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VareseFansBasketNews

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    [size=3][font=verdana]Meno camicia e più pallacanestro. Gianmarco Pozzecco (foto Blitz) è uno straordinario animale mediatico che trova sempre il modo per far parlare di sé, e quella reazione esagerata ma spontanea allespulsione che ha vissuto come uningiustizia ha fatto discutere molto. Anzi, troppo. Oscurando ad esempio quel ragionamento ampiamente condivisibile nella conferenza stampa post partita sul fatto che la tolleranza zero imposta agli arbitri sul divieto di comunicare con i giocatori sia una cavolata pazzesca (eufemismo per riassumere un concetto espresso in maniera ben più colorita). Ma daltra parte si parla più del Poz per quel che fa fuori dal campo (vedi la conferenza stampa post-Roma dove lattacco riguardava alcool e figa), piuttosto che per il suo ruolo ed il suo lavoro da allenatore della Pallacanestro Varese. Interpretato probabilmente in maniera inusuale, anche nella gestione dei giocatori e nella costruzione del sistema di gioco; ma le analisi - e le eventuali critiche - devono riguardare prima di tutto il campo, e poi tutto quel di mediatico che un personaggio così istrionico porta fisiologicamente in dote.
    Chiaro che nel momento in cui la società di piazza Monte Grappa ha scelto Pozzecco, ne ha accettato tutte le sfaccettature; compresa la poca esperienza da allenatore, addirittura zero assoluto in serie A dove comunque la capacità di arrivare al cuore ed alla testa degli stranieri è fondamentale.
    Alla fine concentrarsi sul Poz extracampo, che comunque è e resta una risorsa fondamentale per dare un pizzico di brio ad un mondo paludato ed autoreferenziale come quello del basket italiano, rischia solamente di renderlo schiavo del suo personaggio. Invece Varese ha bisogno di un Poz in versione coach, che sappia coniugare le sue doti di motivatore e galvanizzatore con la realtà di una squadra che ha bisogno di una spruzzata di organizzazione sui due lati del campo. Quello della camicia strappata (domani alle 14 a Roma sarà discusso il ricorso presentato dalla società per ridurre la squalifica di 2 giornate) è stato solo un episodio, peraltro non certo edificante, ma totalmente ininfluente nelleconomia della stagione di Varese. Che deve proteggere ed aiutare nel suo percorso di crescita quello che resta un capitale della società. Perché solo se Poz diventerà un coach di alto livello, la scommessa fatta su di lui dallOpenjobmetis per questa stagione e la prossima avrà pagato quote interessanti per entrambi[/font][/size]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Anche stavolta solo complimenti ma niente punti per la Openjobmetis al termine di un derby numero 169 a dir poco “esagerato” per quantità di emozioni e colpi di scena. Milano passa a Masnago al termine di una partita strepitosa per qualità balistiche (19/35 totale da 3 di cui 7/11 nell’ultimo quarto e 3 negli ultimi 120 secondi dopo il secondo sorpasso biancorosso della partita), ma Varese gioca alla pari fino agli ultimi 30 secondi contro la corazzata di Banchi . E se l’Olimpia era senza tre pilastri del valore di Hackett, Gentile  e Kleiza  (costretto al forfait in extremis per un problema ad una caviglia), anche stavolta l’assenza forzosa di Kangur  - ormai out fino ad inizio 2015, operazione annunciata entro pochi giorni - condiziona pesantemente l’assetto tecnico-tattico dei biancorossi. La sconfitta consecutiva numero 5 è quella meno carica di rimpianti per Varese, che esce comunque[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    dal campo tra gli applausi dei suoi 4700 tifosi: anche stavolta però il finale è amaro, con il colpo che resta in canna per il 2/10 da 3 nei 10’ conclusivi e per le sofferenze sui secondi tiri (quello decisivo di James  ma non solo).
    L’esordiente Eyenga  mostra di poter essere utile nell’aumentare il coefficiente di energia difensiva, ma in quel reparto c’è da lavorare tanto: stavolta i biancorossi ci hanno messo tutta la carica agonistica possibile, ma troppo
    spesso la scelta di cambiare su tutti i blocchi è stata punita da una Milano chirurgica. Che nella più classica delle versioni “less is more” ha responsabilizzato i giocatori sani, trovando un Brooks immarcabile (27 con 6/9 da 3 nella
    ripresa) e un Melli  mortifero nel punire in sospensione tutti gli spazi concessi dai biancorossi. Ma in linea generale, una squadra che ha pazienza nel muovere la palla - vedi la Trento e la Roma del secondo tempo - troverà sempre un tiro aperto negli ultimi secondi dell’azione; e se non va la prima soluzione, ci sarà sempre una situazione “svantaggiosa” a rimbalzo. Così anche stavolta l’Openjobmetis ha pagato dazio “là dietro” a dispetto di un secondo tempo da 57 punti segnati e di un complessivo 52% dal campo: tante giocate individuali “lussuose” e l’utilizzo di Callahan come “simil-Kangur” per aprire la scatola e lasciare spazio a Daniel e Robinson  in penetrazione, ma tutto ciò non è stato sufficiente con Milano bravissima a rispondere colpo su colpo (o meglio tripla su tripla) ad ogni fiammata di Varese. Al di là della partita in sé, l’episodio che resta negli occhi di tutti - pur avendo inciso praticamente
    nulla nel film della partita - è l’espulsione per doppio tecnico di Gianmarco Pozzecco , e la conseguente scenata con lo strappo della camicia all’uscita dal campo: il Poz, preso dalla sua abituale emotività a fior di pelle, è andato ben oltre il limite che un personaggio pubblico dovrebbe rispettare. E purtroppo questo attacco di “Paperinite” gli getterà la croce addosso (sentenza pesante del giudice sportivo in arrivo? Di certo il doppio tecnico non comporta la squalifica): reazione sbagliata e censurabile che sposterà l’attenzione sul suo errore, evitando “more solito” di analizzare una volta per tutte e con la dovuta lucidità il problema dell’atteggiamento arbitrale sui campi della serie A italiana. Perché 5 tecnici e un doppio fallo in una partita bellissima e spettacolare ma del tutto priva di animosità dicono chiaramente che i fischietti italiani sono fuori controllo nella gestione delle emozioni in campo e sono loro - con questo modo “ducesco” di condurre le gare - a scatenare pulsioni di giocatori ed allenatori e di conseguenza del pubblico. Ma lo “sclero” fuori dalle righe di “coach Poz” cancellerà ovviamente le considerazioni sulle quali ogni addetto ai lavori - ad iniziare dai club, in ultima analisi quelli che pagano - dovrebbe riflettere per un basket più sereno. Di certo l’espulsione del coach biancorosso ha “svegliato” Robinson e Daniel, che con la gestione-Ducarello  hanno messo in campo la faccia e il piglio giusto per assaltare l’area milanese dopo le 8 stoppate subite nei primi 20’. Da loro, sotto accusa per l’impatto tecnico ed emotivo nelle ultime due sconfitte in fotocopia, è partita la scintilla per una rimonta che ha ribadito quanto carattere abbia questa Openjobmetis non perfetta sul piano tecnico e difensivamente migliorabile. Ma di certo mai doma neppure dopo 5 sconfitte consecutive: questo atteggiamento andrà rimesso in campo nei prossimi due viaggi a Cremona e Brindisi. Perché questa squadra ha perso spesso, anzi sempre nelle ultime 5 settimane, ma è sempre andata ad un passo dalla vittoria, ed ora che ha
    una rotazione di 8-uomini-8 potrà lavorare sugli aspetti tecnici sui quali serve ancora crescere. Prima o poi il vento girerà, questo gruppo se lo merita.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

  • Nicolò Cavalli
    [b]ANDY RAUTINS [/b](8 punti; 1/1 2p; 2/7 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]La marcatura asfissiante del solito Moss, bestia nera di Varese, lo induce alla depressione. I tiri sono spesso fuori equilibrio, soltanto un dardo in contropiede sembra ridare vita al canadese. Per il resto troppi falli e affanni.
     
    [b]EDWAR DANIEL [/b](17 punti; 7/13 2p; 0/0 3p; 3/5 tl), [b]VOTO: 6. [/b]Una volta tanto ci atteniamo alla media aritmetica: 4,5 nel primo tempo, 7,5 nella ripresa. Dopo aver preso quattro stoppate sul muso, rientra dagli spogliatoi con furore. Canestri scoppiettanti e muscoli al servizio della causa. Che sia di buon auspicio.
     
    [b]DAWAN ROBINSON [/b](21 punti; 811 2p; 0/1 3p; 5/5 tl)[b] VOTO: 6,5. [/b]In perfetto parallelismo con il socio Ed, inventa pentole e coperchi negli ultimi due periodi. Questa volta la leadership non manca, al pari dei suggerimenti ai compagni (sei gli assist). Peccato per un paio di difese rivedibili su Ragland.
     
    [b]YAKHOUBA DIAWARA [/b](22 punti; 2/2 2p; 5/13 3p; 3/4 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Le difese di serie A conoscono il suo [i]pedigree [/i]da bomber e si adeguano: raddoppi, dita nell'occhio (non si tratta di iperbole), fiato sul collo. Con alterne fortune Kuba si mette in proprio, ma la lontananza dell'omologo Kangur non gli permette di essere completo. Visconte dimezzato.
     
    [b]STANLEY OKOYE [/b](3[b] [/b]punti; 0/2 2p; 1/1 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]Il suo minutaggio scende nettamente dopo alcune prove da titolare. Fatica a carburare e trova la retina soltanto con una tabella sulla sirena dei 24: avessimo vinto, avrebbe portato le brioches per tutti. Invece si sta ancora appuntando le targhe degli attaccanti milanesi.
     
    [b]WILLIE DEANE [/b] (10 punti; 4/7 2p; 0/3 3p; 2/2 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Nel primo tempo mette ordine in regia, non disdegnando qualche rubata da vipera dalle tasche dei giovanotti ben vestiti dell'EA7. Segna canestri difficili nei momenti del bisogno, però sbaglia una bimane clamorosa. Da strapparsi i capelli, se li avesse.
     
    [b]CRAIG CALLAHAN[/b] (12 punti; 1/1 2p; 3/4 3p; 1/1 tl) [b]VOTO: 6. [/b]Esce per cinque penalità dopo aver distillato ogni goccia di energia. Tenta la zampata clamorosa con un 3+1 a due minuti dalla sirena. In difesa soffre la stazza degli avversari, impiegando diversi minuti a trovare le alchimie giuste.
     
    [b]CHRISTIAN EYENGA [/b](4 punti; 2/3 2p; 0/1 3p; 0/0 tl)[b] VOTO: 5,5. [/b]Esordio in chiaroscuro per il ragazzo cresciuto a Badalona. Nell'avvio arpiona diversi rimbalzi e si becca con Moss: punto a favore. Alla lunga non si avvicina al ferro e si mostra inadeguato nel tiro dalla distanza: punto a sfavore, ma si sapeva.

  • Nicolò Cavalli
    Le squadre solide e complete non si intimoriscono di fronte alle platee[i] calienti [/i]e alle assenze. La Milano dell'inossidabile Banchi supera le forche caudine di Masnago pur senza Hackett, Gentile, Kleiza e con un Samuels a mezzo servizio. Il colpo gobbo, se così vogliamo chiamarlo, riesce grazie a un formidabile 19/35 da tre (54%) e alla classe di un Brooks in vesti da marziano (37 punti e 40 di valutazione). Con una mancia di ben 10 stoppate, tanto per denotare la superiorità atletica.
    Varese paga ancora una volta la schizofrenia in campo e in panchina, giocando una pallacanestro piacevole ma troppo condizionata da un punteggio ad elastico. Nel momento in cui la vetta sembrava scalata, dopo 38 minuti di fatica immane, è mancato l'ossigeno per timbrare l'impresa.
     
    [i][b]Una Varese di rincorsa. [/b][/i]I detentori del titolo azzannano alla giugulare una OJM macchinosa: 0-7 senza sfiorare il ferro prima che Eyenga consegni il suo biglietto da visita con una schiacciata in entrata. I 5000 di Masnago - pieno come un uovo a parte il settore ospite, popolato con la densità abitativa dell'Islanda Orientale - creano un clima da [i]bagarre[/i] nel quale Rautins si gasa al tiro (prima di inciampare nella seconda penalità) mentre Moss ed Eyenga si improvvisano wrestler. Sul 9-11, ancora a firma del nuovo acquisto, gli arbitri si tolgono lo sfizio di comminare un tecnico all'indiavolato Pozzecco. Varese raggiunge la parità a quota 14 con un bel sotto mano di Robinson, quindi subisce i colpi della coppia di guardie Ragland/Brooks (un lusso in questa grigia seria A): 17-23 al primo break.
     
    [i][b]Proteste, rimpianti, camice strappate. [/b][/i]Callahan, dormiente a rimbalzo dinnanzi a un Samuels presunto claudicante, trova espiazione in attacco con una tripla e un assist per Deane (22-25). Le difese prealpine sono accomodanti come un salotto, nel quale l'EA7 trova piacevole dimora senza affannarsi. Scivolata sul meno nove di metà frazione, la truppa di casa manca il meno uno per una bimane mancata dell'ex di turno Deane: in un battito di ciglia le scarpette rosse si issano sul 30-38 con Melli e Samuels. Pochi istanti dopo cambia la partita: contatto Eyenga-Samuels, con fallo (a nostro parere corretto) contro il #31 di casa. Pozzecco protesta – non più di quanto fatto da Banchi in diversi frangenti – e viene espulso: secondo tecnico e uscita dal campo con la camicia strappata. Una scenata alla Hulk, dalla quale l'OJM resuscita con sei punti di vivida rabbia (tripla ignobile di Okoye, un libero ed entrata di Robinson). Alla pausa lunga il tabellone scrive 40-43, dopo il primo tempo più pazzo dai tempi di Metis-Charleroi.
     
    [i][b]Segnali di orgoglio, ma non basta. [/b][/i]Il quintetto stazzato di Ducarello, nonostante qualche amnesia difensiva, risponde presente addirittura con l'asse Robinson-Daniel: 49-50. Il mortifero Moss e Brooks incendiano il perimetro, dall'altra parte il play e il pivot fanno breccia nel pitturato (55-58). La controfigura arzilla del Samuels di inizio gara inventa giochi di prestigio in avvicinamento, il talentuoso ex Nets aggiunge il carico scollinando il “ventello” con due dardi d'alta scuola. L'OJM, grazie a una tripla siderale di Diawara e a un fallo antisportivo contro Samuels mette la testa avanti contro ogni pronostico: 71-70.
    A cavallo della terza e della quarta frazione, però, ancora il talentino Marshon, stella dell'EA7, e gli sprazzi dei “rincalzi” sembrano tramortire la contesa. Dal 73-84, siglato dal non amatissimo Bruno Cerella, fino all'ultimo minuto di gioco Varese mette in scena i migliori momenti di pallacanestro del suo campionato: energia in difesa, muso duro a rimbalzo, pick'n'roll e, solo all'occorrenza, tiro dalla lunga. Un incredibile parziale di 16-5, ispirato da Daniel e sublimato da un nuovo missile terra aria di Kuba, scrive la parità a quota 89. Milano risponde con l'extraterrestre Melli (5/5 dal perimetro), Callahan pesca un 3+1 che ispira dolci sogni verso il traguardo. Ma qui termina la gloria: la contesa viene chiusa dai primi attori Ragland e Brooks, lesti dalla lunga e glaciali dalla lunetta.
     
    L'ovazione di Masnago e i sintomi di crescita del quintetto sono gli spunti dai quali ripartire. Varese questa sera ha peccato di meno egoismi del consueto, con ben 17 assist e soltanto 11 palle perse. La classifica però piange, al pari della conduzione tecnica del Poz. Certi errori, rubricati come peccati di gioventù, alla lunga potrebbero fare perdere credibilità. Non parliamo di gogna mediatica o di squalifiche, bensì di solidità dello spogliatoio. Ora si viaggerà verso Cremona e Brindisi, alla ricerca della vittoria perduta. Manca dal 19 ottobre, e ci manca tremendamente.

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Da altre tre settimane a 40-45 giorni di stop. Questi i tempi di recupero prospettati per Kristjan Kangur dopo la riattivazione fallita di martedì. Il problema alla schiena dell'ala estone è leggermente migliorato ma tutt'altro che risolto: dopo i nuovi consulti medici svolti ieri, oggi il dottor Sella dovrebbe tirare le somme e stabilire quale delle due alternative è quella giusta per risolvere l'infortunio dell'atleta del 1982.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Dunque, o si proverà un secondo ciclo di terapie con l'auspicio che le cure e il riposo possano sbloccare la situazione nel giro di una ventina di giorni, oppure si ricorrerà all'intervento chirurgico per rimuovere quella punta di ernia discale che causa all'estone la fastidiosissima lombosciatalgia.
    In tal caso Varese dovrà fare a meno di Kangur per un tempo maggiore (l'operazione dello scorso anno, effettuata quando giocava per Milano, fu effettuata il 21 ottobre e l'atleta tornò in campo il 16 dicembre), ma presumibilmente aumenterebbero le possibilità di recupero.
    Oggi dovrebbe arrivare la decisione sulla base degli ultimi riscontri medici: qualora si optasse per l'intervento si potrebbe stimare nella migliore delle ipotesi un ritorno per l'ultima di andata (11 gennaio contro Avellino). In ogni caso una tegola pesante per l'Openjobmetis, considerando il valore totale di un giocatore che fattura 15,3 punti più 9,7 rimbalzi col 47% da 3 e 3,7 assist. Ma il coach Gianmarco Pozzecco esorta squadra ed ambiente a guardare avanti ed a fare quadrato in attesa del recupero dell'estone: «Kangur è la pedina fondamentale del nostri sistema e con lui ad 8 secondi dalla fine della partita contro Reggio Emilia eravamo imbattuti. Dovremo mantenere la calma e stringere i denti, cercando di fare di necessità virtù per qualche tempo: so che a Varese per partito preso si deve sempre giocare per vincere, ma l'importante è fare quadrato per muovere la classifica, consapevoli che quando torneremo a ranghi completi potremo inserire una marcia superiore. Anche se sulle tempistiche al momento navighiamo a vista...».
    In ogni caso domenica contro Milano ci sarà Christian Eyenga che, pur avendo caratteristiche differenti rispetto a Kangur, potrà rendersi utile nell'allungare le rotazioni di una squadra che non ha praticamente mai potuto giocare al completo se si eccettua il match d'esordio contro Cantù.
    «Eyenga era stato preso come complemento a fianco di Kangur, e ci sarà utilissimo in questo momento di emergenza in attesa che Kristjan ritorni in campo - conferma il presidente biancorosso Stefano Coppa -. Intanto domenica riusciremo finalmente a schierare 7 stranieri, cosa che su 6 partite ci era capitata solo una volta. Con una rotazione in più di un giocatore atleticamente esuberante potremo aumentare l'intensità difensiva e l'autonomia della squadra».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Tutto sbagliato, tutto da rifare? Non proprio così ma poco ci manca per una Pallacanestro Varese che si dibatte come una mosca impigliata in una ragnatela. Come dire d'una realtà che non perdona fragilità e inadeguatezze costituzionali d'un collettivo poco attrezzato convenientemente dai suoi artefici, ovvero i decisori del mercato biancorosso, chiamati ora in correo dalle proprie infelici o sfortunate strategie come documenta la classifica che rischia di provocare attacchi di panico al tifoso più puro se già guarda alle prossime giornate (Milano a Masnago, Cremona e Brindisi in trasferta). V'è pur sempre l'alibi di un budget limitato nonché inferiore a quello di diverse avversarie salvo poi, a estremi mali (con estremi rimedi), gravare il bilancio per rinforzi o presunti tali per ottenere magari gli stessi risultati, se non peggiori in uno spogliatoio che ha perso serenità e armonia. È in estate che si costruiscono scudetti, playoff e salvezze: un progetto può anche diventare virtuoso grazie a un ritocco, ma non si può dire la stessa cosa se occorrono più aggiustamenti per cambiare faccia a una squadra. E, spesso, ci stupiamo come professionisti di mestiere, con tante lunghe, belle e intense storie vissute sui campi, risultino invece poco illuminati per competenza in cognizione di causa. Eppure a dirigenti e tecnici spetta, per ruolo, il senno del prima e non del poi che solo al tifoso non fa difetto nella sua smisurata passionalità.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Non siamo alla catastrofe seppur con il fiato corto (che talvolta ci sembra un rantolo) di fatiche vane, come lo sono certe glorie, che affliggono di paure una piazza grande come quella di Varese. Che, probabilmente, sarebbe già in rivolta con ben altro tecnico di mezzo (basti ripensare a Frates) non potendo eccepire sul conto di Pozzecco, idolo delle folle e pure esordiente, capibile e giustificabile, un po' meno - come si osservava - nell'aver messo mano alla creazione della squadra. Sicuramente va da sé che quella dell'allenatore sia stata la mossa più felice e opportuna della dirigenza biancorossa. Ora v'è da sperare che la delusione, se monterà, non s'infranga sui giocatori o eventualmente su qualcuno in particolare: crocifiggendo non si salva il salvabile.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Nel frattempo non si possono nascondere le preoccupazioni di fronte a una squadra che, in atterraggio, sparisce dai radar schiantandosi in tanti pezzi, come gli individualismi fini a se stessi, riandando con il pensiero alle giocate di Robinson e soci, improvvisamente senza capo né coda. A Roma s'è visto lo stesso film girato a Masnago contro Trento: un primo tempo che ti fa credere in una squadra audace e brillante, e una ripresa di clamorose amnesie e sconcertanti mancanze. Ed ecco il solito finale, da piangere. Se è vero che i valori reali d'un collettivo emergono alla distanza, evidentemente Varese (prime due giornate a parte) non li possiede per quei limiti già noti, il più cruciale dei quali riguarda un'autorità che comandi giochi e ritmi come d'altra parte la presenza consistente di un pivot. Alla fine torniamo agli stessi punti di mesi fa ma avanti bisogna guardare, con fiducia e affetto per Pozzecco e i suoi uomini che, ora più che mai, ne hanno bisogno. [/size][/font][/color]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]La sconfitta di Roma ha fatto perdere il consueto aplomb anche a Cecco Vescovi. Il general manager della Pallacanestro Varese non ne può più di partite dominate e poi gettate al vento con un inspiegabile voltafaccia: «Senza contare il passo falso contro Trento, è la terza partita di fila che buttiamo via. Adesso comincio a stufarmi, soprattutto perché non sono sconfitte frutto di oggettiva inferiorità o limiti evidenti. Fosse una squadra di cadaveri non mi arrabbierei così; invece quando facciamo le nostre cose esprimiamo un basket scintillante, ma non siamo in grado di gestire i momenti difficili e in questo modo ci complichiamo la vita da soli».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Sbalzi di tensione legati a filo doppio all'assenza perdurante di Kangur, che oggi dovrebbe provare ad allenarsi con tutte le cautele del caso. Ma con ogni probabilità salterà anche il derby contro Milano: «Kristjan ci manca da morire perché, oltre ad essere il pilastro della difesa, è il vero play occulto del campo per la sua capacità di muovere la palla ed aprire il campo. Quando tornera? Non lo sappiamo ancora: oggi proverà a riattivarsi con un po' di corsa e capiremo in che condizioni è, ma a meno di sorprese preferisco non rischiarlo domenica, considerando la sua importanza assoluta nel nostro sistema e l'esigenza di recuperarlo al meglio».
    Contro l'EA7 ci sarà invece Christian Eyenga, solo spettatore per motivi burocratici a Roma ma da oggi a disposizione del coach Gianmarco Pozzecco per preparare il debutto nel derby: «Speriamo che possa darci tanto sotto il profilo dell'intensità difensiva e dell'atletismo per aumentare le situazioni di contropiede primario. Christian ha grande energia e può aiutarci a nascondere certi limiti attuali. Ulteriori innesti? Quello di Eyenga è legato ad una situazione contingente visto l'infortunio di Kangur e l'incertezza sui suoi tempi di recupero. Non credo servano ulteriori ritocchi viste anche le risposte positive che Daniel ha fornito a Roma. E comunque nel roster abbiamo tanti giocatori esperti ad iniziare dai due playmaker, dunque credo che si rendano conto da soli di che cosa serva».
    Vescovi non condanna comunque solamente Robinson e Deane per la difficoltà nel gestre i momenti critici: «In teoria quando sei in difficoltà dovresti fare cose semplici e noi invece facciamo l'esatto contrario; a gestire questo tipo di situazioni dovrebbero essere principalmente i play, ma con un roster così scafato certe cose non dovrebbero accadere. Ora auspichiamo che Kangur recuperi in fretta per le sue doti da leader: la squadra ha limiti ma anche qualità, però questi cali incredibili offuscano quel che facciamo di buono».
    Ora il derby contro l'EA7 campione in carica, sulla carta l'avversario peggiore per una Openjobmetis a secco da quattro turni, offrendo però una formidabile occasione di riscatto: «Per il nostro momento e per il valore dell'avversario sarà una partita difficilissima, però il clima del derby è particolare e potrà darci la carica, così come avvenuto contro Cantù. Una vittoria ci farebbe prendere fiato e contro una grande squadra come Milano ci sarà quella spinta motivazionale ed emotiva in più per superare lo sconforto».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Due sconfitte in fotocopia per una Openjobmetis che ripete uno dopo l'altro gli errori fatali della partita contro Trento. Che potrebbero diventare anche tre aggiungendo al conto delle partite "gettate" anche quella di Venezia, dove analogamente alle sfide contro Dolomiti Energia ed Acea la squadra di "coach Poz" ha dimostrato una incapacità evidente di gestire i vantaggi costruiti col suo basket spumeggiante. Che resta al momento la principale - ma anche l'unica - risorsa di una Varese irresistibile quando riesce ad accendere il motore del contropiede con la sua energia difensiva, ma davvero in grande affanno su ritmi più cadenzati, dove emergono i limiti fisici dei lunghi e quelli di lucidità dei costruttori del gioco. Chi non ha testa abbia gambe? Così almeno pare nella misura in cui i biancorossi passano con disarmante facilità da bellissimi ad inguardabili: mentalità, atteggiamento, concentrazione ed altre "amenità" li lasciamo volentieri agli psicologi da salotto, il basket non è scienza missilistica e la tecnica è sempre la miglior spiegazione nel bene e nel male. E alla fine Venezia, Trento e Roma sono unite dal medesimo "fil rouge": in campo non c'era Kristjan Kangur, ossia il giocatore che per capacità tecniche, esperienza, qualità balistiche e disponibilità al sacrificio "di squadra" era il pezzo d'angolo dell'edificio costruito da "coach Poz”. Prima di tutto in difesa, dove con la sua capacità di marcare gli esterni ma di farsi valere anche a rimbalzo avrebbe limitato il crollo sotto i cristalli causa prima dell'afflosciamento delle ultime due gare (analisi elementare: Varese si esalta correndo, ma senza rimbalzi non si corre). Ma anche e soprattutto in attacco, dove senza la sua capacità di allargare il campo dall'arco le difese avversarie sono riuscite a prendere le misure a Diawara (anche stavolta primaria cartina di tornasole del rendimento offensivo della squadra). E soprattutto sono emersi i problemi di "lettura" a difesa schierata dei playmaker biancorossi, in particolare di Dawan Robinson che essendo "battezzabile” nel tiro dall'arco (3/18 in 6 gare, tutto il bottino perimetrale contro la zona 3-2 di Reggio Emilia) diventa fin troppo prevedibile nelle sue incursioni a testa bassa. E quindi basta limitarsi a piangere sul Kangur assente? Non del tutto, auspicando che domenica contro Milano l'estone possa riaffacciarsi sul parquet a fianco del neoacquisto Eyenga, addizione di quantità (per capacità difensive “multiruolo" ed esplosività attaccando il ferro) che la società ha effettuato auspicando di poterlo già inserire a Roma. Ovviamente il rammarico aumenta vista la doppia assenza in un match che Varese aveva comunque dato la sensazione di poter conquistare anche a ranghi ridotti, così come accaduto nelle precedenti due gare; ma le 5 partite consecutive disputate ad organico incompleto sono un altro fattore da inserire nell’equazione per fotografare l’attuale "stato dell’arte" in casa biancorossa. Così come non era tutto oro dopo le vittorie contro Cantù e Pesaro, non è tutto da buttare dopo un poker di sconfitte consecutive gravide di rimpianti; e l’Openjobmetis "bifronte" e sciagurata anti-Trento e Roma va rivista con Kangur ed Eyenga, auspicabilmente già dall’atteso derby di domenica contro Milano, di certo la partita più difficile - ma anche la più stimolante - per vedere una Varese modello araba fenice.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]ROMA - Varese non impara dai suoi errori. Altra sconfitta bruciante per l’Openjobmetis, che ripete il copione della settimana scorsa contro Trento: il team di  Pozzecco domina per tutto il primo tempo (anche più 19 al 18’), ma poi crolla malamente nella ripresa quando l’Acea fa la voce grossa a rimbalzo (40-29 ma 23-10 nella seconda metà del match). Anche stavolta la prova è "bifronte" per i biancorossi, bellissimi a ritmo alto (18/33 dal campo e 52 punti all’intervallo) ma inconsistenti quando si gioca un basket ragionato (9/26 e 13 perse). La coppia  Robinson- Deane perde nettamente il duello col decisivo ex  Stipcevic, e Varese incassa il quarto K.O. consecutivo dopo aver sognato il "sacco di Roma": restano le attenuanti delle assenze di  Kangur ed  Eyenga, che dovrebbero tornare a disposizione di "coach Poz" nel derby di domenica contro Milano. Ma a furia di occasioni perse il treno Coppa Italia si sta allontanando a rapide falcate… Subito caldo  Diawara con tripla e 2+1 per il 5-6 del 3’; Varese graffia anche con  Rautins (6-11 al 4’) e incide in campo aperto con Robinson (già a quota 6 dopo 6’), ma i lunghi atipici dell’Acea si fanno sentire con De Zeeuw e Jones che tengono in scia i padroni di casa. Sorpasso laziale con tripla dell’ex Stipcevic (16-15 al 7’), ma un’altra scarica di Kuba (7 in fila sfruttando un Deane efficace “servente ai pezzi” dopo la paletta numero 2 per  Robinson) rilancia la fuga biancorossa (18-22 all’8’). Coach  Dalmonte prova a “sguinzagliare” Sandri sull’ex Denver, che però è imprendibile (già 15 con 16 di valutazione dopo 8’30”): Varese padrona del campo a dispetto di qualche libero sprecato (7/11 nel primo quarto), macinando gioco con autorità ed efficacia con tutti gli effettivi: tripla del 23-31 per  Callahan che poi esce per un contatto (proteste del “Poz” e tecnico alla panchina), ma l’Openjobmetis corre e segna sull’asse Robinson-Deane e vola sul 29-42 del 15’. Dopo tanto lavoro difensivo diventa protagonista anche Daniel: 8 in fila per l’ex Pistoia (compresa una “preghiera” volante allo scadere dei 24 secondi) fanno dilagare i biancorossi fino al 29-48 del 18’. Scelta obbligata per Dalmonte quella della zona per provare a togliere ritmo ad un attacco sinfonico; con  De Zeeuw a graffiare da sotto il gap all’intervallo si riduce (40-52 al 20’) ma il 18/33 dal campo degli ospiti e le 13 perse dei padroni di casa sono indicatori chiari della diversa qualità di gioco espressa dalle due squadre. Ancora inerzia pro-Acea però dopo la pausa lunga: un paio di perse banali favoriscono il recupero dei padroni di casa con  Triche ispirato dall’arco per il 48-56 del 24’. A sbloccare l’Openjobmetis arriva un triplone da 8 metri di “SuperKuba”, ma Roma continua a colpire dall’arco con  Jones (53-61 al 25’). Cala il ritmo e Varese soffre, così il “Poz” ci parla sopra ma il problema della fluidità del gioco non migliora (4/12 e 7 perse nel terzo quarto) e Roma è in scia (58-61 al 28’). Ci si mettono anche gli arbitri nel “pescare” un misterioso tecnico per simulazione che costa il terzo fallo a  Diawara: rottura prolungata biancorossa e sorpasso firmato da Stipcevic con un 13-0 per il 64-61 del 29’. Prezioso l’impatto di Callahan ed  Okoye per uno 0-7 che ridà il comando a Varese (64-68 al 32’); ma la spina si stacca di nuovo e arriva un 12-0 pesante con De Zeeuw e Stipcevic a colpire dall’arco per il 76-68 del 36’. Sussulto di  Rautins e Robinson e l’Openjobmetis prova a riaprirla (76-73 al 38’), ma due giocate di energia di  Morgan (2+1 e stoppata su Robinson) permettono a Roma di controllare con sicurezza e respingere a suon di secondi tiri (ben 21, alla fine 40-29 a rimbalzo) gli assalti di Varese. Ultimo sussulto firmato da un dardo frontale di Callahan per l’81-78 del 39’, ma l’ex  Stipcevic ci mette il veleno nella coda replicando immediatamente dall’arco con la tripla che chiude i conti.[/size][/font][/color]
     

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