[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3](G.S.) - Nel giorno dell'arrivo di Eric Maynor, Varese perde Yakhouba Diawara. Il francese (foto Blitz) sarà operato oggi all'ospedale San Gerardo di Monza per rimediare al distacco parziale della retina dell'occhio destro, riscontrata all'atleta nel corso degli accertamenti medici svolti nella giornata di ieri. Si tratta dell'occhio colpito a seguito del contatto fortuito con David Moss nel derby del 23 novembre contro Milano, e poi nuovamente ammaccato da un contatto nel match del 21 dicembre contro Caserta: l'ala del 1982 accusava fastidi e dolori, ma ha stretto i denti fino alla pausa per l'All Star Game prima di verificare l'entità del problema. Ieri le visite e la doccia gelata: l'infortunio è serio e richiede un intervento chirurgico, che sarà svolto già nella mattinata odierna dall'equipe del dottor Paolo Arpa. Ovviamente Diawara dovrà saltare l'All Star Game di sabato a Verona, ma solo dopo l'operazione - riscontrata l'entità del danno - sarà possibile definire con esattezza i tempi di recupero dell'atleta: nella migliore delle ipotesi servirà comunque un mese di stop, con la possibilità di riavere in campo l'ala francese a fine febbraio dopo la pausa per la Coppa Italia. Ma i tempi potrebbero essere anche molto più lunghi, e dunque la società attende con certezza di conoscere la prognosi per prendere di conseguenza le sue decisioni. Se lo stop di Kuba dovesse essere relativamente breve, l'idea potrebbe essere cercare un sostituto a gettone per un paio di mesi, acclarato il fatto di non potersi affidare nuovamente a Stan Okoye come avvenuto in attesa del recupero di Kangur. Se invece il verdetto fosse peggiore, Varese dovrà esplorare il mercato delle ali comunitarie per un giocatore in grado di surrogare i 17,7 punti ed i 5,2 rimbalzi di media fatturati nel girone d'andata da Diawara. [/size][/font][/color]
[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Un playmaker puro per accendere meglio il potenziale collettivo dell'Openjobmetis, e un leader designato cui affidarsi nella gestione dei finali in volata. Eric Maynor approda a Varese con i galloni da generale del parquet, alla ricerca di ritrovare quel ruolo da punto di riferimento dell'attacco rivestito dal 2005 al 2009 a Virginia Commonwealth University (l'università dove detiene i record di tutti i tempi di punti segnati, assist e tiri liberi realizzati - nella foto qui al centro con la cintura celebrativa). [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Al di là del consistente pédigrèe NBA del 27enne atleta del North Carolina (4,3 punti e 2,8 assist di media in 267 gare disputate in 5 stagioni), quel che ha convinto la società biancorossa sono state proprio le sue peculiarità tecniche: «Maynor ha caratteristiche diverse rispetto ai nostri attuali playmaker, ed al di là delle sue qualità individuali abbiamo ritenuto che un regista con le sue qualità potesse rappresentare un valore aggiunto nel contesto del nostro organico, valorizzando al meglio tutte le potenzialità dei giocatori del roster - spiega il presidente Stefano Coppa - Nelle sue stagioni al college ha dimostrato capacità importanti da leader, sia nella gestione della squadra che soprattutto nel prendersi le responsabilità della gestioen dei finali. Riteniamo possa aiutarci ad innescare meglio i suoi compagni e garantirci letture migliori nei momenti caldi delle partite».
Maynor sbarcherà in città domani mattina, e sosterrà subito il primo allenamento con i nuovi compagni prima della partenza per l'All Star Game di Gianmarco Pozzecco e dell'intero staff tecnico biancorosso: la curiosità è grande per verificare soprattutto lo stato di forma del nuovo play biancorosso, agonisticamente inattivo da metà marzo dello scorso anno.
«Il giocatore afferma di essersi allenato regolarmente e pensiamo di trovarlo già in buone condizioni di forma. Certo non gioca una partita ufficiale da quasi 10 mesi, e questo è un aspetto da verificare. Però se saprà confermare le qualità che ha mostrato nelle sue esperienze precedenti, crediamo possa darci una marcia in più nel migliorare i compagni e di conseguenza migliorare la funzionalità di tutto il sistema».
L'altra incognita è quella della capacità di calarsi rapidamente nella realtà della pallacanestro dell'area FIBA dopo 5 anni di gregariato nella NBA e senza alcuna precedente esperienza internazionale, ma la decisione di Maynor di rimettersi in gioco in Europa senza dormire sugli allori dei 2,1 milioni di dollari che gli sta ancora pagando Philadelphia fino al 30 giugno 2015 indica la chiara volontà del giocatore di volersi mettersi in discussione: «L'adattamento al basket europeo può essere un'incognita, ma è pur vero che le sue caratteristiche sembrano particolarmente adatte al nostro tipo di pallacanestro, dove potrebbe tornare ad essere protagonista come ai tempi dell'università. Le motivazioni non gli mancano, la volontà di costruirsi una carriera europea importante sono quelle che l'hanno portato ad accettare la nostra offerta e misurarsi con questa realtà. E' chiaro che lo ha fatto aspettandosi almeno 30 minuti e un ruolo da leader: proprio per questo pensiamo sia la persona adatta per quello che stavamo cercando». Resta ancora il punto interrogativo legato a chi dovrà far posto a Maynor: molto dipenderà dalle sensazioni dello staff tecnico dopo il primo allenamento di domani, ma il mercato biancorosso è in stand-by anche alla luce del verdetto definitivo sull'infortunio di Diawara e dunque al momento non ci sono evoluzioni in materia: «Dobbiamo capire un po' di cose sulla base di cosa succederà oggi con Kuba e dello stato di forma di Eric, sulla base di queste due situazioni in evoluzione valuteremo come e dove andare ad operare ulteriormente sul mercato. Ma ad oggi non ci sono giocatori in uscita».
Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Ultime formalità burocratiche da espletare per Eric Maynor prima dell'approdo ufficiale a Varese. Oggi il giocatore statunitense sarà all'ambasciata italiana di Washington per ritirare il visto necessario per perfezionare il suo tesseramento con cui cominciare la sua avventura alla Openjobmetis; se non ci saranno intoppi dell'ultima ora, l'atleta del 1987 salirà sull'aereo che lo porterà verso la sua nuova destinazione cestistica in tempo per allenarsi con i nuovi compagni in occasione della riattivazione in programma domani pomeriggio a Masnago. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Vista la pausa per l'All Star Game, coach Poz ha infatti concesso tre giorni di riposo a tutto il gruppo dopo il successo esterno di Avellino; e il primo allenamento della settimana potrebbe coincidere anche con la prima giornata in biancorosso di Maynor.
Anche perché, se l'arrivo in città del play del North Carolina dovesse slittare ancora, il rischio è quello di non trovare nessuno ad accoglierlo: all'All Star Game di Verona in programma sabato non ci sarà infatti soltanto Gianmarco Pozzecco, ma l'intero staff tecnico biancorosso (i vice Ducarello e Jemoli, il preparatore Armenise, il fisioterapista Bianchi e il team manager Ferraiuolo) che già da venerdì accompagneranno coach Poz alla guida della selezione di stelle di cui faranno parte Andy Rautins (ovviamente partecipante anche alla gara del tiro da 3 punti) e Yakhouba Diawara.
Invece è evidente l'interesse di società e staff tecnico di monitorare Maynor con la massima attenzione, per verificarne lo stato di forma alla luce dei 10 mesi di inattività agonistica da smaltire in vista dell'esordio nel derby del 26 gennaio a Cantù. Nessun dubbio ovviamente sulle qualità del giocatore, scelto per il suo mix di carisma e doti da play d'ordine con l'obiettivo di garantire maggior contnuità di rendimento ad una Openjobmetis vittima di troppi sbalzi d'umore nel girone di andata. Ma è chiaro che qualsiasi decisione su chi dovrà essere sacrificato per fargli posto è legata anche alla condizione atletica che mostrerà al suo arrivo in Italia: per questo Dawan Robinson - per motivi di passaporto il maggior indiziato alla cessione - non è comunque stato messo sul mercato, e nel frattempo si scandaglia anche il mercato dei comunitari (e sul fronte play qualcosa starebbe iniziando a muoversi).
Così come per quanto riguarda il reparto lunghi tutto ruota attorno ai tempi di recupero completo di Kristjan Kangur: la tabella di marcia prosegue spedita con l'ala estone - unico al lavoro a Masnago durante il periodo di riposo della squadra - che suda tra pesi e tapis roulant, concedendosi anche qualche tiro per ritrovare confidenza col pallone.
Nei prossimi giorni l'atleta del 1982 dovrebbe riprendere cautamente a muoversi sul parquet lavorando negli esercizi senza contatto; l'obiettivo è comunque quello di riaverlo almeno in panchina il 26 gennaio a Cantù. Col rientro di KK pressochè certa la partenza di Stan Okoye, fisiologicamente in esubero tra i 9 stranieri per 7 posti disponibili; in generale la sensazione è che il checkupsulle condizioni di Maynor sarà il primo spartiacque per le prossime scelte di mercato in entrata e in uscita. E se i rinforzi Maynor e Kangur funzioneranno secondo le attese, eventuali ulteriori modifiche saranno soltanto ritocchi minimi in un organico dove la definitiva stabilità (auspicando di stare lontano dagli infortuni e non avere più bisogno di correttivi per il resto della stagione) dovrà essere la condizione primaria per garantire la continuità di rendimento tecnico mancata nella prima metà della stagione.
Giuseppe Sciascia [/size][/font][/color]
[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3](G.S.) - Sarà Eric Maynor l'uomo della svolta di Varese? Radio-mercato dà per ben avviata la trattativa tra la società di piazza Monte Grappa e il 27enne playmaker (foto) che ha all'attivo 5 stagioni di NBA tra Utah, Oklahoma City, Portland, Washington e Philadelphia (che quest'anno gli sta ancora pagando 2,1 milioni di dollari dell'ultimo contratto, rendendo l'operazione oltremodo appetibile per le casse del club biancorosso). Il regista di 188 centimetri per 80 chili ha all'attivo una carriera NCAA da stella a Virginia Commonwealth University (22,4 punti e 6,4 assist di media nell'anno da senior) che gli sono valsi la scelta al numero 20 del draft 2009 da parte di Utah. Si tratta di un play puro, specialista del pick ma l'obiettivo di Maynor è quello di costruirsi una carriera da protagonista nel "Vecchio Continente", sfruttando le sue doti tecniche e cerebrali a dispetto di un tasso di fisicità ed atletismo non di primo livello per la NBA. L'operazione in entrata potrebbe essere definita all'inizio della settimana, poi ci si muoverà in uscita: l'indiziato maggiore sembra Dawan Robinson, per il quale ci sarebbe un interessamento di Caserta. Ma le strategie in uscita sono ancora da definire sulla base degli "incastri" dei passaporti delle eventuali ed ulteriori mosse di mercato.[/size][/font][/color]
[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Con carte sbagliate fra le mani. Ma non si può barare, dovendo, ogni volta, spiattellarle sul fatidico tavolo da gioco, senza poter calare quell'asso nella manica che cambierebbe la partita ma che non si possiede, facendo magari credere di non poterselo permettere. Qualche cosa di simile riguarda la dirigenza della Pall. Varese, piegata nervosamente in se stessa fra ripensamenti (come implicite ammissioni dei propri clamorosi abbagli di mercato) e dubbi (che fare per far diventare dritto un legno torto?), ovviamente, nell'intento di trovare la carta buona. Eppure quell'indimenticabile stagione, con Green e Dunston, insegna che, al di là di qualche soldone speso in più allora, a fare i colpi di mercato, più che i denari, sono idee chiare e scelte felici. [/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Tutto sbagliato, tutto da rifare. Dubbi non ve ne sono pensando al misero bottino raccolto ma se idealizziamo l'arrivo di un play capace di scandire armonia e giochi fluidi tra reparti, allora Varese può spendersi con grande dignità nel resto di una stagione, sin qui, si diceva, pressoché fallimentare, pure a tal punto da scavalcare la nostra più pessimistica immaginazione rispetto agli stessi severi (e sgraditi) giudizi d'inizio agosto. A squadra, appena fatta, parve chiara la mancanza di un talento o leader, in grado, per comprovate referenze, di arricchire i valori di un gruppo, ancorché solido e lineare ma privo di potenziali variabili per creatività e inventiva. Soprattutto ci stupimmo per le scelte fatte o condivise da Pozzecco che, furoreggiando da giocatore, per classe innata, avrebbe dovuto prediligere un paio di talenti da calare in un collettivo cui far lievitare i valori, peraltro, dentro una pallacanestro, nel suo complesso, tecnicamente mediocre. Su piazza qualcuno, in una specie di caccia al colpevole, ora sbagliatissima , comincia a mormorare sul conto di Giofré, supponendolo l'artefice principe di questa Varese, probabilmente, per il suo specifico compito di scouting ma se così fosse, bisognerebbe allora riconoscergli, con gli interessi arretrati, l'esclusivo merito di quella favolosa Varese (di due anni fa), invece e giustamente, spartito nelle alte sfere. Questione di gerarchie decisionali. Morale, non si batta la sella per non infastidire o, peggio, colpire il cavallo, intendendo le entità ufficiali più autorevoli del club dovendo badare a remare in ugual direzione, essendo tutti, tifosi compresi, sulla stessa barca. Tanto per ricominciare, un intervento è in atto per dotare il collettivo di un regista, nuovo stampo, capace di aggredire le difese avversarie, creare gioco e variabili offensive tenendo insieme, tra capo e coda, la squadra. Roba da sogno per un tentativo opportuno, purché s'azzecchi la scelta, in ogni caso ardua, di questi tempi, su un mercato che offre soltanto saldi. Dunque, uno fra Robinson e Dean è di troppo. Eccoci ad Avellino, di fronte a Vitucci, che qui non ha lasciato un bel ricordo per aver piantato tutti in asso, quindi a Banks, sempre inneggiato dalla tifoseria biancorossa, ora alfiere di una formazione che, l'estate scorsa, sbandierò grandi ambizioni ma che, oggi, è costretta a rimediare un pass per le finali di Coppa Italia. Varese, seppur fra travagli, nulla ha da perdere potendo sorprendere, come accadde a Brindisi, gli avversari, almeno per chiudere il girone di andata con gli stessi punti della scorsa stagione, il che è già tutto dire [/size][/font][/color]
[font=verdana][size=3]Se è vero che sul volto e negli occhi degli uomini puoi leggere alcune verità, quelle dipinte sulla faccia di Willie Deane (foto Blitz) dopo la sconfitta subita contro la Giorgio Tesi Group Pistoia appaiono chiarissime nella loro durezza. [/size][/font]
[size=3][font=verdana]Il playmaker dell'Openjobmetis ha l'espressione, quasi incredula, di chi ha appena assistito al crollo della sua casa. Ma anche quella di chi, tra sconcerto e certezze, prova a capire da dove, con cosa e come riprendere a costruire. [/font][/size]
[size=3][font=verdana]«Dopo una non-prestazione del genere non ci sono parole confessa Deane -. E quelle poche che ognuno di noi potrebbe sforzarsi di trovare avrebbero comunque il sapore di alibi. Invece, qui non ci sono alibi da ricercare, ma solo ammissioni di colpa da mettere sul tavolo perché, come ha giustamente detto anche il nostro coach Gianmarco Pozzecco, non ci sono giustificazioni valide dopo aver messo in scena una gara così scadente sotto il profilo mentale». [/font][/size]
[size=3][font=verdana]Quindi, a suo avviso, l'imputata principale è la testa?[/font][/size]
[size=3][font=verdana]«Come pensare a qualcosa di diverso quando - segnala il playmaker ex-Purdue -, come successo a noi, la squadra ha giocato svuotata e spenta già dopo il salto a due? Come pensare a qualcosa d'altro quando nessuno di noi è riuscito, nell'arco dell'intera partita, a mettere insieme un pizzico di continuità accettabile sui due lati del campo? Evidentemente la lezione di Capo d'Orlando non è passata e, peggio, non ha scatenato la reazione attesa. Così ne è nata una di quelle gare che non riesci più e rimettere in piedi. Dunque, sì, la colpa è dell'atteggiamento generale». [/font][/size]
[size=3][font=verdana]È mancata la concentrazione?[/font][/size]
[size=3][font=verdana]«Sì, sono convinto che la squadra sia arrivata all'appuntamento con scarsa concentrazione anche perché mi rifiuto di pensare che all'improvviso siamo diventati tutti brocchi. Infine, aggiungo, cos'altro puoi pensare se in difesa regali troppi canestri facili, non tieni mai un uno contro uno, non ci sono aiuti e rotazioni valide? E in difesa non ci sono indici da puntare perchè, come ben sapete, la tenuta difensiva, individuale e corale, è lo specchio nel quale si riflette fedelmente il livello di attenzione e coesione di una squadra. Le difficoltà del nostro gruppo a mio parere si rivelano soprattutto quando giochiamo nella nostra metà campo». [/font][/size]
[size=3][font=verdana]Intanto, però, i problemi in cabina di regia sembrano riverberarsi sul rendimento della squadra: lei e Dawan Robinson siete in discussione... [/font][/size]
[size=3][font=verdana]«Non ne solo nulla e, in ogni caso, ho altri obiettivi: lavorare ancora meglio in palestra, dare il massimo in allenamento come in partita, alzare il livello delle mie prestazioni, dare una mano ai miei compagni e allenatori e aiutare la squadra a restare unita in questo momento duro. Per il resto, non voglio preoccuparmi di aspetti che riguardano le strategie del club». [/font][/size]
[size=3][font=verdana]Domenica ad Avellino si chiuderà l'andata: che tipo di bilancio si può tracciare? [/font][/size]
[size=3][font=verdana]«Poco soddisfacente, è sicuro. In particolare fa male vedere davanti squadre che sulla carta non sono superiori a noi. Questo pensiero dev'essere però uno stimolo per riprenderci quello che abbiamo gettato e penso che il nostro gruppo abbia dentro le qualità tecniche e la forza morale per uscire dalla crisi. Un po' come quando dopo aver male a Cremona abbiamo espugnato Brindisi. Quindi conclude Willie con un avviso andremo ad Avellino per ricominciare nel modo giusto». [/font][/size]
[size=3][font=verdana]Massimo Turconi [/font][/size]
[font=verdana][size=3]Le cinque ragioni della crisi tecnica e mentale dell'Openjobmetis e le soluzioni allo studio per dare la svolta durante la pausa per l'All Star Game. Ecco uno spaccato, supportato dai numeri, dei motivi delle difficoltà della squadra di Pozzecco.[/size][/font]
[size=3][font=verdana]FATTORE KANGUR - Evidenti le difficoltà dell'Openjobmetis nel sopperire alla lunga assenza di colui che s'è rivelato il pilastro del sistema (15,7 punti e 9,3 rimbalzi ma soprattutto 3,7 assist): KK era perfetto uomo-squadra nel muovere la palla per i compagni e punire dall'arco gli aiuti su Diawara, nascondendo i limiti di visione di gioco di Robinson. Ma aspettare il ritorno dell'ala estone non basta più, perché nel frattempo s'è innescato un meccanismo perverso nel ruolo nevralgico della cabina di regia.[/font][/size]
[size=3][font=verdana]ROBINSON E I NUMERI - Sul piano statistico il rendimento del capitano non è in discussione (16,1 punti e 4,2 assist, settimo assoluto in serie A). Il problema è la sua funzionalità all'interno del sistema: Robinson ha gambe potenti per attaccare il ferro, però a Varese servirebbe più un innesco per le punte Rautins e Diawara, e un giocatore di spinta per esaltare le doti acrobatiche di Eyenga e Daniel. I numeri si pesano e non si contano: nelle 5 vittorie dell'Openjobmetis il play di Philadelphia ha segnato solo 13,2 punti contro i 17,7 fatturati nelle 9 sconfitte. Il che significa che c'è più bisogno di un attivatore che di un realizzatore...[/font][/size]
[size=3][font=verdana]POZ E IL CARISMA - La scelta estiva di coach Poz era caduta sul play di Philadelphia - cui è stato affidato il ruolo di capitano dopo il precampionato - con l'idea di farne l'emanazione in campo dell'allenatore, lasciando nelle sue mani le briglie del gioco. La realtà dei fatti ha evidenziato che Robinson è un eccellente realizzatore per sé, ma non ha il necessario mix di lucidità, carisma e qualità tecniche per accreditarsi come leader del gruppo. Al quale manca un punto di riferimento cui affidarsi quando la palla scotta, come è evidente alla luce delle troppe sconfitte figlie di scelte poco lucide in volata.[/font][/size]
[size=3][font=verdana]PLAY SENZA TIRO - L'altro aspetto palesemente insufficiente dell'attuale cabina di regia biancorossa è l'assoluta prevedibilità dall'arco: la somma della percentuale da 3 di Robinson e Deane è un pessimo 25% (27% su 2,9 tentativi per Dawan, 22 su 1,8 per il bulgaro). Così tutte le difese battezzano sul perimetro lasciando due metri buoni ai play varesini, intasando l'area per evitare di subire la fisicità di Eyenga e Diawara e togliendo all'apriscatole designato Rautins le soluzioni balistiche a lui più congeniali.[/font][/size]
[size=3][font=verdana]LE SOLUZIONI - Almeno uno - ma meglio due - interventi in regia, perché se Robinson non si sposa tecnicamente con i compagni (ma potrebbe avere ancora un senso da guardia con un play puro comunitario che però sul mercato non c'è), Deane non sembra aver mai trovato il feeling giusto con Pozzecco. E il suo rendimento (Caserta a parte) è stato lontanissimo dal pédigrèe con cui si era presentato dopo la stagione da 18 punti e 5 assist in Russia. Le specifiche del play necessario per ridare il sorriso all'Openjobmetis? Un giocatore che garantisca carisma, visione di gioco e tiro dall'arco: tutto quel che non è Dawan Robinson...[/font][/size]
[size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]
[b]ANDY RAUTINS [/b](7 punti; 1/4 2p; 1/7 3p; 2/2 tl) [b]VOTO: 5. [/b]Si conferma un giocatore troppo legato al rendimento al tiro: la sua fiducia è direttamente proporzionale alle retine bruciate. Prova a redimersi con un buon apporto a rimbalzo (sette) e con un aiuto nel [i]playmaking [/i]quando gioca lo scioperante Deane, però nel giudizio pesano i possibili canestri della vittoria annichiliti dal suono del ferro.
[b]EDWAR DANIEL [/b](10 punti; 4/9 2p; 0/0 3p; 2/4 tl), [b]VOTO: 5,5. [/b]Bell'impressa far piovere fischi dal pubblico di Masnago, ciecamente innamorato dei colori biancorossi. Ed ci riesce con tre quarti inguardabili, scevri di passione, lotta, tempismo. Nel finale si ricorda di essere un ex e spazza i cieli con alcuni rimbalzi degni di nota. Ma la scalata non si completa: dalla lunetta arriva l'ultimo scivolone verso il baratro.
[b]DAWAN ROBINSON [/b](20 punti; 5/9 2p; 3/7 3p; 1/2 tl)[b] VOTO: 6,5. [/b]Fuori dal dilemma “è un play o non è un play?” (al netto dei petali della margherita, propendiamo per il no), ci mette il 110% dell'impegno. Si spende in difesa, lotta al rimbalzo, segna perfino dall'arco. Nel tabellino mancano gli assist, ma la sensazione è che più di un compagno abbia paura di tirare.
[b]YAKHOUBA DIAWARA [/b](8 punti; 1/5 2p; 2/6 3p; 0/2 tl) [b]VOTO: 5. [/b]Che Kuba sia solito cominciare le stagioni a ritmi folli e scemi in inverno, si sa. Questo tuttavia non basta a giustificare palle perse, entrate da bendato, appoggi sbilenchi. Che ad Istanbul, sponda Galatasaray, stiano tirando sospiri di sollievo? Cose turche...
[b]STANLEY OKOYE [/b](5[b] [/b]punti; 2/6 2p; 0/1 3p; 0/0 tl) [b]VOTO: 5,5. [/b]Ispira tremenda simpatia perché non lesina nemmeno una goccia di energia. Butta giù il testone e si incamponisce lungo la via degli errori più banali. Eppure ci mette il cuore: il pubblico gli urla “occhio, Stan!” ma al novello Bertoldo manca solo di inciampare nelle proprie stringhe. Grottesco.
[b]WILLIE DEANE [/b] (5 punti; 2/7 2p; 0/1 3p; 1/1 tl) [b]VOTO: 4,5. [/b]Voci di mercato aleggiano sul suo volto svogliato come avvoltoi nell'oceano. Il barbuto mercenario incede noncurante, ne ha viste troppe per preoccuparsi di una Varese qualsiasi. Segno evidente di come non abbia afferrato un tubo (eufemismo) del contesto in cui gioca e della leggenda respirata in questi territori.
[b]CRAIG CALLAHAN[/b] (9 punti; 1/2 2p; 1/3 3p; 1/2 tl) [b]VOTO: 6,5. [/b]Il soldato Craig esegue il piano partita con diligenza: spalle larghe a rimbalzo, condurre fuori dal perimetro i lunghi avversari, assestare qualche passaggio a livello sulle fronti altrui. Tutto liscio, in più al piano di guerra aggiunge un paio di canestri sporchi niente male.
[b]CHRISTIAN EYENGA [/b](3 punti; 1/2 2p; 0/0 3p; 1/2 tl)[b] VOTO: 4,5. [/b]Vivacchia per il campo ventisette minuti, abbondando in affanni e nervosismo. In attacco gioca a nascondino rifiutando tiri aperti. Nel finale riesce pure a scagliare sul ferro il libero della speranza. Depresso. Un po' come tutti noi...
Una compagine dignitosa, pungolata dalle parole della presidenza in seguito al fallimento della trasferta di Capo d'Orlano, si sarebbe cosparsa il capo di cenere e avrebbe aggredito il campo in ogni centimetro. Che non fosse aria di reazione da uomini veri tuttavia si è capito fin dall'inizio: distratti, pasticcioni, pochi inclini alla fatica. Che Pistoia, pur con tutti i suoi limiti delle rotazioni corte (in campo perfino Davide Moretti, classe 1998) e dello scialbo tasso tecnico, non fosse in vena di regali è apparso altrettanto evidente. Ma perdere con il 39% da due, il 28% da tre e il 57% ai liberi travalica, francamente, ogni limite di decenza.
[i][b]A colpi di modestia. [/b][/i]Robinson, riconquistati i galloni del quintetto base, prova a mettersi in proprio nel panorama di un approccio asfittico in cui la schiacciata sbagliata da Daniel (non una novità) e due interferenze di Eyenga gridano vendetta: 5-10. Pistoia si accende con le triple di Amoroso e Williams, quindi rincara la dose con l'entrata di Brown per il 7-18. Pozzecco si arrotola le maniche della camicia per dare la sveglia ai suoi, finalmente reattivi su ambo i lati del campo tanto da assommare un [i]break [/i]di dieci a zero. La rottura prolungata della Tesi Group consente a Varese di macinare altri punti con Callahan e Robinson, quindi un fallo di Okoye (supponiamo non suggerito dai computer della NASA) regala a Filloy l'ultimo sigillo del quarto. 23-21, con il graditissimo ospite Gek Galanda – ex capitano di entrambe le compagini – in [i]parterre [/i]a farci rimpiangere la grande pallacanestro italiana dei tempi andati.
[i][b]Te la do io l'America. [/b][/i]Al rientro in campo vanno in scena infiniti minuti di basket vietati ai minorenni che sognano di cimentarsi con la palla a spicchi. Milbourne mette fine alla galleria delle scempiaggini toscane con un canestro pulito dall'arco (29-26), dall'altra parte un Robinson volitivo, forse troppo, incappa prematuramente nel terzo fallo. Masnago diventa il palcoscenico di un filmetto americano (quelli che si guardano nelle feste alle tre del pomeriggio digerendo il pandoro) dalla trama scontata: la squadra locale viene narcotizzata e si attende un [i]deus ex machina[/i] – un cane con il tiro da tre, l'alchimia di uno scienziato, il rientro di un vecchio campione zoppicante – in grado di dare la scossa. Ben vengano allora la tripla di Rautins, il 2+1 di Deane e l'[i]alley oop [/i]di Daniel per scrivere 37-31 dopo una selva di palle perse dell'OJM (undici). Il terzo fallo di Eyenga su Williams è l'ultima perla del quarto: 39-36 e tutti negli spogliatoi.
[i][b]Solo ferro. [/b][/i]Gli sprazzi in avvicinamento di Diawara e di Robinson non bastano a scacciare i fantasmi della mediocrità rappresentati dal peggior confronto di centri della storia tra Amoroso e Daniel, quest'ultimo bersaglio di fischi della fin troppo paziente platea prealpina. Non che gli attori sul [i]parquet [/i]siano più ispirati, dato che il saldo di metà terzo parziale recita un roboante 4 pari. Un paio di sussulti di Okoye e Callahan, stasera più orgogliosi di molti “titolari”, valgono una timida accelerazione fino al 50-43. Troppo poco per l'impalpabile attacco dell'OpenJobMetis (4/21 dal campo e 4/8 dalla lunetta nel terzo parziale): all'ennesima occasione di rientro, Amoroso e Brown colgono la parità a quota 51.
[i][b]Allergici alle volate. [/b][/i]L'inerzia dal retrogusto toscano spinge i ragazzi di Moretti fino al 54-59, in concomitanza del quale Pozzecco si scomoda a domandare il minuto di sospensione. Pistoia si lascia ingolosire dall'opportunità di uccidere la contesa ed eccede con le forzature, allora Daniel a rimbalzo (saranno 11, pur un vano dominio sotto le plance: 57-40) e Robinson a segnare ridanno fiato al Lino Oldrini: 61-62. Cinque punti di Hall, prima autore del nulla cosmico, spingono gli ospiti sul 65-67 palla in mano: ferro dai 7 metri, 1 su 2 di Daniel e sotto mano di Williams per il più tre viaggiante. Un pessimo Eyenga trema della linea della carità, sulla rimessa Robinson spende il quinto fallo. Via libera al concerto di tamburi della variopinta curva ospite.
Un ritornello sempre più comune a queste latitudini: l'anno nuovo comincia sulla falsariga del precedente, condito da un numero spropositato di scorribande nell'ex fortino biancorosso.
Un ceffone roboante sul volto di una Pallacanestro Varese apparsa senza nerbo, lucidità e pathos. La squadra rimane quasi senza ambizioni già all'alba dell'Epifania: piange il cuore dirlo, ma nemmeno con Frates si era scesi tanto in basso. E dopo mesi trascorsi a riempirci la mente di illusioni, l'inverno sta dando il suo responso inesorabile. La classifica non mente: futili lacrime da coccodrillo scorreranno nei prossimi giorni, sicuramente accompagnati da processi. Se non fosse per una Caserta disastrata e una Pesaro con il volto da zombie, i tremori lunga la schiena sarebbero ben altri. Tocca contentarsi, con un'abbondante dose di mediocrità.