'; poi la difesa varesina diventa quantomeno accettabile, con l'Upea che segna soltanto un punto in 10' pagando le rotazioni cortissime.
    Varese impiega parecchio per capitalizzare l'inerzia, e solo con Callahan riesce a segnare dall'arco riportandosi sul 68-60 del 35' grazie anche ad un tecnico a Soragna. Che però sale in cattedra colpendo dall'arco e monetizzando in lunetta il credito arbitrale, che rende la pariglia lasciando correre contatti in serie su Diawara. Tecnico alla panchina Openjobmetis con l'ex capitano azzurro che segna 6 punti filati per il 74-63 del 37'; e la tripla di Archie chiude i conti sul 77-65 del 37'.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]RAUTINS 6,5 Spara a raffica nel primo tempo quando Varese trova qualche accelerazione in campo aperto, dopo i 12 punti con 5 tiri dei primi 20' non trova più soluzioni aperte (alla fine 5/9 dal campo). Aggiunge 9 rimbalzi e 2 assist, ma al netto del tiraccio di fine primo overtime andrebbe coinvolto di più.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    DANIEL 7 (foto Blitz) Parte timido contro Lawal, poi sale di tono (10/15 da 2 e 13 rimbalzi) confezionando i massimi stagionali per punti e impatto sotto i cristalli; glaciale sui liberi dell'ultima azione del primo prolungamento.
    ROBINSON 7 Ottimo impatto dalla panchina. Cambia marcia con le sue incursioni al ferro dopo un avvio incerto dell'attacco biancorosso. Guida la rimonta del quarto periodo producendo soluzioni per sé e per Daniel (anche per lui massimo stagionale di punti ed assist a quota 27 e 9). Rivedibili alcune gestioni offensive nel finale dei regolamentari e nei supplementari.
    DIAWARA 6 Mira storta dall'arco (1/9 da 3), meglio nello smistamento del gioco sui raddoppi (7 assist) che nel convertire la sua potenza fisica (6/15 da 2 sbagliando tanti appoggi interni nel traffico) contro gli avversari meno stazzati che Sacchetti gli sguinzaglia contro. Fa la cosa giusta attaccando frontalmente Lawal sull'ultimo possesso dei regolamentari, ma anziché cercare il contatto si incarta con una soluzione scomposta.
    OKOYE 5 Tre minuti e mezzo di gioco, meno 7 di plus/minus: troppo tenero in difesa e prevedibile in attacco per tenere il campo in una partita così impegnativa.
    DEANE 6 Mira scentrata (0/6 dal campo) dopo i 23 punti di Caserta. Partenza molle ma poi tesse una buona trama offensiva. Resta l'anello debole della difesa contro cui Sassari attacca sempre iniziando le rotazioni.
    CALLAHAN 6 Rendimento offensivo sontuoso (8 punti in 8') colpendo due volte consecutive dall'arco, peccato per i falli che lo costringono ad uscire in avvio del primo overtime quando aveva preso ritmo balistico.
    EYENGA 6,5 Sprazzi di grande qualità difensiva capitalizzando i giochi a due con Diawara con 4 schiacciate. Ferma Logan ma fatica anche lui su Dyson, poi il quarto fallo al 25' lo frena e cambia l'inerzia del match nel momento in cui Varese poteva allungare. E quello sfondamento sul più 5 nel finale dei regolamentari è l'episodio chiave della partita.
    SASSARI: Logan 6; Sosa 8; Formenti 6; Lawal 6,5; Chessa 6,5; Dyson 7,5; Sacchetti 6; Mbodj 5; Todic 5,5.
    G.S.
     [/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Chi crede alla cabala è autorizzato a toccare ferro: 113 a 117 è un punteggio da... smorfia. Anche quella della delusione per aver buttato via una vittoria. Il post Natale biancorosso si ferma a una manciata di secondi dal successo. Avanti di cinque gli uomini del Poz non rallentano, corrono e "sfondano" il muro azzurro. Varese schiaccia Sassa...ri finisce pancia a terra, colpita e affondata dai dardi dell'inafferabile Sosa. Egli, nella circostanza, ne sbaglia poche pur avendo sbagliato atteggiamento con un gestaccio censurabile (pagato solo con un tecnico) verso il popolo del PalaWhirlpool. Il meno amato vince il festival delle triple, scardinando le certezze della Openjobmetis. La quale è ammirevole per abnegazione, impegno e carattere. Ma i limiti sono limiti. Gli ospiti pescano dalla panchina le soluzioni vincenti, Varese ha le rotazioni obbligate e nel supplementare decisivo tremano le mani ai fucilieri. Per dire di una squadra inversamente proporzionale alle sue qualità. Ossia al tiro da fuori si sostituiscono le penetrazioni e i canestri da sotto. O forse nella sconfitta - che brucia - si aprono nuove prospettive. Un lavoro appena cominciato mentre Meo Sacchetti, imperturbabile pure quando Varese ha sorpassato  e il suo Banco sembrava alle corde, ha una squadra collaudata. Fuori uno, dentro l'altro come se nulla fosse. I giochi sono semplici, i movimenti memorizzati, le plance presidiate da pretoriani dai balzi felini:  quando l'avversario è minaccioso si "armano" gli... arcieri Sosa e Dyson che risolvono gli affanni. Gli affanni del Poz, stavolta, non li risolve alcuno. Anzi, quello sfondamento che "gira" la partita è un peso insopportabile. Una freccia che trafigge l'entusiasmo del palazzetto pieno come un uovo. La coreografia è sorprendente: giochi di luce che abbagliano ed emozionano prima della palla a due. Un'americanata con tocchi di classe mentre lo speaker urla i nomi dei protagonisti. Baci e abbracci fra amici che, per un paio d'ore, sono cari nemici. Dalla curva debordante di tifo spunta uno striscione pro-Diawara, meritevole di ringraziamento, in questo "mondo di mercenari", per avere detto no alle lusinghe arrivate dal Bosforo. L'amore per la maglia sopra ogni cosa e la maglia di Varese vale più di ogni cosa. Per questa serata un po' deamicisiana ci sarebbe voluta la ciliegina. Invece no, niente dolce e molto amaro pur se la Openjobmetis s'è aggrappata due volte alla partita. Due supplementari di rabbia per una sconfitta svanita in un amen. Cioè lo spazio in cui la palla ha coperto i 6,75 metri che la separano dal tebellone biancorosso. Sarà per un'altra volta, grazie lo stesso. Natale è appena trascorso. Niente "smorfie" di dolore… [/size][/font][/color]

  • Nicolò Cavalli
    Pronostico rispettato: chi alla vigilia si aspettava tra il maestro Meo e l'acerbo e volonteroso discepolo Gianmarco una gara dai colpi di coda e di testa, ha trovato nel menù del PalaWhirlpool palpitazioni e ribaltoni. Senza possedere la palla magica, avevamo altresì ipotizzato una Sassari favorita in ipotesi di duello rusticano al gioco “prendi e tira”. Ma i rimpianti stanno tutti in un secondo tempo eccezionale sporcato dalla brutta gestione dell'ultimo minuto di gara: dettagli nevralgici che segnano il confine tra la gioia e la delusione. Che tracciano altresì la linea di demarcazione tra una possibile [i]final eight [/i]e un finale di girone di andata da vivere sulla difensiva.
    Altro dato da segnalare, questa sera, risulta la pochezza della panchina di Varese: salvi i barlumi di Callahan, per il resto i titolari hanno potuto rifiatare il minimo sindacale.
     
    [i][b]Un adagio in sottofondo.[/b][/i][b] [/b]La proverbiale fetta di panettone rallenta il metabolismo delle difese, festosamente blande in avvio: 4-7 con un paio di bimani per parte. Due canestri pesanti di Dyson e Formenti (6-13) impongono la prima sosta tecnica con annessa strigliata. La reattività nel catalizzare secondo possessi di Diawara ed Eyenga compensa la mira rivedibile dalla lunga (nel periodo 1/6), dall'altra parte l'ex play di Brindisi apre il campo con mirabile bidimensionalità: 12-21. Una OpenJobMetis a tratti dimessa, a tratti frettolosa, recupera lo spartito con Robinson (preferibile rispetto a un Deane apparso appagato dopo lo show di Caserta) prima di subire ingenuamente gli ultimi canestri del quarto a firma di Sosa e ancora Dyson: 21-28.
     
    [i][b]I tabellini veleggiano. [/b][/i]Il dominicano Sosa - noto a Masnago per scene da [i]far west [/i]regalate insieme a Ron Slay qualche anno fa - infiamma la platea con due triple e un gesto di esultanza che gli vale un tecnico, comminato dal sempreverde “Gigi” Lamonica. Nella baraonda, i tepori si dissolvono e Varese prova a cambiare a marcia sprintando fino al 30-34. Tempo di far rifiatare le uniche bocche da fuoco della compagine di casa (Rautins e Kuba) che il Banco recupera i dividendi di fine anno con il figlio d'arte Brian Sacchetti e soprattutto con una zonetta infingarda. Gli isolani assestano alcuni colpi da possibile [i]knock out[/i] (39-48) con l'indemoniato Dyson, autore di venti punti già a metà gara; i paladini di casa evitano il peggio con due giochi costruiti per Eyenga e un dardo di Andy Rautins: alla pausa i punti di disavanzo sono soltanto due, complice l'ultimo affondo di Diawara per il 46-48.
     
    [i][b]Rotazioni risicatissime. [/b][/i]Due minuti a “monomarca” OJM inducono il navigato Meo Sacchetti a chiamare a rapporto i suoi, per la prima in svantaggio dopo il 50-48 di Eyenga. L'intensità feroce della difesa varesina costa però l'esaurimento del bonus (quarto fallo per un confusionario Deane) con ancora un'eternità di sabbia nella clessidra. L'assetto accorto e solido dei ragazzi di Pozzecco vacilla quando anche l'uomo collante Eyenga si macchia della quarta penalità, sfruttata da Sassari con un 3/3 di Sosa dalla linea della carità: 54 pari a metà frazione. Alla rottura biancorossa (0-9 di parziale fino al 54-60) si aggiunge l'atletismo di Lawal. Due canestri a testa di Daniel e Robinson vengono frustrati dalla triple di Chessa e del folletto dominicano, lesti a timbrare il 62-66 preludio dell'ultimo mini intervallo.
     
    [i][b]Vietato ai cardiopatici. [/b][/i]Al nuovo tentativo di alzare i ritmi della banda di casa (con diversi giri gratis in giostra di un Robinson tornato pargolo: saranno 27 punti alla fine), i sardi rispondono con la musica tambureggiante di Dyson. Un improvviso 5-0 a firma del play con la fascia e del corazziere Callahan – precettato per dare un menare le possenti braccia – assicura il 76-76 e infonde energia al quintetto prealpino. Al 2+1 di Diawara Varese dapprima non dà continuità, anche perché alla fucilata dell'Ispettore segue la stilettata di Sosa: 82-81. Il sortilegio malefico si ripropone quando Eyenga, poco prima autore del più cinque ed artefice di una prestazione solidissima, sfonda anziché mettere in ghiaccio la gara. La maggiore esperienze e il cinismo di Sassari confezionano l'[i]overtime[/i]: Lawal (19 punti + 11 rimbalzi) e Sosa, a differenza degli esausti Robinson e Diawara, sono infatti sartoriali nel siglare l'86 pari.
     
    [i][b]La storia infinita. [/b][/i]Il supplementare dell'OJM comincia fra mille stenti: solo Callahan, prima di salutare la contesa per il quinto circolino rosso, vede la retina. L'ultimo ruggito di Kuba (2/2 dalla lunetta per il 91-90 ed estromissione per Lawal) provoca le risposte dall'arco di Dyson e Sosa. La schiacciata solitaria di Daniel è sinonimo di pareggio a quota 96, quindi Poz chiama il fallo per vincerla: percorso netto di Sosa, tripla errata da Rautins in preda ai crampi, rimbalzo convertito in oro dal pivot [i]afro[/i]. Parafrasando Flavio Tranquillo, altro giro, altro ribaltone, altro supplementare.
    La fuga del Banco, molto più arzillo, non lievita oltre misura (100-104) a causa di un paio di errori dai liberi e di un pallone perso malamente, eppure lo scorpione Sosa ha altro veleno nella coda. Due graffi dai sette metri, inframezzati dal ciuffo del ripescato Logan, questa volta chiudono davvero i conti.
     
    Un epilogo amaro, analogo a quello vissuto un paio di mesi orsono contro Reggio Emilia. Applausi convinti dei 5000 di Masnago per lo spettacolo ed amarezza per lo scivolone. Con un dubbio che ci accompagna in questo [i]boxing day [/i]a spicchi: meglio una Varese brutta e vincente, o una OpenJobMetis frizzante ma, sportivamente parlando, senza istinto omicida? Ai posteri l'ardua sentenza.
     
    [i][b]Il migliore di Varese. [/b][/i]Ed Daniel getta il cuore oltre l'ostacolo e lancia la sfida a Lawal. Ne esce un avvincente confronto ad alta quota, con il capellone che porta a casa 23 punti (10/15 da due) e 13 rimbalzi. Temevamo stoppate subite a fiocchi: ne è giunta solo una.
     
    [i][b]Il peggiore di Varese. [/b][/i]Willie Deane esce con le orecchie bassissime dopo i fasti inscenati all'ombra della Reggia. Oggi, di contro, è l'ombra di se stesso: lento, senza personalità (zero canestri dal campo, i 5 punti sono frutto di viaggi in lunetta), falloso e dalla persa facile. Troppo incostante
     
    [i][b]La statistica chiave.[/b][/i] 70 punti in due: tanto hanno prodotto, peraltro senza folli forzature, Sosa e Dyson. Il dominicano con 10/15 da tre ci ha cucinato a puntino. Per i manicaretti del prossimo Natale, chiedere a lui come impastare a ritmo incessante. Magari si eviti di portalo a tavola: tra sghignazzi, gomiti alti e parole grosse non risulterebbe un compagno di libagioni perfetto.

  • pxg14
    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Solito copione ma finale diverso per un film che stavolta regala un lieto fine all'Openjobmetis amante delle emozioni forti. Niente beffa conclusiva dopo aver sognato la "passeggiata" sul più 15 di fine primo tempo per la squadra di "coach Poz". La fiducia acquisita grazie alle vittorie contro Brindisi e Bologna funge da anticorpo per scacciare le immagini delle sconfitte in fotocopia contro Trento e Roma, e nonostante un terzo quarto da dimenticare Varese riparte dai concetti "basic" di sacrificio e coralità per sbancare il PalaMaggiò. Difesa e contropiede, ricetta vecchia ma sempre valida per esaltare un gruppo capace di non perdersi d'animo nonostante il blackout a cavallo dei due tempi: nonostante i falli sul "groppone" dello stopper Eyenga e l'influenza a debilitare il fuciliere Rautins, l'esperienza di Deane e Diawara (protagonisti assoluti del finale rispettivamente in attacco e in difesa) hanno permesso all'Openjobmetis di coronare una partita condotta comunque per 35 minuti buoni grazie ad un'altra prova difensiva di sostanza. E dunque la solidità della retroguardia, da principale problema post-Milano, è divenuta la principale certezza di una squadra che in assenza di Kangur ha perso clamorosamente fluidità a metà campo, ma con l’aggiunta di Eyenga ha cambiato mentalità nella sua metà campo. Ed anche quando il congolese non è determinante, ha comunque aumentato la capacità di insieme di stringere i denti per accendere il motore del contropiede. E con la condizione atletica in crescita anche Daniel è tornato una risorsa offensiva importante per una Varese meno "Diawara-dipendente" ma complessivamente più efficace rispetto alle prime giornate di campionato, quando i raddoppi sul francese bloccavano sistematicamente la manovra varesina. Che anche ieri ha chiuso con 5 giocatori in doppia cifra, a dispetto delle 20 palle perse ad indicare l’obiettivo sul quale focalizzarsi per crescere ancora. Ora le due gare di fine anno solare contro un Banco Sardegna in difficoltà senza Sanders e Brooks e sul campo di Capo d'Orlando per la serata del ritorno al PalaFantozzi di "coach Poz". Chiusa a titolo definitivo la necessità di guardarsi alle spalle, ora Varese torna ad "inquadrare" la metà alta della classifica con la possibilità di riagganciare zona[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Final Eight e playoff ancor prima del rientro di Kangur. Che continua a lavorare "forte e duro" per recuperare in vista del probabile rientro in programma nel derby del 25 gennaio a Cantù: con l’estone a ruotare con Diawara ed Eyenga aumenterà il tasso di sintassi cestistica del gruppo, sulla base di una difesa che nel giro di un mese è diventata la risorsa principale della squadra. Se sul piano del gioco si procede ancora a fasi alterne, gli aspetti "motivazionali" di agonismo ed impegno sono certezze acquisite per un gruppo che è comunque uscito "fortificato" dal periodo no di 6 sconfitte in fila. E se Willie Deane riuscirà a prendere in mano con continuità il bastone del comando come accaduto nel finale del match di ieri sera a Caserta, rientrare nel gruppo delle "big" non è impossibile per una Openjobmetis che facendo quadrato attorno alla solidità del gruppo ha ritrovato fiducia e spinta per rilanciare la sua sfida verso i piani alti.[/size][/font][/color]

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