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VareseFansBasketNews

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]RAUTINS 4.5 Scentratissimo al tiro anche in soluzioni abitualmente agevoli per le sue qualità balistiche, non trova mai il ritmo perimetrale nella serata in cui le sue doti da apriscatole sarebbero state vitali per allargare il campo come accaduto a Brindisi. Resta da chiedersi quanto potrebbe rendere di più con un play più bravo ad innescarlo o a creargli spazi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    DANIEL 4 Ventitrè minuti di nulla, tra 4 errori al tiro (di cui 2 schiacciate sul ferro!) e zero presenza interna contro Hunt. La sua prevedibilità frontale diventa un lusso insostenibile contro una difesa stabilmente flottata dentro l'area come quella dell'Upea, e non è un caso che l'unico quarto accettabile in attacco sia l'ultimo, nel quale siede stabilmente in panchina. Ma il problema maggiore è l'atteggiamento difensivo indisponente: siccome il talento è quel che è e nelle rotazioni corte di Varese regalare un giocatore è un problemone, quanto ci si può permettere un pivot saltuariamente assente ingiustificato?
    ROBINSON 5,5 Per la serie bugie, grandi bugie e statistiche: le cifre (22 punti, 6 assist e 4 recuperi) lo premiano, la qualità della regia però è davvero modesta a scapito del fatturato. Il rendimento personale non è in discussione, acclarato il fatto che non è un playmaker resta da chiedersi se una guardia senza tiro sia il giocatore giusto per questa squadra...
    DIAWARA 6 Riempie il tabellino in attacco pur soffrendo tanto la verve di Archie, che all'inizio ed alla fine lo punisce dall'arco. E il digiuno dall'arco prosegue (4/26 nelle ultime 4 gare).
    CALLAHAN 6 Soffre i balzi di Hunt nel secondo quarto, poi il coach Gianmarco Pozzecco lo rimette (tardi) nel quarto periodo e con le sue doti balistiche accende l'unica scintilla offensiva.
    DEANE 5 Riserva sparata faticando visibilmente a reggere l'urto di avversari più atletici: di Capin ce n'è uno solo, la sensazione è che il momento di chiedere il conto sia molto vicino...
    OKOYE 6 Entra sul meno 23 e mette in campo energia e grinta, almeno sul piano del piglio la faccia è quella giusta.
    CASELLA 6 Troppa frenesia in attacco, ma almeno quei 6' del secondo quarto sono all'insegna dell'applicazione difensiva.
    EYENGA 5,5 Male in difesa contro un Freeman implacabile dall'arco, ribadisce le sue caratteristiche da non tiratore e contro una difesa strettissima dentro l'area non riesce ad incidere nei consueti giochi a due con Diawara.
    CAPO D'ORLANDO: Soragna 7; Archie 7,5; Freeman 7,5; Basile 7; Henry 6,5; Hunt 7; Cochran 5.[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]CAPO D'ORLANDO (Messina) - Si chiude nel modo peggiore possibile il 2014 di Varese. La più brutta Openjobmetis della stagione viene presa a ceffoni dall'orgogliosa Upea, che pur con soli 7-giocatori-7 (out Burgess, Nicevic e Pecile) mette il dito nella piaga dei problemi tecnici e mentali dei biancorossi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    Amarissimo il ritorno al PalaFantozzi per Gianmarco Pozzecco, pure accolto con grande affetto (Non Pozziamo dimenticarti) dai tifosi siciliani: approccio mentale totalmente sbagliato per un'Openjobmetis difensivamente imbarazzante per 25' (63 punti concessi con 10/15 da 3 a metà terzo quarto al peggior attacco del campionato a 70,3 punti di media).
    Complice la serataccia dell'unico arciere designato Rautins (2/9 dal campo), la scelta dell'Upea di battezzare stabilmente i non tiratori biancorossi paga dividendi altissimi anche alla luce del rendimento disastroso di Daniel (0/4 al tiro e 3 perse in 23' di nulla, spicca anche il meno 24 di plus/minus). Solo quando Callahan apre il campo nell'ultimo quarto Varese ha un sussulto rientrando fino a meno 8; troppo poco e troppo tardi in una gara che impone l'addio aritmetico al sogno Coppa Italia.
    L'attesa per il ritorno di Kangur (domani in palestra per riprendere la preparazione atletica con Marco Armenise) si fa sempre più spasmodica, ma le prossime due gare - in casa contro Pistoia e ad Avellino - prima della pausa per l'All Star Game serviranno per capire se sarà il caso di porre un ulteriore correttivo nel ruolo nevralgico della regia. Anche ieri largamente insufficiente per carenza di speed ed energia difensiva (Deane) o fosforo e pericolosità perimetrale (Robinson).
    Mani roventi per l'Upea con Archie e Freeman (21 punti in due nel primo quarto) a colpire 4 volte dall'arco nei primi 3'30 (12-8 al 3'). Gli esterni di casa graffiano a ripetizione dal perimetro, mentre Varese spara a salve da fuori (1/6 da 3 contro il 4/7 dei padroni di casa). Solare la differenza in termini di intensità con Capo d'Orlando che gioca con energia e coralità: tutto il contrario dell'Openjobmetis, che a dispetto delle rotazioni iniziate presto da coach Poz precipita sul 30-14 dell'11'.  Con Casella e Callahan la difesa è meno contemplativa e i biancorossi danno segnali di risveglio (32-21 al 14'); ma a ritmo stabilmente basso l'attacco è davvero scentrato (35% dal campo a metà gara col solo Diawara (6/15 dal campo) a garantire sostanza,
    Così i balzi di Hunt (7 consecutivi) permettono all'Upea di tenere le distanze (39-25 al 16'), e quando i veterani Soragna e Basile si iscrivono al club della tripla siciliana (7/11 contro 3/13 a metà gara) Capo d'Orlando dilaga fino al 48-29 dell'intervallo lungo. E lo show balistico di Freeman (3/5 da 2, 4/5 da 3) consente all'Upea di dilagare fino al 63-36 del 23'; poi la difesa varesina diventa quantomeno accettabile, con l'Upea che segna soltanto un punto in 10' pagando le rotazioni cortissime.
    Varese impiega parecchio per capitalizzare l'inerzia, e solo con Callahan riesce a segnare dall'arco riportandosi sul 68-60 del 35' grazie anche ad un tecnico a Soragna. Che però sale in cattedra colpendo dall'arco e monetizzando in lunetta il credito arbitrale, che rende la pariglia lasciando correre contatti in serie su Diawara. Tecnico alla panchina Openjobmetis con l'ex capitano azzurro che segna 6 punti filati per il 74-63 del 37'; e la tripla di Archie chiude i conti sul 77-65 del 37'.
    Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]RAUTINS 6,5 Spara a raffica nel primo tempo quando Varese trova qualche accelerazione in campo aperto, dopo i 12 punti con 5 tiri dei primi 20' non trova più soluzioni aperte (alla fine 5/9 dal campo). Aggiunge 9 rimbalzi e 2 assist, ma al netto del tiraccio di fine primo overtime andrebbe coinvolto di più.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

    DANIEL 7 (foto Blitz) Parte timido contro Lawal, poi sale di tono (10/15 da 2 e 13 rimbalzi) confezionando i massimi stagionali per punti e impatto sotto i cristalli; glaciale sui liberi dell'ultima azione del primo prolungamento.
    ROBINSON 7 Ottimo impatto dalla panchina. Cambia marcia con le sue incursioni al ferro dopo un avvio incerto dell'attacco biancorosso. Guida la rimonta del quarto periodo producendo soluzioni per sé e per Daniel (anche per lui massimo stagionale di punti ed assist a quota 27 e 9). Rivedibili alcune gestioni offensive nel finale dei regolamentari e nei supplementari.
    DIAWARA 6 Mira storta dall'arco (1/9 da 3), meglio nello smistamento del gioco sui raddoppi (7 assist) che nel convertire la sua potenza fisica (6/15 da 2 sbagliando tanti appoggi interni nel traffico) contro gli avversari meno stazzati che Sacchetti gli sguinzaglia contro. Fa la cosa giusta attaccando frontalmente Lawal sull'ultimo possesso dei regolamentari, ma anziché cercare il contatto si incarta con una soluzione scomposta.
    OKOYE 5 Tre minuti e mezzo di gioco, meno 7 di plus/minus: troppo tenero in difesa e prevedibile in attacco per tenere il campo in una partita così impegnativa.
    DEANE 6 Mira scentrata (0/6 dal campo) dopo i 23 punti di Caserta. Partenza molle ma poi tesse una buona trama offensiva. Resta l'anello debole della difesa contro cui Sassari attacca sempre iniziando le rotazioni.
    CALLAHAN 6 Rendimento offensivo sontuoso (8 punti in 8') colpendo due volte consecutive dall'arco, peccato per i falli che lo costringono ad uscire in avvio del primo overtime quando aveva preso ritmo balistico.
    EYENGA 6,5 Sprazzi di grande qualità difensiva capitalizzando i giochi a due con Diawara con 4 schiacciate. Ferma Logan ma fatica anche lui su Dyson, poi il quarto fallo al 25' lo frena e cambia l'inerzia del match nel momento in cui Varese poteva allungare. E quello sfondamento sul più 5 nel finale dei regolamentari è l'episodio chiave della partita.
    SASSARI: Logan 6; Sosa 8; Formenti 6; Lawal 6,5; Chessa 6,5; Dyson 7,5; Sacchetti 6; Mbodj 5; Todic 5,5.
    G.S.
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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Chi crede alla cabala è autorizzato a toccare ferro: 113 a 117 è un punteggio da... smorfia. Anche quella della delusione per aver buttato via una vittoria. Il post Natale biancorosso si ferma a una manciata di secondi dal successo. Avanti di cinque gli uomini del Poz non rallentano, corrono e "sfondano" il muro azzurro. Varese schiaccia Sassa...ri finisce pancia a terra, colpita e affondata dai dardi dell'inafferabile Sosa. Egli, nella circostanza, ne sbaglia poche pur avendo sbagliato atteggiamento con un gestaccio censurabile (pagato solo con un tecnico) verso il popolo del PalaWhirlpool. Il meno amato vince il festival delle triple, scardinando le certezze della Openjobmetis. La quale è ammirevole per abnegazione, impegno e carattere. Ma i limiti sono limiti. Gli ospiti pescano dalla panchina le soluzioni vincenti, Varese ha le rotazioni obbligate e nel supplementare decisivo tremano le mani ai fucilieri. Per dire di una squadra inversamente proporzionale alle sue qualità. Ossia al tiro da fuori si sostituiscono le penetrazioni e i canestri da sotto. O forse nella sconfitta - che brucia - si aprono nuove prospettive. Un lavoro appena cominciato mentre Meo Sacchetti, imperturbabile pure quando Varese ha sorpassato  e il suo Banco sembrava alle corde, ha una squadra collaudata. Fuori uno, dentro l'altro come se nulla fosse. I giochi sono semplici, i movimenti memorizzati, le plance presidiate da pretoriani dai balzi felini:  quando l'avversario è minaccioso si "armano" gli... arcieri Sosa e Dyson che risolvono gli affanni. Gli affanni del Poz, stavolta, non li risolve alcuno. Anzi, quello sfondamento che "gira" la partita è un peso insopportabile. Una freccia che trafigge l'entusiasmo del palazzetto pieno come un uovo. La coreografia è sorprendente: giochi di luce che abbagliano ed emozionano prima della palla a due. Un'americanata con tocchi di classe mentre lo speaker urla i nomi dei protagonisti. Baci e abbracci fra amici che, per un paio d'ore, sono cari nemici. Dalla curva debordante di tifo spunta uno striscione pro-Diawara, meritevole di ringraziamento, in questo "mondo di mercenari", per avere detto no alle lusinghe arrivate dal Bosforo. L'amore per la maglia sopra ogni cosa e la maglia di Varese vale più di ogni cosa. Per questa serata un po' deamicisiana ci sarebbe voluta la ciliegina. Invece no, niente dolce e molto amaro pur se la Openjobmetis s'è aggrappata due volte alla partita. Due supplementari di rabbia per una sconfitta svanita in un amen. Cioè lo spazio in cui la palla ha coperto i 6,75 metri che la separano dal tebellone biancorosso. Sarà per un'altra volta, grazie lo stesso. Natale è appena trascorso. Niente "smorfie" di dolore… [/size][/font][/color]

  • Nicolò Cavalli
    Pronostico rispettato: chi alla vigilia si aspettava tra il maestro Meo e l'acerbo e volonteroso discepolo Gianmarco una gara dai colpi di coda e di testa, ha trovato nel menù del PalaWhirlpool palpitazioni e ribaltoni. Senza possedere la palla magica, avevamo altresì ipotizzato una Sassari favorita in ipotesi di duello rusticano al gioco “prendi e tira”. Ma i rimpianti stanno tutti in un secondo tempo eccezionale sporcato dalla brutta gestione dell'ultimo minuto di gara: dettagli nevralgici che segnano il confine tra la gioia e la delusione. Che tracciano altresì la linea di demarcazione tra una possibile [i]final eight [/i]e un finale di girone di andata da vivere sulla difensiva.
    Altro dato da segnalare, questa sera, risulta la pochezza della panchina di Varese: salvi i barlumi di Callahan, per il resto i titolari hanno potuto rifiatare il minimo sindacale.
     
    [i][b]Un adagio in sottofondo.[/b][/i][b] [/b]La proverbiale fetta di panettone rallenta il metabolismo delle difese, festosamente blande in avvio: 4-7 con un paio di bimani per parte. Due canestri pesanti di Dyson e Formenti (6-13) impongono la prima sosta tecnica con annessa strigliata. La reattività nel catalizzare secondo possessi di Diawara ed Eyenga compensa la mira rivedibile dalla lunga (nel periodo 1/6), dall'altra parte l'ex play di Brindisi apre il campo con mirabile bidimensionalità: 12-21. Una OpenJobMetis a tratti dimessa, a tratti frettolosa, recupera lo spartito con Robinson (preferibile rispetto a un Deane apparso appagato dopo lo show di Caserta) prima di subire ingenuamente gli ultimi canestri del quarto a firma di Sosa e ancora Dyson: 21-28.
     
    [i][b]I tabellini veleggiano. [/b][/i]Il dominicano Sosa - noto a Masnago per scene da [i]far west [/i]regalate insieme a Ron Slay qualche anno fa - infiamma la platea con due triple e un gesto di esultanza che gli vale un tecnico, comminato dal sempreverde “Gigi” Lamonica. Nella baraonda, i tepori si dissolvono e Varese prova a cambiare a marcia sprintando fino al 30-34. Tempo di far rifiatare le uniche bocche da fuoco della compagine di casa (Rautins e Kuba) che il Banco recupera i dividendi di fine anno con il figlio d'arte Brian Sacchetti e soprattutto con una zonetta infingarda. Gli isolani assestano alcuni colpi da possibile [i]knock out[/i] (39-48) con l'indemoniato Dyson, autore di venti punti già a metà gara; i paladini di casa evitano il peggio con due giochi costruiti per Eyenga e un dardo di Andy Rautins: alla pausa i punti di disavanzo sono soltanto due, complice l'ultimo affondo di Diawara per il 46-48.
     
    [i][b]Rotazioni risicatissime. [/b][/i]Due minuti a “monomarca” OJM inducono il navigato Meo Sacchetti a chiamare a rapporto i suoi, per la prima in svantaggio dopo il 50-48 di Eyenga. L'intensità feroce della difesa varesina costa però l'esaurimento del bonus (quarto fallo per un confusionario Deane) con ancora un'eternità di sabbia nella clessidra. L'assetto accorto e solido dei ragazzi di Pozzecco vacilla quando anche l'uomo collante Eyenga si macchia della quarta penalità, sfruttata da Sassari con un 3/3 di Sosa dalla linea della carità: 54 pari a metà frazione. Alla rottura biancorossa (0-9 di parziale fino al 54-60) si aggiunge l'atletismo di Lawal. Due canestri a testa di Daniel e Robinson vengono frustrati dalla triple di Chessa e del folletto dominicano, lesti a timbrare il 62-66 preludio dell'ultimo mini intervallo.
     
    [i][b]Vietato ai cardiopatici. [/b][/i]Al nuovo tentativo di alzare i ritmi della banda di casa (con diversi giri gratis in giostra di un Robinson tornato pargolo: saranno 27 punti alla fine), i sardi rispondono con la musica tambureggiante di Dyson. Un improvviso 5-0 a firma del play con la fascia e del corazziere Callahan – precettato per dare un menare le possenti braccia – assicura il 76-76 e infonde energia al quintetto prealpino. Al 2+1 di Diawara Varese dapprima non dà continuità, anche perché alla fucilata dell'Ispettore segue la stilettata di Sosa: 82-81. Il sortilegio malefico si ripropone quando Eyenga, poco prima autore del più cinque ed artefice di una prestazione solidissima, sfonda anziché mettere in ghiaccio la gara. La maggiore esperienze e il cinismo di Sassari confezionano l'[i]overtime[/i]: Lawal (19 punti + 11 rimbalzi) e Sosa, a differenza degli esausti Robinson e Diawara, sono infatti sartoriali nel siglare l'86 pari.
     
    [i][b]La storia infinita. [/b][/i]Il supplementare dell'OJM comincia fra mille stenti: solo Callahan, prima di salutare la contesa per il quinto circolino rosso, vede la retina. L'ultimo ruggito di Kuba (2/2 dalla lunetta per il 91-90 ed estromissione per Lawal) provoca le risposte dall'arco di Dyson e Sosa. La schiacciata solitaria di Daniel è sinonimo di pareggio a quota 96, quindi Poz chiama il fallo per vincerla: percorso netto di Sosa, tripla errata da Rautins in preda ai crampi, rimbalzo convertito in oro dal pivot [i]afro[/i]. Parafrasando Flavio Tranquillo, altro giro, altro ribaltone, altro supplementare.
    La fuga del Banco, molto più arzillo, non lievita oltre misura (100-104) a causa di un paio di errori dai liberi e di un pallone perso malamente, eppure lo scorpione Sosa ha altro veleno nella coda. Due graffi dai sette metri, inframezzati dal ciuffo del ripescato Logan, questa volta chiudono davvero i conti.
     
    Un epilogo amaro, analogo a quello vissuto un paio di mesi orsono contro Reggio Emilia. Applausi convinti dei 5000 di Masnago per lo spettacolo ed amarezza per lo scivolone. Con un dubbio che ci accompagna in questo [i]boxing day [/i]a spicchi: meglio una Varese brutta e vincente, o una OpenJobMetis frizzante ma, sportivamente parlando, senza istinto omicida? Ai posteri l'ardua sentenza.
     
    [i][b]Il migliore di Varese. [/b][/i]Ed Daniel getta il cuore oltre l'ostacolo e lancia la sfida a Lawal. Ne esce un avvincente confronto ad alta quota, con il capellone che porta a casa 23 punti (10/15 da due) e 13 rimbalzi. Temevamo stoppate subite a fiocchi: ne è giunta solo una.
     
    [i][b]Il peggiore di Varese. [/b][/i]Willie Deane esce con le orecchie bassissime dopo i fasti inscenati all'ombra della Reggia. Oggi, di contro, è l'ombra di se stesso: lento, senza personalità (zero canestri dal campo, i 5 punti sono frutto di viaggi in lunetta), falloso e dalla persa facile. Troppo incostante
     
    [i][b]La statistica chiave.[/b][/i] 70 punti in due: tanto hanno prodotto, peraltro senza folli forzature, Sosa e Dyson. Il dominicano con 10/15 da tre ci ha cucinato a puntino. Per i manicaretti del prossimo Natale, chiedere a lui come impastare a ritmo incessante. Magari si eviti di portalo a tavola: tra sghignazzi, gomiti alti e parole grosse non risulterebbe un compagno di libagioni perfetto.

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Solito copione ma finale diverso per un film che stavolta regala un lieto fine all'Openjobmetis amante delle emozioni forti. Niente beffa conclusiva dopo aver sognato la "passeggiata" sul più 15 di fine primo tempo per la squadra di "coach Poz". La fiducia acquisita grazie alle vittorie contro Brindisi e Bologna funge da anticorpo per scacciare le immagini delle sconfitte in fotocopia contro Trento e Roma, e nonostante un terzo quarto da dimenticare Varese riparte dai concetti "basic" di sacrificio e coralità per sbancare il PalaMaggiò. Difesa e contropiede, ricetta vecchia ma sempre valida per esaltare un gruppo capace di non perdersi d'animo nonostante il blackout a cavallo dei due tempi: nonostante i falli sul "groppone" dello stopper Eyenga e l'influenza a debilitare il fuciliere Rautins, l'esperienza di Deane e Diawara (protagonisti assoluti del finale rispettivamente in attacco e in difesa) hanno permesso all'Openjobmetis di coronare una partita condotta comunque per 35 minuti buoni grazie ad un'altra prova difensiva di sostanza. E dunque la solidità della retroguardia, da principale problema post-Milano, è divenuta la principale certezza di una squadra che in assenza di Kangur ha perso clamorosamente fluidità a metà campo, ma con l’aggiunta di Eyenga ha cambiato mentalità nella sua metà campo. Ed anche quando il congolese non è determinante, ha comunque aumentato la capacità di insieme di stringere i denti per accendere il motore del contropiede. E con la condizione atletica in crescita anche Daniel è tornato una risorsa offensiva importante per una Varese meno "Diawara-dipendente" ma complessivamente più efficace rispetto alle prime giornate di campionato, quando i raddoppi sul francese bloccavano sistematicamente la manovra varesina. Che anche ieri ha chiuso con 5 giocatori in doppia cifra, a dispetto delle 20 palle perse ad indicare l’obiettivo sul quale focalizzarsi per crescere ancora. Ora le due gare di fine anno solare contro un Banco Sardegna in difficoltà senza Sanders e Brooks e sul campo di Capo d'Orlando per la serata del ritorno al PalaFantozzi di "coach Poz". Chiusa a titolo definitivo la necessità di guardarsi alle spalle, ora Varese torna ad "inquadrare" la metà alta della classifica con la possibilità di riagganciare zona[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Final Eight e playoff ancor prima del rientro di Kangur. Che continua a lavorare "forte e duro" per recuperare in vista del probabile rientro in programma nel derby del 25 gennaio a Cantù: con l’estone a ruotare con Diawara ed Eyenga aumenterà il tasso di sintassi cestistica del gruppo, sulla base di una difesa che nel giro di un mese è diventata la risorsa principale della squadra. Se sul piano del gioco si procede ancora a fasi alterne, gli aspetti "motivazionali" di agonismo ed impegno sono certezze acquisite per un gruppo che è comunque uscito "fortificato" dal periodo no di 6 sconfitte in fila. E se Willie Deane riuscirà a prendere in mano con continuità il bastone del comando come accaduto nel finale del match di ieri sera a Caserta, rientrare nel gruppo delle "big" non è impossibile per una Openjobmetis che facendo quadrato attorno alla solidità del gruppo ha ritrovato fiducia e spinta per rilanciare la sua sfida verso i piani alti.[/size][/font][/color]

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    [color=rgb(37,39,37)][font=Verdana][size=3]CASERTA - Altro passo avanti verso la zona alta della classifica per Varese. L’Openjobmetis espugna Caserta cambiando finalmente il finale del film già visto contro Trento e Roma: la squadra di “coach Poz" passa dalle stelle (19-34 al 15’) alle stalle (59-55 al 30’), subendo l’impatto ambientale di un PalaMaggiò incendiato dai fischi stonati degli arbitri. Ma stavolta i biancorossi trovano Willie Deane, stella polare che brilla di luce propria con 11 punti consecutivi negli ultimi 4’: il play bulgaro (8/11 al tiro, 6/7 ai liberi) monetizza una difesa che torna a graffiare dopo che il precoce quarto fallo di Eyenga al 23’ aveva permesso al bomber Young di salire in cattedra. E con Diawara a mettere la museruola all’ex NBA, Varese fa finalmente le cose giuste "di squadra" e raccoglie la terza vittoria consecutiva che la proietta a ridosso dei primi 8 posti in classifica: ora Sassari a Masnago e Capo d’Orlando in trasferta per chiudere il 2014, ma la fiducia ritrovata sulla comune identità difensiva sta rilanciando l’Openjobmetis verso i piani alti… Subito Daniel protagonista con due soluzioni interne, ma i 4 punti dell’ex Pistoia sono l’unico “prodotto” offensivo iniziale per una Openjobmetis poco lucida ma soprattutto poco intensa in difesa. E con Young subito carico arriva un 11-4 iniziale che induce “coach Poz” a bruciare il primo timeout dopo 4’30”. Immediata la reazione di Varese con Rautins e Deane a suonare la carica: controbreak firmato dal play bulgaro con tripla e 2+1 per l’11-14 del 5’, poi la difesa innesca ancora Daniel con un complessivo 0-14 che proietta gli ospiti sull’ 11-18 del 7’. Il marchio dell’intensità biancorossa lascia ripetutamente il segno con Diawara che produce 4 punti in fila e Rautins che graffia per il 13-25 del primo intervallo, frutto di un complessivo 59% dal campo. Varese in controllo anche nel secondo quarto a dispetto del secondo fallo di Rautins: un solido Daniel (13 con 6/6 da 2 all’intervallo) converte in campo aperto il solido volume difensivo corale e pur tra qualche sbavatura balistica la squadra di Pozzecco tiene il comando senza troppi affanni (19-34 al 16’). Seconda penalità anche per l’ex Badalona e Diawara, ma con Robinson e Deane a dare sicurezza in regia i biancorossi non pagano dazio e trovano spunti positivi anche da Okoye 28-43 del 18’). Caserta perde anche Ivanov (secondo tecnico per flopping ed espulsione): il PalaMaggiò esplode di rabbia con un “principio” di invasione subito sedata, e la fiammata di adrenalina fa comunque bene alla Pasta Reggia che lima sul 34-44 della pausa lunga. E dopo l’intervallo è Varese ad incorrere nelle ire degli ineffabili “grigi”: bonus bruciato in meno di 3’ con terzo fallo e tecnico per Eyenga e Caserta che riapre a suon di liberi. Confusione totale in casa biancorossa e agonismo a mille per la Pasta Reggia, che lima a poco a poco fino al sorpasso firmato da Tommasini (45-44 al 25’ e complessivo 14-0 per i campani). Prezioso l’impatto di Callahan che sblocca 6 minuti di digiuno con 4 punti in fila; un dardo di Diawara vale il 46-51 del 27’, ma il riposo forzato dello “stopper” Eyenga permette a Young di salire in cattedra: 10 punti in 3’ dell’ala del 1985 (14 nel terzo quarto) firmano il primo vero affondo della Juve (59-55 al 29’). L’esperienza di Robinson e Diawara sblocca l’attacco varesino nel quarto periodo (61-63 al 33’) con coach Poz che gioca la carta della zona 3-2 per provare a fermare Young; ma l’arrocco non paga ed è ancora l’ala del 1985 che risponde dall’arco a Rautins (71-70 al 35’). Ma Diawara rimette il silenziatore al bomber avversario, e nel momento più critico emerge tutta l’esperienza di Willie Deane: 9 in fila per il play di passaporto bulgaro che attacca ripetutamente Capin e converte in campo aperto una rubata di Rautins per il 73-79 a 80” dal termine. Caserta deraglia a ripetizione e l’ex Lukoil Sofia mette il punto esclamativo in lunetta: non certo un Picasso, ma contava solo vincere e si è vinto…[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Ad un certo punto del match contro la Virtus Bologna i giocatori dell'Openjobmetis si sono guardati negli occhi e, siglando mentalmente un accordo non scritto, si sono detti l'un l'altro: «Ok, let's roll».[/size][/font][/color]

    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Espressione difficile da rendere in italiano, ma concetto facilmente intuibile a tutto il pubblico di Masnago: «Ok, adesso basta storie, andiamo a vincere questa fottuta partita».
    Craig Callahan annuisce, approva la metafora e aggiunge: «C'è del vero in quel che dite perché - commenta il lungo dell'Iowa -, dopo l'ultimo tentativo di riavvicinamento da parte dei bolognesi (53-47 al 25') abbiamo cambiato passo in difesa migliorando ogni dettaglio: dalla difesa sui giochi a due, all'attenzione sul lato debole ed a rimbalzo, alla maggior concentrazione sui cambi difensivi e, soprattutto, alla determinazione profusa nell'affrontare una gara dura sul piano fisico, atletico e muscolare».
    Non a caso Giorgio Valli, coach ospite, ha messo l'accento proprio sul vostro atteggiamento molto maschio... «Entrambe le squadre hanno giocato una pallacanestro ad alta intensità ed anche la Virtus non ha fatto i complimenti. Solo che noi - taglia corto Craig - abbiamo avuto il merito di farlo per tutti i 40 minuti, mentre Bologna ha accusato diversi alti e bassi e ha mollato mentalmente ben prima della sirena».
    Torniamo a voi: nelle ultime tre gare - Cremona, Brindisi e Bologna - avete dato l'impressione di aver cambiato pelle, in particolare in difesa. «Si tratta di un dato di tutta evidenza perché nelle prime sette gare avevamo subìto una media di oltre 90 punti, mentre nelle ultime uscite siamo stati sotto i 70 grazie agli aggiustamenti in fase difensiva. Adesso coach Pozzecco ci chiede di mettere maggiore attenzione nelle responsabilità individuali. Insomma: prima di contare sull'aiuto della squadra, ognuno deve spendere il massimo di se stesso nel "tenere" il proprio avversario. Poi, l'altro aspetto che aiuta a comprendere molte cose è legato ad un miglior controllo del ritmo. Oggi, pur restando una squadra che ama andare ad alta velocità, corriamo meglio, con più lucidità, cercando di sprecare meno».
    Alla prima boa del campionato qual è il suo bilancio personale? «Non sono granché soddisfatto ed il disappunto è relativo agli infortuni che mi hanno tormentato. Brutta storia, anche sotto il profilo mentale, perché prima di Varese non avevo mai sofferto guai fisici. Però, pian piano mi sto avvicinando al massimo della forma e cercherò di essere utile al gruppo con quel che serve: in difesa marcando i centri avversari, in attacco aprendo la scatola grazie al mio ruolo di 4 atipico».
    Domenica sarete a Caserta per una gara piena di rischi. «Una di quelle partite da affrontare senza guardare la classifica e senza sottovalutare chi c'è di fronte. Caserta è una buona squadra che nell'ultimo turno ha tenuto a lungo in scacco Milano. Contro di noi si sentiranno molto vicini all'ultima spiaggia e giocheranno con grandissima aggressività. Lo sappiamo e non ci faremo trovare impreparati».
    Massimo Turconi[/size][/font][/color]
     

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    [color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Stavolta la festa non finisce con le presentazioni ma dura sino ai saluti finali. Masnago in calore se lo merita dopo aver patito gelo e tormenta dal 12 ottobre, quando gli uomini di Pozzecco infierirono su Cantù che, nonostante qualche acuto, si ritrova al loro fianco in classifica. Come dire che nessuna formazione, a parte quel noto drappello che sta nei quartieri alti, appare decisamente più forte e autorevole di altre. È un campionato, per certi versi, bizzarro, se non bislacco, sicuramente da vietare agli esteti di vecchio corso e di lunga memoria per le diverse partitacce che sta offrendo. Come lo è stata, in verità, contro una Virtus Bologna a tratti in rottura prolungata, da travaso di bile per il suo coach Valli che nel primo tempo, tanto per rendere l'idea, ha operato raffiche di cambi nel tentativo di trovare, invano, una pezza per nascondere vistosi strappi.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Francamente non è stato un bello spettacolo, fra scorci di pallamano e lotta greco-romana incorporati in una pallacanestro che più mediocre non può essere. E con una folla di americani in campo è d'obbligo una riflessione nell'interrogarci sul loro supposto e vero valore, con relativa valutazione di mercato ma, soprattutto, sull'eventuale livello di gioco se s'infoltissero, come suggerirebbe un po' di sano nazionalismo, le file con gli atleti italiani, ormai una piccola tribù, tipo riserva indiana. Di fronte a un'immane realtà il presidente federale dovrebbe porsi la questione di un movimento dal settore giovanile abbastanza povero in canna invece di compiacersi d'un ottavo posto agli Europei di cui, al contrario, non v'è da andar fieri.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Tornando al match di Masnago, ormai consegnato agli archivi, bisogna sottolineare come ai demeriti di Bologna corrispondano, e nettamente, i meriti di Varese la quale, soprattutto nel primo tempo, s'è applicata con grande intensità in difesa, segno evidente d'un proficuo, umile e sistematico lavoro in palestra durante la settimana. Mentre in attacco, stavolta, ha tratto beneficio dalle evoluzioni acrobatiche di Daniel che, a parte qualche svolazzo dei suoi, ha fatto saltare i tabelloni felsinei. Ci sembra innegabile il riconoscimento di uno spirito di squadra che qualifica Varese rispetto ad avversarie magari più dotate per qualità individuali, probabilmente per effetto della sua linearità d'insieme che mai l'ha fatta rotolare nella polvere, seppur fra note e balorde sconfitte, ma che verosimilmente trova vitali motivazioni nella carismatica figura del suo allenatore alle cui dipendenze ogni giocatore è chiamato ad una parte che presuppone una corrispondenza infinitamente orgogliosa. Ci sembra questa la nota più lieta e incoraggiante, in continuità con Brindisi, al di là dei valori insiti nel proprio organico cui sarebbe bastato un po' di qualità in più, segnatamente a qualche singolo, per immaginare Varese in posizioni di avanguardia supponendo condivisibile, in tal senso, ogni relativa recriminazione.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
    Figuratevi ben altri risultati in sintonia con un personaggio impareggiabile qual è Gianmarco Pozzecco, capace di catturare le attenzioni del mondo intero nonché di rubare la scena al calcio facendo parlare di Varese e della pallacanestro, così è accaduto, lunedì nel divertente salotto televisivo di Tiki Taka. Come s'addice a un genio, soprattutto se sregolato, ancorché poco pertinente al ruolo di allenatore dal cui modo di essere, fatalmente, dipendono i destini della squadra e del club. La sua spontaneità resta una virtù, sicuramente egli dovrà crescere come tecnico, a patto di non essere censurato ingiustamente per episodi innocenti come il festoso baccano a Brindisi, in omaggio al suo vice, sostituto vittorioso. Giù le mani di Pozzecco, lo striscione della Curva Nord è più che mai eloquente.[/size][/font][/color]

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