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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]RAUTINS 8 Tecnica sopraffina e letture di grande classe per un secondo tempo da unica punta (17 con 5/8 da 3 e 4 assist): nel flipper impazzito di play-non-maker trascinati dalle gambe e dall'istinto, è la stella polare seguendo il quale Varese resta in partita e poi trova il guizzo vincente quando la difesa di Brindisi si concentra su di lui. Peccato per quell'ingenuità su Denmon (contatto galeotto e 3 liberi del pareggio) e qualche virata punita dagli arbitri. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    DANIEL 5,5  Presidia bene l'area ed a rimbalzo è un fattore (12 in 26'), ma sbaglia rigori a porta vuota con facilità disarmante in attacco e l'errore clamoroso del possibile più 5 rischia di costare la partita a Varese. E comunque nella rimonta del quarto periodo era in panchina. 
    ROBINSON 6 - Salvato dalla freddezza di nervi sui liberi decisivi a meno 9 (agguantati con il solito assalto generoso ma scomposto) e dalla tenuta difensiva su Pullen, per lunghi tratti della partita è confuso ed incerto nella gestione del gioco. Ora il suo posto è nelle mani di Blassingame e della sua decisione, se comunque sarà stata l'ultima gara a Varese quel 2/2 decisivo compensa parzialmente l'1/2 galeotto e il fallo non commesso contro Reggio Emilia. 
    DIAWARA 6  Tre triple nei primi 5', poi perde di vista il canestro forzando troppo in penetrazione, ma si rende comunque utilissimo nel lavoro sporco in difesa ed a rimbalzo. 
    DEANE 5,5  Parte fortissimo con 4 assist nei primi 5', poi però colleziona erroracci e iniziative poco lucide: occasione persa per dimostrare di valere il posto da titolare, alla fine pasticcia come Robinson ma difende meno. Lo salverà il passaporto. 
    CALLAHAN 7  Classica vendetta dell'ex sul parquet dove tre anni fa vinse l'allora LegAdue: impatto difficile con 3 falli in 4', ma la rimonta dell'ultimo quarto porta anche la firma delle sue triple e della sostanza a rimbalzo. 
    EYENGA 6.5  Energia ed atletismo ma anche tanti errori banali, si fa valere soprattutto in difesa e mostra duttilità sui due lati del campo; in attacco raccoglie pochissimo, nel finale però lancia la fuga dell'Openjobmetis con tre giocate determinanti (due in difesa ed una tripla totalmente inattesa). Molta più quantità che qualità, ma sarà certamente utile alla causa.
    BRINDISI: Pullen 5,5; Harper 5,5; James 6,5; Bulleri 6; Denmon 6; Turner 5,5; Mays 6; Zerini 6. 
    G.S.
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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]BRINDISI - Si chiude a quota 6 la serie negativa dell'Openjobmetis: i biancorossi espugnano il capo dell'Enel con 2 liberi a 9 dal termine di Dawan Robinson (foto Ciamillo in alto) (l'elemento più discusso del roster, ancora a rischio pur dopo il rush finale vincente) e rompono un digiuno lunghissimo che durava dal lontano 19 ottobre.  Stavolta Varese vince in rimonta, ricucendo dal meno 8 del 30' con una micidiale scarica di triple (5/10 nell'ultimo quarto); pur rischiando brutto anche stavolta con una gestione finale quantomeno rivedibile, i biancorossi costruiscono una vittoria importantissima grazie ad una difesa solida ed una presenza efficace a rimbalzo (42-30 per i biancorossi). Il gravissimo infortunio di Simmons (lesione del tendine del quadricipite del ginocchio sinistro, stagione finita per il centro dell'Enel) ha certamente agevolato il compito dei biancorossi, che nascondono con un sontuoso 14/26 da 3 (brilla soprattutto il 7/11 di Rautins) una prova ancora poco brillante dei registi (23 perse totali). L'intesa Deane-Diawara produce due triple in fila dell'ala francese. I cambi difensivi esaltano l'energia dell'ala congolese, e il quarto assist del bulgaro per Daniel vale il 6-10 del 4'. L'infortunio al ginocchio di Simmons toglie di scena un protagonista dopo 6', e la difesa biancorossa lavora col piglio giusto (33% dal campo per l'Enel al 10'), mentre Eyenga e Callahan lanciano l'Openjobmetis sull'11-18 dell'8'. Varese soffre però a rimbalzo d'attacco (3 falli in 4' per l'italo-americano) e il massiccio Mays lima il gap (15-19 al 12'), ma Robinson esce dalla panchina con la spinta giusta e accende Rautins: 2-10 biancorosso e 17-29 al 13' con Piero Bucchi costretto al secondo time-out. Ma Varese perde di mano l'inerzia con le guardie di Brindisi che entrano in partita: 15-5 finale con Pullen (12 a metà gara) che si accende in campo aperto, mentre Daniel spreca occasioni ghiotte (34-34 al 20'). Dopo l'intervallo Brindisi colpisce dall'arco con Turner e Mays e firma il primo sorpasso (42-40 al 23'); tra un cocktail micidiale di palle perse (8 nel quarto) ed errori da sotto, due triple di Rautins sono ossigeno puro per il 48 pari del 26'. Ma gli ultimi 6' del terzo quarto sono un campionario di brutture ed erroracci, e l'8-0 firmato Denmon ed Harper firma il 56-48 del 30'. A svegliare Varese ci pensa ancora Bum-Bum Andy: due dardi in fila del nazionale canadese riportano a galla gli ospiti, che sfruttano le doti frontali di Callahan per altre due triple consecutive pur tra mille errori in fase di impostazione del gioco. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Sorpasso sul 60-62 del 35' firmato dall'ex di turno, ma la doppietta Turner-James riporta al comando i padroni di casa (66-63 al 38'). Ancora Rautins con una fiondata frontale per il pareggio, poi Eyenga gioca due ottimi possessi (persa forzata di James e tripla del 66-69 su assist di Andy). Diawara fallisce il più 6 dall'arco, ma la stoppata del congolese su Pullen mette la partita nelle mani dei biancorossi. Ma anche stavolta Varese rischia di sprecare tutto: Daniel si mangia il tap-in della vittoria sull'errore di Robinson schiacciando sul ferro il possibile più 5 a meno 18, e Rautins regala i 3 liberi del pareggio a Denmon per il 69-69 a meno 16. Provvidenziale il 2/2 di Robinson a meno 9 dopo una rimessa comunque sofferta, l'ultimo possesso è nelle mani dell'Enel ma l'Openjobmetis protegge bene l'area, e dopo le beffe di Cinciarini e Goss contro Reggio Emilia e Venezia, stavolta la tripla-partita di Mays è respinta dal ferro. 
    Alla fine grande abbraccio liberatorio tra la squadra e Gianmarco Pozzecco seduto in parterre a fianco dei due presidenti Stefano Coppa ed Alberto Castelli - che festeggia la prima vittoria in carriera da capo allenatore in serie A di Ugo Ducarello. L'impresa del PalaPentassglia basterà per dare la sterzata, o si approfondirà l'operazione Blassingame?
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]L'Openjobmetis fa rotta verso Brindisi con tanta voglia di riscatto. Sarà un compito improbo per Varese quello di stasera (ore 20.30 con diretta su www.gazzetta.it) sul campo della lanciata Enel: la serie di 6 sconfitte consecutive dei biancorossi a fronte dei 4 successi in fila dei pugliesi indica uno stato d'animo diametralmente opposto tra le due protagoniste dell'anticipo odierno. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Ma la trasferta a pronostico avverso al PalaPentassuglia è la classica partita dalla quale ci si aspettano risposte importanti sul piano dell'atteggiamento e del gioco, al di là del risultato finale.
    La prova opaca e scialba di Cremona, che ha allungato ulteriormente un digiuno ormai lunghissimo dal lontano 19 ottobre a Pesaro, ha aperto ufficialmente una crisi che le precedenti (ma ripetute) sconfitte in volata avevano parzialmente nascosto. Ora società ed ambiente si aspettano una decisa sterzata dalla squadra di Gianmarco Pozzecco (ancora in tribuna per il secondo turno di squalifica con Ugo Ducarello head coach), per evitare di avvitarsi ulteriormente nella spirale della negatività portata dai risultati. 
    Ma anche stavolta il rischio è quello di non potersi giocare tutte le carte disponibili: recuperato appieno Christian Eyenga, dall'infermeria biancorossa arrivano cattive notizie sulle condizioni di Dawan Robinson, che ieri mattina si è fermato dopo pochi minuti di allenamento per il perdurare dei problemi alla schiena manifestatisi giovedì. 
    Il capitano dell'Openjobmetis è partito con i compagni alla volta di Brindisi, ma solo in occasione dello shootaround in programma questa mattina al PalaPentassuglia si capirà se e quanto potrà giocare stasera. 
    Dunque volenti o nolenti la prima svolta sarà quella di promuovere Willie Deane nel ruolo di play titolare, mossa auspicate per provare a migliorare la qualità del gioco della squada; poi col bulgaro in regia ed Eyenga in campo, si valuterà l'impatto dei due possibili fattori di sblocco dell'attuale impasse tecnico.
    L'auspicio è che comunque Robinson possa dare un contributo almeno parziale, soprattutto contro un'avversaria dalle rotazioni profonde e dal notevole talento perimetrale come la squadra di Bucchi. Che ha tre esterni dal grande potenziale realizzativo come il play Pullen, la guardia Denmon e l'incisivo esterno Turner, dietro i quali agiscono il tiratore Harper, il veterano Bulleri (ex compagno in azzurro del Poz) e l'ex senese Cournooh. Sotto canestro la pungente ala-pivot James sfrutta gli spazi aperti dal potente Mays e dall'esplosivo Simmons (11,0 punti e 7,3 rimbalzi), aggiunta di grande qualità pescato dall'Olympiacos, mentre il duttile Zerini completa la rotazione dei lunghi. 
    Un roster da 10-giocatori-10 col quale l'Enel punta ai primi 4 posti in Italia ed al vertice nell'Eurochallenge FIBA; il settore nel quale la squadra di Bucchi può maggiormente mettere in difficoltà l'Openjobmetis è quello vicino a canestro, dove Daniel e Callahan (tre anni fa campione dell'A2 con Brindisi, altro ex di turno è Kuba Diawara visto in Puglia nel 2010/2011) avranno le mani piene contro il poker di lunghi di casa.
    Varese dovrà mostrare il giusto piglio soprattutto sul piano della concentrazione dell'approccio difensivo, e al di là del risultato verificare le risposte della squadra e dei singoli in un match che servirà per trarre conclusioni importanti sulle strategie future con l'operazione Blassingame congelata in attesa delle risposte del campo. Per questo stasera conterà il risultato, ma soprattutto conterà l'atteggiamento e la qualità del gioco espresso...
    FRATES IN CINA - Fabrizio Frates si è accasato in Cina: l'ex coach della Cimberio ha firmato per gli Jiangsu Nadang Dragons, squadra di bassa classifica (5 vittorie su 14 gare e quattordicesimo posto) tra le 20 partecipanti della ricca lega maggiore CBA. Il coach milanese lascerà domani l'Italia, e debutterà martedì sera alla guida del team di Nanchino: l'accordo durerà fino al termine della regular season previsto per l'1 febbraio più gli eventuali playoff.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Animi in subbuglio e musi lunghi, come dire di paura e sofferenza che brutalmente assalgono chi ha sbagliato potendo, probabilmente, fare poco per rimediare come si vorrebbe alle proprie cantonate. Come non pensare agli strateghi biancorossi i quali, vien da dire impietosamente, avrebbero dovuto fare bene prima, supponendo in loro - per una lunga e gloriosa storia personale sui campi - la capacità di discernere fra scelte opportune e obblighi di spesa, soprattutto per effetto di una competenza imposta dal proprio ruolo al fine di mettere insieme individualità funzionali a un collettivo più possibilmente competitivo e rassicurante. Così non è accaduto l'estate scorsa mancando, evidentemente, intuizione e lungimiranza.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Che questa Pallacanestro Varese fosse una squadra piccola e con poca qualità lo credevamo, personalmente, sin dai primi di agosto. E ora la ritroviamo senza anima né pathos, quindi oppressa e sfiduciata, in un solo termine povera in canna, nel più profondo sud della classifica. La quale le antepone persino Capo d'Orlando, ripescata in extremis dalla serie B o Lega Gold come recita pomposamente la denominazione di un campionato inferiore alla serie A.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Non solo ma a impressionare non poco è la perentorietà con la quale la formazione siciliana (molto cara a Gianmarco Pozzecco - foto Blitz -, almeno sino alla scorsa primavera) s'è sbarazzata di Sassari, annoverabile fra le antagoniste-scudetto di Milano, non senza adombrare fra noi la possibilità di una più robusta competitività rispetto a una Varese corrosa fatalmente dai suoi equivoci. Ora, a parte l'inno di Mameli imposto dal copione federale, fors'anche utile fra stranieri nel ricordare che si gioca il campionato italiano, possono diventare un paradosso le molte iniziative festose di contorno così come la presentazione all'americana della squadra. Semplicemente non vorremmo che tutto ciò, improvvisamente, possa stridere, quindi apparire come l'imperterrita orchestrina a bordo del Titanic. Si dirà che la macchina del marketing segue per sua vocazione la strada delle proprie finalità, tirando dritto e ben oltre il dimesso rendimento della squadra. Fortunatamente il popolo di Masnago non sottilizza troppo su possibili distinguo, incline com'è all'entusiasmo e al sostegno incondizionato della squadra, soprattutto se essa, pur patendo, mostra grande cuore e tanto impegno. Ed è bello questo già immaginando la madre di tutte le gare, d'un pezzo di stagione, fatalmente cruciale qual è la prossima in casa nella quale, contro la Virtus Bologna, sarà vietato sbagliare. Prima, però, gli uomini di Pozzecco - che li seguirà come spettatore - affronteranno Brindisi in una gara che i pronostici danno per segnata dovendo riconoscere al drappello di americani guidati da Bucchi atletismo e talento, qualità che, in teoria, alla distanza fanno la differenza.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Guai ai vinti e ben oltre la citazione storica. La partitaccia di Cremona, contro avversari vivaci ma tutto sommato modesti, al di là della loro stupefacente classifica, offre un ritratto molto fosco, soprattutto in prospettiva, di una Pallacanestro Varese povera di idee e di risorse nei suoi atti decisivi. D'altra parte l'organico è questo, senza leader né cime, intuibile sin da agosto, come osservammo allora su queste colonne, confermati dalle indicazioni poco lusinghiere delle amichevoli di precampionato che non sempre, evidentemente, lasciano il tempo che trovano. Un ingannevole equivoco stava nel disvalore tra le aspettative a dir poco entusiastiche della folla, auspice l'immagine di Gianmarco Pozzecco, e i valori di una squadra senza apparenti acuti al di là del ritorno di Diawara, peraltro da riscoprire dopo stagioni non così esplosive come quella biancorossa. Incassato il gioioso assenso dei tifosi ai botteghini, al settimo cielo nel derby con Cantù, la realtà è poi affiorata impietosa, di gara in gara, trascinata crudamente da limiti e sfortuna che hanno finito per minare l'armonia di un'Openjobmetis oggi più che mai dimessa e sfiduciata. Criticare adesso, spaventati dagli eventi, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa: prima si faccia ammenda di palesi errori di valutazione dovendo tutti, e ragionevolmente, rincuorare questi uomini (parsi a Cremona come derelitti) affinché trovino, facendo gruppo, un soffio vitale.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Con una squadra allo sbando, segnata da un palpabile pessimismo o, peggio, da rassegnazione, non resta che registrare la sesta sconfitta consecutiva e una classifica che mette i brividi anche al più ottimista dei tifosi. Ci tocca ripeterci ma questa è la realtà. Che fare allora? La soluzione più evidente, da estremi rimedi a estremi mali, suggerirebbe alla società di cacciare il grano per correre ai ripari tagliando e medicando laddove la squadra sembra più debole di costituzione, quindi meno resistente agli attacchi avversari, il che ci sembra improbabile non consentendo il bilancio del club disinvolte iniezioni di denaro senza peraltro il rischio di incartarsi nelle scelte com' è accaduto con l'ultima mossa di mercato. Al di là dell'assenza di Kangur che pesa tra le variabili offensive e muscolari della squadra, a inquietare enormemente è l'asse play-pivot, ancora una volta franoso sotto il precipitare degli avversari diretti, i quali sono bastati e d'avanzo per soggiogare nel finale una Varese mutilata e confusa. La quale senza presenza all'appello conclusivo, priva com'è di rassicuranti riferimenti sul fronte del perimetro e nella profondità d'area, subisce gli avversari cui bastano un paio di elementi dotati per propiziare il proprio successo. A Cremona sono bastati cinque minuti di furore di un piccolo americano e, soprattutto, l'omone Cusin (finito a Cremona potendo accasarsi ovunque fosse stato corteggiato con determinazione) per fare la differenza. A posizioni invertite (con l'azzurro di qui e Daniel di là) non ci sarebbe stata gara, ne siamo convinti pur mancando una controprova. Ora però mettere in croce Robinson e Daniel (foto Blitz) è sin troppo facile: certo è che dalla loro potenziale congiunzione di gioco dipende la tenuta di base del collettivo, oggi più che mai evanescente nei momenti più cruciali dovendo Varese scommettere le proprie fortune sulle conclusioni dalla distanza di Rautins il quale, detto con franchezza, se non trova luce per la sua cerbottana non mostra variabili offensive. E, ovviamente, sullo stato di grazia di Diawara, alla lunga e inevitabilmente raddoppiato, se non triplicato in marcatura appena s'affaccia in area. Senza pezzi grossi nell'area pitturata che costringano gli avversari a chiudersi, diventa arduo per gli esterni biancorossi concludere senza forzature.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Stefano Coppa dice basta. Il presidente della Pallacanestro Varese esprime a chiare lettere il suo disappunto per l'attuale situazione della squadra al di là delle sei sconfitte consecutive.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Il primo rimedio è quello di abolire la parola sfortuna. L'unico evento fuori controllo è stato l'infortunio di Eyenga nell'allenamento di venerdì. Kangur? Sapevamo che il suo utilizzo andava centellinato, contro Reggio Emilia ha commesso un errore per eccesso di generosità e noi a tenerlo in campo per vincere. Preoccupandoci della singola partita e non del progetto a lungo termine abbiamo perso per mesi il cardine del sistema: visto che non lo avremo ancora per almeno 5-6 settimane, cerchiamo di capire come adattarci a questa situazione».
    Dunque la ricetta è niente alibi e proviamo a reagire?
    «Appellarsi alla sfortuna è da mediocri: se lo siamo meritiamo la posizione attuale di classifica, se invece pensiamo di valere di più rimbocchiamoci le maniche. Accettare passivamente le sconfitte non va bene: Varese è una piazza particolare, che ti ama alla follia se dai tutto, e noi non lo stiamo facendo. È sfortuna anche tirare 8/17 ai liberi?».
    Tra le soluzioni c'è anche quella di un intervento sul mercato?
    «Il gruppo non sta rendendo, ma chiediamoci il perché senza tirare in ballo il mercato: abbiamo fatto un'aggiunta che poi è diventata una sostituzione, ma non siamo Milano e non possiamo cambiare giocatori ogni settimana. E poi sarebbe come nascondersi dietro ad un dito: oggi chi e quanti ne cambierei? Piuttosto lavoriamo per trovare una soluzione remando tutti uniti, individuando i problemi senza appellarci alla sfortuna e lavorando per risolverli. La proprietà, gli sponsor e i tifosi vogliono una squadra che esprima energia ed entusiasmo: ognuno di noi faccia un passo indietro e torniamo a lavorare in quella direzione».
    Dunque qual è la ricetta proposta dal presidente per invertire il trend negativo?
    «Nessuno è scevro da colpe, io per primo, ma nessuno deve scaricare le colpe sull'altro. Basta scuse, diamoci sotto in palestra ed alla scrivania perché il dato di fatto che nessuno si aspettava è che la squadra non sta rendendo come ci aspettavamo. Pozzecco è un'ottimo allenatore che ha trascorso l'estate a lavorare alla grande; ora paga il fatto di essere personaggio e le sconfitte consecutive gli pesano, ma non deve farsi prendere dall'ansia della singola partita da vincere ed avere la lucidità per individuare come e dove intervenire. Dobbiamo crescere attraverso il lavoro e in classifica dobbiamo solo guardare verso l'alto, senza caricare di responsabilità Kangur perché considerarlo il salvatore della patria sarebbe un altro errore. Se la situazione non cambia in fretta, la gente non si identificherà più in questa squadra. E questo proprio non possiamo permettercelo».
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Le immagini hanno fatto il giro d'Italia con il clamore d'una sceneggiata che ha distolto dalla noia. Peccato che a far chiacchierare di sé sia stato il simbolo più eccentrico di Varese. Puntuale e prevedibile la squalifica che nemmeno il ricorso (respinto al mittente) ha mitigato costringendo Pozzecco (foto Blitz) ai margini della squadra per due gare. Un allenatore senza panchina, come dire di un cavaliere disarcionato e finito nella polvere. Figuriamoci lui che ama la scena sino a penetrarsi, con impeto, in essa per esaltarsi furiosamente nel bene o per soffrire maledettamente nel male o, peggio, per ribellarsi sfrenatamente a un torto ritenuto ingiusto. Com'è accaduto nel derby con Milano. Se l'esempio vien dall'alto non ci si può comportare da capriccioso single per non dover fornire alcun alibi ad atleti che, sgarrando, potrebbero rinfacciare all'allenatore i suoi comportamenti. Se la dannazione porta alla redenzione ben venga allora questa punizione, sempre che si voglia bene a Gianmarco senza indulgere in difese sentimentali che diventerebbero fuorvianti sulla strada della sua maturità e crescita.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Oggi Pozzecco proverà la pienezza della pena inflittagli, costretto in tribuna a seguire la squadra senza alcuna presa diretta emotiva su di essa, non potendo nemmeno inviare fidati messaggeri al vice per non dover rischiare altre giornate di squalifica.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Come reagirà la sua Varese? V'è da chiederselo ben conoscendo quei limiti che scaturiscono da grossi e noti equivoci, per la verità non del tutto ammissibili o ammessi da chi, ad esempio, la giudica vittima di troppa sfortuna in tutte le gare perse per balordi finali, non prima d'aver dato l'impressione di farle sue. Come dire di episodi evitabili, segnati semmai da un sortilegio che, prima o poi, dovrà mutare il suo corso anche se perdere regolarmente alla distanza - nonostante vantaggi congrui o colpi da kappaò mancati - presuppone una costante incompletezza, segno di poca compattezza e scarsa qualità. Già, se la fortuna è cieca, la sfortuna ci vede benissimo nell'acuire inconsistenza o labilità negli atti decisivi di una squadra i cui limiti sembrano sottesi sull'asse play-pivot che, tra le file biancorosse, non pare all'altezza di una così cruciale combinazione al di là delle buone iniziative di Robinson e di qualche acrobatica evoluzione di Daniel.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Ci spiace risultare odiosi nel ripetere concetti già datati ma l'evidenza è accertata dal rendimento di un collettivo che non trova le giuste risorse nei momenti più salienti di un match. Ed ora, dopo un inutile temporeggiare sui suoi mal di schiena, non sarà in lizza neppure Kangur, assente per un paio di mesi, come dire di un elemento sul quale società ed allenatore hanno puntato velleitariamente (ma con tanta ragione nelle prime gare) e la cui rinuncia potrebbe gravare sulle potenzialità biancorosse.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]L'Openjobmetis fa rotta verso Cremona in cerca della più classica delle vittorie scaccia-crisi. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Questa sera al PalaRadi (palla a due alle 18.15; diretta televisiva su Rete 55) Varese proverà a fermare a quota cinque la serie di sconfitte consecutive che hanno fatto scivolare i biancorossi nella metà bassa della classifica dopo un avvio che pareva assai incoraggiante.
     Il match sul campo della Vanoli coincide con  la prima delle due trasferte consecutive che il team del presidente Stefano Coppa dovrà affrontare senza la guida carismatica di coach Gianmarco Pozzecco, appiedato, come noto, dal giudice sportivo dopo la burrascosa uscita dal campo successiva all'espulsione di domenica scorsa nel derby contro Milano.
    Ma oltre all'assenza forzata del tecnico biancorosso - in panchina siederà Ugo Ducarello, promosso sul campo per due gare dopo aver comunque portato tranquillità e concentrazione nel secondo tempo del derby - c'è un'altra complicazione dell'ultima ora per un'Openjobmetis bersagliata dalla sfortuna. 
    Pressochè certa infatti è l'assenza di Christian Eyenga dopo l'infortunio alla caviglia destra riportato nell'allenamento di venerdì: il giocatore congolese, sottoposto a terapie nella giornata di ieri, partirà con la squadra ma non dovrebbe neppure andare in panchina. 
    Dunque per la sesta volta su otto partite di campionato, Varese dovrà gestire l'emergenza asciugando forzatamente le sue rotazioni di per sé non certo profonde. 
    Ma la situazione non permette di recriminare su assenze contingenti o di lungo termine (vedi il caso Kangur, che dovrà rimanere ai box almeno fino all'inizio del 2015).
    Dopo cinque sconfitte in fila, ognuna diversa dall'altra ma analogamente beffarde e cariche di rimpianti, l'ambiente e la squadra hanno assoluto bisogno di invertire la rotta. 
    Prima di tutto per non precipitare in una spirale di negatività che rischierebbe di spazzare via l'entusiasmo di inizio stagione, e poi per non scivolare definitivamente nella zona bassa della classifica. 
    La prima priorità di Varese è quella di limitare Luca Vitali, stella di una Vanoli che finora è la migliore in assoluto nel rapporto tra aspettative e rendimento sul campo: il play azzurro (13,0 punti e 5,8 assist) è il motore della squadra di Pancotto, innescando efficacemente i dinamici esterni Hayes (18,6 punti col 41% da 3) e Ferguson (12,1 punti col 45% da 3) e l'esplosiva ala Clark (14,3 punti). Sotto canestro il talento offensivo di Campani (9,5 punti) e la stazza dell'azzurro Cusin (6,0 punti, 7,0 rimbalzi e 2,3 stoppate) permettono alla Vanoli di farsi rispettare; dalla panchina escono invece due ex come Fabio Mian e Nicola Mei. 
    Una squadra ben organizzata che gioca un basket redditizio (quarto attacco della serie A ad 81,7 punti di media): se Varese vuole rompere la catena della sfortuna e provare a ripartire di slancio, l'operazione-riscatto non può prescindere dalla difesa. 
    E non è un caso che nella settimana precedente alla trasferta di Cremona, Pozzecco e Ducarello hanno studiato qualche nuovo accorgimento tattico per migliorare il rendimento della retroguardia, vero tallone d'achille di una Openjobmetis frizzante in attacco ma troppo leggera in retroguardia per esaltare il suo potenziale realizzativo. 
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Kuba Diawara si gratta il testone glabro. Lo scrolla di lato e abbozza una smorfia che andrebbe piazzata su un manifesto tant'è significativa del momento vissuto dalla Openjobmetis. Una smorfia che, tra determinazione e dubbio, esprime un concetto chiarissimo: «Basta, sono, siamo stanchi di perdere».[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    «Un minuto dopo la fine del derby contro Milano mi sentivo il giocatore più deluso del mondo. In modo ossessivo ripetevo a me stesso: Ma com'è possibile perdere ancora e, soprattutto, perdere quando giochi così bene per quaranta minuti, per di più contro i campioni d'Italia?. So che a domande del genere non c'è risposta e, se anche ci fosse, dovresti cercare nel film della partita le mille e una situazione che ti hanno portato alla sconfitta».
    Scusi se proviamo a buttarne lì una, di situazione. Che effetto le fa, per esempio, parlare di difesa?
    «Può essere e certamente là dietro avremmo dovuto fare di più, sia per contenere gli avversari nel tiro da 3 punti, sia per strappare quei rimbalzi che poi, a mio parere, hanno fatto la differenza tra noi e Milano. Non a caso l'EA7 nelle rare occasioni in cui ha sbagliato (5/9 dall'arco nell'ultimo periodo - ndr) ha recuperato il rimbalzo offensivo (ben 6 nel secondo tempo - ndr) o si è trovata in situazione di vantaggio fisico per effettuare un tap-out per gli esterni. Insomma: un velenoso mix fatto di piccole ma fatali disattenzioni, rotazioni portate con quell'attimo di ritardo o per cattivo posizionamento difensivo. Tutte cose che non puoi regalare ad una squadra di talento come Milano. Tutte cose per le quali dobbiamo trovare in fretta dei correttivi».
    Eppure, nonostante queste incongruenze, un derby assolutamente spettacolare si è risolto sul filo di un tiro azzeccato, quello di Ragland (97-100), e uno finito fuori bersaglio, quello di Rautins.
    «Ed è proprio questa la ragione che mi spinge ad essere fiducioso. Certo, in queste cinque sconfitte di fila s'individua un denominatore comune: le tonnellate di amarezza per aver perso gare alla nostra portata. Però, quando una squadra come la nostra gioca alla pari per quaranta minuti contro un team da Eurolega significa che sotto il profilo tecnico e umano ha qualcosa di importante da esprimere. Si tratta solo di un periodo-no durante il quale, pur con tutti gli sforzi, non riesci ad imboccare la via d'uscita, ma sono sicuro che finirà presto. Anzi, chiuderemo il loop già contro Cremona».
    La Vanoli oggi doppia Varese in classifica.
    «La conosciamo per averla già affrontata in pre-campionato. E già allora mi sembrò solida, ben costruita, composta da giocatori consapevoli del proprio ruolo e con un leader assoluto come Luca Vitali che conosco bene e sta giocando ad alto livello. Quindi, partita che si annuncia tutt'altro che facile, ma noi saremo pronti e, a differenza di Roma, lezione imparata, questa volta lo saremo per tutta la partita».
    Il suo parere sulla vicenda-Pozzecco?
    «Ho un solo pensiero: sono dispiaciuto per Poz che in panchina soffre e vive la partita al mille per cento. Meriterebbe più di tutti di vincere. Però la squadra queste cose le sente ed a Cremona dovremo fare risultato. Anche, soprattutto, per lui».
    Massimo Turconi[/size][/font][/color]
     

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